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lavoro pubblicato lunedì 16 novembre 2015
ultima lettura giovedì 15 ottobre 2020

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Storia - 12

di Legend. Letto 525 volte. Dallo scaffale Amore

Storia - 12  Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 12°)     Quando feci ritorno nella mia camera ero di così pessimo umore che per un momento non badai.....

Storia - 12

12°)

Quando feci ritorno nella mia camera ero di così pessimo umore che per un momento non badai alla corrispondenza che qualcuno aveva lasciato sulla scrivania.

Ricordo che la scorsi senza troppo interesse. Si trattava di un paio di fatture commerciali, di una lettera di un vecchio compagno di liceo e di qualcosa, terribilmente sgualcito, che avrebbe dovuto essere una lettera. La tenni tra le mani girandola in ogni suo lato cercando di capirne la provenienza.

Di quei momenti ho ricordi piuttosto confusi, poiché quando mi resi conto di riconoscere l’inconfondibile calligrafia di Orfeo, mi domandai com’era possibile che un defunto scrivesse lettere.

La depositai sulla scrivania e credo che rimasi a guardarla per diversi minuti prima di trovare il coraggio di lacerarne la busta e quando finalmente riuscii a farlo lessi la lettera tutta di un fiato.

Belgrado 12 Giugno 1950

Carissimo Carlo,

se hai creduto che i rossi fossero riusciti a ficcarmi sotto un metro di terra, sono felice di averti deluso. Neppure loro sono riusciti a chiudere il mio diario, però debbo ammettere che ci sono andati maledettamente vicino. Ho ricevuto tanto di quel piombo in corpo da rischiare la morte per avvelenamento.

E se oggi sono vivo lo debbo ad alcune caritatevoli persone che ebbero cura di me quando ero una serie di frammenti umani tenuti assieme da un abito.

Certamente ormai conoscerete ogni particolare di come sia morto il povero principe e come sia finito il principato di Altair, ma se la sua morte mi addolora profondamente, ti confesso di non dolermi affatto per quanto potrà accadere al principato. Quella gente non lo meritava e la loro ingloriosa fine se lo sono largamente meritata.

C’è una cosa di cui non hai certamente notizia, ed è che il nostro defunto amico Il’Ja era presente il giorno che attaccarono il palazzo.

È così mio buon amico, non lo avevi ucciso la notte in cui liberammo la principessa e non so proprio come abbia potuto sopravvivere, ma deve aver certamente venduto l’anima al diavolo per sopravvivere a quel colpo di pistola in pieno petto.

Ho voluto rivelartelo soltanto per tranquillizzare la tua coscienza; tu non hai ucciso nessuno.

Di me non ho molto da dirti, se non che ho vissuto un’esperienza che non mi sarà facile dimenticare e se penso a cosa ne hanno fatto di quella magnifica terra sento ancora il prurito sulle mani!

Tu conosci molto della mia vita, sai che mi sono battuto un po’ dappertutto e che ho assistito a scene crudeli e ignobili, ma mai come questa volta ho visto un uomo abbandonato e tradito da coloro nei quali maggiormente aveva riposto la sua fiducia.

Almeno Cristo aveva il conforto del padre... lui neppure quello di sua moglie e ciò mi ha fatto molto male.

Soltanto il tradimento ha potuto batterci. La mattina in cui Vassilj con le sue truppe si presentò alle porte della capitale, la guarnigione si arrese senza neppure trattare. Circondarono il palazzo offrendo la vita in cambio della resa e credimi mi sono vergognato di appartenere a questa umanità. Nel giro di un’ora fummo abbandonati da gran parte di coloro che avevano giurato di difendere la corona e quando il principe comprese che nessuno di noi avrebbe avuto scampo chiese di trattare la resa per chiunque si fosse trovato nel palazzo, escludendo la sua persona. Gli fu concesso, ma una volta che fummo fuori del palazzo un’ondata di barbari corse verso di noi e ci travolse in un attimo.

Non so cosa abbiano potuto riferire i giornali di quei fatti, ma la verità è che il principe non volle neppure difendersi, disse che non avrebbe mai sparato un colpo sui suoi fratelli ed inoltre era disarmato. Il primo colpo fu per lui, ma almeno morì prima che potessero mettergli le mani addosso!

Ed ora entra in ballo Il’Ja. Egli era tra coloro che ci assalirono e quando me lo trovai di fronte stava scaricando la sua pistola sul corpo ormai senza vita del principe.

Non ho mai ucciso nessuno intenzionalmente, ma quell’infamia non riuscii a perdonarla e così finii quello che iniziasti tu.

Poco dopo ricevetti non so quanti colpi e caddi sul corpo del principe. Il palazzo fu invaso e saccheggiato e quando la folla si disperse rimasero soltanto i nostri miseri resti sulla scalinata.

Durante la notte alcuni pietosi raccolsero il corpo del principe per dargli sepoltura e vedendo che io vivevo ancora mi caricarono su di un carro portandomi fuori città. Di li fui trasferito a Belgrado con un treno di profughi espulsi dai nuovi capi di Altair.

Hai visto che razza di eroe sono stato? Tante sogni e invece il principe è morto e il trono rovesciato.

Ma queste non sono le uniche novità che ho da raccontarti. Ci credi se ti dico d'essere ormai un uomo molto ricco?

No, vero? Eppure è la verità, ho ereditato una fortuna.

Che strano destino il mio, ho trascorso buona parte della mia vita a rincorrere il denaro e ora mi ritrovo spudoratamente ricco. Ma di questa storia ti racconterò più dettagliatamente quando ci riabbracceremo, per ora posso dirti che il mio prozio Giovanni Dellavalle, colui che mi ha disprezzato più di ogni altro, è morto senza lasciare eredi e siccome sembra che io fossi il suo unico parente... Cosa ne dici, se non fosse così tragico ci sarebbe da ridere.

Immagino abbiano potuto rintracciarmi tramite il giornale di Londra al quale ho continuato a trasmettere i miei articoli, sta di fatto che un rappresentante dello studio notarile della nostra famiglia mi ha raggiunto in ospedale a Belgrado per comunicarmi la notizia.

Ora non mi resta che assolvere una promessa; rintracciare la salma del principe e darle la sepoltura che merita, poi, se Dio vorrà, sarò a Roma.

Per la verità preferirei non tornare e so che ne capirai il motivo, ma debbo mantenere la promessa fatta al principe di consegnare alla principessa un medaglione che mi consegnò poco prima di uscire sulla scalinata del palazzo.

E’ buffo, ma lui è sempre stato certo che io sarei stato l’unico a far ritorno a Roma.

E così, nonostante tutto ci rivedremo. Abbraccia per me Winter e McSweet, e prega la principessa di pazientare ancora, non appena i medici me lo permetteranno e avrò assolto il compito di cui ti ho già informato, sarò da voi.

Nel frattempo, augurandoti di star bene, il tuo devoto amico.

Orfeo Dellavalle

Non so quante volte rilessi quell’incredibile lettera per convincermi di non sognare, ma certamente fin quando non mi ricordai di Lilly, e allora mollai tutto e con quel foglio tra le mani mi precipitai in giardino correndo verso la fontana.

Lei era ancora dove l’avevo lasciata e di certo dovette credermi impazzito nel vedermi correre così disordinatamente verso di lei agitando la lettera.

Inciampai, caddi, mi rialzai e infine, col fiato mozzo, esclamai – Non è morto! Non è morto, mi avete capito? E’ vivo e presto sarà a Roma!

La principessa mi guardò e nei suoi grandi occhi si accese una strana espressione che al momento non riuscii a comprendere. Tuttavia distese la mano e prese la lettera un istante prima che io la lasciassi per correre in casa a dare a tutti gli altri la meravigliosa notizia.

#

Erano ormai trascorsi quattro mesi dal giorno in cui ricevetti la lettera di Orfeo, ma da allora di lui non avemmo più alcuna notizia. E fu soltanto tramite referenze diplomatiche che riuscimmo a sapere che Orfeo era stato dimesso dall’ospedale, ma dopo di ciò, di lui si erano perse le tracce. E immaginando che stesse muovendosi per rintracciare la salma del principe, ciò fu per noi un ulteriore preoccupazione.

Ormai Altair non era più terra amica, ed inoltre venimmo a conoscenza di un ordinanza, emessa dai nuovi governanti, che prevedeva l’arresto di tutti coloro che in qualche modo fossero stati compromessi con la passata monarchia.

Per quanto non rientrasse nei normali canali diplomatici, Winter riuscì a far muovere, sia in Ungheria che nella stessa Iugoslavia, alcune ricerche, dalle quali scaturirono strane notizie, ovviamente non ufficiali, le quali davano per certo il trasferimento della salma del principe, sepolta in tutta fretta in un piccolo cimitero nei pressi di Tapolca, verso una destinazione sconosciuta... Oltre a ciò non fu possibile avere altre notizie.

Trascorsero altri giorni di ansia, poi, una mattina in cui il cielo di Roma era imbronciato come il volto di un’amante tradita, ed io me ne stavo nella mia stanza domandandomi per l’ennesima volta; “Avrà assolto a quel suo dovere? Sarà su di un treno contando le ore che lo separano da Roma?” quando uno dei domestici venne a riferirmi che – Il generale Winter vi prega di raggiungerlo di sotto! Mi ha detto di riferirle che è tornato!

– Tornato chi? – Chiesi cercando di sistemare i miei occhiali sul naso

– Il signor Dellavalle!

Non ebbe il tempo di terminare la frase, poiché con un scatto mi lanciai di corsa giù per le scale e fuori del portico, scontrarmi con la principessa che per pochi istanti ebbi tra le braccia.

Era arrossata in viso e gli occhi le brillavano più del consueto

– Signor Giuliani! – Disse con un filo di voce staccandosi da me – Vorreste usarmi la cortesia di riferire al signor Dellavalle che se vorrà parlarmi mi troverà in salotto?

– Certo che lo farò – Risposi del tutto fuori di me

– No, la prego, – Si corresse lei – Le dica di venire al solito posto presso la fontana

Quindi si voltò e corse in casa chiamando a gran voce Luisa.

Quanto a me, quando tornai a connettere e udii al di la degli alberi il brusio di una conversazione e l’inconfondibile e cordiale risata di Orfeo, percorsi l’intero porticato di corsa fin quando non me lo trovai davanti fra McSweet e Winter.

Da quel momento ebbi pochi istanti per osservarlo attentamente e scoprire così che gli avvenimenti di quegli ultimi mesi avevano lasciato nel suo aspetto profonde tracce.

Il suo volto era pallidissimo, macilento, con gli occhi infossati.

Egli dovette udire il mio passo poiché alzò lo sguardo su di me esclamando – Carlo! Che gioia rivederti!

Venne verso di me e prendendomi per le spalle mi scrollò con un vigore insospettabile

– Questa volta amico mio ho creduto proprio di non rivederti più

Per farlo tacere lo abbracciai sussurrandogli in un orecchio – Ti aspetta in giardino, alla solita panca

Avevo appena pronunciate quelle parole che l’allegria di Orfeo parve dileguarsi e sul suo viso ricomparve quella espressione penosa e disperata che avevo tanto bene imparato a riconoscere.

– Debbo andare – Sussurrò e volgendosi verso gli altri annunciò allargando le braccia – Amici miei dovrete avere pazienza, ho un messaggio da recapitare alla principessa. Vi prego di scusarmi, ma non abbandonatemi, ho un gran bisogno di voi tutti. A tra poco

Si allontanò con passo un po’ incerto e strascicato, quasi temesse ciò che lo attendeva.

Dal vecchio portico passò nella verde frescura del giardino e quando attraverso il fogliame scorse la principessa seduta sulla panca si fermò un attimo indeciso, poi riprese ad avanzare verso di lei.

Nel vederlo così pallido e scarno Lilly si alzò e portando le mani alle labbra soffocò un’esclamazione.

Gli andò incontro e timidamente le porse la mano, ma in quel momento Orfeo s’inchinava a lei e non vide il gesto.

– Volete accomodarvi? – Sussurrò lei un po’ impacciata – Mi sembra che non siate abbastanza forte da rimanere a lungo in piedi

– Non posso affermare d'essere al massimo della forma – Replicò con calma Orfeo – ma ora sto bene. Tuttavia, se la mia presenza non vi disturba, mi siedo un momento. Ho qualcosa da consegnarvi e qualcos’altro da riferirvi

– Non mi disturbate affatto signor Dellavalle, vi prego accomodatevi al mio fianco

– Ne siete certa? – Chiese lui sorpreso

– Più che certa. – Mormorò lei piegando le labbra ad un sorriso, ma senza togliere lo sguardo dal suo volto – Mi è stato riferito che vi siete battuto al fianco del principe

– Si signora, vi è stato riferito il vero. Sono rimasto accanto a vostro marito, ma non sono stato in grado di salvargli la vita. Non ho potuto far nulla per rendervelo vivo

– Come moglie non posso far altro che ringraziarvi dal profondo del cuore, ma come donna mi rammarico di avervi spinto a questa follia. – Disse Lilly rovesciando il capo all’indietro per evitare che lui notasse i suoi occhi lucidi

– Non dovete farvene alcuna colpa, ciò che vostro marito stava difendendo era il suo regno e in quanto a me avevo un dovere da compiere, rendervi il vostro onore

– Il mio onore? Oh mio Dio! E secondo voi cosa avrei potuto farmene del mio onore se aveste perso la vita?

– Ve lo avevo promesso

– Lo so, ricordo ogni vostra parola. Anche il principe aveva promesso di donarmi un regno, ed ora non ho né l’uno e né l’altro

– Sono al corrente della promessa che vi fece, abbiamo avuto molto tempo per parlare di voi. Vostro marito vi amava

– Si credo che egli, a suo modo, mi amasse e le vostre parole aumentano il peso della mia colpa. Dio dovrà perdonarmi molti gravi peccati, per non essere stata una buona moglie, né una buona amica. Vi ho lasciati partire con l’inferno nel cuore. E prego che almeno lui sappia perdonarmi

– Vostro marito vi aveva perdonata, credetemi, era un ragazzo meraviglioso

– Ha sofferto?

– No, non ne ha avuto il tempo, è morto all’istante

– Che pazza sono stata – Sussurrò lei coprendosi le labbra con una mano – Ditemi cos’è accaduto

– Vi addolorerà

– Vi prego – Supplicò lei annuendo

– Quando le truppe di Vassilj occuparono i giardini del palazzo egli volle andare loro incontro, ma prima mi pregò, qualora fossi scampato, di dirvi che sarebbe morto facendo il suo dovere e che il suo ultimo pensiero lo avrebbe rivolto a voi, poi mi consegnò questo medaglione. – Così dicendo Orfeo trasse di tasca una piccola scatola che le porse – Questo è quanto resta del sogno che egli avrebbe desiderato dividere con voi, abbiatene cura!

Nell’estrarre la scatola dalla tasca, qualche altra cosa ne scivolò fuori cadendo in terra. Orfeo la vide e arrossì violentemente, ma non si curò di raccoglierla.

Era un piccolo fiocco di sottile nastro rosa macchiato di larghe chiazze brune.

Senza aprire il pacchetto Lilly se lo mise sul grembo, mentre il suo interesse sembrò essere completamente rivolto sul nastro ai suoi piedi.

Notando lo sguardo della principessa Orfeo si chinò, raccolse il nastro e lo mise nuovamente in tasca.

– Cos’è quello che avete raccolto? – Domandò la principessa a bassissima voce

– Una cosa di un certo valore

– Vorreste mostrarmelo signor Dellavalle? – Sussurrò lei umilmente dopo un breve attimo di silenzio

Orfeo parve esitare, poi scosse lievemente il capo, ma la principessa aveva teso la mano e così dopo qualche istante egli estrasse dalla tasca il nastro

– Un fiocco di nastro rosa? – Mormorò pensosamente Lilly, sforzandosi di sorridere – Niente altro che questo? E una cosa così frivola è per voi tanto importante? Non vedo quale valore possa avere un semplice nastro

Orfeo rimase con il volto chino sul petto senza rispondere.

– Avete uno strano modo di conservare le cose importanti. – Proseguì lei senza guardarlo – A me pare che non ne abbiate avuto eccessiva cura. Questo vostro tesoro è macchiato

– E’ vero, è stato maltrattato. – Rispose freddamente Orfeo – Ma quelle che voi vedete sono macchie onorevoli, perciò non ho ragione di vergognarmene

La principessa tornò a guardare il nastro più attentamente e sembrò emozionarsi.

– Intendete dire che sono macchie di sangue? Sangue vostro?

– Anche i Principi hanno sangue rosso. Mi dispiace avervi turbata. In effetti non è bello da vedersi, ma per me quelle macchie hanno un grande valore, hanno riscattato un onore. Volete restituirmelo?

Poiché lei non rispondeva Orfeo le tolse di mano il nastro, quindi si alzò facendole un freddo inchino.

– Chiedo scusa, ma credo di aver mantenuto la promessa fatta a vostro marito. Non voglio disturbarvi oltre. Consentitemi di ritirarmi

– Oh no! – Esclamò lei impallidendo leggermente – Non ve lo concedo! Ho ancora molte domande da farvi, non volete essere generoso facendomi dono della vostra presenza?

– Mi considero ai vostri ordini. – Rispose lui con tono gelido – Di cosa volete essere messa al corrente?

Lilly aveva voltato il viso in modo che egli non potesse vederlo. Sembrava a disagio e incerta sulle parole da pronunciare, poi improvvisamente tornò a guardarlo

– Sedetevi vi prego e parlatemi di voi signor Dellavalle. – Sussurrò infine – Mi avete detto del principe, ma non una parola che vi riguardi, perché? Non avete nulla da riferirmi di voi?

– No signora

– Non volete proprio sedervi?

– No

– Bene, allora mi alzerò io! – Disse alzandosi e avvicinandosi a lui – Un giorno vi dissi che la curiosità è concessione esclusiva delle donne, ricordate?

– E’ soltanto curiosità la vostra?

A quella domanda Lilly reagì sollevando lo sguardo sui suoi occhi.

– Oh no, non volevo intendere questo

– Allora cos’è che intendevate?

– Avete dimenticato che un tempo siamo stati amici?

Orfeo scosse lievemente il capo.

– Avete dimenticato? – Domandò lei delusa

– Non ho dimenticato nulla, ma non sono certo di essermi comportato da vero amico

– Vi riferite al quel piccolo inganno? Oh scusate! Abbiate pazienza, vedete? Non riesco proprio a cambiare

– Mi dicono che invece siete cambiata moltissimo, McSweet mi ha riferito quanto avete fatto per Annetta

– Oddio! Spero di non aver commesso un altro errore

– Vi debbo della gratitudine

– Ho fatto ciò che il cuore dettava

– Vi ringrazio, amavo quella ragazza

– Come una sorella?

– Ve lo ha detto lei?

– Perdonatela, il suo era vero amore

– Già – Affermò lui con tono amaro

– Non siate triste, lei non l’avrebbe voluto. Credetemi, comprendo il vostro dolore poiché anch’io amavo quella ragazza. Facciamo un patto. Io accetterò la vostra gratitudine se mi permetterete di sedervi accanto e mi parlerete un poco di voi e di cosa vorrete fare. Giuliani mi diceva della vostra collaborazione con alcuni giornali di Londra, tornerete ai vostri lettori?

Lui annuì e prima di sedersi al suo fianco attese che sistemasse l’abito

– Quello era il mezzo con il quale mi procuravo da vivere

– E non lo sarà più?

– Non lo so, ma la recente morte di un mio parente mi ha posto in una condizione economica decisamente migliore

– Allora resterete a Roma?

– No, ho in animo di trasferirmi in Africa

– In Africa? Oh mio Dio! Così lontano? Non credevo si potesse avere nostalgia di un posto come l’Africa. E’ dunque così bella quella terra?

– E’ una terra dove si può ancora incontrare la lealtà

– Avete combattuto in quei luoghi?

– Si e sebbene abbia dovuto impugnare armi, in quei luoghi ho realizzato un sogno assieme a migliaia di uomini venuti da tutto il mondo

– Volete raccontarmi quel sogno?

– Conoscete la Palestina?

– Non più di come l’ha descritta la Bibbia. Per voi cos’è?

– E’ soprattutto il luogo in cui ho incontrato uomini veri

– Avete lasciato persone care?

– Soltanto morti, sconfinati silenzi e spazi infiniti

– Dovete amarla moltissimo

– Amo ciò che è bello e merita d'essere difeso

– In un certo senso ci somigliamo. Mi permettete di raccontarvi una mia storia segreta di quand'ero molto giovane?

– Voi ricordate? – Chiese Orfeo sorpreso

– Qualcosa sta tornando. Non è molto, ma sono i miei ricordi più lontani. Volete ascoltarla?

– Purché non vi rattristi

– Oh no, è un ricordo dolcissimo. Dovevo avere forse dodici anni quando l’istituto organizzò per noi ragazze un viaggio nel nord degli Stati Uniti. Ma mentre le mie compagne si prepararono a quella vacanza piene di fervore, io lo feci senza alcun entusiasmo.

– Perché?

– Debbo confessarvi d'essere sempre stata una ragazza dai sentimenti difficili, ero certa che avrei trascorso giorni non del tutto felici

– E lo furono?

– Oh no! Al contrario. A quella terra furono sufficienti poche ore per conquistarmi. E’ un luogo incantato, un’isola dimenticata dal tempo, un lembo di quello che doveva essere il paradiso terrestre. Piansi quando dovetti allontanarmene, ecco! Come vedete anch’io ho il mio paradiso nel cuore

– Posso chiedervi dov’è questo vostro paradiso?

– A un passo dal cielo, dove la neve è uno degli innumerevoli colori di cui si può godere, dove i tramonti ti spezzano il cuore

– Il silenzio incanta e le sue montagne sono verdi – Proseguì lui

– Oddio si! Voi lo conoscete?

– Il Vermont, oh si, molto bene. Ho trascorso i miei primi anni di vita tra quelle foreste lasciandomi spezzare il cuore da tramonti incredibili

– Vedete? Anche questo ci unisce

– Molto di più – Sussurrò lui guardandola intensamente – Voi non potete ricordarlo, ma io vi vidi in quella vostra gita

– Non capisco, voi? Com’è possibile?

– Una sera, mentre percorrevo a cavallo la strada per Rutland, incontrai un piccolo bus giallo fermo sul ciglio della via. Era in panne e l’autista mi chiese se avessi voluto avvisare un certo signor Montagner...

– Eugenio Montagner! – Esclamò lei sobbalzando – Voi eravate quel ragazzo sul cavallo? Oh mio Dio! Voi... – E nel pronunciare quelle parole raccolse il volto tra le mani e sembrò singhiozzare, ma subito si riprese e quando tornò a guardarlo aveva gli occhi lucidi.

– In nome di Dio perché l’Africa! – Chiese – Non vi farebbe piacere tornare a rivedere il Vermont?

– Immagino di si. Tra quelle foreste ho lasciato il mio cuore di ragazzo

– E se foste certo di ritrovarlo, tornereste?

– Ho smesso di sognare da molti anni

– E credete che i vostri amici vi lasceranno andare in Africa?

– I miei amici sanno che debbo farlo e poi da quelle parti c’è sempre una guerra da combattere

Credendo di aver compreso il senso di quelle parole Lilly rabbrividì

– Ma non c’è proprio nulla che possa farvi recedere da questa vostra idea? A Roma non c’è dunque nulla che possa trattenervi?

Orfeo scosse il capo.

– Davvero? – Insisté lei – Pensateci bene, proprio nulla?

– Si, c’è, ma non mi appartiene – Sussurrò lui senza guardarla Le labbra di Lilly si piegarono ad un lieve sorriso

– In passato non sembravate così pessimista

Orfeo sembrò agitarsi, si alzò e andò verso la vecchia fontana rimanendo per qualche istante ad osservare lo scorrere lento dell’acqua. Infine si voltò e tornò presso di lei.

– Ho qualcosa da chiedervi prima di lasciarvi. Forse voi non vorrete o non potrete concedermela e in questo caso avrò aggiunto impertinenza a impertinenza

– Mi auguro di potervi accontentare

– Quando v’incontrai l’ultima volta, vi dissi di non aspettarmi né perdono né pietà, ricordate?

Lilly annuì senza abbassare lo sguardo.

– Non ero sincero, – Prosegui lui distogliendo lo sguardo dai suoi occhi – lo capii nel momento in cui sentii che stavo morendo

– Cosa capiste? – Chiese lei incalzandolo

– In realtà non ho ricordi molto chiari di quei momenti, però compresi che non sarei morto in pace senza il vostro perdono. So bene di avervi causato molto dolore e sarebbe irragionevole sperare nel vostro perdono, ma ditemi almeno di non odiarmi

Lilly, osservandolo attentamente sorrise e scosse lievemente il capo e lui, interpretando quel gesto come il segno di un improbabile perdono, indietreggiò di un passo sussurrando a bassissima voce

– Capisco, so di non meritare la vostra pietà

– La mia pietà? – Lo interruppe lei con voce tremante – Voi mi chiedete di perdonarvi, di non odiarvi. Oh santo cielo, ma dovrei essere io a domandarvi perdono per aver messo in pericolo la vostra vita ma non avete capito che se non foste tornato sarei morta di crepacuore? Mi chiedete di perdonarvi dopo le cose orribili che ho saputo dirvi?

– Era vostro diritto – Sussurrò lui chinando il capo

– No, non avevo alcun diritto di offendere i vostri sentimenti. Oh mio Dio! Vi ho detto cose che nessun uomo sarebbe capace di dimenticare, eppure voi lo avete fatto e siete qui a chiedere il mio perdono

– Non era mia intenzione offendervi ancora

– Offendermi? – Esclamò lei scuotendo il capo – Non mi rendi facile questo momento. – Sussurrò lei a voce bassissima – Dovresti essere tu a perdonare me, seppure ti fosse possibile

Orfeo tornò a guardarla sbalordito e per qualche istante parve dubitare di ciò che aveva appena udito. Infine sussurrò

– Avete dimenticato le gravi ingiurie, l’inganno e le menzogne? Io sono lo stesso uomo che vi offese

– Si, certo. Ed ho impiegato troppo tempo per comprenderlo, ma ora so che il tuo sentimento era puro e ciò che facesti fu soltanto per il mio bene. Per me mettesti in gioco il tuo onore.

– Vi prego…

– Ssst, lascia che continui. Ero talmente pervasa di orrore da non riuscire a comprendere che stavi battendoti per amor mio. Ma ora non sono più la stessa ragazza che lasciasti. Osservami meglio, ti pare che sia la stessa donna?

– Non illudetemi con la vostra pietà, ve ne prego

– La mia pietà va a quella ragazza che sono stata. Ma sapessi com’è tragico per una donna veder crollare tutto ciò che ha sognato e accarezzato per decine e decine di giorni e di notti.

Lei si arrestò di parlare per un attimo, poi riprese con voce sommessa

– ...Oh ma non pensare che ciò valga una giustificazione e se tu credi di aver commesso un’infamia, io non sono migliore di te. Quando credetti che fossi morto a causa mia io mi promisi di seguirti. Oh mio Dio, ma debbo proprio dirti tutto? Non vuoi aiutarmi?

– Aiutarvi? – Replicò lui completamente frastornato

– Ma si, questa volta spetta a me confessare di averti amato sin dal primo istante in cui ti vidi. Certo non potevo sapere che eri lo stesso ragazzo che per anni ha illuminato i miei sogni, non ti ricordavo più, ma quando ti vidi per la prima volta in questo giardino ti ho amato dello stesso sentimento che conquistò il mio cuore di bambina, ed è perché ti amavo che fui così aspra

Ella s’interruppe e mentre un incontrollabile turbamento le faceva tremare il labbro inferiore, sorrise di quel sorriso che è vicino alle lacrime.

Orfeo s’inginocchiò, le prese le mani tra le sue e le portò alle labbra. Poi guardandola sussurrò

– Io sono quel ragazzo sul cavallo, non un principe

– Lo so, tu non sei il principe, sei soltanto tutto il mio mondo. Ti prego fa ch’io possa godere ancora di quel fuoco che infiamma i tuoi occhi, lascia che il sole torni a brillare anche per me. Cosa accade? Sei divenuto muto? Non hai dunque nulla da dirmi? Non mi ami più?

Orfeo pose una mano sulle sue labbra. – Ssst, amo il tuo nome, il tuo bel viso, amo l’aria che respiri, non voglio perderti

– Ma cosa dici, perché perdermi?

– Ssst, non diciamo altro, le parole rimpiccioliscono l’amore.

– Oh no, parlami ti prego parlami, ho sete della tua voce

– Io non ho mai cessato di amare quella bambina che mi sorrise dal finestrino di un piccolo bus giallo e quando ti riconobbi in questo giardino credetti che finalmente Dio si era ricordato di me

– Non smettere ti prego, parlami ancora – Supplicò lei notando la sua interruzione

– Cos’altro posso dirti, sono stordito e ho paura che tutto ciò sia uno dei miei sogni di ubriaco. Io sono Orfeo Dellavalle, soldato di ventura, ubriacone e buono a nulla

Lilly scivolò dalla panca inginocchiandosi dinanzi a lui e avvicinandosi lentamente accostò le labbra alla bocca di lui.

E mentre la fontana continuava sommessamente a chioccolare, lei fissò i suoi stupendi occhi in quelli di lui sussurrando

– Anche questo è un sogno?


#

Si sposarono due mesi più tardi.

– Questa mia felicità può sembrare una mancanza di rispetto nei riguardi del principe – Spiegava Lilly – Ma in realtà non sono stata mai sua moglie se non di nome, il mio cuore lo avevo donato molti anni prima ad un ragazzo che lo portò con se in giro per il mondo, ed ora voler portare il lutto o fingere dolore mentre sono felice per aver ritrovato quel ragazzo e il mio cuore sarebbe un oltraggio alla sua memoria.

So bene che gran parte di questa mia felicità la debbo a lui e che non mi sarà possibile dimenticarlo. Era un uomo dalla scorza dura, ma onesto e leale e sebbene abbia commesso degli errori, il suo amore per me l’ha riscattato. Ricordo bene l’espressione del suo volto quando mi lasciò per tornare a difendere il suo trono. Egli sapeva che non sarebbe mai più tornato e se in questo istante potesse farlo, sono certa che mi direbbe « Prendi la felicità mentre è ancora possibile, sa il cielo se sia rara »

Ci fu anche un altro matrimonio, quello di Winter e Luisa.

Quel vecchio tricheco riuscì davvero a fare il grande passo. E così, non appena conclusa la doppia cerimonia, i Winter partirono per l’Olanda dove lui aveva delle proprietà, mentre i Dellavalle iniziarono un lungo viaggio che li avrebbe portati in capo al mondo. Acquistarono alcuni acri di buona terra da coltivare in quello stato del New England dove si erano visti per la prima volta. Vi costruirono la loro casa e lasciarono al silenzio e alla natura il compito di cucire antiche ferite.

Da allora non hanno mai mancato di farmi avere loro notizie per mezzo di lunghissime lettere alle quali allegano sempre una loro foto e quella della loro casa fra i boschi.

In un paio di occasioni sono volato fin da loro trascorrendo alcune settimane di sogno, ma per quanto fossero bravi, non mi è sfuggito nei loro occhi quel velo di tristezza per l’assenza di un figlio.

Quanto a me, sebbene non abbia di che lamentarmi riguardo la mia posizione economica, non sono ancora riuscito a darmi una vita tranquilla. Faccio vita da scapolo e sono continuamente in giro per il mondo.

Con McSweet, Winter e Luisa ci si vede tutti gli anni in Giugno, quando vengono a Roma per trascorrere le vacanze nella vecchia casa sulla collina di Monte Mario.

E stamani, 16 Giugno 1958, (Giorno del mio compleanno) mentre stavo dannandomi l’anima per rendere accogliente la casa sulla collina, mi è stato recapitato un plico proveniente dal Vermont.

Sapevo chi l’inviava e per la verità l’attendevo con ansia, ma quando l’ho aperto, invece di una lettera mi è scivolata tra le mani l’immagine a colori di un'incantevole bambina che mi osservava con due grandi occhi turchini e un sorriso da fare impazzire.

Sul retro vi erano scritte poche righe;

«Sono ancora piccina per un viaggio così lungo, ma il prossimo anno sarò anch’io a Roma con la mamma e il papà per augurarti un felice compleanno.

Romina»

Fine



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