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lavoro pubblicato sabato 14 novembre 2015
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia - 10

di Legend. Letto 607 volte. Dallo scaffale Amore

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Storia - 10

10°)

Non è il caso che mi dilunghi a descrivere i giorni che seguirono la loro partenza. Furono sicuramente giorni di attesa e di trepidazione, ma comunque non interessanti.

Il terzo giorno dopo la loro partenza ricevemmo un messaggio che ci confermava la loro presenza a Vienna.

Trascorsero altri due giorni e finalmente ricevemmo un altro messaggio direttamente da Altair

Siamo nel palazzo. Situazione difficile ma non disperata. Confidiamo in Dio

Già da qualche giorno, pressato da McSweet e Winter, avevo fatto trasportare le mie cose, dall’appartamento che abitavo in Vicolo di Montevecchio, alla villa di McSweet. Questo, oltre che poter trascorrere più tempo con i miei amici ai quali ora mi legava una profonda amicizia, mi permetteva d'essere più vicino alla principessa come avevo promesso ad Orfeo.

Tentai in tutte le maniere di convincere Annetta a trasferirsi presso di noi, confortato in questo dalla principessa che l’avrebbe voluta vicina, ma non ci fu nulla fare. Non ne volle sapere e continuò a vivere nel suo ambiente.

La principessa, sebbene apparisse nei nostri confronti ancora un po’ fredda, la barriera che in un primo momento l’aveva distaccata dalla cugina, non soltanto era caduta, ma ora sembrava essersi riaffezionata a lei ancor di più.

Per quanto riguardava le nostre persone, pur mantenendo un atteggiamento volutamente impersonale, non disdegnava di rivolgerci la parola e un pomeriggio, mentre ero in giardino tentando in qualche modo di placare l’ansia che mi prendeva ogni volta che il mio pensiero andava a Orfeo, la vidi uscire dal portico con un libro in mano e dirigersi verso di me.

Sapendo di non essere pronto di spirito avrei preferito evitare l’incontro, ma lei alzando gli occhi mi fece un cenno con una mano invitandomi ad aspettarla. Quando mi raggiunse e dopo essersi seduta sulla panca di pietra con un rassicurante sorriso sulle labbra, si scusò per avermi costretto a restare.

– A dire il vero sono scesa in giardino sperando proprio di incontrarvi. Non mi dispiace scambiare qualche parola con voi signor Giuliani. Oggi non sopporto il silenzio della mia stanza

– Vostra cugina non è in casa? – Chiesi tentando di dare un tono decente alla mia voce

– Oh si, ma è in salotto a discutere con il generale Winter di non so bene quale problema. – A quel punto s’interruppe e sorrise divertita

– Formano una stupenda coppia, non vi pare? – Dissi io cercando di non mostrarmi troppo sorridente

– Avete ragione e mi auguro che possano intendersi. A proposito, desideravo chiedervi notizie di quei signori dei quali sono stata forzatamente ospite

– Di loro non se ne è saputo più nulla. Sembra addirittura che quando giunse la polizia in quell’appartamento non fu trovato nessuno

– Santo cielo! Com’è possibile?

– Sinceramente non ne ho la minima idea

Lei annuì – Fortunatamente è finito tutto per il meglio

– Possiamo davvero dire d'essere stati fortunati

– Ancora non riesco a credere di aver corso un così grave pericolo

– Se non fosse stato per Orfeo e Annetta... Perdonate, non era mia intenzione riaprire quella ferita

Lilly sorrise scuotendo il capo – Lo sa signor Giuliani che ancora non ho ringraziato nessuno di voi per quello che avete fatto? Temo che mi abbiate considerata un’ingrata

– Non dovete neppure pensarlo, ciò che è stato fatto è stato possibile in nome di un'amicizia

– Amici come voi non se ne trovano tutti i giorni e sono onorata di averne in così alto numero. Se vi fosse accaduto qualcosa non avrei mai potuto perdonarmelo. Cosa ne è di Annetta? Siete riuscito a rintracciarla?

– Si, so con certezza che sta bene. Godiamo tutti di ottima salute

– Tutti?

– E’ quanto ho detto

– Ho potuto vedere voi, Winter e McSweet, ma cosa ne è stato dell’altro vostro amico? – Riprese lei, cercando di dare alla voce un tono di indifferenza – Non l’ho più visto e in fondo ho un debito di gratitudine anche nei suoi confronti

– Vi riferite a Orfeo? – Esclamai meravigliato

– Appunto, vorreste essere così cortese di riferirgli i miei ringraziamenti?

– Lo farò non appena sarà di ritorno a Roma

– Oh! Ha dunque lasciato la città?

– Perdonate, ma credevo vi fosse stato riferito

– Perché mai? Gli spostamenti di quel signore non sono affari che possano o debbano riguardarmi

– Vi capisco, ma immaginavo che qualcuno di noi vi avesse informata che ha seguito vostro marito

– E’ andato laggiù? – Mormorò portando una mano alla bocca – Con il principe, a combattere?

Per un attimo lessi il terrore nel suo sguardo, ma immediatamente parve riprendersi e con tono indifferente riprese – E’ vero, avrebbero dovuto informarmi. Nel qual caso avrei potuto esprimergli personalmente i miei ringraziamenti prima che partisse

– Per la verità vostra cugina avrebbe voluto farlo, ma ha trovato l’opposizione di Orfeo

– Meglio così, non amo conversare con i mercenari

– Perdonatemi, ma non credo siate nelle condizioni di emettere giudizi sereni – Esclamai vivamente irritato

– Lo sono amico mio, lo sono – Affermò lei guardandomi dritto negli occhi

– Posso comprendere il vostro risentimento e lo rispetto, ma che ci crediate o no, un uomo, per quanto coraggioso o disperato che sia, non va ad immischiarsi nelle beghe di uno piccolo stato soltanto per il piacere di combattere

– Ah no? – Fece lei con un filo di voce – Allora perché ha seguito mio marito?

– Se non siete riuscita a comprenderlo non sarò certo io a spiegarvelo

– Provateci, siete mio amico, no?

– Posso soltanto immaginare che lo abbia fatto perché era l’unico mezzo per servirvi ancora

– Servire me? Non le pare eccessivo?

– Vi ho già detto di comprendere e rispettare il vostro dolore, ma voi sbagliate a credere di aver compreso le vere ragioni che lo hanno spinto a compiere ciò che voi ritenete un tradimento

– Ho avuto modo e il tempo di conoscerlo a fondo

– Non lo credo, se aveste avuto il tempo di conoscerlo meglio non parlereste così

– Bene, allora chiaritemi le idee

– Me lo consentite?

– Vi prego

– Potrebbe farvi del male

– Non posso essere uccisa due volte

– Bene, allora peggio per voi! – Mi sentii in dovere di esclamare – Poiché prima che riusciate a comprendere il sentimento che avete fatto sbocciare nel suo cuore avrete modo di pentirvi di tutti i vostri pensieri

– Quell’uomo non possiede alcun sentimento

– Vorrei rispondervi a tono, ma preferisco interrompere qui l’argomento

– No vi prego, continuate e non tenete conto delle mie ultime parole

– D'accordo, ma quanto vi dirò potrebbe ferirvi e vi assicuro che è l’ultima cosa al mondo che desidero fare

– Non abbiate alcun riguardo, sono una ragazza forte

– Si, di questo ne sono più che certo e avete tutta la mia ammirazione

– Non vi dilungate, venite al sodo

– Certo. Del male che credete vi sia stato fatto, lui e Luisa sono gli unici a non avere alcuna responsabilità. Orfeo è un ragazzo estremamente sensibile, sa bene di avervi tradito e sebbene sono certo che vi sia del tutto indifferente, lui è l’unico che sta pagando questo nostro errore ad un prezzo altissimo.

– Nutrite per lui sentimenti di vera amicizia

– Esattamente quanto ne nutro per voi, ed ora se permettete vorrei ritirarmi

– Non ve lo consento! – Esclamò lei – Oddio scusatemi, sono ancora molto scossa. Non ve ne andate, parlatemi ancora

E senza considerare se così facendo potessi farle del male, le raccontai ciò che Orfeo mi aveva detto prima di partire. Riferii di quanto avesse sofferto allorché lei era nelle mani di quei galantuomini. E non contento mi spinsi oltre accennando alle lotte che dovette affrontare per non cadere nelle tentazioni di quel sentimento.

Le dissi tutto di un fiato e con voce non proprio tranquilla. Ero fortemente risentito nei suoi confronti e speravo che ogni mia parola fosse per lei una pugnalata.

Ma lei mi ascoltò in silenzio, con le mani congiunte e abbandonate sul grembo, ad occhi bassi e senza mai manifestare un gesto di protesta. Quando sentii l’ira sbollire e m’interruppi, lei sollevò su di me il suo sguardo lucido rispondendo in tono freddo

– Certo che il signore del quale parlate con tanto calore non manca di amici pronti a difenderlo!

– Non volete proprio comprendere – Mormorai scuotendo il capo deluso

– Al contrario mio buon amico, vi capisco molto bene e non ho alcuna intenzione di contraddirvi, ma dovete convenire che non posso serbare del vostro protetto un buon ricordo. Di lui so soltanto che mi ha ingannata nella maniera più vile da farmi vergognare di me stessa

Sinceramente irritato per quell’apparente freddezza mi alzai di scatto e replicai acerbamente – Se vi fu inganno nei vostri confronti fu esclusivamente nel vostro interesse

– Non glielo avevo chiesto – Rispose lei con tono freddo

– E come avreste potuto se eravate come morta? Provate a porvi la domanda se gli eravate più cara voi o il suo onore?

– Non ho domande da pormi

– Evidentemente perché non siete in grado di darvi risposte. Voi in quell’incidente non avete perduto soltanto i vostri ricordi, avete perduto molto di più. Ed ora con il vostro permesso vorrei ritirarmi!

Ma quella strana donna o almeno strana parve a me, invece di irritarsi come m’aspettavo, tese una mano.

– Oh no, non ve ne andate!

Ma ormai ero fuori di me

– Vi prego, ho cose urgenti da sbrigare

– Come volete. – Sussurrò lei debolmente appoggiandosi sulla spalliera della panca – Avrei voluto che rimaneste ancora, ma non vi tratterrò oltre. Soltanto ricordatevi che sarete sempre il benvenuto e sarò sempre lieta di vedervi

Feci un lieve e rigido inchino e allontanandomi pensai che sarebbe dovuto passare molto tempo prima di incontrarla nuovamente.

#

Intanto i giorni passavano e non facevamo che aspettare, aspettare, aspettare e se torno con la mente a quei giorni ricordo come quell’attesa fosse estremamente intollerabile.

Ricevetti una seconda lettera di Orfeo, scritta una settimana dopo il loro arrivo in Altair. Era assai diversa da quella precedente, sembrava addirittura fosse stato un altro a scriverla. In essa accennava a misure per difendere la capitale, di piani di guerra e di quanto il principe stava facendo per meritare l’appoggio di coloro che ancora rimanevano incerti. Di lui ne parlava con accenti di ammirazione descrivendo la sua grande calma nell’affrontare quella triste situazione e che dal canto suo non vedeva l’ora che accadesse qualcosa che ponesse fine a quello stato di attesa che logorava. Soltanto nelle ultime righe della lettera tornava ad essere l’Orfeo che conoscevo.

La custodisci bene, vero? Fa in modo che nulla di spiacevole le possa accadere, me l’hai giurato non dimenticarlo. Vorrei che tu potessi scrivermi di lei, della sua salute e se sembra meno infelice. Perché vedi caro amico, questo soltanto ora importa, che possa dimenticare, quanto al resto è tutto nelle mani di Dio

Parlai di quella lettera alla principessa allorché la rividi in giardino. Già, poiché passato il primo impeto di collera avevo ripreso a godere della sua compagnia intrattenendomi con lei per interi pomeriggi. Si parlava di tutto; di moda, di sport, di affetti e di morte e per quanto io cercassi di distoglierla da quel pensiero funesto, non mi riuscì mai di farla sorridere. Ma la mattina che le riferii della lettera di Orfeo, ripetendole alla meglio quanto vi era scritto, improvvisamente lei chinò il capo e iniziò a singhiozzare.

Si riprese quasi subito e dopo avermi regalato uno dei suoi migliori sorrisi, con alcune precise domande mi condusse, con mia meraviglia, a parlare di nuovo del mio amico.

In quei giorni non ebbi modo di rendermene conto, ma tornando con la mente a quei nostri incontri, ricordo come fosse brava a ricondurre qualsiasi argomento su ciò che la interessava, e se volutamente cambiavo argomento, lei, con qualche breve osservazione, mi riconduceva senza il minimo pudore a parlare sempre di lui.

Da parte sua Winter riceveva, di tanto in tanto e sempre tramite Vienna, messaggi cifrati che lo rendevano ogni volta più intrattabile.

Di quanto vi fosse in quei messaggi non rivelava mai nulla, ma conoscendolo ormai bene, non era difficile comprendere che le cose del principe non dovessero andare nel verso giusto.

#

In uno di quei pomeriggi in cui avevo un appuntamento con la principessa, rientrando trovai Winter che mi aspettava in quella che era divenuta la mia camera.

Era seduto alla scrivania con i gomiti sulla tavola e la testa stretta tra le mani.

– Winter! – Esclamai – Cosa accade?

Egli non si mosse.

– Winter! Cristo santo, cosa avete? – Ripetei scuotendolo per una spalla

Allora sollevò il capo ed ebbi l’impressione di guardare un’altra persona, tanto era sconvolto.

– Per Dio volete parlare? Cos’è accaduto? – Chiesi iniziando a preoccuparmi – Avete ricevuto notizie da Altair?

– Non c’è più Altair – Rispose con una strana voce cupa e stanca – E non c’è più nessun principe Carlo, non c’è più nulla

Per qualche istante rimasi a guardarlo e mentre sentii salirmi al cervello un enorme ondata calda, dovetti sorreggermi al tavolo per non cadere. Presi la bottiglia di brandy e riempii il bicchiere che aveva davanti mettendoglielo tra le mani.

– Mandate giù. – Mormorai – Mi pare che ne abbiate bisogno ma Winter respinse il bicchiere.

– Non mi credete? Ecco, leggete – Rispose porgendomi un foglio di carta

Detti una rapida occhiata al messaggio, ma notando soltanto parole e cifre incomprensibili glielo restituii

– Volete essere così gentile da tradurlo? E’ cifrato

Egli si raddrizzò e con un tono di voce che mi fece pensare che si fosse istupidito, mormorò – Si tratta di cose che debbono essere accadute due o tre giorni fa. Il messaggio non proviene da Vienna, ma da Belgrado, da qualcuno che non conosco personalmente

– Volete dirmi cosa c’è scritto? – Replicai spazientito

– Kazinczy è morto, il principe Carlo è morto

– Mio Dio! – Esclamai – Morto il principe?

– Morto – Continuò Winter con quella sua cupa tranquillità. Mi feci forza e chiesi – E Orfeo?

Lui tornò a guardarmi ed allora notai i suoi occhi colmi di lacrime – Morto – Sussurrò scuotendo il capo

Vi lascio immaginare cosa provai in quell’istante. Da mesi ero in attesa di quella notizia, ero perfino riuscito a rassegnarmi alla sua morte, ma quando udii quella parola crollai su di una sedia.

– Oddio no! – Dissi piangendo

– Vassilj – Riprese Winter – Ha lanciato improvvisamente le sue truppe all’attacco della capitale. La guarnigione si è schierata dalla sua parte e così la maggior parte della guardia. Carlo è stato ucciso sulla scalinata del palazzo sebbene Orfeo avesse tentato di fargli scudo con il suo corpo, Altair non c’è più, sarà annessa all’Ungheria. Ora non c’è più nulla per cui valga la pena vivere

E tacque cadendo nelle sue fantasticherie.

Mi ci volle una buona mezzora prima d'essere in grado di riflettere con relativa calma su ciò che era accaduto e di avvicinarmi a Winter scuotendolo

– Ora basta, dobbiamo reagire. Siete già stato dalla principessa?

– Quale principessa non c’è più nessuna principessa – Mormorò cupo

– C’è pur sempre una donna che deve sapere, vi prego, andiamo. Mi seguì senza dire altro, strascinando i piedi.

Al piano terra incontrammo McSweet, al quale, mentre Winter se ne stava da parte come inebetito, riferii in breve le notizie ricevute.

Non avevo mai visto il vecchio scozzese così sconvolto, ebbe un attimo di sconforto, ma si riprese subito. Abbracciò dolcemente Winter e poi assieme ci dirigemmo presso la fontana dove la principessa era intenta nella lettura di un giornale. Vedendoci dovette sospettare qualcosa, poiché si alzò divenendo mortalmente pallida lasciando cadere in terra il giornale.

– Ebbene? – Chiese con voce malferma ponendomi una mano sul braccio – Avete notizie da Altair? Vi prego non lasciatemi in apprensione?

Mentre pronunciava queste parole la sua mano strinse spasmodicamente il mio braccio.

– C’è stato un attacco al palazzo – Risposi

– Vuol dire che...Dio mio, bisogna fare qualcosa, dovete andare laggiù a prenderli. Vi prego Winter non c’è tempo da perdere

– Non c’è più nessuno da prendere – Rispose lui piegando il capo sul petto

– Cosa intendete dite? – Gridò lei

– Vostro marito è caduto combattendo!

– Ma lui? – Domandò la principessa, quasi senza fiato – Che ne è stato di lui?

Parve però comprendere la sua imprudenza e tacque guardando me con ansia.

– E’ caduto con il principe – Sussurrai il più dolcemente possibile prendendole le mani tra le mie.

Il volto di Lilly divenne di un pallore impressionante, lentamente ricadde a sedere rimanendo immota con lo sguardo fisso verso l’alto.

Per la verità quella sua reazione ci fece temere il peggio, ma per fortuna pochi istanti dopo si scosse e con voce bassa sussurrò – Vi ringrazio per avermi riferito la verità senza esitare e senza tentare di renderla meno terribile. Ora non so cosa dire, ho bisogno di raccogliermi con la mia coscienza, volete essere così cortesi da lasciarmi sola?

– Vi accompagno nella vostra camera – Mormorò McSweet facendo l’atto di aiutarla a sollevarsi

– Preferisco rimanere qui. – Rispose lei decisa – Avete visto miei buoni amici? Quel destino che mi ha fatto ammalare e che voi avete tanto combattuto, ha voluto giocare la sua ultima carta e ora mi pare di vederlo deridere

Rientrati nello studio di McSweet per un po’ non facemmo altro che parlare degli avvenimenti, dell’avvenire della principessa e soprattutto del nostro caro Orfeo e qualcuno di noi pianse senza vergogna.

– E dire che una volta non volemmo stringergli la mano. – Sospirò Winter asciugandosi gli occhi con un fazzoletto

Quando ci separammo, McSweet si recò a far visita alla principessa e Winter tornò al suo alloggio, mentre io mi chiusi nella mia stanza a dare sfogo al mio dolore.

#

Non meno dolorosi furono i giorni seguenti, durante i quali non facemmo che aspettare senza sapere cosa.

In quei giorni fui molto vicino alla principessa e sentendo di poterlo fare le consigliai di fare un viaggio nel meridione, dove sapevo avere una casa, se non altro per tentare di dimenticare quanto aveva sconvolto la sua vita.

Ma come stava accadendo a noi, anche lei sembrava aver scelto di vivere in quell’assurda e inutile attesa di notizie. E nonostante ogni volta promettesse di prendere una decisione, rinviava di continuo quel momento.

In una di quelle mattine in cui tutto sembrava non avere senso, la trovai in giardino seduta sul bordo della fontana. Quando mi vide si alzò e mi venne incontro prendendomi sotto il braccio.

– Volete camminare un poco con me? – Chiese – Soltanto pochi mesi fa percorrevo questi viali con Orfeo e voi siete stato il suo migliore amico. Avete ricevuto altre notizie?

– Non quelle che vorremmo. I giornali sono pieni di notizie, ma dubito che rispondano a verità

– Siete riusciti a sapere dove sono stati sepolti?

– No, non sappiamo neppure se lo sono stati

Lei sollevò lo sguardo. Aveva gli occhi colmi di lacrime e le labbra le tremavano.

– Dio possa concedere loro la pace e quanto non hanno avuto in questa vita. – Sussurrò – Io ho negato loro la felicità e questo non potrò mai perdonarmelo

– Non è giusto che vi addossiate una simile responsabilità

– Prima di partire mio marito mi ha confessato di avermi sposata soltanto per il mio patrimonio

– Non dovete crederlo, a noi ha confessato di amarvi moltissimo

– Si... lo ha detto anche a me, ma temo che l’abbia fatto per tranquillizzarmi. Senza contare che ho sulla coscienza la sorte che è toccata al signor Dellavalle

– Non pensate a lui

– E come potrei? – Sussurrò lei guardandomi – Come posso… Che strana cosa è la vita, ti rende felice e un attimo dopo ti uccide. Se gli uomini avessero il buon senso di rifiutare la felicità probabilmente non ci sarebbe sofferenza. Oh Signore, ma cosa dico! Debbo essere pazza e voi non dovete credere alle mie parole, ormai il resto della mia esistenza è segnato, ma pur di riprovare una soltanto di quelle meravigliose emozioni che ebbi a provare quando Orfeo fu mio marito, sarei disposta a soffrire per l’eternità

Mormorò quelle parole fissando i suoi splendidi occhi nei miei, e fu allora che compresi chiaramente quanto grande fosse il sentimento che aveva nel cuore.

#

Alcuni giorni più tardi, mentre passeggiavo con lei in giardino, discutendo di un suo progetto per organizzare un centro di assistenza per i bambini orfani, vedemmo avvicinarsi Winter e Luisa, ma senza che loro si fossero minimamente accorti della nostra presenza.

Luisa sembrava assorta nella contemplazione di un anello che aveva alla mano sinistra. E la sincerità mi obbliga a soggiungere che la destra appariva dimenticata nella mano di Winter, il cui sorriso presentava quella espressione sciocca o forse felice, assai comune negli uomini decisamente imbarazzati.

Venivano verso di noi parlottando, ma quando udirono la spontanea risatina soffocata della principessa, si scossero fermandosi decisamente in imbarazzo. Luisa ritrasse in fretta la mano da quella di Winter nascondendo dietro la schiena l’altra ornata dell’anello.

Quanto a Winter, il suo sorriso parve agghiacciarsi.

Fu Lilly a rompere gli indugi. Lasciò il mio braccio e andò loro incontro. Prese fra le braccia la cugina e la baciò più volte esclamando amorosamente – Davvero pensavi che non l’avessi capito? Oh Luisa, la tua felicità è la mia

E poiché erano donne si misero a piangere entrambe, mentre io stringevo vigorosamente la mano di quel sornione di Winter domandandogli dove avesse trovato il coraggio per una simile impresa.

Non appena i due sparirono oltre la prima fila di alberi, la principessa tornò a sedersi raccogliendo il volto tra le mani.

ontinua...



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