ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 13 novembre 2015
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia - 9

di Legend. Letto 615 volte. Dallo scaffale Amore

Storia - 9    Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; m...

Storia - 9

9°)

In Via del Tritone Il generale prese un taxi che lo condusse nell’appartamento del principe dove s’incontrò con gli altri e ai quali raccontò minuziosamente la storia del suo incontro.

– Probabilmente ho commesso una sciocchezza a pronunciare tante insolenze, ora temo per la principessa

– Non ha alcun interesse a farle del male – Osservò McSweet – Se la cosa si sapesse in Altair, per quanto possano non amarla, non glielo perdonerebbero. Speriamo piuttosto che Orfeo sia riuscito a seguirlo

– Se l’aveste visto quando gli ho detto chi era l’uomo seduto al tavolo! No, non lo perderà e al massimo sarà qui in meno di un ora

Invece aspettammo a lungo e nell’attendere il suo ritorno parlando di cosa si sarebbe dovuto fare se Orfeo avesse scoperto il suo rifugio. E quando già cominciavamo ad essere preoccupati del suo ritardo, sentimmo qualcuno bussare alla porta chiamando ad alta voce di parlare con “Baracca

Capimmo che stavano cercando Orfeo e facemmo entrare una giovane signora, poiché di una ragazza si trattava.

Winter l’invitò a sedersi offrendole un caffè, ma lei preferì un bicchiere di porto.

Era Annetta, un’amica di Orfeo, ma stentai a riconoscerla. Quando la vidi entrare nelle stanza la mia prima impressione fu di provare una grande pena. Di certo doveva essere stata una ragazza molto bella, ma ora il suo volto macilento e avvizzito non riusciva a nascondere i segni di una vita sregolata e della sua malattia. Di tanto in tanto tossiva e quando ciò accadeva, le due macchie rosse che aveva sugli zigomi divenivano violacee.

– Tisi, – Diagnosticò McSweet in inglese – Poveretta non ne avrà ancora per molto

Ma prima che potessimo iniziare un dialogo con lei, sentimmo di nuovo suonare alla porta e subito dopo Orfeo entrò come una freccia nella stanza.

– L’ho trovata! – Esclamò – E’ in un appartamento del centro. Annetta! – Esclamò premuroso non appena si avvide della presenza della donna – Ma cosa fai qui?

La ragazza si alzò e andò verso di lui, gli afferrò i risvolti della giacca e si strinse a lui ridendo e piangendo.

– So dov’è. – Disse tra le lacrime – Conosco la casa dove abita l’uomo che cerchi, ci sono stata

– Oh mia piccola Annetta, che gioia rivederti! – Rise Orfeo sollevandole il volto e ponendole un bacio sulla fronte – Ma perché tremi, non stai bene, benedetta ragazza, vieni siediti, non aver paura, sei tra amici

– Non badare a me, dobbiamo parlare della signora

– Lo faremo quando sarò certo che non hai nulla

– Smettila di fare lo scemo e ascoltami, debbo parlarti di quell’uomo e della signora che è nella sua casa

– Tu sai dov’è?

– Ma perché quando parlo nessuno mi ascolta

– Oddio scusami, siedi cara, ti ascolto

– Dicesti che quell’uomo ho un occhio chiuso, è così?

– Si certo

– Tre giorni fa l’ho visto in Via Veneto seduto al bar, e non sapendo come rintracciarti. Sai che quando voglio so farmi notare

– Annetta! – Esclamò Orfeo scuotendo il capo

– Oh! Lo sai che nulla mi è troppo penoso se è per te. Gli raccontai d'essere una modella senza lavoro e lui mi offrì di andare nella sua casa, disse che aveva bisogno di una cameriera un po’ particolare e io accettai

– Non avresti dovuto, ti avevo messo in guardia. Quell’uomo è pericoloso. Mio Dio se ti avesse fatto del male non me lo sarei mai perdonato

– Non ho avuto il tempo per pensare, ho dovuto prendere una decisione improvvisa e ora da due giorni sono al servizio della signora

– Oh mio Dio! – Esclamò Orfeo – E soltanto ora me lo dici?

La ragazza arrossì violentemente – Non mi permettono di lasciare la casa con troppa facilità. Per uscire ho dovuto inventarmi una visita in ospedale. Scusami, ma non è tardi, la signora è ancora in quella casa

– Cosa ha preteso da te quell’uomo?

– Cosa credi si possa chiedere ad una donna come me

– Pagherà anche questo, te lo prometto

– Dimmi la verità, – Disse lei tossendo – T’interessa davvero quella signora?

– Più della vita

– Gli vuoi bene?

Egli annui

– Più che a me? – chiese lei

– No, quello che provo per te è un bene più grande, ma...

– Diverso, – Proseguì lei – Lo so, me lo hai già detto. Cos’è per te quella donna, puoi dirmelo?

– Ora non credo sia il momento di fare paragoni, potesti non capire. – Rispose lui carezzandole il viso – Lei appartiene ad un altro, non a me, è una principessa e quando sarà nuovamente libera partirà con suo marito

– E’ molto bella

– Lo sei anche tu

– Sei un maledetto bugiardo, non si mette sottosopra Roma per poi darla ad un altro. Credevo che tu fossi soltanto buono, non fesso

– Ti è piaciuta?

– Cavoli! Quando l’ho vista mi è sembrato di guardare una di quelle madonne che sono dipinte nelle chiese. E’ bella in un modo intollerabile

– Non sarai gelosa?

– Altro che! L’ho invidiata. Dio che fesso sei! Quel tipo di donna non si cede a nessuno

– Smettila di dire scemenze. Le hai parlato?

– Mi hanno assegnata alla sua persona, certo che all’inizio non è stato facile, stava sulle sue, ma quando ho avuto la possibilità di stare sola con lei le ho parlato di te

– Non avresti dovuto

– Ho creduto che potesse farle piacere, ma ho l’impressione che sia un po’ stronza…ce l’ha con te, lo sai?

– Si, lo so, le ho fatto un grave torto. Hai qualche suo messaggio?

– Non per te, mi chiese di rintracciare un certo Mac...un accidenti di nome che non ricordo, forse tu lo conosci?

– Lo conosco, vai avanti – Disse Orfeo chinandosi su di lei per baciarla su di una guancia

– Smettila di fare lo scemo – Si ribellò lei – Tu non sei mio fratello

– Ti ho forse trascurata?

– Oh no, non dirlo neppure. Neppure mio padre ha fatto quello che tu hai fatto per me

– Allora cos’è, non accetti più i miei baci?

– Sono gelosa, ecco cosa c’è!

– La mia piccina è gelosa. Ma lo sai che m’inorgoglisce questo tuo sentimento?

– A me invece fa girare le scatole

– Ssst...Hai dimenticato cosa provo per te?

– No, ma sono gelosa ugualmente

– Sei la mia sorellina

– Va all’inferno! – Esclamò lei nascondendo un compiaciuto sorriso

– Sei un’incosciente, – Mormorò lui carezzandole i capelli – se ti fosse accaduto qualcosa non me lo sarei mai perdonato

– Ma se da anni non faccio altro che giocare con gli uomini, cosa vuoi che sia uno in più. Oh scusami, non volevo, ora ti farò vergognare con i tuoi amici

– Non preoccuparti, tu resterai sempre la mia piccola Annetta, la mia sorellina

– Beh, io ti ho detto quello che sapevo, ma ora è meglio che torni in quella casa. Sta tranquillo non le fanno del male, ha una camera tutta per se, sta bene, è soltanto molto triste, vorrei fare qualcosa, ma cosa posso fare?

– Hai già fatto più di quanto dovevi, ora devi preoccuparti della tua salute

– Quante storie, so badare a me

– Sarebbe meglio se non tornassi in quella casa, non mi sento tranquillo

– Non ho mai lasciato un lavoro a metà. Me lo hai insegnato tu, ricordi? Piuttosto vedi di sbrigati a fare uscire la signora da quella casa

– Non ti preoccupare, sarà molto presto

– Bene, allora usciremo assieme

– No, tu non torni in quella casa, non te lo permetterò

– Ora non fare lo scemo, da quando ti preoccupi per me?

– Da sempre credo

– Oddio scusami, sono una vera cretina

– L’ho sempre detto che a te manca qualche rotella, ora però te ne starai fuori di quella casa, hai già fatto abbastanza

– Stammi bene a sentire, è già abbastanza triste essere prigionieri, quindi immagina come deve sentirsi sapendosi sola. Tu non sarai d'accordo, ma io torno da lei e non provare a fermarmi

– Tu non lo farai

– Smettila e dimmi piuttosto cosa debbo dirle

– Lasciala andare – Sussurrai ad Orfeo – è necessario che siano in due

Per qualche secondo Orfeo guardò Annetta intensamente

– D'accordo – Sussurrò – Ma ricordati che non voglio perdere mia sorella. Quindi estrasse dalla parte posteriore dei pantaloni una piccola pistola dal manico intarsiato

– Ascoltami attentamente, darai quest’arma alla signora e dille che la tenga ben nascosta. Noi verremo questa notte, fatevi trovare pronte, tu dormi nella sua stanza?

– No

– Sarai sola?

Annetta si strinse nelle spalle.

– Cosa vuol dire?

– Nulla vai avanti

– Restate insieme questa notte, trovate una scusa ma state assieme. Quando faremo irruzione è molto probabile che qualcuno di loro tenti di entrare nella stanza e quello sarà il momento di usare l’arma

– C’è altro?

Orfeo sembrò raccogliere le idee. Poi, dopo un attimo riprese

– Annulla tutto, darai la pistola alla signora e troverai una scusa per uscire da quella casa, insomma fa quello che vuoi, ma questa notte dovrai esserne fuori

– Vuoi che la lasci sola?

– Ehi, – Disse lui carezzandola – Tu non centri in questa storia e io non voglio perdere due delle persone più care che ho, mi prometti che uscirai da quella casa?

Annetta chinò il capo scuotendolo. – Neanche per un posto in paradiso. Credi forse che abbia dimenticato quello che hai fatto per me?

– Ssst, non dire altro, non si fa mai troppo per una sorella, prometti che uscirai

– No! Non la lascerò sola

– Sei una testa dura, non voglio perderti, lo capisci?

– Certo che lo capisco, – Mormorò Annetta alzandosi – ma sta tranquillo, neppure io voglio perderti

– Ti faccio accompagnare – Disse Orfeo

– Lascia perdere, una come me non ha l’autista, prendo un tram

Quando Annetta uscì Orfeo sedette sul divano e per qualche tempo restò muto, con lo sguardo lucido e perso sul soffitto.

– Avete visto cosa sa fare l’amore? Non riuscirò mai a capire le donne

– Chi è? – Domandò McSweet

– E’ il prodotto dell’ultima guerra, non ha neppure diciotto anni ma sembra averne trenta, le voglio bene come potrei volerne a una sorella

– E’ malata, dovrebbe curarsi

– Oh lo sa, lo sa. Nel quarantacinque fu violentata da due soldati di colore, aveva poco più di tredici anni. Non si riprese mai da quella scossa e finì sul marciapiede

– E’ triste, – Sussurrò McSweet – Potrebbe guarire

– Se lo volesse, ma non vuole

– Avremo tempo per parlare di lei. Cos’è accaduto stamani? – Domandò Winter spezzando quell’atmosfera

– Ho scoperto dove abita e la cosa stupenda è che conosco quella casa come le mie tasche. L’ho frequentata quando era occupata da alcuni amici ora trasferitisi in Inghilterra

– Cosa ha fatto l’amico quando vi ho lasciato?

– Prese il volo subito dopo di voi iniziando a girovagare per il centro senza una meta precisa. Mi ha trascinato per tutto il corso fino a piazzale Flaminio. E’ entrato nel palazzo della Fono Roma, ma ne è uscito quasi subito, poi è salito su un tram e ne è sceso subito dopo aver attraversato il Tevere per proseguire a piedi fino a piazza Cavour. Li ha fatto una cosa che non mi sarei mai aspettata, è entrato in quella latteria che è all’angolo e ha consumato una tazza di latte caldo con cioccolato. Più tardi, quando ne è uscito si è avviato per Via Lucrezio Caro fin quando non è entrato in una palazzina in fondo a Via Farnese. Ho atteso qualche minuto poi sono andato a bussate alla guardiola del portiere. Per fortuna uscì la moglie che non mi riconobbe, alla quale ho chiesto se in quella casa vi fosse un appartamento libero da affittare, aggiungendo d'essere un parente stretto del parroco della vicina parrocchia, sapete, in casi del genere fa sempre comodo qualche parentela del genere. Sentendo della mia parentela mi ha confidato che si sarebbe liberato presto un appartamento al primo piano. E questo perché era stato preso in affitto dal signor Steincke, un tedesco momentaneamente a Roma per affari. Gli ho allungato una buona mancia chiedendole se fosse stato possibile dare un occhiata all’appartamento per constatare se avesse le caratteristiche sufficientemente degne ad parente di un ecclesiastico.

La mancia dovette essere di suo gusto perché mi accompagnò al primo piano e quando bussò, qualcuno all’interno mandò una specie di grugnito e aprì la porta di un paio di dita domandando che cosa volessimo. Quando gli fu spiegato di che cosa si trattava, borbottò che non avrebbe acconsentito adducendo un infinità di scuse che non avevano ne capo ne coda. Ma certo non conosceva la potenza della parlantina della portinaia che stringeva ancora nel pugno la mia mancia, poiché in breve dovette arrendersi e farci entrare per visitare l’appartamento.

Conoscevo alla perfezione quell’appartamento, ma nel girare per stanze lo feci parlando ad alta voce domandando della luce, del riscaldamento, del prezzo e di altre simili sciocchezze, ma naturalmente osservando ogni cosa che potesse esserci di aiuto per una nostra visita. C’era anche l’amico Il’Ja, il quale s’era rifugiato in cucina. Oltre a lui e al nostro accompagnatore ho contato un altro uomo

– Avete visto la principessa? – Chiese Winter

– No, ma una stanza era ben chiusa e il nostro ospite si scusò di non potercela mostrare a causa di una signora ammalata. La portinaia mi confermò la cosa dicendo che era la sorella del signor Steincke, ma dicendo ciò mi strizzò l’occhio con un sorriso strano sulle labbra. Nello stesso istante Il’Ja si avvicinò ed io tagliai corto tendendogli con un gran sorriso la mano ringraziando per la squisita cortesia. E questo è tutto

– Dio sia ringraziato – Mormorò Winter – Sull’anima mia avete una sfrontatezza che rasenta quella del migliore filibustiere, che magnifico diplomatico sareste stato. Siete certo che non vi abbia riconosciuto?

– Assolutamente certo

– Vi rendete conto che entrando in quella casa avreste potuto firmare la vostra condanna a morte?

– Non crederete che questa sia stata la prima volta che mi cimento in azioni del genere? Quando sarà tutto finito e se ne avremo il tempo, se vorrete vi racconterò una parte delle mie vicende

Winter gli posò una mano sulla spalla in un gesto affettuoso.

– Ora sono certo che riavremo la principessa

Perfino McSweet, rompendo il ghiaccio della sua impassibilità, gli strinse calorosamente la mano, mentre il principe, che nel frattempo ci aveva raggiunti, si limitò a sussurrargli un “grazie” molto freddo.

Pranzammo tutti assieme in un modesto ristorante poco distante e subito dopo tornammo nell’appartamento dove trascorremmo l’intero pomeriggio a programmare con cura ogni mossa di quello che sarebbe stato il nostro piano per ridare la libertà alla principessa. Quando non ci fu altro da dire e tutto era stato predisposto meticolosamente, poiché mancavano alcune ore al tramonto, col pretesto di andare ad assicurarsi che nella casa di McSweet tutto fosse in ordine per ricevere la principessa, Winter ci lasciò.

– Mi raccomando, non dimenticatevi di avvertire Luisa! – Gli gridò dietro McSweet. E sia io che Orfeo ci guardammo sorridendo tanto quella raccomandazione ci parve superflua.

Giunto alla villa, Winter si fece annunciare a Luisa che lo raggiunse in un attimo.

– Cosa c’è? – Esclamò Winter – Vedendola con gli occhi colmi di pianto.

Non s’intendeva granché di donne, ma era pur sempre un uomo. Cosicché, si avvicinò alla ragazza non senza imbarazzo e le mise un braccio attorno alla spalle

– Fatevi coraggio, va tutto per il meglio, questa notte libereremo la principessa

– Dio sia lodato! L’avete rintracciata dunque? Come sta? Le è forse stato fatto del male?

– Calmatevi, la principessa sta bene e tra qualche ora starà ancora meglio, ma perché piangete? Vi ho detto che...

– Non è per Lilly che piango – Singhiozzò Luisa

– Santo cielo! Allora per chi piangete?

– Non lo so, piango

– Scusatemi, non volevo assolutamente sembrare curioso, posso far nulla per voi?

– Cos’altro vorreste fare? Mi ridate Lilly

In poche parole Winter mise al corrente la ragazza di ogni particolare del piano

– Correrete pericoli? – Chiese Luisa

– Ve lo dirò quando torneremo

– Farete attenzione?

– Non dovete preoccuparvi, sarò in buona compagnia

– Tornerete?

– Mi auguro proprio di poterlo fare

Luisa sorrise – Tornate quando volete, ma soprattutto tornate

– Contateci

Così dicendo Winter uscì rapidamente, come se temesse di rimanere più a lungo.

#

Quando Winter rientrò nell’appartamento del principe era così raggiante che perfino McSweet sogghignò compiaciuto.

– Immagino che abbiate visto Luisa? – Osservò

– Le ho riferito del nostro piano – Rispose Winter lisciandosi i baffetti

– L’avete salutata uscendo?

– Non capisco il vostro sarcasmo

– Dovrete ammettere che quanto state per compiere non è uno scherzo, potrebbe essere pericoloso

– Vi prego di tenere per voi codeste funeree considerazioni. Per quanto mi riguarda, conoscete il gesto che si usa per fare i debiti scongiuri?

Nella stanza esplose una risata generale alla quale si unì subito anche Winter

– E’ ora di andare – Disse McSweet riprendendo ad esser serio – Scusatemi Winter, non avevo certo l’intenzione di sembrarvi un menagramo, piuttosto, come ha appreso la notizia?

– Ho cercato di non allarmarla più del necessario

– Avete fatto benissimo, ma ora sarà meglio che vi prepariate, avrete tempo domani per raccontarci quanto è accaduto in casa mia

– Ma io non ho intenzione di raccontarvi un bel nulla – Affermò lui risentito

– Bene! – L’interruppe Orfeo – Come volete, ma ora è davvero il caso di pensare a cose più serie. Ognuno di noi sarà armato di una pistola

– Servirà? – Chiesi io

– Spero di no, ma non dobbiamo dimenticare neppure per un istante che quella gente non ama scherzare

– Si è messo a piovere – Mormorò il principe guardando fuori della finestra

– Meglio così! Il baccano della pioggia sugli alberi maschererà eventuali nostri rumori. Ricordatevi che in quella casa abitano altre famiglie di gente per bene, non dobbiamo mettere a repentaglio la vita di nessuno, intesi?

– Le scale saranno illuminate? – Chiese McSweet

– Qualche anno fa non lo erano, ad ogni buon conto ho preparato delle lampade tascabili per ognuno di noi. Beh, a questo punto non c’è altro da dire, ognuno di noi conosce il proprio compito, non resta che augurarci in bocca al lupo e… grazie

Appena in strada, Orfeo, Winter ed io ci avviammo verso la mia auto, mentre McSweet e il principe salirono sulla Jeep della scorta inglese che li avrebbe condotti fino alla villa sulle pendici di Monte Mario.

Percorrendo il muro torto giungemmo nei pressi di piazza Cola di Rienzo ove parcheggiammo la macchina e muovendoci a piedi sotto gli alberi sgocciolanti di pioggia ci dirigemmo verso Via Farnese.

Il silenzio di quelle prime ore della notte era rotto soltanto dal rumore dei nostri passi sull’asfalto bagnato.

Durante quel trasferimento una paura indicibile mi serrò dolorosamente lo stomaco e Orfeo, che camminava al mio fianco, intuendo il mio stato d'animo, poggiò una mano sulla mia spalla chiedendo – Tutto bene?

Io annuii, ma dovetti essere poco convincente.

– Vuoi che ci fermiamo un attimo?

Scossi automaticamente il capo, ma ci fermammo dopo poco quando raggiungemmo la palazzina.

La strada era scarsamente illuminata a causa dei grandi platani che coprivano il chiarore delle lampade, che di tanto in tanto, mosse dal vento, rendevano spettrali le ombre sull’asfalto.

– Forse avremmo dovuto portare l’auto fin qua – Borbottò Winter

– Sulla piazza darà meno nell’occhio – Rispose Orfeo

In quell’istante una Jeep voltò l’angolo venendoci incontro molto lentamente.

– Restate calmi. – Sussurrò Orfeo – è la ronda americana. Winter volete provvedere voi?

Quando la Jeep si arrestò accanto a noi Winter mostrò i suoi documenti diplomatici, dopo di che, con una sfacciataggine monumentale, chiese se avessero voluto accompagnarci alla nostra macchina.

In men che non si dica eravamo di nuovo in piazza Cola di Rienzo.

– Non c’è che dire, – Osservò Orfeo ridendo – Siamo dei perfetti cospiratori, mi domando come la Germania abbia potuto perdere la guerra. Beh, auguriamoci di non incontrarne altre, altrimenti faremo avanti e indietro per tutta la notte

Poco dopo eravamo nuovamente davanti il portone della palazzina.

– Allora, siete pronti? – Domandò Orfeo

Ci stringemmo la mano con sulle labbra un sorriso un po’ tirato. Tranne Orfeo, lui sembrava addirittura raggiante.

Per un po’ armeggiò sulla serratura del portone, poi improvvisamente sentimmo uno scatto e lo vedemmo socchiudersi lasciando intravedere un andito completamente al buio.

Accostammo il portone alle nostre spalle e attendemmo qualche istante prima di accendere le nostre lampade.

Al di là della porta della guardiola del portiere si udì una voce impastata dal sonno domandare a mezza voce

– Chi è?

– Steincke signora, buonanotte e mi scusi – Disse prontamente Orfeo cercando di imitare la voce di Il’Ja

Un attimo dopo tutto era tornato normale, tranne il mio cuore che martellava così velocemente da farmi temere che saltasse fuori

– Va tutto bene? – Sussurrò Orfeo

Non vi furono risposte, ma sentii prendermi per un braccio e la voce di Orfeo sussurrarmi nell’orecchio – Vuoi attendere qui?

– Neanche per sogno – Risposi senza rendermene conto

– Bene, – Sussurrò lui – muoviamoci e fate attenzione a dove mettete i piedi

Ormai i nostri occhi si erano abituati a quel poco di luce che proveniva dall’alto. Percorremmo il portico del piccolo cortile interno, arrestandoci ai piedi della rampa di scale che conduceva agli appartamenti.

– Liberiamoci degli impermeabili, – Disse Orfeo – Voi Winter accendete la lampada tenendola rivolta sui gradini, io sarò una rampa avanti a voi, ma per nessuna ragione tentate di illuminarmi, capito?

Salimmo con infinite precauzioni evitando di fare il minimo rumore, ma quando eravamo ormai sul pianerottolo del primo piano, Winter inciampò in un gradino e la lampada gli sfuggi dalla mano rotolando rumorosamente nella tromba delle scale.

Rimanemmo tutti come pietrificati, fin quando un filo di luce filtrò di sotto la porta dell’appartamento e dall’interno si udì rumori di piedi nudi sul pavimento e delle voci che parlottavano

– Sfondiamo la porta? – Sussurrò Winter

Orfeo fece cenno di tacere indicando con il capo un netto rifiuto all’idea, poi lentamente pose l’orecchio sulla porta e rimase in ascolto.

Anch’io mi avvicinai alla porta guidandomi con le mani e ad un tratto sentii qualcuno afferrarmi per un braccio.

– E’ probabile che tra poco apriranno la porta per verificare cos’abbia causato quel rumore. – Sussurrò Orfeo al mio orecchio – Se dovessero farlo, non appena aperta dovremo lanciarci dentro

Rimanemmo in piedi davanti alla porta con i nervi tesi per due o tre minuti mentre all’interno si udivano ancora dei bisbigli.

Poi ad un tratto sentimmo scivolare sulle guide il chiavistello interno e nell’istante in cui la porta si dischiuse, prima Orfeo e poi noi due ci lanciammo all’interno sospingendo violentemente la porta.

L’interno era fiocamente illuminato, ma fummo subito in grado di vedere tre uomini quasi del tutto svestiti con le armi in pugno.

Il quarto uomo, che al momento della nostra irruzione si trovava dietro la porta, ricevette in pieno volto un tale colpo che scivolò sul pavimento tramortito senza emettere alcun lamento.

L’azione fu così travolgente che anche gli altri tre rimasero a guardarci come istupiditi.

Ricordo che in quegli istanti mi venne di pensare a cosa avrei dovuto fare. Ma non dovetti ripropormi la domanda poiché la mia rincorsa terminò addosso ad uno di quei signori schiacciandolo contro la parete di fronte.

Per fortuna si lasciò sfuggire l’arma dalle mani prima di emettere un grido e crollare sotto il peso dei miei novanta chili che lo stordirono.

Con la coda dell’occhio vidi Orfeo sbarazzarsi del suo avversario con un ben assestato calcione ai cosiddetti, mentre Winter non ebbe modo di fare nulla poiché il suo avversario si era spiaccicato dietro porta.

Improvvisamente sentimmo la voce della principessa gridare

– Siamo qui, Orfeo siamo qui!

Con un balzo Orfeo si precipitò nella stanza di dove era venuto il grido.

Ciò che accadde in quella stanza mi fu raccontato in seguito, poiché sia io che Winter rimanemmo nel corridoio con le armi in pugno pronti a sostenere qualsiasi scontro con eventuali altri avversari.

Quando Orfeo irruppe nella stanza si trovò a fronteggiare Il’Ja che minacciava la principessa con un pugnale.

Con le spalle alla parete Lilly lo teneva sotto il tiro della piccola pistola, ma le sue mani tremavano così vistosamente che probabilmente non sarebbe riuscita neppure a premere il grilletto e di certo l’uomo sarebbe riuscito a disarmarla se Orfeo non gli si fosse lanciato addosso.

Mentre Orfeo lottava nella camera della principessa io avevo il mio bel daffare per superare la paura che ancora mi stringeva lo stomaco.

Il rumore di lotta nell’altra stanza terminò improvvisamente e quando Orfeo uscì dalla stanza sostenendo la principessa, Il’Ja uscì dalla stanza lanciandosi contro di loro.

Fu allora che senza accorgermene schiacciai il grilletto della pistola che avevo tra le mani.

Ci fu un tremendo boato che sembrò spaccarmi i timpani. E l’unica cosa che vidi fu il corpo di Il’Ja schizzare violentemente all’indietro, contro la parete. Per qualche istante rimase in piedi guardandomi con gli occhi sbarrati e muovendo le labbra come se volesse dire qualcosa. Poi scivolando lungo la parete crollò sul pavimento con un gemito soffocato.

Il primo a riprendersi fu Winter. Con un braccio spinse Orfeo e la principessa verso la porta gridando – Via, fuori di qua, vi copriamo noi

Proprio in quell’attimo vi fu un altro boato e una parte dello stipite della porta saltò via a pochi centimetri dalla testa della principessa.

– In nome di Dio andatevene, – Gridò ancora Winter colpendo con un calcione in pieno volto l’uomo che avevo schiacciato con il mio peso

Orfeo si volse a guardarci e per un attimo sembrò non volesse obbedire all’ordine, poi gridò;

– Annetta! – E scomparve sul pianerottolo trascinando la principessa per un braccio.

Io mi precipitai nella stanza e trovai Annetta in ginocchio sul pavimento e un rivolo di sangue che gli colava dal capo

– È ferita, su venga via – Dissi aiutandola a rialzarsi

Lei scosse il capo – Non è nulla, non pensate a me, andate via

Avrei voluto ribattere, ma lei si staccò da me e un attimo dopo era scomparsa al di la della porta.

La seguii con qualche attimo di ritardo, ma nel corridoio trovai soltanto Winter che mi faceva larghi gesti di uscire

– Debbo cercare Annetta – Dissi raggiungendolo

– È andata, non ti preoccupare è già fuori

Restammo ancora per qualche istante e quando udimmo per le scale rumore di passi e voci allarmate, ci lanciammo fuori dell’appartamento come forsennati.

Una volta in strada ci mettemmo a correre sotto la pioggia fermandoci soltanto quando ci sentimmo al riparo nel buio di villa Borghese.

Nel frattempo Orfeo e Lilly avevano raggiunto la macchina sulla piazza Cola di Rienzo e senza un minimo di rispetto per la frizione erano partiti di gran carriera verso le pendici di Monte Mario.

Giunti nei pressi del Foro Italico Orfeo arrestò l’auto. Aiutò la principessa a discendere e sorreggendola per la vita le sussurrò in un orecchio – Ora dovremo percorrere un tratto di strada a piedi. Cercate di dimenticare chi sono. Per favore, sforzatevi di credere che io sia Luisa o un altro, ma per carità di Dio fatevi forza e correte

Fu allora che si accorse che la principessa aveva il vestito macchiato di sangue all’altezza di una spalla.

Senza troppi complimenti le strappò il vestito all’altezza della spalla, tamponò la ferita con il suo fazzoletto e senza pronunciare una sola parola la sollevò tra le sue braccia.

Lilly oppose soltanto una leggera resistenza, ma una volta tra le sue braccia si strinse a lui e perse i sensi.

Orfeo percorse l’ultimo tratto di strada quasi correndo e quando giunse in vista del cancello della villa si arrestò rimanendo qualche secondo in ascolto.

Non udendo altro che il rumore della pioggia riprese ad avanzare, spinse con un piede il cancello senza poter impedire che aprendosi cigolasse sui cardini e rapidamente si diresse verso il portone attraversando il porticato.

Se Luisa aveva eseguito alla lettera gli ordini, avrebbe dovuto trovarsi dietro la porta

– Aprite Luisa! – Urlò

Un attimo dopo erano all’interno della casa e Lilly, che nel frattempo si era ripresa, mormorò debolmente – Oh Luisa!

– E’ un vero peccato che non l’abbia potuto uccidere io. – Disse Orfeo nello studio di McSweet mentre nel pomeriggio si discuteva dei fatti accaduti durante la notte – E spero proprio che ora se ne stia all’inferno

– Questo possiamo soltanto augurarcelo. È vero che cadendo ha lasciato una grossa striscia rossa sul muro, ma non ho avuto il tempo per sincerarmene

– Esistono certi animali che si fingono morti per confondere l’avversario, però quel bel buco rosso in pieno petto gliel’ho visto anch’io. Ci sono notizie della principessa?

– A sentire McSweet dovrà rimanere in assoluto riposo due o tre giorni, ma sta bene. La ferita alla spalla è superficiale

Soltanto allora mi ricordai di Annetta e gliene chiesi notizie

– Sta bene e ti ringrazia per la premura – Borbottò lui prima di alzarsi e recarsi alla finestra per osservare il giardino

Nello stesso istante entrarono nella stanza McSweet e il principe, seguiti da Winter che urlava come un ossesso

– Vi dico che non sono buone notizie, me lo sento

– Cosa accade? – Domandai sorpreso di quel tono volutamente alto

– E’ arrivato ora da Vienna

– Chi? – Domandò Orfeo

– Questo messaggio – Rispose Winter sventolando un foglio di carta – Ora lasciatemi in pace qualche minuto per decifrarlo

Lo lasciammo tranquillo, ma subito dopo prese ad imprecare sottovoce.

– Si può sapere cosa c’è? – Chiese il principe

– C’è – Rispose a denti stretti Winter – Che il vostro trono vacilla, ed è esattamente quello che prevedevo maledizione!

– Volete essere più chiaro? – Chiese il principe mostrando una certa preoccupazione

– Il vostro caro cugino, che il diavolo se lo porti, ha afferrato l’occasione al volo. È riuscito a tenervi lontano dal trono il tempo sufficiente per togliervelo di sotto le chiappe!

Il principe impallidì e protese una mano verso Winter.

– Tenete! Leggete voi stesso cosa ci telegrafa Jordan!

Notizie confermate segnalano che Vassilj sta muovendo sulla capitale seguito da forze irregolari. Makkarin è già in sue mani e serve da base per i rifornimenti provenienti dall’Ungheria. Grande agitazione in tutto il territorio. Tutti i ministri dimessisi stamani, soltanto presidente Shen rimasto fedele al principe Carlo. Il popolo è incerto, ma sempre in maggior numero si schierano con i Kazinczy. Parlasi apertamente contro principe per sua prolungata assenza. Guardia del corpo fedele, ma generale Svoboda ucciso mentre lasciava palazzo governo. Nella Capitale sono iniziati disordini. Banche chiuse.

– Ecco cosa accade e tutto ciò a causa vostra. – Riprese amaramente Winter

– Lo so Winter. Lo so – Mormorò il principe senza guardarlo

– Vi prego altezza. Oh Dio se almeno potessi dirvi quello che ho sullo stomaco

– Sapete che potete farlo senza chiedere alcun permesso

– Domando perdono ma è vostra la colpa di questa calamità. Se foste rimasto dove il vostro dovere v’imponeva di rimanere, ora Vassilj se ne starebbe ancora nascosto sulle montagne e non in marcia sulla capitale

– Avete ragione – Sussurrò il principe a capo chino

– La mia ragione non ha più alcun valore, ma forse c’è ancora una speranza, una sola, ed è che partiate immediatamente senza fermarvi neppure per respirare. La vostra presenza nel palazzo vale quanto un esercito, non abbiamo tempo da perdere

Il principe era pallidissimo.

– Ma... – Balbettò – E la principessa? Debbo prima incontrarmi con lei, non abbiamo ancora stabilito nulla

– Mai che vi passi per la testa il vostro dovere! – Esclamò furioso Winter – Sempre la principessa e mai il paese! Mi dispiace, ma non somigliate affatto a vostro padre. Dovere, onore, patria, questi erano i suoi pensieri predominanti, poi veniva il resto, mi avete deluso Altezza e vi prego di accettare le mie dimissioni, l’onore me lo impone

E così dicendo Winter si mise a sedere.

Mi volsi a guardare il principe temendo di vederlo prorompere in frasi scomposte, invece egli toccò la spalla del generale e disse dolcemente, ma non senza una commovente dignità

– So di avervi deluso e me ne faccio carico. Non sono stato un granché come principe e come sovrano valgo ancora meno. Forse se mio padre mi avesse legato accanto a lui avrei imparato ad esserlo

– Perdonatemi, – Sussurrò Winter alzandosi in piedi

– Siete voi a dovermi perdonare, non mi sono comportato da buon Principe, ma con il vostro aiuto vorrei diventarlo e per questo motivo mi vedo costretto a respingere le vostre dimissioni.

– Non vi avrei mai abbandonato – Disse Winter con le lacrime agli occhi

– Partirò oggi stesso. Non so se sarò ancora in tempo a salvare il mio trono, ma vi prometto che tenterò con tutte le mie forze. Volete darmi la vostra mano? – Chiese

Winter le offrì la mano e il principe la portò sul cuore

– Se finirà bene e se ancora lo vorrete, accetterò quelle dimissioni da diplomatico, ma non accetterò mai quelle da amico.

Dette queste parole il principe si rivolse a McSweet.

– Dottore, potrei vedere per dieci minuti la principessa?

– Ora è a letto che riposa. Sapete bene quello che ha passato

– Neppure per un caso come questo? Non sono un pessimista, ma a quanto sembra la mia vita è appesa ad un filo molto sottile, potrei non avere l’opportunità di rivederla

– Va bene, ma soltanto per pochi minuti

– Ve ne sono grato

Il principe si era già avviato verso la porta seguito da McSweet, quando Orfeo li fermò.

– Vi prego Altezza, un momento soltanto! Posso rivolgervi una preghiera?

Il principe si volse a lui sorridendo. – Ma naturalmente caro amico! – Rispose – Credetemi, ho tanti debiti con voi che mi duole di dovervi lasciare forse per sempre, dite!

– Ecco, – Riprese Orfeo con il volto serio – vi chiedo di condurmi con voi in Altair. Lasciate che vi stia accanto, gli amici non sono mai sufficienti in frangenti simili

Tutti noi rimanemmo sbalorditi per quella strana richiesta e io esclamai con decisione – Orfeo! Ma sei impazzito? Che diamine ti salta in mente?

Egli non soltanto non rispose alla mia domanda, ma continuò a guardare intensamente il principe, il quale, non meno imbarazzato di noi, era rimasto senza parole.

– Condurvi con me? Ma i vostri affari sono qui, i vostri amici, vi ringrazio amico mio, ma non posso accettare

– Vi prego – Sussurrò Orfeo

– Sapete cosa dovreste fare? Dovreste battervi per me? Ditemi che non parlate seriamente

– In effetti comprendo lo stupore dei miei amici. – Rispose Orfeo sorridendo – E mi rendo perfettamente conto che non sarà una passeggiata. È vero, i miei affari e i miei migliori amici sono a Roma, ma proprio perché sono amici sinceri possono e debbono comprendere la mia richiesta

– Ma i vostri interessi?

– Non ho interessi da difendere, ma ho da restituirvi l’onore di vostra moglie. Sono un buon soldato

– Non so quali guerre voi abbiate combattuto, ma questa si giocherà all’ultimo sangue

– Ve l’ho detto, ho combattuto, conosco i rischi

Ebbi l’impressione che il principe comprendesse pienamente il senso delle parole di Orfeo.

– E sia! Se siete tanto pazzo da volermi affidare la vostra vita, ben venuto a bordo!

– Io dico che siete un pazzo! – Esclamò Winter

– Invece di preoccuparvi della salute della mia mente, perché non provvedete ad organizzare la nostra partenza? – Esclamò Orfeo sorridendo

– Potete eseguire – Soggiunse il principe mettendo un braccio sulle spalle di Orfeo – Il mio luogotenente ed io abbiamo qualcosa da dirci.

– Tra quanto desiderate che si parta? – Concluse Winter

Il principe si volse verso di lui e gli mise una mano sul braccio sorridendo di un sorriso triste e pensoso. – Al più presto, ma non voi. Voi dovrete restare al fianco della principessa

– Ma... – Tentò di replicare Winter

– Sa Iddio se vorrei avervi con me, ma vi lascio in custodia della cosa più cara che ho dopo il mio popolo

– Non potete farmi questo

– Non è un ordine, è una preghiera che rivolgo ad un amico, accontentatemi vi prego

Winter annuì lievemente con il capo – Come volete Altezza

– Sapevo di poter contare ancora sulla vostra lealtà. Avrò bisogno di voi se le cose andranno per il verso sperato

Frattanto McSweet era andato nella stanza della principessa per informarla della visita e così, appena il principe si presentò, la principessa lo ricevette avvolta in una vestaglia bianca.

Gli occhi erano cerchiati, ma all’infuori di questo non mostrava altri segni. Tese la mano al marito e lo invitò a sedersi di fronte a lei

– McSweet mi ha detto cosa avete in animo di fare, del paese in rivolta e che dovete partire immediatamente. Mi dispiace, so d'essere la causa di tutto ciò

– Non ditelo neppure scherzando, a volte nella vita accadono cose che debbono essere interpretate come la volontà del cielo. E’ probabile che se non fossi partito tutto questo non sarebbe accaduto, ma chi può dirlo? L’unica cosa certa è che non avrei goduto della vostra vista

– Avete arrischiato il bene del vostro popolo e mi rendo conto d'essere stata per voi soltanto sorgente di dispiaceri, di difficoltà e di pericoli. Dovreste odiarmi per questo

– Io non potrò mai odiarvi. Ma se a Dio piacerà e avremo ancora un’occasione, allora potremo riparlarne. Ora pensate soltanto a tornare ad essere la splendida creatura che tutti noi conoscevamo

– Nei giorni della mia prigionia ho riflettuto a lungo, ed ora ho capito qual è il dovere di una moglie e se ancora lo desiderate verrò con voi ovunque vorrete, ma non fraintendetemi io non so se mi sarà possibile tornare ad amarvi, però posso promettervi che sarò per voi una moglie premurosa e fedele

– Vi ringrazio, ma di questo avremo modo di riparlare – Sussurrò lui

– Desidero venire con voi

– Questo non è possibile e non perché non vi vorrei al mio fianco, Dio solo sa se lo vorrei, ma ora non è prudente

– Non mi volete con voi? Ah! Capisco, non è così che una moglie dovrebbe parlare a suo marito, ma se accettate quanto posso darvi mi avrete quando vorrete

Il principe annuì senza rispondere

– Mi volete a queste condizioni? – Continuò lei

Allora lui prese tra le sue una mano della principessa

– So cosa brucia nel vostro cuore, ed io vi ringrazio per l’onestà e la franchezza, ma dovete convincervi che voi non avete nessuna colpa per quanto è accaduto e quella di starvi lontano sarà la mia punizione

– Io voglio esservi accanto nel bene e nel male, l’ho giurato

– Anch’io giurai di amarvi, ma non ho rispettato quel giuramento

– Non mi amavate? – Chiese lei sorpresa

– Vi amavo, ma non come avrei dovuto. Vi ho sposata non per voi stessa, ma per la vostra dote.

– Dunque vi ero indifferente?

– Non fino a questo punto, no, vi ammiravo, ma nulla di più

– Allora non mi amate? – Chiese lei sorpresa

– Ora vi amo più della mia vita, – Sussurrò lui – ma è stato quando vi ho vista in quel letto di ospedale che ho compreso di amarvi e mi sono maledetto per avervi condotto ad un passo dalla morte

– Non è stata colpa vostra. Almeno così mi dicono

– Ero ubriaco, ma finsero tutti di non accorgersene, ora capite perché sono disposto ad accettare le vostre condizioni?

– Non avete nessun debito nei miei riguardi

– Ho giurato di darvi un trono e se Dio mi aiuterà voi salirete sul trono di Altair

Lilly sollevò lo sguardo su di lui ed ebbe l’impressione che i suoi occhi fossero divenuti lucidi.

– Sono vostra moglie – Sussurrò

– Grazie – Sussurò lui.

Quindi, senza aggiungere altro si alzò, si inchinò e uscì dalla stanza.

Quella stessa sera, quando salutammo il Principe e Orfeo, eravamo profondamente commossi.

Le ultime parole che mi rivolse Orfeo abbracciandomi furono

– Chissà se avremo un altra occasione per salutarci, ma va bene così. Ti domando due favori, abbi cura di Annetta, quella ragazza sta morendo, ma è talmente orgogliosa che non vuole essere aiutata da me e sta vicino alla principessa, lo farai?

Non riuscii a rispondere perché qualcosa in gola m’impedì di aprire bocca.

Continua...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: