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lavoro pubblicato giovedì 12 novembre 2015
ultima lettura domenica 22 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia - 8

di Legend. Letto 555 volte. Dallo scaffale Amore

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Storia - 8

8°)

Mentre tutto ciò accadeva in giardino, stanco di aspettare me ne tornai a casa. Mi cambiai di abito e raggiunsi alcuni amici con i quali abitualmente m’intrattenevo in quel ristorante di piazza di Pietra.

Finimmo di pranzare verso le due del pomeriggio. Accompagnai un paio di loro alle loro occupazioni e poi non avendo nessuna voglia di ritirami andai a sedermi in piazza dell’Esedra attratto dall’orchestrina che suonava su di un palco.

Proprio quell’orchestrina mi fece rammentare che era domenica.

Il tavolo alla mia sinistra era occupato da un gruppo di chiassosi giovani che avevano preso come bersaglio dei loro frizzi più o meno di buon gusto, un distinto signore che se ne stava tutto solo al tavolino accanto al mio. Un tipo sui quarant’anni o forse più, dalle grosse guance rubiconde adornate da due baffetti ben curati.

Lo esaminai attentamente e stranamente ebbi l’impressione che non mi fosse del tutto estraneo. Avevo viaggiato a lungo prima della guerra e siccome a quell’epoca avevo la presunzione di ricordare i volti di coloro con cui intrattenevo rapporti, credetti di ricordarmi di lui a causa di una particolarità che lo rendeva unico; aveva la palpebra sinistra che gli ricadeva per metà sull’occhio.

Si dice che la curiosità sia un obbligo per le signore e una cattiva abitudine per gli uomini, ma io ne ho sempre avuti così pochi di vizi che di punto in bianco decisi di scoprire chi fosse quel signore. E così, armato della mia sfacciataggine, mi chinai verso di lui chiedendogli se avesse dei fiammiferi. Con estrema cortesia l’uomo mi favorì quanto avevo chiesto iniziando a parlare del più e del meno, nel tentativo forse di scoraggiare quei giovani che lo avevano preso di mira.

– Abbia pazienza – Disse sottovoce – E’ una così bella giornata che non ho alcuna intenzione di rovinarmela con quei piccoli imbecilli

– Avete fatto bene. – Dissi per rincuorarlo – Non meritano di alcuna considerazione

Ci scambiammo i nostri nomi e le prime impressioni sulla musica che l’orchestrina stava eseguendo, poi decisi di sondare più profondamente il mio momentaneo interlocutore confessandogli il dubbio di averlo già conosciuto.

La cosa si risolse da se quando mi confidò di provenire da Vienna, (E questo era vero) di chiamarsi Linkmajer e con uno strano sorriso sulle labbra, confessò di avere la stessa impressione, ma di non ricordare molto di più

Collegai subito lo strano personaggio all’uomo che Winter mi aveva descritto averlo visto arrampicarsi sul muro di cinta del giardino di McSweet.

Evidentemente quella era una delle mie migliori giornate, giacché fui talmente pronto di riflessi da presentarmi come agente di una grossa ditta di vini della Sicilia.

Del tutto a suo agio, forse sentendosi in obbligo per averlo aiutato a liberarsi della tortura a cui lo avevano sottoposto quei ragazzi, mi raccontò d'essere a Roma per una breve visita di affari e che sarebbe ripartito non appena conclusi.

Chiacchierammo a lungo e più il farabutto chiacchierava più beveva. Quando mi resi conto che era prossimo a perdere la tramontana, ricondussi il dialogo su ciò che maggiormente mi interessava e lui non si fece troppo pregare. Mi raccontò che la sua missione era molto importante e che interessava un certo principe che non sarebbe stato principe e che quando due persone si disputano la stessa poltrona, possono accadere strane cose. Tutto ciò me lo confidò ridendo in continuazione di una risata grassa, ma chiaramente indice di una certa abitudine a sollevare il gomito.

Presumendo di riconoscere un uomo ubriaco divenni meno cauto e gli indirizzai qualche domanda diretta. A quel punto si mise subito sulla difensiva e nonostante il suo evidente stato di ebbrezza, sostenne che mai e poi mai aveva parlato di principi a Roma e che dovevo aver interpretato male le sue parole.

Non ci fu più verso di cavargli una parola dalla bocca e così dopo avergli chiesto scusa per l’interpretazione errata, ricominciammo a parlare d'altro. Si dimostrò molto interessato quando presi ad illustragli come avveniva la preparazione del vino marsala e come veniva conservato, bevendosi qualche verità e frottole inventate li per li.

Quando più tardi ci lasciammo mi salutò molto cordialmente e dopo avermi augurato buona fortuna si allontanò, esibendo una curiosa andatura ondeggiante, per la Via Nazionale.

Ovviamente lo seguii fin quasi al Traforo tenendomi prudentemente a distanza.

Ma vuoi per la folla che a quell’ora di domenica amava trascorrere il suo tempo passeggiando, vuoi per una certa confusione che avevo nella testa a causa del vino che ero stato costretto a bere, lo persi.

Il mattino seguente McSweet, Winter, Orfeo e il sottoscritto eravamo riuniti nell’appartamento del principe, il quale, avendo ottenuto il colloquio con sua moglie, era ora pronto a rientrare in Altair, con buona pace di Winter

L’unico a non condividere quell’atmosfera era Orfeo, poiché se ne stava in silenzio con il volto pallido e serio, sorridendo di quando in quando.

In quanto a me e a McSweet sembravamo gli unici a non avere problemi, tant’è che subito dopo aver terminato di raccontare del mio casuale incontro con Il’Ja e di quanto mi aveva riferito riguardo i due o tre giorni e ntro i quali avrebbe dovuto compiere la sua missione a Roma, che Winter borbottò un rumoroso – Bene! Tra due o tre giorni il principe sarà lontano da Roma

Povero Winter, se soltanto avesse immaginato cosa gli stava riservando il destino sarebbe stato più accorto nell’esprimersi, poiché proprio in quel momento si udirono dei passi affrettati al di la della porta che si spalancò di colpo mostrandoci la povera Luisa che rimase sulla soglia con un espressione terrorizzata sul volto.

Era spettinata, in lacrime e sembrava in piena crisi isterica.

Non appena riuscì a trovare l’equilibrio si appoggiò allo stipite mormorando con voce soffocata dal pianto

– L’hanno rapita! Hanno portato via Lilly!

Il principe, Winter e McSweet sembravano impietriti per la sorpresa. Io, che in quel momento ero in piedi, dovetti reggermi al tavolo sentendo le ginocchia piegarsi, mentre l’unico a non perdere la calma e ad avere le idee lucide fu Orfeo.

Con un balzo corse verso Luisa sostenendola. Il viso gli si era improvvisamente animato e i suoi occhi sfavillavano come braci ardenti.

Sollevò Luisa come se fosse stato un fuscello e l’adagiò sul divano, mentre con voce calma cercò di confortarla

– Coraggio, non abbiate paura, la ritroveremo e ve la riporteremo, per favore qualcuno vuol versare un cognac? Vi prego state calma, abbiamo bisogno di tutto il vostro coraggio. Dunque, siete in grado di rispondere al alcune domande?

Luisa annuì con il capo mentre Orfeo le ricompose i capelli con le mani – Con calma mi raccomando, pensate bene a ciò che vi chiederò e rispondete soltanto se ne siete sicura

Luisa accennò ancora con il capo di aver compreso.

– Vi sentite più calma?

– Si – Disse annuendo

– Dunque, da quanto hanno portata via la principessa

– Due ore fa

– Sapete chi ne è l’autore?

– Non conoscevo quelle persone

Le hanno usato violenza?

– No, almeno non mi è parso

– Bene. Quindi la principessa li ha seguiti di sua spontanea volontà

– Si

– Avevano un auto?

– Si, li attendeva fuori del cancello

– E la scorta inglese?

– Erano nella loro macchina legati e imbavagliati

– Chi vi ha condotto qui?

– Gli inglesi

– Bene, volete ancora un sorso di cognac?

– No…

– Siete in grado di raccontarci cosa è accaduto?

– Erano circa le otto, quando si è fatto annunciare un uomo, un signore non molto alto con qualcosa all’occhio

– Lo conosciamo – Disse Winter – Ma continuate vi prego

– Ha domandato di vedere la principessa per riferirle che il principe era stato gravemente ferito in un attentato

– Vi ha mostrato qualche documento?

– Ha mostrato un documento dell’ambasciata degli Stati Uniti

– Cos’altro ha detto?

– Che il principe era in casa del generale e voleva vedere la principessa.

– Maledetti! – Mormorò il principe

Orfeo gli lanciò un sguardo terribile, quindi tornò a guardare Luisa

– Avreste dovuto chiamarci, perché non è stato fatto?

– Avrei voluto, ma nel frattempo Lilly era scesa dalla sua camera e aveva sentito tutto. Non ho avuto neppure il tempo di fare nulla, ha indossato il cappotto e lo ha seguito. Ho tentato di rincorrerla, ma me lo hanno impedito adducendo che in auto non c’era posto per altre persone. Mi sono resa conto della gravità della situazione soltanto quando ho raggiunto l’auto della scorta. Dio mio! Dovete salvarla – Gridò Luisa aggrappandosi al braccio di Orfeo

– Certo che lo faremo, – Mormorò lui carezzandole i capelli con gesto fraterno – Ve la riporteremo

– Le faranno del male?

– Non credo, sarebbero dei pazzi. No, non le torceranno un capello

– Ho paura

– Non ho alcuna intenzione di nascondervi la gravità della situazione, ma vi prometto di fare quanto è nelle mie possibilità per ridarvela. Vi fidate della mia parola?

Luisa annuì

– Bene, – Sussurrò lui – e mentre ora ve ne starete qui tranquilla in compagnia di Winter, noi vedremo di organizzarci al meglio

Si voltò e dopo aver accennato a Winter di prendere il suo posto, andò a sedersi alla tavola

– Di dove cominciamo? – Chiesi

– Non abbiamo un punto di partenza, di sicuro Il’Ja non avrà lasciato tracce. – Rispose Orfeo scuotendo il capo

– Sarebbe bene informare la polizia – Disse McSweet

– No, – Intervenne Winter – non possiamo. Questa non è cosa che possa diventare pubblica

– Ed è proprio su questa eventualità che debbono aver contato – Commentò Orfeo come se parlasse a se stesso

– Credete sia ancora in città?

– Potrebbe essere già molto lontana, ma faremo ricerche in tutta la regione. Però, se fossi in lui me ne starei buono buono fin quando le acque non si siano calmate. Oh Carlo! – Sospirò guardandomi – Se tu fossi riuscito a seguirlo a quest’ora non ci sentiremmo così impotenti

– Non so come farmi perdonare. Non credevo potesse arrivare a tanto. Cosa possiamo fare?

– Inizieremo interrogando i domestici, potrebbero avere osservato qualcosa che a Luisa può essere sfuggita. Una cosa qualsiasi, magari soltanto il colore della vettura – Si avvicinò nuovamente a Luisa e con voce calma le chiese – Credete che qualcuno dei domestici abbia potuto leggere la targa dell’auto?

– Non lo so, non l’ho domandato. Non appena mi sono resa conto di ciò che era accaduto sono corsa qui.

– Avete fatto bene, in questi casi la rapidità è importante. Ora ascoltate tutti, non sarà facile, ma ho una certa esperienza di situazioni del genere, quindi se siete d'accordo assumerei la responsabilità di condurre ogni azione, siete d'accordo?

Non vi fu alcun bisogno di rispondere e ne lui attese una nostra risposta, poiché riprese subito a parlare.

– Altezza, credete di poter contare sulla fedeltà dei vostri generali? Badate! Per fedeltà intendo disposto a morire per voi

– Non su tutti

– Bene, allora telegrafate a chi è di vostra maggiore fiducia chiedendo che cerchi di intercettare ogni tipo di comunicazione tra il pretendente Vassilj e Il’Ja e che si faccia l’impossibile per conoscere il luogo ove si trova Vassilj, poiché se la principessa è uscita dall’Italia è probabile che debba trovarsi nello stesso luogo. E che nulla sia risparmiato in denaro e in lavoro. Tutto potrebbe dipendere dalla massima prontezza. Tu Carlo verrai con me in casa del dottore, desidero interrogare i domestici

– Vi accompagno – Disse McSweet alzandosi

– No, questa volta dovremo introdurci in casa senza essere visti. Ho bisogno di ascoltare un po’ delle loro chiacchiere prima di interrogarli

– Sarà un po’ difficile entrare in casa senza che se ne accorgano – Commentai io

– No se useremo l’albero

– Quale albero? – Chiesi intuendo già a cosa si riferiva

– Lo stesso che ho usato per raggiungere lo studio del dottore... Non preoccuparti, è un percorso abbastanza agevole

– Oh ma io non mi preoccupo affatto, visto che sarai tu a tirarmi fin lassù

– Ce la farai – Rispose lui senza neppure guardarmi

– Perché tutto ciò? – Domandò risentito McSweet – Siete liberi di entrare in casa mia quando volete

– Dovete convenire che sarebbe stato tutto molto più semplice se avessero avuto un complice tra la servitù – Ribatté Orfeo

– Rispondo di ognuno di loro

– Ne sono certo e mi scuso per la mancanza di riguardo, ma ne va della vita della principessa

– Beh, certo capisco.

– Sarò il più discreto possibile, ve lo prometto

– E nel frattempo io cosa dovrò fare

– Vi prenderete cura di Luisa

– Non ce n’è bisogno – Intervenne Winter – A Luisa provvederò personalmente

– Purtroppo dovrete rinviare questo piacere, – Borbottò Orfeo andandogli vicino – poiché voi dovrete immediatamente rientrare in ambasciata

– A far cosa? – Borbottò Winter, al quale non andava certo di lasciare Luisa in quelle condizioni

– Sapete fingere? – Chiese Orfeo

– Non lo so forse! – E nel dare quella risposta si voltò a guardare Luisa

– Spudoratamente?

Dopo un attimo di silenzio Winter rispose senza togliere gli occhi di dosso a Luisa – In maniera vergognosa

– Perfetto! Allora non appena sarete in ambasciata dovrete essere il più allegro degli uomini, ma vi prego di fare attenzione, è probabile che qualche uomo di Vassilj si sia infiltrato tra il personale di ambasciata e voi dovrete trovate la maniera di far intendere a costui che il principe è partito la scorsa notte per Altair. Spero che saprete essere convincente

– Una volta riuscii a vendere nel Sahara il mio cappotto di lana in cambio di un otre d'acqua

– Bene. In bocca al lupo e ci rivedremo qui il più presto possibile. Ancora una cosa; voi altezza non lasciate questo appartamento per nessuna ragione, neppure se vi recapitassero un messaggio della principessa e voi McSweet ricordate che il principe e Luisa sono nelle vostre mani

– Andate pure tranquilli

Un’ora più tardi, dopo una corsa folle per le strade ancora deserte di Roma, eravamo nella casa di McSweet e stavamo interrogando i domestici di McSweet

Ci eravamo introdotti in casa attraverso la finestra dello studio di McSweet e cautamente eravamo scesi al piano inferiore per ascoltare le chiacchiere dei domestici che se ne stavano tutti riuniti in cucina. E quando Orfeo si convinse che tra loro non poteva esserci nessun traditore tornammo fuori e suonammo alla porta di ingresso.

Come avevamo previsto nessuno di loro aveva notato nulla che potesse metterci su di una traccia e ciò era piuttosto normale se si considera che tutta l’azione si era svolta rapidamente.

– Com’era la vettura, vi ricordate almeno il colore della vernice? – Chiese Orfeo

– Scura! – Rispose una delle cameriere

– Sapreste dire di quale marca fosse? Era italiana o straniera, la targa com’era?

Non ci fu nulla da fare, nessuno aveva ritenuto di dare alla vettura un occhiata più accurata di quanto avrebbero fatto in un occasione normale.

Neppure la scorta militare seppe darci indicazioni utili e anche loro avevano buone ragioni, dopo tutto erano stati presi alla sprovvista e messi fuori combattimento.

Ma quando ormai disperavamo, improvvisamente uno dei giardinieri si ricordò che la vettura sembrava essere stata verniciata con un pennello tanto era mal fatta

– E’ già qualcosa – Osservò Orfeo – Ed avete avuto la possibilità di capire di quale colore poteva essere stata prima d'essere riverniciata?

– Beh, non ne sono sicuro, ma il colore era talmente mal distribuito che mi è sembrato di vedere qua e la alcune chiazze del colore precedente, un colore... ricordate il colore con il quale erano verniciate le macchine militari durante la guerra? Ecco, era qualcosa di molto simile

– Ho capito! – Esclamò Orfeo – Poteva essere una macchina militare riverniciata?

– Non ci giurerei, ho potuta vederla per pochi istanti

Congedati i domestici Orfeo si mise a girare per la stanza misurandone il perimetro con grandi falcate.

– Alcuni taxi di Roma sono vecchie auto residuati di guerra, potrebbe essere stato uno di loro

– Improbabile, – Dissi – Un operazione del genere richiederebbe almeno un minimo di organizzazione?

– Giusta osservazione, ma quello che è ovvio per te potrebbe non esserlo per altri. Chi potrebbe mai pensare ad un rapimento perpetrato in modo così superficiale, si, è una mossa che io avrei tentato. Riportami in centro, so a chi rivolgermi per sapere se in giro ci sono taxi di quel tipo

– Ed io cosa posso fare? – Chiesi

– Tu? Vuoi davvero rischiare?

– Beh, io non ho volato tra gli angeli, ma ti giuro che El Alamein non è stato uno scherzo

– Lo immagino. Sei davvero deciso?

– Non mi ci far pensare troppo

– Allora ascoltami bene, dovrai uscire dalla città con la macchina e percorrere la Via Flaminia, fermandoti di tanto in tanto a domandare se qualcuno avesse visto un taxi scuro, non dovrebbero passarne molti, vuoi provare?

– Perché la Via Flaminia? Potrebbero aver preso qualsiasi direzione

– Per me non hanno lasciato la città, ma se fossero stati così imbecilli da fare tutto il percorso in auto, possono essersi diretti soltanto verso l’adriatico, di li è più facile raggiungere la costa Iugoslava.

– Potrebbero aver raggiunto la costa presso Pescara

– Si, certo, ma quella strada è meno agevole che quella per Cittanova

– D'accordo, parto immediatamente

– Ehi! Nessuno ti chiede di fare l’eroe, non voglio perdere un amico, intesi? – Disse strizzandomi l’occhio – E se dovessi incontrarli devi soltanto farci una telefonata. Questo telefono sarà il centro di raccolta delle informazioni, ognuno di noi dovrà contattarlo ogni ora, siamo d'accordo?

Raccontare tutti i giri che feci, fermandomi a domandare ad ogni gruppo di case che incontravo, sarebbe veramente troppo. Comunque arrivai fino a Foligno senza avere notizie di taxi e ne tantomeno di macchine scure.

All’inizio neppure Orfeo ebbe fortuna. La persona alla quale si era rivolto gli confermò che in città c’erano molti taxi simili all’auto in questione, ma dopo qualche ora una traccia saltò fuori; uno degli autisti interpellati raccontò che alcune persone, dall’accento straniero, gli avevano chiesto se era disposto ad affittare il suo taxi senza l’autista, ma che poi non se ne era fatto più nulla.

Da quel momento Orfeo sguinzagliò per la città una muta di segugi quale nessuna polizia d'Europa si sarebbe potuto permettere. Una buona metà degli sfaccendati di Roma e delle loro interessanti amiche, si misero alla ricerca di notizie riguardanti un taxi scuro, verniciato male e di un uomo con un occhio parzialmente chiuso.

Quella stessa sera, mentre eravamo tutti nell’appartamento del principe, Winter ricevette dall’ambasciata Statunitense di Vienna un lungo telegramma cifrato.

– Bravo il nostro maggiore – Esclamò Winter sedendo al tavolo e iniziando a decifrare il messaggio – E’ in gamba il ragazzo, non ha voluto servirsi degli apparecchi di Altair o di Bratislava, ma ha preferito recarsi personalmente a Vienna

– Winter non vi perdete in chiacchiere, leggete il messaggio Pochi minuti dopo Winter aveva tradotto il messaggio.

Intercettato dispaccio proveniente da Roma via Belgrado e diretto a Vassilj Kazinczy presso il castello di Makkarin.”

Dispaccio riferisce quanto segue – “La merce è in perfetto stato ed è stata stivata con cura. Per la consegna si dovrà attendere il mare buono. Per ora rimarremo su piazza

Il dispaccio terminava con la raccomandazione di contattati tramite Jordan Ambasciata USA, Vienna

– Dunque mia moglie è ancora a Roma, Dio sia lodato! Allora la ritroveremo

– Sarà fatto il possibile – Rispose semplicemente Orfeo

– Uhm! Non lo so, – Brontolò McSweet – Roma è una grande città e quel signore non dev’essere l’ultimo arrivato

Infatti le cose si presentarono subito complicate. I giorni passarono senza che le ricerche progredissero di una virgola. Winter continuava a ricevere notizie dal suo agente di Vienna, ma le comunicazioni tra Vassilj e Il’Ja sembravano definitivamente cessate.

Trascorsero alcuni giorni e da allora Orfeo quasi scomparve, facendosi però sentire al telefono un paio di volte al giorno. Sapevamo che lavorava affidandosi ai suoi amici e quando finalmente si fece vivo nell’appartamento del principe, ebbi l’impressione che fosse più teso e preoccupato del solito.

Uscendo dall’albergo per recarsi all’ambasciata degli Stati Uniti, Winter quasi si scontrò con Orfeo che, intento a leggere il giornale, attraversava Via Veneto senza curarsi di guardare dove andasse.

– Amico mio! – Esclamò Winter facendolo sussultare – Dovreste fare più attenzione, potrebbe investire qualche povero passante

– Oh Winter! Siete voi. Come mai da queste parti?

– Io ci abito, avete già dimenticato che alloggio agli Ambasciatori?

– Scusatemi, ma stamani ho la luna di traverso

– Qualche notizia?

– Nessuna e voi?

– Nulla! Molte segnalazione, ma tutte false. Di quella macchina non se ne ha più traccia, sembra essersi volatilizzata. Cosa state leggendo di così interessante?

– Inserzioni!

– Inserzioni? V’interessa qualcosa in particolare?

– Immagino sia capitato anche a voi ricorrere a questo servizio per comunicare senza troppi imbarazzi

– Mio caro ragazzo voi mi sorprendete ogni giorno di più, giuro di non aver mai pensato ad una simile possibilità, ma ditemi, funziona davvero?

– A volte

– E avete trovato qualcosa di interessante?

– No, purtroppo no. Ci sono notizie di ogni tipo, ma nulla di ciò che ci interessa, Dove stavate andando?

– Avevo in mente di fare alcune visite, ma ci rinuncio volentieri per il piacere della vostra compagnia, se non disturbo

– Niente affatto, che idea, avevo proprio bisogno delle cure di un amico

– Un amico? Davvero mi considerate tale?

– Lo siete

– Vi ringrazio. In questi ultimi giorni vi si è visto poco, come mai? Non vi garba la nostra compagnia?

– Mi dispiace aver dato una simile impressione, sto bene in vostra compagnia, ma in questi giorni ha dedicato ogni mia energia nella ricerca di una traccia della principessa

– Siete preoccupato, lo sento

– Sto soffrendo le pene dell’inferno, non riesco a sopportare l’idea che Lilly, scusate, intendevo dire la principessa. Non so darmene pace, me ne sento responsabile

– Voi? Ma cosa dite! Voi non ne avete nessuna responsabilità

– Non sono d'accordo, io ero l’unico che avrei dovuto prevederlo, conosco molto bene quella gente

– Amico mio, voi dimenticate che l’incolumità della principessa era riposta nelle mani di suo marito e soprattutto nelle mie e non certamente nelle vostre, perdonatemi! Sono un ignobile animale

Winter prese Orfeo sotto il braccio in un atteggiamento affettuoso e quasi trascinandolo si avviò in direzione della piazza Barberini.

Quando più tardi giunsero nei pressi della galleria Colonna l’umore di Orfeo non era affatto migliorato.

– Non sarebbe male se sedessimo un momento per riprendere fiato – Propose Winter – Sono un po’ stanco e voi sembrate addirittura esausto...mio Dio! – Esclamò improvvisamente – Non voltatevi, – Sussurrò – Continuate a parlarmi ma senza voltarvi

Erano ormai giunti sull’angolo della galleria dalla parte di Santa Maria in Via, dove una piccola folla vociante era seduta ai tavoli del bar.

Prendendolo per un braccio Winter trascinò Orfeo dietro una delle colonne della galleria.

– Ora potete voltarvi! – Disse – Date una occhiata a quell’uomo seduto alla vostra sinistra, si proprio quello vicino della porta del caffé, non vi ricorda qualcuno?

– Lo vedo, ma si, è Muromec

– E’ proprio quell’animale, – Disse Winter con un ghigno sul volto – ma per carità non fate nulla. – Sussurrò Winter tenendolo ben saldo per il braccio – Se eravamo in attesa di un miracolo il padreterno deve averci esaudito. Vi prego amico mio, state calmo, non possiamo permetterci di perdere questa occasione

– Lasciate che lo prenda per il collo

– Vi giuro che ve ne darei l’autorizzazione con gran piacere, ma purtroppo non possiamo permettercelo, quell’uomo è una mina vagante, lo conosco, so bene di che pasta è fatto. Una mossa sbagliata e potrebbe essere la fine dei nostri sogni, fidatevi di me

– Cosa avete in animo di fare?

– Questo è pane per i miei denti. Con quel verme non si può barare, è troppo figlio di un cane, però posso fregarlo, scusate l'eufemismo. Ascoltate attentamente, ora farò in modo che si accorga di me

– Vengo con voi

– Assolutamente no! Lui non vi ha visto in volto quando lasciaste il giardino della casa di McSweet, quindi non dovrebbe sapere chi siete, per voi ho un altro compito

– Sicuro di aver bisogno di aiuto?

– Ne avrei e come, con quel farabutto non si è mai certi di nulla, ma voi dovrete concludere l’operazione che ora andremo ad iniziare. Dio ti ringrazio per avermi dato questa occasione, ed ora vedrete come si tratta un vecchio serpente velenoso

– Non sono d'accordo, vengo con voi

– Benedetto ragazzo, una volta tanto volete dare ascolto a chi ha un po’ più di esperienza? Ho già un piano, ora vi accomoderete a quel tavolo, di li mi pare che possiate tenerlo d'occhio senza che lui se ne avveda, ma non dovrete fare assolutamente nulla, io avrò un colloquio con lui e non so quanto rimarrò al suo tavolo, ma quando me ne sarò andato ed egli si alzerà, a questo punto dovete fare molta attenzione perché lo farà molto rapidamente, dovrete seguirlo

– Siete armato?

– Ho una due colpi nella tasca del cappotto, non uccide, ma posso fargli saltare i cosiddetti, sempre che li abbia. Piuttosto badate a non far la fine di Giuliani, tenete a mente che quell’uomo è un maestro nel far sparire le sue tracce. Ora andate a sedervi, prendete il vostro giornate e fingete di interessarvi soltanto a quello, intesi?

– Siete certo che...

– Non vi preoccupate. Mi dispiace che non possiate ascoltare il nostro dialogo, ma in cambio potrete osservare il suo volto e vi assicuro che ne vedrete delle belle. Se lo conosco bene, non appena lo avrò lasciato lo vedrete fuggire da questo locale come un fulmine impazzito. Quello sarà il vostro momento e immagino che non abbiate bisogno di raccomandazioni, ricordate che dal momento che si alzerà da quella poltroncina, la vita di Lilly sarà soltanto nelle vostre mani. Coraggio, siamo sulla buona strada

Orfeo annuì.

– E state tranquillo, riavremo Lilly più presto di quanto si potrebbe supporre. Addio amico mio, in bocca al lupo

Orfeo sedette al tavolo che gli aveva indicato Winter e aprì il giornale sbirciando al di sopra le pagine. Winter, dopo aver fatto il giro esterno della galleria ed essere rientrato sul lato della Via del Corso, avanzando lentamente e fumando distrattamente una sigaretta, non appena raggiunse il tavolo dove l’uomo era seduto, si arrestò esplodendo in una esclamazione di sorpresa

– Mi venga un colpo! Anche voi a Roma? – Esclamò ad alta voce avanzando verso di lui

Dopo un primo istante di sorpresa l’uomo lo guardò freddamente e scuotendo il capo piegò le labbra in qualcosa che aveva assai poco di un sorriso

– Generale Winter! Sapevo che eravate a Roma, ma non avrei mai immaginato di incontrarvi

– Non ditemi che la mia presenza vi rende nervoso? – Osservò Winter

– Assolutamente no! Vi vedo sempre con piacere caro amico

– Sono veramente sorpreso, Roma è una città dall’aria troppo santa per un antipapa come voi

– Non siete cambiato a quanto vedo, avete sempre voglia di scherzare. Ma perché non vi accomodate, posso permettermi di offrirvi qualcosa?

– Sarei tentato di chiedere la vostra testa, – Disse Winter accomodandosi al tavolo – Ma so già che non vi troverei d'accordo

– Mio Dio, mi detestate a tal punto da desiderare la mia morte? Spero abbiate voluto scherzare

– Evidentemente non siete ancora riuscito a comprendere la differenza tra una battuta di spirito e un desiderio. Ad ogni modo vi ringrazio, avervi visto mi ha perfino tolto la voglia di un martini. Piuttosto, quale buon vento vi ha condotto a Roma?

– Soltanto un po’ di meritato riposo

– State forse male?

– Sono soltanto stanco, questi ultimi anni mi hanno sfiancato

– Lo credo bene, non è uno scherzo doversi nascondere alle polizie di mezza Europa

– Ma non da quella Italiana. In questa nazione non ho conti in sospeso e inoltre abbiamo ottimi amici

– Oh li conosco i vostri amici rossi, ma non crediate di poter esigere il loro appoggio all’infinito. Il giorno che il popolo russo chiuderà il rubinetto delle erogazioni di danaro anche qui non avrete molti amici compiacenti

– Le vie del signore sono infinite e fino a che riceveranno regolarmente il nostro appoggio non cambierà proprio nulla, ve lo posso garantire

– Eppure prima o poi il vento cambierà, ed allora si salvi chi può

– Siete sempre stato un sognatore

– Vi sento pimpante come non mai, quest’aria deve aver fatto davvero miracoli

– Oh si, è vero, questo clima mi si addice

– Permettetemi di darvi un consiglio, fate una visita in San Pietro e fatevi benedire

– Come sta il principe? – Lo interruppe Il’Ja con un malizioso sorriso sulle labbra – Mi hanno riferito che è partito per Roma piuttosto improvvisamente

– Non vi sfugge nulla, eh? Ma dovreste sapere com’è fatto quel benedetto ragazzo, non si riesce mai a capire cosa gli passi per la testa, è probabile che anche lui avesse bisogno di un po’ di riposo e dovete convenire che di questa stagione a Roma si sta un incanto. Quando siete giunto?

– Sono in viaggio da oltre un mese. Ho scarrozzato in su e giù per l’Europa

– Affari immagino?

– Affari e piacere, non bisogna dimenticare che siamo uomini

– Voi? Oh! Ma se lo credete possibile accomodatevi e ditemi, quali affari trattate questa volta? Tratta delle bianche?

– Vi prego – Rispose Il’Ja guardandosi attorno per verificare se qualcuno avesse udito

– Perdonatemi, non credevo vi offendeste. Ad ogni buon conto se aveste necessità di un aiuto sapete dove trovarmi

– Non credo di averne bisogno, sono ospite di alcuni amici

– Immagino siano gli stessi ai quali elargite con molta indifferenza denaro del popolo russo

– Non siete cambiato affatto, siete il solito irriducibile babbeo di altri tempi

– Me lo hanno detto in molti. Pensate di trattenervi molto?

– Non credo, forse qualche altro giorno ancora. Lo avete detto voi che quest’aria fa miracoli

– Ve lo sconsiglio, quest’aria è troppo fine per i vostri polmoni, potrebbe avvelenarvi

Il’Ja rise di gusto.

– Posso fare nulla per voi – Chiese ancora Winter

– Si, una cosa potete farla – Rispose Il’Ja divenendo improvvisamente serio

– Approfittatene allora

– Ditemi come sta la principessa

– Di quale principessa parlate, non capisco – Rispose serio Winter

– Suvvia! Davvero non capite?

– Assolutamente

– Ma via generale. E’ ovvio che mi riferisco alla consorte del principe Carlo

Winter esplose in una fragorosa risata – Oh! Intendete riferirvi alla signora

– Chiamatela come volete, ma intendevo esattamente lei

– Vi sta così a cuore la sua salute?

– E a voi no?

– A me? Sinceramente la cosa mi risulta indifferente

– Eppure mi si dice che interessi assai al principe

– Ah questo è vero! Non bisogna dimenticare che dopo esser principe è anche uomo e gli affari di cuore, si sa, sono cosa importante per ogni uomo. Beata gioventù, sapeste come l’invidio

– Quel ragazzo è soltanto uno smidollato. A uomini come noi non sarebbe potuto accadere. Alla sua età noi non perdevamo tempo a far la corte alla nostra consorte, non vi pare?

– Avete detto consorte?

– Ho detto consorte, si. Oddio generale ora non venitemi a dire che non siete al corrente del suo matrimonio

Winter esplose in un altra grassa risata – Vecchio mio, riuscite sempre a sorprendermi. Il principe sposato? Vi credevo troppo intelligente per credere a questa vecchia storia del matrimonio del principe

– Voi potete anche chiamarla storia, ma a me risulta che sia la verità

Winter fece un gesto scandalizzato – Per carità!, Una cattiveria messa in giro dai Kazinczy con il solo scopo di rovinare la sua reputazione e voi dovreste saperlo molto bene. E ditemi, conoscete personalmente questa presunta consorte?

– No, ma si dice sia una borghese

– Per carità di Dio! Una borghese, ma via!

– Dunque negate l’esistenza di quella signora?

– Non nego nulla se vi riferite alla signora che il principe frequenta, ma in quanto al suo matrimonio, per favore fatevi furbo

– Ho l’impressione che quella signora non vi sia del tutto simpatica, o mi sbaglio?

– Mi è indifferente ve l’ho detto. Certo è una gran bella donna, su di questo non ho assolutamente nulla da eccepire, ma...

– Siete un pessimo bugiardo. – Lo interruppe Il’Ja – Tutta Europa è al corrente che non ne siete assolutamente entusiasta

– Ma per carità di Dio, sono miserabili calunnie. Ciò che il principe fa nel suo letto non sono affari che debbano riguardarmi. Ad ogni modo, seppure fosse vera la voce del suo matrimonio, credete che la scorsa notte si sarebbe messo in viaggio da solo per far ritorno in patria?

– Il principe è partito? Ma allora l’uomo che per mio conto sorveglia la sua casa dev’essere più bugiardo di voi, poiché giura che sua Altezza è ancora a Roma. Non credete che sarebbe meglio se giocassimo a carte scoperte? Cos’è, vi ho sorpreso?

– Mi sorprende sapere che avete buone carte in mano, di solito usate bluffare

– Suvvia smettetela, non vi si addice la parte dell’ipocrita. Sapete bene quanto me che la principessa in questo momento è al sicuro in mano mia. E vi posso assicurare che me la terrò ben stretta fino a che lo riterrò opportuno

– Vale a dire? – Chiese Winter divenendo improvvisamente serio

– Fin tanto che sarà necessario tenere il principe lontano da Altair – Replicò sfacciatamente Il’Ja

– Ma se vi ho appena detto che Carlo è ripartito in aereo. A quest’ora sarà di già ben seduto sul suo trono

– Può darsi che sia come voi dite, ma io terrò ugualmente la signora al sicuro.

Detto ciò Il’Ja ciondolò il capo elargendo un sorriso che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere ironico – State invecchiando amico mio. Siamo più che certi che il principe si trovi ancora a Roma a curare i suoi interessi piuttosto che quelli ben più importanti del suo popolo e se davvero il principe fosse rientrato in patria, dovrebbe incontrare qualche difficoltà a spiegare loro per quale motivo ha preferito curare gli interessi di una borghese

– Si è borghesi fin tanto che non si acquista un titolo

– Sciocchezze! Sapete quanto me che quella signora non potrà mai regnare al suo fianco. Ed è un vero peccato che quel trono debba rimanere vacante, quando tra di noi c’è qualcuno che lo meriterebbe. Mi dispiace amico mio, ma questa volta siamo noi ad avere in mano le carte migliori

Winter si protese verso l’uomo con l’occhio offeso.

– Cosi stanno le cose infatti. Ma in sostanza cosa proporreste?

– Nulla e voi?

– In effetti avrei una proposta da fare

– Bene, sentiamola

– Prima rispondete ad una mia domanda

– Avanti

– Cosa vi è stato promesso in cambio di questa infamia

– Non comprendereste

– A quanto pare neppure voi dovete comprenderlo, noto nella vostra voce un certo accenno di amarezza

– Sentiamo la vostra proposta

– Ancora una cosa, perché lo avete fatto?

– Suvvia generale, volete burlarvi di me?

– Niente affatto, mi risulta che non siate più il beniamino vi Vassilj

– Non vi si può nascondere nulla. E’ vero, da un po’ di tempo ho perduto la sua fiducia

– Mi dispiace

– Oh! C’è poco da dispiacersi. Per la verità non ho più grande simpatia per quel grassone e i suoi guerrieri da strapazzo

– Ah! Forse intendete dire che sareste disposto a... come dire, saltare il fosso?

– E’ questa la vostra proposta?

– E se lo fosse?

– Non vi crederei. Dovrebbe essere Carlo a propormelo

– Ma cosa vi fa credere che il principe possa proporvi qualcosa?

– Credo sia ora di smetterla con le schermaglie e rispondete sinceramente, la vostra è una vera proposta o fate tanto per parlare?

– Ho carta bianca

– Sapete bene che è soltanto una questione di prezzo

– Qual è il prezzo? – Chiese Winter

– Non sarà eccessivo. – Rise Il’Ja nervosamente – Mi accontenterei di un comodo incarico a corte, di una sommetta per pagare i miei debiti e assicurarmi la vecchiaia, niente altro. Vi pare troppo?

– Davvero modesto! Il vostro valore è simile a quello di un maialino

– Smettetela di offendermi! Ma davvero credete che abbia intenzione di servire un gruppo di banditi quando potrei servire il principe regnante? Datemi ciò che vi ho chiesto e mando al diavolo Vassilj. Sono vecchio ormai e sono stanco di intrighi e sotterfugi

Winter sembrò riflettere per qualche istante

– E quale garanzia avremmo della vostra fedeltà. Come potremmo essere certi che non ci vendiate a Vassilj e ai suoi amici rossi?

– Vi garantirebbe la mia parola di onore

Winter si mise a ridere – Via, ora state scherzando. – E vedendo che l’altro arrossiva borbottando un imprecazione, si protese ancora verso lui e continuò – Conosco la vostra fama da molti anni, personalmente avevo sentito raccontare delle vostra gesta nelle peggiori bettole e prostiboli di tutta Europa. Mi dissero che eravate bugiardo, ricattatore, baro e marito compiacente…Oh oh! Se fossi in voi non tenterei alcuna mossa e terrei le mani bene in vista sul tavolo. In questo preciso istante ho una pistola puntata sui vostri attributi, ammesso che li abbiate mai avuti

– Non siate sciocco. State calmo, non ho alcuna intenzione di creare confusione

– Tanto meglio, però vi tengo ugualmente sotto tiro. Stavo terminando di dire che siete l’anima dannata al soldo di delinquenti di alto grado. Non c’è cosa vile che non siate pronto a compiere per compenso, perfino offrire a garanzia di lealtà la vostra parola di onore. E mi è davvero difficile capire come Vassilj possa ancora fidarsi di voi. Ma forse vi tiene al suo fianco perché probabilmente gli rammentate d'essere nati nello stesso porcile

Il volto di Il’Ja era divenuto addirittura demoniaco e la mano che teneva il pesante bicchiere di birra tremava vistosamente.

Winter aveva sicuramente fatto conto su alcuni militari americani poco distati dal loro tavolo

– Se fossi in voi non farei nulla di troppo rumoroso – Mormorò Winter indicando con il capo dietro le sue spalle – Quegli ufficiali americani che siedono alle vostre spalle non sono gente che gradiscano tipacci come voi

– Me la pagherete. – Disse Il’Ja con voce tremante dall’ira e tuttavia sommessa. – La donna è in mano mia e pagherà lei per le vostre ingiurie

Il volto del generale divenne di marmo e gli occhi gli brillarono sinistramente.

– Non provateci, a voi interessa tenere il principe lontano da Altair, ma se per vostra disgrazia dovesse accadere qualcosa a quella signora, cosa di cui vi credo capace, sareste un uomo morto. Se soltanto oserete torcerle un capello giuro che vi darò personalmente la caccia e quando vi avrò nelle mie mani vi strapperò anche l’altro occhio. Sapete bene che non amo minacciare invano, ricordatevi che avervi lasciato l’uso di un occhio è stato per concedermi il piacere di togliervelo in un secondo momento. Per ora non ho altro da dirvi, ma per il piacere di aver goduto della vostra compagnia vi offro un consiglio, un buon consiglio, non bevete troppo quando siete in compagnia di sconosciuti. Un certo signor Villani dice cose molto strane di voi. Ed ora caro Il’Ja vi lascio. Date retta a me, curate la vostra salute

Winter sorrise vedendo la faccia sbalordita di Il’Ja. Poi sbadigliò leggermente e raccolti i guanti dal tavolino si alzò allontanandosi

Continua...



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