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lavoro pubblicato mercoledì 11 novembre 2015
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia - 7

di Legend. Letto 436 volte. Dallo scaffale Amore

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Storia - 7

7°)

Quanto accadde in casa di McSweet mi fu raccontato dettagliatamente da Luisa qualche giorno più tardi, quando mi recai a farle visita.

Quando la cameriera le annunciò che un signore desiderava vederla, lei arrossì credendo fosse Winter

– Quel signore può sempre entrare – Rispose – Non avete bisogno di domandarmelo

Ma quando l’uomo entrò in salotto si rese subito conto che non somigliava al generale.

– Il principe Carlo! – Esclamò – Altezza non avreste dovuto venire fin qui. Il generale Winter è al corrente della vostra visita? Mio Dio voi non potete rimanere, se vi vedesse Lilly sarebbe la fine

– Ho necessità di parlare con mia moglie! – Replicò il principe – Debbo dunque essere messo da parte anche da voi? In fondo credo che ogni marito abbia il diritto di vedere sua moglie, non vi pare? Per favore Luisa, cercate di capirmi, non posso continuare a sopportate che un altro uomo rappresentare la mia parte e prendersi il cuore di mia moglie. Vi prego, lasciate che la veda

– Non posso permetterlo – Ribatte Luisa – Il dottore lo ha proibito

– Comprendo le vostre premure, ma è mai possibile che nella mia vita debba esserci sempre qualcuno pronto a dirmi ciò che debbo o non debbo fare? Io non chiedo la luna, ma soltanto vedere mia moglie, vi prego.

– Altezza non fate così, ve ne scongiuro. Solo Dio sa se noi tutti deploriamo di esserci trovati nella necessita di ricorrere a questo ignobile inganno, ma non è stato per nostro desiderio. Siate ragionevole e lasciate questa casa prima che possa capitare il peggio. Altezza vi prego, cercate di capire, Lilly non può venire a conoscenza della verità così bruscamente, potrebbe soffrirne la sua ragione. Vi è stato promesso che sarà fatto, ma occorre farlo cautamente, occorre del tempo, per favore, vi prego

– Cautamente? Tempo? Intendete dire che questa commedia potrebbe continuare? Mio Dio Lilly! – Esclamò il principe guardando oltre le spalle di Luisa

Luisa si voltò e rabbrividendo vide Lilly sulla soglia che guardava stupita ora la cugina e ora lo sconosciuto.

Per un attimo parve che la principessa fosse incapace di ogni reazione, ma poi si mosse avanzando verso i due e finalmente, rivolgendosi allo sconosciuto, chiese con voce decisa.

– Cosa intendete dire parlando di una commedia e di vostra moglie che vede quotidianamente un altro? Luisa puoi darmi tu una spiegazione?

Luisa lanciò un occhiata furibonda al principe e strinse il braccio della cugina

– Nulla mia cara, nulla. Sono soltanto chiacchiere. Vieni, ti accompagno nella tua stanza

– Chi è questo signore? – Insistette la principessa

– Un amico del principe, è qui per vederlo. Immagino che sia per problemi politici. Cose che non possono interessarci. Vieni cara, vieni via

La principessa non si mosse. Si liberò dolcemente, ma con fermezza della mano di Luisa e riprese a parlare senza distogliere lo sguardo dal volto dell'uomo.

– Non cercare di condurmi via, ho bisogno di capire qualcosa che mi sfugge. E voi signore non vi ho già visto in giardino alcuni giorni fa? Ma si! Eravate infuriato, oh che strano! Più vi guardo e più mi sembra di avere nella mente il ricordo del vostro volto. Perché mi siete così stranamente famigliare?

Lilly si mise una mano sulla fronte come per raccogliere quei ricordi che le sfuggivano

– Ditemi chi siete? – Proseguì – Vi conosco oppure il vostro ricordo è uno scherzo della mia memoria? Non volete aiutarmi?

Il principe guardò Luisa che gli fece un gesto disperato con il capo

– E’ vero, mi conosci, – Disse egli con voce roca – Sono Carlo Ferdinando Hubner, principe di Altair, tuo marito!

Il volto della principessa assunse un’espressione accigliata e la sua persona sembrò vacillare. Si portò una mano alla bocca e per un attimo rimase indecisa, poi si volse verso Luisa, ma vedendo che lei singhiozzava silenziosamente tornò a guardare lo sconosciuto.

– Voi il principe di Altair? Mio marito? – Sussurrò con voce bassissima – No signore, vi posso assicurare che siete in errore. Ma che scherzo è mai questo? Non sto sognando, vero Luisa? Quel volto io lo conosco. In nome di Dio Luisa svegliami, cosa vuol dire tutto ciò? Perché quest’uomo si proclama mio marito? Ma allora, chi è il mio principe?

Luisa la strinse a se – Ascolta, debbo dirti alcune cose

– Non alcune cose, – Sussurrò Lilly con voce divenuta improvvisamente gelida distaccandola da se con una mossa brusca – Devi dirmi la verità, devi dirmi che quest’uomo è pazzo

– Quest’uomo è veramente il principe di Altair, oh non fare così, ti prego amore calmati, lascia che ti spieghi. Il principe era bloccato in Altair da necessità politiche e non poteva allontanarsi, ma tu stavi cedendo alla pazzia, eravamo disperati. Pensammo che se qualcuno avesse preso il posto del principe le tue condizione sarebbero potute migliorare

Il silenzio s’impadronì della stanza fin quando la voce della principessa non chiese

– Dimmi chi è l’uomo che ho visto in tutti questi giorni

– Non è importante cara

– Può darsi ma da ora deciderò io cosa sia o non sia importante. Chi è?

– Il suo none è Dellavalle, Orfeo Dellavalle

La stanza cadde nuovamente in un intollerabile silenzio, prima che si udisse la sua voce chiedere

– Perché mi hai fatto questo?

– Aspetta cara non far viaggiare la fantasia. Vorrei che tu riuscissi a capire che se ti abbiamo ingannata è stato per il tuo bene

– Mi avete tradita! – Sussurrò lei con voce amara

– Non ti abbiamo tradita, lo abbiamo fatto per salvare la tua ragione

Lilly fissò gli occhi colmi di lacrime di Luisa e parve volervi leggere disperatamente una verità diversa. Poi rispose a bassa voce.

– Non è vero, state mentendo, non può essere vero. Il mio Carlo non è mio marito. Oddio Luisa, ma come può essere stato così vile, non è possibile, perché avrebbe dovuto mentirmi?

– Ciò che ha fatto ti ha salvato la vita

In quell’istante il principe le tese le mani, ma lei indietreggiò di qualche passo appoggiandosi alla parete

– Vi prego, no! Non avvicinatevi, io non voglio, non voglio – Urlò

– Temevamo per la tua vita, eravamo disperati – Disse ancora Luisa ponendosi tra lei e il principe

– Non dovevi. – Ansimò Lilly – Avreste dovuto lasciarmi morire. Come hai potuto? Tu, la donna che mi ha fatto da madre e alla quale ho confidato ogni mio più intimo segreto

– Per amore, l’ho fatto perché ti amo

– Mentire per amor mio? Farmi rimanere ogni giorno con lui perché imparassi ad apprezzarlo, ad amarlo. Lo sai cos’ha fatto questo tuo amore? Ha commesso un’infamia

– Dovevo salvare la tua ragione

– E’ dunque la ragione o la salute del corpo la vita di una donna? Siete stati dei vigliacchi! E lui, quel…quell’uomo che sapeva di non essere mio marito ora possiede per intero la mia anima. E’ dunque questo che avete fatto per amor mio? Mi avete tolta l’anima. E ora un altro uomo viene a pretendere una moglie. Non è possibile, non ho più nulla da dare a nessuno

Si volse verso la parete e scoppiò in un pianto soffocato e così rimase per qualche tempo, col viso appoggiato alla parete.

Luisa e il principe si guardarono disperati non sapendo cosa fare. Subito dopo Lilly si volse verso di loro, era pallidissima, ma apparentemente sembrava avere riacquistato la calma.

– A quanto pare signore, – Disse senza alzare gli occhi – Se mi è stata riferita tutta la verità di questa commedia, voi siete mio marito

– Perdonami, non volevo causarti tanto dolore

– Non avete nulla di cui farvi perdonare e se fossi ancora capace di qualche sentimento, mi rammaricherei per la vostra situazione, poiché, a quanto sembra, fino ad ora non vi ho dato che ansietà e dolori. Ma vi prego, siate generoso, ora mi sarebbe impossibile parlare del nostro vincolo. Ho bisogno di riflettere, sono come fuori del mondo, dovete capire il mio mondo l’ho appena perduto. L’uomo di cui mi fidavo e che avevo imparato ad amare mi ha ingannata e voi dovrete perdonarmi se ora io non ho più amore da dare a nessuno.

– Dammi il tempo necessario, potremo spiegarci

– Certo, avrete tutto il tempo del mondo ma non m’importa cosa avverrà di me poiché tutto ciò che era la mia vita è miseramente naufragata.

– Lilly ti prego, non fare così

– Abbiate pietà di me, sento il bisogno di restare sola, potrei pregarvi di lasciarmi? Tra qualche giorno vi vedrò ancora e se vorrete parleremo. Non so bene di cosa, ma se vorrete parleremo, ora siate buono, lasciatemi sola con il mio dolore

Il principe diede un occhiata a Luisa e al cenno che lei fece con il capo, uscì in silenzio dalla stanza.

Non appena la porta della stanza si chiuse alle spalle del principe, Luisa si inginocchiò ai piedi di Lilly stringendole le gambe.

– Non mi toccare, te ne prego – Disse lei in tono freddo e risoluto – Non voglio che mi tocchi. Non posso sopportarlo. Tu sapevi e hai contribuito a rovinare per sempre la mia vita, non potrò mai perdonarti. Forse non ti odio, ma certo non ti amerò più, ti prego, lasciami

Con uno scatto Lilly si sciolse dall’abbraccio e lentamente si diresse verso la porta. Giunta sulla soglia si fermò voltandosi verso Luisa che piangeva dirottamente e soggiunse

– Per favore, non fare mai più il nome di quell’impostore in mia presenza

Ed uscì.

Erano trascorsi due giorni dalla improvvisa visita del principe a sua moglie, ed io ero con Orfeo nella sua camera tentando di distrarlo.

– Cosa? – Fece stancamente Orfeo – Cosa accadrà lo sa soltanto il cielo, Winter si è messo di nuovo a stringere di assedio il principe

– Beh, speriamo che riesca a convincerlo

– Sta sbagliando, non è certo Winter la persona in grado di comprendere cosa passi nell’animo del principe

– Dette da te queste parole suonano molto strane

– Forse hai ragione, ma questa è la mia natura. Se io fossi il principe potrei anche uccidere l’uomo che avesse tentato di rubarmi la moglie! Winter non sa cosa prova un uomo innamorato

– Per carità fa che non ti senta! Io invece credo che la cosa migliore sia che il principe riparta immediatamente

– Il principe ha promesso di tornare in Altair non appena riuscirà ad avere un altro colloquio con la principessa

– A quale scopo? Possibile che non voglia capire

– Siete voi a non voler capire, è un suo diritto conoscere le intenzioni della principessa

– Hai idea di cosa deciderà la principessa? – Chiesi

– Non lo so, ma vorrei che scegliesse di andare con lui, dopo tutto è suo marito

– Sei davvero strano oggi. Alcuni giorni fa non parlavi così, sembra quasi che tu abbia abbandonato ogni speranza

– Sai che non è vero, ma è giusto così. Per il suo bene mi auguro che decida di seguirlo

– Ma non lo ama

– Che notizie hai di lei? Sei stato ancora in casa di McSweet? – Chiese lui forse per interrompere l’argomento

– No e debbo confessarti che ne ho un certo timore. Per la verità ieri mi era venuta l’idea di recarmi a far visita a McSweet, ma il mio editore mi ha bloccato per tutta la giornata, Vuoi che vada ora? A quest’ora McSweet è in ospedale, avrei una scusa per parlare con Luisa. Te la senti di venire con me?

– Se verrei? Oddio si che verrei ma Lilly potrebbe vedermi e le farei ancora del male, vai tu e portami buone notizie

– Cosa desideri sapere?

– Soltanto del suo stato di salute

– Spero di rientrare per le prime ore del pomeriggio. Ti troverò ancora in casa?

– Sarò qui!

#

Luisa era nel salotto quando mi feci annunciare.

– Spero di non disturbare, avevo bisogno di vedere McSweet, ma mi dicono che è in ospedale

– Nessun disturbo, è sempre un piacere ricevere gli amici. Accomodatevi vi prego

– Come va la salute della principessa? – Chiesi stringendole la mano e scoprendo nei suoi occhi tracce di pianto

Lei sorrise e annuendo mi fece cenno di sedere accanto a lei

– Luisa cosa c’è, non vi sentite bene? – Domandai

– Caro amico sto impazzendo dal dolore, Lilly non rivolge più la parola ne a me ne al dottore

– Ma voi siete per lei una madre

– Io sono soltanto la donna che prese nel suo cuore quel posto quando la poveretta morì, ma evidentemente non deve essere la stessa cosa. Un legame di sangue non si può inventare e dopo quello che le ho fatto non potrà mai perdonarmi. Sono disperata credetemi, se dovesse mancarmi il suo affetto io...

– Mi dispiace, la principessa ha forse avuto una ricaduta?

– No, al contrario, ora sembra possedere una gran forza. McSweet dice che è l’ira e il risentimento a sostenerla e infatti è terribilmente irritata come sa esserlo soltanto lei, è fredda e terribilmente pungente

– Ma voi non c’entrate nulla

– Io avrei dovuto proteggere i suoi sentimenti ed ora si sente profondamente umiliata per ciò che ha potuto dire a colui al quale aveva aperto il cuore. Amava quell’uomo come soltanto può accadere la prima volta nella vita di una donna e vi posso assicurare che il sentimento che gli era sbocciato nel cuore è stato il suo primo amore

– Mi dispiace

– È una statua di marmo, ha proibito a chiunque di fare il nome di Dellavalle. Povero il mio piccolo passerotto, soffre davvero come non meritava

– Cosa possiamo fare?

– Dovremmo poter intimare al tempo di tornare indietro e ricominciare tutto daccapo

In quell’attimo si aprì la porta ed entrò la principessa.

– Cercavo il mio libro di poesie – Disse, stando sulla soglia – Lo hai visto da qualche... – Dicendo quelle parole lei mi guardò per un attimo perplessa, come se cercasse nella sua mente un ricordo da collegare al mio volto – Ah, signor Giuliani! Non sapevo che foste in casa

– Non volevo disturbare – Risposi inchinandomi

– Ma no, che sciocchezza, Luisa vi avrà detto che siete il benvenuto. Sapete che è proprio una delle vostre raccolte di poesie che sto disperatamente cercando da stamani. Ho un grosso debito nei vostri confronti, le vostre poesie sono state mie buone compagne durante la malattia

Poi, notando sulla scrivania il libro che stava cercando, lo prese voltandosi nuovamente verso di me

– Un giorno, – Disse con voce stanca – Quando il tempo avrà ricucito le mie ferite, avrei piacere di parlare con voi, alcune delle vostre poesie sono così difficili e così tristi

– A giorni uscirà dalla stampa una nuova raccolta e se siete d'accordo sarà mia premura recapitarvela personalmente. Sono certo che queste sapranno essere meno tristi

– Qual è il loro tema?

– Le sembrerà banale ma ricalcheranno i temi precedenti

– L’amore, l’amicizia e i sentimenti?

– Ma questa volta non saranno soltanto esperienze soggettive

– Capisco. Vi ringrazio, siete sempre molto gentile e se vi sarà possibile non dimenticatemi – Sussurrò.

Quindi salutandomi con un breve cenno del capo, uscì ed io restai a guardarla fin quando non scomparve al di la della porta.

In quel momento compresi ciò che Luisa aveva voluto intendere. Lilly pareva non aver sofferto fisicamente della grave scossa, ma il suo volto e la sua persona non erano più gli stessi, sembrava come se la sua stessa natura fosse stata in qualche modo alterata.

Ebbi l’impressione che fosse divenuta più alta e che il suo volto, tornato ad esprimere un pallore mortale, ora avesse in se una fredda maestà che teneva tutti inspiegabilmente a distanza.

Anche il tono della sua voce, pur essendo come sempre melodioso e chiaro, era divenuto gelido.

– Avete visto? – Esclamò Luisa quando fummo di nuovo soli – Ora non vi meraviglierete se nessuno osa avvicinarsi a lei e parlarle. Che impressione ne avete avuta?

– Ho letto nei suoi occhi un dolore immenso che mi ha spaventato. Beh... ora debbo proprio andare

– Resti ancora la prego, la sua compagnia mi è di conforto

– Le prometto che tornerò a farle visita

– Ho bisogno di parlare con un amico, ho l’animo colmo di amarezza

– Ma voi non avete alcuna colpa in questa storia, voi come Orfeo vi siete piegati al volere degli altri per amore della principessa

– Avrei dovuto oppormi. Una vera madre avrebbe capito che le avremmo fatto soltanto del male

– Luisa vi prego, cercate di ragionare. Non fatevi sommergere da sentimenti così terribili. Avete fatto quello che in quel momento avrebbe fatto sua madre, non statevi a torturare, vedrete che con il tempo la principessa tornerà ad essere quella stupenda figliola che era

– E’ così grande il suo dolore che non sarà sufficiente una vita per chiederle perdono

– Perché non tornate nella vostra casa, forse riuscireste a superare questo momento

– E lasciare la mia bambina? Oh no, ma che dite! Ho già commesso l’errore della mia vita. E se non sarà lei a cacciarmi le rimarrò umilmente e devotamente accanto

– Perché non pensate un poco anche a voi?

– Non c’è nulla di me che possa interessarmi

– Posso permettermi una provocazione?

– Non capisco, a cosa vi riferite?

– Ad una mia impressione

– Sulla mia persona?

– In generale, anche se sono certo vi riguardi personalmente

– Fate pure

– Sapete che la mia professione mi obbliga ad interpretare ciò che vedo attorno a me

– Sapete farlo in maniera splendida

– Vi siete accorta come in questi ultimi tempi Winter sia letteralmente caduto in una sorta di innamoramento nei vostri riguardi?

– Ma per carità, che sciocchezze dite

– In effetti in un primo momento anch’io ho creduto di aver male interpretato certi piccoli segnali, ma conoscendolo ormai profondamente sono giunto alla conclusione che vi ho appena accennato

– Vi state sbagliando, il generale Winter è soltanto un buon amico

– Allora come non detto e vi prego di scusarmi

– Mi onora sapere di avere amici che sanno leggere così chiaramente nel mio animo. Mia madre usava ripetere che i buoni sentimenti degli altri non possono che onorarci

– Spero di potervi vedere ancora

– Siete un amico, la porta di questa casa vi sarà sempre aperta

– Vi ringrazio, ma ora debbo proprio...

Un rumore improvviso alle mie spalle mi costrinse ad interrompere la frase e a voltarmi, per osservare nuovamente Lilly entrare nella stanza.

– Signor Giuliani, non ve ne andrete spero. Ho da chiedervi un servizio da amico, ma prima permettetemi di domandare scusa a mia cugina

Detto ciò si avvicinò a Luisa e inaspettatamente le carezzò una guancia.

– Riuscirai a perdonare tutte le brutte cose che sono stata capace di dirti? Non le pensavo sai? Dovresti conoscermi, tu sai che se dono il cuore è per sempre. Forse non potrò mai più amare nessuno, ma non te, io ti appartengo indissolubilmente

Le due donne si strinsero in un abbraccio silenzioso costringendomi a voltarmi imbarazzato e quando la principessa si volse verso di me mi parve che il suo sorriso fosse meno triste. Mi guardò per un attimo come se stesse cercando le parole da dire

– Come sta? – Domandò in un sussurro

Immaginando che non si riferisse alla mia salute mi limitai ad annuire stringendomi nelle spalle

E lei, comprendendo il senso del mio cenno, mi sorrise e voltandosi si allontanò in silenzio.

Quando tornai da Orfeo lo trovai in procinto di uscire.

– Quali novità? – Chiese

Gli raccontai quanto accaduto.

– Voglio tornare ancora in quel giardino, – Disse improvvisamente – A quest’ora non ci sarà nessuno che possa vedermi, la principessa riposa. Ho bisogno di sedermi ancora una volta su quella panca

E prima che potessi intervenire nel tentativo di dissuaderlo, egli girò sui tacchi avviandosi verso la porta

– Non fare il bambino, – Gli gridai rincorrendolo per le scale – Sai cosa potrebbe accadere se ti vedesse?

– Non mi vedrà – Rispose senza fermarsi

– Permettimi allora di accompagnarti

– Non posso impedirtelo – Fu la sua laconica risposta

Raggiungemmo al villa con la mia auto e per tutto il tragitto tentai l’impossibile pur di farlo recedere da quella pazza idea.

– Debbo farlo – Rispondeva immancabilmente lui

– Ma per tutti i diavoli! – Esclamai – Non c’è più alcun motivo che ti spinga in quel giardino

– Forse e come dici tu, ma debbo farlo ugualmente, poi scomparirò per sempre

Vista inutile ogni dissuasione tentai almeno di suggerirgli quel minimo di precauzioni che avrebbe dovuto prendere – Fai attenzione – Gli raccomandai – Dalla sua camera può vedere quella parte di giardino

– Non preoccuparti – Rispose lui guardando fuori del finestrino

– Riesci a capire che stai per commettere un imprudenza – Continuai

– Perché non vieni anche tu? – Chiese lui guardandomi serio – Se vedesse anche te può darsi che...

– No grazie. – Replicai – Se la tua vita fosse in pericolo lo farei senza neppure attendere il tuo invito, ma non questa volta

E benché scendendo dall’auto egli mi pregò di tornare in città, io disattesi l’invito e mi preparai ad attenderlo.

#

Orfeo si avviò lentamente lungo il viale fra i cespugli di lilla e i castagni, procedendo a capo chino verso la panca macchiata di muschio e annerita dal tempo. Ma quando vi giunse e sollevò lo sguardo per guardarsi attorno il suo cuore sembrò fermarsi.

– Chiedo scusa. – Balbettò a voce talmente bassa che sembrò mancargli – Non vi avevo vista. Credevo che a quest’ora non avrei disturbato nessuno

– Invece lo avete appena fatto – Rispose freddamente la principessa

– Scusatemi, vi lascio immediatamente – Mormorò lui facendo l’atto di voltarsi

– Un momento! – Esclamò lei alzandosi accigliata e guardandolo con gli occhi semichiusi e la bocca segnata da una piega sdegnosa – Io non so cosa vi sia stato riferito riguardo i miei sentimenti nei vostri confronti, ma dal momento che me ne date l’opportunità vorrei manifestarli personalmente

Orfeo finse di non aver udito e proseguì allontanandosi, ma lei lo richiamò con una esclamazione.

– Ma già! Questo discorso non vi garba, vero signor principe?

A quelle parole Orfeo si voltò tornando a guardarla.

– Non avete nulla da dire? – Chiese lei

– Vorrei non farlo per non offendere i vostri sentimenti, ma se insistete intendo confermarvi che mi è stato riferito ogni minimo particolare, compreso il vostro giudizio nei miei confronti. Naturalmente avete tutte le ragioni, il vostro disprezzo è più che legittimo

– Il mio disprezzo dite? No signore, io non vi disprezzo, vi odio

– Comprendo il vostro stato d'animo e me ne dolgo, ma non desidero scusarmi. Quanto vi ho fatto è stato un atto odioso, ma era l’ultima possibilità per difendere il vostro interesse

– Siete convinto di ciò che dite? Mio Dio siete un mostro!

– Ne sono talmente convinto che se fosse necessario non esiterei a ricorrervi di nuovo

La principessa scosse violentemente il capo. – A stento posso comprendere l’interesse professionale di McSweet o quello politico di Winter, posso anche giustificare il comportamento di mia cugina. Nei loro intenti forse non c’è nulla di imperdonabile, ma che voi siate riuscito a parlarmi di amore, giorno dopo giorno, vedendo quanto mi stavo attaccando a voi è imperdonabile. E’ orribile ciò che mi avete fatto, è stato così abietto, così spregevole e infame che... E pensare che ho creduto di amarvi. Mio Dio quanta viltà, quanta bassezza, quanta ipocrisia in quelle vostre parole d'amore. Con l’inganno mi avete indotta a donarvi il mio primo amore

– Vi ho rispettata signora

– Non l’avete fatto invece, ed è atroce pensare che una volta rappresentata la vostra parte ve ne tornavate nella vostra tana a ridere di me e di quanto mi avevate indotto a dire. Dio quanto disprezzo me stessa e come mi fate ribrezzo! Neppure tutta l’acqua di questa pianeta potrà lavare l’olezzo che avete lasciato attorno a me

Orfeo era divenuto pallidissimo e quando parlò la voce gli tremava.

– Voi credete che io rappresentassi la parte dell’innamorato assieme a quella del marito? Credete davvero che fosse una commedia anche il mio amore? Davvero lo credete?

– Si – Rispose lei con voce aspra

– Disprezzatemi pure, ma non riuscirete a macchiare quanto di bello è nato nel mio cuore

– Voi avete un cuore? – Chiese lei

– Il sentimento che ora vi alberga è il più grande e puro che possa mai aver visto la luce del sole

– Persistete nell’offendermi! – Esclamò irritata la principessa – Ancora continuate la vostra infame commedia e ad insultarmi protestando il vostro amore? Provo una profonda pena per voi signore, le vostre labbra non sono degne di pronunciare quella parola

– So bene di non meritare la vostra pietà, ma voglio dirvi che mai e poi mai vi ho mentito parlandovi del mio sentimento, non lo avrei posto sulle labbra per la prima volta nella mia vita se non fossi stato certo che la donna alla quale lo donavo lo avesse meritato

Lilly si voltò come se non avesse voluto ascoltarlo e rispose

– Non credo più alle vostre parole e non potrò mai più avere fiducia in alcun uomo. Vedete cosa avete fatto di me col vostro preteso amore? – E nel dire quelle parole si voltò a guardarlo

– Io mi odio per quanto vi ho fatto, non meritavate di incontrare uno sciagurato come me – Sussurrò lui senza guardarla

– Lo ammettete allora?

– Se questo può rendervi la tranquillità non mi tirerò indietro

– Voi non sapete neppure dove sia l’onore

– Ora signora state commettendo un errore. Io so perfettamente dove ho riposto quello che mi avete affidato

– Non fatemi vergognare più di quanto non lo meriti, un vero uomo saprebbe restituire quell’onore

– Avete ragione, in quanto a questo provvederò molto presto

– E come farete di grazia?

– Posso rendervelo soltanto offrendovi la mia vita

– Non siete altro che un commediante, ecco cosa siete, non avete sentimenti, mi fate una gran pena

– Posso domandarvi per quale motivo questa mattina siete venuta a sedervi su questa panca? – Domandò Orfeo

Lilly arrossì violentemente. – Non credo che vi debba alcuna spiegazione. Io posso scendere nel mio giardino ogni volta che ne senta il bisogno, voi piuttosto! Come vi siete permesso di domandarmi ragione di ciò che faccio, chi siete voi?

– Consideratemi un brutto sogno, ma prima che vi liberi della mia presenza vorrei pregarvi di un favore

– Non vi concedo alcun favore

– Questo dovrete concedermelo per il vostro bene; vostro marito, il principe di Altair è un uomo leale e vi ama. Egli ha lasciato il suo paese sapendo di rischiare la vita per venire da voi, non abbandonatelo, non lo merita e quando il vostro dolore sarà scemato, dategli ascolto

– Oltre che volgare e ignobile siete presuntuoso. Cosa vi fa credere che non possa dare a mio marito ciò che gli spetta

La principessa lo guardava con uno sguardo terribilmente irritato. Poi notando Orfeo abbassare il volto sul petto, domandò in tono ironico.

– Ma ditemi, vi ha mandato forse lui a perorare la sua causa? Rientra anche questo servizio nell’impegno preso? Non avete nulla da rispondere? No? Allora signore debbo confessarvi che ora state rappresentando male la vostra parte. Cosa ne avete fatto del vostro puro sentimento se ora mi spingete tra le braccia di un altro? Mancate di logica e in questo caso mi pare che guadagniate male il vostro salario. – Ma non appena dette queste parole la principessa chiuse gli occhi mordendosi il labbro inferiore.

Orfeo sollevò il capo guardandola. Aveva gli occhi lucidi e il volto teso e sembrò fare un notevole sforzo per risponderle – In questo giardino mi diceste di non conoscere l’amore, ed io vi risposi che il mio sarebbe bastato per tutti e due

– Veramente splendido questo vostro amore – Interloquì lei con voce aspra

– Comprendo il vostro stato d'animo, ma non lo rinnego

Lilly lo guardava mordendosi il labbro fino a farselo sanguinare. – Ditemi perché l’avete fatto – Sussurrò con voce tremante

– Non ho risposte da darvi, i nostri comuni amici possono farlo meglio di me

– Voglio sentirlo dalle vostre labbra

– Voi volete soltanto torturarmi

– Voglio la vostra verità, se riuscirete ad inventarne una

– Potrebbe farvi del male

– Accetto il rischio, proseguite!

– Coloro che siete riuscita a scusare, esclusa vostra cugina, una sera mi trovarono ubriaco e mi proposero un loro progetto per salvare una signora

– Eravate ubriaco? – Sussurrò Lilly rabbrividendo

– Sissignora. Sono conosciuto come uno sfaccendato, un ex soldato di ventura senza un soldo e sempre ubriaco. Quando mi offrirono del denaro per interpretare la parte di vostro marito, sapevano bene che se avessi rifiutato sarei potuto soltanto affogare. Ero ubriaco e... Eh no! – Esclamò lui – Non potete andarvene. Siete stata voi a pretendere la mia verità, ed ora dovete berlo con me questo calice

– Denaro. – Singhiozzò Lilly – Lo avete fatto per denaro, oh mio Dio! Io non sono una prostituta

Aveva appena pronunciato quella frase che le giunse un sonoro ceffone e quando sollevò lo sguardo si trovò ad osservare Orfeo che con occhi di fuoco che mormorò con voce gelida

– Non provatevi più a considerarvi tale. Uccidetemi se volete, ma non fatelo mai più

Lei sedette sulla panca e prendendosi il volto tra le mani iniziò a singhiozzare.

Orfeo era divenuto pallidissimo e fece l’atto di sfiorale i capelli, ma ritrasse subito la mano.

– Scusatemi, non volevo colpirvi. Non so cosa mi abbia preso, ma non sono riuscito a sopportare le vostre parole. Vi prego dimenticate ciò che ho fatto – Sussurrò lui non sapendo più cosa dire

– Cosa ne avete fatto del danaro? – Chiese lei

– L’ho restituito la mattina successiva

– Perché? – Chiese ancora lei tornando a guardarlo Orfeo

Orfeo scosse il capo senza rispondere.

– Cosa vi accade? Non avete più parole?

– Prima ditemi che mi perdonate per quel ceffone

– Credo di essermelo meritato. Allora? Perché rifiutaste quel danaro?

– Vi prego, non siate crudele

– Insisto! – Mormorò lei in tono deciso toccandosi la guancia arrossata

– Alcuni mesi or sono mi capitò di vedere una splendida donna che tutta sola si aggirava in un grande giardino e me ne innamorai.

– Conosco quella persona? – Chiese lei

Orfeo parve non udire la domanda – Era così grande la tristezza che traspariva dai suoi occhi che...e quando scoprii che la signora che avrei dovuto ingannare eravate voi. Vi domando ancora scusa, vi fa molto male?

Lilly sollevò il volto scuotendo il capo

– Perché mi spiavate?

– Non vi spiavo, mi capitò per caso di vedervi in quel giardino

– Perché mi dite di esservi innamorato di me? Perché mi torturate? Comunque è stato tutto ugualmente vile e ciò che provate o ciò che avete creduto di provare non mi riguarda minimamente. So soltanto che mi avete indotta ad amarvi con le vostre bugiarde pretese di amore e di tenerezza, con il vostro sorriso ipocrita, con i vostri occhi che ora odio e disprezzo così come odio e disprezzo me stessa. Ora desidero soltanto dimenticarvi

– Una cosa ancora e poi vi lascio – E dicendo quelle parole Orfeo trasse dalla tasca un nastrino rosa annodato – Questo nastro appartiene a voi, si staccò dall’abito che indossavate. Lo raccolsi di nascosto e lo tenni, da allora egli mi ha seguito ovunque, ecco, riprendetelo!

Così dicendo le porse il nastro, ma la principessa si ritrasse quasi con ribrezzo.

– Non voglio toccarlo! – Esclamò

– Vi chiedo ancora scusa, – Mormorò Orfeo – non vi disturberò e non cercherò mai più di vedervi, ma vi prometto di restituirvi l’onore che mi affidaste.

Poco dopo, dalla finestra della sua camera, la principessa guardò a lungo in giardino.

– Ed ora – Disse come parlando a una persona invisibile – Ti ho fatto tanto male quanto ne hai fatto a me. Ti ho fatto soffrire quanto ho sofferto io e tu mi odierai quanto io ti odio, poiché nessun uomo è capace di cancellare le ingiurie che ti ho gettate sul viso e che Dio abbia pietà di me, poiché l’amore che ti porto mi consumerà la vita

Continua...



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