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lavoro pubblicato martedì 10 novembre 2015
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

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Giù dal cielo - Intro

di Istrice92. Letto 467 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'essere, dopo lo schianto, se ne stava lì rannicchiato su un fianco sul parquet chiaro della stanza, apparentemente incapace di muoversi. Elena lo aveva visto precipitare sul pavimento attraverso la botola sul soffitto basso, che portava dirett.....

L'essere, dopo lo schianto, se ne stava lì rannicchiato su un fianco sul parquet chiaro della stanza, apparentemente incapace di muoversi. Elena lo aveva visto precipitare sul pavimento attraverso la botola sul soffitto basso, che portava direttamente sul tetto attraverso una scaletta e che la ragazza usava quando aveva voglia di guardare le stelle, lasciata aperta per indurre un'aria fresca inesistente in quel caldo tardo pomeriggio estivo ad entrare, aria fresca che, se esisteva davvero, sembrava tra l'altro ignorare anche la finestra spalancata. Lei stava fissando la parete di fronte tappezzata di fotografie, poster e disegni senza in realtà vederla, totalmente persa nei propri pensieri, in preda ad uno di quei momenti che sua madre amava definire "attacchi di fantasia", seduta sul divano ormai mezzo rotto e coperto dalla tappezzeria rossa ormai sbiadita e trasandata.
La ragazza, smarrita com'era in sa solo lei quale mondo, non aveva realizzato subito ciò che era appena successo davanti ai suoi occhi: un qualcosa era piovuto dal cielo direttamente nella sua stanza con un potente tonfo e un sonoro scricchiolio inquietante come se si fosse spezzato un osso e ora se ne stava immobile dopo aver fatto uscire dalla bocca un debole gemito di dolore. Elena era rimasta seduta. Non aveva mosso un muscolo né fatto un fiato, neanche per la sorpresa o per lo spavento di quella visita assurda, improvvisa ed irruenta. Aveva semplicemente abbassato lo sguardo sul nuovo arrivato dalle nuvole, sempre però con la mente altrove. Ci era voluto qualche secondo, se non minuto, perché Elena tornasse alla realtà, costringendo la testa ad abbandonare l'universo remoto nel quale era sprofondata. Si era alzata lentamente dal divano, avvicinandosi con circospezione alla cosa caduta giù da non si sa bene dove.
Elena ora fissava l'intruso che aveva cominciato a muoversi debolmente, lamentandosi piano. Più che di uno strano animale sconosciuto, di un qualsiasi aggeggio volante elettronico o di qualche creatura che avrebbe fatto la gioia e la fortuna di ogni ufologo della Terra, l'essere sembrava trattarsi però proprio di un uomo. Aveva inconfondibili fattezze umane: era comunque dotato di due braccia, due gambe, una testa, insomma sembrava rispettare perfettamente l'anatomia umana. Un folto ciuffo di lisci capelli castano chiaro gli ricadeva sul lato del viso che Elena riusciva a vedere, era magro e forse non tanto alto, vestito con una maglietta a maniche corte nera, un paio di pantaloni corti di un marrone molto chiaro e un paio di Clarks dello stesso marrone dei pantaloni.
Ma non poteva, non doveva, essere del tutto umano. Perché, proprio da sotto il suo corpo sofferente ma così ordinario, spuntavano due grandi ali, candide come la neve.


Commenti

pubblicato il martedì 10 novembre 2015
Scrivoperstarbene, ha scritto: Niente male. Coraggio! Se posso permettermi taglia qualche aggettivo qui e là

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