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lavoro pubblicato domenica 8 novembre 2015
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia - 4

di Legend. Letto 415 volte. Dallo scaffale Amore

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Storia - 4   4°) Nuovi guai   Quando la porta fu richiusa Orfeo tornò sotto la finestra dello studio, con un ge.....

Storia - 4

4°)

Quando la porta fu richiusa Orfeo tornò sotto la finestra dello studio, con un gesto atletico si issò sull’albero che tendeva i suoi rami verso la casa e con un paio di agili movimenti saltò sul davanzale della finestra penetrando nella stanza.

Se noi tre eravamo tesi e preoccupati, il volto di Orfeo mostrava tutta la tensione repressa per la terribile prova sostenuta.

Ad ogni modo si riprese immediatamente, poiché elargendoci un largo sorriso chiese

– Ho mantenuto le vostre aspettative?

– Nel modo migliore, – Osservò Winter – Ma ora dobbiamo affrontare un altro problema

– Spero non sia nulla di grave

– Grave? No, non direi, è soltanto tragico

– La principessa ha capito qualcosa?

– Non si tratta né di lei né di voi, ma del principe Carlo. Quel pazzo incosciente, eludendo la vigilanza dei suoi ufficiali, s’è messo in viaggio per Roma

– E allora? – Chiese Orfeo come se non avesse afferrato il senso di ciò che Winter aveva appena detto

– Allora siamo semplicemente in un mare di guai

– Cosa? – Mormorò Orfeo divenendo scuro in volto – Di quale principe state parlando?

– Cosa vi sta accadendo? Avete già dimenticato ogni cosa?

– Il principe di Altair è in viaggio per Roma?

– E’ quanto sto cercando di dirvi

– Ne siete certi? – Chiese come se soltanto in quel momento si rendesse pienamente conto di ciò che aveva detto Winter

– Ho ricevuto notizie precise

Per qualche istante Orfeo parve occupato a pensare e quando si riprese disse con tono grave

– Prima che questa storia prenda pieghe non previste desidero rettificare il nostro accordo. Ieri sera accettai d'interpretare questa commedia per danaro, ma dovevo essere veramente ubriaco. Pertanto vi sarei grato se dimenticaste questo spiacevole equivoco

– A questo punto cosa potrebbe cambiare?

– Nulla e comunque non dovrete temere nulla, manterrò l’impegno preso

Rimanemmo tutti muti a guardarlo tirar fuori dalla tasca l’assegno ricevuto da McSweet e renderglielo

– E vi sarei grato se voleste riprendere il vostro assegno. – Continuò con voce divenuta improvvisamente meno cupa

– Sei certo di quello che dici? – Chiesi io

Orfeo mi guardò con quel suo incantevole sorriso – Non preoccuparti, poiché oltre ad avere ottimi amici ho anche creditori molto pazienti

– Potremmo considerarlo un prestito – Replicò McSweet

– Vi ringrazio, siete una persona squisita, ma di creditori ne ho fin troppi

– Posso pregarvi di accettarlo come un regalo?

– No, – Sussurrò lui scuotendo il capo – tutta questa storia è già di per stessa abbastanza penosa, non rendetemela ancor più spiacevole

Winter mi guardò, poi in un atto d'approvazione annuì e sorrise senza dire una sola parola

In quell’istante mi tornò alla mente ciò che aveva detto la sera precedente a proposito di Orfeo.

Non appena McSweet fece sparire l’assegno in una delle sue capaci tasche, l’immediata emergenza nella quale ci trovavamo tornò ad allarmare le nostre menti.

– Okay! E non se ne parli più. – Esclamò McSweet – Però ora credo sia opportuno dedicarci alla soluzione del problema più immediato

A quelle parole il volto di Orfeo assunse una tale espressione angosciata che il labbro inferiore prese a tremargli.

– E’ già a Roma? – Chiese in un mormorio confuso

– Non ancora, ma è probabile che non sia troppo lontano e questo significa che già domani potremmo essere nei guai fino al collo

Nei minuti che seguirono, mentre tutti noi preferimmo evitare qualsiasi commento, a poco a poco quell’espressione tragica sul volto di Orfeo si dileguò e le linee della bocca si rilassarono

– Bene! Molto meglio questo che continuare ad ingannarla – Disse alzandosi

– Forse non avete afferrato la situazione – Tentò d'intervenire McSweet

– Ho compreso benissimo invece. Talmente bene che ringrazio il cielo che il principe sia a Roma

– Ho l’impressione che non abbiate compreso la gravita

– Nella mia vita ho imparato che d'irrimediabile c’è soltanto la morte, ed ora questa partita è veramente degna d'essere giocata

Dovevamo davvero essere fuori della grazia di Dio, giacché al momento nessuno comprese il senso di quell’affermazione

– Ehi! – Riprese Orfeo con un largo sorriso sulle labbra – Cos’è accaduto? Vi è forse morto il gatto? – Quindi battendo la mano sulla spalla dell’esterrefatto Winter continuò – Mi meraviglio di voi generale. Chissà quante altre volte avrete cospirato e superato situazioni certamente più scabrose di questa. Non voglio neppure pensare che vi arrendiate al primo insorgere di difficoltà. Dov’è finito il vostro coraggio?

Il generale lo guardò con gli occhi che gli brillavano, poi alzo la mano ponendogliela sulla spalla.

– Sinceramente non lo so e se ho combattuto e intrigato, versando anche qualche goccia di sangue, vi assicuro di non aver mai provato tanta paura quanta ne provo in questo istante

– Paura del principe? Santo cielo, ma di cosa pensate dover rispondere? Non certo di tradimento e non venite a raccontarmi che nella vostra vita non v’è mai capitato di superare certi limiti che l’etica politica impone? Ammesso che codesta scienza ne abbia mai posseduta una

– Avete perfettamente ragione! Abbiamo iniziato una partita, ma non l’abbiamo persa. Per tutti i demoni voi si che siete un uomo secondo il mio cuore! Che venga pure il principe, ma dovranno cadermi i baffi se gli consentirò di vedere per un solo attimo sua moglie. Dovessi ricondurlo personalmente a casa tirandolo per un braccio

Lo scozzese, che aveva assistito alla scena, scrollò tristemente il capo

– Tutto ciò andrà benissimo per due cospiratori come voi, ma per un povero medico come me la vostra euforia suona assai pericolosa. Credete che sia troppo domandarvi di conoscere i vostri piani?

A quelle rimostranze Orfeo sospirò comicamente allargando sconsolato le braccia.

– Non ditemi che voi scozzesi avete Whisky al posto del sangue

– Non dubitate, abbiamo anche noi sangue nelle vene, ma in questo momento non servono chiacchiere, occorre far funzionare il cervello. Volete spiegarci come pensate d'impedire al principe di vedere sua moglie?

– Giusta osservazione – E così dicendo Orfeo indicò con l’indice il petto – Occorre ragionare bene e in fretta, ma soltanto se si ha questo muscolo ben allenato possiamo sperare di superare l’ostacolo senza farci troppo male

– Cosa avete in animo di fare?

– Un secondo di pazienza, prima vorrei conoscere alcuni dettagli riguardo l’arrivo del principe

– Si sa molto poco – Commentò Winter

– Sapete se viaggia solo?

– E’ probabile, ma siate pur certo che avrà alle calcagna qualcuna di quelle iene al servizio dell’orso russo

– Pensate a qualcuno in particolare?

– Qualche idea credo di averla, ma per la salute del principe spero di sbagliare

– Pensate che il principe possa correre qualche pericolo?

– Qualche? Io direi che sarà un miracolo se riuscirà a raggiungere Roma con le sue gambe. Dio mio, quel ragazzo è proprio pazzo! Lasciare Altair in un momento come questo! Non credevo che sarebbe arrivato a tanto

– Non dovete biasimarlo – Intervenni io – Ora che ho visto la principessa anch’io abbandonerei un trono per un suo sorriso

Winter mi guardò disgustato

– Amore! – Esclamò sconsolato scuotendo il capo – E secondo voi il sorriso di una donna conta più di un impegno preso con un popolo?

– Non vorrete certo negare la bellezza della principessa

– Vi assicuro che so apprezzare nel giusto modo la bellezza di una donna e soltanto Dio sa quanta pietà provi per quella povera ragazza. È una creatura adorabile e il suo male la rende al mio cuore ancora più cara, ma pare abbiate dimenticato che sono un umile servitore del mio paese e non l’amerei come invece l’amo se trovassi giustificazioni a questo atto sconsiderato

– Rispetto i vostri sentimenti e li condivido, ma dubito che la politica sappia comprendere pienamente ciò che detta il cuore

– Non è affatto vero! – Si ribellò Winter – Cosa credete, che sia un imbecille? Capisco perfettamente cosa possa averlo spinto

– Non ne dubito! – Replicai io

– Un accidenti! – Scattò lui – Nessuno nega che quella ragazza abbia tutte le carte in regola per far perdere la testa, ma è bene che si sappia che in qualsiasi modo finisca questa storia, lei non potrà mai sedere sul trono di Altair

– Volete dire che la signora non potrà mai essere la principessa di Altair?

– Avete inteso bene

– Ero convinto che quel titolo spettasse a tutte le consorti di Principi

– Le resterà il titolo di principessa, ma sarà del tutto informale

– Santo cielo! State scherzando, vero?

– Mai stato così serio

– Davvero un’ottima prospettiva!

– Non le ho fatte io le leggi di Altair

– Bene e quando sarà guarita chi si prenderà la briga di raccontarle che è stata ingannata?

– Qualcuno dovrà farlo

– Certamente qualcuno glielo dirà, ma credete che comprenderà?

– Non credo che abbia altre alternative

– Ah beh, scusatemi ma non sono d'accordo. Provatevi ad immaginare come potrebbe reagire quando qualcuno le dirà che l’abbiamo ingannata al solo scopo d'essere abbandonata da suo marito e vedrete cosa le accadrà

Winter sollevò le braccia al cielo

– E’ una donna saggia, comprenderà, e se vorrà conservare l’amore di suo marito rinunzierà volontariamente al trono

– Personalmente spero che in cambio della rinunzia pretenda il divorzio – Aggiunsi io piuttosto seccato

– Non le verrebbe accordato semplicemente perché per la nostra legge il principe non è sposato

– Come non è sposato? Non capisco

– I discendenti maschi degli Hubner possono unirsi in matrimonio soltanto con una ristretta cerchia di nobiltà europea. Non sono io a dirlo, ma le nostre leggi e in seguito a ciò quel matrimonio non può che essere ritenuto nullo

– Ma come la mettiamo con le leggi italiane?

– Semplice, il Italia sono marito e moglie

– Abbiate pazienza, vorrei capire bene, intendete dire che quella poveretta non potrà essere regina in Altair, ma soltanto moglie in Italia? È così?

– Pressappoco!

– Quindi non potrà vivere al suo fianco?

– Neanche a pensarci

– Però può chiedere il divorzio

– Non mi sembra che sia previsto dalle leggi italiane

– No, ma quel matrimonio non è stato consumato, la Sacra Rota potrebbe.

– Attenzione, – M’interruppe Winter – tra lo stato di Altair e quello pontificio esistono accordi che negano totalmente questa possibilità

– In che senso

– Che non verrebbe processato per accordi tra lo stato di Altair e la chiesa di Roma

– Oh che magnifica notizia! – Esclamai – Forse sarebbe stato meglio se non avessimo tentato di salvarle la vita. Vi rendete conto che questa idiozia potrebbe farla somigliare ad una concubina?

– Per favore! – Esclamò Winter – Non mi pare sia questo il momento per preoccuparci di cose simili, Lilly è legittimamente sposata con principe Carlo, quindi, per favore, non parliamo di concubine o di scemenze del genere. Ad ogni modo avremo tempo per riparlarne

– Non sono affatto convinto che avremo ancora del tempo

– E’ probabile che in tutta questa storia sia stato commesso qualche errore, ma ormai è inutile recriminare, non vi pare? Ora l’importante è fare quanto è possibile affinché il principe non veda sua moglie e soprattutto che torni in patria il più presto possibile

Fino a quel momento Orfeo era stato ad ascoltare in silenzio fumando una sigaretta dietro l’altra, ma improvvisamente sembrò tornare alla vita chiedendo

– Quando avete saputo della partenza del principe?

– Qualche ora fa – Rispose Winter – Ho avuto la notizia direttamente dalla ambasciata degli Stati Uniti

– Precisamente cosa le è stato riferito?

– Che è stata segnalata la sua presenza in Italia

– Uhm, tra quanto prevedono possa raggiungere Roma?

– Se è davvero in Italia viaggerà spedito, un paio di giorni forse, dipende dal mezzo di cui dispone

– E’ in grado di rintracciare sua moglie?

– Non credo, non è così McSweet? – Chiese rivolgendosi al dottore

– Non conosce il mio nuovo indirizzo, ho ritenuto più prudente ricevere sue notizie attraverso l’ambasciata

– Avete un’idea di dove si recherà non appena sarà a Roma?

– Probabilmente andrà in ambasciata, – Borbottò Winter – E non trovandomi verrà a cercarmi nel mio alloggio

– Conosce il vostro indirizzo?

– Perfettamente

– Chi altri in ambasciata conosce questa villa?

– Gli autisti che mi hanno condotto fin qui

– Avreste fatto meglio ad utilizzare dei taxi. E ditemi, credete che potrebbe bere la balla che la signora è stata trasferita negli Stati Uniti a causa di un improvviso peggioramento della sua salute?

– Potrebbe, ma ne dubito

– Perché?

– Perché non meno di una settimana fa il nostro buon dottore gli ha trasmesso un rapporto sulla situazione clinica di sua moglie. E inoltre, anche se riuscissimo a fargliela bere, sono certo che sarebbe capace di andare fin laggiù

– Lo credete capace?

– Non avete idea di quale testardaggine disponga quando decide di fare una certa cosa. La compie a qualunque costo

– Questa volta temo che dovrà rinunziare ai suoi progetti. – Disse brevemente Orfeo con voce aspra – Non vedo altra via per impedirgli di fare del male a sua moglie

– Sono d'accordo con voi, ma quale giustificazione potremo inventare?

– Siete voi il bugiardo del gruppo, non è così? Trovate qualcosa, ma fatelo in fretta

– Uhm! – Fece McSweet scuro in viso – Ho l’impressione che si vada troppo per le spicce. Non possiamo giocare con la vita della principessa

– Dottore! – Fece serio Orfeo – E’ questo che tentiamo di fare, salvarle la vita

– Cosa proponete?

– Per ora di una sola cosa sono certo, che nulla al mondo mi farà mancare l’appuntamento di domani pomeriggio con la signora

– Volete continuare la commedia? – Commentò McSweet

– Potreste scommetterci la pensione. – Insisté Orfeo – Se saltassi l’appuntamento peggioreremmo soltanto la situazione

– Vi sono grato della premura, ma non credete che tutto ciò potrebbe peggiorarla in un altro senso? – Domando Winter

– Ha ragione il signor Dellavalle. – Commentò tristemente McSweet – Se mancasse all’appuntamento la principessa potrebbe risentirne

– Va bene, – Commentò Winter – E se mentre siamo tutti qui ad osservare i loro incontri si presentasse Carlo?

– Sarà compito vostro impedire che ciò accada

– L’unica maniera è di farlo arrestare… Beh, forse ho un po’ esagerato, ma state pur certo che qualcosa m’inventerò

– Trovatela in fretta, poiché sarebbe abbastanza fastidioso dare spiegazioni – Disse sorridendo Orfeo – Non so cosa ne pensate voi ma a me è venuto appetito

– Buon per voi che avete ancora di queste necessità. A me si è chiuso lo stomaco – Borbottò Winter

– Non c’è nulla che mi scateni l’appetito come trovarmi in mezzo ai guai. Chi mi offre il pranzo?

– Io! – Risposi senza esitare

Uscimmo lasciando Winter e McSweet a brontolare tra loro e quando giungemmo in Piazza del Popolo Orfeo mi pregò di fare una sosta al caffè Rosati.

Tra quei tavoli disposti all’esterno del locale furono in molti a salutarlo con cordialità. Alcuni, probabilmente per i suoi trascorsi aeronautici, si rivolsero a lui chiamandolo con lo strano nomignolo di “Baracca”.

Al cameriere che venne a prendere le ordinazioni Orfeo prima ordinò per se un brandy, ma subito dopo, notando il ciondolare della mia testa, rinunziò al brandy per ripiegare su un Marsala. Per me ordinai un dito di bianco di Frascati.

Più tardi, quando la piazza si svuotò, decidemmo di fare due passi.

– Dov’è che si va per il pranzo? – Chiese lui distrattamente

– Hai voglia di una pizza?

– Ne fanno anche a quest’ora?

– Per me le faranno

– Allora vada per la pizza

Mentre ci dirigemmo verso quella pizzeria di Piazza di Pietra parlammo un po’ di tutto, senza mai toccare l’argomento principessa, ma quando ci sedemmo Orfeo smise di parlare mantenendo uno strano silenzio dal quale non mi riuscì di trarlo. Fino a che lo interpellai piuttosto bruscamente.

– Si può sapere cosa ti capita?

Allora sembrò riprendersi, raddrizzò le spalle e rispose con voce stanca.

– Mah! Un po’ di umor nero, ecco tutto. Cercavo di mettere ordine nei miei pensieri

– Perbacco! Ne hai fatta di strada da ieri sera. Ora sei addirittura in grado di riordinare i tuoi pensieri?

– Non burlarti di me ti prego, sono preoccupato

– Lilly?

Annuì mormorando – Quella donna riempie la mia mente

– Non preoccuparti, vedrai che in un modo o nell’altro ne usciremo fuori

– Non includermi nel gruppo, poiché comunque vadano le cose io ne uscirò con le ossa rotte

Purtroppo non c’era nulla da replicare. In effetti se alla fine Lilly fosse guarita avrebbero vinto tutti, compreso il principe, ma non certamente lui. Ricordavo fin troppo bene l’espressione del suo volto quando era con lei in giardino e soprattutto quello che lessi nei suoi occhi quando gli fu detto dell’imminente arrivo del marito.

– Ti ho mai detto che nella mia vita non ho mai vinto nulla? – Proseguì lui giocherellando con le posate

– Mi hai raccontato delle tue battaglie tra gli angeli

– Sciocchezze, è proprio lassù che ho perso qualcosa

– A cosa ti riferisci?

– A nulla, non ho fortuna, – Proseguì lui continuando a giocherellare con le posate – E che mi sia piaciuto o no, alla fine qualcuno si è sempre portato via il premio

– A volte capita, ma sinceramente non credo di capire

– Se ti dicessi che ho dovuto subire l’onta della corte marziale per essermi rifiutato di sganciare bombe su di una città italiana capiresti?

– E’ la verità?

– Fui accusato di codardia, ma mi dici come si fa a convincere la propria coscienza che quello che ti hanno ordinato di fare è la cosa giusta?

– Eri un soldato e immagino sia accaduto anche a te di uccidere un nemico

– Oh si, ma quelle bombe erano dirette su gente inerme. Tu conosci la mia storia, sai bene cosa ho fatto, non sono un codardo. Anche mentre azionavo la mitragliatrice ho sempre cercato un motivo che giustificasse il mio comportamento, ma quella volta non lo trovai

– Sono d'accordo con te, allora non hai sbagliato

– Certo che non ho sbagliato, ma come vedi sono rimasto un naufrago, un poveraccio che non ha saputo superare le tempeste della propria coscienza, un ubriacone senza il becco di un quattrino e vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perché sulle mie spalle hanno prosperato in molti, non sono fortunato mio caro!

– Puoi ancora rinunciare a giocare questa partita. – Dissi sorridendo – Almeno non correresti il rischio di perdere

Quelle parole sembrarono risvegliarlo dalle sue fantasticherie.

– Rinunciare? – Disse guardandomi con occhi seri – Mai, fino a che mi sorreggerà un alito di vita. Mio Dio, ma cosa credi ch’io sia? Quella donna è la cosa più bella della mia vita. Scusami, non badare a ciò che dico, sto attraversando un momento difficile e senza il mio amico alcool assumo l’aspetto di uno schizofrenico. Vogliamo uscire? Ho l’impressione di soffocare

– Dove si va? – Domandai una volta in strada

– A casa mia e tu verrai con me. Stasera i caffè non mi vanno a genio. Vuoi?

– Se ti fa piacere

– Ti ringrazio, sei un vero amico. Ieri sera, quando ho detto di non avere mai avuto accanto un amico, non ero sincero

– Lascia perdere

– Sono un pessimo soggetto

– Lo so

– Oggi ho bisogno della tua compagnia per non affogare

– Mi dispiace, – Mormorai prendendolo sotto un braccio – è colpa mia, dovevo prevederlo

– Cosa dovevi prevedere, che mi sarei innamorato della principessa? Tu non c’entri, sono innamorato di lei da quando ero alto così

– Com’è possibile?

– Avevo tredici o quattordici anni quando la vidi per la prima volta

– Tu l’avevi già vista?

– Si e da allora l’ho cercata in ogni luogo in cui sono stato. Che buffo sentimento è l’amore. Non l’incontri quando vorresti e lo perdi quando non vorresti. Sai spiegarmene il perché?

– Dovrai soffocare quel sentimento mio povero amico. Dovrai dominarlo soprattutto per lei

Sembrò che non mi avesse udito perché continuò a camminare a capo chino. Tuttavia, dopo alcuni passi si fermò e voltandosi a guardarmi sussurrò

– E se non volessi? E se questa volta mi battessi per me? – S’interruppe e mentre l’espressione del suo viso si addolcì, egli sorrise guardando lontano dietro di me – Questa volta non lascerei ad altri il premio. Mio Dio che sogno! Avrei il paradiso e sarei capace di morirne

Non sapendo cosa replicare lo guardai con profonda pietà senza dir nulla.

– Non puoi neppure immaginare quanto abbia sofferto in quel giardino. – Riprese lui con voce più calma – Ho ingannato la sola donna che amerò per tutta la vita e per la quale sarei pronto a donare tutti i miei anni. Mi sono sentito un verme, ho venduto gli ultimi brandelli del mio onore per mentirle. Dio mio, ma perché ho accettato una parte così ignobile?

– Ti sei comportato da vero gentiluomo

– Tuttavia ieri sera non voleste stringere la mano di questo gentiluomo. Ho bisogno di bere, vuoi accompagnarmi?

– Non dire scemenze, non è il momento di lasciarsi annebbiare la mente. Ti prego lascia da parte l’alcool

Egli mi rispose con un occhiata eloquente.

– Ma chi sei tu da pretendere di insegnarmi cosa possa o non debba fare? Cosa ne vuoi sapere tu! Soltanto lui è capace di togliermi di dosso ogni dolore e mostrarmi la vita attraverso un velo che ne filtra l’evidenza

Improvvisamente divenne livido in volto e dovetti sostenerlo per non lasciarlo cadere il terra.

– Carlo ti prego aiutami, – Sussurrò con voce roca – accompagnami a casa. Cerca in ogni angolo e getta tutte le bottiglie che troverai. Prometti che lo farai

– Lo prometto – Sussurrai spingendolo in auto


Quando salimmo nel suo appartamento, (In realtà una piccola stanza all’ottavo piano, senza ascensore, di un enorme appartamento quasi per intero subaffittato.) dette l’impressione di aver riacquistato un po’ di lucidità.

– Siediti dove vuoi, ma non su quella sedia. Non è adatta al tuo peso. – Borbottò

– Perché non ti sdrai e cerchi di dormire – Commentai io

– Hai mai volato?

– Ho volato un paio di volte, se è questo che vuoi sapere

– No, intendevo startene su un aereo in missione di combattimento

– No! Ma ti assicuro che anche starsene dentro un carro è altrettanto pericoloso. Se non altro lassù puoi respirare aria pura

– Raccontami come si vive dentro uno di quei barattoli puzzolenti

– C’è poco da dire, si vive male e si respira peggio. Perché invece non mi parli della tua vita di pilota?

– Ne avrei da raccontare, ma dovrei dirti alcune cose che non ti piacerebbero

– Ad esempio?

– Ricordi ti dissi che mi rifiutai di sganciare bombe su di una piccola cittadina siciliana?

– Si, certo, lo ricordo

– Già e sai il perché di quell’ordine? Semplicemente perché vi era stato uno sbarco militare. Avrei dovuto massacrare donne e bambini italiani perché un imbecille potesse mantenere la sua poltrona. Beh, per quel rifiuto finii davanti la corte marziale

– Si, mi parlasti di questa storia, però ricordo che ti rifiutasti di dirmi come finì

– Fui condannato alla fucilazione

– Fucilazione!? – Esclamai sempre più interessato

– Sta tranquillo non sono un fantasma, fui condannato, ma il mio angelo protettore dovette metterci le mani. Sapessi quante volte mi ha tirato fuori dei guai. Da quando sono nato nessuno ha mai mosso un dito per me. Tu sei stato l’unico a mostrarmi amicizia.

– Perché non finisti davanti il plotone d'esecuzione? – Chiesi per evitare d'introdurre il discorso su di un argomento che ritenevo pericoloso

– Ci fu un bombardamento alleato e saltò in aria mezza città, io ne approfittai e m’infilai su di una nave che prese rapidamente il largo e dopo una settimana mi trovai in Palestina. Dalla padella alla brace, gli inglesi si presero cura di me e mi spedirono in India in una schifosa galera dove il sole te lo dovevi soltanto immaginare. Un anno dopo fui riportato in Palestina, ma pur essendo loro prigioniero fui assegnato a svolgere compiti manuali in una pista d'atterraggio del Cairo. Una sera, però, il carcere fu preso di mira da un gruppo d'uomini armati definiti dagli inglesi “Banditi” che mi prelevarono, m’impacchettarono e mi ficcarono su di una jeep traballate, più tardi mi scaricarono in un vecchio forte in realtà presidio dello stato maggiore delle forze israeliane. Sai cosa avevano fatto? Mi avevano rapito agli inglesi e senza neanche chiedere la mia approvazione mi assegnarono dei compiti. Ancora oggi non riesco ad immaginare come possano aver saputo di me in quel carcere. Per farla breve avevano bisogno del mio aiuto per una missione in Italia.

– Che tipo di missione? – Chiesi ormai completamente preso dal racconto

– Oh nulla di difficile. Avremmo dovuto soltanto rubare un paio di aerei da portare in Palestina

– Rubare aerei? – Ripetei io sempre più sorpreso

– Si mio caro, avremmo dovuto rubare aerei e per la precisione un paio di Macchi che a loro risultavano essere in un piccolo aeroporto calabrese.

– E allora?

– Allora finì che rubammo un trabiccolo che a malapena riuscì a portarci sulla costa africana.

– Quanti eravate?

– Due

– Perché accettasti? Potevi rifiutarti?

– Oh si certo, avrei potuto, ma non lo feci

– Perché?

– Perché sono un imbecille, no scusa, in quel periodo quella gente stava tentando di difendere la terra che era stata loro assegnata da trattati internazionali e avevano bisogno sia di un aereo che di un pilota, tu cosa avresti fatto?

– Non lo so, ma probabilmente mi sarei rifiutato. Dimmi che è tutta una frottola

– No! È la verità. I paesi arabi non vedevano di buon occhio la nascita di una nazione israeliana e a quanto si diceva erano spalleggiati, in qualche modo, dagli inglesi. Quel trabiccolo fu il primo aereo di quella che chiamavano “la nostra flotta aerea” e in realtà poi riuscirono ad averne una davvero notevole a cui dettero nome “Shin Aleph”. Era formata da velivoli d'ogni specie, dai B17 ai nostri Macchi 205V rubati agli arabi. Quando rientrammo con quel trabiccolo ci risero dietro per una settimana e fu relegato in un campo come pezzo da museo.

Ma non fu un vero zero in condotta, quell’aereo fu ufficialmente destinato alla rottamazione, ma in realtà un paio di azioni riuscì a farle, non ufficiali s’intende, infatti operammo di nascosto dello stesso comando israeliano, anche se in realtà avevamo la loro totale benedizione. Non avevamo bombe di nessun genere da sganciare perché a malapena l’aereo riusciva a portar su due persone e quindi volando sulle truppe arabe lanciavamo fuori fuochi di artificio. Avessi visto come correvano. Mai visti tanti piedi scalzi correre così velocemente.

Per un po’ di tempo riuscimmo a tenere nascoste agli inglesi le nostre azioni e soprattutto l’aereo, spostandolo in continuazione, ma non fu per molto, quei figli di un cane ci dettero una caccia spietata per oltre un mese e alla fine mi beccarono in aria con Peter, Peter era l’altro pilota, un ragazzo geniale pazzo più di me, era americano di nascita ma la sua famiglia proveniva dalla Palestina, aveva combattuto come secondo pilota sugli aerei della RAF e una volta terminata la guerra era tornato in Palestina per sposare una ragazza polacca della quale eravamo innamorati entrambi. Era bellissima e molto intelligente, per questo scelse il migliore dimostrando di avere buon gusto (per un istante lo sguardo di Orfeo si addolcì perdendosi in ricordi lontani). Non avevo mai neppure immaginato che in una donna potesse esistere tanto coraggio, combatteva come un uomo, non aveva paura di nulla, morì due giorni prima che gli inglesi ci intercettassero in volo. Peter non volle saperne di saltare con il paracadute, ma disse a me di farlo, lui disse di avere un appuntamento con sua moglie

– “Mi sta aspettando” – disse – “Io non vengo, me li tiro dietro per un po’ e poi lo porto giù, in mare”– Non lo rividi mai più

– E tu?

– Fui recuperato in mare da una corvetta inglese e mi spedirono in un carcere a Malta, ma non ci rimasi per molto gli uomini dell’Haganah riuscirono a tirarmi fuori anche di li riportandomi in Palestina dove nel frattempo erano arrivati alcuni veterani della RAF, piloti ebrei locali, moltissimi veterani volontari provenienti da mezzo mondo e alcuni aerei dagli Stati Uniti. Per qualche mese fui il loro istruttore sui 205V, che aerei ragazzi, se li avessimo avuti durante il conflitto le cose sarebbero potute andare diversamente, ma forse è stato meglio così. Ho trascorso su quella terra alcuni dei mesi più entusiasmanti della mia vita, ma ho anche dovuto assistere alla morte di molti dei miei migliori amici, donne, ragazzi, uomini che avrebbero dovuto avere una sorte migliore, ma quello scampolo di terra brulla e sabbiosa, era la loro ultima speranza. Poi, quando mi resi conto che nella storia vi stavano entrando interessi politici che non condividevo, preferii dissociarmi e rientrare in Italia dove subii un nuovo processo per diserzione e dal quale ne scaturì un’altra condanna. Il resto lo conosci, fui degradato e...amen.

Quando ne uscii fuori non ero più lo stesso, ma se gli uomini mi avevano abbandonato, Dio ebbe pietà di me lasciandomi incontrare la tua amicizia. Non è una storia edificante, però ha avuto un buon finale, non sei d'accordo?

– Sarebbe sufficiente a scriverci un bel romanzo

– Non provarci, quei ricordi mi appartengono e tu sei l’unico a dividerli con me. Ho combattuto per la mia patria per dovere, ma per quella gente ho combattuto con l’anima fin quando non mi resi conto che loro non erano migliori degli altri. Un conto è combattere per difendere i propri diritti e la propria terra e un conto è combattere per proteggere interessi altrui, mi capisci?

– Immagino di si. Non mi avevi mai detto nulla della ragazza polacca

– Lei è stata la parte più bella di quel periodo, era arrivata in Palestina con quello che le era rimasto della sua famiglia, tantissimi ricordi, una nonna di ottant’anni e tanta voglia di vivere.

In quel momento squillò il telefono e Orfeo rispose con tono sgarbato.

– Era Winter, voleva avere notizie – Mormorò dopo aver riagganciato

– Notizie di cosa?

– Probabilmente voleva essere certo che non mi fossi ubriacato

– Ti andrebbe di andare avanti con i tuoi ricordi? Hai avuto anche tu una donna laggiù?

Orfeo scosse il capo prima di sollevare lo sguardo su di me

– No. – Sussurrò – Però se vuoi un racconto posso ricostruire il più strano viaggio di nozze che ebbi a fare, oh non il mio, quello di Peter e Valentina, così si chiamava quel terremoto in gonnella. Ci alzammo in volo che era ancora notte e andammo incontro all’alba. Sai, da quelle parti le albe sanno strapparti il cuore e in qualità di comandante li unii in matrimonio, fui nello stesso tempo l’officiate e il testimone di nozze, ma non avemmo il tempo per brindare poiché fummo intercettati da una squadriglia di G55 egiziani.

– Aerei italiani?

– Già italiani, ufficialmente acquistati dall’Egitto. Da quando seppi in seguito non furono mai pagati perché così doveva essere

– Perché?

– È probabile che se fai qualche ricerca trovi le risposte, ma non è difficile immaginarle. Poveracci, in seguito quei poveri ragazzi fecero tutti una brutta fine, ma se quella mattina, a bordo di quegli aerei vi fossero stati piloti meno maldestri, beh, avremmo potuto soltanto pregare

– Erano dei principianti?

– Già e fu proprio quella la nostra fortuna. Ci divertimmo un po’ con loro e poi quando li trascinammo oltre la loro zona di operazione ci lasciarono per tornarsene indietro

– Non vi attaccarono?

– No e per la verità ancora oggi non riesco a spiegarmi il loro comportamento, non spararono un solo colpo verso di noi, eppure sono più che certo che avessero riconosciuto l’aereo e non potevano non sapere che eravamo disarmati. Chissà, forse videro il gran velo di tulle bianco che Valentina aveva legato all’antenna radio. In realtà quando ce li vedemmo di coda fu una sorpresa anche per noi, non sapevamo che l’Egitto possedesse aerei di quel genere.

– Erano buoni?

– Eccezionali, ma difficili da manovrare, occorreva un buon addestramento per ricavarne il meglio e credo sia stato per questa mancanza di piloti validi se in seguito fecero quella fine, peccato! Quando sul tardi di quella mattina rientrammo al campo buscammo una lavata di testa di quelle da ricordare per l’eternità. Ho un’infinità di ricordi, ma forse ora è meglio smetterla

– Perché? – Chiesi senza accorgermi che ormai avevamo fatto le due del mattino

– Perché tra qualche ora abbiamo da fare entrambi cose importanti

Terminammo la notte sullo stesso letto, il quale si lamentò parecchio quando lo sottoposi al supplizio della mia stazza.

Continua...



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