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lavoro pubblicato sabato 7 novembre 2015
ultima lettura domenica 31 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Notte del Ghiaccio e del Fuoco

di LoddFantasyFactory. Letto 584 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ora che l'inverno è alle porte, con gli Estranei in procinto di raggiungere la Barriera, Jon Snow deve prendere una decisione. Molte vite, il suo futuro ed il destino dell'intera Westeros dipendono dalla sua scelta. Melisandre ha dei consigli.....

Gli eventi narrati in questa storia si rifanno alle vicende della serie TV "Il Trono di Spade", pur tentando di mantenere un certo legame con l'originalità dei personaggi dei libri di George R. R. Martin.
Il racconto è pertanto liberamente ispirato al mondo inventato dallo stesso scrittore. Cenni storici legati al passato, personaggi, luoghi e quant'altro non sono quindi frutto della mia immaginazione, bensì di quella del rispettivo autore. I contenuti sono del tutto gratuiti; sebbene, in caso di riutilizzo del materiale, sarebbe gradita previa comunicazione sull'impiego degli stessi.
Quanto segue è da considerarsi come un momento mancante, un: "E se...?" estratto dall'incontro (nella serie tv) fra Melisandre e Jon Snow.
Inoltre, tenevo particolarmente a sottolineare il fatto che io non abbia mai letto un libro, un racconto o qualsiasi altro materiale pubblicato dall'autore George R.R. Martin, sebbene abbia fatto qualche rapida ricerca per comprendere al meglio il corso della storia. Tutto ciò che conosco sull'argomento è principalmente quanto è stato raccontato nella serie TV.
Detto ciò, vi auguro una buona lettura.



Premessa:

Caro lettore, come al solito voglio consigliarti di aprire il fil pdf, affinchè tu possa leggere al meglio questo racconto.

(La Notte del Ghiaccio e del Fuoco PDF)

Non puoi iniziare questo racconto senza esserti prima immerso nella giusta atmosfera. Ti chiedo di metterti le cuffie, e di prepararti ad una nuova puntata, nel frattempo che presti attenzione a questa breve premessa.

Sigla:

(Clicca per aprirla)

Gli eventi narrati in questa storia si rifanno alle vicende della serie TV "Il Trono di Spade", pur tentando di mantenere un certo legame con l'originalità dei personaggi dei libri di George R. R. Martin.

Il racconto è pertanto liberamente ispirato al mondo inventato dallo stesso scrittore. Cenni storici legati al passato, personaggi, luoghi e quant'altro non sono quindi frutto della mia immaginazione, bensì di quella del rispettivo autore. I contenuti sono del tutto gratuiti; sebbene, in caso di riutilizzo del materiale, sarebbe gradita previa comunicazione sull'impiego degli stessi.

Quanto segue è da considerarsi come un momento mancante, un: "E se...?" estratto dall'incontro (nella serie tv) fra Melisandre e Jon Snow.

Inoltre, tenevo particolarmente a sottolineare il fatto che io non abbia mai letto un libro, un racconto o qualsiasi altro materiale pubblicato dall'autore George R.R. Martin, sebbene abbia fatto qualche rapida ricerca per comprendere al meglio il corso della storia. Tutto ciò che conosco sull'argomento è principalmente quanto è stato raccontato nella serie TV.

Detto ciò, ti auguro una buona lettura.

G. G. Pintore





Alla creatività,

La notte del Ghiaccio e del Fuoco

«Snow! Snow!» gracchiò il vecchio corvo di Mormont, appollaiato sulla spalla del neo Lord Comandante. Jon aveva imparato a riconoscere quel tipico verso premonitore, segno di visite inattese.

Il candido profilo della sacerdotessa del fuoco si palesò sull'uscio, rischiarato dal flebile chiarore dei candelabri. Una grezza mantella nascondeva inaspettatamente le sue sinuose forme, diversamente dal consueto ed elegante vestito scarlatto. Jon, seduto comodamente sullo scranno, fece per alzarsi:

«Sedete pure» lo pregò Melisandre, avanzando con passo felino. L'ammaliante sguardo infuocato indagò celermente la stanza, divertito. Poi, una volta davanti al giovane, la donna aggiunse: «Ammetto di essere sorpresa. Mi aspettavo una camera più ampia e meno polverosa, per il re del Nord».

Il volatile tacque improvvisamente, ma solo dopo aver raggiunto la finestra con un celere battito d'ali. Tornò a fondersi con la profonda oscurità che regnava nelle lunghe notti ai piedi della Barriera.

«Sapete bene che non è ciò che sono. Avete davanti il Lord Comandante dei Guardiani della Notte. Ho prestato giuramento, mia signora... per questa notte e per tutte quelle a venire» dichiarò prima di appoggiarsi stancamente contro lo schienale. Il suo profilo svanì nella penombra. «A cosa devo la vostra visita?» chiese prima di coprirsi le labbra con il dorso della mano, assumendo un'aria assorta nella figura dell'interlocutrice.

Molte questioni richiedevano la sua attenzione, affollando la sua giovane mente di nomi, luoghi, debiti e doveri a cui avrebbe dovuto trovare una soluzione. Gli riusciva difficile concentrarsi su tali sciocchezze, fintanto che i suoi pensieri si perdevano sempre più spesso nello sconfinato paesaggio oltre il muro di ghiaccio. Gli Estranei sarebbero potuti arrivare da un momento all'altro, trascinando via nel gelido abisso ogni restante traccia dell'umanità.

Tutto era accaduto tanto rapidamente che non aveva avuto neanche il tempo di rendersi conto dell'importante ruolo che ora ricopriva. L'arte della politica non faceva per lui, un lupo oramai abituato a servire sul campo di battaglia. Era con la spada fra le mani che sapeva farsi seguire ciecamente dai propri compagni, come nella notte dell'assalto dei Bruti alla Barriera; tutt'altra cosa era invece gestire l'intera congrega impugnando una penna d'oca, ed apponendo sigilli in ceralacca su futili missive. Mormont, con la sua inesorabile compostezza, faceva apparire quello snervante compito amministrativo come una sciocchezza qualsiasi.

«Occorre un motivo?» azzardò la donna, sporgendosi sensualmente dalla pila di tomi e pergamene ammassate sull'ingombra scrivania, facendo riversare a terra un malloppo di polverose lettere. Le rosee labbra sbocciarono in un lussurioso sorriso. La sua pelle appariva liscia come quella di una dea, luminosa, giovane; il mantello scarlatto concedeva di intravedere un ampio scorcio dei suoi seni generosi, mentre si chinava per raccogliere il materiale.

«Sono tremendamente dispiaciuta...» sussurrò poi, esibendo un'innocente broncio. Quell'espressione da cerbiatta distolse il ragazzo da qualsiasi altro pensiero, mentre il sordo tonfo delle carte sul pavimento parve averlo alleggerito di un grosso peso. Per un istante credette che quella parte del suo tedioso incarico non avesse più bisogno di essere svolta.

«Lasciatele pure, Lady Melisandre. Come posso esservi utile?» chiese, sforzandosi di riportare i suoi occhi in quelli infuocati della donna.

«Ero curiosa di conoscervi meglio. Da più vicino. Il Signore della Luce mi ha parlato molto di voi: non si sbagliava; come sempre, del resto» puntualizzò.

«Non sapevo di essere tanto celebre. Ultimamente sembra che il mio nome sia sulla bocca di tutti, addirittura di Divinità e Re del Sud. Mi chiedo cosa sia mai stato detto sul mio conto, da suscitare tanto interesse in voi, mia signora» rispose mestamente.

«L'Inverno si avvicina. Ogni uomo dotato delle qualità necessarie per restituire la pace a questo mondo merita di essere reso noto, oltre che informato della propria importanza in questa battaglia. Il genere umano deve comprendere a quali mani potersi affidarsi, se intende vivere abbastanza da contemplare la prossima estate. Ciò che egli mi disse rispecchia la realtà, purtroppo. Avrei trovato un lupo...».

«Sono un Corvo...» ribadì Jon.

«Avrei trovato un lupo, nascosto sotto una fitta pelliccia di piume di corvo, chiuso in un angusto tugurio. Aveva trascorso talmente tanto tempo nella sua cella di ghiaccio, da aver dimenticato la preziosa carezza del vento sul viso, carica dei profumi delle stagioni, e la morbidezza del candido manto sotto le proprie zampe. Avrei trovato un lupo che non sapeva più correre, poiché ostinato nel voler spiccare il volo, pur se sprovvisto di ali» disse Melisandre, senza scostare i suoi occhi infuocati da quelli di ghiaccio del Lord Comandante.

Quelle parole, pur se nessuna smorfia sul suo viso lo desse a vedere, avevano affondato nel suo cuore come una miriade di pugnalate. Il suo primo pensiero andò a Spettro, rinchiuso all'interno dell'alloggio che gli era stato affidato quando era solo un attendente.

L'avvenente donna aveva descritto con scrupolosa precisione l'abito, fin troppo stretto, che il giovane aveva provato ad indossare. Se da una parte apprezzava quel confronto, dall'altra qualcosa gli faceva capire che quelle erano esattamente le parole che voleva sentirsi dire. Le stesse che bramano i codardi, come pretesto per sfuggire al proprio destino.

«Ho dovuto prendere delle precauzioni, riguardo Spettro. Come avrete sicuramente notato, ospitiamo dei Bruti fra le nostre fila; alcuni dei Metamorfi che vi sono tra essi hanno scelto di assumere una forma animale, per stare con i propri compagni. La loro presenza è essenziale per instaurare un dialogo. Ma ciò infastidisce i sensi del lupo» spiegò, provando a convincere se stesso, prima di Melisandre.

«Temo le condizioni di Spettro siano condivise dal rispettivo padrone... o meglio, compagno. È comprensibile: talvolta i prigionieri arrivano a considerare la propria cella come una vera e propria casa. Si abituano. Ciò che forse non sapete, è che i corvi sanno essere creature feroci, quando si ritrovano a dover condividere lo stesso pasto. Il mondo animale non è poi tanto diverso da quello degli uomini. I primi utilizzano gli artigli, i secondi le lame. Ma se le bestie possono contare unicamente sulla forza fisica, gli umani avanzano pretese di discendenza, o di anzianità». Il tono della Sacerdotessa del Fuoco era carico di emozione, per quanto le parole fluissero flemmaticamente dalle sue labbra. Era senza dubbio alcuno una fenomenale oratrice. Jon comprese per quale motivo Stannis la tenesse tanto a cuore, assecondando i suoi lungimiranti consigli.

Quel discorso richiamò lo sguardo del ragazzo su Lungo Artiglio, la spada che Mormont stesso gli aveva donato prima della sua dipartita. Era custodita nel proprio fodero, all'interno di un'apposita teca. Aveva brandito quell'arma in poche rare occasioni, e la sua lama poteva dirsi che bagnata più del sangue dei propri Confratelli, che non di quello di effettivi nemici. Rammentò il momento in cui aveva trapassato Il Monco per entrare nelle grazie dei Bruti; ed ancora quando, pochi giorni prima, aveva calato il suo tagliente filo sul collo di Janos Slynt.

Non poteva dire di essersi fatto molti amici fra i Guardiani della Notte. Confidò a se stesso che avrebbe volentieri riposto la sua vita nelle mani di un Bruto qualsiasi, piuttosto che in quelle di un Corvo, esclusi i suoi pochi fidati.

«Si tratta semplicemente di una questione di tempo, Jon. Gli uomini si lasciano accecare dalle proprie convinzioni, da dogmi plagiati a vantaggio dei propri scopi. Il giovane vien spesso considerato inadeguato per la guida dei saggi; mentre questi dibattono sul modo migliore per ripristinare il comune ordine delle successioni, ignorando la tempesta che sta per scatenarsi su di loro. Ciò che agita il vostro animo, e vi distoglie la mente dai doveri di un Lord Comandante, è forse solo una vaga impressione? Talvolta, un lupo deve fidarsi del proprio fiuto, oltre che del suo istinto» insinuò il sospetto Melisandre, spargendo briciole di cospirazione.

«Per quanto velate, non apprezzo granché le accuse che muovete nei confronti di coloro che condividono la mia guardia. Vi è un codice, ed abbiamo giurato di mantenerlo. Siamo uomini d'onore!».

«Stupratori, assassini, furfanti, scommettitori... e la lista potrebbe continuare. Non credo siate tanto sciocco da credere realmente che abbiano scelto di far parte dei Guardiani della Notte per l'ardente desiderio di proteggere Westeros. La promessa viene recitata per evitare la decapitazione, e mantenuta poiché stare qui, ad osservare il nulla gelido, è meglio che stare rinchiusi in una lurida cella, a marcire. Certo, qualcuno potrà anche aver trovato la redenzione, fra le vostra fila; ma la sete di potere acceca gli uomini, anche i più nobili d'animo. Altri avevano le vostre stesse pretese, Jon. Date un cadavere a dei Corvi affamati, e loro si ciberanno delle sue carni sino a lasciarne soltanto le ossa. Per gestire questa congrega occorrono personalità politiche, piuttosto che condottieri» proseguì Melisandre con assoluta schiettezza. «La vostra morte fra queste mura sarebbe inutile. Spero concordiate».

«Cos'è un uomo, se non mantiene la parola data? Ho fatto un giuramento...» si recriminò il ragazzo. La donna non aveva tutti i torti, pensò.

«In fin dei conti, noi siamo simili... preferiamo agire, piuttosto che parlare. Hai giurato di proteggere queste terre: mantieni dunque la tua parola. Il Nord necessita di un nuovo, vero Re. Dopotutto, il Nord non dimentica, specialmente la dinastia che lo ha guidato per secoli!» lo incalzò, scivolando sul fianco del Guardiano della Notte. «I Frey ed i Bolton hanno tradito ed assassinato vostro fratello Robb nel giorno del suo matrimonio. Insieme hanno messo a ferro e fuoco il luogo dove siete nato, e massacrato l'intera popolazione. Bran e Rickon sono caduti per mano di Theon Greyjoy, all'interno delle stesse mura. Il resto della vostra famiglia è dato per disperso, o forse peggio. Siete l'ultimo di una casta che è destinata a sopravvivere! Se non è la vendetta a smuovervi, chiamatela pure giustizia. Tornate ad essere uno Stark, Jon. Richiamate i vessilli di guerra: Grande Inverno vi appartiene. Il Signore della Luce vuole che così sia».

«Snow... un bastardo» mormorò a denti stretti. Rimuginò su quelle ultime parole a lungo. Per tutta la vita aveva desiderato che suo padre lo riconoscesse a tutti gli effetti, rendendolo parte della famiglia. Così non era stato. Per mantenere integro il proprio onore, aveva dovuto unirsi ai Guardiani della Notte. «Non sono mai stato chi mi chiedete di tornar ad essere. Ho già comunicato la mia risposta a Stannis: il mio posto è qui, alla Barriera» rispose con l'amaro in bocca. Poi abbassò lo sguardo, contrariato.

Molte delle cicatrici che segnavano il suo animo non si erano ancora richiuse, e quella conversazione stava contribuendo a far saltare tutti i punti che le tenevano insieme.

La presenza di quella donna era in grado di suscitare in chiunque grande tensione, oltre ad un profondo imbarazzo. I suoi occhi parevano poter penetrare la carne, ed intaccare l'animo dei più puri, risvegliando i più reconditi appetiti di qualsiasi uomo.

Nessuno era immune al suo incredibile fascino.

«Vi è un percorso prestabilito sul quale tutti gli uomini debbono incedere; eppure, talvolta ad essi viene concessa la rara occasione di dimostrare chi siano realmente. Sprechereste questa preziosa opportunità, e lo fareste unicamente per una banale questione di orgoglio? La lungimiranza di Eddard lo ha portato alla consapevolezza che questo momento sarebbe infine giunto: ha dovuto allontanarvi da Grande Inverno, per proteggervi. Per proteggere l'intero Nord!»

Melisandre s'incurvò su di lui lasciando cadere la grezza mantella alle sue spalle, rivelando così il candido splendore delle sue generose forme. Jon ebbe l'impressione di trovarsi davanti ad una scultura vivente: le sue curve erano armoniose, sensuali, sublimemente inumane, come scolpite dalla mano divina. Potevano dirsi perfette.

I pochi e rossi peli che aveva sul pube somigliavano ad una fiamma dal cuore rosato, mentre i capelli, che sciolti scivolavano sui seni, apparivano come lingue di lava bramose di carezzare i suoi capezzoli.

«Prima che l'inverno sopraggiunga, lasciate scaldare il vostro cuore, Jon» gli sussurrò con timbro ammaliante all'orecchio, sfiorandolo con le morbide calde labbra. Il crine infuocato emanava lo stesso aroma dell'estate, e la sua pelle era soffice come la seta.

Il giovane deglutì, mentre la sua mente cadeva preda di quella sensuale voce; i suoi sensi si lasciarono gradualmente rapire dai profumi e dai colori ipnotici della donna.

Ebbe quasi timore di sciupare quel corpo, quando lei gli prese le ruvide mani e se le portò sui seni e sui fianchi. Il desiderio di possederla s'insinuò nella mente del Corvo come un'infida serpe, rendendolo poco più che un burattino al servizio dell'avvenente dama.

Poi, la sacerdotessa del fuoco fece scivolare lentamente le gelide dita del giovane sul suo piatto ventre, sino a raggiungere il proprio bollente inguine, provocandosi un fremito di piacere. Le voci che giravano sul suo conto si erano dimostrate veritiere: pareva che dentro le sue vene scorresse sangue infuocato.

«Non posso!» confessò Jon ritraendo le mani. Tremava, ma più per l'inspiegabile ed incalzante brama di saltarle addosso.

Ma il ricordo di Ygritte era ancora vivido nella sua mente, così come le sue delicate forme di ragazza, i suoi gemiti ed i modi di fare tutti suoi che erano riusciti a far breccia nel cuore del Corvo. «Non posso...» ribadì chiudendo gli occhi.

Sperò di poter reprimere quell'ardente desiderio, privandosi del suggestivo e nudo profilo della donna.

«Non è il giuramento fatto ai Guardiani della Notte a frenarvi... ma il timore» riprese Melisandre, mettendosi a cavalcioni sul Lord Comandante. Serrò le gambe del giovane con le sue scottanti cosce. Il suo corpo era rovente, più di qualsiasi altro egli avesse mai avuto la possibilità di sfiorare; le delicate ma viziose mani carezzavano vogliose il viso barbuto del Corvo. «Altre volte l'avete infranto. È il timore di non essere all'altezza dei vostri predecessori... Incertezza più che mai infondata!».

«Sono ancora fedele alla donna che amo. Stannis crede che il prelibato sapore delle vostre carni possa corrompermi, deviandomi dai miei obblighi?», insinuò alzandosi dallo scranno, allontanandola da sé. La sacerdotessa sbatté morbidamente i glutei contro la scrivania. «Vi siete inoltrata in questa stanza solo per sputare veleno su questa congrega, e tentarmi. Le vostre menzogne non hanno potere su di me! Abbandonate questo luogo...». L'agitazione gli aveva messo un gran caldo addosso.

Il sangue pareva pompare nelle tempie come quando si trovava sul campo di battaglia. Sudava, ed i suoi pensieri si fecero gradualmente meno razionali, sempre più sconnessi. Cercò di restare di spalle, per nascondere col proprio manto il fremente desiderio che si era animato nel profondo della carne, benché fosse riuscito per il momento a domare i propri appetiti.

«Non sai niente, Jon Snow!» gli sussurrò.

Il Lord Comandante sbarrò gli occhi.

Nonostante la calura, un brivido gelido gli percorse la schiena. Non credette a quanto aveva udito, e tanto meno a ciò che ora gli si palesava davanti: Ygritte lo fissava con una smorfia divertita. Era bella e nuda, come quella notte nella grotta oltre la Barriera, quando colse per la prima volta il suo frutto proibito, perlomeno per quelli come lui. Era la stessa notte in cui aveva infranto il suo giuramento, schierandosi col nemico.

«Non prendetevi gioco di me... Lei è...» le parole gli morirono in gola.

«Sono ciò che vedi, Jon: il Signore della Luce è generoso con i suoi figli. Dalle ceneri del focolare può divampare ancora una fiamma, se ravvivata. Riprenditi il Nord: salva il tuo popolo, e così anche il mio. Molte vite dipendono da te... Lascerai morire degli innocenti per mantenere il tuo onore, solo per un capriccio?», lo incalzò Ygritte. Poi, sedendosi sulla scrivania - gettando a terra una marea di scartoffie - divaricò le gambe, mettendo in mostra le sue grazie.

Dopo essersi morsa il labbro inferiore, aggiunse: «Dimostrami che non mentivi, che non sei un traditore. Amami, e sii quell'uomo, un Bruto, che amai oltre la Barriera. Sii ciò che sei nato per essere, Jon. Fallo con me al tuo fianco. Sii il Re dei popoli del Nord. Mantieni la tua promessa!».

Le ceneri di quel focolare sepolto sotto la neve ripresero vigore, divampando in una fiamma incandescente.

Il Corvo lasciò scivolare via dalla sua pelle l'oscuro e pesante manto di piume, liberandosi dal fardello dei doveri, dei giuramenti e dei freni inibitori. Si abbandonò alle braccia ed ai roventi baci di Ygritte, al sussulto del suo caldo ventre a contatto con la propria gelida pelle. Le loro labbra s'incontrarono passionalmente, saziandosi l'uno dell'altra.

Jon avvolse le proprie braccia attorno all'incandescente corpo di Ygritte, affondando le dita nella sua esile schiena, nel disperato bisogno di realizzare che fosse realmente lei. I pesanti abiti del Corvo erano stati sfilati via dalle decise mani della ragazza, che ora premevano la testa dell'amato sul proprio collo, mentre questi la mordeva vogliosamente, facendo scorrere le proprie labbra cariche di saliva sulla pelle, sino a raggiungere il piccolo orecchio, il cui lobo strinse fra i canini. Per un istante parvero come un'anfisbena che, aggrovigliata su se stessa, era intenta a saziarsi della propria essenza con entrambe le teste.

Poi, Ygritte fece pressione sulle spalle del giovane, imponendogli di chinarsi. Si abbandonò all'estasi della punta della sua lingua che vibrava sui seni della donna, che avrebbe continuato a stimolare con le dita, mentre con le labbra discendeva fra le calde ed inebrianti cosce della Bruta. Aveva da sempre adorato il profumo della sua pelle, ed il naturale ondeggiare del suo bacino mentre la sua lingua le provocava quei fulgidi spasmi di piacere. Non risparmiò fiato, dando voce ad ogni cambio di ritmo, ad ogni singolo affondo.

Jon, madido di sudore, ripercorse a ritroso con le proprie mani il corpo dell'amata, sino ad afferrare passionalmente la sua rossa chioma. Adorava la tenacia che mostrava, e la totale indisposizione nel farlo comandare.

La spinse energicamente sulla scrivania, mandando per aria la strumentazione in dotazione e, senza darle il tempo di riprendersi dallo schianto, la tirò a sé per le cosce, facendola sua.

Un gemito di sfinimento le riempì la bocca, mentre i suoi occhi si ribaltavano per il piacere. Le unghie di Ygritte affondarono nel petto di Jon come artigli affilati, contratte per l'inarrestabile vigore che il ragazzo stava imprimendo in ogni spinta, con ritmo crescente.

Non avevano bisogno di parole. I loro sguardi comunicavano l'uno i desideri dell'altra, sino al raggiungimento dell'apice del piacere. La Bruta strinse le gambe attorno al Corvo, mentre questi si abbandonava esausto sul suo petto.

I loro cuori battevano allo stessa velocità, accesi da un fuoco sovrannaturale.

Il passato, il presente ed il futuro si fusero come un solo momento, e quell'incontro fu come la loro prima ed indimenticabile ardente notte senza tempo. Potendo tornare indietro, Jon sarebbe rimasto in quella grotta per sempre, assorto nel caldo abbraccio di Ygritte.

Il ghiaccio ed il fuoco furono per la prima volta una cosa sola.

Stannis scrutava con aria assorta la vallata gelata al di sotto della Barriera. Una soffice bruma avvolgeva come un candido mantello la foresta che si estendeva lontano a settentrione, fondendosi alle infinite distese innevate. Il pungente freddo gli sferzava il viso, come a ricordargli l'assoluta inospitalità di quel luogo. L'inverno stava arrivando, ed il tempo a loro disposizione era sempre meno.

Aveva trascorso le ultime ore della notte sull'orlo del baratro, insonne, immobile, come fosse un gargoyle. Rimuginava su quanto era stato affermato dal giovane Lord Comandante. Era consapevole che, senza la forza del numero dei Bruti, sarebbe stato impossibile riprendere il Nord; o perlomeno, non senza pagare un elevato costo in vite umane.

Poi, affrontare una guerra contro i restanti ribelli dei Sette Regni sarebbe stato impensabile: i Lannister disponevano ancora di validi alleati, e non si sarebbero mai piegati pacificamente alla sua autorità; così come i Tyrell, ormai tanto prossimi a prendersi il Trono di Spade.

Sarebbe stata una sanguinosa contesa; e, qualora fosse anche riuscito a vincerla, gli uomini al suo comando sarebbero stati insufficienti per contrastare il male che già si era insediato oltre la Barriera. L'inverno stava arrivando: sarebbe stato al contempo l'ultimo ed il più breve che gli uomini di Westeros avrebbero vissuto.

«La vostra guardia ha inizio, mio Lord?» esordì Melisandre, fiancheggiandolo. Nel suo tono non mancava una certa nota divertita. Avvolta nel suo rosso abito, fumante per il calore, sarebbe potuta apparire come una grossa fiamma che ardeva, dalle bianche distese innevate ai piedi della Barriera.

«Vorrei tanto potermi permettere di rifugiarmi, come questo branco di codardi, in tali banali parole. Hanno imparato tanto bene a recitare il loro giuramento, d'aver scordato persino coloro per i quali lo hanno pronunciato» rispose secco. Poi, restando ancora di spalle, aggiunse: «Ma il Signore della Luce mi ha assegnato un compito ben più arduo. È così semplice per loro, i Guardiani della Notte, starsene qui ad aspettare la morte, piuttosto che affrontare le belve che stanno dissanguando i Sette Regni!».

«Eppure, non sarete solo in questa battaglia» Melisandre indirizzò il gelido sguardo di Stannis nel suo duo infuocato. «È giunta l'ora di riunire le vostre truppe, mio Re. Il Signore della Luce vi ha fatto dono di un alleato che vi consentirà di salvare i Sette Regni dall'incombente minaccia» Poi, facendolo voltare, aggiunse:

«Jon Stark, Lord di Grande Inverno».

Fine.

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Ringrazio Marta Simula e Simone Muzzoni per la correzione delle bozze.



Grazie per aver dedicato il tuo tempo a questa lettura.

Sùilad!




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