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lavoro pubblicato sabato 7 novembre 2015
ultima lettura domenica 22 novembre 2020

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Storia - 3

di Legend. Letto 525 volte. Dallo scaffale Amore

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Storia - 3

3°)

Era un antico e strano luogo di quiete e di ombre il vecchio giardino sulla collina; odoroso di muschio, umido e annerito dal tempo. Un’oasi di verde sulla città i cui rumori non giungevano ad interromperne l’alta quiete.

Lunghe file di alberi guidavano ombrosi vialetti verso larghi spazi assolati misti ad angoli freschi e folte spalliere.

Mentre i due uomini percorrevano lentamente l’antico e imponente portico in pietra romana, il volto di Orfeo sembrava essersi fatto ancor più pallido e sebbene tentasse inutilmente di rasserenare le sue mani, era chiaramente visibile lo stato di forte tensione che si agitava in lui.

Per la verità sin dal mattino e anche durante il tragitto che avevo fatto in sua compagnia per giungere alla villa, si era mantenuto insolitamente silenzioso e osservandolo mi era parso di scorgere, nell’espressione del volto, tutta l’ansia e la paura che è dipinta sul volto di chi è in attesa di giudizio.

– ...e attenzione, – Concluse McSweet dopo una lunga serie di avvertimenti – Ricordate che la principessa è in uno stato di estrema debolezza nervosa. Dovrete essere cauto

– Me ne ricorderò. – Rispose impazientemente Orfeo – Ho seguito la lezione, l’ho imparata alla perfezione

McSweet mandò un grosso sospiro e scrollò gravemente il suo testone scozzese.

– Che la fortuna ci assista! – Borbotto ponendo una mano sulle spalle di Orfeo – Ora andate e facciamola finita

– Cosa temete? – Chiese Orfeo accigliandosi

– Al punto in cui siamo non dovrei temere più nulla, ma quella ragazza è per me come una figlia. Non potrei perdonarmi alcun errore

– Vi ho promesso che non le accadrà nulla, potete contarci

– Me lo auguro, poiché se non ve ne foste accorto, ho messo nelle vostre mani la sua vita

Per un attimo parve che Orfeo volesse replicare. Guardò intensamente il volto di McSweet, quindi, senza rispondere gli voltò le spalle per avviarsi lungo il viale che correva tra due fitte file di castagni verso il centro del giardino.

Era uno di quei caldi pomeriggi che tanti anni fa gratificavano Roma nei primi giorni di primavera e l’aria, carica d'umidità, già invitava alla ricerca della fresca brezza del ponentino.

I castagni ormai in fiore, con la loro fragranza mista a quella tropicale dei lillà, che ricoprivano una parte del muro di cinta, profumavano l’aria come quella di una serra.

Superata la prima fila di alberi d'alto fusto, Orfeo si trovò al cospetto di una minuscola radura ghiaiosa, al centro della quale la sagoma di una vecchia fontana di pietra, macchiata dal verde del muschio, gli nascondeva in parte una sottile figura bianca di donna.

Preso com’era dai suoi pensieri Orfeo non la vide, ma lei, avendolo notato, si mosse nella sua direzione con passo rapido e quando egli si accorse della sua presenza si fermò sentendo il cuore sobbalzargli nel petto.

Ma non fu soltanto lui a provare quella soffocante impressione, poiché anche la giovane signora, alla quale uno strano destino aveva tolto il marito, dopo i primi passi si era arrestata indecisa e soltanto dopo qualche istante di esitazione aveva ripreso ad avvicinarsi all’uomo che, ritto in piedi, la osservava con interesse.

La sua figura di donna aveva in se qualcosa d'insolito; era di statura alta, forse più del comune, ma ciò che sapeva distinguerla era il suo incedere leggero e morbido, una sorta d'agilità, sconosciuta alle altre donne, che le donava un portamento assolutamente singolare.

Ad osservarla di lontano, se non fosse stato per certe ombre scure che le cerchiavano gli occhi, non si sarebbe potuto comprendere che fosse stata malata.

(Debbo confessare di avere sempre avuto notevoli difficoltà a descrivere la bellezza di Lilly e sapere che quel turbamento era comune a chiunque la vedesse per la prima volta, non mi ha mai semplificato le cose.

Eravamo in molti a credere che Michelangelo l’avesse immortalata nella sua pietà e chi in quegli anni ebbe la fortuna o la sfortuna d'incontrarla, non poteva fare a meno di perdersi nei suoi occhi.

Aveva occhi grandi e profondi, leggermente tagliati a mandorla e di un turchino così intenso da ricordare il colore dei mari meridionali.

Le sopracciglia, lievemente arcuate e folte, ma senza un filo di trucco, erano l’unico indizio che riconsegnava a quel volto la naturale espressione di una donna mortale.

Il naso, minuto e dritto, sovrastava due labbra piene e ben disegnate che lei aveva il vezzo di lasciare leggermente dischiuse. Ma il capolavoro di quel volto era il mento, rotondo e un po’ sporgente, che inutilmente tentava di nascondere alla vista la più carezzevole gola che scultore abbia mai sognato.

Nei suoi capelli bruno scuro, che lei amava tenere accuratamente raccolti sulle spalle, di tanto in tanto, quando il sole li illuminava, sembravano accendersi riflessi bronzei. (Proprio come li aveva descritti Orfeo) Era quell’insieme di singolari doni che riuscivano inevitabilmente ad innamorare e commuovere chiunque la guardasse. Era davvero uno splendore non facile da interpretare.

Il corpo sottile si slanciava in forme scultoree e le sue movenze nervose, così improprie in un essere umano, le conferivano un aspetto estremamente attraente e sebbene avesse l’abitudine d'indossare abiti poco vistosi, neppure il peggiore di essi seppe mai mascherare quell’incredibile impressione d'agilità, propria dei felini, che se ne ricavava nel vederla camminare.)

Infatti, nell’osservarla avanzare, Orfeo si era fermato a contemplarla e quando lei lo raggiunse, per alcuni istanti rimasero muti entrambi guardandosi negli occhi.

Strane sensazioni si affollarono nella mente dello stordito Orfeo, attimi o secoli d'attesa, confusione e dolore e soltanto quando notò le labbra della principessa, fino ad allora dischiuse e tremanti, piegarsi al sorriso, egli si scosse trovando il coraggio di tendere le sue mani verso di lei.

– Lilly! – Esclamò con la sua voce tenera e profonda – Oh Lilly!

(Non disse altro, ma quale donna era capace di resistere quando Orfeo si esprimeva in quel tono. Certamente poche potevano restare fredde o timorose o addirittura incerte.)

Nel sentir pronunciare quel nomignolo lei rise nervosamente, ma fu pronta a porre le sue mani in quelle di lui sussurrando

– Oh, eccovi, finalmente! Siete proprio voi? Carlo?

(Nell’avvicinarsi alla fontana lei aveva potuto osservarlo attentamente, ma ora che i suoi grandi occhi potevano esaminarlo così da vicino, mostrarono meraviglia e timore.)

Orfeo mise le mani di lei in una delle sue e con l’altra le accarezzò delicatamente. C’era sulle sue labbra un sorriso appena accennato, uno di quei sorrisi avvincenti come la voce e ai quali poche donne sapevano resistere

Il volto della giovane signora divenne improvvisamente serio pur senza che i suoi grandi occhi turchini si distaccassero un solo istante da quelli di lui.

– Ebbene? – Riprese Orfeo – Che impressione hai di me?

Lilly ebbe un altro sorriso nervoso e ritrasse le mani.

– Mi sembra che non vi sia da poter scegliere, non vi pare?

– Si invece, – Rispose Orfeo con dolcezza – Si tratta proprio di scegliere. Non sono poi un bruto da volerti imporre la mia persona

(Nel dire quelle parole egli sentiva vagamente che non rappresentava la sua parte come avrebbe dovuto. Infatti se lei lo avesse preso in parola avrebbe potuto respingerlo.)

– Scusatemi, – Disse lei tentando un sorriso – ma oltre alla memoria temo di avere perso la capacità di esprimere i miei sentimenti

– Scusami tu cara, non è certo colpa tua se ti ho delusa – Replicò lui con voce leggera

– Oh no! Non sono affatto delusa. – Reagì lei in fretta lasciando che le sue guance s’imporporassero – E vi confesso d'essere contenta che siate così alto. Temevo che foste basso e grasso, quel tipo di persone mi mettono a disagio. Come vedete anch’io sono alta, ma voi lo siete di più ed io debbo sollevare gli occhi per guardarvi. No, non mi avete affatto delusa

– Sono come mi avevi immaginato?

– No, non somigliate affatto all’uomo che mi ero immaginato. Quelle poche foto che ho di voi non mi hanno aiutato molto

– Posso chiederti come mi avevi immaginato?

– Certo che potete, ma vi prego di consentirmi di mantenere questo piccolo segreto

– E’ un tuo diritto

– Oh no! No, non credo che una moglie debba avere segreti per il proprio marito, la mia è soltanto una preghiera

– Non ne vedo la ragione e d'altra parte credo che alle donne sia riservato questo diritto. Le rende più interessanti

– Tutte le donne?

– Cosa vuoi farmi dire? Sai bene che per me ne esiste soltanto una

– Ah che cosa straordinaria! – Esclamò lei per interrompere l’argomento – Mi domando se il destino abbia mai fatto uno scherzo simile ad una ragazza e perché abbia scelto proprio me tra tante?

Così dicendo si mosse lentamente andando a sedersi su di una delle panche disposte attorno alla fontana.

– Venite a sedervi – Lo invitò lei poggiando una mano sulla panca – Il destino mi ha tirato un tremendo scherzo. Una ragazza scopre improvvisamente d'essere sposata ad un uomo che non ricorda e sarebbe ridicolo se non fosse così terribile, non vi sembra?

– Terribile? – Ripeté Orfeo in tono interrogativo mentre Lilly rise di nuovo alzando le mani come per scusarsi

– Perdonatemi, non parlavo per voi, ma immagino che la cosa potrebbe scombussolare qualsiasi ragazza

– Dunque la mia presenza ti scombussola?

– Non fraintendetemi vi prego ma voi come reagireste se foste al posto mio?

– Effettivamente non lo so. Però hai ragione tu, non posso pretendere che tu...

– No vi prego, non prendetela così. Mi si dice d'essere vostra moglie, ed io voglio crederlo

– Ne sei proprio certa? Io fondo per te sono soltanto uno sconosciuto

– È vero, mi siete assolutamente sconosciuto, però osservandovi mi riesce difficile credere che il sentimento che debbo aver provato per voi possa essersi dileguato dal mio cuore

– Quel sentimento non può essere scomparso, è nascosto in qualche parte dentro di te, e se tu vorrai faremo del tutto per farlo riemergere

– Si, certo che lo voglio, poiché sarei dovuta essere pazza se non vi avessi amato. Oddio scusatemi, non vorrei dare di me un’impressione sbagliata, ma dovete tentare di comprendere ciò che sta accadendo al mio povero cuore in questi momenti

– Mi dispiace cara! Non era mia intenzione crearti disagio. Forse il nostro incontro è prematuro...

– Ma no! Cosa dite? Era da così tanto tempo che attendevo quest'istante e non dovete assolutamente preoccuparvi di ciò che si agita in me, non m’infastidisce affatto, anzi. – E nel pronunciare quelle parole arrossì violentemente – Vedete che strana donna è vostra moglie? Dovrete avere molta pazienza e ricorrere a tutta la vostra sopportazione

– Avrai tutta la mia comprensione – Sussurrò Orfeo sorridendole

– E soprattutto dovrete concedermi il tempo necessario affinché possa tornare ad amarvi come debbo avervi amato e forse anche di più

– Se questo sarà possibile – Sussurrò Orfeo

– Oh si! – Convenne prontamente lei – Certo che sarà possibile, io credo che sia più che possibile

E nel pronunciare quelle parole lei volse il viso altrove, ma fu per un solo istante, poiché subito dopo tornò a guardarlo ridendo di una risata più libera.

– Se non sbaglio – Riprese lei – Stavate per indurmi a dire qualcosa di lusinghiero

– Per la verità stavo tentando di farti la corte

– Oh che idea! Tentare un flirt con vostra moglie! – Poi lo guardò pensosa e tenendo la testa leggermente inclinata soggiunse – Chissà se altri uomini hanno mai tentato un flirt con me, tanto tempo fa

– Canaglia! – Brontolo Orfeo

E mentre lei rise di una risata libera battendo le mani deliziata, guardandolo sussurrò con un filo di voce – Il mio principe è geloso?

– Se lo sono? Sono geloso del vento che ti sfiora e del sole che illumina i tuoi capelli, sono geloso perfino dell’aria che respiri – Replicò Orfeo lasciandosi andare fino ad aggrottare le sopracciglia

– Ma non avete ragione d'esserlo! – Riprese lei e protendendosi un po’ verso di lui mise entrambi le mani sulle sue spalle scrutandolo con i suoi stupendi occhi turchini – Non devi...

Ma poi, accortasi dell’errore chiese con il sorriso sulle labbra – Mi consentite di esprimermi liberamente?

– Una volta lo facevi. Ma ciò non deve sorprenderti, ora per te sono soltanto un estraneo

– Ora non più! – Replicò prontamente lei scuotendo il capo – Io non ricordavo il tuo volto, ma ero certa che sarebbe stato bello

– Si parlava di gelosia – La interruppe lui sentendo nascere in se una punta d'irritazione

– Oh si, ho scoperto che il mio principe è geloso, ma vorrei rassicurarlo che non ha alcuna ragione di formulate simili pensieri. Io non posso credere di aver mai detto una sola parola di amore ad un altro uomo, sono tua moglie e con l’aiuto di Dio lo sarò fino alla morte

– Prima dovrai imparare a conoscermi

– Oh no! Io ti conosco così come conosco il mio cuore. Certo il mio povero cuore non l’ho mai visto, ma so che è dentro di me ed è mio, ed io gli appartengo come appartengo a te...

– Avremo tempo per parlare di questo, ora se tu...

– ...e se lo desideri potrai farmi di nuovo la corte. – Proseguì lei ignorando la sua interruzione – Sapessi com’è triste aver perduto quei ricordi. Ti prego, fa ch’io possa riprovare l’emozione di sentirmi amata

– Nulla potrà cambiare il sentimento che nutro per te – Sussurrò lui

– Allora è vero, tu mi ami? Oh dimmelo, ti prego

Lui la guardò sorridendo e per evitare di rispondere portò le mani di lei alle labbra.

– Ho avuto tanti dubbi, credevo non mi volessi più – Proseguì lei

– Ma cosa vai a pensare? Io non potrei mai amare la vita se non fosse legata a te e tu non dovrai mai più avere simili pensieri o mi arrabbierò sul serio

– Te lo prometto, ma tu sorridimi. Si, io ti credo. Ora sono certa di aver ritrovato l’uomo del mio cuore

– Come puoi esserne certa se non mi ricordi?

– È vero, ma è soltanto la mia memoria ad essersi spenta non il mio cuore, ed egli ti ha riconosciuto

Orfeo si ritrasse e per sfuggire a quelle mani e a quegli occhi che lo fissavano con una estrema espressione di dolcezza balbettò – Vuoi farmi sentire un bruto?

Lei tornò a ridere allegramente – Un bruto, tu? Naturalmente mi è stato detto che un uomo conosce cose che una ragazza ignora, ma un bruto! No, tu non puoi esserlo. Vuoi conoscere un segreto?

– Si che lo voglio

– Riderai di me?

– Se dovessi farlo ti autorizzo a non guardarmi più e ti assicuro che ciò sarebbe per me la più grande punizione

– Sin dal primo istante in cui ti ho visto – Mormorò lei prima di interrompersi per piegare le labbra in un pudico sorriso – poco fa...

– Ebbene? – Chiese lui

– Dammi la tua parola che non penserai di aver sposato una sciocca

– Hai la mia parola. Cos’è accaduto quando mi hai visto?

– Il mio cuore ti ho fatto un piccolo processo

– Il tuo cuore?

– Si! Tu non puoi ancora saperlo, ma il mio cuore è un giudice assai severo. E’ l’unico amico che ho avuto in questo penoso periodo della mia vita

– E questo giudice ha potuto giudicarmi?

– Lo ha fatto

– Posso chiedere se ha udito tutti i testi?

Lilly rise ancora piegando il capo all’indietro.

– Uno soltanto, tu! E osservando che l’unico teste a carico è sospetto di eccessiva modestia, egli ti ha assolto

– Con formula piena?

– Il suo verdetto è stato così spontaneo che la giuria non ha avuto neppure bisogno di ritirarsi per deliberare

Così dicendo lei si alzò andando ad appoggiarsi con la schiena al tronco di un castagno e sollevando il bel viso rimase per un momento a guardare, attraverso le nuove foglie, la luce del sole che l’avvolgeva come una rete d'oro

Sentendosi estremamente a disagio Orfeo distolse lo sguardo fingendo d'essere impegnato con il suo portasigarette.

– Hai l’abitudine di fumare? – Domandò lei avvicinandosi nuovamente alla panca

– Si, a volte, ma ora non desideravo fumare

– Allora perché hai tra le mani quel portasigari?

– Desideri conoscere tutta la verità?

Ella annuì senza rispondere.

– Allora siedi ed anch’io potrò confessarti un segreto

– Eccomi! Sono curiosa di conoscerlo

– Beh, non è un vero segreto, ma una confessione, ho dovuto prendere tra le mani un oggetto qualsiasi per tentare di distrarmi

– Distrarti da cosa?

– Dai tuoi occhi. – Sussurrò lui annuendo – Sei talmente bella che ho avuto paura di impazzire

– Oh mio Dio! Mi dispiace, scusami! Non devi avere paura di me

– Non ho paura di te, ma della tua bellezza

– Oddio com’è possibile? Tu devi aiutarmi a comprendere – Sussurrò lei a voce bassissima – Per me è tutto così nuovo. Dovrai dirmi cosa posso fare per non turbarti. Puoi farlo?

– Se soltanto mi fosse concesso dirti che ti amo quanto nessun uomo ha mai amato la vita

Lei sorrise prima di sussurrare – Tu devi farlo. Chi potrebbe proibirti di parlarmi d'amore?

– Nessuno, – Rispose lui in tono amaro prima di riprendersi – ma il tuo onore m’impone il silenzio

– Cosa c’entra il mio onore? Una moglie non merita forse d'essere amata?

– Oh si, certo che lo meriti, ma devi essere paziente. La tua salute...

– La mia salute è improvvisamente migliorata. Guardami, sono guarita, ti prego – Osservò lei con il sorriso sulle labbra – non potresti farlo ora? E’ tanto che attendo questo momento, debbo conoscere i tuoi sentimenti. Oh signore quante sciocchezze sto dicendo! Devi perdonarmi, ma la tua presenza sta risvegliando una donna che neppure io conoscevo, una donna diversa

– Non hai nulla da farti perdonarti. E’ normale che una moglie desideri conoscere i sentimenti di suo marito

– Dunque mi comporto come una buona moglie? Sono come le altre donne?

– Assolutamente no! – Replicò lui – Non puoi neppure immaginare quanto tu sia diversa dalle altre

– Ti prego! – Sussurrò lei guardandolo intensamente

– Non guardarmi così o rischierai di vedermi morire. Ne parleremo domani, quando sarai più calma

– Ma io sono calma

– Non si direbbe dal modo in cui stai torturando le tue mani. Ancora un poco di pazienza, non voglio che tu risenta del mio desiderio di confessarti il mio amore. Oddio scusami, non avrei dovuto

– Ah, bene! Dunque è questo il tuo lato sgradevole! – Esclamò lei sorridendo, ma subito parve pentirsi e soggiunse sussurrando – Dimmi per quale motivo hai tardato tanto a venire da me. Mi hai fatto pensare cose orribili, cose sciocche e pazzesche. Ho perfino immaginato che McSweet e gli altri cospirassero per tenerti lontano

Orfeo trasse un sospiro di sollievo – In questi ultimi tempi il nostro paese non è tra i più tranquilli e alcuni problemi mi hanno impedito di correre da te

– Gravi problemi?

– Notevolmente gravi

– Cos’è accaduto?

– E’ accaduto che la mia assunzione al trono ha fatto ribollire vecchi rancori

– Mio Dio, perché? Tu sei un buon Principe, non è vero?

– Non ho ancora potuto dimostralo, ma da quando sono salito al trono si sono risvegliate antiche rivendicazioni

– Stai raccontandomi una fiaba?

– Sfortunatamente no. Non sono molto popolare nel mio paese, e come in ogni casa regnante che si rispetti, anche nella nostra c’è un ramo che prova a rivendicare il diritto alla successione

– Possono farlo?

– No, non possono vantare diritti reali, ma il mio caro cugino può contare sull’appoggio di una parte della popolazione

– Scusami se torno a chiederlo, tu sei un buon Principe?

– Non lo so cara, non ho mai regnato. La mia gente non sapeva neppure che esistessi

– Perché?

– Un giorno ti racconterò tutta la storia

– Dovrai tornare ai tuoi doveri?

– Temo di si, altrimenti mio cugino si prenderà il nostro trono

– Cediglielo! – Sussurrò lei guardandolo negli occhi

– Vorrei poter dire che sei tu la cosa che conta di più e che non m’importa nulla d'essere Principe, ma non posso. Quel regno è nato con la mia famiglia e ho il dovere di mantenerlo per fartene dono

Lilly annuì lievemente guardandolo negli occhi

– Soltanto se sarà Dio a volerlo e non gli uomini. – Sussurrò con voce decisa – E’ dunque questo il motivo che ti ha trattenuto?

– Soltanto questo

– Potrò mai meritare il tuo perdono? Sono una ragazza impossibile

– Sei un amore di regina

– Regina? Oh santo cielo! Io non so come debba comportarsi una regina!

– Avrai bisogno di un po’ di tempo, ma sono certo che diverrai la più bella e amata regina che la Terra abbia mai avuto

– E cosa deve fare una regina oltre che amare il suo principe

– Amare il suo popolo

– E tu lo ami?

– Dovremo imparare assieme

– E un Principe non ha ministri ai quali delegare l’incarico di rappresentarlo? Se io fossi stata un re e avessi sposato una povera ragazza, e lei si fosse ammalata gravemente, avrei trovato il modo per recarmi da lei

– Mia dolcissima Principessa! – Gemette Orfeo – Forse non sono ancora un buon Principe, ma ho imparato che nulla può essere anteposto al bene di un popolo

– Cos’è un popolo? E’ più importante di una moglie?

– Un popolo sono tante mogli e padri e madri e figli. Sono migliaia di persone che credono in te e alle quali hai giurato fedeltà

– Tu hai giurato fedeltà al tuo popolo?

– La mia stessa vita appartiene a loro

– La tua vita? Oh mio Dio! Non immaginavo fosse così importante

– Per correre da te ho abbandonato il mio posto. E ti assicuro che ora un piccolo distaccamento potrebbe dare al mio buon cugino Vassilj il trono dei miei padri

– E’ terribile e possono farlo?

– Temo che neanche la mia persona riuscirà a fermarli

– Non dirlo neppure per burla, sarebbe una tragedia

– Forse, ma in cambio tu diverresti un’interessante vedova

A quella battuta di spirito Orfeo si aspettò che lei ridesse. Invece Lilly emise un lamento soffocato.

– Non scherzare ti prego. Non farmi stare in pena, non devi correre rischi. Ora non sei più solo, hai una moglie a cui pensare

– La più cara e la più amata delle mogli

– Io ho bisogno di te

Orfeo le accarezzò una guancia sorridendole – Lo so, ma prima sono sovrano e poi uomo

– Oh Carlo perdonami! Io non saprei amarli tanto – Sussurrò lei – Ma grazie a Dio ora sono certa che il mio onore è riposto in ottime mani. Vedi come sono brava? McSweet ne sarebbe felice

– Tu sei una donna straordinaria

– Io sono soltanto quella che Dio ha voluto fossi e con il tuo aiuto imparerò ad amare il tuo popolo, te lo prometto. Sai che questa notte non ho chiuso occhio per il timore di deluderti

– Tu non potrai mai deludermi, tu sei il mio cuore

– Temevo di non piacerti, di non riuscire a riconquistarti

– Ed hai ancora quella paura?

– No, mi è bastato guardare dietro i tuoi occhi per comprendere che non avevo nulla da temere

– E cosa hai letto dietro i miei occhi?

– Il mio mondo, ed io non potrò far altro che donati il mio amore

– Questo non devi assolutamente farlo è troppo presto – Esclamò lui in tono amaro

– Perché non dovrei? – Chiese lei impressionata da quel tono

– Tu non mi conosci, hai già dimenticato il male che ti ho fatto?

– Oh mio Dio, ma cosa dici? Tu non mi hai fatto del male, mi hai ridato la vita

– Hai dimenticato l’incidente? E’ colpa mia se...

– Ssst, tu non puoi pretendere di disporre del destino

Orfeo la guardò prima di mormorare, – Non è giusto ingannarti – ma subito s’interruppe e lei, impallidendo si alzò guardandolo smarrita.

– Carlo, – Sussurrò mentre i suoi grandi occhi si fissarono in quelli di lui e per un istante parvero riflettere un terribile dubbio. Poi scrollò il capo e lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi sorrise fiduciosa – Non devi spaventarmi

– Perdonami, non so cosa mi abbia preso, non volevo impressionarti

– Perché quelle parole amare? Ti ho delusa, vero? E’ cambiato qualcosa?

– Assolutamente nulla. Ciò che sento per te è talmente grande da provare lo stesso turbamento che mi prendeva da bambino quando abbracciavo la mia valle

– La tua valle? – Chiese Lilly sorpresa

– Non sorprenderti, ma spesso mi abbandono al ricordo di un luogo incantato in cui ho trascorso gran parte della mia infanzia

– Non sai quanto mi renda felice sapere che accosti la mia persona alla creazione, ed io vorrei essere in te per godere delle tue stesse emozioni. Un giorno dovrai parlarmi di quella tua valle, promettilo!

– Promesso

– Camminiamo un poco, vorrei mostrarti una siepe di rovi su cui una coppia di passeri hanno costruito un nido

– Non ti stancherai?

– No, stai tranquillo, oggi sono improvvisamente guarita e credo di comprendere cosa possa aver provato Lazzaro quando tornò alla vita, e bellissimo – Sussurrò lei con la commozione nella voce

– Va bene, andiamo a vedere questo nido – Disse lui tentando di distrarla. Ma mentre l’una accanto all’altro si dirigevano verso un’imponente siepe di rovi che nascondeva gran parte del muro di cinta, una capricciosa folata di vento scompose gli alberi lasciando cadere su di loro una pioggia di petali colorati.

– Ho i capelli pieni di petali – Disse lei tentando di liberarsene

– Non farlo! – Ribatté lui fermandosi a guardarla

– Ma dai! Aiutami a toglierli – Chiese lei chinando il capo in un gesto improvviso.

Le mani di Orfeo fecero ciò che dovevano soffermandosi più del necessario sulla soffice chioma dal colore del bronzo e ad un certo punto le ritrasse mentre lei riprese ad avanzare tentando di nascondere le guance imporporate.

Un silenzio imbarazzato accompagnò i loro passi successivi e quando il vialetto ghiaioso terminò a ridosso della casa, lui sollevò lo sguardo verso la finestra dello studio di McSweet, notando, dietro gli scuri, la figura defilata dello scozzese che con una mano gli fece un gesto incomprensibile.

Orfeo ebbe l’impressione di leggere su quel volto un cenno di preoccupazione e ciò lo indusse a riprendere la parola per evitare che la principessa seguisse la sua attenzione

– Spero di non averti fatto stancare più del dovuto

– Ma no, cosa dici. Oggi mi sento piena di energie, ed è merito tuo. Perché non torniamo alla fontana? Ho da chiederti ancora tante cose

– Invece credo sia giunto il momento del tuo rientro

– Ti prego, non ancora sono troppo felice per dover rientrare

– Devi fare la brava – Le disse Orfeo con voce dolce – McSweet mi ha raccomandato di non affaticarti

– Non sono stanca, mi sento benissimo, davvero!

– L’aria di questo giardino sa fare miracoli

– Oh ma non dipende dall’aria! – Mormorò lei nascondendo il volto tra le mani – Sei tu il responsabile di questo mio benessere

– Vedi se ho ragione? Avevo promesso a McSweet che non avrei fatto nulla che potesse crearti disagio

– Dio aiutami a vivere tutta la mia vita in questo disagio. – Sussurrò lei guardandolo negli occhi – Va bene, sarò una brava moglie, farò come vuoi

– Brava!

– E’ così che deve comportarsi una regina? Evitando di contraddire il suo sposo?

– Il protocollo lo prevede, ma per la mia regina non ci sarà mai alcun divieto

– Il mio signore vuole accompagnarmi alla porta?

Orfeo prese le mani tra le sue e accostate le labbra all’orecchio di lei sussurrò – Sei già sulla porta, mia cara

– Oh santo cielo! Vedi cosa mi combina questo disagio? Tornerai domani? Ti prego dimmi di si. Oh, ecco mia cugina! Ti ricordi di Luisa? Era presente al nostro matrimonio. Oh Carlo, quando ci sposammo?

E nel fare quella domanda il suo viso s’imporporò nuovamente.

Quanto a Luisa, una giovane ragazza dai capelli neri che aspettava sotto il portico, chinò leggermente il capo dicendo

– Altezza! Siamo lieti di riaverla tra noi! – E nel pronunciare quelle parole fissò gravemente Orfeo negli occhi con una espressione interrogativa, come se di lui volesse farsi una chiara idea.

Orfeo comprese da quello sguardo che lei sapeva e che McSweet doveva averla istruita. Poi, quando la principessa scomparve all’interno, Luisa gli si avvicinò sussurrandogli

– Siete atteso nello studio del dottore.

Continua...



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