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lavoro pubblicato venerdì 6 novembre 2015
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Principessa dagli Occhi di Cristallo

di Ladeeflake. Letto 507 volte. Dallo scaffale Fantasia

C'era una volta, in una terra lontana, cosparsa da prati, fiori e spighe di grano, un bianco castello. Il maniero si ergeva possente su un costone di ...

C'era una volta, in una terra lontana, cosparsa da prati, fiori e spighe di grano, un bianco castello.
Il maniero si ergeva possente su un costone di roccia granitica, che al calare del sole assumeva i colori dell'arcobaleno, illuminando le pareti opaline.
Al suo interno dimorava una moltitudine di persone: fabbri, maniscalchi, contadini, cavalieri, ambulanti e indovini, ma il cuore pulsante di quel gioioso mondo era la principessa dagli occhi di cristallo.
La giovane regnava sul suo popolo con giustizia ed era amata così tanto dai suoi sudditi, che chiunque avrebbe dato la vita per lei.
Un giorno il vecchio re, ormai cieco, espresse il desiderio di sapere la principessa sposata prima che egli chiudesse gli occhi per sempre e invitò la giovane a indire un torneo per poter prendere come marito il cavaliere più valoroso.
In molti si presentarono, in molti caddero e infine solo uno si dimostrò tanto forte e degno.
Il cavaliere bianco, questo era il suo nome.
L'intero castello festeggiò per sette giorni e sette notti l'arrivo del cavaliere bianco e la stessa principessa si sentì onorata di avere un compagno tanto giusto al suo fianco.
Una notte di luna piena però, la strega dei sogni apparve alla principessa.
«Principessa, ti mostrerò due strade», le disse. «Una costeggerà una vallata e sarà baciata dai caldi raggi del sole di luglio. L'altra ti condurrà dritta nel cupo cuore della foresta. Le insidie saranno molte, potresti perdere te stessa e il tuo regno. Quello che troverai in fondo alle due strade sarà di valore opposto, dovrai scegliere con coscienza»
La principessa aprì gli occhi e corse dal suo indovino. Quando questi udì il racconto del sogno, suggerì alla principessa di partire per una missione.
Era chiaro che un grande tesoro attendeva la giovane e se in un caso avrebbe potuto perdere tutto, era anche vero che, nell'altro, avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa.
La principessa decise di partire da sola, senza cavallo e senza scorta. Si congedò dai suoi amici: lo speziale dagli occhi cinerini, la nutrice, la sua dama di compagnia, il suo consigliere, il re suo padre, lo spettro della regina madre e il cavaliere bianco.
Camminò per giorni, fermandosi solo per dormire qualche ora accampata tra le radici degli alberi.
Non conosceva la strada, la strega non le aveva consegnato una mappa. Le aveva solo mostrato le immagini di due luoghi differenti e lei non poteva fare altro che affidarsi al caso per ritrovarli.
Un giorno, dopo alcune ore di duro cammino tra le dune sabbiose, la principessa intravide in lontananza un'alta cinta di mura dall'aspetto sinistro.
Non vi erano porte e nemmeno finestre.
Nell'avvicinarsi la principessa notò che non era composta da mattoni, ma da una superficie compatta e liscia. Non c'erano né feritoie né appigli. Le mura si ergevano imponenti per decine e decine di metri. Nessuno, nemmeno il più abile degli scalatori, sarebbe riuscito a entrare.
Eppure la fanciulla sentiva dei rumori provenire dall'altro lato. Quel luogo era abitato.
Seguì il perimetro della fortezza, lasciando che la sua mano accarezzasse la superficie scabra della struttura.
Quando a un tratto fu costretta a fermarsi.
Davanti a lei c'era un giovane, bello e fiero quanto una spada appena forgiata tra le fiamme.
«Chi sei?», domandò la principessa.
«Sono il principe dal cuore di ghiaccio»
«Questo è il tuo castello?», chiese la giovane, indicando le alte mura.
Il principe annuì.
«Posso visitarlo?»
«No, nessuno può oltrepassare quelle mura, ma puoi venire con me»
Il principe le tese la mano e la principessa l'afferrò con le sue piccole dita.
Montarono insieme sul cavallo nero del principe e lui le mostrò le sue terre. Presto si lasciarono alle spalle le dune sabbiose e raggiunsero il limitare della foresta.
La principessa riconobbe subito il bivio che la strega le aveva mostrato in sogno: alla sua sinistra un piccolo sentiero appena battuto serpeggiava tra gli alberi per sparire presto nell'oscurità, alla sua destra un'ampia strada di campagna si dipanava in direzione di immense distese di grano.
«Voglio scendere da cavallo», disse la fanciulla.
Il principe l'accontentò, smontando da cavallo insieme a lei.
«Dove mi stavi portando?», domandò al giovane uomo.
«Entrambe le strade attraversano il mio regno, ma una torna al mio castello, l'altra si allontana verso il castello bianco»
«Devo scegliere se tornare al tuo castello o tornare al mio»
«Nessuno può entrare nel mio castello», ribadì il principe.
«Io ho udito delle voci provenire dall'altro lato delle mura», insisté la principessa.
«Quelle voci sono solo eco lontane, non appartengono al mio regno»
La principessa si sentiva ingannata dalla strega dei sogni. Non era affatto vero che poteva scegliere: una strada l'avrebbe riportata a casa, l'altra l'avrebbe portata in un posto in cui lei non sarebbe potuta entrare. Aveva fatto tanta strada per niente e non l'attendeva nessuna ricompensa.
Senza che la fanciulla potesse farci nulla, una lacrima scivolò lungo le guance.
Il principe dal cuore di ghiaccio la vide piangere e si avvicinò a lei.
«Perché stai piangendo?», le chiese.
«Io non sto piangendo», rispose.
«Questa però è una lacrima», disse, accarezzandola.
La principessa aveva occhi di cristallo e mai, prima di quel momento, delle lacrime avevano solcato il suo viso.
Il principe la prese tra le braccia e la baciò.
Si amarono tutta la notte e quando la principessa si svegliò il mattino seguente, si trovò sola ai piedi di un'antica quercia.
Il principe l'aveva lasciata ed era tornato al suo castello.
La giovane, senza riflettere, imboccò la strada di sinistra, quella che attraversava il bosco. Superò paludi, sabbie mobili, fiumi di fango, cimiteri e infine, stremata e affamata, arrivò alle alte mura del castello del principe.
Non c'era modo di entrare, così lo chiamò, ma il principe non rispose.
Gridò di nuovo il suo nome, ma lui non si mostrò.
Urlò al cielo il suo amore, ma niente poteva sciogliere il freddo cuore del principe.
La principessa non si diede per vinta, andò a un villaggio vicino e si fece prestare degli attrezzi da lavoro.
Tornata alla fortezza cominciò a prendere a picconate il muro, ma il piccone si ruppe.
Così prese un martello, ma anche il martello si ruppe.
Provò e riprovò con tutti i bastoni, i forconi, le pietre che riuscì a trovare, ma niente scalfiva la superficie di quelle mura impenetrabili.
Cadde a terra disperata, ma non si arrese.
Provò con i calci, con le unghie, con i pugni, ma l'unica cosa che ottenne furono lividi e tagli profondi.
Stava calando la notte ma lei era decisa a riprovare il giorno seguente. Si raggomitolò a terra, coperta solo da brandelli cenciosi che una volta furono le sue suntuose vesti e si addormentò.
La scena si ripeté per giorni e giorni, più lei si accaniva contro le mura, più queste sembravano diventare forti e spesse.
Le sue urla di dolore squarciavano la volta celeste come fulmini, ma le orecchie del principe erano sorde a qualsiasi supplica.
Passarono mesi e i sudditi del castello bianco cominciarono a temere per la vita della loro sovrana, così gli amici più fidati della principessa decisero di partire e andare a cercarla.
Un giorno, dopo un attacco piuttosto estenuante alle mura, la principessa cadde a terra e svenne dal dolore.
La strega dei sogni tornò a farle visita.
«Principessa, ti avevo avvertita: una strada ti condurrà alla ricchezza e l'altra alla perdizione. Avevi già la ricchezza e l'hai gettata nella speranza di trovare una ricchezza maggiore. Ora hai perduto te stessa, ma cosa più importante oggi l'amore è stato sconfitto», le disse.
La principessa riprese i sensi e tentò di rimettersi in piedi.
L'amore era stato sconfitto, il suo cuore era andato in frantumi, aveva perso tutto, compresa la sua anima. Ma poi accadde qualcosa.
Una mano gentile le accarezzò i capelli, un'altra le afferrò delicatamente il braccio.
Quando finalmente riuscì ad aprire gli occhi, un'espressione di stupore le attraversò il volto. Davanti a lei c'erano tutti i suoi più grandi amici. Lo speziale dagli occhi cinerini l'aiutò ad alzarsi e il cavaliere bianco la sollevò, tenendola tra le braccia. Tutti corsero ad abbracciarla: il consigliere, la nutrice, la dama di compagnia, il re e persino lo spettro della regina madre.
No, quel giorno non era stato sconfitto l'amore, pensò la principessa. Quel giorno era stato sconfitto il principe dal cuore di ghiaccio. Lui sarebbe vissuto all'interno delle sue alte mura, da solo, senza calore umano e senza affetto, per sempre.
La comitiva tornò al castello bianco e tutto il regno festeggiò il ritorno della principessa. L'inverno lasciò il posto alla primavera, le rondini ripresero a volare nel cielo e l'aria si riempì delle risate gioiose dei fanciulli.
La principessa dagli occhi di cristallo non pianse mai più e il suo regno fu lungo e felice.


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