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lavoro pubblicato giovedì 5 novembre 2015
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

MONICA E LA SUA CITTA'

di Corra. Letto 627 volte. Dallo scaffale Pulp

Monica aveva venticinque anni. Pagava l’affitto di un appartamento a Santa Monica in uno di quegli agglomerati che parevano essere fatti di cemento armato situato di fronte al side walk di una delle spiagge più incantevoli di Los Angeles. .....

Monica aveva venticinque anni. Pagava l’affitto di un appartamento a Santa Monica in uno di quegli agglomerati che parevano essere fatti di cemento armato situato di fronte al side walk di una delle spiagge più incantevoli di Los Angeles. Sentiva il bisogno di vedere da vicino quello che succedeva alla gente, le loro serate passate in compagnia di uomini e donne, di vedere I loro volti, le loro sensazioni, le loro espressioni, quasi fosse il mirino di una macchina fotografica. Di vedere il sole sorgere e tramontare all’orizzonte e sentire le grandi onde del Pacifico sbattere come schiaffi violenti sulla sabbia bagnata. Nella vita aveva visto fuggire gente importante; dai ragazzi che in passato le avevano spezzato il cuore alla perdita dei genitori in un incidente d’auto quando aveva diciotto anni. Monica aveva una sorella maggiore, era più vecchia di dieci anni, Ann. Ann viveva a Marina del Rey in una barca parcheggiata al molo, fincè un giorno, un vecchio uomo d’affari di Berlino recatosi a Los Angeles per lavoro se la portò con se in Europa. Monica era rimasta sola, sola nella cittadina che portava il suo nome, fumava da mattina a sera sigarette senza filtro e faceva la puttana. Non era una di quelle passeggiatrici con I buchi nelle braccia che si vedono a Hollywood Boulevard dopo il tramonto, no lei era più simile ad una Escort, magra, capelli rossi come le fragole d’estate, occhi verdi, un neo sullo zigomo il quale valeva un’erezione e un fondoschiena che aveva impiegato tempo e fatica per renderlo il più tonico possibile; creme, palestra e trattamenti di ogni genere avevano contribuito a formare uno di quei panettoni pronti al taglio la sera di Natale. Per I suoi vent’anni si era fatta un regalo speciale, non aveva comprato nessuna automobile, non si era pagata nessuna vacanza da sogno, ne tantomeno aveva comprato il biglietto vincente della lotteria. Si era fatta crescere due meloni di silicone per compensare le punture di zanzara chi si ritrovava a guardare fin da piccola davanti allo specchio ogni singola mattina, cosi da alzare la sua autostima e soddisfare I piaceri dei clienti. Gli uomini che prendevano appuntamento da Monica noleggiando le sue curve, appartenevano ai più svariati ceti sociali, visto I prezzi contenuti e accessibili, chi dava sfogo ai propri desideri erano per la maggiore impiegati e uomini d’affari, gente ben vestita e profumata, gente che passava ore intere seduta ad unascrivania, davanti ad un monitor cosparso di moscerini codificando linguaggi extraterrestri per portare a casa la pagnotta a fine mese. Si trattava di giovani ragazzi a cui giovani ragazzacce in minigonna con in mano pompoms avevano spezzato il cuore in mille pezzi fino ad arrivare a quegli uomini affermati nella vita e nel business con una bella famigliola californiana pronta ad aspettarli a casa con la cena servita in tavola, I figli liceali volti a raccontare la loro giornata e una moglie pia, fatta di porcellana, devota alla Chiesa e a nostro Signore così che vegliasse sempre su quella cartolina che agli occhi dei vicini e dei loro animali domestici appariva perfetta .Monica si svegliò di scatto, scese dal letto, prese le sigarette dalla borsetta e battendo I piedi nudi sulle mattonelle fredde si diresse verso il balcone della camera dell’ hotel da poco dalle parti di Alvarado Street in cui quella notte le era capitato di lavorare. Accese la sigaretta, aspirò un bel tiro e si affacciò su un mondo illuminato da sogni e falsi miti, guardando con I suoi occhi milioni di luci che accendevano sotto di lei quella folle e incantevole città. Gettò il mozzicone nel vuoto facendolo sparire tra I colori dela notte. Rientrò in quella fetida stanza, prese I suoi stracci e si gettò alla porta. Prima di andarsene si soffermò per qualche istante sul volto dell’uomo con cui aveva passato un’ ennesima notte di finzione, russava come un dannato, aveva quarant’anni o giu di li e a Boston lo aspettavano una moglie e una figlia bellissima ma a lui non importava, a lui importava solo divertirsi come vent’anni fa, Monica lo guardò con disprezzoe se ne andò, scese le scale di corsa inciampando in una donna anziana, la signora la maledì, lei continuò correre senza voltarsi finchè arrivò al’uscita, spalancò la porta e chiamò un Taxi. Entrò nell’automobile,
durante il tragitto le lacrime scendevano a dirotto sul viso della ragazza sbavando
tutto il trucco, erano nei pressi del Pier, si fece lasciare lì, pagò il tassista senza prendersi il resto, corse verso casa, Entrò nel bagno e vomitò fino a vedere l’anima, si alzò e guardandosi allo specchio vide un mostro dal colore cadaverico nascosto da una maschera che portava da troppo tempo. Vedeva una persona che non sopportava, una persona che non voleva più essere. Andò nella sua camera da letto, aprì il cassetto del comodino, prese la pistola di suo padre e si sedette sul letto, la guardava, la accarezzava come fosse unneonato, la impugnò con mano tremante fino a portarla alle labbra, sentì la canna gelida concentrarsi sulla bocca, la aprì piano piano facendo sbattere la canna sui denti e affondarla nella gola, urlò, si guardò allo specchio e schiacciò il grilletto.

Monica non c’era più, era libera, si era sollevata dal peso della vita per poterne iniziare una nuova e questa volta, poteva essere un angelo, nella città degli angeli.



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