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lavoro pubblicato giovedì 5 novembre 2015
ultima lettura mercoledì 4 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Bacio Argenteo

di LoddFantasyFactory. Letto 543 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'amore, l'amicizia ed ogni credenza vacillano, quando qualcosa ci colpisce nell'animo. Leirien, Cavaliere Divino al servizio del Dio Drago Edheorth, deve fare i conti con il brusco evento che ha stravolto la sua vita...




"Questo racconto è disponibile anche in versione pdf, per consentire una migliore e più gradevole lettura.

Puoi scaricare il file gratuitamente qui: Il Bacio Argenteo.











Ai lettori, perché sono la componente

che da vita alla narrazione.

Premessa:

Prima di iniziare, vorrei ricordarti che questo racconto è disponibile anche in formatto Audiolibro. Non perdere l'occasione di rilassarti in compagnia della grande voce dell'attore Francesco Masala.

Quello che segue è un racconto breve. È da considerarsi come un elemento aggiuntivo del romanzo "Le Ombre del Destino: Il Cavaliere dagli occhi purpurei". Nonostante ciò, non occorre aver letto il libro per poter godere di questo estratto, e degli eventi contenuti in esso non si fa accenno, così da evitare ai nuovi lettori inutili spoiler.

Ho voluto creare questo capitolo segreto, che definisce il motivo di una precisa scelta presa da Leirien, la protagonista, al termine del libro. Possiamo definirlo un collegamento fra il primo romanzo ed il secondo. I temi trattati hanno comunque una lettura universale, a mio avviso. I nuovi ed i vecchi lettori potranno apprezzarla allo stesso modo, in una vicenda che trova un inizio ed una fine, pur senza doversi legare alle restanti storie.

Ti ringrazio per l'attenzione, e ti auguro una buona lettura!

G. G. Pintore

Capitolo segreto

Il Bacio Argenteo

Un caldo brivido le percorse le spalle, discendendo come un soffice formicolio giù per la nuda schiena. Il corpo era intorpidito, statuario, mentre la mente naufragava in balia di ricordi impetuosi. La sua sagoma era avvolta in un limbo di fumi gassosi, che aleggiavano irradiati da un soffuso fascio lunare. I lunghi capelli d'ebano galleggiavano tutto attorno come i raggi di un sole oscuro e dai riflessi profondi come l'oceano, lo stesso in cui la sua sagoma appariva immersa.

Aveva la pelle tinta d'argento dal chiarore della luna, e le sue levigate e sinuose forme la immortalavano come un'antica dea intrappolata sul fondale dal proprio piedistallo. La luce esaltava le carnose e pallide labbra: erano leggermente schiuse, ed avrebbero rapito ogni uomo col desiderio di farle proprie.

Nel silenzio si udì echeggiare un sussurro, portatore di vita:

«Leirien...»

Le palpebre si schiusero lentamente, ridonando vitalità a quelle iridi immortalate dal destino: purpuree, come ametiste fuse nel focolare. Vagavano assorte nella vellutata carezza dell'acqua, che purificava e tonificava quell'atletico corpo abbandonato al placido riposo. Mancava dell'ossigeno per respirare, eppure non avvertì alcun dolore al petto, nessun bruciore risalire lungo la gola.

Molte erano le lune trascorse dall'ultima volta che era riuscita a destarsi nel cuore della notte, richiamata dal sussurro di colui che l'aveva prescelta, benché pochi fossero i dettagli che rammentava di quei fugaci incontri. Un'estasiante purezza rinvigoriva le sue membra, liberandole dal fardello che la mente aveva avvertito prima del sonno. I ricordi dei sogni appena sbiaditi sfumarono in incomprensibili e fuggevoli momenti privi di un filo narrativo.

«Leirien» echeggiò nuovamente, stavolta più nitido e distinto.

Emerse dall'acqua sospinta da una forza invisibile, mentre quei fumi le danzavano attorno come soffici turbinii d'aria calda. Era al centro esatto di un lago che rifletteva lo splendore dell'intero creato, avvolta unicamente in una toga di candide magnolie, che ora celava alla vista delle stelle quel casto fisico dalle forme artistiche, piuttosto che belliche; l'abito lasciava scoperta una spalla, aggrappandosi al seno per rimanere saldo al corpo. I capelli vennero raccolti da sottili nastri di platino, liberandole il viso.

I nudi piedi scivolavano dolcemente sulla tiepida superficie dell'acqua, creando ad ogni contatto con essa dei piccoli cerchi concentrici che gradualmente volgevano sino a riva; il suo corpo era come improvvisamente divenuto inconsistente e leggero come gli stessi fiori di cui era vestita.

Una prominente cresta argentea avvolgeva come una lunga coda aguzza l'intero ambiente, delimitando la vista della ragazza ad una moltitudine di sculture arcane che gradualmente si facevano più definite, man mano che avanzava. Riconobbe le sagome di importanti cavalieri e creature, tutti con grandi storie alle spalle, ma al contempo non fu in grado di rammentare i loro nomi o le vicende che li avevano resi celebri. Ogni dettaglio appariva nitido ed offuscato allo stesso tempo, e ciò rendeva ogni sua riflessione vacua.

Alto nel cielo, il più luminoso fra gli astri, in una volta celeste definita dalle costellazioni degli antichi eroi, troneggiava Elhòandar, la Stella del Nord, che le indicava la via che avrebbe dovuto seguire per giungere ove Egli l'aveva convocata.

Il corso del fiume da cui il lago nasceva la condusse all'interno di una grotta dal soffitto spiovente, ove degli argentei cristalli, vivi del bagliore lunare, mettevano in risalto un altare marmoreo. Sopra di esso brillava il piatto di una lunga spada di platino d'incantevole fattura, quasi tutt'uno con il sostegno su cui era adagiata; l'elsa era intarsiata di rune sacre che la ragazza riconobbe nel linguaggio dei Draghi. Recitavano: "Onoro il sacrificio, la vita ed il trapasso. Lascito del mio fato". Leirien pronunciò quel giuramento con un filo di voce.

«Il Fiore Notturno è nuovamente sbocciato in un effluvio passionale, ma inquieti sono i suoi petali, che con un tremito vorrebbero richiudersi sotto gli astri. Cosa agita il vostro sonno, Cavaliere?» domandò un regale timbro maschile scaturito da uno dei cristalli.

«I sogni...» rivelò abbassando lo sguardo. «Mi raccontano di un mondo soffocato in un futuro confuso, incerto. Ho timore di ciò che ho veduto, anche se non lo rammento chiaramente. Tutto appare privo di senso. Temo di star perdendo qualcosa, o di non essere pronta quando mi sarà richiesto...» confessò. Si sentì incatenata da un angosciante senso d'impotenza; aveva sognato di smarrirsi e di smarrire ciò che era.

Il dubbio non l'aveva più abbandonata da qualche notte a quella parte. Per un breve istante aveva scordato quanto era accaduto pochi giorni prima. Ripensò a suo padre, a quegli occhi colmi di rabbia, di odio; a quell'espressione da cui trapelava un volto dell'uomo che in diciotto anni di vita non aveva mai scorto.

Il suo mondo era stato sconvolto in una manciata di secondi; come avrebbe potuto ritornare ad apprezzare ciò che aveva sempre creduto essere il suo passato, ora che ogni verità appariva una sorta di menzogna? Come poteva rimanere salda nei propri principi, se ora le apparivano fondati in un passato che mancava di concretezza, di sincerità?

«Talvolta smarriamo ciò che amiamo semplicemente temendo di perderlo. Non fatevi sopraffare da ciò che ancora non comprendete. Impedite al sospetto d'esser più forte della ragione: c'è sempre una spiegazione, per quanto essa possa lasciare in eterno un grande dolore nel vostro cuore. Tutto troverà il suo senso, forse proprio quando crederete che non vi sia affatto» rinnovò la propria presenza il timbro regale. Scaturì da un altro cristallo, con un bagliore stavolta più acceso. «L'importante è non smettere mai di credere che vi sia sempre un motivo per ciò che accade. Un percorso che potremo comprendere pienamente solo una volta raggiunta la sua conclusione».

«E si può perdere... il proprio futuro?» chiese Leirien con timore. Era una domanda che l'aveva da sempre tormentata.

«Certamente». La risposta giunse inaspettata. Secca. La ragazza sgranò gli occhi, mentre un crescente senso d'impotenza e d'angoscia s'impadroniva dei suoi pensieri. «Tutto può essere perduto, finché non ritroviamo il coraggio di affrontarlo. Nella vita smarrirete molte vie, è inevitabile. Per quanto il destino sia scritto, in un modo o nell'altro, ognuno di noi muterà parzialmente le proprie sorti. Non esiste un unico sentiero da percorrere: le nostre scelte, anche le più insignificanti, influenzeranno il mondo che ci circonda. Perderemo delle esperienze, ma ne guadagneremo altrettante. Avete ancora molto da scoprire... Passo dopo passo vi accorgerete di non essere così sola».

«Quindi... bisogna accettare il destino come qualcosa d'imprevedibile? Come può un mortale vivere con la consapevolezza di poter perdere tutto ciò che ama da un momento all'altro? Come può essere felice? Come può continuare a combattere per qualcosa che non può controllare? Come...». Ora, la sua voce appariva più simile a quella di una bambina indifesa. «Mi sono sempre convinta che combattevo per difendere tutto ciò che amavo, e che così facendo avrei tenuto al sicuro il mondo... o perlomeno, ci avrei provato».

«No, Leirien. Bisogna accettare il futuro come un dono. Siamo solo un granello di polvere nell'irrefrenabile flusso del fato; e, per ogni istante che trascorriamo nell'ammirare esso evolversi, dobbiamo ringraziarlo per ogni singolo momento che possiamo condividere con tutto ciò che amiamo. Ricordate: le emozioni che abbiamo provato, così come le persone con cui abbiamo vissuto, non possiamo cancellarle dalle nostre menti, non possiamo alterarle e non dobbiamo scordarle; esse hanno il compito di rammentarci perché siamo esistiti» le confidò l'entità. I cristalli rifulsero delle radiose tonalità dei cieli estivi. «Accade, però, che i rapporti fra le persone si raffreddino, che si prendano le distanze... nonostante ciò, nelle nostre menti niente è mai cambiato. Scavate nei vostri ricordi, troverete il valore del perdono...».

«Ho provato. Ho fallito» ammise Leirien stringendo i pugni.

«Niente vi impedisce di riprovare, Cavaliere Divino. È ciò che vi rende diversa dagli altri mortali. È per questo che siete stata scelta: voi fate parte di coloro che sono indisposti alla resa, e si ergono come guide a capo dei popoli che hanno smarrito la via della luce!» vibrò passionalmente il timbro, riecheggiando all'interno della grotta.

«Sono solo una ragazza... Perché proprio io? Perché non un sacerdote? Perché non un uomo?» domandò rafforzando la stretta, questa volta stringendo con più forza anche i denti. L'intero corpo fremeva: sentiva di volersi abbandonare a quelle risposte, di voler cedere alla saggezza che come un flusso di energie positive la stava investendo. Ma dentro nutriva il desiderio di altre spiegazioni.

Cercava quello stesso conforto che aveva sempre trovato nella figura di Kornelius, e che ora aveva lasciato un immenso vuoto dentro di sé.

«Avvertite un peso tanto gravoso sulle vostre spalle, e questo è un bene. Ciò che però state scordando, Fiore Notturno, è che non siete l'unica prescelta per aiutare questo mondo. Il vostro fardello è sorretto da molti amici: avete tanti compagni che condividono le vostre stesse esperienze, dubbi e timori. Trovate l'un l'altro il coraggio di andare avanti».

Leirien si abbandonò alle lacrime, che calde scivolarono sulle sue guance. Avvertì il proprio animo leggero: era felice delle risposte che aveva ottenuto, e quel muto pianto era lo sfogo di tutte le emozioni che troppo a lungo aveva represso dentro di sé, sino ad esplodere.

Riconobbe ciò che l'entità aveva premura di comunicarle indirettamente: aveva creduto di essere debole, ma dentro di sé custodiva una forza che pochi altri potevano vantare.

La luce all'interno della grotta era tornata fredda, inondata dal bagliore lunare che faceva brillare le gore salate tracciate sulle guance del cavaliere. Un tiepido abbraccio le cinse amorevolmente i fianchi da dietro, come a consolarla. La strinse a sé come mai le era accaduto nella sua vita. Non si trattava dell'abbraccio affettuoso di un padre, bensì di qualcosa di diverso, estraneo, eppure capace di renderla istantaneamente succube di quell'avvolgente emozione.

Sentì l'obbligo di perdersi in quella benefica sensazione.

Poi, dopo averla invitata a voltarsi sfiorandole teneramente l'orecchio destro con una mano, liberandole i capelli dai nastri di platino, calde labbra carezzarono docilmente le sue, creando un'esplosione di effluvi che inebriò i suoi sensi, mentre quell'energica stretta veniva ora ricambiata. La bocca di Leirien si beò del sapore di menta che quel tenero incontro le infuse. Era un tocco vellutato, nobile, quasi casto.

Il suo primo bacio.

Si abbandonò a quel tepore che avvertiva divampare dentro di sé, facendole arrossare le guance, indebolire le gambe e scaldare il cuore. Per un lasso di tempo indefinito sentì la testa leggera, ogni pensiero dissolversi ed ogni dubbio trovò apparentemente risposta.

Poi, come una valanga, un fiume di momenti mai vissuti la travolse: scorse volti, luoghi e tempi che era certa di non aver mai vissuto, ed in cuor suo alcuni di essi sperava di non doverli mai affrontare.

La furia con cui si riversarono in lei fu tale da sfinirla, proprio come era accaduto prima di risvegliarsi al cospetto dell'entità. Quelle visioni nascondevano qualcosa che le sfuggiva: aveva l'impressione di rivedersi in terza persona, come se non fossero suoi gli occhi che stavano assistendo a quegli eventi, ma quelli di qualcun altro, uno scrutatore invisibile. Stava facendo suo, in un solo momento, il bagaglio di emozioni di una vita intera. Troppo per il suo già precario status emotivo.

Le labbra sfuggirono a quel morbido e bramato contatto, mentre le gambe cedevano allo sfinimento.

Non cadde.

Le purpuree iridi indugiarono sull'entità di luce che ancora la stringeva a sé, accompagnandola dolcemente a terra. Era priva di lineamenti, ma la sua corporatura lasciava intendere che si trattasse di una forma maschile. Notò, o forse semplicemente immaginò un sorriso, prima che questi svanisse come fumo davanti ai suoi stanchi occhi.

«Non andare!» lo pregò allungando la mano destra a ricercarlo, ma quel turbinio di aria calda tornò a dissipare ogni sua visione. Un'ultima lacrima abbandonò il duo purpureo. «Non andare...» sussurrò nuovamente, mordendosi il labbro inferiore con il lungo canino sinistro.

«Egli non è ancora arrivato...» riecheggiò il timbro maschile.

«Chi era?» implorò dopo essersi messa a sedere, sentendosi oramai sconfitta. I capelli celavano il suo volto addolorato da quella perdita.

«Qualcuno che ricoprirà un ruolo importante nella vostra vita, a seconda del percorso che sceglierete d'intraprendere. Sarebbe sbagliato rivelarvi la sua identità. Comprometterebbe irrimediabilmente le vostre esperienze, e probabilmente finireste per perderlo nello sforzo di trattenerlo a voi. L'uomo che conosce il proprio futuro può ingannarlo momentaneamente, ma non potrà mai ingannare il suo cuore» sentenziò l'entità.

«Capisco... anche se è così triste...» ammise carezzandosi le labbra, ancora fresche di quel sapore. «Perché tutto ciò? Cosa rappresentano queste visioni?».

«Sono fuggevoli frammenti dei percorsi che le tessitrici dell'Arcano Arciere hanno tracciato per la vostra storia, Leirien. Alternative alle vostre scelte, al destino stesso di Draakhonsgaard».

«Voi... avete scelto voi di mostrarmi ciò? Perché? Sapete cosa mi attende?» gli chiese intimorita.

«Sì, questo è in mio potere. So che tutto ciò vi spaventa. Avete visto nascere la vita, così come strapparla, benché non abbiate precisamente memoria di quanto effettivamente scorto. Molte sono le possibilità, e voi soltanto avete il potere, con le vostre azioni, di decidere ciò che sarà. Volevo che comprendeste che il futuro ha in serbo per voi molti momenti, e che la vita non termina, fintanto che lasciate aperta la porta della speranza» le rivelò.

«Vorrei poter seguire il percorso meno doloroso. Anche se detto ora, al vostro cospetto, potrebbe apparire un comportamento da vigliacca» rispose amaramente, senza riuscire a sollevare lo sguardo. «Ho già preso la mia decisione: consacrare la vita al benessere del popolo. Questo significa essere un Cavaliere Divino!» affermò ostentando sicurezza. Vacillò.

Uno dei cristalli emanò un improvviso bagliore, costringendola a proteggersi gli occhi con un braccio. Si creò una colonna argentea, alta sino al soffitto della caverna; dal fascio venne fuori un uomo in abiti alabastri, con un lungo mantello che strisciava sull'irregolare pavimento roccioso. Le sue iridi erano cariche del temperamento dei ghiacci, con la pupilla schiacciata verticalmente. I suoi lineamenti vagamente esotici erano esaltati da zigomi alti incorniciati da un lungo crine argentato. Esordì con voce profonda:

«Vigliacca? No, non direi. Umana, penso sia il termine più appropriato. Siamo ciò che scegliamo di essere, dopotutto; questo è parte di ciò che non è ancora scritto».

Leirien s'inginocchiò, chinando il capo in segno di profondo rispetto. La mano destra corse sul cuore, piegando parzialmente verso l'interno il mignolo, l'anulare ed il pollice, a formare un'ala. Il suo interlocutore emanava un'aura positiva che superava di gran lunga quella di qualsiasi cavaliere e sacerdote avesse mai avuto modo d'incontrare in vita, persino quella di Lioner stesso. Era palese che si trovasse davanti a qualcosa di più che un semplice uomo: egli era un'emanazione dello stesso Dio Drago Edheorth.

«Ma dubitare... non è da Cavaliere Divino....» rispose con la voce spezzata dalla vergogna.

«Forse» si pronunciò, affiancandola. Una mano dal tocco gelido le carezzò il mento, invitandola a sollevare lo sguardo. Un sincero sorriso marcava le labbra dell'entità, infondendole grande coraggio e serenità. Riprese senza staccare le sue ammalianti iridi da quelle purpuree della ragazza: «Forse per un Cavaliere Divino all'apice della propria carriera, mia dolce Leirien. Il vostro percorso è appena iniziato, e già molto i vostri occhi hanno dovuto affrontare, molto più di quanto ai comuni cavalieri sia solitamente imposto. Dubitare della propria forza è lecito per la vostra crescita: dovreste pur conoscere ciò che provano le persone, affinché possiate aiutarle in futuro. Siete in parte umana, oltre che divina; e solo sconfiggendo da voi quel sentimento avrete il potere di scacciarlo dal cuore dei popoli ammorbati dalla paura e dallo sconforto. Il vostro spirito è relativamente giovane, ma ha la forza di chi ha vissuto molte vite. Non abbiate mai paura di mettervi in discussione. Il Fervore dei Giusti vi accompagna».

«Mio signore...» ebbe solo la forza di esalare.

«No, Leirien. Non sono chi credete che io sia. Siamo fratelli, figli di un padre che veglia costantemente su di noi. La nostra battaglia va avanti da secoli, e tu sarai colei che condurrà il nostro stendardo ove a lungo abbiamo bramato di giungere. Vorrei potervi consentire di restare, di conoscere ciò che vi aspetta, ma il vostro spirito è ancora troppo debole per permettervi di indugiare oltremodo al cospetto di Elhòandar» le confidò chinandosi su di lei per posare le sue gelide labbra sulla fronte della ragazza. «Andate, Fiore della Notte. Anche se mancherete della volontà per rimembrare questo sogno, inconsciamente esso sarà sempre parte di voi».

«Attenderò il momento del nostro futuro incontro, fratello mio» sussurrò Leirien nello stesso istante in cui si percepì sprofondare nella roccia, d'un tratto non più solida, ma liquida. Ogni dettaglio della grotta assunse forme indefinite, offuscate da una densa bruma argentea. Poi, sopraggiunse l'oscurità, il nulla assoluto, e con esso un profondo senso di ristoro.

Schiuse le palpebre lentamente, quasi fossero pregiati scrigni che custodivano quelle due preziose gemme purpuree, ora illuminate da nuova ragione. Fissavano un punto impreciso del soffitto, mentre un flebile sorriso prendeva vita sulle carnose labbra.

«Portare speranza...» sospirò, felice.









Fine









Ti ringrazio per avermi dedicato il tuo prezioso temp!.





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