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lavoro pubblicato mercoledì 4 novembre 2015
ultima lettura venerdì 29 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Cèline e Margot - CAPITOLO 3

di luke676. Letto 405 volte. Dallo scaffale Sogni

 I piedi di Cèline affondavano stanchi nell'erba alta. Per fortuna aveva ritrovato i sandali sbadatamente lasciati fuori dal casolare. La pioggia notturna li aveva inzuppati a dovere, ma a lei interessava relativamente : sempre meglio ch.........

I piedi di Cèline affondavano stanchi nell'erba alta. Per fortuna aveva ritrovato i sandali sbadatamente lasciati fuori dal casolare. La pioggia notturna li aveva inzuppati a dovere, ma a lei interessava relativamente : sempre meglio che ferirsi le piante dei piedi con oggetti appuntiti.

Davanti a lei Margot barcollava tra i cespugli ansiosa di raggiungere la strada. Si era messa un maglione di lana rosso "prestatogli" gentilmente da Orso. Il maltempo aveva abbassato la temperatura e si sa, appena piove in agosto l'estate comincia a porgere i propri saluti. Cèline aveva allacciato accuratamente il suo golfino color panna, sperando che il suo finto calore la proteggesse un poco da quei lancianti brividi di freddo.

Il "gruppo" le aveva incaricate di andare a fare la "spesa". Quella mattina Cèline aveva soltanto voglia di fissare il vuoto, ma come sempre si era fatta convincere dall'insistenza di Margot pensando : "Ma si, una camminata mi farà bene".

Dopo aver lottato con rovi ed erbacce per circa dieci minuti, giunsero sulla SS494 di Abbiategrasso.

"I borghesi sono andati tutti in vacanza". Commentò Margot mentre camminavano in fila indiana sul lato della strada.

"Mmmh". Fu la risposta di Cèline che non osò voltarsi indietro.

Alle sue spalle vi era la campagna che poteva osservare dalla finestra della sua casa di Ozzero. L'acido preso la notte precedente l'aveva talmente sconvolta da non rendersi conto di essersi accampata nei pressi di quel suolo una volta a lei tanto caro.

Solitamente i suoi trip erano allegri, visionari, quasi "Felliniani"; ma questa volta l'effetto risultò malinconico.

Il ricordo di quel sogno era ancora vivo; il suo sguardo era fisso sulle gambe snelle di Margot davanti a lei.

"Certo che i nostri uomini sono proprio degli stronzi! Mandare due donne a fare la spesa quando loro sono grandi e grossi". Le battute di Margot non sembrarono divertirla come un tempo; accennò solamente una risatina soffocata.

"Uomini". Pensò Cèline mentre attraversarono la strada per entrare nel parcheggio dell'Esselunga. Le venne una fitta allo stomaco quando pensò al suo primo rapporto extraconiugale. Aveva bramato il corpo di Giorgio per un mese intero mentre abitava ancora con Luca : era alto 1 e 90, portava i capelli lunghi a metà schiena, magro e "dotato di grande carisma" come pensava lei all'epoca. L'avevano colpita particolarmente i suoi discorsi sui pari diritti degli omosessuali, su quella "fiera del niente" chiamata Expo e sulla letteratura russa di cui lei era grande estimatrice. Così dopo una serata in riva al Ticino, durante la quale si accese un falò per riscaldarsi da un gelido Febbraio, Giorgio le mise una mano sul seno. Cèline tremava : era la prima volta che tradiva, quella morsa allo stomaco la tormentava ed eccitava allo stesso tempo. A rapporto concluso Giorgio si rivestì accendendosi una sigaretta. Cèline non capì mai se mentre si pulì la camicia a quadri stesse spazzando via la sabbia o qualcos’altro. Mentre lei si rivestì, vide che lui si era già incamminato a raggiungere gli altri davanti al fuoco.

"Dove vai?". Gli chiese ingenua Cèline.

"Davanti al fuoco, qui fa freddo".

Quel "fa freddo" colpì Celine alle tempie. Le cadde un mito. Ovviamente narrò la sua "fredda" esperienza a Margot.

"Ma lascialo perdere quello : gli piace di più leggere un libro che scopare". Le disse Margot, facendola ridere e facendole sperare che un giorno avrebbe trovato il "vero amore".

L'aria condizionata all'interno del supermercato la fece rabbrividire ulteriormente. Un concerto di "bip" proveniva dalle casse che segnavano il passaggio dei prodotti : suono che Cèline detestava con tutta la sua anima. Una anziana signora la sfiorò con il carrello ansiosa di raggiungere il reparto frutta.

"Quanti soldi ci sono rimasti?". Chiese Cèline.

"Più o meno cinque euro". Rispose Margot afferrando un cestello vicino alle casse.

Margot incominciò a caricare il cestello di mozzarelle, maionese, vaschette di prosciutto (cotto e crudo) e una bottiglia di coca cola da un litro.

"Tutta sta roba con cinque euro??". Osservò Cèline accennando una smorfia.

"Nessun problema, ci pensa Margot!". Le dava un fastidio immenso quando Margot parlava in terza persona; se fosse stata più in forze le avrebbe tirato uno schiaffo.

Dopo aver aggiunto del pane confezionato, si recarono alle casse automatiche. Margot posò il cestello sul ripiano a fianco alla cassa e incominciò a passare gli articoli. L'importo totale risultò essere di 4 euro e 25 centesimi; ovvero due mozzarelle e il vasetto di maionese.

Margot inserì la banconota stropicciata da cinque euro per il pagamento, e una volta ricevuto il resto dalla cassa si avviò all'uscita insieme a Cèline.

Una volta fuori dall'Esselunga, Margot estrasse dalla sua borsa a tracolla due vaschette di prosciutto, la bottiglia di coca cola e il pane confezionato dalle quali senza farsi notare, aveva strappato i codici a barre e le etichette. Cèline la osservava nella sua velocità e abilità facendole da palo nel caso qualche commessa sarebbe sopraggiunta a rovinare il piano. Le telecamere non preoccupavano Margot :

"Male che vada" pensava strafottente "non alzerebbero mai le mani su una donna che ruba del cibo; basta che faccio un po’ la scenata che sono disperata e ho fame e mi lasciano andare".

"Hai visto che ci ha pensato la tua Margot?!". Disse trionfante mentre imboccarono ancora una volta lo stradone deserto.

Cèline non le diede la soddisfazione di riempirla di elogi, le disse soltanto che non vedeva l'ora di mangiare poiché la fame la tormentava. L'idea di affrontare ancora quel sentiero di erbacce non le andava molto a genio, ma il pensiero di un panino con prosciutto cotto e maionese le fece risultare la seconda escursione meno terribile.

Sulla soglia del casolare, Mandy le accolse con baci e abbracci, rovistando nella borsa tra le prelibatezze appena acquistate.

"Ma che brave! Non ci vedevo più dalla fame". La voce di Mandy era dolcemente fanciullesca. Le lunghe trecce nere le donavano un’ aria allegra e innocente, mentre la sua corporatura avrebbe potuto competere con le più illustri modelle se non fosse stata vestita con quegli abiti sgualciti : una lunga gonna bianca usurata a coprirle i piedi calzanti ballerine e una maglietta nera raffigurante una fragola che sembrava essere stata bucherellata da pallottole vaganti.

Le mani possenti di John strinsero il corpicino di Mandy. Il suo amato presentava un fisico solido e palestrato e il più delle volte stava a petto nudo. A Cèline sfiorò l'idea che lo facesse non solo per mostrare la sua "virilità", ma anche per sfoggiare i numerosi tatuaggi.

La barba incolta, i piccoli occhi neri espressivi e i capelli a metà orecchie erano tutti elementi di indubbio fascino. Tempo prima John era istruttore di palestra; amava il body building e praticare diversi sport. L'incontro con Mandy gli sconvolse la vita al punto di abbandonare il suo lavoro che amava tanto.

Anche Mandy una volta aveva un lavoro, o meglio dire : lei lo considerava "un lavoro". Studiava filosofia all'università Cattolica di Milano. Un giorno il padre (finanziatore degli studi della figlia), stimato direttore di banca, le propose di addentrasi nel ruolo di cassiera presso la sede in cui lavorava.

"Non servirò mai chi ci fotte!". Le aveva risposto al padre una sera a cena, proprio quando tutte le carte erano state messe in regola per il suo inserimento.

Di conseguenza, il rapporto con i genitori andò piano piano a deteriorarsi. I silenzi di sua madre la facevano innervosire all'inverosimile : forse Maria, questo il nome della madre di Mandy, non proferiva parola poiché aveva ormai rinunciato a sprecare il fiato dietro una figlia anarchica e ribelle.

Luigi, suo fratello minore, era sempre migliore in tutto; spesso veniva messo a confronto con le scelleratezze di Mandy e quando litigavo la chiamava spesso "comunista del cazzo".

Al culmine della sopportazione, Mandy riempì uno zaino con quattro vestiti di ricambio, una scatola di biscotti e i pochi spiccioli avanzati dalle casse generose del padre. In piena notte saltò giù dalla finestra della sua camera da letto recandosi sotto casa di John.

La fuga era stata progettata da qualche settimana : John si fece trovare nel cortile di casa, anche lui munito di zaino e pronto ad assaporare la libertà con la sua dolce Mandy.

Dopo ventiquattro ore, i genitori dei ragazzi sporsero denuncia alla polizia. La disperazione sui loro volti per aver perso le proprie creature.

Il commissario, masticando un plum cake, disse loro : "Abbiamo centinaia di denuncie di questo tipo... sarà una fuga d'amore momentanea. Non disperate, ritorneranno".

Un anno era passato, assidue ricerche erano state effettuate ma John e Mandy non si trovavano. Nel loro mondo si sentivano liberi e felici : "E c'era ancora molto da esplorare" si dicevano.

Era giunto il momento del pranzo. Languidi erano gli occhi di Orso verso Margot che stava tagliando il pane con il suo coltellino svizzero. Con l'aiuto di Cèline preparò sei panini con cotto e maionese. Appena vennero distribuiti Orso addentò con tenacia il suo pasto.

"Non ti ci ingozzare neh!". Disse Margot riguardo l'appetito vorace di Orsone.

Per tutta risposta, Orso divorò il panino in meno di un minuto.

"Mmmm! Mmmm!". Marina si portò un dito alla bocca fissando Cèline.

Innocente, non si accorse di avere i lati della bocca imbrattati di maionese. Toccandosi delicatamente i lati della bocca con il dito, rimosse la maionese leccandola via.

Il pasto la fece rinvigorire : i brividi di freddo l'abbandonarono per fare posto al piacevole tepore della digestione. Ormai il suo stomaco si era abituato a consumare piccoli pasti.

"E' un bene, così dimagrisco". Pensava spesso Cèline.

Era vero, un po’ era dimagrita, ma l'abbondanza nel suo corpo, per sua infelicità, restava presente.

La malinconia sembrava averla abbandonata; era contenta di essere con i suoi "fratelli e sorelle" a pranzare in quel casolare decrepito.

Mentre soddisfava la sua sete con un sorso di Coca Cola, vide Orso baciare le labbra di Marina. Poco dopo i loro corpi furono nudi, abbandonati in peccaminosi abbracci. Altrettanto fecero John e Mandy, abili amanti tanto focosi.

Assistendo a quel lussurioso rituale, le venne da mordersi le labbra.

La mano di Margot la accarezzò dolcemente tra i capelli, le sue labbra sfiorarono le sue guance. Sentì un fuoco ardergli dentro, facendole cercare la bocca di Margot tanto desiderosa di un suo bacio.

Cèline adorava il corpo di Margot; adorava farlo suo e baciarlo mentre lei sospirava in estasi. Dal suo canto Margot, apprezzava la morbidezza del corpo di Cèline, così dolce e sensuale al tatto.

Quando Margot raggiunse la sua natura, Cèline impazzì di piacere. Strinse coi pugni la lana che usciva dal materasso ansimando melodiosi sospiri.

Una volta raggiunto l’orgasmo il suo volto arrossì e i suoi nervi si distesero rilassati. Si passò le mani sui seni, chiudendo gli occhi e accarezzando la sua pelle candida.

Le era sempre piaciuto il corpo femminile, ne fu attratta fin dalla sua adolescenza quando alle superiori, presso i bagni della scuola, toccò il corpo nudo di una sua compagna di classe.

“Era stato un gioco”. Disse a Luca quando confessò ciò che aveva fatto, ma dentro di lei sapeva che aveva provato piacere. Quel piacere che Cèline aveva sempre tenuto nascosto, fino a quando non poté realizzarlo con Margot.

“Le regole imposte sono come il cancro. Chi ha deciso che la natura deve essere come l’ha creata Dio?”. Le disse Margot una volta.

Le regole imposte non le erano mai state troppo simpatiche, altrettanto una vita programmata.

Margot la convinse fortemente di questo quando si conobbero in luglio 2018.

La sera del 24 luglio, Luca insisté che Cèline venisse con lui alla Villa Vegan Squat a nord di Milano.

Alle ore 22.00 sarebbero saliti sul palco gli ANXTV, gruppo Anarco-Punk in cui militava Vincenzo Spagnulo detto Spagna, suo amico fin dai tempi del liceo. Cèline si sentì decisamente fuori luogo in mezzo a tutte quelle creste, quelle toppe da schiena degli Amebix e l'odore di spinello presente in ogni angolo. Ebbe timore ad appoggiarsi al bancone del bar pensando che anch'esso fosse unto.

Il disagio scomparve quando Spagna presentò Margot a lei e a Luca. Nella sua vita non aveva avuto molte amiche; era sempre andata d'accordo di più con i maschi. Con Margot fu diverso : passò tutta la serata a parlarci, mentre Luca discuteva con Spagna riguardo l'influenza Punk nella musica Heavy Metal.

"Da grande voglio essere come lei!". Ironizzò con Luca durante il ritorno a casa.

Inizialmente Luca fu contento del fatto che Cèline conobbe Margot, ancora ignaro delle conseguenze che avrebbe portato quell'incontro casuale.

Avendo in comune una sfrenata passione per l'arte e i musei, decisero di scambiarsi i numeri di telefono. Si promisero di assistere insieme alla mostra delle sculture di Kris Kuksi che si sarebbe tenuta a "La Triennale" di Milano.

Margot non aveva la patente, così Cèline la passò a prendere davanti al suo appartamento di Ripa di Porta Ticinese. Più che un appartamento, parve a Cèline che Margot vivesse in una casa occupata.

Dopo che Cèline rincasò dalla mostra, Luca sembrò non riconoscerla. Prima di coricarsi narrò la sua giornata con Margot in modo esaltato e fanciullesco.

Ad un certo punto parlò di potere operaio, di Morucci e dello sfruttamento degli immigrati : discorsi che non aveva mai fatto prima d'ora. Condì il tutto con una punta di femminismo :

"La donna oggi è considerata ancora serva e puttana; nessuno che abbia stima di una donna manager ed indipendente!".

Luca era certo che quella sera Cèline puzzava pure di spinello.

Non poteva credere che quelle parole uscissero dalla dolce bocca di Cèline. Realizzò, tranquillizandosi un po’, che l'interesse per quegli ideali fosse uno dei tanti passatempi e hobbies che Cèline inventava ogni mese per poi abbandonare per sempre. Non fu così.

Ben presto le uscite con Margot divennero più frequenti, i dischi che comprava non erano più quelli dei suoi tanto amati Christian Death ma erano quelli di Crass, Eu's Arse, Declino, Oi Polloi; fino ad arrivare ad Alessio Lega, Montelupo e Leo Ferrè.

I vestiti eleganti, prevalentemente neri, vennero abbandonati per indossare un cappotto nero maschile con una sciarpa rossa al collo.

Negli occhi di Luca si poteva leggere la delusione più cocente. Vedere improvvisamente mutare la sua Cèline in quel modo fu un duro colpo. Gli parve che volesse abbandonare la vita costruita insieme per una vita di eccessi e baldorie.

Gli ideali che le aveva inculcato Margot, Cèline non li aveva mai presi in considerazione anzi, inizialmente quasi li snobbava. Non riuscì proprio a capire come la mente influenzabile di Cèline avesse ceduto alle meschine proposte di Margot.

Il loro rapporto degenerò in litigate senza fine riguardo le folli serate che Cèline passava in compagnia di Margot. Luca aveva il sospetto che Cèline lo tradisse con qualche rozzo individuo presente ai concerti che frequentavano.

Una sera, dopo l’ennesima sfuriata, Cèline ammise spudoratamente che aveva fatto sesso con Giorgio nonostante non le fosse piaciuto per niente.

Dopo questa amara confessione, Luca la colpì con uno schiaffo alla guancia. Mai in vita sua avrebbe alzato le mani ad una donna, tanto meno alla sua amata, ma quella sera era proprio fuori dai gangheri.

Cèline pianse istericamente e si chiuse nella camera che loro due (quando ancora si amavano) utilizzavano per riporre le loro collezioni di libri e dischi.

Il mattino dopo se ne andò, lasciandosi dietro la triste eco dei felici momenti passati insieme, tristemente distrutti e calpestati dalla donna che Luca aveva creduto essere sua per sempre.



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