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lavoro pubblicato lunedì 2 novembre 2015
ultima lettura mercoledì 18 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The Martian - Il sopravvissuto.

di Batckas. Letto 434 volte. Dallo scaffale Cinema

Matt Damon è Mark Watney, astronauta rimasto da solo su Marte che dovrà provare a sopravvivere. Regista è Scott Ridley che, dopo averci consegnato un Mosè poco convincente, torna più forte che mai.

Ridley Scott frequenta Youtube, la parte dedicata al “gaming” soprattutto. Oppure è lui stesso un appassionato. Ha visto tanti titoli videoludici basati sulla sopravvivenza e sul “crafting”, cioè la possibilità di creare oggetti, e ha pensato di costruirci su un film: The Martian – il sopravvissuto.
Il film racconta la storia di un uomo che, abbandonato a se stesso, deve sopravvivere su Marte fino a quando non giungeranno i soccorsi. Tra le varie sfide: bere, mangiare, mantenere intatta l’attrezzatura e, inoltre, la sfida maggiore che chiunque convive deve sopportare: i gusti musicali brutti.
Matt Damon torna nei panni di qualcuno che “bisogna riportare a casa”.
The Martian si presenta come il film che mostra l’impegno congiunto, ad anni luce di distanza, per salvare la pelle a qualcuno.
Da una parte abbiamo Matt Damon che, solo, dovrà sopravvivere. Dimenticate alieni, mostri, manufatti alieni che potrebbero far vincere una guerra galattica (qualsiasi riferimento alla miglior saga videoludica mai creata è puramente voluto). Dall’altra il team della Nasa sulla Terra che proverà ad aiutarlo come meglio può. In un ruolo più marginale, ripreso soltanto alla fine, c’è la sua squadra originaria, quelli che lo abbandonano su Marte che, per redenzione, decidono anche di andare a riprenderlo (ricordate, non si abbandonano gli animali su Marte).
Il film sarà quindi un continuo cercare di capire come Matt riuscirà a sopravvivere, a cavarsela, a mettere a frutto il suo ingegno. È un Robinson Crusoe ma su Marte, con tanto di video-diari in cui cerca di mantenere il buon umore, il tutto mentre ascolta musica, non sua, che non gli va proprio a genio. Ovviamente il film non può filare liscio quindi aspettano alla porta le migliori disgrazie che potrebbero capitare a un sopravvissuto.
Matt Damon incarna la volontà di un uomo che vuole sopravvivere a tutti i costi, non ci viene dato nemmeno un motivo particolare, come una persona cara a cui tornare. Viene messa sulla scena la capacità dell’uomo e il suo più grande desiderio di sopravvivere, di continuare a respirare, di andare avanti nonostante le difficoltà. Il genio umano messo a dura prova.
Sullo schermo passano diversi personaggi, anche per pochi minuti, eppure le loro azioni sono decisive per la salvezza di Mark Watney (il personaggio che interpreta Matt Damon).
Non tutti i personaggi sono caratterizzati psicologicamente, praticamente perché non c’è tempo, allo spettatore non interessa sapere i fatti privati dei personaggi, c’è solo un obiettivo: salvare Mark. E Scott non ci dona altro se non ogni tentativo possibile attuato dalla Nasa: progetti, pianificazioni, strategie, decisioni e quant’altro che possa condurre nuovamente sulla Terra Mark.
Il film è ottimo, simpatico, gradevole, non l’ho trovato nemmeno pesante, nonostante la tematica trattata.
Probabilmente, poi, è anche impossibile cercare di capire il vero significato di quella sopravvivenza. In un frangente del film ho pensato a quelle persone che davvero sono sopravvissute a lungo in territori ostili, che hanno messo a frutto le proprie capacità pur di uscirne, pur di continuare a lottare. Penso che questo film possa essere dedicato a tutte queste persone e che possa diventare un messaggio chiaro: “mai arrendersi”. Potrebbe sembrare banale ma con tutto quello che sta succedendo nel mondo, forse il “mai arrendersi” potrebbe essere un buon messaggio per tutti coloro che sono stanchi di come vanno le cose e non vedono una via di fuga. Oppure sono io che ho tratto conclusioni dal film che non stanno né in cielo né su Marte.
Ridley Scott torna forte, carico, impetuoso. Già vedo numerosi giochi ispirati a The Martian.
Nel cast c’era anche Sean Bean. Inutile dire che per tutto il film ero preoccupato per la sua vita, altro che quella di Matt Damon, se durante le due ore c’era qualcuno che poteva morire: quello era Sean. Poteva succedere di tutto ma per fortuna riesce a sopravvivere, questa volta (con tanto di citazione anche al Signore degli Anelli).
Il film è assolutamente da vedere. Si rimane contenti e si gioisce insieme al mondo. E, grazie Scott, nel finale possiamo vedere la continuazione delle storie dei personaggi che incontriamo durante la trama, adoro queste cose, rendono il film più profondo e familiare.

Inutile dire che durante tutto il film ti poni la domanda “cosa avrei fatto io?”, posso affermare con certezza che con me The Martian sarebbe durato tipo mezz’ora.



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