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lavoro pubblicato lunedì 2 novembre 2015
ultima lettura domenica 21 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 13

di Legend. Letto 462 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Ritorno a Branson - 13

13) 6 Agosto 1945

Quel mattino Cristi si svegliò con un sussulto da un sonno pesante.

Aveva trascorso l'intera notte quasi insonne, tormentata da smanie e ri­svegli sempre accompagnati da violenti capogiri e quando alle prime luci dell'alba aprì gli occhi si sentì accaldata e umida di sudore.

Con una mossa brusca delle gambe allontanò le lenzuola scoprendosi, ma invece di stiracchiare le braccia e le gambe come era solita fare ad ogni risveglio, si sollevò a fatica rimanendo seduta sul letto ad occhi socchiusi.

Rimase in quella posizione per qualche minuto tentando di riordinare i pensieri. Ricordava vagamente che la sera precedente aveva cenato con una tazza di latte ed una delle ciambelle che aveva preparato Victoria

– Ecco cos'è questo languore, – Borbottò tra se – ho fame

Sebbene i brontolii non cessassero, prima di aprire gli occhi lasciò tra­scorrere ancora qualche minuto.

La stanza era appena illuminata dalle prime luci del giorno. Scese dal letto e barcollando raggiunse la finestra respirando profondamente l'aria già calda. Alcune gocce di sudore, scivolate dalla fronte, la costrinsero ad asciu­garsi le lunghe ciglia con la manica del pigiama.

– Anche oggi sarà una giornata calda – Sussurrò tra se mentre osservava la manica del pigiama completamente tinta d'un colore scarlatto.

– Dio mio è sangue! – Esclamò osservando nello specchio la sua figura completamente vermiglia

Tornò a sedersi sul letto e mentre qualcosa dentro di se si lacerò cau­sandole un insopportabile dolore, le tornò alla mente il ricordo di quando Holy l'abbandonò lasciandola con il rimorso di aver causato la morte del suo piccolo grande amore.

– Dio perdonami – Sussurrò – È mia la colpa, non dovevo permetterlo. Prendi me, non loro

Pronunciate queste parole si distese supina sul letto rimanendo immo­bile.

Trascorsero alcune ore senza che un solo rumore rompesse quel silenzio primordiale, poi, inaspettatamente, un pettirosso si posò sul davanzale della finestra e per un attimo parve volesse entrare nella stanza. Danzò un po' sulle zampette e dopo essersi guardato attorno più volte spiccò nuovamente il volo perdendosi nel cielo già tinto di chiaro.

Tornò il silenzio carico di tristi presagi, mentre il sole, superati i rami più alti degli alberi, si affacciò nella stanza illuminando di una luce dorata il volto di Cristi.

La sua immobilità era pressoché totale, soltanto un lievissimo movimento del torace lasciava intuire che un alito di vita albergava ancora quel corpo.

Il pettirosso tornò a posarsi sul davanzale ripetendo la sua danza e dopo qualche secondo spiccò il volo, proprio nell'istante in cui il volto di Cristi si contrasse in una smorfia terribile ed ella emise un altissimo rauco urlo.

Svegliata da quell'urlo Mary si precipitò nella stanza, arrestandosi impie­trita ad osservare il corpo di sua figlia immerso nel sangue che traboccava con forza da ogni poro.

Quando pochi istanti più tardi Victoria riuscì a trascinarsi nella stanza, Mary dovette sorreggerla mentre scivolava in ginocchio al fianco di Cristi

– Benedetta ragazza – Sussurrò carezzandole i capelli intrisi di sangue – è mai possibile che tu debba andartene sempre senza salutarmi. Avevi pro­messo che mi avresti condotto nella tua valle incantata. E ora chi m’indicherà la strada?

– Vieni – Disse Mary alle sue spalle – ti accompagno nella tua stanza

– Cosa possiamo fare? – Chiese Victoria – Una volta riuscii a riportarla a casa. Lascia che provi ancora

– Questa volta non potrai fare nulla

– Io non posso permetterle tanto dolore

– Devi convincerti, il suo ciclo è terminato. Ameth ha vinto

– Oh signore, tutto questo tempo non è servito a nulla. Povero Fred! Quell'uomo ne morirà, ma cos'è accaduto?

– Ha incontrato Ameth

– Avremmo dovuto impedirglielo

– E avremmo mai potuto interferire nelle sue scelte?

– Si che avremmo dovuto. Oh mio dolcissimo pulcino dove sei? Fa qual­cosa e io verrò a prenderti. Svegliati amore, apri gli occhi ti prego, non la­sciarci nel buio

– Non può sentirti, il suo spirito ha abbandonato la Terra. Quello che vedi è soltanto il suo corpo

– Perdonaci Fred, le abbiamo fatto del male. Ma perché è dovuto acca­dere?

– Pochi minuti fa è stata fatta esplodere un'arma atomica sul Giappone

– Oh mio dio! – Gridò Victoria coprendosi la bocca con le mani – Ma per­ché deve essere sempre lei a pagare i nostri errori. Non è giustizia questa

– Non tormentiamola, sta già soffrendo molto

– Io vado a riprendermela… e ci provi dio ad impedirmelo

– Non possiamo far nulla

– Nulla? Oh Mary non bestemmiare, è tua figlia

– E tu credi che io non stia morendo con lei?

– Non basta, io non posso vivere senza di lei, non ne ho la forza

– È scritto che doveva essere così

– No! Non è così che doveva andare, non è giusto. Io devo riportarla a casa

– Per farlo dovresti sacrificare la tua vita

– Prima d’incontrare lei la mia vita non aveva alcun senso, è a lei che debbo ogni gioia provata. Ora mi è tutto chiaro, il mio unico compito è quello di riportarla sulla Terra

– Non puoi lasciarti morire, Cristi non approverebbe

– È l'unico modo che ho per riuscire a farla tornare. Oh ma non temere, non mi lascerò morire, non potrei farle questo torto, ma quel momento arri­verà molto presto. Senza di lei non ho più alcun sostegno

– L'ami a tal punto?

– E tu no?

– È mia figlia, carne della mia carne

– È anche mia figlia e figlia di Ellen e di tutti coloro che l'hanno amata, è figlia di questo universo – Sussurrò rialzandosi. Poi si chinò su di lei e la ba­ciò sulle labbra – Pulcino mio. – Mormorò stringendola a se – Nessuna forza dell'universo potrà fermarmi. Io ti obbligherò a tornare. E tu dio non puoi chiederle di più

Continua...



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