ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 2 novembre 2015
ultima lettura domenica 22 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 12

di Legend. Letto 497 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Ritorno a Branson - 12  Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:...

Ritorno a Branson - 12

12) Le armi di Fred

Nei mesi che seguirono Cristi raggiunse il massimo stadio della sua pre­parazione e a trarne vantaggio fu l’intera città di Branson.

La prima a beneficiarne fu Li, poiché il suo corpo subì una metamorfosi a dir poco straordinaria.

In pochi mesi la sua statura aumentò fino a raggiungere quella delle altre ragazze e inoltre, scomparsa in lei ogni timidezza, assunse l'atteggiamento della più spigliata, allegra e determinata ragazza del gruppo.

Per la verità le cose erano iniziate a mutare sin dal primo giorno in cui Cristi aveva fatto la sua comparsa in città.

Infatti, in quella tranquilla città del Midwest, iniziarono a verificarsi eventi assolutamente straordinari, come il rifiorire dell'antico spirito sul quale erano state gettate le basi del sogno americano. La gente tornò a scoprire mondi dimenticati come l'amicizia, la semplicità, il piacere di stare assieme e il sa­pore degli affetti familiari. E se dopo decenni di studi qualcuno riuscì a svi­luppare nuove tecnologie per la lavorazione del cotone e qualcun'altro si trovò improvvisamente tra le mani una pianta che produceva fibre più lunghe e soprattutto estremamente più bianche, ciò fu soltanto merito del benefico influsso di energie che Cristi trasfuse su quella città.

Perfino il clima sembrò beneficiare di quel nuovo stato di benessere in cui anche le stagioni conobbero momenti assolutamente inconsueti.

Con l'inizio della primavera del 1945, quando puntuale la natura si risve­glia rigenerando il sangue, gli abitanti di Branson ebbero la sorpresa di sco­prire che quella già splendida ragazzina venuta dal freddo Vermont, si era trasformata in una donna la cui bellezza superava di gran lunga ogni umano paragone.

Era ormai praticamente impossibile riconoscere in lei quel terremoto in gonnella che in un giorno d’autunno dell'anno precedente, impacciata e infa­gottata in un abito rosso, i capelli raccolti sul retro in un'unica grande treccia, era comparsa dal nulla.

Per la verità sin dall’inizio il suo aspetto le aveva procurato qualche pro­blemimo di carattere sentimentale con i suoi compagni, ma benché molti di loro si videro costretti a vivere un rapporto particolarmente delicato, divisi com'erano tra il sentimento di amicizia e il desiderio di confessarle quello che intimamente provavano, la maggior parte superò l'esame a pieni voti.

Con le amiche invece non vi fu alcun problema, con loro visse un rap­porto meraviglioso.

Descrivere poi quello che fu il suo rapporto con il resto della città non è cosa difficile, è sufficiente affermare che non c'era un solo abitante di Bran­son che non la conoscesse e l'amasse coscientemente.

Lei e Victoria, (Che nel frattempo era tornata ad essere la solita indaffa­rata anziana signorina che tutta Branson aveva imparato a conoscere) dettero vita ad un'infinità di attività sociali, creando, tra l’altro, un gruppo di volontari che si rendevano disponibili ad aiutare chiunque e in qualsiasi modo, compresi i reduci che arrivarono in grande numero ospiti dell'ospe­dale.

Benché impegnate per molte ore delle loro giornate in molteplici attività, Mary e Cristi continuarono a frequentare l'ospedale e i corsi di aggiorna­mento riservati a tutto il personale medico e paramedico.

Se si può tranquillamente affermare che Branson non era più la stessa città, è altrettanto vero che l'unico a non subire mutamenti fu Brontolo. Egli fu l'unico a rimanere tale e quale, non migliorò e ne peggiorò, ma continuò a vivere la sua vita giorno dopo giorno disinteressandosi di quanto stava verifi­candosi e se l'intera città continuò a riservagli la comprensione che si deve a chi è meno fortunato, la verità è che tra lui e Cristi (A questo punto credo sia giusto chiamarlo Ameth) non vi fu un solo istante in cui l'uno non fosse controllo e controllato dall'altra.

E sebbene quello strano e disincantato atteggiamento che Ameth mani­festò nei confronti di lei non modificò o condizionò le loro stesse esistenze, nessun abitante di Branson comprese mai cosa in realtà vi fosse tra di loro e forse neppure Mary.

Eppure, almeno una volta al giorno, Cristi andava a sedersi sulle panche della piazza, dove, nascondendo il suo interesse dietro le pagine di un libro, vi rimaneva per delle ore ad osservarlo nel suo lavoro.

In tutto quel tempo Ameth non abbandonò un solo istante il contatto che ormai li univa, neppure quando scendeva la notte e le strade si svuotavano.

Allora, senz'esser visto, era solito recarsi davanti la sua casa e rimanervi, nascosto nel buio, ad osservarla mentre, seduta alla finestra e fingendo di leggere, lei si concedeva a lui.

In quei momenti al povero Ameth accadeva di sentirsi sull'orlo del bara­tro e sebbene un segnale lo avvisasse dell'imminente pericolo, nulla e nes­suno riuscì mai a distoglierlo da quella visione. Poi, quando l'aurora iniziava a riflettere il suo chiarore sull'azzurro cupo del cielo, se ne tornava nel ga­rage dove aveva la sua dimora.

Quella specie di giuoco, invisibile a chiunque, ma che ognuno di loro giocò coscienti di non avere più un avversario da combattere, dovette diver­tirli poiché mai tentarono di farsi del male.

Ma se per lei fu facile riconoscere l'essere in cui lui si stava trasformando, le fu davvero arduo interpretare quella marea di nuovi concetti e di emozioni che ora confondevano l'antica potenza che ancora lo dominava.

D’altra parte anche per Ameth fu assai laborioso riuscire a comparare i segnali che lei gli inviava in ogni istante. Ma quando si rese conto che quella smisurata e impalpabile potenza che la permeava stava divenendo la sua vita, egli s'immerse in lei, ed ella si concesse a lui totalmente, lasciando che si cibasse della sua sostanza.

Ed egli se ne innamorò.

Maggio era ormai al termine e nel tranquillo cimitero di Branson, mentre le ombre degli alberi si adagiavano lunghe e solenni sul verde smeraldo dei prati, l'atteggiamento raccolto di Cristi fu disturbato da un leggero contatto che le sfiorò la mente.

Asciugandosi con il dorso della mano una lacrima che pigramente scor­reva lungo la gota, Cristi terminò di sistemare i fiori sulla tomba di Ellen.

– Domani non potrò venire. – Disse come se parlasse a qualcuno – Il pa­dre di Li sta morendo e vorrei essere al loro fianco. Però verrò domenica...e poi lo sai… ormai mi è rimasto poco tempo per Branson. – Il segnale che poco prima l'aveva disturbata si ripeté ancora più insistente – Lo senti? Mi sta chiamando... Ciao, un bacio – Sussurrò chinandosi a baciare la lapide

Si alzò massaggiandosi le ginocchia e quando si voltò quasi si scontrò con Ameth, che ritto alle sue spalle da un po' la osservava in silenzio.

Per un lungo momento si guardarono in silenzio, poi lei raccolse la giacca che aveva appoggiata sulla lapide, la rovesciò senza cura sulle spalle e s'in­camminò sul prato.

Percorse una decina di metri molto lentamente, poi si fermò e voltandosi verso Ameth gli fece un cenno con mano invitandolo a seguirla.

Ameth notò il gesto ma non si mosse.

– Andiamo! – Disse lei facendo un gesto con il capo – Facciamo due passi

Quando Ameth la raggiunse ripresero lentamente il cammino l'uno al fianco dell'altra.

– Da quanto eri li? – Chiese Cristi

Ameth si strinse nelle spalle

– Hai compreso cosa ho detto?

Ameth annuì

– Perché non rispondi? Non hai la voce?

La raggiunse un contatto mentale.

«La voce tradirebbe la mia natura»

– Siamo soltanto noi due e un'infinità di morti, puoi parlare se vuoi

– In questo luogo mi sento a mio agio, c'è molto silenzio, riesco a coordi­nare i contenuti della mia mente – Sussurrò lui con voce cupa e senza infles­sioni

– Pensieri?

– Non lo so, però riesco a formulare concetti

– Bene – Sussurrò lei – Che genere di concetti?

– Non riesco ancora a mantenerli stabili, volano via, non hanno peso. Però mi aiutano

– È vero, qui c'è molta pace. È un po' come nella mia valle, la ricordi?

– Non è la stessa cosa

– Lo credo bene! Lassù c'è Fred!… Vieni spesso da lei?

– Si… A volte le porto dei fiori

– Sono quelli che Fred coltiva nella valle, vero?

– Non credevo di far del male

– Non prenderlo come un rimprovero, hai fatto bene. Ellen amava i fiori e quelli di Fred li gradirà molto più dei miei... Vai spesso da lui?

Ameth annuì senza rispondere.

– Cosa fa? – Chiese lei voltandosi a guardarlo

– Quello che ha sempre fatto. A volte lo aiuto nel lavoro dei campi

– Sa chi sei?

– Non credo, o forse si. Lui parla poco

Cristi chiuse gli occhi e si strinse nelle spalle aspirando l'aria – Soltanto io riuscivo a far parlare quella testa dura. Quello che più mi è mancato sono i suoi borbottii Lo fa ancora?

– Continuamente, non gli va mai bene nulla

– Ti parla mai di me?

– A volte

– Cosa ti dice?

– Racconta di avere avuto l'aiutante più testone del mondo e che lo aveva quasi mandato in rovina per quello che riusciva a mangiare...

– Davvero dice questo di me?

– Si... ma poi aggiunge che darebbe il resto dei suoi anni pur di riaverlo

– Grazie… – Sussurrò lei – mi stai rendendo felice

– Tu perché vieni così spesso da Ellen?

– Sto bene con lei… e poi ho un grosso debito con quella donna. Cosa ti ricordi di lei? – Chiese Cristi

– Non ho molti ricordi, mi resta soltanto una traccia del suo dolore

– Ha sofferto moltissimo per quello che ho saputo farle, è stata la mia mano a colpirla

– Ero io che guidavo le tue azioni

Cristi si arrestò e lo guardò fisso negli occhi

– Perché non colpisti me?

– È da molto che non riesco più a farti del male

– Da quando l'hai scoperto?

– Ricordi la volta che morsi Fred sulla collina?

– Se lo ricordo? Quella volta colpisti l'unica cosa per la quale avrei dato la vira… mi arrabbiai sul serio. Perché non mi colpisti la notte che Fred mi scac­ciò?

– E come potevo se non riuscii a farlo neppure la notte che morì Ellen

– Fosti tu a portarmi in ospedale? – Chiese lei fermandosi a guardarlo

– Ti sentii arrivare, piangevi, bussasti alla porta, ma non risposi, ebbi paura. Ti sedesti accanto alla pompa e dopo un po' non udii più i tuoi lamenti

– Avresti potuto colpirmi

– Eri così minuta e indifesa. La tua mente era un ammasso di dolore

– Tu non sei stato creato per provare questi sentimenti

– Questo accadeva prima d'incontrare te

– Intendi dire che sono la causa del tuo cambiamento?

– Forse doveva essere così, ma l'unica cosa di cui sono certo è l'esatto momento in cui iniziai a cambiare

– Quando fu?

– Nell'istante in cui ti vidi per la prima volta

– È stato su Eras che ci siamo scontrati la prima volta

– No, la prima volta fu sulle montagne di Gauss, quando nascesti

– Tu hai assistito alla mia nascita? Sapevi di me?

Ameth annuì – Ho sempre saputo di te

– Com’è possibile? Tu sei stato creato migliaia di secoli prima ch'io na­scessi

– Non ho una risposta da darti, ma di te mi è sempre stato noto ogni par­ticolare. Ho avuto millenni di tempo per prepararmi al tuo incontro

– È assurdo. Chi può aver ideato un progetto tanto crudele?

Ameth si strinse nelle spalle

– Cos'altro sapevi di me? – Chiese ancora lei

– Che eri il mio unico nemico e che avrei dovuto batterti

– Perché? Io non ti avevo fatto nulla

– Questo devi chiederlo al tuo dio. Io non ho una risposta da darti

– E tu hai mai veramente tentato di battermi?

Ameth annuì senza rispondere

– Perché non lo hai fatto?

– Conosci quanto me questa risposta

– Fosti tu ad uccidere mia madre?

– No, tua madre morì perché aveva trasferito in te tutta la sua energia

– Come fu possibile essere presente alla mia nascita?

– Quando seppi di te e del pericolo che avrei corso se ti avessi lasciato in vita, frugai l'intero universo senza riuscire a rintracciarti, ma la fuga dei tuoi genitori mi dette la certezza di una nascita irregolare. Da allora iniziai la cac­cia a madre

– Quando la rintracciasti?

– Nell'istante in cui iniziarono i dolori del parto. In quel momento tornò vulnerabile e io ero li ad assistere alla tua nascita

– Anch'io ho avuto questa esperienza, ho assistito alla mia nascita

– Mentre tua madre ti partoriva io sentii su di me il vostro dolore. Soffrii come una bestia e quando apristi gli occhi tua madre ti portò sul seno, ti lavò come fanno gli animali e pochi istanti dopo morì. Fu allora che commisi l’errore di prenderti tra le braccia... In quel momento sentii qualcosa schian­tarsi dentro di me e da quel momento giurai di distruggere l'umanità intera

– Anch'io ho sofferto quel dolore

– A me non sarebbe dovuto accadere

– Avresti potuto codificare i segnali del dolore

– Quel dolore appartiene all'essenza stessa dell'amore, è l'inizio della partecipazione individuale all'esistenza e tua madre stava rinunziando alla vita perché ti amava

– Lo so e nessuno è in grado di sopportarlo se non c'è amore

– Tu hai avuto la fortuna di avere al tuo fianco Fred. Per me è stato di­verso. Io non ho mai avuto un padre…

– Posso chiederti perché hai scelto questo corpo?

– Non è un granché, vero? Non oso neppure guardare il mio volto

– Il tuo volto l'ho amato moltissimo. La tua immagine ha riempito i miei sogni di bambina. – Sussurrò Cristi ponendogli una mano sulla guancia e che lui portò alle labbra – Perché non ti sei rivelato prima?

– L'ho fatto, non ricordi?

– Ah si, ricordo. Non fu un'esperienza simpatica. Cosa t'impedì di distrug­germi?

– L’ho fatto piantando il seme del male nel cuore degli uomini

– Assieme potremo estirparlo

– Non è più possibile, dovranno trascorrere migliaia di anni prima che gli uomini possano ritrovare la purezza che ho loro macchiata… Soltanto tu e tuo figlio potrete aiutarli

Cristi annuì e sorridendo chiese – Ora cosa farai? Dove andrai?

– L'universo mi odia

– Allora resta con me

– E osservarti combattere i miei figli?

– Ormai sono capace di amare anche chi mi odia, resta con me

– No, tornerò su Gauss

– Li non troverai amore, torneresti ad essere quello di prima

– È probabile, ma è l'unico luogo dove ho la certezza d'incontrarti ancora

– Dunque hai deciso, mi lascerai

Ameth si strinse nelle spalle – Ho sempre saputo che con te avrei chiuso il mio ciclo

– Mi dispiace… Non volevo che tu soffrissi

– Non rattristarti, era già tutto scritto

– Vorrei essere capace di fare qualcosa per te

– Puoi farlo… aiutami a morire

– No! Non lo farò – Si ribellò lei facendo un passo indietro

– Una tua sola parola ed io troverò la pace. Ti prego...

– Non chiedermelo, io ti amo

– Ecco, l'hai detta… Il tuo amore ha fatto di me un essere mortale

– No! Non è vero, l'amore non può dare morte – Gridò Cristi

– Il tuo amore ha soltanto concesso la pace all'essere che viveva in me, – Sussurrò Ameth guardandola mentre una lacrima scivolava lenta sulle sue guance – e ora che sono indifeso spero di comprendere chi veramente io sia

Singhiozzando silenziosamente Cristi prese tra le sue la mano di Ameth e la portò alle labbra – Io non ti abbandonerò

– Lo so – Sussurrò lui – Ora una piccola parte del tuo cuore mi appartiene

– Resta con me, non andare

– Se lo facessi tu non potresti realizzare ciò a cui sei stata destinata

– Io non voglio il tuo sacrificio

– Prima che ti lasci debbo darti un ultimo dolore… in Germania ho iniziato la costruzione di un'arma a compressione molecolare

– Dovrai distruggerla

– Questo non è più possibile senza interferire nella vita di questo pianeta

– Può essere utilizzata?

– Soltanto come arma a fissione di bassa potenza

– Si trova ancora in Germania?

– No, ora è in possesso degli uomini di questa nazione

– Conoscono le procedure per renderla operativa?

Ameth chinò il capo annuendo.

– Mio dio! Allora è vero, verrà usata. Dobbiamo fermarli

– E come? Ho innescato nell’uomo un processo che non sono più in grado d’interrompere

– Un’altra Eras? – Sussurrò lei

– No, questa volta tu avrai il tempo per fare molto per loro

– Sacrificando mio figlio?

– O uccidermi

– Morrei con te se lo facessi

– Mi dispiace… ma non hai scelta… o lui o me

– Dio! Perché! – Gridò lei cadendo in ginocchio mentre l'oscurità di quella profumata sera di fine Maggio fu rotta da un breve lampo di colore.

Continua...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: