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lavoro pubblicato domenica 1 novembre 2015
ultima lettura domenica 15 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HERREN - La voce di Borderline Capitolo 13

di Estephany. Letto 540 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Quando il treno marino si è fermato le tremavano le ginocchia. Era scesa e l’aria pungente di Mosriet le era entrata dolcemente nel cuore....

CAPITOLO 13

“ Quindi ora ? “

“ Ci vorrà solo un po’ di tempo. Non ho la certezza che sia quello “

“ Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Da quando la conosco ha sempre preso quella roba. Non è una novità “ La voce grossa del generale rimbomba. “ E’ solo una stupida ragazzina “

Nessuno parla più. Socchiudo gli occhi. Nisolan, il generale, Frey, Marisha, Reyet, Nik e Kelt. Ci sono quasi tutti.

“ Mi preoccupa l’impatto che avrai sulla psiche.. cioè, come già sappiamo ha fin troppe cose per la testa senza doverci aggiungere anche questa “

Sento il discorso di Nisolan. Decido che è il momento di interrompere questo mortorio, poggio una mano sulle tempie dolorante. Nik mi si avvicina sedendo sul lettino.

“ Come ti senti ? “

“ Mi fa male la testa “

Il vecchio mi controlla ancora, spiegandomi che Mis mi aveva infettata con un parassita, che ha fatto reazione con il nucleo blu che avevo in corpo, si stava cibando, in poche parole, delle mie cellule. Quindi dovrò prendere dei farmaci che le contrastino nel frattempo che l’organismo si disintossica.

“ Bene, questa mi mancava “ Pensavo di aver smesso di disintossicarmi quando ho compiuto i sedici anni. Ah ma dimenticavo che ho solo cambiato sostanza.

Resto stesa sul lettino impossibilitata ad alzarmi. Siamo tornati a Trelleborg per le medicazioni. Kelt non si è staccato un attimo dal mio capezzale, finché Nisolan non lo ha cacciato. Lui mi ha passato una mano sulla testa. Torno presto. Poi è uscito.

Alla porta ci sono due soldati che hanno il compito di non farmi uscire dalla stanza. Non sono riuscita ad abbassare lo scudo, vuol dire che ho fallito ancora, che lui si infurierà. L’ho deluso un’altra volta. Mi passo una mano su gli occhi. Non so per quanto ancora dovrò rimanere su questo dannato pianeta. L’aria di Herren mi puzza. Anche se Mis è stato preso in custodia, le mie accuse non sono ancora caduto. Resto li ad aspettare l’arrivo imminente di Genakel più o meno fino all’alba. Ma quando la porta si è aperta non è stata lei ad entrare.

“ Come ti senti ? “

Frey entra nella stanza, restando di fianco all’uscio.

“ Bene, grazie “

Mette un sacchetto con dentro qualcosa da mangiare sulla scrivania e si siede sul letto. Mi guarda accarezzandomi una guancia e io fletto il capo lasciandomi coccolare con un sospiro rassegnato. Laura aveva ragione. Se lo lascio fare, quando arriverà il momento non riuscirò a lasciarlo andare.

“ Dobbiamo parlare “ Alzo lo sguardo e lui si allontana. “ Io non ho cambiato idea. Non voglio una relazione e nemmeno che tu aspetti che io mi decida. Perché non ce niente da decidere “

Apre la bocca per parlare, ma lo interrompo. Gli afferro una mano calda intrecciandola con le mie dita gelate.

“ Aspetta, fammi finire. Tu, mi piaci, è vero. Ma non come vorresti tu. Mi piace l’idea che tu provi tutto questo per me, perché sono affamata di affetto e tu più di tutti lo sai. Ma io non sono fatta per queste cose e non voglio nemmeno provare a farlo funzionare. Non voglio rovinare tutto e che te la prendi male; per favore, accetta il fatto che voglio che restiamo solo amici “

Il suo sguardo non lascia trasparire nulla e la cosa mi preoccupa.

“ E’ davvero quello che vuoi ? “ Mi chiede sfregandomi il pollice sulla mano.

“ Si, davvero “

Ci guardiamo e glielo leggo negli occhi che è deluso, ma che ha capito. Mi lascia la mano.

“ Come vuoi “ Si alza dal letto cigolante ““ Ti ringrazio per essere stata sincera. Sai che se avrai bisogno ti basterà solo chiedere, tessa. “ Fa una pausa per guardarmi stringendosi le mani una con l’altra, prima di riprendere a parlare.

“ Ma non puoi chiedermi di starti vicino e fare finta di niente, perché io non sono così. Non provo risentimento, ma mi è difficile starti vicino, non ci riuscirei mi chiedi troppo Credo sia meglio stare il più possibile lontani, perché io ci tengo a farlo funzionare e sarebbe difficile fare andare avanti le cose con Marisha con te nei paraggi. Solo questo “

Resto di stucco.

“ Non la lascerai ? “ Lui piega il capo con un faccia stranita. Allarga le braccia e fa no.

“ Perché dovrei farlo ?” Non mi sarebbe capitata reazione migliore, ma non mi sento soddisfatta; per niente. Vorrei gridargli in faccia che è un falso, ma non lo guardo nemmeno in faccia.

“ Già, perché dovresti “

“ Lei non è nulla a confronto a te, ma ci sto bene “ Alzo gli occhi. E’ talmente palese che è sincero che il suo sguardo mi fa male. Dovrei essere felice per lui ma come posso.

“ D’accordo “

Nessuno dei due dice più nulla, mi dice gli ultimi aggiornamenti su Mis e i carmis, che stavano per andarsene. Tutte cose che già sapevo, ma il silenzio che ci sarebbe stato altrimenti sarebbe stato insopportabile. Poi esce dalla porta, gli guardo le spalle mentre esce e mi mordo un labbro.

- o -

La caduta di Mis è stata veloce, sia perché le prove contro di lui erano inconfutabile, che perché non c’era nessuno che avesse interesse nel difenderlo. Al suo posto e subito subentrata Marisha, essendo la prima in linea di successione prenderà il posto. Lei ha chiesto di essere affiancata dal generale, anche per mettere fine alla guerra fredda che le due famiglie si portavano dietro da anni e per conciliare questo accordo il generale ha mandato Freyer, come portavoce dei Silka ad affiancare la ragazza. I giornali scandalistici sono andati a nozze con lo scoop del momento, il nuovo generale di Mis è fidanzata con niente poco di meno che il figliastro del generale Silka, il bel mezzo Menis. Hanno fatto bene a godersi la sua bella presenza, perché sarebbe stata l’unica cosa che gli sarebbe rimasta dopo che Marisha ha cominciato ad emanare i primi mandati.

Senza più le pressioni di Mis, il generale ha dato l’ordine alle truppe sul fronte di rientrare. E il presidente carmis ha deciso di concedere la pace ad Herren. Ovviamente lo scudo però, non verrà abbassato. Il generale dice che è ancora troppo presto per riversare in loro una fiducia simile.

- o -

Quando il treno marino si è fermato le tremavano le ginocchia. Era scesa e l’aria pungente di Mosriet le era entrata dolcemente nel cuore. In mezzo a quel via vai di gente non si vede nulla, ma sapeva dove doveva andare anche dopo quattro anni che non vedeva quella terra. Alcune cose erano cambiate, c’erano più strade, avevano costruito un grande palazzo in mezzo alle case diroccate; una banca, con in cima un grosso cartellone pubblicitario. Della la drogheria che rimaneva tra il fruttivendolo e la fabbrica di alluminio, non c’era più quel vecchio da un occhio ceco, ma suo figlio.

Ha percorso tutta la strada principale e poi ha girato a destra. Da una parte si vedeva la campagna rigogliosa.

“ Etienne “ Da una delle finestre era affacciata un ragazza giovane. I corti capelli scuri oscillavano al vento. E’ uscita dalla finestra ed è scesa per le scale di evacuazione, abbracciandola.

“ E’ una vita che non ti fai vedere “

Etienne resta per un momento in silenzio, restando ammagliata dalla somiglianza che ha Miki con sua sorella.

“ Si, lo so “ Dice con parole incerte “ Sei cresciuta tanto “

La ragazzina sorride raggiante, portandosi le mani ai fianchi. Nel movimento gli è spuntato fuori l’orecchio di Fabiola. Etienne l’ha abbracciata ancora, restando in silenzio e lei ha capito stringendola a sua volta. Sono rimaste così, in un abbraccio che nasconde mille parole. Non si sono più viste dal giorno del suo funerale, in cui dopo una scenata è tornata a Trelleborg senza farsi più sentire da nessuno. Quando si decide a lasciarla andare la più piccola gli sorride.

“ Ora devo tornare a lavorare. Vienimi a trovare “

“ Certo “

Lei risale di corsa le scale, mentre dalla finestra la madre le grida di non perdere tempo, che hanno molto da fare.

Prosegue, tra i palazzi, i vicoli e le strade dissestate. Poi se la trova davanti. E’ una tra le case messe meglio nei dintorni. La pittura rossa è sbiadita e in alcuni punti si sta scrostando, ma le tende bianche e blu che oscillano dalla finestra le danno un aria perfetta. E’ salita le scale fino al terzo piano e ha bussato alla porta. Sul pianerottolo delle scale c’era una pila di giornali e riviste. La porta si apre.

Lei non si muove ma la madre la abbraccia piangendo. Stringendosela come se fosse un pezzo di se che aveva perso. Ha ripetuto il suo nome una decina di volte baciandola ovunque.

“ Madre “

Poi sono arrivati anche i due fratelli più piccoli, la nonna che l’ha stretta con le braccia tremanti e la mani rugose, Andrè che sembrava non la volesse più lasciare andare, tutto era diventato un groviglio di: Come stai ? Mi sei mancata. Sei così diversa e abbracci infiniti. Il fratello maggiore la guardava con gli occhi ciechi, ma le sorrideva come se avesse davanti la cosa più preziosa al mondo.

La madre continuava a passarli le mani sui capelli, dandogli un bacio ogni tanto. Poi si soffermava a guardarla per minuti interi e quando lei si girava diceva: “ Come sei diventata bella “

“ E’ vero Stefh, sei diventata bellissima “

“ Perché prima ero brutta ? “ Risponde al fratello minore fingendosi stizzita. Lui storce la bocca e lei fa una faccia teatrale.

Quando ha detto a tutti che avrebbe dovuto affrontare un processo nessuno di loro è rimasto particolarmente sorpresi. Quando hanno letto le accuse la madre è rimasta ferma a guardare il foglio, ma non ha detto nulla. Genakel è venuta a Mosriet, una settimana dopo l’arrivo di Etienne. Non appena i suoi tacchi anno oltrepassato la soglia, Andrè aveva fatto cadere il biberon di Daneil, lei lo ha aiutando a riprenderlo sorridendo al piccolo tra le sua braccia. Lei si era seduta sulla sedia del tavolo della cucina immersa nell’odore di rigurgito di bambino e tempere fresche che proveniva dal grande quadro messo ad asciugare sul balcone. Etienne ha pensato che fosse un bene che in casa non ci fossero anche gli altri due fratelli e che Andrè non potesse vedere, anche se l’odore della donna lo aveva catturato tra le sue unghie smaltate.

“ Allora Etienne, cominciamo ?”

“ Me l’hai portata la parcella ? ” Mentre parlavano lui cullava il bambino adagiato placido tra le braccia forti e lei ogni tanto lo guardava con un sorriso, poi si è voltata verso la ragazza accavallando le gambe per mettere in mostra il nuovo paio di tacchi blu.

Siamo quasi alla fine, il prossimo capitolo sarà quello finale. Scusate, sono state cattiva a non metterli insieme ma un po si suspance non nuoce :)

Alla prossima !!!



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