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lavoro pubblicato domenica 1 novembre 2015
ultima lettura giovedì 22 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 11

di Legend. Letto 501 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Ritorno a  Branson - 11  /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt...

Ritorno a Branson - 11

11) Chissà perché...

...pur amando i propri figli, a volte, alcuni uomini sono con essi duri e se­veri, mentre poi, in età avanzata, divengono più tolleranti e cedono al senti­mento più tenero per i figli dei loro figli, giungendo perfino a manifestare ge­sti che in passato non avevano mai saputo esprimere.

Sull'argomento se ne sono dette fin troppe e qualcuno è perfino riuscito a definire la vecchiaia uno stato di gioventù cosciente. Beh, io non so come stiano realmente le cose e sinceramente preferisco non approfondire l'argo­mento, a me interessa sapere che tutto ciò accada davvero.

A Bill Norton accadde proprio in casa di Victoria di attraversare quell'invi­sibile soglia che lo introdusse nel suo stato di gioventù cosciente e ne fu fe­lice.

Quel raffinato e burbero uomo del Sud, dai gesti misurati e gelidamente cortesi, nel cui cuore erano marchiati a fuoco principi dettati da antichi re­taggi, inaspettatamente, mentre sorseggiava il tè, sentì d'essere un uomo di­verso. E sebbene sia impossibile determinare ciò che in realtà gli accadde, in qualche parte di se egli dovette scoprire qualcosa di estremamente im­portante.

Probabilmente fu come se dinanzi alla sua vista spirituale si sollevasse un sipario che mise a nudo emozioni e turbamenti sconosciuti. E Victoria, che per tutto quel tempo non fece altro che osservarlo commossa, d'un tratto vide scorrere due brillanti lacrime sulle sue guance.

– Sei uno stramaledetto vecchio bastardo – Mormorò lei con la voce rotta dalla commozione – Lo sapevo che dovevi averlo un cuore

Senza alcuna vergogna Bill si asciugò le lacrime con le mani. – Chissà se tuo padre lo avesse capito? – Chiese tentando una battuta spiritosa

– Immagino di si.– Rispose lei riprendendo il dominio di se – Poiché quando esprimeva un giudizio su di te aggiungeva sempre «Eppure un giorno ce la farà»

– Perché non me lo hai mai detto?

– Perché non credevo che avesse mai potuto avere ragione

– Vorrei rivederla – Borbottò Bill come se stesse parlando a se stesso

– Certo che la rivedrai e lei ne sarà felice

– Ho un bel po’ di peccati da farmi perdonare. Con lei mi sono comportato da perfetto imbecille

– È una delle cose che riesci a fare meglio

– Spero soltanto che riesca a perdonarmi

– Forse tu non lo sai, ma stiamo parlando di una ragazza che ha un cuore grande come la tua casa

– Voglio sapere tutto di lei

– Non fare il tuo solito, con lei dovrai fare un passo alla volta

– Il guaio è che non ho molto tempo. Sono vecchio e prima di andarmene vorrei poter prendermi cura di lei

– Avrai il tempo per fare tutto ciò che vorrai, ma con calma. – Lo inter­ruppe lei – Lei sarà felice di rivederti, ma e bene che tu sappia che quella ra­gazza non vuole niente da nessuno

– Perché mai? È un suo diritto

– Quale diritto? Per aver ridato fiducia a tuo figlio o perché sarà la madre di tuo nipote?

– Per me sono due cose molto importanti

– E cosa credi che le spetti? Immagino che tu stia pensando al tuo da­naro, non è così?

– No, vorrei soltanto che sapesse di poter contare su di me in ogni mo­mento

– Ho paura che tu corra troppo in fretta. Quella ragazza è una gran te­stona e se non sapessi di dire una cretinata direi che somiglia a te più di quanto non ti somigli Steve

– Credi che potrebbe offendersi?

– No, è una gran testona, ma è anche molto sensibile. Lei sa ascoltare con il cuore e sa interpretare nel giusto modo le emozioni degli altri. E tra l'altro è quasi impossibile mentirle

– Ti prometto che non dirò una sola parola che possa offenderla

– Lo spero perché quella benedetta figliola è di una purezza talmente di­sarmante da sembrare l'essere più indifeso della Terra. E invece con lei non si può barare, non servirebbe

– Non accadrà

– Debbo avvertiti che lei ti conosce di riflesso, di te sa quello che dice la gente di Branson, ma tu non hai di che preoccuparti. Ciò che per lei conta veramente sono quei pochi minuti in cui vi parlaste quando Steve lasciò l'ospedale

– Oh santo Iddioi! Allora crederà che sia una carogna

– Non lo credo, Carol non accetta nulla che prima non sia stato filtrato dal suo cuore e sa perfettamente quello che c'è in te. Però ti avverto, devi ri­spettare le sue regole

– Tutto quello che vuole

– Oh no, lei non vuole nulla, devi soltanto aprirle il tuo cuore, sarà lei a cercare le risposte. Non aver paura, dille chi sei e se ne sarai capace dille anche chi sei stato e se saprai essere sincero, forse ti permetterà di innamo­rarti di lei

– Stai parlando di Carol o di qualche essere sceso da un altro mondo?

– Non puoi crederci, vero? Eppure è così. Viviamo tutti credendo che senza di noi il mondo potrebbe andare a rotoli e se poi ci capita d'incontrare qualcuno che sa dare senza chiedere nulla in cambio, la prima cosa a cui pensiamo è che sia accaduto un miracolo. Beh, Carol non è un miracolo, è soltanto una donna che sa amare. Lei vive al di fuori del cono di ogni luce terrena, ma è capace di risplendere come una stella

– Di cosa ha bisogno?

– Praticamente di nulla, gli manca soltanto Steve. Tuo figlio è uscito dalla sua vita senza neppure una parola

– Lo so, sono stato io a separarli. Ho combinato un bel guaio

– In questo sei sempre riuscito alla grande, come per certo professore di letteratura

– E di Ellen Frost. Non ho dimenticato sai? Ma ora sono diverso

– Si vede che il padreterno aveva deciso che dovesse andare così

– Se ancora desideri saperlo ora posso dirti cosa facevo nel vostro giar­dino la sera che mi sorprese tuo padre

– Siamo in vena di confidenze o cerchi l'assoluzione?

– L'uno e l'altra. Non ero li per vederti spogliare come sosteneva lui, vo­levo comprendere cosa vi fosse di tanto strano nella vostra famiglia... Ma non me ne dette il tempo

– Cosa ricordi di lui?

– Forse non lo crederai, ma di lui ho molti ricordi

– Ma se te la davi a gambe ogni volta che lo vedevi per la strada?

– Lui era il medico di mia madre. Ti ricordi di lei? Soffriva di dolori alle ossa. Ho ancora nella memoria il ricordo di un giorno che venne da noi per una visita di cortesia...

– Beh, perché non vai avanti? – Chiese lei notando l'interruzione

– ...Tu non lo sai, ma mia madre aveva un debole per lui e io ne ero ge­loso. Non so dirti come nacque in me quel sentimento, ma quando lui era nella sua stanza m'immaginavo che tra loro vi fosse qualcosa d'illecito

– Come ti venne in mente un pensiero tanto scemo?

– Mio padre forse, non lo so. Era incredibile, ma non appena iniziavano i dolori tuo padre era li, accanto a lei

– E allora?

– Un giorno mi nascosi nella sua camera per scoprire cosa facessero

– Oh Cristo! Anche questo!

– Smettila, avevo soltanto dieci anni e adoravo mia madre

– E cosa vedesti?

– Non avrei mai potuto crederlo se non l'avessi visto con i miei occhi; tuo padre riuscì a farla sorridere. Risero e scherzarono un bel po', poi, prima di andarsene le disse a bassa voce «Nessuna medicina questa volta, servi­rebbe soltanto a rovinarvi il fegato, ma se volete provare a dimenticare i vostri dolori uscite e andate a visitare le piantagioni…e non dimenticate di guardarvi attorno»

– Conosco quella frase

– Beh, non ci crederai ma mi ha ossessionato per anni

– La diceva anche a me quando mi lamentavo per qualche sciocchezza. Sai perché le disse quella frase?

Bill annuì mormorando – Ora lo so

– Bentornato tra gli uomini. Ed ora cosa intendi fare? – Chiese Victoria

– Proverò a parlare con Steve

– Allora non hai capito un accidente! Non devi farlo, Carol non vuole che tuo figlio sappia delle sue condizioni

– Non desidera un padre per suo figlio?

– Lo vuole e come, ma non vuole fare a Steve ciò che tu gli hai fatto da quando è nato

– Non mi pare sia la stessa cosa

– Sono d'accordo con te, ma dobbiamo rispettare le sue scelte

– Tu puoi rispettare tutte le scelte che vuoi, ma io non me ne starò con le mani in mano a vedere mio nipote nascere senza un padre

– Sapessi come suona strana questa parola sulle tue labbra? Di la verità, avevi mai pensato che un giorno saresti diventato nonno?

– Soltanto da un paio di giorni

– Posso farti una domanda cattiva?

– E quando mai hai chiesto il mio consenso per farne?

– Qual è stata la tua reazione? Non ti ha sfiorato il pensiero che la piccina stesse cercando una sistemazione?

– Ma no, che stupidaggini dici

– Davvero? Eppure poco fa...

– Va bene, ammetto di averlo pensato

– Questo è il tuo guaio, pensi troppo

– Forse ha ragione Carol, se ne parlassi a Steve potrebbe credere che voglia ancora impormi a lui. Gli ho fin troppo complicato l'esistenza

– Per la barba di Grant, quanta premura. Accidenti se sei cambiato e pensare che qualche ora fa eri soltanto un animale con un cappello in testa. Cosa ti ha fatto cambiare così rapidamente?

– Tu sei sempre riuscita a confondermi, ma a costo di deluderti ti confes­serò che questa volta non è dipeso da te

– Allora cosa è stato?

– Sapere che sarò nonno

– Oh! Capisco

– Ma cosa vuoi capire tu! Non sei mica un uomo

– E come ci si sente nei panni di un prossimo nonno?

– Oddio è bellissimo

Victoria annuì mormorando – Sei sicuro di comprendere cosa ti sta acca­dendo?

– Beh, credo di si, ma per esserne certo dovrò prima darmi una calmata

– Cos'hai pensato quando hai capito che si trattava di tuo nipote?

– Ho provato ad immaginare la sua voce mentre mi chiamava

Victoria rise di gusto – Povero piccino, eppure un giorno dovrà farlo sul serio

– Credi che gli piacerò?

– I nonni piacciono a tutti i bambini. Ti da fastidio se apro la finestra per dare un po' d'aria alla stanza?

– Fai pure

Pochi minuti dopo che Victoria aveva aperto la finestra, dal giardino giunse la voce di Carol.

– È lei? – Domandò Bill sobbalzando

– È venuta per un controllo

– Quale controllo? Perché? – Esclamò lui – Cos'ha? Non sta bene?

– Stai calmo, Carol è in perfetto stato, è soltanto una normalissima visita

– È una buona cosa, non è vero?

– Bill! Non mi pare di ricordare che fossi così preoccupato quando Ashley aspettava Steve

– Non me ne ricordo, ma cosa aspetti a farla entrare?

Scuotendo il capo Victoria si recò nell'altra stanza e quando poco dopo rientrò con Carol, la ragazza ebbe un sussulto di sorpresa nel vedere Bill Norton in piedi al centro dello studio

– Buongiorno – Sussurrò impacciata accostandosi a Victoria

– Come va? – Chiese Bill andandole incontro – Chissà se ti ricordi di me

– Si che mi ricordo, come va la sua spalla? – Chiese lei con un filo di voce

– Molto meglio grazie e tu come stai?

– Bene – Rispose Carol guardando sgomenta Victoria che la strinse a se

– Questo signore è preoccupato per il tuo stato di salute

– Non dovrebbe, non ne vedo la ragione – Commentò Carol staccandosi da Victoria e indietreggiando verso la porta dello studio

– Non hai nulla da temere. – Sussurrò Bill – Victoria mi ha detto...

– Victoria le ha mentito. – Lo interruppe lei con voce aspra – E nulla lo autorizza a credere che io possa essere la madre di suo nipote

– Scusami. Non voglio immischiarsi nella tua vita. Ho semplicemente cre­duto opportuno domandare del tuo stato di salute

– La ringrazio per la premura. Il bambino che dovrà nascere è soltanto mio figlio

– Immagino che tu ce l'abbia con me per quello che accadde in ospedale. Riconosco che quella volta fui davvero sgradevole

– Non deve neppure pensare simili cose, non è vero, non fu affatto sgra­devole, anzi. – Rispose Carol con voce più calma

– Sono senza parole, tu sei la prima persona di questa città a lusingarmi e per la verità mi fa un gran piacere

– Evidentemente io la vedo con occhi diversi

– Ti ringrazio, ma la verità è che sono davvero un pessimo soggetto e in quel nostro incontro non ho fatto molto per migliorare la mia immagine

– Non avrebbe potuto comportarsi diversamente di fronte ad una ragazzina indisponente

– Qualcuno afferma che ho la cattiva abitudine di affrontare gli altri senza preoccuparmi di chi mi sta di fronte.

– Può darsi, ma io non ho nulla da perdonarle

– Allora non ce l'hai con me?

– Oh no, se c'è qualcuno a cui dovrei tenere il broncio non è certamente lei

– Non prendertela con lei, – Disse lui indicando Victoria – tu ancora non sai quanto sia bravo ad essere sgradevole

– Victoria è per me una madre e per nulla al mondo potrei tenerle il bron­cio

– Ti prego ancora di scusarmi, non sono mai stato un granché a com­prendere i sentimenti altrui

– Non è facile per nessuno, ad ogni modo vorrei tranquillizzarla e per quanto sta accadendomi non deve assolutamente sentirsi coinvolto

– Allora diciamo che in qualità di sindaco sarei felice di sapere se la vo­stra salute è buona

– È buona norma che un sindaco si preoccupi di certe piccolezze?

– Non lo so, ma da oggi credo diverrà una regola

Carol annuì sorridendo – La nostra salute è ottima

– Bene, sono lieto che il bambino... Beh, volevo dire che sono contento

– Lei è molto confuso signor Norton, mi auguro che non abbia nulla a che fare con il nostro stato di salute. Non so cosa possa averle riferito Victoria, ma gradirei che lei dimenticasse questa storia

– Veramente... Va bene, farò come vuoi tu

– Mi permette una domanda?

– Certamente!

– Qual è il motivo che l'ha indotta a credere che mio figlio possa essere suo nipote? Gliel'ha forse suggerito Victoria?

Bill scosse il capo e si strinse nelle spalle. – Posso esprime liberamente il mio pensiero?

– Glielo devo

– No, tu non mi devi nulla

– Forse l'ha dimenticato, ma tempo addietro mi permise di esprimere libe­ramente il mio

– Ah si, ricordo che fui piuttosto sgarbato

– O forse fu il mio atteggiamento a farla sentire tale

– Hai la pessima abitudine di farmi sentire a mio agio, ed io non sono abituato a tanta schiettezza. Il mio guaio è di misurare tutto con il mio metro. La mattina che Steve lasciò l'ospedale mi comportai da vero cretino e conti­nuai ad esserlo impedendo che Steve ricevesse le tue lettere

– Le ha lei?

– Si

– Le ha lette?

– Sarò un poco di buono, ma non fino a questo punto

– Perché lo ha fatto?

– Forse ebbi paura che Steve potesse soffrire delusioni

– Se avesse letto quelle lettere avrebbe compreso molte più cose. Steve sa interpretare perfettamente i propri sentimenti e inoltre conosce i suoi li­miti. Non potrebbe mai cadere preda di un sentimento sbagliato

– È un rimprovero per non essere stato un buon padre?

– No, io credo che lei sia un buon padre e vuol sapere una cosa buffa? Ora è la sua sincerità che sta confondendo me. Posso immaginare benis­simo quanto le debba costare fare di queste ammissioni ad una estranea

– Non vorrei confonderti ancor di più, ma non ti sento affatto come una estranea

– Qual è la ragione di questo tuo improvviso mutamento? – Domandò Victoria

– Conosci quanto me quella ragione

– Prova a raccontarla anche a lei – Disse ironicamente lei

– Non ho mai raccontato fiabe, ma ora vorrei raccontarti quella di un uomo che dopo un incidente d'auto fu soccorso da una splendida prossima mamma. Quell'incontro fu molto più che una rivelazione perché comprese che forse stava per diventare uomo e nonno in un solo colpo

– È una bellissima storia, ma cosa provò quell'uomo quando comprese? – Chiese Carol con voce sottile

– Credo ne fu felice

– Sono lieta che il mio stato abbia saputo suscitare in lei emozioni così importanti

– Non capita tutti i giorni di scoprire d'essere nonno

– Non corra con la fantasia, incontrare una donna incinta non è una buona ragione per credere che quel bambino possa essere suo nipote

– Io ho sempre avuto qualche difficoltà a comprendere l'amore, ma ho imparato a leggere negli occhi degli altri. E nei tuoi c'è scritto che sei di quelle donne che possono amare un solo uomo

– Intende dire che non le dispiacerebbe?

– Assolutamente no – Sussurrò lui a bassa voce

– Ora c'è riuscito a farmi piangere – Sussurrò Carol sorpresa e lasciando che lui le prendesse una mano tra le sue

– Mi dispiace, scusami – Mormorò lui abbassando gli occhi

– Non deve, sono io che debbo chiederle perdono… È vero, il bambino che porto dentro di me è il figlio di Steve

– Dio ti ringrazio – Sospirò lui – Ma perché non lo hai detto prima?

– Ho avuto paura che si sarebbe infuriato

– Io sono l’unico responsabile… Victoria mi ha riferito quello che avevi in animo di fare

– Lei non ne ha nessuna colpa, di questo mio pensiero un giorno dovrò rendere conto a dio, ma le posso giurare che non sarebbe mai accaduto. Io amo mio figlio, non avrei mai potuto fargli del male

– Ma perché non ti siedi, abbiamo tante cose da dirci

– Lascia perdere! – Intervenne Victoria – Carol ha la tendenza ad ingras­sare, è meglio che si muova

– Ma cosa dici? Non deve stare in piedi

– Bill, falla finita! Il medico sono io, siamo intesi?

– Oggi non ne combino una giusta. Davvero hai pensato che non l'avrei mai accettato?

– Vogliamo finirla con questi discorsi – Intervenne Victoria per interrom­pere quel dialogo – Ora che finalmente hai la certezza che sarai nonno im­magino che ti rimbambirai del tutto, perciò vai di la e datti una calmata

– Perché mai dovrei andare nell'altra stanza?

– Perché mentre tenterai di riordinare le idee io potrò fare il mio lavoro

– Che lavoro devi fare?

– Sono un medico, lo ricordi? E un medico visita le sue pazienti

– E allora?

– Oh santa madonna! Vuoi essere presente anche tu?

– Certo che no! Ma come ti saltano in testa certe idee?

Mentre Victoria allargò le braccia sconsolata, Carol prese Bill sotto il braccio accompagnandolo alla porta

– Se le farà piacere più tardi potremmo parlare un po' di noi – Disse Carol ad bassa voce

– Oh si! Certo che mi fa piacere, ho da farti le mie scuse

– Mi pare che abbia già provveduto

– Già fatto? Beh, vuol dire che le rifarò

– Okay, ma ora vada di la

– Volevo chiederti se...

– Bill! – Intervenne Victoria

– Forse è meglio che vada, ma tu non andartene

– Ma dove vuoi che vada? – Brontolò Victoria spingendolo oltre l'uscio

Quando la porta dello studio si chiuse alle sue spalle Carol crollò seduta sulla sedia – Dio mio, ma cos'è accaduto?

– Chiedimi tutto quello che vuoi ma non domandarmi cos'è accaduto per­ché ti giuro non lo so – Sospirò Victoria

– Sei stata tu a dirglielo?

– Ti assicuro che è entrato in questa casa avendo già capito tutto

– Oddio! E ora? Cosa vorrà da me?

– Lo hai visto! Vuole un nipote e forse anche una figlia, non lo so. È pro­babile che stia per dire un'eresia, ma neppure quando nacque Steve era così emozionato e devi credermi, ciò che è stato capace di dire in questi pochi minuti, equivale a quanto normalmente pronuncia in un mese

– Io ricordo un altro uomo

– Anch'io! Ma cosa ti debbo dire? Prima di oggi quel testone non sapeva neppure a cosa servisse un sorriso e ora invece... Comincio veramente a credere che Branson sia divenuta la città dei miracoli

– Dimmi cosa debbo fare?

– Nulla credo. Se fossi in te lascerei a lui la prima mossa

– La prima mossa? Ma io non voglio che faccia proprio nulla, non ho bi­sogno di nessuno

– Ehi, ehi! Non salire troppo in alto! Dov'è finita la mia dolce Carol? Quella che ha sempre vissuto cercando di capire gli altri?

– Scusami, ma le attenzioni di quell'uomo mi hanno turbata. Fino a pochi minuti fa ero convinta che lui fosse la porta che mi separava da Steve

– Se è per questo puoi esserne davvero certa, lo ha confessato

– Perché è venuto da te?

– Posso soltanto immaginare che cercasse certezze su qualcosa che do­veva aver sempre saputo

– Sto tremando di paura

– Ma no, è soltanto l'aria che entra dalla finestra. Non devi avere paura di lui. È vero, ricordavamo un uomo diverso, ma tu non devi temere nulla e se non te ne fossi accorta, quella specie di bestione a due zampe si è innamo­rato di te. Nel senso buono s'intende

– Cosa vuol dire, non capisco. Lui non mi conosce, abbiamo parlato una sola volta e non più di qualche minuto

– Lo so

– Te lo ha detto lui?

– Mi ha anche riferito del danaro che ti offrì

– Ah si, fu il giorno che Steve uscì dall'ospedale. Lo avevo dimenticato. Cos'altro ti ha chiesto?

– Ha voluto sapere di te

– E tu cosa gli hai detto?

– Mi sono limitata a rinfacciargli i suoi errori

– Hai fatto male, non dovevi

– Oh oh! Lo stiamo già difendendo. Ma non preoccuparti, è da quando siamo nati che ce ne diciamo di tutti i colori

– Lo conosci così bene?

– Abbastanza da credere che tra poco dovrai rispondere al milione di do­mande che ti rivolgerà

Carol scaricò rumorosamente l'aria dai polmoni – Ho una gran fifa

– Tu ancora non lo sai, ma oggi ti sta accadendo una cosa meravigliosa

– Quale?

– Forse hai trovato un padre

– Oddio, cosa posso fare, io non so come comportarmi

– Lascia fare a lui. Certo all'inizio potrà sembrarti troppo premuroso, ma devi ricordarti che non hai mai avuto esperienze simili. Ora cosa fai, piangi?

– Non lasciarmi sola con lui, ho paura che mi faccia piangere e io non voglio che mi veda

– Si può anche piangere nascosti nel bagno, ma se vuoi che gli altri com­prendano i tuoi sentimenti e li rispettino, devi mostrarti quale sei

– Resta con me

– Niente da fare mia cara, questa è una gioia che spetta a te e non ver­gognarti se avrai voglia di piangere, fallo liberamente. Farà bene a tutti e due

– Ti prego

– Ma di cosa hai paura?

– Di tutto. Ci fosse almeno Steve

– Una cosa alla volta. I piccoli passi conducono sempre alla meta

– Perché quell'uomo si comporta così, mi fa star male

– E che cavolo ne so! In quest'accidente di città da un po' di tempo ne ac­cadono di tutti i colori. Non lo so cara, non so cosa possa essergli accaduto

– Ma tu lo conosci, dovresti sapere

Victoria la guardò sorridendo – Quando io e quel babbeo di la eravamo molto giovani, ci fu un momento in cui credetti di volergli bene. No, mi cor­reggo, gli volli bene sul serio. Ma un po' a causa dei nostri caratteracci e un po' per altri motivi le cose andarono come sono andate

– Tu hai amato quell'uomo?

– Beh cosa c'è di strano? È vero che non sono mai stata un granché, ma ero pur sempre un pollastra

– Non volevo dire questo e poi tu devi essere stata bellissima da giovane

– No, non lo ero, ero piuttosto bruttina. Lui invece era davvero un bel ra­gazzo e quando uscivamo assieme mi sembrava di toccare il cielo con un dito

– Tu hai avuto un ragazzo, ma è magnifico!

– Lui è stato l'unico uomo della mia vita soltanto per un mese. Quindi come vedi appartengo anch'io alla schiera degli esseri umani. Ti sembro sciocca, vero?

– Mio padre diceva che non si è mai sciocchi quando si ama

– Già! Ma io mi sono detestata per anni di averlo amato e siccome sono sempre stata una donna impossibile non ho mai capito cosa realmente c'era in lui. E oggi quel maledetto testone mi ha messo al tappeto

– Posso chiederti perché lo facesti?

– Non per il tuo stesso motivo, a lui non occorreva aiuto, lo feci sperando di legarlo a me

– Non sei stata molto fortunata

– Forse, ma non è mia abitudine rimpiangere ciò che non è stato

– Cosa può volere da me?

– Un nipote! E inoltre sta chiedendo di poterti amare. Non vuole farti del male

– Perché non lo ha chiesto a te

– Perché non sono io a dovergli dare un nipote e poi sa bene che in fondo al mio cuore c'è ancora quell'amore di tanti anni fa

– Dimmi cosa debbo fare

– Se fossi in te lo accetterei. Certo non sarà facile, ma tu come ogni altro hai diritto di provare quell'emozione

– Ma cos'è l'amore di un padre? Un sogno?

– Cos'è? Oddio non lo so! Per me è stata l'emozione più grande che un uomo ha saputo darmi, la cosa più pura che ho avuto dalla vita e non un so­gno da ricordare.

Quella sera Carol chiese a Cristi di restare a dormire da lei e quando Pat augurò loro la buona notte, scusandosi di non poter far loro compagnia, le due ragazze si chiusero nella camera di una Carol letteralmente elettrizzata.

– Non puoi lasciarmi proprio stasera. Ho un milione di cose da raccontarti, non ti dispiace restare, vero?

– Ti darei fastidio

– Vuoi scherzare? Il mio letto è grandissimo, ti prego

– Dovrei lasciare sola mia madre – Disse Cristi tentando un pretesto, ma già sapendo che non sarebbe riuscita nell'intento

– Credevo che Vittoria vivesse con voi

– È vero, ma senza di me si sentono perse tutte e due

– Anch'io questa sera ho bisogno di te. La tua presenza è più di una me­dicina, mi tranquillizza

– Non sarebbe meglio se ti confidassi con tua madre?

– Dio solo sa quanto lo vorrei, ma qualcosa mi impedisce di farlo

– Non ti vergognerai di lei, spero

– No, noi non ci siamo nascoste mai nulla, però questa volta mi è estre­mamente difficile

– Lei ha più esperienza di me. È già stata madre

– In questo mi aiuta moltissimo

– E allora dov'è il problema?

– Le sto procurandole un sacco di fastidi

– Ma non dire scemenze. Cosa resta ad una madre se non può risolvere i problemi dei figli

– Hai ragione, ma questa volta non può aiutarmi

– Tua madre ti adora e non le farebbe piacere se ti sentisse parlare a questo modo

– È una donna eccezionale e io mi sto comportando da pessima figlia. Lo so… Hai ragione scusami… D'accordo, parleremo un'altra volta. Chiederò a Pat di riaccompagnarti.

– Non tentare di bluffare con me… Ho vissuto troppo a lungo con un certo imbroglione per cadere nel tranello. Di cosa dobbiamo parlare? – Domandò Cristi rimboccandole le coperte

– Vuol dire che resti?

– Non ho neppure un pigiama

– Ne ho una dozzina

– Il mio spazzolino

– Ho anche quello, è nuovissimo

– Okay, ti ascolto

– Sarà una lunga notte

– Lo immagino

Carol sorrise

– Vedi? Sono bastate queste parole a farmi tornare il sorriso

– Ho detto che resto, quindi non ho bisogno di adulazioni. Posso usare il telefono? Vorrei tranquillizzare Mary

– È di sotto, nel frattempo preparo pigiama e spazzolino

#

– Allora? – Domandò Cristi dopo aver indossato il pigiama ed essersi in­filata sotto le lenzuola al suo fianco

– Oggi ho avuto un incontro con il padre di Steve

– Lo so, ho visto Victoria

– Cosa ti ha riferito?

– Lo sai che a volte quella strega sa tenere la bocca chiusa. Lo hai detto a Pat?

– Non ancora

– Non vuoi parlargliene?

– Era appunto di questo che volevo parlare con te. Tu sei l'unica amica alla quale non ho bisogno di chiedere

– Continui con le lusinghe?

– Ma è la verità, a volte ho la strana sensazione che tu sia dentro di me

– E questo ti disturba?

– No, mi piace, però nello stesso tempo mi preoccupa

– Perché non vuoi parlarne a Pat? – Chiese Cristi cambiando volutamente argomento

– Ho paura di causarle ancora dei problemi

– Stai forse dimenticando che è tua madre?

– No, ma le ho già dato troppe delusioni

– Eppure mia cara dovrai farlo

– Lo so, ma prima debbo mettere ordine nei miei sentimenti. Sta acca­dendo tutto così rapidamente

– Questo è vero, però a me sembra che tutto ciò non ti dispiaccia

– Lo vedi se avevo ragione? Tu hai letto dentro di me, hai capito la mia gioia

– Non è difficile, sei raggiante

– È vero, non immaginavo fosse così...Mi riferisco al signor Norton

– Così come?

– È stato di una gentilezza imbarazzante e credo che se glielo avessi permesso mi avrebbe portata a casa tra le braccia. Ha voluto accompa­gnarmi a piedi fino in centro

– Caspita!

– Victoria gli ha detto che debbo camminare e lui l'ha presa alla lettera. Lungo la strada non ha fatto altro che domandarmi se ero stanca o se volevo riposare

– Un buon inizio, non ti pare?

– Non so cosa dirti, sono confusa. Fino ad oggi egli è stato l'ostacolo che mi separava da Steve e quando pensavo a lui sentivo il mio cuore rattristarsi

– E oggi è cambiato qualcosa?

– Altroché! Oggi mi piace

– Ti piace perché è il padre di Steve o c'è qualche altra ragione?

– Lo sai che ho paura di chiedermelo

– Posso capirti. Cos'è accaduto, ti ha fatto domande?

– Ho avuto la sensazione che fosse un fiume in piena. In poco meno di mezz'ora gli ho praticamente raccontato tutta la mia vita

– E di se cosa ti ha detto?

– Molto e la cosa sorprendente è che mi ha dato risposte sincere. Mi ha chiesto se poteva incontrare la mamma

– Bene bene

– Non lo so, non so come la prenderà lei

– Se ho capito bene dovrebbe esserne felice e cos'altro vi siete detti?

– Mi ha parlato soprattutto di sua moglie e di Steve, poi ha voluto che gli descrivessi com'ero da piccina e di come è stata la mia vita. Mi ha sorpreso quando si è interessato delle mie letture e del mio lavoro e quando gli ho ri­ferito dei miei trascorsi sportivi si è rammarico di non averlo saputo

– E di tua madre? Non ha voluto sapere di lei?

– La conosce assai bene, mia madre partecipa alle riunioni del consiglio in qualità di segretaria

– Di bene in meglio, non ti pare? E cos'altro ti ha chiesto?

– Ha voluto sapere come trascorro il mio tempo libero, cosa provo per Steve e cosa pensavo di lui

– E tu?

– Beh, certo che all'inizio le sue attenzioni mi hanno un po' scombusso­lata. Nemmeno con Steve sono riuscita ad aprirmi liberamente come ho fatto con lui. Mi è piaciuto, è stato bravo...e alla fine è riuscito a farmi sentire a mio agio

– Non so più se sorprendermi

– Mi ha perfino chiesto se desideravo che riferisse a Steve del nostro colloquio

– E ciò ti ha preoccupato?

– Gli ho chiesto di non farlo

– Brava, questo compito spetta a te

– No, non credo. Non mi sento di avere dei doveri nei suoi confronti

– Sei una bella testone, ma credi davvero di riuscire a nascondergli il tuo stato?

– Immagino di no, ma questo è un problema che affronterò quando sarà il momento

– Se fossi in te eviterei che possa saperlo da altri

– Non credo che lo disturbi, a lui non interesso più

– Cosa te lo fa credere?

– Chiamiamolo istinto femminile

– Lascia da parte l'istinto e l'orgoglio e ricordati che Steve è il padre del tuo bambino

– Oh si, fisiologicamente lo è di sicuro, ma non credo riuscirà mai a di­ventarlo

– Non lo ami più?

– Non sono io ad essermi dimenticata di lui

– Stupendo! Questa si che è una magnifica dimostrazione d'orgoglio. Tu non puoi conoscere i motivi che lo hanno distaccato da te se non glielo chiedi

– Anche tu mi sei nemica?

– Non pensarlo neppure, ma non sopporto vedere distruggere un amore che hai coltivato per una vita

– Debbo farlo per mio figlio

– Non è una risposta leale, tu non puoi pretendere di decidere da sola del futuro di vostro figlio

– Somigli a mia madre. – Sussurrò lei ciondolando il capo

– Vuoi che me ne vada?

– Oh no! Scusami...Sono proprio un disastro, ma ho così tanti problemi che avrei bisogno di un amica che mi capisse

– Per me tu sei più di un'amica, sei una sorella, ma è tua madre la per­sona che può aiutarti

– Pat merita tutta la mia riconoscenza, ma non posso discutere con lei di questo...Lei vorrebbe che fossi già sposata

– E tu non lo vuoi?

– Perché mi fai domande così difficili? Non riesco più a darmi questa ri­sposta

– Se non la smetterai di appoggiarti al tuo orgoglio rischierai davvero di perderlo

– Amo Steve più della mia vita, ma non più della vita di mio figlio

– Quale regalo migliore di un padre potresti fare a tuo figlio

– Ed io sarei la più felice delle donne se soltanto mostrasse di poter di­ventare un padre con l'iniziale maiuscola

– Nessuno nasce con la qualifica di padre in tasca, per diventarlo è ne­cessario sapere di esserlo

– A lui non interessa

– Ma dovrebbe interessare a te se ami tuo figlio

– Che discorsi fai? Certo che lo amo

– Allora sarà bene che ti ficchi nella zucca che tuo figlio avrà bisogno di due punti di riferimento per crescere bene; l'amore e il calore della mamma e le mani di suo padre

– Lo sai che da quando è tornato non ha fatto un solo tentativo per cer­carmi?

– Potrebbe non sapere del tuo stato

– Questo è vero, suo padre mi ha confermato di avergli nascosto le mie lettere, ma tu dimentichi che tra noi non ci sono state soltanto parole

– D'accordo, ma mi vuoi spiegare come accidenti riuscirà a diventare un buon padre se nessuno si degna di dirgli che ha un figlio?

– Lo sa

– Lo sa? Ma se hai appena detto...

– Intendevo dire che dovrebbe averlo intuito

– E da cosa dovrebbe intuirlo se tu ti nascondi?

– Quando tra un uomo e una donna accadono certe cose, l'uomo do­vrebbe almeno sentire il dovere di accertarsi che non abbia combinato qual­che pasticcio, non ti pare?

– Oh beh, si, immagino di si – Mormorò Cristi impacciata

– Oddio scusami, non sono discorsi da fare a una bambina ancora ver­gine. Sono una pessima amica

Cristi avvampò nel volto senza rispondere.

– Oh Cristo, ne ho combinata un'altra! Ti prego Cristi perdonami

– Non è nulla, – Borbottò lei sorridendole – è colpa del mio aspetto, riesco sempre a confondere la gente. Però sono d'accordo con te, credo che al­meno avrebbe dovuto

– Non so più cosa pensare. Questa sua condotta mi fa credere che non abbia più bisogno di me

– Non lo credo, ma seppure fosse sarebbe una ragione in più per chie­dergli spiegazioni

– Perché dovrei farlo io? Gli ho dato il mio amore e ho riposto nelle sue mani la mia anima

– Mi pare di aver capito che è stata una tua scelta

– Si, è vero, l'ho voluto io e non sono pentita, semmai soltanto un po’ delusa

– Si può essere delusi anche di se stessi

– Hai ragione, non riesco a perdonarmi di non essere riuscita a farne un padre per mio figlio

– Steve ha tutte le carte in regola per diventarlo. Quando lasciò la famiglia e partì per la guerra, lo fece perché voleva scoprire chi in realtà fosse e non è colpa sua se una serie di circostanze sfavorevoli non gliel'hanno ancora permesso. Io vorrei sapere quanti altri ragazzi della sua età sarebbero ca­paci di riprendere a scherzare dopo aver perso una gamba e la ragazza

– Lui non mi ha persa, io sono ancora qui ad aspettarlo

– Però la mancanza delle tue lettere gli ha fatto credere il contrario. Lui a bisogno di te e di suo figlio per diventare un buon padre e un buon marito

– La sera che… beh… quella sera sembrava così sincero. Era come un bambino impaurito, temeva di non essere all'altezza

– Ed era vero? – Chiese lei vincendo l'istinto che la consigliava di non farlo

– È stato di una dolcezza infinita. Pensava che un uomo nel suo stato non avrebbe mai più potuto amare una donna. Oh Signore, hai ragione tu. Sto commettendo un errore sull'altro

– Ssst, poteva capitare a chiunque. L'importante è che non sia accaduto nulla d'irreparabile

– Cosa debbo fare?

– Innanzi tutto permetti a Bill di aiutarti

– Ho bisogno dell'amore di Steve, non quello di suo padre

– Quello lo riavrai presto, ma dovrai permettere anche a suo padre di amarti

– Cristi cosa dici? Io amo Steve

– Oh per carità di dio! Non fraintendermi, certamente che ami Steve, ma quell'uomo è in grado di darti l'affetto di un padre

– Ho vissuto fino ad oggi senza quell’amore, perché ora dovrei sentirne il bisogno?

– Perché scoprire l'amore di un padre sarà come entrare in un mondo nuovo, un universo al quale tutti dovrebbero avere il diritto di accesso. Io so bene cos'è quell'amore, l'ho vissuto così intensamente che mi è rimasto dentro come un marchio di fuoco. È una cosa che non dovrebbe mancare a nessuno. Sapessi com'è dolce sentirsi protetta da un'ala invisibile, un'ala che sa scaldarti, che ti guarda mentre dormi, che si preoccupa se hai un po' di febbre o sei triste. Non dovresti negarti a questo amore

– Ho l'amore di mia madre

– Dell'amore di tua madre ne conosci le dolcezze, ma ti manca l'altro, quello di un padre

– Cosa c'è di diverso, l'amore è amore, no?

– Anch'io lo credevo. Conosci Li?

– Non molto bene, ci salutiamo. Perché me lo chiedi?

– È una ragazza straordinaria, ti somiglia molto, ha il tuo stesso coraggio, la tua sensibilità e vuol bene agli altri come sai volerne tu. Lei ha una madre e anche un padre e li ama entrambi. Ascolta cosa ha saputo scrivere per suo padre. Sono soltanto poche rime scritte quando era ancora piccina, ma sanno già di qualcosa che brucia

– Ha scritto una poesia?

– Ascolta…

Grazie padre per avermi reso una stella,

una luce d'argento tra bagliori soffusi,

la fragranza migliore tra i profumi dei fiori,

un mare profondo,

una nuvola bianca,

una frase d'amore.

Ma il tempo che avanza scolora le cose,

e come nell'alba ogni stella avvilisce,

così la mia luce ha smarrito il vigore...

...il mio fiore s'invecchia nel buio di un libro,

il mio mare s'è perso tra nuvole ignote...

...e povera me non so più ch'io sia.

Tu resti il ricordo che ha segnato il mio tempo,

e cercando di te ho smembrato me stessa,

ho pianto...pregato,

ed infine laggiù,

nel centro del cuore,

ho ritrovato la tua frase d'amore.

L'ho estratta pian piano

per non rovinarla,

le ho dato calore

aggiungendo il mio amore,

poi ho aperto la mano affidandola al vento,

«ti voglio bene»

– Oh Signore, è bellissima!

– Vero? Io credo che valga la pena essere padre se è concesso essere tanto amati

– Questa non è una poesia, è una dichiarazione d'amore

– Lo penso anch'io

– Allora è vero, esiste un mondo che io non conosco e dev'essere mera­viglioso se può indurre un donna a scoprire la sua anima. Deve volergli un gran bene

– Lo adora, dovresti sentire quando ne parla

– Io non ne sarei capace

– Non puoi dirlo se prima non provi

– Come si fa ad amare un padre? Tu lo hai amato subito?

– No, non subito, ma... Dio che bello è stato!

– Ho paura di sbagliare. Tu conosci il mio cuore, sai com'è facile per me innamorarmi, non voglio soffrire ancora

– Io credo che non dovresti fare nulla, dovresti lasciare che sia lui ad amarti

– Credi che possa amarmi come ti ha amato tuo padre?

– Anche di più! Sentimentalmente lui sta nascendo ora. Sta scoprendo nuove cose, nuove emozioni e se lo aiuterai saprà donarti quell'amore

– Oh Signore. – Sospirò Carol – Vorrei poter ricominciare tutto daccapo

– Cosa faresti? Cambieresti qualcosa della tua vita?

– Vorrei poter cambiare tante cose… ma cosa dico! No, non è vero, credo che rivivrei ogni istante del mio passato esattamente così com'è stato

– Non cambieresti proprio nulla?

– No, ho avuto esattamente ciò che dio mi ha riservato, non sarebbe giu­sto chiedere di più

– Per questo mi piaci, sei una ragazza saggia, hai i piedi ben piantati in terra. Ma ora dimmi del tuo bambino, cosa dice Victoria, è tutto in ordine?

– Lui sta bene, sono io a farla preoccupare

– Cos'è che non va?

– Il mio peso. A sentire lei non dovrei mai sedermi a tavola, ma come si fa? Ho un appetito formidabile

– L'appetito è un buon sintomo

– Vittoria non la pensa allo stesso modo

– Non mi riferivo alla gravidanza, parlavo del tuo cuore

– Cosa centra il mio cuore con il cibo?

– Io credo che quando si ha l'animo sereno ne risenta i benefici anche il nostro corpo. Sai cosa mi accadde quando scoprii di amare mio padre?

– Cosa?

– Divenni simile a un grosso tacchino

– E poi?

– E poi nulla, seppi che sapevo amare

Continua...



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