ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 31 ottobre 2015
ultima lettura venerdì 24 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 10

di Legend. Letto 536 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Ritorno a Branson - 10   Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size...

Ritorno a Branson - 10

10) La famiglia Norton

Per progettare un incontro tra Carol e Bill Norton, che avesse tutti gli at­tributi della casualità, Cristi rimase sveglia l'intera notte e alla fine la scelta cadde sul giardino di casa Frost.

Sin dalla sera precedente e per buona parte della notte non aveva fatto altro che piovigginare e sebbene alle nove del mattino il sole avesse ormai asciugato gran parte dell'asfalto, quel tratto di strada prospiciente la casa dei Frost stentava ad asciugarsi.

Invitate dal tepore dell’aria Cristi e Carol erano scese in giardino per ri­prendere la potatura della siepe.

– Perché non create un varco in questa siepe? – Chiese Carol – Tanto ormai siete un'unica famiglia

– Non farti sentire dalla strega, è più gelosa di questa siepe che del suo braccio sinistro

– Se invece di sprecare il fiato per dire stupidaggini vi decideste a fare il vostro lavoro, ve ne saremmo tutti grati – Disse a voce alta Victoria osser­vandole dalla finestra

– È inutile! – Borbottò sottovoce Cristi – Quella donna è capace di udire anche un formica tossire

– Ma non doveva essere già in ospedale? – Sussurrò Carol

– Scommetto che è rimasta in casa soltanto per rompere gli stivali a noi due

– E tu perché non sei a scuola?

– Assemblea dei professori. Vuoi che salga io sulla scala?

– Non ti preoccupare, mio figlio non dovrà soffrire di vertigini

– Cosa vorresti, maschio o femmina? – Chiese Cristi

– Se fossi egoista gli augurerei d'essere maschio, ma siccome sono una sciocca sentimentale faccio il tifo per una femmina

– Perché?

– Perché credo che in noi femminucce vi sia più armonia

– Cosa intendi per armonia?

– Se mi sentisse mia madre direbbe che sono una bestemmiatrice, ma io credo che dare alla luce un figlio sia la cosa più sacra che dio abbia potuto concedere ad un essere. È un privilegio enorme e non ha importanza che sia maschio o femmina, la cosa stupenda è che abbia scelto noi

– Per questo tifi femmina?

– Sono sciocca vero?

Cristi sorrise al ricordo di una bambina nata in una valle lontana – Le tue parole mi hanno riportato alla mente un ricordo dolcissimo

– Quale?

– Di quando bambina assistetti ad una nascita

– Hai assistito a un parto?

Cristi annuì.

– Com'è? Voglio dire, è vero che si soffre?

– Beh, credo di si, ma sono sicura che nessuno di quei dolori sia vera­mente cattivo

– Ne parli come se lo avessi provato di persona

– Questo è quanto mi ha detto mia madre

– Chi era la bambina, una tua parente?

Cristi annuì sorridendole.

– Devi avere avuto una vita molto intensa in quella tua valle. Sai che mi capita spesso di pensare a quanto mi raccontasti la prima sera che c’incontrammo?

– Quella volta dovetti sembrarti un po' fuori di testa

– Niente affatto, mi fu facile comprenderti…

Carol non riuscì a terminare la frase poiché un gran fracasso precedette l'ingresso di un auto nel giardino e lei, dopo un primo istante di sbigotti­mento, scese velocemente la scala raggiungendo l'auto che si era arrestata a pochi metri dalla casa.

– Vi siete fatto male? – Chiese a Bill Norton che appoggiato allo schienale si massaggiava una spalla.

L'uomo la guardò tentando un difficile sorriso che il dolore trasformò in una smorfia di sofferenza

– Venite, vi accompagno in casa – Disse Carol aiutandolo ad uscire dell’auto

– Non è nulla – Borbottò lui rifiutando il sostegno di Carol

– Non direi, – Replicò lei sostenendolo proprio mentre gli si piegarono le ginocchia – avete bisogno di cure

– Sto bene – Continuò a borbottare lui chiaramente stordito

– Siete fortunato ad aver scelto il giardino di un medico

– Non ho bisogno di medici – Ribatte Bill nervosamente

– Il vostro orgoglio no, ma la vostra spalla ne ha urgente bisogno

– Non vi preoccupate. Ditemi se in casa avete un telefono

– Sentitemi bene! – Reagì Carol divenendo improvvisamente seria – Siete nel nostro giardino e quindi non una parola di più o giuro che vi scaravento di dove siete venuto

Benché il dolore alla spalla lo costringesse a serrare i denti, quella battuta riuscì a farlo sorridere.

– Va bene, non voglio rischiare, portatemi dal vostro dottore

Dalla veranda giunse la voce di Victoria. – Cosa diavolo aspettate a por­tare in casa quel vecchio imbecille!

Al suono di quella voce Bill sollevò lo sguardo sorpreso

– Boia di un mondo! Se il medico è lei preferisco andarmene – Brontolò tenendosi la spalla

– Vi consiglio di non fare storie – Replicò Carol – Oggi quella donna è as­solutamente intrattabile

– Quella non è una donna, è il demonio – Borbottò lui

– Se dovesse fare resistenza siete autorizzate a trascinarlo per i capelli – Commentò Victoria rientrando in casa

– Forse è meglio che chiami il mio avvocato – Riprese a borbottare lui scuotendo il capo

– Se volete un buon consiglio lasciate da parte gli avvocati ed entrate in casa – Sussurrò Carol

Una volta in casa Victoria lo prese sotto la sua graziosa ala.

– Grazie cara, ora puoi lascialo a me questo zuccone! Ma si può sapere cosa cavolo hai nella testa? Facevi le prove per Indianapolis? – Brontolò mentre senza troppi complimenti gli tolse la giacca di dosso – Siediti e fammi dare un occhiata. Dov'è che senti dolore, qui?

– Ahi! Non spingere – Urlò lui

– Non urlare accidenti a te! Ti ho appena sfiorato. Ma cosa facevi in mac­china, dormivi?

– E che accidenti ne so. – Brontolò lui tentando di distendere il braccio dolorante – Ad un tratto l'auto se n'è andata per conto suo e non ho potuto fare nulla per fermarla

– L'ho sempre detto che sei un vecchio rimbambito. Dovresti lasciare a Walter il compito di guidare

– Se ti può rendere felice saperlo Walter ha la mia stessa età – Scattò lui

– Lo so, ma lui ha certamente più cervello di te

– Perché non la fai finita e mi lasci andar via

– Andare dove? Ma guarda tu se doveva capitarmi tra le mani il vecchio più imbecille di tutto il Missouri

– Vedo che non hai perso l'abitudine di fare prediche. Cos'è accaduto alla mia spalla?

– Nulla che non possa essere sistemato, quello che è fuori uso è la tua testaccia dura. Accidenti a te Bill, fallo un'altra volta e non sarai così fortu­nato da raccontarlo

– Ahi!

– E sta zitto! Vuoi che il braccio torni a funzionare o no?

– Tra tanti segaossa che ci sono in quest'accidente di città dovevi capi­tarmi proprio tu

Un sorriso astuto illuminò il volto di Victoria.

– È il segno del destino mio caro. Sapessi da quanti anni ero in attesa di metterti le mani addosso. Cristi per favore vuoi andare in studio a prendere delle bende? E tu Carol prepara la borsa con del ghiaccio. Tu no! Tu stai buono e non muoverti!

– Ma che diavolo vuoi farmi? Hai intenzione di staccarmi il braccio?

– Tieni, mordi questo fazzoletto e trattieni il fiato

– Ahi! Me lo stacchi accidenti a te!

– Ora come va? – Domandò Victoria dopo aver rimesso la testa del­l'omero nella sua posizione naturale

– Cristo santo che dolore. È rotto?

– Purtroppo no. Vedrai che tra poco il dolore diminuirà

– Lo sento intorpidito

– Non dovrebbe sorprenderti visto che è da quando sei nato che sei tutto intorpidito. Come va il dolore, diminuisce?

– Pare di si. Cos'aveva?

– Un paio d'ossa fuori posto. Ora però debbo immobilizzare la spalla con le bende. Togliti la camicia.

– C'è la ragazza

– E allora?

– Io non mi spoglio davanti a una donna

– Cristo santo ed io cosa sono, una pentola? – Reagì lei – Dai, non fare lo scemo, penso io a toglierla e tu Carol tienigli la borsa del ghiaccio sulla spalla…così brava

– Posso fare da me – Interloquì lui

– Certo che potresti, ma Carol lo sa fare meglio di te

– C'è un telefono in questa casa?

– Non hai ancora bisogno del prete

– Devo chiamare in fabbrica, Steve si starà preoccupando

– Perfetto! – Esclamò Victoria – Ora puoi anche tenere la borsa del ghiac­cio. A chiamare Steve provvederà Carol, conosci il numero, vero piccina?

– Si – Rispose Carol visibilmente imbarazzata

– Beh, allora cosa aspetti? datti da fare

– Cosa debbo dirgli?

– Digli che suo padre ha urtato la mia casa con la testa e che gli è crollata addosso. No aspetta, sentiamo se il vecchio è d'accordo. Allora, cosa deve dirgli? – Chiese rivolgendosi a Bill

– Nulla, quando è in linea può passarlo a me

– Hai sentito cara? Digli soltanto che lo vuole il babbo e se sentirai dei rumori strani non impressionarti, è suo figlio che fa salti di gioia

Quando Carol uscì dalla stanza, Bill chiese a bassa voce

– Perché tutto quel sarcasmo?

– Sarcasmo? Per carità di dio! Me ne guardo bene di usare il sarcasmo con te, rischierei soltanto di sprecare il fiato

– Chi è quella ragazza? Mi pare di conoscerla

– Carol? Certo che la conosci, è la ragazza che ti ha ridato un figlio. L'hai già dimenticato?

– Oh si! Ora mi ricordo di lei. Accidenti se è cambiata, sembra un'altra

– Però! Fate in fretta voi Norton a dimenticare chi vi tira fuori dei guai

– Non dire scemenze! Steve gli è molto riconoscente

– E tu cosa ne sai?

– Io so sempre quello che accade nella mia casa

– Non ti pare un po' presuntuoso affermare di sapere sempre quello che accade in casa tua?

– Vuoi forse dirmi qualcosa?

– Me ne guardo bene

– Intendi forse dire che Steve si vede con quella ragazza?

– Ehi signor Norton! Questo l'hai detto tu. Ma come ti vengono in testa idee così sceme?

– Conosce il numero della fabbrica

– E seppure si vedessero potrebbe essere un problema?

– Nessun problema, conosco bene mio figlio

– Anch'io credevo di conoscerlo e invece ho scoperto che è esattamente come te

– Forse è meglio lasciar perdere. Quella ragazza è molto cambiata

– Carol? No, non mi pare. In cosa la trovi cambiata?

– Non lo so, forse è una mia impressione, ma sembra più donna. La ri­cordo poco più che una ragazzina

– Uhm e cos'altro?

– È un po' più grassa ma decisamente più bella

– Hai l'occhio fine, eh? È vero, in quest'ultimo periodo è leggermente au­mentata di peso, ma sai com'è, si fa presto a cambiare aspetto quando si aspetta un figlio

– Stai scherzando?

– E perché dovrei?

– Quella ragazza è incinta?

– Cos'è, hai battuto anche la testa? Non ricordi più che siamo noi femmi­nucce a mettere al mondo i vostri figli

In quel momento Cristi entrò nella stanza portando le bende.

– Grazie cara, ma ora lasciarci soli, debbo fasciare l’animale. Come va la spalla?

– Non sento più dolore

– Questo mi dispiace. Ad ogni modo dovrò immobilizzarla fino a quando non avrò fatto una radiografia

– È proprio necessario legarmi come un salame?

– Assolutamente no, ma lo faccio con estremo piacere

– L'ho sempre detto che sei matta

– Lo hai detto una sola volta e ti beccasti un libro sulla zucca

Bill scoppiò in una risata.

– Te lo ricordi ancora? Mi facesti un bernoccolo monumentale. Quanti anni sono passati?

– Più di mezzo secolo mio caro

– Accidenti che bei tempi erano quelli. Quanti anni avevamo?

– Tu radevi quel tuo brutto muso per farti crescere la barba più in fretta degli altri

– E tu infilavi l'ovatta nel vestito per ingrossarti il seno

– Brutto bestione che non sei altro! Ma sono cosa da dire queste? Mi stu­pisci! Ho sempre creduto che non ti interessasse nulla di me

– Effettivamente non eri un granché, ma era pur sempre difficile non no­tarti. Se ricordo bene eri tu il capobanda

– Ssst, ora sono una rispettabile anziana signorina

Poco dopo rientrò nella stanza Carol avvisando che Steve era nei locali di lavaggio e non era possibile rintracciarlo subito

– Chi ha risposto al telefono? – Chiese Bill

– Immagino fosse la segretaria. Desidera che le porti il telefono?

– Non è necessario, puoi riferire che oggi non andrò in fabbrica, ma senza riferire dell'incidente, siamo intesi? Aspetta, forse è meglio che ci parli io

– Allora le porto il telefono

– Preferisco andare con le mie gambe, non sono mica zoppo. Su dammi una mano ad alzarmi

Carol stava per aiutarlo quando Victoria la fermò con un gesto.

– Ci penso io a tirare su quest'orso, tu puoi tornare in giardino a curare la siepe

Più tardi Victoria accompagnò Bill in ospedale con la sua auto.

– Manderò Walter a riprendere la macchina – Disse Bill

– E qualcuno a sistemare la staccionata. Non pretenderai che la sistemi io?

– Okay, okay! Domani manderò gli operai. Abita con te quella ragazza?

– Quale delle due

– L'amica di mio figlio

– T'interessa la ragazzina?

– Era soltanto una domanda, mi è sembrato che si muovesse nella casa con molta disinvoltura

– Carol frequenta la mia casa fin da quando era bambina

– E l'altra ragazza chi è?

– Non conosci Cristi?

– Cristi? Oh si!

– Cos'è quel sorrisetto sulle labbra?

– Nulla nulla, stavo soltanto cercando di capire come sia possibile che una befana come te possa avere accanto una ragazza tanto bella

– La trovi bella?

– Porco demonio, mi avevano detto della sua bellezza, ma ti assicuro che c'è da rimanere senza fiato

– Ti consiglio di non farti sentire, a lei non piacciono i complimenti

– Però! Chi l'avrebbe mai detto – Mormorò Bill a bassa voce

– Cos'hai da borbottare? – Chiese Victoria

– Stavo pensando a lei

– A Cristi?

– Ma no, all'altra! Di lei mi ricordo assai bene. Ha dedicato molto del suo tempo a Steve quand'era in ospedale

– Anche troppo secondo me

– Vuoi sapere una cosa strana?

– Sei in vena di confidenze?

– Quella ragazza ha fatto la fesseria più grossa della sua vita

– Accidenti se lo so! Ma se gli metto le mani addosso lo strangolo

– Se proprio ci tieni a sapere chi è stato ce l'hai davanti

– Tu? – Esclamò sorpresa Victoria – Tu cosa hai fatto?

– Non ti scaldare, sai come vanno certe cose, le ho offerto del danaro

– Del danaro a Carol? E quando è accaduto?

– Quando Steve lasciò l'ospedale

– Tu le hai offerto del denaro?

– Sei sorda? L'ho appena detto

– Sei un porco schifoso. Oh signore tienimi o lo uccido

– Ehi, ma che ti prende? Non credevo di fare una cosa tanto infame, de­sideravo soltanto ringraziarla per quanto aveva fatto per mio figlio

– Le hai offerto dei soldi per aver aiutato Steve?

– Era il minimo che potessi fare, ma cos'hai? Sembri spaventata

Victoria tirò fuori dalla bocca una gran massa d'aria – Accidenti se mi hai spaventata

– Cos'hai creduto? Vecchia strega, tu hai pensato che sia stato io ad insi­diare quella bambina?

– Ti chiedo scusa. Brutto animale che non sei altro, come ti sei permesso di offrirle del danaro?

– Non ti scaldare, mi sembrò logico farlo

– L'ho sempre detto che sei un somaro, ma quando ti deciderai a far fun­zionare quel po' di cervello che hai nella zucca? Il tempo che Carol ha dedi­cato a tuo figlio non ha prezzo caro il mio grand'uomo. Ha fatto benissimo a rifiutare, debbo congratularmi con lei

– Mille dollari non sono una cifra da buttare via. Lo sai quante cose si possono fare con quella somma?

– Per te non c'è via di salvezza. – Borbottò Victoria scuotendo il capo – Continui ancora a credere che con quel tuo schifoso danaro si possa com­prare tutto

– Vuoi farla finita di offendermi. Io non volevo comperare proprio nulla, era soltanto un modo per dimostrarle la mia gratitudine

– Va al diavolo, tu e tuoi soldi

– Toglimi una curiosità, perché la difendi tanto?

– Sono affari che non ti riguardano

– Non è sposata, vero?

– Perché t'interessa saperlo?

– Non mi è parso di vederle anelli alle dita

– Hai visto bene! Infatti non è sposata

– Brutto affare

– Comunque sono affari che non ti riguardano

– Accidenti, ma cos'hai il dente avvelenato? Non ho intenzione di man­giartela. In fondo quella ragazza mi è simpatica

– Ma va? Sarebbe la prima persona di questa città ad avere quest'onore

– Mi devi credere, sono sincero

– Quanto ti è simpatica?

– Oh beh! Mi è simpatica, non è sufficiente?

– Tanto che potresti accettarla come la moglie di tuo figlio?

– Non dire fesserie, cosa c'entra mio figlio?

– Era un modo di dire

– Si sposerà?

– Uhm, forse

– Problemi vero?

– Qualcuno, ma li supererà

– Vedi se ho ragione? Se avesse accettato quel danaro oggi non avrebbe problemi

– E chi cavolo ti ha detto che abbia quel genere di problemi?

– Posso chiederti cos'è per te quella ragazza?

– Cos'è per me Carol? È un pezzo del mio cuore, tu sai cos'è il cuore?

– Certo che lo so, ahi! Come accidenti guidi? Non l'avevi vista la buca?

– Ehi! Sindaco dei miei stivali, se in strada ci sono delle buche, vuol dire che il cieco sei tu. Come va la spalla?

– Direi che è da rifare

– Tu dovresti essere rifatto da capo a piedi. Non mi hai ancora detto come hai fatto a finire nel mio giardino?

– Davvero non lo so, però non mi è dispiaciuto, ti ho rivista con piacere e mi ha fatto piacere rivedere anche la ragazzina

– Allora è vero che ti è simpatica?

– Te l'ho detto! Mi dispiace veramente che le sia accaduto quel guaio. Ha fatto una vera corbelleria

– Sono d'accordo, non valeva la pena sacrificare la sua vita, quella di sua madre e di suo figlio per un...Signore cucimi la bocca!

– Devi volerle un gran bene

– Puoi giurarci

– Credi che accetterebbe un aiuto?

– Uhm e cosa vorresti fare, offrirle ancora del danaro?

– Ci sarà pure un modo per aiutarla. Steve la stima moltissimo e sono si­curo che se venisse a sapere in quale guaio si trova ne sarebbe addolorato

– Hai forse intenzione di dirglielo?

– E perché dovrei? Ha già tanti problemi

– Povero piccino! Ma forse hai ragione tu, meglio che non lo sappia, al­trimenti potrebbe fare qualche brutto sogno – Borbottò tra i denti Victoria.

– Ancora sarcasmo. Posso capire che tu ce l'abbia con me, ma Steve cosa c'entra, lui è diverso da me

– Conoscendo il padre dubito fortemente che possa essere diverso. Ad ogni modo mi piacerebbe scoprirlo. Ti andrebbe di farmi un favore?

– Devo andare all'inferno?

– Prova a riferire a tuo figlio che la sua amica Carol...no, non dirgli il nome, digli soltanto che la mela aspetta un bambino

– Non capisco. Cosa vuol dire la mela aspetta un bambino?

– Lascia perdere, ma se ti è rimasta un po' di immaginazione capirai non appena glielo avrai riferito

– Cosa ti fa credere che a Steve possano interessare le avventure di quella ragazza. Ha altre cose per la testa

– Me lo immagino. Con un padre simile quel ragazzo non può avere altro che le tue stronzate nella zucca. Abbi almeno il pudore di startene zitto!

– Ce l'hai con Steve o con me?

– Lo sai che ce l'ho con te, brutto animale

– Cosa ti ho fatto per meritare tanto disprezzo

– Hai anche il coraggio di domandarlo? Sai bene cosa mi hai fatto

– Oddio! Non vorrai mica riferirti a quella cosa?

– L'ho sempre detto che sei un vecchio scemo. Nella tua vita non hai mai capito nulla di quello che veramente conta

– Ti prego, non offendere la mia intelligenza

– La tua cosa? Oh Signore! Ma se voi Norton usate la testa soltanto per­ché non sapete dove cavolo poggiare il cappello

A quella battuta Bill rispose con una risata divertita – Non sei cambiata, sei la copia esatta di tuo padre

– E sono anche molto orgogliosa di esserlo. Te lo ricordi eh!

– Accidenti se lo ricordo! Quando mi guardava mi faceva venire il prurito sul di dietro

– Se ti può consolare saperlo non eri il solo

– Non gli piacevo

– Ne te e ne tuo padre. Eri ancora un bambino ma di te diceva che somi­gliavi al fondo di un vaso da notte usato

– Però devi ammettere che si sbagliava, ne ho fatta di strada

– Certo, ma come?

– Cosa significa come?

– La tua strada l'hai fatta calpestando chiunque ti sia passato davanti, compresi tuo figlio e tua moglie

– Non ho nulla da rimproverarmi, Steve l'ho tirato su bene

– È vero, è cresciuto bene, è un gran bel ragazzo, ma questo è soltanto merito di Ashley, di te a preso il nulla che hai nella testa

– Puoi dire ciò che vuoi, ma almeno lui non va in giro a combinare danni come quella tua...

– Non provare a pronunciare una sola parola che possa offenderla o ti giuro che ti scaravento fuori

– Beh, ora mi sembra che tu stia esagerando! Dopo tutto è soltanto una ragazzina che ha voluto provare le emozioni dei grandi

– Smettila! Sei troppo scemo per capire certe cose

Per fortuna di Bill erano ormai giunti in ospedale. Altrimenti avrebbe ri­schiato seriamente di essere lasciato in mezzo alla strada.

L'indomani mattina, di buon'ora, Bill chiamò Victoria al telefono chieden­dole un appuntamento.

– Non dirmi che hai problemi con la spalla perché non ti credo. Le radio­grafie hanno confermato che non hai un accidente e questo per la verità mi disturba un bel po' – Sentenziò lei

– Grazie tante dottore dei miei stivali! Ma non è per la mia spalla che ho chiamato. Ho alcune domanda da farti

– Cos'è? Non hai più fiducia nei tuoi medici?

– Non c'entrano i miei medici, è una questione personale

– E io cosa c'entro con i tuoi problemi personali?

– Accidenti a te, vuoi ricevermi o debbo venire con la scorta. Scusami, non volevo alzare la voce...per favore

– Caspita! Dev'essere una cosa seria se riesci perfino a chiedere favori. Okay puoi venire più tardi in ospedale

– Preferirei vederti in studio

– A casa mia?

– Beh? Cosa c'è di tanto strano? Una volta frequentavo la tua casa

– Uhm, una vocina mi dice che qualcosa non quadra come dovrebbe. Ti va bene nel pomeriggio?

– Saremo soli?

– Non so se dovermi sentire offesa o lusingata

– Smettila di scherzare. Allora? Saremo soli?

– Se escludiamo un paio di amanti che ho nell'armadio saremo comple­tamente soli

– A che ora posso venire?

– Termino il mio turno verso le quattro del pomeriggio, quindi puoi venire alle cinque. Ti farò trovare il tè bollente. Le ricorrenze eccezionali vanno fe­steggiate

Appena rientrata dall'ospedale Victoria si precipitò in casa di Mary.

– Dov'è Cristi? – Chiese

– A scuola!

– Credi che rientrerà per le cinque?

– Non credo, ha telefonato che per avvisarmi che avrà una riunione, ma cos'è questa agitazione?

– Abbiamo fatto centro, è fatta! Quel testone di Bill ha sicuramente capito qualcosa e oggi alle cinque verrà nel mio studio. Ha detto di avere necessità di alcuni chiarimenti

– A proposito di cosa?

– Non lo so, ma è facile intuirlo

– Non montarti la testa, potrebbe volerti chiedere notizie della sua spalla

– Lo conosco bene e se non si è rimbambito del tutto deve aver sommato due più due

– Non lo so – Disse Mary scuotendo la testa

– Cosa non sai?

– Non credo sia giusto riferirgli di cose che non ci riguardano. Dovremmo almeno parlarne prima con Carol

– Sai bene come la pensa, non vuole che Steve lo sappia

– Ed è giusto che lo sappia suo padre?

– Giusto o non giusto uno di loro dovrà pur conoscere la verità

– Non sono d'accordo

– Accidenti! Ma è l'unica carta che abbiamo in mano. Attraverso lui è pos­sibile raggiungere Steve

– Sarebbe una forzatura e vedrai che anche Cristi non sarà d’accordo

Victoria si grattò furiosamente il capo

– Ne ho fatta una delle mie?

– Tu cosa dici?

– Che avrei fatto meglio a non parlartene, ora mi sembra tutto più compli­cato

– Puoi ancora chiamarlo al telefono e dirgli che non puoi riceverlo perché sei malata

– Va bene, lo farò, ma sono certa che non la berrà. Con lui si debbono raccontare balle serie. Ad ogni modo se le cose si metteranno male fuggirò in un altro stato

Quando Victoria riabbassò la cornetta sembrò avesse riacquistato il suo buon umore

– È già uscito

– Allora dovrai vedertela da sola

– Ah no! Non puoi farmi questo

– Mi dispiace, sai come la penso

– E cosa cavolo gli dico?

– Per esempio potresti dirgli di aver perduto la voce

– Sarebbe capace di farmi scrivere le risposte

– Allora non ti resta che inventarti balle serie

– Questo non lo farò! Quell'uomo è un maledetto caprone, ma c'è stato un tempo...Va bene, vedrò di inventarmi qualche storia

– Un tempo in cui? Vichy, tu e lui, ho capito bene?

– Non hai capito un accidente

– Tu e Bill Norton vi siete amati? Intendevi dire questo?

– La sai una cosa? Tu sei anche peggiore di tua figlia! Beh, a volte capita di commettere errori

– Il cuore non sbaglia mai

– Sciocchezze! È accaduto tanto tempo fa quando eravamo due ragazzi scapestrati

– Quanti anni avevate?

– Quindici, forse sedici

– Ma è meraviglioso! È quella l'età in cui quel sentimento lascia le tracce più profonde. Sono i ricordi più dolci e come finì?

– Guardami, non c’è bisogno di avere molta immaginazione

– Oh cara, mi dispiace. Forse non era un sentimento vero

– No, il mio lo era, ma forse lassù non debbo avere un gran numero di protettori

– Questione di carattere?

– Soprattutto, ma c'era di mezzo anche la sua famiglia

– Lo amavi?

Victoria annui – Tanto da non crederlo neppure io

– Ed è per questo motivo che non vuoi mentirgli?

– Già. Sai, se avessimo avuto un po' più di cervello... Ma no, forse non avremmo mai potuto essere felici, eravamo troppo simili, troppo orgogliosi

– Cos'è rimasto di quel sentimento?

– Una cosa stranissima, ora sappiamo leggere nei nostri cuori come in un libro aperto

– Come credi reagirà sapendo di Carol?

– Resta nelle vicinanze e lo scoprirai. Probabilmente sentirai arrivare fin qui le sue urla

– Non lo credo

– Sono sicura che farà il diavolo a quattro e darà la colpa a me. Dirà che è tutta una truffa e minaccerà di rivolgersi ai suoi legali. Avrei proprio biso­gno di avere tua figlia accanto

– Purtroppo dovrai vedertela da sola

– A che ora terminerà quella riunione?

– Non lo so. Forse dopo le sei

– Oh signore! Almeno per una volta rivolgi il tuo sguardo da questa parte del mondo

– Cosa stai borbottando? Non mi piace quell'espressione che hai sul viso

– Se di lassù mi daranno una mano posso farcela, ma ho bisogno anche del tuo aiuto

– Io non farò assolutamente nulla

– Mary per favore, non incominciare a fare la difficile, ti prometto che non ti chiederò nulla che vada contro i tuoi principi, vorrei soltanto che te ne stessi in finestra e non appena vedrai Carol dovrai trattenerla con qualche chiacchiera

– Verrà per la visita?

– Appunto, ma ho bisogno di un po' di tempo

– E come dovrei fare per trattenerla? La lego ad una sedia?

– Dio santo! Ma possibile che...

– Va bene! Troverò una buona scusa, le dirò che anch'io aspetto un figlio e...

– Sai che mi piacerebbe vederti con il pacione

– Puoi scordartelo fin d’ora

– Okay, ma tu ricordati di non lasciarla salire da me prima che abbia aperto la finestra dello studio

– D'accordo, questo posso farlo

– E bada a non farle capire nulla

– Farò attenzione, ma tu non fare scemenze, conosci la sensibilità di quella benedetta ragazza, potrebbe bastare un nonnulla a farle del male

– Non vendiamo la pelle dell'orso prima di averlo accoppato

– Povere noi se ci sentisse Cristi

– Riguardo l'orso o a ciò che sto per fare?

– Per l'uno e l'altro

– Cos'ha tua figlia da spartire con gli orsi?

– Nella valle aveva per amica una femmina d'orso

– Oh cavolo! Uno di quei cosi pelosi grossi come una casa?

– Qualcosa del genere

– Per la barba di Grant! Lo credo bene che non ha paura di nessuno... un orso per amico, ma dimmi tu!

– Sia chiaro che io continuo ad essere del parere che avremmo dovuto parlare prima con Steve

– Lo so, ma lasciami fare

– E se andrà male?

– Se andrà male ti giuro che mi chiuderò in un convento per il resto della mia vita

Victoria fece per andarsene, ma quando fu sulla porta si fermò tornando a guardare Mary.

– Qualcosa non va? – Chiese Mary

– Quando sarà tutto finito dovrai spiegarmi un cosa

– Cosa?

– Perché ho la strana impressione di aver fatto esattamente quello che tu volevi che io facessi

– Perché sei pazza

– Si, forse lo sono, ma tu non raccontare a Carol che aspetti un figlio, ri­schieresti di farla tu la figura della pazza

Mary rise di gusto e Victoria uscì sbattendo la porta.

Quel pomeriggio la assemblea a scuola si prolungò oltre il solito e quando Cristi rientrò dovette accontentarsi di ascoltare dalla voce emozio­nata di Victoria il racconto degli avvenimenti che si erano svolti nel pomerig­gio.

Alle cinque in punto Bill bussò alla porta e quando Victoria aprì comprese immediatamente che non doveva essere dell'umore giusto.

– Non vuoi accomodarti? – Domandò Victoria vedendolo fermo sulla so­glia

Bill fece qualche passo prima di fermarsi e guardarsi attorno inspirare profondamente l'aria con il naso

– Ti giuro che non ho cucinato cavoli – Esclamò lei cercando di dare alla sua voce un minimo di allegria

– C'è lo stesso profumo di cinquant'anni fa

– Non me ne sono accorta, ma come fai ad avere di questi ricordi?

– E che accidenti ne so! Fino a pochi istanti fa non ricordavo neppure di essere mai stato ragazzo

– E questo ti disturba?

– Oh no! – Sussurrò lui aspirando ancora – È che non capisco cosa mi stia accadendo

– Ti senti male?

– Non lo so

– Forse ti eccita la mia presenza?

– No, però mi scombussola un bel po'

– Bentornato nella comunità dei normali

– È pazzesco, non provavo di queste emozioni da quando ero ragazzo

– Lo credo, lo credo – Disse lei spingendolo in avanti

– Hai mai sentito di quelle storie che raccontano coloro che sono stati un passo dalla morte?

– E allora?

– Affermano di essersi visti dall'alto

– Si, ne ho sentito parlare, ma perché non ti accomodi?

– Beh, a me è accaduta la stessa cosa

– Ti sei visto dall'alto?

– Esatto! Ho come l'impressione di vedermi seduto su quella poltrona mentre non so dove ficcare le mani

– All’epoca lo sapevi e come dove ficcarle quelle tue manacce

– Ricordi la sera che tuo padre mi sorprese nel vostro giardino?

– Se lo ricordo? Ti trascinò in casa come un sacco di patate

– Non andò esattamente così, tuo padre mi spinse in casa a suon di pe­date sul di dietro

– Era il minimo che potesse farti. Si può sapere perché eri a sbirciare alle nostre finestre a quell'ora?

– Mi andava così

– Ti buscasti un'infinità di scoppole ma non glielo dicesti

– E preferisco continuare a tenerlo per me

– Come vuoi, tanto anche se avessi detto la verità non ti avrebbe creduto

– E per te qual era la verità?

– Che eri un maledetto sporcaccione e forse lo sei ancora

– Credo sia meglio lasciar perdere, non sono qui per fare una rimpatriata

– L'avrei giurato. Sei venuto per la spalla?

– No, la spalla va bene, è qualcosa di più serio

– Lasciami indovinare, ti sei nuovamente innamorato di me?

Bill rise divertito – Non ho mai smesso di esserlo

– Brutto animale! E me lo dici soltanto ora?

– Forse non lo ricordi, ma io te lo dissi

Victoria lo guardò per un lungo attimo, poi scuotendo il capo si voltò fin­gendo di prendere l'agenda – Ricordati che non sono rimbambita, non me lo hai mai detto

– Era un pomeriggio di pioggia ed eravamo sulle scale della Biblioteca, davvero non lo ricordi?

Victoria annuì lievemente – Si, lo ricordo, ma tu non parlavi seriamente

– Ti sbagli, era la pura verità. Fosti tu a non prendermi sul serio

– Ma cosa credevi, che oltre ad essere bruttina fossi anche rimbambita? Mi spieghi come avrei potuto credere che l'unico rampollo della migliore fa­miglia della città potesse perdere il suo tempo con una come me?

– Finalmente l'hai sputato fuori il rospo. Tu credevi che volessi voluto soltanto...

– Forse no, però te lo prendesti – Mormorò lei interrompendolo

– Tu hai sempre creduto che volessi soltanto divertirmi? Mio dio, no! Al mio cuore eri la più sacra delle ragazze

– Va al diavolo! Non sei migliorato un granché a dire frottole. Io non sono mai stata sacra per nessuno, ero soltanto la figlia di un medico senza un soldo... però ti amavo

– Anch’io

– Balle!

– Perché mi permettesti di fare quella cosa? Sarebbe bastato che tu mi avessi detto di no

– L’amore fa commettere solo stupidaggini… ma non mi sono mai pentita… e tu?

– Forse non lo crederai, ma è il più bel ricordo che ho di te. Ti amavo… sapessi quanto ti desideravo

– Tu volevi me?

– Amo profondamente mia moglie e non l’ho mai tradita, ma tu sei rimasta la mia unica vera donna

– Per favore Bill, ti prego, non offendere la migliore amica che mi sia ri­masta, non lo merita

– Non ho alcuna intenzione di mancarle di rispetto, io l'amo davvero. De­sideravo soltanto dirti quello che non sono riuscito a dire cinquant'anni fa

– Credo che tu debba smetterla o finirà che ti mando al diavolo, ma guarda se sono discorsi da farsi alla nostra età

– Possibile mai che in tutti questi anni tu non sia riuscita a cambiare di una virgola. Sei sempre sulla difensiva, ma perché?

– Non ho intenzione di continuare a ascoltare le tue scemenze

– Ci siamo fatti la guerra per troppo tempo, ce ne siamo dette di cotte e di crude, ma ti giuro che nel mio cuore quel sentimento è ancora vivo come al­lora

– Bill lascia perdere, non vorrei che qualcuno ascoltando i nostri discorsi morisse dalle risate

– Oh Cristo! Sei l'unica donna di questo schifoso pianeta capace di far andare fuori dei gangheri anche i santi

– Cosa ne sa di santi un ateo come te?

– Molto poco per la verità, ma se sono così è anche colpa tua. Se avessi avuto più fiducia in me oggi sarei potuto essere diverso

– Ti amavo, – Sussurrò lei voltandogli le spalle – ma potevo donarti sol­tanto il mio corpo. – Poi asciugandosi gli occhi con le mani tornò a voltarsi verso di lui – La mia vita doveva essere dedicata ad altri

– Io non contavo nulla?

– Tu eri tutto quello che potevo desiderare, ma non potevo

– Perché?

– Lasciamo perdere. Ad ogni modo è stato meglio così. – Hai trascorso la vita accanto ad una donna meravigliosa

– E tu? Come hai trascorso la tua?

– Ho avuto le mie soddisfazioni

– Hai avuto altri uomini?

– Quanto sei scemo… Vogliamo cambiare argomento?

– Soltanto se mi prometti di rispondere ad una domanda

– Non posso prometterti nulla, ma tu fai pure la tua domanda

– Cosa c'è tra Steve e Carol?

– Che io sappia non c'è assolutamente nulla

– Allora riformulo la domanda, cosa c'è stato tra loro?

– Perché lo chiedi a me? Avresti potuto domandarlo direttamente a lei

– Dio santo, ma lo capisci che per lei sono un estraneo

– Allora perché non lo chiedi a tuo figlio? O sei un estraneo anche per lui?

– Lo chiedo a te perché so che non mi mentirai

– Cosa te lo fa credere?

– Ti prego, non sono dell'umore giusto per scherzare

– Me ne sono accorta. Da quando sei qui non hai fatto che dire sce­menze... Oddio no, scusami. Va bene ricominciamo tutto daccapo. Io sono calma, quindi cerca di esserlo anche tu, okay?

– Okay

– Posso offrirti un tè?

– Non ne voglio

– Un caffè?

– Stammi bene a sentire – Esplose Bill, ma vedendo il sorriso ironico che brillava sulle labbra di Victoria si riprese – Va bene, accetto una tazza di tè

– Allora seguimi in cucina, così potremo parlare mentre si scalda l'acqua

Quando furono in cucina Victoria lo mise al lavoro.

– Riempi il bollitore e mettilo sul fuoco. Allora, cosa volevi sapere? Ah si, se c'è stato qualcosa. Hai provato a domandarlo a Steve?

– L'ho fatto e sai cosa è successo? Mi ha guardato e poi se ne è andato

– Non mi meraviglia

– Ora capisci perché sono venuto da te? – Disse Bill piegandosi per ac­cendere il sigaro alla fiamma del fornello

– Credi che avere quella risposta possa farti star meglio?

– Tu cosa dici?

– D'accordo, ma se vuoi la verità devi promettermi che non farai nulla che possa nuocere a quei due ragazzi, lo prometti?

– Hai la mia parola

– Okay, quei due ragazzi hanno avuto l'esperienza più dolce che due es­seri della loro età possano provare

– Che genere di esperienza?

– Si sono amati come accadde a noi, con la differenza che a loro è capi­tato di mettere in cantiere un figlio

Per un attimo sembrò che Bill avesse smesso di respirare. Lasciò cadere il sigaro dalle labbra e si sollevò a guardarla con la bocca spalancata e gli occhi sgranati.

– Steve? – Chiese con voce rauca

– Perché tanta sorpresa? Credi che assieme alla gamba tuo figlio abbia perduto anche gli attributi?

– Dimmi che ti stai burlando di me

– Se ti fa piacere posso farlo, ma prima che la casa prenda fuoco vuoi raccogliere quell'accidente di sigaro e ficcarlo nel lavandino? – Borbottò Victoria

Meccanicamente Bill raccolse il sigaro e dopo esserselo infilato nuova­mente tra i denti prese a passeggiare in su e in giù per la cucina.

– Ho l'impressione che questa notizia ti abbia un tantino scombussolato, o mi sbaglio? – Chiese Victoria trattenendo a stento il sorriso – Vuoi che ti versi qualcosa di forte?

– Lo sapevo – Borbottò Bill macinando tra i denti il povero sigaro

– E perché cavolo hai voluto che te lo dicessi io?

– Quando sarebbe accaduto?

– Forse prima della vostra partenza

– Ne sei sicura?

– Per la verità in quel momento non ero presente, altrimenti avrei impe­dito a Carol di fare quella sciocchezza

– Te lo ha confessato lei?

– Carol? No, me lo ha detto il mio istinto

– Il tuo istinto sai dove dovresti ficc...

– Ehi! Testa di legno! Non provarci o giuro che ti rompo il muso

– Dunque non è stata lei a dirti che Steve è il padre del bambino?

– Carol non ha fatto il nome di tuo figlio. Ha preferito assumersi ogni re­sponsabilità

– E allora spiegami da quale parte del tuo cervello è nata una simile idea

– È stato il mio istinto

– Figuriamoci! E come mai quel tuo istinto non saputo comprendere ciò che provavo per te

– Perché avevo soltanto quindici anni, ma non andai in giro a raccontare quello che mi avevi fatto

– Non ti ho obbligata a fare nulla che non desiderassi anche tu

– Sei un gran vigliacco, tu sapevi benissimo che avrei fatto qualsiasi cosa mi avessi chiesto di fare

– È vero, scusami. Quella ragazza mi sta mandando fuori di testa. Ho paura che vada in cerca di guai

– Bill, mi faresti un favore? Vedi di morire e fallo il più lontano possibile da questa città!

– Oh no mia cara! Non lo farò e se riesci a stare in silenzio qualche mi­nuto avrei da dire alcune cose

– Per oggi ho già ascoltato troppe stronzate

– E come al solito non hai capito un accidente

– E tu cos'hai capito?

– Che quella tua protetta è in cerca di una sistemazione

– Ecco fatto! Siamo alle solite. Tu credi che tutti vogliano metterti le mani nelle tasche

– Non è forse così?

– No caro il mio somaro! La ragazzina non vuole assolutamente nulla, ne da te e ne da nessun altro. Per la verità lei non vuole neppure il bambino

Per un secondo Bill la guardò senza dire nulla, quindi colpendo con una gran manata la tavola esclamò

– Come sarebbe a dire? Vorrebbe darlo in adozione?

– Non esattamente, lei non desidera avere quel figlio, punto e basta

– E può farlo?

– Sarebbe sufficiente il consenso di sua madre o una denuncia di subita violenza. Carol non è ancora maggiorenne

– Per quale motivo non vuole il bambino?

– È forse necessario che ti ricordi in quale città viviamo? Credi che a Branson sia facile per una ragazza nubile di diciotto anni mettere al mondo un figlio e vivere tranquillamente la sua vita?

– Non mi pare un motivo sufficientemente valido a giustificare la soppres­sione di una vita

– Ci sono tanti modi per sopprimere una vita, a volte è sufficiente mettere in giro delle chiacchiere

– Dobbiamo farle cambiare idea. Sarebbe un gesto ignobile

– Porco cane! Non dirmi che sei contrario all'aborto

– Dico soltanto che sarebbe un'infamia

– Sta a vedere che anche tu hai una coscienza. Cos'è, non ti senti bene?

Bill scosse il capo – Naaa, sto bene, sto bene

– Non direi, sei pallidissimo

– Se farà quella porcheria ti giuro che la strangolo con le mie mani

– Porco mondo! Intendi dire che ti dispiacerebbe?

– Ma cos'hai da sorridere, ti pare così strano?

– Oh cavolo! Non mi ricordo di averti mai trovato troppo pronto a com­prendere problemi che riguardano gli altri

– Non è vero! E tu lo sai. Non mi sono mai tirato indietro quando c'era da dare una mano

– Può darsi, ma quando è capitato hai sempre trovato il tuo tornaconto

– Mi dispiace che sia proprio tu a pensare questo di me

– So bene cosa c'è dentro di te, una bella manciata di nulla

– È sempre la stessa storia, se mi disinteresso sono un pessimo sog­getto, ma se mi preoccupo per qualcuno è soltanto per approfittarmene

– Con me l'hai fatto, ti sei preso quello che volevi e poi mi hai mollata

– Non è vero! Io ti amavo. Tu decidesti di troncare. Hai forse il coraggio di negarlo?

– No, – Sussurrò lei guardandosi le mani – fui talmente idiota che riversai su di te il mio senso di colpa

– Oh Cristo! E da quando l'hai scoperto?

– Da pochi mesi, ma non è questo di cui stavamo parlando... Ora guar­dami negli occhi e rispondi sinceramente. Davvero t'interessa la sorte di quel bambino?

– Sarebbe potuto essere il figlio di nostro figlio

Victoria lo guardò lungamente, poi improvvisamente gli carezzò il volto e lui prese la sua mano portandola alle labbra.

– Non sai da quanto desideravo farlo – Mormorò Victoria

– Scusami – Mormorò Bill – Sta succedendo tutto così in fretta che non ri­esco a capirci nulla. Ora avrei proprio bisogno di qualcosa di forte

– Cos'hai?

– Non lo so, però avrei tanta voglia di gridare

– Puoi farlo se vuoi

– Credi sia un maschio?

– Temo che per questo genere di notizie dovrai rivolgerti a chi abita al piano di sopra

Continua...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: