ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 30 ottobre 2015
ultima lettura lunedì 12 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 9

di Legend. Letto 503 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Ritorno a Branson - 9  9) Primavera   Seduta al pianoforte Mary lasciò che le dita scivolassero sulla testiera in una lung...

Ritorno a Branson - 9

9) Primavera


Seduta al pianoforte Mary lasciò che le dita scivolassero sulla testiera in una lunga carezza.

– Disturbo? – Chiese Victoria entrando nella stanza

– Niente affatto, vieni pure – Rispose lei senza voltarsi

– Cos'è quest'aria pensierosa. – Chiese Victoria raggiungendola – Qual­che problema?

– No, tentavo di riportare alla memoria il giorno in cui posi per la prima volta le mani su questa tastiera

– Immagino sarai dovuta tornare molto indietro nel tempo

– Se penso a quante cose sono accadute da allora ho l'impressione che siano trascorsi dei secoli

– E non lo è?

– Soltanto otto anni

– Dai sii seria, quello che sai cavare da questo strumento richiede decine di anni di studio. Non puoi avere imparato in così poco tempo. Ma chi cavolo hai avuto per maestro, un mago?

– Qualcosa di molto simile, mio marito

– Fred?

– Uh uh

– Hai mai pensato d'insegnare a Cristi la tua tecnica?

– Lei conosce questo strumento assai meglio di me

– Oh cavolo! Questa proprio non me l'aspettavo! Quel terremoto sa strim­pellare questa cassapanca

– Non esattamente, lei non si limita a strimpellarlo come tu dici, ne di­viene parte

Victoria annuì sorridendo – Allora dovrò chiederle di suonare per me

– Non lo farà e per il tuo bene ti auguro di non doverla mai ascoltare, po­tresti morirne

– Sarebbe dolce morire ascoltandola

– Sei una vecchia pazza, ecco cosa sei

– Perché sei così sicura che non lo farà?

– Per via di una promessa fatta a suo padre

– Che genere di promessa?

– Sa bene che potrebbe arrecare danno a persone dotate di una sensibi­lità particolare

– Stai scherzando?

– Mai stata così seria

– Quindi quando eravate in quella vostra valle...

– È capitato una sola volta. Lei preferisce ascoltare, ma quella volta, cre­dendo di non essere ascoltata, si cimentò in un brano ostico perfino a me

– E allora? – Chiese Victoria notando l'interruzione

– Beh, quel terremoto in gonnella riuscì a farsi ascoltare a migliaia di mi­glia di distanza. I giornali di tutto il New England ne parlarono come di un fatto straordinario e per fortuna non videro ciò che accadde nella nostra fattoria. Per una intera settimana avemmo i campi colmi di migliaia di animali della valle

– Non sapevo che gli animali apprezzassero la musica

– Non so dirti cosa udirono, ma da allora tra lei e quelle creature s'in­staurò un rapporto assolutamente inspiegabile

– Mi venga un colpo! Ma perché non ero una di loro? Ed è per questo motivo che non ha più messo le mani su quella tastiera?

– Non credi sia un motivo sufficientemente valido?

– Tuo marito era altrettanto bravo?

– Conosceva la tecnica, ma era un vero disastro.

– Non mi hai mai detto nulla di lui, com'era?

– Non era un dio nordico se è questo che desideri sapere

– Non intendevo questo

– Allora cosa intendevi? – Domandò Cristi ritta sulla soglia della stanza con le braccia incrociate sul seno

– Qualcosa mi dice che è in arrivo un terremoto in gonnella – Borbottò sottovoce Victoria prima di voltarsi verso di lei ed esclamare sorridente – Oh sei tu! Non ti avevamo sentito

– Ma guarda! Io invece ho sentito tutto

– Tutto cosa? Si stava parlando di tuo padre

– Se ben ricordo ti ho già detto di lui quanto c'era da sapere

– È vero, lo hai fatto

– Allora cos'altro desideri sapere?

– Di un po' piccola peste, per caso qualcuno ti ha toccato il fondo schiena?

– Nessuno mi ha toccato nulla. In tal caso avreste sentito tuonare. Allora? Non credi sia stata abbastanza esauriente?

– Certamente, lo hai descritto benissimo, ma io desideravo conoscere anche il pensiero di tua madre

– Tra quanto potrebbe dire lei e quanto ti ho riferito io non può esserci al­cuna differenza

– Questo lo credi tu

– Ti ricordo che mio padre e suo marito erano la stessa persona

– Appunto per questo i tuoi ricordi non possono essere gli stessi di tua madre

– Come sarebbe a dire?

– Semplicemente che i tuoi sono i ricordi di una figlia, mentre tua madre ha di lui impressioni sicuramente diverse

– Perché dovrebbe?

– Perché lei è stata sua moglie e tu soltanto sua figlia. Ti sembra possa essere la stessa cosa?

– Soltanto sua figlia? – Si ribellò Cristi – Ma tu vaneggi, io sono stata il suo grande amore

– Ne sono convinta e di questo lo invidio con tutta la mia intelligenza

– Oh signore! A cosa prelude questa sviolinata?

– Possibile mai che tu non riesca a comprendere che i sentimenti di un padre verso la figlia non sono gli stessi che un marito nutre per sua moglie?

– Io comprendo soltanto che tu stia tentando di rendermi gelosa

– Ma quale gelosia, ti rendi conto che tra moglie e marito vi sono gesti che...

– Volete smettetela voi due! – La interruppe Mary – Vi state beccando come due galletti impazziti e affinché la cosa sia chiara, è bene sappiate non ho alcuna intenzione di raccontare cose che riguardano soltanto me

– Visto cos'hai combinato? – Borbottò Victoria dirigendosi verso la cucina

– Ehi, anziana signorina! Io non ho combinato un bel niente, sei tu che hai il vizietto di ficcare il naso dappertutto

– Si dice mettere il naso e non ficcare – La riprese Victoria

– Mettere o ficcare è sempre la stessa minestra

– Stai diventando una vera screanzata e sai cosa c'è? Non resterò un solo istante ad ascoltare altre cattiverie sul mio conto

– Ehi anziana signorina! Dove cavolo stai andando? – Chiese Cristi se­guendola

– Vuoi smetterla di chiamarmi anziana signorina. Ho un nome lo sai? Ed è anche bello

– Scusami, anziana signorina Victoria. Non è più permesso scherzare?

– Accompagnami in cucina, lasciamo in pace tua madre

– In cucina a fare cosa?

– M'è venuta voglia di un budino alla Catalana

– Che cavolo è il budino alla Catalana?

– Come che cavolo è? È il miglior budino che conosca

– Che sapore ha?

– Uhm, sa un po' di questo e un po' di quello. È buono!

– Di la verità, lo hai mai assaggiato?

– No! Ma me lo sono immaginato tante di quelle volte che credo di cono­scerne il gusto

– Mary! Io credo che dovremmo farla visitare da uno strizza cervelli. Non mi sembra che sia del tutto normale

– Invece di continuare a beccarvi, perché non fate una passeggiata in centro? Abbiamo il frigo vuoto e se questa sera vogliamo mangiare...

– ...dovremo fare quella passeggiata. – Terminò Victoria – Cosa ne dici, la facciamo?

– È proprio necessario?

– Se fosse per me potremmo restarcene tranquillamente in casa, ma ho paura che se non andiamo a fare quelle spese qualcuno potrebbe avere una notte piena d’incubi

– Il tuo spirito da quattro soldi non mi tocca e poi che colpa ne ho se il mio appetito è sempre presente

– Hai sentito Mary? Lo ha chiamato appetito

– Perché cos'altro è? – Chiese Cristi piuttosto indispettita

– Io la chiamerei insaziabilità

– Sei una vecchia gallina spennacchiata. Non è vero, io non sono insa­ziabile

– Allora come vogliamo chiamarlo, voglia di tenerezza?

– Risarcimento

– Risarcimento? E che accidenti vuol dire risarcimento?

– Se riesci a tenere la lingua tra i denti per qualche minuto ti spiego ogni cosa

– Siamo tutt'orecchi

– Alcuni anni fa, quando ero alta un soldo di cacio, se tutto andava bene si riusciva anche a mangiare una volta al giorno

– Capperi! E come hai fatto a sopravvivere?

– Non farmelo ricordare ti prego

– Mi dispiace tesoro, so bene cos'è la fame e che tu lo creda o no anch'io ho conosciuto periodi poco felici

– Oh ma io non ero infelice, ero soltanto molto arrabbiata

– Qualche mio collega afferma che la dieta è il metodo migliore per man­tenere la linea

– Tu ne sai qualcosa, vero?

– Avrei voglia di replicare, ma ho promesso a tua madre di non metterti mai in difficoltà

– Tu mettere in difficoltà me? Questa è la cosa più ridicola che abbia mai sentito

– Ehi voi due! – Gridò Mary – Volete decidervi ad uscire?

– Credo che se non usciremo alla svelta tua madre ci butterà fuori a suon di pedate dove sai tu – Sussurrò Victoria

– Se vuoi che venga con te dovrai lasciarmi guidare l'auto – Propose sot­tovoce Cristi

– Tu sei pazza, hai ancora la bocca sporca di latte

– Okay, verrò ugualmente, però non ti rivolgerò la parola per...

– Un'ora?

– Due ore

– Facciamo quattro e non se ne parla più...Va bene te la lascio guidare, ma fino al ponte, non vorrei che lo sceriffo ci beccasse. Quel figlio d'un cane sarebbe capace di sbattermi in cella soltanto per vantarsi d'esserci riuscito

– Tu non le farai guidare proprio nulla. Ci siamo intese, vero Victoria? – Intervenne Mary entrando in cucina

– Sentito cosa ha detto la mammina? Dovrai accontentarti di sedere al mio fianco

Cristi si grattò la testa – Com'è difficile capire i grandi

– Non cominciare con i lamenti altrimenti vado da sola

– Neanche se ti facessi tutta verde ti permetterei di uscire sola. Ricordati cos'hai promesso

– Sto benissimo

– Balle!

– Non sono balle! Ho fatto da me fin da quando sono nata e non avrò mai bisogno di nessuno

– Nemmeno di me? – Chiese Cristi dipingendo il broncio sul viso

– Del mio pulcino non potrò mai fare a meno

– Fuori! Andatevene o mi farete uscire di cervello – Sbuffò Mary – E non dimenticate il latte

– Certo che no! Altrimenti la piccina non potrebbe sopravvivere. Non ri­uscirò mai a capire come fai a mandare giù quella brodaglia bianca?

– Per forza che non capisci, sei troppo vecchia

– Chi è vecchia? Non ti permettere sai!

– Fuori! – Gridò spazientita Mary

In auto il battibecco continuò fin quando non lasciarono l'auto poco di­stante il distributore di Brontolo.

– Questa sera il tuo amico non c'è – Osservò Victoria con un malizioso sorriso sulle labbra

– Abbiamo appena terminato di sbranarci, vuoi farmi incavolare di nuovo?

– Non mi pare di aver detto nulla di sconveniente

– Va bene, farò finta che tu abbia tossito e poi non ti preoccupare, lui c'è, sei tu a non vederlo. Facciamo benzina?

– Più tardi, ma porca vacca! Con tutti i ragazzi che ci sono dovevi pren­derti una cotta proprio per quel...

– Ssst, non provarti ad offenderlo sai? In fondo sono soltanto affari miei, non ti pare? E poi smettila di gridare come un'aquila, potrebbe sentirti

– E chi se ne frega! Sta a vedere che ora non posso più gridare

– Ehi! Anziana signorina Victoria, abbiamo appena raggiunto una tregua, ricordi?

– Un corno! Mi ci rode pensare che...– S'interruppe di parlare e prenden­dola sotto il braccio proseguì con un tono più calmo – Fa un po' come ti pare, ma se lo scopre tua madre saranno guai

– E tu non dirglielo. Dove siamo dirette?

– Biblioteca

– A fare? Non mi pare che in biblioteca vendano latte e bistecche

– Smettila di pensare soltanto al tuo stomaco e seguimi

– Posso almeno sapere cos'hai in mente?

– Dio come somigli a tua madre! Debbo incontrare una ragazza

– Quale ragazza? La conosco?

– L'avrai vista un sacco di volte all'emporio sulla piazza

– Cosa ci fa all'emporio?

– Ci lavora porco mondo

– Non t'incavolare, era una semplice domanda. Si tratta di Carol?

– Dai cammina

– È mia amica. Ma perché dovresti incontrarla in biblioteca se lavora al­l'emporio?

– Perché Pat è la responsabile della biblioteca

– Sono felice per lei, ma chi è Pat?

– Sua madre, testona!

– La madre di Carol?

– Di chi stiamo parlando secondo te?

– Non lo so accidenti a te, ma cos'hai stasera?

– Pat è la madre di Carol e Carol è la figlia di Pat. Ora ti è chiaro?

– Questo l'ho capito, quello che non mi è chiaro è perché andiamo da Pat se tu invece desideri incontrare Carol

– Uffa! La pianti di borbottare

– Signore aiutala tu, questa donna è pazza!

– Riserva il tuo sarcasmo per il tuo amico del cuore

– E tu prova ad essere più chiara

– D'accordo, andiamo in biblioteca perché ho bisogno di parlare con tutte e due

– Capito, ed è così urgente da non poter rimandare l'incontro a domani?

– Infatti

– Qualcosa di grave?

– Oh, beh, dipende dai punti di vista. Si tratta della nascita di un bambino

– Pat aspetta un figlio?

– No, è Carol che lo aspetta

Cristi si arrestò guardando Victoria

– Carol è sposata?

– Non che io sappia

– Cavoli!

– Appunto! Qualcuno è convinto che i bambini nascano ancora sotto i ca­voli

– Spiritosa! E la madre? Voglio dire, Pat ne è al corrente?

– Vogliamo scommettere che non riuscirai ad indovinare chi dovrebbe dirglielo

– Tu?

– Brava, hai vinto un premio

– Te lo ha chiesto Carol?

Victoria si grattò la testa senza rispondere.

– Vinco un altro premio se indovino che l'idea è stata tua? – Chiese Cristi sorridendo

– Sei in gamba piccina! Hai vinto l'imbecillino d'oro

– Beh, allora tanti auguri. Io ti aspetto fuori

– Non se ne parla neppure, tu entri con me

– Niente da fare! Ho già tanti di quei problemi che proprio non me la sento di affrontarne altri... E poi in tutta sincerità mi sentirei in imbarazzo, non sa­prei dove guardare

– E a me non pensi? Non immagini dove dovrò guardare io se mi abban­doni?

– Tu? Ma dai! Chiunque altro potrebbe trovarsi in difficoltà, non certo tu

– Allora vuoi sapere come stanno le cose? Senza di te non vado

– Scusa, ma dov'è il problema?

– Senza di te non saprei trovare le parole

– Tu? Oh santo cielo, questa è davvero grossa

– Forse non te ne sei ancora accorta, ma tu sei il mio sostegno

– Non tentare con le lusinghe, non posso aiutarti

– Dunque il mio pulcino mi lascia sola?

– Non dire fesserie, io non ti lascio sola. In fin dei conti sono qua fuori. Ti prego, non me la sento

– Okay! Dopo tutto è un impegno che ho assunto io e non ho il diritto di coinvolgerti. Me la vedrò da sola – Borbottò lei avviandosi verso le scale

– Per un istante Cristi restò a guardarla a bocca aperta, poi scosse il capo e dopo aver borbottato tra se – Io devo essere pazza. – gridò – Ehi aspetta, possibile che con te non si possa mai scherzare?

– Allora vieni o no? – Chiese Victoria quando le fu accanto

– Certo che vengo... Però sei una figlia d'un cane... Oddio scusami non volevo

– Cos'ho combinato questa volta? – Chiese la vecchia sorridendo

– Tu sei identica a mio padre, riuscite sempre a mettermi di fronte alla mia coscienza. Non è giusto

– Va bene scusa, puoi anche non venire. Vai pure a comperare quello che occorre a tua madre

– E tu?

– Io salgo da Pat

– E se all'emporio dovessi incontrare Carol?

– Falle uno dei tuoi sorrisi

– E a cosa servirebbe? Eh no cara mia! Tu non ti libererai così facilmente di me

– Con ciò intendi dire che verrai con me?

– Beh, dopo tutto non mi sembra giusto che tu vada da sola

– Lo fai per me o perché non te la senti d’incontrare Carol?

– Naaa, non è per questo. Sai bene come sono fatta, magari potrei...

– Fartela sotto?

– Porca vacca! Ho soltanto dodici anni – Brontolò Cristi reagendo alla battuta di Victoria

– Allora diciamo che lo fai perché mi ami – Disse Victoria riprendendo a camminare

– Ora non fartene un vanto, il mio guaio è che sono troppo buona

– Ha parlato miss melassa. Dai seguimi!

– Chi è il padre del bambino, lo sai? – Chiese Cristi correndole dietro

Victoria si strinse nelle spalle – Non ha voluto dirlo

– Però tu un'idea ce l'hai, non è così?

Victoria si strinse ancora nelle spalle e scuotendo il capo borbottò un – Può darsi – piuttosto convinto

– È un buon ragazzo?

– Io direi che è un gran somaro, ma considerando quello che ha dovuto mandare giù credo che abbia tutti i requisiti per esserlo

– Si sposeranno?

– A sentire Carol lui non dovrebbe essere troppo interessato

– Non gli interessa il matrimonio o il figlio?

– Tutti e due se ho capito bene

– Che figlio d'un cane!

– Ssst, vuoi finirla di esprimerti come un carrettiere, ma cosa t’insegnano a scuola?

– Scusami, mi è scappato. Quanti anni ha Carol?

– Quasi diciotto

– Perché la chiamano Skipy?

– Oh…quel nomignolo gliel'ho rifilato io quando gareggiava nel salto in alto

– Hai un’idea di come può esserle accaduto?...Ferma tutto, conosco già la risposta

– E io invece non so proprio cosa dire a sua madre

– Non ci credo

– Mi venga un colpo se so cosa raccontargli

– Ehi non scherzare, fermati! Dove cavolo stiamo andando se non sai cosa dire a quella povera donna

– Qualcosa m’inventerò

– Ma che bella coppia siamo!

– A volte vorrei avere una bacchetta magica per risolvere i problemi della gente

– Anche i tuoi?

– I miei? Santo cielo, no! Per me ho ancora qualche cassetto vuoto

– Com'è la madre di Carol, severa?

– Pat? No, è una pasta di ragazza che vive unicamente per quella figlia

– Non credi che la mia presenza possa metterla a disagio? Dopo tutto sono un'estranea

– Tu servi a me. Senza di te il mio coraggio andrebbe a farsi benedire

– Davvero ti faccio questo effetto?

– Tu sai darmi molto più di quanto sia riuscito a fare un uomo

– Debbo dedurre che hai avuto un ragazzo?

– Certo che l'ho avuto, cosa credi che sia sempre stata una vecchia mummia?

– E questo quand’è successo?

– Dev'essere stato all'epoca dei dinosauri

– Com'era? Bello?

– Dio se lo era! Era il più bello e il più fetente di Branson

– Ne eri innamorata?

– Pensavo a lui almeno venti ore al giorno, tu cosa dici, ne ero innamo­rata?

– Cavoli! E lui ti amava?

– E chi lo ha mai capito

– Com'era con te, gentile?

– Con me si comportò da vero brigante, ma seppe donarmi emozioni stu­pende

– Quanto lo amavi?

– Te l'ho detto, ero poco più di una bambina, ma già disposta a tutto pur di non perderlo

– E come finì? – La incalzò Cristi

– Puoi vederlo da te, si prese ciò che voleva e poi sparì

– Tu! – Esclamò Cristi guardandola sorpresa

– Beh, cosa credi che non l'abbia anch'io?

– Scusami, non volevo. E lui vive ancora in città?

– Purtroppo

– Chi è? Me lo puoi dire?

– A cosa servirebbe? E poi non ho alcuna voglia di riesumare ricordi che appartengono al giurassico superiore

– Da allora non hai amato più nessuno?

– Vuoi scherzare! Io amo tutti

– Non intendevo in quel senso

– Vuoi sapere se ho fatto l'amore con un altro uomo? No, non è più acca­duto, ma in quanto ad amare ho amato ancora

– Chi?

– Una donna. Ora però non metterti strane idee per la testa

– Ellen? – Chiese Cristi con un filo di voce

Victoria annuì – Per lei ho provato lo stesso sentimento che ora m'inna­mora di te

– Vogliamo entrare? – Borbottò Cristi cambiando volutamente argomento

– Soltanto se mi prometti di dimenticare ciò che ho detto

– Dai vecchia pazza, entriamo prima che cambi idea e comunque non credere di uscirtene così a buon mercato. Dovrai raccontarmi per filo e per segno tutta la storia

– Scordatelo – Borbottò lei iniziando a salire le scale

L'atrio della biblioteca era ancora illuminato mentre una parte delle luci della sala di lettura erano già state spente

– Victoria! – Esclamò una donna andando loro incontro – Come mai da queste parti?

– Ciao Pat, cosa fai al buio? – Borbottò Victoria guardandosi attorno

– È l'ora di chiusura. Hai bisogno di qualche libro?

– No! Non è di libri che ho bisogno

– Allora in cosa posso aiutarti?

– Pensavo d'incontrare tua figlia

– Carol? Sei fortunata, tra poco dovrebbe essere qui

– Oh bene! Ve ne andate a casa assieme?

– Di solito ci vediamo a casa e chi arriva prima prepara la cena

– Chi è che vince la gara?

– Puoi immaginarlo! – Rise divertita Pat

– Non lamentarti, hai un angelo per figlia

– Lo so

– Come mai questa sera viene in biblioteca?

– Dobbiamo passare dal medico

– Stai male?

– Non io, è Carol che ha qualche problema

– Ma non sono io il suo medico?

– Che io sappia si

– Sai di cosa si tratta? – Domandò Victoria

– Non di preciso, ma da un po' di tempo mi preoccupa. Ehi! C'è qualcosa che debbo sapere di mia figlia?

– Per quanto ne so io Carol è in perfetta forma

– E invece no, non è la solita ragazza

– Ad esempio?

– Non lo so, da un po' di tempo ha la testa fra le nuvole, non fa che pian­gere e se ne sta sempre tappata in casa. Mangia pochissimo e ha problemi di stomaco

– Sarà innamorata

– Oddio non lo credo, me lo avrebbe detto

– Allora è un po’ di stress. A volte capita

– Carol stressata? Non scherzare, lei è inattaccabile

– Beh, allora tu cosa credi che le stia capitando?

– Non lo so, non sono un medico. Ma se si trattasse di un altra ragazza potrei pensare che fosse incinta

– Beh, almeno ci sei arrivata da sola – Borbottò Victoria sfogliando un li­bro

– Vichy ti prego! Non è un argomento sul quale mi sento di poter scher­zare

– Ti assicuro che neanche a me piace scherzare su certe cose

Pat sembrò non comprendere quelle parole, ma mentre spostava lo sguardo ora su Victoria e ora su Cristi, dovette poggiarsi alla scrivania.

– Stai dicendo che Carol? Oh santo Iddio ma cosa ti salta in mente? Non può essere, stai sbagliando persona. Tu la conosci quanto me, a lei non po­trebbe mai accadere

– Perché? Ormai è una donna

– Dai smettiamola. Carol non lo farebbe mai

– Ho parlato con lei

– Non credi sia passato il tempo degli scherzi?

– Mio dio Pat, credi davvero che alla mia età possa ancora avere voglia di scherzare su simili argomenti. Sto parlando di tua figlia, di una ragazza che amo moltissimo e che aspetta un figlio

Pat sembrò fare un enorme sforzo per parlare

– Ma che accidenti dici, Carol? Non è possibile, me ne sarei accorta

– Lo hai fatto, anche se poi non hai voluto crederlo

– Ti sbagli, avrà voluto farti uno scherzo

– Ti assicuro che non è uno scherzo

Per almeno un minuto Pat rimase silenziosa, poi con voce roca sussurrò

– Come può esserle accaduto?

– Suppongo nello stesso modo in cui accadde a te

– Non scherzare. Io sono rimasta incinta di mio marito

– In un certo senso si può dire che anche a lei è accaduta la stessa cosa

– Ma che diavolo dici, Carol non è sposata

– Nemmeno tu lo eri, lo hai dimenticato?

– Smettila! Non essere ridicola. Sai bene che Nathan ed io stavamo per sposarci. Scusa, ma preferirei finirla qui. Non ho voglia di fare simili discorsi in presenza di una bambina

– Se ti riferisci a Cristi non devi preoccuparti, lei è più adulta di noi due messe assieme

– D'accordo però vorrei ricordarti...

– Cosa? Che il giorno del tuo matrimonio eri incinta di tre mesi? Glielo hai mai detto a Carol?

– Non le ho nascosto nulla proprio per evitarle di cadere nel mio stesso errore, ma a quanto pare non è servito. Dio mio dov'è che ho sbagliato?

– Ora non cominciare a cercare qualcuno da colpevolizzare. Quello che è accaduto a Carol non ha nulla a che vedere con quanto accadde a te

– Lo credo bene, il suo è un tradimento. Come ha potuto farmi un simile torto?

– Smettila di dire scemenze e siediti. Ho io da dirti alcune cose

– Non voglio sentire nulla e non cercare di giustificarla. Carol ha tradito la mia fiducia

– Vuoi smetterla di comportarti come una donnicciuola isterica? – Urlò Victoria – Ho da dirti alcune cose e porco mondo te le dirò a costo di legarti ad una sedia. Siediti e apri bene le orecchie, testona che non sei altro. Non eri così aspra il giorno che venisti da me. Allora eri pronta a pagare un mira­colo pur di non rovinare la tua famiglia

Pat crollò su di una sedia singhiozzando e Victoria si accostò stringen­dola a se

– Ricordi quante lacrime e quanta disperazione? – Continuò Victoria sus­surrando – Trascorresti un intero pomeriggio tra le mie braccia, volevi morire. Ma poi il mattino dopo Nathan andò dai tuoi e tutto si risolse. Soltanto noi due sappiamo quello che hai sofferto e soltanto tu puoi sapere cosa signi­fica avere accanto qualcuno che ti tende una mano. Non dobbiamo fare del male a Skipy, non lo merita. Lei ha nel cuore lo stesso sentimento che avevi per il tuo Nathan. Non chiuderti, ascoltala, cerca di capirla, è tua figlia, non ne hai altre

– Non ce la faccio, è un dolore troppo grande – Singhiozzò Pat

– Ma cosa dici! Ne hai provati di più grandi e poi per quello che può va­lere avrete sempre me accanto. Cosa ne dici, vogliamo tentare?

– Sei certa che Carol sia incinta? – Chiese Pat asciugandosi gli occhi

– Non ti ha mentito mamma, è la verità, aspetto un figlio! – Disse ad alta voce Carol dalla porta

Per qualche istante nella sala si fece un pesante silenzio, poi Victoria si avvio verso Carol

– Non so cosa deciderà di fare tua madre, ma io sono dalla tua parte

– Anch'io – Sussurrò Cristi prendendola con un braccio attorno alla vita

– Ma bene! Vedo che avete già risolto ogni cosa – Mormorò Pat

– Non dire scemenze, non abbiamo risolto un bel niente, ma almeno ora sapete che non siete sole e poi smettila di urlare! – Rispose Victoria con voce alterata

– Dunque sarei io quella che sta sbagliano – Disse amaramente Pat

– Nessuno ha detto questo, siamo qui per parlarne – Sussurrò Victoria guardandola

– Ehi dottore, non credi che questo sia un problema mio e di mia figlia?

– Sissignora è un vostro problema, ma tua figlia ha chiesto il mio aiuto e io ho promesso di darglielo

– Ha sbagliato! Doveva venire da me, sono sua madre

– Sono d'accordo, ma neppure tu chiedesti aiuto a tua madre, venisti da me

– Smettila! Non tentare di confondermi. Mio dio Carol, ma perché? Per­ché non me lo hai detto. Non credo di meritare una simile punizione

– Scusami, – Sussurrò Carol avvicinandosi a lei – ero disperata, non vo­levo farti del male

– Come pensavi di nascondermelo, prima o poi sarei comunque venuta a saperlo

– Questo lo dici tu! – Borbottò Victoria – E se l'avessi lasciata fare sarebbe riuscita a nasconderlo a tutti

– Forse non sarebbe stata una cattiva idea

– Pat! Hai quarant'anni suonati, dovresti avere un po' di sale nella zucca – Urlò Victoria

– Mi sta crollando il mondo addosso

– Ma che cavolo dici! Guardami, tu credi che se non ti avessi fermata quel gioiello di ragazza che abbiamo davanti avrebbe rallegrato la tua vita?

– Non è questo che sognavo per te – Disse Pat tra le lacrime rivolgendosi a Carol

Con il mento poggiato sul petto Carol non rispose.

– Okay, credo sia giunto il momento di finirla di dare spettacolo, ora ce ne andremo tutti nel mio studio

– Io non voglio avere il bambino – Disse Carol con voce fredda – Non ho bisogno di nessuno, domani andrò a Springfield

– La senti? Tale madre, tale figlia! Va bene domani andrai dove accidenti ti pare, ma ora verrete tutte e due con me. Mi sbaglio o stavi chiudendo la baracca? – Chiese Victoria rivolta a Pat

Pat annuì soffiandosi il naso.

– Beh allora cosa aspetti, datti da fare! Noi ti aspettiamo fuori

Nel tempo che Pat impiegò a sistemare le ultime cose e chiudere la Bi­blioteca, Cristi si recò all'emporio per acquistare quanto serviva per la cena e quando poco dopo Pat si unì a loro, si diressero in auto verso la casa di Victoria.

Mentre Victoria parcheggiava l'auto nella rimessa, Cristi portò in casa la spesa avvisando Mary che avrebbero avuto ospiti per cena e senza darle il tempo di fare domande schizzò fuori raggiungendo le altre in casa di Victo­ria.

Per Cristi quella non fu soltanto un'esperienza nuova e difficile da inter­pretare, ma la visse sulla sua pelle. Per tutto il tempo che rimasero nello stu­dio di Victoria se ne restò in un angolino senza dire una sola parola e per quanti sforzi facesse, riuscì a comprendere soltanto che era tutto maledet­tamente complicato.

Nella mente di Carol e in quella di sua madre, Cristi lesse una pressione emotiva così acuta da temere che lo scontro potesse degenerare in una rot­tura definitiva.

Di Pat conosceva assai poco, (Era rimasta vedova quando era ancora spaventosamente giovane, ma scelse di rimanere fedele ad un sogno d’amore e di dedicare ogni energia a sua figlia Carol) e sebbene non po­tesse affermare di conoscerla a fondo, le era sembrata una persona assolu­tamente tranquilla. Per farla breve una di quelle donne che scelgono di dedi­care la propria vita al lavoro, alla casa e ai figli, ma nei primi segnali che lesse nella sua mente, scoprì due stranissime identità contrastanti; quella di madre e quella di figlia, che venendo a trovarsi in conflitto tra loro la rende­vano incapace di ogni giudizio.

Il suo primo istinto fu quello di bilanciare quelle pressioni, ma proprio nel­l'istante in cui stava per mettere la sonda, Pat riprese autonomamente il controllo delle emozioni…e Cristi rivisse, in attimi di eternità, tutto il doloroso sfinimento di una diciottenne in attesa di un figlio.

Furono rivelazioni di una purezza eccezionale...attimi di dolore, rabbia, impotenza e amore e quando superata la crisi Pat si abbandonò ad una sorta di luminosa comprensione cosciente, Cristi comprese che anche lei apparteneva al gruppo che si batteva per la sua salvezza.

«So chi sei» – Le comunicò mentalmente Cristi – «Il tuo dolore ora mi appartiene, ed io ti prometto che saprò ripagare quanto stai facendo per me»

Di Carol invece credeva di conoscere tutto e se di lei poteva dire di co­noscere bene la limpida bellezza, la gaiezza, generosità, gentilezza e dispo­nibilità verso chiunque avesse bisogno di aiuto, non le fu altrettanto facile comprendere cosa si celasse in quell'intima parte del suo cuore che aveva volutamente reso inaccessibile al resto dell'umanità, ma quando ella le con­sentì l’accesso a quel suo mondo interiore, Cristi rimase sorpresa e com­mossa nel provare su di se il contrastante sentimento di amore per suo figlio e il desiderio di non arrecare danno alla vita di sua madre.

(Nel periodo in cui Cristi visse nella valle incantata, l'idea di una vi­cenda simile a quella che stava vivendo l'aveva soltanto sfiorata. Ricordava bene quando Fred provò a spiegarle che per un bambino non c'era nessuna differenza venire al mondo senza che la madre fosse sposata, ma ora che il problema di Carol e di sua madre lo sentiva interamente su di se, le venne di pensare Cavoli se ce n'è di differenza!)

Per fortuna c'era Victoria e in quell'occasione Cristi scoprì definitiva­mente quanto amore quella vecchia strega avesse da donare. Di lei ammirò la tranquillità e l'enorme carica di umanità con la quale seppe trasformare il problema in una occasione di dialogo, ma ciò che maggiormente la sorprese fu quando si rese conto che ne Victoria e ne Pat pretesero mai di conoscere il nome del padre del bambino.

Dopo che Victoria ebbe sottoposto Carol ad un'accurata visita e altre due ore di discussioni non del tutto serene, la vecchia strega interruppe da par suo ogni contesa trascinando tutti a cena in casa di Mary.

All'inizio, essendosi chiuse in un preoccupante mutismo, parve che ma­dre e figlia non avessero più nulla da dirsi.

Pat non fece altro che asciugarsi gli occhi e soffiarsi il naso, mentre Carol rimase per tutto il tempo a fissare il contenuto del piatto e soltanto la mano di Cristi, che ogni tanto cercava la sua sotto la tavola, riusciva a farle piegare le labbra in uno stanco sorriso.

Dopo cena, un po' per merito di Victoria che sembrò essersi assunta il compito di confortare Pat, ma molto più per i miracoli che Mary sapeva com­piere quando poggiava le mani sulla tastiera del pianoforte, poco alla volta quello stato di tensione che regnava nella stanza si allentò e mentre le sue dita fatate strappavano allo strumento le migliori tonalità di un notturno di Chopin, a Pat e a Carol accadde qualcosa che avrebbero ricordato per l'in­tera vita.

Erano sedute sul divano, l'una al fianco dell'altra, ignorandosi, quando d'un tratto sembrò loro di congiungersi un unico spirito e mentre quegli ac­cordi accorati le trascinarono nel regno spirituale dell'infinito, ognuna di loro visse le emozioni dell'altra. Poi, mentre i loro sguardi s'incrociarono, spinte da una forza misteriosa, le loro mani si cercarono allacciandosi spasmodi­camente.

Era molto tardi quando Mary e Cristi le accompagnarono in auto a casa, salutandole con un arrivederci e un commosso abbraccio, poi, mentre per­correvano la piazza per far ritorno, Cristi chiese a Mary di fermare l’auto.

– Cos'hai da fare a quest'ora? – Chiese Mary sorpresa

– Voglio respirare quest'aria e guardare il cielo. – Rispose scendendo – Dai, andiamo a sedersi su quella panca

– Non fare la bambina! Si è fatto tardi, dobbiamo rientrare prima che Vic­toria entri in ebollizione

– Sa che siamo qui

– È tardi

– Ancora un poco, ti prego mamma accontentami, è importante per me

– Sai cosa dicevano gli Esseni? – Chiese Mary sedendole al fianco su di una panca di legno

– Si, lo so… «Non restate svegli la notte e né dormite durante il giorno, se non volete che gli angeli di dio si allontanino da voi»

– È stato tuo padre a parlartene?

– Non molto chiaramente per la verità. Ed io non ho mai approfondito l’argomento… Erano dei guaritori, vero?

– Si e cos'altro ti ha detto di loro?

– Nient'altro. Tu li hai conosciuti?

– Assai bene

– Perché non mi parli di loro?

– No, avrai modo di conoscerli personalmente

– E come posso? È una setta vissuta qualche migliaio di anni fa

– Appunto!

– Ho capito, è meglio cambiare argomento, vero?

– Vero

– Sai che notte è questa?

– Vediamo... La prima notte di primavera?

– Uh uh, ma per me ha il sapore di una notte incantata, di un contatto. Sapessi quali ricordi ho di una notte come questa di tanti anni fa… Cosa credi stia facendo?

– Chi, tuo padre? Suppongo che a quest'ora dorma

– No, non stasera. È sulla veranda a guardare il cielo

– Te lo ha detto un uccellino?

– Probabilmente non te ne ha mai parlato, ma tra me e lui in una notte come questa accadde qualcosa

– Bello o brutto?

– Giudica tu… Ero ormai da alcuni giorni nella sua casa quando tra noi scoppiò un vero temporale. Per la verità in quel periodo si litigava a tutte le ore, ma quella volta fu qualcosa di monumentale. Fu capace di dirmene tante che mi sentii così mortificata da decidere di abbandonarlo

– A proposito di cosa bisticciaste?

– Una sciocchezza! Avevo invaso la zona proibita

– Il vigneto! Oh povera te!

– Ma non lo feci per fargli dispetto, ero soltanto interessata a quelle piante… non ne avevo mai viste. E se vogliamo fu anche colpa sua

– In che senso?

– Il modo in cui proteggeva quel vigneto non fece che accendere ancor di più la mia curiosità. Per farla breve presi a gironzolare tra quelle viti senza accorgermi che lui era presente

– Eri a conoscenza del divieto?

– Altro che! Fu il primo avvertimento che mi dette non appena decisi di rimanere con lui

– Allora m'immagino cosa può esserti accaduto

– Era talmente infuriato che mi avrebbe strangolata

– Non lo credo e tu cosa facesti?

– La cosa più normale e più stupida che riuscii ad immaginare. Quando lo vidi rientrare nella stalla tornai nel vigneto a prendere a calci le piante

– Oddio!

– Il guaio fu che lui osservò tutta la scena senza dire una sola parola. Ri­mase a guardarmi come una statua di pietra fin quando non scaricai tutta la mia rabbia e rientrai in casa

– Non ne sapevo nulla, dev'essere stata una scena da fissare su pellicola

– Non scherzare, per me fu una giornata infernale. La trascorsi intera­mente nella mia camera sbraitando e prendendo a calci tutto quello che mi capitava a tiro

– E lui salì a vedere cosa stessi facendo?

– Macché! Mi fece tirar fuori tutto il fiato che avevo in corpo senza nep­pure preoccuparsi se stavo morendo e quando la sera scesi per andarmene lo trovai seduto sulla panca che se la fumava beatamente

– Ah si, la panca! Avresti dovuto immaginarlo che era li

– Erano i primi giorni e ancora non sapevo quanto fosse grande la sua astuzia… Finsi di non vederlo e mi diressi verso il meleto, ma sentii su di me tutta la sua attenzione. Era così tangibile da farmi il solletico sulla schiena. Il quel momento avrei voluto che mi rivolgesse la parola per cantargliene quattro e invece quel figlio d'un cane non aprì bocca e questo mi mandò completamente fuori dei gangheri

– Avrei tanto voluto esserci

– Ero talmente infuriata che per non dargli soddisfazione continuai a camminare come se nulla fosse

– Ahi ahi! Un errore dopo l'altro

– Ma la vuoi smettere di burlarti di me! Avevo soltanto otto anni e una promessa da mantenere

– Hai ragione scusami, sarò muta come un pesce, parola! – Replicò Mary

– Non puoi immaginare come mi sentissi dentro, stavo così male che per non scoppiare finii per urlargli «Me ne vado! Hai capito brutto testone?»

– Oh santo cielo! Oddio scusa, non volevo interrompere

– Soltanto allora mostrò di accorgersi di me; e dopo essersi tolta la pipa dalle labbra disse semplicemente

«Addio! Spero che tu faccia buon viaggio»

– Quelle non furono parole, ma colonne di ghiaccio che mi gelarono il sangue nelle vene e l'unica cosa che riuscii a fare fu di urlargli «Me ne vado in un posto migliore di questo schifo»

– Forse calcasti troppo la mano – Mormorò Mary

– Macché, lui neppure si scompose. «Fai bene», borbottò riprendendo ad armeggiare con la pipa «questa valle è per gente vera e tu non saresti ri­uscita a piantare neppure un ravanello»

– Anche lui però...

– Ero troppo arrabbiata per comprendere la provocazione, però non ri­uscii a starmene zitta e gli urlai – «Non me ne vado per quel motivo, ma per­ché non vale la pena vivere accanto ad un uomo senza cervello»

– Non andavate certo per il sottile voi due e lui cosa rispose?

«Problemi tuoi...ma se vuoi un buon consiglio scappa fin tanto ch'è buio, altrimenti qualcuno potrebbe riderti dietro»

– Che figlio di un cane! – Borbottò Mary tappandosi la bocca con le mani mentre Cristi, sollevato lo sguardo esclamò scandalizzata

– Mamma! Lo so che meriterebbe ben altro, ma è pur sempre tuo marito

– Scusami, ma quando ci vuole ci vuole – Rise divertita Mary

– Accidenti se ci sapeva fare, ne sapeva una più del diavolo e io caddi nella trappola. Quella frase mi ferì a morte... e neppure se mi avesse dato un ceffone mi sarei sentita così umiliata

– Posso capirti, a volte le parole feriscono più di una lama

– Mi aveva fatto troppo male e non so cosa successe, ma improvvisa­mente non me la sentii più di andarmene. Qualcosa dentro di me mi disse che se l'avessi fatto sarebbe stata la mia fine

– Ti sentivi in colpa?

– Non per quello che era accaduto, ma perché in quel momento compresi che da quando ero sulla Terra non avevo fatto altro che fuggire… era quello che tentava di farmi capire… Lui mi voleva con se… e se aveva detto quelle parole era soltanto perché lo avevo deluso

– Uhmm… davvero una situazione difficile

– Non volevo che di me gli restasse un'impressione tanto meschina... però non sapevo cosa fare per rimettere le cose al loro posto. Avrei voluto morire e invece l'unica cosa che seppi fare fu di andare a nascondermi nel granaio e piangere come una disperata

– E lui venne da te

– Si, – Rispose lei tra le lacrime – «Sono vecchio», – Disse sedendo ac­canto a me – «e non ho molto fiato da sprecare. Quindi se vogliamo parlare è meglio essere più vicini»

«Non ti scomodare» – Risposi alzandomi – «possiamo sederci sulla tua panca»

– Perché lo facesti? Avevi già ottenuto la tua vittoria

– Io non desideravo vincere più nulla, volevo restare, ma non volevo che facesse qualcosa per me

– Glielo dicesti?

– No, ebbi paura di peggiorare la situazione

– E poi cosa successe?

– Quando ci sedemmo sulla panca misi bene in vista il fagotto delle mie cose. Volevo che lo vedesse

– E lo vide?

– Accidenti a lui, non gli dette neppure un'occhiata

– E come finì? – Chiese Mary sorridendo

– Che un'ora dopo lo avevo spinto sotto la panca

– Ahi ahi! Quel gesto equivalse ad una resa

– Si, lo so, ma non m’importava più nulla

– E di cosa parlaste?

– Di tutto, di lui, di me, della valle, della fattoria. Parlammo quasi tutta la notte

– E finì per convincerti che avevi ragione

– Come fai a saperlo?

– Uhm, lo conosco assai bene

– È incredibile, io sapevo di non avere tutti i torti, ma dovette essere lui a convincermene. Fu capace di farmi sentire vincitrice del match pur chieden­dogli scusa

– Hai mai sperato che fosse lui a domandarti di scusarlo?

– In principio si… e credo di aver pregato con tutte le mie forze perché lo facesse

– Ma non lo fece

– Macché! Per lui sembrava che non fosse accaduto nulla

– E non ti accorgesti che invece ti aveva messa nel sacco

– Oh si che me ne accorsi… ma non fu soltanto quello… Quella notte com­presi anche altre cose importanti

– Che era molto furbo e che non potevi fare a meno di lui?

– No, quello lo compresi più avanti. Quella fu la prima volta che sentii d’essere viva… e che c’era qualcuno che s’interessava a me… nel bene e nel male. E che forse non sarei più tornata tra le stelle

– Tuo padre è bravissimo a far vedere le stelle anche di giorno. A propo­sito, cosa c'entra il cielo di primavera?

– Era quasi l'alba quando gli promisi che qualsiasi cosa fosse accaduta e ovunque mi fossi trovata, ogni prima notte di primavera avrei guardato il cielo pensando a lui

– Allora è come dici tu, in questo momento è sulla veranda a guardare il cielo con quella sua pipaccia tra le labbra

– Ora non fuma più

– Sarebbe un miracolo. A me non è mai capitato di vederlo senza la sua pipa

– La pipa che gli regalai si è rotta e lui non fumerà più. Vedi quanto male gli ho fatto?

– Per la verità lui non la fumava, la masticava

Quella battuta fece tornare il sorriso sulle labbra di Cristi

– Credi che sentirà la mia mancanza?

– Esattamente come l'ho sentita io

Cristi chiuse gli occhi e inspirò profondamente – Sento il suo profumo, lui è qui, vero?

– Nel tuo cuore sicuramente

– Vorrei ancora tirargli la barba e dirgli che gli voglio bene

– Lo sa!

Cristi si asciugò gli occhi con le mani – Non vedo l'ora di tornare

– Tornerai e quel giorno sarà bellissimo… Ma ora è il momento di rien­trare

– Credi che quanto è accaduto a Carol potrebbe accadere anche a me?

– Perché no! Può accadere ad ogni donna

– Se dovesse accadere, tu come reagiresti?

– Lo sai, è già tutto scritto

– Quando nascerà mio figlio vorrei avervi al mio fianco

– Piacerebbe anche a noi

– Tu sai chi è il padre del bambino di Carol?

Mary annuì.

– Conosci anche i motivi che l'hanno spinta a quel gesto?

– Di solito il motivo è sempre l'amore e Carol è molto innamorata. Lei s’innamorò di Steve quand’era ancora una bambina, però non ha mai potuto dirglielo

– Una donna può dire ad un uomo d'esserne innamorata?

– Per una donna non è facile, ma una bambina può

– Allora perché non glielo ha mai detto?

– Perché il suo Steve era prigioniero della famiglia

– Come prigioniero?

– Suo padre non è un uomo facile e praticamente lo ha costretto a vivere sotto il suo dominio. Steve iniziò a sentirsi libero soltanto quando conobbe tuo padre. Per lui Fred non fu soltanto il suo professore di letteratura, ma so­prattutto l'amico che gli era sempre mancato e al quale confidò i suoi segreti e tu sai come sa donare il cuore tuo padre. Così, pian piano e con pazienza, riuscì ad allargare i suoi orizzonti lasciandogli intravedere una luce lontana

– Come ha fatto con me?

– Pressappoco, ma questo non piacque a Bill Norton

– Fu questa la causa della sua partenza da Branson?

– Tuo padre non volle arrecare altri danni ad Ellen

– Cosa c'entra Ellen?

– In città erano sorte chiacchiere che li accusavano di avere una rela­zione

– Non poteva essere vero, Fred non sarebbe stato capace di farle un torto simile. È così vero?

– Puoi giurarci, al posto dell'onore tuo padre ha un blocco di granito. Co­munque quelle chiacchiere causarono tali problemi che fu costretto a la­sciare Branson

– Ora capisco, lui tentò di dirmi quale fosse stata la ragione che lo aveva portato nella valle, ma non lo compresi. Cosa accadde a quel ragazzo?

– Un risultato tuo padre lo ottenne. Steve non era più lo stesso. Era tal­mente cambiato che trovò il coraggio di arruolarsi senza chiedere il con­senso di suo padre. Il resto è storia recente, fu ferito e rispedito a casa con una gamba in meno

– E qui entra in ballo Carol

– All'inizio della degenza in ospedale ci fu un continuo via vai di gente che andavano a fargli visita, ma poi pian piano le visite si diradarono fino a che nessuno si recò più a trovarlo

– Perché?

– Diciamo che era divenuto poco socievole

– Non si abbandona una persona quando ha più bisogno di aiuto

– Non fu del tutto abbandonato. Quella faccia di bronzo di Carol aveva compreso tutto e andava a fargli visita anche due volte al giorno. Perché an­nuisci? – Chiese Mary vedendola fare quel gesto

– Quella ragazza è straordinaria

– Sono d'accordo. È suo il merito se Steve è riuscito a tirarsi fuori dal­l'ospedale e ritrovare la forza per ricominciare

– Tu credi che quello che è accaduto tra loro… insomma credi che lo abbia fatto per aiutarlo?

– Quella doveva essere l’intenzione, ma il sentimento deve averle preso la mano

– Può una donna fare una cosa simile?

– Altro che!

– E lui sa di questo?

– Non credo. Steve è uno strano ragazzo, è giunto alla sua età senza sa­pere nulla di sesso, di donne e di amore

– Intendi dire che non sa d'essere padre?

– Carol non glielo ha certamente detto, ma questo non vuol dire che non possa averlo intuito

– Sto perdendo la fiducia negli uomini che si dichiarano innamorati

– Fai male. L'amore non è un sentimento astratto, la difficoltà è sa­perlo riconoscere. Ad ogni modo ciò che è accaduto non può essere adde­bitato soltanto a Steve, buona parte è anche di Carol e del suo sciocco orgo­glio

– Non mi pare che sia orgoglio. Se una ragazza decide di concedere se stessa per risolvere il problema di un altro, avrà ben diritto di pretendere in cambio alcune cose

– Nell'amore non esiste alcun diritto, ma solo doveri

– Perché una donna fa queste cose? Cos'è che la spinge?

– Cosa vuoi che ti dica, noi donne siamo esseri davvero strani. Lo siamo talmente che a volte riusciamo ad amare e odiare con la stessa intensità e nel medesimo istante, la stessa persona. Tranne lei nessuno può conoscere i motivi che l'hanno spinta a quel gesto… Forse ha voluto farlo sentire co­m'era prima che partisse per la guerra... o chissà… forse l’ha voluto mettere alla prova il suo sentimento

– E se si fosse sbagliata? Se quel ragazzo non meritasse il suo sacrificio?

– Non sarebbe la prima volta. Una donna può donare il suo corpo per un’infinità di motivi, ma una sola volta nella vita ci è concesso donarci con il cuore e con l'anima e non è detto che debba essere sempre la prima volta

– Ma perché non glielo dice? Perché ce l'ha tanto con lui?

– Perché è testona quanto lo sei tu e non è disposta a fare nulla che possa sembrare un'imposizione

– Vuole che sia lui a prendere una decisione?

– Non credo sia così semplice, c'è qualcosa di più serio. Carol desidera un marito da amare e non un altro figlio da proteggere

– Ma non può caricarsi di una simile responsabilità, il padre del bambino ha i suoi stessi diritti

– Vaglielo a spiegare tu

– Cavoli no! È troppo complicato

– Non c’è nulla di complicato, sono i nostri difetti a complicarci l'esistenza

– Tu credi che se lui sapesse la sposerebbe?

– È difficile dirlo, forse si o forse no, ma questo non può dispensarla dal dirglielo

– E potrebbe accadere che non voglia sposarla?

– Certo che potrebbe, perché no!

– Dopo quello che ha fatto per lui?

– Nessuno gliel’ha ordinato e comunque lui non lo saprà mai

– Ma perché gli uomini sono così lenti a capirci?

– Non sono lenti, sono uomini. Con il tempo avrai modo di comprendere che soltanto pochi di loro sono in grado di leggere nel cuore di una donna e guarda caso quei pochi vivono sempre dall'altra parte del pianeta

– Forse il problema non è Steve, ma suo padre

– Un vecchio proverbio afferma che i guai vengono sempre in coppia. Cosa ne dici, vogliamo rientrare?

– Si, però da domani dovremo trovare un mezzo per aiutare Carol

– E tu credi che Victoria non ci abbia già pensato?

– E se non lo avesse fatto?

– Allora vedremo di darle una spintarella

– Ho una madre fantastica. Sei stata grande questa sera, sei riuscita a sbloccare le loro menti

– Ne è valsa la pena, no?

– Ti voglio bene

– Lo so!

– E sai anche cosa sta facendo Victoria?

– No, ma lo immagino. Quell'intrigante starà già pensando di venirci a cercare

– Allora dobbiamo fare in fretta, altrimenti quella sciagurata salta in mac­china e viene in centro

– Ti lascio il volante, ti va di guidare fino a casa?

– Se mi va? – Esclamò sorpresa Cristi

– Però devi promettermi di non farne parola con quella strega, altrimenti non la finirà più di borbottare

– Woohoo!! – Gridò ad alta voce Cristi precipitandosi verso l'auto

Continua...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: