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lavoro pubblicato martedì 27 ottobre 2015
ultima lettura giovedì 20 febbraio 2020

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Ritorno a Branson - 7

di Legend. Letto 441 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Ritorno a Branson - 7   st1\:*{behavior:url(#ieooui) } /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""...

Ritorno a Branson - 7

7) Natale

Cristi e Mary trascorsero l'intera mattina della vigilia a far compere e scambiare doni, ma se per Mary quell'evento fu simile ad altre migliaia di vi­gilie trascorse sulla Terra, per Cristi, oltre che scoprire una nuova entusia­smante esperienza, quell'avvenimento le riportò alla mente il calore delle magiche e dolcissime sere di tre irripetibili vigilie nella valle incantata.

Quei ricordi seppero farle riassaporare le incantate atmosfere davanti al camino, quando a bocca aperta ascoltava i fantastici racconti con i quali Fred sapeva farla volare in ogni parte del mondo e man mano che quei ri­cordi riaffioravano Cristi sentì il bisogno d'isolarsi e Mary, cosciente di quanto stesse soffrendo, prima di parcheggiare l'auto si vide costretta a in­terminabili giri per darle il tempo di riacquistare la perduta serenità.

Era ormai pomeriggio inoltrato quando cariche di pacchi e pacchetti fe­cero ritorno sulla piazza per riprendere l'auto, ma quando sfinite per il gran camminare sedettero in macchina e la loro attenzione cadde su di una pic­cola foglia d'acero posta sul cruscotto, rimasero mute e stupite.

È probabile che quella rossa e brillante foglia sarebbe potuta passare as­solutamente inosservata al resto della città, ma per loro equivalse ad un colpo al cuore. Fu tale la sorpresa che per un buon minuto rimasero ad os­servarla senza neppure trovare il coraggio di sfiorarla.

Fu Cristi la prima a prendere tra le mani la piccola foglia mentre i suoi oc­chi si colmarono di lacrime. Poi, lentissimamente la portò la sul cuore.

– Non capisco, – Disse Mary avviando il motore – da queste parti non c'è un solo albero di Acero scarlatto

– Oddio mamma...– Sussurrò Cristi con voce tremante – Questa foglia è della mia valle

– Impossibile, quegli alberi sono distanti centinaia di miglia

– Fred è qui – Sussurrò Cristi tentando di reagire al pianto

– Ti prego bambina calmati. Ti pare possibile che se tuo padre fosse a Branson non l'avremmo avvertito?

– Chi altri avrebbe potuto farmi un regalo più bello

– Non lo so, ma dubito che possa essere stato tuo padre

– Chiunque sia stato non saprà mai quanto mi ha resa felice. Oh mio dio! Ho la mia valle tra le mani... Mary portami a casa, sento che sto per piangere – Sussurrò Cristi

– Va bene, ma prima dovremo fare benzina

– Cosa?

– Va bene, non ha importanza, ora ce ne andremo a casa

– Hai detto benzina?

– Si, l'ho detto

– Oh signore! Come posso essere stata così stupida

– Ho forse combinato un guaio? – Chiese Mary preoccupata

– No, tu non c’entri, ma vai pure alla pompa e qualsiasi cosa accada non fare assolutamente nulla. Hai capito bene?

– Si, ma...

– Ssst, capirai

Qualche istante dopo Mary arrestò l'auto al fianco della colonnina del carburante e quando Brontolo fece per accostarsi, Cristi scese dall'auto im­pedendogli il passaggio.

– Grazie! – Mormorò mostrandogli la foglia – È magnifica

Brontolo sollevò il capo fissandola con i suoi occhi luminosi mentre un lieve sorriso gl'increspò le labbra.

Con una rapida mossa lei si chinò e lo baciò su una guancia sussurran­dogli

– È il più bel regalo che potessi sognare

Per un istante parve che Brontolo volesse dire qualcosa, ma poi si voltò allontanandosi mentre Cristi rimase a osservarlo fin quando non scomparve all'interno del garage.

– L'ha messa lui? – Domandò Mary quando Cristi risalì sull'auto

Cristi annuì – Si, non poteva essere stato che lui

– Sei certa che sia una foglia dei nostri alberi? Magari l'ha raccolta nella Mark Twain

– Puoi dubitarne?

– È assurdo! – Brontolò lei scuotendo il capo – Come può avere una delle nostre foglie. Oh mio dio! Sai cosa significa, vero? Quell'uomo è...

– Ameth?

– No, è impossibile, l'avresti intercettato

– È lui mamma, ora ne sono certa

– Ma no, stai sbagliando

– Non mi sbaglio. Ormai non è più lo stesso essere che conoscevamo

– Oh santo cielo! Dobbiamo andarcene, tu sei in pericolo. Se dovesse ri­conoscerti sarebbe la fine – Disse Mary accendendo il motore e partendo fa­cendo stridere le gomme sull'asfalto.

– Mamma ti prego, non c'è bisogno di fare pazzie, lui sa perfettamente chi sono, ed è inutile allarmarsi, non servirebbe

– Altro che inutile, qui dobbiamo fare subito qualcosa

– Non faremo nulla invece. Non è necessario

– Ma lo capisci che sei in pericolo?

– Non sono forse tornata in questa città per incontrarlo?

– Tu non sei ancora pronta

– Lui lo sa da un bel po' di tempo

– Ma come può essere accaduto? Non è nella sua logica seguire una si­mile condotta

– Ed è appunto per questa ragione che non me ne andrò da Branson. Ma non capisci? Lui era già in questa città quattro anni fa. Eppure, come vedi, sono ancora in vita

– Però ci andò molto vicino

– È vero, ma non mi annientò. Sai darmene una spiegazione?

– Non ho alcuna intenzione di restar qui a pensarci sopra. L'unica cosa sensata che la mia mente riesce ad elaborare è che dobbiamo andarcene da Branson il più presto possibile

– Non servirebbe, egli è in grado di rintracciarmi ovunque

– Tesoro se dovesse accaderti qualcosa io non...

– Ssst, non accadrà nulla. Non so ancora bene perché, ma per qualche strana ragione Ameth non ha approfittato della mia impreparazione

– Dagli un'altra opportunità e vedrai se saprà approfittarne

– Ed io dovrò dargliela quella opportunità se voglio scoprire il motivo del suo mutamento

– Non ti permetterò di fare una simile sciocchezza

– Scusami, ma sapevamo entrambi che prima o poi avrei dovuto fare delle scelta. E questo è il momento per farle...Noi non ce ne andremo

– Tu non sei ancora pronta. Se ti accadesse qualcosa tuo padre non me lo perdonerebbe mai

– Mio padre mi ha preparata a questo incontro e io non intendo tradirlo. Noi resteremo in questa città e vivremo la nostra vita come se nulla fosse accaduto

– Potrebbe accadere l'irreparabile

– Può darsi, ma per sapere debbo restare

– Potresti mettere a repentaglio tutta la missione. Lo sai, vero?

– Certo che lo so, ma una delle prime cose che mio padre mi ha inse­gnato è di non lasciare mai nulla d'intentato

– Se tuo padre fosse qui non te lo permetterebbe

– Mio padre è racchiuso nel mio cuore. – Sussurrò lei annuendo – E se potesse parlare lascerebbe a me il compito di decidere

– Beh io non sono tuo padre e non ho alcuna intenzione di restare in que­sta città

– Mamma! – Esclamò lei in tono di disapprovazione – Se ora fuggissi altri pagherebbero la mia codardia...non commetterò una seconda volta l'errore che commisi su Eras

– E vale la pena correre un così grande rischio?

– Ma cosa dici? Victoria non vale questo sacrificio? E Li e Carol e tutti gli altri? Ti prego mamma, aiutami. Ho bisogno di sentirti con me

– Sai bene che la mia vita non conta, ma non puoi far naufragare tutti i nostri sogni

– Poco fa hai affermato di avere una figlia eccezionale... Ehi ma dov'è che vuoi andare? Se non ti fermi tra poco saremo nel Vermont

– Cosa dici? Oddio scusa, ero distratta

– Non riconosci più la nostra casa?

– E va bene. – Mormorò Mary arrestando l'auto – La mia vita è tua

– Non temere, non metterei a rischio la vita di mia madre se non fossi certa di riuscire

Pochi secondi dopo erano di fronte alla rimessa.

– Scendo ad aprire – Disse Cristi aprendo lo sportello

– No! Resta in macchina, scendo io

– Ti prego mamma, ora smettila! Non corro alcun pericolo, non questa sera almeno

Scrollando il capo Mary aprì lo sportello borbottando

– Okay, andremo assieme

Victoria era già in casa e indaffarata a preparare la tavola.

– Cos'è accaduto? – Domandò Mary togliendosi la giacca – Avete chiusi l'ospedale?

– Ehi mammina! Hai dimenticato che è la vigilia di Natale!

– Non mi parlate del Natale per almeno un anno, ho le gambe a pezzi

– Cos'è, non vi siete divertite?

– Lei sicuramente si, io un po' meno. – Borbottò Mary – La signorina mi ha costretta a fare il giro di tutti i negozi della città

– È il mio primo Natale in una città – Brontolò Cristi

– Ha perfettamente ragione povera piccina, – Esclamò Victoria – dovrà pur scoprire cosa significa trascorrere un Natale in città

– Per la verità non credevo fosse così piacevole e ti giuro che se dipen­desse da me farei in modo che fosse Natale almeno una volta al mese – Re­plicò lei deponendo sotto l'albero i pacchetti dei regali

– Mia cara Mary, più giorni passano e più mi convinco che tua figlia sia un po' tocca

– Tocca sarai tu, vecchia gallina spennacchiata. Guarda quanti regali ab­biamo comperato – Brontolò Cristi

– Ce n'è anche per me? – Chiese l'anziana signorina avvicinandosi inte­ressata

– Soltanto per chi li merita – Rispose Cristi senza degnarla di uno sguardo

– Vecchia gallina spennacchiata a me? E tu cosa sei?

– Cosa ne direste di firmare un armistizio e vi dedicaste invece a rendere indimenticabile questa notte? – Le interruppe Mary intuendo che era nell'aria uno dei soliti battibecchi

– Dillo alla tua piccina. Questo terremoto non ha il minimo riguardo per una povera vecchia. A proposito di cose indimenticabili, temo che non potrò restare con voi l'intera notte. Lo so, avevo promesso, ma non me la sento di lasciare soli i miei cucciolotti proprio questa notte

– Vuoi tornare in ospedale! – Esclamò Cristi

– Non mi pare d'esserti così necessaria

– Ora stai proprio esagerando. Almeno la notte di Natale potresti pensare un poco a te

– Domani potrò riposarmi finche vorrò

– Ma è la notte di Natale! Avrai pure il diritto a trascorrerla in santa pace

– Si che ce l'ho quel diritto, ma sono anche un medico

– Ci sono altri medici in ospedale. La tua presenza non è necessaria

– Sono più di quarant'anni che trascorro questa notte in loro compagnia e non mi va di cambiare abitudini

– Ma non saranno soli, è la vigilia di Natale, avranno i loro parenti

– Un paio di loro non li avranno e io non li lascio soli

– Tu sei soltanto il loro medico. Perché fai questo?

Victoria la guardò seria scuotendo il capo – Spero con tutta l'anima di non essere soltanto il loro medico, io amo quei cuccioli come fossero figli miei e anche se avessi la certezza che questa notte ognuno di loro avesse accanto la propria madre...beh, io ci andrei ugualmente

– E a me non pensi?

– Tu sei così importante che probabilmente senza di te non saprei più vi­vere una vita normale

– Quanto importante? – Chiese Cristi sorridendole

– Ormai tu sei una componente del mio sangue

– Allora non è che te ne vai perché ti ho fatta arrabbiare?

– E tu credi che potrei vivere una vita felice senza i nostri battibecchi?

Cristi si strinse a lei in un abbraccio lunghissimo.

– Li ami davvero così tanto i tuoi cuccioli? – Chiese quando tutto tornò alla normalità

– Potrei non farlo? Ognuno di loro ha saputo lasciare in me una piccola traccia. Io li ho presi dalle mani di dio… Comprendi?

Cristi annuì – Tra di loro ce n’è mai stato qualcuno speciale?

Victoria divenne seria e la guardò lungamente – Si, – Rispose in un sus­surro – una bambina. L'unica che si sia portata via un pezzo del mio cuore

– Perché? Cosa aveva di straordinario? – Chiese Cristi sentendo un bri­vido percorrerle la schiena

– Perché non seppi comprendere cosa veramente c’era in lei… e un brutto giorno scomparve

– Sono certa che non fu a causa tua

– Forse, ma con lei commisi l’errore più grosso della mia vita… non volli aiutarla

– Com'era? – Chiese Cristi

– Bella da morire e... Scusami tesoro, ma non me la sento di parlarne, è ancora una ferita aperta

– Cosa le accadde? Fu ritrovata?

Victoria si strinse nelle spalle scuotendo il capo – No, – Sussurrò – non volle essere ritrovata

– Posso venire con te in ospedale? – Chiese Cristi intuendo che era il momento d'interrompere l'argomento

– Non ho ancora bisogno di una balia

– Ma se hai appena detto che non puoi vivere senza di me

– Ho soltanto detto che probabilmente non potrei vivere senza di te

– Beh, allora mettiamola così, questa sera i tuoi cucciolotti avranno un'amica in più

– Due! – Disse Mary sollevando una mano

Dopo cena, mentre erano impegnate ad aprire i regali che si erano scambiati, vennero Li e David a portare i loro e come le aveva promesso qualche tempo prima, lui consegnò lo spartito con il brano che aveva com­posto per lei.

E per farla breve fu costretto, accompagnato al piano da Mary, a far vi­brare le corde del suo violino in una esecuzione che seppe far rivivere, negli occhi di Cristi, le splendide notti della sua valle e molte altre cose che sol­tanto sua madre riuscì a comprendere.

Poi, quando fu il suo turno, Li le diede un piccolo quaderno a righe sul quale aveva scritto le sue prime poesie.

– Non è armonioso come il regalo di David, – Si scusò sorridendo – sono soltanto le mie prime rime in inglese

– Quando le hai scritte? – Chiese Cristi

– Credo un milione di anni fa

– Posso leggerle?

– Sono tue

Erano tutte pagine brevi, scritte con la grafia ancora insicura di una mano infantile e colme di cancellature e macchie d'inchiostro.

La prima di quelle liriche (Che Cristi lesse ad alta voce) era stata scritta quando Li aveva iniziato a colmare l'enorme abisso che separava la cultura che gli veniva della sua gente, da quella in cui doveva confrontarsi quotidia­namente.

Erano soltanto ingenui pensieri limpidi come l'acqua di sorgente, ma an­che il mezzo più difficile con il quale una bambina cinese provava ad espri­mere ciò che aveva nel cuore.

Grazie padre...

...per avermi reso una stella,

una luce d'argento tra bagliori soffusi,

la fragranza migliore tra i profumi dei fiori,

un mare profondo,

una nuvola bianca,

una frase d'amore.

Ma il tempo che avanza scolora le cose,

e come nell'alba ogni stella avvilisce,

così la mia luce ha smarrito il vigore.

Ora il mio fiore s'invecchia nel buio d'un libro,

il mio mare s'è perso tra nuvole ignote...

...e povera me non so più ch'io sia.

Tu resti il ricordo che ha segnato il mio tempo,

e cercando di te ho smembrato me stessa,

ho pianto...pregato,

e infine laggiù

nel centro del cuore,

ho ritrovato la tua frase d'amore.

L'ho estratta pian piano

per non rovinarla,

le ho dato calore

aggiungendo il mio amore,

poi ho aperto la mano affidandola al vento.

«Io ti amo»

L'abbraccio con cui Cristi serrò Li fu il modo con il quale volle ringraziarla per averle ricordato, se mai ve ne fosse stato bisogno, un vecchio bronto­lone, un ramo d'abete colmo di nastrini, una casa rossa in una valle tinta di bianco e una gattina che volle affidarle il suo amore.

Quando David e Li lasciarono la casa l'atmosfera non era delle migliori e Cristi faticò molto per riconquistare la serenità, ma grazie a Victoria e alla sua allegria, ben presto sulle sue labbra tornò quel sorriso che tanto innamo­rava.

Rientrarono dall'ospedale proprio mentre la pendola della sala batteva le due e dovettero faticare un bel po' per convincere Victoria ad abbandonare l'idea di restare in piedi a fare quattro chiacchiere.

Dopo una buona mezz'ora di discussioni raggiunsero un armistizio; Victo­ria si sarebbe messa tra le coperte del suo letto in cambio dell'impegno di Mary e Cristi a restare un po' con lei a farle compagnia.

(Se in questo non vi era nulla di singolare, visto che l'anziana signorina ormai trascorreva più tempo in quella casa che nella sua, il fatto nuovo fu che proprio quella notte Victoria manifestò i primi evidenti sintomi del suo male. Per la verità già dal mattino precedente aveva iniziato ad avvertire forti dolori, ma fu talmente brava da riuscire a nasconderli a tutti, tranne che a Cristi, la quale, pur fingendo di non essersene accorta, intervenne più volte per alleviarle i tormenti)

– Mi dispiace, – Tentò di scusarsi Victoria – ho rovinato la vostra vigilia. Sono proprio un vecchia rimbambita! Se almeno mi aveste dato retta a que­st'ora sareste a casa di David

– Smettila di dire cavolate! – Brontolò Cristi

– Smettila tu razza d'incosciente! Cosa credi che non abbia visto come ti guarda quello sbarbatello?

– Ehi, anziana signorina! Non mettere in giro pettegolezzi del genere al­trimenti giuro che ti taglio la lingua

– Non verrai a raccontarmi di non essertene accorta?

– Accorta di cosa?

– Che quel violinista da strapazzo pende per te!

– Mary! – Esclamo Cristi – Dille qualcosa, non senti cosa sta dicendo? Violinista da strapazzo David, dovresti vergognarti!

– Per la verità anch'io ho avuto la stessa impressione – Ribatté Mary strizzando l'occhio a Victoria

– Non è un musicista da strapazzo – Si ribellò nuovamente Cristi

– Nessuno vuol negare la sua abilità con il violino, ci riferivamo al suo at­teggiamento nei tuoi confronti

– Dovreste vergognarvi tutte e due! Prendersi gioco di una povera ra­gazza in questa maniera. Tra me e David c'è soltanto un stupenda amicizia. Lui non deve mica sposare me

– Ah no? – Replicò Victoria

– No!

– Allora debbo essermi rimbambita

– Non sei rimbambita, sei soltanto una vecchia strega che vuole divertirsi alle mie spalle. Sai benissimo chi sposerà

– Li?

– Certamente! È lei la donna giusta

– Lo hai deciso, tu?

– No, non sono stata io

– Allora come puoi esserne certa?

– Lo so e basta!

– Sarà come dici, ma quel brano non è un regalo che si può fare a chiun­que. Dentro c’è la sua anima

– Vuol dire che sono stata capace di ispirarlo – Ribatté lei facendole una smorfia – E sai qual è il tuo guaio? Non capisci un cavolo di amicizia

– È probabile, ma il padreterno mi ha fornito di un buon fiuto e se vuoi sapere come la penso in quel brano non c'era soltanto amicizia

– Smettila di dire fesserie. Se tu lo avessi ascoltato attentamente avresti potuto cogliervi tutta la freschezza e la vivacità che soltanto l'amicizia sa esprimere

– Allora devo essermi proprio rimbambita poiché a me è sembrato un brano colmo di passione

– A certa gente dovrebbero vietare di aprire bocca. In quella melodia non c'è traccia di passione

– Ah no?

– No perché David non la conosce ancora. Sarà Li a toccare quel tasto e quando la scoprirà... Allora si che saprà creare cose eccezionali

– Beh, se sono rose fioriranno – Borbottò Victoria scuotendo il capo

– E invece non fiorirà un accidente se non darai loro una mano

– A fare cosa?

– Te l'ho detto, sono fatti l'uno per l'altra

– Se lo dici tu va bene, ma io cosa c'entro?

– Dovrai essere tu a dirglielo

– Oh cavolo! E perché dovrei essere io? Non credi sia meglio che lo sco­prano da soli?

– Occorrerebbe troppo tempo e loro non ne hanno molto a disposizione

– Mary, hai mai detto a tua figlia che il tempo è l'unica cosa che può ma­turare certi sentimenti?

– Maturare un accidente! – Esplose Cristi – Loro sono già innamorati l'uno dell'altra

– Allora che bisogno hanno di noi?

– Ci sono due buone ragioni; primo ci sarà da sudare per convincere Li che non è quel mostro che crede di essere, secondo, David è talmente ti­mido che sarebbe capace di mangiarsi la lingua prima di dirle quello che prova

– Però a te è riuscito a dirlo – Intervenne Mary

– Cosa cosa? Cos'è questa storia? – Chiese Victoria saltando a sedere sul letto – State forse nascondendomi qualcosa?

– Ragazzate – Disse Mary ridendo – David le ha confessato di essere in­namorato di lei

– Per la barba di Grant! E tu piccola vipera non me ne hai parlato? – Sbottò Victoria

– Stai giù o ti becchi un pugno in testa

– Sono pronta a riceverlo a patto che tu sputi tutto senza tralasciare nep­pure una virgola

– D'accordo, tu vai sotto le coperte e io ti racconterò tutto

Tornata tra le coperte Victoria non le dette tregua.

– Avanti racconta o giuro che mi metto ad urlare

– Va bene! – Urlò Cristi – Stavamo scherzando

– Scherzando, eh? Va bene e poi?

– E poi lui mi ha detto di...

– Essere innamorato di te? Lo sapevo, lo sapevo! Quel figlio d'un cane ha il palato fine

– Non dire scemenze, è Li la ragazza che ha nel cuore. Lei lo ama dav­vero, ne è talmente innamorata da consumarsi come una candela

– E lui lo sa?

– No

– Aah! E mi spieghi come può amare Li se crede di essere innamorato di te?

– Bisognerà che tu gli chiarisca le idee

– Dio com'è difficile capire i giovani! Ma se ti ha confessato di essere in­namorato di te

– Uffa! Possibile che non ti entri nella zucca? David ha scambiato la rico­noscenza per amore, tutto qui. Egli ama Li, il guaio è che ancora non riesce ad ammetterlo

– Non sapevo fosse così difficile capire d'essere innamorati

– Pare di si. A te è mai capitato?

– Una volta... Ma che cavolo mi fai dire, smettila. E secondo te cosa si dovrebbe fare?

– Dirglielo

– Dovrei dire a quel manico di scopa che… Ma per chi mi hai preso?

– Dai non fare la vittima. Tu sei l'unica persona che può farlo senza scombussolarlo troppo. Hai dimenticato d'essere stata il suo primo amore?

– Davvero ti ha detto di essere stato innamorato di me? – Chiese Victoria con il sorriso sulle labbra

– Non sei stata tu a dire ha il palato fine?

– Mary! Questa ragazza dovremmo farla visitare

– A proposito di visite mediche, da quanto non ti sottoponi ad un esame completo?

– Vediamo se lo ricordo, forse dall'epoca della tesi di laurea

– Non fare la spiritosa, sai a cosa mi riferisco

– Non ho bisogno di medici, so da sola quello di cui ho bisogno

– Mio padre diceva che i medici sono i peggiori pazienti

– Ma ci sarà una cosa che tuo padre non abbia detto? Vi ringrazio, ma non dovete preoccuparvi, ho sempre avuto di questi malori improvvisi

– Lo sai che non puoi imbrogliarmi, vero?

– Ehi mocciosa! Ti proibisco sai, ci siamo intese?

– Tu hai bisogno di cure

– Quali cure? Quello di cui avevo bisogno ora ce l'ho. Non mi occorre al­tro

– Sei una pazza – Borbottò Cristi

– Ora per favore smettiamola. Avremo tempo per parlare dei miei acciac­chi. Questa è la notte di Natale e non ho alcuna intenzione di rovinala

– Non finisce qui, ne riparleremo

– D'accordo, ne riparleremo

– Vuoi che scenda a prepararti una tisana?

– Non ne ho bisogno, la mia tisana sei tu. Ho un'idea migliore, perché non racconti una delle fiabe di tuo padre?

– Davvero vuoi ascoltare una di quelle storie?

– Non mi pare d'aver chiesto la luna

– Oh mio dio! Tu neppure immagini quanto mi renda felice la tua richiesta. Sai che non l'ho mai fatto? Non le ho raccontate a nessuno

– Beh, ora puoi cominciare con me

– Le sue storie non erano soltanto magnifiche fiabe, erano molto di più. In ognuna inseriva sempre una piccola parte della sua vita, ed era facile rico­noscervi il suo carattere riservato e solitario o scoprire la sua onestà e la chiarezza di pensiero, ma la cosa stupenda è che in tutte loro traspariva il suo grande amore per ogni cosa che lo circondava

– Dai cosa aspetti! Raccontami la più bella

– Sono tutte belle, però la mia preferita è quella della fossetta sul labbro

– Dai allora, cosa aspetti

– Prima lascia che ti ringrazi

– Per cosa?

– Avevo un gran bisogno di sentirlo ancora in me

– Se credi che possa rattristarti lasciamo perdere

– Vuoi scherzare? Raccontare una delle sue storie mi sembrerà di essere ancora a casa, sdraiata sul pavimento con Soffio arrotolato sulla pancia.

– Era quella la tua posizione?

Cristi sorrise socchiudendo gli occhi – Si, in quella posizione riuscivo a mascherare le lacrime vivendo le sue storie… e quando mi addormentavo sognando la piccola fiammiferaia, o tutti gli altri personaggi delle sue fiabe, lui mi sollevava tra le braccia e mi portava nel mio letto

– Sei stata una ragazza fortunata

– Si è vero… Anche tuo padre ti raccontava delle storie?

– No, non lo ha mai fatto, ma questo non significa che non mi amasse. Lui era un medico e aveva pochissimo tempo da dedicarmi

– Non stavate mai assieme?

– A volte capitava… Oggi la professione del medico è meno problematica, si può essere buoni medici e ottimi padri, ma allora un buon medico era schiavo della sua missione. Di lui ho pochi ricordi… quando ci lasciò ero an­cora una bambina

– Lo amavi?

– Neppure io so quanto fosse grande quell'amore, ma doveva essere ve­ramente immenso se ho scelto la sua professione. Quando ero una bambina ho goduto della simpatia della gente di Branson soltanto perché ero la figlia dello scozzese, così lo chiamavano e questo m'inorgogliva, mi rendeva fe­lice la considerazione che la gente aveva di lui. Per anni ho vissuto all'ombra di quel gigante che era e quando se ne andò fu la gente di Branson ad aiu­tare me e mia madre. Praticamente sopravvivemmo grazie al ricordo che egli aveva saputo lasciare nei loro cuori. Mia madre trovò una occupazione e io riuscii a frequentare l'università con all'aiuto di tutta la città

– Perché hai voluto essere medico?

– Me lo sono chiesto per tutta la vita senza mai riuscire a darmi una ri­sposta. L'ho compreso da poco, quando ho visto la luce che illumina i tuoi occhi quando parli di tuo padre. Ho impiegato quasi mezzo secolo, ma ora so perché ho scelto la sua professione

– Perché? – Chiese Cristi con un filo di voce

– Per dirgli grazie. Ma ora smettiamola di farci venire gli occhi lucidi e raccontami la tua storia

– Si, – Sussurrò Cristi tirando su con il naso – certo. Questa storia me la raccontò in un giorno di neve...

– Dai non perderti in chiacchiere

«Un giorno, quando non era ancora nato e giocava con gli altri bambini nei colori dell’arcobaleno, Fred incontrò, poco lontano dal corso del tor­rente, un uomo con una gran barba bianca che lo chiamò a se domandan­dogli se avesse voluto portargli un po’ d’acqua per dissetarsi.

Lui si recò al torrente, ma quando provò a raccogliere l’acqua con le mani si rese subito conto che non sarebbe mai riuscito a portarla al vec­chio. Infatti, percorsi pochi passi, l’acqua fuggiva via attraverso le dita la­sciando le mani vuote.

Provò e riprovò infinite volte cercando di fare sempre più in fretta, ma ogni volta l’acqua sgocciolava fuori delle sue mani.»

– Perché non usò un recipiente? – Chiese Victoria interessata

– Semplicemente perché lassù non si usano recipienti

– E questo chi lo dice?

– Figuriamoci se non cominciavi a fare polemiche. Non te lo sai che i bambini che vivono nell’arcobaleno non hanno bisogno di recipienti per bere

– E come cavolo bevono?

– Semplice! Non bevono perché non hanno mai sete

– Sarà… Vai, vai pure avanti!

«E così, dopo innumerevoli tentativi, non sapendo come risolvere il problema Fred pensò di chiamare a raccolta tutti i suoi compagni di giuochi per chiedere loro di aiutarlo a portare l’acqua al vecchio, che nel frattempo si era seduto su una grossa pietra osservandoli serio.

Da quel momento tutti i ragazzi dell’arcobaleno si misero all’opera in­ventandosi numerosi sistemi per raccogliere l’acqua, ma anche allora nes­suno riuscì a portare una sola goccia d’acqua al vecchio.

Scoraggiato Fred tornò dal vecchio, un po’ per scusarsi di non essere riuscito a portargli l’acqua, ma soprattutto per invitarlo ad avvicinarsi al tor­rente.

Il vecchio lo ringraziò per i loro sforzi ma reclinò l’offerta affermando di essere così stanco da non riuscire a muovere un solo passo.

Quando Fred tornò dagli altri era veramente dispiaciuto. Capiva che se il vecchio non avesse bevuto sarebbe potuto morire e siccome se ne sen­tiva responsabile radunò di nuovo tutti i bambini allo scopo di trovare una soluzione e dopo qualche discussione conclusero che per risolvere il pro­blema uno di loro sarebbe dovuto scendere sulla Terra per procurarsi un recipiente.

L’idea era certamente apprezzabile, ma come spesso accade le buone idee si rivelano di difficile realizzazione.

Non che fosse poi così difficile scendere sulla Terra. Il problema era tutto riposto in una vecchia storia che i bambini dell’arcobaleno conosce­vano assai bene. Oddio, è vero che nessuno era in grado di dire con cer­tezza se fosse vera, ma se lo fosse stata quel bambino avrebbe potuto ri­schiare di non tornare mai più sull’arcobaleno. Perdendo così la possibilità di nascere nel corpo di sua madre.

E ad essere sinceri fu proprio quel timore a far nascere nei loro piccoli cuori qualche perplessità. Qualcuno giunse perfino a chiedersi se fosse giusto correre un rischio tanto grande soltanto per portare un po’ d’acqua ad un vecchio…»

– Non ci credo! I bambini non hanno di questi pensieri – Borbottò Victoria

– Vuoi che smetta di raccontare?

– Scusami, non lo farò più

«Per fortuna prevalse la loro parte migliore e all’unanimità decisero che dovesse essere il caso a scegliere colui che sarebbe dovuto scendere sulla Terra.

Accettarono tutti manifestando entusiasmo, ma quando la scelta cadde su Fred, molti di loro trassero un grosso sospiro di sollievo...»

– Lo credo bene!… Nulla nulla! Vai avanti

«Fred accettò l'incarico cercando di non dimostrare quanto grande fosse la paura che gli attanagliava lo stomaco e dopo aver salutato gli altri iniziò la discesa verso la Terra.

Sul principio percorse la parte del cielo che seguiva la curva dell'arco­baleno molto lentamente tentando di rincuorarsi con pensieri allegri. Provò perfino a canticchiare, ma riconoscendosi terribilmente stonato preferì smettere. Il silenzio che lo circondava amplificò le sue paure e quando ormai il panico stava per far breccia nel suo animo, d’un tratto si trovò a calpestare il suolo ricoperto d'erba.

Fu talmente grande il piacere di correre a piedi nudi sul quel manto verde, che quasi non si accorse di trovarsi alle porte di un piccolissimo paese arroccato su di un colle e circondato da lussureggianti valli tinte d'in­finiti colori.

Superata la grande porta che si apriva sulle poderose mura che circon­davano il paese, Fred rimase con il naso all'insù e a bocca aperta ad os­servare bianchissime case che s'innalzavano così in alto nel cielo da sfio­rare le nuvole.

Con il cuore che batteva forte s'incamminò per quelle stradine tortuose che salivano verso l'alto osservando incuriosito ciò che lo circondava.

Ma siccome quella era l'ora in cui gli abitanti si concedevano un riposo e le strade erano completamente silenziose e deserte, una certa irrequie­tezza d'animo iniziò a preoccuparlo.

E se fosse disabitato? Si chiese Chi mi direbbe come riconoscere un recipiente?

Per sua fortuna, non appena superata una piccola piazza, al cui centro troneggiava una splendida fontana chioccolante, quasi si scontrò con una donna con un anfora tra le mani

Il volto alabastrino della donna era di una tale bellezza che lo lasciò stordito.

Posso farti una domanda? Si azzardò a chiedere con un certo timore

Certo che puoi, Rispose la donna a patto che io possa farne una a te

Il tono melodioso della sua voce e ancor più il volto sorridente lo rin­francarono Vorrei conoscere il nome di questo luogo Chiese

Shabbat Rispose la donna inginocchiandosi dinanzi a lui

È un bel nome Farfugliò lui sfiorandole il volto con una mano E an­che tu sei molto bella

Sei gentile piccolo uomo. Ora posso farti la mia domanda?

Lui annui.

Perché non indossi abiti?

Non lo so Rispose lui guardandosi i piedi

Non ti hanno detto che è sconveniente camminare nudi per la strada?

Non so cosa sono gli abiti

Quello che io indosso è un abito

Tutti debbono indossare abiti?

Certamente

Io non ne ho mai avuto bisogno

Invece è necessario indossarne per la decenza e per evitare che il corpo si raffreddi e ci si ammali

Cos'è la decenza?

È quel senso di riservatezza che impone ad ognuno di noi il divieto di mostrare le parti più intime del nostro corpo

Mi dispiace, non lo sapevo

Non ti preoccupare, per un bimbo non è poi così grave, però è bene che impari ad avere il dovuto rispetto per il tuo corpo e per gli altri

Dimmi una cosa, quando la temperatura del corpo scende, si prova prurito?

Hai forse freddo?

Non lo so, però ho un prurito sulla schiena

Visto che avevo ragione? Il corpo non deve raffreddarsi

E allora cosa posso fare?

Tornare nella tua casa ad indossare un abito

Questo non posso farlo, io non posseggo abiti

Come non ne hai? Si sorprese la donna

No signora, non ne ho mai avuti

Oh povero piccino! Forse i tuoi genitori non hanno danari per compe­rartene?

Oh no! Se avessi i genitori sono certo che me ne comprerebbero

Ma cosa dici? Tutti i bambini hanno i genitori

Io non ne ho perché debbo ancora nascere

Oh santo cielo! Esclamò la donna Tu sei un bambino dell'arcoba­leno?

Sissignora

Non lo avevo capito… sei forse sceso sulla Terra in cerca della tua mamma?

No signora, la ragione è un'altra

Allora è necessario che qualcuno si prenda cura di te

Se fosse possibile Ammise candidamente Fred

Certo che è possibile e se lo voi sarò io a prendermi cura di te

Detto ciò la donna lasciò la brocca dell’acqua e lo prese tra le braccia portandolo nella sua casa e dopo avergli fatto indossare un abito e averlo sfamato con ogni ben di dio, lo convinse a prendersi un po' di riposo su di un letto morbido.

Quando alcune ore più tardi Fred si svegliò e trovò la donna seduta ac­canto al suo letto le sorrise stiracchiando le membra

Hai riposato bene? Chiese lei

Benissimo! Non sapevo fosse così comodo dormire in un letto

Posso fare altro per te? Hai ancora appetito?

No, ti ringrazio, ma se non ti arreca disturbo vorrei avere uno di quei recipienti con i quali mi hai offerto da bere?

Una coppa? Oh santo cielo, hai sete?

No, non ho sete

Allora cosa vuoi farne?

Questa è la ragione per la quale sono sulla Terra

Ti occorreva una coppa?

Sissignora, mi occorre uno di quei recipienti

Per farne cosa?

È una lunga storia

A me piacciono le storie, non ti andrebbe di raccontarmela?

Beh, non so se potrai credermi, ma sull'arcobaleno non abbiano nulla del genere e lassù c'è un uomo molto vecchio che non ha più la forza di recarsi al ruscello per bere

Capisco e tu sei disceso sulla Terra per procurarti una coppa?

Sissignora

Sei un caro ragazzo e soprattutto molto generoso

Beh, non è stato così difficile scendere sulla Terra

Scendere no, ma risalire potrebbe esserlo se non conosci la strada

Si, questo lo so, ma dovevo farlo. Tu non potresti aiutarmi?

Vuoi che ti aiuti a tornare in cielo?

Si signora e dovrò farlo al più presto, altrimenti quell'uomo morrà di sete

Pensavo proprio che saresti rimasto con me, non ti piacerebbe? Sa­prei essere una buona mamma

Ne sono certo, ma non mi è possibile. Forse se il giorno in cui dovrò nascere mi vorrai ancora...

Anche questo non è possibile. Disse tristemente lei Shabbat non è un paese come tutti gli altri, è un luogo incantato che appare sulla Terra ogni mille anni e se ora te ne andrai probabilmente non potrò più essere la tua mamma

Oh che peccato! Sono sicuro che sapresti essere una mamma stu­penda, ed io sarei onorato di essere tuo figlio. Ma cosa posso farci? Non posso cambiare il mio destino

Puoi cambiarlo e come! Devi soltanto restare con me

E lasciare che un uomo muoia di sete?

Ci sono tanti uomini e se uno dovesse morire non avverrebbe certo la fine del mondo

Ti prego signora non tentarmi. Ho dato la mia parola

Se resti con me non lo saprà mai nessuno, rimarrà un segreto tra noi due

E io non sono nessuno? Come potrei vivere ed essere felice sapendo di aver causato la morte di un uomo?

Saprei fartelo dimenticare

Io non desidero dimenticare nulla di quanto farò nella mia vita. Io vo­glio vivere tutti i miei ricordi fino all'ultimo istante

Il tempo cancella molti ricordi

Forse è come dici tu, ma io so già che non mi sarà più possibile di­menticare la tua bellezza e la tua gentilezza, così come non potrei dimenti­care di aver fatto del male ad un uomo

Visto inutile ogni tentativo la donna si arrese.

Purtroppo non ti servirà a nulla portare con te una coppa. Quando questo paese tornerà nell'oblio, con esso scomparirà ogni cosa che gli ap­partiene

Signora ti prego aiutami, Si disperò Fred non posso lasciare che un uomo muoia per colpa della mia incapacità

Si caro, ti aiuterò, ma temo che la soluzione al tuo problema non sarà cosa facile

Non importa, sono disposto a fare qualsiasi cosa

Qualsiasi?

Credo di si. Beh, almeno debbo tentare

Allora seguimi, ti mostrerò dove potrai trovare alcuni utensili

Grazie, ma cosa sono gli utensili?

Sono strumenti che gli uomini della Terra usano per i loro lavori

E riusciranno a portare l'acqua al vecchio?

No, loro non sono in grado di fare nulla, ma se saprai usarli nel giusto modo saranno in grado di aiutarti

La donna lo accompagnò fuori del paese fin dentro una capanna dove gli mostrò una vanga e una zappa

Ecco! Puoi prendere questi utensili

Sei certa che non scompariranno?

Essi non appartengono a Shabbat

Sono talmente buffi Commentò Fred sorridendo

Non ridere! Ammetto che a un bambino possano sembrare buffi, ma devi sapere che su di loro migliaia di generazioni di uomini hanno sudato e pianto… e ti assicuro che sono armi potentissime

Se lo dici tu. Soggiunse Fred sfiorandoli con le mani Però dovrai istruirmi ad usarli

Con questo arnese, che gli uomini chiamano zappa, potrai scavare un solco nel terreno per farvi scorrere l'acqua fin dove vorrai, mentre con la vanga potrai rinforzarne gli argini in modo che l'acqua non si disperda lungo la via

Ho capito, non è difficile

No, non è difficile, è soltanto faticoso

Credi che non possa farcela?

Si che puoi farcela, a patto che sia disposto al sacrificio

Lo sono

Allora non mi resta che indicarti la via per l'arcobaleno e augurarti buona fortuna

Ti ringrazio. Il tuo ricordo rimarrà nel mio cuore in eterno

Si salutarono con le lacrime agli occhi. Poi, mentre Fred iniziò a salire verso l'arcobaleno, Shabbat si dissolse nell'aria.

Quando il vecchio vide Fred arrancare con gli attrezzi sulle spalle, sor­rise compiaciuto.

Per un momento ho creduto che avessi scelto di rimanere sulla Terra

Hai dubitato di me? Perché?

Conosco la Terra, è un pianeta bellissimo

Però conosci anche me

Certo che ti conosco, ma sei ancora troppo piccino per affrontare le insidie della vita

Sai che la Terra è davvero un luogo colmo di bellezze?

Lo so… ma raccontami cosa hai visto

Ci sarebbe molto da raccontare, ma la cosa che più mi ha colpito è stata una donna bellissima

Era davvero tanto bella?

Eccome! Me ne ero innamorato

Capisco Mormorò il vecchio comprendendo il disagio di Fred Sei certo che non sia stata un sogno?

No, lei era vera... però viveva in un paese incantato

Si tratta forse di Shabbat?

Tu lo conosci?

Certamente, lo conosco assai bene e credo di conoscere anche la donna che ha stregato il tuo cuore

È stata buona con me. Mi ha condotto nella sua casa, mi ha fatto in­dossare questi abiti e mi ha sfamato... Poi mi ha chiesto se avessi voluto rimanere con lei

Immagino che a te sarebbe piaciuto

Ne sarei stato felice

Beh? Allora perché non l'hai fatto? Nessuno te lo avrebbe impedito

Avevo un impegno da mantenere

Benedetto ragazzo, credo proprio che tu abbia commesso un errore. Quella donna avrebbe potuto offrirti una vita agiata e certamente sarebbe stata una buona madre

Fred, che ne frattempo si era messo al lavoro, s'interruppe guardandolo sorpreso

Sembra che tu ti diverta a non capire, avevo un impegno con te

Hai rinunziato a lei per me?

Cosa c'è di tanto strano?

Io sono soltanto un vecchio

E questo cosa significa? A me non è parso giusto mancare ad una pa­rola data ancor prima di nascere

E dimmi una cosa, lo avresti fatto per chiunque?

Questo non lo so, però immagino che se avessi dato la mia parola avrei fatto del mio meglio per mantenerla

Ma in fondo non era così importante, prima o poi qualcun altro avrebbe avuto compassione di me

Tu devi essere un po' pazzo, quello che provo per te non è compas­sione

Ah no? E cos'è

Non lo so, però mi sei simpatico

E tu credi che un po' di simpatia basti a compensare la perdita di una vita colma di agi

Avevo dato la mia parola

È dunque così importante rispettare la parola data?

Tu non sei d'accordo, vero?

Beh, si... In fondo una parola data è un impegno con la propria co­scienza

Cos'è la coscienza?

Ora sarebbe troppo lungo spiegartelo

Ho l'impressione che tu non sia troppo contento di avermi rivisto

Non è vero, ti aspettavo con ansia e ti assicuro che le tue premure mi rendono felice, però continuo a credere che tu abbia perduto una grande occasione

Non ha importanza, la madre che mi verrà assegnata andrà benissimo

Anche se dovesse essere povera e meno bella?

Esistono mamme meno belle di altre?

Forse no, ma mamme più povere di altre si

Ed è un guaio?

Dipende da quale parte si osserva il problema

Beh, a me non importa...Ora cosa ne dici se te ne stai un po’ zitto e mi lasci lavorare?

Cosa vuoi fare con quegli attrezzi? Chiese il vecchio

Pensavo di scavare un solco nella terra per far giungere l'acqua ai tuoi piedi

L'idea è davvero lodevole, ma non credi di chiedere troppo alle tue forze? Sei talmente piccino

Tu vedi qualcuno più grande di me?

No, ma sarà un duro lavoro

Fred lo guardò sorridendo Questo saprò dirtelo tra un po’

Il vecchio aveva avuto ragione, non fu davvero un lavoro semplice. Il terreno, disseminato di piccole radici, era duro e compatto.

Perché non chiedi ai tuoi amici di aiutarti? Loro sarebbero ben felici di farlo Consigliò l'uomo

Fred si arrestò di lavorare e guardandosi le mani scosse il capo

Ne sono certo, ma poi avremmo tutti le mani doloranti. Dimmi la verità, tu non credi che ce la possa fare, vero?

Non hai mai usato quegli attrezzi, potresti impiegare molto tempo

Per la verità non avevo neppure mai camminato sulla Terra, eppure sono riuscito a farlo e a tornare... La tua sete è aumentata?

Un poco

Mi dispiace, non sono molto bravo. Perché per distrarti non mi racconti una fiaba, così potresti dimenticare per un po' la tua sete

Non conosco fiabe, però posso narrarti una storia che dovrà accadere

Com'è possibile che tu sappia di cose che debbono accadere?

A me è permesso leggere nel tempo

Beh, allora cosa aspetti? Racconta

Questa è la storia di un ragazzo non troppo fortunato a cui sarà dato nome Met

Un bel nome

Si, un bel nome, però non cominciare ad interrompermi... Dunque, fin dalla sua fanciullezza una naturale irrequietezza lo distinguerà dagli altri ragazzi della sua età. Sarà forte, vispo, tutto pepe e non si rifiuterà mai di dare una mano agli altri. Soltanto una cosa gli farà difetto, l'assoluta inca­pacità di fondersi con ciò che lo circonderà. Preferirà disertare la realtà e le amicizie per vagare in un mondo ricco di sogni, limitandosi a chiedere qual­cosa da mangiare quando non riuscirà a procurarsene.

Non sarà un cattivo ragazzo, ma soltanto molto timido. La vita lo spa­venterà e egli si rifugerà in quel suo mondo di sogni, rinunciando così a ciò che gli sarebbe spettato

Anche coloro che inizialmente lo aiuteranno, pian piano lasceranno che percorra da solo la sua strada.

La morte dei genitori lo spingerà ad allontanarsi dal suo paese in cerca di qualcosa che non troverà mai.

E così, pian piano, tra l'indifferenza della gente, attorno a lui il vuoto di­verrà sempre più ampio.

Poi, un giorno si ammalerà e man mano che la malattia si farà più grave verrà del tutto abbandonato a se stesso e sarà proprio quell'abbandono a far soffrire maggiormente il suo cuore.

Trascorrerà lunghissimi giorni in una sofferente solitudine, ma alla fine la sua forte fibra riuscirà a sconfiggere il male e questo accadrà proprio quando nell'aria s'inizierà a sentire il tepore della primavera.

Le prime immagini che lo riaccosteranno alla vita saranno gli oggetti noti della sua stanza, lo specchio macchiato dall'umidità, il tavolo, la sedia di paglia all'angolo, il lavabo e soprattutto quel vaso di coccio rosso posto sulla mensola accanto la finestra.

Durante i lunghissimi giorni d'inverno, quando la malattia lo aveva mag­giormente tormentato, il suo sguardo era tornato spesso su quella mensola dove sembrava fosse stato dimenticato quel piccolo vaso da cui spunta­vano pochi sterpetti senza vita.

Con l'avanzare della buona stagione, quando l'aria sarà più calda, ben­ché su quel vaso non giunga nemmeno un raggio di sole, a Met sembrerà di vedere alcune foglioline spuntare e ricoprire come una peluria di velluto quei tristi sterpetti.

Da allora seguirà con trepidazione la lotta che quell'esile piantina com­batterà giorno dopo giorno per sopravvivere e quando una mattina aprendo gli occhi vedrà alcune di quelle foglioline intristire e qualche rametto acca­sciarsi ingiallendo di morte precoce, ne proverà una tale pena da sentir­sene male.

In lui nascerà forte il desiderio di fare qualcosa per aiutarla, magari spo­standola dove il sole avrebbe potuto darle vigore, ma le sue forze non gli permetteranno di scendere dal letto.

Piangerà per la sorte avversa che colpirà la sua compagna e sarà così grande il dolore per quella perdita, che il suo male riprenderà vigore facen­dolo scivolare in un lungo delirio comatoso.

Trascorreranno molti altri giorni e quando ormai anche i medici avranno perso la speranza di vederlo guarire, Met riaprirà gli occhi.

La prima cosa che vorrà fare sarà di voltarsi verso la finestra per salu­tare la sua compagna, ma purtroppo l'irruenza luminosa del sole lo costrin­gerà a chiudere gli occhi.

In quei pochi istanti mille pensieri affolleranno la sua mente moltipli­cando l'ansia e quando finalmente troverà il coraggio per riaprirli e vedrà che alcune coraggiose foglioline della sua compagna, in uno sforzo pode­roso saranno riuscite a lambire la parete e guizzare oltre il legno antico della finestra per affacciarsi ridenti verso il sole, proromperà in un alto grido di gioia.

Nella solitudine del pigro tempo della convalescenza, Met osserverà con paziente curiosità la lotta che la piantina sosterrà per la conquista della luce e del sole e allora anche lui vorrà vivere.

E da quel momento inizierà a combattere per conquistare la sua parte di sole. E quando sarà completamente guarito, prima di uscire dalla stanza, si accosterà ad accarezzare la sua coraggiosa compagna.

Quella piccola pianta gli avrà insegnato che anche per lui, sol che lo vorrà, ci sarà la luce

È un bel racconto! Esclamò Fred interrompendo il lavoro

Si, sono d'accordo, ma tu ne hai compreso il senso?

Uh uh. Volevi intendere che non bisogna arrendersi?

Esatto

Ora però smetti di parlare e bevi. Disse offrendogli le mani arrossate da grosse vesciche ma colme d'acqua Anch'io non mi sono arreso e ho chiesto all'acqua di arrivare fino a te

Il vecchio non rispose, prese tra le sue le mani di Fred e bevve.

Quando si fu dissetato, il vecchio chiese a Fred

Vuoi che faccia qualcosa per te?

No, ho già tutto ciò di cui ho bisogno

Potrei guarire le vesciche che sono sulle tue mani

Le mie vesciche? Oh si... Avevi ragione, lavorare è duro. Ma davvero puoi guarire le mie mani? Chiese soffiando sulle vesciche

Non devi far altro che porgermi le tue mani

Fred lo guardò come se stesse cercando le parole per rispondere

Non ti piacerebbe soffrire di meno? Domandò ancora il vecchio no­tando la sua esitazione

Certo che mi piacerebbe, ma tu non mi devi nulla

– Però tu hai chiesto all’acqua di arrivare fino a me

Non è stato difficile

Cosa ti ha spinto a chiedere per me?

Non lo spo

Dunque non ti sei vergognato di chiedere?

No

Allora è giusto che io ti dia in cambio qualcosa

E non appena pronunciate queste parole il vecchio prese le mani di Fred tra le sue e vi soffiò sopra.

Ecco, ora le tue mani sono guarite

Ma come hai fatto? Anch'io avevo soffiato

A me è concesso tutto

Puoi fare tutto ciò che vuoi?

Certamente, purché rispetti alcune regole

Deve essere bello avere questo potere

È vero, ma a volte si debbono fare scelte non facilmente comprensibili

Quanto incomprensibili?

Molto… A volte si deve far nascere un bambino in una casa piuttosto che in un'altra

Non sono tutte uguali le case?

No, in alcune si vive nell'agiatezza, mentre in altre si vive in gravi diffi­coltà

E allora perché non fai nascere tutti i bambini in quelle case dove si vive felici?

Perché non sarebbe giusto

E tu dici che far nascere alcuni bambini nelle case dove vivrebbero in difficoltà è giusto?

Comprendo le tue perplessità, ma devi sapere che avere ottenuto il massimo sin dall'inizio, non è un vero premio, così come non è una puni­zione avere ottenuto il minimo. Ogni uomo dovrà ritagliare la propria vita utilizzando soltanto la sua coscienza e questo dono è concesso a tutti

Ma come si può dire a un bambino eccoti tre monete per vivere la tua vita quando se ne è date dieci al bambino che l'ha preceduto? Non credi che potrebbe non capire?

Può accadere

E vale la pena rischiare un'anima per insegnare agli uomini a leggere il proprio cuore?

Per questo ho detto che la conoscenza è un fardello difficile da portare

Neppure portare l’acqua fino a te era un compito facile

La cosa è un po’ diversa, se ora io ti dessi la conoscenza potresti non essere più capace di giocare con i tuoi compagni

Davvero?

Certamente. Rischieresti di crescere troppo in fretta e perdere la gioia di essere un bambino

Intendi dire che gli adulti non riescono più a giocare con i bambini?

A volte accade e soltanto quando invecchiano tornano a riscoprire quella gioia

Quando diventano nonni?

Pressappoco

Allora non m’interessa più, io voglio essere un bambino prima di es­sere nonno

Ottima scelta

Senti… forse non dovrei… ma se tu donassi la conoscenza a tutti i bam­bini… Forse tornando ad essere tutti uguali potremmo…

Tornare a giocare?… Si… è probabile… Va bene, voglio accontentarti… ma se da ora tutti i bambini dell'arcobaleno avranno la conoscenza della vita e della morte, dovranno impegnarsi a restituirla il giorno in cui lasce­ranno questo luogo per scendere sulla Terra… Credi che così possa an­dare?

Io lo vorrei un nonno come te Mormorò Fred sorridendo

Da allora trascorse molto tempo e mentre alcuni di quei bambini lascia­rono l'arcobaleno per nascere sulla Terra, molti altri si aggregarono per in­foltire il gruppo. Poi, un giorno, il vecchio mandò a chiamare Fred.

Tra poco lascerai l'arcobaleno per raggiungere la tua famiglia

Debbo proprio?

Certo, non vorrai restare qui per sempre? Però prima devi rendermi la conoscenza

E debbo restituirti la conoscenza?

Eh si! Hai promesso

– Però è peccato doverla lasciare, sulla Terra potrebbe essermi utile

Non ti servirebbe, sulla Terra non potresti utilizzarla

E se promettessi di non parlarne? Potresti lasciarmela?

So che manterresti la parola, ma sarebbe come andare contro la legge

Si, è vero… però qualcuno potrebbe utilizzarla a fin di bene

Uhm, non so perché, ma riesci sempre a trovare argomenti validi

Vuol dire che ce la lascerai?

Ve la lascerò, ma soltanto ad una condizione

Dimmi cosa dovremo fare?

Dovrete lasciare che possa sigillare le vostre labbra

Sigillare le labbra? Vuol dire che diverremo muti?

Il vecchio sorrise scuotendo il capo No, potrete continuare a parlare, ma non della conoscenza

E potremo utilizzarla?

Si, a condizione che serva ad aiutare gli altri e che nei vostri cuori sia rimasta l’innocenza

Quindi, senza aggiungere altro il vecchio lo attirò a se premendogli con forza l'indice della sua mano destra sul labbro superiore, proprio sotto il naso.

Ora le tue labbra potranno nuovamente parlare, Disse carezzando il volto di Fred ma non potranno divulgare la conoscenza. Essa resterà ce­lata nella tua mente fin quando non tornerai»

– Ed è per questa ragione che gli uomini della Terra hanno quella fossetta sul labbro superiore – Concluse Cristi compiaciuta

Victoria la guardò restando silenziosa.

– Non ti è piaciuta? – Chiese Cristi notando l’espressione dipinta sul suo volto

– Cavoli, è bellissima! – Borbottò Victoria annuendo – Tu credi sia una storia vera?

– Questo non lo so… mio padre era bravissimo ad inventare storie

– Tuo padre conosceva davvero molte cose. Lui l'aveva quella fossetta?

Cristi si strinse nelle spalle sorridendo – Glielo domandai e sai cosa ri­spose?

– Cosa?

– Che probabilmente il vecchio dovette premere assai debolmente sulle sue labbra, perché aveva l'impressione che fosse meno profonda di quella degli altri

– Stai scherzando, vero? – Domandò Victoria

– Quando parlo di mio padre non scherzo mai

– Cos'altro ti disse?

– Che aveva la barba per evitare che la gente se ne accorgesse

– Ma cosa vai dicendo! – Rise divertita Victoria – Non sarà certo nato con la barba

– Beh, questo non gliel'ho mai chiesto, ma sono certa che se lo avessi fatto avrebbe risposto di averla sempre avuta!

– Non ho mai sentito di bambini nati con la barba

– Non prenderla sul serio, – Intervenne Mary ridendo divertita – questa benedetta ragazza è come suo padre, si divertono a prendere per il naso il prossimo. Ora però credo sia arrivato il momento di lasciarti riposare, hai bi­sogno di qualcosa?

– Di nulla, grazie

– Allora vado a nanna, buon Natale – Le sussurrò Mary baciandola sulla fronte

Rimaste sole Cristi e Victoria si sorrisero senza parlare. Cristi scivolò in ginocchio accanto al letto prendendole una mano

– Vuoi che resti con te? – Chiese

– No, vai pure nella tua stanza. – Mormorò Victoria sfiorandole con un dito il labbro superiore – Anche la tua fossetta è appena accennata

– Già, però a me non cresce la barba

– Buon Natale angelo mio

– Buon Natale amore mio, dormi bene e se avrai bisogno di qualcosa non preoccuparti, io lo saprò

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Il mattino successivo, nonostante che Cristi fosse intervenuta più volta per ridurle la soglia del dolore, a Victoria non riuscì di fare che pochi passi nella stanza.

– Dove vuoi andare? – Le chiese Cristi notando l'estrema determinazione nel voler scendere in salotto

– Non sono un'invalida! Vorrei scendere ad aiutare tua madre

– Non fare la bambina. Mary non ha bisogno dell'aiuto di nessuno e poi mi dici come farai a scendere le scale?

– Beh, mettiamola così, lui – E indicò il soffitto con il pollice – non mi ha dato la tua bellezza, ma mi ha dotato di una testa molto dura

– Di questo ce ne siamo accorti e allora?

– Allora...allora non voglio che mi vedano nel letto

– Figuriamoci! Considerando i pro e i contro non dovrebbero essere in troppi ad avere di queste aspirazioni

– Sei un'impertinente e una...

– Ssst, non si dicono parolacce il giorno di Natale

– Vedrai che riceverò visite

– Si? E chi sarebbe il fortunato?

– Non ridere, brutta gallina spennacchiata. Vedrai se ho ragione

– Stai parlando sul serio? Deve venire qualcuno?

– Non ti scaldare! Avrò pure il diritto ad avere qualche segreto

– Se ti permetto di scendere...

– Mi permetti? Ehi ma chi ti credi di essere?

– Scusami… volevo dire che se ti do una mano a scendere, tu mi prometti di startene seduta tranquillamente in salotto?

– Io non prometto nulla... Va bene lo prometto, accidenti a te!

– Okay! Allora ti porto giù

– Mi prederai in braccio?

– Hai qualcosa in contrario?

– No! Assolutamente. Mi sembrerà di tornare indietro di una vita. Sei certa di farcela?

– Ti preoccupi? Al massimo ce ne andremo tutte e due ruzzoloni per le scale. Che ne dici, tentiamo?

– E me lo chiedi? Dai, partiamo

Cristi la prese tra le braccia e la trasportò in salotto sistemandola sul di­vano accanto al camino.

Il male poteva aver vinto le sue forze, ma non certo il suo spirito e lo di­mostrò pienamente con tutta la sua allegria quando vennero a farle visita al­cuni suoi colleghi e molti dei compagni di classe di Cristi che ormai la consi­deravano una di loro.

Ma benché per l'intera mattina Victoria si dimostrò allegra e vivace, a Cri­sti non sfuggì una certa sua innaturale irrequietezza. E sebbene la pendola segnasse i quarti senza mai sbagliare, più volte Victoria le chiese che ora fosse, pregandola di guardar fuori se il tempo minacciasse pioggia.

Tutta quella malcelata impazienza scomparve d'incanto quando, qualche ora più tardi, vennero a far loro visita Li e la sua famiglia.

Quando Cristi aprì la porta e si trovò al cospetto di un uomo non molto alto e paludato in un abito di foggia orientale, rimase a bocca aperta senza riuscire a dire una sola parola.

L'uomo la osservò per alcuni istanti, poi, piegando le labbra al sorriso, chinò il capo in un saluto – Quest'uomo di nome Mi–Fei chiede il permesso di fare visita a questa famiglia – Sussurrò con voce leggera

Presa alla sprovvista Cristi piegò il capo rispondendo al saluto – La mia famiglia è onorata della tua visita – Sussurrò facendosi da parte

Sorreggendo suo padre Li lo introdusse nella stanza mentre Victoria si alzò con le braccia protese esclamando

– Amico mio! Finalmente

– L'onorevole dottore è guarito? – Domandò l'uomo sedendo al fianco di Victoria

– Come vedi anche questa volta abbiano superato l'ostacolo, ma dimmi di te, come stai? Mi sembra di vederti in ottima salute?

– L'onorevole dottore è gentile. Si, oggi la mia salute è decisamente mi­gliore, ma in ogni caso non avrei mancato di venire a salutare la mia onore­vole amica

– Il tuo affetto mi onora. Sapevo del tuo miglioramento, Li mi ha informata ogni giorno… è una cara ragazza

– Non adularla, non lo merita

– Perché mai? Non hai nulla da rimproverarle

– Questa figlia ha sbagliato a non riferirmi del tuo stato, io ho dovuto sa­pere in altro modo e questo non è onorevole

– Questa tua figlia non ha fatto che rispettare un mio desiderio, ed è sol­tanto per questo motivo se non ti ha riferito del mio malessere e poi non c'era da preoccuparsi, sono in buone mani

L'uomo si voltò verso Cristi che nel frattempo si era avvicinata a Li.

– Questa donna è Cristi? – Chiese

– Si, è lei – Rispose Victoria

Rifiutando l'aiuto di sua moglie l'uomo si alzò avviandosi con passo in­certo verso Cristi e quando le fu dinanzi le prese la mano sinistra e se la pose sul cuore

– Tu possiedi questo cuore e quello di tutta la mia famiglia. Ogni mio bene e la mia casa ti appartengono

– È un grande onore quello che mi fai – Sussurrò Cristi impacciata

– Io sento che in te aleggia qualcosa che non mi è dato interpretare. – Continuò l'uomo – È qualcosa di molto luminoso che non appartiene a que­sto tempo

– Sono lieta di non averti deluso

– Il tuo fardello è pesante, ma per sostenerlo ti è stata concessa una grande forza che t'illumina... ed io ti vedo... ti vedo... io ti vedo

– Grazie – Sussurrò Cristi serrando forte tra le sue le mani dell'uomo, che quando riprese a parlare aveva la voce più ferma

– Non mi è dato conoscere il motivo che lega a te la mia famiglia, ma qualunque esso sia puoi disporre delle nostre vite

– Sono soltanto una povera donna – Rispose Cristi

Mi–Fei la guardò intensamente, poi chiuse gli occhi e portando le sue mani al volto di Cristi sussurrò

– I vasi sono modellati con l'argilla e impreziositi con decorazioni e gemme, ma di essi è il vuoto che ne fa l'essenza. La casa ha muri, finestre e porte, ma è il vuoto fra di loro che li rende casa. La materia serve, è impor­tante, ma la vera entità è l'immateriale. – E quando riaprì gli occhi sussurrò con voce bassissima – Io ti vedo

Cristi chinò il capo – Sei un uomo saggio. – Sussurrò – I tuoi occhi sanno vedere oltre il buio

Mi–Fei le sfiorò i capelli annuendo lievemente

– Si può conoscere gli uomini anche senza uscire di casa, sviscerare e scrutare dentro di loro anche senza guardarli. Chi molte cose vede in realtà ne conosce ben poche, mentre il saggio senza osservare sa... senza volere compie e pur senza muoversi tocca la meta

– Conosco il Wu–Wei, mio padre mi ha molto parlato di Lao–Tse. Sei dav­vero un uomo eccezionale – Mormorò Cristi aiutandolo a sedersi accanto a Victoria – Li ha ragione ad amarti tanto

– Questa figlia ha il dovere di amarmi

– Questa figlia ti ama non perché te lo deve, ma perché ti appartiene – Mormorò Li inginocchiandosi ai suoi piedi

Carezzandole i capelli l'uomo guardò Cristi – Queste parole sono tue, vero?

– No, – Sussurrò Cristi – quelle parole sono state dettate alle labbra di tua figlia dal suo cuore

L'uomo annuì sorridendo – Tu hai condotto per mano la mia piccola Sun Li e aiutato questa figlia a sconfiggere le sue paure... e io non so se tutto ciò è parte di un disegno

– Tutti noi siamo parte di un disegno

– Quest'uomo e questa sua figlia hanno parlato e sono giunti ad un ac­cordo. Ella vivrà nel rispetto delle nostre regole, ma potrà disporre del suo tempo libero come meglio crede

– Posso chiedere il motivo che ti ha spinto a questa condotta?

– Perché amo questa mia figlia

– Questa tua figlia onorerà la tua casa

– Se sarai tu ad indicarle la strada non la perderò

– Non la perderai – Sussurrò Cristi piegando il capo

– Ora ti prego di scusare quest'uomo, ma prima di lasciare la tua casa vorrei scambiare alcuni pensieri con il mio onorevole amico dottore

– Si può negare a due amici di scambiarsi i pensieri?

– Sarà per poco, ti renderò l'onorevole dottore molto presto

Mentre Mary, seguendo i consigli della madre di Li, si avventurò nella preparazione del tè seguendo una tecnica completamente nuova, Cristi con­dusse Li al piano superiore nella sua camera.

– L'hai conquistato! – Esclamò Li tentando di soffocare la gioia che invece esprimeva pienamente l'espressione del volto

– Non dovevi permettergli di venire fin qui. – La rimproverò Cristi – Tutta questa strada e con questo tempo

– Non è stato possibile, egli desiderava incontrarti

– Mi ha reso un grande onore

– Forse ti parrà strano, ma ciò che ha saputo dirti appartiene all'impossi­bile. A nessuno avrebbe concesso il governo di quanto ha di più caro

Cristi annuì – Lo immagino e temo di non averlo ringraziato come avrei dovuto

– Per pochi istanti siete entrati in una dimensione in cui il tempo non ha senso. Tu l'hai reso un uomo felice

– Tuo padre non ha alcun bisogno di aiuto, sa essere felice con quello che ha. Avresti dovuto avvisarmi, saremmo venuti a prendervi con l'auto

– E tu credi che sarebbe stato la stessa cosa? No, egli desiderava fare qualcosa per te e per Victoria e ha messo in gioco la sua vita

– Tuo padre vede davvero oltre la barriera della conoscenza umana, sa perfettamente ciò che sta accadendo a te e a Victoria

– Io sono sua figlia, ed è normale che sappia interpretare i miei senti­menti, ma tra lui e Victoria… tra loro esiste qualcosa che non è di questa Terra. Quando mio padre cade in una delle sue crisi, immancabilmente lei è nella nostra casa senza che nessuno abbia avuto il tempo di avvisarla e tutto ciò accade da anni

– Sono due esseri eccezionali, appartengono ad una razza che sta estin­guendosi. Anche tu appartieni a quel gruppo di persone nate per gli altri. Guai se gli uomini perdessero gente come voi. Perderebbero l'unica possibi­lità per tornare a volare

– A volte le tue parole risuonano difficili, ti prego, non parlarmi così, io sono semplice… prova a parlarmi come si fa con un bambino

– Per te è terminato quel tempo, ora devi iniziare a vivere la vita degli uomini che sapevano librare il loro spirito nello spazio

– Oddio Cristo com’è difficile seguirti

– Ora è giunto il tempo che tu conosca la tua via

– Vuoi spaventarmi?

– Tra alcuni anni tornerai nella tua terra ed avrai un solo figlio, egli avrà figli, nipoti e molti pronipoti e uno di loro sarà colui che renderà libero il tuo popolo

– La Cina sarà dunque una nazione di uomini liberi?

– Ne dubiti?

– No, ma non so come il mio popolo potrà riconoscere la libertà se non l’ha mai conosciuta

– Io? E cosa posso fare io?

– Sposare David

– Ancora con questa storia? Ma lui non vuole me, mi rispetta, mi consi­dera un'amica e questo mi rende immensamente felice, ma niente altro

– E invece sarà l'uomo al quale legherai la tua vita e quella della tua na­zione

– Cristi per favore, non credi anche tu che sia un sogno impossibile?

– In effetti un piccolo problema esiste

– Immagino che debba essere io quel problema

– Non tu, ma lui. David è già innamorato di te, il problema è che ancora non l'ha capito

– Amica mia ti ringrazio per l'incoraggiamento, ma io non voglio più dare corpo ai miei sogni, non sarei capace di sopportare altre delusioni

– Tu e David siete talmente importanti che non riesco ad immaginare una soluzione diversa

– Se continui ancora sarò perfino capace di credermi bella

– Lo sei, credimi. Mio padre affermava che esistono molti modi per essere belli, ma il più difficile è quello di esserlo dentro di noi. Quella bellezza, se riconosciuta, sa conquistare

– Non è il mio caso

– Tu ancora non lo sai, ma la tua bellezza è più luminosa di un aurora bo­reale

– Si, però David ha scelto il tuo bagliore

– Ma te lo immagini? David che sceglie me rinunciando a te. Dovrebbe essere del tutto impazzito. Hai fiducia in me? – Chiese Cristi

Li annuì – Tanta quant'è la mia paura

– Ti ho già detto che tra alcuni anni lascerai questa nazione per far ritorno nella tua terra. Purtroppo David non potrà seguirti, non glielo permetteranno, ma tu partorirai suo figlio... e sarà vostro il merito di far promulgare una legge sul matrimonio che renderà le donne un po' più libere

– Stai scherzando, vero? Quella del matrimonio è la pratica più radicata del mio paese. Non potrà mai essere modificata

– Vedrai cosa saprà fare il tuo e il suo coraggio

– Vorrei che il cielo ascoltasse le tue parole

– Le ascolterà, ma ora chiudi gli occhi

– Cosa vuoi fare?

– Ti porterò a vedere cosa sarà della tua Cina quando una parte di te opererà il miracolo

– Dovremmo poter volare nel tempo

– Beh, con un po' di aiuto faremo anche questo... e molto presto anche tu saprai compiere di questi miracoli

Li sorrise tristemente – Com'è strana la mia vita, fino a stamani ho vissuto coccolata in un alone d'affetto e ora tu mi parli di miracoli e mi proietti in un mondo colmo d'incognite. Perché tutto ciò a me? Io debbo sapere

– Anch'io una volta volevo sempre conoscere la ragione di quanto mi ac­cadeva, ma con il tempo ho compreso che il miglior modo per annullare un miracolo è pretenderne una spiegazione... Tu non sei ancora pronta ad af­frontare certe verità, ma quando verrà il momento ti sorprenderai della nuova Li

– Ho paura di svegliarmi da un momento all'altro

Cristi le accarezzò il volto – Guardando te mi torna alla mente una bam­bina che sapeva di aver bisogno di aiuto, ma era così orgogliosa da non ri­uscire a chiederlo

– Chissà se un giorno riuscirò mai a comprendere cosa sta accadendo

– Accadrà molto presto

– Quando?

– Dopo che sarò partita

– Te ne andrai?

– Il mio tempo con voi sta per scadere

– Mio padre ha ragione quando afferma che la tua voce non è quella del vento. Lui sa chi sei

– E tu? Per te chi sono?

– L'unica cosa che mi è chiara è che ti amo – Sussurrò Li avvampando nel volto e senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi – Io non so che amore sia il mio, ma so che tu vivi in me...sei nei miei sogni, nei miei pensieri. Ho perfino scoperto di riuscire a parlarti quando non sei presente. È così strano che a volte mi sembra di vedere con i tuoi occhi e pensare con la tua mente

– Non hai nulla di cui preoccuparti, è la nuova Li che sta crescendo

– Prima non ero così, avevo grosse difficoltà a comprendere gli altri, ora invece ho paura quando sento i loro pensieri

– Con un po' di pazienza imparerai a guidare questi tuoi nuovi poteri... Hai mai ascoltato i pensieri di...

– No, non l'ho mai fatto – Reagì Li interrompendola

– Perché? Avresti potuto comprendere quello che ha nel cuore

– Non lo farò mai

– Brava! Dovrai riuscire a non commettere questo errore. E non pensare d'essere pazza, accadeva anche a me, ma poi mio padre m'insegnò a codifi­carli

– Tu lo insegnerai a me?

– Certo, ma ora sei pronta per il viaggio?

Li annui.

– Bene! Allora chiudi gli occhi e non aver paura, non accadrà nulla e quando li riaprirai vedrai cose che sebbene non appartengano a questo tempo saranno assolutamente reali. L'unica imposizione che dovrai rispet­tare sarà di non fare assolutamente nulla che possa modificare il corso natu­rale degli eventi, hai capito cosa intendo?

Li annuì mordendosi un labbro – Tu sarai con me?

– Per l'eternità

Li respirò profondamente – Va bene, andiamo

Improvvisamente la luce della lampada elettrica mutò il suo spettro e mentre una impercettibile vibrazione percorse l'aria rendendola più calda, una foschia bianco rosata avvolse la stanza annullandone ogni contorno.

Li provò inizialmente una intraducibile sensazione di dissociazione mate­riale e di perdere il contatto con l'ambiente. Dapprima i suoi sensi persero la capacità di darle la giusta dimensione della realtà piombandola in una spet­trale opacità e un silenzio ronzante… Poi, lentamente la introdussero in un insieme di segnali simili allo stormire sommesso delle foglie in riva al fiume.

– Non temere, – Le comunicò mentalmente Cristi – sono accanto a te

– Mi sento diversa, – Rispose Li utilizzando la mente – ho come l'impres­sione d'essere morta

– Ti assicuro che non lo sei affatto. I nostri corpi sono nella mia camera e vivono la loro vita normalmente

– Allora cosa sono?

– Sei Li

– Ma se hai appena detto che i nostri corpi sono nella tua camera, quello che io sento d'essere, cos'è?

– Sei un flusso energetico della tua mente che si sta spostando attraverso la curva del tempo

– Non siamo reali?

– Lo siamo, ma non nel senso che tu concedi a questa parola. La nostra è la condizione della giusta realtà

– Vuoi dire che è questo il nostro vero stato?

– Pressappoco

– Ora cosa accadrà?

– Ancora un poco di pazienza. Cerca di restare calma

Seguì un periodo di tempo indefinito in cui Li sentì in se qualcosa che le procurò dolore e quando iniziò a riprendere coscienza fu colpita prima da una insistente sensazione di freddo e subito dopo da rumori provenienti dal­l'ambiente che la circondava.

Lo spettro della luce mutò ancora, passando dall'opaco lattiginoso alla grigia luce di un alba che si rifletteva su una vasta distesa selvaggia ai piedi di una catena montuosa dal profilo dentato.

Vista di lontano, fusa alle montagne come una prodigiosa sagomatura delle stesse loro vette e dei loro fianchi, la Grande Muraglia dava la bizzarra impressione d'essere opera d'immense forze naturali.

Quella vecchia e patetica struttura che per anni era stata occupazione e preoccupazione per milioni di uomini, si snodava in una linea bianca a per­dita d'occhio seguendo i capricci della Terra; ora salendo e scendendo o serpeggiando in valloni, per poi risorgere mostrando le sue torri in cento modi diversi.

– È la Wan–li–chang–cheng – Sussurrò Li – Il mio popolo ha trascorso più di mille anni della sua esistenza ad ammassare muri contro il resto del mondo, cessando soltanto quando si vide il trono occupato proprio da quei tartari che voleva tenere lontani a furia di calce e mattoni

– Non essere così severa, vi sono state epoche nelle quali le condizioni di vita dovevano far considerare logica e necessaria la presenza di muri fra la civiltà e la barbarie. Ancora oggi grandi e crudeli nazioni nascondono le loro barbarie dietro mura molto meno belle e imponenti della tua Wan–li–chang–cheng

– Se non sto sognando dovremmo essere nei dintorni del villaggio dove sono nata

– Non stai sognando, siamo molto vicine a Kalgan

– Perché mi hai condotto in questi luoghi? Tra queste pietre ho vissuto il periodo più dolce della mia vita. Ho paura che questi ricordi possano fare male al mio cuore

– Credo invece che sarai felice di vedere cosa è nato da te

– Mio dio mi spaventi! Cosa può essere nato da me?

– Tra poco vedrai con i tuoi occhi il miracolo che hai saputo compiere

– In quale anno ci troviamo?

– Nel 2168 dell'era cristiana

– Di quale miracolo stai parlando? Non mi pare di notare nulla di diverso da ciò che ricordo

– Eppure qualcosa di molto importante è avvenuto

– Cosa?

– È cambiata la tua gente. Ma ora niente domande, dobbiamo essere a Kalgan prima del tramonto.

– Ho paura

– Non è il caso di averne, ciò che dovevi fare lo hai compiuto oltre due­cento anni fa

Quando le due ragazze scesero nuovamente in salotto, erano tutti riuniti davanti il piccolo camino

– Credevamo vi foste addormentate – Borbottò Victoria

– Abbiamo fatto un magnifico viaggio – Esclamò Li

– Oh oh e dove siete state? – Domandò Mary cercando gli occhi di Cristi

– È un segreto – Rispose ridendo Li

– Questa mia figlia mi sorprende. – Osservò Mi–Fei – Lei sa bene che do­vrebbe dare una risposta sincera alla domanda

Li si inginocchiò ai piedi del padre

– Ti chiedo perdono, ma lascia che questa tua figlia possa tenere chiusi nel cuore piccoli e innocenti segreti legati alla sua età

– Vedi dottore cos'hai combinato? Soltanto poco tempo fa questa risposta mi avrebbe addolorato. Oggi invece sono in grado di comprendere molto meglio questa mia figlia

– Forse sei veramente cambiato amico mio, – Disse Victoria – ma per me rimarrai per sempre il mio magnifico mandarino brontolone

– Il mio onorevole amico mi loda troppo

– Tu mi conosci, l'adulazione è fuori della mia portata

– Chiedo scusa, ho imparato ad essere spiritoso

– Conosco la tua arguzia orientale e sono lieta che tu abbia saputo guar­nirla con la tolleranza occidentale

Cogliendo alla perfezione ogni sfumatura di quanto Victoria aveva ap­pena detto, Mi–Fei sorrise compiaciuto.

– È uno vero spreco che una mente così fine debba essere prigioniera nel corpo di una donna. Se il mio eccellente amico dottore fosse nato uomo...

– Non avrei indossato le gonne e questo amico mio mi avrebbe rattristato – Lo interruppe lei per troncare un argomento poco adatto ad un giorno di Natale.

ontinua...



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