ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 26 ottobre 2015
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Panacea: Capitolo 10

di FrancescoGiordano. Letto 467 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il momento era finalmente arrivato, Alex e Marx si trovavano faccia a faccia. Il primo era stato colto con le mani nel sacco dall'agente dell'S.S.I., ...

Il momento era finalmente arrivato, Alex e Marx si trovavano faccia a faccia. Il primo era stato colto con le mani nel sacco dall'agente dell'S.S.I., che adesso lo teneva in pugno puntandogli una pistola stordente. Il mercenario era immobile, ma non con le mani alzate, probabilmente non era ancora pronto ad arrendersi.

«Ti conviene alzare le mani, se non vuoi che spari.» disse Marx, avvicinandosi poco a poco al suo nemico.

«Credi davvero che cambierebbe qualcosa? Ormai mi hai in pugno, puoi avvicnarti ed ammanettarmi senza problemi. Oppure hai paura, agente Marx?» rispose Alex, con un ghigno sul volto.

Quell'espressione e l'arroganza dell'uomo non andavano giù a Marx, ma si trattenne, perché sapeva che tra poco tutto sarebbe finito «Continua pure a fare il pagliaccio, ormai hai i minuti contati.» non fece caso al fatto che conosceva il suo nome, se era così bravo come immaginava, era normale che conoscesse già colui che gli stava alle calcagna.

Ormai vicino ad Alex, l'agente prese dalla tasca le manette, pronto a mettere fine a quella storia. Ma poco prima di prendere il braccio del malfattore, l'imbarcazione che stava prendendo fuoco esplose, il rumore colse di sorpresa Marx per qualche secondo, che venne colpito da un calcio che fece cadere a terra la manette.

Anche quei pochi istanti erano bastati per creare una via di fuga, Marx a quel punto aveva capito che non poteva più fare altri errori. Il nemico era pronto a ricorrere allo scontro fisico, ma l'agente, senza perdere tempo, premette il grilletto della sua pistola stordende, colpendo sul petto e facendo cadere a terra Alex, ormai paralizzato.

«Te la sei cercata amico, dovevi solo stare fermo.» disse l'agente, che adesso si era abbassato per ispezionarlo.

Anche se era immobile, poteva ancora nascondere qualche asso nella manica, per questo motivo decise di proseguire il più cautamente possibile. Sapeva bene con chi aveva a che fare, trovandosi così vicino alla meta, non poteva sbagliare proprio adesso, si sarebbe mangiato letteralmente le mani se fosse successo qualcosa.

Ma il destino voleva ancora divertirsi, con lui, perché mentre l'uomo era intento a frugare il mercenario, Alex diede un altro calcio sul braccio dove l'agente teneva la pistola, facendo cadere quest'ultima a terra.

«Ma che diavolo...» Marx non poteva crederci, il suo nemico non poteva muoversi, la pistola non aveva mai fallito. Quella bizzarra situazione lo rese un bersaglio facile per il secondo colpo di Alex, l'agente venne infatti beccato in pieno da un pugno sul volto, che lo fece leggermente indietreggiare e cadere a terra.

La situazione stava volgendo a favore di Alex, che adesso era di nuovo in piedi e pronto a passare all'attacco. Prese infatti una pistola e, dopo averla puntata verso l'agente, disse «Te la sei cercata amico, dovevi solo farmi andare via senza fare storie.» imitando le parole di Marx, un'altra pagliacciata che l'agente non poteva sentire, ancora intontito dal colpo.

Ma non appena vide l'arma, l'uomo, ancora a terra, era consapevole del pericolo che stava correndo. Mentre Alex sparava, lui cercava di rotolarsi a terra e spostarsi verso sinistra, dove si sarebbe potuto proteggere dai colpi grazie ad alcuni containers. Anche se non capiva ancora come fosse riuscito a resistere al colpo della sua pistola, quello non era il momento per farsi certe domande.

Marx era riuscito nel suo scopo, dopo aver rotolato e gattonato verso i containers, ebbe il tempo di rialzarsi e correre verso una zona più sicura.

Ma doveva risolvere un altro piccolo problema, la mancanza di armi a disposizione. Non solo la valigia con tutti gli attrezzi dell'S.S.I. Era lontana, ma non conteneva nulla che potesse essergli di aiuto in quella situazione. L'unica cosa che poteva fare era ricorrere allo scontro corpo a corpo, visto che, come il suo nemico, aveva ricevuto diversi insegnamenti su molti tipi di arti marziali.

Ma quando un uomo senza armi incontrava un uomo con la pistola, l'uomo disarmato era un uomo morto, quindi doveva trovare un piano per avvicinarsi senza perdere la pelle. Era più facile a dirsi che a farsi, ma non era di certo un novellino, era un'agente esperto dell'S.S.I., quindi la missione non era impossibile.

Doveva però capire dove si trovasse esattamente il suo avversario, che già da qualche minuto aveva smesso di sparare. Anche lui era furbo, non poteva continuare a sparare all'infinito, avrebbe solo sprecato pallottole e rilevato la sua posizione. Quel silenzio fece nascere un'altra ipotesi, quella che Alex fosse fuggito.

«Ehi agente, come mai ti nascondi? Hai paura?» disse il mercenario.

L'ennesima buffonata di Alex confermava la sua presenza nel luogo, probabilmente voleva assicurarsi di uccidere l'agente perché l'aveva ormai visto in volto. Questo ragionamento aveva senso, quindi Marx poteva dormire sonni tranquilli, il suo nemico non se ne sarebbe andato via, ma restava ancora il problema dell'avvicinarsi senza restarci secco.

L'uomo esplorava il porto cercando di rimanere sempre al coperto, erano poche le zone aperte, quindi poteva continuare senza troppi problemi la sua corsa. Ci vollero alcuni minuti prima di intraverede Alex, una volta avvistato poteva scegliere la strada migliore per raggiungerlo e coglierlo di sorpresa.

Il suo nemico non rimaneva però fermo allo stesso punto, doveva quindi essere veloce ma non fare troppo rumore e rischiare di essere scoperto. Una cosa da nulla per lui, come tutti gli agenti dell'S.S.I. .

Passarano altri cinque minuti, prima di riuscire ad avvicinrsi ad Alex, ormai alle sue spalle, Marx gli diede un calcio al centro della schiena, facendo cadere il suo nemico a terra. Mentre era a terra, l'agente continuava a colpirlo con dei calci, riuscendo anche a fargli cadere la pistola. Poco dopo decise di abbassarsi per dare anche qualche pugno sul volto del mercenario, ma quest'ultimo era riuscito a riprendersi ed era pronto a contrattaccare.

Seguirono molti scambi tra pugni e calci tra i due, prima a terra e poi in piedi. Entrambi capirono che il loro allenamento era stato simile, visto che le capacità dei due erano pressocché simili, nessuno sembrava prevalere sull'altro.

Capendo ciò, Alex decise di indietreggiare per riprendere possesso della sua arma. Marx era costretto a nascondersi per la seconda volta, ma sapeva che non poteva andare avanti così, se voleva catturarlo. Poco prima di rimettersi in marcia però, accanto ad un container aveva notato qualcosa di strano.

"Ehi ma... Questa cosa ci fa qui?" questo era il primo pensiero che fece non appena prese l'oggetto, si trattava di una pistola.

Non era sicuramente quella di Alex, visto che l'aveva ripresa, allora di chi era? Cosa ci faceva lì? Anche questa volta le domande dovevano aspettare, perché adesso Marx aveva una possibilità di chiudere la partita una volta per tutte. L'arma era carica e pronta a sparare, adesso poteva davvero cogliere di sorpresa il mercenario, che non si sarebbe mai potuto aspettare una cosa del genere.

I due giocarono ad inseguirsi per diversi minuti, prima di ritrovarsi di nuovo faccia a faccia, questa volta l'agente dell'S.S.I. Poteva sfidare il suo nemico ad armi pari. Per sfruttare subito l'effetto sorpresa, fu Marx a puntare l'arma per primo, lasciando per qualche secondo Alex a bocca aperta. L'uomo non poteva che approfittare dell'occasione, sparando verso l'arma del mercenario, facendola volare via.

«Fermo! Se ti azzardi a muoverti ti sparo!» disse Marx, per evitare che il suo avversario corresse verso l'arma.

Alex era costretto ad ubbidire all'ordine, la pistola era troppo lontana per riuscire a riprenderla senza essere colpito, doveva trovare un altro piano, se voleva scappare.

L'agente questa volta decise di non avvicinarsi, sapeva già che Alex poteva disarmarlo se non fosse stato attento. Ma c'era un altro problema, non poteva ammanettarlo. Come poteva tenerlo sotto controllo se era ancora libero?

Ma proprio mentre si guardava in giro in cerca di una corda od uno strumento che potesse aiutarlo, il mercenario si mise a correre. Marx rimase però stupito, perché Alex non si stava recando verso la pistola, ma bensì verso il mare. Non potendo sapere cosa aveva in mente, l'agente diede il via all'inseguimento, intimandogli di fermarsi.

«Se continui così non mi darai altra scelta che spararti!» ripeteva l'uomo, ma il fuggitivo non sembrava dargli ascolto, visto che continuava tranquillamente ad allontanarsi.

Ma la sua corsa era ormai finita, davanti a lui c'era solo il mare, infatti Alex, una volta fermatosi, disse «A quanto pare siamo arrivati alla resa dei conti...» per poi voltarsi verso Marx.

«Che hai intenzione di fare?» chiese l'agente.

«E' molto semplice, sei un osso duro, non pensavo che mi avresti dato tanti problemi. Quindi l'unico modo per me di scappare è gettarmi in mare, in caso contrario tu ed i tuoi amichetti mi catturerestre in poco tempo.» il mercenario non aveva ancora perso la sua sfacciataggine, svelando il suo piano senza battere ciglio.

«E credi sia una mossa intelligente? Quanto credi di poter resistere nuotando?» Marx gli fece subito notare la stupidità del suo piano, ma la risposta lo mise in difficoltà.

«Hai ragione, ma vincerei comunque io. Tu mi vuoi catturare per avere delle informazioni giusto? Quindi non hai molte possibilità, o mi spari mentre mi getto, rischiando di farmi morire, oppure mi lasci andare in mare, sperando che in qualche modo me la cavi.» dopo aver sfoggiato nuovamente il suo sorriso spavaldo, aggiunse «Allora, che scelta farai?» mentre indietreggiava sempre più.

«Fermati!» l'agente non poteva far altro che urlare, era così vicino alla sua preda ma non era ancora in grado di acciuffarla, era in preda alla rabbia «Ti propongo un accordo, ti lascio scappare, ma ti prego, non tuffarti!»

«Ah!» dopo una breve risata, Alex disse «Credi che sia così stupido? So che hai registrato tutto, anche se dovessi fuggire, mi trovereste in pochi secondi per colpa della mia faccia. E' vero, sono un esperto, ma entrambi sappiamo che anche i migliori commettono degli errori quando vengono inseguiti e si sentono minacciati.» dopo una breve pausa, aggiunse «Quindi mi dispiace, preferisco annegare!»

Aveva ragione, Marx aveva effettivamente registrato tutto grazie alla spilla che indossava sul vestito, che era in realtà una piccola telecamera. Ma come faceva a sapere una cosa del genere? Solo quelli dell'S.S.I. Dovrebbero avere informazioni di questi tipo, che le voci di una talpa fossero vere?

«Ehi agente, il tempo sta per scadere!» nel frattempo il mercenario continuava ad indietreggiare, ormai era pronto per gettarsi.

L'agente non sapeva cosa fare, ma quella indecisione non interessava ad Alex, che proprio in quell'istante stava saltando per tuffarsi. Senza pensarci, alla fine Marx premette il grilletto, ferendo la spalla destra del fuggitivo, che cadde in mare lasciando una scia rossa in acqua.

Il mercenario non stava mentendo, si era davvero buttato, ma l'agente non si era ancora arreso. Prese il suo cellulare e subito fece una chiamata al quartier generale dell'S.S.I. «Ho bisogno di recuperare un uomo caduto in mare, ma fate presto, potrebbe essere un agente della Fiamma Oscura ed è ferito, potrebbe morire se non vi sbrigate!»

L'agitazione dell'uomo era comprensibile, il porto non era molto vicino al quartier generale, quindi c'era davvero il rischio che Alex potesse morire o per la stanchezza o per la ferita. Probabilmente il mercenario conosceva anche l'ubicazione dell'S.S.I., visto che sapeva di rischiare la vita gettandosi a mare.

Questa coincidenza fece aumentare i dubbi di Marx sulla famosa talpa presente nella sua agenzia, ma per ora non aveva ancora delle prove effettive su cui poter lavorare.

Quello era però l'ultimo dei problemi, perché dopo una lunga attesa, arrivarono i rinforzi, ma ormai era troppo tardi, Alex era morto. L'unica cosa che scoprirono fu che indossava una sorta di giubbotto anti-proiettili al petto che rendeva inefficace la pistola stordente di Marx.

L'agente divenne una sorta di eroe per l'S.S.I., perché era riuscito a fermare qualcuno appartenente alla Fiamma Oscura. Marx però non era soddisfatto, perché non aveva nessuna informazione su questa organizzazione, tornando a brancolare nel buio.

Inoltre adesso l'ombra di una talpa era diventata più reale, ma non poteva farne parola con nessuno, perché tutti erano sospettati. L'agente non era però preoccupato, anzi, pensava che riuscendo a scovare questo infiltrato, avrebbe potuto mettere finalmente le mani su qualche informazione riguardante la Fiamma Oscura.

A Marx non restava che tenere gli occhi ben aperti e non fidarsi di nessuno.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: