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lavoro pubblicato lunedì 26 ottobre 2015
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HERREN - La voce di Borderline Capitolo 6

di Estephany. Letto 498 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Accavalla le gambe, appoggia un gomito alla mensolina. Sbatte tre volte le palpebre degli occhi a mandorla, ma lui non riesce a togliere gli occhi della scollatura. ” Spero che le tue cause non le vinci sempre così “..

CAPITOLO 6

Arriviamo all'isola prigione nel mezzo della giornata, proprio quando i ren scaricano tutto il loro calore soffocante sulle isole di Menar. La gabbia di reclusione delle navetta è stretta e puzza di sudore. O meglio, il grassone di fonte a me sta sudando così tanto che la tanfa si è espansa per tutta la cella. Alla base della testa ha un piega di grasso che si stringe ogni volta che alza la testa per prendere boccate d’aria. Dopo dieci minuti di viaggio, si è appoggiato alle sbarre, poi e scivolato giù con un tonfo secco. La puzza qui dentro è talmente insopportabile che nel momento in cui hanno aperto il portello non riuscivo a capire com4 avessi fatto a resistere per tutto quel tempo.

L’aria della mia terra mi entra nel naso come una boccata d’aria fresca in un’estate torrida e secca. La navetta ci lascia di fronte alla prigione. Cinquanta piani di edificio completamente in acciaio. Per entrare bisogna oltrepassare tre portoni blindati, sorvegliati da lobeg scelti.

I soldati ti trattano come se fosse una feccia, cercando di piegarti con spintoni e parole velenose.

Mentre mi mettevano le manette ho morso una guardia che si permetteva di allungare troppo le mani durante la perquisizione; mi ha messo un bavaglio alla bocca e manette ai piedi. L’ho guardato con disprezzo e mi ha dato uno spintone per farmi sbrigare, mentre cammino puntellando i piedi per non cadere.

La guardia di sicurezza afferra la mia documentazione. Dalla narici gli escono respiri pesanti che puzzano di nicotina. Sulla scrivania ha una foto con due donne, probabilmente la moglie e la figlia. Sfoglia i documenti, leccandosi le dita secche e poi solleva lo sguardo su di me.

- Sei praticamente una bambina –

Lo guardo in silenzio. Lui si alza con la pistola in mano. La solleva e me la punta poco sotto l’occhio. Brucia leggermente quando mi imprime sul volto il simbolo dei detenuti subito sotto quello vecchio di quasi sei anni del carcere minorile di Mosriet. Avevo si e no tredici anni, mi hanno tenuta dentro per un mese per una rissa per strada. Uscita da li quelle che non mi hanno dato quella sera me la ha date mia madre.

Prima di portarmi alla cella, mi fanno passare per gli spogliatoi e le docce umide. Mentre mi spoglio una donnona tutta spalle non mi toglie gli occhi di dosso; ritta come una armadio davanti alla porta di entrata e uscita. Nel voltarmi sento il suo sguardo sulle mia schiena sfregiata dalle profonde cicatrici lasciate dalla frusta, uno spettacolo che fa rabbrividire anche me che le ho addosso e che evito di guardarle. Cammino sulle mattonelle e con il pelo dell’occhio vedo i suoi occhi scuri. Mi fa tanto innervosire che vado fino all’ultima doccia a lavarmi. Io non sto a guardarle quella grossa verruca pelosa che ha sulla faccia. Sotto lo scrosciare dell’acqua la mente mi gioca brutti scherzi. L’acqua si tinge di rosso e puzza di morte.

Chiudo la chiave e scappo via, terrorizzata dall’idea di ciò che sta per succedere.

Indosso una divisa giallo canarino con una fascia rossa su un braccio. Detenuto speciale. Questo farà si che nessuno mi si avvicini. Con le mani dietro la schiena ci immettiamo per i corridoio e con un altro ascensore saliamo lungo tutta la torre. La gabbia di acciaio cigola ad ogni piano che supera. Vedo le celle ammassate una di fianco all’altra formando un triangolo nel cui mezzo si può vedere il fondo della costruzione e le guardie che vigilano ogni piano.

Ci sono vere e proprie leggende su questo carcere, il fatto che mai nessuno sia scappato o che i le guardie siano state scelte personalmente una ad una del generale Silka. Questo lo dicono ad Herren; da me, si parla di guardie che fanno ciò che vogliono, di prigionieri che spariscono nel nulla, mentre sulla carta dicono che sono ancora li dentro. Strano poi, che a sparire siano solo quelli che si possono permettere di pagare per essere messi su una navetta, appena le luci si spengono, diretta alle isole popolate di Swo.

Quando passiamo davanti ad una delle celle un prigioniero si schianta contro il vetro, gridando come un pazzo. La guarda fa finta di nulla proseguendo.

Mi portano in una dove una donna dai lunghi capelli neri sta seduta in un angolo. Sul braccio a una fascia nera. Condannato a morte. Quando entro alza la testa per un attimo a guardarmi. Mi tolgono le manette spingendomi dentro. Guardo fuori dalla cella.

Chissà per quanto mi terranno qui dentro, non ho la fascia nera quindi hanno intenzione di farmi uscire. Prima o poi.

Mi siedo ad un angolo vicino al vetro.

“ Come ti chiami ? “ Mi chiede lei in hirres. Quella dannata lingua la odio. Senza il traduttore impiantato in fondo alla gola non saprei nemmeno una parola.

“ Sono Etienne. Parlami in menes, per favore “ Gli rispondo.

“ Da che parte vieni ? “

“ Da Mosriet. “

“ Ah, pensa io sono cresciuta a Ericle. Poi mi sono spostata a Nord di Damires “

“ Un bel salto di qualità, complimenti. Perché sei finita qui ? “ Lei fa la faccia, che fanno quelli che preferiscono cambiare discorso ma che tentano comunque di spiccicare qualche parola.

“ Un malinteso. Tu invece ? “

“ Ho provato ad uccidere il generale Mis “

Lei scoppia a ridere e già mi sta simpatica. Per un momento sento qualcuno che mi sfiora una spalla e faccio un balzo. Maledizione. Ricomincia.

Hai recuperato la memoria, brava. O meglio dire finalmente. Ora che facciamo ?

Stiamo qui dentro finchè non si decidono a farci uscire, ovvio.

Non dirmi che vuoi stare qui ferma a far nulla. Scappiamo o almeno divertiamoci con qualcuno.

No.

“ Etienne “ Mi giro velocemente verso di lei, che mi sorride. Questa donna è tutta pazza.

Qualche ora dopo la luce nelle celle viene spenta, mentre il pavimento si illumina di rosso.

Da fuori cominciano urla, mentre i prigionieri picchiano i pugni sul vetro. Nella cella di fianco sento un ragazzino che piange. Mi rendo conto di star tremando solo quando Reyet mi passa una mano tra i capelli rassicurandomi. Che diavolo mi sta succedendo ? A distanza di anni, ancora non riesco a dormire in pace. Il buio mi terrorizza e Laura non mi può aiutare, o meglio fa già fin troppo.

Il suo modo di pronunciare il mio nome mi ricorda molto quello di Frey, usa la stessa cadenza che si usa nelle isole maggiori di Menar. Forse anche loro vengono da Ericle. No, ne dubito fortemente, quel menis è riuscito a farsi adottare da una delle famiglie più ricche di Herren, è improbabile che venga da quella fogna di paese. Mosriet è un autentico disastro, in quel posto le navette per andare in accademia tante volte non passano nemmeno, ma a Ericle non ci sono proprio. Un bambino su dieci viene mandato in accademia, le famiglie sono ancora del parere che i figli servano li a spalare merda; lo pensano finché i caschi rossi non fanno i controlli annuali e bussano ad ogni porta per prendere i figli.

Stai attenta.

Mi afferrano una gamba dal pavimento e faccio un salto, chiudo gli occhi per non vedere i cadaveri e i fantasmi che mi mordono la pelle.

Dannazione Laura stai attenta.

Si, scusa. Adesso li mando via.

Riapro gli occhi e una bambino mi balza al collo strozzandomi, lancio un grido picchiando i pugni sul vetro. Mi porto le mani al petto quando l’aria comincia a mancarmi nei polmoni e cado in una crisi di panico. Scoppio a singhiozzare terrorizzata dall’idea di essere in quel posto stretto e chiuso. Non posso stare qui dentro, finirò per impazzire. Reyet mi prende il viso tra le mani.

“ Shh shh. Etienne “ Mi dice di stare tranquilla, ma non ci riesco. Quando mi stringe al suo petto sento il suo odore buono, come di frutta. Prende a cantare una canzone di Herren che sentivo spesso cantare a mia madre. Con il naso gocciolante lascio che questa sconosciuta mi dondoli lentamente tra le braccia finché spossata non mi addormento.



- Oggi è il giorno della ninna nanna

Che cantava il re Davìd

Oggi è il giorno dei tuoi santi

Te la canto a te

Che bella è la mattina in cui ti vengo a svegliare

Veniamo tutti con gioia e piacere a felicitarti

Svegliati tesoro svegliati,

guarda, sta albeggiando

Oggi gli uccellini cantano la luna si è già addormentata -




- o -

Sono passati cinque giorni; rinchiusa in una cella di due metri per due con una donna che vuole farmi da madre. Sta mattina mi sono venuti a prendere per una visita. Non mi hanno detto chi sia.

Percorriamo i corridoi e poi scendiamo fino al secondo piano. Una guardia di sicurezza apre la porta blindata. Una vetrata divide come di prassi i prigionieri dalle visite. Nella sala ci sono diverse persone, principalmente donne accompagnate da bambini.

“ Vai là. Al posto numero 16 “

Mi avvicino e mi siedo davanti a una donna di circa trentacinque anni. Tiene le dita sinuose intrecciate su una cartelletta trasparente dentro cui si intravede una tavoletta olografica e un mucchietto di fogli.

“ Salve Etienne, il mio nome è Genakel Roxtok, sono un avvocato della corte suprema di Menar “

Sta dritta con la schiena come se avesse una bastone al posto della spina dorsale, però ha un viso amichevole, i folti capelli tinti di biondo sulle punte sembra gli abbia voluti mettere maggiormente in risalto indossando quella giacchetta bianca che fa intravedere il pizzo immacolato della canottiera. O è un reggiseno ?

“ Ciao “

“ Io sarò il tuo avvocato “ Sorride sbrigativa, prendendo subito ad armeggiare con la cartelletta a pressione, parte ad illustrarmi i miei diritti e quello che sarebbe stato opportuno fare. Mi distraggo un attimo a guardare le sue labbra rosse, e mi scopro a fantasticare su quale profumo debba avere la sua pelle dorata.

“ Chi ti ha mandata ? “ La interrompo.

“ Sono stata ingaggiata dal capitano Freyer Silka “

“ Digli che non ho bisogno di te “

Si sporge ancora di più in avanti e la camicetta si apre mostrando al petto un ciondolo rosa. E’ una delle collane che i compagni sono soliti a regalare alle neo-madri, per ringraziarle di avergli dato un figlio.

“ Lui mi aveva detto che avresti potuto reagire in maniera imprevedibile, ma vista la tua situazione è meglio che tu ci rifletta molto attentamente. Hai aggradito il generale Mis e i tuo precedenti non sono a tuo favore. Ascoltami, hai una lista di reati lunga tre pagine intere, ma non è la situazione peggiore che ho visto. Però, diciamoci la verità, Mis vuole farti fuori e senza di me ci riuscirà “

Mi appoggio alla spalliera della sedia. Lei mi fissa con decisione e un sorriso sulle labbra. Ha degli occhio piccoli e verdi, decisi e sensuali. La corte suprema di Menar è un buon biglietto da visita. Frey è stato furbo, mi ha mandato una menis perché sapeva che con una hirres non mi sarei fermata a parlare una seconda volta.

“ Quanto costi ? “

Lei resta un attimo sorpresa. Poi si inumidisce leggermente le labbra.

“ Tranquilla, la mia parcella non è una cosa di cui ti devi preoccupare “

Tiro indietro la sedia che stride contro il ferro del pavimento.

“ Non mi servi “

“ Non essere stupida, non ti servo io per capire che sei nei guai fino al collo. Come pensi di uscire da questo casino ? “

“ Non ti preoccupare, me la caverò “

“ Non sai in cosa ti sei invischiata ragazzina “

“ Lo so bene e so che tu per quanto possa essere brava non puoi fare niente “

Torno indietro fermandomi davanti a lei.

“ Non mi fraintendere, so chi sei e so che sei brava. Hai tirato fuori dai guai molta gente che tutti davano per spacciate, ma come hai detto tu, Mis vuole farmi fuori e per quanto tu possa essere strabiliante, non potresti fare nulla contro la legge di Herren “

Poggia le mani sul bancone, i capelli gli scivolano in avanti.

“ So già che non sarà facile, ma non ho preso quest’incarico solo per i soldi. Non sei l’unica che vuole un po’ di giustizia, voglio che quelli lassù sappiano che anche noi di Menar sappiano tirare fuori le unghie. Dammi una possibilità e ti dimostrerò che riusciremo a far mangiare la polvere a tutti “

Frey ha fatto centro. Mi risiedo sulla seggiola e lei fa lo stesso, incrocio le mani al petto.

“ Mi piaci. Ti ascolto “

Mi parla per circa quindici minuti dell’idea che si è fatta della situazione e mi elenca le accuse a cui dovrò far fronte, alcune delle quali sono state riaperte a distanza di anni. Tentato omicidio, aggressione, furto, atti osceni in luogo pubblico, possesso di stupefacenti, appropriazione di documenti segreti, presunto coinvolgimento in attività terroristiche, presunto spionaggio e manipolazione di apparecchi privati al fine di appropriazione di farmaci illegali. Mi passo una mano sulla fronte.

“ Devi essere molto sicura di te per non essere scappata appena hai letto quei documenti “

“ Se tu sarai sincera con me non dovrai scontare nemmeno in giorno di più di quello che non hai fatto. Vediamo, per quanto riguarda l’appropriazione di documenti ce un filmato a dimostrarlo. Di questa lista ce qualcosa che credi sia stato gonfiato o a dirittura che non hai fatto ? “

“ No, tutto vero. Anche se il termine terrorista mi sembra eccessivo “

“ Il furto di medicinali ? “

“ Si, è successo il secondo anno di accademia. Ho clonato un badge per entrare nei laboratori e ho preso qualche flacone “

“ Per uso personale ? “

“ Si dice il peccato ma non il peccatore “

“ Fare la martire non ti aiuterà “

Mi scappa una risata e faccio spallucce.

“ Furto ? “

“ A Menar, ho rubato un libro “

“ E’ stata l’unica volta ? “

“ No, sono stata fortunata che mi abbiamo presa a rubare quello, almeno sono sembrata una brava bambina tutto sommato “

Lei da un sospiro profondo. Usa le unghie smaltate di rosso per spostarsi una ciocca dietro l’orecchio. Sembra solo una delle tante oche che si trovano in giro eppure è un pescecane, è intelligente e manipolatrice.

“ Atti osceni in luogo pubblico. Hanno trovato te è il soldato Kelt Enkorie, mentre… oh. Questo lo saltiamo. Diciassette anni.” Alza gli occhi un attimo e poi torna a leggere. “ Possesso di stupefacenti. Qui ce scritto Nucleo blu

Aspetto qualche secondo a rispondere.

“ Si, è vero “

“ Hai smesso ? “

“ E’ rilevante ? “

“ Molto “

Il sospiro e il mio silenzio devono aver risposto alla sua domanda. Uno dei soldati ci viene a dire che il tempo è finito. Lei lo guarda, accavalla le gambe, appoggia un gomito alla mensolina e gli chiede di darci ancora cinque minuti. Sbatte tre volte le palpebre degli occhi a mandorla, ma lui non riesce a togliere gli occhi della scollatura. Solo cinque minuti però. Grazie.

” Spero che le tue cause non le vinci sempre così “

“ Tranquilla Etienne. Non ce niente di male a giocare un po’ a mio vantaggio, tutte le donne dovrebbero sapere quanto potere possano avere su una mente semplice come quella degli uomini. Ma tu questo già lo sai “

Mette in ordine tutti i fogli. Li impila, li batte sul ferro del ripiano poi li mette nella cartelletta.

“ Cosa intendi ? “

“ Sei una ragazza bella e intelligente, molto intelligente. Però poco furba “

“ Voglio la tua parcella “

“ E’ già stata pagata “

“ Ridagli i soldi e portala a me. Visto che sei così femminista mi farai anche uno sconto spero “

Si alza in piedi.

“ Purtroppo ho già usato la quota per prendermi questo paio di scarpe tesoro, sarà per la prossima volta. Lascialo fare l’uomo, altrimenti intacchi la sua virilità “

“ Non ho bisogno di far vedere le tette per avere un uomo che mi paghi i conti “

“ Non è questo il punto Etienne. Probabilmente è capitato anche a te di approfittartene, ammettilo " Mi lancia uno sguardo furbo e non rispondo “ E comunque, già che ne hai uno, anche carino, che non cerca di infilarsi nel tuo letto, tienitelo stretto. Tornerò settimana prossima non appena avrò sistemato alcuni documenti. Un’altra cosa. Sicuramente richiederanno un esame antidroga, quindi “

“ Ho capito “

“ Bene. Ci vediamo presto “

Lei si allontana ancheggiando nella gonna nera aderente, il rumore dei tacchi rossi la accompagna fino all’ascensore e dietro di lei gli occhi di metà degli uomini nella sala.

Genakel viene tutte le settimane ad aggiornarmi. Come pensavo è sveglia, ma mi ha sorpreso vedere che ha davvero un piano che forse può funzionare. Ho abbastanza testimoni da essere sicura che Mis non cerchi di manipolare le prove e giocando la carte della stabilità mentale potrei avere persino uno sconto di pena assicurato.

Perché hai accettato il suo aiuto ? E’ inutile.

Lo so, ma se non ci facciamo vedere minimamente interessate alla situazione penseranno che c’è qualcosa sotto.

Quindi una volta fuori cosa facciamo ? Andiamo avanti con il loro piano o chiediamo che dobbiamo fare ?

Fuori da qui saremo troppo controllate per comunicare con loro. Ma qui dentro non ce nessuno di cui fidarsi. Aspettiamo, vediamo se si fanno sentire, altrimenti troveremo un modo.

Lei si mette seduta davanti a me con le ginocchia al petto.

D’accordo, ma sta volta fa come ti dicono.

Dopo due mesi qui dentro ho capito che la mattina le luci si accendono nello stesso momento in cui i pannelli la fuori si abbassano e le guardie picchiano i manganelli sulle celle tanto per far sapere che se loro si sono dovuti tirarti giù dal letto anche noi avremo dovuto fare lo stesso.

Che alla mensa se il menis che chiamano lo spacca ossa ti chiede la tua razione è meglio dargliela senza ribattere. Che se stanno picchiando qualcuno devi fingere di non vedere e che è meglio avere qualcuno che ti copra sempre le spalle.

I primi giorni sono uscita a fare un giro veloce di perlustrazione, ma poi mi hanno detto che il generale aveva intenzione di tenermi li solo tre mesi, quindi ho accantonato l’idea di evadere. Sono quasi certa che nella decisione di limitare la mia pena ci sia dietro lo zampino di Frey. Ormai sono talmente abituata ad avere la sua ombra alle spalle che se un giorno lui smettesse di usare la sua influenza per aiutarmi probabilmente sarei in un mare di guai.

I detenuti passeggiano per sgranchirsi le gambe. La maggior parte di loro portano fasce gialle o arancio. Cioè criminali di media pericolosità, condannati per furti, spaccio di armi, corruzione e cose simili. Quelli dalla fascia verde non si fanno nemmeno vedere o credo li tengano in un settore diverso. Se capitassero tra le mani di qualche padre o madre farebbero la fine che si meritano tutti quelli condannati per pedofilia.

Poi ci sono le fasce nere, girano in branco borbottando e scherzando tra di loro. Tra di loro ce una solida gerarchia. Al comando di questa ce un uomo anziano dagli occhi neri e la carnagione scura come il petrolio, con cui Reyet parla spesso. A. Conipla, fascia nera. E’ qui dentro da vent’anni, ha fatto dentro e fuori dalle prigioni da quando gli sono spuntati i primi peli sul mento. Come tutti ha cominciato con piccoli furti per procurarsi il cibo, poi una cosa tira l’altra e se sei nelle strade finisci per incontrare la canaglia che ti offre una possibilità. E a quanto pare il boss On Scerelu ci ha visto lungo quando si è preso sotto l’ala Conipla, che gli ha fruttato negli anni una bella dose di soldi e rispetto.

Se ne sta seduto su una sedia con le mani adagiate sulle gambe. Scoppia in una grossa risata ad una probabile battuta di lei, quando si accorge che lo sto osservando mi sorride. I denti luccicano come perle avvolte dalla terra bruciata dal sole della sua pelle. Lo vedo che passa a Reyet qualcosa senza farsi vedere. Lei lo ringrazia con un leggero inchino e viene da me.

Dando la schiena alla porta mi mostra un ologramma con le uscite e gli sblocchi di sicurezza dalla prigione.

“ Settimana prossima, ce ne andiamo Stefh “

“ Esco tra tre settimane, perché dovrei venire con te ? “

Nei giorni precedenti mi ha accennato la sua idea di evadere, lei è condannata a marcire qui, ma io no. Scappare non mi porterebbe altro che guai e visto che mi sono fatta come nemica Mis è meglio stare qui buona, aspettando il momento giusto per piantargli un buco in testa. Ho pensato di chiedere aiuto ad alcuni dei vecchi amici che ho lasciato a Mosriet. Due giorni fa ho parlato con Totoro, un ragazzo che viveva a due casa dalla mia. E ‘cambiato da sei anni fa. E’ dentro per spaccio. La pelle sta marcendo, gli occhi sono scavati come fosse buie e le dita non hanno smesso un attimo di tremare. Ricordo quando aveva cominciato con quella roba, eravamo giovani, era un gioco e ci sentivamo invincibili. Poi però ce chi ha saputo dire basta e lui non è stato uno di quelli. Gli altri lo hanno lasciato indietro, solo Gayets è rimasta con lui per dargli una mano; ma ci è rimasta invischiata. Il loro primo figlio ha tre anni e ora è incinta del secondo. Lei è a Mosriet che cerca i soldi per tirarlo fuori e lui appena uscirà metterà la testa a posto. Questa volta per davvero. Immagino tutte le volte che lo ha detto.

“ Perché tu sei sveglia è sono certa che mi aiuterai nella mia causa. Ma per farti capire dovrei raccontarti prima come sono finita qui. Hai voglia di ascoltare ? “

Mi racconta di essere stata una scienziata di Menar che lavorava per conto di Trelleborg al progetto V.I.K. Ha lavorato per anni nei laboratori e ha anche conosciuto la bifrost Emily Erlic.

Il suo nome è conosciuto perché è stata una delle prime vittime del vik. Questo è il lato negati che in molti la fuori non conosco; se il vikring muore il cervello del bifrost lo porta ad una lenta morte cerebrale, se prima non ti afferra la demenza. Si dice che sia lo stesso al contrario, ma non si ha la certezza perché nessun bifrost è mai morto prima del vikring.

Dicevano che era morto per un arresto cardiaco, ma pochi ci credono. Lo sapevano tutti che avere un vikring fuori controllo e come tenere a spasso una mina vagante. Quindi loro hanno provveduto.

Reyet dice che anche Emily, come me e molti altri, era stata portata ai laboratori per degli accertamenti e per cercare una soluzione ma che presto si rese conto che in verità il loro intento non era quello di risolvere la situazione, bensì di studiare il fenomeno e trovare un modo per non scioglierlo evitando così di perdere un vikring.

Reyet si è ribellata dicendo che la pratica causa troppi problemi che i soggetti sono persone non animali per essere trattati come bestie, ma la minacciarono.

Gli dissero che se non la smetteva di contraddire gli ordini e non ricominciava subito a fare il suo lavoro avrebbero ucciso la sua famiglia. Lei finse di assecondarli per un po’, finche non sono morti.

Durante una spedizione poi, è stata presa da una navetta dei Carmiel e li ha capito perché non volevano sciogliere il vik. La guerra contro i carmis non è, come ci fanno credere per difenderci da loro, ma un tentativo di Mis per conquistare Mizalec e Beelec e i carmis sono intervenuti per impedirlo. Le cose non sono andate come lui pensava e ora loro stanno vincendo, ma Mis è un osso molto duro e nonostante le numerose perdite non accenna ad arrendersi. Loro hanno offerto la loro collaborazione a Reyet per spodestare Mis e terminare la guerra. Lei tornata a Herren finse di non sapere nulla per scoprire i piani del generale, ma l’hanno scoperta e hanno inscenato la sua morte rinchiudendola qui.

“ I vikrin sono delle perfette macchine da guerra, vengono addestrati e mandati li a combattere, i soldati normali reggono meno le lunghe ore insonne e lo stress psicologico delle guerre, per questo gli servono. Nessuno è mai riuscito a sapere niente, perché ai soldati fanno il lavaggio del cervello. Hanno studiato una nuova tecnologia che li rende del tutto devoti a Herren, qualsiasi cosa lei faccia “

“ Quel maledetto Mis, ci porterà tutti a morire. Cos’hai in mente ? “

“ So che questo congegno viene tenuto nella piramide a Tenear. Voglio introdurmi li e distruggerla “

“ Impossibile. Quel posto è più sorvegliato di Swo, stai parlando della piramide, è un suicidio “

“ Con le giuste conoscenze sarà facile. I Carmis e i Mizalec sono pronti a darci il loro supporto. Dobbiamo fermare questa follia. Se Mis se ne va, ci guadagneremo tutti, anche Menar “

Se riuscissimo veramente a fare una cosa simile prenderemmo due piccioni con una fava. Ci libereremmo di quel tiranno di Mis e rimetteremo in piedi Menar. In altre circostanze non mi sarei tirata indietro, ma non posso e non riesco ancora a fidarmi di lei e se mi tradisse sarei morta.

Però potrei sempre metterla alla prova.

“ Sei proprio sicura che possiamo fidarci ? I carmis sono un popolo terribilmente forte, persino Mis li teme. E i Mizalec: sono sotto attacco, forse la disperazione gli ha portati a questo, però non vorrei davvero che poi ci si rivoltassero contro, o ancora peggio si alleassero con i carmis “

“ Non succederà, loro sono completamente diversi da noi. Sanno di essere forti e che nemmeno tra mille anni li supereremo, non hanno interesse a sottometterci, è un popolo saggio “

La stanno usando. Non appena arriverà a compiere il suo dovere si libereranno di lei. Potrei farmi portare fino a dove mi serve arrivare e poi abbandonarla ma lei non è stata nemmeno capace di farsi tirare fuori di qui in sei anni quindi nessuno mi assicura che sia un soggetto di cui fidarsi.

“ Mi dispiace Reyet, ma non posso “

Lei non se lo aspettava.

“ Va bene “

- o -

Passarono altre settimane, mancano solo tre giorni al processo. Genakel verrà la mattina a portarmi con una scorta fino alla piramide. Per ora non mi soffermo a pensare a cosa farò una volta fuori da qui. Laura invece scalpita come se gli mancasse l’aria. Resto a guardare fuori dalla porta dal mio angolo di cella. Conipla sta a parlare con Reyet, tra alcune fasce gialle è scoppiata una rissa, una guardia sospira assonnata e un nuovo arrivato si crede il re del mondo, ma gli faranno abbassare la cresta presto. Sono tanti quelli come lui che entrano pensando che qui sia uno scherzo, come nei film, ma non è così. Qui nessuno vede niente e quindi tutti possono. Qui dentro sei da solo con te stesso, arriva un girono in cui smetterai di guardati le spalle, qualcuno ti pugnalerà e quando vedrai chi è stato ti sembrerà di morire e li capirai davvero cosa diavolo stai diventando e quanto sia possibile cadere in basso. Il fondo non è mai incavato quanto immagini, ce sempre qualcosa più sotto e sotto di questo un altro e un altro ancora; il brutto è che non te ne accorgi finche non fai una cauta talmente rovinosa che o alzi la testa per vedere che succede oppure sei già un vinto. Come dicevano in un libro letto da bambina. I vinti.

Era persone senza più speranze, anche se avrebbero potuto non facevano nulla. Ho sempre pensato che non avrei mai voluto essere così, come la gente del mio paese, che aveva smesso di lottare. Sentire Reyet che ancora combatte, nonostante sia stata dimenticata, mi ha fatta sentire viva, ma poi mi si è riempito il cuore di un enorme tristezza quando mi sono resa conto che lei pensa di essere nel giusto, ma se sapesse ciò che so io capirebbe che è tutta una macchina.

Una delle guardie si avvicina alla mia cella. Appoggia una mano al bordo dell’entrata. Prigioniero 040996 ? Si.

Tira fuori una tavoletta olografica e mi legge un documento firmato dai giudici di Tenear in persona. Il mio giudizio finale è stato rimandato a tempo indeterminato, nel frattempo dovrò restare qui dentro.

“ Mi prendete per il culo ? “ Dico alzandomi in piedi “ Io qui dentro non ci resto un giorno di più, bastardi “ Mi lancio addosso a lui gettandolo contro il vetro infrangibile. Gli do un pugno e poi un altro. Alcuni detenuti si sono avvicinati per sbraitare come quello che siamo, dei maledetti animali in gabbia. Tira fuori il manganello e mi allontano. Lo alza e me lo sferra addosso, lo schivo e gli do una ginocchiata nello stomaco. Non mi accorgo però dell’altro che era dietro di me e mi arriva una delle peggio scosse elettriche che abbia mai sentito. Ancor prima di cadere a terra il cervello mi è già andato in tilt.



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