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lavoro pubblicato lunedì 26 ottobre 2015
ultima lettura lunedì 26 ottobre 2020

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L'errore dell'impiegato

di 1JacopoNavacci. Letto 576 volte. Dallo scaffale Generico

Samuele de Mattei, impiegato ventinovenne, dormì male quella notte; meglio dire che non dormì affatto: per tutto il giorno aveva rincors...

Samuele de Mattei, impiegato ventinovenne, dormì male quella notte; meglio dire che non dormì affatto: per tutto il giorno aveva rincorso telefoni squillanti e richieste a destra e sinistra senza fermarsi un momento. Era arrivato perfino mezz’ora prima per avvantaggiarsi col lavoro, aveva rinunciato anche alla pausa pranzo. Era stato perfetto. Ora senza forze, terribilmente stanco, si ritrovava disteso sul letto guardando la macchia sul soffitto. Qualcosa lo turbava, come avesse uno stormo di cormorani nel cervello che gridavano in cerca di cibo lungo la costiera. Qualcosa non andava, lo si avvertiva nella tensione dell’aria. Aveva certamente dimenticato qualcosa. Questo generava il problema, perché proprio a lui erano affidate tre importanti pratiche. Non aveva fatto molto altro, per cui il problema era proprio là. All’interno della mente andavano affollandosi i ricordi, cercando di ricostruire la giornata:
La sveglia, stamattina in anticipo. Caffè leggermente bruciato, nel cercare di fare tutto e subito è rimasto troppo sul fuoco e me ne sono dimenticato. Forse questo? No. Faccio un tentativo di ristabilire un buon sapore in bocca, bar sotto l’ufficio, quello con le tendine gialle, cornetti artigianali: caldo, morbido, esplode la marmellata all’interno della bocca, sapore ripristinato, zucchero sui baffi, deglutisco, mi pulisco i baffi.
Ricordava ogni passaggio. Forse proprio all’interno della mattinata c’era l’errore, ma all’occhio della mente tutto appariva nitido ed eseguito con precisione. Però c’era qualcosa che non andava, di nuovo si sentiva inquieto, avvertiva il battito d’ali dei cormorani che volavano sulla costa, sopra le onde, sopra gli scogli, sotto i suoi pensieri.
Fuori del bar, piove, sottili lamine fredde che mi colpiscono, niente ombrello, la pioggia mi incolla il maglione alle braccia, passa attraverso la camicia, chiudo gli occhi. Gocce tra le ciglia.
Forse il mal di testa veniva da là. Sentiva martellare le tempie. La pioggia o il pensare ne erano la causa. Ansia.
Entro, porta scorrevole, nell’edificio, grande, bianco, mute mura mastodontiche mirabilmente meditate, piede destro avanti, ascensore, sette persone, Ambrogi Cusano Liri Mischi Martista Nerone, io. Porte chiuse caldo poca aria colletto tirato sudore caffè cattivo stomaco smorfia, sete secondo piano sale Guidoni, ancora un piano uno soltanto mentre Cusano si schiarisce la voce, piove davvero troppo là fuori davvero troppo, tre due uno le porte si aprono, ufficio grigio poltrone grigie facce grigie, saluto, prendo l’acqua e bevo mi siedo drin drin drin
Dovette trattenersi dall’urlare. Erano le tre di notte, e l’ansia era salita fino a serrargli la gola: alzandosi barcollò fino alla cucina, madido di sudore. Bevve fino a consumare quasi del tutto la bottiglia, sospirando sazio e rinfrescato. Andò a sciacquarsi il volto, cercando al contempo di tornare calmo e si prese qualche minuto di concentrazione per riassumere le idee, tentando di dargli una forma.
Sto seduto alla scrivania. C’è un portapenne nero. Ci sono due penne scariche e una ancora funzionante. Ancora una volta prendo quella scarica, la cambio, questa è buona. Vicino al portapenne ci sono due graffette blu e arancione, mi servono per bloccare i documenti. Squilla di nuovo il telefono, squilla l’azienda del gas, nuovo importo, alto, ovviamente alto. Troppo. Foglio penna e cose da fare, comprare la spesa, fatto, pagare la bolletta della luce, fatto, pagare la bolletta del gas pagare il meccanico pagare la lavanderia pagare la palestra e pagare il viaggio per tornare a casa nel week-end perché la macchina è a terra e bisogna pagare il meccanico pagare la banca e pagare l’affitto i costi di manutenzione e l’assicurazione il bollo e la benzina perché la macchina è a secco rifare il pieno pagare il meccanico quando riporta la macchina pagare pagare pagare strano che non pago per nascere. Ma finalmente si lavora. Pagano troppo poco. Niente vacanza.
Ripercorse tutti i fatti della mattinata, senza però trovare niente di importante. Così fu pure per il pranzo e il pomeriggio. Quando ormai erano le quattro e mezzo aveva quasi raggiunto la fine della giornata precedente. Sentiva i cormorani scendere verso la preda, scrutando in mezzo alle onde un qualche movimento che desse il via alla caccia.
Prima di andarmene devo compilare quei tre documenti. Uno, tutto tranquillo. Due, è andato bene. Tre, sono certo di aver fatto tutto perfettamente. Per ognuno una graffetta. Uno due tre. Uno, due, tre. Uno… due! Le graffette erano due! Uno non è stato bloccato! Ma davvero ho passato una nottata tremenda per una cosa così piccola?
Ora i cormorani avevano fatto silenzio, tuffatisi in acqua per cibarsi della preda: a dire la verità, piuttosto magra.
Chi potrebbe infatti mai pensare che un intero ordine possa essere messo a rischio da una graffetta dimenticata? Quando mai l’incrinatura di un muro ha compromesso il muro stesso? Errori che non generano grandi problemi.











Commenti

pubblicato il lunedì 26 ottobre 2015
1JacopoNavacci, ha scritto: L'intenzione era un po' quella, felice che sia stata compresa, grazie mille per il tempo dedicatogli!

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