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lavoro pubblicato lunedì 26 ottobre 2015
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ritorno a Branson - 6

di Legend. Letto 389 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Ritorno a Branson - 6 6) Li   Prima che quel chiaror divenga l'alba e il viver mio trascuri i sentimenti miei, cullo i miei ricor.....

Ritorno a Branson - 6

6) Li

Prima che quel chiaror divenga l'alba

e il viver mio trascuri

i sentimenti miei,

cullo i miei ricordi in quel tepor

che sa nutrirli ancora...


...ma loro,

incuranti dell'imminente giorno,

conquistano la mente

per fondermi nel tempo…

…Dov'è il mormorio

dell'antico ruscello

che scorrendo fra le siepi

rallegrava la collina?

E tu,

mia possente quercia

che di rosso l'adornavi,

sotto la tua ombra

rivedo me fanciulla a sognar le stelle,

e a penar

mirando la figura di mio padre

che la terra irrigava di sudore


Dov'è mio padre

che nei momenti tristi

mi concedeva un tacito respiro

e all'orizzonte il fuoco

dell'ultimo tramonto?


Perché non odo più i silenzi

a cui parlavo?

Perché non vedo più le volpi,

i falchi e gli abili castori.

Dov'è il mio verde

e gli aceri infuocati?


E voi...

...monti lontani che serbate

in cuore ogni mia mossa,

scorretemi nel sangue

come linfa viva,

e canzonatemi

quel tempo mai scordato.


Luoghi dolci, luoghi passati,

antiche memorie legate al tempo in cui fanciulla

ardevo di speranza,

e dove vorrei ricondurre il cuore...


...ma nulla!

Forze aliene mi cingono d'assedio

placando così gl'indomiti istinti

d'una furia che mi ruggisce in petto.

E duole sentir

che a volte il passo si fa incerto

nel ricercare in quel

sentiero vette lontane.


Ora il mio cammino è lento,

è tinto d'ombra,

e attorno a me non v'è neppure un

alito capace di farmi compagnia,

mentre sussurro un nome tanto caro

che una città rumorosa

me ne fa assordare l'eco.


Mio eterno amante,

nei miei sogni ti rivedo

ma tu taci,

e mentre smisurati pensieri d'amore

e gioiose fitte

s'intrecciano nel cuore,

io spicco il volo

e brucio al nostro ardente focolare.


O quiete!

Dolce sentimento

che da tempo non abiti più in me,

vorrei goderti ancora.

Ma tra spiragli di luce alfin mi desto

...e mi ritrovo sola.


Era una di quelle rarissime sere in cui la soavità del chiarore lunare e la purezza d'un cielo profondamente sereno, possono mutare l'aspetto delle cose donando un fascino reale perfino alle ombre.

Quella sera, agli abitanti di Branson che ancora indugiavano all'aperto, fu concesso godere di uno straordinario prodigio.

Ognuno di loro, improvvisamente, avvertì ogni affanno mutarsi in una perfetta quiete silenziosa e mentre intenti godevano di lussureggianti visioni di montagne verdi e tramonti struggenti, quella solennità seppe colmare il pauroso abisso che separa l'uomo dalla coscienza della morte.

E mentre a quei pochi fu data la possibilità di contemplare il loro spirito li­brarsi libero in quel paradiso di colori, l'aria, appena mossa da una leggera brezza, fu invasa da una forte fragranza di mele verdi.

Seduta sui gradini della veranda, con gli occhi rivolti al cielo, mentre uno spasimo lancinante le serpeggiò nel petto, Cristi avvertì una calda ondata di sangue gonfiarle le tempie.

Aspirò profondamente l'aria profumata, ma proprio in quel momento l'oscurità fu violata da una folgore che fugò la serena calma del cielo.

«Forse pioverà» – Pensò chiudendo il quaderno sul quale aveva ap­pena terminato di scrivere gli ultimi versi

– Cosa stai scrivendo? – Domandò Victoria sedendo al suo fianco

– Oh sei tu! – Esclamò Cristi sobbalzando – Scusa, non ti avevo sentita arrivare

– È talmente importante ciò che scrivi da non riconoscere il mio passo?

– Come vedi capita anche a me di perdermi nei sogni

– Posso leggere? – Chiese Victoria prendendo il quaderno dalle sue gi­nocchia

– Certo, ma sono soltanto sciocchezze

– Io amo le sciocchezze, rallegrano la vita

– Non riderai di me?

– Se dovessi farlo sei autorizzata a non rivolgermi più la parola. Santo cielo...ma queste sono rime!

– È così terribile scrivere versi?

– Oh no! Non è questo che volevo intendere

– Allora perché tanta meraviglia?

– E me lo chiedi? Con quel caratterino che hai non avrei mai immaginato che avessi di queste vocazioni

– Sono soltanto rime. Vedrai cosa saprò riservarti in futuro

– Noi abbiamo un futuro assieme?

– Ti dispiacerebbe?

– No, ma ho paura che l'olio della mia lampada sia agli sgoccioli

– Sarà sufficiente – Sorrise Cristi scuotendo il capo

Con un dito Victoria le accarezzò le labbra sussurrando – Dio solo sa quanto vorrei sfiorare ciò che è racchiuso in te

– Non scherzare, potresti rimanerne delusa

– Neppure immagini cosa darei per leggere il tuo cuore

– Cosa credi possa esservi nel cuore di una ragazzina di dodici anni

– Vorrei tanto scoprirlo...Questa è l'ultima?

– Terminata pochi istanti fa

– Uhm...

– Cos'hai da mugugnare, non è di tuo gusto?

– Al contrario, mi pare buona!

– Allora cosa sono quei versacci?

– Posso esprimere un giudizio?

– Certo che puoi

– Non che me ne intenda un granché di rime e poesia, ma ho l'impres­sione che in queste righe vi sia una vena di tristezza, non trovi anche tu?

– È vero, c'è n'è e come – Rispose Cristi stiracchiando in alto le braccia

– A mio avviso dovresti provare ad essere più allegra

– Dimmi la verità, hai mai scritto versi?

– Santo cielo, no! Non saprei neppure di dove cominciare

– Mio padre affermava che la poesia segue un sola regola, quella dettata dal cuore

– Interessante e cos'altro diceva?

– Che quando la senti scaturire non devi resistergli, ma soltanto assecon­darla

– Per farla breve in questo momento saresti una ragazza triste?

– Più o meno

– Questo mi dispiace, ed è possibile conoscere la causa di tanta tri­stezza? – Chiese Victoria senza distogliere lo sguardo dalla pagina che stava leggendo

Cristi si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Alla tua età la vita dovrebbe essere bella. – Riprese Victoria sollevando il capo per guardarla – A meno che... Ehi pulcino, va tutto bene?

– Ma si, stai tranquilla, va tutto bene – Rispose lei rovesciando sulle gi­nocchia la fluente chioma

– E secondo te è normale essere tristi e affermare che va tutto bene?

– E che cavolo ne so!

– Ottima risposta

– Che barba! Non credo vi sia nulla di drammatico in un po' di malinconia

– Assolutamente no, capita a tutti d'essere tristi, ma tu hai soltanto dodici anni e secondo me non dovresti avere di questi problemi senza un buon motivo

– Sei una strega ficcanaso

– Lo so, me lo hanno già detto, ma torniamo alla tua tristezza. Cos'è che non va?

– Nulla di preoccupante. Forse sto crescendo troppo in fretta

– Non mi pare sia un motivo sufficientemente valido

– Allora cosa credi che abbia?

– Problemi a scuola?

– No, – Rispose Cristi scuotendo il capo – va tutto bene

– Hai bisticciato con tua madre?

Cristi scosse di nuovo il capo.

– Allora sei innamorata – Sentenziò Victoria

– Ma cosa ti vai ad inventare! – Reagì Cristi – Io innamorata? Per favore sii seria, in quanto a mia madre lo sai bene che è quasi impossibile bistic­ciarci

– D'accordo, non sei innamorata e non hai bisticciato, però sono abba­stanza vecchia per insistere

– Chi è stato a dire che sei vecchia? Non lo sei affatto

– E come no! Sono una giovane pollastra di settant'anni che non riuscirai a far fessa con le tue chiacchiere

– Ma sono cose da dire ad una povera ragazza?

– Ragazza un corno! So bene quanto tu sia brava a rovesciare le frittate

– Ho avuto un buon maestro. Davvero t'interessa conoscere i miei umori?

– No, non voglio intromettermi nelle tue cose, ma mi addolora saperti in­felice

– Scusami, volevo soltanto fare dello spirito. Sai bene che puoi entrare nella mia vita quando vuoi, per te non ho segreti

– Però non vuoi dirmi cos'hai?

– Non lo so neanch'io. Di solito accade quando osservo il sole scen­dere...allora il mio cuore vola all'indietro nel tempo. Capisci cosa intendo?

– Che provi nostalgia per la tua valle e non sei felice

– È vero, provo un'infinita nostalgia, ma è altrettanto vero che qui con voi sono pienamente felice. La mia vita è colma del vostro affetto

– Allora cos'è?

– È che quando osservo il sole scendere sento nascere in me strane im­pressioni d'incompletezza e d'imperfezione

– Posso capirti

– È capitato anche a te?

– Altroché! È dal giorno in cui mi sono guardata per la prima volta nello specchio che provo la sgradevole impressione che il padreterno deve es­sersi dimenticato di completarmi

– Ti stai burlando di me

– No, volevo soltanto fare dello spirito. Ti amo tesoro e mi fa star male saperti triste

– Non pensarci, tra poco sarà passata

– Cos'altro prova il tuo cuoricino?

– Non burlarti di lui, al mio cuore manca qualcosa – Mormorò Cristi tor­nando a rovesciare i capelli sulle ginocchia.

– Sapessi come invidio la tua età bambina mia – Mormorò Victoria carez­zandole i capelli

– Ti sembro sciocca?

– Un po', ma ti preferisco sciocca piuttosto che innamorata – Rispose Victoria riprendendo a leggere gli appunti di Cristi

– Ce l'hai ancora con i ragazzi?

– Per la verità non ho mai smesso e sono tuttora convinta che per loro non valga la pena perdere neppure un'ora di sonno… Non è per qualcuno di questi sbarbatelli che soffre il tuo cuoricino, vero?

– No! Forse sarà quest'aria a rattristarmi

– Macché cavolo dici! Quest'aria non ha mai fatto male a nessuno

– Allora vuol dire che sto diventando pazza

– Uhm – Mugugnò Victoria senza guardarla

– Tu che ne sai una più del diavolo, credi che anch'io potrei innamorarmi? – Chiese Cristi sollevando lo sguardo su di lei con un beffardo sorriso sulle labbra

– Cosa?– Chiese Victoria in tono distratto

– Ehi! – Scattò Cristi fingendosi offesa per la poca considerazione – Io parlo e tu neppure mi ascolti?

– E non urlare! Ti ascolto, ma questa poesia mi fa girare le scatole

– Quale?

– Come accidenti si chiama...I miei inverni

– Cos'è che non va in quella poesia?

– Come cos'è che non va, non l'hai scritta tu?

– Certo, l'ho scritta qualche tempo fa

– Allora è probabile che tu l'abbia dimenticata e se permetti ora ti rinfre­sco la memoria

– La conosco benissimo

– Lo so, però la leggo ugualmente

– Santo cielo e sarei io quella strana?

– Zitta e ascolta...


...I miei inverni nascevano in silenzio,

un giorno dopo l'altro,

e mentre attorno tutto si assopiva

io vivevo intimamente il suo arrivare.

Dapprima era l'aria a perdere il tepore,

poi il mattino che tardava a farsi chiaro,

gli echi della valle che smarrivano il vigore,

e le sere che invitavano al riparo.

In cielo a volte si accendeva un lampo,

oppure sulle cime brontolava un tuono.

Due gocce d'acqua,

poi qualche temporale,

e alla sera sempre un po' di vento.

Ma quando lui arrivava guidando il carro bianco,

il cielo s'ispessiva e tutto si ovattava,

come se il mondo intero volesse riposare.

Poi, silenziosa come una farfalla,

mamma neve ammantava la mia valle.

Quella era l'ora degli addii ai campi riarsi al sole,

agli aceri infuocati,

alle mie corse folli,

ai canti a viva voce,

ai giochi nella valle

alle canottiere rosa

e alla mia compagna orsa.

Vivevo un mondo nuovo

in cui la vita un po' cambiava.

E se nei campi ci s'andava tardi,

non c'era un'ora sola, dell'intero giorno,

che non avessi un compito da fare.

All'alba nella stalla ad accudire gli animali

e mungere le vacche,

poi fuori a tagliar legna,

o nel fienile a sistemar le balle.

Riparare gli steccati o rinforzare i tetti,

le bestie lungo i pascoli e poi rifare i letti.

Riordinare un po' le stanze,

poi il bucato,

il pane da infornare

e preparare da mangiare

Senza dire delle serre,

dove c'era da estirpare,

trapiantare, raccogliere,

pulire ed irrigare.

Pomeriggio rammendavo

i miei maglioni, i calzini,

i pantaloni e le camice di mio padre.

A volte le stiravo recitando Pirandello,

e a volte, (mi vergogno a confessarlo)

sognando d'essere Giulietta.

Nei giorni in cui la neve non dava moto al passo

perfino piatti nuovi

provavo ad inventare.

Provavo e riprovavo,

ma la zuppa non cambiava.

Mondo nuovo in cui tutto un po' mutava,

io, Mary...

la valle,

mio padre.

L'aria si mondava,

la terra irrobustiva,

il cuore si quietava

e lo spirito volava.

Anche la casa mutava nell'aspetto.

Il suo bel colore

sgargiava più che mai

nel bianco della neve.

E lei, sentendosi più usata,

grata,

per quel sentirsi amata,

ci fasciava donandoci calore.

Gli aromi dell'estate

restavano in soffitta,

raccolti fra pannocchie, mele,

grosse zucche appese

e mazzi di spighetta nei bauli.

Non più fraschette di lavanda,

muschio o biancospino

rallegravano la casa,

da allora dominava l'odore del camino,

inconfondibile, pesante

e piacevolmente vivo.

Il fumo della griglia

inzaccherava i muri,

i mobili,

i vestiti...

ed anche un po' di sopra se ne sentiva traccia.

Poi, a sera,

nei momenti miei,

cedevo alla lettura

e alle chiacchiere infinite con mio padre.

Non si usciva,

(ma chi ne aveva voglia!)

ce ne stavamo in casa

davanti il fuoco del camino.

Lui, mio padre,

fingendo una lettura

a volte dormicchiava mordendo la sua pipa,

ed io,

sdraiata sulla schiena con un libro in petto,

sognavo i miei tramonti,

i cieli colorati,

Brontolo, Pinocchio e Rikki–Tikki–Tavi.

Indimenticabili sere degli inverni miei,

com'era dolce udire le faville schioccare nel camino

mentre le inseguivo su,

nell'antro,

verso il cielo,

smaniosa di volare in loro compagnia.

Quanto silenzio,

quanta pace,

quanto amore,

quanto lavoro...

…ma che gioia vivervi,

inverni miei!


– A me pare buona! – Esclamò Cristi non appena Victoria terminò di leg­gere

– Troppa passione – Sentenziò lei scuotendo il capo

– Ehi, anziana signorina, anche tu non scherzi. L'altra era troppo triste e in questa c'è troppo entusiasmo, si può sapere cos'hai?

– Semplicemente non capisco come sia possibile provare due stati d'animo tanto dissimili nello stesso momento

– Te l'ho detto, le ho scritte in periodi diversi

– Aaah!

– Sissignora! Quando scrissi questa dovevo essere più allegra

– Ti diverti a prendermi in giro?

– Lo meriteresti. Cos'è che non va in questa poesia?

– Nulla! E non guardarmi a quel modo, mi piace, però...

– Però cosa?

– Sembra che tu abbia voluto descrivere un luogo incantato

– Allora è meglio che ti metta l'animo in pace perché è davvero un luogo incantato...è la mia valle

– Veramente facevi tutte quelle cose?

– Più o meno

– Porco cane, ma chi te lo faceva fare?

Cristi si strinse nelle spalle rispondendo con un eloquente – Nessuno, quella era la vita che mi spettava e a me andava bene

– Vorrei proprio sapere come hai fatto a diventare quella che sei?

– In che senso?

– Possibile mai che non ti renda conto d'essere la ragazza più bella nel raggio di ventimila miglia? Tu mia cara potresti sembrare di tutto fuorché una contadina

– Io debbo a quella vita ciò che sono e che dovrò essere. Quella terra è stata mia madre e mio padre. In lei ho ritrovato il tempo in cui gli uomini sape­vano volare, ed anche se mi ha spezzato la schiena io le apparterrò per sempre, così come apparterrò a quel sole che mi ha temprato e all'acqua e al vento gelido del Nord che mi hanno trinciato la carne. Quella terra mi ha istruito come nessuno avrebbe mai potuto fare, mi ha aiutato a diventare donna e ad amarmi – Sussurrò Cristi guardandola fissa negli occhi

– Non ti amavi? – Chiese Victoria

– No… vi è stato un tempo in cui non conoscevo neppure il senso di quella parola

– Ed ora lo conosci?

Cristi annuì lentamente senza rispondere e lei, forse per spezzare quell’atmosfera, dopo averle carezzato una guancia, chiese con voce più al­legra – Toglimi una curiosità, sono davvero così diversi gli inverni della tua valle?

– Non puoi neppure immaginare quanto. Sono infinitamente più freddi e immensamente caldi

– Freddi e caldi...oh si, capisco

– Davvero?

– Qualcuno è sicuro ch’io sia ormai da buttare al cesso… e forse comincio a crederlo anch’io… ma certe cose le capisco ancora. Quello che non riesco a compren­dere è come possa esserci della gente a cui piace un inverno freddo

– Gli inverni della mia valle piacciono perché in loro vive lo spirito di Gaia

– Oh…lei…già! Perché non provi a parlarmi un po’ di te?

Cristi aspirò profondamente l'aria prima di sussurrarle – Ti voglio bene

– Lo so e te ne voglio anch'io, ma non cambiare le carte in tavola. Si stava parlando della tua valle e della tua tristezza

– Tu non ti arrendi mai, vero?

– Mai

– In questo somigli a mio padre… Lui… Okay, ti parlerò della mia valle, ma spero tu comprenda perché mi rattristi il ricordo del buon umore che sa donare la vista di un camino ardente… Per il mio povero cuore sono emozioni travolgenti e soffre moltissimo la mancanza di quei momenti e quei profumi che sapevano rendermi una ragazza felice

– Anche qui hai un camino da far ardere e più o meno i profumi dovreb­bero essere gli stessi

– Si hai ragione, ma qui non potrò mai rivivere le stesse atmosfere

Victoria sorrise chiedendo con voce bassissima – Ti riferisci a tuo padre?

Cristi annui tentando inutilmente di nascondere il tremito delle labbra.

– Perché non provi a descriverle?

Cristi si asciugò gli occhi con le mani e annuì tirando su con il naso. – Se tu avessi vissuto un solo inverno in quella valle riusciresti a comprendere perché mi manca il profumo della legna che arde, la sontuosità della neve, il miracolo dei tramonti, le grandi mani di mio padre… i silenzi delle nostre notti e il tripudio delle lunghissime e chiare albe che colorano il mondo

– Immagino che almeno l'aria sia la stessa che si respira a Branson

– Ti sbagli, l'aria della mia valle ha una sua propria vita. In inverno ha il sapore del fumo dei camini ed è tagliente come la lama di un ascia. In primavera invece si arricchisce di tutti i profumi del mondo, è una sorpresa continua… ma ciò che maggiormente sa stupire, è uno strano e dolcissimo sapore che t’impasta la bocca quando inizia a piovere… Quelle prime gocce di pioggia la liberano di ogni altro profumo terreno e mentre tu sei li a domandarti quale altra sorpresa starà preparando… lei s'inzuppa di vita... fermenta, sa di terra... è buona

– Oddio Cristi, ma cos'hai stasera?

– Mi hai chiesto tu di descrivere certe atmosfere

– Stai facendomi venire la pelle d'oca

– La mia valle è capace anche di questo

– Qual è la sua parte più bella?

– Lei è molto più che bella e non saprei dirti qual è il suo aspetto mi­gliore, però il silenzio è sicuramente la cosa più sorprendente

– Anche da noi c'è silenzio. Ascolta...cosa senti? Non è silenzio questo?

Cristi la guardò e scuotendo il capo le sorrise

– Quello che tu senti è la pace che vive in te. I silenzi della mia valle par­lano

– Parlano? Santo cielo questa si che è grossa!

– Non è una balla, è una cosa normale. Nella mia valle il silenzio è così reale che si può perfino parlargli

– Oh cavolo! E tu parlavi al silenzio?

– Si, certo!

– E cosa gli dicevi?

– Gli confidavo le mie tristezze, la mia felicità, i miei sentimenti… e a volte per sentirmi più vicino a lui scavavo una fossa nella neve per nascondermi nel suo abbraccio

– Che sciocchezza! Avresti potuto morire congelata

– Oh no! No, lui mi scaldava con il suo calore

– Sei una ragazza fortunata ad avere avuto un buon amico

– È stato davvero un buon amico, egli sapeva che non avevo nessuno che mi abbracciasse quando piangevo

– Non c'era tuo padre?

– Oh si, a lui devo moltissimo, sapeva riempire le mie giornate, ma non sempre riuscivo a confidargli le mie tristezze. Aveva così tanti problemi

– Capisco

– Oh ma non devi credere che mi trascurasse, lui era molto premuroso… Però a volte sentivo la mancanza di un amico – Mormorò Cristi con un filo di voce

– Non giocava con te?

– Se giocava? Oddio! Egli diventava bambino per me...Ora non metterti a ridere, intesi?

– Perché dovrei? T'invidio invece e di amiche ne avevi?

– Si, certo! Avevo Mary, Holy e tante altre

– Anche loro diventavano bambine?

– No, loro sapevano darmi altre cose

– Quali erano le altre amiche?

– Non mi prenderai per pazza?

– Non accadrà, parola!

– Le altre amiche non erano persone, erano piante, animali, nuvole...le mie scarpe. A volte parlavo anche con le padelle

– Beh, certo dev'essere difficile ottenere risposte dalle padelle. Però avevi il tuo silenzio con cui parlare

Cristi scoppiò in una allegra risata per mascherare la commozione

– Forse ho esagerato un po', ma il tempo trascorso nella mia valle l'ho vissuto in piena coscienza con le mie tristezze e le mie gioie

– Ed ora che sei con noi non sei più felice?

– Certo che lo sono…

– …ma ti manca la tua valle – Replicò Victoria interrompendola

Cristi annuì – Si, il mio cuore è rimasto tra quegli alberi, sepolto nella neve

– Hai sempre la tua anima

– Non è più mia, – Mormorò Cristi con un filo di voce – l'ho donata a mio padre

– Com'era tuo padre?

– Com'era? Oddio non lo so...era mio padre!

– Ti va di parlarne?

Cristi annuì.

– Era un bell'uomo? – Chiese ancora Victoria

– Non come potresti immaginare; era un contadino… soltanto un adora­bile, straordinario uomo di campagna… Dio come l'ho amato… Per anni è stato il mio cavaliere, il mio compagno, il mio unico punto di riferimento... il mio gigante bellissimo. Tutta la mia vita ruotava intorno a lui. Aveva un sor­riso splendido, una gran barba che glielo nascondeva e un caratterino niente male. Quando aveva la luna di traverso diventava intrattabile e brontolava come una pentola sul fuoco, non gli andava mai bene nulla… però senza quei brontolii non sarei potuta crescere, erano il mio pane quotidiano. Lui per me era senza segreti, ed io ero bravissima a farlo infuriare, ma poi sapevo sem­pre prenderlo per il verso giusto... e allora diventava di una dolcezza infinita. Questo era mio padre e a me andava bene così

– Era dura la vostra vita?

– Non puoi neppure immaginarlo… Io ho potuto comprenderlo soltanto ora che sono qui con voi… Le nostre giornate erano scandite dai cicli dalla na­tura, dalle albe, dal sole, dalle stagioni e prima che fosse sera ognuno di noi doveva avere svolto per intero il proprio lavoro. Era così ogni santo giorno che dio metteva sulla Terra e se sono in grado di raccontarlo è soltanto per­ché lui mi ha sostenuta, incoraggiata… spronata… Noi due eravamo sempre assieme e soltanto di notte ci divideva una parete. Quando si era nei campi si lavorava l'intero giorno senza scambiarci una sola parola, ma la sera, da­vanti il camino... allora non ci si stancava di parlare. È stato un padre stu­pendo, premuroso e severo di quella fermezza che mi ha resa forte. A volte, quando ne combinavo qualcuna delle mie, era lui a scusarsi con me per non avermi messo in guardia dal commettere quel certo errore. Quelle lezioni me lo hanno reso il mio grande amore... e io l'ho perduto, capisci?

– Certo, posso capirti benissimo. – Sussurrò Victoria passandole il fazzo­letto – Va bene così, ne parleremo un'altra volta

Ma Cristi parve non udirla poiché riprese il suo racconto

– Era bravissimo ad inventare storie di ogni tipo. E sebbene io abbia vis­suto tutta la mia vita tra le foreste, quei racconti mi hanno insegnato a cono­scere la gente e ad amarla. Con la sua e la mia fantasia ho visitato il mondo pur restandomene in quella valle

– Cosa ti raccontava?

– Di tutto. A volte mi parlava della sua vita passata, di com'era da gio­vane, cosa faceva, cosa pensava, cosa sognava. Di se non mi ha nascosto nulla, ed io in quella valle ho vissuto la mia e la sua vita. Lui mi ha permesso di vivere la sua infanzia e ogni attimo importante del suo passato, ho amato i suoi genitori del suo stesso amore, mi sono cibata della sua esperienza, ho sofferto i suoi dolori e mi sono scaldata al calore delle sue gioie. Eravamo così uniti che era sufficiente un solo sguardo per capirci

– Qual è il più bel ricordo che hai di lui

– Tutta la mia vita con lui è stata meravigliosa e spero che tu riesca a comprendere… ma noi eravamo un unico essere, un solo pensiero. Non avremmo saputo vivere senza quel legame

– È bellissimo – Sussurrò Victoria

– Si… e auguro a tutte le ragazze del mondo di avere con il loro padre questo tipo di rapporto, altrimenti potrebbero negarsi la parte più pura di quella felicità che è stata assegnata ad ognuna di noi

– E lui? Era felice del vostro rapporto? – Chiese victoria con un certo inte­resse

Cristi annuì sorridendole – Si… credo di averlo reso un padre felice… Io vi­vevo perché esisteva lui e lui esisteva per me. Forse stenterai a crederlo… ma fino a pochi mesi fa ogni sera mi prendeva tra le braccia per portarmi nel mio letto

– Perché lo faceva?

– Perché sapeva che a me faceva piacere

– Ed era vero?

Lei annuì – A volte però fingevo di addormentarmi con la testa sulla tavola perché sapevo di renderlo felice. Quelli erano gli unici momenti in cui cedeva al sentimento, quando credendomi addormentata mi parlava

– Cosa ti diceva?

– Parole dolcissime, cose che non sarebbe mai riuscito a dire se fossi stata sveglia. Era un uomo dal carattere difficile, ed io per sentirmi dire che mi amava dovevo ricorrere a quel trucco

– Non se ne è mai accorto?

Cristi si strinse nelle spalle – Si, credo che lo avesse capito, ma non posso esserne certa

– Sapessi come sei stata fortunata, a quell'età in molte ragazze si svi­luppa uno sciocco senso di pudore che tende ad allontanarle dal padre

– Pudore? Ma per carità! Era un concetto di cui non conoscevo il senso. Sai che quando ebbi le mie prime mestruazioni fu lui a tirarmi fuori da quel pasticcio?

– Ma no! E come se la cavò?

Cristi raccolse il volto tra le amni mostrando tutto il suo imbarazzo. – Fu meraviglioso. – Sussurrò – Riuscì a non farmi cadere in stupidi traumi… e se oggi posso dire di aver vissuto gioiosamente quei momenti è soltanto merito suo

– E Mary?

– Quella sera era in città. Tornò a cose fatte

– E cos'altro faceva oltre che raccontare storie?

– Quello che fa ogni uomo della valle; si alza dal letto quand'è ancora buio, munge ogni mattina, sfacchina nella stalla o nel fienile tenendo d'oc­chio il cielo. Va nei campi e quando è sera ce la mette tutta per mascherare la stanchezza, ma poi finisce sempre per addormentarsi con la pipa tra le labbra. Raccoglie il mais e in settembre le mele. Sapessi che profumo hanno. Quando occorre taglia la legna, spala la neve e a volte aiuta in casa. Parla con gli animali immaginando che possano comprenderlo e se poi ha una figlia impara a fare il padre. Io e lui siamo cresciuti assieme. Lui mi ha dato in dono tutto ciò che aveva, mi ha insegnato a lavorare la terra e ad amarla, a commuovermi, ad amare la natura, a stupirmi, a parlare al silenzio e ad essere donna, ed io gli ho donato ogni mio pensiero, ogni mio sogno, la mia allegria e la mia anima

– Si, ora sono certa che tu sia veramente vissuta in un luogo incantato e comincio a provare il desiderio di visitarla questa tua benedetta valle

– Potresti innamorartene – Mormorò lei con la voce rotta dai singhiozzi

– Lo spero… e prego Iddio che sia tu a condurmici

– Davvero vuoi me?

Victoria annuì sorridendole.

– Va bene...ti prometto che quando verrà il momento, io sarò al tuo fianco per condurti nella mia valle

– Allora credo che faremo presto quel viaggio, non mi è rimasto molto tempo, sono vecchia ormai… Però non ho paura

– Perché? – Chiese Cristi

– Non lo so… ma credo che quel dolore che nasce in ognuno di noi, quando ci rendiamo conto d'essere sulla strada del ritorno, potrebbe cessare se soltanto ci convincessimo che dio non può morire

– Intendi dire che nell’uomo esiste l'immagine di dio?

– Sono sciocca, vero?

– No… ma perché lo credi?

– Forse è perché io credo di credere e sono certa che se per un solo istante cessassimo di sentirci uomini, potremmo riconoscere in noi l'esi­stenza stessa di dio – Mormorò Victoria stringendo tra le sue le mani di Cristi

– Ti voglio bene – Sussurrò Cristi sfiorando le sue mani con un bacio

– L’unico pensiero che mi rattrista è che possa andarmene troppo presto… Ho ancora tanta gente da tirare fuori dai guai

– Ci riuscirai, ne sono certa

– È meglio smetterla, comincio ad aver paura che sia tutto un sogno

– Ti pare che io sia un sogno?

– Non lo so più. Da quando sei con noi è tutto diverso. Ora la gente mi saluta, mi sorride, mi rispettano… Sembra quasi che non sia più una povera vecchia pazza. Ed io debbo aver fatto qualcosa di eccezionale per meritare tutto questo

– Se la gente ti sembra diversa è soltanto merito tuo. Sei riuscita a mo­strati come realmente sei e loro ti hanno compresa

– Già! E sai dirmi perché prima le cose erano assai diverse?

– Non lo so, sarà un caso

– Che strano, da quando tu sei qui questa città è improvvisamente dive­nuta la capitale mondiale dei casi, come quel profumo di mele che stasera ha ubriacato mezza città

– Quale profumo? Aaah quello! È vero, l'ho sentito anch'io. Chissà, forse nei dintorni c'è qualche meleto

– Da queste parti non c'è un solo albero di mele e guarda caso il meleto più vicino che io conosca è in una valle incantata del Vermont

Cristi la guardò e sorridendo le accarezzò il viso

– Sei una strega – Mormorò

– E tu un angelo

Furono interrotte da Mary che, uscendo sulla veranda, le invitò a rientrare

– Cosa ne direbbero le mie ragazze se decidessero di rientrare in casa? L'aria si sta facendo fredda e temo che tra poco pioverà. Spero di non aver interrotto nulla d'importante

– Assolutamente no! – Esclamò Victoria alzandosi – Stavamo parlando di streghe

– Non è già trascorsa la festa d'Ognissanti?

– Le nostre streghe non sono quelle di Halloween, sono vere streghe con tanto di scopa

– Allora ti consiglio di nascondere molto bene la tua – Disse Mary ridendo e aiutandola ad alzarsi

– L'hai detto anche a lei che sono una strega? – Chiese Victoria rivolgen­dosi a Cristi

– Appena accennato, lo giuro

Cenarono davanti il camino acceso con latte, cioccolato e biscotti, tranne Cristi, che al latte e cioccolato aggiunse due cosce di pollo arrosto, una robusta fetta di torta.

– Ho avuto anch'io la sua età, – Disse Victoria rabbrividendo – ma non ri­cordo di aver mai mangiato tanto

– Ha sempre avuto un appetito formidabile, – Aggiunse Mary – e se dessi retta al suo stomaco dovrei stare molto più tempo in cucina che nel resto della casa. A proposito, non avevi da dirci qualcosa di molto importante?

– Vedi che effetto mi fate? Quando sono con voi perdo completamente la bussola. Ad ogni modo era soltanto un’idea che mi era balenata nella mente mentre questa notte contavo le pecore

– Di cosa si tratta?

– Stavo pensando ad un nuovo lavoro

– Vuoi cambiare lavoro?

– Oh no! Non per me, ma per te. In ospedale abbiamo bisogno di perso­nale

– Cosa? Non se ne parla nemmeno, ho già una figlia da accudire e ti as­sicuro è più che sufficiente

– Avevo l'impressione che ti annoiassi a star sola tutto il giorno. Tra la scuola, l'ospedale e le amicizie, Cristi non ti fa molta compagnia

– Questo è vero – Intervenne Cristi entusiasmandosi all'idea – Trascorri le tue giornate sempre molto sola e per la verità sarei più tranquilla se tu fossi occupata in ospedale

– Ma dai smettila. Il mio compito è qui

– Sta tranquilla che nessuno vuole toglierti quel compito, ma in ospedale abbiamo bisogno un gran bisogno di qualche mamma in più

– Perché ne parli a me, non hai altre amiche con figli?

– Certo, ma se l'ho chiesto a te avrò pure le mie buone ragioni

– E potrei conoscere queste tue ragioni?

– Perché sei la madre di Cristi

– E secondo te questa sarebbe una ragione valida ?

– Cavoli! Guarda cosa sei riuscita a tirare su?

– Allora dovresti proporre quel lavoro a mio marito. È tutto suo il merito

– Poco fa con Cristi abbiamo parlato di lui

– Vi ho sentite

– E questo ti ha rattristato?

– Un po'

– Allora vedi che ho ragione. Un'occupazione potrebbe risolvere questi momenti di tristezza

– Non ne sono certa e ad ogni buon conto non è compito adatto a me

– Dai mamma ti prego, accetta, – Insistette Cristi – mi faresti felice

– E quando rientrerai dalla scuola ed io sarò in ospedale chi ti preparerà da mangiare, chi si preoccuperà del bucato? No, scusatemi ma preferirei non assumere altri impegni

Cristi la guardò con aria sorpresa, poi sorridendo la raggiunse mental­mente – «Dimentichi che per quattro anni ho curato una casa ben più grande di questa»

Victoria osservò divertita la scena spostando lo sguardo ora sul volto del­l'una e ora dell'altra e quando subito dopo vide crollare la resistenza di Mary, scuotendo il capo esclamò – Porca vacca! Credevo d'aver visto di tutto, ma che il sorriso di una mocciosa riuscisse a convincere una gran te­stona come te... Beh, lasciatemelo dire ma sa tanto di cose dell'altro mondo

– Non mettertici anche tu! – Borbottò Mary – E poi nel caso dovessi ac­cettare avrei delle condizioni da dettare

– Okay sentiamole

– Innanzitutto dovranno essere d'accordo in ospedale

– Tesoro tu dimentichi che ricopro anche le funzioni di direttore ammini­strativo e che spetta a me prendere certe decisioni?

– Inoltre desidero sapere se mi verrà attribuita una paga

– Certamente, che diamine!

– Allora ti comunico che se dovessi accettare, la mia retribuzione dovrà essere versata sul tuo conto. Noi non ne abbiamo bisogno. Quello che ci rende la proprietà nel Vermont è più che sufficiente

– In vita mia ne ho sentite di cose stravaganti, qualcuno dice perfino che un giorno o l’altro l'uomo andrà sulla luna, ma questa è davvero grossa. Il tuo compenso può essere versato soltanto a tuo nome. Questa è la regola

– E se decidessi di destinarlo in beneficenza?

– Fare beneficenza? Ma tu devi essere matta! Cristi diglielo anche tu che sta sbagliando

– A me non sembra una cattiva idea e poi mi risulta che in città c'è altra gente che fa la stessa cosa – Replicò Cristi

– Per carità di dio! Conoscete poco gli uomini. Voi venite da una terra dove la cosa più brutta è la grandine. Da questa parte del mondo i filantropi si contano su una sola mano e ad ogni modo questa città ne è sprovvista

– È un vero peccato che un atto d'amore venga giudicato così banal­mente – Osservò Mary

– Come vorresti definirlo, carità?

– Sarebbe ancora peggiore. Un atto d'amore, nasce da una grande uma­nità

– Grande umanità? Ma dove cavolo sei andata a pescarla un idea del ge­nere?

– Allora come giudichi ciò che fai tu?

– Io? Ma che accidenti andate blaterando… Ora mi state facendo arrab­biare sul serio

– Arrabbiati pure se non puoi farne a meno, ma prima rispondi alla mia domanda; cosa ne fai del tuo danaro?

– Non credi che questi siano affari che non ti riguardino?

– Non è forse vero che lo usi per aiutare i tuoi pazienti più poveri?

– Ma per carità di dio!

– Lascia in pace dio e dimmi che non è vero

– Ma certo che non lo è! Cioè no… Ma si può sapere cosa cavolo v'inte­ressa sapere di come spendo il mio danaro? Non esiste alcuna legge che possa impedirmi di spendere il mio danaro come meglio credo. Ormai sono una vecchia mummia e tutti sanno che alle mummie non occorrono troppe cose

– Su questo hai perfettamente ragione – Mormorò sottovoce Cristi sorri­dendo

– Mi dai della mummia? – Reagì Victoria guardandola sorpresa

– Scusami – Si affrettò a mormorare Cristi – Ma se tu puoi farne ciò che vuoi per quale motivo non possono farlo anche gli altri?

– Oh signore illumina queste due teste dure. Voi siete giovani, avete un sacco di problemi, vi occorrono una infinità di cose

– Dimmene una

– E che ne so, ho smesso di essere giovane nel secolo scorso e poi a me non pesa aiutare gli altri, l'ho sempre fatto. Ma chi accidenti vi ha rac­contato queste cose?

– Un uccellino

– Di questa cosa erano al corrente soltanto due persone

– I genitori di David

– Te lo hanno riferito loro?

– No, è stato David, ma ora non incominciare ad incavolarti, è stato sol­tanto per un caso che ha ascoltato mentre ne parlavi con i suoi genitori

– Quel figlio d’un fabbricante di pasticche! Non aveva il diritto. Cos'altro ti ha detto?

– Se mi prometti di non arrabbiarti te lo dirò

– Tanto ormai la frittata è fatta. Avanti, quale altro segreto ti ha rivelato? Ti giuro che quando mi capita tra le mani lo strozzo

– Che i conti di alcune famiglie povere li paghi tu

– Vai avanti

– Che hai dovuto dare in affitto questa casa perché non eri più in grado di far fronte alle spese con il tuo stipendio di medico

– Accidenti a voi, avete deciso di farmi vergognare?

– Sarei io a vergognarmi se accettasi quel danaro – Disse Mary prenden­dole una mano

– Che altro ti ha riferito quel violinista da strapazzo

– Nulla che possa ancora interessarti

– Come ancora? Non sono ancora morta

– Mi riferivo soltanto alla tua età

– Cosa c’entra la mia età? Avanti, cos'altro ti ha detto?

– Dai che non è nulla d’importante… Sai com’è David, gli piace scherzare

– So apprezzare l'umorismo, quindi prova a far ridere anche me

– Sei proprio sicura di volerlo saperlo?

– Mary! Uno di questi giorni te la strozzo – Urlò spazientita Victoria

– Va bene… se ci tieni a saperlo ha detto che se tu fossi un po' più gio­vane ti farebbe la corte

Victoria abbandonò il broncio e sul suo volto tornò il sorriso.

– Quel figlio di un fabbricante di... Scommetto che l'ha detto davanti a un sacco di gente

– Oh no, eravamo soltanto una decina

– Tutte lingue lunghe come te e lui, immagino. Spero soltanto che i miei amici non vengano a sapere di questa storia. Potrebbero non gradirlo

– Non succederà. Ora non sei più sola, saremo in molti a darti una mano

– Accidenti a voi, – Borbottò Victoria soffiandosi il naso – ora si che avete combinato la frittata. Ho impiegato una vita a crearmi questa corazza e voi con due parole me la frantumate. Siete... Vorrei abbracciarvi tutti

– Allora non è vero che ti dispiace?

– No, mi rende felice. Non ci dormivo la notte al pensiero di quello che sa­rebbe potuto accadere a quella gente una volta che me ne fossi andata. De­v'essere veramente incantata la vostra valle se ha potuto generare esseri come voi

– Allora siamo d’accordo, io accetto soltanto alle mie condizioni

– Il danaro è tuo, puoi farne quello che vuoi

– Mi faresti il favore di gestire quel danaro?

– Perché lo chiedi a me?

– Perché no?

– Ma perché sono vecchia è ho poco cervello. Preferirei che affidassi quest'incarico a qualcuno più bravo di me

– C'è qualcun altro che possa farlo?

– Certamente! C'è un'infinità di brava gente

– Puoi fare qualche nome?

– Il reverendo Martin è una degna persona

– Bene, allora affideremo a lui il...

– Forse è meglio soprassedere. Oh non per lui, ma sua moglie è troppo elegante per i miei gusti e arriccia sempre il naso. Sai, i miei amici non abi­tano in case molto accoglienti

– Andiamo avanti con un altro nome

– Sydney

– Lo sceriffo? – Esclamò Cristi

– Lui conosce tutti e poi una parte della sua infanzia l'ha vissuta in quelle case

– Bene, vada per lo sceriffo! – Esclamò Mary

– Un momento! – Intervenne Victoria volgendosi verso Cristi – Perché hai arricciato il naso quando ho fatto il suo nome?

– Ti stai sbagliando, non ho affatto arricciato il naso

Per un momento Victoria la guardò, poi scuotendo il capo borbottò

– Può darsi che mi sia sbagliata, ma ricordati che sono molto più vecchia di te

– E va bene hai ragione, ho arricciato il naso e allora? Non posso avere una mia idea?

– Qual è il problema?

– Lo sai benissimo – Disse Cristi strizzandole l'occhio

– Volete far capire qualcosa anche a me? – Domandò Mary – Cos'è che non va nello sceriffo?

– Sta tranquilla, – Disse Victoria – Sydney è un buon cristiano e sa fare bene il proprio lavoro. Figurati che gli ho dato anche il mio voto. Lo conosco da quando era alto così

– Allora cos’era quella strizzatina d’occhio?

– Forse Cristi si riferiva al fatto che di tanto in tanto gli piace bere una birra

– Di tanto in tanto significa che si ubriaca?

– Oh no! Assolutamente no

– Scusami, ma continuo a non comprendere

– Quando beve diventa allegro e alla sua età fa ancora il galletto con le ragazze

– Ma quanti anni ha? – Chiese Mary riuscendo a stento a sopprimere il riso

– Ha superato abbondantemente la quarantina

– Ha moglie? – Domando Cristi

– Uhm, lui dice di no, ma c'è chi giura che da qualche parte degli Stati Uniti ne abbia una, o forse anche due

– Ho capito, niente sceriffo

– Si ma non ti scaldare! Non è mica facile trovare una persona alla quale affidare un compito così delicato

– Cosa ne dici del signor Kramer?

– Il direttore della banca? Uhm, si, è una brava persona. Va in chiesa tutte le domeniche e non ha grossi difetti, tranne quello d’essere democratico

– E a te non piacciono i democratici, è così?

– Per la verità non amo neppure i repubblicani, ma i democratici un po' meno

– Anche lui ha mogli disseminate negli Stati Uniti?

– Lui ne ha una sola e se la tiene ben stretta. È una gran bella donna, un po' troppo loquace, ma molto simpatica

– E tu consideri la loquacità un fattore negativo

– Non è per questo, per quanto mi riguarda può parlare anche mentre dorme. Il fatto è che il nostro signor Kramer ha l'abitudine di raccontare alla sua signora tutto ciò che accade in banca

– Ahi! E suppongo che la signora Kramer abbia molte amiche

– Sei perspicace amica mia, hai centrato il bersaglio

– Posso sapere di dove attingi tutte queste notizie?

– Cosa vuoi, sono quarant'anni che entro ed esco dalle loro case

– Capisco. Ma tu credi di riuscire ad individuare entro le prossime quattro settimane la persona adatta?

– Dammi qualche giorno di tempo e la troverò di sicuro

– Allora facciamo così; fino a quando non troveremo la persona adatta sa­rai tu ad occuparmene

– Forse è la cosa migliore. I miei amici si fidano di me e credo che non sarebbero felici di vedere facce nuove

– Ottima decisione! Tu Cristi cosa ne pensi?

– E chi meglio di questa vecchia strega potrebbe assolvere all'incarico. Va dappertutto, ed è l'unica di questa città che può fare ciò che vuole

– Okay, allora sarai tu ad amministrare quel denaro e se ne avrai biso­gno dell'altro dovrai soltanto staccare un assegno dal mio libretto, ce ne sarà sempre uno firmato da riempire

– Ma io non posso

– Sai dov'è il libretto, sai scrivere, quindi non ti occorre altro

– Ti farò un rendiconto ogni mese

– Non serve, abbiamo piena fiducia nel tuo giudizio

– Oh Cristo! Ma lo volete capire che mi state mettendo in una condizione di estremo disagio

– Per aver messo nelle tue mani un po' di danaro?

– È una grossa responsabilità. Io per voi sono una estranea

– Non è vero, – Sussurrò Cristi – tu sei la nostra famiglia

– Avete sempre la risposta pronta, porca vacca!

– Ora cosa fai, mi copi? – Chiese Cristi ridendo

– Cosa? Ah si, però suona bene

Da allora trascorsero molti altri giorni. Qualcuno scivolò via tranquillo e qualche altro un po' meno, ma sebbene dopo le prime scosse sembrò che Branson fosse tornato al suo tran tran provinciale, in realtà, le cose avevano preso una piega assolutamente inedita. Infatti, quel qualcosa d'impalpabile che sovrastava la città, iniziò lentamente a trasformarla.

E benché la vita continuasse a scorrere apparentemente nomale, tante piccole pietruzze, mirabilmente guidate da una mano invisibile, iniziarono a dar forma ad un disegno misterioso.

In uno di quei tranquilli giorni in cui sembrava non accadesse proprio nulla, si verificò, invece, un evento che moltissimi anni più tardi avrebbe de­terminato un radicale mutamento di un intero continente.

Quella mattina, dopo la lezione di storia dell'arte, Cristi si trasferì con l’intera classe nel laboratorio di chimica; disciplina con la quale riusciva sempre a lasciare senza fiato la povera professoressa Keeton. Tant'è che ogni volta che metteva piede in quel laboratorio, accadeva che, sia i compa­gni, che la professoressa, erano sempre certi che prima o poi si sarebbe ve­rificato qualcosa di straordinario.

Quel giorno invece le cose non andarono secondo copione.

Per prima cosa dovettero attendere un bel po' di tempo per via di una in­terruzione all'impianto del gas, poi, quando riprese l'erogazione, il fornello sul quale Cristi aveva deciso di provare alcune nuove idee cominciò a fare bizze e non ne volle sapere di restare acceso.

Ormai erano alcuni mesi che non le capitava di perdere le staffe, ma quella mattina riuscì ad andare su tutte le furie e quando era già sul punto di esplodere in una di quelle sue folcloristiche manifestazioni, la figura di qual­cuno che si agitava al di la della vetrata la distolse.

Era l'allampanato David, il quale, gesticolando cercava di farle compren­dere di attenderla nel parco durante l'intervallo per il pranzo.

Scaricata la tensione stava riprendendo ad armeggiare sul fornello, quando percepì chiaramente alle sue spalle la presenza di qualcuno che la stava osservando.

Si voltò e di fronte a se trovò il volto sorpreso di Li.

(Li era la più strana e indecifrabile ragazza della sua classe. L'unica ad averla irresistibilmente attratta sin da quel primo giorno di scuola in cui le offrì un determinante aiuto, ma anche l'unica con la quale aveva potuto scambiare soltanto due o tre frasi. Con lei ogni tentativo di avvicinarla era miseramente naufragato dietro uno splendido sorriso.

Li era vistosamente diversa dalle altre ragazze e non soltanto nel suo aspetto fisico, ma soprattutto in quelli che erano i suoi stati comportamen­tali. Per la verità a prima vista appariva una normalissima ragazza dalle ca­ratteristiche orientali, ma era sufficiente osservarla camminare tra la gente per provare la strana impressione che fosse invisibile. Era talmente osses­siva la sua ricerca di riservatezza da riuscire a rendersi davvero traspa­rente.

Da quanto aveva potuto capire Li non aveva, tra i compagni di classe, ne amiche e ne tanto meno amici, ma quello che riusciva sorprendere era che tutto quel suo defilarsi non la rendeva antipatica. Anzi, era proprio il contrario, sembrava che tutti la stimassero per le sue doti. (Ad esempio era sempre pronta ad aiutare chiunque dei suoi compagni avesse problemi di natura scolastica) In parole povere, pur se nessuno le avesse mai sentito pronunciare «Mi dispiace non posso», in quanto ad avvicinarla o guardarle il volto per più di pochi istanti, era assolutamente impossibile. Infatti era sufficiente che avvertisse d'essere osservata per vederla piegare il mento sul petto e allontanarsi in tutta fretta.

Di lei e del suo strano comportamento Cristi ebbe modo di parlarne con Mary

Ho paura che non riuscirò mai a conquistarla

Non pensarci neppure. Rispose Mary sorridendo Perché se così fosse allora sarebbe veramente una ragazza strana

Allora perché mi evita? A me non sembra di averle fatto nulla che possa averla offenderla. Ho perfino evitato di avvicinarmi a lei per non di­sturbarla

Non so cosa dirti, probabilmente è molto timida

Credi che possa avere paura di me?

Perché no? Alcuni terrestri sono in possesso di particolari capacità sensoriali

Come Victoria?

Victoria? Oddio non me ne sono accorta

Davvero non ti sei resa conto di quello che c'è in lei?

A me sembra una donna del tutto normale

Lei è di quelle persone che possiedono particolari capacità

Io credo che tu ti sia innamorata di quella donna, confessalo

Di lei e di Li

Victoria se lo merita, per quanto invece riguarda la tua amica cinese devi tenere a mente che è una donna orientale

Fred mi aveva parlato di menti diverse che convivono sulla Terra

Non menti diverse, ma concetti filosofici differenti

Della silenziosa LiCh'ingchao, oltre che conoscere il lunghissimo nome, sapeva soltanto che non poteva essere considerata una bella ra­gazza.

Spesso, quando le capitava di osservala in classe o nel parco, quando se ne stava tutta sola, le veniva da chiedersi perché mai la matura, pur non essendole stata molto amica, avendola penalizzata con una linea del corpo assolutamente imperfetta, le avesse donato un volto dai lineamenti fini e delicati e soprattutto averlo impreziosito con due splendidi occhi scuri che le conferivano un'espressione penetrante e piena di misterioso fascino.)

– Posso fare qualcosa per te? – Domandò Cristi

Imbarazzata per essersi fatta sorprendere Li abbassò lo sguardo re­stando silenziosa.

– Perdonami, – Le sussurrò Cristi sfiorandole la guancia con una mano – non volevo essere brusca

Li scosse il capo

– Scusami tu, non avrei dovuto guardare quel ragazzo – Mormorò con quella sua voce fine

– Guardavi David? Lo conosci?

Li scosse il capo in segno negativo.

– È un gran bel ragazzo, non sei d'accordo?

Li annuì senza sollevare lo sguardo

– Ti interessa conoscerlo?

A quella domanda Li sollevò il capo e mostrando una espressione intra­ducibile rispose con un poco convincente – No, grazie. Non ho interesse a conoscere i ragazzi delle altre

– David non è il mio ragazzo, è soltanto un amico – Replicò Cristi divertita

– Non si rischia tanto per un amico

– Avrei fatto la stessa cosa per chiunque si fosse trovato nelle sue condi­zioni

– Però ti accompagna a casa

– Cavoli, sai osservare. È vero, ma lo fa per un semplice motivo, lui è di religione ebraica e questo purtroppo gli nega molte amicizie

– Non lo sapevo

– Perché non ti aggreghi a noi quando usciamo, potremmo accompa­gnare prima te

– Perché?

– Deve esistere un motivo per essere amici?

– No, ma a lui non occorrono altri amici, ha te

– E a te non occorrono amici?

Li scosse il capo – Non sono brava a fare amicizie

– C’è qualche motivo?

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.

– A me sembra che nella nostra classe siano tutti dei bravi ragazzi

– Si, certo… lo sono

– Allora cosa c’è? Non è così difficile fare amicizia

– Per te è facile, sei talmente bella

– Lo sei anche tu

– Ti ringrazio, ma non sei brava a raccontare frottole

– Non sono frottole e a David devi essere simpatica perché ti osserva e parla spesso di te

– Ma dai!

– Non sto scherzando, è la verità

– Lui ha te vicino e guarderebbe me? Per favore...

– Ho l’impressione che David t’interessi… o mi sbaglio?

– Ti sbagli – Rispose Li evitando di guardarla

– Scusami, non voglio sembrarti indiscreta, ma si legge nei tuoi occhi che quel ragazzo ti piace

– Smettila! Non è vero – Esclamo Li divenendo rossa in volto

– Okay, non ne parliamo più

– E a te piace? – Chiese Li dopo un attimo di esitazione

– È un po' troppo magro per i miei gusti

– Non hai risposto alla mia domanda

– Vuoi sapere se sono innamorata di lui?

– È così?

– Quello che provo per lui è soltanto amicizia e null'altro

Li sorrise e annuì poco convinta.

– Ora che ho risposto alla tua domanda puoi dirmi cosa provi tu per lui?

– Cosa dovrei provare? Nulla

– Attenta, le bugie hanno il naso lungo. Tu non ne dici, vero?

– Qualche volta

– A volte capita anche a me di alterare un tantino la verità. Cosa fai nel pomeriggio, hai lezioni?

– No

– Ti va di venire a casa mia? Potremmo fare la strada insieme a David e se vuoi restare a dormire da me non c'è problema

– Ti ringrazio, ma non è proprio possibile

– Non sono il tuo tipo?

– Al contrario, tu mi piaci davvero, ma i miei hanno idee molto precise sui doveri di una figlia

– Non vogliono che resti fuori la notte?

Li si strinse nelle spalle.

– Beh, sai posso capirli, in fondo per loro sono una perfetta sconosciuta

– Non è per questo, credimi

– E se facessi telefonare loro da mia madre?

– No, per favore. – sussurrò Li sorridendole – Scusami, ma non voglio che facciate questo per me

– Perché? Mia madre ne sarebbe felice

– Vorrei che tu mi capissi, sarei felice di stare con te… ma i miei genitori non capirebbero. Loro appartengono ad un mondo completamente diverso dal vostro

– Provenite dalla Cina?

– Ci trasferimmo negli Stai Uniti otto anni fa. Una vita se vogliamo, ma per loro non è stato possibile discostarsi dai condizionamenti imposti dalla no­stra cultura. Tra noi e voi non ci sono soltanto quattromila anni di storia. In quella loro Cina una figlia lascia la casa paterna soltanto per seguire il marito

– Capisco

– Sei gentile, ma non credo che tu possa comprendere completamente il senso delle mie parole

– Ti sorprenderesti sapere quanto invece mi senta spiritualmente accanto ai tuoi

– Conosci la mia terra?

– Non vi ho mai messo piede, ma un giorno ci andrò. È una promessa che ho fatto a mio padre

– Tuo padre? – Chiese sorpresa Li

– Si...fu lui che me ne parlò descrivendomi la vostra società. Lui amava la tua terra che definiva «l'anello mancante», ma non chiedermi a cosa si rife­risse perché non ha mai voluto darmene una spiegazione. Lui conosceva molti idiomi della tua terra

– Stai scherzano

– Non scherzo mai quando parlo di mio padre. Egli ha vissuto e lavorato a lungo con la tua gente... Vediamo se rammento le parole di una poesia che mi lesse… vediamo...


...Il suono del vento,

lo sguardo del sole,

la pioggia che cade

e parole d'amore.

Son cose che figlia

potrai solo avere

quando le porte

di questa mia casa

saranno dischiuse

da quello che un uomo

possiede nel cuore...

– Tu conosci questa poesia? Com'è possibile? Sono liriche vecchie di settecento anni

– Di una poetessa di nome Li–Ch'ing–chao

– La conosci?

– Di lei poco o nulla, ma conosco alcune delle sue liriche che mio padre aveva tradotte

– Tuo padre conosceva i codici Shih?

– Mio padre conosceva molte cose perché era loro amico. Per lui era fa­cile imparare

– Ora sta a vedere che mi metto a piangere...– Sussurrò Li facendo un enorme sforzo per dominarsi – Anche il mio nome è Li–Ch'ing–chao e an­ch'io mi diletto a scrivere poesie, ma non sono brava quanto lo è stata lei. Lei fu una donna coraggiosa, quello che visse non era tempo di libertà per le donne cinesi

– E ora ne hanno?

– Nella mia terra ora c'è la guerra

– E credi che questo possa cambiare qualcosa per le donne cinesi?

– Ti riferisci alla nostra cultura?

– Mi riferisco al coraggio di essere donna

– Allora permettimi di correggere il tuo pensiero; noi donne cinesi posse­diamo quel coraggio e tuo padre avrebbe dovuto spiegarti che per essere una donna cinese se ne deve possedere uno davvero grande

– Lo ha fatto descrivendomi nei minimi particolari la vostra storia e quello che è il vostro modo di concepire la vita, ma io mi riferivo ad un altro corag­gio, quello di sentirsi padrona di se stessa

– Spiritualmente lo siamo sempre state, anche se non abbiamo mai po­tuto manifestarlo, ma un giorno colmeremo questo abisso. Per ora quel sen­timento d’indipendenza dobbiamo tenerlo chiuso nei nostri cuori come un sogno

– Lo era anche in occidente fino a cento anni fa

– La tua gente ha seguito altre vie, a noi probabilmente occorreranno altri duemila anni prima di riuscire a superare l'ostacolo

– Ci riuscirete molto prima

Li sorrise scuotendo il capo – Grazie per l'incoraggiamento, ma perché possa accadere dovrebbe verificarsi un miracolo

– È già avvenuto e tu sei una parte di quel miracolo

– Io? Io cosa sarei?

– Inizia con tuo padre quel miracolo

– Ti prego, so tenere i piedi sulla terra e anche se sono convinta che prima o poi qualcosa dovrà cambiare, occorreranno molti secoli

– Certo che se continuerai a nasconderti sarà ben difficile ottenere risul­tati

– Io non mi nascondo affatto!

– Allora perché te ne stai in disparte a guardare David come se fosse un pianeta irraggiungibile

– Anche lui è una parte di quel miracolo?

– Voi due siete il secondo anello

– Ma dai, lasciamo perdere i miracoli e gli anelli, David ha altre cose a cui pensare

– Se continuerai a comportarti così probabilmente avrai ragione tu

– Ma cosa dovrei fare? Non posso mica dirgli...Oh smettiamola!

– Voi due avete qualcosa che vi accomuna

– Ti sbagli, siamo completamente diversi

– Vi lega la sensibilità...ma non capisci? David compone musica e tu scrivi poesie. Può esserci nulla di più bello che unire le due cose?

– Lui ha te

– Me? Oh no, lui ha soltanto la mia amicizia. Io appartengo soltanto a me stessa, a mio padre e a mia madre. Devi conoscerlo, lui possiede la tua stessa raffinatezza e sono certa che le tue poesie riuscirebbero ad ispirare la sua musica

– Ma tu non conosci le mie poesie

– Oh si che le conosco! Le hai tutte scritte negli occhi, nel tuo sorriso e nella tua gentilezza

– Guarda che sono una ragazza che sa tenere i piedi in terra

– È questo farà di te una grande donna... Vorrei esserti amica

Li parve imbarazzata, poi mormorò con un filo di voce

– Piacerebbe anche a me, ma non sono così libera come puoi credere. Ho degli obblighi famigliari e un padre piuttosto severo

– Se vuoi posso venire da tuo padre e…

– No! Non devi, – La interruppe Li – non dovrai mai fare una cosa simile, prometti

– Va bene, come vuoi, ma posso chiedertene il motivo?

– Una tua parola sarebbe sufficiente

– Perché? – Chiese Cristi sorpresa

– Tu non parli con la voce del vento e lui non potrebbe rifiutarti nulla

– Non capisco

– Ti prego non fraintendere le mie parole, ma io amo mio padre e il ri­cordo più bello che mi rimarrà di lui è la sua fermezza e l’incrollabile fede nelle sue idee. Quei suoi ideali sono l'unica cosa che gli resta, ed io non posso permettere che gli si faccia del male

Cristi strinse tra le sue una mano di Li

– Ho amato mio padre con la forza di tutti i miei sentimenti e credevo che non fosse possibile amare più di così, ma tu mi hai dato una lezione difficile da dimenticare

– Se vuoi potremmo vederci domenica. La mattina della domenica mi è concesso stare qualche ora fuori di casa

– E puoi rimanere a pranzo da me?

– È da escludere, a meno che il dottore...

– Quale dottore?

– McNally

– Victoria? La conosci?

– Ci onora della sua amicizia, è lei che ha in cura mio padre

– Tuo padre è malato?

– Nel 41 fu picchiato e da allora non si è più ripreso

– Perché fu picchiato?

– I nostri occhi somigliano a quelli dei giapponesi

– Che idioti, anche gli etruschi avevano gli occhi come i tuoi e ti assicuro che non avevano nulla a che fare con i giapponesi. Cosa gli accadde?

– Gli causarono una lesione alla colonna vertebrale e ora può muoversi soltanto se qualcuno lo sorregge

– Chi si prende cura di voi?

– Mia madre. Quando ci trasferimmo dalla Cina il dottore aiutò mio padre a trovare un impiego nell'opificio e dopo l'incidente procurò a mia madre un lavoro presso la famiglia del direttore dell'ospedale

– Quella gentile signora è tua madre? Io l’ho vista, le ho parlato… È molto bella

– Lo è talmente che sono in molti a dubitare che io possa essere sua figlia

– Ma cosa dici? Tu le somigli molto

– È questa una di quelle occasioni in cui modifichi la verità?

– No…è la verità, tu le somigli

– Ti ringrazio, ma so bene di non somigliarle affatto. Mia sorella Sun–Li era la sua immagine, ma non ha avuto fortuna, è morta

– Ho conosciuto la tua sorellina, era davvero bellissima

– Il dolore della sua morte sta distruggendo mia madre. Non riesce a per­donarsi di non esserle stata accanto

– La capisco… ma Sun–Li non era sola, Victoria era con lei

– Si, lo sappiamo e sappiamo anche cosa hai fatto per lei

– Vittoria non avrebbe dovuto riferirvi quanto è accaduto

– Sta tranquilla sapremo mantenere il segreto

– Immagino che anche tuo padre sia la corrente?

Li annuì. – La sua casa e la sua vita ti appartengono, ma tu non dovrai mai chiedergli di venire meno ai suoi principi, per te lo farebbe

– Va bene, faremo come vuoi tu. Lasceremo che se ne incarichi Victoria. Lei saprà trovare gli argomenti giusti

Nell'aria suonò il segnale del termine della lezione.

– Abbiamo concluso assai poco stamani – Disse Li riponendo le attrez­zature

– Ci rifaremo. Ora che lezione hai?

– Artistica

– Sarai in classe con David

– Si, ma per favore non dirgli di questa nostra chiacchierata

– Non lo farò se non lo vuoi, ma tu non fare la mummia, sorridigli...tu nep­pure immagini quanto riesci ad esser bella quando sorridi.

– Non è nel mio carattere

– Tu hai un gran bisogno di frequentare Victoria

– Perché?

– Perché lei non si arrende mai. Quella vecchia strega riesce a muovere le montagne

– Lo so, la conosco bene, ma tu non devi credere che a me manchi il co­raggio di essere decisa. Dietro questa brutta ragazza c'è una donna cinese e la storia di migliaia di anni di una civiltà molto diversa dalla vostra

– Ti sorprenderà sapere che la storia della civiltà nella quale sono nata si perde nella notte dei tempi e che prima di diventare quella che ora vedi ero poco più di una macchina. La mia mente era stata ridotta ad una combina­zione matematica, capace soltanto ad eseguire stimoli non dettati dalla mia coscienza e io neppure sapevo di esistere. Il mio concetto di esistenza era una formula astratta nella quale non vi era posto per null'altro che non fosse già stato previsto. Poi un giorno qualcuno strappò una maglia della sacca che conteneva la mia anima e io tornai a vivere. Fu un bel guaio perché do­vetti imparare nuovamente ad esistere e ho sofferto per riuscire a cambiare. Ma con me lottarono e soffrirono tutti coloro che mi amavano e alla fine ri­uscimmo a farcela

– Sono felice per te, ma per me è diverso, io posso contare solo sul­l'amore dei miei e loro non possono darmi l'aiuto di cui ho bisogno

– Ti sbagli, ora sei nel mio cuore, in quello di Victoria, di David e di tutti coloro a cui saprai mostrare quello che c'è in te. Non posso prometterti mira­coli, ma ho il dovere di chiederti di provarci...lo vuoi?

– Non lo so, in fondo credo di non voler perdere ciò che è dietro di me. Io ho vissuto una parte della mia infanzia in quel mondo e i miei sogni sono stati cullati da quella cultura.

– Quello che è impresso nella tua coscienza vi rimarrà in eterno com'è ri­masto nella mia, nessuno potrà mai più cancellarlo. Quei ricordi culleranno i sogni di tutta la tua vita, ma devi renderti conto che non riuscirai a vivere questa realtà se almeno non tenterai di comprenderla. Ormai ne fai parte e sarebbe ingiusto non assaporarne la parte migliore. Un giorno, quando avrai dei figli cosa dirai loro? Gli parlerai dei draghi o vorrai prepararli ad affrontare la vita che spetterà loro?

– Ma mi hai guardata bene? Credi davvero che un uomo possa interes­sarsi a me

– E tu credi che un uomo abbia una sola possibilità di scelta se ti vedesse sorridere?

– Ma dai, smettila

– Fino a poco fa eri soltanto una compagna di classe, due occhi splendidi e un sorriso da far impazzire, ma ora che mi hai permesso di raggiungerti mi sono innamorata di te e se quello che c’è in te è stato capace di fare inna­morare una donna, quante possibilità credi che abbia un uomo di resisterti?

– Io so perfettamente cosa debbo aspettarmi e cosa non debbo neppure sognare

– Tu non puoi neppure immaginare quanta devozione riuscirai a suscitare nell'uomo che hai scelto

– I ragazzi non amano farsi vedere in giro con una ragazza con gli occhi a mandorla

– David non è più un ragazzo e come te ha smesso quegli abiti da molto tempo, ma come tutti i talenti naturali ha bisogno di avere al fianco una com­pagna che sappia elevare il suo spirito …e il tuo amore e le tue poesie sa­pranno fare di lui un colosso

– Non hai l'abitudine di arrenderti, vero?

– No – Rispose Cristi sorridendole

– Da chi hai ricevuto quel caratterino?

– Mio padre credo. Lui affermava che non c'è nessun gusto a vivere que­sta vita se non si accettano tutte le sue sfide

– E tu le hai accettate?

– Tutte!

– E sei ancora viva

– Beh, qualcuna ha lasciato il segno, ma ho finto di non accorgermene e quando è stato necessario ho aggirato l'ostacolo

– Non mi pare che il compromesso sia la migliore delle soluzioni

– Però può diventarlo. Io ho imparato che non sempre si ha a disposi­zione una via senza ostacoli e se si ha la sfortuna di incontrarne di insupe­rabili, allora è necessario bussare e chiedere permesso. La cosa importante è farlo essendo coscienti di fare sempre la cosa migliore, per se stessi e per gli altri

– Ma tu cosa vuoi da me? Sapere se sono disposta a sfondare il muro oppure cambiare strada?

– Oppure bussare

– E se decidessi di cambiare strada?

– La Terra è piena di ragazzi e probabilmente avrai un'altra occasione. Ma non sarà la stessa cosa per il tuo popolo

– Io amo il mio popolo. E a me non interessano altri ragazzi

– Bene! Si comincia a vedere un po' di luce

– Povera me se mio padre ascoltasse questi discorsi

– Faremo in modo che ciò non accada

– Sei una cara amica, ma non posso dare ascolto alle tue parole. Se lo facessi sarebbe come tradirlo

– Riesco a capirti sai? Anch’io credo che proverei gli stessi tuoi senti­menti, ma questo non cambia una virgola del problema

– Allora vuol dire che non è così importante

– Questo lo dici tu… E se ti promettessi di essere sempre presente ai vo­stri incontri?

–Potrebbe essere un’idea, ma forse sarei io a non gradirlo. E comunque non mi dispenserebbe dal dovere d’essere sincera con mio padre… E so già che non approverebbe

– Ma si tratta di parlare con un ragazzo, in fondo già lo fai con i nostri compagni di classe

– Si, è vero… ma non è la stessa cosa. A loro non vorrei parlare d’amore… mi capisci?

– Si, ti capisco… ma prima o poi dovrà pur accadere

– Di questo non ne sarei proprio certa… e ad ogni modo io non ho mai fatto nulla che mio padre non lo abbia saputo prima

– Non credere che non capisca il tuo pensiero, anzi, questo ti rende an­cora più cara al mio cuore… ma devi superare questa barriera… Io non posso credere che aver mancato di riferirgli di pensare con amore ad un ragazzo possa essere un tradimento, non è giusto

– Lo è per me

– È per questo motivo che non hai amici?

– No… è colpa del mio carattere, non riesco ad aprire bocca se ho un ra­gazzo davanti

– È un bel problema, ma si può correggere

– Tu hai mai provato amore per un ragazzo?

– No, almeno non come una donna innamorata, ma un giorno spero di scoprire anch’io quell’emozione

– È bellissima… ti fa… volare, però nello stesso tempo è un grosso guaio perché ti rendi conto di non essere più padrona del tuo cuore

– E fa male? – Chiese Cristi

– No, – Rispose decisa Li – perché non te ne importa nulla del dolore

– T’invidio amica mia e vorrei essere nelle tue condizioni. Dev’essere…

– Lo è – Sussurrò Li annuendo

– Hai mai provato a fargli capire ciò che provi per lui?

– Stai scherzando, sarei capace di mordermi la lingua

– E se chiedessimo aiuto a Victoria?

– Si metterebbe a ridere

– Non esserne troppo sicura. Aspetta a porgli un quesito del genere e sarà difficile se riusciremo a fermarla dopo un'ora. Allora ci proviamo?

– Non lo so, lei è amica di mio padre… potrebbe lasciarsi sfuggire una pa­rola

– Questo è impossibile, Victoria non commette mai errori

Li restò un attimo a guardarla negli occhi, poi chinò il capo sussurrando – Scusami, so di deluderti, ma è più forte di me. Non voglio fare del male a mio padre, non lo merita

– Potremmo almeno parlargliene. Lei ha sempre una soluzione per tutto. E conoscendo così bene tuo padre saprà cos’è meglio… ci proviamo?

Li annuì sorridendo – Vorrei dirti si, ma ho paura… però… si, potremmo parlargliene, ma sei sicura che… Ho paura Cristi… non ho mai fatto una cosa simile

– Va bene – Sussurrò Cristi carezzandole il volto – proveremo più in la, non ti preoccupare

– Ti ho delusa, vero?

– No, l’amore per tuo padre dev’essere grandissimo se può frenare il tuo

– No… anche ciò che provo per David è grandissimo… – Sussurrò serrando forte gli occhi per frenare le lacrime – Va bene! Faremo come dici tu… e che dio mi protegga

– Benvenuta in America! – Esclamò Cristi prima di soggiungere con un filo di voce – Tu non lo sai ancora, ma hai compiuto un passo talmente impor­tante che miliardi di uomini te ne saranno grati per l’eternità

– Non capisco cosa voi dire – Chiese Li

– Non farci caso, pensa soltanto che nel pomeriggio ti accompagneremo a casa

– Verrà anche David?

– Puoi esserne certa! Cosa te ne faresti della mia compagnia? Non dirmi che hai paura di lui?

Li scosse il capo sussurrando – No... ho paura di me

– Sciocchezze! Parola mia che passerà… Almeno credo – Borbottò

Continua...



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