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lavoro pubblicato domenica 25 ottobre 2015
ultima lettura mercoledì 4 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HERREN - La voce di Borderline Capitolo 5

di Estephany. Letto 375 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Mi sono chiesta quanto un uomo possa sopportare. Il mio pianto si è confuso con quello di madri che invocavano i figli e una ragazza dietro uno dei capannoni che viene stuprata da ore. Ho pensato veramente che la vita fosse ingiusta.......

CAPITOLO 5

Attivo il silenziatore. Sono a una ventina di passi da me. Ho preso la mira e ho sparato. Il proiettile è uscito emanando un soffio. Sparo anche all’altro. Non provo il minimo rimorso per quei morti che mi hanno portato via persone a cui tenevo.

Penso solo che devo liberare Toto. Lui mi stava allenando per prendermi cura di lei, quindi la devo portare al sicuro, non gli permetterò di portami via anche lei.

Spoglio uno dei soldati mettendomi la loro divisa e il casco. Osservo l’astronave. Fuori ci sono cinque guardie. La porta della navetta è aperta, mi sarà facile entrare. Tiro su la zip. Il caso puzza di sudore. Metto il fucile in spalla e mi avvicino. Cammino di tra di loro guardando dritto davanti a me. Fortunatamente nessuno mi ferma.

Dentro la nave, ai comandi, ce un uomo dai capelli verdi, con i piedi accavallati che ascolta la musica. Cammino veloce verso l’altra stanza per non farmi vedere, qui trovo Toto chiusa in una gabbia. Quando mi vede trema e gli occhi gli si riempiono di lacrime. Tolgo il casco e lei batte le mani sul vetro per dirmi di liberarla. Gli dico di allontanarsi e la spacco. Lei esce fuori e mi stringe convulsamente, piangendo. Attirati dai rumori i soldati vengo fino a lì. Il primo lo freddo sul posto.

La bambina si nasconde dietro di me, e piange più forte. Lancio una bomba fuori dalla sportello, stringendo forte la piccola a me, mentre fuori salta in aria tutto facendo tremare la terra. Cerco nelle tasche dell’uomo. Quando usciamo due dei soldati sono a terra con i vestiti carbonizzati. L’aria puzza di carne bruciata. Cerco nelle tasche anche a loro, ma non trovo nulla. Toto grida, mi volto di scatto e vengo colpita alla testa. L’ultima cosa che vedo sono stivali sporchi di fango che afferrano la bambina.

- o -

Non so dove sono. So che fa freddo, un freddo che ti entra nelle ossa e che le braccia legate al soffitti con una catena mi fanno tremendamente male. La luce giallo sporco zampilla elettrificata. Ad un angolo dello stanzino si è formata una pozzanghera puzzolenta, alimentata da gocce che viaggiano da chissà quanto sul muro soffocato dalla muffa. Con una schiaffo il grosso uomo davanti a me mi chiede ancora il nome e da dove vengo. Quando per l’ennesima volta non gli rispondo con un manganello mi bastona i muscoli doloranti. Da tempo interminabile va avanti con questo gioco sadico e doloroso. Frustate, botte e bastoni sul corpo ormai inerme.

Non ho nemmeno la forza per aprire gli occhi. Mi gira la testa. Con uno movimento unico casco a terra all’improvviso. Mi incappuccia, portandomi fino ad un’altra stanza. Puntello i palmi pertirarmi su, le braccia mi tremano. Prima di poter cadere mi afferra per i capelli mi fa sedere su una sedia di ferro arrugginito. Sento il rumore di una macchinetta. Mi prende la testa e mi rasa. Mi toglie ogni capello. Dalla rabbia e la vergogna mi mordo le labbra piangendo. I capelli cadono a terra sulle mattonelle sudicie, una volta bianche. Sto ancora aspettando di svegliarmi. Ci sono momenti in cui senti talmente tanta paura, credi che sia un incibo e ti sforzi per svegliarti, ma quando ti rendi conto che è tutto vero cosa fai ?

Tre uomini mi spogliano. Rideva mentre le facevano e mi bagnavano con un canna di acqua ghiacciata. Mi hanno tenuta nuda e bagnata stesa sul pavimento per più di un ora. Anche dopo un ora sotto quel getto d’acqua non ho smesso di sentirmi sudicia. Ascoltando il suono dei miei denti che battevano, il sapore della mi paura e l’odore della vergogna. Poi mi hanno lanciato degli stracci da mettere.

La vita ha voluto sottopormi ad una prova troppo grande e io non ero pronta. La notte nei dormitori freddi, stesa a terra con altre centinaia di persone, rivedevo ancora le loro mani che toccavano il mio corpo picchiandomi ogni qual volta provavo reagire.

Penso a Toto, che è solo una bambina. Se le succedesse qualcosa sarebbe colpa mia. Frey è morto.

No, non può star succedendo tutto questo per davvero.

Nella vita reale non esistono queste cose, non è così ?

Per sette giorni mi portano in quello stanzino degli interrogatori. Mi fanno sempre le stesse domande. Chi sei, da dove vieni, per chi lavori, perché sei qui. Se parli smettiamo. E’ doloroso, fanno male le botte e le mani sudice sul corpo, quello fa più male di tutto. Fa male quando quel bastardo mi mostra le medagliette di Frey ridendo della sua morte. E io sono stanca, stanca di sentire uomini e donne piangere , invocando i figli, pregando un Dio che ci ha dimenticato.

La notte le guardie entrano nei dormitori e sparano, solo per il gusto di farlo, solo per farci tremare sotto la pelle consumata e i muscoli doloranti.

Ci portano fuori al freddo a spaccare pietre con un piccone. Siamo in tanti. Mille, duemila, non lo so. Donne e uomini li fuori a spaccare sassi, se ti fermi vengono a prenderti a bastonate, ma con quel dannato freddo non le senti neanche. I bambini li tengono in un altro posto dall’altra parte della recinzione. Dicono che molti li uccidono appena arrivano, gli altri non si sa.

Questa notte mi sono alzata fino ad una delle finestre. Mi sono dovuta mettere in punta di piedi, e anche così vedevo poco. Ma ho visto il cielo. Ho pensato che in quel momento c’era gente che non sapeva nemmeno che noi eravamo lì, che esistiamo.

Mi sono chiesta quanto un uomo possa sopportare. Qui dentro morire è una liberazione. La gente viene sgozzata all'aria aperta come maiali. Il mio pianto si è confuso con quello di madri che invocavano i figli e una ragazza dietro uno dei capannoni che viene stuprata da ore. Per la prima volta ho pensato veramente che la vita fosse ingiusta. Crudele. Che noi ci convinciamo che possa essere meravigliosa, solo per mascherare il terrore che proveremmo se ammettessimo che siamo qui per caso. Non esiste un destino o un Dio che veglia su di noi. Nessun padre farebbe questo ai suoi figli.

Ho pianto e ho desiderato di morire.

- o -

Questa mattina hanno ucciso una donna, un’altra. Era vecchia, si è accasciata a terra chiedendo solo un po’ d’acqua perché non ce la faceva più. Loro l’anno presa e le hanno sparato in piena fronte. Il sangue è schizzato sui sassi spaccati. L’hanno tirata su per le braccia e hanno gridato di andare avanti. La punta del piccone scavava tra il sangue della vecchia. Solo qualche giorno prima, mi aveva detto che ce l’avremo fatta.

“ Da lassù qualcuno vede tutto questo e li punirà. Saremo salvati, fidati e si forte. Dio li punirà tutti e noi riceveremo la sua grazia”

Lei non lo è stata abbastanza, o forse gli unici occhi sono quelli dei sadici che ci stanno uccidendo giorno dopo giorno.

Ho appoggiato il palmo sul suo sangue e ho deciso che non ho intenzione di morire qui. Morirò un giorno ma non qui, non così; se devo morire lo farà provandoci.

Ogni cinque giorni il cancello si apre e portano il cibo alla mensa, dopo mezzora arrivano le divise pulire e dopo qualche minuti escono entrambi i furgoni. Succede tutto in poco meno di un ora. Quella è l’unica via d’uscita, devo correre, più veloce che posso; ma devo prendere Toto.

Per più di una settimana studio i movimenti, i turni di guardia, le vedette, rivedendo le fasi del piano nella testa, nelle pietre spezzate e nel sangue che schizza ogni giorno, le urla e i pianti. Cerco il coraggio, stringo le ginocchia tremanti. Qui dentro, loro mi prendono per pazza, non ci vogliono nemmeno provare troppo stanchi di fallire, troppo terrorizzati.

Li hanno visti ,loro, le farfalle li chiamano. Quei pazzi che vengono li e pensano di riuscirci a scappare. Qualche credulone si fa imbambolare dalle belle parole che dicono, disperati e sognatori finiscono per venire ammazzati tutti quanti; se ti va bene un colpo di pistola fa il suo lavoro, altrimenti se ti prendono rimpiangi di essere nato. Ti torturano davanti a tutti, ti frustano finché non perdi tanto sangue da crepare li davanti o finché il cervello non si uccide da solo per smettere di penare e dalla gola infiammata non ti escono nemmeno più le urla.

Aspetto la sera l’ora in cui sarà più facile andare da Toto. Le guardie passano per il patio e con la paura a farmi da consigliera corro fino all’altra parte della recinzione, strisciando dietro le navette. Qui ce un unico grande edificio. Dentro i bambini dormono raggomitolati uno di fianco all’altro tremando di freddo, con il viso sporco di sabbia e lacrime. Cammino tra di loro cercando Toto, ma lei non ce. L’hanno uccisa, si sono presi anche lei. Era la mia unica ancora, sapere che non ero da sola qui dentro, invece lo sono.

- Stefh – Lei è di fianco a me. La stringo forte dicendogli di abbassare la voce. Passo le mani sulla testolina pelata. Gli dico che la porterò fuori di lì che si deve fidare di me. Apro lentamente la porta. Prima di uscire guardo che non ci siano guardie, corriamo fino a sotto una navetta nascondendoci li. Questa non si muove mai, resta sempre qui. Ora dobbiamo aspettare.

Lei si addormenta io non ci riesco.

Resto a vegliare per tutto la notte aspettando, pregando che quell'alba non arrivi mai e che arrivi il più velocemente possibile. I pannelli del pianeta vengono abbassati e la luce dei ren comincia a filtrare, il campo prende ad animarsi e i prigionieri vengono portati fuori. Toto si sveglia e prego, prego il signore che ci sia veramente qualcuno li sopra e che ci aiuti. Che ci aiuti tutti.

Toto sta stretta di fianco a me. Non levo gli occhi dal cancello. Sento le gambe pesante e non sono più sicura di riuscirci. Con un’altra fucilata un uomo cade a terra, le urla di una donna si levano. Le hanno ucciso il marito e lei disperata corre da lui. La prendono picchiandola con un manganello, cade per terra e i nostri occhi si incontrano. E’ un attimo, io vedo lei, lei vede noi. Ti prego non dire niente. La tirano su di peso spingendola ancora nella trincea. Il cancello si apre ed entra il primo furgone. Non ancora.

Le certezze cadono e credo di cedere all'idea di restare sotto qui finché la fame non ci ucciderà entrambe, ma a Toto non posso fare questo. Entra il secondo furgone. Ci siamo quasi, usciamo da sotto la navetta restandone dietro. Quando i furgoni stanno uscendo, partiamo.

- Corri – Le urlo.

Corriamo talmente veloce che è come non aver peso, non penso nemmeno al dolore o al corpo debilitato. Dietro i soldati sparano, la gente in trincea esce fuori e corrono anche loro. Non sanno più dove sparare, di fretta chiudono il cancello. Corriamo più veloce, prendo in braccio la bambina e corro a perdi fiato per prendermi la libertà. Usciamo dal cancello, sotto i piedi l’erba prende il posto della polvere. Dietro di noi, in molti sono stati uccisi alcuno sono sopravvissuti e corrono disperati, con il viso asfissiato e negli occhi la speranza.

Corriamo anche se dietro di noi non ce nessuno. Arrivo ai piedi di grossi alberi senza fiato, l’ossigeno non entra nemmeno ai polmoni. Cado in ginocchi e rido. Rido e piango contemporaneamente. Non mi sono mai resa conto di quanto fosse bello respirare o stare steso sull’erba, di come lottare e attaccarsi alla vita sia importante. Stringo la bambina più forte che posso, nutrendomi delle sue lacrime.

- o -

La prendo per mano diretta verso l’edificio polveroso da cui sono arrivata.

Cosa succederà ora che lui non c'è più ? Che ne sarà di noi Toto ? Penso a questo mentre camminiamo mano nella mano. Nel percorso ci imbattiamo nel punto in cui prima c’era l’astronave. Ci sono ancora i cadaveri dei soldati e anche i fucili. Ne prendo uno imbracciandolo. Ci dissetiamo a una fonte e le pulisco la faccia triste. Le pulisco dal fango i pochi capelli che ha in testa dicendogli che è bella, ma lei non mi sorride, mi stringe e piange.

Trovo il quad e mettendolo in moto lo tiro fuori dall'insenatura. Faccio salire dietro Toto. In pochi minuti arriviamo al posto. La faccio entrare fino ad arrivare alla navetta. Lei non parla e io non so cosa dirle. Sulle pareti dell’edificio trovo un dispositivo che lei riesce a far funzionare.

Marisha dice che verrà a prenderci.

Aspettiamo sedute una davanti all’altra. Sta raggomitolata su se stessa.

“ Va tutto bene ora piccola. Sei al sicuro “

“ Dov’è Frey ? “

Mi si gela in sangue. Cosa le dico, questo discorso volevo che fosse Marisha a farglielo, io non sono in grado. Lei mi fissa con i grandi occhi grigi imperlati da lacrime e non riesco a guardarla in faccia. Persino lei è più forte di me. Non le rispondo.

“ Dov’è Frey ? “

“ Dov’è Frey ? “ Alza la voce.

“ Toto “

“ Dov’è ? Dov’è Frey ? Dov’è ? “

“ Toto “

“ Dov’è Frey “ Grida.

“ Stai zitta “

Scoppia in un pianto a dirotto, mi avvicino e combatto contro le sue mani fino a stringerla forte. Lei ripete il suo nome più di una volta, aggrappandosi a quella parola in una richiesta di grazia. Io mi aggrappo al suo dolore, che è l’unica cosa che le è rimasto. Quando arriva Marisha fatico a lasciargli la bambina, che non dice nulla. Muta come una bambolina rotta.

“ Dove stai andando ? “ Mi chiede Marisha.

“ Devo fare ancora un cosa. Portala al sicuro “

Lei mi rincorre fermandomi, impedendomi di uscire dalla porta corrosa dal tempo.

“ Tu non sai che stai facendo. Quelli sono soldati, tu ti sei allenata si è no per un mese. Pensi di essere un guerriero ? Non hai idea di cosa possono fare quegli uomini, i Carmiel sono degli animali, seguono un addestramento che fanno di loro delle macchine da guerra. Quelli vivono con la furia nelle vene, non hanno il minimo rispetto per la vita degli altri “

“ Non mi importa “

Marisha mi da uno schiaffo che mi fa volare a terra.

“ Smettila di fare la stupida. Guardala “ Mi grida, indicandomi Toto che trema sotto le spalle guardandoci.

“ Non gli è rimasto nessuno, vuoi che veda morire anche te ? Sei un egoista, non sei l’unica che sta soffrendo, non sei l’unica che.. lui .. “ Le parole gli muoiono in gola.

Ha ragione lei. Così ridotta mi farei solo uccidere o peggio imprigionare un’altra volta. Lei più di altri sa cosa provo, lo ha amato per anni e quando finalmente lo aveva conquistato il destino glielo ha portato via.

In lontananza si sentono il rumore di quad che si avvicinano.

“ Presto, andiamo “ Dico. Marisha prende Toto per mano portandola fino al tunnel della navicella.

“ Dai, veloce “

“ Ci sto provando. Ok, fatto “ La navetta viene chiamata mentre alle spalle gli stivali in cuoio di un soldato pestano gli acquitrini. Spingo Marisha e Toto in un angolo dicendo loro di restare li.

“ Andatevene e chiamate aiuto “

Nemmeno il tempo di alzarmi che mi salta alle spalle disarmandomi. Mi spinge contro il muro piegandomi il braccio dietro la schiena.

“ Ti ho trovata “ Con un calcio lo allontano cercando di prendere l’arma ma mi blocca. Mi trascina per terra dandomi due pugni. Prendo con forza il coltello in mano e gli lascio un taglio lungo la guancia, si allontana imprecando. Sputo sangue per terra portandomi una mano alla testa che mi gira furiosa. Mentre sta per rialzarsi esco fuori dalla costruzione cercando di portarlo lontano da Marisha e Toto.

“ Vieni qui piccola. Sai che ti trovo “ Sento la sua voce che echeggia alle spalle. La luce oltre la porta mi acceca. Cado per terra ma mi rialzo subito. Sotto i piedi l’erba è umida.

Mi hanno tolto la dignità e anche Frey. Ho tutto il diritto di ammazzarli tutti. Ma non mi farò catturare, se tornerò li dentro lo farò da morta, perché mi sparerò un colpo in testa io stessa.

Arrivo in una sorgente d’acqua sporca. I moscerini ti si attaccano alla pelle, l’odore è rivoltante. Con l’arma carica in mano lo cerco tentando di non rimanere troppo allo scoperto. Mi volto all'improvviso avvicinandomi ad un cespuglio. Da questo esce un animaletto nero che corre via. Due mani mi afferrano per il collo stringendo forte. Mi butto a terra portando con me anche lui che non mi molla. Con una testata lo riesco a far allontanare. Lascio il fucile a terra prendendolo a pugni in faccia, me ne da uno allo stomaco che mi lascia senza fiato e mi butta ad un lato. Prende il fucile e me lo punta alla testa.

Resto immobile. Quindi finirà così ?

Mi tira su il volto con la canna del fucile. Quando mi riconosce una luce negli occhi gli si accende.

“ Ti insegnerò una lezione ragazzina. La vendetta non ti farà sentire meglio ti riempirà la mani di sangue e basta. Un morto rimane sempre morto “

Tira fuori dalla tasca le medagliette di Frey e me le lancia ai piaci. Mi passa la canna del fucile sul collo e giù fino al seno, afferro con entrambe le mani l’arma, il colpo parte colpendo il terreno. La prendo e lo colpisco su una mano, poi su una gamba. Prendo le medagliette. Resto a guardarlo dall’alto, mentre lui grugnisce dal dolore.

“ Cosa aspetti non era quello che volevi. Sappi che anche se mi uccide lui resterà all’inferno con me “

Con il manico dell’arma gli spacco il naso.

Lo tiro su. Mi spinge nell’acqua e lo porto giù con me. L’ira mi assale quando sento di avere la sua vita tra le mani, lo afferro per il collo annegandolo nell’acqua maleodorante. Lui si dibatte e posso sentire che la sua vita si spegne lentamente. Riprendo l’auto controllo per un momento e lo tiro fuori. Lo lego stretto con dello spago che taglia la pelle e me lo porto dietro.

“ Dove andiamo ? “

“ Ti porto dal generale, voglio vedere cosa farà all’assassino di suo figlio “

La vedo chiaramente la paura nei suoi occhi. Cerca di persuadermi dicendo che sarebbe più facile ucciderlo li subito, risparmierei tempo. Sono parole di un uomo disperato che sa cosa vuol dire essere torturati. Ma non cambio idea. Così cambia strategia.

“ Chi era quello, il tuo amante ? O solo un belloccio a cui sbavavi dietro ? “

“ Stai zitto “

“ Ah ho fatto centro, scommetto che lui non ti guardava nemmeno di striscio. Bhe non aveva tutti i torti sei un po’ aggressiva non credi. Anche se era proprio una mezza sega. L’hai vista la sua faccia mentre gli tagliavo la gola mh ? “

“ Stai zitto “

“ Scommetto che era solo un codardo, un coniglio senza spina dorsale e lo ha dimostrato mentre affondavo il coltello nella sua gola e diceva aiutami Etienne

Lo butto a terra dandogli pugno in faccia più forte che posso. Mentre lo aggredisco e tremo con tutte le mie forze piango come una neonata. Lo picchio fino ad non avere più le forse e impugno il coltello in mano pronta ad aprirgli la gola in due.

“ Bastardo, tu non vali nemmeno la metà di lui “

Gli taglio la gola.

“ Era questo che volevi ? “ Grido tra i denti. Le mani mi tremano mentre lo faccio e piango. Pensando che con questo assassino se n’è andato tutti di Frey. Non mi è rimasto più nulla se non mani macchiate di sangue. Mentre gorgoglia affannato, cadendo pian piano nell’oblio mi appoggio ad un albero a piangere. Piango per la frustrazione.

Tengo le mani lontane dal corpo, se fosse possibile me le taglierei.

All’improvviso la figura del soldato scompare. Attorno a me, alberi, terra, tutto svanisce. I capelli mi crescono leggermente. Mi trovo in una stanza completamente bianca.

Davanti a me riesco a vedere una vetrata al cui interno ci sono degli scienziati, il generale, Cops, Nisolan e sento di poter morire quando vedo i suoi occhi blu che mi guardano.

Mi alzo in piedi, era tutto finto ?

Mi guardano soddisfatti orgogliosi di me.

“ Tutto bene stefh ? “ Dice Cops dall’altoparlante. Non riesco a pensare ad altro che non sia Frey e le mie mani piene di sangue. Non ho ucciso veramente, era tutto un illusione, Toto sta bene, Cops è vivo.. Frey è vivo. Allora perché mi faccio così schifo, perché penso di non meritare di vivere un minuto di più per ciò che ho avuto la forza di fare. Eppure loro, sono soddisfatti, vuol dire che non è così grave, che sono stata brava.

Tu la pensi come me, vero ?

Laura resta ancora muta.

Sto immobile al centro della stanza di simulazione. Tu non sei orgoglioso di me ? Lo vedo dal tuo sguardo serio e compassionevole. Ora te ne andrai e mi lascerai annegare.

No, non se ne va. Apre la porta della stanza avanzando a passi lenti verso di me. Il fucile mi cade dalle mani. Sento l’echeggiare dei tuoi passi e l’odore buono dei vestiti puliti. Non muovo un muscolo. Quando sei davanti a me, mi accorgo di quanto tu sia alto, mi stringi forte. Non riesco nemmeno a piangere. Una statua.

Alla mente mi torna un ricordo.

La luce è dolcemente arancio. Sono a piedi scalzi davanti a me Frey sbuffa. Cops steso sul divano dorme rumorosamente, mentre Kelt mi riempi un altro bicchiere di liquore.

- Alla tua promozione, pivella – Dice, spostandomi una ciocca dietro una delle orecchie. Io gli sorrido mandandogli un sguardo furbo, con quei occhi dalla pupilla bianca che non sono miei.

Cos’era quello ? E’ tutto vero. Si.

Lui mi guarda. Smetto di fissare il nulla, prendo il fucile diretta verso la cabina.

“ Chi diavolo sono ? Cosa sono ? “ Nisolan si alza dicendomi di calmarmi. Prendo in mano l’arma puntandola davanti a me.

Con un altro flash rivedo le torture, gli interrogatori.

- Parla menis, ad Herren nessuno verrà a cercarti. Voi di menar siete solo dei cani da guardia –

Le tempie mi pulsano doloranti.

“ Chi cazzo sono ? “ Sbraito non capendo più nulla.

“ Sei una menis “

“ Non è vero “

Com’è possibile, io sono un essere umano ne sono sicura. Sono nata sulla terra, ,ma allora perché i ricordi che ho nella testa sono di un mondo totalmente diverso dalla terra. Menar, la mia casa.

“ Senti Etienne, calmati. Sei sotto shock, hai appena recuperato una parte importante della tua memoria, quindi devi calmarti e non perdere questa possibilità “ Nisolan alza i palmi per mostrare di non essere una minaccia. Tutti lo sapevano. Tutti .

“ Tu sei una menis, sei nata su menar. Solo che hai perduto la memoria, o meglio hai distorto la realtà “

“ Che cosa vuol dire, perché ? “ Roteo la pistola non smettendo di puntarla contro ad un bersaglio immaginario.

“ Eri un lobeg. Sei stata mandata al fronte contro i carmis e hanno preso la tua squadra, vi hanno portandovi in un campo dell’Ade. Quella che hai vissuto poco fa era un pezzo della tua storia. Quando sei tornata, non eri più la stessa “

Una scema di guerra, è questo che mi stanno dicendo. Mi tornano alla mente altri ricordi. Ero in accademia a Menar, volevo diventare un soldato mentre Fabiola voleva diventare scienziata. Lei era cosi bella è fragile, quando siamo riuscite ad arrivare ad Herren entrambe non ci potevamo credere. Fabiola. Me l’hanno uccisa. Gli squadroni di Mis sono venuti e hanno sparato sulla folla uccidendola.

Punto il fucile sul generale Mis e sparo. Frey per fermarmi mi fa sbagliare la mira.

“ Lasciami, questo stronzo deve morire. Hai distrutto la mia vita, è colpa tua “

Silka mi fa indietreggiare. Arranco ancora contro Mis, allungo la mano per prendergli per il bavero. Arrivo a pochissimi centimetri, ho quasi sentito il tessuto sotto le dita. Mi schiacciano al suolo e me lo impediscono.

Mi portano in una cella di detenzione.

Quel maledetto Mis ha ucciso la mia migliore amica e ha distrutto Menar. Ha reso il mio pianeta un immondezzaio e me la deve pagare. Cinque stra-maledetti anni sono passati. Ho sputato sangue, mi sono fatta torturare per un anno intero in quel campo. Un solo misero anno, quando gente era li da troppo tempo. Lui non può dire che non sapeva nulla, perché non ci credo. Herren ha occhi ovunque e lui finge di non sapere che su quel satellite c’erano decine di campi in cui venivano rinchiusi e torturati, soldati e civili.

Quando aprono la cella, lui mi guarda con la sua divisa cucita su misura da qualche casa stilistica di cui tutti conoscono il nome, ma di cui pochi possono permettersi di sganciare tutte quelle spade per due pezzi di tessuto.

Al suo fianco il generale mi tiene d’occhio e fa bene.

Mi dice che capisce il mio stato e che mi perdona. Spavaldo entra nelle cella. Ordina di liberarmi, per dimostrare che ha il coltello dalla parte del manico, e mi porge una mano.

Le manette spariscono. Mi alzo in piedi, le guardie si scostano mostrandomi la sua mano protesa. Velocemente afferro l’arma del soldato puntandola su di lui. Due colpi. Entrambi a vuoto e di nuovo mi tengono ben stretta.

“ Non me ne faccio niente delle tue scuse. Ti voglio vedere morto, dannato bastardo “

Non ci pensano due volte a giustiziarmi e mandarmi nel carcere di Swo. Per chi attenta alla vita di un Mis non ce nemmeno processo, vieni mandato in quella fogna, se sei fortunato, e tanti saluti.

Buona sera cari lettori, spero che la storia vi stia piacendo e che vi abbia fatto affiorare un mucchio di espressioni e sentimenti contrastanti che sta sera vi portere a letto.

Spero, inoltre, che lascerete un commentino. Apprezzerei molto conoscere il vostro punto di vista.

Alla prossima :)



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