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lavoro pubblicato sabato 24 ottobre 2015
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il formicaio

di 1JacopoNavacci. Letto 311 volte. Dallo scaffale Generico

Probabilmente è così per tutti: la portiamo dentro la goccia, e nel giorno della nostra alluvione quella evapora, sale su e ci ricade in testa.

Te ne accorgi anche tu? Sono tutte immerse nel loro lavoro, intente a mettere insieme le provviste per l’inverno. L’autunno è arrivato con violenza, le ha gettate tutte nel panico. Si affannano, corrono di qua e di là sorrette da chissà quali pensieri. Forse soltanto concentrate su un obbiettivo temporaneo, pronte a slittare al prossimo. Non si chiedono molto e quando escono dal formicaio evitano di guardare in alto. Non ti chiedi il perché? Osserva bene: guarda quest’albero enorme, questa complessa architettura di corteccia linfa e foglie; è maestoso, quasi terribile. Evitano il suo sguardo perché hanno paura che i loro occhi non riescano a contenerne la grandezza. Eppure di grandezza le hai sentite parlare spesso anche tu no? Ci riteniamo l’impero più vasto esistente. Dopotutto siamo ovunque. Ma guarda bene ti dico, presta attenzione all’albero: vedi come oscilla? Osserva bene il movimento delle sue foglie al contatto del vento leggero.

Credo che ormai l’avrai notata: la goccia accarezza la foglia ormai gialla.

Ora, metti che quella goccia venga urtata, anche leggermente: lo sai bene, conosci la posizione del formicaio: verremmo sommerse senza pietà. Chissà se anche le altre se ne sono accorte, forse non se ne rendono davvero conto e se davvero è così non credo che quando la goccia cadrà potremo porvi rimedio. Forse se chiamassi un’allerta potremmo fare qualcosa, cercare di spostarci e isolare la zona pericolosa.

Guarda bene, basta un colpo di vento, basta un oscillare più forte.

Hai mai visto gli esseri umani? Mi chiedo se anche loro abbiano una goccia sopra le loro teste che li minaccia e non li fa dormire, che può travolgerli in qualsiasi momento. Probabilmente è così per tutti: la portiamo dentro la goccia, e nel giorno della nostra alluvione quella evapora, sale su e ci ricade in testa.

Ma allora perché non lo fa, perché non succede? Cosa impedisce al tempo di travolgerci?

Mi dici che sono soltanto una formica, ed è vero; eppure non riesco a fare a meno di guardare l’oscillare della foglia. Forse che dovrei, come le mie compagne, guardare in basso, occuparmi del cibo e della casa? Non lo so, non ci riesco. Ogni volta che mi metto a dormire c’è quella goccia nella mia testa, mi agita e mi chiedo quando arriverà, quando verremo travolti.

Vorrei trovare un modo per smettere di pensarci. Una volta ho sentito una formica parlare di sogni, di affetto, di sincerità del vivere: sembrava fosse davvero serena, non come le altre, soddisfatte nella loro ottusità, quella era serena per davvero. Nemmeno la goccia le faceva più paura. Era vecchia e venne messa da parte, dicono fosse pazza. Secondo me ce l’aveva fatta.

Ma non saprei cosa dirti, non capisco cosa significhino i sogni l’affetto e tantomeno ho idea di cosa sia la sincerità del vivere.

Sembriamo tutte così uguali; facciamo le stesse cose, usiamo le stesse parole e rivolgiamo la nostra attenzione agli stessi interessi senza sostanza. Eppure avverto qualcosa, una sorta di sensazione, come se fosse possibile essere non in questo modo, come se si potessero adottare pensieri che non siano quelli del formicaio: però non so, da noi non c’è nemmeno la parola per descrivere questa possibilità.

Forse hai ragione, stiamo perdendo tempo. Quella goccia non scenderà prima di qualche mese, prima che cada la foglia e arrivi l’inverno.

Ma si, c’è tempo per pensare. Andiamo a lavorare, d’altronde siamo formiche.

E il vento riprende a soffiare.



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