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lavoro pubblicato sabato 24 ottobre 2015
ultima lettura venerdì 12 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HERREN - La voce di Borderline Capitoli 3 - 4

di Estephany. Letto 454 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La lama scatta spuntando incandescente dal manico. Piega la testa e incide lentamente la carne del collo. Gli occhi si sgranano dal dolore, apre la bocca da cui non escono suoni, mentre il coltello affonda nella gola che gronda sangue....

CAPITOLO 3

" Te lo avevo detto che tornavo "

Kelt prende in braccio la bambina.

" Come state ? Niente di rotto ? "

" Tutto a posto " Dico. Mi tende una mano per tirarmi su ma non la prendo.

" Dove eri, se restavamo li ci ammazzavano ? "

Ora che Toto non mi sta più tra le braccia il petto viene graffiato dal freddo gelido. Stringo con i pugni una delle liane strette attorno a gli alberi. Ho le vene gonfie, il sangue viene pompato all'inverosimile. Mi alzo con le mani tremanti, le nascondo per non farle vedere a Kelt, ma gli occhi rossi e le pupille cerchiate non mentono.

" Scusa è successo un casino. Ma sapevo che non sarebbe successo niente. Hai la pellaccia dura " Mi dice con un sorriso a mezza bocca. Si, sono forte.

Non mi sento svenire.

Non ho mezza gabbia toracica spezzata.

Non è l’adrenalina a tenermi in piedi e non è l’adrenalina a farmi esplodere la testa.

Lui mi esorta a sbrigarmi; qualche soldato potrebbe ancora essere in giro. Attraversiamo a piedi la foresta. Non sopporto di rimanere in dietro ma ho talmente freddo che mi fanno male le ossa.

Si, sono forte.

Cado su un albero con il respiro affannato. Kelt mi fa alzare, la sua divisa è tutto ad un pezzo non me la può dare, ma offre il suo aiuto portandomi sulla schiena. Poggio la testa su una spalla stringendomi in me stessa per cercare calore.

" Grazie "

Chiudo gli occhi solo un attimo, quando li riapro lui mi sta allacciando la cintura di una piccola astronave. Toto sta nei sedili davanti insieme a lui che si mette ai comandi. L’oggetto si alza da terra e sale dritto verso l’alto. Effettua una virata e riesco a vedere per un momento l’isola di Trelleborg dall’alto. Del fumo esce dai laboratori, mentre mezzi in fiamme sono sparsi un po’ ovunque. Oltrepassiamo l’isola aspettavo di sentire il calore el Sole sulla pelle ma ad Herren non esiste. Voliamo sui grossi ren incandescenti che illuminano tutto il pianeta regalando vita e sensazionali giochi di luce nel cielo buio costellato di stelle lontane.

L’atmosfera dentro la navetta si scalda piacevolmente, mi stringo sotto la coperta restando ad ascoltare le comunicazioni radio e le numerose domande di Toto. Lui gli dice che li hanno attaccati e che ora dovremo stare temporaneamente in un campo nelle isole minori di Mis e che ci sono stati molti morti, anche civili e bambini. Trovo strano che gli dica tutte queste cose, approfondendo in particolari che forse spaventerebbe un po’ un bambino della sua età ma infondo Ratutosk ha solo sette anni eppure ha l’intelligenza di una terrestre di almeno dodici. E poi perché nascondergli la guerra se lei ci ha dovuto convivere da quando è nata.

Devo essermi addormentata un’altra volta perché quando riapro gli occhi stiamo atterrando in una pista in acciaio. Attorno a noi si trovano astronavi e soldati.

Entriamo in una costruzione di diversi piani, prendiamo l’ascensore fino ad una grande sala tappezzata di feriti. Camminiamo tra le barelle, lamenti e grida. L’odore di sangue e sudore impregnano l’aria. Tra di loro vedo soldati troppo giovani, che non dovrebbero essere qui. Ce ne uno che singhiozza ad un lato coprendosi la testa da cui gocciola sangue tra i capelli bruciati. Non ha più di quattordici anni. Kelt ci porta fino alla postazione di Nisolan.

" Ragazza, guarda come ti sei conciata. " Mi alza il mento con una mano ruvida osservando i tagli sul viso.

" E’ stata una brutta giornata " Gli rispondo sedendomi su una brandina, mentre lui mi medica. Con una garza umida mi toglie il sangue coagulato rinfrescando le ferite che riprendono a bruciare.

Toto gli racconta tutto quello che è successo e di come sono stata coraggiosa. A vederla sembrerebbe che sia appena uscita da scuola, in una giornata normale. Sono più provata io di lei. Qualche minuto dopovedo Frey entrare dal corridoi. Cerca frettolosamente con lo sguardo, non appena vede Toto si avvicina a grandi passi. La bambina gli si butta tra le braccia, lui la stringe talmente forte che sembra la voglia inglobare.

Kelt si siede di fianco al lettino osservando i lividi violacei che mi macchiano la pelle. Mi allunga una caramella rossa, la poggio sulla punta della lingua facendola scivolare piano tra le labbra, nel momento in cui comincio a sentirne il gusto le papille gustative pizzicano.

" Avete saputo qualcosa dai generali ? " Chiede Kelt.

" Il generale Mis sta proprio ora discutendo con quelli di Carmiel, mentre il generale Silka sta gestendo le truppe sulla linea rossa " Gli risponde Frey.

" Non hanno ancora sospeso il fuoco ? "

" Si, sembra si siano ritirati tutti. Hanno fatto un attacco lampo che ci ha fatto capire quanto siamo deboli in confronto a loro. Non ci sono presupposti che portino a pensare che la guerra sia una scelta inevitabile. Ma con Mis non si sa mai come va a finire "

" Come minimo ci hanno attaccati per qualche suo accordo con i carmis andato male. Quello ci venderebbe tutti al primo offerente " Conclude Kelt incrociando le braccia al petto.

" Meglio che facciate silenzio "

Il vecchio indica con lo sguardo gli inservienti che stavano ascoltando la conversazione. Cambiamo discorso. Cops è da qualche parte e recuperare le macerie dei raptor abbattuti e da li a poco anche loro due dovranno andarsene. Frey dice a Toto che Mariet non potrà venire quindi lei dovrà restare sempre con me.

Nisolan mi fa sollevare la maglietta per disinfettare le escoriazioni che scendono lungo tutto il fianco. L piccola non si è fatta nemmeno un graffio, mentre io cadendo da quell’albero mi sono escoriata tutto un fianco fino alle spalle. Nel momento in cui mi volto di schiena sento che si sono ammutoliti tutti di botto e mi osservano con discrezione. Sto per chiedere quale sia il problema ma Frey mi anticipa.

" Dobbiamo andare. Ci pensi tu a portarle al dormitorio ? "

Nisolan annuisce. Kelt mi da un bacio ironico su una guancia e si allontanano. Toto sta seduta sulla barella a giocare con qualcosa che ha trovato in giro. Lo sienziato mi fa passare la giornata a fare la crocerossina. Ad alcuni di loro non riesco nemmeno ad avvicinarmi per la repulsione e il senso di nausea che mi assale quando vedo quelle profonde ferite nella carne infettata e violacea.

" Grazie " Mi sussurra la ragazza dagli occhi verdi. Mi sento le viscere dello stomaco rivoltarsi. La aiuto a stendersi e lei cade giù con un ansimo doloroso. Dalla radio li vicino un telecronista avvisa l’intervento di alcuni caschi rossi a disperdere un folla che si era radunata nelle principali piazze di tre grandi città.

<< Tra i manifestanti che oggi sono stati fermati a Tenear, è stato avvistato anche il già noto Ozkov Lertien. Il padre della giovane menis violentata più di tre anni fa. L’uomo denuncia la sua indignazione per i giudici della piramide che hanno ritenuto che l’aggressore della figlia, l’hirres Jok Golìmpa, debba ricere un risarcimento per danni morali afflitti per mano dello stesso Lertien, che ha difesa della figlia ha aggredito verbalmente il ragazzo, con insulti razziali >>

Ecco cosa è diventata Herren, se sei un menis vali meno di zero.

I primi soldati che riescono ad alzarsi cominciano ad andarsene . Nelle sale più grandi vengono allestiti degli alloggi di fortuna, semplici brandine, circa cinquanta o sessanta per stanza. Finiamo quando ormai è sera. Alla mensa preparano da mangiare una brodaglia dall’aspetto disgustoso, che mangiano tutti come se fosse una cosa normale. Ma in questa situazione ce poco da fare gli schizzinosi. Nisolan mi dice che per ora le ricerche sullo scioglimento del vik saranno rimandate, finché il generale non gli darà l’ordine di ricominciare. Sottoponendoci entrambi a una seconda operazione si rischiano delle complicazioni più o meno gravi, non per Frey, che ha un fisico più resistente, bensì per me che sono fisiologicamente troppo fragile, almeno a livello celebrale, e rischierei dei traumi. Non so bene perché ma mi è sembrato sfuggente, come se mi stesse nascondendo qualcosa.

Dopo aver finito la cena ci porta ai piani più alti nelle camere dei capitani.

" Per ora starete qui dentro, ce tutto ciò di potreste avere bisogno "

La stanza non è spaziosa, ha l’indispensabile. Quando lui se ne va do un occhiata in giro. Appena siamo entrati ci siamo trovati davanti un piccola cucina, formata da fornello, lavandino e un frigorifero vuoto. Li di fianco ce un tavolo da quattro davanti ad un portafinestra che si affaccia alle montagne. Percorrendo un corto corridoi arrivi ad un bagno e dall’altra parte ad una stanza con due posti letto. Mi fa sentire a disagio stare in questa sorta di stanza di hotel, quando la sotto i soldati dormono ad una gomitata l’uno dall’altro.

" Ci facciamo un bagno Toto ? "

Seduta su uno dei due letti nella stanzetta spazzolo i capelli umidi della bambina. Afferro ciocca per ciocca, arrolandene una ad una. Lei per pasare il tempo parla.

" Dici che Frey tornerà a casa sta sera Stefh ? "

" Non lo so. Ci proverà "

" Quando te ne eri andata eravamo tutti e due tristi, con te qui è tutto più bello. Sai, quando a Mis sono cominciati i primi attentati, ci hanno detto di restare a casa, quindi dovevo stare tutto il giorno da sola "

" C’erano Marisha e Mariet, no ? "

" No, la signora Mariet, non la facevano venire perché l’area era chiusa per evitare intrusi e Marisha doveva stare nei laboratori a curare i feriti, veniva per portarmi da mangiare e vedere se stavo bene. Mi sei mancata Stefh " M stringe con le braccia corte, nascondendo la testa. Ci sistemiamo sotto le coperte, nello stesso letto. Mi si raggomitola fastidiosamente addosso ma non le dico nulla.

" Anche tu mi sei mancata. Adesso dormi "

Toto sta già dormendo quando la porta viene aperta da Frey. Si dirige direttamente al bagno dove resta per svariati minuti sotto lo scrosciare dell’acqua. Dalla stanza si sente il tepore dell’acqua e l’odore di bagno schiuma. Quando esce va nel disimpegno della sala. Mi alzo dal letto guardando dalla porta socchiusa. E’ seduto sul tavolo a visionare dei fogli.

" Non dormi ? " Gli chiedo.

" Non ora "

Mi avvicino per vedere un mucchio di dischetti olografici su cui sta lavorando. Si passa la mano sulle palpebre stanche.

" A lavorare quando si è stanchi non si conclude niente "

" Se poi ce qualcuno che continua a disturbare concluderò ancora meno "

" Ma si può sapere qual è il tuo problema ? E’ da quando sono qui che mi tratti come una pezza da scarpe, che ti ho fatto ? "

" Non ho tempo con le tue stupidaggini "

" Ooh invece ora parliamo. Cos’è ora perché te la fai con la scienziata mi devi trattare come se non fossi nessuno "

" Tu non sai nulla quindi taci. Questo per te sarà anche un gioco, ma la mia vita e qui, e questa dannata guerra non sparirà da sola "

" E io cosa diavolo centro ? "

" Vattene a letto e lasciami in pace "

" Maledizione. Se non ti interessa farmelo capire allora non ci provo nemmeno "

Me ne torno in camera mettendomi sotto le coperte del letto intatto. Toto in quello di fianco dorme ancora.

Non lo sopporto quando fa così. Lui, Marisha fanno ricadere la colpa tutta su di me, come se centrassi qualcosa con queste fottutissima guerra; non vedo l’ora di andarmene. Quando rientra nella stanza, diversi minuti dopo, sono ancora sveglia. Si siede sulla sponda del letto e accarezza i capelli alla sorella. Mi guarda e chiudo gli occhi fingendo di dormire.

Lo sento sussurrare delle parole in una lingua che non conosco, diversa da quella parlata su Herren. Quando riapro gli occhi tiene la testa tra le mani. Esco dalle coperte sedendo sul pavimento di fronte a lui.

" Tessa "

Sussurra il nomignolo che mi ha affibbiato, di cui non conosco nemmeno il significato.

" Dimmi cosa succede, per favore "

" E complicato "

" Cosa è complicato ? Eravamo amici Frey, ci dicevamo tutto, me lo ricordo "

" Si, ma tante altre cose le hai dimenticate "

Resta a guardarmi per un po’, poi mi racconta che qualche mese prima durante una spedizione hanno oltrepassato il confine con Carmiel che li ha attaccati subito dopo. Quando hanno chiesto spiegazioni loro non hanno risposto alle comunicazioni. Ora è successo di nuovo, questa volta hanno attaccato direttamente il pianeta.

" Il generale Mis voleva lasciare di nuovo correre perché sono troppo forti ma il generale è partito per Carmiel "

" Aspetta, ma ci sono due generali su Herren ? "

" Si, sono: Mis, il generale dell'isola Mis, dove si trova la capitale Tenaer e Silka il generale delle forze armate di Trelleborg, mio padre "

Ora è tutto nelle mani del generale che ha tutte le ragioni di chiedere spiegazioni e concludere questo massacro, che è costato centinaia di vittime tra soldati e civili.

" Se ci dichiarano guerra, e loro ci attaccano, Herren cadrà. Questo è sicuro. Non voglio che lei debba patire tutto questo " Si rivolge a Toto che dorme come un bambolina. Lo fa per questo. Come sempre, tutto quello che fa lo fa solo e soltanto per la sorella.

" Un amico mi ha detto che non ha bisogno di vivere in un paradiso per essere felici, conta solo come lo vivi tu. Lei ama Menar. Frey, non parla d’altro. Non vede l’ora di tornare li con te. Perché non gli dai una possibilità ? Se ce qualcuno che ce la può fare quello probabilmente sei proprio tu "

" Menar non è un posto in cui sceglierei spontaneamente di far crescere mia sorella o un figlio "

" Allora fai qualcosa per renderlo un posto più bello. Il mio pianeta è un autentico disastro, la gente si ammazza per un nonnulla, ce guerra da ogni parte, sono egoisti e la maggior parte di loro non ha il minimo rispetto o un briciolo di amore per il prossimo, ma non cambierei la mia terra per quella di nessun’altro. Perché per ogni mille persone ignobili che ci vivono ce n’è una che darebbe un braccio per aiutarti. Sotto ogni capo di stato che vuole la guerra per i propri fini ci sono soldati che anche eseguendo ordini aiutano veramente qualcuno. Per ogni donna, bambina, per ogni famiglia per strada ci sarà sempre qualcuno che proverà ad aiutarli. Sono pochi perché non è facile vivere nelle società crudeli che ci siamo creati, ma ce chi ci crede veramente, perché tutto sommato il mondo non sta diventato più brutto, è sempre stato così, solo che ora le cose si vengono a sapere e possiamo fare qualcosa per porne fine "

Mentre parlo più di una volta la mia voce ha tremato. Lui stende le labbra in un sorriso infinitamente dolce, quelli che un tempo vedevo spesso. Mi passa un amano tra i capelli.

" Vivi in un altro mondo tessa. Ammetto che vorrei poter vedere con i tuoi occhi "

" Si " Faccio una pausa e poi sputo il rospo " Perché mi eviti ? Perché non mi vuoi nemmeno parlare o vedere, sembra che ti dia fastidio che io sia qui ? "

" Nono non è quello. Averti qui, non è semplice "

" Perché ? "

" Non te lo posso spiegare, perché non capiresti. Ci sono tante cose che non ricordi ancora. E senza quei ricordi.. " Mi interrompo e sul suo viso affiora una smorfia " Non so nemmeno se sia giusto che io voglia che tu ricordi tutto quello "

Mi passa una mano su una guancia.

" Non capisco "

" Lo so, ma non ti preoccupare. Sappi solo che sono felice che tu sia qui e ti ringrazio per esserti presa cura di mia sorella "

Stende le labbra in un sorriso. Anche se farei ancora diverse domande, non dico nulla. Appoggio la schiena al bordo del letto. " Ti hanno fatto cambiare "

" Sono cambiate tante cose "

" Me ne sono resa conto. Ma non devi lasciare che queste cose ti cambino; tanto meno il giudizio del generale " Quando glielo dico vedo bene che ho centrato nel segno. Pensa cosi tanto ad essere perfetto, ad ottenere risultati che lo mettano alla luce agli occhi del padre che finisce per consumarsi pian piano. Non deve essere facile per lui. Il generale non è nemmeno il suo vero padre. Se l’è preso come figlio alla morte della madre, quando questa le ha lasciato lui e la piccola ancora in fasce.

Devo dire che si è dimostrato un grande uomo, poteva bene lavarsene le mani e lasciarlo a Menar, portandosi a casa la piccolina, invece a preso sotto braccio entrambi li ha portati ad Herren iscrivendoli alle scuole migliori, dandoli un’educazione impeccabile, infondendoli valori di tutto rispetto, dicendo a tutti quelli che si azzardassero a chiedere : “ questo è mio figlio”.

Andiamo a dormire perché le grosse occhiaie sotto gli occhi la dicono lunga. Mi fiondo sotto il letto con la bambina e con una buona notte, dormiamo entrambi.

CAPITOLO 4

Da quando ho chiesto a Frey di allenarmi ogni sera andiamo in un area riservata agli allenamenti dei soldati. All'inizio è stata dura, mi sottoponeva ad allenamenti di tutto il corpo. Un giorno mi ha portata ad arrampicarmi su una parete rocciosa a mani nude, quando sono scivolata per poco non mi spaccavo una gamba. Per non parlare della corsa. Tre ore ogni due giorno, per tutto il perimetro della base. La parte migliore è quando mi fa usare le armi. Pistole, coltelli, hanno ogni genere di cosa appesi alle pareti come nei film.

Ora a distanza di un mese sto cominciando ad ottenere dei buoni risultati, sto stupendo anche me stessa, l’unica cosa che ancora non mi riesce è il combattimento corpo a corpo. Mi fa allenare con Kelt e Cops, loro sono più forti e atterrarli non è facile. Cops già una volta sono riuscita a batterlo ma con Kelt è tutta un’altra storia. Davanti a me mi sferra un calcio che schivo, ma scivolo e mi atterra.

" Ricominciate " Ordina Frey al lato del campo. Mi rialzo, aspetto che si avvicini per dargli un pugno ben assestato in faccia che blocca con un braccio, un calcio nello stomaco che lo mette a terra, sto per colpirlo ancora. Mi afferra una gamba e cado a terra. Prende entrambe le mani tenendomi stesa sul campo polveroso, lo faccio scivolare su di me, poi rotolo su un fianco e lo tengo giù. Mi arriva una gomitata allo stomaco che mi toglie il fiato e dopo con un pugno che mi manda a terra. Non ne ricevevo uno tanto forte dal giorno in cui hanno attaccato Trelleborg. Resto a terra piegata sullo stomaco.

" Fermi. Cazzo Kelt, quasi gli spacchi la faccia " Frey mi aiuta a mettermi seduta, guardandomi il volto. Mando giù saliva dal gusto metallico.

" Scusa Stefh " Mi pulisco il lato della bocca da cui perdo sangue.

" Paura di essere battuto da una recluta ne Kelt ? " Scherzo alzandomi in piedi. Tolgo le mani di Frey dalla mia faccia dicendogli di stare bene. Kelt mi si avvicina pressando con il pungo sulla guancia, cingendomi le spalle mi trascina agli spogliatoi.

" Scansati che puzzi "

" Perché non ti vieni a lavare con noi recluta "

" Nah vi farei sfigurare "

Loro ridono mentre esco con Frey per andare alla stanza dove Toto ci aspetta. Quando entro mi salta in braccio e i muscoli indolenziti si fanno sentire. Dopo essermi lavata metto dei vestiti che mi ha procurato Nisolan. Sono tutti uguali, pantaloni bianchi e giacca maniche lunghe a collo alto grigia. Per la notte invece mi ha rifilato un completo estivo di pantaloncini e maglietta bianchi, fatti di un tessuto simile a carta vetrata che ti scortica la pelle.

" Dov’è tuo fratello Toto ? "

" Lo hanno chiamato, padre ha inviato un messaggio "

Preparo da mangiare, muovendomi con dimestichezza nel cucinotto. Toto è tornata a scuola da pochi giorni quindi una sera si e una no dopo mangiato Marisha viene a farla studiare. Puntuale come un orologio, entra dalla porta e si mettono al lavoro. Gli spiega con pazienza, sgridandola alcune volte se non fa le cose come si deve. Mi ricorda me quando ero più piccola, solo che io non avevo nessuno che mi aiutasse a fare i compiti, quindi non li facevo e poi quando tornavo a casa con delle note chilometriche lì si che cominciavano i problemi. Prendo dal frigo una delle lattine portate da Kelt la settimana prima. Si chiama Joxt, lui pensava mi sarebbe piaciuto e aveva ragione. Frey, però, ne ha prese la metà e le ha nascoste da qualche parte per non farmele prendere. Le mette nel frigo due per volta, rifornendo lui quando lo ritiene necessario. Non avrei mai detto esistessero cose simili, forse perché qui sembrano tutti così fiscali. Invece Cops e Kelt, stanno avverando tutti i miei desideri proibiti tra cui del buon e sano alcol. Quando finiscono di fare i compiti, lei si prepara per andare. Gli offro da bere, rifiuta, ma si accontenta con dell’ acqua e qualche biscotto.

Più la conosco e più mi rendo conto che è praticamente una santa. Una donnina di vecchio stampo, di quelle che quando un uomo per strada le guarda abbassano la testa aumentando il passo. Una persona splendida, intelligente e buona. E’ la figlia del generale di Mis, potrebbe stare nel suo palazzo di cristallo a lanciare saette su noi poveri mortali invece ha studiato per diventare scienziata e poi ha superato gli esami per venire a Trelleborg.

Mi racconta che quando si è presentata coma candidata ha cambiato aspetto e identità rivelandosi all’ultimo, perché se fossero venuti a sapere che era una Mis l’avrebbero presa subito. Se c’è qualcuno che si merita di stare al fianco di una persona leale come Frey questa è proprio lei. Ogni tanto mi scopro ad osservali. Lei è chiusa come un guscio d’ostrica ma con lui cambia dal giorno alla notte. Parla con disinvoltura e scherzano come vecchi amici. A dire il vero all'inizio credevo che a lui non interessasse molto della hirres ma a quanto pare mi sbagliavo.

La porta si apre e due occhi blu guardano male il bicchiere di liquore bianco che ho in mano e gli sorrido colpevole. Si avvicina a lei baciandola leggermente sulle labbra; così come si bacia una lattante.

" Cosa ti ha detto il generale ? " Gli chiede.

" Sta tornando, ci spiegherà tutto quando sarà qui. Sembrava tranquillo "

" Speriamo "

Lei gli sorride accarezzandogli un braccio. Metto il bicchiere in un vaso sul ripiano della cucina; viene risucchiato, lavato e messo a posso, tutto in pochi secondi. Mi sarebbe stato utile una cosa simile in tutti questi anni.

Toto mi segue fino alla stanza, zampettando fino al letto. Prendo dal comodino un dischetto olografico. Quando ci passo sopra il dito questo mostra ologrammi della terra. Paesaggi, cascate, persino persone in movimento. Non avrei mai pensato di provare così tanta nostalgia per il mio pianeta.

" Ti manca ? "

" Un po’ "

" Il tuo pianeta e davvero bello, quasi quanto il mio " Mi dice sorridendo. Chiudo la porta lasciando Frey e Marisha in sala e spengo la luce così Toto si addormenta. Passa circa venti minuti a parlare. Mi dice che una sua compagna di classe gli ha chiesto un penna e dopo lei è dovuta andare a richiedergliela, perché lei se ne era dimenticata. Al sua compagna allora gli ha chiesto di regalargliela e quando Toto gli ha risposto di no, lei gli ha detto che non erano più amiche. Quindi ha detto alla sua amica di non parlare più con lei e adesso le cose tra loro due sono tese. Mi scappa un sorriso. Lei mi chiede perché rido. Niente dormi. Allora lei smette di parlare. Mi appisolo per poco più di una mezzora. I laboratori sono ancora svegli, lo si capisce dai passi dietro le mura, il rotolare di ruote di metallo sul pavimento di ferro e il bip dei badge strisciati sulle serrature.

Mi metto seduta sul letto riprendendo il dischetto. Mi manca sentire gli uccellini la mattina o le mosche che ti assillano o il rombo di macchine e la musica, quella mi manca più di tutto. Mi fermo a guardare l’immagine in movimento di un tramonto su un safari africano. Ogni tanto passa di li qualche elefante lento e cerco di immaginare come sia essere li in quel momento. Vorrei andare di la a prendere ancora un bicchiere di liquore, tanto per ricordare cosa si provava a sentire la testa assuefatta dall'alcol prima di andare a dormire con ancora nelle orecchie le risate e la musica assordante, ma non so cosa potrei trovare di la.

Da una parte sono certa di non trovare Marisha stesa sul tavole della cucina. Ma preferisco non rischiare. Proprio in quel momento Frey entra nella stanza.

" Non riesci a dormire ? "

" No "

" Vuoi qualcosa da bere ? "

" Lei è ancora qui ? "

" No "

Mi alzo dal letto, sfilando il braccio umido di saliva da sotto la testa di Toto. Lui mi aspetta già seduto con due bicchieri appoggiati al tavolo. Beviamo qualche lattina di Jotx a testa. Il liquido pastoso scende giù che è una meraviglia. Il sapore è leggermente aromatico tendente al dolciastro, non senti subito quanto sia forte. Dopo qualche minuto e che comincia a intasarti le narici e alleggerirti la testa. Per un momento senti i brividi sulla pelle ed è come essere accarezzati da un peluche bianco di due metri di nome Marcus. Metto un piede in fallo e riapro gli occhi. Frey sta ridendo.

" Sei diventata brava a combattere, ti serve ancora dell’allenamento ma stai andando bene "

" I complimenti dovrebbero andare la mio allenatore barra tiranno "

" Brindiamo e questo grand’uomo allora "

Finiamo per parlare e ridere come due che lo fanno da una vita e mezza. I discorsi cadono per lo più delle pessime figure fatte in allenamento, come quando cadendo da un albero sono rimasta impigliata per i pantaloni, o inseguita da un lumacone gigante, che alla fine a vomitato addosso a Frey. Mi esce un’altra risata, mentre strofino le palpebre sonnolenti.

Quando l’altra lattina finisce mi alzo per prenderne un’altra, nel girarmi noto che la stanza è più alta di quanto ricordassi e il pavimento e meno freddo. La lattina fresca sulla pelle mi lascia una bella sensazione ma mai come quella della dolce assuefazione.

Quando mi volto, lo scorgo a guardare il vuoto. Immagino che avere sulle spalle la sorte di un intero pianeta non debba essere facile.

Soldato, una cosa che non farò mai. Peggio di quello ce solo l’artificiere; a fare quel mestiere sono solo i pazzi. Certo, poi uno può ammazzarsi anche uscendo per strada o ingozzandosi con un’anguria, ma così è mandarsela a cercare. Lui dice che in fondo non è male se hai un motivo ragionevole per essere li, ma da come lo dice, con le sopracciglia corrucciate sfregandosi le mani callose, io tanto convinta non sono. Verso un altro bicchiere.

" All'arrivo del generale, che ci porti delle buone notizie " Annuncio bevendo l’ultimo bicchiere. L’ultimo solo perché le lattine sono ormai tutte svuotate.

" Bevi come un uomo tessa "

" Tu come una donnina invece "

Cala per un momento il silenzio. Dalla sua espressione sta pensando a qualcosa. Alza gli occhi mi sorride e io glielo chiedo ancora.

" Raccontami qualcosa che non ricordo "

Si passa una mano sui capelli . " Che senso avrebbe ? La scia che tornino da soli "

" Per favore "

Con un sospiro si sistema sulla sedia guardandomi. La testa e leggermente flessa. Resta in silenzio e poi ride ad un ricordo che gli è tornato in mente.

" Vedi, a Menar una volta all’anno, il primo giorno di primavera, si vede una stella, chiamata Eva. E’ molto bella, quel giorno, per quei cinque minuti tutti stanno con il naso al cielo a vederla. Te lo aveva raccontato Toto " Guarda la superficie del tavolo come se vedesse la scena nella mente " E tu la volevi vedere. Solo che non ti era permesso di uscire da Trelleborg. Così sei venuta da me e mi hai girato e rigirato la storia fino a convincermi ad accompagnarti. Siamo usci dal campo, con Toto e siamo andati su Menar a vedere Eva. Solo che tu hai avuto la brillante idea di prendere da magiare da un ambulante e vi sei sentita male. Quindi quando siamo tornati a Trelleborg siete dovute restare tutto il giorno in infermeria e Toto ha raccontato tutto al generale "

" E cosa ha fatto ? "

" Ti ha rinchiusa nella stanza bianca e ti ha fatto mettere una cavigliera di localizzazione " Conclude con una risata.

" Te lo ricordi ? "

" No. Vorrei poter ricordare " A lui per un attimo sparisce il sorriso. Quando l’allarme dell’orologio segna l’imminente coprifuoco mettiamo via tutto. Prima di andare nelle stanza mi mette al polso un orologio che segna ogni cosa. Fa una scansione completa al corpo e mi avvisa se ce qualcosa che non va, il battito cardiaco, la temperatura corporee, dove mi trovo e lo si può usare anche come cerca persona. Tra la lista dei contatti ce anche il suo. Scrivo il messaggio e il suo orologio suona. Lui lo guarda.

" Prego "

Dai muri sottili si sentono i passi e le risate dei soldati che oggi come non hanno avuto l’idea di alzare un po’ il gomito.

" Nisolan ha detto che è a buon punto con la pianificazione dell’operazione. Massimo un mese è sarà in grado di scioglie il vik " Dice.

" Ah è vero. Credi ti mancherò, almeno un pochino ? Infondo, ci conosciamo da un po’. Mi sono quasi abituata a questo posto. Mi cancellerete di nuovo la memoria ? "

" Si, sicuramente, ed è meglio almeno non sentirai la mancanza di nulla di tutto questo e “si”. Mi mancherai " Gli sorrido, lui si alza e mi da un leggero bacio sulla fronte, come quello che si da ai lattanti.

- o -

Per la prima volta da quando sono qui, quando mi sveglio la mattina lui non ce. Toto va all'accademiacon Marisha che mi dice che lui è in riunione con il generale. Passo la giornata intera con Nisolan che picchietta continuamente sul monitor del computer. Tic tic tic

Tic

Tic tic

Tic

Tic tic tic tic tic ti ti tic

Se avessi potuto tirargli quella cosa sulla testa lo avrei fatto, ma visto che lavora al vik è stato meglio che me ne sia rimasta seduta a guardare uno a uno i dischetti olografici. Chissà cosa pensano i miei genitori. Il generale avrà inventato un scusa a prova di bomba. Mi sono ritrovata a pensare a ciò che ha detto Frey. Che non ho ancora recuperato tutti i ricordi. L’ho chiesto anche a Kelt, ma nemmeno lui mi ha detto nulla. Sarebbe inutile dirti cose che non ricordi, aspetta un po’ e le cose ti ritorneranno in mente. Ho paura di cosa non ho ricordo. Mi è venuto il dubbio che quei ricordi che ho perso c’entrino in qualche modo con il cambiamento di Frey.

Il pomeriggio mi passa a prendere Cops per portarmi ad allenarmi. Mi fa vestire più pesante delle ultime volte. Mi da dei pantaloni neri, stivali pesanti, canottiera bianca e una felpa. Prima di entrare nella stanza mi da anche una cintura a cui sono appesi diverse borsette. Legandola alla vita, ne sento il peso.

" Che ce qui dentro ? "

" Un po’ di tutto è un kit di base "

" A cosa mi serve ? "

Al polso comincia a lampeggiargli l’orologio. Imprecando mi dice di seguirlo. Di corsa. Camminiamo velocemente per i corridoi. Ad un certo punto sento l’esplosione di una bomba.

" Che succede ? "

" Ci stanno attaccando, di nuovo "

Saliamo su una navetta che sfreccia per un tunnel. Quando usciamo ci troviamo in un sotterraneo deserto ricolmo di gente. Mi dice che devo cercare Frey che lui mi dirà dove andare, lui non potrà stare sempre con me ma che potrò sentire la sua voca attraverso un auricolare all'orecchio. Entriamo in un garage, qui ci sono navette e anche dei quad volanti. Con un'altra esplosione salta la porta d’entrata. Succede tutto in un attimo. Spari, grida e bombe. I soldati in divisa nera entrano nella struttura e scoppia il caos.

" Prendine uno. Veloce "

Usciamo dallo sportello con i quad. Mentre ce ne andiamo vedo la costruzione in cui eravamo prima, è minuscola e diroccata, attorno a questa si estende tutto intorno una fitta foresta. Brividi agghiaccianti mi percorrono la schiena quando ci cominciano a sparare alle spalle, volo a zig zag per evitare che mi prendano ma Cops viene colpito. La parte posteriore del quad si incendia, lui grida. Grida verso di me.

" Scappa " E si schianta contro un albero. Il boato dell’esplosione echeggia tra le fronde degli albero. Non posso tornare indietro. Le pallottole sfrecciano lambendoti appena. Perdo il controllo cadendo dal velivolo che si incastra in un insenatura. L’ulto mi scaglia a terra. Mi lusso una spalla, ma mi alzo di corsa, scappando più velocemente che posso, guidata da un arnese rumoroso, impugnando nell’altra mano un coltello dalla lama laser che si può allungare fino a quasi quaranta centimetri. Continuo a guardarmi alle spalle.

Maledizione. Maledizione. Maledizione.

Mi faccio strada tra l’erba. Che diavolo faccio. Le gambe sono flosce come gomma, ho la sensazione che potrebbe uscire qualcuno da ogni parte, in ogni momento. Ogni fruscio è un allarme è una sprangata al cuore. Sento un rumore di passi.

Mi getto ai piedi di un albero nascosta nelle grosse foglie.

Maledizione.

Aspetto che da un momento all’altro piombino li militari nemici ovunque. Dall’alto cade un sostanza vischiosa tipo gelatina. Quando volto lo sguardo al cielo un lumacone gigante apre le fauci per mangiarmi.

" Porca troia "

Inciampo spingendo frettolosamente le gambe, riprendendo a correre. Striscio per terra non controllando nemmeno i movimenti. Il terreno è instabile. Scappo con lui dietro che gorgoglia con le fauci che potrebbero aprirti in due. Nella corsa perdo l’auricolare. Sono sola. Ad un certo punto non vedo più l’animale che mi segue, ma rallento solo quando arrivo ad un burrone. Provo a usare l’orologio. Schiaccio quei dannati pulsanti che non funzionano. Do un pugno ad un tronco e mi piego un dito. Me lo stringo con l’altra mano, maledicendo l’albero.

" Maledizione, maledizione. Cosa cazzo faccio adesso " Dico nel panico. Sono sola in una stra fottuta foresta, con dei militari che mi inseguono. Dei quad volanti saltano il burrone fermandosi davanti a me. Due uomini dalla divisa nera prendono a sparare di nuovo, uno dei due scende e scappo ancora come se fossi capace di fare solo quello. Trovo un insenatura sotto un albero e mi fermo li.

Come diavolo sono finita qui, come diavolo mi sono messa in questa situazione. Non voglio morire qui, o peggio. Dov’è Laura quando ho bisogno di lei. Lui arriva guardandosi furtivo in giro. Quando è abbastanza vicino gli affondo la lama in una gamba e ricomincio a correre. La mia corsa dura poco perché arriva l’altro che prendendomi in pieno con una spranga mi fa volare all’indietro. Non ho armi. Mi alzo in piedi trovando una via d’uscita. Lui mi punta facendo ringhiare il motore. Parte, sfrecciando contro di me. Afferro una liana da un albero. Stringo forte e mi arrampico, è viscida, scivolo. Cazzo.

Sento solo un colpo, stringo gli occhi al dolore. Ma niente.

Il soldato scappa. Lascio la liana buttandomi addosso a lui. Lo stringo cosi forte che mi dice di lasciarlo.

" Frey che cazzo succede ? Quelli chi sono ? Ero nei laboratori e Cops. Oddio Cops. Frey … " Gli dico che Cops si è schiantato contro un albero. Per una attimo mi guarda come se non avesse capito. Poi stringe i pugni abbassando la testa ed è lui a stringermi ora. Andrà tutto bene.

Mi dice che hanno preso Toto e che dobbiamo andare a prenderla. Ci inoltriamo nella foresta per cercarla. Restiamo tra le chiome che pullulano di animali e insetti affamati per ore intere. Mi da delle armi e mi medica le ferite.

" Sei pronta ? "

" No "

Mi si avvicina.

" Ascoltami, so che sei spaesata. Pensi di non farcela perché, non hai idea di cosa fare. Ma tu ce la fai, sei forte. Tutti sappiamo tirar fuori una forza che nemmeno immaginiamo all'occorrenza. Io ho bisogno di te. So che ce la puoi fare "

" E se ti sbagli ? "

Mi accarezza le spalle.

" Non mi sbaglio " Lo guardo negli occhi, sono talmente blu che mi ci potrei perdere dentro. Sono sicuri e sfrontati. Ardono di un fuoco che ti consuma. Per un attimo ho sentito il calore del suo respiro e ho invidiato Marisha.

" Ok "

" Ok " Ripete.

Mi porge una mano e mi tira su. Ha trovato una navetta nel lato est della foresta ma ha bisogno di un piano, da solo è troppo rischioso. Mi mostra il posto da lontano, nascosti nella boscaglia. L’area è circondata da un filo sottile che se viene pestato fa scattare un allarme, mentre dei soldati tutti attorno alla navetta fanno la guardia. Ci allontaniamo per studiare un piano, ma qualcuno ci vede e ripartono i colpi d’arma da fuoco. Io voglio scappare ma lui si ferma rispondendo al fuoco lanciandomi una pistola più piccola. Sparo ma questi continuano ad avvicinarsi. Non è come il tiro al bersaglio dei campi di addestramento. Frey viene colpito ad una spalla. Mi dice di scappare, ma non lo posso lasciare li, mi avvicino per farlo alzare, con una mano mi allontana.

" Vai "

" No Frey. Vieni "

" Vai maledizione. Sbrigati "

" Non posso lasciarti qui "

"Salva Toto, ti prego. Nasconditi. Li " Mi da una spinta indicandomi un insenatura coperta da sterpaglie. Lui non fa in tempo a nascondersi, gli si avvicinano sferrandogli un calcio allo stomaco. Gli sparano alle gambe. Mi tappo la bocca. Uno dei due soldati lo afferra per i capelli guardandolo in faccia. I due uomini si guardano e parlano nella loro lingua. Frey cerca di liberarsi ma riceve un altro pungo. Non riesco a muovere un muscolo. Il soldato tira fuori un coltello. La lama scatta spuntando incandescente dal manico. No. Piega la testa a Frey e incide lentamente la carne del collo. Gli occhi si sgranano dal dolore, apre la bocca da cui non escono suoni, mentre il coltello affonda nella gola che gronda sangue.

Chiudo gli occhi per non far sentire i singhiozzi strozzati che mi escono dal petto. Non è possibile. E’ un incubo. Il suo corpo cade per terra in cerca di aria nei polmoni. Il soldato pulisce la lama sulla divisa di Frey. Prima una parte poi l’altra. Gli prende le medagliette dal collo mostrandole al compagno in segno di vittoria e se le mette in tasca. Quando si allontanano non so se avvicinarmi. Forse se rimango qui posso fare finta che non sia vero, ma lui mi guarda. Gattono fino al suo corpo mosso dagli spasmi. Gli tengo stretta la testa piangendo. Lui sussurra qualcosa ma non capisco.

" Uccidimi. P-Per.. favore "

" Nono n-o " Singhiozzo piegandomi su di lui. Prende l’ultimo respiro profondo e il suo cuore smette di battere. Dal petto mi escono urla silenziose che mi distruggono il petto. Non è possibile, è solo un brutto sogno. Resto a piangere sul suo corpo per non so quanto, attaccandomi al ricordo, negando a me stessa che sia successo veramente.

Non so dove ho trovato la forza, ma quando ormai non avevo più lacrime da versare l’ho sistemo sotto un albero con le mani al petto. Ho guardato per l’ultima volta quel blu strabiliante dei suoi occhi ormai spenti e glieli ho chiusi.

Gli ho svuotato le tasche trovando un libretto contenente una foto di Toto. Ha le mani fredde, mi piego su di lui e lascio un bacio leggero sulle labbra. Faccio il segno della croce. Io che non sono mai stata credente e lo saluto per l’ultima volta.



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