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lavoro pubblicato venerdì 23 ottobre 2015
ultima lettura mercoledì 4 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HERREN - La voce di Borderline Capitoli 1 - 2

di Estephany. Letto 584 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Li hanno visti loro, "le farfalle" li chiamano. Quei pazzi che vengono li e pensano di riuscire a scappare. Qualche credulone si fa imbambolare dalle belle parole che dicono, disperati e sognatori finiscono per venire ammazzati tutti quanti....

PROLOGO

Non c’è stato un inizio. Herren è sempre stata il pianeta della speranza, una prigione, l’opportunità; era il punto in cui l’inferno e il paradiso si avvinghiano nel peccato.

Era appena scatto l’anno 3064 su Herren, e il 2020 di Eva su Menar. Un pianeta fanciullo.

Nel giro di un decennio, con la presa di potere su Menar, Herren è diventata una potenza universale. La scienza, che era il suo pane, era giunta a livelli inimmaginabili, infatti nessuno poteva aver il ben che minimo dubbio di cosa si celasse dietro a quella nuova sperimentazione che avevano inventato ai laboratori militare di Trelleborg, su Herren. L'avevano chiamata V.I.K: Verker ius koleb. Nella lingua degli hirres, utopia dell’uomo soldato. Uno strumento da guerra perfetto.

Il pianeta era l’obbiettivo di tutti, persino dei menis, che in verità, sul loro pianeta non avevano soldi nemmeno per piangere. Eppure quella gente ci sognava sopra lo stesso. Crescevano i loro figli con l’illusione che un giorno Herren gli avrebbe strappati da quella fogna in cui erano nati, a patto che non tenessero conto del prezzo.

Una macchina perfetta i cui ingranaggi si erano macchiati del sangue di troppe persone e che era destinata ad essere presto rimpiazzata da una voce che parlava di vera giustizia. Ma non ancora.

Io, ho scelto di cominciare a raccontare dal giorno del risveglio di una lucciola di speranza. Nessuno era d’accordo, sarebbe stato meglio tenerla sedata finché non avrebbero trovato una buona scusa per ucciderla. Ma hanno capito che era inutile. Avevano preso la decisione una settimana prima. Chi la conosceva, scrutava il cielo buio di Herren e pregava, per quella bambina fattasi donna e poi guerriera, troppo presto. Tutti i popoli per ribellarsi, prima di scatenare l’incendio hanno bisogno di una scintilla. Quella fiammella che si alza per prima e da cui poi sorgono le rivoluzioni. Un simbolo di speranza che poi tutti dimenticano.

Io c'ero, e ora sono qui per raccontarvi come si possa lottare contro se stessi e il mondo intero, se è necessario, per un ideale. Perché, siamo imperfetti e viziosi, ma ogni uno di noi ha dentro una fuoco pronto ad appiccare un incendio devastante.

CAPITOLO 1

Il laboratorio si estende sotto terra per tre piani. Acciaio e fili elettrici che scavano sotto la terra. La scienziata batte le dita sottili sui tasti digitali dell’apparecchio. Il suono rimbalza da un angolo all’altro per la sala di controllo. L’aria è glaciale e asettica. Gli iridi bianchi brillano sotto la luce dei monitor. Si chiama Merektel, lavora per Trellebog da appena due anni, ma essendo la figlia di un giudice della capitale,Tenear, ha le carte in regola per fare grandi cose. Ma non sono quelle le sue aspettative e per questo non andrà mai da nessuna parte. Si schiarisce in modo impercettibile la gola prima di far uscire le parole timide.

" I livelli sono tornati nella norma. Le ferite si sono rimarginate e la pressione si sta alzando "

"La memoria ? " la sua voce bassa gli penetra nelle orecchie facendola drizzare come una corda. La prima volta che uno lo incontra non può non pensare che sia davvero un bel uomo, quel bello particolare che fa colpo ovunque va. Poi quando uno lo sente parlare pensa che sia anche molto intelligente, le signore restano ipnotizzate dal tono basso e sicuro, ancora di più dell’impatto che si ha a vedere due occhi blu su un menis. Lui è leggermente flesso in avanti in una postura poco autoritaria per il suo ruolo. Ma questo non ha importanza ora che non ce nessuno li a rimproverarlo della sua condotta negligente, e non importa anche perché dall'altra parte del vetro ce lei che si stava per svegliare. Non smette di guardargli i capelli che galleggiano disordinati nella gelatina che la mantiene in vita, le labbra violacee e la pelle intorpidita. In quel momento non è più Freyer Silka il pupillo del generale delle forze armate di Trelleborg, ne tanto meno un soldato. E’ solo un uomo.

"Non lo possiamo sapere, finché non si sveglierà "

Continua a battere sulla tastiera, poi si ferma aspettando che lui gli dia l’ordine. Ma al suo fianco ce solo il rumoreggiare dei macchinari. Resta muto perdendo i pensieri tra le mura in acciaio vuoto. Si chiede se ha preso la decisione giusta, ma ormai nulla dipende più da lui e comunque non può mentire a se stesso, le dita tremano incontrollate, le tiene ben strette a pugno per nascondere quell'emozione che lo perseguita da quanto gli hanno dato la notizia.

" La sveglio capitano ? "

" Si, svegliala "

Seleziona il comando e manda l’ordine. Le luci della vasca si spengono. Lei spalanca gli occhi. Getta le mani in avanti emergendo, annaspando aria sporca. La pelle sottile si tira fino a mostrare le ossa ad ogni ripresa d’aria. Le mani tremanti sfregano contro i bordi viscidi. Sulla testa le luci del laboratorio sparano come abbaglianti. Non si rende nemmeno conto di star piangendo finché ingoia quella sostanza dal naso e dalla bocca, rompendosi in attacchi di tosse e tremiti incontrollati. Merektel scende a prenderla ma lei indietreggia afferrandosi alla vasca. Gli occhi terrorizzati fissano quelli grandi e bianchi della donna marmorea davanti a lei. Stringe così forte che le nocche sbiancano. Guarda quel posto spaesata non avendo nemmeno la lucidità necessaria per parlare.

Lui si avvicina allontanando la scienziata e alza le braccia per non essere una minaccia. Nel momento in cui lei alza il viso e si guardano, come un lampo a ciel sereno è tutto più chiaro. Allunga in braccio e lui lo afferra facendola uscire. Il gel scivola per tutto il corpo fino al pavimento freddo.

" Stai bene ? "

La stringe con una coperta per coprire la pelle raggelata. Lei non risponde.

" Seguitemi "

La solleva e la porta per i corridoi. Nessuno parla, sarebbe superfluo farlo. Quei corridoi sono famigliari come il viso dell’uomo che la sorregge. Improvvisamente un battito del cuore gli strappa il respiro. Come un onda la gravità la schiaccia. Il sangue nelle vene gela. Cerca di dire qualcosa ma la gola secca resta muta. Gli occhi si capovolgono seguiti dalla testa tuffata all'indietro.

" Tessa ? Etienne svegliati ! "

Gli scuote le spalle ma lei non risponde. Corrono fino alla stanza più vicina.

E’ morta per tre minuti.

- o -

Svegliati.

Sono stanca.

A loro non importa, hai recuperato parte della memoria, quando lo verranno a sapere ci uccideranno entrambe.

No, non lo faranno mai.

E perché no. Svegliati, a quello non frega niente di noi.

Nikolai dirà tutto.

Gli avranno già cancellato la memoria. Fai un favore ad entrambe, ucciditi. Soffrirai di meno. Trova qualsiasi cosa e facciamola finita. Laura stricia le sue mani attornoal mio collo, incastrando le gambe con le mie. Sento il respiro sulle mie labbra.

Non posso.

Allora preparati a patire l’inferno. Di nuovo.

Comincio a risvegliarmi lentamente. Sono stesa su un lettino duro e scomodo. Di fianco un affarino giallo scalda scarsamente l’ambiente, mentre su un polso un braccialetto monitora i battiti. Facendo leva sulle braccia mi alzo altrettanto lentamente sentendo un forte mal di testa e gli occhi febbricitanti. Automaticamente cerco quello che mi ha chiesto Laura. Avrei solo l’imbarazzo della scelta. Un overdose. Qualche taglio sulle vene con il piccolo bisturi incartato nell'armadietto. Il pensiero del sangue mi provoca un brivido giù per tutta la schiena, ne riesco quasi a sentire l’odore tetro. La porta si apre e i piani di Laura vanno in fumo con l’arrivo della scienziata.

" Stai bene ? " Mi chiede con quella cadenza tipica della sua razza.

" Si "

Mi da dei vestiti da mettere. Sta davanti alla porta, come se temesse che io scappi correndo dalla stanza da un momento all'altro. Come se ci riuscissi. Al piano superiore trovo il vecchio e il generale uno di fianco all'altro che mi aspettavano. Il vecchio avanza a passo tranquillo, zoppicando su una gamba. Le occhiaie gonfie sotto gli occhi stanchi di chi non dorme da giorni.

" Alla fine hai fatto di testa tua, come sempre " Mormora con un sibilo catarroso. Stende le labbra in un sorriso corrucciando la pelle molle. Le maniche troppo lunghe lasciano a malapena intravedere le dita corte e ossute.

" E sei persino riuscita a recuperare la memoria " Accenna. Io fingo di non capire.

" Cosa avrei dovuto ricordare ? " Il suono delle mia voce mi risulta estranea. Lui e il generale si scambiano uno sguardo di intesa.

" Cosa ricordi ? " La voce del generale tuona. Sposto gli occhi su di lui. Dritto e fiero come una statua di marmo. La faccia tesa allo stremo disegna linee dure, occhi incavati e una profonda cicatrice che sfregia la pelle dalla fronte fino al lobo dell’orecchio.

" Cosa ricordi ? " Ripete.

" Ero ad Inverary. Vicino al villaggio c’era un campo militare. Lì ho trovato Freyer e ho ricordato del vik. Sono entrata nel campo con Nikolai, un ragazzo del villaggio, e voi ci avete sparato addosso "

Lo guardo negli occhi. I suoi verdi e bianchi mi penetrano l’anima.

" Ce qualcosa che vorresti sapere Etienne ? " Interviene il vecchio.

" Cosa succederà ora ? "

" Visto che cancellare i ricordi non è bastato, scioglieremo il vik e cancelleremo di nuovo la memoria. Poi sarai rimandata sulla Terra "

" Bene " Rispondo.

Mi tengono in quella stanza ad aspettare che arrivi la nave che ci porterà tutti quanti ad Herren. Resto affacciata alla finestra guardando il sole che sorge sulle collinette verdi oltre il recinto di ferro dei campi militari. Penso che forse dovrei farmi vedere preoccupata, in ansia o logorroica come le scienziate che non hanno problemi nel trovare altre parole da bisbigliarsi oltre la porta socchiusa. Il vecchio mi avvisa che Nik è stato riportato a casa sano e salvo, e che la nave sarebbe arrivata da li a poco. Dopo di lui dalla porta entra una ragazza del viso marmoreo. Tutte le donne di quel pianeta sono esili come fuscelli, o almeno quelle che ho conosciuto fino ad ora. Sono alte e sottili, dalla pelle chiarissima e granchi occhi bianchi.

" L’astronave è arrivata " Sussurra mangiandosi qualche lettera. Il vecchio esce nel patio del campo dietro di lui, io sto dritta come un manico di scopa, trascinandomi le gambe stanche. La terra sotto i piedi si solleva per la corrente rilasciata dalla nave. Attraverso un raggio luminoso i primi scienziati salgono sull'astronave; dopo di loro sale anche il generale. Si trova a una cinquantina di metri da terra e se quel raggio, disgraziatamente, smettesse anche solo per un attimo di funzionare farei un bel volo.

" Forza vai " Mi dice il vecchio. Ne una parola di più, ne una di meno. Glaciale come solo il mio tutore, anche se temporaneo, sa essere.

Non appena entro nel raggio comincio a lievitare. Restare in piedi è più difficile di quanto pensassi, perdo l’equilibrio oscillando da una parte ad un’altra, sforzandomi per rimettermi dritta finisco quasi a testa in giù. Mi piego facendo forza sugli addominali. Entro nell'astronave, il raggio sparisce all'improvviso e cado per terra, facendo un pessima figura davanti ad un ekip di una decina di persone.

La luce tenue illumina i comandi e i volti di individui in divisa militare grigia. Loro passano indaffarati da un posto all'altro e ogni tanto li scorgo a fissarmi. Un ragazzino dagli occhi neri mi guarda da almeno cinque minuti, mi volto verso di lui che fa un balzo e abbassa di colpo gli occhi.

Cos’è ha paura che lo mangi ?

Laura ride. Il viaggio dura pochi minuti, mi perdo a guardare dall'enorme finestra mentre veniamo Fiondati dentro il varco e in meno di cinque secondi riesco a vedere Herren, il pianata che può diventare un paradiso terreno, così come può ingoiarti nella nebbia.

Smettila di rimuginare sul passato. Mi dice arrotolando ciocche dei miei capelli tra le dita.

Non ho niente di meglio da fare.

Sono ricresciuti. Costata lei. Comunque, potresti fare silenzio per esempio e guarda laggiù.

Mi fa rivolgere l’attenzione verso un settore della stanza. Li avevo già notati ma ho provato a fare finta di niente. Lei è bella e dolce. La pelle come quella di una bambola di pezza con grandi occhi bianchi, è la scienziata che lavora ai laboratori e accompagna Toto all'accademia a Mis.

Stanno parlando cosa ce di male.

Ma non farmi ridere.

Lei gli illustra alcune cose tramite dischetti olografici; Frey deve averli detto qualcosa di divertente perché sorride passandogli una mano su una spalla.

Non ci ha messo molto. Non so chi delle due lo ha detto.

Continuo a fare finta di niente, le dico di fare silenzio, abbiamo cose migliori a cui pensare; ma non vuole stare zitta. Parla talmente ad alta voce che non riesco a formulare pensieri coerenti. Mi allontano dalla massa di persone. Stringo le dita con impazienza aspettando che questa dannata nave atterri, così la smetterà di torturarmi.

Ho bisogno di sedermi. Sento la testa che prende a girare e il cuore che pulsa forte nelle tempie. Prendo un respiro profondo. Non voglio sentirmi male proprio ora. Appoggio una mano su un muro per reggermi e scivolo fino ad un corridoio vuoto. Posso sentire l’eco del mio respiro rimbombare per il tunnel di metallo.

Mi passa di fianco qualcuno e mi volto verso il muro per nascondere la faccia stravolta. Laura dall’altra parte del corridoi mi guarda con le braccia incrociate al petto e tiene d’occhio che non arrivi nessuno. Dal vetro vedo l’isola di Trelleborg dall'alto. A forma di mezza luna ce l’isola principale in cui si estende il laboratorio sotterraneo, mentre nel mezzo del golfo si trova un’ isoletta buia, circondata da acqua nera; l’isola di Ares dove i soldati fanno i test per diventare lobeg; cacciatori.

Ci avviciniamo in un punto in cui si estende una zona desertica. La sabbia trema, ringhia aprendo il ventre per mostrare un pista di atterraggio in cemento nero. Tutti si preparano ad uscire. Il generale affiancato da un soldato mi conduce giù per la piattaforma. L’odore di benzina e i rumori di Trelleborg sono chiari come se non avessi vissuto in un altro posto per anni. Per un attimo penso di farcela ma ci metto un momento a mettere un piede in fallo e perdere l’equilibrio.

" Tutto bene ? –

Non so chi sia stato a chiedermelo, perché non vedo nulla, però faccio no con la testa. Davanti a gli occhi mi esplode un lampo bianco, mi vedo rialzarmi da terra e dico al generale che sto bene.

- Tutto questo è assurdo. Perché lo fate ? –

- Non lo so –

- Cosa vuol dire non lo so. E’ il tuo mondo, siete voi che ci obbligate, ci deve essere un motivo. –

- Pensi che io voglia tutto questo ? Che tu ci creda o no, non l’ho scelto io, semplicemente un giorno mi hanno detto “Congratulazioni sei stato scelto per il vik”. In questa storia ci siamo dentro insieme, umana –

- Chi ti ha obbligato a farlo ? Perché non vi ribellate ?–

- Non è così facile – risponde Frey.

La sua immagine trema sparendo nel buio, in una nuvola che prende le sembianze di un altro ricordo.

- Coraggio Eti Andrà tutto bene – Lei ha le rughe sugli occhi che sono diventate due fessure. Succede quando vuol far finta di non essere dispiaciuta e quindi sorride troppo. Io non gliel’ho mai detto che avevo scoperto il suo trucco.

- Si madre –

Riapro gli occhi per un momento, sono stesa per terra, mentre diverse persone accorrono per soccorrermi. Sento gli schiaffi sulla faccia che mi svegliano per pochi attimi prima di ricadere nel limbo. Dietro ai camici bianchi degli scienziati, vedo il volto serio del generale.

- La guerra è una piaga che attanaglia tutti i mondi dove la gente non vuole rispettare l’esistenza altrui. Non vogliono accettare che le persone facciano scelte diverse, che pensino in modo diverso o siano diverse. Era meglio rimanere anime ignoranti, almeno non facevamo danni. Asciugati quelle lacrime signorina il mondo ne versa già abbastanza –

" Stefh. Stefh " Sento la vocetta della piccola Toto che piagnucola richiamando la mia attenzione, tenuta da Marisha che se la stringe al petto.

- Intendevi questo quando dicevi di regalare un futuro migliore agli altri. Vuoi che Toto resti a vivere a Herren ?–

- Si. Su Menar non ha futuro. Io e lei siamo per metà hirres, lei sembra del tutto pura. Ha la possibilità di restare qui e fare quella vita con sogni di cui parlavi. Lei è figlia legittima del generale ce la può fare, deve solo staccarsi da me –

Questo è l’ ultimo ricordo prima che il cuore si fermi. Prima di recuperare tutta la memoria e con lei tutto il dolore.

CAPITOLO 2

A svegliarmi è il suono di una ventola che non fa aria. Quando apro gli occhi Nisonal sta tamburellando con le dita sul monitor del computer, di fianco a lui ce un ologramma del mio corpo. Sono terribilmente tentata di restare qui ancora un po’, giusto per nascondermi dalla mia vita ancora per pochi minuti. In fondo, prima o poi finisce tutto, basta avere pazienza. Mi alzo a sedere e lui si volta.

" Finalmente hai ripreso i sensi ragazzina. Come ti senti ? "Con la sedia si trascina fino al lettino in cui ero stesa. Mi controlla le pupille e guarda con il pelo dell’occhio i dati sul monitor.

" Bene. Ci hai fatto prendere un bello spavento sai "

Resto in silenzio mentre lui appoggia le spalle alla sedia poggiando i palmi sula grossa pancia. Strofina il mento ruvido sospirando.

" Allora, com'è successo ? "

Alzo gli occhi a guardarlo. Gli racconto a grandi linee quello che mi è successo negli ultimi sei mesi. Lui mi spiega che avevano cancellato la memoria anche a Frey, ma che nel giro di una settimana aveva già recuperato tutti i ricordi. Il fatto che i miei genitori mi abbiano mandata in quel posto non è stata una coincidenza. Loro hanno fatto il modo di avermi li, così da poter tenere sotto controllo le mutazioni di Frey.

" Si, ma perché lui è così ? Si comporta come se nemmeno sapesse chi sono "

" Sono tempi difficili, siamo un po’ tutti sotto pressione e ora che è diventato capitano ha più cose per la testa "

" E’ diventato capitano ? "

Da fuori si sentono passi frettolosi e i comandanti che sbraitano ordini.

" Che succede ? "

La guerra che tutti temevano è alle porte. Il pianeta Carmiel sta mandando delle truppe per parlare con i generali di Herren e di Trelleborg. A quanto pare durante una missione dei soldati di Herren si sono introdotti nella zona confine dell’altro pianeta e questi li hanno attaccati. Nisolan mi dice che verrò portata alla stanza bianca, dove rimarrò fino al ritorno del generale. Solo quando lui sarà tornato potremo procedere con lo scioglimento del vik.

" Intanto stai li con loro. Probabilmente mi servirà farti altri esami, per vedere questa cosa del vik e non ti preoccupare, l’interruzione del vik chiuderebbe questa storia, ma se vi metterà in pericolo non permetterò che lo pratichino. Sono vicino ad una soluzione, che escluderà ogni tipo di conseguenza all'operazione "

Mentre cerca, con scarsi risultati, di spiegarmi come si svolgerà l’operazione la porta si apre ed entra Marisha entra dicendo di dovermi accompagnare alla stanza a cui sono stata assegnata. Ironia della sorte ha voluto che fosse proprio lei a dovermi portare in quel posto. No, il caso non centra nulla, immagino le risate che si starà facendo qualcuno alle mie spalle in questo momento. Saluto il vecchio che mi fa un cenno con la testa prendendo un dolce mezzo mangiato dalla scrivania.

Camminiamo diretti alla stanza ed è tutto come lo ricordavo. I corridoi lunghi si diramano come labirinti verso le varie stanze, attraverso le vetrate delle sale si vedo gli scienziati intenti in sperimentazioni e assurdi animali ingabbiati che guaiscono e ringhiano. Mi battono i denti. Fa freddo. Il pavimento, le pareti, il soffitto tutto interamente bianco. Passiamo una stanza dopo l’altra. Da terra passano dei raggi di luce rossi che memorizzano chiunque entri ed esca da tutti i settori.

Marisha sotto le sue spalle strette non pronuncia una sola parola. Svoltiamo per l’ennesima volta ed è come non averlo fatto, è tutto uguale. Sul muro ce una scritta che non capisco. Da una porta escono tre persone. Lei li saluta chinando leggermente la grossa testa sorretta da un bastoncino bianco. Per i corridoi galleggiano telecamere circolari in metallo lucido.

Dopo aver preso l’ascensore ci dirigiamo verso la porta rossa. La testa si svuota, come se ogni pensiero fosse inopportuno, sbagliato. Non sono pronta quando si apre, mi prende alla sprovvista e faccio un passo indietro. E’ da qui che tutto è cominciato. Dentro ce Toto che a quanto pare mi aspettava. Mi salta tra le braccia contenta di vedermi e con lei la signora Mariet, a cui quasi cadono lacrime dagli occhi. Mi accarezza i capelli come se fossi la figlia che aveva perduto. Ed è come non essersene mai andati.

" Ciao bambina. Come stai ? " Mi stringe al petto, avvolgendomi con l’odore di disinfettante e mangiare di chi ha appena finito di fare i lavori di casa. Faccio un sorriso sforzato. Restiamo tutte e quattro nella casa. Toto in braccio a me che le passo le mani tra i lunghi capelli bianchissimi, Mariet che tagliuzza del cibo, mentre Marisha sta in disparte. Lei non mi chiede nulla di Inverary, cambia discorso mi chiede invece del vik e accenno al cambiamento di Frey, che nei pochi momenti in cui l’ho visto mi è sembrato del tutto insopportabile.

" Non dovresti parlare così di lui, non sai niente " Interviene Marisha con voce pacata.

" So che non è un periodo facile, ma non è un buon motivo per essere così musone. Insomma, abbiamo tutti dei problemi "

" Lui sta facendo tanto per noi e non ti permetto di insultarlo così, solo perché non ti lecca i piedi come un cagnolino " Già non la sopportavo, dopo ciò che ha detto, ammetto, che ne approfitto per fargli del male.

" Mi dispiace che la pensi così ma non ho bisogno di qualcuno che mi lecchi i piedi, se devi parlare solo per dare aria alla bocca evita. Fatti un esame di coscienza bella "

" Sei un insensibile senza vergogna. Se sta succedendo tutto questo e soprattutto per colpa tua che non sei riuscita a restare al tuo posto "

" Io non centro assolutamente niente. Questa stramaledetta pratica l’avete inventata voi, io mi ci sono ritrovata in mezzo senza volere. E non pensare che lui sia un santo, le cose si fanno in due e soprattutto non ho bisogno di dare spiegazioni a una civetta che fa di tutto per attirare l’attenzione di un uomo che nemmeno ti fila di striscio "

Non immaginavo fosse cosi sensibile, pensavo davvero fosse solo una stronza a cui piace fare la santarellina. Sento di essere nel torto quando gli occhi gli diventano lucidi e stringe forte i pugni per trattenere le lacrime.

" Sei una stronza "

" Sarà, ma hai cominciato tu, non mi faccio mettere i piedi in testa da te "

" Basta, stai zitta " Dice una voce maschile.

Ottimo, oltre ad aver dato spettacolo di fronte a Mariet sull'uscio della porta Frey mi guarda male. La donna strofina le mani nel grembiule prima di prendermi Toto dalle braccia portandola fuori. Restiamo nella stanza con la tensione nell'aria che si può tagliare con un coltello da burro.

" Sei qui da nemmeno un ora e già crei problemi "

" Se non vuoi che causi problemi dì alla tua amica di stare al suo posto "

Di fianco a lui Marisha sta avendo il buon gusto di stare zitta e piagnucolare in silenzio.

" Lei ha tutto il diritto di fare e dire ciò che vuole, quella che deve imparare a frenare la lingua sei tu "

Mi alzo dalla sedia che stride sul pavimento.

" Non ti permettere "

" Altrimenti ? "

Questo suo maledetto modo di sfidarmi mi da sui nervi. E’ tornato lo stronzo alieno dei primi tempi in cui ci siamo conosciuti. Ce l’ho ad un palmo dal naso.

" Vaffanculo "

Sbuffa con il naso voltandosi verso di lei. Le passa una mano sul grosso testone pieno di capelli che pendono come spaghetti e la porta nell'altra stanza. Se mi capita tra le mani lo riempi di schiaffi. Quando Mariet arriva non dice una parola, o meglio, ci prova ma gli chiedo di non dire niente.

Picchietto nervosamente le dita sulla superficie dura del tavolo. Me ne voglio già andare da questo posto maledetto, ma non mi posso muovere. Il pranzo non fa in tempo a venir pronto che i due escono dalla stanza recandosi ai laboratori. Mi tengo occupata con Toto nel chiaro intento di ignorarli. Lui si avvicina per baciare la sorella ed escono.

Dell' uomo che conoscevo non è rimasta traccia.

- o -

Nisolan ha mandato un ragazzino a chiamarmi. Credo sia un menis perché è diverso da gli altri, ha la pelle più scura e dei profondi occhi neri. Ha bussato alla porta e mi ha detto: il Professor Nisolan la fa chiamare Etienne. E’ un po’ più basso di me, tanto che deve alzare la testa per guardarmi in faccia. Lo seguo per i laboratori. Toto è uscita la mattina presto con Marisha per andare all'accademia. Mi ha tenuto compagnia Mariet fino a metà mattina poi sono rimasta da sola finché non è arrivato lui.

" Posso sapere dove andiamo ? "

Lui si gira e mi sorride gentilmente.

" Il prof, vuole che lei partecipi agli allenamenti dei vikring "

Non ne capisco il motivo, ma visto che non ho di meglio da fare la situazione non mi disturba. Entriamo in un ala dei laboratori super protetta. Oltrepassiamo due porte blindate arrivando fino all'entrata del settore 7. Entrando resto di stucco. La sala è immensa. Entrando accedi direttamente ad una piccola zona computerizzata, dove una squadra di cinque camici bianchi tamburellano sulle tastiere dandosi ordini l’un l’altro. Nisolan sta in piedi davanti alla vetrata, spessa almeno trenta centimetri, che mostra un immensa sala di addestramento a cui si accede da una pesante porta in acciaio. Dentro la stanza ci sono una decina di soldati che combattono l’un l’altro o vengono monitorizzati. Ce un gran via vai.

" Hey sei arrivata "

" Ciao " Gli rispondo distratta.

" Ti ho fatta venire per farti fraternizzare con il gruppo. Questi sono gli scienziati, lasciali perdere sono praticamente soprammobili, ma questo piccoletto è Persio, è il mio segretario "

" Sono il suo apprendista " Dice il ragazzino. Nisolan sventola una mano.

" Si quella cosa li. Per qualsiasi cosa, chiedi a lui. E li dentro ci sono i vikring. Questo gruppo è più vecchio per questo li teniamo insieme, si sanno controllare. Quando arrivano quelli nuovi cominciano i problemi. Ma tranquilla a te quei gruppi non importano " Mi strizza un occhi, scarabocchiando su un foglio.

Professore Nisolan, abbiamo finito i prelievi. Sono tutti nella norma ? Si, signore. Sono pronti il KXP? Si. Allora preparate le schede, vi voglio uno per due soggetti. Tu controlla klh-923 e lqe- 411, ricorda che non superino i 640 KP. Tu dagli le fiale. Si, signore. Tutti si metto all'opera. Alcuni escono dalla stanza per portare dentro dei grossi robot.

" Ti ricordi cos'è il vik Etienne? "

" Si, è una sperimentazioen che coinvolge due soggetti. Li legate telepaticamente, con il fine di ammortizzare le aree cerebrali dormienti di uno dei due. Il bifrost cede, mentre il vikring accoglie, diventando un soldato specialie "

" Corretto. Questi sono costosissimi soldati speciali. Ti sei chiesta perché ci sono tutti quei supporti e perché sono chiusi dentro quella stanza che è praticamente anti bomba ? " Dice con il sorriso, controllando che gli inservienti faccio bene il loro dovere.

" Perché non diventano solo più intelligenti e attenti; non si sa come posso reagire e sono forti "

" Hai fatto i compiti a casa. Sono ancora imprevedibili e non sono solo forti. Guarda "

Ad ogni uno dei soldati viene somministrato una sostanza in una siringa verde. Gli scienziati escono velocemente. La porta viene chiusa e scatta la serratura. Per i primi secondi non succede nulla. Sarà una sensazione ma nell'aria si sente un tensione che promette scintille. Uno ad uno cominciano ad allontanarsi. Stanno uno ad almeno due metri dall'altro. I monitor cominciano a fare suoni intermittenti, i battiti e la pressione aumentano.

Uno dei soldati colto da uno spasmo cade in ginocchio. Le vene si gonfiano. Anche a gli altri succede qualcosa. Le articolazioni tremano, stringono i pugni trattenendo il respiro. E’ come se stesse per esplodergli qualcosa dall'interno. La pelle delle mani diventa violacea poi nera e sale sulle braccia, arriva fino al collo e va avanti. I battiti salgono. Arrivano a 190 al minuto. Uno di loro butta la testa all'indietro e caccia un urlo. Gli occhi si iniettano di inchiostro, i muscoli diventano acciaio. La pelle è completamente nera. Uno dopo l’altro, partono urla, ringhi, i denti sembrano quelli di un predatore. Non sono più soldati, ma animali. Quando la mutazione finisce il cuore rallenta. Venti al minuto. Il respiro e lento è bollente. I sensi sono a mille. Credo possano sentire persino il mio cuore battere frenetico. Temo che quel vetro non sia abbastanza per quelle bestie.

" Questi sono vikring. Le più forti macchine da guerra umane mai create. Impressionante, non è vero ? " Mi dice lo scienziato con l’eccitazione nella voce, mostrandomi il frutto del suo lavoro. Ho la pelle d’oca, non riesco a smettere di guardarli. Si muovono lentamente studiandosi l’un l’altro. Mi ricordano dei leoni selvaggi in gabbia pronti a scannarsi per un pezzo di carne. Sapevo cosa fossero ma non ho mai non mi hanno mai permesso di vedere una mutazione. Io non avrei divuto sapere nulla del vik, ma per sbaglio Frey si è fatto vedere da me e da allora ho scoperto tutto.

" Ma.. pensano ? cioè " Lui ridei.

" Certo che pensano, ma in modo diverso. In questo momento sono fatti per combattere, è come tenere un leone cresciuto in cattività in una gabbia piccolissima. Pensano come predatori, ma conservano un lato umano. Capiscono cosa uno gli dice, ma non sempre ascoltano "

" Fanno missioni o restano qui per il vostro divertimento ? "

Passa dietro ai camici bianchi guardando i dati, vedo che sta sorridendo prima di voltarsi verso di me.

" Sono poche le missioni in cui vengono impiegati, per lo più vengono mandati in pianeti sotto sviluppati come Beelec, dove vivono solo animali, per recuperare materie prime necessarie. O vengono impiegati in guerra o in attacchi lampo con il fine di sterminare "

Nisolan da l’ordine di cominciare con l’addestramento. Con un altoparlante gli dicono cosa devo fare. La sala di addestramento si attrezza.

- o -

Successe nel tardo pomeriggio. Mariet se ne era già andata e io e Toto eravamo sul pavimento di camera sua, mentre lei gioca con un piccolo Doraemon che le avevo regalato mesi prima. Il pavimento cominciò a tremare improvvisamente e le allarmi partirono. Mi strinsi Toto al petto, mentre fuori scoppiano bombe a secondi di distanza.

Lei piange mentre la tengo stretta. La porta si apre da un momento all'altro e Kelt entra seguito dalle grida dell’allarme. Non so quando sia stata l’ultima volta che l’ho visto.

" Ciao. Vieni con me " Mi dice con quel suo sorriso. Mi alzo tenendo Toto stretta per una mano. E’ cambiato, sembra più maturo. Si è tagliato i capelli nel classico stile militare e mi sembra sia diventato ancora più alto del suo solito metro e ottantacinque.

Nel corridoio ce il delirio, la gente corre fuori dai laboratorio, non pensando a chi calpestano..

" Che sta succedendo ? "

" Ci hanno attaccati " Prende a calci una porta chiusa. Al terzo calcio si apre schiantandosi contro un muro. Nello stesso momento scoppia un altro boato. Saliamo di corsa le scale. Toto è troppo lenta quindi la prende in braccio lei lo stringe e trema nello stesso momento. Saliamo le rampe di scale due per volta, arrivando ai piani più bassi cominciamo a trovare più persone in allerta, soldati e scienziati.

" Dove stiamo andando ? "

" Al sicuro "

Oltrepassiamo tre porte blindate e scendiamo un scalinata laterale molto stretta dalle mura in ferro. Arrivate in fondo troviamo una stanza simile a un bunker, dentro non ce nessuno. Kelt ci dice di aspettare li.

" Aspetta aspetta, ci lasci qui da sole ? "

" Di sopra hanno bisogno di me. Tornerò presto, lo prometto " Mi dice mettendomi le mani sulle guance, avvicinandosi talmente tanto che sento l’odore del suo respiro. Gli occhi neri come il petrolio con l’iride bianco come due lune mi guardano con sicurezza.

" Ok "

Chiude la porta e sparisce. Restiamo nella penombra di una luce giallognola scadente. Il posto e umido. Tra le mie braccia Ratutosk trema e la stringo più forte.

" Tranquilla andrà tutto bene "

" Stefh, dov'è Frey ? " Un altro boato seguito da una scossa.

" Non lo so, piccola, non lo so. Shh basta buona "

La cullo pensando a distrarla, ma la terra che mi sta franando sotto i piedi non mi permettono di pensare. Le sue mani piccole scosse dai singhiozzi mi stringono fastidiosamente la maglietta scoprendomi metà pancia. Restiamo in quel posto per non so quanto tempo. Buffo che io pensi di non voler morire.

Dopo qualche ora che siamo li le bombe si placano, penso sia finito tutto. Ma al loro posto partono colpi di pistola e grida per i corridoi. Dei passi scendono verso di noi, prendo Toto mettendomi dietro alla porta. Mi tremano le ginocchia, il cuore mi bussa alle orecchie. Quando questa viene aperta vedo un uomo che indossa una divisa corazzata e un casco nero opaco. Scivoliamo lungo il muro verso la porta e prendiamo a correre su per le scale. Dietro di noi lui ci rincorre, svolto ovunque posso per depistarlo, strattono più di una volta Ratutosk che non riesce a smettere di piangere e mangiarsi le parole.

" Ho paura, ho paura Stefh "

Entriamo nel primo laboratorio che trovo. Le mani mi tremano dal nervosismo, non ho nemmeno il tempo di pensare a Toto. Che diavolo faccio ?

" Sh sh ascoltami, devi dirmi dove devo andare Toto perché io non lo so. Ce un posto dove possiamo chiamare qualcuno, per chiedere aiuto ? "

Lei è scossa talmente forte dai singhiozzi che non riesce nemmeno a respirare. Intravedo un ombra. Mi fiondo sotto una scrivania e gli tappo la bocca. Appoggio le labbra sulla sua tempia sussurrando pianissimo.

" Shh tranquilla. Ti prego "

Il soldato entra con l’arma pronta a far fuoco. Il cuore batte a tal punto che penso possa sentirlo. Quando ci passa di fianco trattengo il respiro, stringendo più forte la bambina e lui ci oltrepassa. Esce dalla stanza, lascio Toto che si fa scappare un singhiozzo e la scrivania prende il volo. Lei grida, la butto ad un lato mentre prendo la prima cosa che trovo accanendomi su di lui, l’arma gli cade. Corro per prenderla ma mi afferra una gamba e picchio la testa al suolo. Gli sferro un calco, ma con indosso il casco non gli faccio niente. Mi tiene stretta forte e mi da un pugno in faccia. Per un momento penso che la testa mi si sia staccata dal collo. Mentre si rialza riesco con un altro calcio a farlo cadere per terra e scivolare via, prendo una spranga di ferro picchiandogliela addosso. Riesco ad afferrare l’arma, ma non so come funziona. Si avvina di nuovo. Muovo le mani frenetiche sul pezzo di metallo. Non lo trovo, mi afferra per il collo e il colpo parte.

Le mani e le ginocchia tremano all'inverosimile, mentre il cuore sento sta per cedere. E’ successo tutto talmente velocemente che il cervello realizza solo dopo un po’ che mi sono alzata e che gli cerco nelle tasche prendendogli un coltellino e l’arma.

" Toto devi aiutarmi piccola. Respira tranquilla " Gli carezzo i capelli. La faccio sedere su un ripiano dandogli dell’acqua trovata tra i pezzi di vetro dei becher. L’impianto elettrico è stato danneggiato e i cavi scoperti sono pericolosamente vicino alle fialette di agenti chimici rovesciati a terra.

" Va meglio ? " lei annuisce " Brava. Ora devi dirmi dove andare, ci serve un posto sicuro o almeno da dove possiamo chiamare aiuto "

Aiuto

Lei tira su la manica mostrandomi il cip impiantato nel braccio. Basta che ci prema il dito sopra e questo cambia colore emettendo una luce intermittente.

" Ok ora tuo fratello sa che abbiamo bisogno di lui. Ma dobbiamo trovare un posto dove stare "

" Io, non lo so Stefh. Scusa, ma non lo so " Singhiozza.

Maledizione. Cosa diavolo faccio ? Se restiamo qui, non ci metteranno molto a farci fuori. Andare alla cieca non se ne parla nemmeno, è un azzardo, considerando poi che ci sono telecamere ovunque. L’unica è uscire da qui e nascondersi nella foresta.

" Sai uscire di qui Toto ? "

" Si "

Mi faccio spiegare come fare. Salire di una decina di piani, uscire dall'atrio, girare a destra, prendere la prima scala e uscire. Per ora devo solo trovare un modo di arrivare al primo livello. Dal laboratorio mi riempio una sacca d’occasione con acqua, morfina e adrenalina, trovati in laboratorio, e armi. Prendiamo le scale, l’ascensore e troppo rischioso. Saliamo velocemente, fortunatamente non ce nessuno, solo in un piano rischiamo di essere viste da una telecamera. Arrivate al primo livello però si fa tutto più difficile. Per uscire dobbiamo attraversare un enorme sala, fuori dalla quale ce una schiera di navi e soldati in perlustrazione. Dove sono tutti i soldati di Trelleborg ? E’ impossibili che gli abbiano già fatti fuori tutti. Il laboratorio è deserto, ci sono solo loro.

Cos'è successo ?

Non lo so.

Dal sotto scala vedo che ci sono rottami in cui possiamo nasconderci ma sarebbe troppo difficile poi arrivare alla foresta. A Laura viene un idea. Scendo fino al quinto livello. Ricorda che una volta Cops stava lavorando su un affare a due posti, simile a un quad senza ruote. Entrando nel gigantesco garage dei raptor perlustrando da ogni parte lo troviamo. I comandi sono semplici. Freno, acceleratore, solo.. dove si accende ?

Toto preme sulla parte alta del manubrio e questo si carica alzandosi da terra.

" Bravissima. Aspettami qui " Risalgo sulla torretta per aprire il portello. Da questa parte ci sono le piste di atterraggio e non ci sono recinzioni. Anche perché tutto Trelleborg si estende sotto terra quindi non ce ne sarebbe bisogno. Dalla porta i passi pesanti di un soldati mi fanno scappare giù di corsa. Lui spara correndomi dietro. Salgo di corsa sul quad e accelero. Parte spedito sul pelo del suolo. Mentre dietro i laser scintillano. Corriamo lungo il rettilineo, illuminato solo da luci laterali, che portano fuori di qui. Toto si stringe forte alla mia cintura.

In lontananza comincio a vedere la luce e a sentire il freddo gelido di fuori. Quando arriviamo alla fine del percorso, la luce accecante ci toglie per un momento la vista. Tiro un urlo quando non sento più le terra sotto i piedi e cadiamo dritte in un dirupo che da alla foresta. Stringo forte i comandi accelerando sperando che questa tecnologia sia attrezzata per cose simili. Scivoliamo sulla chioma di un albero che ci lancia a qualche metro più in la. Quando tocchiamo a terra non hai nemmeno il tempo di pensare che con un colpo secco ti scaraventi contro la terra dura ingoiando sabbia al gusto di ferro. Per un attimo sento solo il dolore dei colpi e mi viene da pensare come sia facile per una persona morire. Siamo così fragili che basterebbe cadere su una lama o picchiare la testa e spezzarti l’osso del collo. Sarebbe un attimo.

Mi alzo zoppicando con un tremendo male al fianco dove una lunga escoriazione mi brucia. Trovo la bambina ai piedi di un altissimo albero, tra il muschio e le sterpaglie che si arrampicano da ogni parte.

" Hey hey guardami svegliati. Dio santo svegliati "

Lei apre piano gli occhi guardandomi con le piccole labbra violacee per il freddo e lo spavento.

Decido di perlustrare la zona. La boscaglia è molto fitta. Animaletti e piante viscide strusciano contro i vestiti. Scosto grosse foglie appiccicose e ci troviamo davanti una lunga distesa desertica di sabbia grigia scostata dall'aria glaciale ce che in questo posto. Penso di sistemarci sopra ad un albero, ma per lei sarebbe pericoloso.

" Stefh, dici che Frey sta bene ? "

" Si, ne sono sicura, lui è forte "

" Si "

" Intanto ci penso io a te capito ? Ti fidi di me piccola ? "

Gli accarezzo la testa.

" Si stefh " Mi si avvicina, rannicchiandosi sulle mie gambe.

" Hai freddo ? "

Fa si con la testa così gli metto il mio maglione. Me la tengo stretta per scaldarla ancora di più e ricevere un po’ di calore dal suo corpo. Restiamo li per ore, o almeno credo. Le nostra unica speranza è che Frey ci trovi prima dei soldati. Tra le mie braccia Toto dorme. Non riesco a muovere un muscolo per il freddo. Mi sono sciolta i capelli per coprire almeno il collo e un po’ di spalle, una magra consolazione. La testa mi gira furiosa, non so se per la botta in testa, il pungo o il freddo.

Sto morendo di sonno ma se mi addormento con questo freddo non mi sveglierò più. Nonostante questo, mi appisolo per un momento, uno soltanto.

Salto per lo spavento e il corpo freme. Si sentono dei passi tra le foglie.

Stringo Toto e provo ad alzarmi ma non riesco a muovere le gambe e le mani. Prendo una delle fialette di adrenalina, spero di non star facendo una cazzata. Regolo la siringa per una dose minima, per non rischiare il collasso cardiaco, poi con un colpo secco me lo sparo nella gamba. Sento il liquido che brucia leggermente sotto pelle, come se prudesse. Striscio fino a dietro l’albero pregando e chiedendo perdono per star condannando la bambina che mi dorme tra le braccia. I passi si avvicinano sempre di più. Prendo il fucile. Le mani assiderate si muovono appena, ma mi tengo preparata. Sento il corpo scaldarsi, riesco a muovere le dita. Scuoto un attimo la testa scossa da un capogiro. Non sono ancora pronta per morire.

Posso vedere l’ombra del soldato. Ora lo stivale e la divisa grigia. Punto il fucile mentre la mano mi trema sul grilletto. Quando due occhi neri mi guardano vorrei piangere di felicità. Metto giù l’arma baciando stanca la testolina dormiente

TO BE CONTINUED...



Commenti

pubblicato il venerdì 23 ottobre 2015
Estephany, ha scritto: Buon giorno !!! Volevo solo dire, per chiunque mi voglia seguire, che pubblicherò un capitolo ogni due giorni e spero che la storia vi tenga sempre con il fiato sospeso. Ci saranno alti e bassi, ed essendo il mio primo "fantasy" spero di non aver fatto una vera patacca. ( mi scuso per eventuali errori, ma a volte scrivo così veloce che anche se ricontrollo cinque o sei volte, ve lo assicuro, lascio dei pezzi per strada) Gradirei molto i vostri commenti, negativi, positivi, una battuta, una faccina; insomma, quello che volete. Mi sono appena iscritta e non vedo l'ora di confrontarmi con voi !!!! A presto XD SPOILER La storia vera e propria comincerà quando meno ve lo aspettate !!!!
pubblicato il venerdì 23 ottobre 2015
whitelord, ha scritto: Mi piace la tua educazione, avverto la tua simpatia e mi ha attratto il commento che hai pubblicato a margine del tuo lavoro. Confesso però di non averlo letto tutto, per due sostanziali motivi. Il primo è un mio difetto: non amo (qui) le cose troppo lunghe. Il secondo è che, onestamente, mi sono perso nella quantità di nomi, di persone, di luoghi e di situazioni. Già il prologo mi ha messo in confusione, ed ho mollato a metà del capitolo primo. Di errori grammaticali ne ho notati parecchi, ma passano in secondo piano rispetto al fatto che ci si addentra impreparati in un racconto talmente denso di tutto al punto di costringere il lettore a percorrere una strada che a me è parsa troppo in salita. Prima comunque di trovarmi in debito di ossigeno, ho molto apprezzato alcune descrizioni, sia di personaggi che di situazioni. La mia impressione è che tu abbia una storia da raccontare, ed anche di un certo spessore, ma che questa sia rivolta esclusivamente ad un pubblico di addetti ai lavori. Con ciò non intendo stroncare il tuo evidente, simpatico entusiasmo. Intendo solo dare il sincero parere di uno che ha cercato di soddisfare una certa curiosità, senza riuscirci.
pubblicato il venerdì 23 ottobre 2015
Estephany, ha scritto: Ciao whitelord :) grazie davvero tanto per il commento. Mi fa piacere che hai apprezzato le descrizioni perche é un aspetto a cui presto abbastanza attenzione. Ho provato a scriverti per messaggio privato, per avere un riscontro, ma al terzo tentativo fallito ho gettatobla spugna. In sintesi, sperando che tu legga il messagio, mi farebbe molto piacere se tu potessi darmi una dritta per riuscire ad orientare meglio chi legge. Herren é una storia abbastanza articolta e forse mi é difficile rendermi conto quanto sia complicato seguire la storia con tutti quei nuovi personaggi, perche io li conosco ogni uno come se ci vivessi praticamente assieme !!! :D Spero in una tua risposta. Grazie davvero tanto.
pubblicato il venerdì 23 ottobre 2015
whitelord, ha scritto: xD! Mi è arrivata in privato, e ti ho risposto. Controlla la mail. Un abbraccio.

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