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lavoro pubblicato venerdì 23 ottobre 2015
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

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Ritorno a Branson - 3

di Legend. Letto 372 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Ritorno a Branson - 3  3) La Scuola    Immergersi nell'ambiente della scuola, e assaporare quell'atmosfera così esclus...

Ritorno a Branson - 3

3) La Scuola

Immergersi nell'ambiente della scuola, e assaporare quell'atmosfera così esclusiva, non fu soltanto una nuova esperienza, ma un evento che la turbò molto più di quanto avesse mai potuto immaginare. E non per gli sguardi dei ragazzi e delle ragazze che sentì appiccicarsi su di se, ma per uno strano e struggente stordimento che la emozionò quando si rese conto di respirare la stessa aria che era stata di suo padre.

Allora non soltanto le tornarono alla mente le innumerevoli immagini che Fred aveva tentato di descriverle, ma riconobbe il calpestio amplificato dei suoi passi negli infiniti corridoi in penombra, e quando si trovò di fronte al­l'ampia scala che si avvolgeva elegantemente su se stessa, le parve di udire le sue parole «Quei gradini hanno sostenuto il peso d’innumerevoli emo­zioni, pensieri e sentimenti diversi, accompagnando centinaia di ragazzi al­l'appuntamento con i loro destini»

Si accostò ad essa e vi salì in punta di piedi, con rispetto, quasi non vo­lesse interrompere quell’alto silenzio che regnava sovrano, rabbrividendo di piacere quando, lambendo con una mano il man corrente della ringhiera, immaginò di sfiorare la mano di suo padre.

Anche sui volti dei ragazzi, che man mano le passarono davanti, le parve di riconoscervi i tratti di coloro che Fred le aveva minuziosamente descritto uno ad uno; Il dinoccolato Bart, tutto cuore e sport, l'insicuro Steve, Bellotti, il piccolo italiano, l'allegria divenuta uomo e la timida Sara, un passerotto ap­pena sceso dal nido.

S'incantò ad ascoltare il suono squillante della campana che interrom­peva le ore di lezione. Assaporò quell'aria satura di profumi che invano Fred aveva tentato di descriverle, e nella quale cercò disperatamente la traccia di un pensiero o di un sogno che fosse appartenuto a suo padre. Con la mente esplorò ogni angolo, con le mani carezzò maniglie, porte, finestre e pareti, senza tuttavia avvertire nulla della sua passata presenza.

Intuendo quale turbamento si fosse impossessato di sua figlia, e non de­siderando che la sua presenza potesse metterla a disagio, Mary la seguì amorevolmente come un ombra, soffrendo con lei ogni attimo di quel dispe­rato pellegrinaggio.

Dopo aver compilato un'infinità di moduli, riempito schede e superato un lungo colloquio con il preside, finalmente la sua domanda fu accolta otte­nendo l'ammissione alla terza classe.

Le furono presentati alcuni dei suoi professori e un paio di ragazzi della classe alla quale sarebbe stata assegnata. Poi, espletato il resto delle for­malità, fu lasciata libera con la raccomandazione di essere puntuale all'inizio delle lezioni.

Una volta fuori dell'edificio Cristi preferì scaricare le sue tensioni scal­ciando ogni ciottolo che si presentava a tiro di piede, e Mary, conoscendola ormai bene, lasciò che si liberasse di ogni turbamento nel modo che le era più congeniale.

Cosa che si verificò puntualmente quando una pietra, più grossa delle al­tre, le ricordò la gran botta della sua prima disavventura nella valle

– Come sono andata? – Chiese massaggiandosi il piede

– Beh, tutto sommato non male

– Non mi pare di aver commesso nulla di strano

– Per la verità di cose strane ne hai fatte un'infinità, ma è quando ho letto sul tuo volto la delusione che mi sono preoccupata

– Ho paura che non potrò mai nasconderti nulla

– Tuo padre era li con te. Tra quelle mura c'è ancora moltissimo di lui

– Allora perché non l'ho sentito?

– Forse ti sei arresa troppo presto

– Ti dico che non c'è!

– Impossibile, ogni uomo lascia nel tempo una traccia indelebile

– Allora cosa mi sta accadendo? Sto perdendo il suo ricordo?

– E come potresti? Ormai voi due siete indivisibili. Ti assicuro che tuo pa­dre era con te

Cristi scosse il capo – No… Si è dimenticato di me

– Sai bene che non è vero. In questa scuola ha lasciato le sue orme per te. Cercalo, e vedrai che un giorno scoprirai la sua presenza nel parco, nel­l'aria ferma della biblioteca o nel cuore di chi l'ha amato. Non arrenderti, continua a cercarlo, non è lontano

– Dio perché mi fai questo? Quanto ancora dovrò soffrire?

In auto Cristi pianse a lungo, e quando poco prima di mezzogiorno fecero il loro ingresso nell'atrio dell'ospedale era ancora molto scossa.

Non appena all'interno del vasto atrio, e mentre si guardava attorno sgo­menta, Mary si recò ad informarsi come rintracciare Victoria.

In un lampo il doloroso ricordo di una notte lontana nel tempo la colpì con la violenza di un maglio, e lei, incapace di dominare quella valanga di emo­zioni, si rifugiò in un angolo singhiozzando sommessamente.

D'un tratto sentì una mano sfiorarle le spalle e una voce domandarle

– Ehi pulcino, cosa fai, piangi?

Riconoscendo la voce di Victoria Cristi si voltò restando con il volto basso

– Non è nulla – Rispose lei tentando di asciugare le lacrime con il dorso della mano

– Fatti guardare – Sussurrò Victoria sollevandole il volto con una mano – Cosa sono queste lacrime? Tu non puoi permetterti di abbassare gli occhi, altrimenti il nostro misero sole non saprebbe dove prendere la forza per illu­minare questo triste mondo

– Perché mi hai chiamata a quel modo? – Domandò Cristi soffiandosi il naso

– Pulcino? Oddio non lo so! È venuto fuori da se. Forse ti ha ricordato qualcun altro?

Cristi annuì.

– Tuo padre?

Annuì ancora asciugandosi gli occhi.

– Dev'essere stato proprio un buon papà se ha saputo scegliere un così bel nomignolo. Ti manca molto, vero?

Cristi la guardò con le labbra tremanti senza rispondere

– Mi dispiace – Proseguì Victoria – non volevo rattristarti

– Non è nulla, ora passa

– Un giorno, quando sentirai di poterlo fare, mi piacerebbe se mi parlassi di lui

– Okay, te lo prometto

– Nel frattempo credi che anche questa povera vecchietta possa usare quel nomignolo?

Cristi annuì senza rispondere

– Ti ringrazio, ed ora se vuoi rendermi felice asciuga quegli occhioni e seguimi

– Dove?

– Sta tranquilla non ti rapirò, anche se ne avrei una gran voglia, ma debbo completare il giro delle visite e vorrei che tu venissi con me. Tua ma­dre dov'è finita?

– Non lo so, era qui con me. Vuoi che la cerchi?

– Non fa nulla, tra pochi minuti saremo di ritorno, andiamo?

– Aspetta

– Cosa c'è?

– Ho paura

– Vuoi sapere una cosa? Anch'io ne ho tanta

– Tu? E di cosa puoi aver paura?

– Oh non farti confondere dalla mia sicurezza, dietro questo scudo c'è un abisso di angosce

– Non lo credo. Tu sei forte, non puoi averne

– Sapessi quanto ti sbagli. Ogni volta che metto piede in ospedale scopro d'essere soltanto una povera donna

– Non tu – Sussurrò Cristi

– Certo che fare di queste ammissioni non significa esattamente dare di se un'immagine perfetta, ma che tu lo creda o no è la sacrosanta verità. Ogni volta è come il primo giorno che entrai in quest’atrio con in tasca la mia lau­rea. Quella mattina mi tremavano così tanto le ginocchia da non riuscire a stare in piedi. Avrei tanto desiderato avere accanto qualcuno che mi strin­gesse la mano, ma non avevo nessuno a cui chiedere aiuto

Cristi sollevò un braccio offrendole la mano – Vuoi stringere la mia? – Mormorò con un filo di voce

Victoria esitò un attimo poi le prese la mano tra le sue

– Si… – Sussurrò – ne avevo un gran bisogno

– Va meglio ora? – Domandò Cristi

– Molto meglio, e a te?

Cristi annuì tirando su col naso.

– Okay! Allora facciamoci coraggio

Sempre stringendo la mano di Victoria Cristi la seguì in un viaggio che la sprofondò in un baratro di angoscia. Avvinghiata al suo braccio sentì il cuore stringersi e soffrire ogni volta che superava un letto nel quale un essere umano giaceva nel dolore.

Durante quell'interminabile tragitto ebbe modo di scoprire come quella vecchia signorina un po' pazza intendesse la missione del medico.

Non le sfuggì nulla; seppe assaporare la dolcezza e la serenità con la quale confortava i suoi amici, (Così amava definire i suoi pazienti) l'allegria con la quale a volte riusciva ad accendere volti stanchi, e non le fu difficile percepire il profondo affetto che la legava a loro, ma quando raggiunsero una camera in cui, in un enorme letto, giaceva una bambina talmente piccina da sembrare una bambola messa li per rallegrare la stanza, Cristi non riuscì a trattenere un gemito.

– Cos'hai – Domandò Victoria preoccupata

– Quella bambina sta morendo – Sussurrò Cristi

Victoria annuì avvicinandosi al letto

– Lo so, questo cucciolo è una parte della mia vita, è un anno che lot­tiamo assieme per battere il male, ma dio non ce lo ha permesso. Tutta la scienza del mondo non è riuscita a salvarla. Guardala, non sembra un an­gelo? Sarei pronta a dare quello che resta della mia vita se servisse ad of­frirle un'altra possibilità, ma dio la vuole con se. Vedi com'è ingiusto? Man­tiene in vita un rudere e si riprende lei

Cristi le strinse la mano sussurrando – Può sembrare ingiusto, ma la sua logica non è simile alla nostra. Ti prego non fare così, non facciamole del male, sta già soffrendo molto

Victoria la guardò sgranando gli occhi – Come sai che soffre?

– Lo sento!

– Tu puoi sentire il suo dolore? – Domandò con la voce tremante

Cristi annuì senza guardarla.

– Puoi descrivermi cosa provi?

– Punture

– Dove?

– In ogni parte del corpo

– Oh dio ti sto facendo del male, usciamo – Sussurrò Victoria

– Ssst, non possiamo, lei ha riconosciuto la tua voce. Vorrebbe pronun­ciare il tuo nome ma non ne ha la forza

– Mio piccolo amore sono qui con te – Mormorò Victoria singhiozzando

– Calmati – Le sussurrò Cristi – Lei non vuole le tue lacrime, ti ricorda come una donna forte… Desideri parlarle?

– Non ha più la forza per farlo

– Se vuoi parlarle io posso aiutarvi

– Puoi salvarle la vita?

Cristi scosse il capo – No, non mi è concesso, ma potremmo percorrere con lei una parte della strada che le resta da fare

– Oh mio dio! Tu faresti questo per noi?

Cristi annui sorridendole – Soltanto se tu lo vuoi

Quando dopo un attimo di esitazione Victoria annuì, Cristi prese tra le sue una delle mani della piccina

– Cosa vuoi fare? – Chiese Victoria

– Assorbirò i suoi dolori in modo che possa recuperare un po' di forze, ma tu non toccarmi fin quando non sarò io a chiedertelo, prometti

Victoria annuì – Anche Ellen era capace di assorbire il dolore degli altri, ma non poteva fare di più

– Ssst, – Mormorò Lei – io non sono Ellen

– Soffrirai enormemente

– Non è importante ciò che accadrà a me, lei vuole te, e tu non puoi delu­derla lasciandola sola, non lo merita. È così piccina

– Allora sia fatta la tua volontà, – Singhiozzò Victoria – aiutaci a trovare la pace

Quando Cristi pose le mani sulla piccina il suo volto assunse il pallore della morte.

Pochi istanti dopo si volse verso Victoria

– Ora dammi la tua mano – Sussurrò mentre l’aria della stanza sembrò congelarsi e un alone azzurro avvolse le due donne e la piccina.

Trascorse un tempo infinito, poi, pian piano il volto della bambina si di­stese ed ella aprì due piccolissimi occhi a mandorla, scuri come la notte, che sorrisero a Victoria.

– Ciao doc – Sussurrò con un filo di voce

Con il pianto nella voce Victoria si piegò su di lei baciandola sulle labbra – Ciao amore mio, come ti senti?

– Ho dormito tanto, e ora non ho più male...abbiamo vinto?

– Si amore, tu hai vinto

– Ho fatto un sogno bellissimo, vuoi che te lo racconti?

– Si, ma senza affaticarti, lo prometti?

La piccina annuì sorridendole – Ho sognato un posto che sembrava il cielo, però non era il cielo, era il tuo giardino

– È un bel gran giardino, vero?

– Si, ma era più grande, grandissimo, ed io e te camminavamo tra le nu­vole

– Non è che stai raccontandomi una bugia, vero?

– Oh no! C'eri anche tu, ma non come sei ora, eri più piccina e avevi i ca­pelli raccolti in una lunga treccia

– È vero, quando avevo la tua età avevo i capelli raccolti in una treccia. E cosa stavamo facendo?

– Correvamo, ma poi mi hanno detto che un angelo sarebbe venuto a prendermi...Che peccato, non potremo più vederci

– Non è vero, io sarò sempre con te

– Doc, non si debbono dire le bugie

– Però lo sai che se il buon dio me lo permettesse resterei sempre con te, lo sai vero?

– Si, ma speriamo che in cielo non debba fare ancora le iniezioni. Ehi doc!

– Si?

– Ricordi quando mi portavi alle caverne?

– Un giorno torneremo a correre su quei prati

– Correrai anche tu?

– Si, un po’ più lentamente di te, ma correrò anch'io

– Verrà anche Li?

– Verrà Li e anche la mamma e il papà, e giocheremo tutti assieme sui prati

– Sarebbe bello

– Perché non mi racconti com'erano quei prati che hai visto in sogno?

– L'erba mi faceva il solletico alle gambe...C'erano tanti colori, ani­mali...tanti alberi...e lontano si vedevano montagne colorate di verde e di bianco

– Chi altri c'era con noi

– Altri bambini

– Vorresti stare con loro?

– Si...ma vorrei che ci fossi anche tu

– Verrò, ma non subito. Ora andrai tu e comincerai a giocare con gli altri bambini

– Non farmi aspettare troppo...ehi doc!

– Si?

– Ti voglio bene

– Anch'io tesoro

– Chi c'è con te, la mamma?

– No, lei verrà più tardi...c'è Cristi

Ci fu un attimo di silenzio, poi, volgendo il volto verso Cristi, la piccina chiese

– Sei tu l'angelo che mi accompagnerà?

Annuendo Cristi le lanciò un bacio con la mano.

– Andremo nella tua valle?

– Sarà anche la tua

– Credevo che gli angeli fossero piccini come i bambini...Ehi doc perché ho tanto sonno?

– Perché tra poco anche tu sarai un angelo, e quando ti sveglierai sarai nella tua valle incantata

La piccina sorrise sussurrando – Ciao, non dimenticare che ti aspetto – Poi lentamente chiuse gli occhi e spirò con il sorriso sulle labbra.

Cristi si voltò a guardare Victoria che, come una statua di pietra, era ri­masta per tutto il tempo in ginocchio con le mani della piccina strette tra le sue. – Se ne è andata – Sussurrò carezzandole i capelli

Victoria si sollevò, sfiorò con un bacio le labbra della piccina e dopo averla coperta con il lenzuolo si voltò stringendosi a Cristi in un abbraccio disperato.

– Dio ti ringrazio, oggi ho ritrovato la mia Ellen – Mormorò singhiozzando

Quando la commozione si placò Cristi si staccò dalle sue braccia

– Io non sono Ellen – Le sussurrò sorridendo

– Scusami, sono una vecchia dal pianto facile. Ti ho fatto fare una cosa terribile. Come ti senti?

– Sto bene. Non crearti problemi, sono io che l'ho voluto

Poco dopo, mentre altra gente si prese cura del corpo della piccina, Cristi si rifugiò in un angolo della stanza osservando ogni cosa con il volto serio

– Dobbiamo tornare da Mary – Sussurrò Victoria trascinandola fuori della stanza

– Vuoi che ti accompagniamo a casa?

– Neanche per sogno! Non ricordi cosa dobbiamo fare?

– Possiamo rimandare la gita, non è importante

– Lo è invece! Sun–Li sarebbe d'accordo con me. Datemi soltanto un paio d'ore per essere vicino alla famiglia e poi vi condurrò dove avevo promesso. Sun–Li adorava quel luogo

Nell'atrio Mary misurava a grandi passi l'ampiezza della sala, e quando le vide avanzare in fondo al corridoio, andò loro incontro con il passo di un po­dista infuriato

– Tu non parlare, me la vedrò io – Bisbigliò Victoria

Ma non servirono ne scuse ne parole, perché Mary le strinse in un ab­braccio lunghissimo.

Dopo un lungo viaggio in auto piuttosto silenzioso, le tre donne raggiun­sero le Fantasy World Cavern. E per la verità la gita si sarebbe trasformata in un vero disastro se la travolgente allegria di Cristi, e le attenzioni che lei e sua madre riservarono a Victoria, non fossero riuscite a lenire nel suo animo l'amarezza della perdita subita.

Pranzarono in un piccolo ristorante nel quale Victoria fu riconosciuta e ri­cevuta con grandi manifestazioni d'affetto. E quando si misero nuovamente in auto per far ritorno a Branson, era ormai il tramonto.

– Ti è piaciuta la gita? – Domandò Victoria rivolta a Cristi

– Mio padre mi aveva parlato di luoghi come questi, ma francamente non ero mai riuscita a darmene un'immagine esatta. Immagino siano quelle le caverne di cui parlavi con Sun–Li?

Victoria annuì – Era il luogo che le piaceva di più, e quando avevo un po' di tempo venivamo da queste parti

– Qual è il male che l'ha uccisa – chiese Mary

– Fibrosi cistica

– Oddio povera stella! Chissà quanto ha sofferto

Victoria parve non riuscire a rispondere, ma poi con uno sforzo pronunciò un sussurrato – Si, moltissimo

– Non avete potuto far nulla?

– No, purtroppo non esiste una vera terapia per quel male. L'uomo deve aver commesso un peccato gravissimo se dio non risparmia neppure gli in­nocenti

– E l'angelo di dio scese sulla Terra – Sentenziò Mary

– Non è stato giusto, – Commentò amaramente Victoria – era me che do­veva prendere

– Ehi! – Sussurrò Cristi – Tu non puoi andartene, chi penserebbe a me?

Victoria si voltò a guardarla

– Hai bisogno di me?

Cristi annuì senza rispondere.

– Dovrò chiedere a tua madre di rivelarmi con quale materia ti ha impa­stata. Chissà, forse potrebbe essere la soluzione per risolvere molti problemi di questo mondo

– Hai mai assistito a un miracolo? – Chiese Cristi per interrompere l'ar­gomento

– Non ne sono certa, ma stamani credo di averne visto uno. Perché vuoi saperlo?

– Osserva il sole e dimmi cosa vedi?

– Il suo tramonto

– E quello tu lo chiami un tramonto?

– Beh, non so proprio cos'altro potrebbe essere

– È un pesce bollito

– Mary! Ma quale scuola ha frequentato questa ragazza?

– Una delle migliori – Rispose Cristi prima che potesse intervenire sua madre

– Allora spiegami cos'è che non va in questo tramonto? – Chiese Victoria

– Li hai mai visti tutti i colori del paradiso? Scusami, volevo dire dell'arco­baleno

– Non credo, e tu?

– Io si, li ho visti tutti

– Presumo allora che tu sia stata in paradiso

– No, possono essere osservati anche sulla Terra

– Davvero? E dove?

– Nei tramonti della mia valle

– Sempre questa tua benedetta valle, eh?

– In nessun altro luogo della Terra i tramonti sono come i miei

– Beh, allora perché non provi a descriverli?

– Io e mio padre restavamo delle ore a guardare il sole dipingere il cielo e le nuvole di gialli, di grigi e di arancioni meravigliosi. Sai che in quei colori riposano le anime dei bambini che debbono nascere?

– Anche di coloro che muoiono?

– Si, vi sono anche le loro – Rispose Cristi sostenendo lo sguardo di Vic­toria

– Si può sapere come si chiama questa tua valle o è un segreto?

– Lei la chiama la valle incantata, ma in realtà è soltanto la valle Cham­plain – Intervenne Mary

– La conosco! Qualcuno mi ha descritto i suoi colori

– Può essere stata soltanto Cristi

– No, me l'hanno descritta una mia piccola amica dagli occhi a mandorla e un uomo con una barba da fare spavento

– Un tuo amico?

Victoria annuì lievemente – Sono andati tutti e due alla ricerca di quella valle incantata

– Era un buon amico? – Domandò Cristi

– Uno di quelli che quando ti lasciano si portano via una parte di cuore

– Non l'hai più rivisto?

– No, ma ci scrisse descrivendo la bellezza di quella valle. Chissà che non lo abbiate conosciuto?

– Può darsi, qual era il suo nome? – Domandò Mary

– Fred! Un italiano dalla testa dura e un cuore grande così

– Cosa faceva un italiano da queste parti?

– Insegnava letteratura greca al liceo di Branson

– Perché lasciò la città?

– Si ammalò di una di quelle malattie che lasciano una traccia indelebile

– Capisco

– Ma non fu soltanto per quello, la cattiveria e i pregiudizi di una piccola città di provincia lo costrinsero ad andarsene. Era troppo testone e troppo onesto per rimanere

– Cosa intendi per troppo onesto per rimanere – Domandò Cristi

– Non è una storia che non ci fa onore. Alcuni dei miei amati concittadini lo costrinsero ad andarsene accusandolo di...Dio mio quanto male gli hanno fatto. Povero Fred! Lo accusarono di avere una relazione con Ellen, vi ho parlato di lei, ricordate?

– Ed era vero? – Chiese seria Cristi

– Vuoi scherzare! Ellen era sposata e lui la rispettava troppo per farle un simile torto

– Perché gli fecero quella brutta cosa?

– Per certe sue idee che infastidirono un animale a due zampe

– Aveva legami in città?

– Era un brav'uomo rispettato da tutti, ma tranne me, Ellen, suo marito e i suoi ragazzi, non frequentava nessun altro

– Lo amavi? – Chiese Cristi con un filo di voce

– Ciò che provavo per lui era un insieme di rispetto, simpatia, affetto e amore. Quell'uomo mi ha donato la sua amicizia come pochi uomini sareb­bero capaci di fare, e ha saputo ricucire molte delle mie ferite

– Lo amavi? – Ripeté Cristi

– Sei sorda? Mi pare di averlo appena ammesso

– Anche ad Ellen ha offerto la sua amicizia?

– Di più, per lei nutriva un sentimento molto profondo

– Ma se hai appena detto che...

– Non fraintendermi piccola peste, tra lui ed Ellen esisteva un sentimento assolutamente unico. Era come se volesse ripagarla di qualcosa

– Di qualcosa?

– Non lo so amore, questo non sono mai riuscita a capirlo

– C'è mai stato nulla tra loro?

– No, lui non le avrebbe mai fatto del male

– E lei lo amava? – Tornò a chiedere Cristi

– Sicuramente più di me, ma per noi è stato soltanto un grande amico

– Eppure qualcuno afferma che tra un uomo e una donna non può esi­stere una vera amicizia disinteressata

– Sono d'accordo, è raro che tra un uomo e una donna possa svilupparsi una seria amicizia, ma lui era uno di quegli uomini che si incontrano una volta ogni cento milioni di anni. Sempre premuroso, gentile, discreto...ma perché tante domande?

– Ci si dovrà pur conoscere, no? – Esclamò Mary

– Non c'è molto della mia vita che valga la pena d'essere raccontata. Per­ché invece non mi raccontate qualcosa di voi. Cosa facevate nel Vermont? Da quanto ne so non dev'essere uno zuccherino vivere da quelle parti

– Per la verità qualche problemino l'avevamo, ma in compenso potevamo godere di emozioni del tutto sconosciute al resto dell'umanità

– Come trascorrevate le vostre giornate?

– Generalmente lavorando nei campi. Avevamo una piccola fattoria nella valle e...

– E si guardavano i tramonti – Aggiunse Cristi ridendo

– Deve essere stata una vita davvero idilliaca

– No, non direi. Lassù non vi è nulla di facile

– Cosa vi ha spinto a lasciare la vostra valle?

– Un infinità di cose, e non ultima lei. – Rispose Mary indicando con il capo Cristi. – Non volevo che crescesse come un folletto dei boschi

Quella sera, prima di coricarsi, Cristi e Mary rimasero a lungo sedute sulla veranda

– Com'è diverso questo cielo – Osservò Cristi

– Cos'ha di diverso?

– Non riesco a vedere oltre le stelle. Nella nostra valle era possibile rag­giungere i confini dell'universo

– Non è poi così importante

– No? E cos'è importante?

– Che tu cresca e impari quanto ancora manca alla tua formazione. Que­sto è importante.

– Sto tentando di farlo – Mormorò Cristi annuendo

– Perché stamani ti sei rivelata? Non è stato prudente

– Fosti tu a dire che sono a Branson per rimettere alcune cose al loro po­sto, e Victoria è una di quelle

– Non era necessario, Victoria è già pazza di te

– Invece ho paura che sto facendole ancora del male. Non riuscirò mai restituirle gli affetti che le ho strappato

– Non è vero, stai facendo un buon lavoro

– Lei merita molto di più

– Sai che potrebbe costarti moltissimo, vero?

– Non sarà mai il prezzo che ha pagato lei quando le uccisi Ellen

– A proposito, quando pensi di andare a portale un fiore?

– Non lo so, ci andrò quando capirò di meritare il suo perdono

– Lei non ha nulla da perdonarti…e ti vuole

– E io voglio lei, ma debbo essere certa di meritarla

– Cosa ne diresti se smettessimo di fare chiacchiere e andassimo a nanna? È stata una giornata pesante e domani ne avrai un'altra niente af­fatto semplice

– Cosa debbo fare?

– Hai già dimenticato che dovrai recarti a scuola?

– E allora?

– Dovrai svegliarti presto

– Quand'ero a casa scendevo a preparare il nostro pranzo che non era ancora l'alba

– Non riesci proprio a dimenticare, vero?

– No, non voglio farlo

– E invece prima cesserai di fare paragoni e prima riuscirai a riacquistare la pace. Ora sei fuori da quel mondo incantato, e non sarebbe giusto rinunziare alla vita che ti spetta per vivere di ricordi. So bene quanto tu sia legata alla tua valle, ma il periodo dei giochi, dei sentimenti puri, delle ca­rezze e dei tramonti colorati è un ciclo che si è definitivamente chiuso. Que­gli anni hanno svolto il loro compito, sono serviti a renderti forte, ora devi ri­porre quei ricordi nel tuo cuore e proseguire il tuo cammino

– La mia valle è già dentro di me

– E quello è il posto che gli spetta. Con quei ricordi trascorrerai innumere­voli momenti felici. Con loro verserai ancora tante lacrime, ma quando aprirai gli occhi dovrai riporli nel cuore

– Io vivo soltanto per loro

– Lo so, ma non devi permettere ai tuoi ricordi di condizionare la tua vita

– Anche tu fai parte di quei ricordi

– Vogliamo abbandonare l'argomento? Ho dimenticato il fazzoletto in casa

– Io non ne ho bisogno, non sto piangendo, vedi? Domani quando tornerò dalla scuola falcerò l'erba del giardino

– Nemmeno io sto piangendo, e quando domani tornerai da scuola – Mormorò Mary asciugandosi gli occhi con la gonna – spero che tu possa tro­vare una sorpresa

– Una sorpresa? Oh Mary dimmi cos'è ti prego!

– Se te lo dicessi non sarebbe più una sorpresa

– Dimmi almeno se sarà bella

– Ti piacerà

– Porca vacca! Scusa, volevo dire che sono contenta

– L'avevo capito. Ora vogliamo salire?

Quella sera Cristi non riuscì a prendere sonno. Una moltitudine di pen­sieri le fecero trascorrere alcune ore ad occhi aperti nell'inutile tentativo di frenare l'agitazione che si era impossessata del suo spirito. E nel tentativo di scaricare l'eccesso di energia accumulata durante la giornata, scese un paio di volte in cucina dove la sorprese Mary seduta davanti ad un bicchiere di latte.

– Non hai sonno? – Domandò Mary

– Non molto

– Preoccupata per domani?

– Un po'

– Ti va di magiare qualcosa?

Cristi scosse il capo – Non ho appetito

– Vuoi fare altre due chiacchiere? – Chiese Mary sedendole di fronte

– Di cosa dovremmo parlare? – Chiese lei

– Non lo so, ma ho l'impressione che qualcosa non vada nel verso giusto

– Ora va tutto bene, a parte il letto troppo duro – Poi, voltandosi a guar­dare sua madre, aggiunse ridendo – Non regge come scusa, vero?

Mary si alzò e le andò alle spalle baciandola sui capelli

– Servirebbe a qualcosa se ti chiedessi di venire nel mio letto?

– Accidenti a te, – Brontolò Cristi – ti ci è voluto tutto questo tempo per capire che non desideravo altro?

– Se tu lo avessi fatto non te lo avrei certo impedito

– Davvero posso?

– Certamente

– Potrò farlo ogni volta che ne avrò voglia?

– Ogni volta che vorrai, ma perché tanta sorpresa? È piuttosto normale che i figli amino stare nel letto con i genitori

– Con lui era diverso, non mi permetteva neppure di entrare nella sua stanza

– Conosco bene tuo padre

– Dovrò imparare ancora molte cose, ad esempio che una madre è di­versa da un padre

– Non direi, a parte il sesso beninteso

– E ti pare poco?

– Finisci il tuo latte, è già molto tardi. Eh no mia cara! – Esclamò Mary av­viandosi decisamente verso le scale – Ora non metterti strane idee per la te­sta, io non sono in grado di portarti di sopra tra le braccia

– Non è vero, potresti farcela

Mary tornò verso di lei abbracciandola per le spalle.

– Neppure immagini che voglia ho di prenderti tra le braccia e cullarti tutta la notte sussurrandoti le stesse ninnananne con le quali mia madre mi ad­dormentava. Siamo state defraudate di una gioia che forse non potremo più recuperare

– Oh ti prego, a me piacerebbe

– Lo so tesoro, ma ormai sei una donna

– Perché non ci riprendiamo quanto ci è stato tolto?

– Vorresti ascoltare una ninnananna?

– Si, vorrei addormentarmi tra le tue braccia, ti prego

– Tuo padre ti ha dato delle pessime abitudini – Brontolò lei sollevandola.

Continua...



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