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lavoro pubblicato giovedì 22 ottobre 2015
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

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Arcobaleno

di EmiliaBaresi. Letto 787 volte. Dallo scaffale Pensieri

Era una giornata grigia, una di quelle giornate in grado di spegnere anche l'animo più ottimista. Lei si chiamava Candida, anche se la sua anima non lo era più giá da molto tempo. Era una bambina, di 7 anni, rimasta orfana all'et&a...

Era una giornata grigia, una di quelle giornate in grado di spegnere anche l'animo più ottimista. Lei si chiamava Candida, anche se la sua anima non lo era più giá da molto tempo. Era una bambina, di 7 anni, rimasta orfana all'età di tre. Era bellissima, sembrava un angelo sceso in terra. Aveva dei lunghi capelli color biondo cenere che portava spesso raccolti con una coda di cavallo o con delle trecce. Le piaceva molto passare il suo tempo davanti allo specchio alla ricerca di nuove acconciature; era ciò che faceva ogni mattina appena alzata.
I suoi occhi? Sarebbe difficile riportarne su carta l'essenza. Aveva un paio di occhi verdi, grandi e speranzosi, quegli occhi che sembrano parlare e non appena ti imbatti in essi pensi: "cos'hai di cosí importante da dire?". Quel genere di occhi pieni che trasmettono tutto ciò che una persona ha dentro sè, quel genere di occhi che non si dimenticano facilmente.
Era una bambina minuta, non raggiungeva nemmeno il metro d'altezza, ma dentro di sè conservava una forza immane che nemmeno il più grande degli uomini avrebbe potuto contenere. Era rimasta orfana a causa di due disgrazie susseguenti: la madre era morta a causa di un tumore al cervello la mattina del 28 Marzo, giorno del suo terzo compleanno; il padre aveva scelto la via del suicidio la sera stessa, lasciandosi annegare in un fiume. Da quel giorno, Candida, non festeggiava più il suo compleanno. Nonostante la sua tenera etá, era riuscita a prendere le distanze dal passare inesorabile del tempo, non teneva più conto del passare degli anni, non voleva più crescere. Un convento di suore scelse di occuparsi di lei e, per i primi tempi, le cose sembravano andare piuttosto bene. A partire dal quarto anno da quando si trovava nel convento, cioè all'etá di sette, le suore cominciarono a notare in lei dei comportamenti strani, preoccupandosene. Vedevano la bambina parlare al vuoto, scappare dal vuoto, come se qualcuno fosse presente. In realtá ciò era giá accaduto al suo arrivo, si parla di episodi isolati.
Le suore, inizialmente, pensarono avesse degli amici immaginari, come tutti i bambini che si sentono soli, ma non era così. Chiesero consulenza a più psicologi, i quali, dopo averla visitata ed analizzata attentamente, consigliarono di indirizzarla verso un istituto psichiatrico, e fu ció che fecero le fedeli. Candida soffriva di schizofrenia: il suo emisfero destro e quello sinistro non comunicavano più fra di loro.
Entrò in psichiatria infantile un Giovedì mattina grigio, una di quelle giornate in grado di spegnere anche l'animo più ottimista, all'etá di 7 anni.
I medici la accompagnarono nella sua stanza: era spaziosa e luminosa con un pianoforte bianco al centro, vari giochi ed attrazioni; solo questo, nessun altro bambino: non le era concesso avere rapporti interpersonali con altri fino al raggiungimento di un miglioramento.
Candida si sedette davanti al pianoforte bianco e si mise ad osservarlo.
Stette lí per molto tempo e, a cosa stesse pensando, nemmeno il medico che la osservava di nascosto riusciva ad immaginarlo.
All'improvviso si alzò e si diresse verso l'ampia finestra che dava sulla strada; si mise ad osservare il mondo esterno con le mani ed il viso incollati al vetro.
Notò che dall'altra parte della strada c'era un parco con altalene, corde, palloni e molti bambini: maschietti e femminucce, tutti apparentemente della sua stessa etá che si divertivano fra loro ridendo e giocando spensierati; Candida li osservava attentamente.
Improvvisamente il suo sguardo venne rapito: i suoi occhioni verdi si fissarono su due bambini maschi, che si divertivano rincorrendosi l'un l'altro.
Nel momento esatto in cui uno dei due bambini riuscì a catturare finalmente l'altro, una lacrima sgorgó dai suoi occhi facendole realizzare che lei, nonostante tutto, non avrebbe potuto trovarsi al loro posto, se non forse in un giorno troppo in lá nel tempo quando ormai rincorrersi, non era più un gioco adatto alla sua etá.
A quella lacrima ne seguí un'altra, un'altra e un'altra ancora, fino a farla scoppiare in un pianto sconsolato e lamentoso. Anche il cielo in quell'istante lasciò cadere le prime gocce di pioggia.

Guardando oltre le sue lacrime, oltre le gocce d'acqua che rigavano la finestra, oltre al parco, Candida notò una signora all'ingresso di un negozio che cercava di riparare forse più la sua pelliccia che se stessa dalla pioggia; prorompente, continuava ad accrescere.
Immersa nei suoi pensieri si trovò, per qualche istante a fissare il vuoto; si riscosse nel momento in cui cominciò il caos: un cane venne investito ed i suoi guaiti si fusero con le grida, non meno ampie, della bambina che aveva assistito alla scena.
La pioggia dava l'impressione di non volere cessare quindi la signora decise di portare la sua pelliccia e anche se stessa dentro al negozio, varcando la porta nello stesso istante in cui un'altra donna si accingeva ad entrare.
Si rese subito conto di essere stata notata in maniera differente. Guardandosi attorno capì: era innumerevole la presenza di fucili e uomini; si trattava di un negozio per cacciatori, i quali chiesero conferma, che in seguito lei stessa diede, riguardo l'autenticitá della sua pellicia.
Cercò di interessarsi ai vari articoli presenti ma la sua attenzione venne catturata da una televisore che trasmetteva video inerenti alla caccia.
Ne rimase affascinata, non uno di quei fascini piacevoli ma bensì ipnotico. Uscita dallo stato cosciente di ipnosi restò traumatizzata. Vide la sua pelliccia in uno specchio, ne guardò il riflesso e in seguito se stessa, riflessa.
Nella sua testa si materializzò una scena: lei rincorsa, catturata, scuoiata. La sua pelle intagliata ed utilizzata per ornamenti. Nemmeno il tempo di voltarsi e giá si trovava al di fuori del negozio.
La pioggia era ancora presente, prorompente, continuava ad accrescere.
La signora si trovava all'entrata di un negozio, cercava di riparare più se stessa che la sua pelliccia dalla pioggia.
Cadde un fulmine e nel momento in cui la signora si voltò, essendone stata colpita, vide a non troppa distanza una bambina minuta dietro il grande vetro di una finestra.
Le sorrise. La bambina, Candida, ricambió il sorriso.
La pioggia allentò, cominciò a comparire il sole. Ecco l'arcobaleno.


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