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lavoro pubblicato giovedì 22 ottobre 2015
ultima lettura venerdì 12 luglio 2019

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Ritorno a Branson - 2

di Legend. Letto 557 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Ritorno a Branson - 2

2) Brontolo

Era sul punto di abbandonare la piazza quando la sua attenzione fu at­tratta dalla linea severa dell'edificio che ospitava la biblioteca pubblica.

– Chissà se vi ho mai messo piede? – Si chiese tentando di riportare alla mente vecchi ricordi legati al periodo trascorso a Branson – Mio dio Cristi, hai cancellato proprio tutto – Borbottò tra se lasciando poi che lo sguardo scivolasse da un particolare all'altro della facciata per assorbirne l'essenza

– Non ricordo un accidente! – Bofonchiò sconsolata mentre lo sguardo si spostò sulla sgraziata figura di un uomo che, nascosto dalla colonna di un distributore di carburante, la stava osservando

– Cavoli! – Esclamò sentendo il cuore saltarle in gola – Io ti conosco, sei Brontolo. Oh mio dio! Sei proprio tu!

In un istante le tornarono alla mente ricordi antichi e dolorosi, e mentre un ingiustificato brivido la percorse da capo a piedi, riprovò le stesse emozioni di quando Fred le descrisse i personaggi della fiaba di Biancaneve.

(Quando ancora viveva nella valle e in una sera d'inverno Fred le rac­contò la fiaba di Biancaneve e i sette nani, le fu facile associare la figura del nano Brontolo a quella deforme dell'uomo di Branson. La cosa strana fu che non appena Fred le descrisse minuziosamente i personaggi della fiaba, lei s'innamorò immediatamente di quello strano e bizzarro nano.

Di quel particolare innamoramento lei non cercò mai di darsene una ra­gione, ma scelse di viverlo liberamente, quasi con ricercatezza, lasciando che nuove e tenerissime emozioni guidassero il suo cuore verso una strana attrazione per quel personaggio bisbetico e molto solo.

Per la verità quella sua cotta non passò del tutto inosservata all'occhio vigile di Fred, soprattutto perché per molte sere, dopo cena, lei chiedeva che le raccontasse sempre la stessa fiaba, facendola poi seguire da lunghe dissertazioni su come e perché certi uomini sono costretti a vivere una condizione che lei definì ingiusta.

Sicuro di farle piacere, al ritorno da uno dei suoi viaggi a Middlebury, Fred le regalò la locandina del film di W. Disney «Biancaneve e i sette Nani», sulla quale il disegnatore aveva dato corpo e un volto al suo perso­naggio amato.

Da quella locandina lei ritagliò con cura l'immagine arcigna di Brontolo affiggendola sul muro accanto il letto, e da quanto ne so dovrebbe ancora essere in quella casa con alcune delle le sue cose)

Per un lunghissimo minuto, fremendo di piacere, Cristi restò immobile ad osservare quella goffa figura.

– Ti ricordi di me? – Mormorò – Dai, fai un piccolo sforzo, sono io, Cristi. Oddio che bello sei, ti prego fammi un cenno

Ma poiché l'uomo continuava a fissarla senza mostrare di averla ricono­sciuta, lei si avviò verso il distributore con passo deciso.

– Avrei bisogno di carburante, ma non ho un recipiente – Chiese soste­nendo lo sguardo dell'uomo

Per qualche bizzarro motivo quello stranissimo essere continuò a fissarla, poi, improvvisamente, si voltò scomparendo all'interno del magazzino.

Sorpresa per quella strana condotta lei reagì alla sua maniera

– Se ti è di tanto disturbo me ne vado – Urlò

Naturalmente non se ne andò, restò li, immobile, tentando di frenare l'istinto che l'avrebbe spinta a seguirlo per cantargliene quattro. E quando era ormai sul punto di perdere le staffe, l'uomo uscì dal magazzino con un contenitore tra le mani.

– Scusami – Borbottò lei decisamente in imbarazzo – Credevo ce l’avessi con me

Mostrando di non essere interessato alle sue parole Brontolo si avvicinò alla pompa e iniziò a riempire il contenitore.

– Va bene! – sussurrò lei – Ho un pessimo carattere, ti chiedo scusa

Per tutta risposta, dopo averne serrato il tappo, Brontolo depose il reci­piente ai suoi piedi.

– Grazie, – Farfugliò lei tentando di nascondere il rossore del suo volto – quanto ti devo?

Brontolo fece un cenno con le dita della mano e lei, nel tendergli il da­naro, indietreggiò di un passo costringendolo a seguirla sotto il cono di luce della lampada che illuminava il piazzale.

I loro sguardi si sfiorarono per un solo istante, ma fu sufficiente a susci­tare in lei la dolorosa sorpresa del suo illogico invecchiamento. (Di lui ricor­dava l'assoluta diversità e un insieme di movimenti goffi, ma se i segni di quel declino rendevano il suo aspetto ancor più triste, ora, sul suo volto, era scomparsa quell'acerba piega delle labbra che in passato gli aveva conferito un aspetto severo.) In quel brevissimo istante, credendo di scor­gere su quelle assurde labbra un impercettibile e misterioso sorriso, istinti­vamente lei lo ricambiò con uno dei suoi che lo fece arrossire violentemente.

(Se in un primo momento quel cambiamento le fece dubitare che fosse lo stesso uomo di quattro anni prima, le fu sufficiente guardare i suoi occhi per riscoprirvi quella vivida luce che in passato l'aveva affascinata.

Nel precedente periodo in cui aveva vissuto a Branson, Brontolo era stato l'unico a non dispiacerle. Un po' perché mostrò nei suoi confronti un totale disinteresse, ma soprattutto per un incontrollabile ed intimo piacere che la pervadeva quando sorprendeva quegli occhi luminosi osservarla.)

Mentre con passo volutamente lento si allontanava dal distributore, im­provvisamente percepì uno sguardo posarsi su di se.

In un primo momento pensò fosse la sua fantasia, ma quando quell'at­tenzione iniziò a provocarle fastidio fisico si voltò.

Brontolo era scomparso, ma poco distante, parzialmente in ombra, scorse la figura allampanata dello sceriffo che, con un piede poggiato sul pa­raurti della sua auto, la osservava con un interesse non del tutto professio­nale.

Il suo primo impulso fu di ribellarsi a quegli sguardi colmi di allusioni che la fecero fremere d'indignazione, ma rammentandosi della promessa fatta a Mary, reagì esercitando una leggera pressione sull'adduttore dell'unica gamba che sosteneva il corpo dell'uomo. La qual cosa finì per farlo esibire in un poco dignitoso tonfo sull'asfalto tra l'ironia dei passanti.

Pienamente soddisfatta Cristi serrò gli occhi nell'istante che l'uomo cadde in terra, riaprendoli appena in tempo per vederlo sollevarsi e prendere a calci il paraurti dell'auto.

Compiaciuta del risultato stava per riprendere il cammino, quando incro­ciò nuovamente lo sguardo di Brontolo in cui vi scorse un muto accenno di complicità.

#

Alle otto in punto Victoria bussò alla porta, e quando Mary le aprì, per un lungo istante rimase silenziosa osservando compiaciuta l'interno.

– Credevo aveste già fatto qualche modifica! – Esclamò

– Oggi non avremmo potuto fare di più

– È tutto esattamente com'era prima – Disse Victoria osservando atten­tamente l’interno

– Spero non sia delusa

– Certo che no! Sarò vecchia e forse rimbambita, ma sono affezionata a questa casa

– Però non ci abita

– È un rimprovero?

– Semplicemente una constatazione... Perché?

– Ho scelto di vivere nella casa di mio padre perché è dove sono nata. Questa l’acquistai per non avere vicini rumorosi

– Non le piace la gente?

– Mi piace e come!

– Non capisco

– Fu un colpo di testa. In quel periodo avevo qualche risparmio e… Debbo sembrarle un po’ pazza, non è così?

– Benvenuta in casa di persone strane

– Ad ogni modo non è sempre stata chiusa. Per un certo periodo è stata abitata da alcuni miei cari amici

– Cos’è accaduto, non vivono più in città?

– No, se ne andarono tanto tempo fa

– Sa che adoro le persone come lei. – Sussurrò Mary – Spero proprio che vorrà accordarci la sua amicizia

– Per quanto mi riguarda avrete l'amicizia e tutto il mio cuore, – Mormorò Victoria carezzando il volto di Mary – e ora se mi permette di entrare vorrei darvi una mano a sistemare questa stanza

– Oddio mi scusi, certo che può entrare, ma in quanto a spostamenti ci andrei con i piedi di piombo

– Guardi che non sono così vecchia come sembro

– Oh no, non è per questo, mi riferivo a quella testona di mia figlia. Imma­gini che ha preteso che ogni cosa rimanesse esattamente come l'abbiamo trovata, in particolare quel divano

– Ma va?

– Le assicuro che ho provato a convincerla in tutte le maniere, ma non c’è stato nulla da fare, è stata irremovibile

Victoria si grattò il naso scuotendo il capo – Sa che su quel divano ho go­duto della compagnia della più dolce e cara delle donne

– L'amica che abitava in questa casa?

– Più che un’amica per me è stata una sorella. Adoravamo trascorrere i pomeriggi sedute sul quel divano spettegolando

– È molto romantico

– È da scemi invece! Ma quella mocciosa di sua figlia è stata capace di riportare al mio cuore ricordi freschi come fiori. Credo proprio che non mi sarà difficile andare d'accordo con lei

– Sarà semplice, vedrà

– Ma dov'è finita?

– Immagino sia ancora in garage a discutere con l'auto

– Quella vecchia bagnarola? Ma per carità di dio! Non dovete preoccu­parvi, ho già provveduto. Domani verrà un tecnico. Accidenti, quell'auto è ferma da almeno quattro anni

– Invece quella vecchia bagnarola è in perfetto ordine – Esclamò Cristi entrando in quel momento nella stanza

– Ehi là, Cristi! Dio come sei conciata! – Esclamò Vittoria andandole in­contro – Fatti guardare. Santo cielo! Sei tutta imbrattata di grasso

– Spero di non averla spaventata

– Sai come la penso, sei un amore di ragazza…Oddio scusa! Ho dimenti­cato che non gradisci i complimenti

– Nessun problema, qualcosa riesco a sopportare

– Per toglierti quel grasso di dosso dovrai fare un bel bagno. Cos'è quel ninnolo? – Chiese vedendo fuoriuscire dal maglione la catena d'oro con la pietra verde

– È una cosa senza alcun valore – Intervenne Mary avendo notato che Cristi era rimasta come impietrita

– A me pare stupenda, posso vederla?

– Non si offenda, ma temo che non gliela lascerà neppure toccare, ne è gelosissima – Intervenne nuovamente Mary

Aveva appena pronunciato quelle parole che ammutolì incredula osser­vando Cristi sganciare dal collo la catena d'oro e porgerla a Victoria

– Ho come l'impressione d'averla già vista – Mormorò Victoria prenden­dola tra le mani

– È assai probabile. Certi ninnoli sono comuni dalle nostre parti – Sus­surrò Mary tentando di dare un tono allegro alla sua voce

– Lo immagino, però io non sono mai stata in Vermont

Il volto di Cristi si era fatto serio, e se non fosse stato per le macchie di grasso Victoria avrebbe potuto notare l'estremo pallore che aveva assunto. Per qualche secondo non mosse un solo muscolo, poi improvvisamente al­lungò il braccio verso Victoria per pretenderne la restituzione.

Victoria non vide o finse di non vedere quel gesto, poiché sempre osser­vando la pietra disse – Ho la strana sensazione di ricordare qualcosa legato ad una pietra simile

– Un ricordo triste? – Chiese Mary

– No, altrimenti non proverei un'emozione così intensa

– Le piace? – Chiese Cristi dopo aver ritirato il braccio

Victoria sollevò lo sguardo su di lei, e fu allora che Cristi notò un lampo illuminarle gli occhi

– Se ne possedessi una altrettanto bella ne sarei gelosa anch'io. Tieni cara, riprendila – Mormorò rendendole la pietra

– Vuole essere così gentile d'allacciarla? – Chiese Cristi voltandole le spalle e sollevando i capelli

– Posso chiederti se a regalartela è stato un uomo?

Pur se con un attimo di esitazione, Cristi rispose con voce sicura – È un dono di mio padre

– Lo immaginavo – Sussurrò Victoria sorridendo

– Perché? È così strano ricevere un dono dal proprio padre?

– Certo che no! Ma non trovi sorprendente come gli uomini riescano sempre a scegliere le cose più belle?

– Mio padre ha sempre avuto buon gusto. – Mormorò voltandosi a guar­dare sua madre – Soprattutto in fatto di donne

– Cos'hai combinato per ridurti in questo stato? – Chiese Victoria notando l’imbarazzo di Mary

– Ho riparato l'auto

– Non dirmi che sai dove mettere le mani?

– Un poco

– Domani verrà un tecnico a darle un occhiata

– Farà un viaggio inutile. E ora se volete scusarmi vado di sopra a siste­marmi – Commentò lei prima di scappare per le scale seguita dallo sguardo di Victoria

– A proposito della casa, – Riprese Mary tentando di spezzare il flusso di pensieri che sembravano turbinare nella mente di Victoria – perché ha de­ciso di darla a noi?

– Mi venga un colpo se lo so! Quando mi telefonaste per chiedermi di darvi in affitto la casa qualcosa dentro la mia testa mi disse che dovevo farlo. Credo che ve l'avrei data anche se non l'aveste voluta

– Comincio a credere che il nostro soggiorno sarà piacevolissimo

– Perdoni la sfacciataggine, ma quella signora Garrison mi mette un po’ a disagio, potrei chiamarla soltanto Mary?

– Ne sarei felice

– Bene! Ci s'intende a meraviglia, e tu puoi chiamarmi Victoria o dot­tore...come preferisci

– Okay, Victoria è un bel nome, mi piace

– Ottimo! E ora che ci siamo tolta la buccia di dosso dimmi cosa posso fare par aiutarti

– È già tutto pronto, la tavola è apparecchiata, la brace al punto giusto e quando scenderà Cristi si prenderà cura delle bistecche

– Bistecche? Sarà almeno un anno che non ne mangio

– Al contrario di Cristi, lei mangerebbe carne in continuazione. Suo padre l'ha svezzata come un orso

– Non so come sono i vostri orsi, ma ha fatto un ottimo lavoro, è una splendida ragazza

– È vero, ha tirato su un gran bel gioiello

– Beh, se avete fatto tutto voi a me cos’è rimasto da fare?

– Stappare quel tuo vino napoletano e brindare alla nostra amicizia, cosa ne dici?

Victoria stappò la bottiglia e ne versò un po' in un bicchiere porgendolo a Mary, mentre per lei si versò dell'acqua

– Tu non bevi vino? – Chiese Mary

– Certo che ne bevo, ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho paura di non riuscire a tornare a casa con le mie gambe

– Beh, ora io e te brinderemo con questo vino, e se alla fine della serata le tue gambe decidessero di prendersi un po' di riposo, in questa casa c'è una camera sempre pronta per te

Vittoria si versò un dito di vino e alzò il bicchiere scuotendo il capo – Sei molto cara, non credo di meritare tante attenzioni

– Allora diciamo che a noi farebbe piacere se per un po' dimenticassi quei tuoi cassetti. Ti prego! Non guardarmi a quel modo, non mi pare di aver detto nulla di strano

– È una vita che non sentivo un pensiero gentile nei miei confronti

– Un saggio scrisse; «Non sarà la bufera, né la grandine, né il vento e né la siccità, e neppure gli uccelli affamati a togliere alla mano la voglia di se­minare, ma se qualcosa potrà riuscirvi sarà la stessa mano, quando non crederà più che anche un solo seme possa germogliare»

– E un altro disse; «Se trovi due amici trovi due tesori»

– Ho sempre saputo che si trattasse un solo tesoro

– Lo so, ma voi siete in due! – Aggiunse ridendo

– È ottimo! – Esclamò Mary lasciando schioccare la lingua dopo averne bevuto una sorsata

– Ehi voi due! – Gridò Cristi dalla sua stanza – Non ve ne andate, scendo subito

Al suono di quella voce Victoria reagì sollevando il capo fissando le scale che conducevano al piano superiore

– Qualcosa non va? – Domandò Mary

Victoria scosse il capo – Per un momento mi è parso di udire una voce dimenticata. Quella frase Ellen la ripeteva spesso quando eravamo di sotto

– Ellen?

– Ellen Frost, l'amica con la quale sedevo su quel divano. L'unica vera amica che abbia avuto nella mia vita. È con lei e suo marito che ho fatto quel viaggio in Italia

– Com'era?

– Puoi immaginarlo. Morì alcuni anni fa

– Aveva figli?

– Una nipote... Ma no, cosa sto dicendo, Ellen non ne aveva. Accidenti mi sto proprio rimbambendo

– Forse sarà opera di quel vinello

Victoria esplose in una allegra risata

– L'avevo detto che mi avrebbe fatto dei brutti scherzi

Quando Cristi ridiscese e iniziò il suo lavoro sulla brace, Victoria non le tolse un attimo gli occhi di dosso, e quando nel girare le bistecche si asciugò gli occhi con una mano, (Forse ricordando il tormentone di Fred mentre ar­rostiva la carne sulla griglia della loro casa) si avvicinò a lei sussurrandole

– Tutto bene?

Cristi la guardò sorridendo

– È soltanto un po' di fumo negli occhi – Rispose

Mentre Mary e Victoria si erano sedute sul divano parlottando del più e del meno, Cristi prese a canticchiare sottovoce un motivo che riaccese l'inte­resse di Victoria

– Ho già sentito quel motivo. Dove l'hai ascoltato? – Chiese Victoria

– Lo canticchiava mio padre

– Sai di cosa si tratta?

– No, ma immagino debba essere una canzone della sua terra

– È una delle più belle canzoni di Napoli

– Lei dove l'ha ascoltata?

– Perché non provi ad essere meno formale. Con tua madre abbiamo scelto di adottare questa soluzione

– Davvero posso?

– Ti sembro così vecchia da importi rispetto?

– Lei non è vecchia… però… D'accordo, dove l'hai ascoltata?

– In Italia. Tu ne conosci anche le parole?

– No! Quelle non sono mai riuscita a comprenderle

– È un peccato, sono molto belle

– Le conosci?

– Qualcuna. Raccontano di un amore che lega come una catena e di…ma forse è meglio lasciar perdere. Per comprenderle si dovrebbe avere nel cuore un grande dolore

– Ce l'ho – Sussurrò Cristi guardandola intensamente

– Grande quanto quello degli emigranti che lasciano la loro terra?

– Più grande, io con la terra ho perso anche mio padre

Durante la cena Victoria versò una generosa razione di vino nel bicchiere di Cristi invitandola ad un brindisi

– Credo di essere ancora troppo giovane per questo tipo di bevanda

– Non puoi rifiutarti, questo nettare è nato dalla terra di tuo padre. Avanti, assaggialo e dimmi com'è

Cristi sollevò il bicchiere divenendo improvvisamente seria, e dopo aver osservato lungamente il bel colore rosso rubino, accostò il bicchiere alle lab­bra lasciando che il vino gliele bagnasse appena.

– Ha un buon sapore – Disse tornando a guardare Victoria che era rima­sta ad osservare la scena a bocca aperta

– Un buon sapore? Tesoro stiamo parlando di qualcosa che è nato in Ita­lia. Forse di questi tempi le loro azioni sono un po' in ribasso, ma ti assicuro che in questo nettare c'è una buona parte del loro spirito. Ora chiudi gli oc­chi, manda giù una buona sorsata e pensa a verdi colline, cieli limpidi e sor­risi di bambini

Cristi rivolse un rapido sguardo a Mary, e notando nei suoi occhi un im­percettibile segno di assenso ne bevve una robusta sorsata.

– Allora? – Domandò Victoria osservandola serrare forte gli occhi e schioccare la lingua per gustare il sapore secco che le aveva impastato la bocca

– È forte, – Sussurrò tornando a guardare il bicchiere contro luce – ma è migliore del sidro di mele. Ora riesco a comprendere perché mio padre era gelosissimo di quel minuscolo vigneto dietro la casa

– Coltivava viti nel Vermont ? Santo cielo, deve averne avuta d'immagi­nazione

– Infatti non sono mai riuscita a vedere un grappolo maturo

– Lo credo bene, quella pianta ha bisogno di un clima diverso. Io però credo di sapere perché curava quel vigneto

– Perché?

– A lui non importava un accidente se quelle piante fossero mai riuscite a dargli un grappolo maturo, per lui erano il calore della sua terra. Scommetto che aveva la cattiva abitudine di tenere in bocca un pezzo di quei tralci, e forse aveva più cura di loro che di se stesso

– È vero, a volte lo sorprendevo a parlare con loro, ma questo per lui era normale

– Normale parlare con le piante?

– Non ti devi sorprendere, lui parlava con gli animali, le piante, e a volte riusciva perfino a farsi comprendere, ma non con la vigna, con lei non è ri­uscito a compiere nessun prodigio

– Però un prodigio l'ha compiuto, non è vero Mary?

– Cos'è questa storia? Mi nascondete qualcosa? – Chiese Cristi

– Nessun segreto, Victoria si riferiva al buon lavoro che tuo padre ha compiuto allevandoti

– Gli debbo tutto – Sussurrò Cristi divenendo seria. E Victoria, notando che i suoi occhi iniziavano a brillare, interruppe il discorso alla sua maniera.

– Vogliamo riprendere a parlare del vino? Sapete che anche da queste parti qualcuno ha provato con i vigneti? Per la verità sono riusciti ad ottenere dell'ottima uva, ma in quanto al vino, per carità meglio non parlarne

– Cos’è che non va? – Chiese Mary

– Ho sempre avuto la massima considerazione per miei conterranei, ma se lasciassimo fare il vino a chi lo sa fare e coltivassero più cotone, sicura­mente rischieremmo meno figuracce

Alla fine della cena Cristi chiese e ottenne di poter conservare la bottiglia con il vino che era rimasto.

(Quella bottiglia, così come gli altri oggetti che le appartennero, ora sono a far compagnia al disegno di Brontolo, ad un trattore, e ad una infi­nità di altre cose che sono rimaste nella casa della valle incantata)

Dopo cena, visto che Victoria aveva scelto di aiutare Mary in cucina, Cri­sti uscì sulla veranda lasciando che la mente spiccasse il volo verso la valle incantata.

Inizialmente le voci di sua madre e di Victoria la distrassero, ma poi quel brusio scomparve lasciando spazio al verso di qualche uccello notturno e allo stormire leggero delle foglie agitate dalla brezza notturna.

Per un po' riuscì a godere di nuove sensazioni, ma poi preferì andare alla ricerca di momenti già vissuti in quella stessa casa e ricordi di sere simili e medesime emozioni.

Il mattino successivo, mentre ancora nel letto si godeva gli ultimi istanti tra il sonno e la veglia, fu destata da alcuni profumi che la costrinsero ad aprire gli occhi per convincersi di non essere nella sua valle.

Delusa e borbottando frasi incomprensibili indossò i jeans, una camicia di stoffa pesante e scese di sotto intenzionata a preparare la colazione, ma quando entrò in cucina e scoprì che Mary l'aveva preceduta, l'umor nero raggiunse l'apice.

– Avrei piacere di fare qualcosa anch'io in questa casa – Borbottò se­dendo di fronte al piatto con le uova strapazzate

– Qualcosa è andato di traverso? – Domandò Mary

– Non qualcosa, ma tutto è andato di traverso

– Non hai riposato bene?

– Al contrario, ho dormito come un sasso

– Allora cos'è che non va?

– Faccio prima a dirti cos'è che va

– Okay, allora dimmi cos'è che va

– Sai cos'è successo quando ho aperto gli occhi?

– No, ma sono certa che me lo dirai

– Ho creduto d'essere a casa

– Ma sei a casa

– Intendevo la mia casa, quella nella valle

– Oh si, certo. E cos'altro?

– Sono scesa per preparare la colazione a mia madre e indovina chi ti trovo in cucina?

– Fammi pensare… forse tua madre?

– Brava!

– Ed è questo che ti ha fatto andare la luna di traverso?

– Cos'altro credi che occorra?

– Non lo so, però so che sei una splendida brontolona

– Altro che brontolona, comincio a sentirmi un soprammobile

– Non è vero, e sai bene che avrai le tue occasioni

– Quando?

– Potrebbe essere oggi stesso o domani, non lo so, ma mentre attendi perché non fai colazione, e se poi riusciremo a far partire l'auto andremo a scuola

– Oh che magnifica giornata!

– Ehi, non credi sarebbe meglio evitare di brontolare come fa tuo padre?

– Mio padre non brontola, semmai parla tra se

– Te lo ha detto lui?

– Andava in bestia se lo accusavo di brontolare

– Lo so… ma tu non trastullarti. Non voglio arrivare tardi proprio il primo giorno

– Sono pronta per il martirio

– No mia cara, non sei affatto pronta. Prima di uscire di casa dovrai cam­biarti d'abito

– Perché, ho in dosso tutta roba di bucato

– Tesoro tu non devi più recarti nei campi o salire sul trattore e portare al pascolo gli animali. Ora la tua vita dovrà svolgersi tra altri esseri umani. Ne abbiamo già parlato mi pare, eravamo d'accordo che avresti seguito i miei suggerimenti

– Va bene la mia vita sarà diversa, ma questo non significa che non possa andare a scuola indossando i jeans. A chi vuoi che interessi?

– Rispondi con sincerità, quante altre ragazze della tua età hai visto in­dossare i jeans?

– Non ci ho fatto caso

– Te lo dico io, nessuna! E se non lo hai notato, in questa città le donne indossano abiti femminili. Al massimo portano pantaloni quando sono in giardino. Quindi ora mi fai il favore di salire di sopra e vestirti come si con­viene alle ragazze della tua età

– E dove cavolo vuoi che vada a prenderli

– Nel tuo armadio. Scegline uno e indossalo

– Nel mio armadio vi sono abiti femminili?

– Esatto! E non fare quella faccia scandalizzata. Ti pare così strano averne?

– A me non risulta di averne mai avuti

– Dimmi la verità, se ne avessi avuti li avresti indossati per lavorare nei campi?

– Ma neanche per tutto l'oro della Terra

– E se tuo padre te lo avesse chiesto?

– Non lo ha mai fatto

– Ma se lo avesse fatto?

– Beh, non lo so… Forse li avrei indossati, ma mi sarei sentita ridicola

– Io li ho sempre indossati e non mi sono mai sentita ridicola

– Bella forza, tu sei una donna

– Ora lo sei anche tu, e ti assicuro che hai tutte le carte in regola

– Questa è la ciliegina sulla torta. Ah che magnifica giornata!

– Smettila di brontolare!

– Posso chiederti di ripensarci?

– No, non puoi

– Vorrei capire perché tutti si sentono in dovere di dirmi cosa debbo o non debbo fare. Io credo di essere capace di fare le mie scelte

– Io non sono tutti, sono tua madre, e sbagli se credi che possa dubitare delle tue capacità di giudizio

– La conosco questa canzone, con lui era la stessa storia

– Ti prego di non giungere a conclusione sbagliate, ma devi ammettere che non hai ancora alcuna esperienza su ciò che comunemente s'intende vivere a stretto contatto con altri esseri umani

– Mio padre…

– Tuo padre ha sbagliato a lasciarti crescere come un folletto delle foreste

– Non parlare così di mio padre… Lui è ancora una ferita aperta

– Scusami… Ti prometto che non ne parlerò più

– Ed io ti prometto che uno di questi giorni proverò questi abiti, e se mi piacerò può darsi che mi decida ad indossarli

– Allora credo di non essere stata sufficientemente chiara; tu non farai al­cuna prova, ma indosserai abiti femminili ogni volta che dovrai oltrepassare quella recinzione

– Porca vacca, stai dicendo sul serio?

– Mai stata così seria

– Non potrò più indossare i jeans?

– Certo che potrai farlo, ma per ora soltanto in casa o in giardino

– Mio padre non mi ha mai costretta a fare nulla che fosse contraria alle mie scelte

– Beh, almeno ora sai che tua madre non è simile a tuo padre

– Di dove sono saltati fuori quegli abiti?

– Li ho acquistati a Springfield

– Avresti dovuto dirmelo. Me lo hai nascosto usando la mente, vero?

– Mi pare che anche tu l'abbia usata un paio di volte

– Non è vero!

– E cosa mi dici dello sceriffo e dell’auto nella rimessa?

– Mary! Avevi promesso! – Esclamò risentita Cristi, ma poi, ripensando alla scena comica dello sceriffo seduto sull'asfalto, il sorriso tornò ad illumi­narle il volto – Hai visto che buffo? Cadere davanti a tutta quella gente deve aver ferito mortalmente il suo orgoglio. Però se lo è meritato, così imparerà ad avere pensieri meno indecenti

– Non è stato onesto, lo capisci? – La rimproverò Mary

– Lo so bene, ma non lo era neppure quello che lui stava pensando

Mary rise divertita – Dovrai fare l'abitudine a pensieri simili

– Ma porca vacca! Dovrei farmi spogliare da chiunque mi guardi?

– Non puoi impedire che gli uomini abbiano pensieri non proprio cortesi nei confronti di una bella donna, quindi prima comprenderai che su ciò che riguarda il sesso i maschietti hanno concetti assai diversi dai nostri, e meglio sarà

– Ma io non sono ancora una donna

– Non è del tutto esatto, hai appena varcato quella soglia, ma il guaio è che sei semplicemente splendida

– Ma come si è permesso d’immaginarmi nuda. Perché pensava quelle cose?... Okay, okay, ritiro la domanda

– Vedo che cominci a comprendere. E nel bene o nel male questo è un problema che prima o poi ogni donna deve affrontare

– Col cavolo! Se torno a pensarci mi verrebbe voglia di rompergli il muso. E neppure tu sei stata gentile

– Ti assicuro di non avere alcuna necessità d’immaginarti nuda… so bene come sei fatta

– Non intendevo quello, ma al fatto di aver creduto che abbia usato i po­teri per riparare l'auto

– E non lo hai fatto?

– Neanche per sogno, io me ne intendo...e non fare quella faccia sor­presa, sono davvero brava. Quand'ero a casa il trattore lo riparavo sempre io, era uno dei miei compiti

– Beh, tuo padre mi ha detto che sei capace di molte cose strane, ma non ha mai parlato di trattori

– Non te lo ha mai detto?

– No! Non ricordo che me ne abbia mai parlato

– Lo sapevo! – Urlò battendo una gran manata sulla tavola – Lo sapevo che ti avrebbe riferito soltanto quello che gli faceva comodo. Accidenti a lui, quando tornerò gliela strapperò quella barbaccia. Invece è la verità, sono davvero brava, e so farlo molto meglio di lui. – Pronunciate quelle parole le tornò il sorriso – Era geloso, ecco perché non te ne ha parlato

– Vedo che è tornato il sorriso

– Mi è sempre difficile parlare di lui senza sentirmi felice

– Bene! Allora riavrò mia figlia disposta al sorriso

– Credo di averlo sempre fatto

– Uhmm… ma ricordati che da oggi vivrai molto del tuo tempo assieme ad altri ragazzi della tua età, ed è importante imparare a convivere con loro

– Come dovrò comportarmi?

– Come una comune ragazza nata sulla Terra

– Perfetto! Ma cosa cavolo vuol dire?

– Dovrai sembrare una normale ragazza di dodici anni. Dovrai ridere, scherzare e studiare, e quand'è il caso fare un po' di confusione com'è giusto che se ne faccia alla tua età… e se sarà possibile evitare di parlare di trattori o di psicanalisi

– Okay, ho capito. C'è altro che debba sapere?

– Si certo, ma è preferibile che tu le scopra frequentando i tuoi amici

– Io non ho bisogno di amici, mi basti tu

– Ti ringrazio tesoro, ma ciò che sapranno offrirti i tuoi compagni è qual­cosa di diverso da quanto potrò darti io. Diventare adulti senza aver goduto del calore di una vera amicizia è un po' come preparare le tue uova senza lo sciroppo di acero. È una esperienza irripetibile

– Tu puoi darmi tutto ciò di cui ho bisogno

– Puoi contarci, ma il mio amore non potrà mai avere lo stesso calore di una vera amicizia, e sebbene ciò che ci lega è un rapporto splendido e inso­stituibile, non potrai trovarvi quelle emozioni che sanno donare soltanto amici della tua stessa età

– Tu dici che è proprio necessario?

– Assolutamente. Alla tua età è necessario condividere le prime impor­tanti esperienze di vita con amiche e amici della tua età

– Ma tu allora...

– Non dovrai mai commettere l’errore di confondere il rapporto che ci lega con quello che ti legherà con i tuoi amici. Ricordi quando dicesti che ero il tuo il sogno divenuto realtà? Ebbene non avevi torto, poiché quella che al­lora vivevi era l’età in cui maggiormente si sente la necessità del rapporto con i genitori. I ragazzi con cui ora dovrai vivere appartengono ad un nuovo ciclo della vita dell'uomo; a quella stagione in cui si comincia a sentire la ne­ces­sità di autonomia, e nello stesso momento il bisogno di dividere con altri le nuove esperienze… e questo non può avverarsi all’interno del semplice rap­porto famigliare. È in questo periodo che l’uomo mostra la propria ten­denza a quella che sarà l’età adulta

– Dovrò avere anche amici maschi?

– Perché no? Loro saranno una componente importantissima

– Allora dovrai spiegarmi a cosa servono

– Oh santo cielo! A cosa servono i maschi?… Ho paura mia cara che tuo padre l'abbia combinata grossa

– Mio padre non ha combinato proprio un bel nulla

– Lo ha fatto invece, e tu non devi commettere l'errore di paragonare il rapporto che ti ha legato a tuo padre con quello che avrai con i tuoi compa­gni maschi

– Mio padre è stato il mio migliore amico

– È vero, lo è stato, e credo proprio che non avresti potuto averne uno migliore, ma quella era un’età assai diversa da quella che ora dovrai vivere… Lui ha dovuto creare attorno a te un mondo a tua misura in cui ha trasfuso l'amore e l'amicizia, il rispetto e la gioia di vivere

– E non è il massimo?

– Si cara… ma non sono le stesse emozioni che potrai scoprire stando ac­canto a ragazzi della tua età

– A sentire te mio padre mi ha scacciata per darmi la possibilità di cono­scere l'amicizia

– Non ti ha scacciata, sei stata tu ad imporgli quella scelta

– Io non gli ho imposto proprio nulla

– Non fosti tu a confessargli di voler essere la sua donna?

– Oddio ti prego, mi fai vergognare

– Non hai nulla di cui vergognarti, quello che è accaduto tra voi sarebbe potuto accadere a qualsiasi ragazza che avesse vissuto quattro anni nelle tue stesse condizioni. Per questo ha preteso che tu lasciassi la valle, se ti avesse permesso di restare non avresti mai compreso quei sentimenti ai quali non avrebbe mai potuto istruirti

– Lui era mio amico...il mio amore

– Lo è ancora, ma è anche tuo padre, e non saresti mai potuta essere la sua donna, tu sei parte del suo corpo

– Non mi ha tradita?

– Oddio ma cosa dici! No, tuo padre ti adora, sei la sua unica ragione di vita. Ora per te tutto questo potrà sembrare assurdo, ma vedrai come cam­bieranno le cose quando avrai un amico e quando più in là t'innamorerai

– Io non m'innamorerò mai

– Accadrà non temere, ma l'uomo che ti è stato assegnato è dall'altra parte del pianeta. Qui avrai soltanto amici, e se saprai interpretare i loro sentimenti comprenderai il gesto di tuo padre

– E se dovessi...beh, insomma...se dovessi...

– Innamorarti?

Cristi annuì

– Alla tua età è facile credersi innamorati; a volte è sufficiente un bel volto, modi gentili…

– E come si fa a comprendere se si è veramente innamorati?

– Non è semplice, ma se si tiene a mente che quel sentimento ha bisogno di molto tempo per maturare, spesso si riesce a moderare tutti gli ardori gio­vanili

– Ho letto di amori a prima vista…

– Oh si! Può anche accadere d’innamorarsi a quel modo, ma per te quel tempo è ancora lontano

– Non puoi dirmi come sarà?

– Vuoi scherzare? Non lo farei neppure sotto tortura

– Tu sai chi è?

Mary annuì sorridendo

– Mi amerà?

– Io credo che il vostro sarà un grande amore, ma molto dipenderà anche da te. Il vero amore si costruisce in due, poco alla volta

– Parlami di lui… ti prego

– Eh no cara! Non riuscirai a farmi parlare

– Io ci ho provato… Allora perché non mi spieghi come si può riconoscere un amico?

– Non esistono regole precise, è qualcosa che si scopre improvvisamente dentro di noi

– È difficile?

– Scoprire un amico no, conservarlo invece non è sempre facile. Quel sentimento necessita di molta pazienza e comprensione

– È così che ci si innamora?

– Sai che sei una furbacchione? Ma torniamo ai tuoi ragazzi

– Come potrò comprendere se il loro sentimento è di amicizia o di amore?

– Da tanti piccoli indizi di cui non ti parlerò. Non sarebbe giusto toglierti il piacere di quella scoperta

– Porca vacca tu sei anche peggio di Fred! Ma ammettendo che riesca a capirci qualcosa, come dovrò comportami?

– Innanzitutto non dovrai nasconderti, ma essere sempre disponibile. Do­vrai essere quella che in realtà sei, con i tuoi pregi e i tuoi difetti… e cosa molto importante dovrai riuscire a far comprendere loro i tuoi sentimenti

– Cosa intendi per disponibile?

– Ti accadrà di scoprire che alcuni di loro saranno più intraprendenti di altri, ma questo non vorrà necessariamente dire che non possano essere leali con te, e se in loro riconoscerai l’amicizia dovrai coltivarla

– E se qualcuno di loro...

– Intendi se in alcuni scoprirai sentimenti più profondi?

– Uh uh

– Beh, con loro dovrai usare qualche cautela in più

– Che tipo di cautela?

– Dovrai soprattutto evitare che certi tuoi comportamenti possano indurli a commettere errori di valutazione, senza comunque mancare di essere gen­tile e rispettosa dei loro sentimenti. Non hanno nessuna colpa se in loro già prevale l’istinto sessuale

– Puoi essere più precisa?

– Intendevo dire che non sei più una bambina, ora sei una piccola donna estremamente gradevole, e non dovrà meravigliarti se avrai un bel po' d'api che ti ronzeranno attorno

– Api? Aaah si, ho capito. Ti riferisci a quello che i ragazzi vogliono dalle ragazze

Sul volto di Mary si dipinse l'espressione più scandalizzata della Terra.

– Chi ti ha detto cose del genere?

– Victoria

– Ah bene! E cos'altro ti ha detto?

– Di mandarli al diavolo se provano ad allungare le mani e…

– Basta così! Non c'è bisogno di aggiungere altro, ho capito perfettamente

– Mi ha forse riferito cose inesatte?

– Certo che no! Lei è la persona più adatta a chiarirti certi aspetti della vita. Immagino che avrà voluto metterti in guardia da certi comportamenti che alcuni ragazzi amano assumere

– Di questo non abbiamo parlato

– Allora è bene che tu sappia che in quei comportamenti non c'è nulla di anormale, poiché a differenza delle ragazze, i maschi sono più pronti ad emulare i gesti degli adulti, e questo a volte finisce per creare qualche guaio di troppo

– Quali gesti?

– Ad esempio anticipando esperienze nei rapporti amorosi

– Ed è male? Intendo dire...è male emulare gli adulti?

– Beh, no, in fondo è dagli adulti che i giovani apprendono come affron­tare la vita, ma per molti di loro quei gesti assumono l'aspetto di un gioco, di una sfida

– Perché accade? L'uomo è un essere dotato d’intelligenza

– In questo caso l'intelligenza c’entra poco o nulla, la verità è che la vo­stra è l'età della transizione, il periodo in cui si sente più forte l'impulso al­l'emulazione, e soprattutto è il momento in cui si è più vulnerabili. A dodici o quindici anni non si è ancora pronti a confrontarsi con un sentimento così complesso come quello che lega un uomo e una donna

– Intendi dire che alla mia età non ci si può innamorare?

– Non volevo dir questo. Ci si può innamorare a qualsiasi età, ma è la grammatica di quel sentimento che richiede del tempo per essere assimilata. Il rapporto sessuale è il risultato di un ciclo importantissimo, ma se non si è preparati a comprenderne il valore, si rischia di rovinare la cosa più bella che la natura ci ha donato

– Perché il sesso è così complicato?

– Può divenirlo soltanto se è fine a se stesso. Alla vostra età è facile scambiare un sentimento d'amore con il semplice desiderio fisico. Ciò che state vivendo è il momento più incantato dell'intera esistenza umana, è il tempo in cui si scoprono piccoli e grandi segreti fino ad allora ignorati, e tu sai bene come certe rivelazioni sappiano scombussolare. Ricordi cosa ac­cadde quando ti accorgesti che il tuo seno aumentava di volume? È un po' come nascere una seconda volta, ogni giorno si scopre qualcosa che ci schiude orizzonti nuovi da esplorare. Il guaio è che non tutti i giovani sono preparati a confrontarsi con questa nuova realtà. Alcuni ne hanno paura e si chiudono in se stessi, correndo così il rischio di esagerare quei problemi che potevano essere risolti da genitori più accorti. A volte sarebbe sufficiente la sensibilità di un insegnante a chiarire certi semplici meccanismi, ma in realtà, e ciò accade molto spesso, i giovani della tua età sono abbandonati a se stessi, e chi rischia di più sono coloro che si affidano ad altri ragazzi la cui parvenza di sicurezza è in realtà soltanto ignoranza. Questi ultimi sono un pericolo per se stessi e per gli altri, poiché non possono ancora avere com­preso nulla del più bel sentimento che ognuno di noi ha nel cuore

– L'amore?

– Si, quel sentimento esigente e semplicissimo che lega un uomo e una donna. Lo stesso in cui la natura ha fuso oltre all'amore e alla passione, an­che il rispetto

– Il mio sentimento per Fred non è falso

– Il tuo sentimento è vero come l'aria che respiri, puro come l'acqua delle nostre sorgenti, grande come l'universo, ma non è lo stesso che lega un uomo a una donna. Tu lo amerai in eterno, ma di quel sentimento d'amore che lega due esseri ai quali la natura ha tolto il sesso. Quell'amore è troppo importante per scambiarlo con ciò di cui stiamo parlando

– Tu mi confondi

– Dovrò pur farti entrare in quella testolina che l'amore per l'uomo che viene dopo il padre è il passo più importante nella vita sentimentale di una donna, ed é tramite quel rapporto che una donna diviene madre e scopre l'amore per i figli

– Speriamo che riesca a comprenderlo prima d’essere vecchia

– Lo capirai, non temere

– E nel frattempo come debbo comportarmi?

– Una sola regola, ricordarsi che certe infatuazioni giovanili debbono es­sere vissute giocondamente, senza farne drammi

– Anche i ragazzi della mia età possono avere figli?

– Se la fase dello sviluppo fisico è a buon punto è certamente possibile, ma come ti ho appena detto nella vita dell'uomo esiste un'età per ogni cosa

– Sai, fino a poco fa ero convinta di conoscere ogni segreto che riguar­dasse l'uomo, e invece scopro di non conoscere le cose più importanti. Cosa vuol dire un'età per ogni cosa?

– Nulla di strano, ma è importante sapere che durante il percorso della vita l'uomo matura seguendo tempi ben precisi. C'è l'età della nascita, della tenerezza, quella dei giochi e dei sogni, quella per imparare e quella della ragione, quella per amare e per morire. Possibile che tuo padre non ti abbia parlato di queste cose? No, vero? Non può avertene parlato

– Non essere severa, sai perfettamente com'è fatto. Per la verità tentò più volte di parlarmene, però lo fece a modo suo, senza farmi capire nulla

– Avrei scommesso qualsiasi cosa che non ne sarebbe stato capace

– Se avessi visto l'espressione del suo volto quando gli facevo certe do­mande, era così imbarazzato che mi sentivo in colpa. Però ho capito cosa hai inteso dire, ti riferivi al sesso?

– Eh già, proprio a quello

– Uhm, e cos'è che piace ai ragazzi?

– Beh, dovresti averlo capito

– Ti riferisci alla...come si dice, masturbazione?

– A quello e a qualcosa che va ben oltre

Cristi divenne rossa fin sulle orecchie

– Bella porcheria, – Borbottò storcendo la bocca – ed è normale che fac­ciano quelle cose?

– Uhm

– Cosa vuol dire quel verso, spiegati meglio

– Che è normale avere di quelle necessità se si ha l'età per comprendere ciò che si sta facendo, altrimenti si possono correre dei rischi. Ad ogni modo credo sia meglio lasciar cadere l'argomento. A te non potrebbe mai accadere

– Ora non comportarti come mio padre. Mi sembra di rivederlo, a lui ac­cadeva la stessa cosa

– Vale a dire?

– Vale a dire che quando gli chiedevo di parlarmi del sesso gli si legava la lingua, diventava rosso fin sopra le orecchia e cambiava sempre argomento

– Posso ben capirlo, anch'io mi sento a disagio quando debbo parlarne. In fondo credo che parlare di certi argomenti con i propri figli sia imbaraz­zante per chiunque

– Ma se come tu dici il sesso è parte dell'amore, perché dovrebbe essere così difficile parlarne?

– Per te cos'è il sesso?

– Per me è un cavolo di problema, ma io non faccio testo

– Allora puoi rincuorarti perché lo è per molte persone, e sebbene sia strettamente legato alla sfera dell'amore, parlarne non è come bere un bic­chiere d'acqua

– Perché?

– Forse per pudore o forse per timore di dire cose inesatte, ma la verità è che molti genitori hanno qualche difficoltà a confessare ai propri figli che un uomo e una donna si amano assai più con il corpo che con il sentimento

– Ed è vero?

– In moltissimi casi il richiamo fisico prevale sul sentimento

– Dimmi che stai scherzando

– Mi dispiace deluderti, ma è così che vanno le cose. A volte, se tra un uomo e donna viene a mancare quel genere di rapporto, ne soffre soprattutto il sentimento

– E non si amano più?

– Può accadere

– È molto triste. Non credevo che l'amore potesse morire

– Stiamo parlando di un amore nato su basi non solide

– Povera me! Debbo aver capito assai poco dell'amore se è così facile perderlo

– Delusa?

– Moltissimo, io credevo che l'amore fosse qualcosa di inattaccabile

– Ed è così, ma soltanto se il sentimento ha radici profonde. Allora tra i due nasce un legame indissolubile, un vincolo capace di unirli per sempre

– Per tutta la vita?

– Di più, molto di più

– Amarsi oltre la morte! Oddio deve essere magnifico. Posso chiederti qual è il tuo rapporto con Fred?

– Se vuoi sapere cosa ci lega guardati allo specchio

– Avete ancora rapporti... scusami, non dovevo chiederlo

– Non hai nulla di cui scusarti, la tua domanda, anche se imbarazzante è legittima...No, non ne abbiamo. Io e tuo padre ci siamo amati una sola volta, ma il sentimento che ci lega nasce dal risultato di quell'unica volta

– Lo ami?

– Moltissimo

– E non provi il desiderio di essere sua?… Si dice così?

– Lo sono come tutte le donne innamorate... ma ci sono alcuni problemi da risolvere

– Io sono una parte di quei problemi?

– No…

– Lui ti desidera?

– Voglio sperare di si, tu cosa dici?

– Credo di si...anche se questo mi rende un po' gelosa

– Spero che ora tu abbia compreso perché prima di cedere al richiamo del sesso si dovrebbe essere certi che il nostro sentimento sappia legarci al di la di quello che con il tempo viene inevitabilmente a mancare

– Cosa viene a mancare con il tempo?

– Il tempo logora questo corpo, e a volte accade che si cerchi altrove quello che è sfiorito nel compagno o nella compagna

Cristi emise un grosso sospiro – Ho paura che in due minuti tu abbia smantellato il mio castello di sogni

– La realtà è sempre molto diversa dal sogno

– Me ne sono accorta. Qualcosa credo di averlo provato sulla mia pelle. Ad ogni modo ora so cosa fare se un ragazzo fa lo stupido con me

– Davvero? E cos'è che devi fare?

– Gli rifilo un pugno

– No! Tu non hai bisogno arrivare a tanto. Certo per una ragazza terrestre non è sempre facile comprendere le intenzioni di un ragazzo. Il più delle volte è un vero problema. A lei la natura ha dato una sola arma per difen­dersi; fare molta attenzione e soprattutto mettere in pratica quanto le è stato insegnato

– Perché i ragazzi sono così?

– È nella loro natura, ma non tutti sono così… ce ne sono di dolcissimi

– E altri meno?

– Si, – Confermò Mary ridendo – ma siccome costoro, credendosi molto furbi, non si preoccupano neppure di mascherare le loro intenzioni, è facile individuarli

– A te è mai capitato d'incontrarne?

– A volte

– Posso chiederti come te la sei cavata?

– È stato sufficiente seguire ciò che mia madre mi aveva insegnato

– Cioè?

– Diffidare, diffidare e ancora diffidare

– E il sentimento?

– In questo caso il sentimento ci è nemico. Non è facile per nessuna ra­gazza rinunciare a sentirsi donne. E alcuni di loro sono talmente bravi da ri­uscire quasi sempre a raggiungere i loro scopi, e questo poi finisce per crearci problemi di difficile soluzione

– Dovrò dunque diffidare di tutti i ragazzi come dice Victoria?

– No, direi proprio di no. Esistono vari sistemi per riconoscerli senza leg­gere le loro menti

– Quali?

– Di solito lanciano segnali ad ogni loro mossa. Ad esempio quando si mostrano troppo attenti e affettuosi oppure l’esatto contrario, ovvero tal­mente disinteressati da sembrare poco gentili nei nostri confronti. Alcuni di loro sono talmente bravi da versare lacrime affermando che senza il nostro amore potrebbero morire

– Porca vacca! Ma dici davvero?

– Altri riescono perfino ad affermate di avere qualcos'altro di meglio da fare che perdere il tempo con una ragazza

– E non è vero?

– Quasi mai

– Porca miseria! E allora come cavolo si fa a capire le loro vere inten­zioni?

– Questo è il nostro grosso problema, il cuore difficilmente accetta di la­sciare alla ragione le sorti di un amore, ed è qui che siamo più vulnerabili poiché i maschietti lo sanno, e a noi non resta che sperare di avere fortuna

– Non mi piace. I ragazzi hanno troppo vantaggio

– Per questo si deve fare attenzione, e soprattutto stare alla larga da co­loro che affermano con troppa fermezza d'essere capaci di mantenere un'amicizia disinteressata con una ragazza

– Intendi dire che non esiste una simile amicizia?

– È molto rara, in genere si riscontra soltanto tra i giovanissimi, quando ancora non si manifesta alcun interesse sessuale. Superata una certa età l'amicizia ha serie difficoltà per mantenersi disinteressata, prima o poi si tra­sforma

– Ho letto qualcosa in proposito, e mi sembra di ricordare che non tutti condividono il tuo pensiero

– È vero, in qualche occasione l'amicizia resta davvero disinteressata, ma questo dipende soprattutto dai singoli individui, dall'educazione, dalla sensi­bilità, e molto dalla nobiltà dei loro sentimenti. Se viene a mancare anche una di queste qualità finisce sempre per trasformarsi

– In amore?

– Beh, questa sarebbe la soluzione migliore per entrambi, ma quasi sem­pre diventa un problema per uno dei due

– E allora?

– Alla vostra età non c'è nulla di peggio che l'orgoglio ferito. Certe scon­fitte bruciano terribilmente

– Ma se in realtà non vogliono dei figli, cosa accidenti vogliono da noi?

– Sesso! Solo e soltanto quello

– Porca vacca!

– Ssst! Non siamo più nella valle, certe espressioni le dovrai lasciare in casa, sono sconvenienti

– Sconvenienti un accidente! Che ci provino a mettermi una mano ad­dosso

– Ci proveranno non ti preoccupare

– Ho i miei dubbi, e poi non capisco perché dovrebbero fare una cosa si­mile, ci sono tanti altri modi per farsi male

– Semplicemente perché sei un ragazza, e perché sei molto bella

– Anche tu lo sei, potrebbe accadere anche a te

– Non rovesciare la frittata, a me non può accadere proprio nulla! Ora facciamola finita o faremo tardi

– Possiamo riparlarne?

– Quando vorrai

Nel suo armadio Cristi trovò gli abiti che Mary aveva acquistato. Li os­servò uno ad uno attentamente, e dopo aver scosso malinconicamente il capo esplose in un urlo che aveva dell'inumano

– Maryyy!

– Cos'è accaduto? – Domandò Mary salendo di corsa nella sua camera

– Sono questi gli abiti che dovrei indossare?

– Cos'hanno che non va?

– Tutto!

– Ti assicuro che sono l'ultimo grido in fatto di moda femminile

– Il tuo concetto di moda è assai diverso dal mio – Brontolò lei guardando i vestiti decisamente disgustata – Ora capisco per quale motivo non mi sono mai piaciuti

– Sentiamo, qual è questo motivo?

– Ma porca...scusa. Questi cosa sono?

– Nastri

– Nastri, eh? Ebbene sono ridicoli, e ti prego di non chiedermi di indos­sare queste cose infernali

– Non sono cose infernali, sono abiti

– Chiamali come vuoi, ma non li indosserò mai

– Posso conoscere il motivo di questa tua decisione?

– Per prima cosa non ho mai indossato abiti femminili, e tu lo sai bene, poi perché mi si scoprono le gambe, e per finire con quest'affare in dosso sembrerei un pesce bollito

– Un pesce bollito? – Chiese Mary reprimendo un sorriso

– Si, proprio un pesce bollito, sarei ridicola

– Ma non è affatto vero! Tu potresti indossare qualsiasi abito senza cam­biare di una virgola. Neppure volendolo riusciresti a nascondere la tua bel­lezza. Mi spieghi perché ne hai così paura?

– Io non ne ho paura

– Invece ho l'impressione che tu abbia qualche problema in proposito. Tesoro ascoltami bene, tutta la tua vita sulla Terra sarà inevitabilmente le­gata al tuo aspetto, dovrai conviverci, e dovrai amare quella che sei, non puoi farci nulla

– Io non voglio essere bella per gli altri

– Al riguardo temo che tu non possa farci granché, non puoi renderti invi­sibile o cancellare il tuo aspetto con un colpo di spugna. La tua bellezza è una cosa concreta

– Se il mio aspetto deve essere un problema per me e per gli altri, io non voglio essere bella

– Stai commettendo un errore. – Le disse Mary facendola sedere sul letto – E se vorrai che la tua bellezza sia rispettata, dovrai permettere a chiunque di leggerla nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel tuo cuore e nei tuoi pensieri, e non lasciare che vedano soltanto quella che esprime il tuo aspetto

– Non sarà facile

– Lo so amore, ma dovrai riuscirci, tu non puoi negarti

– A me non importa, io appartengo a Fred

– Ssst, sai benissimo che non è vero. Tu appartieni a Fred quanto a me e a tutta l'umanità

– Non sarebbe più facile se io fossi diversa?

– Tu sei quella che sei perché devi essere così

– E come sono?

– Un amore di ragazza di dodici anni

– E tu dici che un amore di ragazza di dodici anni indossa queste cose?

– Forse qualcuna non sarà completamente d’accordo, ma la maggior parte delle donne di questa città indossa abiti simili

– Proprio non potrei indossare i jeans?

– Sei o non sei una donna!

– Sto tentando di esserlo

– Allora indossare abiti femminili è un dovere

– È la tua ultima parola?

– Dio solo sa quanto vorrei evitarti questo dolore

– Cambierebbe qualcosa se provassi ad essere carina con te?

– Io te lo sconsiglio

– Lo sai che ti voglio bene?

– Lo so e te ne voglio anch'io, però non posso commuovermi. Quindi per favore indossa uno di quegli abiti. Quello rosso ad esempio non è male

– Dio! È troppo vistoso

– Uhm, forse hai ragione… e quello grigio?

– Ormai ti conosco bene, perché vuoi che indossi quello rosso?

– Nulla di particolare, è soltanto un ricordo della mia infanzia

– Avevi anche tu un abito rosso?

Mary scosse il capo – No, non l'ho mai avuto, ma avevo la tua età quando m'innamorai di un abito di quel colore. Era splendido, ampio e lungo fino alle caviglie. Di notte lo sognavo, e quando di giorno passavo davanti la vetrina dov'era esposto restavo con il naso schiacciato contro il vetro per ore. Avrei dato chissà cosa pur di averlo

– Oddio! Ma perché non lo hai mai avuto?

Mary si strinse nelle spalle – Per la stessa ragione per la quale tuo padre lasciò la sua terra alla ricerca di una vita migliore

– Eravate poveri?

– Beh, non è esatto. Avevamo poco danaro, questo si, ma non eravamo poveri. La povertà è soprattutto una condizione dell'animo. Mio padre era operaio in una fabbrica di mattoni, lavorava molte ore del giorno e a volte anche quelle della notte, ma grazie al suo sacrificio la nostra famiglia riuscì a vivere una vita dignitosa, e quel vestito sarebbe costato il suo guadagno di un mese di lavoro

– Dove vivevate?

– New York

– Avevi soltanto quella sorellina?

– No, avevo altri due fratelli più grandi

– Com’era la tua famiglia? Voglio dire, eravate felici?

– Eravamo una famiglia in cui si divideva tutto, gioie e dolori

– New York è più grande Middlebury?

– Molto più grande e molto meno bella

– Com'era la vostra vita?

– Difficile, ma lo era per tutti coloro che vivevano a Brooklyn. Mancavamo di molte cose, ma non dell'amicizia, e i problemi di una famiglia erano i pro­blemi di tutti

– Cosa vi mancava?

– Farei prima ad elencare quello che avevamo. A volte, quando per la cena avevamo soltanto mais bollito, mia madre sgranava le pannocchie per poter dividere meglio le porzioni, e a me, che allora ero la più piccina, tocca­vano sempre le parti più tenere. Non avevamo molto, ma non eravamo dav­vero poveri

Cristi le sorrise – Capisco cosa vuoi dire. Sai che non mi hai mai parlato della tua famiglia? Mi piacerebbe che lo facessi. I tuoi vivono ancora a New York?

– Un giorno lo farò. No, non sono più a New York

– Senti la loro mancanza?

– Moltissimo, mi manca il loro affetto e la mia piccola Molly

– La tua sorellina?

– Ormai è una donna sposata e ha due bei bambini

– Da quanto non la vedi?

– Da quando festeggiammo la sua laurea in legge

– Caspita! Ho una zia avvocato

– Vice procuratore

– E tua madre com'era?

Mary le sorrise mentre gli occhi le divennero lucidi – Era una mamma yid­dishe – Sussurrò

– Cosa vuol dire? – Chiese Cristi sorpresa

– Beh, non credo sia possibile descrivere in poche parole cosa fosse una mamma yiddishe. Quel genere di donne appartiene ad un mondo ormai in via d'estinzione

– Provaci

– Lo farò, te lo prometto, ma ora è meglio smetterla, ho paura di mettermi a piangere. Avanti fa la brava, vestiti

– Con lui era più facile, vincevo sempre io

– Con tuo padre hai sempre creduto di vincere, e lui te lo lasciava cre­dere. Sbrigati o faremo tardi

– Non devi parlare così di mio padre, lui mi capiva

– Mentre io non so farlo, è così?

– No, tu mi capisci benissimo, ma con te è più difficile, non la spunto mai

– Vorresti che fossi più arrendevole?

– No, mi stai bene così. – Sussurrò lei scuotendo il capo – Tu non c’entri, sono io che ho qualcosa da risolvere

– Cos’è che non va in te?

– Non mi piaccio più

– Direi che è del tutto normale. Nelle tue condizioni qualsiasi altra ra­gazza che avesse vissuto la tua vita si troverebbe a dover risolvere problemi esistenziali che sanno scombussolare

– Quello che mi scombussola è aver scoperto di avere altri due nonni e degli zii…ma perché non me ne avete parlato prima?

– Hai ragione, forse avremmo dovuto farlo

– Scusami, non voleva essere un rimprovero. Ma non è facile sapere che dovrò dividere il mio cuore con un sacco di parenti

– Non temere, nessuno di loro entrerà nella tua vita

– Perché? A me piacerebbe

– Non credo sarà mai possibile. Ad ogni modo non si può mai sapere cosa ci riserva la vita

– Datemi tempo, e saprò amarvi tutti dello sesso amore

– D’accordo. – Sussurrò lei baciandola sulla guancia – Ora vogliamo darci da fare?

– Okay, indosserò uno di questi abiti

– Un momento, questo discorso non mi piace affatto. Tu non dovrai infi­lartici soltanto perché credi di dovermelo. Quello che io provo per te non pretende nulla in cambio, ti amerei anche se tu decidessi di non seguire i miei consigli

– Allora spiegami perché vuoi che faccia una cosa che è contro la mia natura

– Oh mio dio ti ho dato questa impressione? Scusami non era nelle mie intenzioni. Mi sono comportata così perché volevo che comprendessi il tuo ruolo. Io non voglio che tu vada contro la tua natura

– Porca vacca! Anche tu fai di questi discorsi? Lui diceva di lasciare a me la scelta soltanto perché sapeva che non lo avrei deluso

– Vorrei ricordarti che sei qui per imparare, ma se a te non sta bene in­dossare uno di quegli abiti non c’è problema, andrai a scuola in pantaloni – Disse in tono deciso Mary facendo l'atto di uscire dalla stanza

– Ehi! Aspetta un momento. Va bene, hai ragione, non ho visto ragazze in pantaloni, ma tu cerca di comprendermi

– E tu hai cercato di comprenderti?

– So bene cosa debbo aspettarmi, ormai credo di averlo capito… però vorrei almeno essere certa di non perdere quello che di bello c'è in me… e i jeans sono una parte importante di quel mondo che mi ha formata. Con loro, un maglione e un paio di scarpe grosse ho vissuto un periodo stupendo, e non voglio perderlo, capisci mamma?

Mary le accarezzò i capelli e la strinse a se – Mi hai chiamata mamma. Ti prego dammi un attimo, voglio assaporare questa emozione fino in fondo

– Era nel mio cuore da un sacco di tempo, mi bruciava, e a volte avrei voluto gridarla. Anche lei fa parte di tutte le cose belle che ho nel cuore

– Quello che è nato nel tuo cuore non potrà mutarlo né un abito e nessu­n'altra cosa di questo mondo. So bene cosa significhino per te quei panta­loni, e so anche che se chiudi gli occhi torni alla tua valle, però sono convinta che riuscirai a far volare la mente anche indossando un abito diverso dai jeans. Ormai quella valle è dentro di te, il tuo cuore è impastato di quella terra… e non potrai mai più perdere il suo ricordo

– Continuo a crearti un'infinità di problemi

– Non dire sciocchezze! Cos'altro resta a una madre se non riesce a ri­solvere i problemi dei suoi figli

– Sai qual è il mio guaio? Non sono mai uscita di casa indossando una gonna

– Sono al corrente, tuo padre mi ha parlato di quel problemino che hai con le gonne

– Con la gonna mi sono sempre sentita strana, e poi mi si scoprono le gambe

– Pensi di sentire freddo?

– No, non è per quello… non mi va che gli altri le vedano

– Cos'hanno le tua gambe che non vanno?

– Nulla, credo

– Allora cos'è?

– Se te lo dico mi prometti che non riderai di me?

– Promesso

– A volte, quando andavo con Fred a Middlebury, mi capitava di vedere gli uomini guardare con troppo interesse le gambe delle ragazze

– E tu ascoltavi i loro pensieri

– Beh si, e ti assicuro che non mi piacevano affatto

– Credo che se tuo padre ti avesse imposto d’indossare la gonna quando vi recavate in città, ora non avresti di questi timori. Tesoro è normale che gli uomini guardino le gambe delle ragazze

– Mica tanto. Sapessi cosa pensavano

– Lo so benissimo, sono stata ragazza anch'io – Soggiunse Mary voltan­dosi per mascherare un sorriso

– Vuoi sapere una cosa buffa a proposito della gonna che mi regalasti? – Chiese Cristi tornando a sorridere – Una sera mi rovesciai un bicchiere di latte sui jeans, e siccome gli altri erano fuori ad asciugare indossai quella gonna

– Beh? Cosa c'è di tanto buffo?

– Quando mi vide scendere con la gonna per poco non gli andò di tra­verso la pipa. Disse che ero bella quanto te

– Disse proprio così? – Esclamò Mary

– Si, e poi aggiunse che forse ero anche più bella

– Mio dio! Quanto avrei voluto sentirglielo dire

– Non mi credi?

– Certo che ti credo, ma sarei voluta esserci

– Per quale motivo?

– A me non riuscì mai a dirlo. Sapevo che avrebbe voluto farlo, ma non lo fece mai. Per lui esistono soltanto due categorie di donne alle quali è capace di dirlo, le madri e le figlie, e quando io divenni madre lui era lontano

– Scusami, non volevo rattristarti

– Sono lacrime di felicità. Ci sono voluti migliaia di anni, ma alla fine me lo ha detto. Scommetto che quella gonna non l'hai più indossata

– Beh, certo non ho mai avuto il coraggio di mettere il naso fuori della porta di casa, ma la sera, quando si rientrava dai campi la indossavo per lui

– Ora però non sei più nella valle – Disse Mary asciugandosi gli occhi

– Lo so, e questo mi addolora

– Mi dispiace amore, immagino quanto tu debba soffrire

– Non fa nulla, mi abituerò… Tu cosa indosserai?

– Una cosa da nulla, ma ora vediamo di sbrigarci. Abbiamo perso fin troppo tempo

– Mi parlerai di tua madre?

– Certo che te ne parlerò. Su, fai alla svelta, e per favore non farti chia­mare

Invece si fece chiamare almeno una dozzina di volte prima di trovare il coraggio di passare davanti lo specchio e non esplodere in una delle sue fragorose risate.

– Mio dio Fred, ma cos'è rimasto del tuo pulcino – Sussurrò a voce bassa

– Cristi! – Chiamò per l'ennesima volta Mary – Vuoi deciderti a scendere? Faremo tardi

Intuendo che Mary l'avrebbe osservata, scese le scale mantenendo vo­lutamente gli occhi al soffitto.

– Perché hai indossato quello rosso? – Sussurrò raggiungendola sull'ul­timo gradino

– Non lo so, ma una cosa è certa, nulla al mondo riuscirà a staccarmi da questo vestito – Rispose lei stringendosi nelle spalle

Mary le sfiorò le labbra in un bacio

– Grazie – Sussurrò – ma ora è meglio se torniamo con i piedi in terra

Mentre si avviavano verso il garage Mary la rimproverò invitandola a camminare con la schiena dritta

– Smettila di camminare come se avessi un fardello sulle spalle. Stai un po' dritta!

– Non posso – Borbottò lei

– Come sarebbe non puoi? Hai forse mal di schiena?

– No, ma se sto dritta mi si vedono queste cose

– Il seno? Oh santo cielo! Ora cos'ha il tuo seno?

– Non mi va che si veda

– Credi forse che le altre ragazze non lo abbiano?

– Certo che lo hanno, ma non è così...come cavolo si dice!

– Prominente?

– Ecco, proprio così, il mio è...dio è più grosso del tuo!

– Ma se è delizioso! E se è un po’ più sviluppato di quello delle altre ra­gazze della tua età, tu non puoi farci proprio nulla – Disse Mary reprimendo a stento il sorriso

– Uff! Non potrei indossare una maglia?

– Vuoi scherzare, vedendoti in quel vestito sto realizzando un sogno di tanti anni fa, e sono orgogliosa di scoprire che non si tratta di un miraggio, ma del mio mostriciattolo. Vedrai che questa sera non ci farai più caso

– Dimmi una cosa, – Esclamò Cristi osservandola più attentamente – sei certa di aver indossato una cosa da nulla? Non ricordo di averti mai vista così bella

– Non mi pare di essere molto diversa dalla solita Mary

– Accidenti se lo sei! Quando ti vidi la prima volta credetti di avere di fronte la donna più bella della Terra, ma porca vacca ora sono certa di avere una madre stupenda

– Andiamo che è tardi, parleremo in macchina

– Fai attenzione o quel cappellino ti cadrà dalla testa

– Non cadrà, è fissato con una spilla

– Non capisco come si possa correre con quei tacchi così alti

– Vuoi farmi il favore di lasciare in casa quel cavolo?

– Scusami, vedrò di controllarmi

– Tanto per la cronaca io non debbo correre, e comunque posso assicu­rarti che anche le altre donne di Branson calzano scarpe di questo tipo

– Okay, staremo a vedere chi di noi alla fine della giornata avrà fatto più conquiste.

– Non essere impertinente

– Uhm che magnifica giornata

Da fuori giunse il rauco lamento del clacson dell'auto di Victoria, che non appena le vide uscire, non poté fare a meno di scendere dall'auto ed escla­mare

– Che mi venga un colpo! Non sarà mica stato quel vinello a farmi vedere il mondo più bello? Mary mia cara sei splendida, e questa ragazza è la stessa mocciosa che ieri sera aveva il muso sporco di nero?

– Oh ti prego! – Esclamò Mary – Diglielo anche tu che quell'abito le sta a pennello

– Mia cara ragazza ora sono più che mai convinta che dovrai mettercela tutta se vorrai respingere l'assalto dei mocciosi. Sentite cosa facciamo, dopo che avrete terminato con la scuola fatevi qualche giro in centro, e poi pas­sate in ospedale verso mezzogiorno. Ce ne andremo a pranzo in un luogo incantevole.

– Vuoi interrompere il lavoro per noi? Non se ne parla neppure, non puoi lasciare i tuoi pazienti per noi

– Dovranno pur cominciare ad abituarsi

– Hai forse intenzione di lasciare l'ospedale?

– Non ci penso neppure, ma non sono più una giovinetta. Allora, verrete?

– Non mi pare ci siano altre alternative

– Perfetto! Ce ne andremo in un luogo che mi ha incantato fin da quando ero alta così

– Spero che riesca ad incantare anche il mio mostriciattolo, stamani non è dell'umore giusto

– Oh smettetela! – Esclamò Cristi – Ho già la luna di traverso

– Uhm, mia cara Mary oggi proprio non t'invidio

– Buon lavoro Victoria, ci vedremo più tardi

– Grazie cara, ehi mocciosa! Non prendertela, alla tua età la vita è bella, non puoi rovinarla con i bronci – Disse Victoria accarezzandole una guancia – In bocca al lupo! Vedrai che ce la farai, e non dare confidenza a nessuno, intesi? E se qualcuno provasse a fare lo spiritoso ti autorizzo a dire che sei mia amica, vedrai che ti lasceranno in pace. Accidenti, quasi lo dimenticavo. Stamani ho compilato il suo certificato sanitario, senza di questo avreste qualche difficoltà e dovreste rimandare di un giorno

– Sei gentile, me ne ero completamente dimenticata – Disse Mary – È l'unico documento che manca, gli altri li ho spediti da oltre un mese...ma come puoi aver compilato il certificato se non l'hai visitata?

– Non lo so, ma mi è così famigliare che credo di conoscere perfino quella cicatrice che ha sulla fronte

– Sei riuscita a notarla?

– Serviranno pure a qualcosa quarant'anni di professione medica. E tu – Disse rivolta a Cristi – un giorno dovrai raccontarmi come te la sei procurata

– Si, un giorno te lo racconterò – rispose Cristi sentendosi correre un bri­vido lungo la schiena

– Promesso?

– Promesso

– Ho paura che se voi due deciderete di allearvi avrò vita davvero difficile – Sospirò Mary sorridendo

– Cercheremo di non calcare troppo la mano, vero Cristi? – Disse Victoria ridendo allegramente

Cristi annuì e sorridendo socchiuse gli occhi in quel suo particolarissimo vezzo.

Victoria divenne improvvisamente seria e carezzandole il viso sussurrò – Ehi bambina… dovrai fare molta attenzione a quando sorriderai. Da queste parti i ragazzi non sono abituati a tanto splendore. Potrebbe accadere che prima di sera qualcuno abbia necessità delle mie cure e io non saprei quale medicina dar loro

– Va bene, sorriderò soltanto a te

– Dai retta è più sicuro. A più tardi!

Continua...



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