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lavoro pubblicato mercoledì 21 ottobre 2015
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

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Ritorno a Branson - 1

di Legend. Letto 539 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 RITORNO A BRANSON  - 1 PRIMA PARTE             “ Vita di provincia &rd...

RITORNO A BRANSON - 1

PRIMA PARTE

Vita di provincia

Vivere con qualcuno o vivere in qualcuno fa grande differenza.

Vi sono individui nei quali si può vivere senza vivere con essi, e viceversa.

Riunire le due cose è dato solo all’amore e all’amicizia più pura.

(Johann W. Goethe)

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1) Victoria

Sebbene la tiepida brezza del Missouri carezzasse piacevolmente i loro volti, alle due donne, che in quelle prime ore del mattino camminavano te­nendosi per mano, mancavano i colori e l'aria della loro valle.

– È un bel posto, non trovi? – Commentò Mary stringendo la mano di Cri­sti

– Se a te piace – Rispose Cristi con un tono di voce decisamente avvilito

– È tutto così armonico

– Certo… però di armonia ce n’è di più nella mia valle

– Dai, non essere ingiusta

– Io non voglio essere ingiusta, ma cosa posso farci se amo la mia valle

– L'amo anch'io, ma non per questo escludo dal mio cuore il resto del pianeta

– Guarda che ti sbagli, io amo la Terra. È questa città che non riesce pro­prio a piacermi

– Ehi! – Sussurrò Mary notando l'espressione imbronciata del suo volto – Dov'è finito l'entusiasmo di qualche giorno fa?

– Non lo so, comincio a credere di aver fatto una stupidata

– La tua è soltanto un po’ di umana paura

– Tu chiamala come vuoi, ma per me è fifa nera. Ne ho tanta da avere mal di pancia

– Accidenti com’è cambiata la mia bambina. Io la ricordavo più corag­giosa

– Bella forza, prima ero a casa mia

– E invece qui non ti senti a casa, è così?

Lei si strinse nelle spalle borbottando rassegnata – Questa città mi da i brividi

– Sei stanca piccola mia. In questi ultimi venti giorni hai dovuto affrontare prove assai dure

– Conosco bene la stanchezza, e ti assicuro che ciò che sto provando non è nemmeno sua lontana parente

– Allora cos’è?

– È che lontano da Fred mi sento vulnerabile

– Benvenuta tra noi! – Esclamò Mary – E per il tuo bene ti auguro ti fare in fretta ad imparare a vivere senza appoggiarti ad altri

– Lo farei se qualcuno si degnasse di dirmi come fare

– Non ce n’è bisogno, hai le carte in regola per farcela

– Io parlo, ma tu non mi ascolti… Porca vacca, ma tu hai mai avuto paura?

– Se ne ho avuta? Ricordo fin troppo bene quello che sentii corrermi lungo la schiena quando tuo padre mi disse che ti avrebbe condotto da me

– Dai, non è la stessa cosa. Io non avevo nulla contro di te

– Forse l’hai dimenticato, ma in te c'era tanto di quel risentimento che mi fece star male

Cristi annuì sorridendo – È vero, quella mattina ce l'avevo con il mondo intero, e in particolare con mia madre. Non riuscivo a trovare un solo motivo che giustificasse il tuo abbandono

– Lo capii quando lessi nei tuoi occhi la mia paura

– Di quale paura parli?

– Quella di perderti un'altra volta

– Ma che sciocchezze dici? Nessuno sarebbe stato capace di separarmi da te

– Ti ringrazio amore… ma non è facile per nessuno perdonare una madre che abbandona i propri figli

– Perché non mi portasti con te?

– Non mi fu consentito, e ti prego di non credere che stia cercando scuse… Dovevo rispettare l’impegno assunto

– Doveri, doveri… sempre doveri. Forse abbiamo un dio troppo esigente

– O forse siamo incapaci di comprendere i suoi disegni

– Forse, o più semplicemente non devo essere la sua favorita

– Io non ne sarei così sicura

– Eccome no! Mi ha talmente coccolata che l’unica cosa che ho avuto siete tu e Fred

– Non lamentarti, molta di questa gente non ha avuto neppure quello

– Si, me ne rendo conto e mi dispiace moltissimo… vorrei poter fare qual­cosa, ma non so cosa

– Per questa gente non potrai fare nulla… è il tuo popolo che dovrai aiu­tare a riscattarsi

– Sapessi come sono stanca di sentirmi usata

– E cosa vorrebbe la mia donnina?

– Non chiedo molto, vorrei soltanto vivere una vita costruita con le mie mani, vorrei essere me stessa, avere dei figli e vederli crescere… aiutarli… e quando sarà giunto il mio momento morire tra le loro braccia... Non posso più continuare a vivere così

– Tu sei già te stessa e avrai i tuoi bambini, ma non credo che ti sarà concesso morire

– Ecco! Ora prova a ripetermi che sono la sua preferita

– Di tua madre lo sei sicuramente

– Scusami, oggi non sono un vero disastro

– Vuoi smetterla di scusarti con me, sono tua madre, lo ricordi?

– Certo che lo ricordo, ma cerca di capirmi, mi manca un po’ di abitudine. Non avevo mai avuto una madre tutta per me… Oddio scusa, non voleva es­sere un rimprovero

– Non preoccuparti, va tutto bene

– Sono una pessima figlia. Mi perdoni?

– Di cosa?

– Forse è meglio se ti faccio una domanda, posso?

– Non hai bisogno di chiederlo ogni volta

– Eri al corrente di quanto mi avrebbero fatto?

Mary scosse il capo guardandola – No, mi fu rivelato poco prima della tua nascita

– Se lo avessi saputo prima avresti portato avanti la gravidanza?

– Avrei potuto interromperla soltanto con la mia morte

– E tu credi sia valsa la pena soffrire tanto per pochi attimi di felicità?

– Immagino che ora tu pretenda una risposta sensata, ma se sei d’accordo vorrei farlo raccontandoti un episodio di quando avevo tredici o quattordici anni

– Quando vivevi con i tuoi?

– Si, quando vivevo ancora con la mia famiglia e diagnosticarono a mia madre un tumore all'utero

– Oddio! – Esclamò Cristi portando le mani alla bocca

– E a complicare la situazione vi era la sua gravidanza

– No, – Sussurrò Cristi – non doveva

– Quando il male si manifestò era incinta di cinque mesi. Noi la suppli­cammo d'interrompere la gravidanza per lasciarsi curare, ma rifiutò perfino di ascoltarci. E a nulla valsero le mie lacrime. I medici le avevano detto molto chiaramente che se non lo avesse fatto si sarebbe preclusa ogni possibilità di salvezza, ma lei non volle rinunziare alla gioia di abbracciare suo figlio. Una vita in cambio di una vita

Cristi annuì e bofonchiando alla sua maniera sussurrò – Però tuo fratello rimase senza madre

– Era una bambina, e non rimase senza perché io divenni la sua mamma

– A quell'età? Oh signore, ma cosa ne potevi sapere di maternità?

– Mia madre mi aveva resa una piccola donna, e con l'aiuto di tutta la fa­miglia riuscii a non commettere troppi errori

Cristi annuì asciugandosi gli occhi – È così importante per una madre stringere tra le braccia un figlio?

Mary annuì guardandola intensamente.

– Cosa si prova? – Chiese ancora Cristi con un filo di voce

– Non credo sia possibile esprimere con le parole tutte le emozioni di quei momenti

– Qual è la più forte

– Sono tutte forti, compreso il dolore fisico, ma ciò che maggiormente af­fascina è la consapevolezza di dare una mano a dio

– Anche se non è il primo figlio?

– Non ha importanza che sia il primo o l’ultimo… dare la vita a un figlio è un evento che sa procurare emozioni sempre diverse

– Come ci si sente quando si ha il pancione?

– Credo che ognuna di noi viva quel periodo in uno stato assolutamente esclusivo, direttamente connesso alla nostra sensibilità e ai nostri senti­menti, ma soprattutto è ciò che ci circonda a condizionare il nostro stato. Se si è serene, e chi ci ama non ci fa mancare il suo sostegno, si riesce perfino a raggiungere spiritualmente quella vita che ci cresce dentro. Sapessi che me­ravigliosa emozione è sentirla muovere, percepire le sue reazioni mentre la rassicuri o le canti una ninnananna. Quello è l’unico mondo che appar­tiene soltanto a noi donne

– Capisco, – Sussurrò lei tentando di camuffare la commozione con un sorriso – però io ti avrei portato con me a qualsiasi costo

– Oh lo so, lo so, ma se l'avessi fatto tu non saresti diventata…

– …un mostro? – Concluse lei interrompendola

– Si, ma che bel mostro – Fu la sintetica risposta di Mary

– Non puoi neppure immaginare cosa mi è stato fatto

– So benissimo cosa ti hanno fatto, e ho sofferto con te tutti i tuoi tor­menti, ma non mi è stato concesso aiutarti

– Fred lo ha fatto

– È vero, ma a lui fu assegnato un compito che necessitava di maggiore autonomia

– Spero almeno che i vostri sacrifici siano serviti a qualcosa

– Direi proprio di si, visto che ti stai trasformando in una splendida ragazza che ha imparato ad amare

– Sapevo amare anche prima

– È vero, ma quell'amore non ti avrebbe condotta a nulla

– E questo invece mi ha fatto conoscere la paura

– Amore e paura sono legati a doppio filo, e se tu vorrai condurre il tuo popolo su Gauss, dovrai mostrare loro il tuo amore, la paura e il tuo corag­gio. Ricorda che soltanto se leggeranno nei tuoi occhi queste cose sapranno che sei una di loro, e non il loro dio

– Non ce la farò, ho troppa paura

– Allora cosa decidi? Vogliamo tornare a casa

– Vuoi scherzare? Preferirei fare un bagno nel lago piuttosto che affron­tare Fred. A me basterebbe comprendere perché sono voluta tornare in que­sta città

– Io credo che dovresti cercare la risposta nel tuo cuoricino

– Io invece comincio a credere d'essere pazza

– Se così fosse significherebbe che tuo padre ed io non abbiamo capito nulla di te. No, tu sei qui perché hai sentito la necessità di rispondere ad un richiamo

– Ecco fatto! Ci mancavano soltanto i richiami

– Perché ti sorprendi? Capita a tutti di subire forme di vocazioni assolu­tamente incontrollabili

– A giudicare da quanto ho combinato in questa città non dovrei nutrire simili nostalgie

– Smettila di borbottare e accetta questo viaggio come una vacanza

– Non posso aver scelto Branson per una vacanza, deve esserci un mo­tivo più serio

– Infatti c'è

– Tu lo conosci?

– Un'idea l'avrei

– Sentiamo

– E se poi dovessi scoprire il tuo segreto?

– Ma dai, tu leggi in me come un libro aperto

– Non è esatto, leggo soltanto ciò che tu desideri sia letto

– Non è vero, tu, Fred, Holy e il mio piccolo amore siete gli unici ai quali ho totalmente aperto il cuore. Per voi non ho mai avuto segreti

– Un uccellino mi dice che in questa città avrai altri piccoli e grandi amori ai quali aprire il tuo cuore

– Meglio lasciar perdere i miei amori. Dimmi piuttosto qual è questa tua idea

– Non sarà perché sai d'essere nata in questa città?

– Ma non è vero! Non sono nata a Branson

– Se fossi in te non ne sarei così sicura. In questa città hai iniziato a ri­scattare parte di quei sentimenti che ti erano stati sottratti… Ssst, lasciami terminare… Tu hai deliberatamente cancellato dalla mente tutti i ricordi legati a questa città, ma è qui che hai pianto per la prima volta, ed è sempre qui che hai iniziato ad essere quella che dovrai essere

– Oddio si! È vero, devo a questa città più di quanto non riesca ad immaginare

– Ho indovinato?

– Credo di si, ma qualcosa continua a dirmi che non può essere così semplice. Deve esserci qualcosa di più importante, altrimenti non sarei tor­nata in questa città dove ho soltanto sofferto

– Qui non hai soltanto sofferto, hai anche amato. Naturalmente non eri in grado di comprenderlo, ma hai saputo goderne l'intima essenza. Tu sei fatta così mia cara, prima soddisfi il cuore e poi l'intelletto

– Non è vero, sono una ragazza molto coerente

– Tuo padre ti ha insegnato a raccontare frottole?

– Vuoi farmi arrabbiare?

– Sai a cosa sto pensando?

– A farmi andare di traverso la giornata

– No, a ciò che accadde quando scopristi di amare tuo padre

– E allora? Non accadde proprio nulla! – Si ribellò lei

– Io ricordo una bambina decisamente sconvolta

– Non è vero, dai smettila

– Quel sentimento lo saldasti al tuo cuore per poterne assaporare ogni sfaccettatura, e soltanto quando sentisti l'esigenza di chiarimenti che venisti da me con tutte le tue domande. Non dirmi che l’hai dimenticato?

– No… – Borbottò lei sorridendo – e dovetti sembrarti davvero sciocca a voler nascondere i miei sentimenti

– Beh, quello era un passaggio obbligato che dovevi percorrere da sola

– Era così evidente?

– Presto imparerai che con l'amore e la felicità non è possibile barare. Quei sentimenti sono capaci d'infiammarci, e in quei giorni tu eri raggiante

– Di quei momenti ho ricordi stupendi. Sono stati i giorni in cui scoprii un universo che neppure immaginavo potesse esistere

– Oh lo ricordo bene! Riuscisti a farlo tanto rumorosamente che se ne ac­corse perfino Sheba

– Sheba!… Oddio quanto l'ho amata. Sai che nei primi tempi andavo sem­pre a confidarmi con lei?

– E ottenevi risposte?

– No, ma la sua compagnia mi faceva sentir meglio. Dovevo essere ri­dotta proprio male

– Accade a moltissimi bambini cercare conforto nella compagnia di un animale. Nei primi anni di vita si debbono superare un'infinità di ostacoli, e non è sempre facile entrare nel mondo dei grandi senza provare un po' di solitudine. Magari non è vero perché si è continuamente coccolati, però a volte è più semplice se abbiamo accanto qualcuno che mostri tutta la sua vulnerabilità – Sussurrò Mary carezzandole i capelli – Quand'ero piccina la mia compagna più fidata era una coniglietta che mi aveva regalato mia ma­dre. Le sue paure furono per me uno stimolo a vincere le mie

– E lei ti dava risposte?

– Per anni ho creduto che lo facesse, fin quando non compresi che le ri­sposte erano dettate dalla mia coscienza

– Tu credi che sia tornata a Branson per Ellen?

– Forse si o forse no, ad ogni modo lo scoprirai presto

– Posso farti una domanda impertinente?

– Bada, non sono tuo padre

Cristi sorrise – No che non lo sei. Tu non hai la barba

– Avanti furbacchiona, qual è questa domanda?

– È questo il compito di una madre? Mitigare il dolore dei figli?

– Tra le altre cose vi è anche questo dovere

– Ti ringrazio, ma per me non sarà un compito facile considerando che in questa città ho compiuto azioni di cui mi vergogno profondamente

– Non devi sentirtene responsabile

– Certo. – Sussurrò lei in tono amaro – Allora dimmi tu cosa debbo fare per non vedere le vittime che ho lasciato alle mie spalle

– Beh, tanto per cominciare è bene chi ti faccia entrare in quella bella te­stolina che se in questa storia vi è una vittima, quella sei tu

– Oh ti prego, conosco bene il senso di questa parola

– Okay! Allora credo sia giunto il momento di fare chiarezza, – Disse Mary fermandosi e prendendole il volto tra le mani – dopo di che gradirei che non si torni più sull'argomento, sei d'accordo?

Cristi annuì evitando di guardarla negli occhi.

– Tanto tempo fa, ad una bambina alla quale era stata strappata l'anima, fu assegnato un incarico terribile; ricondurre sul suo pianeta le donne del popolo gaussiano che vivevano sulla Terra. Il suo compito sarebbe stato di sottrarre madri, figlie e mogli ai loro affetti, ed è probabile che avrebbe por­tato scrupolosamente a termine quell'ordine se qualcuno, al quale quella bambina stava particolarmente a cuore, non avesse deciso in altro modo

– Chi è questo qualcuno?

– Non ha importanza… ma per riuscire a salvarla dovevano essere scon­fitte forze incomparabilmente potenti, e soprattutto era necessario estirpare quanto di brutto era stato impresso in lei, e ti assicuro non era un compito da poco. Per tentare di risolvere il problema furono selezionati alcuni esseri dotati di qualità particolari, e ai quali fu chiesto di sacrificare la loro stessa esistenza

– Era tanto importante la bambina o tanto infame la missione?

– L'una e l'altra

– Conosci la ragione per cui si è reso necessario tutto questo?

– A noi non fu concesso conoscere l'intero disegno, ma tuo padre ha una sua teoria. Non dirmi che non te ne ha mai parlato

– No, non mi sembra. Di cosa si tratta?

– Egli ritiene che il progetto abbia anche lo scopo di restituire agli uomini di questo pianeta quanto è stato loro tolto

– Cos'è stato tolto agli uomini?

– Forse sono soltanto fantasie, ma è probabile che questa razza sia il ri­sultato di un esperimento non completato

– Esperimento? Oh santo cielo e di chi?

– Forse degli Onn, e probabilmente non fu portato a termine per la stessa ragione che determinò la loro scomparsa dal 7° Anello

– Quella bambina sono io, vero?

– Mi pare che non vi siano più dubbi

– Vuoi continuare il tuo racconto? – Chiese Cristi per troncare l’argomento

– Okay… La prima cosa che avremmo dovuto fare era riaccendere in te la fiamma della vita…

– Ma io vivevo

– Oh si, vivevi, ma senza spirito

– Perché scelsero me?

– Perché sei l'unico essere in grado di combattere il male e condurre questo universo alla congiunzione

Cristi aspirò profondamente l’aria scuotendo il capo

– Io non posso… non sono nessuno… non posso farcela

– Beh, io credo che tu sia colei che tutto l’universo attendeva. Altrimenti ti assicuro che non saresti mai nata

– Tu sapevi che avresti avuto una figlia?

– No, anzi, per la verità l'idea di avere un figlio come scorta di ricambi era così remota che mi ero sempre rifiutata di cedere le mie cellule ai sistemi di controllo

– Cavoli, devi aver avuto un sacco di grane

– Qualcuna, ma ero troppo necessaria perché potessero mettermi in diffi­coltà con quella idiozia

– E poi cosa accadde?

– Tutto ebbe inizio quando mi assegnarono una missione da svolgere in una parte d'universo ancora sconosciuta. Secondo i progetti sarebbe dovuta essere simile a migliaia di altre, ma invece quella volta fu tutto diverso, poi­ché non appena misi il naso fuori del 7° Anello fui subito intercettata da Ameth

– Piuttosto normale, no?

– Si, ma contrariamente a quanto era avvenuto in altre occasioni, quella volta mi dette una caccia spietata costringendomi a continui variazioni di programma. Non era mai accaduto che si accanisse in modo così determi­nato. Per un po' riuscii a cavarmela, ma presto compresi che se non avessi trovato una soluzione avrei finito la mia vita in un bel lampo di luce

– E come te la cavasti?

– Qui sta la cosa buffa, non lo so. Qualcuno mi tirò fuori dai pasticci

– Chi?

– La verità è che neppure io compresi cosa in realtà accadde, ma sta di fatto che mi ritrovai su questo pianeta completamente dipendente da questa civiltà

– Un bel guaio

– All'inizio lo credetti anch'io, ma la seconda stranezza di questa storia fu che tra questa gente non ebbi necessità di utilizzare alcun programma, mi trovai così a mio agio che cominciai a pensare di rimanervi per sempre. E lo avrei fatto se non mi fosse capitato d'imbattermi casualmente in un segnale che mi confermò la presenza sul pianeta di un gruppo di discendenti della gente fuggita da Gauss, e il solo fatto d'essere in possesso di quella notizia riaccese in me il richiamo della missione

– Era questo il tuo incarico?

– Era uno dei compiti che meno gradivo

– Ne avevi già incontrati altri?

– Si, avevo già avuto modo d'imbattermi in altri discendenti di Gauss, ma quella volta le cose si presentarono subito in modo diverso. La gente che vi­veva sulla Terra, al contrario di coloro che avevo incontrato su altri pianeti, aveva mantenuto intatte le loro capacità

– Eppure nessuno di loro è in grado di avere un contatto diretto con il mo­dulo

– La cosa lasciò perplessa anche me fin quando non compresi che era stato proprio il contatto con la razza terrestre ad aiutarli

– Da quanto ne so non andò esattamente così. Hanno sempre subito per­secuzioni a causa delle loro capacità

– È vero, subirono la furia e la vendetta di coloro che non volevano ve­dere oltre il loro naso, ma molti si salvarono perché aiutati da terrestri che non condividevano quelle scelte politiche e religiose, e questo conferma l’ipotesi di tuo padre che l’uomo è un esperimento non completato. Tra que­sta gente vi è un tipo d’uomo in possesso di doti particolari che si manife­stano soltanto se soggette a determinate condizioni

– È simile a noi?

– No, direi di no. Loro non hanno sviluppato la capacità del contatto con il modulo ed inoltre la loro energia non è modulata, ma se le fantasie di tuo padre sono giuste, con la prossima congiunzione potranno diventare ancora migliori degli Onn

– Fosti tu a segnalare la presenza della nostra gente sulla Terra?

– Questo era nelle mie intenzioni, ma avvenne qualcosa che man­dò al­l'aria tutti i miei piani. Praticamente ero pronta al trasferimento quando, pochi istanti prima della partenza, mi trovai di fronte ad un uomo che se ne stava tranquillamente seduto accanto al bossolo che avevo realizzato. Era uno stranissimo essere dotato di un fascino particolare. Non era bello se è que­sto che desideri sapere, ma i suoi occhi e la sua voce mi conquistarono. Egli mi parlò di un progetto che non si sarebbe realizzato se avessi rivelato a Gauss di quella presenza sulla Terra

– Non domandasti spiegazioni?

– Naturalmente, e fu molto esplicito…

– Perché ti si interrotta? – Chiese Cristi notando che sua madre aveva interrotto il racconto

– Perché tra le tante cose di cui mi parlò, mi disse che prima che Gauss venisse a conoscenza della Terra, avrei dovuto chiedere un figlio a tuo padre

– Conoscevi già Fred?

– Non sapevo neppure della sua esistenza, fu lui a parlarmene… E forse ti sarà difficile crederlo, ma concluse con queste parole «…se avrai fiducia in me e saprai sedurre il delfino partorirai una figlia»

– Porca vacca! Ti disse proprio così?

– Beh, forse le sue parole furono diverse, ma il senso era inequivocabil­mente quello

– E poi cos’altro ti disse?

– Disse che se avessi fatto quanto mi aveva chiesto, avrei dato alla luce colei che combattendo il male avrebbe accompagnato questo universo alla prossima congiunzione

– Non posso crederlo! Quell'uomo ti chiese di avere un rapporto sessuale con Fred? – Chiese Cristi decisamente imbarazzata

– Non crederai d'essere nata per qualche virtù soprannaturale

– Cavoli, tu eri a conoscenza di quell’esercizio

Mary rise di gusto – Beh, non si tratta precisamente di un esercizio. Oh santo cielo, ne hai di fantasia. Ad ogni modo si, ne ero a conoscenza. Certe cose s'imparano con una certa facilità, compreso quello di partorire senza alcun aiuto

– Avevi già avuto…

– Rapporti sessuali? – Concluse Mary per evitarle l’imbarazzo – No! Non ne sarei stata capace. Era contro la mia natura

– E allora come riuscì a convincerti?

– Non mi convinse affatto, poiché quando partii ero più che mai decisa a compiere solo e soltanto il mio dovere

– E allora come cavolo è successo? – Chiese Cristi tentando di nascon­dere un sorriso

– Oh è semplice, quando tornai su Gauss m'innamorai di tuo padre

– Senza averlo mai visto?

– Sarebbe troppo lungo raccontarti dei dubbi che mi torturarono per tutto il viaggio. Quell'uomo aveva scosso la mia fede, e soprattutto aveva acceso in me il desiderio di avere un figlio…

– E allora? – Chiese Cristi notando la nuova interruzione di sua madre

– …non so se fu per curiosità o cos'altro, ma quando misi piede su Gauss feci il diavolo a quattro fin quando non mi fu concesso d'incontrarlo

– Come ci riuscisti? È impossibile conoscere l'identità del delfino

– Neppure io so quanto brigai, ma si vede che doveva andare così

– E lo incontrasti

– Lo incontrai e…

– …lui si innamorò di te – Concluse Cristi sorridendo

– No, fui io ad innamorarmi di lui

– Non s'innamorò di te? Cavoli, lo credevo più intelligente

– Beh, per la verità s'innamorò, ma non subito, prima dovetti… insomma…

– Conquistarlo?

– Uh… Diciamo che mi detti da fare un bel po'

– Oh! Capisco. E lui cosa fece?

– Volle conoscere tutti i dettagli riguardo la storia rivelatami dall'uomo sulla Terra

– E poi s'innamorò di te

– Te l'ho detto, questo venne più tardi

– E allora cosa cavolo fece, ma che si era rimbambito?

– Un po’ di rispetto per tuo padre. Ha dovuto fare scelte molto difficili… La sua posizione di delfino non gli consentiva altra scelta che denunciarmi alle autorità

– E tu?

– Io? Beh…risolsi il problema

– Come?

– Non mi rimase che mettere in pratica quanto avevo imparato sulla Terra

– Ovvero?

– Mi spogliai

– Nuda! – Esclamò Cristi spalancando gli occhi

– Eh si lo ammetto, lo feci. Non potevo permettere che mi denunziasse. Sono certa che lo avresti fatto anche tu

– Ma neanche per sogno. Va la che anche tu non sei uno stinco di santo

– Dovevo averti ad ogni costo, questo lo capisci spero

– Si, ma spogliarsi nuda…e fu allora che si innamorò di te?

– In un certo senso l'amore vero venne più tardi, prima s'innamorò di te

– Di me?

– Sai cosa disse il brontolone?

– Cosa?

– Che se non fossi riuscita a portare a termine la gravidanza mi avrebbe strangolato con le sue mani

– Che figlio d'un cane. A proposito, chi era l'uomo che incontrasti sulla Terra? – Chiese Cristi

– Suo padre, ovvero tuo nonno

– Porca vacca! Tu lo hai conosciuto

– Uh uh

– Era come lo ha descritto Fred?

– Non so come te lo abbia descritto lui, ma era veramente un gran­d'uomo, o forse non era affatto un uomo

– Poteva essere stato dio?

– Questo non glielo chiesi… Ebbi troppa paura

– Ora comincio a comprendere molte cose. Ma perché non me ne hai parlato prima?

– Ogni cosa ha il suo tempo

– E poi cosa accadde?

– Beh, saltando la parte strettamente personale, dopo alcuni mesi nasce­sti tu. Il resto lo conosci, il Reggente morì e tuo padre dovette tornare ai suoi doveri

– Io non ti avrei mai abbandonata, e sta pur certa che prima o poi glielo dirò

– E sbaglieresti, lui non merita alcun rimprovero… ci amava… e avrebbe voluto stringerti tra le braccia… ma se non fosse rientrato non avrebbe potuto salvare la tua vita, e soprattutto non saresti stata tu la prescelta a compiere la missione sulla Terra

– Scusami Fred… – Mormorò Cristi prendendosi il volto tra le mani – non sono cambiata un granché come vedi… E qui entra in scena il vostro gruppo, è così? – Chiese rivolgendosi nuovamente a sua madre

– Esatto, fummo organizzati, preparati e messi al corrente che il semplice contatto con la tua mente avrebbe potuto distruggere le nostre vite, ma non ci fu detto che avremmo avuto a che fare con un essere ancora peggiore di Ameth

– Davvero lo ero?

– Eri qualcosa di assolutamente indescrivibile

– Dimmi cos'ero?

– Questo non è facile, eri tutto e nello stesso istante il nulla. In te predo­minava l'assurda e cieca obbedienza che ti rendeva peggiore di Ameth

– Peggiore di lui? Oh mio dio, ma cos'ero?

– Molto più del bene e molto più del male

– Lo ero anche per te?

Mary scosse il capo sorridendole – No, – Sussurrò carezzandole il volto – per me eri soltanto la mia bambina, carne della mia carne. Quando nascesti fui abbagliata dalla tua luce. In te erano state impresse tracce divine

Cristi serrò forte gli occhi per non piangere – Sono stata usata, così come lo è stata Ellen – Sussurrò con un filo di voce

– Non ho una risposta da darti, ogni essere vivente è legato ad un pro­getto assolutamente personale che si chiama vita e che deve portare avanti con le sole capacità che gli vengono date in dono… il difficile è comprenderne la ragione… e tu sei l’unica alla quale verrà concesso conoscerla… In quanto ad Ellen il progetto prevedeva che dovesse essere lei ad assisterti nel primo periodo

– Non avreste dovuto permetterlo, non esisteva alcuna ragione perché dovesse sacrificarsi per me

– Esisteva invece, Ellen era l'unica del gruppo ad essere nata su questo pianeta, e all'età di otto anni fu operata una modifica alla sua struttura cere­brale affinché potesse adempiere a quell'incarico

– Lo so, fu Fred ad eseguire quella modifica

– Era soltanto un bambino, e quando inconsapevolmente intervenne sul cervello di Ellen non sapeva quanto stesse facendo

– Suo padre era al corrente?

– Tuo nonno? Cosa vuoi che ti dica, immagino di si, altrimenti come avrebbe potuto essere il custode di tanti segreti

– Ne sei certa?

– No, ma pensaci un momento, cosa credi possa significare il fatto d'es­sere in possesso di un codice di cui nessun altro essere di questo universo è a conoscenza

– Prima di morire rivelò a Fred la formula per sviluppare le equazioni che dominano la mia energia

– E questo non ti dice nulla?

– Non chiedermelo, ho paura di darmi questa risposta. So soltanto che se avesse voluto avrebbe potuto dominarmi

– Ma non lo ha fatto, ha lasciato che fossi tu stessa a scoprire il valore della vita, esattamente come fece Ellen

– Quel testone mi ha subita per quattro anni. Capisci cosa ha fatto?

– E tu credi gli sia dispiaciuto?

– No, lui mi amava, ma come per tutti coloro che mi hanno amata ha rice­vuto in cambio soltanto dolore

– E gioia. Un giorno comprenderai come l'amore sappia annullare ogni altra luce che tenti di sovrapporsi a quel sentimento, e quando riuscirai ad accettarti per quella che sei comprenderai quanta felicità hai saputo donarci

– Ti prego, continua la tua storia

– …Ellen sapeva bene d'essere la più vulnerabile del gruppo, ed era as­solutamente cosciente che non sarebbe riuscita a ridarti l'anima, ma sapeva d'essere l'unica di noi in grado di assorbire la parte negativa della tua ener­gia

– L'ha uccisa la mia malvagità

– Smettila di torturarti, non sei stata tu ad ucciderla. Lei aveva dedicato la sua vita a prepararsi al tuo incontro

– Ma perché non ha mai fatto nulla per proteggersi dalla mia malvagità

– Non avrebbe potuto. Lei sapeva che se ti avesse spinta a causare la sua morte saresti potuta cambiare

– Ma perché proprio lei?

– Perché lei era l'unica del gruppo in grado di trasferire in te sentimenti che nessuno di noi era capace di esprimere. Ricordi quando i dolori ti tortu­ravano e lei ti prendeva tra le braccia riuscendo a tranquillizzarti? In quei momenti Ellen era in grado di correggere i tuoi codici

– Oddio! Sai cosa le accadeva?

– Certamente… e noi eravamo tutti al suo fianco per confortarla

– Io non meritavo il suo sacrificio… Perché lo ha fatto?

– Perché nel cuore di questa umanità esistono codici di una tale potenza che in nessun'altra specie di questo universo è possibile riscontrarne, e tu dovevi conoscerli

– Anche tu appartieni a questa razza?

– Non lo so… ma comincio a credere d’essere uno di quei prototipi dell’esperimento non concluso

– In te vivono emozioni stupende… e me ne hai fatto dono… Chi sono gli altri del gruppo?

– Alcuni li hai già incontrati; e a parte tuo padre c'è Robert, i ragazzi, il tuo piccolo grande amore, Alba, Soffio e Cola

– E tu

– Ed io – Confermò Mary annuendo

– E gli altri?

– Avrai modo d'incontrarli percorrendo la tua strada

– Non puoi dirmi altro?

– Potrei, ma non sarebbe giusto

– Perché io? Perché gli uomini di questo pianeta?

– Perché in essi è stato trasferito lo spirito degli Onn, e dovrete essere tu ed Holy ad aiutarli a superare la prossima congiunzione

– Perché non tu… Tu possiedi quello spirito

– Perché dovrà essere il mio mostriciattolo a compiere quel dovere

– Dovere? – Chiese Cristi guardandola sorpresa

– Si… dovere

– E tra quei doveri vi era anche quello di uccidere Ellen?

– Hai semplicemente fatto ciò che era scritto

– Io l’ho uccisa…

– Sai che tuo padre aveva ragione? Sei una gran testa dura. Tu non hai ucciso nessuno, è così che doveva essere. Ellen era l'unica che assorbendo la tua energia negativa poteva mettere a nudo tutte le emozioni che vivevano in te… ma perché ciò accadesse, doveva costringerti a compiere un atto che ti avrebbe fatto terribilmente male

– Possibile che non vi fosse un'altra maniera?

– Forse si, ma soltanto attraverso il dolore ci è concesso accostarci al su­blime, e per raggiungere lo scopo lei doveva concludere la sua esistenza esattamente così com'è stato

– Si è sacrificata per me

– No, lo ha fatto coscientemente e con gioia, e sebbene qualcuno stenti a crederlo, lei aveva un altro motivo molto più romantico e personale

– Non avreste dovuto permetterlo. Per mesi ha subito senza neppure un lamento. Era la donna più indifesa di questo pianeta, e ha risposto alla mia cattiveria sempre con amore… Sai che era innamorata di Fred?

– Si… ne ero al corrente

– Cavoli, e non ne eri gelosa?

– Non esisteva una sola ragione perché lo fossi

– Io lo sarei stata… Era questo l'altro motivo romantico e personale?

Mary annuì – Prendersi cura di te è stato il suo modo per dire a Fred che lo amava

– Sapeva che sarei stata la causa della sua morte?

– Naturalmente, ma non devi sorprenderti, noi donne siamo esseri molto strani, a volte sappiamo sacrificarci anche per i figli degli altri

– Avresti dovuto essere tu e non Ellen

Mary abbassò lo sguardo annuendo – Non puoi neppure immaginare quanto abbia supplicato. L'ho fatto come una donna non ha mai pregato. Volevo essere io a prendermi cura di te, ma doveva essere lei

– Scusami… – Mormorò Cristi stringendole una mano… non voleva essere un rimprovero… avreste dovuto abbandonarmi al mio destino

– Il tuo destino è legato al nostro e a questo universo. Certo sarebbe ma­gnifico se tutto fosse più semplice, ma non lo è

– Troppi esseri sono morti per me, io non voglio più fare del male

– Non accadrà più, ora sei una donna che sa amare, il tuo cuore ha vinto l'odio

– Non sono così forte come tu credi. Guarda cosa mi sta accadendo, il solo pensiero di quello che dovrò affrontare mi fa tremare le gambe. Questa città sarà la mia tomba

– Sei sopravvissuta alla valle, e se non te ne fossi accorta sei stato l'unico essere capace di viverne la vita. Tu eri lei, ne sei stata l'aria che respira­vamo, la terra, l'acqua delle sue sorgenti. E posso assicurarti che mai nulla di simile si era verificato prima

– Non ho dimenticato un solo istante di quei meravigliosi quattro anni

– Naturalmente qui non sarà come vivere nella tua valle, ma il tempo che trascorrerai a Branson sarà un magico attimo della tua esistenza, un mo­mento di tregua. Accettalo come un dono

– Vorrei che Fred fosse con noi

– Lui ti ha dato più di quanto gli fosse stato concesso, ora spetta a te ti­rare fuori il coraggio e mettere in pratica i suoi insegnamenti

– Ho una gran fifa

– Lui ti ha istruito a combatterla

– Senza di lui non sono nessuno. Sapessi come mi manca

– Tu sei quella che dovrai essere, devi soltanto prenderne coscienza. E poi cosa credi, manca anche a me

– Perché debbo vivere così distante da tutto ciò che mi ha concesso amore?

– Non avrei voluto dirlo, ma tu prova a pensare alle migliaia di anni che ho dovuto vivere lontana da te e da tuo padre

– Oddio è vero, scusami…

– Okay, però credo sia giunto il momento che tu la smetta di piangerti ad­dosso. In questa città vi sono molte persone disposte ad amarti

– Non qui, ti sbagli

– Branson non è poi tanto diversa dalla nostra Middlebury – Replicò Mary troncando il discorso con accento volutamente allegro

– Qui manca il calore della nostra terra – Borbottò Cristi camminando a testa bassa

– Posso dire una sciocchezza?

– Tu puoi dire tutto ciò che vuoi

– E se il tuo compito fosse di cambiare questa città?

– Non scherzare ti prego. Non saprei neppure di dove cominciare

– Dubiti forse di riuscire a cambiare poche migliaia di persone quando il tuo compito è mutare un intero universo? – Replicò Mary mettendole un braccio attorno le spalle

– Sembra che tu non voglia proprio capire, io–ho–paura

– Va bene, allora sentiamo; di cos'hai paura?

– Di tutto porca vacca, ma quello che mi fa tremare le ginocchia è il pen­siero che possano riconoscermi

– E allora?

– Mi farebbero a pezzi

– Beh, naturalmente potrebbe accadere, ma sono trascorsi quattro anni dal giorno in cui lasciasti Branson

– Tu non sai come questa gente riesca ad odiare

– Stai commettendo un errore

– No, questa non è la stessa gente della mia valle

– Allora devi aver dimenticato qual era il sentimento che nutrivi nei loro confronti quando giungesti tra noi

– Questa gente è cattiva

– Non erano loro ad essere cattivi, lo eri tu

– Se mi riconosceranno sono morta

– Ma da chi avrai ereditato una testa così dura? Vuoi capire che quando lasciasti Branson eri soltanto una bambina impaurita? Ora sei una donna, in te non c'è più nulla dell'essere che conobbero

– Victoria può riconoscermi, a lei non sono mai piaciuta

– Forse devi aver cancellato questo ricordo, ma quando Ellen morì, fu lei a prendersi cura di te

– E forse tu hai dimenticato che è un medico

– Ora sei davvero ingiusta, Victoria lo fece con amore

– Non è possibile, quella donna mi odiava

– Ma per carità di dio, nel suo cuore non risiede quel sentimento. Lei non è capace di odiare, e poi come si fa ad odiare una bambina?

– Tu non sai cos'ho saputo farle

– Beh, questo lo credi tu. Conosco ogni cosa ti riguardi fin dal primo istante della tua vita, e quello che tu hai creduto fosse odio era soltanto ri­sentimento. Lei addebitava a se stessa quanto accadeva ad Ellen. Non ri­usciva a perdonarsi di averla abbandonata nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di aiuto

– Una ragione in più per rendere il mio compito ancora più difficile

– Non ho detto che sarà facile, ed è probabile che ti occorrerà del tempo per conquistarla, ma almeno dalle il tempo di vederti e un motivo per amarti

– Non riuscirò mai a sostituire Ellen nel suo cuore

– Non puoi saperlo

– E dove credi dovrò andare per trovare il coraggio di guardarla negli oc­chi

– Non so dirti come farai e quanto ti costerà, ma so che dovrai farlo e do­vrai farlo da sola. A me non è concesso interferire

– Quanto mi costerà?

– Povero amore mio, posso soltanto augurarti che non ti faccia soffrire troppo

– Mi lascerai sola?

– Scordatelo! Ogni istante che ti rimarrà da vivere sulla Terra sarò al tuo fianco. E se me lo permetterai piangerò e soffrirò con te. Tra le mie braccia troverai sempre consolazione, ma non potrò fare altro

– Non sono pronta, ho paura di commettere ancora errori

– Tuo padre direbbe «Mai vendere la pelle dell'orso prima di averlo ac­coppato»

– Mio padre non ha mai accoppato nessun orso

– Era soltanto un modo per ricordarti che hai vissuto quattro lunghissimi anni nella tua valle accanto a tuo padre

– La mia valle…dio com'è dolce il suo ricordo, e com'è amaro sentirmi strappata a lei. Le mie radici sono lassù, sprofondate in quella magica terra. Sapessi quanto ho dovuto soffrire per vincere la sua durezza. Ho dovuto scavare con le unghie fino a spezzarmele prima di comprendere che Fred era con me per aiutarmi, e quando ho compreso e ho ceduto a lui la guida del mio cuore, egli mi ha frantumata affidando la mia polvere al vento. Sol­tanto allora quella terra ha accettato il mio seme, soltanto allora mi ha cullata e consolata, e quando in me non c'è stato più il male ha spinto il mio germo­glio verso la luce. Potrò mai vivere tutti questi anni lontana da loro?

– Non sei sola, hai me

– Oh si, ora ho mia madre

– Credi che possa meritare un poco di quell'amore?

– No, quella terra non è soltanto il ricordo dolce della mia infanzia, ma l’impasto con cui è stata ricostruita la mia anima. Per te è riservato un amore diverso. Tu sei una delle cose più belle che mi è stato concesso amare, sei il sogno divenuto realtà. Sapessi quante notti ho trascorso ad occhi aperti cer­cando di dipingere ogni attimo di quella che sarebbe potuta essere la mia vita se avessi avuto te accanto

– Ora potrai scoprirlo

– Si, ma come posso meritarti? Una buona figlia non dovrebbe costrin­gere sua madre a rinunziare al suo amore

– Tu non mi hai costretta a fare un bel nulla, io ti ho dato la vita e a me spetta seguirti. E per tua conoscenza non ho rinunziato ad amare tuo padre neppure per un secondo

– Eppure rinunziasti a lui per partorirmi sulle montagne di Gauss

– È vero, ma lo feci per un piccolissimo particolare che sembra sfuggirti; noi ti volevamo esattamente così come sei, e se non fossi riuscita tuo padre mi avrebbe dato la caccia per tutto l'universo. Non potevo rischiare

– Anche lui mi voleva?

– Tu padre? Santo cielo lui ti voleva più di me

– Immagino che avrebbe desiderato un figlio maschio

– Scherzi? Lui voleva te

– Te lo disse lui?

– Mi parlò di te per un'intera notte descrivendoti esattamente così come sei

– Ma dai, come poteva sapere come sarei stata?

– A quanto pare doveva saperlo fin troppo bene

Cristi sorrise prima di chiedere – Cosa ti disse?

– Ti dipinse come avrebbe potuto fare soltanto un grande maestro della pittura. Mi parlò dei tuoi capelli descrivendoli neri come la notte, del colore dei tuoi occhi, del tuo caratterino e dei tuoi tormenti. Fu lui a scegliere il tuo nome e…ma vogliamo finirla con questi discorsi?

– Perché non mi ha mai detto nulla?

– Sai bene com'è fatto bel benedetto uomo, per tirargli fuori della bocca una parola si deve faticare

– Io l'ho cambiato, con me parlava

– Lo credo bene! Con tutto quello che aveva da dirti

– Cosa mi vuoi dire?

– Non ti è mai passato per la mente che per essere in possesso di tante esperienze ha dovuto vivere su questo pianeta migliaia di anni

– Da quanto è sulla Terra?

– Inutile fare conti, ma suppongo sia un bel po' di tempo

– Anche tu?

– No, lui scese molto prima

– Oddio! E tutto questo lo avete fatto per me

– Tu cosa pensi?

– Che vi debbo la vita

– Beh, io ho fatto molto poco, ma quel vecchio borbottone ha rinunciato a vivere la sua vita per prepararsi a te

– Mi amava così tanto?

– Ti ama così tanto, ed era pazzo di te ancor prima che nascessi. C’è stato un momento che saresti dovuta tornare su Gauss per essere ripro­grammata, ma lui ti evitò quello strazio accettandoti così com'eri

– Cosa significa così com’ero?

– Immagino ricorderai cos’eri nei primi tempi che scendesti sulla Terra

– Certo che lo ricordo, ma non capisco cosa intendevi con quelle parole

– Semplicemente che se voleva salvare la tua vita doveva rischiare la sua. Lui era certo che se fosse riuscito a costringerti a competere con lui avresti potuto farcela… però a noi non disse che avrebbe fatto molto di più

– Cos’altro fece?

– Quel vecchio impossibile fece in modo che t’innamorassi di lui

– Non è vero, lui non ne ha colpa, sono stata io ad innamorarmi di lui…e se non lo credi…ma che figlio d'un cane! È vero, l'ha fatto

– Ci sei arrivata, eh? Tutti noi dobbiamo molto a tuo padre

– E io più di ogni altro

– È sempre la solita storia, quell'uomo sa bruciare il cuore di tutti

– Però sapessi quanto l'ho detestato per i tormenti che ha saputo inflig­germi. Per mesi mi ha tormentata con quel suo eterno brontolare facendo di me una donna vera, e troppo tardi ho compreso che i racconti ai quali mi sono dissetata non erano altro che le esperienze di tutte le sue esistenze. Con lui ho vissuto nelle profondità degli oceani, nelle caverne, ho cacciato nelle savane, costruito le piramidi e conosciuto i fasti di Atene. Al suo fianco sono scesa nelle arene assieme ai cristiani e agli ebrei, ho sentito su di me il peso del colore della pelle, ho combattuto la fame, l'odio, la paura…l'ho aiu­tato ad infiggere lo stemma di Isabella sul suolo americano, ho sofferto la sua sete nelle stive delle navi negriere, mi sono spezzata la schiena per piantare il riso e le mani per raccogliere il cotone, ho visitato la Mecca e ho pascolato le capre nel deserto. Poi mi ha condotto sul Mississippi di Kipling e alle sorgenti del Nilo. Con lui ho attraversato i continenti e gli oceani, sono scesa nelle viscere della Terra per estrarne lo zolfo e il rame, ho scalato le vette più alte. Lui mi ha dato le sue ali per volare, e io l'ho ripagato con la più grave delle offese. Dio quanto male gli ho fatto! Da quando sono nata non ne ho combinata una giusta, ho reso infelici tutti coloro che mi hanno amata…Se il giorno in cui nacqui mi avessi lasciata morire oggi non dovresti sacrificarti tanto

– Ssst, non conosco quella parola, e anch'io per migliaia di anni ti ho so­gnata ogni notte portando dentro di me il ricordo di due grandi occhi verdi, e quando Fred ti condusse da me…oh signore, credetti d'impazzire dalla gioia. Eri così bella e così impaurita

– Tu eri bella, lo eri talmente che non osavo toccarti. Credevo fossi un sogno e non volevo che svanissi nell'aria

– Il cuore non ti disse chi ero?

– Il mio cuore si era appena schiuso, non riusciva ancora a comprendere, ero come ubriaca. Tutti quei nuovi sentimenti che si affollavano in me mi stordivano. Quella mattina, durante il viaggio, Fred provò a dirmi di te, ma sai com'è fatto, quando vuole sa essere l'uomo più ermetico della Terra, e io ero troppo impaurita per comprendere quello che lui non diceva

– Quand'è che capisti?

– Quando mi prendesti tra le braccia. Ho quel ricordo impresso nella me­moria come un marchio. Sai che da quel giorno quasi tutte le notti venivo da te ad osservarti dormire?

– E per chi credi lasciassi una torta di mirtilli sulla tavola?

– Tu lo sapevi! Sapevi che ero li?

– Aspettavo con ansia quel momento

– Però anche tu sei una bella imbrogliona! Perché non me lo hai mai detto?

– Non sarebbe stata la stessa cosa

– Porca vacca! Allora hai ascoltato le cose che dicevo

– Tutte

– Oh mio dio! Spero almeno che le abbia dimenticate

– Non mi sarà mai possibile dimenticare una sola cosa che ti riguardi

– Qual è il ricordo più bello che hai?

– Posso dirti qual è stato il primo

– Quale?

– Quando nascesti

– Lo so, Fred mi ha fatto rivivere quegli attimi…e gli altri?

– La volta che tuo padre ti condusse alla nostra fattoria credetti proprio di morire dalla gioia, avrei voluto stringerti così forte da riuscire a farti penetrare in me

– Io ero già in te

– In ogni attimo della mia esistenza ti ho sentita dentro di me, anche se sempre immensamente distante

– Non accadrà più, vero? Ora staremo sempre assieme

– Ci hanno tenute separate troppo a lungo, e se a dio piacerà ora po­tremo riprenderci ogni istante del tempo perduto – Sussurrò Mary stringen­dola a se

Evitarono il centro della città percorrendo alcune stradine ancora silen­ziose, e dopo aver superato una piazza, ingentilita da un giardino che ne oc­cupava la parte centrale, e un breve viale alberato, raggiunsero la statale 65.

– Sei certa di ricordare la strada? – Chiese Mary

– La casa è subito dopo la curva in fondo alla strada. Sei stanca?

– No, camminare mi è sempre piaciuto

– Quella casa vale la pena di un piccolo sacrificio, non resterai delusa

– Bene! Mi fa piacere sentire un po' di entusiasmo

Man mano che avanzavano tra i grandi larici, Cristi iniziò a riconoscere i vasti campi bronzei, i canali per l'irrigazione e le basse case dai tetti rossi sprofondate in quel verde che in passato era stato teatro delle sue gesta con Cola.

Inesorabilmente tutti i dolorosi ricordi ripresero vigore precipitandola in una agitazione frenetica, e quando stagliata nell'azzurro del cielo apparve la piccola casa con il tetto di tegole rosse, le gronde e le persiane ancora mac­chiate per una sua bravata, non le fu possibile dominare un intollerabile do­lore allo stomaco che la obbligò a fermarsi e a serrare forte gli occhi.

– Dio, ma è stupenda! – Esclamò Mary

– Temevo che non l'avresti apprezzata – Borbottò Cristi riaprendo gli oc­chi

– Se avesse una stalla e un granaio sarebbe l'esatta copia della casa che abitavo nella valle

– È vero! Sembrano gemelle

– Ovviamente nella valle non avevo quella splendida recinzione

– Sapessi quante ore ho trascorso aggrappata a lei

– Perché?

– Ricordi com’ero quando arrivai nella valle?

– È un po' difficile dimenticarlo

– Avevo più guai che capelli, ma mi fu facile superarli… Fred e la mia col­lina mi aiutarono

– Mentre qui avevi soltanto quella staccionata – Commentò Mary

Cristi annuì asciugandosi gli occhi con le mani – Oltre ad Ellen fu l'unica realtà di questa città che riusciva a placare i miei istinti… Lei mi ha aiutato a sopravvivere

– A guardarla non si direbbe che abbia qualità taumaturgiche

– Ora è un po' trascurata, ma una volta era splendida. Ellen mi raccontò che fu un suo amico a regalargliela… Fu Fred, vero?

– Uh uh

– Ne era talmente gelosa che la tinteggiava personalmente ogni due o tre mesi

– Un po' esagerato, non ti pare?

– No, non credo. Un amore va protetto

– Bene, ed ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza cosa ne diresti di proseguire? – Chiese Mary notando che Cristi non si decideva a muoversi

– Per andar dove?

– Non siamo venute fin qui per occupare quella casa?

– Dobbiamo proprio?

– Paura? – Chiese Mary

– Tanta da non riuscire a muovere le gambe – Rispose soffiando fuori della bocca una gran massa d'aria

– Io sono con te, non dimenticarlo

– Mi sento male, mi si è chiuso lo stomaco

– So io cos'ha il tuo stomaco

– Ti sbagli non è appetito, è fifa nera. Ma perché non torniamo in città? Vi sono dei buoni alberghi

– Vuoi scherzare? Immagina cosa direbbe tuo padre se ti vedesse in questo stato

– Dio mio Fred, aiutami tu – Singhiozzò Cristi

– Non tradirlo, – Sussurrò Mary abbracciandola per le spalle – lui non ap­proverebbe queste lacrime

Compiendo uno notevole sforzo Cristi riprese il dominio di se – Ci pro­verò, ma tu stammi accanto

– Siamo tutti e due al tuo fianco – Sussurrò Mary

– Dammi la tua mano, ti prego

Ripresero ad avanzare tenendosi per la mano, e nel tentativo di spezzare lo stato di prostrazione che stava soffocando Cristi, Mary cambiò improvvi­samente argomento.

– Di solito per andare in centro cosa usavate, un'auto?

– Ellen ne aveva una nella rimessa – Rispose Cristi asciugandosi gli occhi – Era una vecchia Ford, ma lei riusciva sempre a farla andare

– Speriamo sia ancora li e che funzioni

– Se c'è ancora so io come farla funzionare

A causa dell'erba alta il piccolo cancello della staccionata oppose una certa resistenza quando provarono ad aprirlo.

– Ho l’impressione che in casa non vi sia nessuno – Disse Mary guardan­dosi attorno

– La chiave è nel vaso dei gerani. È sempre stata li

– Victoria mi aveva assicurato che vi sarebbe stato qualcuno ad at­tenderci

– Lei abita al di la della siepe, ma non è in casa

– Proviamo a bussare alla sua porta?

– Se fosse in casa ci avrebbe già viste. Ha l'abitudine di starsene sempre sulla veranda

– Beh, allora vediamo di trovare la chiave. In quale vaso hai detto?

– Gerani…l'ho trovata! – Esclamò Cristi porgendogliela

– Avanti allora, cosa aspetti ad aprire la porta?

– Io? Oh no!

– È la tua casa tesoro

– Non è la mia casa

– Amore cosa ti succede? – Le sussurrò Mary prendendola tra le braccia – Dov'è finito il coraggio della mia bambina?

– Andiamocene, io qui ci muoio

– Io invece credo che dovresti essere felice di essere tornata a vivere in questa casa

– L’ultima volta che ne uscii seguivo il corpo dell'unica persona che mi aveva amata, e che la mia malvagità aveva ucciso

– Smettila, ti assicuro che non incontrerai il suo fantasma

– Il suo fantasma lo abbraccerei, ho paura d’incontrare il mio

– E va bene, aprirò io, ma poi cosa farai, te ne resterai fuori?

– Perché mi sento così male? Perché sento mancarmi il fiato e sudo come non mi era mai capitato prima, perché?

– Passerà anche questa

– Non ho mai provato nulla di così angosciante – Disse aspirando profon­damente e asciugandosi gli occhi con le mani

– Brava, respira forte

– Okay, – Sussurrò Cristi con voce più calma – è passata, però entra tu per prima, io ti seguirò

– Sicura? – Chiese Mary sorridendole

Cristi annuì – Dietro di te verrei anche in capo al mondo

– Oh Fred! – Esclamò Mary scuotendo il capo

L'interno, illuminato da un vivido raggio del sole, era perfettamente in or­dine. I mobili erano stati accuratamente spolverati e accanto al piccolo ca­mino era stata accatastata in bell'ordine una minuta scorta di ceppi.

Sulla tavola, al centro della stanza, spiccava un basso vaso colmo di fiori freschi.

– Ha decisamente buon gusto – Osservò Mary sfiorandoli con la mano – Non ti dicono nulla questi fiori?

– Ne avevo anch’io sulla tavola della sala

– Perché?

– Perché piacevano a Fred

– Anche lei deve aver pensato la stessa cosa, non trovi?

– Forse – Rispose Cristi soffiando aria come un mantice

– È in arrivo un temporale? – Chiese Mary

– Temo di si, ho una gran voglia di piangere

– Beh, vediamo di non farlo

Mentre Mary dette inizio all'esplorazione del piano terra, Cristi salì le due brevi rampe di scale che conducevano al piano superiore arrestandosi di fronte la porta della camera che era stata di Ellen, e vincendo una dolorosa angoscia con una mano spinse il battente verso l'interno.

Dalla finestra socchiusa un raggio di luce colpiva un angolo del soffitto il­luminando debolmente la stanza. Con il cuore che batteva forte Cristi si guardò attorno cercando nella memoria il ricordo di ogni oggetto così come lo aveva lasciato la notte in cui Ellen si era sentita male.

Il grande letto con la spalliera in ferro fronteggiava ancora la voluminosa mole dell’armadio, e più in la, alla sua sinistra, faceva bella mostra di se la piccola toletta con lo specchio ovale macchiato di chiazze grigie e la poltron­cina in seta celeste con i braccioli consunti.

Lentamente avanzò nella stanza con le mani intrecciate dietro il capo, ma si arrestò subito per cercare, sul pavimento, la piccola piastrella con il fregio nero che da sempre ricordava staccata dalle altre.

Si accostò ad essa quasi con timore sfiorandola con un piede, e subito il silenzio fu rotto da quel «dlindlan» che per mesi l'aveva avvisata di ogni movimento di Ellen.

Si era appena spento l’eco di quel suono che le parve di riconoscere una presenza che gli anni non avevano voluto cancellare. Serrò forte gli occhi aspirando quell'aria antica, e nell'istante in cui la mente si colmò del ricordo di Ellen, ebbe l'impressione di riconoscere il suo profumo.

Istintivamente portò le mani alla bocca per impedirsi di gridare, e quando riaprì gli occhi, riflessa nello specchio, riconobbe l'immagine di Mary.

– Mi hai fatto paura – Sussurrò tentando di dare un tono di normalità alla sua voce

– Scusami, ma ho udito uno strano suono, cos'era?

Con il piede Cristi fece dondolare ancora la piastrella che emise di nuovo il suo squillante «dlindlan»

– Dovremo farla fissare – Osservò Mary

– No ti prego, non dovremo cambiare nulla

– Era la sua camera? – Chiese Mary

Cristi annuì asciugandosi gli occhi con le mani.

– Ora sarà la tua? – Chiese Mary

– No, – Sussurrò lei scuotendo il capo – Vorrei che fossi tu ad occuparla

– Sei certa di volerlo?

Cristi la guardò senza rispondere.

– Okay, sarà la mia camera, ma dovrò fare attenzione a questa matto­nella, potrei salirci sopra e…

– Fallo per favore, ho bisogno di sentire questo suono

Mary le accarezzò il volto

– D'accordo, ti prometto che quando sarò in questa stanza sentirai quel suono

Quando Cristi si fu calmata Mary le chiese di mostrarle quella che era stata la sua stanza

– Mi auguro non sia ancora come la lasciai

L'aria della sua vecchia stanza profumava intensamente.

– Qualcuno deve aver messo dei fiori! – Esclamò Mary spalancando le imposte – Avanti cosa aspetti ad entrare?

Lentamente Cristi fece qualche passo fermandosi quasi subito per chie­dere a bassa voce – Cosa senti?

– Profumo di fiori freschi

– Niente altro?

– Un flusso di pensieri e tanto dolore

– Quei pensieri e quel dolore sono miei

– Lo so tesoro, quella notte ero qui con te, ma non potevo aiutarti. – Sus­surrò Mary andandole vicino – Dovevo lasciare che nascesse la nuova Cristi. Sei certa di voler occupare questa stanza?

Cristi annuì – Si, questa è ciò che mi spetta

– Brava la mia donnina, ed ora mostrami quelle che sono state le tue cose. Poi vedremo di dare un'occhiata alla stanza che occupava Fred

Quando scesero nuovamente in salotto erano trascorse poco più di due ore dal loro arrivo.

– A proposito, – Disse Mary – dovremo tornare in centro, in frigorifero c'è soltanto una bottiglia di latte

– Andrò io

– Non vuoi che venga con te?

– Si, mi piacerebbe, ma se voglio vincere le mie paure dovrò pur comin­ciare ad affrontarle da sola

– La mia donnina comincia a mostrare i denti, bene, è così che ti voglio. Nel frattempo avrò modo di scoprire i segreti di questa casa

– Farai presto, non è grande come quella nella valle

– Per noi sarà sufficiente. Vuoi che ti prepari una lista di quello che oc­corre?

– Si, carta e matita dovrebbero essere accanto al telefono

Nel tempo che Mary impiegò a preparare la lista Cristi uscì in giardino, saltò la siepe che lo separava dalla casa di Victoria e tenendosi al riparo del fusto del vecchio cedro, rimase ad osservarla in silenzio.

– Dove sei stata? – Domandò Mary quando la vide rientrare

– Avevo bisogno di raccogliere alcune informazioni

– Victoria?

Cristi annuì – Ora sono certa d’essere tornata per lei

– Chi te lo ha detto?

Cristi si strinse nelle spalle – Ogni cosa di quella casa è intrisa di dolore. Sta male, le resta poco da vivere

– E lei sa di avere così poco tempo?

Cristi annuì sussurrando con un filo di voce – Lo sa

– E questo ti preoccupa?

– Avrò di fronte una persona che soffre, e questo renderà il mio compito ancora più difficile. Il dolore rende l'uomo più aspro

– Non è il caso di Victoria, te ne accorgerai

– Conosco bene quella donna

– No cara, tu non la conosci affatto, ti ricordi di lei, ma non la conosci. Sarà una grossa sorpresa quando scoprirai chi è realmente. Vedrai come saprà cancellare in un sol colpo tutte le tue paure

– E se dovesse riconoscermi? Mio dio ne morirei!

– Smettila di torturarti ed esci da questa casa, un po' d'aria ti farà bene

– Tu fingi sempre di non capire

– Per favore! – Sussurrò Mary sollevandole il volto e baciandola sulle lab­bra – Invece di piagnucolare prova a rammentare i momenti più belli che hai vissuto con lei

– Tutto quello che ho toccato è morto

– D'accordo abbiamo la figlia di Attila, ma cosa vuoi fare, tormentarti per tutta la vita? Sei tornata a Branson per rimediare, ma se continuerai a tortu­rarti sarai tu ad avere bisogno di aiuto. Vuoi farmi la cortesia di uscire?

– Va bene vado. Cosa debbo comperare?

– Ho preparato un elenco di quanto può servirci per oggi. Domani ve­dremo di organizzarci meglio.

– Abbiamo bisogno di tutte queste cose? – Chiese Cristi osservando la li­sta

– Ti pare siano troppe? Beh, forse hai ragione, tutte assieme saranno un bel peso

– Non è per il peso, ne ho sopportati di maggiori

– Allora cos'è?

– La nostra spesa nella valle si riduceva a…

– So com'era la vostra spesa, ma qui siamo in città e il pane si compera ogni giorno, non si prepara in casa

– Dio mio, ma quante delusioni dovrò ancora sopportare? – Sospirò Cristi avviandosi verso la porta

– Dove vai? Non vorrai uscire in quelle condizioni?

– Cos'ho che non va?

– Nella tua valle potevi anche uscire con gli occhi lucidi, ma qui non puoi più farlo. Vai a sciacquarti il viso, hai due occhi che fanno spavento

Prima di uscire Cristi ascoltò l'ultima raccomandazione.

– Se ti faranno domande, ed è assai probabile che te ne facciano, io sono la vedova Garrison e tu mia figlia

– E non è la verità?

– Certo, ma volevo sentire che suono aveva la parola mia figlia

– Suona bene?

– Uhm, mi da i brividi. Hai con te il danaro?

– Ce l'ho

– Okay, buona passeggiata… ehi!

– Si?

– Prometti di non combinare guai?

– Promesso. C'è altro?

– Non trastullarti e non farmi stare in ansia

Sulla porta Cristi ebbe un attimo di esitazione.

– Qualcosa non va? – Domandò Mary

– Sento un gran vuoto, vorrei essere a casa

– Sei a casa

– Chissà se rivedrò mai più la mia valle?

– La rivedrai non temere, ma ora vai tranquilla. Vuoi che resti in contatto?

– No… ma se vuoi qualcosa per me prova a dire una preghiera

Quando raggiunse il centro si sentì rinfrancata notando come nulla fosse cambiato. Riconobbe i negozi, i palazzi, e sulla piazza quel piccolo giardino con le stesse aiuole che ricordava. Le parve persino di riconoscere nell'aria il profumo che proveniva dagli opifici.

Due cose però riuscirono a sorprenderla; le numerose automobili par­cheggiate sui bordi delle strade, e la gente.

– Ma che cavolo ci fanno a quest'ora tutti in strada? – Si chiese

Alcuni dei negozi le apparvero più luminosi, mentre in altri non era mutato neppure il profumo dei loro interni.

Fece i suoi acquisti recandosi di proposito nei negozi che meglio ricor­dava, ma per quanto si sforzasse non riconobbe nessuna delle persone che vide.

Degli uomini al di la dei banconi non c'era più traccia, ora erano quasi tutte donne che, come Mary aveva previsto, le rivolsero un sfilza di do­mande.

Terminato di fare gli acquisti, e mentre si avviava verso casa con le buste della spesa strette tra le braccia, le venne da sorridere al ricordo dei timori che l'avevano accompagnata verso il centro.

– Porca vacca ce l'ho fatta! – Pensò meravigliandosi di come nessuno avesse mostrato di riconoscerla. – Non li ricordavo così gentili – Borbottò ri­pensando a quella anziana signora che aveva voluto aiutarla a scegliere tra una quantità di prodotti sconosciuti che l'avevano messa in difficoltà. Ma la cosa che più l'aveva sorpresa erano state le mille domande che le aveva ri­volto la giovane commessa dell'emporio quando aveva detto di provenire dal Vermont. Lei non si limitò ad ascoltare le sue descrizioni, ma volle conoscere dettagli più precisi, chiedendole perfino se una ragazza del sud sarebbe mai riuscita a sopravvivere in un abbiente così diverso da quello di Branson.

– Vorresti andarci a vivere? – Le chiese Cristi

– Perché no? Deve essere eccitante vivere in un luogo tanto bello. Forse in quella tua valle riuscirei anch'io a sognare ad occhi aperti

– La mia valle non accetta chi vuole soltanto sognare, lei ti chiede il cuore

– La tua valle può scegliere?

– In un certo senso può farlo

– Mi piacerebbe essere scelta, e forse potrei anche innamorarmene

– E' facile se si rispettano le sue regole

– Immagino che un giorno tornerai da lei

Cristi annuì sorridendole – Senza questa certezza non potrei vivere

– Ne parli come se fosse la cosa più importante del mondo

– Lo è per me, per il resto dell'umanità è soltanto un posto incantevole

– Dio come t'invidio, vorrei riuscire anch'io a provare tanto amore

Cristi la guardò annuendo, poi, forse per spezzare quell'atmosfera, sus­surrò – Posso conoscere il tuo nome?

– Carol, ma qualcuno mi chiama Skipy, e il tuo?

– Cristi

– Un gran bel nome

– Perché hai detto d'invidiare il mio modo d'amare?

– Non lo so, forse perché non credo di aver mai amato la mia città come tu ami quella valle

– Non l'ami?

– Cosa vuoi, Branson non è poi così entusiasmante

– Che strano, ho sempre pensato che il posto in cui si è nati debba es­sere il più bello. Non sono piacevoli i tuoi ricordi?

– Per la verità non ho mai pensato a loro come a cose piacevoli. Però ne ho moltissimi, e a pensarci bene qualcuno è anche da incorniciare. Sai che il tuo entusiasmo è davvero contagioso?

– Di questi tempi un po’ di passione non guasta mai

– Sei un bel tipo, e anche molto bella

– Lo sei anche tu

– Ti ringrazio, ma ho l'abitudine di guadarmi allo specchio almeno una volta al giorno, e non sono mai riuscita a vedermi bella

– Lo specchio è uno oggetto assolutamente imperfetto, non è attraverso di lui che è possibile vedere il tuo splendore – Sussurrò Cristi prendendo le due buste della spesa tra le braccia – La tua bellezza è dentro di te

Carol divenne improvvisamente seria – Cosa vuol dire dentro di me, non capisco

– Intendevo farti un complimento. Ora scusami ma debbo proprio andare

– Un momento ancora

– Mia madre si starà già preoccupando

– Okay, ti lascio andare se prometti di tornare

– C'è un altro emporio in questa città?

– Si, ce ne sono molti altri

– E negli altri c'è una ragazza di nome Skipy?

– Non lo so

– Prometto che tornerò

– Promesso?

– Promesso

– Per non farmi dimenticare. – Disse Carol mettendole tra le mani una di quelle spille con le quali le ragazze tengono raccolti i capelli sul retro del capo – Tienila, ti rammenterà l'impegno. Hai dei magnifici capelli

– Grazie, è bellissima, ma ora non so come sdebitarmi

Carol le sorrise – Potrai farlo la prossima volta dicendomi cosa hai visto dentro di me

– Posso dirtelo subito; in te c'è amore, simpatia, vita… E questo mi piace

Era ormai sulla statale, intenta a rammentare gli ultimi avvenimenti, quando il suono rauco di un clacson alle sue spalle la fece sobbalzare.

Senza voltarsi si spostò sul ciglio della strada per lasciare spazio all'auto, ma questa, dopo averla superata e percorso una decina di metri, si arrestò con un leggero stridore di pneumatici sull'asfalto.

Cristi rallentò l'andatura, e per un attimo il terrore che qualcuno l'avesse riconosciuta le fece gelare il sangue. Penso perfino di fermarsi, ma intuendo che ciò avrebbe potuto peggiorare la situazione continuò ad avanzare molto lentamente.

Gli ultimi passi, prima di raggiungere l'auto, furono i più penosi, il cuore le batteva così violentemente da farle mancare il respiro, e quando affiancò la decappottabile bianca e lanciò uno sguardo all'interno, poco mancò che non le cadesse quanto aveva tra le braccia.

– Ciao! – Disse la donna seduta la volante – Posso offrirti un passaggio? Ho l'impressione che tu vada nella mia stessa direzione

– Le sono grata, ma ormai sono a due passi da casa – Farfugliò lei ten­tando di nascondere il volto dietro le grosse buste

– Beh, non so quale sia la tua casa, ma la più vicina è ad oltre un miglio, e quella non può essere perché ci abito io

– Non si preoccupi, a me piace camminare

– Posso chiederti dove abiti?

– Nella casa dei Frost – Rispose lei senza mostrare il volto

– Testa matta che sono! – Esclamò la donna dandosi una gran manata sulla fronte – Allora lei è la signora Garrison?

– Non precisamente, sono sua figlia – Rispose Cristi scoprendo final­mente una parte del volto

– Che mi venga l'ulcera! Tua madre mi aveva parlato della sua piccina, ma Cristo santo tu non somigli a una bambina. E pensare che ho lasciato in frigorifero una bottiglia di latte

– Lo abbiamo trovato, è stata gentile

– Da quanto siete arrivate?

– Qualche ora fa

– Con tua madre ci siamo sentite per telefono soltanto ieri, e a dir la verità ho avuto l'impressione che foste ancora nel Vermont. Santo cielo! Ma che giorno è oggi?

– Lunedì 18 ottobre 1944

– Sei sempre così precisa nelle tue risposte?

– Più o meno

– Allora è stato proprio ieri che ci siamo sentite

– Quando la mamma le ha telefonato eravamo già a Springfield

– Come al solito ho fatto una gran confusione, ma cosa aspetti a saltare su? Non devi aver paura, che diamine! Siamo vicine di casa

Dopo un attimo di esitazione Cristi salì in macchina sedendo accanto alla donna.

– Immagino che tua madre ti abbia parlato di me, sono il dottor McNally, ma puoi chiamarmi Victoria. Tu ce l'hai un nome?

Cristi dovette ingoiare un rospo di notevoli dimensioni, poiché impiegò un'enormità di tempo prima di rispondere a voce bassissima

– Cristi Garrison

Victoria si voltò verso di lei osservandola per un lungo istante, e quando le sue labbra si piegarono al sorriso scosse il capo come per scacciare un pensiero

– Qualcosa non va? – Domandò Cristi

– No, no! Per un attimo ho creduto di rivedere un volto conosciuto. Quindi tua madre è Mary?

– Sissignora

– Bene, almeno ora so di non essermi rimbambita del tutto, i nomi li ri­cordo ancora. Come mi hai chiamata?

– Signora – Ripeté Cristi a bassa voce

– Santo cielo! Mi hanno chiamata in molti modi, ma fino ad ora nessuno mi aveva tanto infiocchettata

– Mi scusi non volevo

– Oh non devi scusarti, il problema è che non sono avvezza a tanta gen­tilezza. In città chi mi stima mi chiama la «vecchia», e tutto sommato è an­cora un complimento

– A me sembra brutto

– No, non lo è… Quando s’invecchia è difficile nasconderlo, ed io sono davvero vecchia. Ad ogni modo se per te è lo stesso puoi chiamarmi Victoria o dottore, ma non dottoressa… mi da sui nervi

– Posso pensarci? Un nome è molto importante… dev’essere scelto con attenzione

– Anche il tuo è un gran bel nome… e non deve essere facile portarlo

– Io ci riesco assai bene

– A domanda stupida risposta sensata. Quanti anni hai, sedici o dicias­sette?

– Dodici

– Dodici? Per la barba del profeta!

– Ho forse detto qualcosa di stupido?

– No, – Si affrettò a borbottare Victoria – ma mi cadesse la lingua se tu hai l'aspetto di una ragazzina di dodici anni

– Lo so, ma purtroppo non posso farci nulla. Deve credermi

– Puoi scommetterci!

– Perché? Potrei averle raccontato una balla

– Naaa, saresti la prima mocciosa che si diminuisce gli anni. General­mente le ragazzine della tua età si affibbiano sempre qualche anno in più

– Ho l'impressione che la mia età le abbia creato qualche problema

– No cara, nessun problema. Piuttosto sono io a credere che molto presto sarai tu ad averne

– Perché dovrei? – Ribatté Cristi rivolgendole uno sguardo preoccupato

– Perché non ti sarà facile convincere i ragazzi di Branson che hai sol­tanto dodici anni. Accidenti, ma cosa ti hanno dato da mangiare?

– Nulla di particolare credo

– Sei talmente bella che mi rammarico di non essere un ragazzo

Cristi divenne rossa fin sulle orecchia

– Cos'è? Non te lo avevano ancora detto? – Chiese Victoria ridendo di gusto dopo essersi accorta del piccolo incidente

– Ritengo certi apprezzamenti del tutto inutili – Rispose seccamente Cristi

– Oh beh, se lo dici tu

Ne seguì un breve silenzio che per Victoria ebbe il sapore di una puni­zione, ma pochi istanti dopo, quando il suo temperamento riemerse, infi­schiandosene delle buone maniere riprese con le sue domande

– Vedo che hai fatto spese

– Avevamo bisogno di alcune cose… Ma perché rallenta?

– Eh? Ah si, in questo tratto di strada c’è l’obbligo da andare a passo d’uomo – Mentì lei grattandosi il naso

– Quando dice bugie ha l'abitudine di grattarsi il naso? – Chiese Cristi

– Cristo santo, te ne sei già accorta – Rise divertita Victoria

– Mi scusi, non volevo essere impertinente

– Sei scusata, ma hai ragione, ho rallentato di proposito

– Posso conoscerne il motivo?

– Curiosità, desideravo osservarti con più attenzione

– Spero almeno di non averla delusa

– Santo cielo no, sei uno splen… oh oh! Stavo per caderci di nuovo. Posso almeno dirti che sei il mio tipo?

– Lei è gentile, ma non credo di essere diversa dalle altre ragazze

– Ti sbagli mia cara, tu sei semplicemente unica

– Ha deciso di farmi arrossire di nuovo?

– Era soltanto una constatazione, parola di scout

– Cosa vede di tanto unico in me?

– Tanto per cominciare il tuo volto

– Cos'ha di strano il mio volto?

– Non ha nulla di strano, è perfetto, e a guardarlo con questa luce sembra essere trasparente. È talmente limpido che se ne fossi capace potrei rag­giungere il tuo animo

– E cosa potrebbe dirle il mio spirito?

Victoria arrestò nuovamente l'auto e la guardò intensamente – Ciò che vedo l’ho già visto. – Sussurrò con voce leggera prima di scuotersi e riavvi­are il motore – E se vuoi un buon consiglio non far mai caso a quello che dico, – Proseguì con voce normale – presto ti accorgerai che sono un’incorreggibile burlona

– So riconoscere il tipo, ho vissuto qualche anno con un ragazzo più bur­lone di lei

– Hai detto un ragazzo?

– Era un modo di dire

– Allora ce l'hai?

– Cosa?

– Il ragazzo?

– Cosa intende precisamente?

– Intendevo un moccioso che ti fa la corte

– Un moccioso? Aaah no, non mi interessa

– Cos'è, non ti piacciono i ragazzi?

– Veramente non ho avuto il tempo per pensare a loro

– Non hai avuto il tempo per far cosa? Per la barba di Grant questa è davvero grossa! Non dirmi che nel Vermont eravate a corto di ragazzi

– No, ce n’erano e come

– Santo cielo, non sarai per caso caduta dalle stelle?

Cristi sorrise scuotendo il capo senza rispondere.

– Come trascorrevi il tuo tempo se non avevi un ragazzo da prendere per il naso?

– Cosa intende per prendere per il naso?

– Le solite cose

– E per lei quali sono le solite cose?

Victoria le lanciò uno sguardo indagatore – Ad esempio lasciar credere al moccioso certe cose per poi lasciarlo a bocca asciutta

– A bocca asciutta? Oooh! No, non l'ho mai fatto

– Nessun ragazzo ci ha mai provato?

– Provato a fare cosa?

– Accidenti, a darti un bacio. Cos'altro credevi?

– No, non è mai accaduto

– Si può sapere cosa diavolo facevi nel Vermont?

– Quello che fanno tutti, lavoravo

– Lavoravi?

– Si signora, lavoravo nei campi con mio padre. Mungevo le vacche e a volte…

– Cristo santo! Eri una contadina!

– Beh, si. E credo di esserlo ancora

– Questa non me la sarei davvero aspettata

– Cos'ha contro i contadini? È un bel mestiere, ed io ritengo di essere una ragazza fortunata. Non capisco cosa vi sia di tanto strano?

– Nulla! In fondo anche qui siamo più o meno tutti campagnoli

– Questo mi fa piacere, è un bel modo di vivere

– Se lo dici tu non posso far altro che crederti. Povera piccina deve es­sere stata ben dura la tua vita

– Niente affatto! La mia vita è stata meravigliosa

– Lavorando la terra?

– Sissignora, lavorando la terra e tutto il resto

– E senza ragazzi

– Credo che alla mia età se ne possa fare a meno

Victoria esplose in una risata – Scusami, a volte riesco a comportarmi come una perfetta imbecille!

– Se desidera che la creda le assicuro di non avere alcuna difficoltà

– Sei splendida ragazza mia, e sai essere anche spiritosa

– Perché ritiene di essere…? Beh, insomma…

– Imbecille? Puoi dirlo, puoi dirlo, me lo merito

– E il motivo?

– Perché non avevo capito un accidenti!

– Capito cosa?

– Tu mia cara! Non so come possa essere accaduto, ma quando ti ho vi­sta ho pensato che fossi una di quelle pollastrelle che si divertono a fare gli occhi languidi e a dimenare il di dietro

– Lei mi ha visto dimenare il di dietro? – Chiese Cristi sgranando gli occhi

– Beh, non ci giurerei, ma mi è sembrato di aver notato un certo movi­mento

– Non scherzi per favore, se mi dovesse accadere sarei capace di affo­garmi

– Reputi tanto sconveniente dimenare il sederino?

– Io non reputo proprio niente, ho soltanto detto che se dovesse capitare a me sarei capace di…

– Affogarti, si l'ho capito. E siccome non ho alcuna voglia di vederti fare un bagno, a pensarci bene non era un gran movimento

– Ne è sicura?

Victoria rise di gusto prima di rispondere scuotendo il capo – Puoi scom­metterci, hai un bel fondoschiena ma fermo come una roccia

– Non ho ancora capito se si sta burlando di me

– No, piccola. A me piace fare dello spirito… e per tua conoscenza t’informo che noi femminucce abbiamo un modo d’incedere più morbido di quanto possano fare i maschietti… e in questo non c’è nulla di strano, è del tutto naturale

– Davvero?

– Parola di medico

– Non lo sapevo… Ma forse a lei piacciono di più le ragazze che muovono il fondoschiena

– Santo cielo no! Tu mi piaci così come sei

– Allora non l’ho delusa?

– Tu? No mia cara, tu non potrai mai deludere nessuno

– Neppure i ragazzi?

– Loro più che mai… purtroppo, e se vuoi un buon consiglio continua a trascurare quegli animaletti

– Perché ce l’ha con loro?

– Perché sono gli esseri più insensibili e presuntuosi che il padreterno abbia messo sulla terra. Hanno ancora le dita nel naso e già sono interessati alle nostre mutande

– Ha detto mutande? – Chiese Cristi sorpresa

– Ho proprio detto mutande… Ti risulta forse che esista uno solo di quelle bestioline che non voglia sempre la stessa cosa senza poi sapere cosa far­sene?

Decisamente in imbarazzo, ma vincendo l’istinto che la consigliava di cambiare argomento Cristi chiese:

– Vuole essere così gentile da precisare cosa intende per «la stessa cosa»?

– Oh santo cielo ne ho combinata un’altra delle mie. Hai detto di avere dodici anni, vero?

– Sissignora

– Qualcuno ti ha mai detto che sei una ragazza?

– Intende una donna?

– Beh, si… Uno di quegli esseri dotati di tette e di tutto il resto dell'arma­mentario

– Certo che me lo hanno detto!

– E ti hanno mai parlato di una certa cosa chiamata sesso?

– Oh si! Lo conosco perfettamente

– Meno male, cominciavo a credere che fossi una marziana. Beh, allora dovresti sapere cosa vogliono i ragazzi da una ragazza

– Fare sesso?

– Ecco! L'hai appena detto

– Eppure qualcuno è convinto che ciò rientri nella sfera della normalità

– Sissignora, ne sono convinta anch’io. Ma porca miseria alcuni di quei fi­gli di cane non pensano ad altro!

– Debbo quindi dedurre che la sua preferenza vada a quella parte di ra­gazzi che non si interessano alle nostre mutande?

– Ehi, ma tu da che parte stai? – Borbottò Victoria senza guardarla

– Mi scusi, ma non ho potuto fare a meno di chiederglielo

– Sei uno spiritello birbante, eh? Bene, allora lascia che ti chiarisca le idee… Quella specie di mammiferi in pantaloni corti, sono talmente imbranati che se per caso dovessero trovarsi davanti al loro oggetto del desiderio, al massimo saprebbero chiederci perché non ci siamo rasate

Non riuscendo più a contenersi Cristi esplose in una delle sue risate tra­volgenti.

– Guarda che non sto scherzando, sono degli imbranati da museo delle cere, e non solo, ma sono anche sbruffoni e bugiardi. Tu prova a restartene trenta secondi con uno di loro dietro una siepe a raccontare barzellette e in giro si saprà che aspetti… beh insomma hai capito, no?

– Immagino di si – Rispose Cristi continuando a ridere

– Ad ogni modo per te è ancora troppo presto per correre di questi pericoli

– Non sono abbastanza appetibile?

– Ah per questo lo sei e come, ma hai soltanto dodici anni, e a quell’età certe funzioni non sono ancora comparse, capisci cosa intendo?

– Certamente, ma ho paura di doverla deludere

– Oh povera piccina, hai cominciato presto a tribolare

Notando l’imbarazzo che sembrava aver preso Cristi, Victoria se la cavò di par suo

– Forse è meglio che la smetta di riempirti la testa di sciocchezze. Sono una vecchia impossibile. Spero proprio che tu non me ne voglia

– Nossignora, lei mi piace

– Ahi ahi. Ricordati che io sono Victoria o dottore

– Mi scusi dottore, vedrò di ricordarmelo

– Naaa, ma come parlate nel Vermont. Hai pronunciato quel dottore come se stessi gettando una buccia di banana nella pattumiera

– Dottoressa proprio non le piace?

– Non provarci neppure se non vuoi buscarti un pugno sul naso. Ho tri­bolato troppi anni per ottenere gli stessi diritti dei maschietti, quindi o mi chiami dottore oppure Victoria

– Per me Victoria va bene, è un bel nome, mi piace

– Così va meglio

– Come mai le hanno dato quel nome? Se non sbaglio è di origine spa­gnola

– Mia madre era messicana, una vera bellezza con la B maiuscola... E non guardarmi a quel modo, non sto raccontando balle; quella che hai da­vanti e la fotografia sputata di suo padre

– Anch'io somiglio molto a mio padre

– Debbo dedurre che tuo padre sia un uomo molto interessante?

– Oh no, mi sono espressa male, il mio aspetto l'ho ereditato da mia ma­dre. Lui si è limitato a scegliere il mio nome e a darmi il suo carattere

– A proposito, non ricordo quando e ne dove, ma qualcosa mi dice che debbo aver conosciuto un'altra ragazza con il tuo stesso nome

– È probabile, è un nome piuttosto comune

– Inizia con la lettera C o la K?

– La C

– Beh, vedrai che prima o poi me ne ricorderò

– Sono sicura che ci riuscirà. I ricordi hanno bisogno dei giusti stimoli per riaffiorare

– Porco demonio! Abbiamo una psicologa. Conosci la materia?

– Un poco! Mio padre aveva una grande quantità di libri

– Tuo padre è con voi?

Cristi scosse il capo.

– Sono separati? – Domandò ancora Victoria

Cristi scosse di nuovo il capo.

– È nel pacifico? No?… Oh, capisco. Mi dispiace tesoro, so bene cosa si prova. Anche a me è capitato di perderlo troppo presto. Toh! Quella dev’essere tua madre – Esclamò Victoria indicando avanti con un cenno della testa

– Dove?

– Quella specie di palo telegrafico che sta passeggiando in giardino come un leonessa in gabbia

– È proprio lei. Temo di averla fatta stare in ansia

– E ne ha tutte le ragioni mia cara. Anch'io lo sarei stata se ti avessi man­data in centro tutta sola

– Crede che abbia potuto correre dei pericoli?

– Tu no, ma i ragazzi di Branson ne hanno corsi e come!

Quando l'auto si arrestò davanti il cancello Victoria ne scese dirigendosi verso Mary.

– Signora Garrison buongiorno! Sono il dottor McNally, si ricorda? Ci siamo sentite ieri al telefono. Non so come chiederle scusa per il mancato appuntamento

– Non c'è nulla di cui deve scusarsi, abbiamo trovato la chiave e siamo entrate in casa senza troppe difficoltà

– Immagino che anche da voi la chiave sia sempre nel vaso di gerani

– Per la verità dalle nostre parti non si usano chiavi di alcun genere – Disse ridendo Mary

– Ma va? Dovevate abitare in una specie di paradiso

– In un certo senso. Però anche qui non è male, è tutto così tranquillo

– Oddio, non è del tutto tranquillo, ma non possiamo lamentarci. Spero abbiate trovato tutto in ordine. In quanto al giardino domani provvederò a farlo sistemare

– È stata gentile a prendersi tanto disturbo, non doveva

– Disturbo? Oh santo cielo! Dalle nostre parti si usa far sentire gli ospiti a casa propria. Avete fatto buon viaggio?

– Un po' lungo, ma piacevole. Abbiamo viaggiato in treno fino a Sprin­gfield, e di lì abbiamo deciso di proseguire in pullman

– Bene, sono proprio felice di avervi con me, siete due splendide ragazze

– Vuole sapere una cosa? Fino a pochi minuti fa avevo soltanto udito la sua voce al telefono, ma ero certa che fosse esattamente così com'è

– Non me lo dica… Speravo che almeno al telefono potessi sembrare meno vecchia e brutta

– Lei non è né vecchia e né brutta, ma esattamente come avrei voluto che fosse

– Oggi dev'essere la mia giornata speciale, in pochi minuti ho avuto l'oc­casione di conoscere una figlia psicologa e una madre veggente. Oddio scu­satemi, sono proprio una incorreggibile mattacchiona

– Posso chiederle qual è la sua professione?

– Non l'ho detto?

– Oh si, certo, è medico. Immagino debba essere una professione gratifi­cante

– Qualcuno non è del tutto d'accordo, ma a me piace

– In cosa si è specializzata?

– Pediatria e ostetricia, ma curo anche i maschietti. Sa che a Branson abbiamo l'ospedale più attrezzato della contea?

– Ottimo! Ciò significa che siamo in buone mani?

– I miei colleghi sono quanto di meglio vi sia sulla piazza

– E lei?

– Sinceramente di me non riesco a dare alcun giudizio

– Perché?

– Semplicemente perché sono figlia di medico

– Non afferro la sfumatura

– Mio padre era davvero un buon medico, io non valgo neppure la sua decima parte

– Davvero era così bravo?

– Accidenti se lo era! Ha trascorso gran parte della sua vita tentando di guarire gli uomini con tutta la sua allegria e quel poco di medicina che la scienza gli metteva a disposizione

– Capisco. Immagino che sia stata sollecitata da suo padre ad intrapren­dere la professione del medico

– Al contrario! Ha fatto di tutto per convincermi che la cosa migliore era di avere un marito e dei figli

– Non vedo perché una donna non possa essere un ottima madre e un buon medico

– Non per lui. Egli è stato l'ultimo appartenente di una razza che conside­rava prioritaria la missione del medico. Sa cosa mi disse poco prima di mo­rire?

– Cosa?

«Se puoi farne a meno evita di diventare medico. È un gran bel me­stiere, ma rende soltanto una grande pena. Si soffre troppo quando ci si sente impotenti di fronte ad una vita che ti sfugge dalle mani… Ma se sarai tanto sciocca da legare la tua vita ad un giuramento, allora è meglio che tu sappia che quella promessa t'imporrà regole assai dure. La tua persona, le tue esigenze e i tuoi affetti ne soffriranno, poiché da quel momento tu ap­parterrai agli altri, e ogni volta che un uomo disperato busserà alla tua porta per domandarti un miracolo, e tu non saprai come aiutarlo e parlare ti sarà difficile, allora potrai soltanto costruire una scala d'amore e invitalo a raggiungere il tuo cuore. Un medico non ha altro compito che curare, sorri­dere e consolare. E quando uscirai di casa per recarti al capezzale di chi soffre, dovrai ricordarti di lasciare in un cassetto i problemi che affliggono la tua vita. Non è giusto far pesare la nostra tristezza su chi già conosce la sofferenza. E quando tornerai a casa e sentirai il bisogno di un conforto, troverai soltanto dio pronto ad ascoltarti, perché sarà a lui che dovrai ri­spondere del tuo operato»

– Suo padre doveva essere un grand'uomo

– Mio padre era un grand'uomo, e per seguire le sue orme ho dimenticato di costruirmi una famiglia riempiendo la mia vita di cassetti

– Non si è mai sposata?

– No, sono un’anziana signorina troppo occupata a sorridere, curare e consolare

– Vuole entrare in casa? La prego, ci farebbe piacere

– So di essere scortese, ma mi aspetta un pancino dolorante. Però se non sarò di troppo disturbo vi prometto di venire non appena vi sarete siste­mate. A proposito, vi hanno già consegnato i bagagli?

– Lo faranno in giornata, almeno spero. Perché questa sera non viene da noi?

– Perché no! Un po' di moto mi farà bene

– Oh no, non dovrà fare nulla, ci farebbe piacere averla a cena con noi

– Per carità! Rischierei di fare una pessima figura. Si figuri che general­mente un uovo è tutta la mia cena

– Allora deve venire ad assaggiare le uova di Cristi, ne sa preparare di deliziose

– Ho l'impressione di avere incontrato una famiglia extraterrestre. Da quando il padreterno mi ha scaraventata da queste parti, dimenticandosi di completarmi, per me le uova sono sempre state un tuorlo, un po' d'albume, qualche altro ingrediente e nient'altro. Sinceramente non ne ho mai cono­sciute né di deliziose né di troppo indecenti

– Allora le consiglio di fare al più presto una gita nel Vermont, non è vero Cristi?

Cristi annuì restandosene in disparte.

– Okay! – Mi avete convinta, verrò, a patto che mi perdoniate l'appunta­mento mancato e lasciate che sia io ad offrire il vino

– Perfetto! – Esclamò Mary – Così potremo brindare alla nostra amicizia con un buon bicchiere

– Spero che lo sia. – Aggiunse divertita Victoria – Lo scorso Natale mi re­galarono un paio bottiglie di vino napoletano. Laggiù sanno farlo sul serio

– Oh lo sappiamo! – Esclamò Cristi riacquistando improvvisamente il sor­riso e la parola – È una città che conosco benissimo

– Siete state in Italia?

– No! – Rispose Mary anticipando la risposta di Cristi – Ma suo padre ha vissuto la sua gioventù in quella città

– Alcuni anni fa ho avuto l'occasione di visitarla

A quel punto gli occhi di Cristi brillarono e non resse al desiderio di chie­dere – È davvero bella come si dice?

– Non ti hanno mentito, è davvero bella. Per me si è trattato di una vera rivelazione… Mai avrei immaginato di trovarvi cose che credevo scomparse… Oh santo cielo! Sono una vera chiacchierona. Beh, ora debbo proprio an­dare, ci vedremo questa sera. Ciao Cristi, spero diverremo amiche

Cristi annuì sorridendo, e nel farlo socchiuse lievemente gli occhi in quel suo vezzo tutto particolare.

– Ehi! – Esclamò Victoria – Tu dovrai evitare di sorridere in pubblico, al­trimenti avrò l'ospedale pieno di cuori infranti. Addio ragazze, a stasera!

– Buona giornata! – Esclamò Mary

– Stamani debbo essere scesa dal letto con il piede giusto – Borbottò Victoria salendo sull'auto

Prima di rientrare Mary e Cristi rimasero sul marciapiedi a guardare l'auto di Victoria sfrecciare via oltre la curva.

– È una brava persona – Ammise Mary

– Sai che non la ricordavo così spiritosa? Con me è sempre stata molto dura. Hai sentito cos'ha detto? È stata a Napoli

– E allora? La conosci altrettanto bene anche tu

– Le farò sputare fino al suo ultimo ricordo

– Potrebbe essere un buon inizio, ma ora perché non lasci in pace Napoli e te ne vai a dare un occhiata all'auto che è in garage? In casa me la vedo io

– Lascia che ti aiuti, sono brava quanto te

– Lo so, ma da oggi in questa casa ognuno avrà il suo ruolo, e il mio è quello della madre

– E io cosa dovrò fare?

– Quello che fanno le ragazze della tua età

– E cosa fanno?

– Non avere fretta, lo scoprirai fin troppo presto

– E come? Se non conosco nessuno

– Vedrai che da domani avrai fin troppe amicizie

– Sono articoli che si comprano al negozio?

– Hai dimenticato che dovrai frequentare una scuola?

– Domani? Così presto?

– Prima ti iscriverai e prima potrai iniziare i corsi

– Non ho bisogno di frequentare una scuola

– Hai tanto da imparare che non sarà sufficiente un anno. E vedrai se ho ragione. Ad ogni modo dovrai frequentarne una per il semplice motivo che le ragazze e i ragazzi della tua età hanno l'obbligo allo studio

– Detesto quella parola, e poi sai bene che potrei risolvere tutti i problemi di questo mondo

– Lo so, ma tu dovrai lasciare che tutti quei normali problemi che afflig­gono i ragazzi della tua età sfiorino anche te

– Sai che barba – E siccome Mary stava per ribattere lei la prevenne ag­giungendo – Va bene, scherzavo. C'è altro?

– L'auto!

– Quale auto? Oh si, vado

La giornata trascorse senza un attimo di respiro. La società incaricata del trasporto consegnò i bagagli nella tarda mattinata, ma soltanto quando il sole iniziò a piegare la sua corsa verso l'orizzonte che riuscirono a pronunciare il sospirato «Per oggi basta così»

La casa era quasi in ordine, comprese le tende alle finestre, e quando si misero in cucina per preparare la cena erano ormai le sei del pomeriggio.

– Cosa prepariamo per Victoria – Domandò Cristi

– Abbiamo della carne, un buon camino e legna asciutta… Cos'altro oc­corre per preparare delle buone bistecche?

– Mi occupo io del camino, sono brava

– Okay, sarà compito tuo

– E con la carne, cosa le daremo?

– Carote e patate! Credi che le piacciano?

– Spero di si, non abbiamo altro

– Non abbiamo altro? E la torta di mele?

– La facciamo?

– Ma certo! E ci saranno anche le tue uova

– Vuoi dire le uova di Fred

– Ehi ehi! Per ora quel nome non si pronuncia. Almeno fin quando non ri­uscirai a farlo senza commuoverti

– Sarà un po’ difficile, ma ci proverò

– Brava! Ora occupati del camino

– Prima dovrò tornare in centro per acquistare uova, succo di acero e benzina per l'auto

– Santo cielo è vero! Speriamo che a quest'ora i negozi non siano chiusi

– Non in questa città

– Allora dovrai anche prendere delle mele, farina per la torta e…

– So cosa occorre, farò in un attimo

– Vuoi che venga con te?

– Perché? Conosco la strada

– Beh, si sta facendo buio

– Non ti pare eccessiva questa preoccupazione?

– Hai ragione, a volte dimentico chi sei

– Ci riesci? – Domandò Cristi sorridendo

– No, – Disse scuotendo il capo Mary – so perfettamente chi sei in ogni istante, ma sapessi da quanto tempo desidero preoccuparmi per mia figlia

Cristi si accostò a lei e la baciò sulla guancia

– Ti ringrazio, – Sussurrò abbracciandola – sei una vera amica

– Non tua madre?

– Oddio scusami. Tu sai che vorrei esprimere i miei sentimenti come ri­uscivo a fare con Fred, ma ho bisogno di altro tempo. C'è ancora qualcosa che blocca il mio cuore

– Quando eravamo nella valle sapevi esprimere più liberamente i tuoi sentimenti

– È vero, ma li era tutto più facile, avevo Fred con me

– Non vedo cosa possa entrarci tuo padre?

– Beh, forse a te sembrerà sciocco, ma saperlo al mio fianco mi impediva di preoccuparmi di certi dettagli

– Quali dettagli?

– Te lo dico se prometti di non ridere

– Promesso… Allora?

– Perché tu sei la seconda donna nella vita di mio padre

– Oh! E chi sarebbe la prima? – Chiese Mary carezzandole i capelli

– Come chi? Sono io

– Credevo ti riferissi ad Ellen

– Lei è la terza

– Sei ingiusta, per tuo padre non esiste né prima e né terza

– Di questo non ne sono proprio certa… ad ogni modo ci siete

Mary rise di gusto – E avere scoperto che siamo nel cuore di tuo padre ti rende un tantino gelosa. È di questo che si tratta?

– Se dico di si ti arrabbi?

– Mi arrabbierei se fosse il contrario. È normale che una ragazza della tua età provi di questi sentimenti

– Lui non la pensa proprio a questo modo. Da quanto ho capito ci ama in tre modi diversi

– Ovvero?

– Ellen perché appartiene al suo mondo infantile, me perché sono sua fi­glia e tu perché sei uno schianto

– Smettila gelosona, sai quanto me che nel cuore di tuo padre non è cambiato nulla. Tu lo occupi per intero

– Il cuore di mio padre è molto grande

– Molto meno del tuo

– A proposito, non mi hai più detto cosa accadde quando Fred ti vide nuda

– Non l'ho detto e credo che non lo dirò

– Perché? Non ci sono mai stati segreti tra noi

– È vero, ma ciò che tu desideri conoscere appartiene ad un mondo in­timo e personale al quale non sono ammessi estranei

– Io non sono un estranea, sono tua figlia

– Ma per quel mondo lo sei

– Anche Fred ne è estraneo?

– No, lui ne fa parte, comprendi cosa voglio dire?

– Ho paura di si, e non è simpatico scoprire di essere fuori del vostro uni­verso

– Non correre con la fantasia, tu sei la cosa più importante della nostra vita, ma devi comprendere che il rapporto che lega un uomo e una donna è inviolabile, e nessuna di noi si sognerebbe mai di farne uno specchio

– Io non avrei alcuna difficoltà a parlartene

– Questo prova che sei una ragazza giudiziosa, ma soltanto perché hai dodici anni. Crescendo ti sarà più facile comprendere certi piccoli particolari che oggi ti sfuggono

– No, non è vero. Io per te non avrò mai segreti

– Staremo a vedere

– Le altre ragazze ne hanno?

– Alcune riescono a mantenere aperto il loro rapporto con la propria ma­dre, mentre altre scelgono di non farlo

– Ed è sbagliato?

– In linea teorica no, ognuno deve sentirsi libero di fare le proprie scelte

– Ma in pratica?

– In pratica questa seconda scelta è la più comune… e non perché s’interrompa il sentimento di amore e di affetto, ma perché crescendo matura in noi un velo di pudore e di autonomia che lentamente tende a distaccarci

– Con Fred non ho mai avuto alcun tipo di pudore

– Ne sei certa?

– Beh, si… i primi giorni fu un bel problema. Ti ha mai raccontato di quando mi mise tra le coperte nuda? Quando me lo confessò mi sarei messa sotto terra… ma poi con il tempo le cose cambiarono. Tra di noi non ci sono mai stati problemi… fino a quella sera

– Ti riferisci a quella famosa sera?

Lei annuì e sorrise stringendosi nelle spalle – A ripensarci non so come sia riuscita a trovare tutto quel coraggio

– Eppure è accaduto, e senza grossi traumi

– All'inizio ero terrorizzata, e forse lui lo era ancora più di me

– Dio come avrei voluto esserci

– Non burlarti di tuo marito, fu meraviglioso. Fu così bravo a rassicurarmi che finii per chiedergli di fare ciò che avrei dovuto fare io… Ti rendi conto?

– Oh santo cielo! Di questo non ne sapevo nulla

– È vero, lo giuro

– Oh porca vacca! E lui… lo fece?

– No! Ma cosa dici… Però… Non lo so, ma credo che se glielo avessi chie­sto ancora una volta… Tu credi che lo avrebbe fatto?

– Non lo so, ma ne dubito

– Eppure sono convinta che per me lo avrebbe fatto. Per fortuna mi resi conto della situazione… Ad ogni modo oggi non sarei più capace di affrontare la stessa situazione

– Perché? Avresti di fronte lo stesso uomo

– Ma tu scherzi! Al solo pensiero che qualcuno possa accorgersene… Od­dio se accadesse ne morirei di vergogna

– Stai commettendo l’errore di molte altre. Non ci si deve vergognare di ciò che c’impone la nostra natura di donna. Ormai tutti gli uomini sanno che una volta al mese noi femminucce abbiamo un certo problemino da risolvere. Certo dobbiamo fare un po’ di attenzione, ma non dobbiamo vergognarcene

– Beh, forse sarà come tu dici, ma io non sarò mai capace di confessare che è stato mio padre ad istruirmi a risolvere quel problemino

Mary rise di gusto – Quando si è molto giovani e inesperte un genitore vale l’altro, l’importante è che si superi quel momento senza lasciarsi travol­gere dalla paura. Ed ora cosa ne dici se cambiamo argomento?

– Prima dimmi se desideri dare una risposta alla mia domanda di poco fa

– Oh beh… si… Se tu credi che certi particolari possano aiutarti

– Immagino di si, altrimenti non mi resta che fare di persona le mie espe­rienze

– Ringrazia il cielo che tuo padre sia così distante, altrimenti ti avrebbe fatto correre per tutto il Missouri. Ma sono cose da dire?

– Possibile che non capisci più quando scherzo?

– Ho l'impressione che tuo padre ti abbia istruito fin troppo bene a pren­dere per i fondelli la gente

– Mio padre mi ha istruito alla perfezione su tutto

– Tranne che su certe cose. Okay, farò quanto c'è da fare, ma tu devi farmi due promesse

– Quali?

– Che non pretenderai di conoscere la parte più intima

– Questo non posso prometterlo

– Oh signore! Non vorrai mica che ti descriva com'è fatto tuo padre?

– Oh no! So bene com'è fatto. A me interessa sapere come e dove pos­sono condurre certi approcci, non voglio sapere altro

– Beh, vedrò di fare del mio meglio, ma non oggi

– D'accordo, e qual è l’altra promessa che dovrei fare?

– Vedi di sbloccare in fretta il tuo cuore, muoio dalla voglia di sentirmi chiamare mamma

– Ti giuro che lo farò. Oh se lo farò!

Continua...




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