ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 20 ottobre 2015
ultima lettura sabato 20 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Valle Incantata -17

di Legend. Letto 484 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 La Valle Incantata -17 16 Giugno 1944    Quella mattina, a causa dell'insolito comportamento di Cristi, che sembrava fare ogni cos.......

La Valle Incantata - 17

16 Giugno 1944

Quella mattina, a causa dell'insolito comportamento di Cristi, che sembrava fare ogni cosa con una esasperante flemma, uscirono di casa quando il sole aveva già fatto capolino sulla linea dell'orizzonte.

– Ehi pulcino, – Gridò Fred per l'ennesima volta dal giardino – vuoi finirla di trastullarti?

Senza concedere risposta lei proseguì nel suo insolito tran tran, decidendo di uscire di casa e seguirlo, soltanto quando lo sentì sbuffare e borbottare alla sua maniera.

– Cos'avevi da gingillarti? – Chiese lui sentendola trotterellare dietro di se e voltandosi a guardarla

– Nulla! – Rispose lei arrestandosi – Dai cammina

Da allora e per l'intera mattinata non si scambiarono una sola parola. Fred riprese a trascinare con il trattore le grosse radici estratte dal terreno il giorno precedente, mentre Cristi proseguì nella concimatura del campo sotto la collina.

(Per la verità era già accaduto che il lavoro li separasse per l'intera giornata, ma mentre le altre volte lei trovava sempre un pretesto per avvicinarlo, quel giorno evitò con cura di accostarsi e mai avrebbe immaginato che quel giorno si sarebbe trasformato nel più lungo e importante della loro vita.)

Per qualche ora l'impegno nel lavoro seppe distogliere Fred da qualsiasi altro pensiero, ma quando sul tardi si rese conto che lei non si era ancora vista con uno dei suoi assurdi stratagemmi, iniziò a preoccuparsi a tal punto da cambiare il suo percorso per osservarla più da vicino.

Probabilmente lei dovette accorgersi di quelle manovre, ma ciò non modificò di una virgola il suo atteggiamento assorto e distaccato.

Conoscendola ormai bene quel comportamento suscitò in lui uno stato d'ansia che peggiorò con il trascorrere delle ore e sebbene quei suoi mutamenti di umore, che di tanto in tanto ancora la colpivano, non erano più una novità, quando fu l'ora di consumare il pranzo e lui si recò al capanno e la trovò seduta sul prato, allora fu certo che qualcosa non doveva andare nel verso giusto

– Cos'è che non va? – Le chiese a bruciapelo

– Nulla, va tutto bene – Rispose lei avviandosi verso i campi

– Ehi pulcino! Non mangi?

– Ho già mangiato. Ci vediamo più tardi. – Mormorò offrendogli uno dei suoi sorrisi

Il resto della giornata fu l'esatta copia del mattino e quando al tramonto si avviarono verso casa, lei si limitò a seguirlo ad una decina di metri senza pronunciare una sola parola.

Più volte Fred si fermò per attenderla, ma cosa del tutto insolita anche lei si arrestò, riprendendo a stargli dietro soltanto quando, sconsolato, lui riprendeva il cammino.

In casa le cose parvero perfino peggiorare e nel tentativo di spezzare quel suo stato di prostrazione, lui le propose di andare assieme in città il giorno successivo.

– Ti ringrazio, ma ho troppo da fare – Si limitò a rispondere lei con uno stentato sorriso

– Potremmo passare da Mary – Provò ad insistere lui

– Lo sai che è impegnata con la scuola

– Ah già! Beh, tanto meglio, potremmo incontrarla in città

– Non avrà tempo per noi e poi c'è un sacco di lavoro arretrato da completare. Vai pure tranquillo

– Pensavo che un giorno di riposo ti avrebbe fatto bene

– Sei gentile a preoccuparti, ma davvero non posso

– E se dovessi vedere Mary? Cosa le dico?

– Certo che la vedrai, tu vai in città soltanto per lei

– Non è affatto vero. Vado in città a fare spese

– Va bene scusa, come non detto

Vista l'inutilità dei tentativi, ma continuando a controllarla con occhiate furtive, Fred decise di occuparsi della loro cena.

Di solito, quando era Fred a doversi occupare dei fornelli, lei amava sdraiarsi davanti il camino avventurandosi in lunghe e rumorose zuffe con Soffio, ma quella sera sembrava essere tutto tremendamente diverso. Ne lotte, ne grida e ne risate, se ne stava seduta sul gradino del camino con lo sguardo perso nel vuoto e ogni volta che cambiava posizione emetteva sospiri sommessi.

– A cosa pensi? – Azzardò Fred

– A nulla e a tante cose – Rispose lei scrollando il capo

Quella frase, mormorata con voce stanca, produsse in lui una sensazione di paura che gli serrò lo stomaco in una morsa dolorosa.

– Vai a lavarti le mani, la cena è in tavola – Disse lui

Lei si diresse in cucina, ma neppure la vista di Soffio sul lavabo, pronto a ricevere sul muso la solita spruzzata d'acqua, mutò il suo atteggiamento.

Infatti si lavò le mani ignorandolo e lui, il gatto, dopo averla guardata sconsolato sedersi a tavola, saltò sul pavimento andando mogio mogio a strofinarsi alle sue gambe.

Inutilmente tentò di provocarla con miagolii e colpi di zampa sulle gambe, lei non lo degnò di un solo sguardo, rimanendo con il capo poggiato alla mano a giocherellare con le posate.

– Non hai appetito? – Domandò Fred

– Non molto

– Qualcosa non va?

– No! – Si affrettò a rispondere lei – Va tutto bene

– Allora vuol dire che non riesco più a capirti. È da stamani che ti comporti stranamente

Lei alzò lo sguardo incorniciando il volto con uno stiracchiato sorriso – Sai come sono fatta, a volte mi capita

Lui annuì riprendendo a mangiare, mentre lei, dopo aver assunto per l'ennesima volta una nuova posizione chiese – Ti dispiace se salgo?

– Non vuoi proprio parlarne?

– Di cosa dovrei parlare? Non capisco

– Beh, allora stammi bene a sentire, sarò vecchio e forse anche un po' rimbambito, ma ti conosco troppo bene per non capire che qualcosa ti preoccupa

– Ma dai, non mi preoccupa nulla, te l'ho detto, sono soltanto stanca. Può accadere anche a me di non avere appetito

– È proprio questo che non quadra. Sono anni che non salti un pasto. Tu saresti capace di mangiare anche mentre dormi

– E va bene ho mal di pancia, ora sei contento?

– Non dire scemenze non lo sono affatto. Avrai mangiato qualcosa che ti ha fatto male

– Ho mangiato le stesse cose che hai mangiato tu

– Vuoi che ti prepari una tisana?

– Una delle tue tisane? No grazie... ho già il mal di pancia! – Esclamò lei alzandosi per dirigersi verso le scale

Fred fece appena in tempo a sollevare lo sguardo su di lei che la vide sorreggersi alla tavola emettendo un gemito di dolore.

Alzarsi e prenderla tra le braccia fu tutt'uno, ma a quell'atto spontaneo Cristi reagì con violenza cercando di staccarsi da lui

– Lasciami! Sono capace di camminare da sola! Pensa alla tua cena – Urlò con voce risentita

Sorpreso per quella reazione Fred si abbassò per deporla sul pavimento, ma non appena lei tentò di salire un gradino si piegò nuovamente emettendo una smorfia di dolore.

– Sta calma ti porto di sopra io – Disse lui sollevandola di nuovo tra le braccia

– Mettimi giù – Implorò lei scoppiando a piangere – salgo con le mie gambe, lasciami

– Accidenti a te, – Reagì Fred – ma lo vedi che non sei in grado di camminare? Ora ti metto a letto e poi farò un controllo

Spingendolo con le braccia lei tentò nuovamente di liberarsi – Lasciami brutto testone! Ho detto di lasciarmi!

– Ma cosa ti prende, sei impazzita?

– Non sono pazza, vuoi lasciarmi o no? E poi non sono affari che ti riguardano, mettimi giù!

– Per tua conoscenza non c'è nulla di te che non riguardi anche me

– Ora mi stai facendo arrabbiare sul serio. Porca vacca mettimi giù! – Urlò lei dimenandosi come un'anguilla

– Ehi! La finisci di urlare? Ho detto che ti metto a letto e sta pur certa che ti c'infilo dovesse cascare il mondo e poi fammi il favore di smetterla di parlare come un boscaiolo. Certe espressioni non stanno bene in bocca a una bambina

– Fred, – Mormorò lei abbandonando ogni resistenza e cambiando improvvisamente il tono della voce – sei proprio un gran testone... Io non sono più una bambina, sto diventando donna... Sto sanguinando e ho una fifa da morire

È probabile che se in quell'istante un fulmine fosse caduto sulle scale, lui non se ne sarebbe neppure accorto. Si arrestò e vincendo una sorta di pudore che avrebbe voluto impedirglielo, spostò lentamente lo sguardo sul volto di lei.

Quelle parole dovettero sembrargli qualcosa di assolutamente osceno, poiché ciò che era visibile del suo volto, prima divenne completamente rosso e subito dopo assunse un pallore mortale.

Poi, in una sequenza rallentata, si chinò per deporla sulle scale, ma lei, serrandogli le braccia al collo mormorò – Aiutami Fred, non lasciarmi! Sto morendo

L'imbarazzo e forse la necessità di nascondere l'evidente turbamento, spinse il pover'uomo a salire le scale come un fulmine.

Entrò nella camera di lei e la depose sul letto, quindi, fatti due passi indietro rimase ad osservarla grattandosi furiosamente la barba.

– Fred – Mormorò lei con voce lamentosa – non startene li impalato, fa qualcosa

Avete mai visto nulla di eccezionalmente buffo e nello stesso tempo terribilmente drammatico? No? Allora avreste dovuto vedere cosa accadde a quel volto bruciato dal sole e parzialmente nascosto dalla barba. Vi si dipinse quella bizzarra espressione di chi stenta a credere e non sa se abbandonarsi al sorriso o alla disperazione.

– Fred guardami – Mormorò lei mentre lui, fingendo di non averla udita, tentava inutilmente di frenare un'inquietudine che lo faceva sudare. Poi, dopo aver ingoiato un rospo gigantesco, crollò di peso sulla sedia.

– Santo cielo! – Borbottò dopo essersi schiarito due o tre volte la gola – Santo cielo! – Ripeté

– L'hai già detto Fred e se per un momento lasciassi da parte il cielo e mi dicessi cosa cavolo debbo fare, forse sarebbe meglio

– E dovrei essere io a dirti cosa fare? Ma cosa ti dice quella testolina? Io non ne so un accidente di queste cose

– Mi sento male – Mormorò lei rotolandosi sul letto

– Senti dolore?

– Si, qui! – Rispose lei premendosi l'addome

– E da quando?

– I dolori sono iniziati un paio d'ore fa, ma è da stamani che...

– E me lo dici soltanto ora razza d'incosciente?

Lei si strinse nelle spalle – Porco mondo Fred, mi vergognavo

– E ora cos'è successo, non hai più vergogna?

– Ho troppa fifa e me ne frego della vergogna

– Ecco fatto! Siamo una bella coppia d'imbranati – Esclamò lui grattandosi la barba – Tu hai fifa e io non so cosa fare

– E tu fatti venire un'idea

– Ah no! – Disse lui saltando in piedi e avvicinandosi alla porta

– Non te ne andare. – Supplicò lei sollevandosi sui gomiti – Che cavolo, vuoi lasciarmi sola?

– Ma no, che sciocchezze dici!

– Allora torna qui, non andartene – Si lamentò lei

Vincendo il desiderio di fuggire Fred tornò a sedersi sul letto obbligandola a distendersi

– Sta tranquilla, non vado da nessuna parte

– Oh Fred, ho avuto paura che mi abbandonassi

– Non dire scemenze, dove vuoi che vada?

– Te l'ho mai detto che sei un amore? – Mormorò lei prendendo tra le sue una mano di lui – Cosa farei senza te... Accidenti che dolore!

– Fa male?

– Sembra che abbia un rastrello nella pancia

– Però sei una bella testona. Se me ne avessi parlato stamani ora avremmo già risolto

– Vorrei vedere tu nei miei panni, col cavolo ti saresti calato le brache

– Ehi ehi! Qui nessuno si cala le brache... Cerca di mantenere la calma

– E come faccio se tu non mi aiuti

– Lo farei, ma non è proprio possibile. Lo capisci questo, vero?

– No, non ti capisco. Perché non puoi?

– Perché queste cose riguardano soltanto le donne

– Porca vacca Fred, ma guardati attorno, vedi forse donne?

– Ma tu guarda! Proprio in questo periodo doveva ammalarsi la signora Bond. E se provassi a contattare Mary?

– No! Non devi farlo. Non devi venire meno ai tuoi principi per me. Non ti preoccupare, resisterò fino a domani, ce la farò

Fred le accarezzò i capelli

– Ma di questa cosa non ne sai proprio nulla? – Domando con voce imbarazzata

Lei scosse il capo trattenendo un gemito.

– Mary non ti ha detto come...beh, che ne so...possibile che abbia dimenticato di dirtelo?

– Porca vacca che dolore, ohi!

– E sui libri? Non hai letto nulla che riguardi questa cosa?

– Sui tuoi libri? Fred, mio dio non scherzare – Disse sbuffando aria come un mantice

– Va bene, non ti agitare. Dimmi se hai notato nulla di strano?

Lei annuì.

– Cosa? Oh no, non è necessario che me lo dica, ho capito. Oh signore! E ora cosa faccio?

– Fred! Accidenti a te, non farmi paura... È davvero così grave? – Domandò lei con un tono di voce preoccupato

– Ma no, cosa ti salta in mente. È una situazione inaspettata, ma è del tutto naturale. Sta tranquilla – Rispose lui sfoderando un sorriso che avrebbe impensierito un cavallo

– Mi dici come cavolo faccio a restare tranquilla se tu stai bollendo e non mi dici cosa debbo fare?

– Certo che te lo dico. Per prima cosa devi...

– Debbo spogliarmi?

– Spogliarti? E perché dovresti?

– L'hai detto tu che devi fare un controllo. Allora, debbo spogliarmi?

– No! Non davanti a me...Oddio e ora cosa faccio… Io non posso aiutarti

– Oh cavoli ! Ci risiamo

– Se ho detto che non posso vuol dire che non posso – Gridò lui

– Come sarebbe non puoi?

– Cos'è, ora non mi capisci più?

– Eh no! Poco fa hai detto che avresti fatto un controllo e ora dici che non puoi... Fred, io sono sempre la stessa... sono tua figlia

– Certo che sei mia figlia... però dirti cosa fare non fa parte dei doveri di un padre… Porco mondo, ma lo capisci che non sono un medico… Non posso toccarti… cerca di capirmi… ora non sei più una bambina

– Ma che cavolo dici ! Tu mi hai sempre curata, perché ora non puoi?

– Perché so già cos'hai

– Allora che cavolo aspetti a dirmi cosa fare

– Nooo… non posso

– E chi accidente dovrebbe dirmelo? – Chiese lei con voce adirata

– Una donna!

– Fred, sono io l'unica donna di questa stanza e non ne so un accidente di questa cosa

– Allora dovrai inventarti qualcosa

– Porca vacca tra poco morirò dissanguata e tu mi vieni a dire d'inventarmi qualcosa?

– Non si muore per così poco, puoi stare tranquilla

– E secondo te questa emorragia significa che va tutto bene?

– Beh, significa che certe funzioni del tuo corpo sono entrate in azione, tutto qua

– Oh beh, almeno so che non morirò... Però resta il problema di come debbo fare per arrestare l'emorragia

– Non puoi arrestarla

– Come non posso? Debbo lasciare che imbratti ogni cosa?

– No, non volevo dire questo... Il problema è più semplice di quanto credi, basta tamponare... Ecco, ora l'ho detto, bisogna tamponare

– E allora cosa aspetti? Fa quello che devi fare

– Io? Ma tu sei matta piccola mia! Porca miseria ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?

– Forse si... ma tu non mi ami più – Mormorò lei sconsolata

– Non è vero ti amo moltissimo. – Mormorò lui voltandosi – Sai bene che darei la vita per te... ma in questo non posso aiutarti

– Oh signore aiutalo! Quest'uomo sta diventando pazzo! – Esclamò lei scuotendo il capo

– Cerca di capire... non sarebbe corretto. Questa è una cosa che devi fare da sola... è troppo personale

– Fred, io sto morendo e tu mi parli di correttezza... ohi! Se aspetti ancora un po' morirò di dolore

Lui scosse caparbiamente il capo – Non puoi chiedermelo... non posso

Tra loro scese un imbarazzato silenzio, poi Cristi si scosse e prese tra le sue le mani di suo padre

– Hai ragione tu, sarebbe imbarazzante... Va bene, credo di aver capito cosa t'impedisca di aiutarmi... ma almeno dimmi come cavolo debbo fare a tamponare. Che accidenti vuol dire? Ci debbo mettere un tappo? Ti rendi conto che nessuno mi ha detto nulla? Porca vacca ci sarà pure su questo pianeta qualcuno che abbia un po' di compassione per me

Colta da un'altra crisi di dolori Cristi si piegò in due gemendo.

– Ora scendo a prepararti una tisana. Ti porterò un'aspirina e vedrai che riuscirà a calmare il dolore – Disse lui avviandosi verso la porta

– Aspetta, non andartene, sto combinando un disastro sul letto. Ti prego Fred apri la mente, lascia che sia io a leggere quello che sai

Lui non le aveva mai permesso di accedere alla sua mente, ma in quel momento gli parve un'idea fantastica.

– Ottima idea! – Disse precipitandosi fuori dalla stanza

– Ma dove vai, aspetta!

– Non ti preoccupare, leggi tutto quello che vuoi, nel frattempo scendo a preparare la tisana – E fuggì via

Mise sul fuoco un pentolino con l'acqua e mentre attendeva che bollisse la sentì scendere, uscire in cortile e poi risalire senza però trovare il coraggio di tirare fuori il naso dalla cucina.

Terminata la fusione filtrò il liquido scuro, lo addolcì con una buona dose di succo d'acero e invece di salire prese a gironzolare per la stanza.

Dopo poco la udì urlare

– Ehi! Arriva o no questa tisana?

– Posso salire? – Domandò lui ad alta voce

– Se non vuoi salire dovrai spedirmela per posta

Un minuto più tardi si fermò davanti la porta aperta della stanza bussando allo stipite.

– Dai entra! – Disse lei – Non mi risulta che tu abbia mai avuto bisogno del mio permesso per entrare

Entrò, ma ci volle una seconda chiamata.

Fingendo di non guardarla Fred si avvicinò a lei chiedendo – Come va?

– Ancora dolore, ma almeno ora mi sento a mio agio

– Perché sei uscita? – Domandò lui

– Ho messo jeans in ammollo. Domani li laverò... Dimmi una cosa... quest'affare che ho tra le gambe, dovrò portarlo per tutta la vita?

– No, soltanto di tanto in tanto

– Di tanto in tanto quanto?

– Non lo so... qualche giorno ogni mese immagino

– Ogni mese? Oh signore! Ci mancava soltanto questo

– Imparerai a non accorgertene e potrai vivere la tua vita normalmente

– Normalmente un accidente! Non riuscivo neppure a salire le scale

– È questione di farci l'abitudine, ma vedrai che quando tornerà Mary saprà consigliarti per il meglio

– Non riuscirò mai a farci l'abitudine

– Ricordi cosa dicesti dei jeans?

– C'è una bella differenza, non ti pare?

– Si... ce n'è un bel po' – Rispose lui sorridendo – Passata la paura?

– Poteva passare prima se tu...

– Ora non cominciare con le polemiche, tieni, manda giù l'aspirina

Cristi si appoggiò al cuscino, prese la tazza e ne bevve un sorso

– Ohi!

– Senti ancora dolore?

– Scotta... Avresti dovuto aggiungere un po' d'acqua fredda

– Non dire scemenze, dev'essere calda per essere efficace

– E chi lo dice?

– Io!

– Uhm, questo lo sai, eh? – Borbottò lei sorridendo

Mentre lei sorseggiava la tisana a piccoli sorsi, lui prese a passeggiare per la stanza a testa bassa e le mani strette dietro la schiena.

– Siediti Fred e smettila di guardarmi a quel modo

Lui si arrestò sedendo sulla sedia in fondo il letto, ma lei, battendo la mano sulle coperte lo invitò a sedersi al suo fianco.

L'accontentò riprendendo la tazza ormai vuota e aiutandola a distendersi.

– Non so proprio come avrei fatto senza di te – Mormorò lei sorridendo

– Se lo dici tu! – Borbottò lui

– Scusami... – Mormorò lei guardandolo intensamente – non mi sono comportata come una buona figlia, ho detto un sacco di sciocchezze. Ora credo di aver compreso perché gli uomini hanno qualche difficoltà a trattare l'argomento

– Beh, allora non parliamone più, d'accordo?

– So quanto deve esserti costato farmi entrare nella tua mente... Però...

– Si era d'accordo di lasciar perdere... ricordi?

– Però ne sai di cose... Si può sapere perché non mi hai mai detto che avrei avuto di questi problemi?

– E come avrei potuto prevederlo, in fondo sei ancora una bambina

– Certo, ma da quanto ho capito queste cose accadono proprio alle bambine. E poi bambina un corno! Ho dodici anni, lo hai dimenticato?

– Non l'ho dimenticato, ma porca vacca sei ancora troppo piccina per cominciare a...

– A che cosa? – Chiese lei notando l'interruzione – C'è qualcos'altro che debbo sapere?

– No, non credo. Però se scopro che hai letto dell'altro, ti strangolo

– Ho letto soltanto quello che occorreva

– Allora cosa significa quel sorriso beffardo

– Accidenti Fred con te non si può scherzare

– Beh, se hai ripreso a scherzare vuol dire che stai meglio

– Ora il dolore sembra sopportabile. Sono soltanto stanca

– È colpa mia, avrei dovuto capirlo e invece ti ho lasciato trascorrere una giornata d'inferno, scusami

– Tu non hai nulla da farti perdonare. Avrei dovuto essere io a dirtelo

– Beh, allora diciamo che non è accaduto nulla di strano. Uh?

– Si – Mormorò lei sorridendo – Proprio nulla di strano

– Okay... ma ora è meglio che ti lasci riposare, vedrai che domani sarà tutto finito

– Domani? – Chiese lei sorpresa

– Beh, immagino di si... Accidenti non lo so... Speriamo

– Di la verità, non hai molta familiarità con le donne, vero?

Lui scosse il capo borbottando – Perché, si nota?

– Per niente – Rispose lei sorridendo

Nel frattempo Soffio si era sistemato in fondo al letto e, tra una leccatina e l'altra, di tanto in tanto sollevava la testa per osservarli interessato.

– Vuoi che lo porti di sotto?

– No, lascialo, si offenderebbe

– Un gatto che si offende. Per fortuna siamo soli. Okay buonanotte e se hai bisogno di qualcosa non fare l'eroe chiamami

– So dove trovarti. Buonanotte Fred e domani vai pure tranquillo, me la caverò

– Dove dovrei andare domani?

– Non devi recarti in città?

– Ma neanche per idea, io non ti lascio sola in questo stato

– Ora è tutto a posto, posso cavarmela senza problemi

– Oh lo so, lo so, ma in città non ho nulla di urgente da fare. E ora vedi di dormire

– Rinunci ad incontrare Mary per me?

Lui si alzò e scuotendo la testa si avviò verso l'uscio – Forse non sono riuscito a dimostrartelo, ma tu sei la cosa più importante della mia vita

– Sarei tentata di non crederti... visto che hai dimenticato la cosa che invece per me è la più importante

– Cos'ho dimenticato? – Chiese lui voltandosi

– Il bacio – Mormorò lei sorridendogli

– Oh santo cielo! Non credi sia ora di smetterla con questa storia?

– Ehi! Non metterti strane idee nella zucca, – Borbottò lei invitandolo ad accostarsi a lei – senza quel bacio non riuscirei ad addormentarmi

Dopo averla baciata sulla fronte e faticato a staccarsela dal collo, Fred scese di sotto lasciando la luce della stanza accesa.

Per un po' gironzolò nella sala, poi, non riuscendo a trovare la calma che avrebbe desiderato, andò in cucina a lavare i piatti.

Pochi minuti più tardi Soffio interruppe il suo daffare per reclamare l'apertura della porta della veranda e quando poco dopo rientrò fece il solito giro della cucina per controllare che la ciotola fosse ben vuota, quindi scodinzolando soddisfatto prese la via delle scale. Chiusa nuovamente la porta Fred salì di sopra e passando davanti la camera di Cristi si affacciò per sentire se avesse bisogno di qualcosa, ma lei già dormiva abbracciata a Soffio.

Entrò in punta di piedi andando a sedersi in fondo al letto. Poi, quando capì che riposava tranquilla lasciò la stanza mormorando

– Dio dalle tutta la forza di cui avrà bisogno

Le prime ore di quella interminabile notte furono per lui le più difficili da trascorrere. Rimase disteso sul letto con gli occhi sbarrati sul soffitto tentando di contenere la valanga di sensazioni che lo turbavano. Mille volte rivolse lo sguardo alla pendola per vedere quante ore lo separassero dal momento d'incontrare nuovamente i suoi occhi, scoprendo ogni volta che ciò lo spaventava.

E quando cedeva alla stanchezza, i rintocchi della pendola lo estraevano, ogni volta, da quei sonni agitati e colmi di risentimento.

Quando si svegliò era giorno fatto. Si vestì in fretta riuscendo persino a rovesciare il catino dell'acqua sul pavimento.

Cristi era già nella sala impegnata in una delle solite interminabili lotte con Soffio e quando lo sentì scendere si alzò andandogli incontro con il solito splendente sorriso per stampargli sulla fronte il solito schioccante bacio.

– Fai in fretta a fare colazione, ho già tirato fuori il trattore, ti aspetto al campo – Disse lei uscendo di corsa sulla veranda seguita da Soffio

– Ehi aspetta! – Gli urlò lui dietro

Già in giardino Cristi si arrestò voltandosi

– Cosa c'è? – Chiese gridando

– Nulla! – Rispose lui osservandola riprendere la corsa – Volevo sapere come stavi – Borbottò sicuro che non l'avrebbe udito

Quando più tardi raggiunse i campi, Cristi era sul trattore seguita da una nube di polvere. Si fermò ad osservarla e gli venne da domandarsi dove fosse finito quel minuscolo pulcino che aveva raccolto quattro anni prima e di chi fosse quel corpo sfavillante in tutta l'incontenibile bellezza dei suoi dodici anni e di chi fossero quei lunghi capelli neri legati sul retro del capo da un nastro colorato e di chi quel volto brunito dal sole e quei grandi occhi verdi capaci di commuovere anche le pietre.

Quando il trattore gli passò accanto lei lo salutò con la mano e senza fermarsi gli gridò – Dai dormiglione, datti da fare!

Per il resto della mattina la sentì cantare a squarciagola e quando l'ombra del suo cappello gli finì sotto le scarpe Fred interruppe il lavoro avviandosi al capanno.

(A proposito del capanno. La sua storia è talmente singolare che vale la pena d'essere raccontata, a patto però che mi sia concesso tornare ai primissimi giorni in cui Cristi iniziò a lavorare nei campi.

Fu pressappoco in quel periodo che propose a Fred di erigere un capanno nei campi per evitare di doversi trascinare dietro, ogni giorno, gli attrezzi e soprattutto per avere un luogo dove procurarsi un po' di refrigerio nelle calde giornate d'estate o ripararsi durante gli acquazzoni autunnali.

Fu tale l'entusiasmo con cui perorò quella causa che Fred acconsentì lasciandole piena libertà nel realizzare il progetto.

Immagino sia facile intuire come quell'incarico seppe accendere la sua fin troppo fervida fantasia. Seppe talmente coinvolgerla da dedicare molte ore della notte a progettare e a disegnare ciò che iniziò a chiamare «il mio capanno». Per non parlare poi delle ispezioni che fece in tutta la proprietà per stabilire il luogo dove sarebbe dovuto sorgere e quando finalmente trovò l'ubicazione migliore, la recinse con paletti infissi nel terreno.

Purtroppo per un serie di contrarietà quel capanno fu edificato soltanto durante la primavera del 1943, ovvero nel periodo in cui Cristi visse nella casa di Mary.

Infatti fu proprio per superare la spirale di apatia in cui era sprofondato che Fred decise di tirar su il capanno utilizzando gran parte del legname di riserva.

Nulla di straordinario penserete voi, beh, non fu proprio così, poiché se soltanto avesse immaginato, che averlo edificato sarebbe stata la prova generale della fine del mondo, sicuramente avrebbe evitato con cura di accostarsi a quel fazzoletto di terreno. E non è davvero un eufemismo affermare che si trattò della fine del mondo, tanti furono i tuoni, fulmini e saette che risuonarono nella valle quando, tornata ad essere la meravigliosa Cristi, si recò per la prima volta nei campi e vide il capanno nel bel mezzo del terreno che lei aveva recintato.

Tra loro erano state infiniti liti, ma quella per il capanno fu la più grossa e la più rumorosa in senso assoluto e a nulla valsero le giustificazioni che il povero Fred tentò di farle intendere.

In quella occasione Cristi batté due record, si arrabbiò come non le accadde mai più di fare in tutta la sua vita e riuscì a farlo per ventiquattr'ore di seguito senza mai smettere di urlare e borbottare.

Ad ogni modo, trascorso quel tempo, ma soprattutto comprendendo che tutto quell'urlare non avrebbe potuto cambiare ciò che era stato, commise la sciocchezza più grossa della sia vita; giurò che non avrebbe mai messo piede in quell'affare. Così definì il capanno.

Il giorno successivo la fine del mondo era tutto dimenticato, le urla, le parole grosse, il muso lungo, tutto scomparso e il loro rapporto tornò ad essere quello di sempre, tranne che su un punto, da allora e per tutti i giorni che seguirono, lei consumò la sua colazione seduta sulla panca fuori del capanno, sia che piovesse o vi fossero trenta gradi di calore)

Appena dentro il capanno Fred si trovò di fronte alla grande panca apparecchiata di tutto punto, con le posate e i piatti in bell'evidenza e al centro un mazzolino di fiori raccolti nei prati li attorno.

Fingendo sfacciatamente di non aver notato ne la panca e ne tanto meno il resto, rivolgendosi a lei, che seduta fuori del capanno dissimulava ancora più sfacciatamente qualsiasi interesse ad una sua possibile reazione, domandò

– Cosa hai preparato oggi?

– Lo vedi da te, è sulla panca

– Tutta questa roba? Accidenti, devi aver lavorato tutta la notte

– L'ho preparata stamani mentre tu dormivi

– E cosa hai preparato?

– Una squisita zuppa di verdure, formaggio, uova bollite come piacciono a te, pane... A proposito ne abbiamo ancora per un paio di giorni. Ho portato anche del sidro di mele, cosa ne dici, va bene?

– Cos'è la festa di qualcuno? – Borbottò lui

– No, mi andava così! Ho fatto male?

– No no! Però ho l'impressione di sentire odore di bruciato

– Smettila di borbottare, mangia e dimmi se è di tuo gusto. Se hai bisogno di qualcosa non hai che da chiamare

Fred assaggiò la zuppa rumoreggiando con la bocca e sapendo che lei non avrebbe approvato si voltò certo d'incontrare il suo sguardo severo

– Ehi pulcino! – Chiamò

L'eco della voce non si era ancora spento che era già al suo fianco

– Vuoi qualcosa? – Chiese lei facendo saltare tra le labbra un filo d'erba

– Tu non mangi?

– Sto mangiando

– Perché non ti siedi e mi fai compagnia?

– Naaa!

– Pensavo che avresti potuto darmi una mano

– Vuoi che mangi qui con te?

– Beh, capisco che fuori si sta d'incanto, ma se volessi farmi un po' di compagnia te ne sarei grato

– Perché?

– Sono stanco di mangiare sempre solo, m'intristisco. Ti andrebbe di fare un po' di compagnia ad un vecchio brontolone?

– Stai scherzando?

– Perché dovrei?

– Dopo quanto ho detto di questo capanno?

– Hai detto cosa? Non ricordo

– Ho giurato che non vi avrei mai messo piede

– Hai fatto un giuramento in piena regola?

– Certamente

– Con la mano sul cuore?

– Dovevo mettere anche la mano sul cuore?

– Mi pareva di avertelo detto, se non si mette la mano sul cuore il giuramento non ha alcuna validità

– Naaa! Non l'hai mai detto, bugiardo

– Davvero? – Mormorò lui scuotendo il capo – Sto proprio invecchiando

– Non darti pena, non lo sei ancora del tutto

– Beh, ad ogni modo è soltanto colpa mia e se vuoi puoi rifare il giuramento

– Posso?

– Certamente! Tu non hai nessuna colpa

– E vale? Voglio dire, ha valore rifare un giuramento dopo tanto tempo?

– Altro che!

– Naaa, ma che cavolo dici, il mio giuramento è valido e tu lo sai bene. Sei un imbroglione

– Beh, allora spiegami cosa ci fai dentro il capanno

– Io non sono entrata

– No? Allora perché mi pare di vederti al mio fianco?

– Io sono qui soltanto perché tu mi hai chiamata, porca vacca!

– Un momento, tu dici di essere qui soltanto perché ti ho chiamata?

– Perché, a te non risulta?

– Sai che hai ragione... sono stato proprio io a chiamarti

– Porca vacca sta a vedere che stavolta ho ragione

– Intendi dire che lo hai fatto per me?

– Mi pare evidente

– Quindi se ora ti chiedessi di sedere al mio fianco, lo faresti?

– Beh... Si, certamente

– Uhm... e per quale motivo?

– Perché... Ma cosa t'importa, sono affari miei

– Non hai risposto alla domanda

– Accidenti Fred ma perché vuoi saperlo?... E va bene! Lo farei perché mi sentirei obbligata ad obbedirti

– Hai detto obbligata?

– No... scusa mi sono espressa male, intendevo dire che non ce la faccio più a mangiare standoti lontana

– Oh! E ne conosci la ragione?

– Certo che la conosco, però non te la dico

– Ad ogni modo tu non hai nessun obbligo nei miei confronti. Potresti anche rifiutarti

– Caro il mio furbacchione, se vuoi proprio sapere come reagirei non devi far altro che chiedermelo

– Lo sai che siamo due figli di cane?

– Cosa vuoi che non lo sappia?

– E quindi mi pare ovvio che se vogliamo vedere come va a finire questa storia dovrò chiederti di sederti e mangiare con me

– Immagino di si – Rispose lei illuminando il viso di un sorriso impudente

– Beh, allora siediti e mangia... Perché non ti siedi? – Domandò lui vedendo che lei non si decideva a muoversi

– Sei proprio certo di aver usato il giusto tono di voce? – Chiese lei

– Sembrava un ordine, vero? – Borbottò lui reprimendo un sorriso

– Direi proprio di si

– E se confessassi di sentire la tua mancanza mi crederesti?

– Non lo so, però puoi provare a farlo

Fred si schiarì la voce un paio di volte – Beh, ecco, forse non lo crederai, ma senza la tua compagnia mi si annodano le budella e non credo che tu voglia questo, vero?

– Certo che no! – Esclamò lei scoppiando in una risata e fuggendo fuori

– Ehi! Dove te ne vai?

– Torno subito, vado a cercare Soffio

Poco dopo rientrò nel capanno con il gatto tra le braccia e un sorriso sul volto così grande da fare invidia ad un clown.

Com'era sua abitudine parlò senza sosta, facendo forse rimpiangere a povero Fred di averla invitata e quando lui andò a sedersi fuori del capanno lanciando in alto boccate di fumo, lei si sdraiò all'ombra di un albero guardandolo compiaciuta.

– Cos'hai da guardare? – chiese lui notando l'insistenza dei suoi sguardi

– Non riuscirò mai a capirti. Se fossi stata io al tuo posto non ti avrei mai più permesso di tornare a mangiare nel capanno

– Non dire balle, lo avresti fatto anche tu

– Perché l'hai fatto? – Chiese con un evidente intento

– Perché ti adoro e il solo fatto di non sentirti vicina mi fa star male – Rispose lui comprendendo quale risposta lei desiderasse avere

– Erano anni che attendevo di sentirtelo dire – Mormorò lei tentando di mascherare il rossore che le aveva imporporato il volto

– Per quanto mi riguarda saresti potuta entrare e sederti al tuo posto senza bisogno di tante storie

– Lo so, ma tu cosa avresti pensato di me?

– Credo sia ora che tu impari una regola molto importante... In amore non esistono se o ma...

– Oddio che stupida sono stata... prima o poi il mio orgoglio mi farà combinare un pasticcio più grande di me... Scusami Fred, ma tu dovresti sapere come sono fatta, mi era sembrato fosse più importante tenere fede a un giuramento

– Più importante di me?

– No, non esiste nulla più importante di te, ma cosa posso farci se sono una gran testona

– Intendi dire che se non te lo avessi chiesto non saresti mai più entrata?

– Ho paura a darmi questa risposta

– Certo che ne hai di difetti da correggere

– Si lo so, però anche tu non scherzi

– Quali sarebbero i miei?

– Ad esempio fumare la pipa?

– Non è un difetto fumare la pipa

– Ah no? E cos'è allora?

– Un modo per darmi un contegno

– Un contegno? Tu fumi la pipa per darti un contegno?

– Beh?

– E nei confronti di chi devi darti un contegno? Santo cielo Fred non sei più capace di trovare scuse per imbrogliarmi?

– Beh, a me sembrava una buona ragione

– E invece non lo è

– Di cos'altro mi rimproveri?

– Di nulla Fred, di nulla – Mormorò lei scuotendo il capo

– Ahi ahi! – Esclamò lui – Cosa sta passando in quella testolina?

– Va tutto bene... quasi bene

– Quasi? Uhmm... tu non me la racconti giusta. Stamani sembri addirittura diversa dal solito

– Cavoli! Finalmente te ne sei accorto

– Di cosa dovrei essermi accorto?

– Che sono diversa

– Si, però non capisco in cosa sei diversa

– Oh è molto semplice, da oggi sono una donna

– Ehi, ehi, torna con i piedi in terra. Ce ne vuole di tempo perché tu possa dire d'essere una donna

– Sei proprio un vecchio antipatico! Ti darei un pugno su quel testone quando ti comporti così

– Questo comunque non farebbe di te una donna

– Allora sentimi bene; tu puoi pensarla come cavolo ti pare, ma io da oggi sono una donna...Ecco, ora te l'ho detto! – E fuggì verso il trattore.

Quella sera, seduti sull'erba della collina e senza immaginare cosa il destino stesse loro preparando, parteciparono al più struggente tramonto a cui avessero mai assistito.

Forse a creare in loro quelle nuove suggestioni fu il particolare stato emotivo in cui ancora si trovavano, ma certo è che osservare l'enorme sfera dorata, danzare sulla linea grigia dell'orizzonte e illuminare il cielo di una raffinata tonalità di arancione, per poi rifletterlo e sfumarlo sulle basse nubi in infiniti toni di rosa pallido e di gialli e di grigi incredibilmente luminosi, non è cosa di tutti i giorni.

Quelle incredibili policromie seppero rapirli alla Terra e al tempo per trascinarli in un luogo colmo di silenzi. E quando più tardi si avviarono verso casa e Cristi si recò a raccogliere nel capanno i resti del pranzo, tornando sul viottolo trovò Fred ancora con il naso in aria ad osservare le ultime schegge di colore di un tramonto che non avrebbero mai più potuto dimenticare.

– È stato bellissimo. – Mormorò lei stringendogli una mano – La mia valle non mi aveva mai fatto un simile regalo

– Già. – Mormorò lui carezzandola con lo sguardo – È come se avesse voluto dare l'addio a qualcuno

– A chi? – Chiese lei ritirando la mano

Lui si strinse nelle spalle e senza rispondere si avviò lungo il viottolo.

– Fred! – Mormorò lei a bassa voce senza seguirlo

– Cosa c'è? – Rispose lui voltandosi a guardarla

– Sai dirmi perché sono felice?

– Certo che posso, stai pregustando la cena

– Ma dai smettila! Non può essere il pensiero del cibo a donarmi emozioni così forti

– So io cosa può combinare quella carne salata

– Non scherzare Fred, ciò che sto provando mi scuote come un temporale... non può essere una cosa così banale

– Beh, allora vedi di capirci qualcosa prima di arrivare a casa

– È questo il guaio, non voglio farlo

– Oh cavolo! E perché?

– Non lo so Fred, ma ho paura che possano sparire

– Beh, allora perché non provi a descriverle queste tue emozioni? Forse in due potremmo capirci qualcosa

– Preferirei non farlo... però non posso neppure lasciarti fuori di questa mia felicità, tu ne fai parte... è troppo bello... È come se improvvisamente in me fosse accaduto qualcosa di straordinario. Non so come spiegarti, ma ho l'impressione che se soltanto lo volessi potrei volare... Sono felice Fred e avrei voglia di gridarlo al cielo

– E allora fallo, ma continua a camminare. Abbiamo ancora un bel po' di lavoro da sbrigare

– Sei sempre il solito orso spelacchiato. In te non c'è un briciolo di poesia, ma di cosa sei fatto?

– Smettila di sognare e pensa piuttosto che hai una casa da sistemare e la cena da preparare

– È inutile Fred, non riuscirai ad intaccare questa mia felicità. L'ho attesa troppo tempo per lasciarmela sfuggire. L'ho pagata un prezzo altissimo, ma ora ho il mio mondo tra le mani, ho tutto quello per cui mi sono battuta... E nessuno potrà portarmelo via

– Ma ditemi voi se dopo una giornata di lavoro ci si deve confondere la mente con simili stupidaggini – Brontolò lui tornando ad avviarsi verso casa

– Fred!... – Mormorò lei attendendo che lui si voltasse a guardarla – ...Tu non lo sai, ma la parte più importante di queste stupidaggini sei tu

– E per quale ragione? – Brontolò lui riprendendo a camminare

– Perché sei il mio grande amore – Mormorò lei con un filo di voce credendo di non essere udita

– Dio tappale la bocca – Brontolò lui scuotendo il capo

Più tardi, mentre Fred si recò nella stalla per riempire d'acqua la cisterna e accudire gli animali, Cristi, dopo aver acceso il fuoco nel camino, iniziò a riordinare quanto avevano lasciato in disordine il mattino.

– Tra quanto si mangia? – Domandò lui rientrando

– Puoi salire a cambiarti, tra due minuti è in tavola

– Non dirmi che hai già preparato?

– È pronto da stamani

– Uhm, ecco il motivo di tanta poesia

– Più passa il tempo e più mi domando chi mi da la forza per sopportarti

– Tu sopportare me? E io cosa dovrei dire? Mi hai fatto venire i capelli bianchi

– Okay, scusa, intendevo dire che sono la donna più fortunata e felice di questo mondo. Così va bene?

– Dai con questa donna! Cos'hai preparato per la cena?

– Zuppa di verdure

– Come zuppa! Ancora?

– Non ti piace più?

– Oh si è buona e fa anche bene

– Allora vai a cambiarti e siediti

– Ma...

– Non sei stato tu a dire che le verdure fanno bene?

– Non c'è bisogno che me lo ricordi! So bene quello che ho detto. Però intendevo dire che fanno bene a te

– E a te no?

– Io sono vecchio, digerisco male la verdura. Non ci sarebbero delle uova? – Chiese illuminando il volto con un sorriso

– Zuppa! – Replicò lei guardandolo divertita

– Accidenti alla mia boccaccia! Parlo sempre troppo

– Tu non parli, borbotti

– Da domani me ne starò zitto, non dirò più una parola

– Vuoi scherzare?

– Vedrai se lo farò

– Neanche una?

– L'ho detto e lo farò

– Bene! E quando dovrai chiamarmi come farai? Fischierai?

– Sissignora, fischierò

– Smettila di perderti in chiacchiere o si raffredderà tutto

Il resto della cena fu soltanto allegria. Saltarono fuori le uova e un dolce di mele e per Soffio la sua razione di spruzzi d'acqua sul muso che lo resero un gatto felice.

La sera precedente era dimenticata, come se fosse appartenuta a un altra dimensione.

Dopo cena, com'era ormai divenuta un'abitudine, uscirono a sedersi sulla panca di pietra; lui per fumare la pipa e lei per il solo piacere di stargli accanto.

Certo è che conoscendolo ormai bene aveva sempre evitato di raccontargli di quel diletto e si sarebbe tagliata la lingua piuttosto che confessargli quella sua semplice e disperata necessità sentimentale, ma il bisogno di dare un senso a quella esigenza, la spingeva verso quella che, inevitabilmente, diventava per lei ricerca e sofferenza. Poiché ogni volta che si accostava a lui, per andare alla ricerca del suo profumo, (Memoria legata a quel loro primo indimenticabile incontro) intuiva come quella necessità non rientrasse nella sfera affettiva.

– A cosa pensi? – Domandò lei vedendolo carezzare la piccola pietra verde che aveva appesa la collo

Scosso dalla voce di lei Fred sobbalzò – C'è umidità – Disse alzandosi – Faremmo meglio a rientrare

– Di già? È ancora presto

– Non sei stanca?

– Un po'

– Allora adiamocene a nanna

– Ancora un poco, ti prego. Non voglio perdere neppure un attimo di questa felicità

– Dormi pure tranquilla. Domani mattina la troverai ancora sul tuo comodino

– No Fred, qualcosa nel mio cuore mi dice che non arriverà a domani

– Ancora con questa storia? – Borbottò lui alla sua maniera avviandosi verso la veranda – Dai pulcino, è ora di rientrare

– Fred!

– Si? – Borbottò lui senza voltarsi

– Perché non hai mai preso moglie? – Domandò lei vincendo l'istinto che la invitava a tacere

Fred si voltò e un ombra sembrò passargli dietro gli occhi.

– Scusami! – Si affrettò a soggiungere lei – Non farci caso, perdo sempre l'occasione per stare zitta

– Perché vuoi saperlo?

Lei scrollò il capo – L'ho chiesto senza pensare

– Tu non fai mai nulla senza prima pensare. Perché t'interessa?

– Curiosità. Sai bene che sono una ragazza molto stupida e molto curiosa

– Curiosa si, ma non stupida. Quella domanda ha un preciso contenuto

– Beh, io...

– Tu cosa?

– Non ne parliamo più, va bene?

– Se vuoi, ma mi dispiace che si cominci proprio ora ad avere segreti

– Ma cosa dici, dai smettila, non ci sono segreti tra noi

– Ne sei certa?

– Si, – Mormorò lei annuendo – e tu non correre con la fantasia. È stata soltanto una domanda. Sai come sono fatta

– Proprio per questa ragione vorrei che approfondissimo l'argomento

– Hai ragione tu, è ora di andare a dormire. Possiamo riparlarne un'altra volta?

– Sai cosa penso?

– Lo so, stai pensando che sono davvero cambiata. E invece non è vero! Sono sempre il tuo pulcino

– Allora perché ho l'impressione che tra noi le cose stiano cambiando

– Accidenti Fred non metterla sempre sul tragico. Non è cambiato proprio nulla... Cioè si, c'è qualcosa di diverso

– Dunque non mi ero sbagliato?

– Però credo sia positivo

– Significa qualcosa?

– Beh si, intendevo dire che è migliorato

– Migliorato cosa?

– Quello che c'è tra noi

– Oh! Non sapevo che tra noi esistesse qualcosa

– Davvero non lo sai?

– Perché non provi ad illuminarmi

– È molto semplice, noi ci vogliamo bene

– Ah si, è vero, ma in che senso è migliorato?

– Che t'importa, sono pensieri di una bambina. Non significano nulla

– L'ho detto e lo ripeto. Questa sera c'è qualcosa di strano in te

– Ma no, sta tranquillo, sono sempre la stessa

– Non sarà a causa di quanto è accaduto ieri sera?

– No, non credo. Ma che sciocchezze vai dicendo?

– Non sono sciocchezze, generalmente quando ad una bambina accade di... Beh, hai capito cosa intendo?

– Ho capito, ho capito e allora?

– A volte accade che...

– Perché ti fermi?

– Ecco, volevo dire che a volte si verificano dei mutamenti comportamentali

– In che senso?

– E che ne so, non sono mica una donna

– Allora come puoi esserne certo?

– Lo so accidenti! Ma forse è bene farla finita con certi discorsi

– D'accordo lasciamo perdere, altrimenti tu ci ricami sopra

– Ora non scaricare la colpa su di me. Lo hai detto tu che c'è qualcosa di cambiato in te

– Si l'ho detto, ma come può essere possibile che un fatto così naturale possa mutare così radicalmente la mia condotta

– Non ha mutato la tua condotta, l'ha maturata

– Sta a vedere che sono diventata una mela senza accorgermene. Smettila di prendermi in giro, io sto parlando di cose serie

– E io cosa c'entro con queste tue cose serie?

– Tu c'entri in tutto quello che mi riguarda

– E cos'è che mi legherebbe a queste tue nuove sensazioni?

– Ancora non lo so. Non l'ho approfondito come si deve

– Ed è per avere conferme che vuoi conoscere il motivo per cui non ho preso moglie?

– Dai Fred, si è trattato soltanto di una domanda. Un po' di curiosità è lecita, no?

– Certamente, ma perché soltanto ora senti questa esigenza?

– Non lo so

– Allora perché non proviamo a scoprirlo assieme?

– Tu lo vuoi? – Chiese lei guardandolo sorpresa

– Perché no? Lo abbiamo sempre fatto senza troppi problemi

– Si, ma questa volta non sarà semplice. So già che mi complicherà la vita

– Un motivo in più per parlarne, non sei d'accordo?

– Va bene, però devi promettermi che non ti arrabbierai

– E perché dovrei? Okay, promesso. Di cosa si tratta?

Prima di aprire bocca lei aspirò profondamente, poi, dopo averlo guardato a lungo chinò il capo sulle ginocchia sollevate mormorando

– Ho scoperto che vorrei essere la tua donna… Ecco, ora te l'ho detto e se proprio non puoi farne a meno arrabbiarti pure

Per un attimo lui fu incapace perfino di aprire bocca, poi, sollevata una mano le scompigliò i capelli

– Non sono affatto arrabbiato, anzi, ne sono lusingato

– Sarebbe la prima volta – Bofonchiò lei senza osare guardarlo

– Ed è così importante essere la mia donna?

– Non lo so Fred, in queste ore sto scoprendo un universo di cui neppure immaginavo l'esistenza... Oh Fred, credi che potrei essere la tua donna?

– In un certo senso lo sei da sempre

– Davvero? – Chiese lei tornando a guardarlo – Ti prego dimmelo ancora

– Sei la donna più importante della mia vita

– E mi ami?

– Non so neppure io quanto. Il sentimento che nutro per te l'ho coltivato per tutta la vita e credo di avere sempre sognato una figlia come te

– E non hai mai amato nessuna donna come ami me?

– Non nella stessa maniera

– E Nora?

– Ti ricordi di lei?

– Ho imparato a leggere il tuo cuore

– Lei è stata una parte importante della mia vita, ma ora sei tu che riempi la mia esistenza

– E Mary? L'ami?

– Tu cosa dici? Potrei non amarla?

– Più di me?

– Quello che provo per lei è diverso da ciò che tu hai saputo accendere nel mio cuore. Tua madre è una donna stupenda

– Anch'io sono una donna

– Tu sei mia figlia

– E mi ami?

– Ciò che mi riempie il cuore è un amore del quale non riesco a vederne i confini

– Mi ami più di lei?

– Vi amo in ugual misura, ma ciò che provo per te è diverso dal sentimento che un uomo nutre per sua moglie

– Perché? L'amore è amore, dov'è la differenza?

– Ce n'è molta invece e pur essendo un unico sentimento genera sensazioni profondamente differenti

– Ami ancora Nora?

– Non ho mai cessato di amarla fin dalla notte in cui la vidi saltare fuori da quel fagotto di panni bagnati

– Ma come è possibile amare di un amore senza confini e avere altre donne nel cuore?

– Se può consolarti saperlo tu occupi il posto più importante

– Vuoi dire che l'amore che provi per me è il più grande?

– Invidio la tua innocenza, è stupenda e sono lusingato d'essere l'attenzione dei tuoi sentimenti

– Non hai risposto alla mia domanda

– È impossibile misurare l'amore e soprattutto non sarebbe giusto. Vorrei tu capissi che il mio amore per te è meravigliosamente diverso dagli altri

– Ma cosa significa? In cosa è diverso?

– Per Nora provai l'affetto che lega due esseri nella bufera, mentre per tua madre... Sai cos'è una tempesta? Beh, questo è ciò che provo quando incontro i suoi occhi o quando il suo profumo invade il mio essere

– È questo che provi per mia madre?

– Si e se tutto ciò può sembrarti incomprensibile non devi sorprenderti, quella che stai vivendo non è l'età giusta per comprendere simili emozioni

– Tu ami il suo profumo?

– Non è una cosa così strana, anzi, quando tra un uomo e una donna nasce un sentimento d'amore è piuttosto normale. Un giorno proverai anche tu questa emozione, ma per carità non chiedermi di spiegarti perché avviene

– Mi hai detto cosa provi quando sei accanto a Mary. Ora dimmi cosa provi quando sei con me

– Vuoi sapere cosa accade quando ti addormenti con il capo tra le mie mani?

– Cosa?

– Il mio animo si apre a dolcezze che non appartengono a questa Terra, gioie che mi trasportano al di fuori del mondo in simbiosi con te

– E questo è amore?

– Il più puro! – Esclamò lui con una voce in cui l'accento paterno aveva qualcosa d'incantevole

Cristi abbassò il capo

– Ti chiedo perdono, non avevo il diritto di violare i tuoi sentimenti

– Guardami! – Disse lui – Non abbassare mai lo sguardo, gli occhi sono la finestra sulla nostra anima

Allora, con un movimento impaziente lei sollevò il capo e gettando all'indietro i capelli ne liberò la fronte, ed egli vide brillare nei suoi occhi un'irrevocabile decisione.

– Io ti voglio bene – Disse lei con voce ferma

– Lo so, me lo hai detto un'infinità di volte

– No Fred, ti ho sempre mentito... io ti amo

– Oh perbacco! – Esclamò lui – Tu conosci l'amore?

– Non burlarti di me ti prego, conosco il mio sentimento

– Dunque sei certa di amare un vecchio brontolone

– Non dirlo Fred, tu non lo sei. Sapessi com'è stato facile amarti e com'è dolce addormentarmi sapendo di riaverti l'indomani tutto per me. Si, ne sono sicura, io provo amore per te e ho quella tempesta nel cuore... Io amo il tuo profumo

– Smettila Cristi! – L'apostrofò bruscamente lui divenendo serio e facendosi cadere la pipa dalle mani, ma fu soltanto un attimo, poi si riprese e sorridendo si avvicinò a lei scompigliandole i capelli – Scusami, sono stanco. Sarà meglio che vada a dormire

– Perdonami – Singhiozzò lei – Non avrei dovuto dirti quelle cose

– Va tutto bene, ma forse è meglio che salga anche tu. Non dimenticare il tuo stato

– Ancora un poco, ho bisogno di stare sola

– D'accordo, domani ti accompagnerò da Mary

– Perché? Cosa dobbiamo andare a fare?

– È giunto il momento che tu vada a stare con lei. Ora tua madre può fare molto più di quanto potrei fare io

– Vuoi scherzare, vero? Io non voglio andare da Mary voglio stare con te

– Ora hai più bisogno di lei che di me

– E quando potrò tornare?

– Beh, questo non lo so, vedremo. Ora sali in camera tua

– Va bene, buonanotte Fred – Mormorò lei avviandosi sui gradini della veranda.

– Ehi! – La richiamò lui quando la vide prendersi il volto tra le mani

Cristi si voltò con gli occhi colmi di lacrime.

– Va tutto bene? – Chiese lui

Lei annuì senza rispondere.

– Non vorrai andare a dormire senza il mio bacio?

Saltare quattro gradini e avvinghiargli le braccia al collo fu tutt'uno.

– Con te, voglio stare con te – Disse lei con il pianto nella voce

Fred la tenne stretta a se fino a che non la sentì più calma, poi la depose sull'erba sedendosi sulla panca di pietra.

– Ora che sei rientrata in possesso della tua natura potrai dedicarti al tuo popolo

– Loro non mi vogliono

– Ti hanno sempre voluto, ma era necessario aspettare questo momento

– Ora non m'interessano più

– Ma cosa dici? Ti è stato affidato il compito più bello che una donna possa sognare

– Tu sei il mio compito

– Io sono soltanto un uomo al quale è stato concesso di prepararti ad entrare nel tuo regno

– Il mio regno è qui con te, tra questi alberi, in questa casa

– Smettila, non è questo il tuo ruolo

– Ti ho aperto il mio cuore Fred, ti prego non respingere la mia preghiera. Prova a scoprire quali sentimenti albergano questo mio povero cuore

– Ti è stato affidato un compito altissimo e tu non puoi...

– Io ho soltanto un compito, – L'interruppe lei – consolare un grande uomo e vivere al suo fianco l'intera esistenza. La mia strada termina con te. Ho già regnato Fred e ora non desidero altro... Ti voglio bene

– Cristi mi stai facendo del male, non puoi parlare così, tu non mi devi nulla, amarti è stato un dovere

Quelle poche parole, pronunciate con tono deciso, furono come un colpo di scure dato da un abile boscaiolo al fusto di una giovane pianta che subito si schianta in terra.

– Un dovere? Oh mio dio! Un dovere. È dunque questo il tuo amore? Un dovere? Fred, tu mi hai uccisa

– Cristi pulcino mio, non farti annebbiare la mente dal dolore, tu conosci quanto sia grande il sentimento che mi lega a te

– Allora perché mi scacci dal tuo cuore?

– No, questo non potrà mai accadere, io non ti scaccio. Oh signore aiutami tu! Come posso farti comprendere che il sentimento che provi per me non è desidero, ma è un amore nel quale la natura ha fuso rispetto e affetto

– Non può essere, è immenso Fred

– Ascoltami tesoro, tutti i figli sono soggetti a una sorta di innamoramento nei confronti del genitore di sesso opposto. È una cosa del tutto naturale, anch'io provai per mia madre un'attrazione difficile da interpretare, ma tutto ciò è parte della condizione umana. Quello che tu provi per me è il più naturale dei nostri sentimenti, è una cosa stupenda, importantissima, ma non è lo stesso amore che una donna può provare per un uomo

– Tu per me sei più importante di qualsiasi natura e quando ho scoperto di amarti ho ringraziato dio. Vorrei soltanto...

– Cosa vorresti? – Domandò lui guardandola con uno sguardo che rivelava l'immensa distanza che li separava

– Vorrei una piccola parte del tuo cuore. Oddio Fred non è vero, sto mentendo, vorrei esserne la padrona

– Ecco il più pericoloso dei pensieri. Non rammenti cosa ti ho appena detto? Il tuo ruolo va al di la dell'amore per un vecchio brontolone

– Tu mi chiedi di non amarti, ma cosa dovrei fare? Cancellarti dal mio cuore? No Fred, non è più possibile e tu non puoi pretenderlo. A cosa sarebbe servito vivere tutti questi anni al tuo fianco e conoscere quanto tu hai voluto? Perché hai permesso che conoscessi l'amore tenero di Paolo e Francesca, l'amore oltre la vita di Giulietta e Romeo, l'amore pervaso di perdono di Rita? Perché mi hai gettato tra le braccia di Mary? A cosa è servito tutto questo se ora mi punisci impedendomi di amarti

– Ti prego – Mormorò lui consapevole del suo dolore – aspetta, abbi pazienza

– Pazienza?... Mi chiedi di avere pazienza? Ma come posso averne? Sai cosa vuol dire vivere con quello che ho nel cuore? Non ce la faccio più... Aiutami Fred, salva la mia mente, non lasciare che si spenga. Dio mio non farlo... poiché se mi negassi il tuo amore dovrei dire addio a tutti i colori di questa nostra valle, al nostro focolare ardente di ricordi, a tutti gli uomini buoni, ai popoli senza patria, alle donne oltraggiate, ai poveri, ai piccoli sofferenti e a tutti i pulcini che un giorno scopriranno d'essere donne e soffriranno le pene d'amore... Se mi scacci dal tuo cuore io mi perderò!

Scossa dai singhiozzi Cristi raccolse il volto tra le mani mentre lui la strinse tra le braccia

– Interi universi ci separeranno amore mio, – Mormorò – ed io non potrò fare altro che amarti per il resto dei miei giorni. Tu rimarrai per sempre il mio fiore, il mio diamante purissimo...la mia amatissima figlia

Dalle labbra di lei proruppe un alto grido di gioia e come una sorgente seccata riprende a gettare i suoi mille fiotti d'acqua, lei riprese vigore

– Voglio vivere in te, tu sei la mia forza. Per favore tendimi la mano come hai sempre fatto e la strada sarà meno ardua

– Darei non so cosa per essere con te, ma non mi è concesso

– Chi mai può impedire di amarci?

– Guardami tesoro, io vivo dove la luce crea le ombre… tu sei la luce

Con il volto che tradiva una profonda trepidazione lei mormorò – Cosa abbiamo fatto fino ad ora, abbiamo sognato?

– No, abbiamo vissuto

– Allora sii buono, fai un passo in più. Il mio amore non merita un piccolo sacrificio?

– Ssst, non puoi e non devi chiedermi nulla

– Mi ami? – Chiese lei con un filo di voce

Lui annuì

– E non è forse un andare al di la dell'amore il sacrificarsi completamente per la felicità di colei che si ama?

– Smettila Cristi, non tormentarmi. Io non posso darti l'amore che chiedi... Non spetta a me

– Allora non è vero che mi ami

– Ti amo con tutte le mie forze, ma il mio posto è in esilio

– No… – Mormorò lei – Tu non sarai in esilio… seguimi, vieni con me e io ti condurrò dove avrà fine il tuo esilio

Lui scosse il capo – Sai qual è la più difficile delle virtù? La rassegnazione, capire d'essere in esilio e non rammaricarsene, sapere di appartenere a te e restare tra gli uomini senza proteste. Questo è il mio destino

– Come potrò vivere senza di te, io ti amo troppo

– Lo so amore mio, ma devi riporre quell'amore nel tuo cuore

– Vuoi che lo getti nel fuoco? No, non posso farlo

– Non devi gettarlo, ma alimentarlo e farne una cosa meravigliosa e quando incontrerai l'uomo che ti è stato assegnato donarglielo senza riserve

– Il mio cuore è tuo, non potrà mai amare un altro uomo

– Accadrà

– Come puoi pensare che possa amare un altro uomo?

– Lo amerai di un amore così grande da non ricordarti neppure di vivere

– Ora vuoi farmi paura? Ma non capisci che io vivo per te. Cosa potrebbe dirmi l'amore di un altro uomo

– Tra non molto sarai donna e allora comprenderai attraverso il suo amore quello che ora non vuoi capire

– Insegnami tu, voglio sentirmi degna di essere donna

– Lo sarai, non dubitare

– Potrà mai un uomo amarmi più di quanto mi ami tu?

Fred distese il braccio indicando la vastità del cielo stellato.

– Osserva il cielo. Credi sia sufficiente a contenere il sentimento che nutro per te?

– Non scherzare

– Non sto scherzando, vedrai come ti sembrerà piccolo il cielo quando scoprirai il suo amore

– Si può amare due esseri nello stesso istante?

– Tu riuscirai ad amare intere umanità

Cristi chiuse gli occhi volgendo il volto al cielo – Un dovere m'impone di sapere, ma per me non esiste più alcun dovere

Fred stava per intervenire quando lei con un gesto della mano lo zittì – Ssst, ora sei tu a dover tacere. Io non voglio sapere, non m'interessa

Fred scosse il capo sconsolato.

– Oh Fred, non spazientirti ti prego. Concedimi ancora del tempo e ti prometto che cambierò

– Il tuo tempo non mi appartiene più, ora non sei più una bambina

Cristi lo guardò sorridendo – È soltanto perché sto crescendo? Allora resterò così come sono. Io non posso pensare ad una vita senza di te

– Amore dovrò dunque essere io a dirti chi sei?

– Ssst, – Mormorò con tono freddo Cristi – conosco la mia identità fin dal giorno che Mary mi strinse tra le braccia e da quel giorno vivo nella disperazione

– Tu? La donna che...

Cristi gli pose un dito sulle labbra – Non dirlo, ormai non ha più importanza, io non desidero essere nessuno. A me è sufficiente amarti

– Stai bestemmiando, non sai quello che dici

– Se amarti è peccato sono pronta a pagare la mia colpa, ma non voglio rinunziare a te

– Cristi, bambina mia, ma perché ti comporti così?

– Non voglio perderti

– Ti prego, non costringermi a scacciarti

– Oddio no! Non dirlo neppure scherzando

– Non ti permetterò di distruggere tutte le nostre speranze per una cosa così banale?

– Amarti è banale?

– Si, se debbo accettare il tuo amore a questo prezzo

– Fai silenzio! – Mormorò lei con un sentimento di dolce terrore nella voce – Non parlarmi così, – Poi, abbassando lo sguardo soggiunse – tu non lo sai, ma sei la mia vita

– Mio dio, ma cosa ti accade? Vuoi capire che non posso accettare questo tuo amore

– Tu vuoi punirmi, ma ti giuro che non volevo ucciderla

– Cosa vai dicendo, smettila! Non dire una parola di più

– Credi che non sappia che la mia Ellen e la tua Nora erano la stessa persona?

– Tu non c'entri, Ellen sapeva d'essere malata e non devi sentirti responsabile della sua morte

– Sii paziente Fred, non arrabbiarti. Ti prometto che vivrò nella tua ombra. Io non voglio rinunciare alla mia natura, ma ora non posso perderti... Ti scongiuro

– Ormai non puoi più restare con me

– Perché? Non ti darò alcun fastidio e tu dovrai prendermi ancora per mano e guidami. – Supplicò Cristi inginocchiandosi – Ti giuro che farò quanto mi dirai di fare e quando verrà il giorno che dovrò lasciarti me ne andrò avvinghiandomi al tuo ricordo come fa il fuoco con quello che divora. Serberò in un unico ricordo tutti quei sentimenti che mi hai comunicato... ma ora lasciami a te. Ti prometto che quanto è cresciuto nel mio cuore vi resterà racchiuso per l'eternità, sarò ubbidiente come la più rispettosa delle figlie, lavorerò per te, ti offrirò i miei anni e morrò se me lo chiederai

– Cristi! – La interruppe lui sollevandola da terra – Queste tue parole farebbero impazzire di gioia ogni padre, ma non sei sincera, stai cercando di risolvere il problema nella maniera sbagliata

– Io ti amo

– Lo so, ma è proprio questo sentimento che ci separa... se tu restassi non potremmo essere più gli stessi... ed io non potrei più accarezzarti o tenerti tra le braccia.

– Ti ho ferito... e tu non vuoi perdonarmi

– Ssst... ma cosa dici... Ora il tuo cuore è colmo di amarezza perché non riesce a separare l'amore che può nascere tra un uomo e una donna dal sentimento di affetto che ti è concesso provare per me

– È vero, ciò che provo non è amore, ma soltanto affetto

– Mentisci ancora. Sai bene che l'affetto esclude la passione ma non la tenerezza. Riporta alla mente i ricordi dei nostri giorni passati, cosa credi che fossero quelle emozioni che provavi per me?

– Sono state la mia vita

– Era un sentimento colmo di rispetto, di stima, di devozione, di tenerezza e non di passione. Come hai potuto confonderlo?

– Perdonami. Oh signore aiutami!

– L'amore che tu credi di provare per me è un'emozione stupenda che dovrai conoscere, ma non qui. Ti prego Cristi non rovinare questa cosa stupenda che è nata tra noi

– Come posso credere che quanto ho nel cuore sia soltanto tenerezza. È immenso Fred, è un'emozione così grande che mi soffoca

– Ogni emozione che nasce dai sentimenti è immensa. Ricordi quanto amore provasti per Alba? Lo hai forse dimenticato?

– Oh no, quell'amore è dentro di me, grande come lo era allora. Aiutami Fred, non tradirmi per carità

– E come potrei tradirti se ti amo tanto

– Allora dammi un'altra possibilità

Lui sollevò il braccio per accarezzarle i capelli ma si arrestò con la mano a mezz'aria.

– Lo farò, ma sarà in modo diverso

E mentre lei era pronta ad accettare ogni sua decisione, lo osservò togliersi la catena d'oro con la pietra verde e allacciarla al suo collo

– Porta con te questa pietra, ti ricorderà chi ti ha amato

– Oh mio dio, allora è vero tu mi scacci! Tu mi punisci troppo severamente padre mio

Lui scosse il capo mormorando tristemente – Punisco me

– Non mi amerai più?

– Il mio cuore sarà tuo in eterno, ma dovrai lasciare questa casa

– No Fred no, non puoi farmi questo

Lui la interruppe con un gesto della mano – Andrai a vivere nel mondo degli uomini. Così è deciso

– No! Non lo farò... piuttosto sono pronta a morire

– Se non lo farai chi si prenderà cura dei popoli senza patria... delle donne oltraggiate?

– Non lo so Fred... ma non merito questa punizione

– Nessuno vuole punirti... Oh piccina mia devi farlo per l'universo

– Non tradirmi Fred... Tu hai lasciato che imparassi ad amarti e ora mi punisci perché ti amo. Fred non farlo, non scacciarmi

– Devi lasciarmi per il bene di tutti

– E chi mi darà la forza per vivere senza le tue carezze. Chi mi aiuterà... Oh nooo!

Il suo gemito lacerò l'aria, sollevò le braccia per buttarle al collo di Fred, ma lui si voltò.

Cristi era disorientata, avrebbe offerto la vita se soltanto gliel'avesse chiesta... ma lui la scacciava. Il suo cuore non riusciva a comprendere. Avrebbe voluto urlare, farsi del male e invece scivolò in ginocchio e pianse come non aveva mai fatto.

Fred le voltava le spalle.

– Non togliermi la vita Fred... io appartengo a te – Singhiozzò osservandolo piegarsi a raccogliere qualcosa

Lui parve non udirla e lei, con una soffocante sensazione di orrore, lo vide raccogliere la pipa (La stessa che gli aveva regalato il primo Natale) e frantumarla tra le sue enormi mani.

– Nooo! Non farlo – Supplicò mentre lui aprì le mani lasciando scivolare sull'erba la pipa ridotta in pezzi.

Qualcosa di estremamente doloroso originò in lei una violenta vertigine. Una pena intollerabile le annebbiò la mente e per alcuni istanti volle credere che stesse sognando. Poi, scossa da singhiozzi di disperazione e di dolore, si sollevò e alla cieca fuggì correndo nei prati oltre gli alberi.

In quella sua folle corsa ad occhi chiusi non vedeva dove andava e non gliene importava. Superò il meleto, la collina e i campi, poi incespicò in qualcosa che sporgeva dal terreno e cadde pesantemente urtando il volto sull'erba umida.

Ora che non aveva più nulla, né Fred, né famiglia e né ragione di vivere, desiderò che la morte arrivasse a liberarla della sua disperazione.

Presa in quel suo mondo di desolazione si abbandonò allo sconforto. Nella sua mente, ormai ridotta ad una massa inerte e sanguinante, scomparsa ogni volontà di vivere prevalse la ragione della morte.

– Ameth! – Urlò singhiozzando – Eccomi, sono tua, non esiste più alcuna ragione perché debba continuare a vivere. Avanti, fa il tuo lavoro, colpisci!

Non appena pronunciate quelle terribile parole e mentre un forte dolore alla base del cranio le fece presagire il termine della sua esistenza, ebbe l'impressione di sentire il suo corpo sollevarsi da terra.

In quell'istante il suo pensiero volò a Fred e in attesa che la forza di Ameth la tramutasse in milioni di particelle luminose mormorò – «Perdonami Fred, io non vivo senza il tuo amore»

Ma ecco che non appena sussurrate quelle terribili parole, la sensazione di dolore si tramutò in una improvvisa sensazione di calore che le fece riconoscere un inconfondibile contatto.

– Mary! – Gridò disperata lasciandosi andare tra le braccia di sua madre

– Non temere piccina mia, sono qui con te. – Mormorò Mary carezzandole i capelli arruffati

– Aiutami – Mormorò lei con la voce rotta dal pianto

– Lo farò... ma tu abbandona questi oscuri pensieri, non permettere che assumano il possesso del tuo spirito… Sei tu che domini la morte. Non lasciare che il dolore t'imponga la rinuncia

– L'ho perduto – Singhiozzò Cristi assaporando il sale delle lacrime e il gusto dolce del sangue che le colava dal naso

– No, non lo hai perso. Ormai voi due siete un unico sentimento

– Non più... L'ho ferito a morte, ho ucciso il suo amore

– Ssst... non l'hai ucciso, hai ferito soltanto il tuo orgoglio

– Mi ha scacciata

– Lui non ti ha scacciata, è stata la tua condotta ad imporgli questa scelta... Tu resterai il suo più grande amore... ma devi comprendere che non potrai mai essere la sua donna

– Io lo amo

– Lo so tesoro, ma sei sua figlia e lui potrà pensare a te soltanto come ad un pulcino da proteggere... Il rapporto d’amore che lega un uomo e una donna ha come traguardo il concepimento di un figlio e questo non potrà mai accadere tra te e tuo padre... sarebbe come andare contro la stessa natura che ha generato il vostro amore... Tu sei una parte del suo corpo... Possibile che ti sia così difficile comprenderlo?

Cristi restò per qualche secondo in silenzio e quando sollevò lo sguardo su sua madre il volto aveva assunto un pallore estremo

– So di avere commesso peccato e che dovrò maledirmi per tutta la vita per quello che gli ho fatto… ma il mio cuore è puro… non ho pensato neppure per un istante di poter essere la madre dei suoi figli

– Lo so… e tu non gli hai fatto nulla che non fosse già scritto

– Dio ti prego prendimi, non lasciarmi vivere con questo dolore nel cuore

– Ssst… tu non hai colpe piccola mia. – Mormorò Mary stringendola a se – Avrei dovuto essere io a comprendere che stavi riponendo in lui tutti i tuoi sogni, le tue aspirazioni... Oh tesoro, potrai mai perdonarmi?

– Mi vergogno tanto, è un dolore troppo grande da sopportare

– Lo so amore, ma la soglia della perfezione è la sofferenza, ed è attraverso di lei che si raggiunge la comprensione

– Io voglio tornare ad essere il suo pulcino

– Tu rimarrai sempre il suo meraviglioso pulcino, ma ormai sei una donna e tuo padre non ha più nulla da insegnarti. Quello di cui ora hai bisogno dovrai conquistarlo con le tue forze

– Lo perderò. Si dimenticherà di me

– Il tempo è in grado di sopire ogni dolore, ma non può nulla contro il vero amore… e quando avrai percorso tutta la tua strada e tornerai da lui, allora ti accorgerai di non averlo mai perso

– Come posso convincere dio a non farmi questo… Sono quattro anni che pur di non perderlo lacero la mia coscienza battendomi contro qualcosa infinitamente più grande di me

– Oh cara… non affliggerti con pensieri così tristi… Dio non ti ha fatto nulla, questa scelta è stata soltanto tua e lui non interverrà mai a mutare ciò che la tua coscienza ha dettato alla mente. Dovrai trovare in te la forza per proseguire

– Neppure lui deve amarmi molto se prima mi concede la gioia di un padre e poi me lo toglie

– Nulla di ciò che ti appartiene potrà mai esserti tolto e tuo padre ti ap­partiene come tu appartieni a lui... Per sempre

– Aiutaci ancora, parlagli tu

– Non servirebbe, ora vi fareste soltanto del male

– Dovrò dunque lasciarlo senza lottare? Lasciare la mia casa?

– Ora la tua casa saranno le strade della Terra

– Non potrò farcela senza di lui, mi perderò

– No se saprai ascoltare il cuore

– Ho paura

– Lo so amore mio… ed è naturale che tu ne abbia, ma non hai altra scelta che batterti con lei. Il dolore e la paura saranno i compagni della tua vita. Ti tortureranno fino a renderti folle e se a volte ti sembrerà d'aver perso il coraggio e non saprai cosa fare, allora prega e raggiungi il centro del tuo cuore e quando lo avrai ascoltato e sarai certa d'aver compreso, gettalo nella mischia senza riserve. Questa è la sola condizione per tornare libera nella tua valle

– Mio dio, sarò nuovamente sola!

– No, non lo sarai. Il mio compito è di restare al tuo fianco fin quando non sarai pronta

– Allora aiutami ad essere degna del vostro amore – Singhiozzò Cristi stringendosi a lei

Il mattino successivo un sole brillante abbagliò la valle e quando Cristi si staccò dalle braccia di Mary, nei suoi occhi vi era il segno di un'inappellabile decisione.

– Debbo andare a casa – Mormorò senza guardare sua madre

– Non posso permetterlo – Rispose Mary prendendole le mani tra le sue

– Ti prego... cerca di capire, non mi è possibile andarmene così. Lascia che torni a casa

– No, ormai quella casa e tuo padre sono fuori della tua vita

– Mamma! Ma cos’altro si vuole da me, io non posso lasciarli... Il mio mondo è qui... non sono pre­parata a questa separazione, ho bisogno di tempo... ti prego

Mary la strinse a se – Darei la vita se fossi certa di evitarti questo dolore, ma non servirebbe... ormai tu sei fuori della sua vita

– Non è vero! Lui mi vuole bene

– Puoi scommetterci… tuo padre ti adora e se glielo chiedessi darebbe la sua vita senza un attimo di esitazione, ma non può fare altro per te. Nulla e nessuno è in grado di modificare il disegno della tua esistenza. Un piccolissimo errore sarebbe sufficiente a rovinare ogni cosa

– Si, lo so… di questo mi rendo conto… ma io non lo lascio, non posso farlo… andrei contro il mio cuore, ed io non posso permettere che esso muoia… perché questo è ciò che accadrà se lo lascerò

– Non vuoi proprio capire, vero? – Mormorò Mary scuotendo il capo – Hai già dimenticato cos'è accaduto?

– Si che lo ricordo... ma non m'importa... gli chiederò perdono... farò tutto ciò che vorrà... ma non lo lascio

Mary la guardò per qualche istante in silenzio – D'accordo, tornerai da lui, ma sai cosa potrebbe accadere?

– Si... – Mormorò lei abbassando gli occhi

– E non t'importa sapere che se ora tornerai da lui non potrai più essere quella che dovevi essere... e che l'universo cadrà nelle mani di Ameth?

– Si…lo so! – Rispose lei tornando a guardare sua madre – E so anche che dovrò dimenticarmi le sue carezze... ma non posso... non posso farlo... non posso lasciarlo

– Allora costringerai tuo padre ad andarsene

– No! Io non voglio! – Reagì lei con violenza prima di gridare la sua invocazione – Dio perché merito il tuo disprezzo?

– No, non lo meriti, ma se tu perdessi questa occasione tuo padre ne morrebbe…

Cristi portò le mani alle labbra restando silenziosa.

– … e tu non puoi fargli ancora del male – Proseguì Mary

Cristi guardò sua madre con gli occhi colmi di lacrime e di orrore e in quello sguardo, riconoscendovi tutta la sua disperazione, Mary temette il peggio. Ma poi, improvvisamente, Cristi chiuse gli occhi e annuì mormorando

– È vero, non posso farlo... lo ferirei ancora... Va bene, farò ciò che deve essere fatto, non lo tradirò... ma debbo tornare ancora una volta in quella casa... Ti prometto che sarò prudente. Non farò nulla che possa dispiacergli, ma tu devi lasciarmi andare

– Non esiste una sola ragione perché tu debba tornare in quella casa

– Si che c'è. Abbi fiducia in me, mi limiterò a prendere soltanto le mie cose... ma io debbo tornare in quella casa

– Dio che testona sei! Ma perché vuoi tornare laggiù?

– Perché debbo lasciarvi la mia anima... è sua

– Ho paura che con te non riuscirò mai a spuntarla – Mormorò Mary scuotendo il capo carezzandole i capelli

– Ti prego...

– Va bene, ma verrò con te

– No, non questa volta... questa sofferenza è soltanto mia e debbo essere sola... Ti prometto che non ten­terò di vederlo... Gli ho già fatto troppo male per imporgli ancora la mia presenza... non farò nulla... ma non posso andarmene senza avergli lasciato una parte di me

Vista l'impossibilità di farle intendere le sue ragioni Mary annuì con uno stentato sorriso.

– Promettimi che non prenderai nulla che gli appartiene

– Non temere, quello che di lui mi servirà è già sul mio cuore – Mormorò toccando la piccola pietra verde che fuoriusciva dal maglione – Sta tran­quilla, sarò di ritorno tra pochi minuti

Cristi discese molto lentamente la collina, quasi non volesse più raggiun­gere la casa.

Ad occhi chiusi costeggiò il meleto lasciandosi guidare dal ricordo e quando li riaprì la casa le apparve immersa in quella luce strana e innaturale.

Per qualche attimo ebbe la strana impressione che fosse più piccina di come la ricordava, ma nell'istante in cui i suoi occhi si colmarono di lacrime ingigantì assumendo l'aspetto reale.

Salì le scale della veranda con il cuore che batteva forte, poggiò le mani sulla porta della sala e provando un caldo brivido di piacere accostò ad essa le labbra mormorando

– Ti amo madre mia

Quando fu all'interno e si trovò avvolta in una penombra silenziosa, una smisurata quantità di sensazioni dolorose esplosero in lei dominando la ra­gione. Un violento capogiro la costrinse ad appoggiarsi alla parete. Poi, re­cuperato il coraggio, avanzò lentamente verso la grande scala.

In un istante si rivide tra le sue braccia mentre gli chiedeva aiuto... Avrebbe voluto gridare il suo nome come aveva fatto migliaia di volte... chiedergli di perdonarla... ma quel dolore che le straziava l'animo le disse che ormai era fuori della sua vita... e che quella non sarebbe mai più stata la sua casa.

Nella sua camera raccolse le poche cose che potevano servirle e quando fu nuovamente dabbasso uscì velocemente sulla veranda per evitare altri dolorosi adii.

Si allontanò con passo deciso, ma mentre attraversava il giardino udì il cigolio leggero della porta della cucina.

Non si voltò e benché ne sentisse prepotentemente l'impulso accelerò il passo gettando in campo tutte le sue risorse, ma quando raggiunse gli alberi fu il cuore a ribellarsi alla ragione e lei lo assecondò voltandosi a guardare un'ultima volta la casa.

Sulla veranda Fred aveva l'immobile espressione della tristezza e seb­bene sotto i bianchi capelli fosse visibile il volto, scavato come il letto di un torrente, la vita, che sembrava essersi interamente rifugiata nei suoi occhi, lo illuminava di luce vivissima.

Tornerò mio dolcissimo padre, io tornerò da te, – Gli comunicò men­talmente – e nulla potrà impedirmi di mantenere questa promessa. Sapessi che sofferenza... che gran dolore

Addio anima mia. – Le rispose Fred – Le creature che amano come sai amare tu, sono le uniche a saper soffrire senza che la sofferenza scalfisca il loro sentimento

Cristi portò una mano alle labbra e lanciandogli un bacio mormorò con voce rotta dai singhiozzi – Non dirmi addio... io ti voglio bene più della vita... più di dio... Tu sei colui che regnerà per sempre sul mio cuore... e per carità non dimenticarmi, non cambiare e io ti prometto che verrà il giorno in cui noi ci riabbracceremo.

Fine del primo volume.


Gentili amiche ed amici, con questo capitolo si completa il primo volume della Valle Incantata, spero vi sia piaciuto e grazie per avermi seguito in questa avventura.

Arrivederci al secondo volume, in cui la protagonista, uscita fuori della Valle Incantata inizierà a fare le sue esperienze a stretto contatto con la vita del 1947.

Di nuovo grazie.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: