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lavoro pubblicato martedì 20 ottobre 2015
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'uomo di Altacara

di Poetto. Letto 612 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Doveva essere un giorno come tanti, invece sarà ricordato, da tutti quelli che l'hanno vissuto, come il più strano, incredibile giorno di lavoro. Tutto ha inizio un sabato mattina di ottobre. Sono le nove, i ragazzi del pronto soccorso p.................

Doveva essere un giorno come tanti, invece sarà ricordato, da tutti quelli che l'hanno vissuto, come il più strano, incredibile giorno di lavoro.

Tutto ha inizio un sabato mattina di ottobre.

Sono le nove, i ragazzi del pronto soccorso portano, nel reparto di neurologia, un signore sulla quarantina.

La diagnosi è amnesia transitoria e cefalea.

Lo sconosciuto è stato trovato seduto a terra nel parcheggio di un centro commerciale.

Ad un primo esame sembra non avere lesioni.

Il paziente era solo e non sapeva indicare come fosse arrivato lì, appariva disorientato, inoltre la cefalea lo rendeva poco collaborante, quindi oltre le generalità, non diceva altro.

Con se non aveva documenti di identificazione.

I sanitari, al pronto soccorso, dispongono subito una serie di esami, che appaiono nella norma, viene fatta una flebo di antidolorifico per lenire la cefalea e richiesta una consulenza neurologica.

Nel reparto di neurologia, l'uomo, incomincia a migliorare.

Il medico di turno decide di ricoverarlo.

Accompagniamo il tipo in stanza, vediamo che sta già meglio, decidiamo di compilare la cartella infermieristica.

  • - Buongiorno... mi può dire il suo nome? - fa il collega al tipo.

  • - Certo!... mi chiamo Carlo Santi.

  • - Dove abita?

  • - A Cagliari... però sono nato ad Altacara.

  • - Dove scusi?

  • - Altacara... senta, temo che i miei saranno preoccupatissimi... non ricordo molto di quello che mi è successo, però sono certo che i miei non sanno che io sono qui.

  • - Capisco!

  • - Con me non ho né schede né monete per telefonare...

  • - Senta, se mi da il numero di telefono proviamo a contattare noi la sua famiglia.

  • - Va bene! 070873090.

  • - E' allergico a qualcosa?

  • - Guardi che sono iscritto all'elenco nazionale delle allergie... comunque... no, non sono allergico. Mi perdoni, non voglio essere fastidioso ma se...

  • - Vuole che contattiamo i suoi parenti.

  • - Si! se mi fa la cortesia... temo che siano veramente preoccupati.

Lasciamo la stanza del signore e proviamo a contattare i parenti.

Il medico si occupa di fare la chiamata e cercare anche di avere ulteriori informazioni sul paziente.

Fa il numero solo che all'altro capo del telefono risponde il dipendente di una agenzia di assicurazioni.

Convinti che il paziente non ricordi bene il numero di telefono, ritorniamo in stanza.

  • - Signor Santi, abbiamo fatto il numero che lei ha dato ma non hanno risposto i suoi parenti. Lo può ripetere? Magari l'abbiamo scritto male – il paziente ripete il numero che è lo stesso detto precedentemente.

  • - In che ospedale siamo? - domanda il paziente.

  • - Ospedale Civile – risponde il collega. Il paziente ci guarda e sorride.

  • - È uno scherzo... vero?!

  • - Come dice?

  • - L'ospedale civile è stato chiuso un anno fa. Ora è in ristrutturazione.

  • - Mi spiace contraddirla ma l'ospedale è aperto e noi ci siamo dentro.

  • - Va bene! Va bene! Senta io vorrei comunicare ai miei che sono stato ricoverato. L'atteggiamento del paziente fa pensare di trovarci davanti più un paziente psichiatrico che neurologico. Informiamo il medico delle risposte strambe del paziente. Lui entra in stanza e ascolta quello che dice questa persona.

  • - Lei è sposato? - gli chiede il medico.

  • - Si! non ho figli e ho un cane... allora?

  • - Calma, signor Santi... se mi da il numero di cellulare di sua moglie vedrà che risolviamo tutto.

  • - Il cellulare? Per chi mi ha preso? Sono un semplice impiegato del comune.

  • - Non capisco! Cosa vuol dire?

  • - Vuol dire che se questo è uno scherzo è durato anche troppo... ci siamo capiti?!!

  • - Senta, magari possiamo rintracciare qualche altro parente.

  • - Mia sorella abita ad Altacara... posso dargli il suo numero.

  • - Va bene... proviamo a chiamare a lei.

Il paziente ci da un numero che, come il precedente, non risulta essere della persona detta.

Il paziente sembra essersi ripreso dalla cefalea.

Il medico di guardia entra nella sua stanza per completare, visto che lui sta meglio, l'anamnesi.

  • - Avete trovato mia sorella? - chiede il paziente.

  • - Abbiamo fatto il numero ma non risponde, forse non è in casa – gli fa il medico cercando di rassicurarlo.

  • - Strano! - fa lui.

  • - Gli è passato il mal di testa?

  • - Non del tutto ma... si... direi che sto meglio.

  • - Che lavoro fa?

  • - Lavoro al comune di Pauri, sono impiegato dell'anagrafe.

  • - Dov'è Pauri? - fa il medico, che non aveva mai sentito il nome di quella località.

  • - È dopo Pirri. - il medico lo guarda e si convince che il paziente che ha difronte sia psichiatrico, dopo Pirri non esiste nessun paese con quel nome.

  • - Si ricorda cosa è successo? - fa il medico.

  • - Ero a lavoro, avevo finito il turno, stavo andando a prendere la macchina e poi non ricordo altro...

  • - Lei prende terapia per qualcosa?

  • - No!

  • - Ha sofferto di disturbi della memoria in precedenza?

  • - No!... non mi è mai capitato.

  • - Senta... dagli esami che abbiamo fatto non sembra esserci nulla di preoccupante.

  • - Bene! Finalmente una buona notizia... senta, visto che non ho nulla di rotto, vorrei andarmene.

  • - Guardi le consiglio di rimanere per completare l'iter diagnostico. Domani avevo intenzione di fargli fare un ecodoppler...anche se è domenica, c'è di guardia il medico che esegue gli eco.

  • - Cosa sospetta abbia avuto?

  • - Potrebbe essere stato un Tia ma volevo avere più elementi per...

  • - Cosa devo fare per andarmene? - il paziente non sembra intenzionato a restare.

  • - Senta, l'hanno trovata senza soldi, senza documenti... ci faccia rintracciare un suo parente... io non me la sento di lasciarla andare a casa e poi... francamente... ha detto delle cose che mi fanno dubitare della tenuta della sua salute mentale... magari è un periodo di forte stress.

  • - Delle cose? Ma di che parla?

  • - Ospedale civile... senta tra un po' passerà il pranzo, lei mangi intanto noi cerchiamo di rintracciare un parente... almeno se dovesse andare via sono tranquillo che va via accompagnato da qualcuno.

  • - Mi sembra giusto. Gli do altri numeri di telefono.

Il paziente sembra convinto ad aspettare l'arrivo di un parente.

Pur essendo la stanza da due posti letto, al momento è solo.

Al numero che il paziente ha indicato essere dei genitori risponde un anziano signore.

  • - Pronto, il signor Santi? - fa il medico.

  • - Si! con chi parlo?

  • - Sono il dottor Lancetti dell'ospedale civile. Volevo comunicargli che suo figlio è ricoverato da noi... non è in pericolo di vita.

  • - È uno scherzo? Ma chi diamine siete? Mio figlio è morto due anni fa in un incidente stradale.

Il medico resta senza parole.

Cerca di biascicare qualche parola di scusa.

  • - Mi perdoni signor Santi ma una persona che ha detto di essere Carlo Santi è stato ricoverato da noi e non avendo documenti ci siamo fidati delle generalità che ci ha fornito.

  • - Gli dica a quella persona che se continua ad usare il nome di mio figlio mi rivolgerò a un avvocato anche al costo di rimanere senza un soldo... delinquente! Approfittare della memoria del mio bambino!

Il medico chiude la conversazione e ci racconta quanto appreso.

Non gli era mai capitata una situazione del genere, che esula dal campo strettamente sanitario, è indeciso sul da fare.

Intanto dal pronto soccorso arriva un ricovero.

Un anziano di 87 anni e, casualmente, l'unico posto letto uomo libero è nella stanza del presunto signor Santi.

Come entriamo in stanza per sistemare il nuovo paziente ci accorgiamo che Santi è sparito.

Non può essere uscito dalla finestra perché siamo al terzo piano, non può essere uscito dalla stanza senza essere visto, perché, questa, è proprio davanti alla medicheria degli infermieri, i quali, stavano preparando la terapia e aggiornando le cartelle infermieristiche, quindi sarebbe stato visto.

Che fine ha fatto?

Un Oss percorre il corridoio esterno fino alle macchinette del caffè, ma nulla, nessuna traccia.

Facciamo una serie di telefonate in altri reparti, nessuno l'ha visto.

Ammesso che ci sia passato davanti ci chiediamo come ha fatto, visto che è impossibile uscire da quella stanza senza essere notato, visto che in quei momenti gli infermieri erano nella medicheria con lo sguardo rivolto proprio a quella stanza.

Le ipotesi si sprecano ma nessuna regge.

Il medico di guardia, dopo che le ricerche effettuate nel presidio non hanno dato nessun risultato, decide di chiamare i carabinieri per denunciare l'allontanamento del misterioso paziente.




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