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lavoro pubblicato domenica 18 ottobre 2015
ultima lettura mercoledì 24 aprile 2019

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La Valle Incantata - 16

di Legend. Letto 453 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La Valle Incantata - 16

17 Marzo 1944

Seduta sulla panca di pietra e intenta a contemplare l'ardente scena della luna color rame, Cristi si chiese se ciò che provava in se e i fatti accaduti recentemente, potevano confermarle d'essere felice.

Sentendo il suo animo disporsi alla serenità tirò su le gambe, poggiò la fronte sulle ginocchia e aspirando profondamente l'aria notturna lasciò che tornassero alla mente le infinite verità di quel mondo avvolto ancora nei misteri della natura, della sua gente e delle sue nazioni bellicose che si confrontano creando grandi città, grandi industrie, grande arte, amori e grandi guerre.

– Oh luna, sorella mia – Sospirò – sarò mai capace di rinunciare alla gioia in cambio del più grande dolore? Tu taci e non mi sei d'aiuto, ma mi sarai testimone

Il mattino successivo si svegliò di buonora per preparare la colazione che Fred avrebbe portato con se nei campi, poi tornò di sopra e prima d'infilarsi nuovamente tra le coperte entro in punta di piedi in camera di lui per svegliarlo

– Buongiorno dormiglione – Gli mormorò dopo aver deposto un bacio sulla sua fronte

Poco dopo, quando lo sentì scendere, si alzò per andare alla finestra ad osservarlo attraversare il giardino e scomparire al di la degli alberi.

– Buona giornata – Mormorò tornando tra le coperte

Si decise a scendere quando il sole era già alto in un cielo sgombro di nuvole e sebbene fosse una di quelle mattine che tanto l'innamoravano, il ricordo della sera precedente continuava a velare il suo spirito di una confusa tristezza.

Si recò nella stalla bofonchiando alla sua maniera, ma soltanto qualche ora più tardi, quando una brillante lama di sole le comunicò che erano da poco passate le dieci, sospingendo il carro con i contenitori del latte appena munto verso lo sterrato che collegava la proprietà con la statale 7, il suo spirito sembrò aver riconquistato la normale serenità.

Per un po' la tentazione di abbandonare ogni cosa e correre nella valle, la obbligò ad un doloroso autocontrollo. Rientrò in casa, salì di sopra a rifare i letti, ramazzò il pavimento, tolse un po' di polvere qua e la, scese a riempire le brocche d'acqua nelle camere e quando ridiscese, dopo aver svuotato della cenere il fornello del camino, si recò nella rimessa per spargerla sul tino dov'era in ammollo il bucato.

Dalla legnaia trasportò in casa i ceppi già tagliati ammonticchiandoli con cura accanto al camino e quando sentì giungere il furgone del latte, uscì nuovamente pronta a condurre le mucche al pascolo.

Con la mano rispose al saluto dell'uomo del furgone, il quale, come sempre, avvolto in un foglio di carta gialla, le aveva lasciato un coloratissimo bastoncino di zucchero sui contenitori vuoti.

Forse fu a causa dell'aria limpida di quel mattino, o per il tepore del sole o chissà per quale altro motivo, ma nella sua mente fece nuovamente capolino quell'impertinente e allettante desiderio di corse sfrenate e di capriole sull'erba già alta.

Sgranocchiando il bastoncino di zucchero condusse gli animali nei campi sul retro della casa e per un po' se ne restò sdraiata sull'erba ad invidiare la loro libertà.

– Ciao Ellen, – Gridò all'indirizzo della vetta più alta sulla quale indugiava ancora un manto nevoso – togliti quel bianco di dosso, non senti che è quasi primavera?

(Era stato Fred ad istruirla sul modo di riconoscere l'arrivo di quella stagione. Le aveva insegnato a decifrare un'infinità di piccoli e curiosi indizi, a riconoscere i profumi, i colori vellutati delle aurore e soprattutto quei mille nuovi modi di agire degli animali, che in verità la lasciarono decisamente perplessa. Ma il giorno che guardandosi nello specchio scoprì che i suoi seni erano divenuti più turgidi dell'ultima volta che li aveva osservati, accadde quello che Fred non aveva previsto; se ne scappò in lacrime da Mary, obbligandola ad una lunga e paziente opera di persuasione per farle comprendere quel certo insieme di meccanismi che rendono diverso il corpo di una donna da quello di un uomo. E benché tutto ciò si concluse con sua piena soddisfazione sentimentale e la primavera rimase la stagione delle cose nuove, la sua preferenza l'aveva ormai assegnata al coloratissimo Autunno degli alberi, che mutando il colore delle foglie trasformano i boschi e i giardini in luoghi magici.)

Nel tentativo di soffocare quel desiderio di libertà concentrò la sua attenzione sugli animali e per un po' le cose sembrarono andare per il verso giusto, ma quando quell'urgente necessità spirituale l'invitò alla trasgressione, con un balzo superò lo steccato e correndo raggiunse la cima della collina.

Lassù si lasciò scivolare sull'erba senza più fiato e per un po', nascosta dal fusto della quercia, rimase ad osservare i gesti antichi con i quali Fred curava la sua terra.

Sentendo crescere in se il prepotentemente desiderio di raggiungerlo fu costretta a dominarsi e per evitare che potesse scorgerla a poltrire, invece d'essere alle prese con il bucato, lasciò l'ombra amica del grande albero per discendere dalla collina lungo il versante opposto.

A valle seguì lentamente il corso del ruscello fin dove, allargandosi in un ampia curva, si riversava in cascatelle sonore.

Per un po' restò ad ammirare quella scena, poi, saltando in punta di piedi sulle pietre che affioravano dalla superficie dell'acqua, passò sull'altra sponda.

Presa dalla crescente gioia per quel senso di libertà e superato di slancio un breve tratto di terreno pietroso, si arrestò ad osservare l'alta vegetazione che ondeggiava frusciante sotto la spinta d'una brezza leggera.

Con pochi salti s'immerse in quel mare verde, ma fatti pochi passi si arrestò sentendo nascere in se una strana e amara impressione di colpa che rimosse in lei ogni allegria.

– Accidenti a te Cristi, non potevi restartene a casa? – Borbottò ormai decisa a tornare indietro – Guarda in quali guai ti vai a ficcare. – Borbottò spostando la sua attenzione su qualcosa di luminoso che le parve di vedere per un istante proprio dinanzi a se.

Con poche mosse raccolse sulla nuca la lunga chioma nera per rinfrescare il collo intriso di sudore.

– Lo sai mia cara che sei un pessimo soggetto? Ma come puoi pensare di andartene in giro con tutto il lavoro che hai da sbrigare – Brontolò ancora fra se abbandonando nuovamente i capelli sulle spalle e mentre il suo corpo si piegò lentamente scivolando sull'erba.

Nella frazione di tempo in cui un neutrino nasce e raggiunge la Terra, il modulo inibì i suoi centri di controllo riversando su di se l'intera sua programmazione neuronica.

Sentendosi mancare le forze le venne di domandarsi se Fred la stesse cercando.

– Cos'è Fred? – Chiese un eco stridulo che le rimbombò nella testa

– Chi sei? – Domandò lei sorpresa

– Sono il tuo colore – Rispose lo stesso eco

– Sei la mia anima? – Chiese ancora lei

– Non so cosa sia anima

– Cosa ne è stato del mio corpo?

– È laggiù, puoi vederlo

– Che buffo modo ho di dormire

– Tu non stai dormendo... stai morendo

Ne seguì soltanto un profondo silenzio.

– Posso riavere il mio corpo? – Chiese Cristi

– Vorresti tornare?

– Io debbo tornare da Fred... Ehi colore, cos'è questa vibrazione che sento crescere in me?

– Stai per inserirti nell'infinito

– Ed è bene?

– È bene

– Verrà anche Fred?

– Lui è soltanto un ricordo. Abbandonalo!

Improvvisamente l'immagine di Fred che la sollevava tra le braccia per immergerla nel tino colmo d'acqua e sapone colmò il suo spirito

– Ti sbagli colore, Fred non è un ricordo… è molto, molto di più – Mormorò

– Ti ha fatto questo? – Chiese il colore

– Quella volta me la combinò davvero grossa, però imparai a non temere l'acqua

– Devi abbandonare ogni suo ricordo

– Ehi non scherzare, io non voglio abbandonarlo... e se continuerai a trattenermi mi farai passare qualche guaio

– Abbandonati al tuo colore, ora è questa la tua condizione

– Sai una cosa colore? Tu ne capisci ben poco di amore

– Abbandonati, nessuno potrà aiutarti

– Vuoi smetterla... Fred saprà trovare la strada per raggiungermi

– Non può

– Ti prego Fred prendimi ancora per mano

– Non può – Ripeté il colore

– Ssst, fai silenzio, non voglio parlare con te!

Quel barlume di personalità che ancora viveva in lei lottò disperatamente per ricostituirsi in una unità pensante. Gridò, urlò, pianse e pregò e ad un tratto il colore si spense abbandonandola in un buio silenzioso.

Seguirono attimi di confusione, dolore, rimpianto, incompletezza e improvvisamente tornarono tutti i suoi ricordi.

Il primo segnale le giunse dalle dolorosissime fitte le segnalarono il ripristino del ritmo cardiaco.

Pian piano avvertì il suo corpo riacquistare il calore perduto e mentre il frastuono del sangue si diffuse nella sua testa con il boato d'una cascata, anche il respiro riprese regolarmente facendole bruciare i polmoni.

Provò a distendere le gambe che si mossero riluttanti alla volontà di cui disponeva. Cautamente socchiuse gli occhi e quando alla tremula luce del camino distinse la sagoma di Fred, sentì tutta la stanchezza del mondo pesarle sulle palpebre.

Quando uscì dal sonno la stanza era silenziosa e soltanto il riverbero delle fiamme riflesse sul soffitto davano vita alle ombre.

Poggiando un gomito sul cuscino si sollevò ascoltando i suoni della notte che giungevano attraverso la finestra aperta.

– Fred, – Mormorò mentre lui si volse a guardarla – dobbiamo fare qualcosa

– Stai giù, non affaticarti – Mormorò lui raggiungendo il letto

– Ho da dirti una cosa

– Puoi farlo stando distesa

– Non ho più dubbi, quello che ho visto l'ho già veduto

– Va bene, ne parleremo domani... Ora distenditi e riposa – Mormorò lui coprendola con le coperte

– Fred ti prego ascoltami… ciò che stamani ho visto è il potere oscuro... – Esclamò lei mentre l'aria parve farsi di ghiaccio.

– D’accordo hai visto il potere oscuro – Borbottò lui – Però a me interessi tu e tu te ne devi stare tranquilla e buona

– Ti prego Fred… Non sto scherzando… Il potere oscuro è quanto di più brutto possa esistere e sta attirando sulla Terra tutto ciò che c'è di cattivo nell'universo

Lui la guardò in silenzio per qualche istante prima di domandare – E cosa vuole da noi?

– Lui vuole me. – Continuò lei – Ed io sciocca che non avevo capito... Tutte queste guerre, questo immenso dolore che sconvolge la Terra

– Va bene, ho capito… Quando ti sarai ripresa mi parlerai del potere oscuro

– No, devi sapere subito... Ho sbagliato a non parlatene prima... Lui è la cosa più atroce che esista in questo universo

– Può farti del male?

– Questo non lo so, ma forse no… Però a voi l’ha fatto, ed ora sta guidando le sue legioni sulla Terra

Fred la trattenne impedendole di sollevarsi – Va bene, alla Terra penseremo domani, ora vedi di riprendere il sonno… e non aver paura, io sarò accanto a te

– Non puoi neppure immaginare quanto sia avanti nella sua opera. Tra poco più di un anno il presidente di questa nazione compirà un gesto inaudito

– Roosevelt è una persona con le testa sulle spalle

– Non sarà lui l'uomo che userà la forza dell'atomo per annientare migliaia di vite umane

– Se ti riferisci al progetto Manhattan puoi stare tranquilla, uno degli scienziati è della nostra razza e al momento quell'arma è inutilizzabile. Perché hai detto che non sarà Roosevelt?

– Non sarà lui l'uomo che utilizzerà l'arma messa a punto dal potere oscuro

– Intendi dire che c'è un altro ordigno a fissione nucleare?

– In Germania ci sono due cellule al plasma e se venisse innescata la mutazione molecolare potrebbero ridurre questo pianeta in una pallina più piccola di una mela

– Non diciamo fesserie, sarebbe uno scherzo di cattivo gusto... Si può evitare?

– Si... però se non vogliamo scoprire l'essenza vera del male dovremo riuscire a fermare Ameth

– Chi è Ameth?

– Ora è difficile anche per me capire cosa sia… ma tanto tempo fa fu la mostra migliore arma

– Lo creaste voi?

– Lo creò la nostra scienza utilizzando un modello proposto da chi allora era in grado di contattare l'entità guida

– Un momento... un momento... Cos'è l'entità guida?

– Non posso darti questa risposta, non l'accetteresti

– Tu provaci

– No Fred, scusami… non posso… tu non sei pronto… potrei farti del male… però puoi chiamarla dio o con qualsiasi altro nome vuoi

Per alcuni istanti tra loro vi fu un profondo silenzio, poi lui sembrò voler spezzare quello stato di quiete

– Quali compiti assegnaste ad Ameth?

– Era il nostro osservatore nell’universo. Lasciammo a lui i compito di eseguire i nostri ordini

– Perché? Non eravate in grado di svolgerli da soli?

– Forse si, ma eravamo così presi della nostra grandezza che fingemmo di non accorgerci che stava tentando di somigliarci… e quando provammo a fermarlo sfuggì al nostro controllo

– Ho capito, ora però rimettiti giù... domani ne parleremo

– Fummo talmente idioti che non capimmo che lo avevamo reso il nostro più inflessibile nemico

– Ma cosa gli avevate fatto?

– Quando ci rendemmo conto che stava tentando di somigliarci gli ordinammo di rientrare, ma lui capì che volevamo renderlo mortale e uscì fuori del nostro controllo

– E non provaste a rintracciarlo?

– Certo, ma ormai era al di la delle nostre capacità e inoltre, per vendicarsi, iniziò a darci una caccia spietata che seminò il terrore nel nostro popolo

– Causava la vostra morte?

– Si e fu così spietato che in pochi secoli ridusse il nostro popolo ad una schiera di poveri personaggi impauriti

– Avreste dovuto difendervi

– E con cosa? Non era assolutamente possibile

– Intendi dire che non avevate alcuna difesa?

– Si che ne avevamo, ma per ottenere risultati avremmo dovuto vivere soltanto nella luce e questo non era possibile… I nostri corpi non avrebbero potuto resistere in quella condizione

– Intendi dire che sarebbe stato sufficiente restare al buio per essere attaccati?

– Più o meno

– E come riusciste a sopravvivere?

– Semplice ma molto ingegnoso, trovammo il modo per modificare la nostra condizione fisica in uno stato di vita energetica alla quale lui non poteva accedere

– Perché era un essere cibernetico?

– Non era quella la ragione… Quando fu creato si scelse di dargli un limite, la luce e questo ci salvò dalla estinzione. Ad ogni modo lui non era un essere cibernetico e sebbene nel crearlo fosse stato utilizzato un amalgama di elementi biologici e tecnologici, lui fu concepito come concetto. Conosci nulla degli studi di Heisenberg?

– Qualcosa

– Beh, lui ha introdotto l'umanità in un campo che vi porterà lontano, ma fino ad allora il concetto rimarrà quello di riconoscere un limite alla conoscenza di un fenomeno

– Tu non sei un concetto, vero?

– No... – Mormorò lei sorridendole

Fred annuì prima di chiederle – Allora cosa sei?

– Qualcuno dice che sono un pulcino

– Vuoi smetterla di scherzare?

– Hai ragione, scusa... Lui è del tutto diverso da me... almeno lo era

– Cosa significa lo era?

– Semplicemente che ora non so più chi sia… L’essere che ho contattato è molto diverso da colui che conoscevo

– Diverso come?

– Ho avuto l’impressione che stia tentando di somigliarmi

– Allora questo cambiamento non può che fargli del bene

Lei sorrise e scuotendo il capo mormorò – Sei incorreggibile... ma non sto scherzando, lui sta mutando la sua struttura molecolare in qualcosa che non sono riuscita a comprendere

– Prova a far comprendere me

– È come se qualcosa di lui stesse degradandosi, è più vecchio, più maturo… Ha perduto il controllo del quarto cromosoma… oppure lo ha fatto di proposito… non lo so. Ora usa schemi comportamentali che non erano nelle sue celle e se non mi sono sbagliata ora conosce l'esistenza del modulo e sa come cercarlo

– Cosa accidenti è il modulo?

– Mi domandavo se me lo avessi mai chiesto

– Beh, ora l'ho fatto

– Nei tuoi ricordi Gaussiani esiste questo termine?

– Si, ma non stiamo parlando della stessa cosa, vero?

– In pratica è il termine che il nostro popolo assegnò ad una precisa unità anatomica che risiede in un'area dell'organo di pensiero

– Nel cervello?

– Si... Nell'uomo è collocato nel fondo della scissura traversa del cervello. Precisamente nella regione diencefalica a ridosso del terzo ventricolo, ed è talmente minuscolo da essere sfuggito agli scienziati della Terra per moltissimi anni

– In quel punto è situata una glandola

– È vero, ma sebbene si comporti come tale non è una vera glandola

– Quello sarebbe il modulo?

– Sei sorpreso?

– Non è un po' troppo piccino?

– È questione di punti di vista. Nella sua struttura la natura ha provveduto a registrare la totale conoscenza delle leggi universali

– Codici?

– Si, gli stessi che utilizzi tu quando usi i tuoi poteri

– Intendi dire che anch'io utilizzo il modulo?

– Certamente, però ne fai uso ad un livello inconscio

– Ameth ha le tue capacità?

– No... lui ottiene i miei stessi risultati utilizzando altre vie

– Cos'è per te il modulo?

– Se dovessi fare un paragone dovrei pensare a te

– Figuriamoci... borbotta anche lui?

– Uhm, a volte... Lui è la mia mente... tu sei la mia vita... Lui è la mia voce, il mio corpo, il mio sesto senso... tu sei i miei sentimenti

– E tu cosa credi di essere per lui?

– Non lo so, ma vorrei non essere semplicemente il veicolo di cui si serve

– Com'è con te... buono?

– Non ho mai pensato a lui in questi termini

– Cosa provi per lui?

– Non lo so

– E per me?

– Sei un figlio d'un cane, lo sai vero?

– Si che lo so, ma tu continua

– Beh... quando affermo di volerti bene o di essere felice, esprimo soltanto un’emozione e non quanto realmente accade in me. Ciò di cui sto parlando Fred… è qualcosa di cui non conosco i limiti. Sto parlando del mio amore per te

Scosso come se fosse stato percorso da un flusso elettrico Fred annuì lentamente, poi tornando a guardarla chiese

– Va bene, ne so più di prima, ma ora tu dovrai distenderti e riposare

Lei accennò a ribellarsi, ma lui scosse il capo e con le mani la obbligò a restarsene distesa.

– Domani mi racconterai tutto...– Mormorò con il tono di voce di chi non accetta soluzioni diverse – Ora devi dormire

– D’accordo, – Mormorò lei – a patto che tu vada a dormire nel tuo letto

– Posso farlo anche qui sulla sedia

– Se vuoi che dorma tranquilla devi andartene nel tuo letto… non accadrà nulla

Lui avrebbe desiderato ribattere, ma inspiegabilmente si arrese mormorando – Va bene, ma se avrai bisogno di me…

– So dove trovarti… Buonanotte Fred!

Attese con ansia che Fred si decidesse ad addormentarsi, ma soltanto quando udì il suo respiro divenire pesante che sentì il suo spirito calmarsi, come se quel fatto puramente fisiologico fosse la porta capace di escluderlo dalle brutture che sarebbero potute accadere.

Si distese rilassandosi completamente, aprì la mente al contatto che il modulo stava operando con ciò che la circondava quando registrò la presenza di Ameth nella camera.

Immediatamente il modulo neutralizzò ogni sua reazione impedendo alla parte midollare del surrene di secernere l'ormone e dopo aver sospeso parzialmente l'attività dell'encefalo, rallentò il ritmo cardiaco e quello della respirazione ponendola in uno stato di sonno profondo in cui le fu possibile ottenere l'immagine molecolare di Ameth.

Superata la prima fase sotto il controllo del modulo, Cristi riprese il controllo della situazione correggendo, di volta in volta, le alterazioni che Ameth provocava nel potenziale elettrico della sua mente avvalendosi di schemi assolutamente alieni.

Da quel preciso istante per Cristi iniziò una lotta silenziosa, paragonabile a quell'intreccio di mosse e di contro mosse che un giocatore di scacchi compie, mentre arroccato in difesa prepara la trappola.

Nel frattempo, l'energia che Ameth usava per forzare la mente di Cristi, venne mutata dal modulo in milioni di risposte chimiche, le quali, trasformate in melatonina, costrinse Ameth a diversificarne continuamente le frequenze.

Quella lotta mortale, oltre che a creare nella stanza turbolenze elettriche inimmaginabili, scompose gli atomi dell'ossigeno che illuminarono la stanza di una colorazione cangiante.

Lo scontro proseguì per un tempo lunghissimo nel massimo silenzio, poi, improvvisamente, forse nell'istante in cui Ameth comparò i segnali modulati della mente di Cristi, arrestò l'emissione energetica ponendo la sua sonda in stato di assorbimento psichico.

Sfortunatamente per lui altrettanto veloce scattò la trappola preparata da Cristi.

Infatti, soltanto una frazione millesimale di secondo più tardi Ameth comprese d’essere caduto in un tranello, ma ormai aveva assorbito una carica di energia modulata pari ad oltre cinquanta milioni di Mvoltamper terrestri.

– Shah mat! [1] – Mormorò Cristi con voce roca quando tutto ebbe termine in una silenziosa implosione

E soltanto allora Cristi si rilassò abbandonandosi ad un pianto silenzioso.

Più tardi, quando il pianto si placò e sedette sul letto, le apparve il volto di Ameth reso lungo da profonde rughe simili a cicatrici scavate da insonnie ostinate.

Quel volto alabastrino, che il chiarore della luna denudava risaltandone l'odio e l'intelligente rancore, era un insieme di atroci memorie, d'un amore tradito e d'un eterno viaggio.

Pensieri veloci le solcarono la mente.

« Chi sei tu?

Uno spirito?

Qual è il segreto della tua potenza?

Sei tu dio?

Cos’è che risiede in te?

Vita?

E se lo è, chi te l'ha donata?

Dio?

Allora esiste?

Oh no, non dirlo, non voglio saperlo, ho troppa paura »

Fu una notte di sonni brevi e di risvegli affannosi, di smaniose veglie colme di pensieri angosciosi e di verità assolute e quando al mattino aprì gli occhi cosciente d'aver vinto un'altra battaglia, sentì d'aver perso qualcosa di molto importante.

All'esterno il vento sembrava essere scomparso e il sole, che già vivido rifletteva i suoi raggi attraverso la finestra, dipingeva la camera di una luce bianca e oro pallido.

Udì Fred che di sotto fischiettava come un albero carico di uccelli. Si vestì controvoglia e benché la mattina fosse limpida e serena e il cielo tinto d'un azzurro immacolato, provava in se una profonda tristezza.

Si affacciò alla finestra e in un rituale che da anni si ripeteva ogni mattina, volse lo sguardo verso la sommità della collina.

In un fulmineo flashback le tornò il ricordo di Eras e delle spietate parole che Ameth mormorò con quella sua voce a volte lugubre e profonda e a volte fine e stridula

« Guardale Cristi, ricorda le stelle,

così lucenti, garrule e belle.

Perché è nella notte ch'esse morranno

quando il sigillo le mie mani apriranno.

Allor sulla vita leverò la mia mano

rendendola vizza in un corpo inumano,

ove piombare il suo sonno in eterno,

negandole gioia e amore materno. »

Quando scese Fred era intento ad accatastare la legna accanto al camino e sentendo i suoi passi si voltò a guardarla togliendosi la pipa dalle labbra

– Buongiorno! Ti ho svegliata?

Lei scosse il capo sorridendo – Ciao, – Mormorò baciandolo – non preoccuparti ero già sveglia

In cucina si versò del latte in un bicchiere e tornò in sala sedendo sul pavimento accanto la cesta di Soffio

– Non hai più la tua tazza? – Domandò Fred

– Non ho appetito – Rispose con un sorriso sulle labbra

– Allora? Cos’è accaduto ieri sera? – Chiese lui accatastando gli ultimi ceppi

– C’eri anche tu, no?

– Fin quando non mi hai spedito a dormire e purtroppo mi sono addormentato come un'imbecille

– Tu non ne hai colpa, è stato il modulo che ti ha imposto il sonno. Sei certo di voler sapere?

– Io sono qui, decidi tu...

– D’accordo… Quando Ameth ci sfuggì, per sopravvivere fummo costretti a mutarci in esseri energetici... Però non fu una buona idea, poiché la cura fu peggiore della malattia

– In che senso? – Chiese lui sedendo sulla poltrona dinanzi a lei

– Nel senso peggiore, poiché così facendo perdemmo la capacità di procreare

– Credi che Ameth ti abbia riconosciuta? – Chiese lui nel tentativo di interrompere l'argomento

– Una delle sue regole è quella d'iniziare il possesso utilizzando la paura... però io ricordo bene di non averne avuta… Il tuo ricordo è stato più forte della mia morte. Tu mi hai preso per mano dando vigore alla mia volontà

– Ho soltanto trasportato il tuo corpo in casa

– Un giorno mi sarà dato sapere quanto ti devo e allora temo che dovrai sopportare in eterno la mia gratitudine

– Beh... non sarà un sacrificio. – Disse lui tentando una battuta di spirito – Però se non vorrai farmi prendere un accidente dovrai imparare ad essere più cauta

– Puoi scommetterci. Questa volta mi ha colta nel momento in cui avevo l'animo colmo di dolcezze. Oh Fred! La tua Terra è così bella

Fred sorrise scuotendo il capo – Hai già pensato a cosa fare?

– No, ma dovrò farlo, non posso rischiare che questa guerra distrugga il pianeta

– Non è cosa che ti riguardi

– Ma riguarda te! Hai mai pensato se qualcuno dei tuoi ragazzi abbia già perso la vita a causa di tutto quest'odio?

Il volto di Fred assunse un pallore mortale e lei, notandolo, lo abbracciò

– Oh mio dio scusami! Tu non hai alcuna colpa. Ti prego Fred, perdonami, non volevo che tutto ciò coinvolgesse la tua gente, ma ti prometto che la farò cessare, dovesse costarmi la vita

– Certo che lo farai… ma ora parlami di Ameth… Anche lui utilizza il modulo?

– No, ma in teoria potrebbe disporre di quella glandola

– Quindi potrebbe servirsene?

– Questo non lo credo possibile. Il modulo non è soltanto una parte dell'organo pensante, in esso vi è l'essenza della vita, la possibilità di creare... E creare non è un atto formale, è cedere la propria energia, è la scintilla che innesca il processo di modifica nella struttura dell'infinito... Ed egli non può cedere alcun tipo di energia perché non ne possiede

– Allora che genere di vita lo sostiene?

– Io so soltanto che può alimentarsi con ogni tipo di energia, inclusa quella prodotta da collassi stellari

– Hai affermato di avere avuto l’impressione che stesse cambiando. Cosa volevi intendere in realtà?

– Quando lui è entrato in me non si è limitato al controllo della mia natura, ha cercato qualcosa che non doveva

– Mi pare logico invece, avrei fatto anch'io la stessa cosa

– Certo, ma in te esiste la scintilla della vita che lui non possiede

– E allora perché lo avrebbe fatto?

– Non ne sono certa, ma forse ha usato quel mezzo per comunicarmi qualcosa

– Cosa?

– Non lo so Fred... sono confusa. Non doveva essere così. La sua mente dovrebbe ancora funzionare secondo la logica preregistrata dei suoi schemi, non gli è stato concesso provare emozioni

– Ed ora invece ne prova?

Lei annuì guardandolo

– Va bene, ammettiamo per un momento che sia riuscito a dotarsi di una coscienza, non credi che ciò potrebbe porlo in conflitto con i fondamenti della sua struttura e avviarlo irrimediabilmente verso la fine?

– Non se ha trovato lo stimolo per superare il problema

– Forse si è innamorato di te!

– Dai, non dire scemenze... Lui non conosce l'amore

– Per quale motivo sentiste la necessità di concepirlo?

– Non so dirti perché sentimmo la necessità di concepire quell'essere blasfemo e concedergli il potere di vita e di morte

– Qual era il vostro rapporto con lui?

– Non è mai esistito un vero rapporto, lui doveva soltanto eseguire ciò che gli ordinavamo di fare

– Come riuscivate a governarlo?

– I suoi schemi vitali erano stati connessi a delle chiavi di comportamento che avrebbero dovuto impedirgli ogni autonomia… Se non sbaglio dovrei averne una anch'io in qualche parte di me. Tecnicamente sono dei segnali inconsci preregistrati che scattano all'avverarsi delle condizioni previste dallo status legato ad esse

– Perché non le ha rimosse se disponeva di tanta potenza?

– Perché quelle chiavi sono l'essenza stessa della sua esistenza, senza di loro non potrebbe vivere

– Non foste davvero gentili con lui. Cosa prevedevano quelle chiavi?

– Sulle loro condizioni si raccontano molte storie fantastiche, ma in realtà nessuno sa cosa siano

– Che genere di storie?

– La più spiritosa è quella in cui si racconta che il giorno in cui si innamorerà di una certa donna muterà condizione divenendo mortale

– Non vorrei essere quella donna – Borbottò lui tentando un sorriso

– È una storia Fred, su Gauss nessuno sa nulla di innamoramenti

– E tu cosa ne sai? – Domandò lui soffiando in alto una nube di fumo azzurro

A quella domanda, fatta con noncuranza proprio mentre lei stava portando alle labbra il bicchiere, Cristi ebbe un sussulto improvviso che le fece rovesciare il latte sui pantaloni.

– Porca vacca! – Esclamò con voce imbarazzata saltando in piedi e avviandosi di sopra tossendo

– Togli i jeans ma non tentare di pulirli con l'acqua. – Disse lui ad alta voce – Vanno lavati con sapone, altrimenti resterà la macchia.

Quando ridiscese e lui si voltò a guardarla, per poco non gli cadde la pipa dalle labbra notando che aveva indossato l'unico capo del suo guardaroba che non fossero jeans.

– Mio dio! – Mormorò

– Gli altri jeans sono ancora nel granaio ad asciugare. – Borbottò lei impacciata – Perché mi guardi a quel modo? È la gonna che mi ha regalato Mary

– Somigli a tua madre... no, non è vero… Tu sei infinitamente più bella

Senza ribattere Cristi sedette sulla poltrona tentando inutilmente di dare un verso alla gonna, finendo poi, dopo alcuni nervosi tentativi, per esplodere in una delle sua colorite espressioni.

– Al diavolo! Più la guardo e meno mi piace. Ma come cavolo fanno le altre donne ad indossare quest'affare

– Invece stai benissimo. Sai che è la prima volta che ti vedo vestita come una vera donna? Forse le gambe sono un po’ magroline, ma nel complesso la gonna migliora il tuo aspetto

– Magre un corno! – Esclamò lei – Con quest'accidente ho freddo. Mi sembra d'essere nuda

– Beh, tanto oggi non dobbiamo uscire

– Per carità! Pensa se mi vedesse Soffio, sai quante risate si farebbe

– Lascia in pace la gonna e rispondi alla domanda che ti ho fatto prima

– Ma dai che cavolo dici, smettila! – Borbottò lei piegandosi ad attizzare il fuoco per mascherare il rossore del suo volto

Con una mossa che accentuò ancor più il suo imbarazzo, Fred si alzò e si accostò a lei per scaricare sulla brace la cenere della pipa.

– Ehi pulcino! Cos'è che non va?

– Nulla! Smettila di dire fesserie, mi dai sui nervi – Scattò lei senza alzare il capo e continuando a trafficare con le molle

Soffio, che nel frattempo era entrato in casa, dopo aver fatto un largo giro in cucina si diresse verso la sua cuccia, ma quando gli fu davanti restò a guardarla scuotendo la testa.

– Beh! Cos'hai da guardare? – Esclamò lei – Non hai mai visto una donna?

A quella battuta Soffio si accucciò ma senza staccarle lo sguardo di dosso e lei si alzò andando a sedersi sul pavimento accanto alla cesta.

– Ehi! Cosa c’è, non mi riconosci? – Mormorò a voce bassissima – Sono io, Cristi!

Ovviamente Soffio non rispose, ma dopo averla osservata ancora per qualche attimo, sistemò meglio il suo corpo e nascose la testa sotto una zampa.

– Ecco, hai visto se avevo ragione? – Esclamò lei rivolgendosi a Fred – Guardalo, sta ridendo di me

– Ma dai! Non mi dirai che i gatti conoscono l'umorismo?

– Lo conoscono, lo conoscono. Sai come ti chiama?

– Me? Lui ha dato un nome a me?

– A tutti noi ha dato un nome. Tu sei... forse è meglio che non te lo dica

– Ora cosa credi che farà?

– Non vorrà più guardarmi, ecco cosa farà!

– Non intendevo il tuo gatto, mi riferivo ad Ameth

– Cosa farà lui non è importante, quello che conta è cosa farò io

– Tu non devi fare proprio nulla!

– Lui è sulla Terra per me. – Disse lei tornando a sedersi sulla poltrona – Sa bene che in questo universo non c'è posto per entrambi e a costo di distruggere questo pianeta tenterà di farmi uscire allo scoperto. Quando lo scacciai da Eras lo scaraventai in questa parte di universo causando un bel guaio alla Terra

– Quando accadde?

– Era da poco iniziato questo secolo... ma non stare li a far calcoli, la Terra dista milioni di anni luce dalla nostra galassia e tenendo conto della curvatura del tempo il fatto avvenne in epoche remote

– Non facevo calcoli, cercavo di ricordare cosa può essere accaduto di molto grave all'inizio del secolo

– Te lo dirò io, era il 1908

– Tunguska?

– Si... ma per fortuna quella parte del pianeta era disabitata

– Cosa fu? Un esplosione nucleare?

– Qualcosa di molto simile. Quando Ameth penetrò nella vostra atmosfera l'accumulo di energia che aveva assorbito si era quasi esaurita, altrimenti la Terra sarebbe stata annientata all'istante

– Dunque avevamo ragione, fu energia atomica

– Ne parli come se si trattasse di una cosa malvagia. Ricordati che si tratta della mia energia!

– Intendi dire che la tua energia è atomica?

– Non come la conoscete voi, ma è pur sempre energia modulata ad altissima frequenza

– Che accidenti è?

– Un po' di rispetto Fred! Non credo ti farebbe piacere se parlassi così della tua energia vitale

– Puoi essere più precisa?

– Dovrà trascorrere ancora del tempo prima che riusciate a riprodurla in laboratorio

– Cosa la rende diversa dall'energia nucleare che conosciamo?

– Tutto e nulla! Tra loro vi è molta similitudine. Sono atomi in cui le particelle caricate positivamente girano attorno a nuclei di segno opposto

– Antimateria!

– Non ti allarmare Fred! Ti assicuro che non hai nulla da temere

– Non volevo dare quest'impressione, non ho paura, mi ha soltanto sorpreso

– Perché? Non ne eri al corrente?

– Sapevo della tua diversità, ma non che il tuo essere...

– Fosse composto di quella energia? – Terminò lei

– Spero che tu sia in grado di controllarla. Perché tu la controlli, non è così?

Cristi rise – Sta tranquillo. Non è difficile controllarla, è un po' come regolare la temperatura del forno quando preparo il pane. Insomma, è pressappoco la stessa cosa

– Se lo dici tu

– Sai che da quando sono sulla Terra ho scoperto di riuscire perfino a tramutarla senza problemi?

– Ti giuro che ero del tutto all'oscuro di questa tua caratteristica

– Non dirmi che non hai letto quelle notizie nella tua mente?

– No

– Perché?

– Perché appartengono a te, ed io non ho alcun diritto di entrare nella tua intimità... In cosa puoi tramutarla?

– In energia che può migliorare le condizioni subatomiche di questa parte di Universo

– Influenzare le condizioni del tempo?

– A volte mutando perfino le strutture atomiche

– Ed è possibile?

– Questo non devi chiederlo a me, è il modulo che sa come fare

– Immagino che se raccontassi in giro d'aver vissuto a fianco di un buco nero probabilmente mi prenderebbero per pazzo. Credi che la Terra possa correre qualche rischio?

– Non scherzare Fred! Sai bene che finché ci sarai tu non potrà accaderle nulla. Comunque è soltanto una questione di tempo, tra trenta o forse quaranta miliardi di anni questo universo entrerà in contatto con un'altra dimensione composta di questa energia e allora...

– Continua. Cosa vuol dire quel... e allora

– Allora sarà l'inizio o la fine, anche se in fondo è la stessa cosa

– Ci saranno degli indizi?

– Ce ne sono già. In alcune parti di questo universo si sono aperte delle fonti. Ve n'è una anche in questa galassia

– Cos'è una fonte?

– È un termine improprio, poiché attraverso quel contatto vi è soltanto assorbimento, ma quando sarete in grado di osservarla vi apparirà come una fonte

– Se non altro ci toglierà dai piedi Ameth

– Non ci conterei troppo, egli è in grado di manipolare ogni tipo di energia e sebbene non gli sia possibile tramutarla, può sopravvivere a qualsiasi contatto energetico

– Davvero consolante! Ciò vuol dire che continuerà a fare del male?

– Vedremo

– Ha un senso quel vedremo?

Cristi rise scuotendo il capo – Quando cadde sulla Terra dovette credette che lo avessi seguito, poiché da quel momento ha tentato di tutto pur di farmi uscire allo scoperto. Sai quante guerre ha causato in questi quarant'anni sperando che intervenissi?

– Perché avrebbe dovuto credere che tu lo avessi seguito?

– È nella logica che lo domina

– Perché non lo hai eliminato?

– Potrei darti centinaia di risposte, ma non sarei sincera. La verità è che pur essendo nemici non ci odiamo. Almeno per quanto mi riguarda

– Valutando quanto ti ha fatto non dovrebbe pensarla alla stessa maniera, non credi?

Cristi scosse il capo – Sbagli, egli non voleva uccidermi

– Ma l'ha fatto

– Si, l'ha fatto, ma sono certa che aveva programmato la conclusione

– Se non voleva ucciderti, cosa cercava?

– Qualcosa della Cristi di oggi

– Allora è probabile che possa ritentare

– Per un po' se ne resterà lontano... ma prima o poi dovrò battermi e non voglio che accada sulla Terra

– Quando sarà vedremo di trovare una soluzione

– Dovrò andarmene Fred… – Mormorò lei scuotendo il capo – Soltanto così potrò essere certa che non vi faccia del male

– Tu non te ne andrai da nessuna parte… qui sei a casa tua… non devi aver paura di nulla

– Non posso Fred… Per sperare di batterlo dovrò tornare ad essere la Cristi che tu hai appena intravista… e questo non ti piacerebbe… Ho troppa paura di perdere il tuo rispetto… sei così importante

– Non ricordo d'aver mai fatto nulla di eccezionale

– Che magnifico bugiardo sei. Secondo te è nulla avermi consentito di vivere la tua vita, respirare la tua aria? È nulla avermi alimentato del tuo amore e donato un'anima? Debbo a te ogni mia gioia e dovrò essere grata al tuo dio per avermi concesso di vivere al tuo fianco

– Ora stai proprio esagerando, sono soltanto un poveruomo che ti ha dedicato un poco del suo tempo

– Perché l'hai fatto? Cosa ti hanno detto quei dati che custodisci gelosamente nella mente. Tu hai sempre saputo chi sono e cosa avrei dovuto fare, vero?

Fred annuì.

– Però sapere che avrei potuto distruggere i sogni di un intero popolo non ti ha impedito di amarmi

– Sapevo che saresti potuta cambiare… E poi lo sai, avevo bisogno di un aiutante

– Non l'hai fatto per amore?

– Oh beh, io amo tutti

– Anche a tua figlia riservi lo stesso amore?

– No, per lei ho in serbo un amore diverso

– Più grande?

– Semplicemente diverso

– Vuoi sapere cos’ha saputo fare questo tuo amore? Ha fatto di me una donna che crede di credere in dio senza alcuna esitazione

– In questo non c'entro proprio nulla

– Tu dici nulla, ma se è per te che ho abbandonato quella mia cultura priva di ogni sentimento

– Era inevitabile. Quella cultura è soltanto dotta ignoranza

– Non lo credo, altrimenti non ci avrebbe permesso tanto

– Dio permette soltanto la partecipazione alla sua opera, ma guai a coloro che barano

– E noi barammo pretendendo di somigliargli. In suo nome conquistando gli spazi e spogliando gli astri della loro bellezza. La nostra presunzione ci spinse ad utilizzare la verità a nostro piacimento, senza comprendere che invece avremmo dovuto creare un universo spirituale dove depositare l'immensa conoscenza

– Quale fu la ragione della vostra condotta?

– Non lo so. Nessuno è più in grado di ricordarsene

– Mi sta frullando nella mente un'idea assurda

– Tu non hai mai idee assurde

– Immagina per un momento d'essere il dogma che guida l'infinito e supponi che tu abbia concesso alla stirpe che ti è più cara il potere di conferire la vita e la morte. Cosa faresti se quei doni venissero male utilizzati?

– Glieli toglierei

– E ciò risolverebbe il problema?

– No se prima non si riparano i torti

– E a coloro che ne avessero abusato cosa faresti, li puniresti?

– Oddio non lo so!

– Li cancelleresti dall'universo?

– No, sarebbe una punizione troppo pesante

– Dunque tu credi sia indispensabile saper differenziare l'amore dalla giustizia

– Si… ma non so se un dio può permetterselo

– Bella domanda…

– Tu non hai una risposta da darmi?

– Quand'ero piccino e costringevo mia madre a punirmi per qualche birbonata, soffrivo più nel vederla piangere che per la punizione

– Tua madre era nel giusto, ed erano le sue lacrime la tua punizione... Vorrei che dio desse un'altra opportunità al nostro popolo. In loro deve esserci ancora amore

– E se quella possibilità fossi tu?

– Non scherzare ti prego, mi fai venire i brividi

– Cos'era la vostra immortalità?

– Tecnicamente la possibilità di rigenerarci clonando i nostri corpi quando invecchiavano

– Ma non hai detto che vi eravate trasformati?

– Si, ma non fu una vera mutazione, L’unica soluzione che riuscimmo ad adottare fu quella di mantenere le tracce del nostro stato fisico e questo, anche se molto lentamente, determinava l’invecchiamento del nostro corpo

– Quindi oggi i gaussiani sono soltanto delle copie?

– Se escludi me e Mary sono tutti dei cloni… ma devi convenire che senza quella tecnica non saremmo potuti sopravvivere

– Siete stati dei pazzi

– Non tutti… All’inizio molte donne tentarono di avere figli naturalmente

– E cosa accadde?

– Un grosso guaio! Dopo i primi 150 giorni l'embrione iniziava a regredire spontaneamente. Era come se l'essere che stava formandosi nei loro corpi si rifiutasse di vivere. Molte di quelle donne trovarono il coraggio di proseguire nel tentativo, con l'unico risultato di vederle morire l'una dopo l'altra

– Non eravate più in grado di procreare?

– No, le clonazioni ne erano state la causa. E per evitare altre morti furono promulgando leggi che vietavano ogni rapporto fisico

– Ora capisco di dove nascono i tuoi problemi con il sesso

– Non è vero, ora non ne ho più

– Ne sei certa?

– Beh, a volte... va bene ne ho e allora? Ne hai anche tu! – Borbottò lei

– Non avreste dovuto fare quella scemenza delle clonazioni… Avreste fatto meglio a lasciare alla natura il compito di decidere

– Per la verità non tutti se ne servirono... Alcuni riuscirono a sfuggire ai controlli… Mia madre non si è mai clonata, ed è per questo che quando sentì la necessità di aver un figlio ti chiese di aiutarla

– Ora non farne un romanzo... non andò esattamente così

– Io conosco questa versione... e tu sei uno spudorato imbroglione

– Cosa ti ha raccontato tua madre?

– Mi ha raccontato del brevissimo tempo che trascorreste assieme, della vostra felicità... e del giorno che dovette scegliere di abbandonati per dare a me la possibilità di fare ciò che dovrò fare

– Vado a scaldarti un po' di latte – Mormorò lui quando sentì la voce di Cristi spezzarsi per la commozione

– Non andartene! – Lo fermò lei – Ora puoi vedermi piangere

– Non è così importante, possiamo parlarne un'altra volta

– Ti prego. Debbo farlo ora

– Va bene... ma posso proseguire io... Lei promise che mi avrebbe seguito non appena avvenuto l'aborto spontaneo...

– Ma non mantenne la promessa. – Proseguì lei – Mary era certa che mi avrebbe avuta e sapeva bene che se se le autorità l’avessero presa io non sarei mai nata… quindi scelse di abbandonare te piuttosto che rinunciare a me

– Avrebbe dovuto permettermi di restare con lei

– Non poteva, lo sai bene... Tu avevi un compito da assolvere... Da quel momento dovette impegnare tutte le sue energie per sopravvivere. Cercò un rifugio sulle montagne di Gauss dove i lunghi periodi di luce le avrebbero permesso di sfuggire dagli attacchi di Ameth e da allora di lei si perse ogni traccia. Fu rintracciata mentre io nascevo in un letto di neve e lei moriva... Fosti tu a farmi dono di quella memoria, ricordi?...

Cristi s'interruppe e soffocando un gemito si asciugò gli occhi con le mani. – Scusami – Mormorò singhiozzando

Fred le passò il suo fazzoletto a fiori e lei si soffiò rumorosamente il naso.

– ...Venni trasferita nella città delle scienze e non dev'essere difficile immaginare a quanti e quali esperimenti fui sottoposta. Per anni analizzarono la mia mente e il mio corpo senza andare troppo per il sottile, però non riuscirono ad eliminarmi. Ero in grado di sviluppare un tipo di energia infinitamente superiore a quelli che erano i limiti allora conosciuti e tra l'altro potevo oppormi ad Ameth mantenendo l'aspetto fisico per tutto il tempo che desideravo... Purtroppo la mia nascita dette un nuovo impulso ad altri esperimenti che condussero alla morte la quasi totalità delle nostre donne... Io ero l'unico essere che avrebbe potuto risolvere il problema, ma per loro ero soltanto una specie di animale da tenere il più lontano possibile e sai cosa ne fecero di me? Crearono un altro mostro e lo scaricarono nello spazio con l'ordine di non mettere più piede su Gauss. Il resto della storia la conosci. Si ricordarono di me soltanto quando seppero dei nostri ingenui fratelli terrestri, gli unici in tutto l'universo ad avere conservato inalterate le capacità mentali... e soprattutto migliaia di donne in grado di procreare

– Mi vergogno profondamente – Mormorò Fred

– Non devi, non voleva essere un'accusa. Credevo di doverti delle spiegazioni

– Io lasciai Gauss pressappoco in quel periodo

– Lo so... me lo ha detto la mamma... ma ora è tutto finito, siamo finalmente assieme

– Ma non è finita, tu dovrai tornare su Gauss per riportare in vita la nostra razza

– Per riportare la vita su Gauss avremmo bisogno di migliaia di uomini come tuo padre e donne come tua madre – Lui la sollevò sulle sue ginocchia e lei, facendosi piccola piccola parve scomparire tra le sue braccia – Non sarà facile, ma ti è stata concessa una forza che non teme confronti

– Mi lascerai sola?

– No, sarò sempre un passo dietro di te

– Fred! – Mormorò lei – Perché ora che ci sentiamo più vicini la timidezza si è dissolta? Perché ho il coraggio di entrare nei tuoi occhi mentre prima osavo guardarli di sfuggita?

– Forse perché sei tornata in possesso della tua unicità

– Unica io? Bugiardo che sei! Tu sei unico. Se non fosse stato per te Ameth avrebbe avuto la sua vittoria. Sono tue le armi che userò per batterlo

– Stai dicendo sciocchezze, sai bene che non posseggo armi

– Oh Fred, ho cessato da un pezzo di contraddirti, ma lascia che questa volta possa farlo. Sai bene che senza di te sarebbe stato tutto diverso

– Vuoi farmi arrossire?

– Lo meriteresti per tutte le volte che hai fatto arrossire me

– Non è vero! Non ho mai fatto una cosa simile

– Soltanto un'ora fa, pur di non mostrarti il rossore del mio volto mi sono arrostita davanti alle fiamme, ma di cosa sei fatto?

– Non lo so, ma credo d'essere di carne, ossa e in possesso di uno stomaco che reclama. Cosa prepariamo per il pranzo?

– Dio, ma lo senti? Potrò mai vivere senza di lui? Nella ghiacciaia abbiamo ancora una bistecca

– Se è come l'ultima ci mangiamo in due

– Lo abbiamo sempre fatto

– Allora cosa aspettiamo? Guarda che magnifica brace

– Okay, vado! – Disse lei avviandosi seguita da Soffio

– Un momento, toglimi una curiosità. Quel tuo modulo... cosa ha fatto credere ad Ameth?

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Avrà pur dovuto domandarsi cosa eravamo l'uno per l'altra, non ti pare? – Insisté lui

– Non ha avuto bisogno di raccontare balle per far credere loro che fossimo padre e figlia. Non ti dispiace vero?

– Neanche un po'

Lui stava ancora grattandosi la barba compiaciuto quando lei lo chiamò dalla cucina

– Fred! Posso chiederti una cosa?

– Ahi ahi! Quando gridi a questo modo sento sempre un prurito sulla schiena

– Dai sii serio, posso?

– Cosa vuoi sapere?

– Quello che hai detto prima… era la verità?

– A proposito di cosa?

– Della gonna... Hai detto che con lei sembro più bella

– Ma no figuriamoci, stavo scherzando

– Dovevo immaginarlo – Replicò lei dopo un attimo di silenzio

Intuendo di averla delusa Fred tentò di rimediare – Cosa ti succede? Non riesci più a capire quando scherzo?

– Cosa vuoi farci, forse sto invecchiando – Ribatté lei

– Beh, vuoi sapere come stanno veramente le cose? È vero, con la gonna sei una gran bella figliola

– Fred! Ma sono cosa da dire?

– Non lo so, è un'espressione che ho sentito in città

– Allora è vero, ti piaccio di più con la gonna

– Non è che me ne intenda molto, ma con la gonna sembri... beh insomma...

– Insomma cosa? – Lo incalzò lei intuendo che avrebbe lasciato cadere l'argomento

– Intendevo dire che con la gonna sei... niente male

– Ora non essere scostumato

– Intendevo dire che il tuo aspetto è più gradevole

– Sarebbe a dire che con i jeans non lo sono?

– Non ho detto questo, è che la gonna ti fa somigliare ad una donna

– Fred, ma io sono una donna

– No tesoro, non lo sei ancora

– Fammi capire bene; se indosso la gonna somiglio a una donna e se invece indosso i jeans somiglio a un uomo?

– Ho soltanto detto che con la gonna sei più bella... Ehi, ora però non montarti la testa

– Con la gonna sono più bella, eh? Porca vacca dovrò indossarla più spesso

– E come la mettiamo con Soffio?

– Con lui me la vedrò in privato, ora però non provare a imbrogliarmi perché me ne accorgerei; davvero ho le gambe magre?

Lui non rispose limitandosi a scuotere il capo.

– Fred! – Chiamò nuovamente lei affacciandosi all'uscio della cucina

– Si?

– Te l'ho mai detto che ti voglio bene?



22. Scacco matto

Continua...



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