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lavoro pubblicato sabato 17 ottobre 2015
ultima lettura mercoledì 25 marzo 2020

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TU ED IO

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 459 volte. Dallo scaffale Poesia

TU ED IOLuce della sera ove lasso il pensiero si dilegua nella fitta nebbia, nel dubbio che scivola dentro ,scende ed in moto diviene elemento,  parola in bilico  sul crinale d’un abisso ,  frasi  sparse, ruscilianne , allegre.....

TU ED IO

Luce della sera ove lasso il pensiero si dilegua nella fitta nebbia, nel dubbio che scivola dentro ,scende ed in moto diviene elemento, parola in bilico sul crinale d’un abisso , frasi sparse, ruscilianne , allegre si sparpagliano per mezzo alla via ,aizza la cape va fiero di ciò che sei .

Va contro il vento, contro le brutte avventure ,momenti fenomenologici , intellettivi , eleganti , crudeli, legati ad una invincibile fede, fredda , asimmetrica ignara del proprio peccato , del suo essere misura di tutte le cose.

Fuori intanto piove, piove sui tetti , sui crimini commessi ,sulle suppellettili sparse ovunque, sugli enigmi tetri , sinceri , specie di sortilegi che trascendono l'essere , la voce
di un popolo infermo , di un uomo solo con il suo tempo.



Fugge il senso delle frasi , silenziose, ridicole, legate ad un malaffare ad un gioco che rattrista lo spirito . Così in meno d'un ora la bomba esplose nel campo di battaglia ove già risuona la ritirata , il sole moriva in cielo, le vedove in lacrime , la mente arranca nel peccato , in vari scioglilingua , in gioie eclettiche fragili universi che svaniscono in profondi buchi neri ove l'animo si acqueta , sul cacchio si rallegra , che bello , lungo ,tondo, orbi ingordi, frasi sensuali limiti d'un compimento che rammentano immemore di giorni in giorno l’avidità di questo mondo.

Eppure non rinnego nulla del male subito, faccio finta di credere che sia tutto finto , rimango giulivo ,verace, cretino, incitrullito accalappiacani d'intere generazioni.
Di un mondo che giace esanime ,inverecondo, becero , denunciando migranti alcolizzati , chimici e nemici , ci andiamo a divertire tutti insieme , ridere, tirare le somme di quel bene inerme . Ed io dicevo non bisogna essere citrulli o incapaci di comprendere un male atavico, da una calunnia da un errato modo di dire, di fare , fosse vero ciò che vero , di questo gioco così crudele tu m'insegni ,non è forse vero che la morte errando per codesti colli, ubriaca di prima mattino con la borsa a tracolla ,spirito inquieto verso il suo posto di lavoro , va incontro al suo martirio al suo essere una e sola.

Farei a meno di farti ammenda d'un bene senza patente sollucchero ,scendi da sopra allo rione, mi pari un leone grifato
con l'occhio di fora l’orbita, quasi pareva che mi volesse magnare ,mi feci piccirillo ,rassegnato, pensai non può essere che siamo tutti uguali , siamo carne di macello, siamo candele senza la fiamma , siamo oggi ,siamo domani, una domenica si , una domenica no , siamo ciò che siamo , simile ad ieri , simili ad un discorso fatto senza testa ,che bella festa.


Così prosegui nel mio intento, prendendo confidenza di una verità pellegrina , ignara di tanta parte ,di come è di come siamo, mi piazzai a casa sua stringendo in mano l’anello , promesse meschine ,incline al vivere , alla funzione che cela in se un senso che scuote le fondamenta della ragione stessa. In quel giorno ignaro a tanti , c’ unimmo per commemorare chi di noi fu prescelto , amaro divenire, io volevo vivere di quella morte
di quella vita.

Poi all'intrasatte mi fu tutto chiaro la città era una fossa e fessa era la sorte che c'accompagna . L’amore era quella che noi chiamiamo delirio , innanzi all’occhio vidi quello che in tanti sanno , un viso rigato di lacrime a mille , mille scendevano , quanto era bella chella Madonna meia , come era doce , aspettare l'indomani aspettare la morte che diventa vita. La gioia d'un figlio, la vita che rinasce scrivere di te di me , passo dopo passo, dopo tanti errori commessi , finii innanzi al giudice supremo io dissi: sono innocente questa è la mia storia . E lui alzando la mano al cielo disse : Aprite quella porta poiché di questi versi l'uomo si sazia, scienza e trascendenza , amore ed odio sono fini ,principi da me impartiti per essere in me ed io in loro .Cosi io rinacqui e compresi dopo tanto dolore perché il verbo si fece carne.




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