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lavoro pubblicato sabato 17 ottobre 2015
ultima lettura sabato 23 maggio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Dame sans mercí incontrate

di jackpeenses. Letto 547 volte. Dallo scaffale Pulp

    Al bancone del bar, un bicchiere corre veloce lasciando la sua scia di veleno. Jack che di veleno é un intenditore lo afferró prima che venisse perso. Il suo fare da Lei venne osservato, che senza degnarlo di un segno si g...

Al bancone del bar, un bicchiere corre veloce lasciando la sua scia di veleno. Jack che di veleno é un intenditore lo afferró prima che venisse perso. Il suo fare da Lei venne osservato, che senza degnarlo di un segno si giró verso gli altri clienti.

Jack si sedette al bancone del bar, si accese una sigaretta e cominció a bere il suo veleno. Senza fretta, senza fare il protagonista: si gustava ogni istante, mentre il veleno piano piano si espandeva in tutto il corpo, godendosi l’infiammarsi delle proprie vene.

Con ormai il fuoco nelle vene, Jack fece percorrere al bicchiere vuoto la medesima strada e Lei senza guardarlo lo afferró.

Allora Lei conprese chi fosse Jack, prese da sotto il bancone una verde bottiglia e gli riempii il bicchiere. Attese che il liquido si calmasse e poi con grande maestria lo accese, il popolo della notte fu spettatore inerme dello spettacolo.

Lei lo guardó negli occhi, gli scrutó l’anima e il bicchiere corse nuovamente sul bacone lasciando una scia di fuoco. Jack ancora una volta lo afferó e questa volta lo bevette in solo colpo, one shot.

Poi niente per ore, nessuno sguardo nessun segno ma ad un tratto Jack venne preso per mano: un gelido brivido gli percorse la schiena, Lei lo guardó da cosí vicino che lui poté specchiarsi nell’azzurro dei suoi occhi.

Le labbra di Lei accarezzarono il suo orecchio inebriando i sensi di lui con il suo profumo, e la sua voce lo incantó definitivamente.

“Adesso sei pronto, questa notte sarai mio:

Berró il tuo sangue e tu felice me lo donerai.”, lei gli sussurró.

Jack che ormai aveva compreso che nulla avrebbe potuto fare, si arrese a Lei.

La notte finí in un letto dalle lenzuola di seta blu, petali di rosa sparsi ovunque e coppe di champagne piene.

La danza armoniosa dei loro corpi produceva la piú dolce e sensuale melodia mai sentita, fino allo spuntare dell’alba: momento in cui Lei, come promesso, bevette il suo sangue; lasciando Jack in quel letto pieno d’amore. Ed egli seppe che nessun altra dama sarebbe mai stata come Lei, ed a Lei ormai apparteneva.

Camminava tra i dormienti, Lei regina della notte, non degnava nessuno di uno sguardo ne di un segno: nessuno ne era degno.
Eppure Lei lo voleva, cercava un essere capace di starle accanto, di reggerne lo sguardo accusatorio ed indagatorio ma nessuno sembrava esserlo.
I suoi lunghi stivali neri dal tacco omicida, calpestavano i corpi che cadevano ai suoi piedi ammaliati da tanta bellezza.
Con grande grazia danzava sui loro corpi, infligendo loro dolori e cicatrici (visibili ed invisibili). La sua danza macraba sembrava non finisse mai: il suo cammino era divenuto un tappeto d’uomini che donavano il loro rosso sangue.
Poi si fermó proprio im mezzo a tutto quel caos ordinato e mi guardó: mi scrutó l’anima e come se danzasse nell’aria arrivó al mio cospetto.
Una brezza gelida mi percosse la schiena, il suo profumo mi inebriava i sensi e la mia mente si era fermó ad un solo pensiero: Lei!
La Regina della notte mi odoró e subito dopo gustó il sapore della mia carne: un bacio con tutta la passione possibile, un morso nel labro e una mano sulla patta fecero di me il suo schiavo.
Da quel giorno nulla esiste di cosí buono che il suo odore e il suo sapore sul mio nudo corpo.



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