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lavoro pubblicato sabato 17 ottobre 2015
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

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La Valle Incantata - 15

di Legend. Letto 585 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La Valle Incantata - 15

11 Settembre 1943

Mentre ritta davanti la finestra della camera di Fred Cristi osservava la pioggia che picchiettava sui vetri, fu percorsa da un brivido e sul volto provò la fredda e umida carezza della pioggia.

«Cristi rientra! Ti stai bagnando!»

– Ellen dove sei? – Mormorò asciugandosi due lacrimoni che scivolavano indolenti sulle gote

– Cosa c'è? – Chiese Fred sollevandosi a sedere sul letto – È la pioggia a farti sentire triste?

– Perché mi torna così spesso il suo ricordo? – Domandò lei voltandosi a guardarlo

Fred indossò la vestaglia, la raggiunse e la strinse a se. Il silenzio era rotto soltanto dal rumore della pioggia sui vetri

– È sempre li quel dolore? – Chiese lui carezzandole i capelli

– Mi avevi assicurato che avrei dimenticato – Mormorò lei scuotendo il capo – e invece Ellen è ancora dentro di me più possente di prima

– E questo ti disturba?

– No, sto bene in sua compagnia, ma il ricordo del male che le ho fatto mi fa soffrire

– Lo so amore... purtroppo certe ferite tardano a rimarginarsi

– Perché non mi lascia vivere

– Non è lei a tormentarti... sei tu che non vuoi lasciare il suo ricordo

– La sento talmente vicina che a volte mi sembra di udire la sua voce

– Quello che credi di aver udito è la voce della pioggia

– La pioggia parla?

– Beh, forse non come facciamo noi, ma parla

– Tu l'hai mai sentita?

– Oh si! Tanto tempo fa, quando avevo pressappoco la tua età

– E hai mai compreso ciò che dice?

– No… Mio padre affermava che la pioggia parla con la voce della nostra coscienza

Cristi sollevò lo sguardo su di lui – Cosa avrebbe da dirmi la mia coscienza? Ora sono in pace con tutti

– Forse qualcuno manca all'appello

– È vero. – Mormorò lei annuendo – È con me che non sono in pace. Ho ancora qualche problemino da risolvere

– Ti va di parlarne?

– Ti ringrazio, ma preferisco trovare da sola il coraggio per chiedere perdono a Ellen

– Non è difficile, dovrai soltanto parlarle

– E lei mi ascolterà?

– Non come puoi credere, lei leggerà il tuo cuore… se glielo permetterai

Cristi strinse tra le sue una delle mani di Fred – Posso chiederti una cosa?

– Tu provaci sempre

– Credi che Ellen mi amasse?

– Non so cosa dirti, ma mi riesce difficile immaginare che possa non essersi innamorata di te

– Avrei dovuto capirlo

– E come avresti potuto? Allora non eri pronta a comprendere quel sentimento?

– Che peccato... È brutto non comprendere l'amore

– Ed ora tu credi di comprenderlo?

– Non lo so Fred… non ho una risposta onesta da darti

– Possiamo accertarcene

– Come?

– Tu credi che io ti ami?

– Si Fred… Il tuo sentimento lo comprendo... Quello che non afferro è la ragione di tanto amore. Io non sono nulla per te... Oddio scusami, so bene che non è vero

Lui si chinò, la prese tra le braccia e sollevandosi con lei stretta al collo mormorò – Tu sei il mio pulcino

– Oh Fred! Sapessi quanto vorrei capire perché anch'io te ne voglio e perché amandoti soffro… Perché l'amore fa soffrire? Perché sono felice quando sei con me e piango quando sento la sofferenza di altri esseri? Puoi spiegarmi perché prima d'incontrare te tutto questo mi era sconosciuto?

– Ti spaventa?

– No, però mi confonde. A volte... quando t'impossessi del mio cuore, ho l'impressione di essere una parte di te... È così strano e così immensamente gratificante ciò che mi accade. Il pianto, il dolore, i tormenti del cuore, la felicità, la tua presenza. Come vorrei essere capace di darmi quelle risposte

– Hai soltanto undici anni, aspetta ancora un poco e anche tu comprenderai come nell'amore non vi è nulla di strano e nulla da scoprire

– Certo… ma cos'è l'amore?

– Non lo so tesoro, non so cosa sia in realtà l'amore... Per me sei tu

– Io sono il tuo sentimento d'amore? – Chiese lei con voce lieve

Lui annuì semplicemente.

– Allora perché questo tuo sentimento m’intimorisce

– È normale sentirsi spaventati quando si scopre d'essere l'oggetto dei sentimenti altrui… ci fa sentire più vulnerabili

– Tutti gli uomini provano amore?

– Più o meno

– Provano le mie stesse emozioni?

– Non esattamente, ognuno di noi vive un suo piccolo mondo in cui una sorta di misura ci consente di separare la commozione dall'indifferenza... e l'odio dall'amore

– L'odio può prevalere sull'amore?

– A volte può sembrare il sentimento più forte, ma è sufficiente un solo istante di commozione per vederlo dissolversi come nebbia al sole. Per sua natura l'uomo nasce a cavallo di quella sottilissima linea di confine che divide l’amore dall’odio e spetta soltanto a noi scegliere il lato in cui vivere

– Perché alcuni scelgono di vivere l’odio?

– Forse perché ci appartiene quanto il l’amore

– Coloro che scelgono l’odio sono felici?

– È difficile dare questa risposta e sebbene suppongo che quel sentimento sappia farci piangere e a volte gioire, non credo potrà mai donare gli stessi turbamenti dell’amore

– Se fossi il tuo dio farei del tutto per rendere gli uomini felici. Io so bene cosa significa avere l'odio nel cuore. Prima d'incontrare te non conoscevo la commozione, non riuscivo a sentirne gli effetti

– Non adulare me, convinciti invece di essere tu l'autrice di questo prodigio. Il mio merito è quello di averti dato una spintarella. Il resto l'hai fatto da sola, hai saputo riportare alla luce quanto di buono esisteva in te

Lei sorrise socchiudendo gli occhi – Ti andrebbe di raccontare una delle tue storie?

– Ho paura di avere esaurito la riserva

– Non ci credo, tu avrai sempre una storia per me

– Già… vediamo, potrei raccontarti una leggenda, credi possa andare?

– Tutto purché sia tu a raccontarla. Sai che amo le tue storie

– E io amo raccontarle. Sei pronta?

Lei socchiuse gli occhi e sorridendo poggiò il capo sulla sua spalla.

«Tanto tempo fa, Gaia, Amore e Male nacquero assieme...»

– Chi è Gaia? – Chiese lei

– Il nome che fu dato alla Terra da un antico popolo

– Vai pure avanti

«...Dunque, mentre Terra fu generata da una esplosione, Amore e Male nacquero dall'alito di chi tutto può. Terra assunse subito le sembianze di un bel pianeta giovane, luminoso e completamente vestito di verde, mentre Amore e Male, pur preferendo restare due spiriti liberi, presero identità così diverse l'uno dall'altro da non sembrare neppure fratelli.

Infatti, mentre Amore si manifestò immediatamente uno spirito colmo di attenzioni, generoso, disinteressato e pronto ad offrire il suo aiuto a chiunque ne avesse bisogno, Male non tardò a rivelarsi meschino, gretto, profondamente egoista e per nulla disposto alla generosità.

Stando così le cose non c'è da stupirsi se Terra e Amore scoprirono d'avere in comune gli stessi interessi. Si piacquero e decisero di avere una numerosa prole che popolò un'enorme e splendida isola al centro di un vasto oceano.

Di comune accordo decisero di dividersi i compiti; Terra avrebbe provveduto al sostentamento dei figli, mentre Amore si assunse la cura del loro spirito.

Le cose andarono avanti per migliaia di anni nella più completa armonia e quando i loro figli furono abbastanza grandi per comprendere il suo gesto, Amore li chiamò e se e disse loro «Se vorrete vivere onestamente e in pace tra di voi, dovrete rammentarvi che non potranno essere né i vostri parenti, né gli onori o le ricchezze a guidarvi lungo il percorso della vita, ma soltanto se avrete nel cuore la mia fiamma.»...e donò loro l'intelletto.

Temendo che quel dono potesse indurre i suoi figli a trascurarla, Terra chiese ad Amore di non confondere le loro menti, ma lasciare che continuassero a vivere nella più completa e libera ingenuità.

Amore non soltanto evitò di raccogliere le lagnanze della sua compagna, ma continuò ad ispirare nelle menti dei loro figli i migliori pensieri.

Ne seguì un periodo di così perfetta felicità che l'intera umanità si moltiplicò popolando l'intero il pianeta.

Vedendo crescere ogni giorno i buoni frutti che le attenzioni del il suo compagno maturavano nei loro figli, Terra non soltanto ammise che Amore era nel giusto, ma ne fu talmente compiaciuta da confidare la sua gioia a Male, (Che sin dall'inizio aveva accarezzato l'idea di essere il padre dei figli di Terra) il quale, roso dalla gelosia, giurò a se stesso che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di distruggere l'armonia nata tra gli uomini.

Da allora, utilizzando metodi meschini, iniziò a corteggiare Terra lusingandola con subdole attenzioni e false promesse.

Per la verità Amore si accorse subito di quel comportamento, ma ritenendo il sentimento d'amore della sua compagna in grado di interpretare nel giusto modo le attenzioni di Male, scelse di non intervenire…»

– «Amor, ch'a nullo amato amar perdona» rispose Francesca da Rimini a Dante – Borbottò lei senza guardarlo

– La smetti d'interrompermi con delle scemenze?

– Scusami – Mormorò lei sorridendo

«Purtroppo Terra commise l'errore di credere alle menzogne di Male e resa cieca dalla gelosia chiese a Male di aiutarla a riconquistare l'affetto dei figli, ed egli, ben sapendo di averla in pugno, donò agli uomini la parola cancellando in loro la capacità di ogni contatto mentale.

Ignari d'essere stati defraudati gli uomini iniziarono a parlare e a parlare, ma più parlavano e prima impararono a nascondere i pensieri nel buio delle loro menti.

La parola, che di per se era uno splendido dono, fu così male utilizzata che non soltanto insinuò nei loro cuori il sospetto e la diffidenza, ma convinse gli uomini a dividersi in piccoli o grandi gruppi, ognuno con un proprio linguaggio e propri costumi.

Con il trascorrere dei secoli, Terra e Male, ormai uniti in un vincolo scellerato, generarono una nuova stirpe di uomini ai quali dettero un nome fastoso, ma oscuro; «Politikòs» e la straordinaria abilità di parlare alle folle.

Perfezionando Quegli uomini, perfezionando nel tempo la loro dote, raggiunsero il potere, ma non consentirono mai a nessuno di comprendere quali fossero i loro veri pensieri. E così, a furia di ascoltare come i «Politikòs» avrebbero risolto i mali del mondo, gli uomini si abituarono a loro iniziando a lodarli e ad approvarli.

Quel possesso emozionale, ma che ben presto si mutò nella peggiore dominazione psico/fisica, gravò a tal punto sull'umanità che molti figli di Terra e Amore, lusingati dalle promesse dei «Politikòs», si legarono al carro dei loro interessi.

Tra costoro vi fu chi si associò per dissennata convinzione, chi per stoltezza o per cupidigia e chi per vanagloria, ma in ogni caso tutti con l'identico scopo, rendersi la vita più facile a discapito di altri uomini.

Gli anni che seguirono non furono certamente felici, l'intera umanità, ormai irretita da promesse mai rese vere, schiacciata dai soprusi e dalla malversazione dei «Politikòs», visse una condizione di estremo disagio fisico e morale.

Fino a ché, quando nulla sembrava potesse più mutare quella situazione, si verificò un evento assolutamente imprevisto.

Un uomo, un semplice contadino senza alcuna istruzione e senza alcun interesse personale, se non quello suggerito dalla sua estrema sensibilità, scelse liberamente di donare la propria vita in cambio di quella di alcuni giovani da sacrificare al dio della guerra.

L'umanità rimase disorientata da quell'atto così spontaneo e lo osservò andare a morte senza mostrare alcun ripensamento. (Forse con un po' di umana paura, ma di ciò nessuno se ne accorse) Ma quel gesto, dettato da un grande amore, seppe riaccendere negli uomini una piccolissima fiamma.

L'umanità tornò a farsi domande e quando seppero darsi alcune risposte e compresero d'essere stati derubati dell'entità più sacra che era stata loro donata...la tenerissima, invisibile e struggente necessità d'amare, in tutto il pianeta esplose una grande rivoluzione pacifica e a nulla valsero i bei discorsi e le oscure minacce dei «Politikòs», i quali, utilizzando consoli e magistrati vassalli, perseguitarono e incarcerarono chiunque tentasse d'insidiare la loro autorità.

Fu così che dopo innumerevoli secoli di tirannia e con grandi rischi personali, gli uomini tornarono a riunirsi in migliaia di assemblee e a discutere liberamente se non fosse il caso di tornare liberi di fare le loro scelte.

I dibattiti si protrassero per giorni, mesi, anni, sempre osteggiati dai «Politikòs». Ma ormai quel movimento si era trasformato uno sconvolgimento profondo e inarrestabile che spinse gli uomini a chiedere l'aiuto di Amore.

Quella nuova opportunità rese felice Amore che volle offrire loro i sentimenti; il più grande dei suoi doni, affinché ogni uomo potesse far rifiorire il pensiero e a far arrossire di vergogna chiunque avesse perseverato nel dire cose non vere.

Lo smacco fu di tali dimensioni che, impazzito di rabbia, Male minacciò Amore di distruggere Terra e tutti i suoi figli se non si fosse ripreso quel dono.

Amore ascoltò pazientemente le sue minacce, poi, assumendo l'aspetto di un uomo rispose – «Guardami, ora sono simile ai miei figli e se tu vorrai sopprimerli io sarò con loro, ma in verità ti dico che se un padre può amare un figlio senza mani o i piedi o con qualche cromosoma in più, non potrebbe mai riconoscersi in lui se non gli avesse donato i migliori sentimenti, si sentirebbe un estraneo e sarebbe ancora peggio che sentirsi una pietra o un bruto. Se i miei figli vorranno rispettarsi dovranno avere la mia fiamma nel cuore e soltanto quando quella fiamma sarà divenuta un incendio potranno guardarsi negli occhi e tendersi le mani. Tu hai donato loro la parola affinché potesse far nascere la diffidenza... e ora io li salvo aggiungendo alla parola l'alito di dio»

Più infuriato che mai Male piegò ogni resistenza di Terra costringendola a generare il più sciagurato dei suoi figli... Odio, il quale, non appena nato si mostrò subito profondamente ostile a quanto di bello esisteva sul pianeta.

Lo spirito di Odio venne al mondo in una notte di tempesta, ed era talmente brutto che spaventò persino sua madre. Incitato da Male, Odio uscì di casa per iniziare la sua lotta all'umanità, ma un raggio di sole lo folgorò accecandolo e sarebbe certamente morto se suo padre non lo avesse trascinato nuovamente nel buio della casa.

Male tentò di risolvere quel problema ma non ci fu nulla da fare, la luce non gli avrebbe mai permesso di vivere e così, proprio per evitare che quel figlio divenisse inutile, lo tramutò in essenza di coscienza occultandolo nella parte più profonda del cuore degli uomini, di dove avrebbe potuto esercitare le sue malefiche funzioni.

Con quel terribile male, alcuni uomini soffocarono i migliori sentimenti e iniziarono a scagliandosi gli uni contro gli altri. I figli si ribellarono ai padri e in molti morirono per mano dei loro stessi fratelli. In men che non si dica Odio distrusse la loro isola che scomparve inghiottita dall'oceano.

Amore soffrì molto per quella disgrazia e non sopportando di vedere i suoi figli regredire, fuggì su di un pianeta lontanissimo.

Da allora trascorsero alcuni millenni e mentre la storia della Terra si stava inesorabilmente avviando verso il suo tragico epilogo, dio chiese ad Amore se fosse stato disposto a tornare sulla Terra per salvare quella umanità che tanto amava.

Amore si rifiutò di tornare su quel mondo ormai prossimo alla fine, ma per dare un'altra possibilità ai suoi figli chiese, ed ottenne, che gli fosse invitata una giovane donna alla quale avrebbe insegnato ad amare.

Dio comprese il suo desiderio e gl'inviò una bambina che crebbe divenendo una donna bellissima e quando fu in grado di comprendere interamente l'amore, dio la riportò sulla Terra chiedendole di partorire suo figlio.

Il figlio di dio nacque povero tra gli uomini e quando raggiunse l'età lasciò sua madre e la sua famiglia per andare a seminare l'amore.

Intimoriti per quanto stava accadendo, Male e il suo sciagurato figlio imposero ad alcuni uomini a loro fedeli di ucciderlo.

E quegli uomini lo arrestarono, lo accusarono, lo condannarono e lo uccisero.

Certi ormai che quella morte avesse risolto tutti i problemi, Male e Odio ripresero a causare dolori all'umanità.

Ma le cose non stavano affatto come loro credevano, poiché quel piccolo seme d'amore che era stato sparso tra gli uomini, crebbe divenendo il più ampio e vigoroso baluardo alle loro malefatte.

Trascorsero altri secoli e pian piano sulla Terra tornò l'armonia; rifiorirono le arti e l'umanità riprese a vivere felice e a prosperare.

Ma purtroppo l'Odio non era stato cancellato dal cuore degli uomini e con il tempo trovò la strada per tornare ad insidiare l'umanità.

Di ciò dio si addolorò e fu tentato di cancellare dall'universo quella umanità corrotta. Ma dio amava gli uomini, non per nulla li aveva creati a sua immagine. Egli sapeva bene che non tutti si erano perduti e non desiderando che anche i giusti pagassero per colpe non loro, volle fare un ultimo tentativo... donò ad ogni uomo quella facoltà dell'animo che, unita all'intelletto, permette ad ogni essere di giudicare le proprie scelte.

Da allora la Terra è stata calpestata da innumerevoli generazioni di uomini e mentre alcuni hanno fatto un uso moderato di quel dono fingendo di non conoscerlo, ve ne sono stati altri che ne hanno fatto la ragione stessa della loro esistenza.

E sebbene quel dono persuase alcuni «Politikòs» che il potere dona soltanto un'amara solitudine e ciò che rende è ben misera cosa. La maggior parte di loro scelse di continuare a prosperare, imparando perfino a non arrossire più quando si trovavano a dire cose non vere. (E ciò purtroppo accade ancora oggi con una certa frequenza)

È quanto mai improbabile che ci sia dato sapere se dio abbia modificato il giudizio sulla razza umana, però se ci guardiamo attorno e osserviamo il sole sorgere e tramontare, gli alberi crescere e soprattutto che siano i bambini a rallegrare le nostre vite, è facile comprendere che non debba più considerarci una razza in via di estinzione.

Siamo quelli che siamo, ed è probabile che non si viva la vita che dio avrebbe desiderato per noi, ma è pur sempre preferibile sopportare qualche «Politikòs» o magistrato spocchioso che sparire nell'oblio.»

– È terminata? – Domandò Cristi

– La leggenda termina qui

– Che strana storia. Davvero dio inviò suo figlio sulla Terra?

– Così è scritto

– E morì?

– Uh uh

– Com'è possibile che il figlio di un dio possa morire?

– Forse perché suo padre giudicò giusto sacrificare la sua vita e non quella dell'intera umanità

– È ben difficile comprendere la sua giustizia. – Commentò lei annuendo – Ma perché sua madre non si oppose? Come ha potuto permetterlo?

Fred abbassò lo sguardo sui suoi occhi e per un attimo vi notò un lampo che subito scomparve.

– Dove fuggì Amore? Lo sai? – Chiese ancora lei

– Le scritture non lo rivelano

– Dio Fred! Ma dove andrai a pescare storie così belle

– Era uno dei miei doveri quando insegnavo a ragazzi della tua età

– Anche a loro raccontavi queste storie?

– Le stesse

– Posso farti una domanda?

Fred le lanciò uno sguardo preoccupato.

– Sta tranquillo, oggi non sono in vena di scherzare – Mormorò lei con un sorriso

– Cosa vuoi sapere?

– Metteresti a disposizione la tua vita per la salvezza del nostro pianeta?

– Il mio pianeta è la Terra... e la mia vita non servirebbe a salvare Gauss

– E invece io dovrò mettere in gioco la mia

– Non è la vita che ti verrà chiesta, ma la cosa più preziosa che avrai

– Tu conosci qualcosa di più prezioso della vita? – Chiese lei sorpresa

– Io credo che rinunciare alla gioia, in cambio del più grande dolore, sia l'atto supremo

Lei lo osservò per qualche attimo e mentre dal suo volto scomparve il sorriso mormorò con un filo di voce – Si… è vero, ma per riuscirvi si dovrebbe appartenere alla schiera degli angeli

– Non vedo perché dovremmo scomodare gli angeli, sarebbe sufficiente amare senza riserve

– Fred, – Chiese lei tornando ad appoggiare il capo sulla sua spalla – credi che Ellen mi amasse di questo amore?

– Non lo so tesoro, questa è una domanda che devi rivolgere al tuo cuore

– L'ho fatto Fred... l'ho fatto – Mormorò lei con un filo di voce. Poi tirò su con il naso e si strinse forte a lui.

Fuori era cessato di piovere.

Continua...



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