ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 17 ottobre 2015
ultima lettura martedì 4 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Paturnia I - Sui rapporti apparentemente spontanei

di AleksejPezzi. Letto 541 volte. Dallo scaffale Pensieri

Lukas se ne stava sdraiato sul tappeto elastico con le mani incrociate sotto la testa. O meglio l’insieme di cellule prese nella particolare disposizione chiamata Lukas se ne stava su un ammasso di atomi ordinatamente disposti a formare un tappet...

Lukas se ne stava sdraiato sul tappeto elastico con le mani incrociate sotto la testa. O meglio l’insieme di cellule prese nella particolare disposizione chiamata Lukas se ne stava su un ammasso di atomi ordinatamente disposti a formare un tappeto elastico. Però le stesse cellule che componevano Lukas in quella disposizione quasi unica, per un fatto probabilistico avrebbero potuto disporsi nello stesso identico modo, almeno una volta nello scorrere del tempo; quindi considerate in quello schieramento quanto nei loro specifici rapporti, in quel particolare momento, che era le tre del pomeriggio del Venerdì otto d’Agosto, quelle cellule costituivano Lukas. Ma anche questo è impreciso, perché se vogliamo essere certi che quel Lukas di cui parliamo sia lo stesso che sentiva il sole rimbalzare meglio di come avrebbe voluto fare lui sul tappeto per poi sbatterglisi in faccia, dovremmo anche considerare che quelle particolarissime cellule, si trovavano appoggiate su certi blocchi d’atomi che si erano stabiliti lì, dove geograficamente erano i dintorni di una fattoria dispersa nella campagna tedesca.
Senza accorgersene, gli sudava la fronte e il naso mentre continuava a giacere sul telo nero, proprio per gli accordi intimi e i patti tra le sue cellule, che convivendo in altre condizioni avrebbero definito magari una volpe, o un giapponese che scatta una foto alla Gioconda. Alla fine era una bella giornata, e ogni tanto un soffio leggero di vento lo rinfrescava; poi Lukas era un ragazzo piuttosto gradevole e ben fatto, quindi poteva dirsi soddisfatto delle relazioni che avevano avuto sede in lui. Era comunque imbarazzato Lukas, perché dalla sua nascita si domandava chi avrebbe dovuto ringraziare per quell’accordanza irripetibile tra le sue cellule. Il loro sopportarsi e magari anche amarsi in determinate catene amminoacide non era da imputarsi alla loro stessa volontà, ma a quella di una cellula X primordiale che teneva in sé il desiderio di un’armonia interiore e che poi attraverso infinite mitosi e meiosi esasperate da milioni di anni passati a cercare di spazzare via il presentimento della smisurata solitudine costitutiva degli organismi, che alla fine sono stati sempre e solo X scissa in vari punti dello spazio che s’illudeva di doversi ogni volta conoscere, si era ritrovata a trovare il suo equilibrio in Lukas. Magari nemmeno l’aveva trovato in lui, e ora aspettava solo che il suo ultimo strascico evolutivo deperisse per poter riprendere il cammino verso il suo sogno ancestrale.
In fondo nemmeno lo stesso pensiero che ora ossessionava il “Lukas” steso sulla superficie nera poteva attribuirsi a lui, ma di nuovo a X che in ogni incarnazione si è arricchita di nuove aspirazioni e che si è confusa nella rimescolanza tanto da doversi interrogare sul suo percorso. Non solo dentro Lukas questo, ma anche nei genitori di Lukas, partizioni più anziane di X che insegna ad X come X vorrebbe diventare.
Allora la stessa denominazione Lukas, che poteva essere casuale quanto gelosamente privata, diventa una questione complicata. Si inizia a domandare chi lo chiami Lukas.
Io, pensa steso, mi chiamo Lukas.
Però non è lui che si è chiamato così, a lui piaceva un altro nome; poi si accorge che si chiama davvero poco tra sé e sé, preferisce pensarsi come un idea. No, non mi chiamo Lukas, conclude.
Gli altri, pensa, mi chiamano Lukas. Ma gli altri sono un po’ troppi per presentarsi all’appello, e la maggior parte degli “altri” che abitano il pianeta con lui nemmeno lo conoscono.
Allora pensa, chi mi conosce mi chiama Lukas. Ma non gli suona giusto, non sa come gli altri lo preferiscano definire nella loro intimità. “Lukas” è un richiamo in cui si riconosce, lui, e lo riconosce la situazione anche, perché in una stanza piena di Lukas diversi il richiamo smetterebbe di dipendere dalla sua fonetica e si appoggerebbe alla fonte del suono. Quindi la situazione d’imbarazzo si crea quando Lukas, si riconosce in “Lukas” quando lo chiama una persona che conosce, ma non si sente lui stesso Lukas, perché avrebbe preferito chiamarsi Lars. Anche gli altri che lo conoscono, lo riconoscono in Lukas per chiamarlo, ma poi lo concepiscono con altri nomi, o nomignoli, o soprannomi.
Così che ora deve smettere di pensarci, oppure inizierà a considerare il suo nome un intruso nella sua vita e nei suoi rapporti, che in fondo non ha voluto nessuno e che eppure sta lì, così prepotente, ad imporre a chiunque il pronunciarlo.
Nemmeno coi suoi genitori se la può prendere, perché anche se l’hanno chiamato Lukas, e non l’hanno fatto, visto a farlo è stata indirettamente X, una volta definito marginalmente in quel fonema hanno iniziato a concepirlo in altri modi, come “figlio” ad esempio.
Quindi Lukas non si chiama, ma è stato chiamato, una volta sola per giunta. Per un istante X si è definita nel suo ennesimo esperimento di costruzione ideale “Lukas”, e ora le cinque lettere sono come un marchio di fabbrica nella sua coscienza. Il prodotto di una serie” Lukas” in un momento non definito dello sviluppo di un elemento desiderato. Va a finire che poi senta l’ansia di dover essere un prodotto gradevole nel flusso del divenire cui è costretto, e che nemmeno gli è auspicabile in quanto il suo scopo sarebbe quello di rimanere Lukas per il maggior tempo possibile, cinquant’anni almeno.
Non c’è da stupirsi dunque che Lukas, il particolare insieme di frammenti di X presi in un tempo dato e limitati ad un estensione di un metro e settantasette di lunghezza, cinquanta di larghezza e trentasei di profondità, si senta per nulla così ben definito e anche intrappolato nel suo non essere lui.
Però, non considerando anche il momento oltre che il tempo, in cui Lukas si è trovato, o si sta cercando, non riusciremmo a capire perché Lukas stia ancora sorridendo. Prima che il sole sbucasse da Est e prima che la luna si alzasse da Est, e prima ancora che il sole scivolasse ad Ovest, insomma nell’arco di tempo in cui il sole non era ancora sparito ad Ovest ma già era scappato da Est, diciamo ieri, Giovedì sette Agosto, Lukas era stato contento. La traccia sbiadita di quella contentezza oggi, Venerdì otto Agosto, precisamente sul tappeto elastico nero, lo aveva spinto a considerare un altro fattore.
X, aveva capito, rispondeva nel suo desiderio ad un Alfa fondamentale che l’aveva fatto emergere dal bollente brodo cremisi di cui era ricoperto il mucchio di diversi elementi Terra, in un istante allocato qualche miliardo di anni prima che X, credesse che diventare un “Lukas” fosse stata una sua scelta. Essendo Alfa però una vegliardo stramazzante o forse addirittura morto, il suo progetto esistenziale si è ormai perso, e X è destabilizzato da tempo muovendosi come una biglia del flipper. Lukas è di nuovo libero quindi.
Libero. Libero perlomeno di recepire quanto lui, Lukas e non X, non sia di fatto libero. E nel suo non dover dipendere da fattori autoritari o da predestinazioni genetiche Lukas si trova ancora più costretto.
Perché ora lui, vorrebbe saltare sul tappeto elastico nero col quale fino ad ora aveva stabilito un contratto d’immobilità, e uscirne da questa contravvenzione, anche divertito. Però va notificato che l’insieme delle cellule che miliardi di anni di evoluzione hanno portato a voler saltare proprio ora, non abbiano tenuto conto che “ora” è l’otto di Agosto e che fa troppo caldo per saltare.
Quindi nonostante si possa ignorare il fatto che la volontà di Lukas sia manipolata da innumerevoli influssi esterni, di fronte al suo fine ultimo del salto, che poi sarebbe la libertà di poter saltare quando se ne ha voglia, si para l’irrevocabilità di una situazione che all’attività fisica di qualunque genere è poco consona.
Così Lukas non può saltare più.
Va chiarito comunque, per non perderci i passaggi, l’interazione che è avvenuta in Lukas tra la sua smania di trovarsi per qualche secondo sospeso in aria e il caldo e la sua libertà. Pensando un Lukas incatenato al telo in posizione supina perderemmo di vista la sua effettiva impossibilità di essere libero, perché costruiremmo un rapporto di antagonismo tra l’eroe, Lukas, e le forze avverse del tempo-natura-circostanze e finiremmo per considerarla come una lotta, che in ogni caso lascerebbe al nostro eroe una speranza di vittoria. Invece Lukas, una volta constatata velocemente l’umidità nell’aria e i circa quaranta gradi che gli si abbattono addosso, ha perso intimamente la voglia di saltare, temendo il contraccolpo dell’afa. Allora, nonostante lui possa saltare fino a svenire e sia libero di farlo, non lo vuole fare, e in questo repentino cambio di aspirazioni perde la sua libertà perché in presenza del caldo, sul quale lui non può in nessun modo agire, viene annullata l’eventualità che lui voglia effettivamente fare del moto. Lukas però non ha eliminato il suo desiderio, e ora come non mai vorrebbe essere in condizione di poterlo soddisfare, ma l’oggettiva situazione in cui si trova gli rende inaccessibile l’esperienza agognata, ovvero saltare senza sentire caldo. Anche contraddicendo la sua stessa volontà di non saltare per essere finalmente libero di poterlo fare quando gliene venga voglia, otterrebbe un salto che non è lo stesso a cui mirava, perché suderebbe e si stancherebbe presto.
Arriviamo infine alla radice della mancanza di libertà di Lukas, che purtroppo per lui è di matrice ben più complessa di quanto ci si possa aspettare. Non è più a questo punto, che lui non possa saltare o che non possa intervenire sulle condizioni a lui avverse, quanto che lui sia costretto a desiderare un ideale che è poi inadeguato alla realtà. Perché se Lukas volesse solamente, come abbiamo detto, trovarsi per qualche istante sospeso in aria sopra al tappeto nero, sarebbe libero di farlo; ma Lukas di questa sospensione che ormai gli pare magica, godrebbe se potesse anche non stancarsene. Quindi il reale desiderio di Lukas è il non stancarsi e non sudare, in parole povere, non dover subire delle conseguenze.
Ma questo non è possibile non più soltanto a Lukas in quanto “Lukas” discendente di una X mal gestita da una fonte Alfa, che ha deciso l’otto Agosto in un punto sperduto della campagna tedesca di muoversi nel caldo torrido senza sudare, ma lo è a tutti gli esseri viventi che nello stesso istante desiderano di non avere conseguenze. E visto che questo istante è catartico nella storia della vita, allora lo consideriamo esteso a partire da 2,7 miliardi di anni fa quando la sua prima incontrovertibile evidenza è verificata da isotopi stabili e biomarcatori molecolari che mostrano l’attività di fotosintesi, cosicché adesso, scopriamo che X avrebbe voluto nel suo corso diventare un Lars, ed ecco perché a Lukas non va bene il suo nome, ma che si è dovuta sorbire le ripercussioni per aver scelto di scindersi in un Mark e in una Juliet, genitori di Lukas, che non avrebbero mai chiamato un figlio Lars ma che se l’avessero fatto non sarebbero stati a loro volta Mark-Juliet, e a ritroso così X non sarebbe stata X ma Y, come curiosamente avrebbe preferito Alfa, a cui una Y nel suo progetto sarebbe andata certamente più a genio.
Sembra allora naturale domandarsi perché non si sia seguito il corso che avrebbe potuto accontentare tutti e secondo il quale probabilmente l’otto Agosto in Germania sarebbe stato un bel giorno autunnale perfetto per fare salti. Essendo potuta essere quella una realtà matematicamente perfetta, senza dilungarsi in discorsi sull’apatia che avrebbe provocato nei pretenziosi e difficilmente soddisfacibili organismi senzienti, sarebbe andata a finire che Alfa avrebbe cessato ad un certo punto di essere Alfa e sarebbe diventata un Omega, e nonostante Alfa nel divenire Omega non sarebbe morta ma trasformata, la metamorfosi avrebbe portato una serie di necessità diverse che avrebbero poi ucciso l’”Alfa” che Alfa conosceva e che nel suo interesse si era imposta di continuare ad essere il più a lungo possibile.
Insomma, ora Lukas se ne sta steso sul tappeto elastico nero a borbottare contro Alfa che è stata vile, finendo per accusare se stesso in quanto proiezione, per quanto deviata e perversa, della stessa Alfa che non gli ha concesso di poter saltare in Agosto su quello che ormai pare essere diventato il suo materasso.
C’è poco da fare, di rimbalzare sul tappeto è concesso solo al sole, che nel mentre Lukas pensava ha acquistato maggiore spinta e rincorsa e adesso risale violento sui tricipiti esposti di Lukas bruciandolo. Lukas prima di andarsene riesce a definire il contorno vago della sua libertà, che è sintesi della libertà di ogni cosa. Ora lui visto che non stava scomodo potrebbe desiderare di rimanere steso lì dov’era, mentre il caldo gli ha fatto aspirare alla frescura timida e cara della sua casa, quindi il “voglio” si è manifestato come un “devo”, che nonostante gli neghi la libertà di riposare fino alle diciotto sul tappeto-materasso, è un desiderare accontentato e che riflette la sua stessa convenienza.
Torna a casa con un certo languore e si prepara un insalata con pomodori e tonno in scatola, che X avrebbe preferito fossero fagioli, Alfa si aspettava fosse un piatto di pasta.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: