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lavoro pubblicato giovedì 15 ottobre 2015
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

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La Valle Incantata - 13

di Legend. Letto 465 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 La valle Incantata - 13  12 Febbraio 1943    Quella sera già da un po' Cristi girava per la casa dandosi un gran daffa...

La valle Incantata - 13

12 Febbraio 1943

Quella sera già da un po' Cristi girava per la casa dandosi un gran daffare.

Aveva acceso il fuoco nel camino di sopra e in quello della sala, immaginando che al suo rientro Fred avrebbe dato inizio al suo show riempiendo la casa di fumo.

E a proposito di quella pantomima che lui recitava ogni volta che c'era carne per cena, lei aveva fatto più di un tentativo per fargli abbandonare quell'usanza, ma quando finalmente comprese che quel sottile gioco, fatto di esclamazioni e borbottii, apparteneva ad un rituale che lo riportava agli anni della sua infanzia, non soltanto aveva abbandonato ogni protesta, ma ne era divenuta complice.

Ed egli, in cambio di quell'affettuoso consenso, ogni due o tre mesi lavava i mobili della sala con acqua e sapone.

Certi lavori, come rifare i letti o spazzare, spolverare o mettere in ammollo i panni da lavare, non li faceva con nessuno impegno più di quanto fosse necessario. Tant'è che preferiva rimandarli alla sera, prima che Fred rientrasse.

E sebbene lui le avesse fatto intendere di non volere intromettersi in quelle che erano le sue mansioni, a volte, quando alla sera vedeva ancora nel tino il bucato da stendere, iniziava a mugugnare.

Non era un mistero che avrebbe preferito vederla dedicare più tempo alla casa, ma avendo trovato pane per i suoi denti, aveva sempre evitato di entrare in discussione sull'argomento poiché finiva sempre alla stessa maniera; ovvero assistere alla sua sceneggiata quando le confessava (Con tanto di lacrime agli occhi) di sentirsi un verme a starsene al calduccio mentre lui sgobbava nei campi.

E così quasi tutti i giorni, sul tardi della mattina se la vedeva arrivare nei campi con il pretesto di avergli portato il pranzo, per poi restare con lui fin quando, proprio per evitare i soliti brontolii, lo lasciava per rientrare in casa a terminare quelle faccende che aveva trascurato.

In realtà, quello che faceva la sera prima che lui rientrasse, era come un andargli incontro mentre il crepuscolo incupiva i colori e le voci della campagna si smorzavano lentamente.

Anche allora, quando udì il passo di lui del tutto diverso da quello del mattino, lei uscì sulla veranda per prendergli la giacca che teneva senza cura sulla spalla

– Sei stanco? – Chiese lei elargendogli un gran sorriso

– Vuoi scherzare? Mi sento un leone di montagna – Borbottò lui scompigliandole i capelli

– Allora sarà meglio che vada io nella stalla. Non credo sia prudente che quelle povere bestie si spaventino vedendo un leone senza denti

– Cosa farei senza il mio pulcino. Abbiamo carne stasera?

– È già nel piatto accanto alla brace

Rispettando ciò che ormai era divenuta una consuetudine, quando lei rientrò dalla stalla, Fred dette il via a quella specie di commedia che lei chiamava «Il tormentone». E come sempre, mentre lui canticchiava fingendo di essere indaffarato con la carne e lei apparecchiava la tavola, iniziò tra loro un complicato gioco di sguardi e di piccole movenze che ognuno di loro interpretava, osservando furtivamente l'altro, ben sapendo di essere controllato.

Quel gioco li divertiva talmente che a volte lui rischiava di carbonizzare le bistecche per starsene incantato ad osservare la figurina svelta di lei che, sapendo di divertirlo, si esibiva in una infinita serie di mosse, ora disponendo e ridisponendo in perfetta simmetria i bicchieri o le posate e le sedie, muovendosi con grazia e con fare distaccato.

– Cos'altro abbiamo? – Domandò lui annusando l'odore forte e appetitose del pane

– Ho preparato una zuppa di carote, le tue uova con contorno di carote, torta di carote e la carne... sempre che tu non la faccia bruciare – Rispose lei interrompendo la recita

– Forse ho commesso un errore a coltivare tante carote – Mormorò lui sorridendo

– Le nostre carote le abbiamo vendute, non ricordi? Queste le ho avute in prestito

– E chi ti presta le carote?

– Sono quelle del campo dopo il meleto

– Cos'è? Ai tuoi amici conigli non piacciono più?

– Effettivamente erano un po' troppe e poi tu non puoi mangiare cavoli tutti i giorni

– A me i cavoli piacciono

– Ah si? Bene! Lo terrò presente

– Stavo scherzando... Ma cosa significa te le hanno prestate?

– Per la verità non si è trattato di un prestito, ma di un vero e proprio baratto

– Uhm e i tuoi amici cosa hanno preteso in cambio?

– Ho permesso loro di mangiarsi un po' dei nostri cavoli

– Visto che sei in affari con loro, perché non ti fai prestare un po' di quel radicchio?

– A me le carote piacciono

– Vorrei proprio sapere se c'è qualcosa che non ti piaccia

– Quelli che borbottano troppo! Dai siediti

– Cos'è successo a questa tavola?

– Ora cos'altro c'è? Non ti va bene neanche la tavola

– Mai visto una tavola così bene apparecchiata. Mancano soltanto i fiori – Commentò lui sedendosi

– Eccoti accontentato – Disse lei ponendo sulla tavola il vaso dei fiori che aveva trasportato in cucina

– Ma no! Scherzavo. Accidenti, ma cosa ho fatto per meritare tanta grazia di dio?

– Tu non hai fatto proprio nulla... e non dirmi che non lo ricordi perché mi arrabbio

Lui la guardò grattandosi la barba

– Lasciami pensare, è la festa di qualcuno?

– La nostra Fred! – Esclamò lei piegando le labbra ad un leggero broncio – Lo hai già dimenticato?

– Noi abbiamo una festa da ricordare? – Chiese lui con voce sorpresa

– Davvero non ricordi?

– Ti chiedo scusa, ma credo proprio di non... No, non me ne rammento

– È il secondo anno che sono con te

– Oh! Avrei giurato che mancassero ancora molti giorni

– Venti per la precisione, ma non ce la facevo più ad aspettare. Non è che ti dispiace, vero?

– Ma certo che no! Hai fatto benissimo e sai cosa ti dico, che dovremmo festeggiare più spesso

– Non burlarti di me, io non ho mai avuto una festa tutta mia

– Vieni qua pulcino! – Esclamò lui, invitandola con un cenno del capo ad avvicinarsi

Lei si accostò timorosa

– Cos'ho combinato?

– Perché non sali a dare un occhiata, mi pare di avere visto qualcosa sul tuo letto

Fred aveva appena terminato di parlare che lei era già di sopra esplodendo in una serie di rumorose esclamazioni quando trovò sul letto un maglione e un paio di jeans nuovi.

Quella sera Cristi fu particolarmente esigente, ed egli dovette assecondarla raccontando momenti della sua gioventù e descrivendole minuziosamente i luoghi della sua infanzia.

Terminato di mangiare Fred sedette davanti il camino masticando la sua pipa e lei si sdraiò sul pavimento, tra le due poltrone, con un libro fra le mani.

– Qualcosa non va? – Chiese lei notando l'insolito atteggiamento silenzioso di Fred

Lui abbozzò un sorriso

– No, va tutto bene

– Allora perché così silenzioso?

– Ero in ascolto

– Di cosa?

– Non lo so, ma mi era parso di udire dei segnali. Li ricevi anche tu?

– Si – Ammise lei annuendo

– Non riesco a comprenderne la natura... però potrebbero essere animali in cerca di cibo

– Non si avvicinano mai senza avvisarmi – Disse lei scuotendo il capo

– Davvero sei in grado di riconoscerli?

– Certamente, che razza di amica sarei se non li riconoscessi

– E come accidenti fai a sapere chi di loro ti è vicino?

– Non è così difficile come credi. Ognuno di loro emette segnali diversi... Vuoi che traduca quei segnali?

– No, – Disse lui scuotendo il capo – non è importante. La vita può essere meravigliosa anche senza l'uso dei nostri poteri. Però se ritieni che possa farti sentire più tranquilla fai pure

– A te dispiacerebbe?

– Sei libera di fare ciò che vuoi

– Ho fatto una promessa Fred e neppure quella tua parlantina riuscirà a farmi cadere nel tranello

Lui sorrise credendo di non essere visto.

– Sei un figlio d'un cane! – Gridò lei – Ecco cosa sei! Lo sapevo che prima o poi saresti riuscito a farmelo ammettere

– Mi piace quando ti arrabbi…

– Va all’inferno! – Borbottò lei – Ma che divertimento ci provi a trattarmi a questo modo? Mi fai continuamente sentire una povera stupida

– Lo confesso, sono un pessimo soggetto, però adoro vederti infuriata

– Uno di questi giorni ti dirò tutto quello che ho da dirti... Vedrai se non lo farò – Mormorò lei con un filo di voce

– Hai forse intenzione di dirmi che mi vuoi un po' di bene?

– Ma neanche per sogno – Reagì lei

– Non mi mi vuoi più bene? – Chiese lui mostrando un atteggiamento imbronciato

– Smettila di burlarti di me o mi vedrai davvero inferocita

Il resto della serata trascorse tra l'ascoltare qualche disco e molte chiacchiere, poi, quando Cristi si addormentò sulla poltrona, lui la prese tra le braccia e la portò di sopra. La pose delicatamente sul letto e la coprì con la coperta.

Prima di lasciare la camera la baciò sui capelli, attizzò il fuoco nel camino e aprì gli scuri della finestra, ma mentre stava per uscire la sentì borbottare con voce impastata dal sonno

– Hai dimenticato il bacio

– L'ho fatto – Rispose lui sottovoce

– Sui capelli non vale – Borbottò lei girandosi dalla sua parte offrendogli il volto

Tornato di sotto Fred sedette di nuovo sulla poltrona. Un raggio di luna, che filtrava attraverso gli alberi, faceva di un ocre pallido il davanzale di legno della finestra aperta. Accomodò l'incavo della schiena al cuscino e sollevato lo sguardo al cielo, rimase ad osservare quella volta cupa, brillante e fredda, che l'immaginazione non riusciva a rendere umana.

Improvvisamente nella sua mente si accese un grido di dolore che lo colse impreparato.

Si alzò in piedi e il grido si rinnovò.

Dilatò la percezione emettendo una sonda schermata, ma tutto era cessato così com'era iniziato.

Mentalmente controllò Cristi, che abbracciata a Soffio se la dormiva profondamente.

Tornò a sedersi nella precedente posizione considerando che gli uomini dovevano essere ben differenti se davanti allo spettacolo di una notte così bella avevano voglia di gridare.

Si rinnovò il miracolo del silenzio in cui scoprì una nuova fragranza che gli riportò alla mente ricordi lontani.

Quel grido era dimenticato.

Il mattino successivo, quando Fred si svegliò l'aria della stanza era colma dell'aroma forte del caffè.

– È già in piedi – Mormorò tra se vestendosi

Scese nella sala e, gironzolando qua e la alla ricerca della pipa, entrò in cucina sorprendendosi di non trovarla ai fornelli.

Sul fuoco il bricco del caffè bolliva rumorosamente.

– Cristi! – Chiamò ad alta voce togliendo il bricco dal fuoco e uscendo sulla veranda.

Il riverbero del sole sulla neve, lo obbligò a portare una mano agli occhi, prima d'intravedere la figurina snella di lei starsene ritta in giardino ad osservare qualcosa al di là della staccionata.

Intuendo che qualcosa non andasse nel verso giusto la raggiunse e lei, afferrandolo per la giacca, con un cenno del capo indicò verso gli alberi.

– È là! – Mormorò

– Chi! – Domandò lui sorpreso

– È un cavallo che trascina una slitta, lo vedi?

– Si... ma non c'è nessuno sopra

– C'è un bambino – Mormorò lei

Fred lasciò la sua mano avviandosi con passo svelto verso gli alberi e non appena superato il fosso gli apparve un vecchio baio, che pascolando tranquillamente trascinava una slitta formata da alcuni rami legati tra di loro.

Con prudenza si accostò rassicurando l'animale con la voce e carezzandolo sul muso, poi si piegò sulla slitta e sollevata la pelle che la ricopriva scoprì il corpo nudo di un bambino indio.

Non gli fu difficile comprendere che quel bambino, ormai morente, era stato affidato alle cure degli spiriti. E stava già per sollevarlo tra le braccia quando alle sue spalle risuonò la voce di Cristi.

– Non toccarlo!

Lui si volse incrociando il suo sguardo colmo di terrore.

– Non toccarlo, ci farà del male – Ripeté lei

– Invece di dire scemenze tieni fermo il cavallo – La rimproverò lui

Quindi, senza più curarsi di lei, raccolse tra le braccia il piccolo e s'incamminò rapidamente verso casa.

Salì nella sua camera e dopo averlo liberato della pelle che lo ricopriva, depose quel corpicino magro tra le coperte.

S'inginocchiò al fianco del letto, poste le mani sul petto del piccolo e agganciò la sua sonda ad un soffio sottile di vita. Ed ecco che una iridescenza bluastra isolò la stanza da ogni altra realtà.

Trascorse del tempo e soltanto quando il cuore del piccino riprese vigore che Fred interruppe.

Quando tornò a sollevarsi in piedi, interrompendo l'emissione di energia, il sole stava lentamente scomparendo oltre gli alberi.

Dalla porta della stanza l'ombra di Cristi si allungava sul pavimento.

– Vieni avanti – La invitò lui a bassa voce sedendo sul letto

Per un attimo parve che lei non volesse muoversi, ma poi, trascinando i piedi, lo raggiunse domandando – Vivrà?

– Non lo so, – Rispose in un sussurro lui – il male ha logorato il suo corpo

– Cosa sta facendo... dorme?

– È sfinito povero piccino, non ha più neppure la forza per respirare

– Ricordati che dobbiamo scendere ad accudire gli animali

– Si, vado io... ma tu resta con lui

– Perché io?

– Non possiamo lasciarlo solo, potrebbe aver bisogno di aiuto

– Perché hai usato i tuoi poteri?

– Ho fatto ne più ne meno di quanto feci per te

– Non è la stessa cosa, noi siamo diversi

– Davvero ti senti così diversa da questo cucciolo?

– Fred, lui è soltanto un uomo!

– È vero, è soltanto un piccolissimo cucciolo d'uomo, ma se mi fosse concesso sarei disposto ad offrirgli la mia vita

– Oh Fred non dirlo! È un terrestre

– Ma che possiede un'anima simile alla tua – La interruppe lui

– Non è vero, ciò che dici non ha alcun senso. Non puoi paragonarmi a lui

– Cosa stai dicendo? Ma chi credi di essere?

– Io sono quella che sono... e tu lo sai

– Io so soltanto che dovrai percorrere molta strada prima di sentirti simile a lui

– Non parlarmi così, io posseggo cose che lui non potrà mai avere

– Lui sa amare

– Anch'io conosco l'amore

– Tu non sei ancora capace di provare quell'irragionevole e meravigliosa necessita di…

– Fred non bestemmiare! Gli uomini non sanno cos'è il perdono

– Molti di questi uomini conoscono il perdono – Mormorò lui carezzando la fronte del piccino

Intuendo quale confusione stava turbinando in lei, Fred chiuse il contatto imponendo nuovamente le mani sul petto del piccino.

Trascorsero altre ore in un assoluto e ronzante silenzio e quando Fred abbandonò il contatto senti la piccola mano di Cristi posarsi sulle sue spalle.

– Scusami se ti ho trascurata – Mormorò lui sfiorandole i capelli –

– Tu dici che potrei amare anch'io chi mi fa del male?

– Mi auguro proprio che tu ci riesca

– Non è facile, si deve possedere una grande forza

– Molto più di una grande forza

– E lui ce l'ha? – Chiese Cristi volgendo lo sguardo verso il letto

– Si

Sentendosi a disagio, ma intuendo che stava per accadere qualcosa di cui non riusciva a capirne il senso, Cristi si portò ai piedi del letto senza più parlare.

– Va tutto bene? – Le chiese Fred

Cristi annuì ma sentì la paura lambirle la mente e con lei quella dolorosa emicrania che l'aveva torturata alcuni anni prima.

Il pensiero che il suo Fred soffrisse per quel bambino la faceva star male. Avrebbe voluto fuggire da quella camera, ma dando fondo a tutte le sue energie mantenne su livelli normali l'accesso di adrenalina nel sangue, chiuse gli occhi e lasciò che la mente volasse verso Mary.

E soltanto più tardi, quando le mani di Fred le massaggiarono le spalle per alleggerire la rigidità che l'aveva presa, scaricò le sue tensioni cingendolo in un abbraccio violento.

– Come ti senti? – Chiese lui tenendola stretta a se

– Un po' trascurata – Mormorò lei

– Scusami, non era mia intenzione. Ora va meglio?

– Tienimi stretta Fred... Ho paura di perderti

– Perché dovresti perdermi? Tu sei il mio meraviglioso pulcino... non pensarlo neppure

Le prime ore della notte trascorsero lentamente. Cristi scese in cucina, preparò del caffè e lo portò di sopra.

– Hai mangiato qualcosa? – Le chiese Fred

– Si – Mentì lei – Vuoi che scaldi un po' di latte per lui?

– A lui non occorre latte, ha soltanto bisogno di un po' del tuo coraggio

– Il mio coraggio? Oh Fred! In questo momento ne avrei un gran bisogno anch'io

– Quello che hai basterà per tutti e due

– Mi stai chiedendo di fare qualcosa per lui?

– Soltanto di restargli accanto

– Non posso farlo. Scusami, ma è più forte di me

– D'accordo, resterò io. Tu vai pure a dormire

– Tu desideri che resti?

– Devi essere tu a volerlo

– Ti detesto quando fai così. Oddio no! Non è vero... Va bene resto con voi

– Cosa farei senza il mio pulcino – Mormorò lui scompigliandole i capelli

Nelle ore successive il piccolo riprese a lamentarsi costringendo Fred a contatti sempre più frequenti per assorbire i dolori che lo tormentavano.

– Cos'è che non va? – Chiese lei notando l'espressione preoccupata sul volto di lui

– Non sono più in grado di frenare i suoi dolori

– Cosa vuol dire non sei in grado?

– Semplicemente che il suo dolore non mi appartiene più

Cristi non comprese il senso di quelle parole, ma non le sfuggì qualcosa di diverso nella sua voce.

– Prova ancora. Avanti, prova

– È inutile, lui non vuole cedermi il suo dolore... Possiamo soltanto pregare

– Io non so farlo... Oh Fred! Ma perché deve morire? Salvalo ti prego

– Non posso – Urlò lui

Cristi lo guardò sorpresa prima di chiedere con un filo di voce – Perché?

– Perché lui sta offrendo la sua vita per te!

– Ma cosa dici! – Esclamò lei facendo un passo indietro – Non è vero, io non voglio nulla da lui! Aiutalo Fred non permettere che muoia, ti prego fa qualcosa

– Non posso farlo, la sua vita ora appartiene a te

Ci fu un attimo di silenzio assoluto nel quale Cristi, trattenendo a stento le lacrime, chiese aiuto al modulo.

Il suo volto assunse un pallore estremo e una luce vivissima illuminò i suoi occhi.

Pochi attimi dopo tornò ad essere la Cristi di sempre.

– Cosa lo fa morire – Chiese con un filo di voce

– Un tumore alle ghiandole surrenali. Sai cosa sono?

– Si, ma non so cos'è tumore. È come amore?

– È molto diverso, è una malattia che conduce l'uomo alla morte

– È cattivo?

Lui scosse il capo sorridendole – Nella natura non c'è nulla di volutamente cattivo, quello che sta accadendo a questo piccino è del tutto naturale. Sono cellule che invece di creare distruggono

– Anche Alba è morta di questo male?

Lui non rispose, annuì soltanto e Cristi, raccolto il volto tra le mani, silenziosamente iniziò a singhiozzare.

– Un giorno affermasti di essere capace di sconfiggere la morte. Perché non provi a salvare questo piccino?

– Non puoi chiedermi questo Fred, ho promesso...ricordi?

– Si, lo ricordo, ma lui sta morendo per te

– Vorrei poterti accontentare, ma non l'ho scelta io la sua morte

– Certo che no, ma neppure lui ha potuto scegliere

– Non m'interessa! Non sono venuta sulla Terra per salvare la vita ai terrestri

– Guardalo, credi davvero che non meriti un piccolo miracolo?

Gli occhi di Cristi cercarono il volto del piccolo e quando incrociò il suo sguardo fu come se uno scintillante sipario si alzasse sul quadro magico di quella stanza in penombra.

Allora, mentre la sua mente si colmò di una comprensione sconosciuta, le sue mani si avvinghiarono tra di loro divenendo pallide per la tensione.

– Cristi, mi ascolti? – Mormorò Fred

– Sto piangendo Fred, ti prego lascia che almeno possa piangere per lui

– Vuoi restare un poco con lui? Io debbo scendere nella stalla

– Vado io – Si offrì lei

– No, lui vuole te

– Io non posso restare, ho paura. Conosco gli uomini

– Tu credi di conoscere gli uomini perché hai assistito ad una nascita? Aspetta a dirlo, prima dovrai vederne morire uno

– Si muore tutti alla stessa maniera

– Davvero? Allora perché non provi a leggere nel mio cuore

– Ho giurato di non farlo

– È la mente che non puoi invadere... Avanti, leggi il mio cuore... puoi farlo

Cristi chiuse gli occhi e il suo volto divenne pallidissimo.

– Non puoi crederlo, vero? – Proseguì lui a bassa voce – Non puoi credere che io sia pronto a morire per questo piccino

Cristi scosse violentemente il capo – Non è giusto – Singhiozzò

– No? Allora prova a dire al mio cuore che sta sbagliando. Avanti dirglielo!

– Non avevo bisogno di leggere il tuo cuore, conosco i tuoi sentimenti – Mormorò Cristi guardandolo intensamente

– Non sono il solo, ce ne sono milioni di uomini come me. Cosa ne dici di Mary? Sarebbe capace di morire per lui?

– Oh si, lei ne sarebbe capace

– Non ti chiediamo di morire per lui, ma di restare al suo fianco, vuoi farlo?

– Per te lo farò – Mormorò lei annuendo

– Non per me, tu non mi devi nulla

– Hai ragione, scusami. credo che per me sia giunto il tempo della ragione. Vai pure, rimarrò con lui, ma tu prega il tuo dio che mi dia il coraggio

– Non temere, – Mormorò lui carezzandole i capelli – lo hai quel coraggio

Cristi ascoltò i passi di Fred allontanarsi e quando tornò il silenzio un'improvvisa emissione di dolore la fece ritrarre stupita e confusa.

Lei non era nuova al dolore, ma quanto aveva appena provato era qualcosa di estremamente cattivo.

Decise di provare con una sonda schermata e la sua sorpresa fu veramente grande quando comprese che quel dolore era stato creato per lei.

Colta dalla rabbia si ritrasse dalla mente del piccolo.

– Se soltanto volessi potrei trasformarti in un lampo di luce. – Urlò – Io non voglio nulla da te, non ho bisogno della tua morte, hai capito? Ma chi sei tu per farmi questo? Credi davvero che io possa permetterlo?

Dal letto il piccolo prese a lamentarsi facendola ritrarre impaurita verso la porta.

«Cristi no! Non andartene, restagli accanto, lui ha bisogno di te e tu di lui» – Le urlò Fred nella mente

– Non voglio – Gridò lei

«Cristi tu mi ami?»

– Tu sei Fred

«Perché mi ami, chi sono per te?»

– Mi hai aiutata, sei come me

«Aiutandoti ho dunque meritato il tuo amore?»

– No, io non ti amo

«Bugiarda»

– Basta Fred! Non confondermi

«Cosa faresti se al posto di quel piccino vi fossi io? Mi abbandoneresti?»

– Tu non ci sei!

«Un giorno potrebbe accadere»

– Smettila! Quel giorno non verrà mai

«Verrà come venne per Ellen, ti ricordi? Lei l'abbandonasti»

Un immenso dolore lontano, ma così vivo e potente tornò a straziarla facendola scoppiare in un pianto disperato.

– Non è giusto, non dovevi. Oh Fred, io non volevo farle del male

«Chi era per te?» – Continuò lui crudelmente – «Non era come te eppure ti amava, ma tu cosa hai fatto per lei?»

– Basta! – Urlò Cristi tra le lacrime

«L'abbandonasti! Ecco cosa sei stata capace di fare, l'hai abbandonata come farai con quel piccino»

Le lacrime ormai scendevano copiose e inutilmente Cristi cercò di asciugarle con la manica del maglione.

«Non lo abbandonare,» – Proseguì Fred – «è soltanto un piccolo uomo che da sempre vive in quel dolore che hai appena provato. Lui sa di aver perso sua madre e tu non puoi tradirlo. Fonditi con lui e comprenderai cosa ti è stato tolto. Devi farlo amore mio, devi conoscere l'amore così come hai conosciuto l'odio. Devi scoprire perché quel sentimento è gioia e sofferenza. Vai con lui, non lasciarlo, segui il suo destino. Vai cara scopri come si può soffrire amando»

Con il volto completamente bagnato di lacrime Cristi emise una sonda che penetrò la mente del piccolo e subito fu avvolta da fasci di dolore che raggiunsero i centri nervosi.

Immediatamente il suo metabolismo produsse endorfine in grande quantità che disciolsero quei fasci, ma quando il piccolo cadde in un sonno tranquillo ella non seppe cos'altro fare e provò nuovamente paura.

Ebbe voglia di gridare, di chiamare Fred, di ritirarsi, di lasciar perdere, ma un improvviso barlume ruppe la barriera del buio e lei si trovò sommersa in un universo di strane visioni.

«Sebbene quella mente galleggiasse nella paura e nel dolore, lei non ne soffriva. Quelle atroci punture lui le riservava per se.

Cristi vide montagne altissime con le cime nascoste da soffici nuvole bianche, grandi distese verdi e tanti animali galoppanti in enormi mandrie.

Sentì il suo cuore gonfiarsi di gioia alla visione d'infiniti cieli azzurri e fiumi così limpidi da sembrare inesistenti, notti stellate d'incomparabile bellezza e un volto di donna con grandi occhi scuri colmi di pianto»

Tutte quelle visioni erano così vere e grondanti di languido piacere da sentirsene imprimere il ricordo nell'anima.

Improvvisamente percepì un lieve contatto mentale.

– Chi sei? – Sentì chiedere

– Cristi – Rispose lei con un filo di voce

– Perché sei nei miei ricordi?

– Volevo aiutarti – Mormorò lei ritirando la sonda

– Perché?

Cristi era frastornata. In quella mente c'era qualcosa che non riusciva a comprendere.

– Non lo so... Non vuoi che ti aiuti?

Trascorsero attimi lunghissimi, poi lei percepì nuovamente il contatto.

– Si, ma non voglio che tu soffra

– Il tuo dolore lo conosco

– Cosa cerchi?

– Risposte

– Quali?

– Perché riesci a trasmettermi i tuoi pensieri

– Non lo sai?

– No

– È la legge

– Quale legge?

– Quando si è sulla soglia dei grandi pascoli è possibile fare molte cose... È la legge

– Cosa sono i grandi pascoli?

– La mia mamma dice che è un bel posto

– Allora è bello morire

– Non lo so, però ho paura... Verresti con me?

– Non mi è concesso, ma posso fare un po' di strada al tuo fianco

– Dammi la mano... Dove sei?

– Accanto a te

– Avvicinati, voglio toccare il tuo viso

Il piccolo distese un braccio cercando il volto di Cristi e lei, guidando la sua mano, glielo offrì.

– Sei una femmina! – Esclamò il piccolo sorpreso

– Come lo hai capito?

– Hai le labbra grandi come la mamma

– Noi ragazze siamo tutte uguali

– Anche la tua tribù vive in questa valle?

– No, la mia gente vive oltre le stelle

– Così lontano? Perché sei nella mia valle?

– Sono venuta per imparare ad amare

– Hai fatto bene, questo è un bel posto per imparare... Tu non sai amare?

– Non come dovrei

– Devi essere bella. Mi piacerebbe vedere il tuo viso

– Vuoi che accenda la lampada?

– Non servirebbe... Io non vedo

– Non è possibile, nella tua mente vivono ricordi registrati da messaggi sensoriali

– I miei occhi si sono spenti poco alla volta

– Oh dio! Dev'essere terribile

– All'inizio lo è, ma poi s'impara e il buio non fa più paura – Mormorò lei serrando forte gli occhi per evitare che le lacrime bagnassero le mani del piccolo

– Vuoi vedermi? – Chiese portando le mani del piccolo alle labbra

– Oh si, mi piacerebbe. Puoi farlo?

– Si

– Però ho un po' paura

– Io non potrei mai farti del male

– Allora va bene, ma non lasciare le mie mani

Mentre Cristi serrò forte le mani del piccolo, il modulo cristallizzò la sua immagine nel buio della sua mente

– Sei molto bella, – Mormorò il piccolo – somigli alla mamma

– Grazie. – Rispose Cristi con un filo di voce – Parlami di lei, è una buona mamma?

– Si, lei ha negli occhi il cielo della notte, ed è la migliore mamma della tribù...ohi!

– Cosa c'è? – Chiese Cristi percependo le sue mani serrare forte le sue

– Nulla, non è nulla

– Hai dolore?

– Un po', ma ora passa

Colto da spasmi dolorosi il piccolo si contorse stringendo ancora più violentemente le sue mani.

– Dimmi cosa posso fare – Mormorò lei sentendo in lei aumentare la rabbia

– Nulla. – Rispose il piccolo – Non puoi fare nulla

– Lasciami provare

– ... Non ce la faccio più – Singhiozzò il piccolo

Allora Cristi serrò forte gli occhi e fu lui.

«Ora non soltanto sapeva di morire, ma si sentiva morire cosciente di allontanarsi dalla vita terrena in piena serenità mentale.

Sospinta da una luminosa energia Cristi volteggiò in cieli limpidi, si bagnò in oceani di luce melodiosa e quando si scontrò con il male un grido le esplose nel petto raggiungendo il cielo.»

– Dio perché gli fai questo? È dunque questa la tua giustizia? Ma cosa vuoi che ne sappia lui di peccato. Ti prego dio se hai bisogno di una vita prendi la mia

Un istante dopo migliaia di fitte lancinanti la scossero fino alle lacrime.

– Grazie, – Mormorò contorcendosi – e tu dio non permettermi di perdere i sensi, non voglio che resti solo

Non appena pronunciate quelle parole un nero baratro di follia la stordì straziandola nel corpo e nella mente fin quando la voce del piccolo la ricondusse alla realtà

– Fermati Cristi, non andare oltre

– Zitto! – Ansimò lei – Lascia a me questo dovere

– Non farlo... Questo dolore è mio

– Io lo odio per quello che ti sta facendo... Non è un buon dio

Il piccolo le carezzò il volto e allora, uniti in un grande atto d'amore, l'uno e l'altra percorsero un tempo infinito dove la conoscenza si accosta al sublime.

«In principio il suo cuore non comprese l'immensità di quel dolore, ma via via che la ragione tornò comprese come quello strazio, sentito nel corpo, non sarebbe mai stato paragonabile a quello che provò il suo spirito.»

E mentre una parte di se combatteva con quel terrore nero, la mano del piccolo le sfiorò le labbra.

– Mamma sei tu?

– Non parlare – Mormorò Cristi

– ...Lei non avrebbe voluto abbandonarmi, ma le dissero che per me non c'era più posto e ha dovuto obbedire. Povera mamma, l'hanno fatta soffrire... Ma io saprò attenderla

– Ssst...ora riposa – Mormorò Cristi tra le lacrime

– Non dovevi prenderti la mia sofferenza, perché l'hai fatto?

– Perché sono tua amica

– Cos'è un amica?

– È chi non si vergogna di te, è chi soffre e gioca con te

– Allora sei la mia mamma

– No... non lo sono... sono tua amica

– Perché mi fai questo regalo? Io non ho nulla da darti in cambio

– Lo hai già fatto donandomi la tua vita

– La mia vita non vale granché

– Non è vero, tu ora sei nel mio cuore

– Vuoi fare una cosa per me?

– Si... – Rispose lei con un filo di voce

– Io non ho mai potuto farlo... ma se tu avrai un poco di tempo gioca per me... Fa tutti quei giuochi che non ho mai potuto fare

– Lo farò...te lo prometto

– Sono contento... Avevo paura di dover portare con me i miei sogni...Sapessi quanto ho desiderato correre nei boschi, raccogliere i fiori, salire sugli alberi, giocare con la neve

Riuscendo a stento a controllarsi Cristi rispose singhiozzando

– Ti prometto che giocherò per te...

– Vieni con me – Mormorò ancora il piccolo

– Non posso... ma posso regalarti i miei sogni di bambina

– I tuoi sogni?... Oh si...li porterò con me

– E tu lascia a me il compito di cullare i tuoi sogni

Un senso di mortale impotenza la fece fremere. Uno struggente desiderio di stringerlo a se s'impossessò di lei, ma lui abbandonò il contatto.

In quell'attimo l'animo del piccolo s'illuminò e il velo che fino ad allora nascondeva l'ignoto si sollevò davanti lo sguardo spirituale di Cristi, ed ella sentì la liberazione di quello spirito prigioniero in un corpo malato... E quando comprese che era morto, qualcosa di tremendamente doloroso le raschiò l'animo facendola urlare

– Nooo, non andartene, io sarò i tuoi occhi...soffrirò per te, ma non andartene. Ti prego dio rendimelo, sii buono...ti prometto che cambierò, sarò come tu mi vuoi, ma lasciamelo... Oddio cosa ti ho fatto... – Mormorò carezzando il volto del piccolo finalmente disteso nella serenità della morte – ed ora chi mi darà il coraggio per guardare Fred negli occhi?

Le mani di Fred sulle spalle squassate dai singhiozzi la ricondussero alla realtà.

Con la mente confusa e l'animo colmo di amarezza Cristi si sollevò in piedi. Aveva gli occhi arrossati dal pianto ma ancora colmi di visioni di grandi distese e cieli azzurri.

Coprì le braccia del piccolo, gli carezzò la fronte sistemandogli i capelli scomposti e lo baciò sulle labbra

– È morto per me e io non ho potuto far altro che offrirgli i miei sogni

– Gli hai dato ciò che desiderava da te – Mormorò Fred

– Oh dio, ma quant'è terribile la tua verità se hai scelto di sacrificare una vita per me? Io lo amavo, non volevo la sua morte, mi vergogno tanto

Scossa da un pianto inarrestabile Cristi si abbandonò tra le braccia di lui e cercando conforto nella sua mente ascoltò il suo ringraziamento.

«Signore ti ringrazio per averla resa tanto forte da comprendere quant'è debole. Fa che sappia giudicare le sue azioni prima ancora di giudicare quelle degli altri. Concedile un animo limpido e fa che l'amore sia sempre presente nel modo di vivere la vita che le hai donato.»

Fu come se quei pensieri avessero messo in moto un meccanismo e mentre tutti i risentimenti e le paure scomparvero dalla sua mente, si augurò disperatamente che tutto finisse in breve.

Vestirono il piccolo con un abito di Cristi.

– Il più caldo! – Pretese lei e quando Fred ebbe terminato, lei gli calzò ai piedi le sue vecchie scarpe

– Dovrà fare molta strada – Disse guardando Fred – e queste sapranno condurlo

Trasportarono il corpo in giardino e mentre Fred scavò una fossa deponendovi il piccolo corpo avvolto nella pelle in cui lo avevano trovato, lei osservò ogni cosa con il volto serio sul quale spiccavano profonde occhiaie scure.

– Vuoi salutarlo prima che lo copra? – Domandò Fred

Lei si chinò, raccolse un pugno di terra e la lasciò scivolare nella fossa. – No, non dobbiamo salutarci, ora egli vive in me

Fred la baciò sui capelli prima di raccogliere un po' di terra con la pala

– Non così Fred! Ti prego, non così, non dobbiamo disturbarlo. Aiutami a riempire la fossa con le mani.

S'inginocchiarono e quando tutto finì si avviarono verso casa tenendosi per mano.

– Fred! – Esclamò lei arrestandosi nell'oscurità

– Cosa c'è

– Debbo andare sulla collina da Holy

– Sei certa che sia li?

– Si. – Mormorò lei – Debbo aiutarla prima che commetta una sciocchezza

– Holy non può commettere sciocchezze

– Ha bisogno di me... Ed io non posso lasciarla sola

Fred stava per ribattere quando lei lo interruppe con un cenno della mano.

– Non chiedermelo Fred... Forse è il tuo dio a volerlo... o forse sono pazza... Vieni con me?

Fred restò un attimo interdetto osservando la sua sagoma sul viottolo già oscurato dal buio della notte.

– Andiamo – Rispose semplicemente

Fecero di corsa il viottolo fin sotto l'erta della collina.

– È lassù... – mormorò lei con il fiato grosso – ed è disperata

– Non Holy – Ribatté lui – lei non è come gli altri

– Fred... quella ragazza sta uccidendosi

– Ti sbagli, lei è...

Con un cenno della mano lei lo zittì – Ascolta – Mormorò

Dapprima Fred pensò che fosse il vento, ma poi, lentamente, iniziò a percepire un suono che si fece man mano più profondo e più forte, fino a trasformarsi in una melodia possente e allo stesso tempo dolce e struggente.

Quando Cristi avanzò verso a collina e Fred fece per seguirla, lei lo fermò con un cenno della mano

– No Fred, non seguirmi, ora è giunto il momento che attendevi. – Bisbigliò lei – Debbo andare sola, ma tu non andartene, ho bisogno di sapere che ci sei

Man mano che s'inerpicava fu avvolta da un fluido di note che le piovvero addosso stordendola. Sulla sommità una luce opaca, che sembrava non illuminare la notte, avvolgeva Holy rendendola appena visibile.

Attorno a lei centinaia di animali la osservavano attoniti e silenziosi. Un falco, alzatosi in volo, andò a posarsi sulla sua spalla di Cristi

– Holy! – Chiamò lei entrando nel cerchio

Holy sollevò lo sguardo su di lei – Oh sei tu! – Esclamò riconoscendola

– Cosa stai per fare?

– Sto per congiungermi a mia madre

– Non puoi, significherebbe morire

– Meglio morire che vivere con gli altri... Sono stanca

– Cosa ti hanno fatto per costringerti a preferire la morte?

– Guardami, – Disse sollevandosi nell'aria – gli uomini non fanno questo. Tu puoi dirmi perché io posso?

– Tu non sei come loro, sei diversa

– Io sono soltanto uno scherzo della natura

– Qualunque cosa tu creda di essere appartieni a loro

– Non me ne importa – Gridò Holy

– È la tua gente

– Per loro sono soltanto un animale con cui divertirsi

– Non è vero! Tu sei la cosa più importante che possa accadere ad una razza. Tu puoi dare vita ad un uomo nuovo, un uomo che potrà avvicinarsi a dio

– Mi odiano, sono cattivi

– Ma cosa dici? Non ti odiano. Loro non sanno chi sei perché ti sei sempre negata... A cosa ti serve saper volare se prima non impari a camminare e a cadere come un uomo?

– Sei cattiva come loro

Quelle poche amare parole, dette con calma e marcate intenzionalmente, fecero rabbrividire Cristi.

– Io credo che tu sia molto infelice perché non sai ancora chi o cosa tu sia, ma non puoi sperare di nascondere la tua identità nella morte – Le mormorò Cristi

– Non è vero io so bene chi e cosa sono

– Ma cosa sai? Da quando hanno ucciso tua madre ti sei preoccupata soltanto di nascondere i prodigi che sai compiere

– Hanno ucciso la migliore donna di questo mondo

– Io non l'ho conosciuta, ma so che non è certo per vederti in questo stato che ha sopportato la fame, le umiliazioni, il terrore. Holy tu la stai tradendo, stai gettando al vento le sue aspirazioni, stai cancellando i suoi sogni

– Vattene a predicare da un'altra parte e lascia in pace mia madre, lei non c'entra – Urlò Holy – Io sono soltanto un animale... Vattene Cristi, vattene!

Sentendo crescere in lei un furore inumano Cristi dovette sostenersi alla quercia per non cadere mentre udì la sua voce gridare

– Bastarda! Che tu non possa più avere pace. Sei una bastarda vigliacca, una nullità, un essere spregevole

– È vero, – Mormorò Holy con voce calma – non ho più il coraggio di andare avanti, ma tu non dovevi offendere mia madre. Lei è stata una donna meravigliosa. Lei non era come questa gente che mi fa soltanto del male

– Tu sei sua figlia… non puoi tradirla

– Sai dirmi perché dovrei farlo?

– Per loro – Disse Cristi indicando gli animali che le circondavano

– I miei cari amici sono la mia famiglia, loro mi hanno compresa. Ti prego amica mia, lascia che il mio destino si compia

– Non è la morte il tuo destino, tu devi vivere

– Lascia che muoia

– Non farlo... o morrò anch'io con te... Io ti amo

– Anch'io ti amo, ma non posso più continuare a vivere tra la pazzia e il sogno, non ci riesco

– Fino ad ora hai vissuto nella convinzione che il tuo dolore fosse il più grande, ma guarda attorno a te e scoprirai di non essere l'unica a cui è stata uccisa la madre. Tu puoi fare molto per la tua gente, sei la prima e loro hanno bisogno di te. Ti prego trasforma le tue paure in amore

– Non posso, nel mio cuore non c'è più amore

– Non è possibile, tu sei speciale

– Non sono speciale, sono pazza

– Smettila! – Urlò Cristi – Ma che donna sei? Cosa dirai a tuo figlio, che sei fuggita per timore di vivere?

– Lui non subirà le mie torture, lui morrà con me

– Anch'io ho vissuto con il vuoto dentro. Non pensavo, non provavo commozione e né amore. La mia mente era colma di nulla. Vivevo in continua fuga... Poi qualcuno mi spinse sul tuo pianeta e qui ho scoperto il vero senso della vita. Tra la tua gente ho imparato a soffrire, a piangere e ad amare. Soltanto pochi minuti fa ho sepolto una parte del mio cuore con un cucciolo di questa Terra, un uomo talmente piccino da occupare il posto di un fiore, ma con sentimenti così grandi da far impallidire i miei poteri. In nome di dio non abbandonarli!

Holy si guardò bene dal tentare di decifrare quelle parole, lei non voleva sapere, lei doveva conservare la pace così faticosamente ottenuta.

– Per l'amor di dio Holy, rispondimi! – La supplicò Cristi

Nel vento gelido che si era levato il volto di Cristi stava congelando, ma sebbene Holy indossasse quel solito abitino nero, sembrava che neppure rabbrividisse.

D'un tratto ogni luce scomparve e Cristi comprese di averla perduta per sempre. Allora si voltò e mentre un dolore sconfinato le attanagliò il cuore facendola piangere, si allontanò incespicando in quel buio attorno a lei.

Quando giunse al piano Fred le tenne stretta una mano tra le sue e mentre si avviarono verso casa Cristi lottò per non urlare il suo dolore al cielo. Il pensiero che la sua Holy si fosse persa in quella follia, dalla quale non era stata capace di liberarla, la faceva star male

– Vedrai che cambierà. – Le mormorò Fred tentando di confortarla – L'hai indotta ad ascoltarti, a riflettere. Non sarebbe stata ferma per tanto tempo se non avesse compreso

– Troppo tardi! Un attimo troppo tardi – Mormorò lei

Quando salì nella sua camera si rannicchiò sul letto lasciandosi soffocare dall'angoscia della perdita. Raccolse una coperta, vi si avvolse e accostatasi alla finestra restò ad osservare le ombre degli alberi che oscillavano al chiarore lunare.

Vinta dalla sofferenza poggiò i gomiti sul davanzale raccogliendo il volto tra le mani

– Holy ti ho perduta – Mormorò singhiozzando

– No, non mi hai perduta, sono qui... sono tornata

Sussultando Cristi sollevò il capo cercando attorno a se.

La voce che aveva appena udita era così sommessa che pensò di averla immaginata.

– Sono qui, sotto di te – Ripeté Holy uscendo dall'ombra e muovendosi con una sicurezza diversa dalla sua abituale andatura un po' goffa.

– Holy! – Esclamò Cristi portando una mano alle labbra per non singhiozzare, ma la sua voce si spezzò pronunciandone il nome.

– Ora ho compreso – Disse ancora Holy

– Mi dispiace aver detto quelle brutte cose, io ti amo

– Amo la mia gente e sarò come loro e se vorranno...

Cristi si sporse dal davanzale interrompendola – No, tu non potrai mai essere come loro, vivrai per loro, ma sarai sempre te stessa. Non ti è concesso vivere come un comune mortale e per questo dovrai soffrire ancora

Sommessamente, (Perché è così che avvengono i miracoli) nel medesimo istante in cui Holy pronunciava quelle parole e mentre ogni altro suono cadde, Cristi udì salire verso l'alto una melodia che crebbe piena e possente.

In quell'istante le acque cessarono di scorrere e la notte s'illuminò di una fantastica aurora che serpeggiando il cielo illuminò la valle. Poi, così com'era iniziata, la musica cessò e il buio, il vento e l'acqua tornarono a vivere la valle e gli uomini a sperare.

Un istante dopo Holy la raggiunse mentalmente.

«È magnifico sentire l'impeto della vita che scorre nelle vene. Il suo calore ha sciolto il gelo in cui vivevo e ora io sento la carezza di questo vento e il profumo delle cose. Attorno a me la vita parla, mi dice che c'è luce e a chi appartengo»

– Tu appartieni a te stessa

«Io appartengo alla mia gente»

– Cosa ti è accaduto amica mia?

«Non lo so, ma ora in me si agitano concetti che non mi è dato ancora decifrare... Eternità, infinito, immortalità, spirito...»

– Sei rientrata nella tua natura – Mormorò Cristi

«Tu mi hai donato la tua anima»

– No, non avrei potuto, lei appartiene a mio padre. Io ti ho soltanto aiutata a riconquistare la tua

«A tuo padre... Dio che grandezza!»

– È la grandezza di un sentimento

«Lo conosco, ho visto cos'ha saputo fare il tuo amore per quel piccolo indio»

– Holy, tu eri qui?

«Ero con voi quando ancora c'era buio attorno a me e non sapevo comprendere»

– Io l'ho soltanto amato

Holy scosse il capo – «Non l'hai soltanto amato, tu sei stata il suo mondo, tutto ciò che non aveva mai avuto, la sua amica, i suoi sogni, sua madre, i suoi giochi... E lui si è scaldato al calore del tuo amore... È stato bellissimo e io ti ringrazio»

– Non tu, tu non devi

«Forse dovrebbe essere l'umanità, ma lascia che sia io a farlo, per loro e per me»

– Sono io a dover ringraziare il mio piccolo amore...così caro, così dolce. Lui non voleva il mio aiuto per non cedermi il suo dolore e sapeva che stava morendo per me

«Per noi»

– Dio, perché ci fai questo? Ma quando avremo un po' di pace?

«L'avremo, ma non subito. A me è stato ordinato di tornare alla mia esistenza e a te di crescere... Ti prego amica mia usa bene il tempo che ti è stato concesso»

– Se avrò Fred al mio fianco nulla potrà spaventarmi

«Fortunata te. Chissà se a me sarà concesso un essere straordinario a cui appoggiarmi»

– Hai la tua musica

«Tu ami la mia musica?»

– È meravigliosa

– «Si, è vero... Te la regalo, la vuoi?»

– Oh no! Non devi privarti del tuo sostegno

«Quando mi vorrai pensami e io sarò in te»

– Tu sei già in me

Holy le lanciò un bacio – «Addio amica mia, ora lascia che vada ad incontrare mio figlio»

– Il tuo bambino! Oddio come vorrei essere con voi

Il volto di Holy s'illuminò

«Verrà il tempo che potremo congiungerci in lui»

– Resta ancora un poco, non andare

«Non posso, ma prima che vada promettimi che abbraccerai per me la nostra valle»

– Lo prometto

«E non permettere che distruggano questo pianeta... È un bene troppo prezioso»

– Com'è strana la vita... Questa terra potrebbe essere la culla della prossima civiltà e l'uomo non ne ha nessuna cura. Non sa che la sua salvezza è verde

«Ti amo» – Mormorò Holy lanciandole un bacio

Tentando di soffocare il pianto Cristi l'osservò allontanarsi nell'oscurità

– Addio mia dolce amica, anch'io ti amo... Abbi cura di te

Poi, con voce roca, in una lingua aspra e sconosciuta, mormorò alcune parole che affidò al vento

«Ihar arram hratha sraemm hat yhwh [21]»



21. Si è portati a credere che possa trattarsi di una frase pronunciata in un idioma appartenuto al 7° Anello e se si tenta di tradurla utilizzando i vecchi codici Onnici, se ne ricava un contenuto di questo genere; «Probabilmente le generazioni già nate torneranno a parlare di dio»

Continua...



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