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lavoro pubblicato martedì 13 ottobre 2015
ultima lettura mercoledì 27 novembre 2019

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La Valle Incantata - 11

di Legend. Letto 446 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La Valle Incantata -11

22 Maggio 1942

Seguendo un rituale che si ripeteva ogni mattina, nell'istante stesso in cui usciva dal sonno, con il capo sempre rivolto verso la porta e prima ancora d'aver visto di quale colore fosse il cielo, lei già sapeva che tempo fosse.

A dirglielo erano i rumori che le giungevano attraverso la finestra, che a volte, affievoliti dall'umidità della notte, lasciavano presagire una giornata uggiosa accompagnata da qualche acquazzone. Altre volte, invece, risuonando secchi come il vibrar di canne, le era facile dedurre che fosse una giornata radiosa.

Ma se svegliandosi si trovava immersa nel silenzio ovattato di un'avvenuta nevicata notturna, il suo animo si apriva ad una gioia esplosiva che in pochi attimi la spingevano a perdersi nella sontuosità di quel bianco mantello.

Generalmente, subito dopo aver stabilito quale giornata dovesse aspettarsi, iniziava una particolare ginnastica fatta di stiracchiamenti [1] di braccia e di gambe verso l'alto e di un susseguirsi di gorgoglii gutturali, seguiti sempre dal definitivo risveglio fatto di grida e richiami ora diretti a Fred e ora a Soffio.

A dir la verità quel nomignolo a qualcuno sembrò decisamente insolito, ma cos'altro ci si poteva aspettare da una ragazza capace d'innamorarsi perfino di un paio di scarpe. Probabilmente a dettarlo alla sua fantasia fu il vezzo più evidente e meno divertente di quell'animale, ovvero la pessima abitudine di soffiare minacciosamente a chiunque tentasse di avvicinarlo.

Di quel figlio d'un gatto si poteva dire di tutto tranne che non fosse il più originale e anticonformista animale del pianeta e a pensarci bene non poteva che essere così, visto che a far parte del quotidiano di Cristi era ammessa un'unica ed esclusiva categoria (Per evitare che si possa pensare a chissà quale diavoleria, è bene puntualizzare che in verità si trattava di esseri perfettamente in linea con l'ortodossia terrestre, con la sola eccezione dei cacciatori)

Oddio! Non che a loro mancassero quegli attributi, era semplicemente che a lei non garbavano gli uomini che se ne andavano in giro sparando a tutto ciò che si muoveva.

Per quanto riguarda quell'accidente di gatto, benché non differisse nell'aspetto dagli altri della sua specie, è bene precisare che era in possesso di un attributo che somigliava stranamente ad un sentimento umano, era scontroso.

Impossibile direte voi, i gatti non possono sdegnarsi. Ebbene sbagliate, poiché quello era il gatto più autonomo e più alieno ad ogni smanceria di questo pianeta.

Non che desse particolare disturbo, anzi, era vero il contrario, quand'era in casa e questo si verificava soltanto se lei era presente, si comportava nella maniera più riservata possibile; non saltava sulla tavola e ne sulle poltrone, non sporcava e si accostava al cibo soltanto se gli veniva espressamente posto nella sua ciotola accanto il camino. (Luogo che divenne immediatamente il suo domicilio privato) Quand'era in casa sembrava un essere invisibile, ma se per fatalità qualcuno si accostava più di tanto alla sua cuccia, (Animale o essere umano per lui non faceva alcuna differenza) prima sollevava la testa squadrando l'intruso con quei suoi grandi occhi gialli, dopo di che si esibiva in una serie infinita di eloquenti soffiate.

Sia chiaro che quel singolare atteggiamento era riservato a chiunque, esclusa lei beninteso.

Per quanto riguarda l'atteggiamento che invece assunse nei confronti dell'altro componente della famiglia, ossia Fred, è bene precisare che a lui riservò un trattamento privilegiato; ovvero lo ignorava semplicemente e vi assicuro che era già un bel vantaggio.

Sin da quando Cristi lo prese in casa, tra loro nacque un rapporto assolutamente singolare e benché egli evitasse di proposito ogni socializzazione con il resto del mondo, con lei si trasformava nel gatto più giocherellone, pazzo e affettuoso del pianeta.

Nei suoi confronti Cristi poteva permettersi qualsiasi libertà senza che egli se ne adombrasse e le pochissime persone che ebbero la fortuna di osservarli nei loro giochi, dovettero necessariamente credere che tra quei due esseri doveva esistere una specie di linguaggio antichissimo e ricercato.

Infatti, quello che maggiormente sapeva sorprendere, era il loro modo di comunicare attraverso sguardi, mosse, suoni e soltanto dio sa cos'altro.

Tra loro esisteva un'intesa che sembrava trascendere da ciò che può essere il normale e sincero rapporto che si sviluppa tra un bambino e un animale. Loro si adoravano coscientemente e quando Cristi era in giro per la valle o nei campi a lavorare, si poteva esser certi che anche quella macchia nera era nelle vicinanze. In poche parole non si lasciavano mai.

A volte mangiavano nello stesso piatto, (Questo per la verità faceva andare su tutte le furie Fred) e ogni notte, dopo che quel furfante si era accertato che il brontolone dormisse, in silenzio lasciava la sua cesta per saltare sul letto di Cristi a terminare il riposo sui suoi lei, per poi tornare nella sua cesta non appena sentiva rumori provenire dalla stanza di lui.

Per non parlare poi di cosa accadeva nei campi. (Quella era la stranezza che sapeva suscitare stupore in chiunque) Era semplicemente inconcepibile osservare quel gomitolo di peli neri dormire placidamente sul sedile traballante del trattore tra un inferno di rumori e polvere e svegliarsi, per seguirla, non appena lei spegneva il motore.

A memoria d'uomo non si era mai visto un gatto giocare con i puma o con gli orsi senza alcun timore e non era neppure insolito vederlo, pieno di se, riportare nel nido, serrandolo delicatamente tra le mascelle, qualche pulcino d'uccello caduto accidentalmente dall'alto.

Ormai chiunque era in grado di scorgere negli occhi di lei quella fiamma, libera di ogni preconcetto, che lentamente la stava mutando in un essere eccezionale.

Una delle caratteristiche più evidenti della nuova Cristi era certamente la sfrenata allegria. Quel sentimento, che sapeva manifestare in ogni istante delle sue giornate, finì per contagiare ogni essere che entrò a far parte della sua vita, compreso quel vecchio ceppo di Fred, il quale, convinto di non essere più capace di ardere a nessun fuoco, poco alla volta perse del tutto la sua austerità divenendo sempre più simile a lei.

Con lei accanto riscoprì quella parte di se che da molti anni aveva definitivamente sepolto e vivere quel rapporto così intenso e pieno di calore che Cristi gli riservava in ogni istante, fu per lui come subire un terremoto.

Le continue manifestazioni d'affetto che Cristi gli riservava, non soltanto lo stordivano impegnandolo emotivamente più di quanto non avesse mai potuto immaginare, ma finirono con il renderlo del tutto dipendente, tanto che se lei aveva un'ora di luna storta anche lui diveniva intrattabile.

E se la metamorfosi di Cristi era in gran parte dovuta a ciò che egli aveva saputo donarle; l'esuberanza, la rumorosa allegria, la voglia di vivere e soprattutto le attenzioni che lei gli riservava, furono responsabili del suo trasformarsi in un uomo completamente nuovo.

Ma non fu soltanto l'allegria ad entrare nella vita di quel pulcino, poiché giorno dopo giorno acquistò disponibilità, tolleranza, pazienza e una tale capacità di sopportazione da giungere a considerare, con animo sereno, ogni tipo di avversità.

Immersa in quella natura selvaggia, accanto al suo gatto e agli animali della foresta, anche l'angoscia per il male causato ad Ellen lentamente si tramutò in una forma di fermezza morale che le permise di viverne il ricordo con sereno coraggio.

Bastava una nonnulla per renderla felice; a volte era sufficiente un sorriso di Fred o che il pensiero volasse al ricordo di Mary, ma ciò che maggiormente sapeva rallegrarla, era quella che lei aveva preso a chiamare «La mia valle incantata»

Di quella valle se ne innamorò a tal punto che ben presto ne assimilò i suoni e i profumi, ed ogni corso d'acqua e i percorsi di ogni animale divennero parte cosciente di lei.

In quegli anni, senza dubbio sollecitati dalle tante storie che ogni sera Fred le raccontava, fiorirono in lei un'infinità di nuovi interessi e fu proprio utilizzando gli occhi della fantasia se riuscì a creare nella sua mente le maestosità delle vette più alte e ad ascoltare in un mistico raccoglimento il silenzio ronzante dei deserti. Quei racconti le fecero vivere emotivamente l'ululato delle tempeste oceaniche, il frastuono delle grandi cascate e le poderose esplosioni vulcaniche.

Quando aveva briciole di tempo libero lo impiegava fondendosi nella valle fino a divenire la voce del vento o i colori dei tramonti. E se si aveva la fortuna di esserle accanto e soprattutto se si era in possesso di una particolare sensibilità, la si poteva riconoscere in ogni zolla di terra, nell'aria, nell'acqua, in ogni fiore e in ogni altra cosa. In poche parole viverle accanto era così straordinario che finiva sempre per sembrare assolutamente normale.

Cristi amava gli animali di un amore viscerale. Con loro aveva un rapporto assai difficile da interpretare. A volte capitava di vederne alcuni starsene tranquillamente seduti ai margini del campo dove lei lavorava e non era affatto insolito vederla cavalcare la schiena di una femmina d'orso come se fosse il gioco più naturale della Terra, oppure allattare cuccioli di puma sotto lo sguardo vigile della loro madre.

Un sera, ad un cacciatore che due o tre volte l'anno faceva sosta nella loro casa per trascorrervi la notte, chiese quale fosse il motivo della caccia.

– Non ve n'è – rispose lui ridendo – La caccia è qualcosa che appartiene alla natura stessa dell'uomo. È stata la capacità di procuraci il cibo a consentire all'uomo di evolversi in quello che ora siamo

– Capisco, – Rispose annuendo Cristi – però oggi la caccia non è più considerata necessaria alla sopravvivenza, o mi sbaglio?

– In effetti – Replicò lui gonfiandosi – oggi neppure gli indiani si procurano il cibo con la caccia. A loro pensa il governo

– Allora quale può essere la ragione che ancora spinge l'uomo ad uccidere gli animali?

– È una sfida – Rispose lui sorridendo – Forse l'uomo ha ancora bisogno di affermare la sua superiorità sulla natura

– Non sono d'accordo, – Mormorò lei lanciandogli un'occhiata di fuoco – all'uomo è stato concesso di dominare sui pesci del mare, sul bestiame e sugli uccelli del cielo, ma non di ucciderli per confermare la sua superiorità. Ci è stato fatto dono dell'intelletto per utilizzare al meglio ciò che ci circonda e non per stravolgere il senso naturale delle cose. Migliaia di anni fa l'uomo poteva opporre soltanto la sua intelligenza alla prestanza fisica degli animali e questo li poneva su un piano di perfetta parità, ma oggi, con le armi di cui dispone, quel rapporto non esiste più

Dopo aver riso chiassosamente il cacciatore rivolse uno sguardo a Fred, ma notando il suo disinteresse ironicamente rispose che certe faccende non potevano essere comprese da una bambina della sua età.

Cristi gli lanciò uno sguardo che fece gelare il sangue nelle vene di Fred e dopo avergli regalato uno dei suoi sorrisi, con un tono di voce che lasciava molto poco all'immaginazione, rispose

– È vero, sono molto giovane, ma non è necessario essere adulti per comprendere alcuni aspetti della vita dell'uomo. Sono così evidenti che perfino i giovani sono in grado di coglierli. Mio padre mi ha insegnato che l'età dell'uomo non si misura con il tempo che trascorre a lavorare o a dormire, ma con la quantità di rispetto che riserva alle specie meno dotate di intelletto...Scusi la mia schiettezza ma ho la cattiva abitudine di dire sempre ciò che penso

Non sapendo se ridere o scusarsi Fred si limitò a fingere di non aver udito, ma era ben visibile sul suo volto l'espressione dichiarata di tutto il suo orgoglio.

(A proposito, anche se quel cacciatore scelse di trascorrere altrove le sue notti, sei anni più tardi, quando venne eletto senatore, sottopose all'attenzione della politica nazionale una legge che disciplinava rigorosamente la caccia al fine di proteggere alcune specie di animali.)

Una mattina, mentre erano impegnati nella stalla, si scatenò un temporale con acqua, grandine, fulmini e saette da far venire i brividi e vedendo Fred aggirarsi per il locale come un leone in gabbia, preoccupato che quello sconquasso potesse distruggere in un attimo il lavoro di mesi, lei si accostò al suo fianco e dopo avergli preso una mano tra le sue mormorò con voce sommessa

– Mi dispiace che il tuo lavoro rischi di andare perduto, ma noi abbiamo fatto quanto era umanamente possibile e non so proprio cos'altro avremmo potuto inventarci. Quello che sta accadendo non va contro nessuna legge, è la natura che ci lancia la sua sfida e noi possiamo soltanto raccoglierla. Ricordi quando mi lanciasti la tua? Io l'accettai senza avere alcuna idea di cosa mi sarebbe costato. Poi mi insegnasti a chinare il capo, a stringere i denti e a non voltarmi indietro. Non credevo di potercela fare e se oggi mi sento più forte è soltanto perché tu mi hai fatto comprendere che il sale della vita sono gli ostacoli che essa ci propone e che a volte rifare una cosa significa migliorarla. Non puoi aver dimenticato che abbiamo delle buone braccia e la voglia per ricominciare. Non devi preoccuparti per me, sono maturata

Di fronte a tanta saggezza Fred non poté far altro che chinare il capo e credere fermamente che gli era rimasto ben poco da insegnarle.

II°

Da oltre un mese avevano deciso di fare una gita a cavallo fino alla Button Bay, sul lago Champlain, (Di quella località Fred ne aveva parlato con tanta enfasi da accendere in lei una tale curiosità da farle superare anche l'angoscia che la prendeva ogni volta che si trovava al cospetto di una grande quantità d'acqua.) e la mattina del 22 Maggio Fred si sentì svegliare da qualcuno che lo tirava per i piedi e quando riuscì a connettere e ad aprire gli occhi se la trovò ai piedi del letto bella e pronta per intraprendere la cavalcata.

Indubbiamente se Cristi era ormai capace ad accendersi in rumorosi entusiasmi, lui era altrettanto bravo a spegnerli. E per quanto disperatamente ella cercò di accelerare ogni lavoro, soltanto nelle prime ore del pomeriggio, dopo aver rifornito di viveri le sacche delle selle e atteso che Fred terminasse di prepararsi, riuscì a saltare in groppa al cavallo.

Si era appena sistemata in sella che Soffio lasciò le sue braccia per scomparire sul retro della casa. Sorpresa da quell'insolito comportamento stava per scendere di sella quando lui si mostrò sul tetto della rimessa.

– Scendi di li. – Gli gridò lei – Non pretenderai che salga fin lassù

Per tutta risposta Soffio si arrotolò sulle tegole disinteressandosi di lei

– Lascialo in pace. – Borbottò Fred – Se vorrà seguirci lo farà

– Ma non posso lasciarlo. – Ribatté lei – Deve avere qualcosa che non va

– Saranno i primi sintomi della sua pazzia

– Non dire scemenze, lui non è pazzo

– Allora sarà innamorato, il che è la stessa cosa – Rispose salendo in sella

– Credi sia possibile? – Chiese lei dopo un attimo di silenzioso imbarazzo

– E che ne so! Non sono io a dormirci assieme

– Giuro che quando torno lo strozzo – Borbottò scuotendo il capo.

L'inizio del viaggio non fu esattamente un modello di allegria e a causa di quanto era accaduto con Soffio, lei preferì restarsene muta e silenziosa nel tentativo d'ingoiare il rospo.

Da parte sua, intuendone la delusione, Fred cercò inutilmente di distrarla, ma soltanto un favoloso tramonto riuscì a farle dimenticare l'amarezza del tradimento di Soffio.

– Ci fermiamo? – Chiese lei

– Sei stanca? – Chiese lui arrestando il cavallo

– Io no, ma lui si – Ammise lei indicando il fondo schiena.

Decisero si fermarsi poco più avanti e mentre lui si dedicò al montaggio della minuscola tenda triangolare, lei, dopo aver sistemati i cavalli e acceso il fuoco, si allontanò dirigendosi verso lo stretto corso d'acqua poco distante.

Il silenzio era rotto soltanto dal lieve fruscio delle canne in costante movimento.

Sotto il pontile di legno che univa le due sponde, si stava addensando una foschia così densa che anche i rari fischi di qualche uccello palustre sembravano rimanere sospesi sull'acqua.

Improvvisamente fu scossa dal suono di una voce

– Ehi pulcino, non hai appetito stasera?

Si voltò spaventata, ma intravedendo la sagoma di Fred stagliarsi nella penombra esclamò rinfrancata

– Oh Fred! Sei tu

– Ti ho forse disturbata?

– No, tu non mi disturbi mai, ero con i miei pensieri

– Un po' di tristezza?

– Soltanto un po' – Replicò lei

– È colpa di quel mascalzone di Soffio?

Lei annuì tentando un sorriso difficile e lui la sollevò tra le braccia stringendola a se.

– Fred non qui, potrebbero vederci. – Mormorò lei vergognosa – Dai mettimi giù, mi sento ridicola, ti prego

Sorpreso da quella inaspettata richiesta lui si chinò per deporla sull'erba, ma lei, allacciandogli le braccia al collo, mormorò con un filo di voce

– Ma che fai? Io non voglio scendere, scherzavo

– Stai prendendo delle pessime abitudini – Borbottò lui avviandosi verso il campo

Imbarazzata per quella ammissione Cristi sorrise nascondendo il volto sulla sua spalla, ed egli, intuendone il turbamento emise una sonda sulla quale istintivamente Cristi scaricò energia modulata.

Colpito da quella terrificante emissione di particelle subatomiche, che gli sconvolsero la mente, Fred emise un rauco grido

– No! Mi uccidi

Quell'urlo ebbe il potere di scuoterla e intuendo immediatamente ciò che stava accadendo saltò in terra, appena in tempo per vederlo accasciarsi lentamente sull'erba.

– Dio cosa ho fatto! – Gridò – Fred, per amor del cielo rispondi!

Serrandosi i capo tra le mani, con gli occhi chiusi e il volto deformato da spasmi muscolari, Fred emise soltanto rauchi lamenti.

Cristi si inginocchiò al suo fianco e senza attendere l'intervento del modulo emise un fascio di sonde che spinse con decisione nella mente di lui.

Un dolore inaudito le fece quasi perdere i sensi e quando il flusso doloroso raggiunse l'apice, un lungo lamento le sfuggì dalle labbra.

Scossi da milioni di vibrazioni i loro corpi s'illuminarono di una tenue luminescenza azzurra mentre attorno tornò il silenzio.

Le prime ore della notte trascorsero in un silenzio carico di tristi presagi, poi, improvvisamente, la luminescenza scomparve e Fred aprì gli occhi.

– Non fare movimenti, – Disse lei – resta seduto

Fred si massaggiò gli occhi con violenza.

– Lascia in pace i tuoi occhi. – Mormorò lei – Non hanno nulla. Tra poco tornerà tutto normale

Poco dopo, infatti, distinse chiaramente il volto pallido di lei sul quale spiccava una muta domanda.

– Ciao. – Mormorò lui asciugandole le lacrime con le mani

– Non volevo farti male – Disse lei con il pianto nella voce

– Non è successo nulla, è tutto a posto

– Oh Fred, ma perché non riesco a controllarmi?

– Vedrai che prima o poi ci riuscirai

– Come se mi fosse caduto addosso un albero

– Non so come chiederti scusa... Questa volta ne ho combinata una più grossa di me... e non è finita qui...

– Cos'altro è accaduto? – Chiese lui guardandola preoccupato

– Ho dovuto ricostruire la parte del tuo cervello che avevo danneggiato

– Oh! – Esclamò lui – E ne valeva la pena?

– Ora non farmi arrabbiare ti prego... Cosa dovevo fare, permettere alla morte ti portarti via da me?

– Poco male! Il mondo avrebbe continuato a girare e nessuno avrebbe pianto

– Io avrei pianto e sarei morta con te

– Ehi, ehi! Non diciamo cose più grosse di noi, va bene?

– È vero Fred, non sto raccontando balle... lo avrei fatto

– Sarei tentato di chiederti come avresti fatto

– Questo non lo so, ma se ho smosso il cielo intero per riportarti indietro devi credermi

– Debbo supporre che la mia persona cominci ad interessarti

– Molto più di quanto tu possa immaginare – Mormorò lei annuendo

– Uhmm... – Mugugnò lui alla sua maniera – E dimmi una cosa... Avresti smosso il cielo anche per un altro uomo?

– Oddio Fred non chiedermelo! Ho paura di dare questa risposta. Potrei scoprire d'aver perduto il mio passato

– Non ti ho chiesto di rinnegarti, ma soltanto se lo avresti fatto per un altro uomo?

– Non lo so...ma se tu me lo avessi chiesto lo avrei fatto... Mi perdoni?

– E tu credi che potrei non farlo?... Dai, ora vediamo di tornare alla tenda. Quest’umidità non ti fa bene – Borbottò lui alzandosi e avviandosi con passo incerto a causa delle migliaia di punture che provava nelle gambe.

Aveva fatto tre o quattro passi quando sentì una piccola mano umida cercare la sua e stringendola lievemente.

Abbassando lo sguardo Fred si trovò a guardare un musino serio e bagnato di lacrime e allora, pregando di non finire in terra si chinò. – Ehi, ora è tutto finito – Mormorò stringendola a se

Soltanto allora, abbandonandosi a quell'abbraccio, Cristi si sciolse in un pianto liberatore.

Il mattino successivo, dopo aver superata la palude, si spalancò ai loro occhi la brillante visione del lago Champlain.

Lo spettacolo che la natura aveva saputo creare era davvero imponente.

– Cosa ne dici? – Domandò lui sbirciandola di sottecchi

– Ci fermiamo qui? – Chiese lei stringendosi nelle spalle

– In una di quelle capanne – Rispose avviandosi per un lungo sentiero che costeggiava alcune povere capanne disseminate sulla spiaggia

– Cos'è questo posto?

– Una volta era un villaggio di pescatori

– Gli uomini vivono in queste case?

– Non più, ora è abbandonato

– Perché mi hai condotta in questo posto? Non mi piace

– Non temere, saremo soltanto noi due

– Non è vero, non siamo soli

– Avverti qualche altra presenza?

– Non precisamente, è soltanto un’impressione che m'infastidisce

– Ascolta! Senti quanta pace. Non può essere il lago ad infastidirti… Di questa stagione è splendido, non trovi?

– Ce n'è di più sulla mia collina. – Borbottò lei saltando giù di sella – E non è così incantevole... c'è molta tristezza

– Una volta non era così, era pieno di vita

– Perché è stato abbandonato?

– È una lunga storia legata alla morte di una donna

– Una donna importante?

– No, ma lo era per sua figlia

– Cosa le accadde?

– Cosa ne dici di cercarci un riparo?

– Non hai risposto alla mia domanda

– Mai avere fretta e poi sono sicuro che lo scoprirai fin troppo presto

– Ecco che ricominci con i tuoi indovinelli. Conoscevi quella donna?

– Non personalmente, ma sapevo di lei

– Ho capito, non vuoi parlarmene. Sei venuto altre volte da queste parti?

– Si

– A fare?

– Ad incontrare sua figlia

– Vive qui?

– È difficile dirlo, lei è uno spirito libero

– Fermati un momento porca vacca! È mai possibile che debbo strappartele dalla bocca le risposte? Cosa vuol dire spirito libero?

– Non sai più cosa significhi libero?

– Rispondi sinceramente… è per farmi incontrare quella ragazza che siamo venuti fin qui?

– Si, ma principalmente per allontanarci un po' dai nostri impegni

– A me non da fastidio lavorare

– Neppure a me, ma ogni tanto è necessaria qualche pausa. Sai che da quando sei nella valle non hai avuto un giorno di riposo?

– E tu? Da quanti anni non ti riposi?

Fred slacciò le selle ai cavalli e con quelle sulle spalle si diresse verso una delle casupole che dall'aspetto sembrava essere la meno danneggiata.

– Chi è? – Chiese lei a voce alta conducendo i cavalli alla mano

– È una ragazza di qualche anno più grande di te

– Non puoi essere più preciso? È come Mary?

Fingendo di non aver udito Fred entrò nella casupola proprio mentre lei ebbe uno scatto di nervi.

– Fred! Porca vacca, lo sai che non mi piace quando fai il misterioso

Lui si affacciò alla porta allargando le braccia

– Cosa vuoi farci, lo sai che sono un pessimo soggetto

L'interno della casupola contava di un unico locale piuttosto misero, il cui arredamento comprendeva un giaciglio costruito con assi di legno e una scala a pioli che conduceva ad un piccolo soppalco.

E oltre a ciò che era rimasto della rumorosa porta d'ingresso, sulla parete opposta si apriva il vano di una piccola finestra con le imposte sbilenche.

Sistemate sulle assi del letto due delle tre coperte che avevano portato con loro, Fred indicò il soppalco

– Io dormirò lassù, il letto è tutto tuo

– Non c'è materasso

– Userai le coperte

– Ma è duro

– Lo so, ma è dura anche la carne salata, eppure riesci sempre a batterla

– Quanto resteremo?

– Due giorni o forse tre o quattro. Non vedo perché dovremmo porci limiti di tempo. Non abbiamo nessuna fretta

– Come faremo con i viveri, ne abbiamo per un solo giorno

– Ahi ahi! Pensavo che avresti lasciato a casa i tuoi piccoli difetti. Ad ogni modo il lago può fornirci di tutto il cibo di cui avremo bisogno

– Vuoi mangiare i pesci?

– Beh? Cosa c'è di strano?

– Perché dovremmo farlo? Non ci hanno fatto nulla

– Non vado a pescare con il fucile, userò delle esche

– Sei un essere ignobile! Usare le esche non è leale

– Allora cosa debbo fare, prenderli a calci?

– Ci mancherebbe anche questo. Tu non devi prenderne né con le mani né con le esche e né con i calci! – Urlò

– Non c'è nulla di sleale nell'usare esche. Il pesce è libero di accettarle o rifiutarle

– Beh sai cosa c'è? Io non ne mangerò

– Posso chiederti cosa c'è di diverso tra una bistecca e un pesce?

– La carne è uno degli alimenti necessari al mantenimento del nostro corpo. Senza le proteine che può fornirci non potremmo sopportare tanta fatica

– Abbiamo bisogno anche di zolfo, fosforo, calcio e via dicendo e dove credi che si trovino se non nei pesci

– Non è esatto, possiamo trovarle nella carne, nei legumi e nel latte. Quindi possiamo fare a meno dei pesci

– Toglimi una curiosità, perché i vitelli possono essere macellati e i pesci no?

– Ora non ricominciare con questa storia! Tanto non riuscirai a convincermi

– Vuoi avere ragione? Perfetto! Però a pescare ci vado ugualmente

– E allora vacci! – Urlò lei – Spero soltanto che ti vadano di trav...no scusami, non è vero. Non lo pensavo veramente. E poi con cosa vuoi pescare se non hai un accidente!

– Dai non fare così, la verità è che ho una gran voglia di starmene seduto in barca a dar da mangiare ai pesci – Disse lui sorridendo divertito

– E cosa darai loro da mangiare, fagioli?

– No, ho portato delle esche appese alla sella

– Ecco cos'era quel fetore. Accidenti Fred ma davvero ai pesci piacciono quelle schifezze?

– Ne sono golosi

– E sapendo cosa mangiano tu... Sei un barbaro!

– E chi lo nega. Allora cos'hai deciso, vieni con me?

– Con te sulla barca? Mai!

– Paura? – Disse lui ridendo

– Ti sbagli non ho paura...ho soltanto fifa

– È sciocco e faresti bene a vincerla questa paura

– Lo farò, un giorno o l’altro vedrai che ci riuscirò

Fred le scompigliò i capelli e lei si ribellò allontanandosi da lui.

– Okay, andrò da solo e forse stasera si mangerà pesce

– Non voglio pesce! – Borbottò lei sistemandosi i capelli con le mani

– Però al tuo gatto lo dai

– Non parlarmi di quel figlio d'un gatto. Quando torneremo dovrà trovare una scusa valida, altrimenti ti giuro che lo strozzo. Innamorarsi alla sua età, che schifo!

– Ehi, stiamo parlando di un gatto?

– Stiamo parlando del mio gatto... e tu vedi di tornare tutto d'un pezzo

– Sta tranquilla, non mi accadrà nulla

– Così disse il dentista che volle curare un dente al leone – Mormorò lei mentre Fred allontanandosi rise di gusto

Lo aiutò a rovesciare la barca e a trascinarla in acqua e mentre lui con alcuni colpi di remo la spinse verso il largo, Cristi si allontanò dalla riva andando a sedersi su una duna sulla quale spuntavano arbusti scheletriti.

Per un po' restò ad osservarlo masticando amaro, poi, stanca di starsene ferma si alzò e borbottando frasi incomprensibili iniziò a menare calci ad ogni cosa affiorasse dalla sabbia.

Un passo dopo l'altro, sempre bofonchiando, si inoltrò in quel dedalo di casupole cadute in rovina, senza accorgersi di una presenza che da un po' la stava osservando.

Scalciò ancora per qualche passo, ma quando sollevò lo sguardo e si trovò dinanzi la figura piuttosto evanescente di una ragazza, appoggiata ad una di quelle casupole, si arrestò sorpresa.

Stranamente non provò paura e il modulo le propose i primi dati che confermarono la presenza di un essere umano non del tutto conforme alle norme.

La prima impressione fu che fosse di poco più grande di lei. Aveva gambe e braccia ben proporzionate ma piuttosto magroline e il volto, sottile e pallido, era segnato da una profonda tristezza.

Aveva degli occhi grandi di un bel colore ambra, mentre il naso, quasi del tutto invisibile, coronava labbra ben modellate che le conferivano un aspetto decisamente insolito.

«Non è bella» – Pensò tra se

Ma a dispetto di quella prima impressione, sentì di essere inspiegabilmente attratta dal quel volto che una strana luminosità faceva sembrare bello.

«Come può essere bella se non lo è?» – Si chiese ancora

Superato il primo momento di sorpresa Cristi avanzò verso di lei senza che ella accennasse a muoversi dalla posizione in cui si trovava, ma quando giunse a pochi passi da lei dovette arrestarsi sentendo sparire in se la serenità. Il suo cuore iniziò a battere velocemente mentre qualcosa nel suo ventre si contrasse dolorosamente.

Avvertì l'adrenalina immettersi nel sangue, il respiro farsi più rapido e il sudore bagnarle il corpo e tutto ciò non le piacque, ma ormai le era talmente vicina da poterne sentire il respiro

Vincendo l'istinto che l'avrebbe voluta lontana, Cristi la lasciò libera di muoversi nella sua testa correggendone ogni tanto la distorsione.

Quella lancia d'energia iniziò a frullare senza una precisa direzione e per qualche istante il suo mondo cadde improvvisamente nel silenzio della sordità e nel buio della cecità.

In quegli attimi registrò tutta la disperazione di ha perduto quei sensi e quando tutto ritornò normale, si ritrovò a guardare la ragazza ancora appoggiata alla parete.

Per qualche strana ragione la ragazza continuò a fissarla senza che nulla mutasse nella sua espressione, poi improvvisamente si scosse e piegando le labbra le offrì un timido sorriso.

Fu allora che Cristi riconobbe in lei uno di quei rarissimi esseri, non belli, che il sorriso illumina come sa fare un'esplosione stellare.

Le venne di pensare che se un uomo l'avesse vista sorridere, avrebbe anche potuto morire tra le fiamme pur di non perderla.

«Ecco cos'ho letto nel tuo volto,» – Le comunicò mentalmente avvicinandosi a lei – «la tua bellezza è unica e dio solo sa quanta devozione saprebbe suscitare»

Una violenta vertigine la costrinse a chiudere gli occhi nel tentativo di ritrovare la serenità perduta, ma ancor prima di riaprirli sapeva che non l'avrebbe più trovata.

Quando più tardi entrò nella casupola era così scossa da non accorgersi neppure della presenza di Fred che, seduto sui gradini della soglia, la stava osservando attentamente.

– Ehi pulcino! Cos'è accaduto?

Sorpresa da quella voce Cristi si volse – Cosa c'è? – Esclamò sorpresa – Oh sei tu...Hai già pescato il tuo pesce? – Chiese sedendo al suo fianco

– Sai che ore sono?

Cristi sollevò lo sguardo verso l'alto e soltanto allora notò il crepuscolo che stava fasciando il lago.

– Così tardi? Porca vacca!

– Cos'è accaduto? Ti sei addormentata sulla sabbia?

– Non ho dormito, anche se ho l'impressione d'avere fatto un sogno

– Dall'espressione del tuo viso devi aver sognato un fantasma

– Non so se quello che ho creduto di vedere fosse un fantasma

– Hai visto una ragazza?

– Come fai a saperlo?

– Dunque l'hai vista?

Cristi lo guardò seria – È lei la ragazza che desideravi farmi incontrare?

– Uh uh

– Chi è?

– Holy!

– Appartiene al popolo?

– No!

– Però non è neppure terrestre

– Hai avuto un contatto con lei?

– Si, ma c'è qualcosa che non capisco. Perché l'hai definita una ragazza terrestre se non lo è?

– E allora?

– È come Mary

– No, non lo è

– Quella ragazza mi ha contattata come nessuno di questo universo potrebbe fare. Che trucco è mai questo?

– Non so cosa tu intenda

– Lei dispone di una energia del tutto simile alla mia

– Bene – Affermo lui

– Bene un accidenti! – Reagì lei – Sai cosa vuol dire?

– Che è simile a te

– Vuol dire che siamo stati ingannati!

– Da chi?

– Da voi. Le relazioni che avete inviate su Gauss erano false. Ecco cosa vuol dire!

– Invece di saltare alle conclusioni, cerchiamo di ragionare. Holy dovrebbe essere nata circa sedici o diciotto anni fa e se calcoliamo il tempo sulla curvatura, la sua nascita dovrebbe essere avvenuta qualche secolo dopo il tuo trasferimento sulla Terra. Quindi mi pare ovvio presumere che nessuno avrebbe potuto sapere di lei e delle sue capacità

– In teoria, ma a quanto pare le cose non stanno esattamente così

– Credi che all'epoca del tuo trasferimento fosse già nata?

– Io non credo nulla, però so che non è così difficile giocare con il tempo e questa potrebbe essere una situazione pericolosa

– Sai, forse ho commesso un errore parlandoti di lei. Avrei dovuto immaginarlo che ti saresti agitata

– Non è una cosa da prendere alla leggera

– Non comprendo questo tuo timore

Cristi parve riflettere, poi scosse il capo sconsolata

– Non mi sbaglio Fred, quella ragazza appartiene ad una razza di esseri superiori

– È probabile, anzi, sono tentato di credere che lo sia veramente, ma ti posso assicurare che è nata qui sulla Terra

– Dev'essere accaduto qualcosa di immensamente pericoloso, altrimenti non sarebbe stata generata da una razza inferiore

– Ti riferisci agli abitanti di questo pianeta?

– Esatto

– Quindi per te questa gente sarebbe di razza inferiore?

– Scusami Fred, ma in questo momento non sono in grado ci comprendere il tuo sarcasmo. Non devi prendere tutto alla lettera, non intendevo offenderli, non so neppure perché l'abbia detto... E va bene mi è scappato, scusa!

– D'accordo, però è meglio finirla qui

– Fred non fare così, non chiuderti. – Mormorò lei – Parlami ancora di lei

– Preferirei non farlo

– Se non vuoi parlarne lascia aperto il contatto, saprò trovare da sola le risposte!

– Io non apro proprio un bel niente – Reagì lui risentito

– Perché? Sai che non corri alcun pericolo, ma è importante che abbia quelle notizie

– No mia cara, la mia mente non è un libro che puoi sfogliare ogni volta che ne hai voglia

– È necessario che io sappia… ne ho il diritto

– No cara, l'unico diritto che hai è quello di vivere la tua vita. Nessuna legge può autorizzarti di violare la mente di un altro essere

– Ti ho soltanto chiesto di parlarmi di lei

– Domandare la collaborazione non sottintende la pretesa di ottenerla. Spetta a me decidere se soddisfare o no la tua richiesta

– Tu però con me l'hai fatto, sei entrato nella mia mente

– È vero, ma era in gioco la tua vita e tu non eri in grado di uscirne fuori

– Lo sai che potrei ottenere quelle notizie senza il tuo consenso

– Certo che lo so, ma ti consiglio di non provarci

– E tu credi che a me occorra un permesso divino? Tu sei soltanto un... – E di colpo s'interruppe di parlare

– Beh? Perché non prosegui? Intendevi dire che sono soltanto un terrestre?

Lei restò muta a guardarsi le mani.

– Hai una pallida idea della tua pretesa? – Proseguì lui

– Ce l'ho

– E non sai cosa violi?

– Avanti signor maestro inizia pure la lezione, la tua allieva è pronta ad ascoltarti. Spiegami cosa violo – Reagì violentemente lei

– Cristi cosa sta accadendo? – Mormorò lui guardandola intensamente – Tu non sei così, non puoi aver perduto d'un colpo la tua bellezza

– Dimmi cosa violo

– Violi la natura

– Pretendo soltanto informazioni. Ti pare eccessivo?

– Ottenere informazioni non è eccessivo, è irragionevole pretenderle

– Tu non vuoi proprio capire, è la mia natura che me ne da il diritto

– In nome di quale natura stai parlando?

– La mia!

– E qual è la tua natura?

– La natura Gaussiana

– Ti sbagli, quella non è la tua natura

– Fred! Ma cosa dici? Io sono gaussiana

– Lo credi davvero?

– Santo cielo Fred! Ma che discorsi fai?

– Allora ascoltami e se poi ne sarai capace dammi una risposta; credi davvero possibile che un gaussiano possa presumere di essere un nuovo dio e d'inventare una nuova natura?

– La nostra cultura può consentirci questa scelta

– La vostra cultura è falsa!

– È la cultura del più forte

– Immagino ti riferisca a quella cultura che per inventare se stessa ha dovuto violare la natura

– Stai dicendo delle idiozie

– Davvero credete di potere tutto?

Cristi sostenne il suo sguardo senza ribattere.

– Mio dio! – Mormorò Fred sconsolato – Lo credete davvero

– Ne parli come se fosse un crimine

– Non avreste dovuto abbandonare la cultura dei nostri padri

– La cultura Onnica? Dio Fred, ma quella è roba da barbari

– Che strano, – Mormorò lui con voce roca – ero convinto di amare la tua voce… Era musica per me, ma ora non la riconosco più

– Hai dimenticato che quella cultura fu la causa di tutti i nostri guai? Hai fatto presto a dimenticare il motivo per cui tuo padre ha trascorso tutta la sua vita in esilio su questo pianeta. No Fred, noi non abbiamo inventato nulla, ci siamo difesi imponendo i nostri diritti

– I vostri diritti, – Ripeté lui annuendo – ma che ne è stato dei diritti di quanti avete costretto a subire l'arbitrio e la vostra prepotenza?

– Te l'ho detto, la nostra è la cultura del più forte

– E il più forte ha sempre ragione

– Ne dubiti?

– Mi piacerebbe che per un momento dimenticassi quanto di gaussiano c'è in te e provassi a giudicare con il cuore quello che era il pensiero di mio padre in fatto di diritto

– Tuo padre, tuo padre… – Scattò lei, arrestandosi subito e coprendosi le labbra con le mani – Oddio Fred scusa! Non volevo offendere la sua memoria. Ti ascolto, ti prometto che farò del mio meglio per comprendere le tue ragioni

– Non sono le mie ragioni, tu sei fuori di te perché Holy ti ha costretto a rivedere i tuoi concetti. Mio padre affermava che non è la forza a rendere prestigioso un diritto, ma la quantità di stima e di considerazione che si riesce a suscitare. Trasgredisci questa regola e vedrai come ogni legittimo diritto si trasformi in violenza

– Tu credi che la nostra sia stata violenza?

– Ne sono fermamente convinto. Voi avete commesso lo stesso errore che fu fatale a tanti altri popoli ora scomparsi nel nulla

– Lo sai cosa stai facendo?

– Cosa?

– Stai tentando di confondermi

– Se ti ho dato questa impressione chiedo scusa, desideravo soltanto esprimere il pensiero di mio padre

– Sulla Terra il suo pensiero può avere un fondamento di verità, ma la realtà in cui vive il resto dell'universo richiede misure eccezionali. Un giorno, quando ti sarà data la possibilità di comprendere cosa c'è al di la del tuo sole, riconoscerai che non abbiamo commesso errori

– Io invece sono certo del contrario. Certe regole sono universali

– Oh Fred, perché con te non riesco ad arrabbiarmi?

– Non lo so

– Vorrei che tu potessi capire quant'è triste scoprire che non sono più nulla. A volte ho perfino l'impressione che neppure questo corpo mi appartenga

– Chi l'ha detto che non sei nulla, tu sei il mio meraviglioso pulcino

– Questa è l'unica certezza che mi ha aiutato, ma ti sei mai veramente chiesto perché il tuo pulcino debba vivere in questa condizione?

– Ti senti infelice?

– No, non cambierei questa vita per nulla al mondo, ma mi terrorizza la certezza che prima o poi dovrò tornare ad essere quella che sono stata… Perché ho accettato di cambiare?

– Perché a te spetta il compito di salvare il tuo popolo

– Non sono io quella che potrà compiere quel miracolo, tu sei colui che può riuscirvi

– Io? Per l'amor del cielo. Quel compito spetta unicamente a te… Certo non sarà una passeggiata, ma puoi farcela

– Dovrei prima far comprendere loro cose che sono ormai fuori della logica

– Hai paura?

– Si… tu mi hai insegnato ad averla.

– Ti sbagli, quel sentimento era tuo esattamente come tutti gli altri. Io ti ho soltanto aiutata a farli emergere

– Ti rendi conto di cosa mi hai fatto? Io ero stata addestrata a non averne perché dovevo guidare il ritorno di un popolo

– E tu credi sia possibile comprendere la paura degli altri se non conosci a fondo la tua?

– Non so cosa dirti, ma qualcuno deve aver commesso un errore, altrimenti per quale motivo avrebbero fatto di me un mostro per poi lasciare che tu manipolassi la mia mente

– Un momento! Io non mai manipolato la tua mente, ho soltanto cercato di risvegliare la tua coscienza come mi è stato chiesto di fare

– E invece l’hai fatto Fred, ma nel modo più amorevole… e loro avrebbero dovuto comprendere che non sarei mai riuscita a resisterti

– Ora sei tu a farmi sentire un mostro. Cosa intendi con queste parole?

– E non lo sai? Io sono legata a te più di quanto tu possa immaginare

– E allora?

– Allora un corno, ma non lo vedi cosa mi accade? In me si agita un oceano di sentimenti che prima non facevano parte del mio bagaglio e questa sarà la mia condanna a morte

– Hai imparato ad essere pessimista

– Si, anche questo… però ho anche imparato a perdonare e a commuovermi. Ora sono in grado di piangere e a distinguere il buio dalla luce e questo non doveva accadere

– È questo che ti ha resa più forte

– Non voglio essere più forte, voglio essere migliore

– Lo sei

– Come posso esserlo se il solo pensiero che un'altra ragazza ti porti via da me mi terrorizza?

– Posso darti soltanto una risposta umana

– Io non desidero una risposta umana, io voglio la tua risposta

– Allora permettimi di risponderti con alcune domande. Cos'è che si oppone al timore?

– La speranza?

– Si e alla paura?

– Il coraggio

– Brava e da cosa è sorretto il coraggio?

– Dall'amore?

– Esatto, ora conosci la tua nuova forza

– No Fred… io non sono neppure in grado di difendere me stessa

– Lo sarai. L'universo ti ha atteso milioni di anni e non puoi deluderci

– Non riuscirò mai a cambiare Gauss

– Se non salverai il tuo popolo non potrai salvare neppure l'universo

– Fred tu mi spaventi, io sono soltanto una bambina – Mormorò lei iniziando a piangere

Fred le passò un braccio dietro le spalle e stringendola a se cominciò a raccontarle le memorie che il popolo si tramandava. Di com'era bello vivere su Gauss, di come erano prima dell'esilio e di quanto amore c'era nei loro cuori, dell'esilio sulla Terra, delle difficoltà incontrate e delle sofferenze patite.

– Scusami Fred, sono un vero disastro, ma non è facile controllare quello che di gaussiano c'è ancora in me, è molto potente e tu dovrai avere pazienza

– Ti confesserò una cosa. Prima d'incontrare te credevo che la pazienza fosse una virtù riservata alle madri

– Sono diventata un problema anche per me. Non so più cosa fare. Quando mi rattristo o credo di essere trascurata mi spavento

– Non è facile per nessuno vincere le nostre paure, ma tu puoi farcela

– Io voglio stare sempre con te

– Anch'io lo vorrei, ma prima o poi dovrai tornare su Gauss

– Quel giorno morirò

– Ssst... Vuoi farmi una promessa?

Lei annuì senza guardarlo.

– Non vuoi sapere neppure cos'ho da chiederti?

– No

– Volevo soltanto chiederti se nel tuo cuore puoi lasciare un pochino di spazio per il mio amore

– Dio Fred, il mio cuore è tuo

– Allora cosa sono quei lucciconi agli occhi? Cosa ne dici, vogliamo farlo un bel sorriso?

– Vedi cosa mi combini? Ora che ti sento vicino non c'è più nulla che possa impaurirmi. Io voglio essere come te, come tuo padre, come Mary

– Con un po' di sacrificio diverrai immensamente migliore

– A me non importa se dovrò soffrire ancora, io non voglio deluderti

– Ma come ti saltano in testa certe idee. Tu non potrai mai deludermi

– Allora aiutarmi

– E come la mettiamo con i nostri patti?

– Quali patti? Oh si, ti avevo chiesto di non provare a cambiarmi

– Potrei fingere d'essermene dimenticato. Alla mia età si può facilmente perdere il ricordo delle cose dette

– Ti prego Fred, non farmi vergognare

– Okay, manterrò la promessa esattamente come ho fatto fino ad ora

– Si, fallo esattamente alla stessa maniera ed io saprò di non essere mai sola

– Vuoi ancora che ti parli di Holy?

Lei scosse il capo sorridendo – E tu dici di voler rispettare i patti? Cosa farei senza di te... Certo che lo voglio

– Bene! Allora vediamo; Holy è sicuramente nata sulla Terra e da quanto mi risulta non ha legami di alcun tipo con il nostro popolo, però è molto più vicina alla tua natura che a quella gaussiana. Possiede poteri di una forza eccezionale, ed è in grado di fare ogni cosa. Il suo problema è che non sa come gestirli, usa quelle potenzialità in maniera distorta

– Me ne sono accorta. Che ragazza è? Voglio dire, che carattere ha?

– Dolcissimo, è molto sensibile e come te adora gli animali

– Questo mi rende felice. Fa qualcosa per loro?

– Io credo che siano loro a fare molto per lei. Dovresti vederli quando sono assieme

– Cosa fa?

– Non lo so, ma a volte ho l'impressione che sia una di loro

– Qual è il suo problema?

– Ne ha molti, ma il più grosso è che non sa stare con gli altri. Preferisce isolarsi

– Come accadeva a me?

– Qualcosa di molto simile, ed è un peccato perché potrebbe fare molto per l'umanità

– A te piace?

– Le voglio bene se è questo che desideri sapere

– Capisco, è molto più bella di me – Mormorò lei provando una punta di gelosia

– A me è sempre sembrata una ragazza piuttosto normale

– L'hai mai vista sorridere?

– No, purtroppo non sorride mai

– Sei un uomo sfortunato Fred

– A te ha sorriso?

– Oh si e quando l’ha fatto ho visto in lei una forza così ben sostenuta che mi ha commosso. Io credo di aver visto in lei qualcosa che non appartiene a questo mondo

– Credi di riuscire a descrivere ciò che hai visto?

– Forse saranno stati i tuoi racconti ad influenzare il mio giudizio, ma devi credermi, in lei ho visto riflessi tutti i colori dei nostri tramonti, gli spiriti dei nostri alberi e la chiarezza delle nostre albe. In realtà non so cosa abbia visto, ma è stata una cosa che non può essere descritta con le parole

– Cos'altro hai notato in lei?

– Guardandola ho avuto l'impressione di attraversarla ed entrare in un universo migliore. In un certo senso rassomiglia molto a Mary, possiedono entrambi qualcosa che esiste in un solo altro essere di questo pianeta

– Chi?

– Tu – Mormorò abbassando lo sguardo

– Parli di lei come se te ne fossi innamorata

– È colpa tua!

– E ti pareva che non c'entrassi io

– C'entri e come! Con quello che hai saputo mettermi qui dentro io m'innamorerò di tutti coloro che soffrono

– Io non ti ho messo un accidente li dentro! – Reagì lui – Quello che provi è tutta farina del tuo sacco

– Ma perché t'incavoli, volevo soltanto essere gentile

– Io non m'incavolo, ho voluto soltanto puntualizzare

– Perché la sua gente non l'ama?

– Forse per lo stesso motivo che il tuo popolo non ama te

– Io conosco il motivo dell'odio della mia gente, ma in lei cosa c'è che non va?

– Non desidera parlare con la sua gente

– E questo è male?

– Per alcuni è sintomo di una grave malattia mentale

– Però dialoga con gli animali

– Non è esatto, lei non parla

– Allora cosa fa?

– Crea!

– Crea? E cosa cavolo crea?

– Musica!

– Musica? – Domandò sorpresa – Come quella di Mary?

– Non so se sia la stessa, ma deve essere qualcosa che le somiglia

– Spiegati meglio

– Beh, forse ti sembrerò stravagante, ma quando è con loro riesco a cogliere vibrazioni che somigliano alla musica

– Non sei stravagante, gli animali di questa valle conoscono la musica, lo so per certo. Oh Fred! Se veramente Holy è capace di donare loro soltanto una piccola parte delle emozioni che io provo ascoltando la musica di Mary, allora sono certa che nessuno al mondo riuscirà ad amarla più di quando l'amino loro. Ma come può riuscirci? Possiede un pianoforte?

– No, la sua musica nasce dal nulla. Non so come possa riuscivi, ma è come se facesse vibrare l'aria su frequenze altissime

– In questo modo soltanto loro riescono ad udirla. Com'è strano, non parla agli uomini ma fa musica per gli animali. Non ti stai burlando di me?

– È la verità

– Certo che anche lei deve avere un bel po' di problemi

– E soprattutto un estremo bisogno di aiuto

– Lei non ha bisogno di aiuti, è molto forte te lo assicuro

– I medici dicono che è malata

– Non è vero, ma cosa vuoi che ne sappiano i medici

– Affermano che sia autistica

– Conosco quell'alterazione e ti assicuro che non ne è affetta

– Ne sei certa?

– Dovranno trascorrere ancora decine di anni prima che scoprano che la causa di quella disfunzione è più banale di un raffreddore. È soltanto una questione di meccanismi che possono essere facilmente risolti, ma prima dovranno arrivare a modificare i genomi. Hai mai provato a contattarla?

– Si, ma non ha voluto aprirsi

– Hai almeno provato ad aiutarla?

– Ci ho provato, ma...

– Con quali risultati?

– Non sono stato in grado di risolvere il suo problema

– Forse ti sei rifiutato di comprenderla

– E come avrei potuto se non vuole neppure parlarmi

– Con me lo ha fatto

– Le hai parlato?

– Non proprio, ma ci siamo comprese

– Ne ero certo. Ho sempre creduto che fosse in attesa di qualcuno

– Me?

– Ora ne sono più che certo

– Conosci anche il motivo?

– No, ma la mia certezza nasce dalla consapevolezza che voi due siete parte di un unica natura

– Ti sbagli, siamo molto diverse. Lei è bella e io non lo sono affatto

– Vi somigliate come due gocce d'acqua e non è soltanto una questione di bellezza, in voi esiste una traccia luminosa che vi unisce più di quanto possiate immaginare

– Fred, io non sono bella

– Lo sei porco mondo, lo sei eccome! Quella che tu ora esprimi è la dolcezza dell'infanzia, mentre lei è già in grado di comunicare una bellezza concreta

– Il suo splendore non è come quello che si può notare sui volti delle donne della Terra, la sua bellezza è simile a quella di Mary, è nascosta

– Dio aiuti l'uomo che s'innamorerà di voi

– Voglio rivederla

– Se vorrà farlo sarà lei a cercarti

– Io lo voglio

– Non sei tu a poter decidere, devi lasciare a lei la scelta

– Dunque conto così poco per te?

– Non dire sciocchezze, sai bene che non è vero

– Allora perché prendi le sue difese?

– Se provassimo a forzare la sua volontà potremmo complicarle la vita

– Io non voglio complicare nulla a nessuno, desidero soltanto rivederla. È così grave?

– Per un autistico può essere pericoloso

– Ma non è vero, lei non è autistica! L'ho contattata e so che il suo male è ragionato, non è imposto. Non c'è nulla nella sua mente che determini quel genere d'ingiunzione. Ti assicuro che è lei a mantenersi coscientemente in quello stato e non è vero che concepisce il mondo soltanto in funzione dei propri desideri. Questa sua malattia è soltanto il mezzo per raggiungere un fine

– Ha bisogno di aiuto

– Lo vedi se ho ragione? Tu continui a difenderla

– Holy non è in grado di difendersi

– Ti preoccupi che possa accadergli qualcosa?

– Lo sarei per chiunque fosse nelle sue condizioni

– Lei è talmente forte che potrebbe tagliare a metà questo pianeta

– E allora come spieghi che in molti hanno già abusato di lei

– Cosa le hanno fatto?

– Non te ne sei accorta? Holy aspetta un figlio

– Oddio no! Come può essere accaduto?

– Semplicemente perché nessuno si prende cura di lei. Fin tanto che è stata una bambina riusciva a passare inosservata, ma ora è una donna e lei non sa difendersi

– Ti sta molto a cuore, vero?

– Moltissimo

– Capisco, – Mormorò lei annuendo – e io? Conto qualcosa per te?

– Tu sei il mio pulcino, la parte più bella della mia vita. Hai forse l'impressione che ti trascuri?

– Beh, certo che questo tuo interesse per lei non mi aiuta

– Allora lascia che ti spieghi...

– Spiegami cosa ti ha spinto a farci incontrare

– L'ho fatto per voi

– Per me? Oh no, ti sbagli, tu l'hai fatto soltanto per lei

– Era importante che v'incontraste

– E non hai pensato che avrei potuto preferire non incontrarla? Non sarebbe stato più giusto parlarmene prima?

– Ho pensato che lasciandovi incontrare così fosse stata la cosa migliore

– Hai detto di averlo fatto anche per me

– È così

– Perché? Quale vantaggio posso ricavare da questo incontro?

– Non so cosa dirti, a volte in noi nascono convinzioni delle quali non si è in grado di dare il giusto valore. Io so soltanto che era importante che v'incontraste

– Ed è accaduto. Ora sarai contento

– Cristi ora sei ti a chiuderti… Ti prego, non farlo

– Possibile che tu non capisca? A me non interessa

– Hai appena detto di volerla incontrare nuovamente

– È vero l'ho detto, ma tu non forzarmi

– D'accordo, se preferisci possiamo anche tornarcene a casa

– Ora non farne una tragedia. Ti ho soltanto chiesto di non mettermi fretta, non ho detto di non volerla incontrare

– Ne sei convinta?

Cristi rimase per qualche istante silenziosa, poi annuendo mormorò – Puoi giurarci

– Allora lascia che sia lei a scegliere il momento del vostro incontro. Lasciale stabilire in piena libertà quella che sarà la linea della sua condotta. Soltanto se non avvertirà imposizioni sarà indotta a credere che non vuoi forzare la sua volontà

– Io non voglio imporle nulla

– Lasciale la scelta e vedrai che presto si concederà a te senza condizioni

– È tutto così strano

– Non lo è affatto. Prova a ricordare cosa è accaduto a te? Hai dovuto toccare con mano il dolore per comprendere l'amore

– Io sono un essere razionale

– Sbagli tesoro, con quel sentimento non si può essere razionali, l'amore prima deve raggiungere il cuore e poi la mente

– Cosa vuoi che faccia? Guarirla? – Domandò lei

– Temo che dovrai fare molto di più

– Perché non lo fa il tuo dio? Dopo tutto è una sua creatura

Fred scosse il capo sconsolato.

– Non sei d'accordo, eh? – Proseguì lei – Ma porca vacca! Si può sapere perché dovrebbe essere un mio problema mentre il tuo dio se ne lava le mani? Non mi piace Fred, non mi piace quanto sta accadendo

– A volte mi è così difficile riconoscerti

– Sono sempre la stessa Fred, non sono cambiata

– Allora perché?

– Perché cosa?

– Perché fino ad un'ora fa ti sei sempre resa disponibile?

– Dammi una sola ragione e io lo farò

– Lei ha bisogno di te, non è sufficiente?

– Lei, sempre lei. – Ripeté in tono amaro Cristi – Io non conto più nulla. La tua mente è rivolta soltanto a lei

– Non è vero e tu lo sai

– Ti sei mai domandato dove sia finita la Cristi che scese sulla Terra? Non puoi neppure immaginare cosa mi sia costato essere quella che tu hai voluto che fossi. Io mi sono fidata di te, per te ho esiliato il mio orgoglio nel più profondo della mia coscienza, ma il prezzo che ho pagato è stato infinitamente alto. Ho vissuto ogni ora di questi anni facendo esattamente quello che tu desideravi facessi. Mi sono dannata l'anima per conquistarti e improvvisamente mi accorgo che nelle mie mani ho soltanto aria

– E Holy? Cosa credi che abbia?

– Lei ha te e la sua bellezza

– Io non conto, sono soltanto qualcuno a cui dimostrare amicizia. Per lei nulla ha importanza, conti soltanto tu

– Dio com'è difficile vivere come un uomo

– Vorresti tornare su Gauss?

– No Fred – Mormorò lei – questo no, ma vorrei poter contare su quell'amore che tu mi hai lasciato intravedere

– Tu hai il mio cuore per intero

– Oh Fred scusami, ma sono così confusa. A volte, quando ne combino una delle mie, comincio a piangere come una cretina. Vorrei tanto che tutto questo avesse fine

– Devi avere ancora un poco di pazienza

– Ma perché la mia vita deve essere soltanto attesa? Perché appartiene agli altri? Sai darmi una risposta?

– Non ho una risposta da darti, posso soltanto augurarti che molto presto sia il tuo cuore a dartele

– Vivere così è difficile, ma se dio mi lascerà al tuo fianco prometto di mettercela tutta

Lui le scompigliò i capelli mormorando – Vuoi mangiare qualcosa?

– Pesce?

– Non ne ho presi, però possiamo aprire una scatola di fagioli

– Ti ringrazio, ma non me la sento di mangiare

– Perché non ti distendi e cerchi di dormire un po'?

– Forse più tardi, ora non ci riuscirei, debbo prima mettere ordine dentro di me

– Vuoi che ti racconti una storia?

– Apprezzo le tue premure, ma ho voglia di stare con me. Non ti dispiace, vero?

– Ad essere sincero mi dispiace sempre lasciarti, ma sta bene così, buonanotte! – Mormorò lui baciandola sui capelli prima di alzarsi

– Buonanotte Fred... e scusami

– Non è successo nulla

Rimase a lungo seduta su quel gradino senza tuttavia riuscire a dare corpo ai suoi pensieri e quando sentì Fred chiudere il contatto rientrò distendendosi sul tavolato.

Si rigirò sulle assi almeno una ventina di volte prima sollevarsi e sedersi con la schiena poggiata alla parete.

– Oh Fred! – Mormorò con voce sommessa mentre sentì un pugno serrarsi nel petto e torcersi rabbiosamente – Perché sto soffrendo per loro? Perché ho l'animo colmo di amarezza?

Immaginando che molte anime solitarie come lei fossero sedute a guardare il buio, chiuse gli occhi lasciando che le lacrime le rigassero il volto. Pianse a lungo di un pianto silenzioso che le lavò l'animo.

L'improvviso cigolio della porta, che si richiuse con un tonfo alle spalle di Holy, la fece sobbalzare. Sollevò lo sguardo e attraverso un velo di lacrime vide la ragazza avanzare lentamente verso di lei.

– Vuoi sederti? – Le chiese Cristi indicando il letto

Senza sollevare lo sguardo Holy si sedette sul pavimento con le gambe sotto.

– Sei del popolo? – Domandò ancora Cristi asciugandosi gli occhi con le mani La ragazza si strinse semplicemente nelle spalle.

– Holy è il tuo nome? – Proseguì Cristi

Questa volta la ragazza non si mosse neppure.

– Quando chiamano Holy sai che chiamano te? – Insisté Cristi

Holy annuì.

– Nel tuo nome è racchiusa una verità, lo sai?

Un accenno di sorriso piegò le labbra di Holy.

– Perché sorridi? – Chiese Cristi – Non ti piace il tuo nome?

– Agli altri non piace – Rispose lei con voce lieve

– Perché? A me pare bello

– Dicono che sono pazza

– Chi lo dice?

Fece un largo gesto con il braccio prima di rispondere con quella sua voce sottile – Loro mi guardano, poi mi toccano e pensano «Con una madre come la sua non poteva che essere una puttana»

– Ti toccano? Come ti toccano? Cosa ti fanno?

In quella poca luce lunare che filtrava attraverso la finestra, Cristi vide i pugni di lei serrarsi e le nocche delle dita spiccare bianchissime contro il vestito scuro che indossava.

Cristi scese dal letto e inginocchiandosi di fronte a lei le sollevò il volto con una mano.

Holy oppose una leggera resistenza, ma non impedì a Cristi di vedere due occhi luminosi di ragazza troppo grande per piangere e troppo piccola per capire consolazioni.

– Cosa vuol dire puttana?

Holy si limitò a scrollare il capo

– Com'è tua madre? – Chiese ancora Cristi

Holy rispose come se le dovesse una risposta – Mia madre sapeva leggere il pensiero... Era buona e aiutava gli altri anche se aveva paura di quello che leggeva

– Ora non ne ha più?

– No, ora se n'è andata

– E ti ha lasciata sola?

– È morta!

– Mi dispiace

Holy abbassò nuovamente il capo senza rispondere.

– Vuoi parlarmi di lei?

– Perché?

– Non so ancora bene come sono fatte le madri

– Tu non ce l'hai?

– Si, ma non ho mai vissuto con lei e non so ancora come amarla

– Imparerai

– Non ho molto tempo, – Mormorò Cristi sedendo sul pavimento – ma se tu me ne parlassi potrei impiegare meno tempo

Quando Holy sollevò il capo il suo sguardo s'era fatto vivido e la sua voce, che fino ad allora gemeva come un soffio di vento gelido, si addolcì acquistando un tono sommesso.

– Una madre non è come le altre donne, la puoi riconoscere tra mille altre donne

– Perché? Cos'ha di diverso?

– Perché è la luce che illumina il tuo buio, è la mano che ti accarezza... È la tua schiava e la tua padrona, è il calore che scalda le tue notti, l'aria che respiri... Mi capisci?

Cristi annuì tornando a chiedere

– Com'era tua madre?

– Buona, ma l'hanno fatta morire di vergogna – Proseguì Holy guardandola negli occhi – Lei non aveva mai fatto il male, ma l'hanno fatta soffrire

– Le volevi bene?

Holy annuì grattandosi il naso.

– L'hai scelta tu?

– No, sono le madri che scelgono le figlie, ma se avessi dovuto scegliere avrei scelto lei... Fred è tuo padre?

– Vorrei che lo fosse

– Perché vivi con lui se non è tuo padre?

– Lui, mi aiuta

– Gli vuoi bene?

– Non lo so

Holy sollevò lo sguardo verso il soppalco – È lassù che dorme

– Ssst! Non dobbiamo svegliarlo, per lui questo è un giorno di riposo

– Ti preoccupi per lui?

– Lui si preoccupa per me

– Perché siete sul lago?

– Fred voleva che incontrassi te

– Ti ha parlato di me?

– Ha detto soltanto che ci somigliamo

– Non è vero, io somiglio a mia madre

– Era bella tua madre?

– Prima di avere me lo era, ma poi le hanno rubato la sua bellezza

– Tua madre aveva un marito?

– No

– E come ha fatto ad averti?

– Aveva dieci anni quando suo padre e sua madre morirono. E da allora crebbe con un contadino della valle che le insegnò a pascolare le vacche. Poi, un giorno, mentre era nella valle qualcuno le fece del male

– Te lo ha detto lei?

Holy annuì.

– E una madre dice queste cose?

– Mia madre mi ha raccontato tutto di lei

– E bello. Ti raccontava le storie?

– Mi raccontava di se, di quando nacqui, di quando il padrone la cacciò dalla sua casa e di come dovette iniziare a lottare per difendere lei e me

– Eravate povere?

Holy annuì.

– È brutto essere poveri?

Holy annuì nuovamente.

– Che genere di lavori faceva?

– Di tutto...in campagna o nelle case...poi si ammalò ai polmoni e non riuscì più a lavorare

– Chi si prendeva cura di lei?

– Io

– Lavoravi in campagna?

– Non mi davano lavoro, chiedevo l'elemosina

– Cosa vuol dire?

– Chiedevo qualche moneta per comperare da mangiare

– A chi la chiedevi?

– Alla gente, andavo per le case

– E ti davano le monete?

– A volte mi davano del pane, qualche soldo e a volte botte

Cristi si avvicinò a lei carezzandole il volto. – Io credo che tua madre sia stata una donna fortunata, non deve essere facile chiedere

– A me non pesava

– Io non ne sarei stata capace

– Non lo faresti per Fred?

Cristi la guardò un istante prima di mormorare – Si, certo che lo farei

– Allora perché dubiti di volergli bene?

Cristi si strinse nelle spalle – Forse perché ho paura di ammetterlo

– Hai paura di lui?

– Oh no! Non di lui, è di me che ho paura. Vuoi raccontarmi ancora di tua madre?

– Sapeva leggere i pensieri degli altri e quando scopriva i loro mali cercava di aiutarli. Però non sempre la gente capiva... E un maledetto giorno me la uccisero

– Le tolsero la vita?

– Gliel'hanno strappata come si fa con l'erba...

– Oh mio dio!

– ...ed io non ho potuto far nulla per aiutarla

Cristi le prese le mani tra le sue e le strinse forte – Mi dispiace. So quanto puoi aver sofferto. Anche a me è capitato di vedere morire una persona alla quale volevo bene. Cosa le hanno fatto?

– Neppure una bestia dovrebbe soffrire come hanno fatto soffrire lei.

– Vuoi parlarne?

Holy annuì, chiuse gli occhi e iniziò il racconto

«Quella sera l'aria era fredda, pioveva fino fino che sembrava entrarti nelle ossa. Anche gli alberi erano tristi e ad ogni passaggio di vento lasciavano cadere sulla strada grosse gocce d'acqua e foglie gialle. Stavamo fuggendo da un gruppo di persone che l'aveva accusata di avere fatto ammalare un bambino.

Di tanto in tanto lei si voltava a guardare alle nostre spalle e a dirmi – Andiamo, andiamo...corri non stancarti

Ad un tratto dalle nostre spalle giunsero rumori di gente in corsa e un gran vociare minaccioso.

La mamma mi spinse sul bordo della strada gridandomi

– Per l'amor del cielo non ti fermare, fuggi nel bosco, corri, corri, salvati!

In pochi attimi una moltitudine di gente ci fu addosso. Mia madre fu presa per un braccio e sbattuta in terra senza nessun riguardo. Io fui presa da alcune donne che mi tennero in disparte, ma potei vedere chiaramente un uomo tenere un piede sul suo corpo e lo sentii urlare

– Strega! È per colpa tua se la mia creatura sta morendo. Bestia schifosa caccia da mio figlio il demonio o ti giuro che spezzerò tutte le tue ossa

La voce di mia madre mi giunse fioca fioca.

– Per carità non fatelo, non fatelo in nome di dio

– Maledetta strega! – Riprese ad urlare l'uomo – Risparmia il nome di dio, è al demonio che devi chiedere aiuto – E prese a menare calci su di lei che rimbombarono lugubri nell'aria. Poi altre dieci, venti mani, spinte da una furia bestiale presero a scaricare pugni, bòtte e colpi di bastone su quel povero corpo.

Io li supplicai di smettere fino a ché qualcuno non mi colpì sulla testa facendomi persi i sensi.

Quando riaprii gli occhi attorno a me non c'era nessuno. Pioveva forte e l'acqua gelata mi faceva male al viso.

Trovai la forza per rimettermi in piedi e la prima cosa che vidi fu il corpo immobile di mia madre sul bordo della strada.

L'avevano lasciato nell'erba come un mucchio di stracci. Piansi e gridai alto il mio urlo di animale ferito, ma nessuno venne in mio aiuto.

Rimasi sul corpo di mia madre tutta la notte maledicendo il mondo intero e quando riaprii gli occhi aveva smesso di piovere. Attorno a me c'erano molti animali del bosco che mi guardavano in silenzio.

Allora compresi perché non ero morta per il freddo durante la notte, i loro corpi si erano stretti su di me riparandomi.

Mi aiutarono a trascinare nei campi il corpo di mia madre e a darle sepoltura... e ancora oggi, quando vado a parlare con lei, c'è sempre qualcuno di loro che le fa compagnia.»

Holy si asciugò gli occhi con le mani

– Cosa aveva fatto a quel bambino? – Domandò Cristi con la voce tremante

Holy si strinse nelle spalle – Dicevano che lo aveva stregato

– Ed era vero?

– No, mia madre non era una strega. Le era stato chiesto di guarirlo, ma lei non poteva farlo

– Perché?

– Non conosco i motivi, ma lei mi ripeteva spesso che esistono delle regole al di la delle quali non le era consentito andare

– Tua madre aveva mai battuto la morte?

– Una volta

– Come fu?

– Una sera venne da noi una donna che aveva una brutta malattia ai polmoni e le chiese di guarirla. Disse di essere vedova e di avere cinque figli molto piccoli

– E la guarì?

Holy annuì – Si...lei trasferì su di se la malattia della donna

– A te cosa fece quella gente?

– Non potevano uccidermi più di una volta

– E quel bambino morì?

– Due anni dopo

– Quale era la sua malattia?

– Aveva il cuore malato e mia madre non poteva dargli il suo, sarebbe morta

– Ora dove vivi?

– Nella foresta

– Non hai nessuno?

– Non si prende in casa una pazza

– Dovresti fare attenzione, Fred teme che qualcuno possa abusare di te

– E tu credi che ad una come me sia consentito difendersi?

– È accaduto? – Chiese con il terrore nella voce

Holy si strinse nelle spalle.

– Ho mio dio! E ora?

– Ora nulla...avrò un bambino

– Ma perché non hai chiesto aiuto a Fred? Lui ti avrebbe aiutata

– L'ha fatto. Quando morì mia madre mi prese con se nella sua casa, ma lui non volle darmi l'aiuto che mi occorreva ed io tornai nella valle

– Gli animali della valle mi hanno detto che puoi parlare con loro

– No, noi non parliamo, faccio soltanto la musica per loro. Tu conosci la musica?

– Credo di si

– Vuoi che faccia la musiche per te?

– Perché?

Holy non rispose, ma si alzò e volgendo le spalle lasciò capire d'essere delusa

Cristi comprese di averla ferita e si accostò alle sue spalle. Lentamente la fece girare verso di se

– Scusami, – Mormorò – non volevo ferirti

– Tu sei cattiva – Rispose lei guardandola

La piega amara della bocca di Holy, resa ancora più sottile dall'ostinazione, esprimeva una sfida cocciuta.

– Non è vero, non sono cattiva... voglio esserti amica

A quelle parole Holy si staccò da lei e fissandola intensamente mormorò piegando le labbra in un sorriso amaro – Non è prudente l'amicizia dei pazzi

– Tu non sei pazza

– E cosa ne sai tu? Hai mai visto cosa so fare?...

– No

– Allora ti consiglio di non perdere il tuo tempo con me

– Fred dice che sono troppo testona per riuscire a comprendere i buoni consigli... Però vorrei comprendere te

– Non c'è nulla da comprendere in me... sono pazza!

– Lasciami provare

– Cosa sei disposta a fare per me? – Chiese Holy dopo qualche istante di silenzio

– Non lo so... ma vorrei ascoltare la tua musica

Holy sorrise prima di serrare forte gli occhi e mentre il suo volto impallidì una melodia dolcissima si diffuse nella stanza.

Le prime note dettero a Cristi l'impressione di ascoltare il fruscio del vento tra i rami degli alberi, poi, lentamente, aumentarono d'intensità divenendo un mormorio sommesso che l'avvolse completamente nella sua morbida pienezza.

Senza rendersene conto iniziò a compiere con il corpo movimenti lenti e sinuosi e quando avvertì il contatto con corpo di Holy provò sensazioni che la turbarono.

Sentì l'alito profumato di lei e le sue mani che scivolando lungo i suoi fianchi le accarezzarono i seni, il volto e i capelli...ed infine un leggero bacio le sfiorò le labbra.

Quando riprese coscienza era sola.

Uscì dalla stanza e sedendo sul gradino della porta rabbrividì per l'umidità.

– Holy! Dove sei? – Gridò al cielo

Il buio, rotto soltanto dal flebile chiarore della luna, ricondusse alla sua mente la memoria di un volo senza ostacoli attraverso una notte stellata

– Holy! Perché mi hai lasciata

Un grido in un punto indefinibile dentro di se ruppe la quiete della sua mente.

«Avrei potuto amare la vita» – Le comunicò mentalmente Holy

– Zitta! – Rispose Cristi – Ssst, non pensare

«Voglio che tutto finisca, sono stanca»

– Non è vero, non vuoi la morte, in te ho letto altre cose

«Bugiarda, dentro di me non c'è nulla»

– Devi aver sofferto molto per esserti spinta così avanti, ma ora devi fermarti e ricominciare a vivere, la morte non è la soluzione dei tuoi problemi

«Non ne ho più la forza, mi sento vuota e inutile»

– Dimmi cosa posso fare per te

«Voglio raggiungere mia madre»

– È dunque questo l'aiuto che desideri da me?

«Devi aiutarmi a morire»

– Oh mio dio! Cosa ti fa credere che possa aiutarti a morire? Io non sono come credi

«Io voglio soltanto andarmene, ma e non so come fare!» – Urlò Holy

Un uccello notturno, spaventato da chissà cosa, si alzò in volo battendo forte le ali e un istante dopo il contatto era perduto.

Disperatamente tentò di riagganciarlo certa che Holy fosse ancora li, ma fu tutto inutile, le sonde si erano ritirate e il silenzio era tornato completo.

Si alzò con l'animo in tumulto e senza accorgersene si incamminò verso l'acqua urlando mentalmente il nome di Holy. E soltanto quando l'acqua gelida le raggiunse il ventre si arrestò mormorando

– Holy non tradirmi, combatteremo assieme la tua battaglia. Ora non sei più sola. Ti prego ascoltami, vieni sulla mia collina, io sarò li ad attenderti

Quando tornò alla casupola era esausta, sedette di nuovo sul gradino e si addormentò.

Si destò quando i primi raggi del sole le illuminarono il volto.

Fred era seduto al suo fianco

– Non devi aver dormito molto – Disse lui sistemandole i capelli arruffati

– Non molto – Rispose lei guardandosi attorno – Perché ho la tua giacca sulle gambe?

– Eri bagnata

– Sai tutto?

– Ero sveglio, mi dispiace

– Sono delusa, non riesco a capirla, sembra spaventata

– Sente la mancanza della madre

– Era sua madre la donna che morì da queste parti?

– Si

– Non mi sembra una buona ragione per morire

– Lo ha detto lei di voler morire?

– Molto chiaramente

– Ancora con quella follia. Speravo che il tempo mitigasse il suo dolore

– Perché non l'hai aiutata?

– Avrei dovuto ucciderla?

– Non ho detto questo. Potevi intervenire sulla sua mente

– Perché non l'hai fatto tu?

– E chi ti dice che non lo faccia se è tanto folle da voler morire

– Non è folle, lei ha bisogno di te

– Non è vero, è talmente bella che se soltanto lo volesse potrebbe far scoppiare il cuore a milioni di uomini... Perché vuoi che l'aiuti?

– Tu soltanto puoi liberarla dal suo incubo...

– Cos'è, gli uomini non sono capaci di ucciderla? Con la madre ci sono riusciti

– Non è questo l'aiuto di cui ha bisogno. Lei sa di essere diversa dal resto dell'umanità, ma non sa chi in realtà sia

– Dimmi la verità, è questa la ragione per cui siamo venuti fin qui? Ridare serenità alla mente di una ragazza?

Lui non rispose scrollando il capo.

– Oh Fred! Sono delusa, ma davvero credi che sia scesa sulla Terra per risolvere i problemi esistenziali di una ragazza un po' pazza

– Ora sei ingiusta, Holy non è pazza

– È vero, la pazza sono io se continuo a parlare di lei. Voglio tornare subito a casa

– E Holy?

– Chiedesse aiuto ai suoi amici, io non intendo aiutarla

– D'accordo, prepara le tue cose, più tardi partiremo – Disse lui alzandosi per rientrare in casa

– Insisto Fred, non più tardi, ora!

Lui la guardò per qualche istante prima di mormorare annuendo – Va bene... partiremo subito

Rimasta sola Cristi sentì sbollire tutta l'ira

– Fred! – Chiamò stringendosi sulle spalle la giacca di lui

– Si?

– Scusami, ho detto cose stupide

Lui uscì sulla porta – Andiamo, prendi la tua roba, io sono pronto

Lei sollevò lo sguardo senza muoversi – Vuoi che me ne vada? – Chiese

– Andartene? E dove vorresti andare? – Mormorò lui posando le selle sulla sabbia e sedendosi al suo fianco

– Avevo promesso di non crearti fastidi e invece sto complicando la tua esistenza

– Non l'ho mai detto

– No, non l'hai mai detto. Ma ormai so leggere nel tuo cuore... e non riesco più a sentirti accanto a me. Credo sia giunto il tempo che lasci questa valle

– Ma che fesserie stai dicendo? – Si ribellò lui alzandosi per poi tornare a sederle accanto

– Non sono fesserie Fred, è la cosa migliore che possa fare

– Vuoi fuggire?

– No! E non voglio che tu lo creda... Sono confusa Fred. Tu vuoi che io aiuti quella ragazza, ma lei vuol morire... ed io non voglio farlo... non posso farti questo

– Dunque preferisci lasciare me piuttosto che uccidere lei?

Lei annuì – Ma la cosa che mi terrorizza è che potrei farlo davvero

– Perché?

– Non lo so... Forse mi sono illusa d'essere importante e tu me lo hai lasciato credere

– È così, tu sei la cosa più importante della mia vita

– Può darsi... ma io non voglio dividerti con nessuno

– Oh tesoro, nella mia vita ho avuto pochissime cose per le quali sia valsa la pena vivere e tra tutte la più bella sei tu

– Ti ringrazio, sei gentile, ma ora hai Holy. Lei saprà farmi dimenticare

– Se tu lascerai questa valle Holy metterà in atto la sua morte

– È questo che vuoi da me? Debbo salvarla?

Fred le sorrise annuendo.

– Non credi che senza di me avresti meno problemi? – Domandò lei senza guardarlo

– Accidenti a te, ma possibile che non capisci che non potrei più vivere senza di te?

– Oddio Fred, smettila...ora mi farai piangere

– E tu mi stai facendo morire

– È per il bene di Holy

– Non scherzare, tu stai giocando con la mia vita

– Porca vacca, sta a vedere che ora mi metto a piangere sul serio – Disse Cristi nascondendo il volto nella giacca che aveva ancora sulle spalle

Fred la strinse a se – Quello che hai provato ha un nome molto pomposo, noi la chiamiamo gelosia

– È una gran brutta cosa, fa male

– Lo so, ma è uno dei nostri sentimenti e sebbene sappia scombussolare un po' più degli altri, non è il peggiore

– Ero talmente infuriata che l'avrei uccisa con le mie mani... Oddio scusa, m'è scappato. Non volevo

– La gelosia è un sentimento difficile da controllare, ma è anche il più umano che possediamo. Ed è per questo che sentiamo maggiormente le sue punture

– Non accadrà più, te lo prometto. Dirò al mio cuore di non soffrirne

– La gelosia mia cara ci appartiene come qualsiasi altro sentimento. Non possiamo disfarcene, così come non è facile domare il nostro cuore quando crediamo di aver perduto l'attenzione di chi si ama. Essere gelosi è come togliere una dopo l'altra tante piccole pietre alla montagna dell'amore...

– ...e a furia di togliere piccole pietre anche la montagna più compatta può franare... lo so – Mormorò lei annuendo – Ho ancora molto da imparare... Quando dovrei ascoltare il cuore lascio il dominio alla mente e quando invece dovrei utilizzarla preferisco ascoltare il cuore. Riuscirò mai a farmelo entrare nella zucca?

– Il mio bellissimo pulcino ci riuscirà

– Tu ami Holy?

– Amare lei è come amare te

– Mi somiglia così tanto?

– Lei è l'unico essere che sappia esattamente cosa c'è in te

– Ma se neppure io so chi veramente sono. Oh Fred! Sono stanca di vedermi cadere tutto addosso

Il viaggio di ritorno fu silenzioso. Ognuno di loro rimase chiuso nei propri pensieri. Non si fermarono neppure per mangiare e quando attraversarono il pontile di legno che divideva la palude dal canale, Cristi sentì stringersi il cuore al ricordo del male che aveva causato a Fred e per evitare che egli potesse intercettare i suoi pensieri aprì le sinapsi

«Mi tormenti e sempre mi stupisci e a volte ti disapprovo... ma sempre e per sempre ti vorrò bene. Per te darei la vita e ancora me ne manca la ragione. Ma verrà il giorno che saprò cos'è questo bisogno che ho di te. E tu dio aiutarmi a non deluderlo, fa di me quello che vuoi, non importa se dovrò soffrire ancora, ma lasciami a lui»



20. Distensione volontaria delle membra



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