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lavoro pubblicato lunedì 12 ottobre 2015
ultima lettura giovedì 26 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Valle Incantata - 10

di Legend. Letto 497 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La Valle Incantata - 10

15 Dicembre 1941

Era già da un po' che se ne stava sotto la grande quercia ad osservare il profilo delle montagne nell'ultima luce del tramonto, quando un improvviso passaggio di vento, che facendo gemere gli alberi ne mutò l'aspetto in isole fluttuanti in un mare di luce vellutata, la distaccò dal sogno.

Cristi si alzò a malincuore stiracchiando le braccia verso l'alto.

– Cavoli se è tardi! – Mormorò tra se prima d'iniziare la discesa verso il piano

Raggiunto il meleto una nuova folata s'insinuò tra gli alberi liberando un suono simile ad un profondo respiro; come se la Terra, stanca dell'ansia e dei travagli che l'avevano posseduta durante il giorno, avesse affidato al vento il compito di riporre ogni cosa al proprio posto.

Quanta magia sai suscitare amica notte – Mormorò a bassa voce tirando su con il naso e osservando il cielo in cui palpitava un carosello di luci sgargianti – Perché questa notte mi commuove? Oh padre, cos'altro vuoi da me? – Urlò a viva voce scivolando lentamente in ginocchio nel manto nevoso – Ho fatto quanto mi hai chiesto, ho conosciuto quel sentimento che gli uomini chiamano amore e credo di aver soddisfatto le tue aspirazioni. Ora in me vive quel fuoco che mi commuove e mi fa piangere osservando lo splendore dei tramonti di questo cielo o il candore della mia amica neve... Quanto tempo abbiamo perduto e se penso a quello che sarei potuta essere avrei voglia di urlare... Sono cresciuta, sai?... Ed è tutto merito di Fred... Lui mi chiama il suo bellissimo pulcino, ma io non sono bella e lui non è un granché a raccontare frottole... In questa valle ho scoperto che la vera bellezza è racchiusa negli occhi di chi non vede, nel passo dei mendicanti, nel pianto dei bambini nel cuore dei miei amici non umani, forse i migliori spiriti che vivono su questo pianeta, nel volto di mia madre... e se tu non mi avessi spinto sulla Terra non avrei mai conosciuto queste meraviglie – Borbottò tentando di frenare i singhiozzi – Lo vedi cosa mi combino? Sto sempre a frignare... Fred dice che somiglio a un mulo perché ho calli dappertutto e non piango mai, ma non è vero, io piango... piango quando non mi vede nessuno e per questo dovrò ringraziarti in eterno.

II°

Quando s'infilò tra le coperte del suo letto aveva ancora l'animo in tumulto e il sonno tardò ad arrivare. Si rigirò per delle ore e ogni volta che la stanchezza la spingeva verso sonni leggeri, gli scricchiolii organici del legno la facevano sobbalzare in una oscurità riposante che nuovamente la invitava a sonni brevi seguiti da nuovi e affannosi risvegli.

Quando il mattino successivo scese di sotto, per indossare i vestiti che Fred aveva messo a riscaldare davanti al camino e lasciò scivolare sul pavimento la vestaglia rimanendo in mutande, lui entrò nella sala con in mano la tazza del latte bollente

– Non startene così, prendi freddo – Borbottò lui dandole appena un occhiata

Lei si voltò a guardarlo e per un istante le tornò alla mente il ricordo di quel pudore che nei primi giorni della loro vita in comune l'aveva ossessionata.

– Ricordi quando avevo vergogna di farmi vedere nuda da te? – Disse lei dimenandosi di piacere nell'indossare il maglione caldo

– E allora? – Chiese lui rientrando in cucina

– Sai dirmi perché ora non ne provo più?

– Forse è perché trascorriamo troppo tempo assieme

– Accade a tutte le ragazze?

– Cosa vuoi che ne sappia e poi ragazza un corno, hai appena otto anni! – Brontolò lui

Decisa a non far cadere l'argomento era pronta a ribattere quando, sedendo sul pavimento per allacciarsi le scarpe, lo sguardo le cadde su di una creatura scura e pelosa seduta in un angolo del camino.

– Porca vacca! Non sapevo avessi un gatto – Esclamò senza staccare gli occhi di dosso alla bestiola

Fred la raggiunse facendole cenno di abbassare la voce

– Non ce l'ho infatti, quella è Alba!

– Alba? È una femmina? – Domandò lei sottovoce

– Si, le ho dato quel nome perché viene a farmi visita sempre all'alba

– Vive da queste parti?

– E chi lo sa! Qui viene di quando in quando. Le do qualcosa da mangiare e poi se ne va

– Non resta mai?

Fred scosse il capo – Soltanto pochi minuti per mangiare

– Si lascia accarezzare?

– Io non sono mai riuscito a sfiorarla. Non che abbia paura di me, ma sembra che nella sua vita non voglia ammettere nessuno, si limita a mangiare e a fuggire via

Cristi osservò la gattina seduta davanti il fuoco

– Ha già mangiato? – Chiese

– Non ha toccato nulla

– Forse non avrà fame

– A volte entra e si siede davanti il fuoco senza mangiare

– La capisco – Mormorò lei osservando la bestiola che, seduta davanti il camino, se ne stava quieta a contemplare il vuoto dinanzi a se. Come se quel momento dovesse rappresentare un evento speciale, un occasione rara e colma di agi

Ma ecco che improvvisamente la gattina si alza sulle quattro zampe e silenziosamente si avviò sulla veranda

– Fa sempre così. – Mormorò Fred – Non si trattiene mai più di pochi minuti

– Che strano! – Commentò lei uscendo sulla veranda dove erano rimaste le sue piccole orme sul soffice manto di neve.

Quando rientrò in casa andò a sedersi di fronte alla sua colazione.

– Potremmo tenerla? – Domandò senza guardare Fred

– No, quelle bestiole vivono la vita nel rispetto delle loro regole e non sarebbe giusto imporgli i nostri desideri

– Tu credi che potrebbe soffrirne?

– È probabile. Alcuni animali accettano di buon grado la compagnia degli uomini mentre altri non ci riescono

– A me piacerebbe averla

Lui sorrise – Forse le sei piaciuta e può darsi che torni, ma dovrà essere lei a deciderlo

– È sciocco, in questa casa avrebbe sempre da mangiare e un posto caldo per dormire

– Non credi che se avesse di questi pensieri potrebbe non essere un gatto?

– Se fossi in lei saprei cosa scegliere

– Già, ma lei è soltanto una bestiola alla quale la natura ha imposto codici diversi dai nostri

– Non vorrei dirlo, ma a me piacerebbe averla. Magari potrei modificare i suoi codici e renderla felice con me

– E secondo la tua testolina tutto ciò sarebbe giusto?

– Forse no, però migliorerebbe di sicuro la sua condizione

– Dimmi una cosa... Tu saresti felice se intervenissi sulla tua mente obbligandoti ad amarmi

– Perché non lo fai? – Chiese lei voltandosi a guardarlo

Grattandosi la barba sotto la quale spuntò un leggero sorriso, lui si avviò in cucina borbottando un affrettato disimpegno

– Ma senti cosa mi tocca ascoltare! Non è affatto vero

– Ah no? Allora ripetilo guardandomi negli occhi – Reagì lei

– Mi sbaglio o hai appena affermato di amarmi? – Chiese lui

– Non fare il furbo, io non ho detto di amarti... Figuriamoci!

– Accidenti, mi avevi fatto preoccupare

– Porca vacca! Ma ti darebbe tanto fastidio sapere di essere amato?

– No, non credo...beh, non lo so. Ma ora smettiamola di dire stupidaggini e finisci di fare colazione, abbiamo del lavoro da svolgere nella stalla

Le ore e i giorni continuarono a scorrere tutti uguali e anche se le abbondanti nevicate impedivano di lavorare nei campi, erano pur sempre giorni colmi di lavoro.

Sin dall'inizio del mese di Dicembre avevano iniziato a rinforzare le strutture del tetto trasportando in soffitta le grandi assi squadrate che Fred aveva preparato durante l'estate.

Ma neppure quel dispendio di energie riuscì a farle dimenticare la gattina. Quel pensiero era talmente ricorrente che la mattina, appena sveglia e prima di vestirsi, si precipitava ad aprire la porta sulla veranda con la speranza di vederla entrare. E la sera, prima che fosse chiusa la porta, lasciava sulla veranda una ciotola colma di latte all'interno di una piccola cassa di legno che aveva contenuto aringhe.

Nei giorni che seguirono Cristi impiegò parte del suo tempo libero nella ricerca della gatta, ma come le aveva predetto Fred non riuscì a trovarne neppure le tracce.

E quando terminarono i lavori di restauro del tetto e la sua vita tornò a riprendere il normale corso, Alba era sempre in cima ai suoi pensieri.

In una di quelle mattine in cui era uscita nella valle alla ricerca della gatta, improvvisamente si trovò di fronte un cucciolo di puma che la madre aveva quasi stritolato con il peso del suo corpo. Raccoglierlo, trasportarlo in casa e curarlo per un paio di settimane fu tutt'uno.

Quell'evento riuscì a distrarla, ma quando il cucciolo si riprese e su consiglio di Fred lo riportò nella sua tana, in lei tornò prepotente il ricordo di Alba.

Un paio di mattine più tardi, quando scese decisa a far visita al cucciolo di puma e aprì la porta della veranda, se la vide sgambettare tranquillamente e dirigersi verso il camino.

Fu tale la sorpresa che riuscì soltanto a scivolare in ginocchio sul pavimento senza dire una sola parola.

E temendo che una sua qualsiasi mossa potesse farla fuggire, si sdraiò con la pancia sul pavimento iniziando un lento e cauto avvicinamento.

Sulle prime parve che Alba non fosse minimamente interessata ai suoi movimenti, ma quando provò a richiamare la sua attenzione con dei gesti, la gatta girò la testa verso di lei gratificandola di una languida occhiata prima di tornare ad interessarsi delle fiamme.

Rinfrancata provò ancora ad avvicinarsi, arrestandosi non appena Alba, lanciatole un altro sguardo paziente e galleggiando sulle sue zampette, si spostò un poco più lontano, ma quando poco dopo la vide accucciarsi sulle quattro zampe poggiando la testa sul fornello del camino, iniziò lentamente ad allungare un braccio nel tentativo di sfiorarla.

Inizialmente la bestiola si limitò ad osservarla rassegnata, ma quando lei riuscì ad accarezzarle il muso con un dito, Alba reagì reclinando la testa verso la sua mano e fu allora che, mentre nell'aria immobile della stanza si propagò il fievole ronzare delle sue fusa, Cristi fu certa di amare quel gomitolo nero.

Ben presto però Alba mutò atteggiamento e dopo aver stretto amorevolmente tra i denti il suo dito, si alzò avviandosi verso la porta.

– Non andartene – Mormorò Cristi. E lei, come se avesse compreso si voltò aprendo la bocca in un muto saluto e subito dopo, strofinando il corpo allo stipite della porta, scomparve sulla veranda.

– Mi piacerebbe sapere dove vai – Mormorò tra se Cristi

– Questa è una cosa che non potremo mai scoprire! – Le rispose Fred apparso improvvisamente al suo fianco

Cristi si sollevò dal pavimento e correndo fuori gridò

– Torna quando vuoi!

Quando rientrò aveva sul viso un divertente broncio

– Sento che non tornerà più – Borbottò con voce triste

– Se fossi in te non ne sarei così sicura. – Rispose lui scompigliandole i capelli – Ora sa che può tornare

– Come può saperlo?

– Glielo hai appena gridato

– E tu credi che abbia capito?

– Forse non dalle tue parole, ma ciò che le hai trasmesso l'ha compreso molto bene, sai cosa voleva intendere quel leggero morso alla tua mano?

– Cosa?

– Fiducia, ora lei sa di avere un posto nel tuo cuore

– Speriamo – Borbottò lei non troppo convinta

Trascorsero altri giorni senza che la gatta desse alcun segno di se e questo in verità determinò in Cristi un mutamento d'umore piuttosto preoccupante, ma se gran parte della sua allegria sembrò essersi dissolta, il suo appetito rimase piuttosto robusto.

Per quella bestiola iniziò a provare un sentimento così profondo da farla sentire in colpa al solo pensiero delle notti che avrebbe trascorse al freddo. E tanto seppe pregarlo che convinse Fred a trasformare la vecchia cassetta delle aringhe in una casupola, al cui interno, oltre che piazzare un paio di calze di lana smesse, continuò a deporre una ciotola di latte.

#

Il Natale era ormai prossimo e incuriosita dalle storie che Fred le raccontava su come i terrestri si preparassero a festeggiare quella ricorrenza, Cristi decise in gran segreto di preparare un dono da offrirgli il giorno di Natale.

La mattina del 23 Dicembre Fred uscì di casa più presto del solito per recarsi a Middlebury e lei, svegliata dai rumori che provenivano dalla rimessa, scese ad aiutarlo.

Quando il carro fu pronto e Fred le chiese se avesse avuto voglia di andare con lui, per un momento il desiderio di riabbracciare Mary la tentò irresistibilmente, ma la speranza di rivedere Alba frenò l'entusiasmo facendole rinviare quel piacere ad un altra occasione.

– Ho un sacco di lavoro da completare... – Disse scuotendo il capo – Passerai da Mary?

– Non lo so... ma se vuoi...

– Non lambiccarti troppo il cervello a trovare scuse... so bene che passerai da lei – E nel mormorare sorridendo quelle parole saltò sul carro fissando sulla sua fronte cinque o sei rumorosi baci

– Perbacco! – Esclamò lui – Oggi sei in vena di donazioni. Cosa avrò mai fatto per meritare tanto?

Lei scese dal carro ridendo

– Non sono tutti per te, gli altri portali alla famiglia Garrison e spiega loro il motivo per cui ho rinunciato al viaggio

– Dovrò darlo anche a Robert?

– Certamente, ne hai uno anche per lui

– Okay, ma sarà un bell'imbarazzo dare un bacio a quella specie di monumento. E a Mary cosa debbo dire?

– Dille che le voglio bene

– Lo sa già...Okay okay glielo dirò. E se Alba dovesse farsi vedere non darle troppo fastidio

– Torna presto – Mormorò lei osservando il carro allontanarsi

Purtroppo anche quel giorno volò via senza che Alba si facesse vedere. E quando a sera inoltrata Cristi udì Fred che come al solito tentava (Senza successo) di dare una intonazione tollerabile alla sua canzone preferita, uscì di casa andandogli incontro con il volto serio.

– Ciao pulcino! – La salutò lui saltando giù dal carro – Ti ho portato tre regali meravigliosi

La sua presenza e il solito scompigliamento dei capelli mutarono completamente il broncio di Cristi in un largo sorriso che le illuminò il volto – Tutti per me? – Esclamò prendendosi il volto tra le mani

– Questo è il primo – Disse lui schioccandole un bacio sulla guancia – È il bacio che t'invia Mary. Certo lei non ha la barba, ma ti assicuro che è il suo...e poi questo – mormorò schioccandole un altro bacio sull'altra guancia

– È di Robert? – Chiese lei

– Come sarebbe a dire? Non riconosci più un mio bacio?

– E come cavolo faccio a distinguerli! Ma cos'hai stasera, non avrai mica preso freddo?

– Sono deluso, credevo che il mio bacio lo avresti riconosciuto tra mille – Brontolò lui fingendo il broncio

– Smettila di fare il pagliaccio e dimmi dov'è l'altro dono

– Quale altro dono?

– Hai detto di averne portati tre, due me le hai dati, il terzo dov'è?

– Sarei tentato di non dartelo

– Perché? – Chiese lei preoccupata – cos'ho fatto?

– Davvero il mio bacio non lo hai riconosciuto?

– Tu sei matto, – Mormorò lei abbassando vergognosa lo sguardo – mi dici come potrei non riconoscerlo?

– Lo sapevo! – Esclamò lui rinfrancato – Ora dimmi da cosa l'hai riconosciuto?

– Perché punge

– Come punge?

– Hai la barba più dura degli aculei di un istrice

– Ed è soltanto per quello che lo riconosci?

– No – Mormorò lei imbarazzata

– Allora cos'è?

– Accidenti Fred, ma cosa vuoi da me una dichiarazione d'amore?

– Scommetto che non ne saresti capace

– Vuoi smetterla di fare lo scemo? Si può sapere qual è l'altro dono?

– Hai ragione, me ne stavo dimenticando, vedrai che roba, è il più bello che vi fosse in tutta la foresta

– Si può sapere dove cavolo lo hai messo?

– È li, dentro il carro

Con un balzo Cristi si arrampicò sulla sponda e alla luce della luna, tra casse e sacchi di provviste, vide un ramo d'abete adagiato sul fondo del carro.

– Ma questo è un ramo d'albero! – Borbottò voltandosi verso di lui sconsolata – Cosa dobbiamo farne? Abbiamo fin troppa legna da ardere

– Legna da ardere? Ehi! Bada come parli, questo è il miglior ramo d'abete canadese di tutta la valle

– A me sembra che sia come tutti gli altri – Borbottò lei tornando a guardare sul fondo del carro

– Ahh, le donne, le donne! – Esclamò lui ribaltando la sponda del carro

– Invece di fare il pagliaccio, perché non mi spieghi cosa vuoi farne?

– Ma lo hai visto bene?

– Si e più lo guardo meno capisco a cosa possa servirci

– Bene, eccoti accontentata, questo sarà il nostro albero di Natale

– Oooh! – Esclamò tornando ad osservare il fondo del carro – Ed è tutto qui il nostro albero di Natale?

– Porca vacca, ma cosa pretendevi che ne tagliassi uno alto venti metri? Non sarà un granché, ma vedrai in cosa si trasformerà quando lo avremo addobbato come si conviene

– Io credevo che un albero di Natale fosse un vero albero

– Beh, probabilmente qualcuno lo avrà perfino con le radici, ma tu rammenta sempre che non si può togliere alla terra ciò che non possiamo restituirgli...Su, dammi una mano a trasportare in casa le provviste, ho una fame da lupo. Cos'hai preparato per cena?

– Una frittata gigantesca con salsa di mele, patate e carote... Ma sei sicuro che andrà bene?

Lui si grattò il capo – È soltanto un ramo, lo so, ma quello che conta è come lo vediamo noi

Lei annuì e senza fare ulteriori commenti lo aiutò a trasportare in casa le provviste e l'albero, che lui sistemò subito su di una pedana nell'angolo tra il camino e la scala che conduceva di sopra.

– Si è vista Alba? – Domandò mentre inchiodava l'albero alla pedana

– No! – Rispose lei seccatamente

– È un bel po' che non si fa vedere

– Eh si! – Sospirò lei – Prende il suo latte durante la notte e poi se ne va. Forse non le sono piaciuta

– Non le sei piaciuta? Beh, allora permettimi di dirti una cosa; a me quella gatta non ha mai permesso neppure di avvicinarmi a lei, mentre a te ha concesso perfino di accarezzarla

– E cosa vuol dire?

– Santo cielo, possibile che tu sia così testona? Vuol dire che le sei piaciuta

– Tu credi?

– Ci scommetterei il vigneto

– Cosa faresti? – Chiese lei guardandolo sorpresa

– Beh, forse ho esagerato un po', però sono disposto a scommetterci il furgone

– Bella forza, quell'aggeggio non riesce più neppure a muoversi

– Cos'altro vuoi che scommetta?

– Nulla, tanto non le sono piaciuta

– Sai che quand'ero bambino m'innamorai di una...

– Allora perché non si fa vedere? – Lo interruppe lei

– Questo non lo so, ma non dovresti scoraggiarti così presto. Gli animali non vedono le cose alla nostra maniera

– Lei non mi vuole – Brontolò lei scuotendo il capo

– Dai, sei riuscita a far innamorare di te creature ben più difficili. Vedrai che un giorno o l'altro si farà viva

Cristi annuì con uno stiracchiato sorriso sulle labbra – Si, è probabile che torni a farti una visita, ma lei non mi vuole

– Dalle tempo, – Mormorò lui chinandosi per stringerla a se – e se tornerà sarà soltanto perché qui ci sei tu

Il resto della serata trascorse nel racconto che Fred fece del viaggio, delle ultime novità in casa Garrison e soprattutto dall'interesse che suscitò un misterioso pacco che depose sotto l'albero.

– Che roba è? – Chiese lei

– È il regalo che t'inviano Mary e Robert

– Un regalo per me? – Chiese lei sgranando gli occhi

– Ti sembra così strano?

– No, ma...effettivamente...

– Non è poi così strano, in questo periodo ci si scambiano i doni

– Lo so, ho letto di questa vostra usanza, però sarà meglio che tu mi chiarisca le idee

– Okay domani ne parleremo, ora si va a nanna. Ehi, sai anche che i doni possono essere aperti soltanto la mattina del giorno di Natale?

– Certo, ma non ho bisogno di aprirlo per sapere... Okay scherzavo, non ci proverò te lo prometto

Com'era facile prevedere, fin dalle prime ore del mattino successivo Cristi iniziò a gironzolare attorno all'albero senza mai decidersi a chiedere cosa avrebbe dovuto farne e soprattutto a cosa potessero servire tutti quei ninnoli, nastrini, fiocchi e compagnia bella che erano in una delle scatole che aveva portato dalla città.

E quando finalmente si decise a fare quelle domande, accadde che se a Fred occorsero diversi minuti muniti per dare spiegazioni dettagliate e soprattutto farle afferrare il senso di tutto quel po' po' di lavoro, a lei furono sufficienti pochi istanti per iniziare a salire e scendere dalla scala riempiendo la stanza di esclamazioni, approvazione o di mugugni, adornandolo e disfarlo almeno una ventina di volte prima che scendesse la sera.

Quel rumoroso entusiasmo ricondusse alla mente di Fred le memorie dei suoi primi anni americani, quando spronava i suoi ragazzi a rendere il loro albero più bello di quello delle altre classi.

Come già detto, quella specie di frenetica confusione, che coinvolse l'intera casa, ebbe termine pressappoco all'ora di cena con buona pace di Fred e delle sue orecchia.

Più tardi, però, dopo aver risistemato la cucina e mentre lei seduta davanti il camino si godeva orgogliosa il risultato di un'intera giornata di lavoro, dovette raccontarle come si preparano al Natale i ragazzi della Terra

– C'è chi lo fa preparando l'albero e chi allestendo un presepe – Fu la sua laconica risposta

– Cos'è un presepe? Ah si, ho letto di questa usanza e di Francesco

– Dove sei andata a scovarla questa notizia?

– Leggendo

– Non ricordo di avere quel genere di letture

– Tu no, ma la biblioteca di Middlebury ne è provvista

– Immagino che in tutto questo ci sia lo zampino di tua madre

– Come hai fatto ad indovinare?

– Cosa ti ha consigliato di leggere?

– Il cantico di frate sole e qualcos'altro. Ora rispondi a me, quand'eri bambino avevi l'albero o il presepe?

– Ai miei tempi, in Italia, avevamo soltanto il presepe

– E tu sapevi come...come si dice?

– Allestirlo? Si, me la cavavo piuttosto bene, peccato che abbia dovuto smettere molto presto

– In casa di tuo zio non se ne faceva?

– Si certo, ma non spettava a me quel compito

Lei lo guardò sorridendogli per un lungo istante, poi sembrò scuotersi e chiese – Com'era il tuo presepe? Voglio dire... insomma vuoi raccontarmi come cavolo era fatto questo presepe?

– Hai appena detto di saperlo

– So dell'usanza e forse posso anche immaginarlo, ma io desidero sapere com'era il tuo... non quello in casa di tuo zio

– In fondo si somigliano tutti... è un po' come l'albero

– Beh non fa niente... tu parlami del tuo

Lui l'accontentò, ma quello fu l'inizio di lunghe e difficili spiegazioni sul presepe e sullo spirito della natività, che lo lasciarono senza fiato.

Un ora dopo, sperando di chiudere l'argomento, promise che il Natale successivo avrebbero preparato un presepe assieme.

– Non è strano che sullo stesso pianeta vi siano usanze così diverse – Chiese lei per non abbandonare l'argomento

– È vero, ma non è strano. Tra gli uomini di questo pianeta c'è chi ha il piccolo Gesù, chi la befana e chi babbo natale, ma per tutti è la stessa emozione

– Capisco cosa intendi, ma in realtà chi è babbo Natale? – Chiese ancora intuendo che lui si accingeva a chiudere l'argomento

– Hai proprio deciso di farmi restare senza voce?

– I tuoi libri lo descrivono come un spirito che porta doni ai bambini buoni

– I miei libri a volte sbagliano. Loro portano regali anche ai meno buoni

– Oddio Fred vorrei tanto crederci anch'io

– Lo so e se le cose andranno come debbono andare è probabile che avrai la tua occasione per crederci

– Tu lo hai mai visto?

– No, al mio paese avevo la befana

– E l'hai mai vista?

– Con gli occhi della fantasia l'ho vista eccome!

– Perché nessuno riesce a vederli?

– Anche questo non è esatto! Soltanto agli adulti è preclusa questa possibilità

– Quindi tutti i bambini possono vederli?

– Potrebbero, ma accade raramente

– Credi che a me potrebbe accadere?

– Questo non lo so, ma vorrei che ti fosse data questa opportunità

– C'è qualche regola da seguire?

– Due o tre

– Quali?

– Avere la tua età, una buona dose di fantasia e un cuore limpido

– È importante?

– Avere un cuore limpido?

– Uh, uh

– Si, direi che è determinante

– Perché?

– Perché il velo che protegge lo spirito del Natale può essere sollevato soltanto dalla poesia e dall'amore

– Allora spiegami perché Scrooge ha potuto sollevarlo pur essendo un adulto

Fred rise di cuore – Hai letto Dickens...bene bene. Con quella fiaba l'autore ha voluto esaltare quello spirito soltanto per dare ad un adulto la possibilità di vedere con i proprio occhi la sua coscienza

– Non era un brava persona, vero?

– Lo era, ma a modo suo

– Beh, neanche io sono stata un fiorellino, però con me non si è manifestato

– Non scherzarci troppo, potrebbe accadere in un qualsiasi momento

– Sta a vedere che questa notte sognerò il tuo spirito del Natale

Chiuso definitivamente l'argomento presepe e babbo Natale, per un po' Cristi se ne rimase in silenzio. Si sdraiò sul pavimento e tentando di concentrarsi sulla pagina del libro che stava leggendo, di tanto in tanto lanciava occhiate compiaciute all'albero.

Sulle prime, forse distratta dalla sua imponenza, quasi si dimenticò di Fred, ma quando decise di chiudere il libro e dedicare a lui qualche sguardo in più, si rese subito conto di qualcosa che sembrava distrarlo.

Di solito, quando lui si ritirava alla fine di una giornata di lavoro, i suoi gesti erano sempre gli stessi, ma quella sera tutto sembrava essere diverso, se ne stava in silenzio con lo sguardo perso sulle fiamme, come se qualcosa di profondamente doloroso lo allontanasse da quella stanza.

Perfino il sacro rituale dell'accensione della pipa passò in secondo piano. Infatti, dopo aver caricato di tabacco il fornello ed essersi chinato più volte a raccogliere con le molle qualche scintillante chicca di brace, la lasciava sempre ricadere nella cenere per tornare ad appoggiarsi allo schienale della poltrona.

Quell'insolito atteggiamento suscitò in lei qualche apprensione, ma mentre era intenta ad osservarlo improvvisamente egli si voltò verso di lei.

– Beh, cos'hai da guardare? – Borbottò

– Nulla! – Farfugliò lei stizzita per essersi fatta cogliere impreparata – Sei stanco?

– Rivedere quei tre marmocchi mi ha fatto bene. La piccina è cresciuta...ma...

– Ma che cosa? – Chiese lei allarmata – È forse ammalata?

– No no, sta benissimo...peccato che somigli a te invece che a sua madre

– Beh? Io non sono mica da buttare via!

– Non ho detto questo

– Se vuoi farmi ingelosire ti dico subito che non ci riuscirai

– Sai una cosa? Non è che me lo abbiano detto chiaramente, ma credo le daranno il tuo nome

– Ma cosa vai dicendo, stai scherzando, vero?

– Non ti farebbe piacere?

– Beh...si...però non credo di meritare tante attenzioni. Dai raccontami di lei

– Ti ho raccontato di lei almeno un paio di volte e poi è già tardi

– C'è ancora fuoco nel camino e io ho voglia di ascoltare la tua voce. Non mandarmi a letto, ti prego

– Vuoi che ti racconti una storia?

– Si, raccontami qualche tuo ricordo del Natale – Chiese lei socchiudendo gli occhi e sorridendo in quel suo particolare vezzo

– Ne ho una molto speciale che sono certo ti piacerà

– Sapessi come t'invidio. Tu sei così bravo a dar vita a cose passate che a volte mi sembra di vivere di persona le tue storie. Quando mi parli dei tuoi boschi, a volte mi sembra di sentire il profumo dei fiori o il caldo delle tue estati

– Non sono io ad essere bravo, sei tu ad avere molta immaginazione

– Quando mi hai raccontato dei tuoi genitori li l'ho amati con la stessa intensità del tuo cuore

– E tutto questo ha un senso per te?

– Io non lo so, – Prosegui lei con voce leggera – ma debbo aver fatto qualcosa di eccezionale se vi ho meritati

– Posso iniziare?

– Ancora una cosa...Poco fa hai detto che in questa notte c'è gente che fa la veglia. Perché fanno questo?

– Per stare assieme e vivere queste ore nell'universo incantato dei bambini. È la loro innocenza e la loro capacità di gioire che permettono agli adulti di volare indietro nel tempo

– Dimmi cosa accade

– In notti come questa può capitare di tutto

– E possono alcune ore di una notte trasformare il cuore degli uomini? A me sembra una notte come le altre. Scommetto che se guardo fuori vedo lo stesso cielo di ieri

– Prova ad uscire, potresti incontrare lo spirito del Natale

Cristi si alzò uscendo sulla veranda e quando rientrò tornò a sedersi borbottando

– Fuori c'è la stessa neve di ieri notte. Anche l'aria non ha nulla di diverso. Ti stai divertendo alle mie spalle, non è così?

– No

– Allora vuol dire che non sono capace di riconoscere una notte speciale

– Lo sarà quando avrai incontrato lo spirito del Natale

– Il mio Natale sei tu

– E tu sei il mio dolcissimo pulcino

– Tu mi vuoi bene? – Chiese lei evitando di guardarlo

– Tanto quanto basta – Fu la risposta di lui

– Porca vacca Fred! Mi fai sentire una torta. – Reagì lei stizzita – Ha ragione Mary, sei un uomo impossibile

– Cos'ha detto tua madre?

– Nulla...Vuoi deciderti a raccontare la tua storia o debbo immaginarmela da sola?

– Riguarda una vigilia di molti anni fa

– Ci saranno anche tua madre e tuo padre?

– Allora è vero? Ti sono piaciuti

Cristi annuì sorridendo – Tua madre me la immagino bellissima

– Non lo so... la sua bellezza apparteneva al mondo in cui vivono soltanto le madri. Però a pensarci bene lo era... Aveva gli occhi chiari come l'aria, così grandi e profondi che a guardarli si aveva l'impressione di osservare il cielo. Per anni ho creduto che non avesse avuto alcun peso nella mia formazione, invece lo ha avuto nella maniera più delicata e riservata che si conosca. La sua presenza sempre defilata mi è stata accanto in ogni momento offrendomi la sua sicurezza, la sua saggezza, la sua onestà, la sua chiarezza di pensiero, la sua spontaneità

– Dio Fred, mi fai venire i brividi

– Questa storia è il ricordo più dolce che ho di lei, ed è così importante che se vedrai brillare i miei occhi...

– ...non sarà soltanto a causa del fumo, ma perché... – Proseguì lei

– ...sono un vecchio pazzo – Concluse lui

Cristi socchiuse gli occhi sorridendo e annuendo lievemente mormorò – Si, ma sei il mio vecchio pazzo

«Quella sera della vigilia di Natale faceva un tempo da diavoli, – Iniziò a raccontare lui – e a guardare la montagna c'era da spaventarsi.

Era un susseguirsi di tuoni che scuotevano la casa fin nelle fondamenta e ogni volta che il fulmine illuminava la piazza, si poteva vedere lo sconvolgimento della bufera che torturava il grande pino...»

– Quale pino? – Lo interruppe lei

– Quello che avevamo proprio di fonte alla casa. Un albero stupendo, altissimo, con una chioma così vasta da coprire con la sua ombra metà della piazzetta. Ho trascorso tanto di quel tempo sui suoi rami da poter dire che mi hanno fatto da culla. Ho amato quell'albero come una persona

– Un giorno io andrò da lui e gli porterò un tuo bacio

– Certo che ci andrai – Mormorò lui prima di riprendere il racconto

«...La neve, frammista alla grandine e all'acqua, crepitava rumorosamente sui vetri della finestra, dietro alla quale, in piedi su una sedia e stretto al caldo abbraccio di mia madre, guardavo con il fiato sospeso quella scena terribile.

Il contatto mentale con quello sconvolgimento mi frastornava e mi pesava sugli occhi, ma quello che più mi consumava non era la paura del fragore dei tuoni o del balenio dei fulmini, ma l'ansia che sapevo torturare mia madre a causa di mio padre che ancora nei boschi tardava a rincasare.

Ma lei, che se ne stava ritta alle mie spalle poggiando il volto sul mio capo, veniva a me come un soccorso dall'alto per ricondurmi nella calda e riposante oscurità delle sue braccia.

Trascorremmo ore colme di un'angoscia che scomparve soltanto quando, al bagliore di un lampo, scorgemmo la figura di mio padre che conduceva il cavallo alla mano.

In quella vivida luce che tagliò in due il cielo, oltre alla figura di mio padre riuscimmo a distinguere un corpo accasciato sul dorso del cavallo e il profilo di un uomo che, piegato in due, sosteneva sulle spalle un voluminoso fardello.

Io rimasi alla finestra mentre la mamma corse ad alimentare il fuoco ormai morente, che ripreso vigore schioccò lanciando in alto centinaia di scintille festose e tutte le nostre paure.

Quando raggiunsero l'ingresso mio padre aiutò l'uomo a deporre il suo fardello accanto al camino che ormai rumoreggiava allegro e festoso e senza pronunciare una sola parola nuovamente uscirono per trarre dalla groppa del cavallo il corpo di una donna che adagiarono sulla panca di fronte al camino.

Tutto quel trambusto determinò in me una tale quantità di emozioni da indurmi a nascondermi in un angolino e di li osservare l'uomo che, invece di preoccuparsi per se stesso, cercava amorevolmente di far riavere la donna.

Quando la donna si riprese e fui in grado di osservarla meglio, mi turbò la magrezza paurosa del suo volto pallido dal quale traspariva una profonda sofferenza.

Aveva degli occhi scuri come la notte e prima ancora di rendermene conto mi trovai a sostenere il suo sguardo e uno stanco sorriso ch'ella mi rivolse prima che il suo sguardo si posasse sul fardello che l'uomo aveva deposto nell'angolo tra il camino e la credenza.

In quell'attimo ebbi l'impressione di scorgere sul quel volto smagrito una grande gioia, poiché si alzò dalla panca e, chinandosi sul fardello, iniziò a scogliere i nodi di quei poveri cenci con movenze così amorevoli, che vincendo la mia timidezza osai accostarmi curioso di conoscere il motivo di tanta apprensione.

Quando la raggiunsi ella stava sciogliendo l'ultimo nodo e prima di aprire il fagotto mi guardò regalandomi un altro stanco sorriso, poi, lentamente, dischiuse quei panni bagnati dai quali saltò fuori il musetto umido e colmo di rassegnazione di una bimbetta tutt'ossa.

Fu tale la sorpresa che non potei far altro che esultare con lei quando sollevata la bimbetta tra le braccia la strinse a se in un appassionato abbraccio.

In quel momento mio padre mi raggiunse mentalmente.

«Fa il bravo, è buona gente, hanno bisogno di aiuto»

Quindi rivolgendosi a mia madre esclamò

– Per favore moglie, vuoi prepararci un po' di vino caldo? Questi generosi amici hanno voluto concedermi la loro compagnia che m'è sembrato doveroso invitarli a restare con noi questa notte

– Giusto un po' di pane per la bambina – Mormorò l'uomo guardando mia madre come se volesse scusarsi per il disturbo arrecato – Poi dovremo rimetterci in cammino

– Oh santo cielo! Ma che discorsi sono questi? – Lo interruppe la mamma – Uscire con questo tempo? Ma sapete che notte è questa? Buon dio, ma che eresie dite signor mio? Dimenticatevi una simile idea, non se ne parli neppure

– Dovete scusarci, non è nostra abitudine disturbare – Tentò ancora di scusarsi l'uomo

– Disturbare voi? Figuriamoci, c'è tanto di quel posto in questa casa. Via via! Questa notte resterete con noi

– Siete davvero gentile, ma proprio non possiamo – Replicò l'uomo cercando una conferma negli occhi della donna che, seduta accanto il fuoco, stringeva a se la bimbetta.

Ma se sperava un conforto da quel volto sofferente e da quegli occhi dai quali traspariva un'infinita stanchezza, commise un errore, poiché gli giunse soltanto un muto e angoscioso grido di aiuto.

L'uomo la guardò disorientato, poi le sorrise e annuendo tornò a guardare mio padre allargando le braccia

– Non so cosa dire – Mormorò – Mia moglie...

Non riuscì a terminare il suo pensiero poiché la mamma prese tra le sue mani le redini della situazione

– Non c'è nulla da dire, resterete! E non provate a dire una sola parola. Io e mio figlio siamo onorati di ospitare chi ha concesso i suoi favori al nostro uomo. È una notte così terribile e un uomo solo nella foresta...grazie miei buoni amici

Per un attimo nella stanza scese un silenzio ronzante e mentre l'uomo e la donna si guardarono e mio padre tentava disperatamente di attizzare il fuoco, io combattevo con qualcosa che sentivo salire prepotentemente su per la gola.

– Ma ora smettiamola di parlare – Riprese mia madre spezzando quell'atmosfera d'imbarazzo – e toglietevi di dosso quegli abiti zuppi. E tu marito non startene li impalato, provvedi al nostro amico che delle donne mi occupo io

– Soltanto fino a domani, – Provò a mormorare l'uomo – poi dovremo riprendere il nostro viaggio

– Va bene, ma il compito di pensare al domani lasciamolo a dio, ora vediamo di cambiarci gli abiti o ci buscheremo un malanno – Disse mio padre spingendo l'uomo su per le scale fin dentro la sua stanza, mentre la mamma aiutava la donna ad alzarsi prendendo tra le braccia la bambina.

Un attimo dopo la casa era tornata silenziosa, ed io, dopo avere alimentato il fuoco nel camino, uscii per condurre il cavallo nella stalla.

Lo asciugai, lo coprii con la sua coperta e gli preparai il sacco con la sua cena e quando mi decisi a rientrare in casa erano di nuovo tutti attorno il fuoco, tranne la mamma che stava preparando la tavola.

La donna aveva indosso l'abito scuro che mia madre era solita indossare nelle grandi occasioni, mentre alla bimbetta avevano infilato l'altro paio dei miei pantaloni e la maglia che sarebbe dovuta essere il mio regalo di Natale.

Trascorremmo quella notte di vigilia in loro compagnia, mangiando in cordiale allegria quello che la mamma aveva preparato.

La bimbetta, il cui nome era Nora, per tutto il tempo che sedemmo a tavola non disse una sola parola e siccome la mamma le aveva assegnato il posto proprio dinanzi al mio, ebbi modo di osservare affascinato, oltre che il suo volto, tutte le mute domande che ella rivolse con lo sguardo alla donna ogni volta che la mamma le metteva del cibo nel piatto. Domande seguite sempre da lievissimi sorrisi che le addolcivano il volto, quando con lievi cenni del capo la donna le dava il consenso di mangiare.

Molto spesso, quando sollevavo lo sguardo per osservarla, scoprivo i suoi occhi fissi su di me. E quando questo accadeva, (Per la verità lo facevo spesso) lei li abbassava immediatamente.

Quel gioco a rimpiattino con i nostri sguardi sembrò divertirla, poiché più di una volta ebbi modo di notare sulle sue labbra un pudico sorriso che le addolciva i tratti del volto.

– Oh no, non è nostra figlia, noi non ne abbiamo avuti. – Sentii dire alla donna con voce fine rispondendo ad una domanda di mia madre – Nora è figlia di mio fratello, che dio l'abbia in gloria

– Quanti anni ha?

– Ha soltanto otto anni, ma ha già sofferto molto a causa della donna che mio fratello si prese in moglie quando rimase vedovo.

– L'ha abbandonata?

– No, il mio povero fratello era un buon padre, voleva bene a Nora, ma sapete com'è la vita di montagna, come si fa a curare una bambina se si sta fuori di casa tutto il giorno a tagliare legna. Per questo riprese moglie, ma quella donna non era nata per essere una buona madre, la trascurava e dio solo sa quello che le faceva. Quando un anno fa mio fratello mori di febbri, mi raccomandò tanto di avere cura di lei che quando quella donna si portò in casa un uomo io non volli lasciargliela. Ed ora non gliela rendo più. Povera piccina, è tanto buona

– Non ve l'ha reclamata? – Domandò mia madre

– Non era sua figlia, per lei sarebbe stata soltanto un peso e ora noi ce la portiamo nelle Americhe. Forse non avrà una vita facile, ma certamente avrà accanto qualcuno che l'ama

– Ma perché andare così lontano?

– Mio marito è un bravo falegname, ma per lui non c'era più lavoro. Così abbiamo deciso di vendere le nostre cose e andarcene. Dicono che al di là del mare, in quelle Americhe, dicono che ci sia lavoro per tutti

– Quando dovreste partire?

– La nave prenderà il mare tra quattro giorni

– Oh mio dio! Partire così lasciando tutta una vita? Ma sapete almeno cosa vi aspetta in quelle Americhe?

– Ci hanno assicurato che mio marito avrà un lavoro in un cantiere. Non so cosa voglia dire, ma ci hanno spiegato che in quelle Americhe i cantieri costruiscono le case.

– Da quanto siete in viaggio?

– Siamo partiti lunedì passato

– Andate a piedi?

– Siamo povera gente

– Mio dio! Ma come farete? Napoli è così lontana e se perdeste la nave?

– Qualche santo ci proteggerà. Dio non può essersi dimenticato di noi

– Ma si che sarete a Napoli in tempo! – Intervenne mio padre – Sono soltanto quaranta chilometri, un giorno di viaggio

– Volete scherzare? – Soggiunse l'uomo – Come potremo percorrere tanta strada in un solo giorno?

– Con un carro

– Ma noi non possediamo un carro

– Oh si che lo avete. Proprio domani alcuni nostri amici partiranno per consegnare un carico di legname a Napoli e vedrete che un posticino per voi su uno dei carri si troverà

– Domani è il giorno di Natale – Mormorò la donna – Lavorare è peccato

– Quelli che stiamo vivendo sono tempi difficili e io credo che il Signore saprà capire le nostre esigenze

– Amen! – Rispose l'uomo segnandosi

E per rallegrare l'atmosfera mio padre sollevò il bicchiere esclamando – Credo che sia ora di fare onore a questo buon vino!

Lasciai i grandi ai loro discorsi e al prezioso vino di mio padre per avvicinarmi a Nora, che seduta sulla panca osservava in silenzio le fiamme.

Lei dovette avvertire la mia presenza, perché interrompendo le sue meditazioni posò su di me due occhi così grandi da occuparle tutto il volto.

– Ciao! – Le dissi a bassa voce

– Ciao – Rispose lei sorridendomi

– Posso sedere? – Balbettai sorpreso della mia audacia

Lei annuì accarezzando lievemente la panca per indicarmi di sedermi al suo fianco e siccome per qualche istante rimasi a guardare indeciso quella mano, lei ripeté l'invito.

Quella fu la prima volta nella mia vita che sfiorai il corpo di una donna che non fosse quello di mia madre e sinceramente debbo confessare che mi scombussolò come non avrei mai immaginato. Una valanga di sensazioni si presero il mio spirito sollevandolo talmente in alto che ebbi paura che anche gli altri si accorgessero di quel mio turbamento.

Ma non accadde nulla di quanto temetti, fu invece lei a venire in mio soccorso spezzando il mio imbarazzo con poche parole

– Mi hanno fatto indossare i tuoi pantaloni, non ti dispiace vero?

Compresi la domanda ma non riuscii ad aprire bocca e dovetti sembrargli molto stupido

– Sta tranquillo, te li renderò – Aggiunse lei mentre il mio volto si fece rosso fin sulle orecchia

Poi, senza guardarmi chiese

– Voi siete ricchi?

– Perché me lo chiedi? – Balbettai sempre più impacciato

– Tu possiedi due pantaloni

– Anche mio padre – Risposi senza pensarci

Allora lei sollevò lo sguardo e mormorando con voce bassissima disse – Mio zio ne ha uno soltanto

A quel punto il mio disagio raggiunse vette fino ad allora inesplorate e non sapendo più a quale santo voltarmi trassi dalla tasca dei pantaloni uno di quei vecchi rocchetti di legno sui quali le donne avvolgono il filo per i loro rammendi, il quale seppe suscitare in lei tanto interesse ad ricondurmi con i piedi in terra e trovare il coraggio di dire – Lo vuoi?

È difficile pensare che un simile attrezzo non sapesse accendere la fantasia di qualsiasi bambino, eppure lei dopo averlo guardato scosse il capo in segno negativo.

– Puoi prenderlo – Dissi spingendoglielo tra le mani che lei ritrasse scuotendo ancora violentemente il capo.

– Non ti piace? – Chiesi

Lei annuì accennando un sorriso.

– Prendilo, è tuo – Mi sentii di dire

Lei guardò ancora per qualche secondo quel rocchetto che le offrivo, poi accadde una cosa incredibile. Sollevò su di me i suoi grandi occhi brillanti e con le mani congiunte, come se stesse per ricevere un prezioso gioiello, prese il rocchetto osservandolo attentamente.

Per qualche secondo lo rigirò in tutte le sue angolazioni, poi lo accostò alle labbra e pian piano ve lo lasciò scivolare una, due, tre volte.

– Com'è liscio, l'hai fatto tu? – Mormorò guardandomi

Gonfiandomi come un rospo annuii sapendo di mentire.

– A cosa serve?– Chiese

– Mia madre ci avvolge il filo

– Quale filo?

– Quello per cucire

– È vero – Mormorò lei annuendo – Lei ne aveva uno uguale nella cassetta della lana

– Lei chi? – Domandai senza pensarci

Non rispose subito, ma quando tornò a sollevare gli occhi su di me notai che era scomparsa quella luce che fino ad allora li aveva illuminati.

– La moglie di mio padre – Rispose con voce ferma

Per attimi lunghissimi tra noi scese un silenzio colmo di imbarazzo. Provavo rimorso per averla costretta a rispondere a quella domanda che doveva averle riaperto ferite recenti e me dispiacevo sinceramente, ma in quel momento riuscii soltanto a farle una domanda piuttosto banale.

– Ti chiami Nora?

Lei annuì con il capo continuando a far girare tra le mani il rocchetto.

– È un bel nome – Farfugliai nel tentativo di farmi perdonare

Lei scrollò il capo – Al mio paese mi prendevano in giro. Dicevano che Nora è un nome da vecchia

– Non è vero, a me sembra bello

– Federico è più bello. – Disse lei di slancio, riprendendosi subito per continuare con voce sommessa – Ho udito quando tua madre ha fatto il tuo nome

A quel punto il mio coraggio vinse su tutto – Posso svelarti un segreto? – Chiesi

– Certo, so mantenere i segreti, io

– Quel rocchetto non...

– Vuoi che te lo renda? – Disse porgendomelo

– Oh no! Non volevo dire questo, puoi tenerlo

– Non è tuo?

– Si è mio, ma volevo dire che non l'ho fatto io

Ecco fatto! C'era voluto tutto il mio coraggio per sputare il rospo, ma non appena pronunciate quelle parole ebbi l'impressione di sentirmi più leggero.

– Non l'hai fatto tu? – Chiese lei con su il volto quella espressione di chi stenta a credere

– No! L'ho avuto in regalo da mia madre

Lei allora tornò a guardare il rocchetto mormorando

– Tu sapresti farlo più bello

– No – Replicai ormai consapevole della mia onestà – Non saprei essere tanto bravo

– Io invece credo che sapresti farlo ancora più liscio

Quelle parole dette con spontaneità spezzarono definitivamente il mio imbarazzo.

– Sono soltanto un bambino come te

– Oh si, ma non come me, tu sei diverso

– Perché dici che sono diverso? – Chiesi preoccupato

Lei abbassò il capo scuotendolo senza rispondere e io feci una cosa che non mi sarei mai sognato di riuscire a fare. Per la prima volta nella mia vita con una mano toccai una donna sollevandole il volto.

– Ti vergogni di me? – Chiesi

Lei scosse il capo.

– Non vuoi dirmi perché sono diverso? – Chiesi provando ad insistere

Nora si strinse nelle spalle – Non lo so, – Mormorò – però tu non sei come gli altri... Voi siete diversi. Avete gli occhi puliti.

– Cosa vuol dire avere gli occhi puliti?

– La gente del mio paese non era tranquilla e quando mi guardava mi faceva star male. Qui con voi invece sto bene, non ho paura

– Capisco – Mormorai, anche se in realtà compresi il senso delle sue parole alcuni anni più tardi, quando al di fuori del guscio della mia famiglia ebbi a che fare con molte specie di uomini...»

– Finalmente ho scoperto che da bambino dicevi le bugie – Lo interruppe Cristi battendo le mani

– A quell'età raccontare qualche frottola non è poi così oltraggioso

– Io non ne ho mai dette

– Ne sei certa?

– Beh, forse ho cambiato un po' le cose, ma non ho mai detto frottole

– Mi auguro che tu riesca a farlo prima che sia troppo tardi

Cristi esplose in una risata divertita – Se proprio ti fa piacere un giorno te ne racconterò una grande come una montagna, ma ora continua il racconto

«...Mi chiese se potevo lasciarle tenere ancora un po' il rocchetto e io risposi – Certo che puoi, vorrei che lo accettassi come mio ricordo

Lei portò nuovamente il rocchetto alle labbra e mormorando un lievissimo – Grazie – mi volse le spalle

Quel gesto mi sconvolse più delle parole che avevo pronunciate e non riuscendo ad interpretarne il senso, mi sentii perduto...»

– Non potevi capirlo perché sei sempre stato uno zuccone. – Borbottò Cristi – Lo avrei fatto anch'io

– Perché? – Chiese Fred con un sorriso beffardo sulle labbra

– Perché non sempre si desidera che gli altri ci vedano piangere

– Tu credi che lei avesse voglia di piangere?

– No Fred, Nora non voleva piangere, ma stava piangendo

– Come fai a saperlo?

– Non lo so, ma io avrei pianto. Sei proprio un testone...e poi cosa accadde?

«...Fui tentato di riprendere il dialogo ma la sua espressione raccolta m'impedì di disturbarla...»

– Almeno quello riuscisti a capirlo

– «...Rimasi lungamente a guardare il profilo del suo volto, scoprendo che neppure la sofferenza riusciva a cancellarne la viva luce che emanava...»

– Piangeva? – Chiese Cristi

«...Mentre l'osservavo vidi scivolare sulla gota una lacrima e poi un'altra ancora...»

– E tu? Cosa facesti?

«...mi accostai ancora di più a lei e con una mano le asciugai le lacrime – Non si deve piangere in questa notte non è permesso – Sussurrai

Ella annuì e si voltò a guardarmi.

E allora in quei grandi occhi colmi di lacrime, che la tremula luce delle fiamme avevano trasformato in una magica forgia di vivide luci, lessi la sua enorme forza e piansi anch'io... Non so cosa mi accadde, ma improvvisamente sentii il bisogno di contattare la sua mente...»

– Oh Fred! – Esclamò Cristi mentre lui le fece cenno di tacere

«...e in quel momento ebbi l'impressione che ella fosse cosciente di quanto stava per accaderle, poiché lasciò totalmente aperta la sua mente al contatto con la mia.

Non era mai accaduto che avessi un contatto diretto con la mente di un essere umano, ma i sentimenti che ella mi comunicò in quei pochi istanti sono stati una delle cose più straordinarie e fantastiche della mia vita...»

– Cosa provasti? Dimmelo! – Chiese Cristi

– «...Quelle emozioni mi dissero che quel fuscello era uno di quei giganti a cui una potenza superiore aveva concesso la capacità di percepire le emanazioni di gioia e di dolore degli altri e che a me conferiva il compito di renderle operanti...»

– Fred, ma cosa dici!

– Ssst, ti prego, non interrompermi

«...Fu così che, contravvenendo all'impegno preso con mio padre, operai alcune modifiche ad una parte del suo cervello, rendendola capace di produrre una grande quantità di endorfine per abbassare la soglia del dolore...»

– Cosa facesti? – Urlò lei sollevandosi in ginocchio

– Non sono mai riuscito a darmene una spiegazione, ma in quel momento una fortissima pressione m'indusse a superare lo sbarramento d'ogni promessa

– Rendesti Nora capace di assorbire il dolore degli altri? – Chiese Cristi con voce tremante

– Si, in pratica acquistò la capacità di trasferire su di se quei dolori

– Stai dicendo che poteva soffrire il dolore di altri?

Fred annuì.

– Quanti altri umani sono in grado di farlo?

– Da quanto ne so soltanto lei è in grado di operare questo prodigio

Cristi raccolse il volto tra le mani mentre un lamento soffocato le sfuggi dalle labbra e quando pochi istanti dopo sollevò il capo aveva gli occhi lucidi

– Non fosti buono con lei. Chissà quanto avrà sofferto – Mormorò con un filo di voce

– Quando compresi cosa le avevo fatto era tardi per rimediare

– Dio Fred, ma perché rendesti la sua vita così difficile?

– Io sono stato soltanto lo strumento di un disegno

– E tuo padre? Lo dicesti a tuo padre?

– Non ce ne fu bisogno, capì da solo

– Cosa disse?

– Nulla, ma prima che andassimo a dormire mi prese da una parte e guardandomi dritto negli occhi disse «Dimentica ciò che è accaduto, quello che è stato doveva essere»

– Soltanto questo?

– Non fu poco te lo assicuro

– Vai avanti! – Esclamò lei tornando a sedersi sul pavimento

«...Vuoi per il cibo, o per il calduccio che si era creato nella stanza, ma tutti iniziammo a canticchiare vecchie canzoni natalizie. Quell'anno non andammo alla funzione per non lasciare soli i nostri amici. Trascorremmo le prime ore della notte raccontandoci vecchie storie e quando si decise che era ora di riposare, i miei, dopo aver vinto un'infinità di resistenze, cedettero il loro letto alla coppia e alla bambina.

Io e mia madre ci sistemammo nel mio letto, mentre mio padre, dopo aver fatto visita nella stalla, trascorse il resto della notte accanto il camino prendendosi cura degli abiti bagnati dei nostri amici.

Il mattino successivo il tempo si era rimesso al bello e quando i nostri amici ci lasciarono una pallida alba colorava il cielo facendo brillare la neve.

Ho trascorso tantissime notti di vigilia, alcune delle quali veramente felici, ma quella fu unica. In quella magica notte compresi me e finalmente mio padre.

Ma le mie sorprese non dovevano finire li, poiché quella mattina ebbi modo di assistere al saluto tra la mamma e la sua nuova amica.

La mamma aveva preparato del cibo e dopo averlo sistemato nella sacca di lei si sedettero alla tavola tenendosi per le mani e parlottando fitto fitto come due vecchie amiche. Io le guardavo affascinato, incredulo di quella loro spontaneità, domandandomi quante cose sarebbero riuscite a dirsi in quei pochi minuti.

E quando giunse l'ora di lasciare la nostra casa si alzarono e senza dire una sola parola si strinsero in un lunghissimo abbraccio silenzioso carico di commozione.

Mio padre ed io li accompagnammo fin fuori il paese dove avremmo dovuto incontrare i carri della legna per Napoli e quando giunsero il babbo parlò con il capo della carovana che accettò di condurli con loro.

Ci salutammo con un po' di commozione nelle voci. L'uomo strinse la mia mano tra le sue grandi e forti

– Addio figliolo, buon Natale – Disse – E chissà che un giorno non ci s'incontri ancora

Fu buon profeta, poiché molti anni più tardi ebbi la fortuna di riabbracciarlo proprio in America.

Sua moglie, dopo avermi salutato con una carezza sui capelli, lasciò scendere dalle sue braccia la bimbetta che mi venne incontro a testa bassa e quando mi fu davanti sollevò lo sguardo fissandomi come se avesse voluto dire qualcosa e mentre i suoi grandi occhi mi guardavano intensamente, si sfilò dal collo un cordoncino scuro che mise tra le mie mani. Poi, prima di scappare vergognosa tra le braccia della donna, si sollevò sulla punta dei piedi e mi baciò sulle labbra.

Restammo a guardare i carri fin oltre gli alberi che delimitavano la strada e quando l'ultimo di essi scomparve, iniziai a sentire dentro di me qualcosa che saliva prepotente e che non riuscivo a frenare. Piangevo senza riuscire a nascondere i singhiozzi.

Mio padre mi strinse a se con un braccio e con voce calma mormorò – Sta tranquillo, dio non li abbandonerà

Mentre percorrevamo la strada per far ritorno a casa dedicai molta attenzione alla piccola pietra verde infilata nel sottile cordoncino che Nora aveva messo tra le mie mani.

La mostrai a mio padre.

– Guarda babbo, è bellissima. Sembra un gioiello

– È soltanto una pietra, – Rispose lui sorridendomi – ma è assai più preziosa di un gioiello. In lei v'è racchiuso un sentimento purissimo e tu dovrai custodirlo gelosamente»

– Io l'ho vista quella pietra! – Esclamò Cristi sollevandosi di scatto e rimanendo in ginocchio sul pavimento – L'hai tu appesa al collo

Per tutta risposta Fred si sbottonò la camicia slacciandosi una sottile catena d'oro che le porse.

Per qualche istante parve che lei non volesse prenderla, ma poi sollevò le braccia e se la lasciò scivolare nelle mani mentre il sorriso scomparve dalle sue labbra.

Lentamente la portò alla fronte e ve la tenne a lungo, poi la lasciò scorrere sulle labbra serrando gli occhi.

– È bellissima. – Mormorò con la voce rotta dalla commozione – Non è una pietra, è la parte più pura del suo cuore

– Ti piace?

– Oh Fred! È la cosa più bella che abbia mai visto

– In quella pietra è racchiusa una parte della mia vita, ma questa è un'altra storia e se un giorno ne avremo il tempo te la racconterò

– Volevi bene a Nora?

– In un certo senso credo di avergliene voluto ancor prima d'incontrarla

– Hai avuto occasione di rivederla?

– Si, ci rincontrammo molti anni più tardi

– Oddio che bello. Raccontami, la sposasti?

– Oh beh, no, non lo feci

– Santo cielo e perché no?

– Beh, perché aveva già un marito

– Si era dimenticata di te?

– Oh no, questo no. Ero ancora nel suo cuore esattamente come lei era nel mio

– Oh dio Fred, ma tu l'amavi

– Non correre con la fantasia

– Non l'amavi?

– Certo che l'amavo, ma il nostro sentimento travalicava ogni regola umana

– Tu non dovevi permettere che sposasse un altro. Quella donna era tua

– Stai facendo un po' di confusione, nessuno è proprietà di nessuno. Ognuno di noi appartiene soltanto a se stesso e in qualche modo a chi gli ha donato la vita. Il resto delle nostre azioni è soltanto libera scelta e lei aveva fatto la sua

– Non è possibile, io non avrei mai potuto dimenticarti, ti avrei aspettato tutta la vita

– Molto presto comprenderai che nel corso della vita non tutto va come vorrebbe il cuore

– Io non lo avrei permesso, avrei lottato

– Si, – Brontolò lui annuendo – ne saresti stata capace, ma forse avresti reso infelice altre persone. Una delle regole che bisogna sempre tenere a mente è che non si può sempre avere, a volte si deve anche saper dare

Cristi si alzò in piedi restituendogli la catena d'oro

– Mi permetterai di vederla ancora?

– Puoi tenerla, è tua

– Oh no! Per carità, non posso accettarla – Esclamò lei ponendola nelle mani di lui e facendo un passo indietro

– Mi era sembrato che te ne fossi innamorata

– Dio se lo sono! Pagherei qualsiasi prezzo per averla, ma ora non posso accettarla. Un giorno forse, ora no

– Posso conoscerne la ragione?

Cristi si asciugò con le mani due grosse lacrime che le scendevano pigre lungo le guance – Quella pietra è limpida come può esserlo l'amore più puro e io non ne sono degna

Fred annuì riallacciandosi la catena al collo

– D'accordo, vuol dire che la terrò io fin quando non me la chiederai

– Non te la chiederò mai. Dovrai essere tu a darmela quando capirai che ne sarò degna

– Lo sei già

– No Fred, non ancora, ma devi promettermi una cosa

– Cosa?

– Che non mi lascerai andar via senza quella pietra

– Lo prometto

– Posso farti una domanda?

– Avanti

– Perché desideri darla a me se hai detto che in essa v'è racchiusa una parte della tua vita?

– Perché è l'unica cosa veramente mia che ho da donarti

– Non è vero, tu mi stai dando moltissimo

– Nulla di mio, quello che ottieni te lo stai guadagnando

Cristi annuì guardandosi le mani

– Che strano, non me ne ero accorta

– Beh, ora lo sai

– Che spudorato bugiardo – Borbottò lei piegandosi a smuovere la brace nel camino

#

Erano già sotto le coperte dei loro letti quando lei lo chiamò ad alta voce

– Fred!

– Cosa c'è?

– Perché non le chiedesti di sposare te?

– Te l'ho detto, non era possibile

– Glielo dicesti che le volevi bene?

– No

– Che testone! Ma perché?

– Non sarebbe stato onesto, aveva una sua famiglia

– E cos'è accaduto?

– Buonanotte pulcino

– Ancora una cosa

– Avanti, cos'altro c'è?

– Cosa mi regalerai per Natale?

– Sarà una sorpresa

– La troverò sotto l'albero?

– Puoi contarci

– Non vuoi dirmi cos'è?

– No!

– Sarà bello?

– Utile

– E mi piacerà?

– Spero di si

– È proprio una bella invenzione il Natale

– Smetti di fare chiacchiere e dormi, è già molto tardi

– Okay buonanotte. Ehi Fred!

– Dormi

– Ancora una cosa, altrimenti non riuscirò a dormire

– Speriamo sia l'ultima

– Io credo che Nora non sia sta...non sia una donna fortunata. Non saprà mai che cosa meravigliosa ha perduto

#

Il mattino successivo Fred fu svegliato dalla voce di Cristi che lo chiamava dalla sala e avendo riconosciuto nella sua voce una certa impazienza si vestì in fretta.

Quando uscì dalla sua stanza la vide in fondo alle scale che l'aspettava.

– Scusami, – Disse lei salendo qualche gradino per andargli incontro – mi dispiace averti svegliato proprio oggi che avresti potuto riposare qualche ora in più

A lui non sfuggì quella spontanea cortesia che non riusciva a mascherare lo sgomento nella voce.

– Non preoccuparti ero già sveglio. Di cosa si tratta?

– C'è Alba

– In casa?

– È la, davanti il camino,

– Oh bene, – Osservò lui – hai visto che è tornata

– Non va bene Fred, c'è qualcosa che non capisco. Vieni subito ti prego

Lo prese per mano e quando raggiunsero il camino gli occhi di lei erano colmi di dolore – Ti prego Fred, dimmi cos'ha

Alba si trovava senz'altro li, ma invece di starsene seduta e impettita nella solita posizione, era distesa su di un fianco completamente immobile e rannicchiato contro di lei giaceva un minuscolo gattino nero.

– Ma cos'è accaduto? – Chiese lui inginocchiandosi sul tappeto

– Non lo so, erano giorni che non la vedevo e quando stamani l'ho sentita alla porta sono scesa ad aprirle. È entrata quasi barcollante con il gattino stretto nella bocca, lo ha deposto sul tappeto e si è sdraiata com'è ora senza più muoversi. Ho acceso il fuoco credendo che avesse freddo, ma non s'è più mossa

Fred fece scorrere la mano sul corpo di Alba accarezzandola. Era magra come non lo era mai stata, la pelliccia era sudicia e incrostata di fango. Istintivamente le palpò l'addome e quando le dita sfiorarono una massa molle e lobulata, in lui non vi fu alcuna sorpresa, ma soltanto un opaca tristezza.

– Cos'ha? – Domandò Cristi con voce tremante

Fred sedette sul tappeto contemplando il camino senza vederlo.

– Dimmi che è soltanto stanca, è così, vero Fred? – Chiese ancora lei

– No, – Mormorò lui guardandola – temo stia morendo

– Oddio nooo! – Urlò Cristi portando le mani alla bocca – Tu non puoi, non puoi morire ora che hai il tuo piccino. Ti prego Fred rendimi la promessa, io posso ridarle la vita, lascia che usi i miei poteri, ti supplico

Con gli occhi colmi di lacrime e accarezzando il corpo della gatta, Fred le negò il consenso.

Cristi serrò forte le mascelle e voltò le spalle lottando con la commozione, ma subito rinunziò a combattere e cadde in ginocchio accanto ad Alba struggendosi in un pianto disperato e quando alla fine riuscì a parlare le tremava la voce.

– Alba perdonami, – Singhiozzò mentre le lacrime cadevano sulla pelliccia infangata – è colpa mia

– Nessuno ha colpa della sua morte – Mormorò Fred

– Se l'avessi tenuta con me. Oh Fred, dev'essere stato terribile sentirsi abbandonata. Aiutami ti prego, non lasciare che questa mia colpa mi uccida… Dio mio cosa ho fatto!

– Smettila, tu non le hai fatto proprio nulla

– Dobbiamo uscire a cercare gli altri suoi piccini. Lei non può farlo

– Fuori ci saranno almeno dieci gradi sotto lo zero e ammettendo che ve ne siano degli altri, senza il calore del corpo della madre a quest'ora hanno già cessato di vivere. Lei ne ha salvato uno per affidarlo a te

– Perché a me? Io non merito nulla

– Perché ti ha scelta

Cristi s'inginocchiò prendendo tra le mani la minuscola creatura nera che, sentendosi disturbata, emise un flebile miagolio.

– Alba perdonami, – Mormorò Cristi carezzandole il corpo – credevo non avessi compreso e invece tu sapevi che ti amavo, io ti volevo...oh dio se ti volevo! – Singhiozzò – Perché non mi hai ascoltata, qui con me saresti stata al sicuro. Io ti ho fatto del male, ma ti prometto che amerò il tuo piccino come avresti voluto fare tu, saprò essere la sua mamma

Improvvisamente si arrestò di parlare, si sollevò in piedi e guardando Fred disse con voce roca – È morta Fred, se n'è andata portandosi via una parte di me

Consapevole del suo grande dolore, così in contrasto con i vividi colori natalizi dell'albero addobbato, Fred si sollevò e la strinse tra la braccia esprimendosi con dolcezza

– Se n'è andata felice sapendo di aver salvato suo figlio. Lei ha creduto in te e tu non puoi deluderla, ora dovrai essere forte se vorrai diventare una buona mamma

– Gliel'ho promesso

– Si, certo, ma ora dobbiamo uscire a darle sepoltura

Cristi annuì singhiozzando disperatamente – Fallo tu per favore, io non posso

Fred avvolse l'esile corpo dalla gatta nel tappeto e uscì fuori.

Quando rientrò Cristi era ancora accanto al fuoco con il gattino stretto al petto e sebbene le lacrime si fossero asciugate sulle gote, aveva gli occhi arrossati dal pianto.

– Buon Natale Fred! – Mormorò porgendogli un pacchetto

Tolta la carta che lo avvolgeva Fred si trovò tra le mani una pipa.

– Santo cielo! È stupenda – Esclamò accarezzandola con lo sguardo – L'hai fatta tu?

Cristi annuì carezzando il gattino – Credo di aver fatto un buon lavoro

– Si, stai davvero imparando

– Non come dovrei Fred, per Alba non ho potuto fare nulla

– Mi dispiace, darei la mia vita se servisse a ridartela

– Oh no! Non dire così – Lo rimproverò lei – Non devi mai più dire una simile cosa. Amavo Alba, ma riuscirò a sopravvivere. Senza di te non ne sarei capace

– Sono soltanto un vecchio testone. Vuoi vedere il mio regalo?

– Avevo proprio bisogno di scarpe nuove

– Lo sapevi?

– Puoi nascondermi nulla?

– Hai aperto il pacco?

– No

– Non hai usato i poteri, so che non l'hai fatto, però un giorno dovrai dirmi come fai a conoscere tutto quello che ho nella testa

– Non lo so Fred, ma tu sei sempre in me anche quando sei in città. È imbarazzante, non riesco ad escluderti dalla mia mente e a volte mi sembra di essere una cellula del tuo cervello

– Tu sai sempre cosa penso? – Chiese lui guardandola serio

– Uhm – Mugugnò lei – Forse ho commesso un errore a parlartene… Ma mi dici tu cosa posso fare per separarmi da te? Tu ormai fai parte del mio organismo, sei nel mio sangue...

– E questo da quando?

– Non lo so

Lui scosse il capo – Dovrò creare uno schermo

– Non farlo Fred, io ho bisogno di sentirti. Troverò io un modo per non darti troppo fastidio

– Ho paura che per evitare questo fastidio dovrai uccidermi

– Ma che cavolo vai dicendo!

– Stavo scherzando, sarà sufficiente che codifichi i miei pensieri. Non è difficile, io ci riesco quando intercetto i tuoi segnali

– Tu hai sempre saputo quello che mi frullava nella mente, non è vero?

– No, ho sempre saputo quello che hai nel cuore, i tuoi pensieri li ho codificati senza aprirli

– Io invece l'ho fatto con i tuoi

– Poco male, non ho mai avuto segreti per te

– Fred, ma come cavolo fai a pensare a me per così tanto tempo?

– Credi sia troppo invadente?

– No! – Rispose impulsivamente lei. Poi, abbassando lo sguardo mormorò – Non mi da fastidio – Quindi, tornando a guardarlo chiese – Si può sapere perché mi dici soltanto ora che è possibile codificare i pensieri?

– Forse perché desideravo che andasse così – Rispose lui

– E io che ho cercato di nasconderti i miei sentimenti. Vedi a che punto arriva la mia presunzione?

– Non accusarti di nulla, i tuoi sentimenti possono essere letti da chiunque sappia guardare nei tuoi occhi. Loro sono la finestra di un mondo meraviglioso

– Scherzi vero?

– Mai stato così serio

– Ho fatto la figura della sciocca

– Cosa ne farai delle vecchie scarpe, le getterai?

– Tu credi che potrei perdere due amori nello stesso giorno?

– Allora le riporremo in soffitta

– Vorrei tenerle nella mia camera

– D'accordo, ma ora perché non apriamo il regalo di Mary?

– Si... ma prima ho da darti un bacio – Mormorò lei tirandolo per la giacca per farlo abbassare. Poi depose il gattino sulla tavola e aprì il pacco con le mani che le tremavano.

– Fred! – Esclamò mostrando un cesto di rametti di salice intrecciati – Lo vedi anche tu? Qualcuno dovrà spiegarmi come poteva sapere che avrei avuto un gatto

– Beh, sembra proprio che Mary sia in grado di leggere nel tuo futuro

Sebbene stesse sorridendo Cristi aveva gli occhi malinconici. Riprese tra le mani il gattino e tornando a guardare Fred chiese – Posso tenerlo?

– Si, a patto di rendergli la libertà quando sarà in grado di fare le sue scelte

– Lo prometto – Mormorò e guardandolo intensamente chiese con un filo di voce – Credi che tutto questo possa essere opera dello spirito del Natale?

– È probabile. Lui ama manifestarsi in molti modi

– Alba mi aveva accettata, voi tutti mi avete accettata. – Mormorò stringendo a se il gattino – Grazie, è il più bel regalo che questa valle potesse farmi. Io vi amo e vorrei essere capace di ringraziarvi, ma siete così tanti. Spero solo di riuscire a ripagarvi di tanto amore

E mentre lei si avviava lentamente su per le scale, Fred estrasse il fazzolettone a fiori soffiandosi rumorosamente il naso.

Continua...



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