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lavoro pubblicato domenica 11 ottobre 2015
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

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Un anno di insana sanità

di alessia15. Letto 465 volte. Dallo scaffale Pensieri

Un anno. 365 giorni.Togliamoci  le ferie, i tre giorni di influenza e qualche riposo tra un doppio turno e l'altro ed è così che arrivi a festeggiare un anno di lavoro presso quello che fino a 12 mesi fa vedevi come un miraggio: l'Os.....

Un anno. 365 giorni.
Togliamoci le ferie, i tre giorni di influenza e qualche riposo tra un doppio turno e l'altro ed è così che arrivi a festeggiare un anno di lavoro presso quello che fino a 12 mesi fa vedevi come un miraggio: l'Ospedale.
Il sogno di qualunque figura professionale che dopo anni di lezioni, esami e tirocinio si ritrova con un futuro incerto, qualche contratto illegale legalizzato e la partita IVA aperta a favore del caro stato magnereccio.
Un pò deluso e amareggiato ti dai da fare.
A pranzo libri, a cena concorsi ed eccole le soddisfazioni arrivare con sempre più prove superate (le tante e troppe prove dei concorsi che ti costringono a burocrazia infinita con tanto di quota d'iscrizione da pagare, giorni di ferie prese, viaggi di notte in auto e file immense) ma come stavo dicendo le soddisfazioni arrivano.
E non c'è che soddisfazione più grande che un'occupazione fissa per un giovane italiano circondato da crisi economica, riforme del lavoro che promuovono lo sfruttamento anzichè le assunzioni e una pensione...aspetta, quale pensione?
Ok ok, per non deprimerci smetterò di divagare.
Le soddisfazioni arrivano: contratto a tempo indeterminato!
E sei ancora più orgoglioso del tuo Sistema Sanitario Nazionale quando vedi che lavora bene.
Quando vedi che il tuo reparto lavora bene.
Quando vedi che i tuoi colleghi lavorano bene.
E non perchè siamo mossi dall'animo della crocerossina come molti pazienti ci dicono pensando di farci un complimento mentre gli rimbocchiamo le coperte. Ma perchè abbiamo studiato, siamo saturi di nozioni di fisiologia e farmacologia e prima di tirarla su quella coperta abbiamo controllato che la medicazione sia in ordine, valutiamo la quantità e la qualità del materiale aspirato da quel drenaggio e che la flebo (contentente il giusto farmaco, per la giusta persona, giusto orario di somministrazione ecc) "vada giù" (come diciamo in gergo tecnico).
Poi finisci il turno e per strada incontri i genitori di un tuo compagno di liceo che ti chiedono come stai. "L'infermiera? Sei proprio una brava ragazza! Che poi quanti anni hai studiato per fare l'infermiera?"
"3 anni: è una laurea" rispondo prontamente io, la domanda tanto è sempre la stessa.
Purtroppo anche la risposta spesso è la stessa, più o meno pacata "l'università per pulire dei c**i?".
E forse sì tempo (tanto tempo fa) bastava la licenza elementare e 4 mesi di corso per essere infermiera (questo però tutti lo sanno) ma adesso non si tratta più di infermiere ausiliario ma di infermiere professionista, adesso non esiste più un mansionario e siamo una professione intellettuale e sì, altre tante cose ma ti limiti a dire "eh ma ora abbiamo più responsabilità". Poi finisci di farli parlare, anzi, vantare del caro figliolo Luca che ha conseguito la laurea (triennale anch'essa) di economia e commercio.
La concezione dell'infermiere: ecco su cosa bisogna lavorare.
Poi la lista delle cose su cui bisogna lavorare inizia a farsi sempre più lunga.
Perchè in questi 365 giorni ho capito una cosa: così come la legge è uguale per tutti ma NON è uguale per tutti, anche in sanità il principio d'equivalenza "tutti hanno diritto ad un uguale trattamento" non è che teoria studiata e niente di più quando la camera da 2 pazienti diventa una singola per la figlia del primario.
E capisci che forse tu sei l'unica a non aver capito come funziona quando si presentano: "sono la moglie di" "sono la nipote di" o "ma io sono il sindaco" (ebbene sì, l'orario di visita vale per tutti ma non per il sindaco).
Purtroppo capisci anche che ci sono professionisti che si sono ormai rassegnati: "ti dò consegna: stanza 1 Sign.re (x y), entrato per (diagnosi) figlio tizio che lavora qui alle risorse umane".
Ho capito che preferivo non capire.
(Tra l'altro sono un'infermiere in cerca di mobilità e nulla aosta vietati ma a questo riservo il mio prossimo sfogo)
Che anno di insana sanità!
http://ioelamiacoinquilina.jimdo.com/blog/


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