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lavoro pubblicato venerdì 9 ottobre 2015
ultima lettura martedì 21 gennaio 2020

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La Valle Incantata - 7

di Legend. Letto 688 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La Valle Incantata - 7

16 Aprile 1941

Oltre all'impegno di curare personalmente le sue cose, l'altra promessa che Cristi sentì il dovere di onorare, fu di non usare i poteri per tutto il tempo in cui fosse rimasta nella valle; e ad onor del vero seppe perfino rendersi impossibile la vita pur di non mancare alla promessa fatta.

Con quel caratterino che le era spuntato da chissà dove affrontò quella nuova vita senza porsi domande e, sfortunatamente per lei, senza comprendere che l'impiego degli schemi comportamentali che le venivano suggeriti del programma KE, avrebbe finito per metterla in seri guai.

Per la verità un paio di cose le furono chiare piuttosto rapidamente; ovvero che Fred non le aveva mentito riguardo al fatto che quella valle avrebbe potuto ucciderla e soprattutto che se davvero voleva salvarsi il fondo schiena, (Lui aveva usato un'espressione diversa) avrebbe dovuto adeguarsi alla svelta.

Immagino sia superfluo aggiungere che sebbene il suo naturale istinto riconoscesse in quei suggerimenti una indiscutibile ragionevolezza, essi rimasero poco più che pie riflessioni.

Ed è probabile che fu proprio in quel periodo che la potente identità gaussiana iniziò a scontrarsi con la sua nuova e intraprendente personalità con la quale lei giocava a mettersi alla prova. E sebbene il modulo riuscisse in alcuni casi a limitare i danni, ogni volta che lei si scontrava con l'esponente N, questi reagiva procurandole una tale quantità di guai fisici da stroncare sul nascere ogni sua aspirazione.

Quello fu davvero un periodo doloroso e per quanto gettasse nella lotta tutta la sua caparbietà, (D'altra parte non aveva altre risorse) finiva sempre per pagare un prezzo troppo alto.

E se volessimo sommare ai guai che le procurava l'esponente N, tutte le contusioni, abrasioni, strappi muscolari, bernoccoli e lividi, (E una fastidiosa infrazione ad una costola che la fece letteralmente ballare per una quindicina di giorni) si può facilmente intuire quanto dovesse costarle mantenere l'impegno preso di non utilizzare i poteri.

Probabilmente molti uomini avrebbero gettato la spugna, ma lei, mostrando un adattamento al dolore superiore ad ogni comprensione, si rifugiava in quella sua nuova natura sperando di perdere i sensi ogni volta che il dolore la rendeva folle

E se riuscì a comprendere come e perché spaccare legna con un ascia più grande di lei o come sconfiggere quella dolorosa prostrazione che la colpiva quando se ne stava ad insaponare il suo bucato in acqua gelida e soprattutto perché trasportare acqua dalla sorgente fin dentro casa, utilizzando un secchio di legno che sembrava pesasse più da vuoto che pieno, (Per raggiungere la sorgente, situata in un avvallamento del terreno proprio davanti la casa, bisognava scendere una decina di gradini intagliati nel terreno) fu soltanto per l'ostinata ed estrema determinazione nell'emulare i gesti di Fred.

A proposito di spaccare legna; quando avvertì la necessità di scaldarsi, (Questo accadde quasi subito) e avendo osservato Fred ridurre alcuni ceppi in parti più piccole, non soltanto fu costretta a ricorrere a tutta la sua forza fisica per sollevare un'ascia più grande di lei, (Farcendo quell'operazione con certe espressioni gergali che avrebbero scandalizzato un carrettiere) ma dovette imparare alla svelta ad evitare di rompersi le gambe.

Ad onor del vero la lotta tra lei i ceppi e l'ascia, fu soltanto l'inizio di una giornata memorabile, poiché dopo essersi procurata una piccola scorta di frammenti di legna, lo scontro proseguì in casa con il camino, il quale, del tutto indifferente dei suoi desideri, si rifiutò a lungo di ardere.

Certamente l'orgoglio le offrì un grosso aiuto a sopportare quell'incontenibile cascata di guai, ma per quante lacrime seppero farle versare, mai e poi mai Fred udì un lamento uscire dalle sue labbra.

Una delle cose che più di ogni altro la indussero a domandarsi dove fosse finito il rispetto di se, fu quando scoprì che il massimo della sensibilità di quell'orso barbuto era quello di massaggiarsi i piedi davanti il fuoco, mentre lei, distrutta dalla fatica e sbattuta in un angolo della casa, non aveva neppure la forza di respirare.

Sebbene Fred non le facesse mai mancare un sorriso di incoraggiamento, quella specie di brontolio a due gambe non dette mai l'impressione di accorgersi dei suoi problemi fin quando non accadde il primo incidente.

Quella sera, al suo rientro dai campi, non trovandola in casa uscì alla sua ricerca, finendo per trovarla nel fienile sepolta da alcune balle di fieno che l'avevano bloccata sotto il carro.

– Ma come accidenti è potuto accadere? – Chiese lui tirandola fuori da quella difficile posizione

– Non lo so – Ripose lei con un filo di voce – Stamani ero venuta a prendere un po' di questa roba quando mi è caduto addosso il mondo

– Stamani? Esclamò lui sorpreso – Non mi dirai che... Oh santo cielo! Avresti potuto inviarle sulla luna quelle balle

– Non c'era fretta, prima o poi saresti dovuto pur tornare

– Roba da matti, ma ti rendi conto di cos'hai rischiato?

– Certo che me ne rendo conto, però ho gridato tutta la giornata – Si ribellò lei decisamente infastidita dal rimprovero

– E mi dici come avrei potuto sentirti se ero nei campi? Si può sapere cosa volevi farne del fieno?

– Volevo prenderne per riempire il mio materasso

– Il tuo materasso sta bene così com'è

– Col cavolo! – Scattò lei – Quel letto è talmente duro che mi rompe le ossa della schiena

– Per tua conoscenza è così che dev'essere un buon letto. Il duro evita che ti venga la gobba

– Ma chi se ne frega della gobba, a me il duro fa male

– Non vorrei sembrarti troppo insistente, ma forse è meglio che ti spieghi il motivo per cui un buon letto deve essere duro

– Ah no! – Lo interruppe lei – Prima devi spiegarmi perché il tuo è più soffice del mio

– C'è poco da spiegare, la mia schiena è quella che è e neppure un miracolo potrebbe farla tornare com'era quando avevo la tua età

– E la mia com'è?

– Perfettamente dritta e mi farebbe un enorme piacere se restasse così com'è. Mi sono spiegato?

– Cavoli! – Esplose lei – Però ora sta a sentire le mie ragioni; a me farebbe un enorme piacere dormire su di un letto morbido come il tuo e in quanto alla mia schiena lascia che me ne preoccupi personalmente

– D'accordo, prendi pure tutto il fieno che vuoi, ma se poi avrai male alla schiena non prendertela con me

– Uffa! Quante storie per un po' di erba secca

– È incredibile come tu riesca sempre a mostrare il lato più discutibile del tuo carattere. Non ne sto facendo una questione di fieno; di quello puoi prenderne quanto ne vuoi, è per quanto accaduto a causa della tua cervellotica idea che vado fuori dei gangheri

– Sarebbe potuto accadere anche a te – Reagì lei

– È vero, un incidente può accadere a chiunque, ma con un minimo di prudenza si può perfino evitare che ci caschi il mondo addosso e se ti fossi degnata di domandare come o cosa fare per risolvere il tuo problema, ora non saremmo qui a discutere come due cretini. Possibile che tu non riesca a comprendere che avventurarsi in operazioni di cui non hai nessuna conoscenza è imprudente?

– Ha parlato il signor professore

– Ha parlato chi vorrebbe averti con le ossa intatte

– Come vedi non è accaduto nulla di tragico

– Di questo devi ringraziare la tua buona stella, ma ricordati queste parole; se questa volta te la sei cavata soltanto con un po' di paura, la prossima potresti non avere il tempo per averne

– Okay, ho capito, ma sta pur certo che non mi fregherà più

– Ecco di nuovo il lato discutibile del tuo carattere

– Ora cos'ho fatto?

– Hai la tendenza ad esprimerti usando termini villani. Vorrei proprio sapere dove hai imparato a parlare a quel modo

– Meglio che tu non lo sappia e poi si può sapere cos'è che non va nel mio modo di parlare?

– L’espressione che hai usato non è quanto di meglio si possa immaginare per manifestare la certezza di non ricadere nello stesso errore. Io mi sarei espresso affermando che in futuro avrei evitato di commettere la stessa imprudenza

– E non è la stessa cosa?

– Esattamente la stessa

– Allora dov'è l'errore?

– Non ce n'è, è soltanto una questione di forma, non di sostanza. Probabilmente ti avrebbero compreso in molti, ma tu avresti dimostrato di essere una ragazza villana

– Il mio modo di parlare ti ho forse offeso?

– Io non faccio testo, lo sai

– Perché? Tu sei diverso dagli altri?

– Se mi offendessi non sarei un buon insegnante. Io credo che il miglior rapporto tra un insegnante e i propri allievi, sia racchiuso in tre o quattro regole e una di queste è di mantenerlo totalmente aperto, ovvero, massimo rispetto in cui tolleranza e dialogo possano esprimersi senza condizionamenti.

Cristi sorrise guardandolo.

– Perché sorridi – Chiese lui

– Nulla!… Vedrò di fare più attenzione

– Bene

– Bene. – Ripeté lei – E ora dimmi una cosa, è davvero così importante questa vostra apparenza superficiale?

– A te può sembrare soltanto apparenza, ma non lo è. Uno dei nostri impegni civili è il rispetto delle regole che ci siamo imposte

– Vorrei proprio capire perché ti diverte farmi sentire un imbecille? – Borbottò lei alzando le braccia al cielo

– Sei troppo intelligente per crederlo. Io mi limito ad esporti le realtà in cui ora ti trovi a dover vivere

– Allora lo fai con troppa sufficienza

– Che strano, credevo che ormai avessi imparato a comprendermi

– Non è vero… io ti capisco

– Non lo credo, altrimenti ti saresti comportata diversamente

– Beh… anche tu devi capire che non è facile decidere come doversi muovere

– Allora fatti furba e osserva

– E chi accidenti dovrei osservare se qui ci siamo soltanto noi due?

– Mi pare chiaro… guarda me

– Dovrei anche imparare a fumare la pipa?

– No, questo non te lo consiglio

– E se volessi fare di testa mia?

– Mi pare che tu lo faccia già con risultati discutibili – Mormorò lui ammiccando

– Okay, allora mettiamo la così; tu fammi un elenco delle cose che non debbo fare, ed io provvederò a seguirlo?

Ma mentre lui stava per ribattere, lei lo anticipò mormorando con voce divertita

– Vuoi sapere una cosa buffa? Quando mi sono vista cadere addosso tutta quella roba, non ho provato soltanto un accidenti di paura, ma mi sono bagnata i pantaloni... Accidenti posso dirlo?

Lui trattenne a stento il riso – Si, puoi dirlo, ma soltanto se non hai estranei a tiro di sput... intendevo dire nelle vicinanze. Ecco cos'era quell'orribile tanfo!

– Si sente?

– Cristo santo! Se fossi in te andrei di corsa a cambiarmi

– Sarebbe bello se sapessi cosa mettermi. Di jeans ne ho un solo paio

– Resti in mutande

– Anche di quelle ne ho un solo paio

– Beh, allora non ti resta altro che infilarti la camicia da notte e mettere tutto ad asciugare davanti il fuoco... Dopo averli lavati s'intende

– Lavarli? Ora?

– Sissignora tu e i tuoi jeans dovrete lavarvi con il sapone, altrimenti puzzerete come la tana d'un puma

– Non ne abbiamo più di sapone

– Si che ne abbiamo, lo hai dimenticato nella stalla quando tentasti di lavare Sheba

– Come cavolo hai fatto a scoprirlo se eri nei campi?

– Me lo ha detto lei, – Rispose lui avviandosi ad uscire dal fienile – e tienila chiusa quella bocca o si riempirà di mosche! – Borbottò immaginando che lei sarebbe rimasta a bocca aperta a guardarlo uscire

La scena che ne seguì fu di una tale ilarità che seppe risistemare le cose.

Lei lo raggiunse correndogli dietro e senza il minimo imbarazzo gli chiese – Dimmi la verità, tu mi hai visto mentre ero nella stalla

– Si lo ammetto – Rispose candidamente lui

– Lo vedi se ho ragione? Tu non sei soltanto un pessimo soggetto, sei un figlio di cane...e non offenderti, non ce l'ho con tuo padre, accidenti a te!

Se per lei quella giornata restò il ricordo di una brutta avventura e l'inizio di qualcosa che la legò ancor più a quel vecchio brontolone, per lui significò un maggior controllo su tutto ciò che lei faceva. E poiché non era necessario essere dei geni per comprendere che se avesse continuato a fare di testa sua si sarebbe messa in qualche guaio più grosso di lei, fingendo d'aver dimenticato i loro patti o mosso da chissà quale altro sentimento, iniziò a suggerirle piccole ingegnosità capaci di risolvere i suoi problemi.

Ma sebbene l'intenzione fosse assolutamente meritevole fallì completamente l'obbiettivo, poiché pur ascoltandolo con molta attenzione lei continuò a fare di testa sua.

In quel periodo non era insolito che Fred la trovasse con gli occhi arrossati per i grandi pianti mentre continuava ostinatamente a spaccare e trasportare legna, oppure profondamente addormentata in qualche angolo nascosto della fattoria. E più i giorni passavano e più quel terremoto (Da un po' di tempo aveva preso a definirla a quel modo) si faceva magra e nervosa. E poiché tutte le attenzioni che le riservava cadevano regolarmente nel vuoto, (A volte, con la scusa di non avere appetito, le metteva nel piatto buona parte della sua razione di cibo, che però lei rifiutava con decisione) l'unica cosa che gli rimase da fare fu di farle comprendere come quelle sue attenzioni erano spontanee e che tra la gente di campagna certi comportamenti dovevano essere considerati del tutto normali.

– Sbaglio o sei stato tu a dirmi che se fossi rimasta non avrei dovuto aspettarmi sconti? – Replicò lei tranquillamente

– È vero, ma non potevo certo immaginare che tu fossi tanto testona da fraintendere il senso delle mie parole

– Io invece credo di averle comprese piuttosto bene

– Figuriamoci!

– Scusami Fred, ma prima che si riprenda a discutere, desidero mettere in chiaro una cosa; io non voglio nulla più di quanto spetti a te

– Ma dai, le cose che dissi quella sera... Beh, insomma, forse ho esagerato un po' – Balbettò lui

– È probabile che tu abbia voluto soltanto spaventarmi, ma debbo convincermene da sola – Ribatté lei lasciandolo con un palmo di naso

– E cos'altro deve accadere perché quella testa vuota si riempia di buon senso? – Brontolò lui alzando la voce

– Questo non lo so, – Rispose lei con un candore che lo fece andare fuori dei gangheri – ma ti sarei grata se mi lasciassi vivere a modo mio. E poi si può sapere perché soltanto ora ti accorgi dei miei problemi?

– Ti sbagli, è da quando sei con me che ti tengo d'occhio, ma cos'altro posso fare se non vuoi essere aiutata. Ti rendi conto che potresti farti male su serio?

– E a te cosa interessa?

– Nulla accidenti a te!

– Allora non hai di che preoccuparti, non ti pare?

– Va bene, fa pure quello che vuoi, ma che ti piaccia o no io ti terrò d'occhio

Immaginando che sapersi osservata avrebbe potuto indurla a modificare i suoi comportamenti, le lasciò qualche giorno di tempo, poi, quando fu certo che nulla era cambiato, un pomeriggio rientrò in anticipo dai campi deciso a risolvere definitivamente la questione.

– Come mai a quest'ora? – Chiese lei vedendolo rientrare con largo anticipo

– Mi annoiavo e siccome non so stare con le mani in mano, ho pensato che avrei potuto dare una mano in casa

Probabilmente chiunque altro avrebbe accolto con gioia quel gesto gentile, ma lei seppe replicare nell'unica maniera che conosceva

– Perché non pensi ai fatti tuoi? Io me la cavo benissimo

– Sentimi bene signorina; anche se vi fosse una sola cosa che ti riguardasse, quella riguarda anche me – Replicò lui spazientito

– Ma guarda che stranezza, io e te bisticciamo per un infinità di motivi ma si finisce sempre sullo stesso argomento e sinceramente non riesco a comprendere perché dovrebbe interessarti la mia salute?

– Ma ti ci vuole davvero tanto a comprendere che sono stato io a chiederti di rimanere?

– E allora?

– Sentimi bene signorina; io non ho alcuna intenzione di scavare una fossa e ficcartici dentro, quindi o cambi sistema o te lo faccio cambiare a suon di pedate nel sedere, sai dove si trova, vero?

– Nel fondo schiena?

– Esatto, vedo d'essere stato chiaro

– Chiarissimo, però non hai risposto alla mia domanda

– Cristo santo, ma davvero pensi d'essere domineddio?

– Non so chi sia e non m'interessa saperlo

– Dovresti invece, perché probabilmente sapresti toglierle dalle mani anche a lui, piccola peste presuntuosa e senza un grammo di cervello

– Senti di dove arriva la predica – Borbottò lei

– Hai ragione, – Replicò lui con voce più calma – dovevo essere completamente rimbambito se ho potuto credere che ce l'avresti fatta. Questa vita non è adatta a te

– Perché sono una peste presuntuosa senza cervello?

– Perché sei ancora troppo piccina, accidentaccio!

– Non mi pare di essere l'unica bambina di questa valle

– No di certo, ma le altre vivono questa vita dal giorno in cui sono nate, mentre tu... Dio santo, ma non ti vedi come sei ridotta? Sei pelle e ossa e piena di lividi e benché tu faccia di tutto per mascherarlo, so bene quanto quella costola ti faccia tribolare. Cosa credi che la notte non senta i tuoi lamenti?

– Nulla che non possa sopportare e poi si può sapere cos'ha la mia alimentazione che non va?

– Con una buona dose di coraggio si può sopportare tutto il dolore del mondo, ma non si sopravvive senza una alimentazione adeguata e io non sono in grado di darti quello di cui hai bisogno

– Perché?

– Accidenti ai tuoi perché! – Urlò lui spazientito – Voi conoscere il motivo? Bene, è tutto molto semplice, sono povero e se in questo momento avessi bisogno di un solo dollaro per salvare la tua vita dovrei farmelo prestare. Ora hai capito?

– Perché? – Replicò lei divenendo seria

– Cristo santo, ma guardati attorno, ti è così difficile comprendere che la nostra vita dipende esclusivamente da quello che rende il lavoro dei campi e dagli animali?

– E allora? – Rispose lei tenendosi sulle sue

– Non vuoi proprio capire, eh? Beh, allora apri bene le orecchia; se non riuscissi a consegnare ciò che mi riesce di far produrre, non avremmo il danaro per comperarci di che mangiare

– Forse non fai del tuo meglio

– Questo non lo merito. – Mormorò lui scuotendo il capo – Non puoi farmene una colpa se prima di prendere in mano una vanga ho trascorso la vita ad insegnare a ragazzi come te

– Allora perché hai scelto di fare il contadino?

– Perché non c'era più posto per un professore ormai troppo vecchio. O accettavo questo lavoro oppure dovevo tornare dov'ero e questo non potevo proprio farlo. So bene che quando si ha a che fare con la natura non ci si può inventare nulla, occorrono anni per conoscerne i segreti, ma non avevo altre possibilità di scelta

– Se ne avessi avute quale sarebbe stata?

– Vuoi sapere se ho rimpianti? No, non ne ho

– Non mi pare che la tua vita sia un modello di comodità

– Questo è certo, ma sono stato io ad averla scelta

– Ecco, questa è un ottima manifestazione di scarsa intelligenza

– Per te, non per me e in quanto al mio meglio posso assicurarti di non essermi mai risparmiato

– Scusa, non volevo essere scortese...io...

–So bene che sarebbe magnifico avere la dispensa piena, ma non è soltanto una questione di volontà o capacità, occorrono i denari, ed io non ne ho. Ora ti è chiara la situazione?

Lei annuì chinando il capo senza rispondere

– Ad ogni modo – Proseguì lui – appena mi sarà possibile vedrò di andare in città

– Ma se hai appena detto di non avere soldi

– È vero, ma in città ho molti amici e qualcuno di loro vorrà farmi credito

– Credito è come chiedere?

– Non esattamente, anche se qualcuno se ne serve per costringere altri uomini ad abbassare la testa

Lei sollevò il capo e lo fissò a lungo prima di mormorare – Non lo sapevo scusami, mi dispiace. Non dovevo dire quelle cose, io non voglio esserti di peso

– E non lo sei. Averti con me mi ha reso un uomo felice

– Non me ne sono accorta

– Posso assicurarti di non essere mai stato così sincero e così fortunato. Tu mi hai dato una nuova ragione per vivere

Dopo qualche secondo di silenzio lei annuì – Va bene, ti credo, ma ricorda queste parole; tu non dovrai mai abbassare la testa e chiedere per me, non dovrai mai farlo

– Ehi! Ora non metterti strane idee per la testa, si fa così per dire. I miei amici sarebbero felici di...

– No Fred, non farlo e se vuoi che resti con te devi promettermi che non accadrà mai. Io posso accettare soltanto dalle tue mani e soltanto se quello che mi offri è tuo. E poi te l'ho detto, nel caso fosse necessario saprei cavarmela da sola

– Stronzate, – Replicò lui – e sarei un vero cretino se lo credessi. Quel tuo stramaledetto programma non è in grado di mantenerti in vita, quindi la cosa migliore è che te ne vada a vivere in città

– A fare?

– Cristo, ma lo vuoi capire che non sono in grado di darti quello di cui hai bisogno? E per questo credo di doverti delle scuse... Soltanto ora mi rendo conto d'aver commesso un errore chiedendoti di rimanere con me. Sono stato talmente presuntuoso da credere che sarei riuscito a renderti felice... E che tu lo creda o no, darei uno dei miei bracci per riuscirci. Non voglio che tu possa pensare che ti trascuri

– Ma chi cavolo ti ha messo in testa simili scemenze, io non l'ho mai pensato e neppure ho mai preteso che tu debba rendermi felice, perché dovresti?

– A volte me lo domando anch'io, – Brontolò lui stringendosi nelle spalle – però mi sarebbe piaciuto sapere se noi due... beh...

– Noi due cosa? – Chiese lei infastidita per l'interruzione

– Pensa tu quanto sono scemo, mi sarebbe piaciuto scoprire se due sbandati come noi sarebbero mai riusciti a diventare una famiglia

Lei lo fissò senza rispondere e lui, nel tentativo di uscire dall'imbarazzo, borbottò – Dio santo, ma dove l'hai trovata quella testa dura? Se continui così ci lasci la pelle

– Cosa vuol dire? – Chiese lei scuotendosi

– Ad esempio potresti buscarti un malanno e andartene in quattro e quattr'otto

– Intendi morire?

– Brava!

– Brava un accidente! – Reagì lei piuttosto seccata – Non ho alcuna intenzione di farti questa cortesia

– Signore dammi la pazienza – Sospirò lui

– Vuoi far comprendere anche me quando borbotti?

– Sentimi bene, visto che non vuoi essere aiutata, usa almeno qualcuno dei tuoi stramaledetti poteri

– Per fare cosa?

– Mangiare Cristo santo! Alimentarti meglio ad esempio

– Scordatelo! Io mangio quando e quello che mangi tu

– A un vecchio rimbambito come me non serve granché per mantenersi a galla. Per te è diverso, hai bisogno di carne e di tutto ciò che necessita ad una bambina della tua età

– Se va bene per te andrà bene anche per me. Siamo una famiglia, no?

– Dio sentila, ne parla come se ne conoscesse il senso

– E tu fammelo capire, ma senza impormi nulla

– Okay! – Brontolò lui con voce più calma – Fa pure come vuoi, ma se non trovi alla svelta un po' di buon senso ti lego sul carro e ti scarico di dove sei venuta

– Se neppure sai di dove vengo

– Per me un istituto vale l'altro

– Mi riporteresti in quello schifo?

– Io non desidero portati da nessuna parte, ti voglio qui con me. E non fare quella faccia sorpresa, sto parlando seriamente... però voglio averti viva

– A giudicare dal modo in cui ti comporti è un po' difficile crederti

– Perché sono brusco?

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Beh...si, sono un vecchio caprone. Però ti avevo messa in guardia che non sarebbe stato facile vivere accanto ad un uomo dotato di un pessimo carattere

– Tu non hai un pessimo carattere, tu ce l'hai con me – Replicò lei

– Questo non è vero e ti prego di non farti venire strane idee. Io non ce l'ho con te, è che sono scarso di convenevoli

– Scarso? Io direi che neppure sai dove sono di casa

– Beh, cosa posso farci se mi è difficile essere complimentoso, è più forte di me, non ci riesco. Cosa credi che non sappia di non essere il compagno ideale? Ti trascuro e sono buono soltanto a brontolare

– Non è vero, tu non mi trascuri...però...

– Però cosa?

– Perché quando ti rivolgi a me è soltanto per rimproverarmi?

– Davvero faccio questo? Oddio no, scusami, non è questa la mia intenzione

– Allora dovremmo parlare di più, forse mi sarebbe più facile comprenderti

– Parlare di più? Ma se non facciamo altro!

Lei scosse il capo prima di mormorare – No Fred, io parlo, tu ti limiti a brontolare

– Beh... – Sussurrò lui grattandosi la barba – non sono mai stato un granché ad esprimere i miei sentimenti

– È così difficile?

– No, non credo, beh, insomma non lo so

– Certo che se anche tu hai di questi problemi mi dici da chi potrò imparare?

– Vedi se ho ragione? Non sono un buon maestro...però non è colpa mia se le cose stanno così

– E di chi è, mia?

– Non ho detto questo, ma se tu provassi a metterti nei miei panni forse potresti capirmi

– Basterebbe entrare nei tuoi pantaloni? – Chiese lei sorpresa

– È un modo di dire. Generalmente si usa per fare intendere che è difficile comprendere le intenzioni degli altri

– Quanto difficile?

– Un bel po'... Prima d'ora avevo trascorso molto del mio tempo con bambini come te, ma non era la stessa cosa. Tra me e loro vi è sempre stato un rapporto stabilito da regole ben precise; io ero il loro insegnante e loro i miei alunni

– E non è la stessa cosa che accade tra noi?

– Non so cosa possa sembrare a te, ma per me è tutto diverso. Tu sei entrata nella mia vita come un uragano e questa volta non esistono regole. Tu susciti in me sentimenti che mi scuotono come un terremoto... E io non so come comportarmi

– Ecco! L'avevo detto che è colpa mia

– Ma no, tu non c'entri. So benissimo chi sono e cosa non sono, ma devi credermi; quando ti parlo con un tono di voce un po' alterato, non è per rimproverarti. Quello è il mio modo per esprimere ciò che ho nel cuore

– E nel tuo cuore c'è scritto che mi vuoi con te? – Chiese lei tentando disperatamente di nascondere gli occhi lucidi

– Beh, credo sia permesso a tutti commettere errori

Lei avrebbe voluto sollevare il capo e rispondere alla sua maniera, ma gli occhi gonfi di lacrime le fecero cambiare idea

– Smettila Fred – Sussurrò con un filo di voce

– Scusami – Mormorò lui grattandosi la barba – Volevo fare dello spirito

– L'ho capito, ma in questo momento mi è difficile condividerlo – Poi, facendosi coraggio sollevò lo sguardo e fissandolo nei suoi occhi chiese – Perché mi vuoi con te?

Preso alla sprovvista Fred sembrò annaspare – Perché mi sei piaciuta, – Borbottò – e perché pensavo di poter dividere con te alcune esperienze

– Tutto qui?

– Ed anche perché ti hanno assegnata a me

– Cosa pensavi di dividere con me?

– Non lo so, qualche anno di vita e poi...beh, pensavo che aiutando te sarei potuto migliorare anch'io

– Tu non ne hai bisogno, sei già molto forte

– Ti sbagli, non lo sono affatto... Ma forse è meglio se lasciamo cadere l'argomento

– Perché hai pensato di dividere la tua vita proprio con me? – Chiese lei con il tono di voce di chi non intende lasciar cadere proprio nulla

– Forse perché sono un povero vecchio pazzo

– No che non lo sei e vorrei che la smettessi di accusarti per evitare che la mia stupidità mi soffochi, – Bofonchiò lei piegando il mento sul petto – sono io a sbagliare, a non voler comprendere

– Ora sei tu a sminuire le mie colpe. La verità è che non avrei dovuto chiederti di rimanere con un poveraccio come me... Non è giusto, tu meriti molto di più

Per un istante parve che lei volesse ribellarsi a quella affermazione, ma seppe controllarsi e dopo aver tirato su con il naso sussurrò con voce rotta

– A me non importa che tu sia povero. Tu non sei quello che dici, non lo sarai mai... E per favore non dirlo mai più... Le tue parole feriscono, fanno male

– Scusami, – Sussurrò lui sollevandole il volto con una mano per asciugarle le lacrime con l'altra – ma quando mi arrabbio non so più quello che dico

– Lo so, ma fanno male ugualmente

– Vorrei non averle dette, mi dispiace – Sussurrò lui chinandosi per prenderla tra le braccia – Vedi che razza di somaro ti sei scelta? Ne combino sempre una di troppo

– Invece hai fatto la cosa giusta, perché ora credo di comprenderti molto più di prima

– Bene, almeno ora sei in grado di comprendere perché non puoi rimanere con me – Borbottò lui sollevandosi

– Ti prometto che non accadrà più

– Ne sono convinto e poi in città non correrai di questi pericoli

– Io non me ne andrò – Replicò lei con voce decisa

– Possibile che non riesca a farmi comprendere da te? È così difficile capire che qui con me non potrai mai avere una vita facile, sono troppo vecchio per prendermi cura di una bambina della tua età

– Non è vero, non lo sei e a me basta quello che mi dai. Ti chiedo solo di avere pazienza e di stare tranquillo, qui con te sono molto più serena di quanto non lo sia mai stata prima

– Cosa dovrò mai farne di te – Borbottò lui scuotendo il capo

– Aiutami...e ti prometto che imparerò ad essere giudiziosa

Fred sbuffò come un mantice e avrebbe voluto replicare, ma lei lo prevenne

– Fred. – Mormorò tornando a guardarsi i piedi – Io desidero rimanere con te, non voglio nessun altro

– E continuare a tribolare? – La punzecchiò lui pienamente soddisfatto

Senza riuscire a nascondere il tremore delle labbra lei sollevò lo sguardo lucido su di lui annuendo.

– Va bene, – Borbottò lui scompigliandole i capelli – hai una settimana di tempo, o cambi o te ne torni di dove sei venuta

– Vedrai che cambierò – Borbottò lei frenando l'istinto che l'avrebbe spinta a saltargli al collo

Senza aggiungere altro lui si voltò per andarsene quando lei lo richiamò

– Fred!

– Cos'altro c'è? – Chiese lui senza voltarsi

– Cos'è una famiglia?

A quella precisa domanda lui si volse restando a guardarla in silenzio per alcuni istanti

– Forse non avrei dovuto chiederlo. – Commentò lei scuotendo il capo – Scusami

– No, invece hai fatto bene. E non sei tu a doverti scusare, avrei dovuto spiegarti prima il senso di questa parola, ma non credevo potesse interessarti... Per qualcuno la famiglia è soltanto una rappresentazione mentale, ma in realtà è un presupposto assolutamente necessario. L'uomo è potuto crescere proprio perché ha saputo utilizzare al meglio questa struttura. A volte, ad un osservatore superficiale, una famiglia può dare di se l'immagine di un qualcosa di molto instabile e disomogeneo, soprattutto se si considera che può essere composta di molte persone ognuna delle quali ha necessità diverse, umori diversi e inevitabilmente idee contrastanti. Ma la cosa che sa sorprendere è che ogni famiglia che funziona vive di un solo cuore

– Noi potremmo essere una famiglia?

– Questo non so dirtelo. Dovremmo provare

– In una famiglia si bisticcia? – Chiese asciugandosi gli occhi con le mani

– Ti riferisci a quanto è accaduto poco fa?

Lei annuì.

– Beh, a volte succede e a volte può anche accadere che ci si scambi parole un po' grosse, ma ciò che sa rendere solida una famiglia è una piccola formula magica

– Quale?

– Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le più grandi sfumano. Una famiglia è rispetto, comprensione, dedizione e altre sciocchezzuole, ma se non sappiano mettere in pratica queste semplici regole, prima o poi si rischia di vederla sgretolare al primo soffio di vento

– Quali sono le altre sciocchezzuole? – Chiese lei avendo notato nella sua voce un certo imbarazzo

– L'amore ad esempio, – Rispose sottovoce lui grattandosi la barba

– Tu potresti insegnarmi ad amare?

– Insegnarti l'amore? Ma per carità di dio, non è possibile

– Perché?

– Perché la comprensione e il rispetto possono essere insegnati con l'esempio e la ragione, con l'amore è tutta un'altra storia, lui per sbocciare ha bisogno di motivazioni diverse

– Non serve l'intelletto?

– Ora ti dirò una cosa che forse ti sorprenderà; ma la ragione può governare l'amore soltanto se è già sbocciato

– Credi che potrei farlo nascere?

– Con cosa? Con i tuoi poteri? Non pensarci neppure, puoi soltanto sperare che sia lui a manifestarsi

– Beh, io non ne sono proprio sicura, ma da quando vivo con te ho imparato ad essere paziente

– E cosa ti fa credere che la pazienza favorisca l'amore?

– Non lo so, però mi piacerebbe scoprirlo

– E come pensi di fare? – Chiese lui

– Non so neppure questo Fred, ma se tu mi concedessi più tempo sono certa che ci riuscirei – Sussurrò lei

Lui sorrise e scuotendo il capo chiese – Davvero vorresti amare?

Lei annuì prima di rispondere con un filo di voce – Vorrei imparare ad amare te

Per qualche secondo lui rimase silenzioso, poi con una mano le scompigliò nuovamente i capelli

– Ora ho scoperto perché mi sei piaciuta, mi somigli, sei completamente fuori di testa. Amare un vecchio rimbambito. Okay, ti prometto che avrai tutta la mia comprensione e il tempo che vorrai, a patto che tu metta giudizio

Come ampiamente previsto quel chiarimento ottenne lo scopo desiderato, poiché sin dal giorno successivo lei abbandonò i vecchi schemi per iniziare a vivere cadenze più umane.

Sulla sua testardaggine se ne potrebbero raccontare delle belle; come quando (Erano i suoi primi giorni nella fattoria) tentò di accendere un fuoco nel camino riuscendo soltanto ad affumicarsi. (In proposito c'è da dire che la sera precedente Fred aveva rifornito la legnaia con ceppi ancora umidi) E se riuscì nell'intento fu soltanto per la sua ostinazione.

Quando vide salire verso l'alto la sua vittoria fiammeggiante avrebbe voluto urlare tutta la sua felicità, ma era troppo stanca per farlo, si sedette sul pavimento e godendosi compiaciuta il suo trionfo si addormentò senza immaginare che, proprio a causa di quella disavventura, tra lei e Fred si sarebbe verificato l'incidente più bagnato della loro storia.

Infatti, quando quella sera lui rientrò dai campi e se la trovò davanti completamente imbrattata di fuliggine la invitò ad andarsi a lavare

– Come accidenti hai fatto a ridurti in quello stato?

– Ho lavorato

– Buon per te, ma perché non ti sei ripulita?

– Perché, avrei dovuto? – Chiese lei guardandolo divertita

– Evidentemente non hai ancora compreso l'importanza di mantenere ordinato il nostro aspetto

– A cosa serve se qui siamo soltanto io e te

– Dunque tu non conti? Io non conto nulla?

– Ah, intendevi in quel senso. Avresti dovuto vedermi stamani – Rise lei scuotendosi i capelli con le mani

– Immagino che tu abbia avuto qualche divergenza con il camino

– Si, ma nulla di serio, alla fine ci siamo accordati

– Dev'essere stato un scontro all'ultimo sangue

– Quel figlio di un cane non voleva ardere

– È strano, a me risulta che tiri alla perfezione

– Forse qualcuno ha dimenticato di dirmi come fare

– Santo cielo hai ragione! Scusami, ma sai cosa deve essere accaduto?

– No, ma ti sarei grata se volessi illuminarmi

– Non è che starai pensando che l'abbia fatto di proposito, vero?

– Nooo, tu non ne saresti capace

– Certo che no! Il fatto è che da queste parti anche i bambini sanno accendere un fuoco nel camino

– Avrei saputo farlo anch'io se le fascine asciutte fossero state in casa invece che nel granaio

– Che strano, ero convinto che ce ne fossero ancora

– Ad ogni modo sono riuscita ugualmente ad accendere un fuoco

– Brava, io non avrei saputo far di meglio, ma questo non ti autorizza a sederti a tavola in quelle condizioni

– Fa niente mangerò in cucina

– Allora è bene chiarire alcuni punti; fin quando vivrai sotto questo tetto, tu, come tutti gli altri, dovrai rispettare le regole della casa

– Si mangia bene anche se si è un po' sudici

– Lo hai visto da te dove mangiano i maiali, quindi comportandosi come loro si riuscirebbe a dimostrare soltanto di avere ben poco rispetto per chi ti siede accanto

– Allora sai cosa farò? Me ne andrò a letto senza mangiare

– E tu credi che ti permetterò d'infilarti tra le lenzuola in quelle condizioni?

– No, sono più che certa che non me lo permetterai, però io ho deciso di restare così

– Posso almeno conoscere il motivo di questa tua presa di posizione?

– Nessuna presa di posizione, è soltanto che ho deciso di restare sudicia

– È forse per qualcosa che ho detto o fatto?

– Assolutamente no. Voglio provare ad essere sudicia

– Credi sia una scelta ragionevole?

– Non posso saperlo se prima non mi lasci provare

– D'accordo, fai pure le tue scelte, ma da questa sera te ne vai a vivere nella stalla

– Tu non puoi obbligarmi a vivere con gli animali

– Non ti piacciono?

– Si, mi piacciono... ma tu non puoi impormi le tue scelte

– Posso e come porco mondo! – Esplose lui

– Mi sbaglio o sei stato tu a dirmi che nessuno può intervenire in quelle che sono le mie scelte?

– Certamente, però mi riferivo a scelte ragionevoli

– E tu credi di avere fatto una scelta ragionevole lasciandomi senza fascine asciutte?

– Ecco dov'è il rospo! Dunque si tratta soltanto di una ripicca?

– E se anche fosse? – Lo sfidò apertamente lei

– Dunque tu ritieni che lo abbia fatto di proposito?

– Si... E non fare la vittima, so bene che saresti capace di farlo

– Beh, allora stammi bene a sentire; o tu hai la semola al posto del cervello e allora è giusto considerarti per quello che sei, oppure fingi di non capire per divertirti alle mie spalle. Ma se nel caso si trattasse di questa seconda ipotesi... Posso permettermi di chiarirti il mio pensiero?

– Se ci tieni

– Certamente che ci tengo, altrimenti cosa ci staremmo a fare assieme?

– Noi stiamo assieme perché... Già! Perché stiamo assieme?

– Perché lo abbiamo scelto noi... liberamente

– Si... certo – Commentò lei annuendo – D'accordo, ti ascolto

– Vivere al fianco di altre persone non è cosa facile per nessuno, è un impegno costante che tra l'altro richiede una buona dose d'intelligenza... A volte, magari senza volerlo, una parola pronunciata con voce alterata o un atto scomposto, possono far nascere malintesi e incomprensioni... e prendersi delle rivalse per un torto che si crede d'aver subito è la cosa più sciocca che si possa compiere. Quella non è la maniera migliore per risolvere i problemi. L'unica regola che può aiutarci a comprendere ed essere compresi è il dialogo. La vendetta è un piatto per la mensa degli imbecilli, poiché oltre a non nutrire lo spirito, lascia l'amaro in bocca e fa compiere sempre cose stupide

– D'accordo, se lo dici tu... ma cosa mi dici delle fascine

– Mi pare di avere già detto che non le avevo nascoste di proposito, quindi se vuoi un buon consiglio vai di la a ficcarti nella vasca

Conoscendo il senso di quel «ficcarti», ma soprattutto a causa del temperamento che in quel periodo la dominava, non è difficile immaginare quale risposta ne scaturì non appena ella associò la vasca per il bagno al ricordo della brutta esperienza vissuta nel lago. Ma quando all'invito di lui fece seguire l'affermazione che nessuno sarebbe mai riuscito a farle mettere un solo piede in una vasca colma d'acqua, accadde quello che tutti si sarebbero aspettati, tranne lei.

Senza aggiungere una sola parola Fred la sollevò di peso e dopo averla portata nella stanza attigua la scaraventò (E non si tratta di un termine puramente metaforico) così com'era nella vasca colma d'acqua.

Per descrivere quello che accadde nei minuti successivi occorrerebbero alcune pagine, ma credo sia sufficiente immaginare un'esplosione vulcanica con tanto di lapilli, cenere e magma da tutte le parti.

Probabile quello non fu il metodo migliore per farle comprendere ciò che egli intendesse per pulizia e rispetto delle regole, ma contrariamente a quanto si potrebbe credere, quell'azione così decisa ottenne il massimo dei risultati, poiché da allora, il mercoledì e la domenica, Cristi ebbe cura di fare un lungo bagno nella vasca. (Ovviamente spogliandosi prima)

Con il trascorrere dei giorni iniziò ad apprezzare sempre più l'uso del corpo e della mente e anche se inizialmente quel dispendio di energie le causò un notevole logorio psico/fisico, ben presto i risultati le dettero il piacere del divertimento.

Indubbiamente fare la conoscenza diretta della fatica non fu una vera passeggiata, ma sforzandosi di emulare come meglio le riusciva i comportamenti di Fred, imparò a dosare le sue forze fino a compiere ogni azione senza troppi problemi e sebbene in cuor suo non volle mai ammetterlo, fu soltanto imitando quel vecchio orso se riuscì a sentirsi parte di ciò che la circondava.

E non è davvero poco se si tiene in debita considerazione il problema delle dolorosissime lotte che ogni giorno doveva affrontare con la componente gaussiana, quando questa, stremandola nel fisico e nella mente, tentava di riprendere il dominio della sua coscienza.

Lottò con la sua follia opponendo al segnale N l'unica arma che aveva; il suo l'orgoglio e la speranza di perdere i sensi.

A volte, quando il male riusciva a forzare le difese ed ella sentiva di non avere più forze per resistere, fuggiva nella valle per nascondersi a Fred.

In quei momenti nessuno sarebbe stato in grado di aiutarla e nessuno avrebbe potuto riconoscerla in quell'essere mostruoso che percorreva la valle urlando al cielo tutta la sua rabbia.

Dal famoso litigio nel fienile, il rapporto tra lei e Fred mutò nella sostanza, ma non nella forma e non fu certo per colpa sua, visto che il vecchio borbottone continuo a rammentarle che senza il massimo impegno non sarebbe mai riuscita a vincere la valle.

E sebbene possa sembrare una contraddizione, quelle sollecitazioni furono la sua salvezza. Infatti riuscivano sempre ad innescare tra loro furibonde e folcloristiche dispute verbali, che oltre ad evitarle d'isolarsi con il pericolo di cedere alla schizofrenia, le davano modo di scaricare tutta la sua aggressività.

Poi, improvvisamente, quando il suo corpo iniziò a reagire positivamente alla fatica e la mente ad assaporare il gusto della sua sovranità, tutto quel doloroso sfinimento che nei primi giorni l'avevano resa un ammasso di muscoli e ossa doloranti scomparve, così come iniziarono a perdere il loro terribile vigore i ricordi legati al periodo vissuto a Branson.

Ciò che maggiormente seppe esprimere quei mutamenti fu quel suo musino ovale sul quale spiccavano due grandi occhi sempre in movimento, poiché pian piano abbandonò ogni durezza e s'ingentilì di pudici sorrisi.

Da allora nella valle nessuno udì più il mostro che ululava al cielo.

Con la vecchia Cristi scomparvero anche quei terribili dolori che l'avevano tormentata sin da quando era scesa sulla Terra e se di tanto in tanto le accadeva d'esserne colpita, al massimo le procuravano dei leggeri stordimenti.

Giorno dopo giorno, ora dopo ora, la sua coscienza iniziò ad arricchirsi di stati comportamentali che essa stessa non tardò a definire singolari e sebbene l'acquisizione di una estrema sensibilità portò con se qualche piccolo disagio, fu talmente conquistata dalla nuova Cristi da sottoporsi ad infiniti esami per conoscersi sempre più intimamente.

Quell'insieme di concetti, sensazioni e pensieri di cui il suo spirito si dotava man mano che la vecchia Cristi si dissolveva, le consentirono di abbandonare definitivamente la direzione offertale dal programma KE, ma considerando che ciò la lasciò senza una guida, si può facilmente immaginare a quali altri problemi andò incontro.

Certo qualcuna delle nuove esperienze riuscì a farle male sul serio, ma quando scoprì d'essere capace di creare nella sua mente un luogo in cui deporre il suo inferno quotidiano, nulla riuscì più a sconvolgerla.

E quando si rese coscientemente conto di dipendere totalmente da Fred, anche il vivere con quella persona che fino a poco tempo prima aveva considerato un barbaro, non soltanto la colmò di emozioni sconosciute, ma le fece comprendere che poteva addirittura non differenziarsene.

In quello stato di quiete e di universali silenzi seppe scoprire in se valori assolutamente impensabili pochi mesi prima, come quando si abbandonava alle brezze pungenti del mattino o all'abbraccio della neve perdendosi in pianti disperati.

Al mattino preferiva poltrire tra le coperte, ma se le accadeva di saltare dal letto quando l'alba aveva appena tinto il cielo di colori pastello, immancabilmente si recava nella stalla; un po' per far compagnia a Fred e curiosare in giro, ma molto di più per osservarlo affascinata mungere le mucche.

Per la verità era già da un po' di tempo che aveva scoperto di gradire la compagnia degli animali, ma quell'operazione di mungitura aveva saputo accendere la sua fantasia più d'ogni altra cosa. E molto spesso se ne stava in piedi, alle spalle di lui, incantata, subissandolo di domande alle quali il poveruomo era costretto a rispondere.

Di solito si trattava di domande dettate dalla più sfrenata curiosità, «Cos'era quello o quell'altro, perché si o perché no» ma mai riuscì a chiedergli di farla provare a mungere. Era come se un aspetto sconosciuto di un sentimento di pudore, che non sapeva di possedere, la frenasse ogni volta.

In uno di quei giorni in cui aveva scelto di alzarsi di buon mattino, si recò nella stalla decisa a fargli quella richiesta, ma non appena egli iniziò l'operazione seguendo un immutabile cerimoniale, sentì venire meno il coraggio, rimanendo ad osservarlo affascinata legare con una cinghia la coda dell'animale ad una delle sue zampe posteriori, sedersi sullo sgabello e iniziare un fitto monologo con l'animale come se fosse stato un essere umano.

Non trovando il coraggio per fargli domande dirette Cristi aggirò l'ostacolo alla sua maniera

– Non è scomodo quello sgabello? – Chiese

– Niente affatto! Si sta una meraviglia

– Io credo che mi stancherei

– Se ne sei proprio convinta perché non provi?

– A sedermi li?

– L'unica maniera per essere certi di una cosa è quella di provarla personalmente, non ti pare? – Rispose lui alzandosi per cederle il posto

– Beh? Allora? Sei comoda? – Chiese lui quando lei si fu seduta sul seggiolino

– Cavoli! – Borbottò lei intimidita nel trovarsi a pochi centimetri da quelle grosse mammelle

– Vuoi provare a mungere? – Domandò lui fingendo di non guardarla

– Non credo di esserne capace

– È semplicissimo, devi soltanto...

– So come si fa, l'ho visto fare a te

– Allora dov'è il problema? Dai provaci, così posso dedicarmi ad altre cose

Assai più interessata di quanto intendesse dimostrare, Cristi accettò senza ulteriori commenti.

Inizialmente incontrò qualche difficoltà nel manipolare quegli enormi capezzoli, ma con caparbietà e mettendo in campo ogni risorsa fisica, ben presto raggiunse risultati incoraggianti.

Fu allora che (Mentre era intenta a rallegrarsi dei risultati ottenuti) distrattamente osservò Fred liberare della cinghia la coda della mucca.

Cristi registrò mentalmente l'evento senza porsi domande e purtroppo per lei senza notare che l'animale, sentendo la sua estremità libera la sollevò in alto e dopo averla fatta volteggiare un paio di volte sui fianchi la lasciò ricadere pesantemente nel secchio, con la conseguenza di un'abbondante innaffiata di latte.

– Potevi anche avvertirmi – Gridò come un'aquila asciugandosi il viso

– S'impara più in fretta sbattendo la testa – Rispose lui tornando a legare nuovamente la coda della mucca

– Cosa vuol dire?

– Se nell'attraversare una porta più bassa della tua statura urti la testa, ogni volta che passerai sotto quella porta abbasserai la testa senza neppure pensarci. Ti andrebbe di continuare?

– Bisogna legarla a tutte le mucche?

– No, non a tutte, ma questa signora ama essere dispettosa e quindi...

– Quanto latte c'è ancora qui dentro?

– Poco, ma ci sono le altre da mungere

– Debbo farlo io?

– Se ne hai voglia

Cristi si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Credevo fossi interessata ad imparare, ma forse mi sono sbagliato – Commentò lui provocatoriamente

Lei sollevò lo sguardo e dopo averlo osservato per qualche istante chiese candidamente

– Mi stai imbrogliando di nuovo?

– Ma come ti vengono certe idee per la testa, eh?

– Mi vengono, mi vengono. Allora? Vuoi rispondermi?

– Posso risponderti con una domanda?

– Ovvero?

– A te piace il latte?

– Lo vedi se avevo ragione? Cosa credi che non abbia capito dove vuoi arrivare?

– E dove di grazia?

– A me non sembra giusto fare tanta fatica per un paio di tazze di latte

– Allora perché dovrei essere io a mungere se poi sei tu a berlo?

– Non lo bevo tutto io, il resto lo vendiamo. Oh accidenti! Lo vedi che vuoi imbrogliarmi

– Okay, me la vedrò io, ma ti assicuro che non volevo imbrogliarti, desideravo soltanto farti comprendere che se il latte che berrai lo avessi munto tu, è probabile che possa avere un gusto diverso

– Ma che cavolo dici, non è possibile

– Ti assicuro che il gusto migliora se ci versi un po' del tuo sudore. E in quanto al ricavato di quello che vendiamo lo utilizziamo per la sopravvivenza di entrambi

– Okay, – Borbottò lei – ma quando sarò stanca terminerai tu

– La regola è che quando s'inizia un lavoro si porta a termine

– Non ce la farò

– Se hai di questi timori è meglio che te ne torni in casa

– Ma chi cavolo credi d'essere per parlarmi a questo modo?

– Non sono stato io a dire che potresti non farcela

– Ma lo sai? È vergognoso il modo in cui ti comporti

– Dovrei vergognarmi io?

– Certo che dovresti. Mi costringi sempre a fare delle scelte

– È questo ti disturba?

– Si porca vacca! – Urlò lei – Questo mi disturba perché finisco sempre per fare quello che vuoi tu

– Intendi dire che il mio comportamento influenza la tua libertà di scelta?

– Accidenti Fred, possibile che tu non comprenda che ho soltanto te come punto di riferimento? Se tu mi dici come e cosa fare, io non ho scelta. Capisci cosa voglio dire?

– Beh… qualcuno dovrà pur dirti come e cosa fare... Se fossi in te mi vergognerei ad avere simili pensieri

– Non fare il martire, ormai conosco bene i tuoi trucchi. Ad ogni modo puoi stare tranquillo, magari finirò stasera, ma se lo fai tu posso farlo anch'io

– È esattamente ciò che pensavo – Commentò lui allontanandosi dopo averle scompigliato i capelli

– Ehi dove vai? – Gridò lei stizzita ricomponendosi la chioma

– Ho altre cose da fare

– Accidenti, con te si deve sempre stare attenti a quello che si dice

– Allora non è vero che conosci tutti i miei trucchi?

– Porca vacca!

– Ssst, Sheba ti sta ascoltando. – Bisbigliò lui indicando la mucca – Un po' di rispetto per una signora

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Con il passare dei giorni accadde sempre più spesso che Cristi si recasse di buon mattino nella stalla impiegando il suo tempo a gironzolare curiosa alla scoperta di quel mondo di suoni, rumori ed effluvi particolari, oppure al suo fianco per il solo piacere di imparare cose nuove.

Inizialmente, quell'impertinente necessità che ogni mattina la spingeva a saltare dal letto non appena lo sentiva scendere d'abbasso, fu per lei motivo di lunghe riflessioni, ma per quanto si sforzasse di dare un senso logico a quanto le accadeva, non riuscì a soddisfare la sua curiosità.

La mattina in cui si verificò per la prima volta uno strano incidente, era da un po' intenta a svuotare sacchi di granaglie quando un'improvvisa sensazione di calore alle sue spalle la indusse a voltarsi e scoprire su di se lo sguardo di Fred

– Cosa c'è? – Chiese lui notando quel gesto

– Nulla – Farfugliò lei avvertendo che il suo volto si era improvvisamente imporporato

Sul momento lei pensò che quel «nulla», detto troppo frettolosamente, potesse chiudere l'argomento, ma non aveva fatto i conti con il suo cuore, il quale, incurante di ogni richiamo, non voleva smetterla di palpitare come un forsennato.

Per la verità le era già accaduto d'incontrare lo sguardo di Fred, ma quella mattina le cose presero una piega assolutamente diversa, poiché si trovò a lottare con il desiderio di voltarsi per controllare se la stesse ancora guardando. Per un po' seppe resistere, ma quando si rese conto di non riuscire più a controllarsi e soprattutto per il timore di affrontare ancora quello sguardo, mollò quanto stava facendo per fuggire fuori a dar libero sfogo alla sua agitazione.

Se vogliamo si trattò soltanto di un piccolo incidente, ma quell'evento fu sufficiente a complicarle la vita, poiché da quella mattina, (La cosa andò avanti per un po' di tempo) ogni volta che percepiva su di se l'interesse di lui, si vedeva costretta a precipitose fughe per non mostrare il suo turbamento.

Per la verità in quel periodo gli sconvolgimenti emotivi erano divenuti il suo pane quotidiano. A volte era sufficiente un nonnulla per scombussolarla, ma ciò che più di tutto sapeva crearle il massimo della confusione, erano proprio quegli sguardi.

Sulle prime la scoperta d'essere l'oggetto dell'interesse di quel vecchio orso le creò soltanto imbarazzo, ma con il passare dei giorni finì con il credere d'essere stata contagiata da qualche malattia.

Certo non si può dire che mancasse d'immaginazione, ma qualsiasi idea le fosse maturata nella mente, a proposito di quegli sguardi, non appena comprese che sapevano procurarle piacevoli emozioni iniziò a cercarli e fu talmente brava che finì per procurarsi quel piacere più volte al giorno.

Sebbene con il trascorrere dei giorni le fu chiaro che quei batticuori non avrebbero potuto arrecarle alcun male, rimasero a lungo un vero enigma e conoscendo la sua testardaggine si può immaginare quanto dovette brigare per comprenderne i meccanismi.

Com'era prevedibile quell'evento non soltanto dette inizio ad una notevole confusione di sentimenti, ma intuendo che non avrebbe mai trovato il coraggio di chiedere a Fred chiarimenti su ciò che le accadeva, finì per trasformarsi in un nuovo problema.

Inoltre, a complicare le cose, vi era il problema del tempo che Fred trascorreva nei campi e non avendo a portata di mano soluzioni in grado di risolverlo, era costretta a cullare i suoi sogni fin verso sera, quando dopo cena e prima di salire nelle loro camere, riusciva a coinvolgerlo nelle sue chiacchiere.

Per riempire le lunghe ore del giorno in cui restava sola e per vincere quel certo nervosismo che riusciva sempre a renderla scontrosa, prese l'abitudine di fare lunghe passeggiate nella valle sferrando calci dappertutto e imprecando contro qualsiasi cosa che, a suo giudizio, fosse responsabile della mancata attenzione di lui.

All'inizio soffrì moltissimo la mancanza di quelle attenzioni delle quali sentiva crescere sempre più la necessità, ma con il passare dei giorni un nuovo innamoramento riuscì a distrarla.

Infatti, durante le lunghissime escursioni nella valle, imparò a riconoscere le sue voci, i sussurri, i suoi colori, le tane delle volpi, i nascondigli dei conigli, i sentieri di caccia dei puma e quelli degli orsi, i giochi aerei dei falchi e gli scoiattoli curiosi. E ad ogni cosa appartenesse a quel paradiso volle dare un nome; alcuni alberi li chiamò; Rumorosi, La casa degli uccelli, Grattaschiena dell'orso, Bassino e così via. Ellen fu il nome che scelse per la montagna che più alta si stagliava all'orizzonte.

In poco tempo ottenne il rispetto e l'amicizia dei molti animali che popolavano la valle e con alcuni di loro seppe dar vita ad un rapporto così intimo che a volte, osservandola partecipare ai loro giochi, si aveva l'esatta impressione che quello scricciolo riuscisse a fondersi nelle loro stesse identità.

Una mattina, durante una di quelle escursioni, udì dei colpi di fucile echeggiare. Immediatamente le tornò alla memoria il ricordo di una canoa e di una indimenticabile bevuta, ma subito dopo, intuendo che pote­vano essere colpi esplosi da cacciatori, seguendo a ritroso l'onda sonora, con una corsa a perdifiato raggiunse un boschetto silenzioso dove trovò la grande orsa accanto al suo piccino riverso tra la poca neve macchiata di rosso.

Fu tale il dolore e la rabbia per la malvagità di quell'atto che pianse con lei per l'intera giornata.

Erano ormai i primi giorni di primavera e sebbene l'aria tiepida del mattino lasciasse prevedere una lunga estate calda, la sera, subito dopo il tramonto, il termometro scendeva ancora verso valori decisamente invernali.

Per qualche strano motivo in quei giorni Fred aveva preso l'abitudine di recarsi nei campi più presto del solito e benché a quell'ora l'aurora non avesse neppure macchiato il cielo, quando lui scendeva la trovava immancabilmente affaccendata a preparare il pranzo che avrebbe portato con se.

A volte, subito dopo che Fred era uscito di casa, lei se tornava tra le coperte, altre volte invece iniziava a svolgere quelle piccole faccende che lui sembrava aver trascurato (Si fa per dire) per mancanza di tempo.

Aveva imparato a rifare i loro letti, (Quello fu un bel problema se si considera che in confronto alla sua statura erano altissimi) ad usare la ramazza, spolverare i mobili, lavare con lo spazzolone i pavimenti con acqua e sapone, preparare per se il pasto del giorno e sempre più spesso quello della sera prima che lui rientrasse. (Per imparare a cucinare ebbe bisogno di tempo, molta volontà, moltissimo coraggio da parte di Fred e di una sedia sulla quale arrampicarsi per arrivare ai fornelli).

Pian piano seppe integrarsi talmente bene che quei compiti si trasformarono in una specie di passatempo, ma ciò che più d'ogni altra cosa riusciva ad esaltarla e dove sentiva di poter esprimere meglio la sua creatività, era in cucina. In quel compito eccelleva davvero e in particolare quando inventava una pietanza nuova utilizzando ne più ne meno quello che passava il convento, ovvero uova, lardo, fagioli, patate, carote, qualche volta carne e verdure che raccoglieva nell'orto o nella valle.

(A proposito delle verdure che raccoglieva nella valle; una sera ne presentò in tavola una variante che Fred gustò talmente da sentire il bisogno di complimentarsi con lei.

– Debbo confessarti che mi stupisci ogni giorno di più. – Brontolò alla sua maniera accomodandosi sulla poltrona davanti il camino – La verdura di questa sera era squisita. Dove hai scovato quel modo per cucinarla?

– Li faccio bollire e poi la salto in padella con lardo affumicato

– Quest'anno i cavoli sono venuti su una vera meraviglia

– Quali cavoli? – Chiese lei

– Non erano cavoli quelli che abbiamo mangiato? – Replicò lui guardandola sorpreso

– Santo cielo Fred, non riconosci più i riccioli di rospo [1]?

– Intendi...quei riccioli di rospo?– Chiese lui indicando fuori della finestra

– Si… gli stessi che hai mangiato anche la settimana scorsa

Non vi furono altri commenti, ma da quella sera lui domandò sempre che tipo di verdura era quella che trovava nel piatto)

Imparò a fare cose che neppure la sua sfrenata fantasia avrebbe mai sognato e quando comprese come convivere con lo sconfinato silenzio che la circondava, perfino la solitudine non riuscì più a sconvolgerla.

In quanto alle chiacchiere serali con Fred davanti al camino o seduti sulla panca di pietra in giardino, ben presto divennero il momento più importante della sua giornata.

L'unica cosa che in qualche modo riusciva ad innervosirla, erano certe frecciatine pungenti che Fred le rivolgeva la sera, quando si recavano nelle loro camere e lei chiudeva strettamente gli scuri della finestra.

Quelle beffe, ma soprattutto quei malcelati sorrisi, la punsero così vivamente nell'orgoglio che a furia di provare e riprovare, una sera si addormentò con la finestra aperta.

Per raggiungere quel risultato non soltanto dovette vincere l'assurda paura del cielo stellato, ma fu costretta ad imporsi di rimanere sveglia per molte ore e quando una mattina svegliandosi comprese d'avere ottenuto la sua prima grande vittoria, esplose in un urlo di gioia incontenibile.

Per l'intera giornata fu fortemente tentata di raccontare a Fred del suo successo, ma qualcosa glielo impedì costringendola a tenersi quel segreto tutto per se.

Di certo non ne fece parola neppure con Soffio, ma quella stessa sera, quando dopo le solite chiacchiere salì in camera sua e ai piedi del letto trovò una coperta in più, per alcuni secondi rimase ad osservarla carezzandola come fosse stata la cosa più preziosa dell'universo, poi grattandosi furiosamente la testa sussurrò

– Accidenti a te! Ora ci sei riuscito davvero a farmi comprendere cos'è una famiglia – E tutto finì li

Di quel vecchio brontolone, che sembrava avesse come unico scopo della sua vita quello di farla arrabbiare a morte, sentiva ormai di non poterne più fare a meno. Quel sentimento era ormai così a fior di pelle che sempre più spesso si trovava ad augurarsi di poter vivere con lui tutti gli anni che ancora gli rimanevano da trascorrere sulla Terra.

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Quel 16 Aprile del 41, pur essendo nato del tutto simile ai giorni che lo avevano preceduto, rimase scolpito nella sua memoria come uno faro.

La giornata era iniziata come al solito; la stalla, la legnaia, pulizie in casa, riordinare le stanze e tutto il resto. Poi, sul tardi della mattinata, dopo aver condotto le mucche nel recinto per il pascolo e rifornito d'acqua il serbatoio, salì al piano superiore per tinteggiare quella parte del soffitto imbrattata da una infiltrazione d'acqua piovana.

Iniziò le grandi manovre preparando pennelli e il tino con la tinta che Fred, già da qualche tempo, aveva acquistato in città. Poi, con buoni propositi e qualche sforzo supplementare, trascinò fin lassù la scala a compasso, ma quando ebbe tutto a portata di mano ed era già sulla scala, pronta a dare il primo colpo di pennello, notò, sull'angolo più buio del soffitto, il pannello che nascondeva alla vista la scala per accedere nel locale sotto il tetto.

A prima vista le parve fosse un pannello applicato per sostituire una parte danneggiata del soffitto, ma quando si accostò per osservarlo meglio, con sorpresa scoprì una nicchia ricavata nel legno di una delle sue estremità.

Di li ad infilare due dita in quella nicchia e tirare a se fu questione di due secondi, esattamente quanti gliene occorsero per volare sul pavimento quando, aprendosi con uno scatto, quel pannello la spinse giù dalla scala.

Era ancora seduta sul pavimento a massaggiarsi il fondo schiena, pronta a spararne quattro delle sue, quando rimase letteralmente a bocca spalancata ad osservare una minuscola scala discendere lentamente verso di lei.

Inutile dire che dimenticò pennelli e tinta per arrampicarsi su quella scala, arrestandosi soltanto quando introdotta la testa in un ambiente in penombra, ma impregnato di profumi assolutamente sconosciuti, se ne uscì con una delle sue esclamazioni

– Porca vacca e questo cos'è!

E ancor prima che i suoi occhi riuscissero ad abituarsi ad una lieve luminosità che filtrava da una piccola finestra circolare, si arrampicò fin dentro godendo di quei profumi ad occhi chiusi.

Quando li riaprì e si trovò circondata da una quantità inverosimile di oggetti d'ogni genere, fu colta da una lieve vertigine.

– Mio dio Fred! Ma questo cos'è? – Mormorò un istante prima che la sua curiosità si scatenasse aprendo e chiudendo casse, cassettoni, bauli e armadi osservandone attentamente il contenuto e riempiendo l'aria di esclamazioni.

In poco meno di un'ora riuscì a mettere le mani dappertutto, ma quando raggiunse la zona più in ombra, restò ammutolita di fronte ad uno scaffale colmo di libri.

Le notizie in suo possesso le confermarono che la società terrestre si era dotata di un sistema capace di archiviare i dati, ma mai avrebbe immaginato che prendere tra le mani uno di quei volumi avesse potuto procurarle lo stesso imbarazzo di quando strinse i grossi capezzoli delle mammelle di Sheba.

Lentamente aprì il volume e mentre con mani tremanti iniziò a sfogliarlo, un profumo nuovo pervase l'aria.

Portò il libro al volto e odorando avidamente sussurrò – È buono porca vacca!

Quando finalmente quella specie di ubriacatura si placò e sedette sul pavimento accanto al finestra, iniziando i suoi primi tentativi di lettura, il tempo parve arrestarsi.

Con una cocciutaggine davvero monumentale provò a decifrare alcune di quelle pagine, ma quando sollevò gli occhi dalla scrittura, per dare un senso a ciò che aveva appena letto, si arrabbiò alla sua maniera scoprendo di non aver compreso assolutamente nulla.

– Cosa cavolo significa? Possibile che mi sia rimbambita?

E non aveva tutti torti se si tiene conto che la sua prima esperienza di lettura la stava facendo sul «Il piccolo Eyolf» di Ibsen.

Anche in quella occasione fu il suo orgoglio a non permetterle di rinunciare, ma quando ripresa la lettura si trovò improvvisamente immersa in un ambiente nebbioso, dove ogni figura, muovendosi come stordita fra gli echi della natura, dava corpo alla storia sommessa e disperata del lento passaggio di un amore coniugale e materno, ad una missione umanitaria di riscatto, pianse tutte le sue lacrime.

E se quell'ostica esperienza si concluse con il definitivo innamoramento per la lettura, il merito va in gran parte addebitato a quel racconto.

C'è da dire inoltre che nei primi giorni di quella nuova esperienza, si trovò spesso a dover risolvere un problemino niente affatto divertente; ovvero come riuscire a seguire lo scritto, senza perdersi in fastidiosissimi salti di riga e conoscendola non è difficile immaginare quali possano essere state le sue reazioni.

Ad ogni modo non si arrese e prima d'imparare a servirsi della guida dell'occhio, adottò una tecnica decisamente poco elegante, ma certamente valida, il dito indice come pilota.

E così, avendo iniziato a leggere soltanto perché lui sapeva farlo, finì per trascorrere molto del suo tempo libero in quel locale.

Tra quei volumi trovò praticamente di tutto. Testi di chimica, biologia, astronomia, medicina, fisica e un infinità di notizie riguardanti Il Levirato, i tabù alimentari del Levitico, i Sumeri, I miti dei Maya, Il libro tibetano dei morti, Isaia, Giovanni il Battista, il profeta Daniele. Autori quali Cesare, Dante, Thomas Mann, Hau yu, Tolstoj, Eliot, Shakespeare, Li–Ch'ing–chao, Freud, Jefferson, Omero, Proust, Cicerone, Huxley, Dostoevskij, Stendhal, Deledda, Pirandello...l’intera opera pubblicata di John Dewey e decine di altri. Inoltre, su di un ripiano isolato, rinvenne due volumi; la Bibbia e il Corano, che seppero turbarla profondamente.

Ovviamente il ritrovamento di quella stanza finì per crearle l'ennesimo problema del tipo; «È corretto invadere un universo che non mi appartiene?»

E sebbene in suo aiuto giunse il ricordo di una frase che l'orso aveva pronunciato a proposito di un simile problema, «Qui non ci sono padroni, tutto ciò che è in questa casa è tuo quanto mio» ed uno strano e indefinibile sentimento le impedì di parlargliene, ma non di portarsi un libro in camera, per leggerne alcune pagine alla luce del camino, tenne per se quel segreto

Alcuni di quei libri le dettero risposte alle molte domande che per varie ragioni aveva sempre evitato di porre al vecchio brontolone, compreso il significato di before christ e Kuran, ma la cosa straordinaria fu che, pur rendendosi conto che molte di quelle letture avrebbero potuto influenzare la sua natura, lasciò che ciò accadesse.

Ormai non era più l'essere arrogante e refrattario che era sceso sulla Terra, ma giorno dopo giorno si dotava di una singolare sensibilità che a volte le procurava scomodi inconvenienti; come quando la sera nella sua stanza, seduta sul pavimento accanto al camino, leggendo qualche pagina le accadeva d'essere sopraffatta dalla commozione.

Allora, per difendersi dalla sofferenza, piangeva silenziosamente serrando forte gli occhi per escludere il chiaro della luna e la notte silenziosa.

Anche durante il giorno le accadeva d'essere colpita da quel particolare inconveniente e non desiderando che Fred la vedesse piangere, si arrampicava fin sulla cima di una piccola collina che si ergeva poco distante dalla casa e li, in balia di forze che muovevano il suo animo verso imperscrutabili e irrevocabili fini, scaricava le sue tensioni in pianti disperati.

Quella mattina fu il sole a svegliarla da un sonno profondo. Si vestì in fretta e senza fare colazione uscì in giardino sperando di raggiungere Fred prima che si recasse nei campi e non vedendolo stava per rientrare in casa quando udì dei rumori provenire dalla rimessa.

Lo trovò che stava trafficando con il carro

– Se mi dai dieci minuti ti preparo qualcosa per il pranzo – Disse lei dopo aver fatto lentamente il giro del carro

– Non ce n'è bisogno – Rispose lui

– Scusami, ho dormito malissimo… e stamani non sono riuscita a svegliarmi. È da molto che sei in piedi?

– Un paio d'ore… Hai avuto degl’incubi?

– No… Due ore? E come mai sei ancora qui?

Lui alzò le spalle senza rispondere.

– Lo so io perché – Borbottò lei sorridendo

– Perché non lo fai sapere anche a me?

– Perché non puoi iniziare la giornata senza il mio bacio

Lui scosse il capo borbottando qualcosa di assolutamente incomprensibile.

– Hai qualcosa da portare nei campi? – Chiese ancora lei

– Cosa te lo fa pensare?

– Dovrà pur servirti a qualcosa quel carro, no? – Continuò lei per nulla scoraggiata

– Un carro serve anche per andare in città

– Mi domando perché non prendi il furgone? Faresti prima e ti stancheresti meno

– Forse sarò un testone, ma quegli aggeggi non mi piacciono. Inquinano l'aria – Rispose lui senza voltarsi

Lei si accostò alle sue spalle tirandogli la camicia – Non sei un testone, sei Fred... Mi dai il bacio?

– Spetta a te – Brontolò lui

Sorridendo lei lo costrinse a piegarsi e tenendosi stretta al suo collo gli fissò un bacio sulla fronte

– Ti andrebbe di venire con me? – Chiese lui sollevandosi con lei appesa al collo

– A fare?

– A fare provviste e a salutare qualche amico!

– Provviste?

– Si, fare provviste. Hai presente quelle cosine che ti rendono una ragazza felice?

– Non mi avevi mai chiesto di venire in città con te

– Dovrai pur imparare a saperti muoverti

– So muovermi fin troppo bene

– Intendevo imparare a fare provviste

– È difficile?

– No, è divertente, ma è necessario imparare a spendere bene i nostri soldi

– Perché?

– Immagina di avere un solo zolfanello per accendere il fuoco, lo useresti quando sei certa di non sprecarlo oppure...

– Ho capito, ho capito. Ma come funziona la cosa?

– È molto semplice; si entra in un negozio, si scelgono le merci che ci occorrono e in cambio si cede una parte del il nostro danaro

– E per fare questo tu impieghi un'intera giornata?

– A volte mi fermo a fare due chiacchiere. Ma cosa sono tutte queste domande? Cosa credevi andassi a fare?

– Io non credevo proprio nulla

– Beh, ora lo sai

– Usi lo stesso danaro che ricevi vendendo i prodotti del tuo lavoro?

– Del nostro lavoro

– Dunque tu vendi i nostri prodotti ricavandone del danaro che poi cedi per acquistare altri prodotti

– Esattamente – Rispose lui deponendola a terra

– È un sistema imperfetto, sarebbe sufficiente che gli uomini cedessero tutto il prodotto del loro lavoro allo stato e lasciare che lo stesso si prenda cura di loro

– Ma chi ti ha messo in testa simili idee?

– Perché? A me sembra buono

– Per la verità alcuni popoli lo utilizzano… ma è soltanto una bella aspirazione. Da quanto ne so funziona molto peggio del nostro

– Perché? Non è così difficile attuarlo

– In teoria, ma in pratica è ormai accertato che l'uomo ha bisogno di stimoli per migliorarsi e la realtà di quel genere di sistema non lo consente

– Non sei molto chiaro, puoi spiegarti meglio?

– Ti faccio un esempio; due uomini hanno le stesse necessita a cui provvede lo stato, ma mentre uno di loro produce 100, l'altro, che non ha le stesse capacità, produce 85. Come pensi di risolvere il problema?

– Dovrei dare al secondo meno del primo, oppure… obbligarlo il secondo a produrre 100... ma questo significherebbe diversificare... è così vero?

– Più o meno

– Però neanche il tuo sistema è perfetto

– Sono d'accordo, ma è una scelta obbligata

– Chi stabilisce il valore di un prodotto?

– Di solito chi vende, ma molto dipende dalla richiesta di quel prodotto

– Non mi piace… in questo caso chi non è capace di produrre 100 avrebbe sempre un problema

– Non è esattamente così, nel nostro ordinamento è previsto che lo stato aiuti chi non è in grado di provvedere a se stesso

– E chi paga?

– Lo stato, cioè coloro che non sono in grado di produrre

– E questo sistema funziona?

– Non bene, ma se non altro ognuno di noi e libero di fare le sue scelte

– Mentre l’altro sistema non può consentire alcuna libertà senza correre qualche rischio… è questo che volevi intendere?

Lui si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Sono curiosa di vedere come funziona. Chi sono i tuoi amici?

– Brava gente

– Intendi dire che a te fa piacere stare con loro?

– Si, sto bene in loro compagnia

– È come quando sei con me?

– Ti ho già detto che fare paragoni è il modo migliore per trasformare la vita in una continua gara e alla tua età si ha un solo dovere, imparare

– Io non voglio gareggiare con nessuno, desideravo soltanto capire cosa provi quando sei con gli altri

– Allora non devi far altro che venire con me

– E cosa dirai ai tuoi amici quando mi vedranno?

– Se sarà necessario dirò che vieni da un altro mondo

– E loro ti crederanno? – Chiese lei scandalizzata

– Certamente! Ma non faranno di queste domande

– Perché non dovrebbero?

– Perché già sanno di te

– Glielo hai detto tu?

– No, sapevano che saresti arrivata

– Allora sono del popolo

– Non sono del popolo

– Sono terrestri?

– Non esattamente

– Accidenti a te e ai tuoi indovinelli, ma cosa significa non esattamente?

– Vieni con me e capirai

Cristi lo guardò per qualche istante, poi, scuotendo il capo e battendo un piede in terra borbottò – Porca vacca! Sai sempre cosa fare per accendere la mia curiosità, non è vero?

– Vero – Rispose lui senza curarsi della sua reazione

– Sei un pessimo soggetto, lo sai?

– Anche questo è vero, – Commentò lui – però tu vedi di darmi una risposta alla svelta

– Va bene, vengo con te

– Alla buon'ora!

– Cosa fai, ricominci?

– Dai salta su, abbiamo molta strada da fare

– E tu non fare quella faccia felice. Per tua conoscenza sono io ad aver deciso di venire con te

– Non mi permetterei di dubitarne

– Quando torneremo?

– Tra un paio di giorni

– Non possiamo stare lontani così tanto, chi curerà gli animali? C'è da mungere le mucche e poi...

– È tutto a posto non ti preoccupare. Ti decidi a salire?

Indubbiamente l'idea di subire ancora una volta la presenza di estranei non la solleticava affatto, ma non le andava neppure di dargli l'impressione che avesse paura, perciò saltò sul carro sedendo al suo fianco senza fare ulteriori commenti.

Per un po', pur avendo entrambi una gran voglia di parlare, nessuno dei due si arrischiò ad aprire bocca, fin quando, arrestato il carro, lui le chiese in tono divertito

– Va bene, sono un pessimo soggetto, ma tu non puoi privarmi delle tue chiacchiere per tutto il viaggio

– Hai voglia di sentire la mia voce?

– Fa come ti pare, dimmi quello che vuoi, ma voglio sentire la tua voce

– Avrei da dirtene tante da farti vergognare per un secolo

– E allora fallo, ti preferisco incavolata piuttosto che silenziosa

– Sta pur tranquillo che al momento opportuno ti dirò tutto quello che ho dentro

– Allora vedi di farlo prima d'essere dai Garrison

– Chi cavolo sono i Garrison?

– Loro sono una coppia di giovani molto simpatici e anche tu potresti esserlo se evitassi di esprimerti a quella maniera

– Anche tu lo dici cavolo

– Sei sicura?

– Potrei scommetterci

– Beh, allora vediamo di migliorarci, sei d'accordo?

– Uh uh, non avevi detto che saremmo andati in città?

– Per arrivarci dovremmo passare proprio di fronte la loro casa e vorrei che tu li conoscessi

– Perché?

– Potresti fare amicizia con i loro due bambini. Anzi credo che stiano per diventare tre

– Due o tre?

– Il terzo dovrebbe nascere in questi giorni

– Perché tanti bambini, non era sufficiente un figlio?

– Si amano e allora... È così che va la vita

– Che schifo! Quello non è amore

– Oh oh! Abbiamo un'esperta in amore. E secondo te cosa sarebbe?

– È soltanto sesso!

– E tu cosa ne sai del sesso? – Chiese lui sobbalzando

– Non molto, ma abbastanza per non piacermi

Fred sorrise e lei notandolo scattò risentita – Ridi di me?

– Per carità, me ne guardo bene! – Mentì lui

– Perché gli uomini fanno quelle cose?

– Quali cose?

– Dai che lo sai

– Intendi quelle cose? Beh, quelle che tu chiami cose, sono parte della grammatica dell'amore e sono anche uno dei motivi per cui un uomo e una donna si sposano

– I figli nascono se un uomo e una donna sono sposati?

– A volte anche se non lo sono

– E come può accadere?

– Fanno quelle cose pur non essendo sposati

– È una vera porcheria!

– Ne parli come se fosse una cosa orribile

– E non lo è?

– Beh è un po' contro le regole...ma in fondo è una cosa naturale. Ehi pulcino, cos'è che non va?

– Nulla! Va tutto bene

Per un po' il viaggio proseguì senza che lei si avventurasse in altre domande, ma poi, con il tono di voce più discorsivo che le riuscì d'improvvisare, domandò – E i bambini?

– I bambini cosa? – Chiese sorpreso Fred

– Cosa accade se nasce e la madre non è sposata?

– Molti bambini nascono in quel modo

– C'è differenza?

– Tecnicamente nessuna

– Allora perché vi sposate?

– Potrei rispondere che il totale è maggiore della somma delle due parti, ma forse è meglio dire che gli uomini si sposano per amore

– Balle! – Affermò lei con tono paziente

Fred girò lo sguardo verso di lei – Non sono balle e credo di capire cosa ti rende perplessa. Il tuo guaio è che provieni da una società che considera immorali certi atti e certe espressioni

– E non lo è?

– Niente affatto

– Allora secondo voi è bello? Io credevo che soltanto gli animali facessero quelle cose

– Ah capisco. So a cosa ti riferisci e ti chiedo scusa, credo di aver mancato ad uno dei miei doveri. Avrei dovuto parlartene

– Non credo che avrebbe cambiato qualcosa

– Ciò che hai visto compiere ad alcuni animali non ha nulla di così riprovevole. Quegli atti rispondono ad una semplice regola della natura, è il loro modo per perpetuare la razza e spero riuscirai a comprendere che non si può chiedere loro di farlo in privato. Per l'uomo invece è diverso, noi siamo in possesso di un intelletto e di pudore e soprattutto siamo guidati dai sentimenti

– Oooh! – Esclamò lei – Dunque l'atto sessuale e la procreazione sono espressioni dell'amore?

– Nell'uomo lo sono sicuramente

– Per noi invece il sesso è antisociale, sporco e irriverente

– Qui è un po' diverso e fin quando si rispettano alcune regole non lo consideriamo un crimine. Se un uomo e una donna decidono di fare sesso, questo vuol dire che è l'espressione di un sentimento reciproco

– A me risulta che non sempre è come dici tu

– È vero, a volte il sesso è oggetto di mercato o di violenza, ma questo è condannato dalle leggi

– L'uomo può comperare il sesso?

– Si, può accadere

– Perché?

– Sono molti i motivi, a volte accade per necessità, per avidità o per insensibilità, ma non per questo il sesso deve essere criminalizzato

– Tutti gli uomini possono fare sesso?

– Certo, a patto però che vengano rispettate certe regole

– Potrei farlo anch'io?

– Perché no, quando avrai l'età giusta e se vorrai

– Quindi potrei anche scegliere di non farlo

– Nessuna legge potrà importelo, tranne il vincolo derivante dal matrimonio

– E i Garrison sono...come si dice?

– Sposati? Si lo sono

– E quindi sono liberi di fare quelle cose

– Più o meno

– Qual è l'età giusta per fare quelle porcherie?

Intuendo d'essere su un terreno minato, ma comprendendo di doverle una risposta, Fred deglutì più volte tentando di mandar giù un boccone decisamente troppo grosso

– Non esiste un'età precisa – Borbottò con tono lamentoso mentre il suo volto mostrò un mutamento d'espressioni che andavano dal comico all'incredulo

– Non lo sai o non vuoi dirmelo? – Domandò ancora lei senza alcun riguardo per il suo imbarazzo

E mentre lui si schiariva la voce due o tre volte per dare alla mente il tempo di trovare una risposa, lei, intuendo d'essersi spinta oltre le sue intenzioni, intervenne nuovamente cambiando argomento

– Gli uomini non dovrebbero nascere dalla parte più lurida di una donna

– Stai andando alla ricerca dei nostri difetti?

– Sto soltanto esprimendo il mio pensiero e a me sembra che questo vostro sesso sia proprio una cosa sporca

– Hai mai visto nascere un bambino?

– Scherzi? Dev'essere una cosa orribile

– Al contrario, è un momento assolutamente sublime. Prova ad immaginare il dolore che provano madre e figlio. In quel momento la madre deve lacerare il suo corpo per darlo alla luce e lui, terrorizzato e stremato, in pochi secondi deve modificare il suo modo di vivere

– Per favore, risparmiami i particolari

– Tu non puoi ricordarlo, ma è accaduto anche a te

– Smettila!

– In quei momenti tra i due si concretizza un rapporto così profondo da originare un sentimento capace di annullare ogni dolore

– Balle!

– Non sono balle, è la verità e da quando l'umanità è scesa dagli alberi, di tutte le cose che ha fatto, quella della natività è sempre stato il dovere che più ha coltivato e protetto e tu non puoi pensare che sia una cosa lurida

– Storie, tutte storie!

– Posso comprendere i tuoi dubbi, è normale che tu possa stentare a credermi, ma se tu avessi il coraggio di assistere alla nascita di un bambino comprenderesti dov'è il segreto della natività

– Tu hai mai assistito ad una nascita?

– Più di una volta e dovresti farlo anche tu se vuoi comprendere perché tra madre e figlio nasce un vincolo che va oltre ogni immaginazione

– Eppure qualcuno afferma che dopo un periodo di fissazione per la madre, il figlio faccia dietro front e la odi

– Ma chi ti ha messo in testa simili sciocchezze?

– Un tuo amico, Freud

– Sei riuscita a berti quella panzana?

– Non è forse vero?

– Per l'amor del cielo! È soltanto la sua opinione

– Allora come la mettiamo? Freud è un'imbecille?

– Affari suoi; per quanto mi riguarda credo che se un uomo giunge ad avere di queste convinzioni, o ha un grosso problema irrisolto oppure non è mai stato amato

– Ah ah!

– Sissignora! – Esclamò lui in tono risentito – Ed è perfettamente fuori luogo questa tua ironia

– Bene! – Esclamò lei – Non posso più esprimere il mio pensiero?

– Sei libera di pensarla come vuoi e se vuoi credere che quel sentimento è falso accomodati pure.

– Insomma si può sapere a chi debbo credere?

– Se fossi in te eviterei di emettere giudizi senza prima aver trasferito il problema sulla tua pelle. Soltanto così è possibile esprimere il nostro vero pensiero e non per averlo sentito dire da qualche parte

– Okay, credo che tu abbia ragione, scusami! Continua pure

Fred le lanciò uno sguardo di traverso e scuotendo il capo mormorò

– Non mi piaci quando sei così arrendevole

– Accidenti Fred ti ho chiesto scusa. Quello di cui si stava parlando m'interessa davvero

– Okay, – Riprese lui scuotendo il capo – l'amore per la madre non potrà mai trasformarsi in odio. È qualcosa che indipendentemente dalla nostra volontà ci resta dentro per tutta la vita, devotamente e in silenzio

– Perché?

– Non lo so, è uno dei segreti che appartengono alla creazione. Quell'amore è un'emozione che resta dentro di noi a qualsiasi età e se crescendo alcuni uomini perdono la capacità di manifestarlo, è soltanto un problema legato a fattori momentanei

Cristi rimase silenziosa guardando i suoi piedi.

– Qualcosa ti preoccupa? – Chiese lui per scuoterla

– Si, mi tormenta il pensiero d'essere vissuta nel corpo di una donna. È atroce

– Non di una donna qualsiasi, ma di tua madre, di colei che ti ha nutrito del suo corpo, che ti ha amato al punto di accettare la morte pur di darti la vita!

– Ah no! Ora non tentare di confondermi. Come può avermi amato se è morta senza neppure vedermi? E dov'è quel grande amore che dovrei provare per lei? Mi dici come potrei amarla se non so neppure che volto avesse, per me è soltanto un nome, un sostantivo

– Non ho mai sentito di un sostantivo che sacrifichi la propria vita per amore? No mia cara, non sono io a voler confondere te, ma sei tu a complicarti l'esistenza. Tua madre è stata una donna vera, una donna coraggiosa che ti ha amato ancor prima del tuo concepimento

– Oh si, certo, però mi ha scaricata

– Tua madre ha fatto ciò che le fu chiesto di fare

– Parole, soltanto parole

– Non essere ingiusta

– Tu puoi provarmi che non sto sbagliando?

– Si che potrei, ma tu sarai capace di comprendere il motivo per cui tua madre scelse di portare il tuo peso invece di lasciarti nascere in una squallida provetta, o perché abbia deciso di averti pur sapendo che non sarebbe sopravvissuta al parto

– Io dico che l'ha fatto per piacere

Fred annuì lentamente e Cristi credette che fosse un segno di approvazione

– Ho indovinato? – Chiese con voce sicura

Lui la guardò freddamente, poi, con un filo di voce mormorò

– Mi sto vergognando di te, credevo fossi riuscita a cambiare

– Sono cambiata!

– Oh si, lo sei davvero, ma non riesco più a comprendere in cosa. Queste tue parole hanno sporcato la memoria di tua madre e non credo che ne avessi il diritto

– Se ho detto quello che ho detto, è perché so!

– Ma cosa ne sai tu di quello che prova una donna, di quello che ha nel cuore. Credo invece che dovrai vivere molto a lungo per riuscire a comprendere perché tua madre scelse il dolore, la disubbidienza e la morte pur di darti la possibilità d'essere diversa e non ti basterà l'eternità per chiederle perdono

– L'ha fatto per assecondare i suoi desideri

– Semmai fosse stato come tu dici è accaduto esattamente il contrario. Io credo invece che il loro sia stato un amore di quelli che non considerano la morte un sacrificio

– Era una pazza. Sapeva bene che quello stupido sentimento era bandito

– Lo sapevano entrambi. Eppure si sono amati e pur sapendo di rischiare la vita lei ti ha voluto ugualmente

– Perché? – Gridò Cristi – Ne parli come se donare la propria vita sia una cosa ovvia

– Per una madre forse lo è

– Allora perché mi è così difficile comprenderlo? – Terminò lei in un sussurrò tirando su con il naso

– Credo che bisognerebbe essere madre per dare questa risposta

– Non le ho chiesto io di morire per me, non le ho chiesto di farmi nascere. Perché mi ha voluto così? Non sarebbe stato più semplice se avesse seguito le regole?

– È sempre molto difficile comprendere ciò che gli altri hanno nel cuore, ma voglio credere che lo abbia fatto per offrirti l'unica possibilità di nascere senza essere manipolata

– Non essere banale – Esclamò Cristi alzando gli occhi al cielo – Per quale motivo avrebbe dovuto fare questo per me?

– Davvero non riesci a comprenderlo?

– No! – Urlò lei

– Non ti sembra sia troppo facile nascondersi dietro l'ignoranza

– Forse la mia è soltanto ignoranza... e non parleresti così se fossi tu a provare quello che ora sta complicando la mia vita

– Scusa... Non volevo metterti a disagio. Pensavo che provocando la tua curiosità avrei potuto risvegliare in te qualche interesse

– Se è per questo ci sei riuscito benissimo... e mi duole che abbia dovuto soffrire a causa mia

– Va a capirle le donne

– Credi che abbia sofferto?

– Si... – Sussurrò lui evitando di guardarla – Ho paura che dev'essere stata un'esperienza atroce

– Quanto atroce? – Chiese lei con un filo di voce

– Non lo so... Per me non è facile immaginare cosa dev'essere stata la sua vita dovendo difendersi da tutti e da tutto, ma tu ora sei in grado di comprendere cosa si prova a vivere riponendo ogni speranza in un unico sentimento

Cristi aveva rivolto lo sguardo verso l'alto non volendo che lui vedesse i suoi occhi gonfi di lacrime.

– Fred! – Sussurrò con un filo di voce – Dimmi perché ha fatto tutto questo per me

– E per chi credi che una madre sfidi l'universo intero se non per i suoi figli

Cristi annui asciugandosi gli occhi con le mani prima di sussurrare – Dovrò imparare ancora molto

– Si, credo proprio che dovrai percorrere ancora molta strada

– È difficile avere un figlio senza alcun aiuto?

– Non è impossibile, ma è certamente difficile

– Come fa una donna a sapere quello che c'è da fare?

– Le ragazze di questo pianeta imparano certe cose crescendo

– E mia madre conosceva quelle cose?

– Tua madre ha vissuto molto tempo sulla Terra, ed è probabile che ne fosse al corrente, ma questo non significa che non deve essere stato ugualmente un dramma

– Questo posso capirlo, ciò che non mi entra nella zucca, è capire cosa possa averla spinta ad accettare tanto dolore

– È probabile che il desiderio di averti fosse più grande della consapevolezza del dolore

– Al punto di rischiare la sua stessa vita?

– Pare proprio di si

Lei scosse il capo prima di chiedere – Ma perché? Cosa ne ha ottenuto? È morta

– Lei non è morta, ha soltanto trasferito in te il suo spirito e la sua bellezza

– E una madre può farlo?

– Io credo che una madre abbia il dovere di farlo

– Smettila Fred, hai deciso di vedermi piangere?

– Scusami

– Perché hai detto che ha trasferito in me la sua bellezza? Come puoi saperlo? – Sussurrò lei

– Era bellissima

– Tu non l'hai vista

– Vedo te

– Cosa vuol dire?

– Se tu sei così bella lei non poteva esserlo di meno

– Io non sono bella

– Lo sei credimi. Ora esprimi soltanto il candore della tua infanzia, ma che molto presto si trasformerà in qualcosa di supremo

– Perché mi dici queste cose, a me non piace sentirmi parlare così

– Non è un offesa dire a una bambina che è bella, vi sono donne che farebbero follie pur di sentirselo dire

– Perché? Forse vivono meglio?

– Non lo crederai, ma la bellezza delle donne fa piacere agli occhi degli uomini

– Cosa intendi per bellezza? Come si fa ad essere belli?

– Per lo più è soltanto un questione estetica, il colore dei capelli, i tratti del volto oppure il taglio degli occhi. A volte il loro stesso colore può determinare se essere considerati più o meno belli. Più raramente è sufficiente un sorriso a rendere bella una persona, ma in questo caso bisogna essere molto fortunati

– Perché?

– Perché è estremamente difficile incontrare un volto che si illumini soltanto con la piega di un sorriso

– Come sai fare tu?

– Ma cosa ti salta in mente! Come accidenti fai a vedermi bello

– Tu per me lo sei

– Allora debbo essere molto distratto perché non me ne sono mai accorto

– Davvero ci sono persone che si vantano della loro bellezza

– Purtroppo si vantano di quella meno preziosa e puramente soggettiva

– Ne avete di più pregiate?

– Una soltanto

– Qual è?

– Quella nascosta dentro di noi

– Noi possediamo una bellezza interiore?

– Certo, ma non è facile riconoscerla

Cristi ciondolò il capo sorridendo – Perché quella esteriore è soggettiva? Fammi un esempio

– Ad esempio per me tu sei incantevole, mentre per altri potresti non esserlo

– Potrebbe accadere?

– Immagino di si, anche se per la verità ho qualche dubbio. Capisci cosa voglio dire?

– Io per te sono bella?

– Per me lo sei

– Allora ti piaccio? Si dice così? – Chiese lei con un beffardo sorriso sulle labbra

– Dovrò fare molta attenzione quando parlo con te. Hai un'eccessiva predisposizione a saltare alle conclusioni

– Bene bene

– Bene cosa?

– Nulla, stavo pensando a mia madre

– Cosa ricordi di lei?

– Assolutamente nulla! Di lei me ne parlò mio padre poco prima di essere trasferita sulla Terra

– Non hai nulla che possa ricordartela? Che so, un immagine

– Nella mia mente esiste soltanto il dato della sua esistenza

– E di tuo padre cosa ricordi?

– Una serie di contatti

– Sapresti descriverlo?

– E tu saresti capace di descrivere in termini concreti l'aria che respiri? Di lui non ho ricordi visivi, ho soltanto le frequenze del suo contatto

– Cosa sono le frequenze?

– Potrei paragonarle al timbro di una voce

– E di tua madre?

– Di lei nulla

– Quando sei nata tua madre possedeva un corpo, qualcuno avrebbe dovuto ricordarsi di lei

– Tranne mio padre nessuno l'ha mai vista nel suo aspetto fisico

– Eppure sono certo che tu devi averla vista

– Ti sbagli, lo ricorderei

– Possono aver isolato questo ricordo, non è poi così difficile e se nel momento in cui sei nata avevi gli occhi aperti tu l'hai vista

– Si nasce con gli occhi aperti?

– A volte capita

– Beh, io non dovevo averli aperti

– Oppure se sono intervenuti sulla tua mente non hai più quei ricordi

– Tu dici che possono averli cancellati?

– Forse no e se tu l'hai vista quella registrazione è ancora li

– Sarebbe possibile ricostruire la sua immagine?

– Si, ma soltanto se l'hai vista

– È difficile?

– No, è un tecnica che abbiamo sviluppato da quando siamo sulla Terra. Senza queste tecniche non saremmo mai riusciti a contattare il laboratorio di Gauss. Vuoi provare?

– Non ne sono sicura

– Okay, come vuoi

– Tu lo faresti?

– Se fosse l'unico modo per ricordare mia madre non ci penserei due volte

– Beh, forse io non sono come te

– Io credo che tu abbia soltanto paura che io possa leggere la tua mente

– No, sono sicura che non lo faresti

– E allora cos'è, semplice strizza?

– Forse non è del tutto immotivata, non ti pare? Ho vissuto così tanto tempo senza sapere di lei che non ne sento la necessità

– D'accordo, non ne parliamo più

– Ma se accettassi tu cosa mi faresti?

– Mi limiterei a stimolare certi meccanismi, il resto dovresti farlo tu

– E se non dovessi averla vista?

– Allora non accadrebbe nulla, ma non lo credo possibile. C'è sempre un momento in cui madre e figlio si guardano

– E tu dici che quel ricordo è ancora nella mia mente?

– Per saperlo bisognerebbe provare, ma a quanto pare non sei interessata

– Accidenti Fred, ho soltanto espresso alcuni dubbi. Avrò ben diritto a dire la mia

– Più che logico. Allora facciamo così, quando avrai deciso me lo farai sapere

– Ho già deciso, voglio farlo, ma tu dovrai promettermi che non leggerai la mia mente

– Credevo avessi imparato a fidarti della mia parola

– Finiscila e dimmi piuttosto cosa debbo fare

Fred arrestò il carro – Prima mettiamo in chiaro una cosa, tu non devi farlo soltanto per compiacere me

– Si tratta di mia madre, no? Cosa cavolo c'entri tu?

– Ecco fatto! Visto come va a finire? Ora si comincerà a discutere per almeno due ore

– Faresti molto meglio se la smettessi di provocarmi e ti decidessi a dirmi cosa debbo fare

– Sei proprio sicura?

– Si – Urlò lei – Come cavolo te lo debbo dire?

– Okay. Allora stammi bene a sentire; per prima cosa devi riuscire ad escludere dalla mente tutto ciò che ti circonda

– Anche te?

– Perché, sono nella tua mente?

– Va all'inferno!

– Preferirei restare ancora un po' in questa valle

– Per rompere gli stivali a me. Dai, non perderti in chiacchiere, vai avanti

– Quando sarai certa d'essere completamente padrona dei tuoi sensi, dovrai tornare indietro nel tempo fino a raggiungere il ricordo più antico che hai

– Che genere di ricordo?

– Non ha importanza, purché sia il più lontano. Questo ci farà risparmiare tempo

– Come potrai sapere quando sarò pronta?

– Conosco le tracce per il contatto con la tua mente

Lei sorrise guardandolo – Che figlio d'un cane... Okay, okay, scusami

– Allora vai?

Cristi annuì e chiuse gli occhi. Pochi istanti dopo il suo volto impallidì.

Le funzioni del suo corpo rallentarono fino a raggiungere una condizione psico/fisica che la dissociò dal tempo e dallo spazio. Percepì la sonda di Fred scivolare nella sua mente e avvolgerla in una coltre morbida e tiepida che la isolò da ogni segnale proveniente dal suo corpo.

Lentamente quel tepore si trasformò in un opaco barlume ovattato, che aprì uno spiraglio su ricordi completamente dimenticati.

– Cristi, puoi sentirmi?

– Si – Rispose la voce fioca di Cristi

– Riconosci la mia voce?

– È molto lontana

– Quale sensazione percepisci

– Calore

– Come ti senti?

– Sto bene, è buio

– Hai paura?

– No, sto bene

– Cos'altro provi?

– È un’impressione che non riesco a definire… però è piacevole

– Puoi muoverti?

– Non molto, coordino male i miei arti

– Hai bisogno di aiuto?

– No, non credo… mi sento tranquilla

– Prova a descrivere le impressioni più immediate

– Non lo so… ma è come se qualcuno si prendesse cura di me

– Nel senso fisico?

– Si… ma non solo… te l’ho detto, mi sento tranquilla

– Puoi vedere cosa ti circonda?

– È buio

– Cos'altro senti oltre alla mia voce?

– Suoni

– Fastidiosi?

– No

– Li avevi mai uditi?

– Li ho sempre uditi

– Prova a descriverli

– Quello che domina tutti gli altri è un suono cupo che pulsa

– È probabile che tu stia ascoltando il cuore di tua madre

– Non può essere un cuore, non è regolare, è troppo veloce...e poi...Ohi! Mi fa male... ohi...non fare così!

– Cosa succede?

– Mi fa male...mi spinge...non voglio...aspetta non spingere, fai male... Sento dolore... ahi! Ora il calore sta scomparendo...è freddo... soffoco! Sto morendo...non respiro...Ho paura...C'è luce...troppa luce... sto male...sto male

– Cosa vedi?

– Nulla, provo dolore

– Dove?

– Agli occhi

– Aprili!

– Non posso, provo dolore

– Aprili, il dolore sarà soltanto un attimo. Aprili!

– Ho paura...ho freddo. Non ce la faccio, c'è troppa luce

– Apri gli occhi! Per favore Cristi aprili!

– Li ho aperti, bruciano

– Dimmi cosa vedi

– Non distinguo nulla, bruciano… Si, ora lo vedo...è un volto. Vedo gli occhi...sono grandi, mi guardano

– Sono gli occhi di tua madre. Guardala ti prego

– Lei mi sorride... Oh Fred dimmi cosa posso fare... Oh no aspetta... non lasciarmi... Ora io ti vedo... ti vedo

– Cristi svegliati, non andare oltre! – Urlò lui colpendola con un ceffone

– Non andare... per favore aspetta! – Urlò ancora lei

– Per carità di dio Cristi svegliati! – Gridò ancora lui scuotendola per le spalle. E quando lei riaprì gli occhi aveva lo sguardo freddo

– Mi hai mentito – Sussurrò

– Non ho letto i tuoi ricordi, sei stata tu a ricordare un episodio dei primi istanti della tua vita – Disse lui avviando nuovamente il carro

– Mi hai mentito. La donna che ho visto non poteva essere mia madre, non era bellissima. Era una donna malata

– È probabile, dev'essere stato allucinante partorire in quelle condizioni

– Perché?... Io non gli ho chiesto di morire

– No, tu non gliel'hai chiesto... ma lei lo ha fatto per te

– Perché? – Urlò lei

– Perché era l'unico modo per trasferire in te la sua vita e la sua bellezza

– Non doveva! – Disse lei scoppiando in lacrime – Non gliel'ho chiesto

– Non tormentarti... Nessuno gli ha chiesto di sacrificare la sua vita

– Allora perché lo ha fatto?

– Non sono mai stato madre, ma mi piace credere che lo abbia fatto per provare l'incantesimo di stringere un figlio tra le braccia

– Cosa prova una madre quando ha il figlio tra le braccia?

– Non lo so tesoro, è un segreto che appartiene soltanto a loro. Io posso soltanto dirti cosa prova un bambino tra le braccia di sua madre

– Dimmelo!

– Vorrei essere un poeta per farti vivere quelle meravigliose sensazioni, ma purtroppo non lo sono e quanto riuscirò a dire saranno soltanto parole

– Diventalo per me – Sussurrò lei con voce lieve

Lui l'accarezzò con lo sguardo

– Va bene, ci proverò; mi credi se affermo che darei tutti gli anni che mi restano da vivere per tornare a rivivere quella magia?

– Si, – Sussurrò lei annuendo – ti credo

– Pagherei qualsiasi prezzo per tornare a sfiorare la sua pelle vellutata e profumata di lavanda e che sogno magnifico sarebbe poter riudire la sua voce in quelle nenie appena sussurrate... Quando le sue labbra mi sfioravano in un bacio si schiudevano orizzonti così luminosi da fare impallidire il sole. E non mi sarà mai più possibile dimenticare i momenti in cui si lasciava accarezzare i capelli, o mentre osservavo le sue movenze, geloso se la sua attenzione veniva distolta sia pure per un solo attimo da un'altra cosa banale. Vorrei riuscire a farti provare quell'attesa voluttuosa di quando mi preparavo al contatto della sua gota sulle mie labbra. Oh mio dio cosa ho perduto...

– Ma cosa fai, piangi? Dai, ora fai piangere anche me

– Scusami, ma mi accade ogni volta che la mente si apre al suo ricordo

– È così importante?

– Soltanto il giorno che verserai qualche lacrima ricordando chi ti ha amato, potrai esser certa d'aver meritato quel sentimento

– Non dovevo chiederlo

– Non preoccuparti, ogni tanto fa bene versare qualche lacrima

– Non c'è da vergognarsene?

– Ci si deve vergognare di esprimere la propria felicità?

– No, non credo

– Il pianto è uno dei tanti modi con cui si può manifestare un sentimento. Tu hai mai pianto?

– Non come è accaduto a te. Nelle tue lacrime c'era qualcosa di luminoso

– È un vero peccato che tu non abbia potuto godere di queste gioie

– Su Gauss non sarebbe potuto accadere, non è consentito provare amore

– Eppure tuo padre e tua madre si sono amati

– Si, ma il loro errore l'hanno addebitato a me violentando la mia mente, cancellando i loro ricordi, la mia identità e chissà cos'altro

– Il tuo popolo non ti ama?

– Mi temono, questo si. Per loro sono sempre stata un problema. Ti ricordi quando mi dicesti che ero stata inviata sulla Terra per compiere un'infamia? Beh… ora sono certa che c’è anche un altro scopo

– Quale?

– Credo che a loro poco importi se riuscirò a condurre a casa il mio popolo… Loro sperano che prima o poi commetta un errore

– Nessuno è immune da errori

– Non su Gauss. Se dovessi commetterne verrei eliminata. È la legge

– Cosa ti fa supporre che sia questo il loro disegno

– Loro non vogliono cambiare, quindi cosa se ne farebbero di tutta questa gente? Inoltre mi hanno concesso troppo tempo…

– E cos’altro hai scoperto

– Ho scoperto di essere in possesso di notizie alle quali non posso accedere

– Tutto ciò dovrebbe avere un senso?

– Mi sono dannata l'anima compiendo per loro i lavori più ignobili, ma ne sono stata ripagata soltanto con il disprezzo

– Allora perché avrebbero scelto te per una missione che comunque non potrà essere portata a termine?

– È nella loro logica… Probabilmente ora non gli servo più

– Quali compiti avevi prima di scendere sulla Terra?

– Preferirei parlare d'altro?

– Io invece credo che dovresti parlarne

– No Fred, non posso, ho paura di perdere la tua rispetto. Ora sono una ragazzina quasi a modo

– E prima non lo eri?

– È difficile Fred, come potrei spiegarti che pur vivendo mi sentivo come morta. Io non so cosa in realtà fossi… e se la mia opera appartenesse al bene o al male… so soltanto che la solitudine era la mia compagna

– A volte la solitudine può essere piacevole

– Quella in cui ho vissuto non è la stessa che tu mi hai insegnato ad amare. Quella era vuota com'ero vuota io… In me non vi era nulla di pensante o di vivo

– E oggi come sei?

– Sono un disastro… Però accanto a te ho imparato a riconoscermi nei miei pensieri e questo mi piace, anche se mi fa star male

– Non sei felice?

– Certo che lo sono… ma ho conosciuto la paura

– E allora?

– Non voglio che la Cristi di oggi torni a perdersi nell’universo

– Non accadrà se tu non lo vorrai

– Ti rendi conto che ti debbo un'infinita gratitudine

– Per cosa?

– Per aver dato un senso alla mia esistenza

– Cerca di non esagerare… il merito è tutto tuo

– Lo credi davvero?

– Certamente

– Allora perché quando il buio della notte mi fa gelare il sangue, mi basta sapere che sei ad un passo da me perché tutto torni tranquillo?

– Hai ancora paura del buio?

– Sono piena di paure Fred, ma non farò come John. Io non mi ucciderò

– Ucciderti? Ehi pulcino! Ma che cavolo vai dicendo? – Brontolò lui arrestando il carro

– Stavo pensando a Huxley

– Lo scrittore? E cosa c'entra lui con te?

– Ho letto un suo libro

– Ti riferisci forse al Mondo Nuovo?

– Lo hai letto?

– Ma dai, è soltanto un romanzo

– Non esserne troppo sicuro. Quel tuo Huxley ha descritto uno dei tantissimi modi di vivere la vita al di la del vostro sole

– La devi smettere con queste idee strampalate, ora sei qui e non avrai modo d'incontrare nessun Bernard Marx o il grande controllore. Qui sulla Terra non facciamo nascere i nostri figli in provette per poi utilizzarli come parti di ricambio. Per noi il sesso e l'amore sono ancora una realtà importante

– Beh, io di sesso e di amore non ne capisco un accidente… Però di una cosa sono certa… sono contenta di essere sulla Terra… e di vivere con te – Sussurrò lei abbassando il capo

– Ehi! – Esclamò lui per toglierla dall'imbarazzo – Da quanto hai iniziato a leggere? Sai che ho infinità di libri in soffitta?

– Lo so, li ho trovati

– E non mi hai detto nulla?

– Scusami Fred, ma ho avuto paura che potesse dispiacerti

– Oh santo cielo, ma perché avrei dovuto?

– Beh, in quella stanza vi sono troppe cose che appartengono alla tua vita, sono i tuoi ricordi, ed io non avrei dovuto contaminarli

– Contaminarli? Hai fatto benissimo invece… Non credevo t’interessasse la mia vita passata

– Tutto ciò che ti riguarda m'interessa, però so bene di essere una estranea e di non appartenere alla tua vita

– Ma non è vero! Tu sei il mio pulcino… ma che sciocchezze dici! E poi mi pare di averti già detto che tutto quello che c'è in quella casa è anche tuo

– Anche tu? – Domandò lei si slancio

– Oh beh, sai, non avevo mai pensato di poter essere proprietà di qualcuno. Però se a te fa piacere… si, credo di sentirmi una tua proprietà

– Tu lo dici per compiacermi

– Compiacerti? Tu mia cara sei troppo intelligente per farti infinocchiare dalle mie chiacchiere

– Davvero non sei dispiaciuto?

– Ma certo che no! Ah che bello! Ho un sacco di consigli da darti a proposito di alcune letture

– Lo hai fatto

– Quando?

– Ho iniziato a leggere i libri più malconci

– Ed io che credevo... Vuoi sapere una cosa? Ho pregato perché tu arrivassi fin lassù. Sapessi quante volte sono stato sul punto di parlarti di quella stanza

– Perché non l'hai fatto?

– Perché non sarebbe stata la stessa cosa che scoprirla da sola

– Che bugiardo! – Esclamò lei guardandolo con occhi di fuoco – Sei stato tu a dirmi di tinteggiare quel soffitto... Dio che imbroglione! Però è vero, – Borbottò tornando a sorridere – non sarebbe stata la stessa cosa. Non puoi neppure immaginare quali emozioni abbia provato quando ho messo gli occhi su quei tuoi appunti scritti sui bordi delle pagine

– Ho sempre avuta quella pessima abitudine. Spero almeno che ti abbiano aiutato

– Non del tutto, qualcosa non sono riuscita a farmela entrare nella zucca

– Di cosa si tratta?

– È un elenco molto lungo

– Dimmene una

– Perché hai scarabocchiato sulla prima pagina di un libro questa frase ? «It is only in the country that we can get to know a person or a book»

– Non è mia, è di un giornalista inglese, ed è piuttosto semplice interpretarla

– Forse per te, ma per me non ha senso affermare che soltanto in campagna si ha il tempo e la concentrazione necessaria per fare la vera conoscenza delle persone e dei libri

– Perché non hai ancora vissuto la realtà di una grande città… In campagna il tempo ha cadenze diverse. A contatto con la natura l’uomo è capace di liberare il proprio spirito e di prendersi tutte quelle pause che una città non può concedere

– Allora perché l'uomo l'ha abbandonata? – Chiese lei

– No, non l'ha abbandonata, se ne è soltanto allontanato, ma quando può torna sempre qui a rigenerarsi

– Dev’essere vero, altrimenti come potrebbero, tanti dei tuoi autori, amarla tanto

– Cosa ti ha dato quest'impressione?

– È soltanto un’impressione, ma alcuni di loro amano identificarla come un’entità piuttosto che un luogo

– Prova a farmi un esempio

«Puoi cacciare l'indole naturale con un forcone, ma tornerà sempre di nuovo»

– Orazio! Cristo santo sei arrivata anche a lui? E ne hai compreso il senso?

– Di questo non ne sono proprio sicura

– Beh, proviamo a scoprire cos’hai compreso

– Non vorrei dire fesserie, ma mi è sembrato che il tuo Orazio, nel voler difendere il concetto di vita in campagna contro un convinto assertore della superiorità di quella cittadina, tentasse di ricordargli il motivo per il quale, tra le colonne di marmo dei lussuosi palazzi, si coltivassero ancora piccoli boschetti

– Bene, – Commentò lui – e cosa ne hai concluso?

– Che sebbene l'uomo l'abbia cacciata a pedate, la vita secondo natura ritorna sempre

– Non ho parole. Mi sorprendi ogni giorno di più. E quali sono gli altri autori che ti hanno dato la medesima impressione?

– Ce ne sono moltissimi

– Citane uno

– Leopardi?

– Lo immaginavo e sebbene sia assai diverso da Orazio, lui riesce sempre a colpire gli spiriti più pronti… Di lui cos'hai letto?

– Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, qualcosa dello Zibaldone e dell'altro

– Uhm e ti ha un po' confusa, è così?

– Beh si, con lui le cose si complicano

– Sono d'accordo, non è facile coglierlo immediatamente, ma tu dovresti riuscirci benissimo

– Perché?

– Perché gli somigli… Anche lui, co­me te, ha sempre cercato di complicarsi la vita… Ti sei fatta un’idea di come possa essere stato?

– No, mi è difficile. Però da quel po’ che ho letto dev'essere stato un uomo troppo angustiato dalle falsità della vita…

– Vero

– … e benché sia certa che abbia sorriso molto poco, l'ho apprezzato per come ha saputo mantenere limpido il suo spirito

– Non è stato un uomo molto fortunato

– Io lo sono stata… ho te

– Smettila di fare sviolinate e parlami ancora di lui, cos'altro ricordi?

– Questa riflessione «...nell'amore, ch'è lo stato dell'anima il più ricco di piaceri e d'illusioni, la miglior parte, la più dritta strada al piacere e ad un ombra di felicità, è il dolore.»

– Cos'è che ti ha colpito di questo passo?

– È stato facile perché io conosco quel sentimento, so bene che il dolore è l'unica strada per raggiungere quello che voi definite l'amore perfetto

– Non è l'unica ma certamente la più difficile. Si può sapere dove avevi riposta tutta questa ricerca poetica?

– Non lo so, ma senza i tuoi libri non l'avrei mai scoperta

– Cos'altro hai trovato lassù?

– Una cassa colma di tuoi alunni. Intendo dire dei loro quaderni. Spero non ti dispiaccia se l'ho messa un po' sottosopra

– Neanche per sogno, hai fatto benissimo. Santo cielo, sono sbalordito

– Davvero?

– Puoi scommetterci!

– Sono contenta

– Cosa ne pensi della lettura? Ti piace?

– È la cosa più piacevole che abbia incontrato su questo pianeta... dopo te e la bistecca

– Sono d'accordo sulla bistecca. – Rise lui annuendo – Con quale libro hai iniziato?

– Uhm, Il piccolo Eyolf

– Ibsen? Ora capisco di dove provenivano quelle tue idee sull'amore materno. Quanti altri ne hai letti?

– Forse venti o trenta. Non li ho contati

– Quali?

– Due trattati di anatomia un po' barbosi, l'Eneide...

– Noioso anche quello?

– Scherzi? È una bellissima fiaba, perché lo è, vero?

– Lo è e cos'altro?

– La Bibbia e in questi giorni ho deciso d'iniziare la lettura del Corano

– Oh! E allora permettimi di consigliarti di lasciare del tempo tra le due letture. Quei testi necessitano di molta ponderazione

– Me ne sono accorta

– E se avessi necessità di chiarimenti...

– ...so dove trovarti – Lo interruppe lei

– Cos'altro hai letto?

– Prosa e poesia, ma confesso che preferisco i libri identificati come romanzi. Attraverso quelle storie riesco più facilmente a comprendere il vostro modo di vivere. Con la poesia mi si confondono le idee

– Non ti piace?

– Beh, diciamo che non è il genere di lettura per la quale impazzirei. Anzi, a dir la verità non riesco neppure a comprendere come vi possano essere uomini che perdono il loro tempo a scrivere quella roba

– Allora è bene che tu sappia che la poesia è l'arte di evocare e suggerire emozioni mediante un'intima fusione tra la mente e il cuore

– Se è così vuol dire che a me deve mancare uno dei due

– Li hai...li hai. Certo non è possibile proporsi di amala al primo contatto, a volte occorre del tempo, ma quando ci entra dentro non è più possibile resistergli, possiamo soltanto assecondarla

– Debbo dedurre che a te piace

– È sempre stata una mia buona amica

– Lo immaginavo...Va bene, proverò ancora

– Perché? Nessuno ti obbliga a farlo

– Allora mettiamola così, lo faccio perché tu l'ami

Fred scosse il capo sorridendo – Tu sei matta da legare, non sarà facile

– Neppure se tu m'insegnassi?

– Vorresti che t'insegnassi ad amare la poesia?

– Lo faresti?

– No!

– Perché?

– Perché non ho alcuna intenzione d'importi nulla

– Ma cosa vai dicendo? Tu dovrai soltanto iniziarmi, al resto provvederò da sola

– Credi di potercela fare?

– E come faccio a saperlo se non vuoi aiutarmi

– Va bene, ti aiuterò, ma ricorda che tutto dipenderà dalla tua sensibilità. È un po' come il discorso sull'amore, ricordi?

– L'amore non si può insegnare, lo so, lo so – Poi scuotendo il capo lo guardò e sorridendo borbottò – Io potrò anche essere matta da legare, ma tu sei il più grande imbroglione di questo pianeta. Ad ogni modo non devi preoccuparti per la mia sensibilità, se c'è saprò come tirarla fuori

– Okay, affare fatto. Ora cosa stai leggendo?

– La notte scorsa ho terminato di rileggere l'Idiota

– Per tutte le cipolle! Ibsen, Orazio, Leopardi e poi Dostoevskij, devi avere uno stomaco di ferro

– Quest'ultimo ho dovuto leggerlo più di una volta

– Spero che almeno ti sia piaciuto

– Cavoli! Mi è piaciuto quel Miskin. Mi ha fatto sentire strana. Tu sai che non ho avuto una buona esperienza con gli uomini, ma lui m'è sembrato diverso, troppo buono, troppo innocente. Non credevo esistessero uomini così sinceri e indifesi

– Miskin è un personaggio inventato dall'autore, probabilmente non è mai esistito

– Dici davvero?

– E chi può dirlo. Ma considerando il tipo di società in cui si viveva allora, non doveva essere difficile incontrare persone con affezioni mentali simili a quella di cui soffriva Miskin

– Lui non era un folle – Reagì lei

– Esistono molti tipi di follia

– Ma che cavolo dici! Tu non hai capito un accidente, lui era rimasto un bambino. Non puoi dire che fosse un... Se ti dico una cosa non riderai di me?

– Prometto – Disse lui portandosi una mano sul cuore

Lei lo guardò per un attimo prima di abbassare il capo e sussurrare con voce lieve

– Beh, io...

– Cos'è, non ti fidi più della mia parola? – La pungolò lui voltandosi a guardarla

Allora lei sollevò il volto su cui brillava uno sguardo di sfida – Io ho pianto un'intera notte per quell'accidente di principe, – Urlò con voce ferma – e tu non puoi venirmi a dire che era un folle o un personaggio inventato. E non ridere accidenti a te, ti detesto quando fai così!

– Scusami

– Non ti dirò più nulla

Fred scosse il capo sorridendo soddisfatto e lei, notandolo, saltò nel retro del carro dove si rintanò in un angolo senza più pronunciare una parola.

Il viaggio continuò per altre due ore e lei, estratto dalla mente quanto la circondava, si chiuse in quel suo mondo dove scaricava le tensioni, uscendone soltanto quando udì Fred esclamare – Siamo a casa!

Lei si sollevò in piedi, ma non vedendo nulla che somigliasse ad una casa si arrampicò sul sedile

– Ma di quale casa stai parlando? – Domandò nervosamente

– Oltre alla voce hai perduto anche la vista? Guarda bene, è proprio davanti il tuo naso

Fu allora che vide sulla linea dell'orizzonte una costruzione incastonata tra giganteschi aceri che suscitò in lei un'emozione così profonda da non riuscire a mascherarla.

– È quella la casa dei Garrison? – Domandò con voce tremante

– Cos'è, ti ha sorpreso?

– Si, ho come l'impressione di averla già vista

– È probabile se sei già venuta da queste parti

Lei scosse il capo e tornò a sedersi senza ulteriori commenti.

– È una gran bella casa, non sei d'accordo? – Chiese lui per scuoterla

– È più bella la nostra

– Ehi pulcino! Non credi che un po' d'entusiasmo possa addolcire la vita? Guarda me; sapere di essere qui mi rallegra il cuore

– Tu sai esprimere entusiasmo? Oh poveri noi! – Commentò lei ironicamente

– Non vedo l'ora di riabbracciarli – Rispose lui fingendo di non aver udito – Vedrai, piaceranno anche a te

– Non m'interessano i tuoi amici

– Loro sono diversi

– In cosa sono diversi?

– Lo scoprirai non appena avrai guardato negli occhi Mary

– E chi è Mary?

– La moglie di Robert

– Perché dovrebbe piacermi?

– Se te lo dicessi non mi crederesti, quindi è meglio che lo scopra da sola

– Ma come debbo dirlo che non voglio avere a che fare con loro

– Eppure prima o poi dovrò decidermi ad insegnarti le buone maniere – Brontolò lui

– Come farai, userai le maniere forti?

– Non lo so, ma rammenta cos'è accaduto la volta che non volevi lavarti

– Va all'inferno tu e i tuoi amici! – Rispose seccamente lei

– Ehi signorina! Mi pare di non averti insegnato ad essere scostumata e se ricordo bene sei stata informata che avremmo incontrato della gente. Perciò ora non puoi comportarti come una bambina capricciosa

Cristi emise un grosso respiro mentre il sorriso tornò ad illuminarle il volto – Va bene scusami e se desideri che non faccia storie non ne farò, però dovrai permettermi di rimanere sul carro

– Niente da fare! Dove vado io verrai anche tu

Cristi sorrise scuotendo il capo – Mi pare di averla già sentita questa frase

– È farina del tuo sacco, furbacchiona

– Accidenti a te, ma è possibile che i miei desideri non debbano avere alcun valore? È mai possibile che io...– S'interruppe di parlare e guardandolo tornò a sorridere – ...Io un accidente! – Riprese con voce più lieve – Dimentico sempre che sono stata io ad averti scelto. Okay, non dovrai vergognarti di me, non voglio che ti arrabbi. Però quando torneremo a casa faremo i conti

– Ora riconosco il mio pulcino! – Esclamò lui

– Pulcino un corno – Borbottò lei tornando a sedersi – Tu sai sempre come fare per imbrogliarmi, vero?

– Vero – Rispose lui senza scomporsi

Quando il carro si arrestò, Robert, Mary e i due marmocchi erano già sulla porta salutando festosamente.

Con un balzo Fred fu tra loro perdendosi in un silenzioso lunghissimo abbraccio.

Placata la commozione Fred si volse verso Cristi che, ancora in piedi sul carro, osservava stupita la scena.

– Cosa stai aspettando? Dai salta giù! – Gridò facendo un gesto con il braccio

Cristi discese dal carro senza manifestare eccessivo entusiasmo e strascinando i piedi si avviò lentamente fino a fermarsi ad un paio di metri dal gruppo.

– Benvenuta tra noi. – Disse un uomo grande e grosso come una casa che la osservava con un sorriso tanto luminoso da farle pensare ad un prato in fiore – Io sono Robert – Proseguì tendendole la mano

Nonostante ravvisasse in quel gesto la massima spontaneità, lei stentò prima di porre la sua piccola mano in quella grande di lui. Poi, forse per nascondere l'evidente imbarazzo, abbassò lo sguardo sui due marmocchi che la stavano osservando da dietro le gambe del padre.

Per un istante, analizzando quei volti stranamente animati, ebbe l'impressione di aver commesso un errore, ma quando sollevò nuovamente il capo e incontrò il sorriso di una splendida donna, che con il corpo appesantito da una estrema gravidanza le tendeva le braccia, qualcosa di simile ad una scossa elettrica la scombussolò da capo a piedi.

Per un tempo che le parve infinito e senza rendersi conto che la donna si era avvicinata inginocchiandosi di fronte a lei, sostenne quello sguardo come attratta da una forza misteriosa, ma quando si accorse di rispecchiarsi in quei grandi occhi colmi di lacrime, abbassò nuovamente il volto per nascondere il suo turbamento.

– Ciao! – Sussurrò Mary coprendo il tremore delle labbra con le mani – Sei proprio tu... Sei Cristi?

Un improvviso lampo doloroso le folgorò la mente e malgrado che un'angosciosa paura la invitasse a fuggire, lasciò che le calde mani di Mary le sollevassero il volto.

– Oh mio dio che bella sei – Sussurrò ancora Mary prima di attirarla a se per sfiorarle le labbra con un leggero bacio e stringerla tra le braccia

In quel preciso istante in lei esplosero vortici violenti di commozione che la sconvolsero e mentre l'istinto la invitava a respingere quell'abbraccio, la mente cercò inutilmente il contatto con Fred.

Ebbe l'impressione di sentirsi nuda e vulnerabile e invano tentò di urlare per vincere l'indicibile e dolorosa paura che le torceva lo stomaco, ma seppe soltanto rimanere li, ritta tra le braccia di Mary.

Mentre in quei pochi istanti il suo spirito lottò per non dissolversi, il calore di quel corpo, non nuovo ad un ricordo che ancora le bruciava la mente, la invitò a volgere altrove le sue paure.

– Non temere bambina mia, – Le sussurrò Mary – abbandonati a me

Quelle semplici parole appena sussurrate, ebbero il potere di richiamare il suo spirito dalle interminate vastità cosmiche. E come in una confessione a voce sommessa, penetrando in una rassegnazione mitissima, ella aprì il suo cuore all'incombere della vita. E fu così che, smessa la maschera intollerabile dell'angoscia, comprese di essersi ricongiunta a colei che l'aveva nutrita del suo corpo.

Allora il suo cuore frenò la pazza corsa e mentre in lei scese una pace dolcissima, la mente si colmò della voce di Mary.

– Abbandonati amore mio, non aver paura di ascoltare il cuore, entra in me e udrai la vita che germoglia. Non rinunciare alla tua natura suprema, apri il tuo cuore all'amore e stringimi più forte che puoi

Mentre scoppiava in un pianto irrefrenabile, Cristi sollevò le braccia cingendo Mary in un abbraccio delicato, ma che subito si trasformò in una stretta disperata

– Si bambina, piangi. – Le sussurrò ancora Mary – Libera il tuo cuore, la mamma è con te

Allora, con voce rotta dai singhiozzi, Cristi sussurrò debole debole

– Io ti amo...ti amo...ti amo

Forse fu semplicemente un caso, ma in quel cielo terso e illuminato dal sole, improvvisamente echeggiò il fragore possente di un tuono.

Le ore successive trascorsero in un atmosfera così nuova e gaia che la stordirono facendole dimenticare ogni cruccio.

Ben presto la semplicità e il buon cuore di Mary non soltanto seppero cancellare tutte le considerazioni delle passate esperienze, ma spinsero il suo cuore verso un innamoramento spirituale che la costrinse a trotterellarle continuamente dietro per sfiorarla o soltanto per ascoltarla parlare.

Mentre Fred e Robert erano occupati nella stalla, Mary condusse i marmocchi e Cristi sul prato dietro la casa

– Oggi vi racconterò la storia di un uomo che dedicò la propria esistenza a rendere giustizia e libertà a quella parte di popolo di questa nazione reso schiavo dalla indifferenza umana – Disse dopo averli fatti sedere di fronte a se

– Abraham Lincoln? – Chiese Cristi

– Si cara, nostro fratello Abraham – Rispose semplicemente Mary prima d'iniziare il racconto nella silenziosa attenzione dei suoi figli e Cristi, che dal canto suo iniziò a studiarne ogni gesto ed ogni sfumatura.

Ma mentre seguiva affascinata il racconto, improvvisamente qualcosa del suo parlare la distrasse. In principio quasi non riuscì a notarlo, ma quando quell'ubriacamento sentimentale le consentì di comprenderne il senso, se ne innamorò ancor di più.

Fu molto più che una rivelazione, poiché quel difetto che palesava, nel pronunciare alcune parole e che riusciva ogni volta a metterle in bocca un impasto adorabile, era come se una parte della sua innocenza di bimba non l'avesse mai abbandonata.

Sulle prime se ne stupì, ma quando comprese che quel suo maldestro modo di parlare non era altri che un sottile gioco, al quale si concedeva per il divertimento dei marmocchi, la grandezza di quella donna la conquistò definitivamente.

Il giuoco era molto semplice e consisteva nel pronunciare, in tono maldestro, alcune parole che immediatamente erano corrette dai suoi figli in un chiassoso susseguirsi d'ilarità e senza che lei se ne mostrasse minimamente risentita.

– Questa è la bellezza di cui parlava Fred – Mormorò Cristi senza accorgersene – Di quale bellezza parli? – Chiese Mary interrompendo il racconto – Di quella che è dentro di te – Rispose senza provare il minimo pudore

– Sono lieta di piacerti. Temevo di non riuscirci

– Mai avrei immaginato d'amarti tanto – Sussurrò Cristi divenendo rossa in volto

Più tardi ne parlò a Fred confessandogli di provare una profonda attrazione nei confronti di quella donna

– Te lo avevo detto – Fu il commento di lui

– Tu credi che mi permetterà di amarla?

– Dovrai provare a chiederglielo

– Ha già due bambini

Lui le arruffò i capelli con una mano – Io invece credo che non ti sarà facile liberarti di lei

– E chi se ne vuole liberare!... Fino a stamani credevo che tu, la lettura e la bistecca foste le cose più piacevoli di questo pianeta… beh, ora c’è anche lei

– Perché non glielo dici?

– Oddio Fred, credi che si dispiacerebbe se sapesse delle sciocchezze che ho detto stamani?

– Tua madre ti ha atteso millenni per riabbracciarti… Tu non potrai mai dispiacerle

– E se invece fosse il contrario?… Potrebbe accadere?

– Sai cosa penso? Che se potesse ti mangerebbe

– Ma dai, non è vero

– Cos'hai oggi, la testa tra le nuvole?

– Si vede?

– Davvero non ti sei accorta di essere al centro del suo interesse?

– Me ne sono accorta – Sussurrò lei sorridendo – Ma ho paura di deluderla… Tu mi conosci, sai che sono un disastro

– Non vorrai fartela scappare, immagino?

– Non ci penso proprio. È stupenda, il suo modo di fare m'incanta, è paziente come lo sei tu e nei suoi occhi vi è la serenità del cielo. Cosa avrò mai fatto per meritare tanto?

– Forse lei è il tuo premio per avermi sopportato tanto a lungo

– Ti sbagli... voi due siete il mio premio

– Tua madre merita tutto il tuo amore e se glielo permetterai potrà darti moltissimo

– Cavoli se glielo permetterò!

– Però ricordati una cosa; se vorrai godere interamente del suo amore, dovrai meritarlo

– Sono disposta a farmi scorticare

– Non sarà necessario, – Disse lui ridendo – continua su questa strada e non dovrai rischiare tanto

– Dio Fred! Non immaginavo fosse così bello amare

Fred la guardò in silenzio mostrando uno strano sorriso sulle labbra e lei, intuendo d'aver commesso una gaffe, tentò di rimediare

– Dai non prendertela, sai bene che senza di te non avrei saputo amare nessuno. Tu sei il legame con i miei sentimenti... la mia sicurezza, il mio unico punto di riferimento... Lei è.... non so come spiegarlo Fred, lei è il mio bisogno di spiritualità... Ma perché non mi hai detto che era sulla Terra?

– Perché questo era il momento per farlo

– Però forse hai sbagliato i tempi

– Sbagliato i tempi? Non capisco

– Sono in un mare di guai

– Ancora? Santo cielo, ora cos'altro c'è?

– Non so come nascondere i sentimenti che provo per lei

– E perché dovresti nasconderli?

– Ci sono i ragazzi... e prima o poi le mie attenzioni potrebbero infastidirli. In fondo sono soltanto un'estranea

– Per loro non sarai mai un'estranea e poi sanno bene di avere una madre eccezionale

– Ora lo so anch'io – Sussurrò lei

– Okay, risolto il caso ti saluto e torno da Robert

– Vengo con te

– Ma neanche per idea! Restale accanto e chiedile di suonare qualcosa al pianoforte

– Posso farlo?

– Ne sarà felice

Ciò le fu possibile soltanto nel pomeriggio, dopo che ebbero riordinato la cucina e mentre gli altri erano in giardino Mary la invitò a sederle accanto.

Furono sufficienti pochi accordi perché un universo di espressioni di tenerezza, passione, coraggio e serenità seppero risvegliare in lei una forza così originale da serbarne il ricordo in eterno. E mentre rapita dalla musica la sua mente vagava in spazi sconfinati alla ricerca di pace, inconsciamente si aggrappò all'abito di Mary stringendosi a lei per assorbirne l'essenza.

Quel contatto le rivelò dell'appartenenza di Mary ad un ordine di creature soprannaturali non viste nell'aspetto, ma provenienti da un mondo non terrestre.

Quando tutto ebbe termine, con il volto completamente bagnato di lacrime, Cristi si alzò abbracciandola.

– Ti è piaciuto? – Le domandò Mary

Cristi annuì non riuscendo a dominare il pianto – Ora capisco perché Fred ti considera eccezionale

– Tuo padre ha l'abitudine ad esagerare. – Sussurrò sorridendole – Non ti ha detto d'essere stato lui ad insegnarmi?

Cristi le accarezzò i capelli facendole poi scorrere le dita sulla gota fino a sfiorarle le labbra

– No, – Sussurrò – ma quando c'è lui di mezzo non mi sorprendo più di nulla. Sai che domani avrai la tua bambina?

Mary annuì – Vuoi sentirla? – E prima ancora che Cristi potesse rispondere le prese una mano ponendola sul suo grembo

– Cavoli! – Esclamò Cristi ritirando la mano – Si è mossa

– Si tesoro, è viva

– Sai che mi ha parlato?

– Davvero? E cosa ti ha detto?

– Vuole che resti accanto a te quando nascerà

– Lo farai?

– Non lo so, dobbiamo andare in città per le provviste

– Fred resterà con me, mi aiuterà lui

– A farla nascere?

– Lo ha già fatto per gli altri due

– Oddio lo vorrei, ma credo di avere paura

– E credi che io non ne abbia? Una madre teme sempre che qualcosa possa non andare nel verso giusto

– Ne soffriresti?

– Molto di più, credo che potrei morirne

– L'ami a tal punto?

– È parte di me, si è nutrita del mio corpo, abbiamo trascorso tanto tempo assieme. Abbiamo parlato, riso e quanti pianti

– Perché sei tu a preoccupartene? Non potrebbe farlo Robert?

– Anche lui è preoccupato, è suo padre e le vuole già molto bene

– Non può… lui è soltanto un uomo

– Amore perché queste parole? Robert è un buon padre, ama i suoi figli

– Amore paterno, si dice così?

– Tesoro cos'è che non va?

– Nulla!

– Guardami, sono tua madre e mi addolora sentire sulle tue labbra parole così amare

– Scusami, non intendevo essere scortese

– Vuoi che ne parliamo?

– Non è necessario, non voglio annoiarti con i miei problemi

– Non pensarlo neppure, che razza di madre credi ch’io sia?... Hai forse paura di me?

– Oddio no! Il problema è che non sono abituata ad essere così coccolata

– Mi dispiace crearti di questi problemi, ma credo che dovrai sopportarmi

– Anche le altre madri si comportano così?

– Direi proprio di si... ma se tu credi sia troppo invadente...

– No! No... va bene così. Soltanto un'ora fa per me esisteva soltanto il lavoro e Fred... ed ora...

– ... Ora potrai contare anche su me

– Sempre?

– In eterno!

– Per qualsiasi cosa?

– Anche per quel problemino che ti turbava poco fa

– A proposito dei padri?

– Uh uh. Cos'è che non va?

– È una sola domanda; perché non è mai stato scritto nulla che esalti l'amore paterno?

– È vero, ma sebbene sia un argomento assai trascurato, quell'amore esiste veramente. Tu cosa sai dell'amore di una madre?

– Non lo so... però credo che in quell'amore vi sia un fondamento naturale in conseguenza di certe attività glandolari

– Oh! E dell'amore di un padre?

– Forse mi sbaglio, ma non credo sia una cosa seria

– Cosa te lo fa credere?

– I bambini non nascono dentro i padri, non si nutrono dei loro corpi. Non c'è nulla che li leghi a loro

– È vero, i bambini non crescono nei padri, loro sono concepiti e si formano nel corpo della madre, ma perché questo prodigio si compia, ogni donna ha bisogno di una cellula germinale di colui che ne diverrà il padre

– Questo lo so, ma mi riferivo a quel rapporto che la natura crea tra madre e figlio. Secondo me tra un padre e un figlio non può esservi e non vedo come aver partecipato al concepimento possa spingere un uomo a provare amore per il figlio

Mary l'attirò a se tenendola tra le braccia – Ne hai mai parlato con Fred?

– Cavoli no! Non resterebbe un solo minuto ad ascoltarmi

– Allora come pensi di risolvere il problema?

– Tu non potresti aiutarmi?

– Certamente, in fondo credo sia compito di una madre, ma se vorrai comprendere dovrai cancellare dal tuo cuore ogni risentimento. Non è colpa sua se è quello che conosciamo

– Tu non puoi neppure immaginare quante me ne ha fatte

– So tutto invece

– È continuamente alla ricerca dei miei difetti. Non c'è un solo giorno che non mi faccia sentire l'ultimo essere di questo pianeta

Mary annuì prima di chiedere – Tu lo ami?

Presa alla sprovvista Cristi ciondolò il capo e tirando su con il naso sussurrò uno stentato – Non lo, non riesco a stabilirlo

– Forse ti trascura? Ti fa soffrire?

– No, ma cosa dici! Lui farebbe qualsiasi cosa per me. Credo che se glielo chiedessi camminerebbe a testa in giù... anzi, lo ha fatto!

– E tu cosa saresti disposta a fare per lui?

– Una bella domanda, eh?

– Non hai una risposta da darmi?

– Io già faccio tutto ciò che vuole

– Intendi dire che ti obbliga?

– No! Mi sono espressa male. Intendevo dire che faccio del mio meglio per non deluderlo

– Lo fai per lui o per te?

Lei sollevò lo sguardo su sua madre e sorridendo borbottò – Va là che anche tu sei una bella imbrogliona

– Nessuno vuole imbrogliarti, piuttosto credo sia necessario stabilire se quanto provi per lui sia amore o...

– Naaa, non è amore – La interruppe lei

– Allora perché sei pronta a sacrificare il tuo ego per lui?

– Per me non è un sacrificio e poi... glielo debbo

– Perché? Da quanto ho capito non dovrebbe essere molto tenero con te

– Beh, a volte bisticciamo... però...

– E tra voi chi è che la meglio?

– A volte lui... e volte io... No, non è vero, la spunta sempre lui!

– Hai mai provato a far valere le tue idee?

– Si che ci ho provato

– E com'è andata?

– Un disastro, ho combinato soltanto pasticci

– Mi convinco sempre più che sei una ragazza giudiziosa. In questa valle non si sopravvive senza un minimo di buonsenso

– Questo l'ho capito anch'io, però lui se ne approfitta un po' troppo

– Hai forse l'impressione che a lui piaccia sentirsi superiore a te?

– No, forse no, ma mi pesa ugualmente

– E non ti è mai passato per la mente che questo suo modo di comportarsi potrebbe servire a temprare i tuoi sentimenti?

– Si che ci ho pensato... È così? – Chiese lei tornando ad interessarsi dell'argomento

– Tu cosa dici?

– Che sono una stupida. – Mormorò lei dopo qualche attimo di silenzio

– No che non lo sei... Sei soltanto una bambina che cresce

– E questa bambina quando potrà sentirsi parte del suo mondo?

– E non lo sei?

– Non si apre con me. – Mormorò lei scuotendo il capo

– Quell'uomo ha avuto troppe volte il cuore trafitto e forse ha paura di un'altra delusione

– Anche gli altri uomini si comportano così con i loro figli?

– Alcuni, ma la maggior parte sono più spontanei, più aperti

– Allora vuol dire che non sono stata fortunata

– E se ti fosse data la possibilità lo cambieresti con un altro?

– Ma neanche per sogno!

– Perché? – Chiese Mary dopo qualche istante di silenzio – Non hai una risposta da darmi?

Cristi scosse violentemente il capo guardandola.

– Molto presto comprenderai che l'amore di un padre è un sentimento che nasce da presupposti diversi da ciò che è la nostra natura di donne e di madri. E allora saprai cosa spingere un uomo ad amare un figlio che non ha portato dentro di se e non si è nutrito del suo corpo... L'uomo deve possedere nel cuore qualcosa di estremamente grande e complesso di cui noi donne non abbiamo conoscenza

Cristi si grattò furiosamente il capo e facendole un grande sorriso farfugliò – Scusami, non ho certo dato di me l'impressione di una buona figlia

– Sei scusata, ed ora posso nuovamente chiederti se lo ami?

Cristi restò a guardarla in silenzio

– Ti è proprio così difficile comprenderlo? – Sussurrò Mary

– Quel figlio d'un cane ce l'ha con me

– Toglimi una curiosità, quando ti raccolse sul lago, eri la stessa bambina che sei oggi?

– No, non credo proprio

– E questo non ti dice nulla?

– Sapessi quanto ho tentato di farmi amare. Ce l'ho messa tutta. Per lui ho quasi rischiato di morire, ma è così difficile, così esigente

– Quel figlio d'un cane non è soltanto difficile, è impossibile... ma tu dovrai fidarti di lui. – Disse Mary stringendola a se – Hai la fortuna di vivere accanto a un grande uomo e vedrai che un giorno ti sarà tutto più chiaro

– Se non mi farà morire prima. Con lui si deve sempre lottare

– Lo ammetto, non è facile stargli vicino, ma è l'unico uomo di questo pianeta in grado di aiutarti. Però se dovessi sentire il bisogno di tua madre io sono qui, non dimenticarlo

– Vorrei poter vivere con te

– Anch'io ti vorrei tutta per me, ma non sarei in grado di renderti quella che dovrai essere, lui soltanto può darti la forza di cui avrai bisogno

– Non ce la faccio più

– Non dire così, ora più che mai voi due avete necessità l'uno dell'altra

– Fred ha bisogno di me? Ma per carità! Lui non ha bisogno di nessuno

– Aspetta ancora un po' e scoprirai il motivo per cui voi due non potrete mai vivere senza questo rapporto

– Io l'ho già scoperto, è lui che non lo sa – Poi sorridendo borbottò – Non sono brava a dire bugie

– Allora non devi abbandonare, prima o poi raggiungerai il suo cuore

– Scherzi? È più probabile che si mangi la pipa piuttosto che ammettere di avere una cotta per me

– Chi ti ha insegnato questo termine?

– Non lo so, devo averla letta da qualche parte

– Che strano, a vedervi assieme si ha l'impressione che viviate coscientemente il sentimento che vi lega

– Siamo soltanto due pazzi

– Si, ma due pazzi che si amano

– Perché non mi aiuti?

– Tu lo vorresti?

– Oddio si!

– Okay, d’accordo, ma ora amore abbracciami, ho bisogno di sentirti mia

Quella notte Cristi dormì nella stanza dei marmocchi e contrariamente al solito non si addormentò subito, ma partecipò ai giochi dei due ragazzi che le mostrarono tutti i loro giocattoli e soltanto più tardi, quando Mary venne a dare loro la buonanotte, si abbandonarono al sonno.

La bambina nacque poco prima che l'alba colorasse il cielo. Cristi fu svegliata dai lamenti di sua madre, si vestì in fretta precipitandosi nella sua camera dove la trovò, amorevolmente assistita da Fred, distesa sul letto che respirava affannosamente tutta tesa dal dolore.

Con le gambe che le tremavano per la paura si accostò al letto inginocchiandosi al fianco di Mary e quando riuscì a trovare il coraggio di prendere una delle sue mani e tenerla stretta tra le sue, sua madre le regalò uno stanco sorriso.

Per ore fu partecipe al susseguirsi delle doglie lottando con l'imposizione del programma che l'avrebbe voluta lontano da quel letto e quando finalmente Mary dette alla luce il corpo piccolissimo di una bambina, anche lei urlò scaricando con quel grido tutta l'ansia che l'aveva posseduta.

Dire che tenne la mano di Mary tra le sue è quanto meno un eufemismo, giacché tramite quel contatto lei fu nello stesso istante madre e figlia, vivendo in prima persona tutto il travaglio di quel parto fino all'esultanza di quando osservò, sbigottita, Fred dare una sonora sberla sulle natiche della piccina per indurla al primo vagito.

Per l'intera giornata nulla e nessuno riuscì a separarla da quel letto, vivendo coscientemente ogni istante di quell'atmosfera struggente e satura di dolcissimi silenzi, di gridolini sommessi e profumi indimenticabili. Restò a lungo tra le braccia di Mary piangendo e rivivendo nel ricordo ogni attimo di quella entusiasmante esperienza.

Fu così coinvolta che non si accorse neppure di quando Fred si recò a Middlebury e fu soltanto poco prima del tramonto che lui riuscì a distoglierla ricordandole il lungo viaggio che li aspettava per far ritorno alla loro casa

– Però se vuoi restare non fartene un problema, posso tornare tra qualche giorno – Le propose lui certo di farle piacere

Per qualche istante lei restò in silenzio cercando una risposta negli occhi di Mary e quando sua madre l'attirò a se e le sussurrò – Il tuo posto è con lui – lei si accosto a Fred e prendendo tra le sue una mano di lui mormorò – Non riuscirai facilmente a liberarti di me

Dopo di che, salutata la piccina con un lunghissimo abbraccio e promesso che sarebbe tornata a trovarla la settimana successiva, fu pronta per il viaggio.

Durante il tragitto evitarono di parlare e quando a notte inoltrata giunsero a casa, lei ebbe la sua prima sorpresa

– Cos'è quest'affare sotto il telo? – Chiese passando sul retro del carro

– Una pompa – Rispose lui con una certa noncuranza

– Cosa dobbiamo farcene di una pompa?

– Ad esempio tirar su l'acqua dalla fonte senza dover scendere ogni volta fin laggiù

– Cavoli! – Esclamò lei portando le mani alla bocca – L'hai fatto davvero

– Mantengo sempre le mie promesse. Tra qualche giorno con Robert riusciremo a metterla in funzione

– Sei un uomo impossibile – Borbottò lei sperando che il buio gli impedisse di vedere i suoi occhi lucidi – Cosa vuoi che ti dica? Grazie, mi risparmi un grosso peso

– Te lo immagini? Avremo acqua in casa, mi pare di sognare, potremo anche farla arrivare di sopra e...

– Scusami Fred... – Mormorò lei cercando i suoi occhi nel buio

– Scusarti di cosa? – Chiese lui

– Per tutte le volte che ho creduto di non comprendere i tuoi sentimenti... Scusami... non meriterei nulla

Lui non rispose, girò sui tacchi e si diresse fischiettando nella stalla, mentre lei, dopo aver scaricato le provviste e spinto il carro nella rimessa, entrò in casa iniziando a darsi da fare per preparare qualcosa da mangiare.

Era molto tardi quando Fred si alzò da tavola e le pose dinanzi un pacchetto avvolto in una pagina di giornale.

– È per te – Disse grattandosi la barba

– Cos'è?

– Un disco

– Cos'è un disco? – Chiese lei sfiorando con le dita l'involucro

– Un piatto circolare prodotto con alcune resine su cui sono stati incisi brani musicali

– Oh si...so cos'è. – Mormorò – Si può ascoltare con quello strumento che hai in camera... Hai fatto bene, a te piace la musica

– L'ho comperato per te

– Un altro regalo, oh Fred non dovevi, hai già speso un patrimonio per quella pompa

– È un brano che dovrebbe piacerti

– È lo stesso che ha suonato Mary?

– Come hai fatto ad indovinare?

– Scusami, non volevo rimproverarti, sei stato gentile, ma tu hai bisogno di camice e...

– Mi era sembrato che te ne fossi innamorata

– Oddio scusami... sono davvero imperdonabile. Prima o poi dovrò tagliarmela questa linguaccia. È vero, è magnifico. Chi è l'autore del brano?

– Ludwig Van Beethoven e quando lo compose per dedicarlo ad una ragazza italiana, volle chiamarlo «Suonata, quasi una fantasia», poi, in seguito qualcun'altro ne ha cambiato il nome in mondschein

– Chiaro di luna, oddio perché?

– È soltanto una storia, ma in giro si dice che il poeta Rellstab, ascoltando l'adagio che apre la suonata, affermò di avere avuto l'impressione di vedere una barca scivolare al chiaro di luna nel lago dei quattro cantoni

– Anch'io ho avuto l'esatta suggestione di quella scena. Il merito è certamente di Mary, sa eseguirlo in modo splendido

– Sapresti farlo altrettanto bene

– Chi esegue il brano nel disco? – Chiese fingendo di non aver udito

– Benedetti Michelangeli

– Mi dispiace darti un dolore, ma nessuno potrà mai dare a quel brano la vita come ha saputo fare Mary. Tu sai perché lo ha scelto?

– Posso soltanto dirti che non ha mai voluto eseguirlo, affermando che lo avrebbe fatto soltanto se avesse ritrovato sua figlia

– Io non merito tante attenzioni

– Se fossi in te non ne sarei così sicura, altrimenti non ti avrebbe dedicato quello che in molti definiscono il brano preferito da dio

– È magnifico. – Mormorò lei – In quelle note vi è nascosta l'armonia della vita

– Si, sono d'accordo... ma ora è tardi e domani ci aspetta una giornata di lavoro... Cosa ne dici, vogliamo andarcene a nanna?

– Sali pure, io vorrei restare ancora un po'

– Sarebbe meglio se salissi anche tu. Non sei stanca?

– Si, ma ora non riuscirei a prendere sonno. Ho bisogno di stare un po' con me

– Puoi farlo tra le lenzuola del tuo letto

– Non sarebbe la stessa cosa... ti prego

– D'accordo, ma non restare fuori a lungo. Buonanotte

Dopo averla baciata sulla fronte e mentre si avviava per le scale lei lo richiamò – Scusami Fred, ma se non ti è di troppo disturbo vorresti farlo suonare? Lo ascolterò dal giardino

Sebbene l'aria fredda della notte la fece rabbrividire, per un po', prima di sedersi sulla panca, camminò tra gli alberi tentando di riconquistare la pace interiore. Poi, com'era sua abitudine, appena seduta tirò su le gambe e poggiata la fronte alle ginocchia lasciò che la mente volasse libera verso quella prima indimenticabile sera in casa di Robert; quando sua madre salì a darle la buonanotte e le sfiorò il naso e le labbra con un bacio e di come provò l'incontrollabile desiderio di trattenerla a se per chiederle con un filo di voce

– Ancora un bacio... per favore

L'improvviso crescendo ordinato di una dolcissima melodia, che una brezza leggera lasciava dilagare nell'aria notturna, la stordì e la commosse fino alle lacrime e lei pianse con tale disperazione invocando il nome di Mary da non riuscire a controllarsi.

Furono attimi, ore, secoli, immense profondità e voli liberi e nell'istante in cui il suo spirito acquistò irrevocabilmente la pace, ed ella seppe d'essere, un'inconcepibile forza s'impossessò di lei colorando la notte di luci sfarzose.

Continua...

18. Variante di pianta erbacea, della famiglia delle Crocifere, che solitamente cresce attorno allo sterco degli orsi



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