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lavoro pubblicato giovedì 8 ottobre 2015
ultima lettura martedì 31 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La valle Incantata - 6

di Legend. Letto 608 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La valle Incantata - 6

19 Marzo 1941

Cristi si sollevò a fatica sui gomiti chiedendosi da quanto tempo fosse in quel letto e cosa fosse quella stanza soffusamente illumina dalle fiamme di un camino.

Mise i piedi in terra e traballando si diresse verso la sottile lama di luce al di sotto di una porta, al di la della quale si udivano indistinti rumori.

Con le mani si massaggiò le gambe intorpidite e sebbene provasse una spiacevole sensazione di freddo pungente, non si rese immediatamente conto di essere completamente nuda

– Accidenti a loro, ma chi credono di essere? – Borbottò quando si accorse della sua nudità – Ora mi sentiranno

Ed era già con la mano sulla maniglia, pronta ad una delle sue scenate, quando si arrestò – «Ma che cavolo stai facendo? È meglio non sappiano che sei sveglia. Sta calma, non avere fretta e tornatene nel letto»

Per una decina di minuti se ne restò tranquilla tra le coperte godendone il tepore, ma quando alcuni bagliori e un inquietante rombo, che a volte faceva vibrare i vetri della finestra, iniziarono ad infastidirla, saltò nuovamente sul pavimento con diavolo per capello.

Raggiunta la finestra provò a chiuderne gli scuri che però non vollero saperne e alla fine, proprio per evitare un nuovo attacco d'ira, decise di rinunciare e tornarsene nel letto.

E l'avrebbe certamente fatto se un improvviso e poderoso tuono non l'avesse costretta ad emettere un altissimo grido e subito dopo spiccare un gran balzo nella direzione in cui supponeva dovesse trovarsi il letto.

Ma quella non doveva essere la sua giornata migliore, poiché dopo l'infelice esperienza nel lago, scoprì cosa significasse urtare violentemente le dita di un piede nudo contro qualcosa di notevolmente più duro delle ossa.

L'impatto fu talmente violento che finì, con un gran tonfo, sul pavimento abbracciata alla sedia che aveva urtato.

Era ancora stordita per la gran botta quando un rumore di passi, di qualcuno che saliva in fretta una scala, la spinse (Mordendosi le labbra per non gridare) a raggiungere il letto saltellando su di un piede, ed infilarsi sotto le coperte proprio mentre udì aprirsi la porta e una voce chiedere

– Cristi cos'è successo?

Qualcosa nella sua testa le suggerì che non avrebbe dovuto farlo, ma un impertinente desiderio sconosciuto la spinse a cacciala fuori delle coperte.

– O chi cavolo sei? – Domandò all'omaccione che riempiva buona parte della sua visuale.

– Non ti ricordi di me?

– Tu sei quello che suda

– Come sarebbe sudo? – Chiese lui piuttosto sorpreso

– Lascia perdere, non è importante. Tu sei gaussiano?

– Mi pare di averlo già detto

– Uhm e sai dirmi che posto è questo?

– Sei a casa

– Quale casa? Io non ho una casa

– Beh, ora sembra proprio che tu ne abbia una

– Io posseggo una casa?

– Non c'è nulla di strano ad averne una

– Non ho detto che sia strano, volevo soltanto essere sicura di aver compreso – Rispose lei in tono seccato

– Bene, desideri sapere qualcos'altro?

– Dove sono gli altri?

– Di quali altri stai parlando?

– Ma cos'hai, non capisci la lingua che parlo?

– No, no ti capisco, ma forse sei tu ad essere poco chiara. Chi sarebbero gli altri?

– Oh povera me! Vuoi vedere che sono tutti imbecilli?

– A chi alludi?

– A voi gaussiani della Terra

– Ti riferisci alla razza a cui appartieni anche tu?

– Porca vacca! Vedi che sai farlo funzionare il cervello? Appunto, dove sono?

– Lontano – Rispose lui indicando con il braccio

– Sono al di la di quella porta? No? Cosa cavolo vuol dire lontano?

– Ahi ahi! Sta a vedere che la febbre ti ha liquefatto il cervello. Non sai cosa vuol dire lontano?

– Lontano è un vocabolo che manca di razionalità. Accidenti, ma siete veramente ridotti male! Vi esprimete come se foste terrestri

– Grazie per il complimento

– Era tutt'altro che un complimento – Borbottò lei

– Comincio a credere che avrei dovuto lasciarti dov'eri – Disse lui a voce bassa

– Cosa hai detto, perché non fai capire anche me?

– Non farci caso, – Borbottò lui – ho la pessima abitudine di pensare ad alta voce. Lontano vuol dire che tra noi e loro esiste uno spazio. È chiaro il concetto?

– Quanto spazio?

– Stammi bene a sentire signorina, il sottoscritto ha un gran brutto carattere e poca voglia di parlare, quindi segui un buon consiglio, ficcati sotto e continua a dormire

– Ehi! Ma chi ti credi di essere? – Gridò lei sollevandosi in piedi ancor prima che nella sua mente scattasse qualcosa che le ricordò d'essere nuda.

Per un istante si guardò i piedi, poi, dopo aver emesso un urlo, s'infilò nuovamente tra le coperte

Fred scoppiò in una sonora risata e sedendole accanto le mise una mano sul collo.

– Che cavolo fai! – Esclamò lei allontanando quella mano da se

– Non agitarti non ho alcuna intenzione di strozzarti, non subito almeno. Voglio soltanto controllare la tua temperatura

– La mia temperatura va benissimo! Tieni giù le mani

– Non eri così vivace quando ti ho ficcata nel letto

– Allora sei stato tu!

– A fare cosa?

– A spogliarmi accidenti a te!

– Ti vergogni di me? Ma se potrei essere tuo nonno

– Non so cosa sia un nonno, ma non avresti dovuto farlo

– Immagino che la gratitudine non debba essere il tuo lato migliore... – Borbottò lui mostrando un certo disagio

– Da quant'è che sono in questo letto? – Chiese lei agitandosi nel tentativo di scoprirsi il viso dalle coperte

– Non hai le mani? – Chiese lui scoprendole il viso

– Ce l'ho, ce l'ho! – Rispose lei tenendosi con entrambi le mani il piede dolorante

– Allora perché non le usi?

– Sono affari miei...Da quanto sono in questo letto?

– Sette giorni

– Non è possibile, me ne sarei accorta

– Che tu ci creda o no hai dormito così profondamente che neppure i tuoni sono riusciti a svegliarti

– Perché ho dormito così a lungo?

– Perché sei stata male

– Intendi inferma?

– Esatto, il tuo corpo ha dovuto risolvere qualche problema

– Che genere di problema?

– Roba da poco, una semplice polmonite

– Cos'è una polmonite?

– Un'infezione ai lobi del polmone fortunatamente non grave. Sai cos'è un polmone?

– Certo che lo so. Perché dici per fortuna? Io non ho bisogno di fortuna

– Invece ne hai avuto bisogno, visto che ne sei fuori

– Uhm e come ho fatto ad esserne fuori?

– Tu mia cara non hai fatto proprio un bel niente! Ti hanno tirato fuori l'aspirina e due o tre altre cosucce

– Cosa cavolo è aspirina?

– Acido acetilsalicilico

– Lo conosco e poi?

Fred non rispose stringendosi nelle spalle.

– Hai detto due o tre cose, l'aspirina è una di quelle e le altre?

– Sale sodico cristallizzato

– Cos'è il sale sodi... Come cavolo si chiama?

– Il sale sodico e un battericida isolato da una muffa

– Ah si... non credevo foste così avanti

– È ancora un prodotto instabile. Per ora gli scienziati terrestri non sono in grado di produrlo sinteticamente, ma ci sono vicini

– E allora come hai fatto? Lo hai preparato tu?

– Non personalmente

– Penso sia inutile chiederti di essere più preciso, vero?

– Brava!

– E poi? Cos'altro mi hai fatto?

– Ti sono stato accanto

– Cosa vuol dire accanto?

– Sono stato qui con te

– Non capisco... Quale motivo avevi di restare qui?

– Io nessuno, ma tu potevi aver bisogno di aiuto

– Hai dormito anche tu in questo letto?

– No, ho dormito su quella sedia

– Li? Tu devi essere scemo... è scomodo

– Lo so che è scomodo, ma cosa posso farci se sono un vecchio imbecille

– Cos'è un vecchio imbecille?

Fred si alzò sollevando le braccia la cielo disperato – Santo cielo in quale guaio mi sono cacciato!

– Beh, non prendertela con me, non te l'ho chiesto io di portarmi in questa casa

– Hai ragione, tu non c'entri. – Borbottò lui tornando a sedersi e tentando di addolcire il tono della voce – Di solito un'imbecille è colui che perde il suo tempo con donne che non meritano troppe attenzioni

– Ce l'hai con le donne o con me?

– Ce l'ho con me, accidenti a tutti i demoni dell'inferno!

– Non c'è bisogno di urlare. – Ribatté lei urlando più di lui – Ora ho capito che ce l'hai con me

– Porco mondo e come hai fatto?

– Anche se tu non puoi crederlo, il mio cervello funziona perfettamente – Ribatté lei stringendosi nelle spalle

– Oh bene... non me ne ero accorto

– E come avresti potuto se sei scemo? – Rispose lei senza neppure pensarci su

– Ehi bambina! Non credi che dovresti essere meno insolente

– Io sono quella che sono e se i miei atteggiamenti non ti piacciono non devi far altro che lasciarmi in pace – Rispose candidamente lei prima di cambiare argomento e tono della voce per chiedere – Hai detto che questa è una casa, è esatto?

– Beh, non sarà una reggia, ma è pur sempre la nostra casa – Ribatté lui borbottando

– E in questa nostra casa si usa mangiare?

– Non dirmi che hai appetito? – Chiese lui sorpreso

– Perché ti meravigli? Ho uno stomaco anch'io

– Evidentemente non te ne ricordi perché eri fuori servizio, ma fino a stamani ho dovuto cacciarti il cibo in gola con la forza

– Non è possibile, non ti credo

– Pensa che per farti mandar giù dieci cucchiai di brodo a volte impiegavo anche un'ora

– Io non ti ho chiesto di farlo. – Rispose lei prima di chiedere con un filo di voce – Perché lo hai fatto?

– Mi da sempre un po' di fastidio lasciare che qualcuno muoia di fame in casa mia – Rispose lui grattandosi la barba

– È la verità? – Chiese ancora lei senza smettere di fissarlo

– Giuro sul mio onore

– Cosa vuol dire giuro sul mio onore?

– È l'espressione che si usa quando vogliamo dare più forza ad una affermazione

– E come si fa a giurare?

– Si dice lo giuro e basta

– Che strane abitudini avete

– Cosa vuoi farci, non siamo perfetti... Ti andrebbe di bere del latte?

– Bere? Io non ho sete, ho fame. Sento lo stomaco fare strani rumori

– Questo è un buon sintomo

– Perché?

– Perché ora le mie cose torneranno alla normalità

– Quali cose?

– La mia vita, il mio lavoro

– Intendi dire che il mio stato è stato causa d'inconvenienti?

– Assolutamente no, intendo dire che sapendoti migliorata tornerò a star meglio anch'io

– Sei stato male anche tu?

– Porca miseria, ma riusciremo mai a capirci noi due?

– Sei stato tu a dire che tornerai a star meglio

– Mi riferivo allo stato di ansia che mi causava la tua malattia

– Non capisco perché hai dovuto preoccuparti per me

– Per la stessa ragione di cui si è detto prima

– A proposito dell'imbecille?

– Perbacco, siamo decisamente sveglie, eh?

– Lo sono da almeno un'ora

– Okay, allora è giusto preoccuparci del tuo stomaco...Ti piace la minestra?

– Credo di si

– Bene, allora infilati sotto le coperte mentre scendo in cucina e dopo mangiato vedremo di trovare un pigiama da metterti

– Cos'è un pigiama?

– È un...non preoccuparti, più tardi ti mostrerò cos'è, ora copriti, torno tra un attimo

– Niente da fare, dove vai tu vengo anch'io

– Sarebbe meglio se te ne restassi dove sei

– E invece vengo con te

Intuendo che probabilmente non l'avrebbe spuntata provò con la carta della dolcezza

– Sia chiaro che non desidero importi le mie scelte, ma sarebbe bene se ti riguardassi ancora qualche giorno

– Dov'è che si mangia? – Chiese lei fingendo di non aver udito le sue parole

– Di sotto – Brontolò lui scuotendo il capo

– In cucina?

– Oltre alla cucina, di sotto vi sono altre stanze e in una di queste si consumano i pasti

– E allora cosa aspettiamo a scendere in quella stanza?

– Salta fuori e seguimi

– Non posso

– Cos'è, hai perso l'appetito?

– Ce l'ho e come, ma non posso scendere nuda. Dove sono i miei abiti?

– Quali abiti? Quello che avevi indosso erano soltanto stracci

– D'accordo, ma ora dove sono?

– Li ho gettati!

– Intendi dire che non ci sono più?

– Più o meno

– Cosa significa più o meno?

– Che si sono salvate soltanto le scarpe

– E ora come faccio a scendere se non ho nulla da mettermi addosso?

– Oh beh...indossi le scarpe... Ma no scherzavo, ora vedremo di rimediare – Brontolò lui aprendo un cassetto del canterano e lanciandole alcuni indumenti ai piedi del letto.

– Cos'è questa roba? – Chiese lei storcendo la bocca

– Una tuta da lavoro che noi chiamiamo jeans e una maglia di lana. Indossali e potrai scendere

– Io non ho mai indossato queste cose

– Allora è bene che tu sappia che nella vita c'è sempre una prima volta. E poi c'è poco da scegliere o indossi questi oppure scendi in mutande... Cristo santo, ma non hai neppure quelle. Beh, per questa volta dovrai farne a meno

– Questi aggeggi fanno schifo

– Il loro nome è jeans e vuoi sapere la verità? Sono perfetti

– Sai che verità

– Sissignora! Sono un buon paio di pantaloni di buona stoffa resistente

– Sono tuoi?

– No, erano di un bambino che ha vissuto in questa casa molti anni fa

– Quel bambino era tuo?

– Non ho figli

– E ora dov'è

– Lo sai che sei una gran chiacchierona?

– E tu lo sai che hai un pessimo carattere?

– Cosa te lo fa credere?

– Lasciamo perdere, ho troppa fame per discutere

– Ottima scelta, – Borbottò lui annuendo – vestiti e scendiamo

– Io non indosso cose usate da altri

– Senti senti! La principessa indossa soltanto capi d'alta sartoria. Beh, allora sai cosa c'è? Se questi aggeggi non sono di tuo gradimento credo proprio che dovrai andare in giro nuda

– Dammene degli altri

– Forse non ci siamo capiti; o tu indossi questi oppure sai cosa devi fare

– Che razza di maniere...Volevi sapere perché credo che tu abbia un pessimo carattere? Ecco, lo hai appena dimostrato

– Tutto il mondo sa che ho un pessimo carattere – Rispose lui avviandosi verso la porta

– Ora dove vai? – Chiese lei

– Me ne torno di sotto a finire la mia minestra

– Anch'io voglio la minestra

– Allora indossa quella roba e seguimi

Lei ebbe un gesto di stizza che frenò subito e regalandogli un sorriso a zero gradi mormorò – Va bene, mi hai convinto... ho troppa fame, però sta tranquillo che ne riparleremo

– Visto com'è semplice? Basta far funzionare il cervello... se c'è

– Un accidente! – Brontolò lei credendo di non essere udita

– Cos'hai detto ? Hai bisogno di aiuto?

– Non ho detto di avere bisogno di aiuto, – Ribatté lei – e se vuoi che mi vesta te ne devi andare... ora hai capito?

– Okay, come sua signoria desidera

Con tutta calma Fred raggiunse il camino, vi aggiunse un po' di legna e stava ravvivando le fiamme con le molle quando lei sbottò spazientita

– Te ne vuoi andare o no?

– Me ne vado, me ne vado! E copriti bene, la stanza di sotto è più fredda

Detto ciò girò sui tacchi e sparì oltre la porta.

Rimasta sola Cristi sentì scemare la rabbia. Raccolse i jeans sul letto e iniziò a vestirsi dando nel frattempo un'attenta occhiata alla stanza.

Sulla parete di fronte il letto c'era un piccolo camino e alla sua destra troneggiava un armadio in legno scuro dall'aspetto poco rassicurante.

Sulla parete di sinistra, tra la finestra e il camino, oltre ad uno strano mobile in metallo che sosteneva una ciotola smaltata e un asciugamani appeso ad un gancio, c'era un altro mobile, non molto alto, con molti cassetti e sul quale si notava una caraffa probabilmente piena d'acqua.

Ancora capovolta sul pavimento notò una sedia che le ricordò immediatamente il dolore provato poco prima.

Sulla parete di destra, oltre alla porta che si apriva su di un vano debolmente illuminato, c'era una cassapanca di dimensioni decisamente voluminose e per concludere, accanto alla testa del letto un altro piccolo mobile con sopra una lampada e un bicchiere colmo d'acqua.

Dopo aver indossato i pantaloni e la maglia provò ad infilare il piede dolorante nella scarpa, ma dovette rinunciare per via dell'alluce, che sembrava essersi trasformato in un pomodoro maturo.

Se ne stava ormai da qualche secondo pensierosa alla ricerca di una soluzione, quando udì la voce di Fred gridarle

– C'è una bacinella sul lavabo, mettila sul pavimento, versaci l'acqua della caraffa che è sul canterano e infilaci il piede, ti farà bene. E fai in fretta o mangerai freddo

– Cos'è il canterano? – Urlò lei

– Il mobile con i cassetti e i cassetti sono quelle cose...

– Lo so cosa sono i cassetti – Urlò inviperita lei

Come se in vita sua non avesse fatto altro Cristi aprì i cassetti del canterano in modo da farne una scala, vi salì, prese la caraffa e dopo aver posto il catino sul pavimento e averlo riempito, rimase a guardarlo non troppo convita.

– Ficca il piede nell'acqua! – Urlò ancora Fred

– Cosa? – Urlò nuovamente lei

– Immergi il piede nell'acqua

– Ma come cavolo parla – Borbottò lei a bassa voce

Era ancora irritata per essersi fatta nuovamente sorprendere quando, infilando il piede nell'acqua, esplose in un grido.

– Fa male? – Domandò lui

– No! – Rispose lei arrabbiatissima

– Allora perché hai gridato?

– Sono affari miei – Urlò punta dall'ironia nella voce di lui

Dopo qualche minuto, quando il dolore sembrò essere diminuito, si asciugò il piede e rinunziando definitivamente alle scarpe scese di sotto con tutti i sensi in allarme.

La scala terminava in una vasta stanza illuminata da una lampada appesa al centro del soffitto e dalle fiamme di un grande camino che ardeva allegramente. Al centro della sala faceva bella figura di se un monumentale tavolo scuro per metà coperto da una tovaglia.

Sentendola scendere Fred sollevò il capo indicandole con un cenno della mano la sedia posta alla sua destra.

– Vieni avanti e siediti

– Mi pare d'essere legata – Borbottò lei dimenandosi

– È soltanto un'impressione, l'importante è che siano caldi

– Mi sento pizzicare dappertutto

Fred rise di gusto – Vedrai che tra un po' avrai fatto l'abitudine

– Non mi abituerò mai

– Allora ho paura che dovrai imparare a grattarti

– Hai sempre la risposta pronta, eh?

– Siediti e mangia e se ne avrai ancora voglia potremo litigare più tardi. Beh, cosa aspetti? Non hai detto d'aver fame?

– Ho freddo ai piedi

– Sei scalza? Oh cavolo! Ho dimenticato di darti le calze, scusami. – Esclamò lui guardandole i piedi – Va bene siediti, ora vedremo di sistemare anche quelli. Perché non hai messo le scarpe?

– Non posso, mi fa male il dito

Senza aggiungere altro Fred salì di sopra e quando ne discese aveva in mano un paio di grossi calzini di lana

– Resta seduta, penso io ad infilarteli. Poggia un piede sulle mie ginocchia, così brava. Sono un po' grandi, ma sentirai che caldo, è lana di capra

– Che schifo! Ahi! Porca vacca!

Fred sollevò il piede di Cristi e guardandolo scosse il capo sconsolato.

– Cos'è successo a questo dito? L'hai urtato?

– Non l'ho urtato, ma qualche sciagurato ha fatto in modo che lo urtassi

– A chi ti riferisci?

– Sentilo! Lui non ne sa proprio nulla! Non sei forse stato tu a mettere la sedia in quella stanza?

– Dove volevi che la mettessi, nel corridoio?

– Io non dovrei mai parlare con te, sei irritante

– Senti un po' signorina, non è che ce l'hai con me, vero? – Disse lui sfiorando il dito contuso

– Ahi! Porca vacca

Per qualche secondo Fred continuò a tenere il piede tra le mani e a scuotere il capo e lei a guardarlo

– Perché scuoti la testa? C'è qualcosa che non va?

– Ohi ohi! – Mormorò lui continuando a scuotere il capo – Speriamo che questa notte non cada

– Come sarebbe a dire? – Reagì prontamente lei – Cos'è che non dovrebbe cadere?

– Il dito! Guarda com'è ridotto! Uhm, credo proprio che cadrà, ma non ti preoccupare, ne hai altri quattro

– Ma che cavolo dici? Non scherzare, questo dito è mio

– Uhm – Continuò a borbottare lui – Ci tieni proprio?

– Certamente che ci tengo! Ma che hai in testa?

– Allora se non vuoi che il dito si stacchi dovrai tenere il piede ben stretto tra le mani tutta la notte

– Oooh! Io non ho mai sentito di dita che si stacchino, ma che cavolo di pianeta è questo?

– Non ho detto che cadono a tutti!

– E a chi cadono?

– Soltanto a coloro che lo meritano

– E io lo merito?

– Non lo so, tu cosa dici?

– Io dico di no! La colpa è tua e smettila di guardarlo in quel modo, tanto non cadrà

– Poverino, mi fa una gran pena

– Ti fa pena? Porca vacca, mica lo senti tu il dolore

– Un così bel dito, è un vero peccato

– Ehi! Ma stai parlando sul serio?

Fred si strinse nelle spalle – Cosa vuoi che ti dica, a me hanno sempre detto che può accadere

– A te è mai capitato?

– Nooo, io sono un tipo fortunato

– Non hai mai dato botte?

– Se ne ho date? Oh signore! Quando avevo la tua età le scarpe erano un indumento per pochi

– Non ne avevi?

– Si, le avevo, ma potevo indossarle soltanto in occasioni davvero particolari

– E hai dato molte botte?

– Non puoi neanche immaginare quante

– Senti una cosa...ma se davvero cade come tu dici, poi che fa, ricresce?

– Dipende

– Da cosa dipende?

– Qualcuno afferma che più è forte il dolore e meno probabilità ci sono che ricresca. A te fa tanto male?

– Nooo, appena appena – Mentì lei

– Bene, – Disse lui trattenendo a stento il sorriso – allora vedrai che ricrescerà

– Ma io non voglio che cada

– Beh, quello che vuoi tu non conta e ad ogni modo credo sia il caso di lasciare in pace il tuo dito e mangiare la minestra prima che si freddi del tutto

Terminata l'operazione calzini Fred se ne tornò a sedere indicandole con un gesto del capo il piatto sulla tavola.

– Dai, fammi vedere quanta fame hai

Raccolto l'invito Cristi iniziò a riempirsi la bocca ad una velocità impressionante.

Per un po' lui si limitò a guardarla, poi ad un tratto con una mano le fermò il braccio proprio mentre lei stata per portare l'ennesima cucchiaiata di minestra alla bocca.

– Dovresti mangiare più lentamente

– Ho fame

– Si vede, ma questo non ti autorizza a scandalizzare chi è seduto con te e poi non fa bene mangiare così velocemente

– Perché? Cosa accade?

– Potresti morderti la lingua, guarda me

– Sei troppo lento, non c'è gusto mangiare a quel modo

– Fai un po' come ti pare, il mio era soltanto un consiglio

– Ma davvero tu credi di saper mangiare?

– Sono più di cinquant'anni che mangio in questo modo e nessuno ha mai avuto nulla da ridire

– L'avranno fatto per compiacerti

– Ah beh! Questa poi. Sentiamo, cosa c'è che non va nel mio modo di mangiare?

– Te l'ho detto, sei lento e fai troppo rumore

– Oh Cristo! A te da fastidio?

– Puoi scommetterci

– Beh, allora mettiamoci d'accordo e vediamo di risolvere il problema

– Come?

– È semplice! Tu mi avviserai ogni volta che farò rumore e io ti avviserò quando mangerai troppo velocemente. Che ne dici, può andare?

– Perché dovrei farlo? A me sta bene mangiare così

– Allora non parliamone più

Ripresero a mangiare, ma mentre Cristi cercò di moderare la velocità con cui portava il cucchiaio alla bocca, Fred invece continuò a far rumore.

All'inizio lei si limitò ad alzare appena gli occhi su di lui, poi improvvisamente scattò

– Vuoi smetterla di fare tutto quel baccano?

– No! – Rispose lui senza alzare la testa dal piatto

– Va bene accidenti a te! Se la smetti mangerò più lentamente

Senza sollevare la testa lui annuì continuando a mangiare, ma senza più fare rumore. Dopo alcune cucchiaiate di minestra il brontolio dello stomaco di Cristi si placò.

– Come va il piede? Fa male? – Domandò lui guardandola divertito

– Perché tanto interesse per il mio piede?

– È un bel piede, sarebbe un peccato vederlo andare in pezzi. È buona la minestra?

– Non andrà in pezzi e in quanto alla minestra ne ho mangiate di migliori…

– Alla faccia della sincerità

– L'hai preparata tu?

– Certo non è all’altezza delle minestre francesi, ma ti posso assicurare d'aver fatto del mio meglio

– Se questo è il tuo meglio vuol dire che è molto scarso

– Noto che il dolore al piede non ti ha legato la lingua. Posso sapere dove ne hai mangiate di migliori?

– In un posto

– È una risposta un po' vaga. Un posto come questo? – Domandò lui

– Non proprio. In quel posto l'aria era più calda

– Preferisci temperature più miti?

– No, va bene così! Questo clima è molto simile a quello di Gauss

– Fa freddo anche lassù?

– Per carità! Il pianeta è quasi tutto una fornace. Soltanto sulle montagne fa freddo

– Montagne? Avete anche delle montagne?

– Certo che le abbiamo! Sono molto alte e incredibilmente bianche

– Non ci sono alberi?

– Forse si… ma io non ne ho mai visti

– Sono ricoperte di neve?

– Neve? Cos'è la neve?

– Non sai cos'è la neve? Oh cavolo!

– Smettila di sorridere, mi dai sui nervi… Cos’è la neve?

– È inutile che tenti di spiegarti, per comprendere dovresti poterla toccare

– Dov'è che si può toccare questa neve?

– In questo periodo se ne trova più a Nord, verso le montagne

– E perché non qui?

– Perché si va verso la primavera e la temperatura dell'aria è più calda. Però il mese scorso ne avevamo anche qui

– E dov'è finita?

– Si è trasformata in acqua. Sai cos'è la primavera?

– No e non credo possa interessarmi… Possiamo parlare d'altro?

– Di cosa vorresti parlare?

– Vorrei sapere dove sono gli altri

Scuotendo la capo lui riprese a mangiare – Perché hai tanta fretta di incontrarli?

– Sono affari miei

– Ehi signorina! Visto che sono stato io a tirarti fuori dal pasticcio in cui ti eri ficcata, non ti pare sarebbe il caso di essere un po' meno scortese?

– Dovrei forse farti un sorriso?

– Per carità! Non voglio creare altri problemi… Sei già abbastanza arrogante così

– Arrogante è come insolente?

– Brava! E se me lo consenti vorrei darti un suggerimento

– Ci risiamo?

– Per l'amor del cielo... come non detto

– Perché tu vorresti suggerire una cosa a me?

– Non vi è nulla di strano a voler dare un suggerimento ad una mocciosa

– Cos'è mocciosa?

– Nulla che possa farti sentire offesa

– Lascia giudicare a me, va bene?

– Okay! Intendevo dire che sei una giovane donna. Allora? Posso?

– Fai come vuoi, tanto a me non interessa

– Sai cos'è che mi piace di te? Il tuo entusiasmo... È davvero travolgente

– Oh quante chiacchiere! Ma perché non dici la tua e la fai finita

– Okay, mi limiterò all'indispensabile

– Vedi che hai capito?

– Per la verità l’ho capito da un bel po’ che non sei il tipo da meritare troppe attenzioni

– Accidenti a te! Lo vedi che sei sempre tu a cominciare?

– Va bene, ho sbagliato... Desideravo soltanto suggerirti che se vorrai restare con me...

– Per tua conoscenza, io ho da fare cose più importanti che passare il mio tempo con te

– Comincio a chiedermi se riuscirò mai ad insegnarti le buone maniere

– Ci hanno già provato

– Si, lo immagino… però credo che abbiano sbagliato metodo

– Il tuo è migliore?

– Non lo so… ma tutto sommato non credo che m’interessi insegnarti qualcosa di buono

– Perché?

– Perché non si può cavare sangue da una rapa… e tu mia cara hai la pessima abitudine di crederti il centro dell'universo

– Guarda che non ho alcuna intenzione di arrabbiarmi con te

– E fai bene, poiché se vorrai restare in questa fattoria dovrai imparare alla svelta che arrabbiarti non serve a nulla

– Perché credi che debba restare con te… Io non ne ho alcuna intenzione

– Sei in errore ragazza mia e se ti degnassi di scendere qualche gradino, forse riusciresti anche a comprendere ciò che dicono gli altri. Io non ho detto che devi, ma se vorrai restare… È soltanto una sfumatura, ma è sufficiente a cambiare il senso di un intero discorso

– D'accordo, allora dimmi per quale motivo dovrei scegliere di rimanere?

– Intanto perché devi guarire

– La salute del mio corpo è ottima e tu non hai alcuna ragione di... come cavolo si dice?

– Preoccuparmi?

– Esatto! L'unica cosa di cui devi preoccuparti è dirmi dove sono gli altri

– Ne ho viste di teste dure, ma tu mia cara le superi tutte. Cosa ti avranno mai fatto per essere così determinata?

– Sono affari miei! E poi ce l'ho anche con te

– Finalmente l'hai sputato il rospo!

– Io non ho sputato proprio niente... Ad ogni modo tu sei il peggiore uomo che abbia mai incontrato

– Come fai a dire questa scemenza se neppure mi conosci?

– Mi hai mancato di rispetto

– Dimmi che stai scherzando

– Non è mia abitudine

– Questo è il tuo guaio. La vita è già difficile di per se per non condirla con un po' d'ironia. Ad ogni modo non ricordo di averti fatto nulla di disonorevole

– Disonorevole? No... non intendevo in quel senso... però mi hai denudata

– Ancora questa storia! Certo che se soltanto avessi immaginato come sarebbe andata a finire avrei chiesto il tuo permesso

– Bravo, avresti dovuto farlo

– Eh no! Ora credo sia giunto il momento di fare chiarezza… Quando questo imbecille ti ho portata in questa casa, tu non eri in grado di concedere autorizzazioni e considerando che sono un cretino universale, ho ritenuto fosse mio dovere avere cura del tuo corpo

– Accidenti a te, nessuno mi aveva mai toccata

– Allora è meglio che tu sappia tutta la verità; io non ti ho soltanto spogliata, ma ho dovuto massaggiare il tuo corpo per almeno un'ora prima che il sangue riprendesse a circolare in maniera decente

– Tu hai fatto questo? – Spalancando gli occhi per la sorpresa

– Avrei potuto anche non farlo, ma in tal caso avrei faticato di più a scavare una fossa

Lei non rispose, ma lo guardò intensamente e a lungo.

– Ti assicuro che se avessi immaginato che peste sei ti avrei lasciata dov'eri con tutti i miei migliori auguri – Mormorò lui a bassa voce per interrompere quella situazione d'imbarazzo

A quella battuta lei sembrò scuotersi e dopo aver starnutito rumorosamente urlò con quanta voce aveva – Porca vacca mi avresti lasciata in quello schifo?

– Forse no, ma questo non lo saprai mai

– Un cavolo! Questa me la paghi

– Ohi ohi! Siamo alle minacce

– Io non voglio minacciare nessuno, sei tu che mi fai dire quelle cose

– Sai cosa penso? Che tu debba avercela con me

– Non è vero! – Urlò lei – È il modo in cui ti esprimei che mi fa saltare i nervi

– Beh, non so cosa farci… io sono quello che sono. Ad ogni modo non hai di che preoccuparti visto che hai deciso di andartene

– Certo che me ne andrò. Non esiste un solo motivo che potrebbe convincermi a restare

– Per la verità un paio di motivi ci sarebbero, – Brontolò lui scuotendo il capo – ma credo sia del tutto inutile parlarne a una testona come te

– Lo vedi se ho ragione? Ora mi stai nuovamente offendendo

– Ti sbagli, era un modo per dire che hai un bel caratterino

– Per carattere intendi indole?

– Appunto!

– Uhm, allora anche tu sei un bel testone

– Cosa te lo fa credere? – Chiese lui ridendo di gusto

– Se non lo fossi non perderesti il tuo tempo a tentare di convincermi di restare con te – Rispose lei tentando di nascondere un sorriso

– Porco cane, non credevo conoscessi l'ironia

– Ti sorprenderesti se sapessi quante cose conosco

– Però non conosci il luogo in cui si rifugia il tuo popolo

– Molto presto colmerò anche questa lacuna

– Molto presto ti accorgerai che anche tu commetti errori

– Lo sai che non ti sopporto quando ti comporti così?

– Non so cosa farci e che tu lo creda o no, non ti sarà possibile incontrare il tuo popolo

– Perché?

– Perché sanno che sei qui per tradirli

– Tradirli? Io?... Comincio davvero a credere che tu abbia qualcosa che non funzioni nella testa

– Ti assicuro che in questo momento non è la mia testa sotto processo, ma la tua… Dobbiamo scoprire cosa hanno messo in quella graziosa testolina

– Voi siete pazzi! Come potete dubitare… noi siamo gaussiani!

– Abbiamo dei buoni motivi per dubitare delle buone intenzioni di chi ti ha inviato sulla Terra

– Non potete… Non mi avrebbero mai fatto questo

– Se può consolarti saperlo, io sono semplicemente furioso per ciò che ti hanno fatto... Non avrebbero dovuto usarti per raggiungere i loro scopi

– Oh quanta premura! E tu non lo fai? Forse non stai abusando di me?

– No… – Mormorò lui guardandola negli occhi – non potrei mai

– Siete pazzi! Ma davvero credete che mio padre avrebbe permesso che mi usassero violenza?

– A noi risulta che di tutta questa storia egli non ha alcuna responsabilità. Hanno agito a sua insaputa

– L’ho detto… – Disse lei scuotendo il capo – siete dei pazzi e tu sei il peggiore di tutti!

– Attenta bambina...il sottoscritto non è un uomo molto paziente

– Intendi dire che potrei correre qualche rischio?

– Nessun rischio, ma se non vogliamo farci del male forse è meglio mettere un punto e ricominciare daccapo

– Sei stato tu ad iniziare...no...non è vero...sono stata io

– Beh, allora diciamo che è tutta colpa dei nostri caratteracci, sei d'accordo?

– Sono d'accordo

– Bene, ed ora vogliamo riprendere con calma?

– A te interessa?

– Forse no...però mi piacerebbe aiutarti a scoprire perché ti è così difficile ammettere che in te c'è qualcosa che ti complica la vita

– Okay, – Mormorò lei dopo qualche attimo di silenzio – con te voglio essere sincera... È vero, ho qualche problema

– Visto com'è semplice?

– Ma tu da che parte stai? Non fai altro che mettermi in difficoltà

– Sono e sarò sempre dalla tua parte e se te ne stai po' zitta proverò a farti capire come stanno le cose

– Certo sei bravissimo a far sentire la gente a proprio agio...Va bene, ti ascolto

– Ecco brava, impara a startene zitta...Quando tuo padre scoprì cosa ti avevano fatto era troppo tardi per rimediare, però non ti abbandonò del tutto

– Guarda che sei stato tu a tirarmi fuori dai guai, non lui

– Quello che ho fatto per te avrebbe potuto farlo qualsiasi discendente di Gauss...Tuo padre ha fatto molto di più

– Considerando i guai in cui mi trovo non deve aver fatto un granché

– Non è del tutto vero, se tu sei nei guai è soltanto perché non vuoi far funzionare quel po' di cervello che ti è rimasto

– Vuoi che si riprenda a litigare?

– Scusami, ma con te bisogna essere molto espliciti se si vuole ottenere qualche risultato...Il fatto che quell'antidoto non abbia funzionato è soltanto perché tu non hai ancora innescato il codice che lo protegge

– Antidoto? Codice? Ma di cosa stai parlando?

– Mi riferisco a ciò che tuo padre ha introdotto in te quando ha scoperto cosa ti avevano fatto

– Oh che felicità! Qualcuno si è preso il disturbo di trovare un rimedio ai miei guai

– Non sappiamo di cosa si tratti, ma crediamo che sia nascosto in qualche parte di te

– E come cavolo faccio ad innescarlo se non so neppure di cosa accidenti stiamo parlando

– Potresti lasciarti aiutare

– Da te?

– Perché no!

– Perché se è vero quello che hai detto si tratta di un mio problema

– Non riuscirai a farcela... e poi non è vero che è un tuo problema, è anche nostro

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Posso proporti un problema da risolvere? – Chiese lui

– Non ne sento la necessità... di problemi da risolvere ne ho già fin troppi

– Questo dovrai provare a risolverlo

– Vorrei chiederti perché… ma so già che m’imbroglieresti… Va bene, avanti sentiamo

– Se in questo momento decidessi di togliermi la vita, tu cosa penseresti?

– Che sei scemo

– Ottima risposta, ma se uccidendomi mettessi a rischio la tua vita, me lo lasceresti fare?

– La tua domanda manca di logica

– Ne sono convinto, ma lasciamo da parte la logica e prova a seguire per un momento il ragionamento di un barbaro; se la tua esistenza fosse legata in qualche modo alla mia vita e se la mia morte potesse metterla in pericolo, permetteresti che ciò avvenisse?

– Certo che no!

– Cosa faresti?

– Te lo impedirei

– Come?

– Intervenendo sul tuo cervello. No un momento! Tu stai imbrogliando. Mi fai dire cose che non penso

– Davvero un simile pensiero non ha sfiorato la tua mente?

– Tu credi che mio padre lo abbia fatto per darmi una possibilità di salvezza? – Chiese lei guardandolo seria

– C'è un filo di logica nel mio ragionamento?

– Se tu fossi mio padre lo avresti fatto?

– Perché non mi fai un'altra domanda? – Chiese lui decisamente a disagio

– Porca vacca, ma ti darebbe tanto fastidio essere mio padre?

– No...non credo...non lo so

– E va bene, – Disse lei dopo qualche attimo di silenzio – eccoti la risposta… Perché non sono stata capace di raggiungere quell'antidoto?

– Questa è una domanda

– Si… ma è la domanda che tu ti sei posto… Tu hai una risposta da darmi?

– Posso azzardare un'ipotesi

– Azzarda pure

– Se tu fossi in possesso di quelle notizie, dove potrebbero essere state occultate?

– Nella mente?

– Esatto! E in questo caso potrebbero essere raggiunte anche da altri?

– Sai che non sei del tutto stupido?

– Grazie, era da un po' che non ricevevo complimenti...ma torniamo a noi... Di solito cosa fai quando cerchi notizie?

– Faccio domande e ottengo risposte

– A chi fai domande?

– Ai miei programmi

– Ti è mai passato per la mente di cercarle altrove?

– Perché dovrei? Sarebbe un comportamento illogico

– Intendi dire che secondo la vostra logica, chiunque cercasse in te quelle notizie dovrebbe seguire soltanto i vostri schemi comportamentali, è così?

– Si...è così

– Allora ho ragione io...

– Ragione di cosa?

– Che conoscendo le procedure è probabile che tuo padre abbia protetto quei dati collocandoli fuori della logica

– Sei bravo... Si... Ma dove?

– Tu non hai nessuna idea?

– Mi pare chiaro, no?… E tu ne hai?

– Nessuna…

– In un corpo umano esistono posti sconosciuti?

– Non che io sappia…. Però uno dei posti più inviolabili è il cuore

– Ora non dire fesserie, il cuore è soltanto un muscolo, non ragiona

– Se fossi in te non ne sarei così sicura. Molto spesso quel muscolo riesce ad influenzare l'intelletto in modo determinante

– Va bene, ammettiamo per un momento che tu abbia ragione... Mi fai una rabbia

– Per favore non divaghiamo

– Ammettendo che tu abbia ragione, come cavolo si fa a leggere un cuore?

– Beh, questo non credo sia alla tua portata. Avresti bisogno di qualcuno che t'insegnasse a farlo

– Non dire idiozie… io posso farlo eccome!

– Riusciresti a ricevere soltanto dati assolutamente intraducibili

– Tu sei in grado di aiutarmi?

– È probabile... ma preferisco non metterci il naso

– Perché?

– Perché per insegnarti dovrei poter leggere il tuo cuore

– Sei furbo tu... ma non ti permetterò di farlo

– Allora dovrai rinunziare

– Io non voglio rinunziare

– E allora come la mettiamo?

– Se ti permetto di leggere il mio cuore a cosa mi serve imparare… potresti trovare tu la soluzione

– E a te andrebbe bene?

– No!

– Appunto! Però potrei impegnarmi a cancellare dalla mia mente quanto leggo in te

– Puoi farlo?

– Non è difficile… però potrei anche non farlo

– Ma come cavolo fate a vivere su questo straccio di mondo? Siete pieni di problemi… Quanto tempo occorre per imparare?

– Dipende da quanto cervello hai nella zucca, non è una tecnica che si può imparare in un giorno

– E cosa potrebbe accadermi?

– Non lo so, è nuovo anche per me

– Di cosa hai bisogno?

– Di alcune notizie del tuo programma e di quali modalità prevede

– Riportare a casa la nostra gente entro dieci anni terrestri

– Sei al corrente di quanti individui è composto il tuo popolo?

– No, ma questo non è un problema

– Li hai già contattati?

– No!

– Perché?

Lei si strinse nelle spalle senza rispondere.

– E come spieghi tutto il tempo che hanno messo a tua disposizione?

– Non lo spiego e questo è un problema

– Perché?

– Perché sarò costretta a vivere su di mondo che non mi piace

– Non ti piacciono gli uomini della Terra?

– Ne uomini e ne donne

– Non è una razza peggiore di altre

– Sono soltanto dei barbari e non capisco come tu possa vivere tra loro. Non ti senti a disagio?

– Mia madre era terrestre, ed io sono orgoglioso di lei

– Dovresti rammaricartene invece

– Avresti dovuto conoscerla per comprendere come si può meritare il rispetto

– Hai perduto molto della nostra razza

– Stai parlando della razza che ti ha tradito?

– Nessuno mi ha tradito! – Scattò lei – La mia gente mi rispetta

– Certo che avete uno strano modo per dimostrare il vostro rispetto. Forse noi potremmo sembrarvi dei barbari e chissà, forse lo siamo davvero, ma i nostri figli ce li teniamo ben stretti. Non ci sogneremmo mai di mandare una bambina della tua età allo sbaraglio

– E per voi questo è rispetto?

– No, è qualcosa di più grande, noi lo chiamiamo amore. Gli uomini di questo pianeta continuano ad occuparsi dei loro figli e a difenderli anche quando sono adulti

– Per uomini identifichi i due sessi?

– Si...ma se ti interessa saperlo le donne sono pronte anche a sacrificare la loro vita per i propri figli

– A me non serve l'aiuto di nessuno. Hai forse dimenticato chi sono?

– A volte capita, ma tu sei bravissima a rammentarmelo

– Se ti faccio una domanda risponderai con sincerità?

– Lo faccio sempre

– Se tu fossi mio padre saresti preoccupato?

– Certo che lo sarei

– E quale artifizio inventeresti per proteggermi?

– Ad esempio sarei sceso sulla Terra con te

– Sei patetico

– Forse, o forse tuo padre non ti ama abbastanza

– Ma cosa ne sai tu di mio padre? Tu non puoi capire, non lo conosci

– E tu sei certa di conoscerlo? Quanto tempo hai vissuto con lui? E di tua madre cosa mi dici? Ti ricordi di lei?

– Smettila di dire stupidaggini, tu neppure puoi immaginare cosa c'è oltre il tuo sole

– Cosa c'è al di la del sole?

– Vita, ma di un genere assolutamente inconcepibile ad uomini come te

– Beh, questo non significa che un padre non debba restare un padre in qualsiasi parte dell'universo

– Quel termine non è in alcun dizionario ch'io conosca. È un immagine inesistente

– Eppure anche tu dovresti avere un padre

– Io sono proprietà dello stato

– Proprietà di cosa? Oh santo cielo! Non dirai sul serio?

– Dovrai imparare alla svelta che io non mentisco mai

– Questa è davvero grossa, tu proprietà dello stato. Santo cielo, ma è un concetto pericoloso, i figli appartengono a chi li genera

– Oltre il vostro sole non c'è posto per il sentimentalismo. Sarebbe folle pretendere di vivere un'esistenza simile alla vostra. Tu parli di amore, famiglia, onore, tolleranza e probabilmente per voi sono concetti importanti, ma ti assicuro che tra le stelle sono parole che non hanno lo stesso senso che voi attribuite loro. Quanto a mio padre hai indovinato, non lo conosco e per la verità faccio fatica a interpretare il senso di questa parola

– E di tua madre cosa ne sai?

– Nulla, ho sempre vissuto da sola

– Sempre sola?

– Se per te essere soli significa non comunicare con alcun essere vivente, beh, io sono sempre stata sola

– Non hai mai avuto una famiglia?

– No, non credo...ma sono ugualmente sopravvissuta

Lui prese una delle piccole mani tra le sue, ma lei con una mossa brusca la ritirò.

– Dovete essere pazzi – Continuò senza guardarlo – Pur di starvi accanto vi siete inventati un mondo di stupidaggini. Vi parlate, vi toccate, vi carezzate, vi baciate, ma che razza di animali siete? Non provate fastidio quando qualcuno vi tocca?

– Hai mai ricevuto carezze?

Cristi chinò il capo commentando a bassa voce – Siete dei pazzi

– E da Ellen ne hai ricevute? – Domandò ancora riaprendo in lei una dolorosa ferita

Cristi sollevò lentamente il capo – Chi ti ha detto di lei – Domandò con un filo di voce

– Tu! Hai pronunciato quel nome molte volte quando avevi la febbre alta. Chi era... Tua madre?

– No – Sussurrò lei guardando nel piatto

– Ti va di parlarne? – Domandò lui

Lei scosse il capo lentamente.

– D’accordo… però mi dispiace… credevo d'esserti simpatico

– Tu non c’entri… ma ti prego di non insistere o sarò costretta ad andarmene…

– E come la mettiamo con le lezioni che devo darti?

– Non ho detto che me ne andrò subito

– Brava… qualche altro giorno di riposo non ti farà male

– Non devi preoccuparti per me, so cavarmela

– È un vero peccato che tu senta la necessità di andartene. Mi sarebbe piaciuto averti con me

– Non ti credo... tu non vedi l’ora che me ne vada

– Ti ho dato questa impressione?

– Uh uh

– Mi dispiace, è tutta colpa del mio pessimo carattere

– Te l’ho detto… tu non c’entri… tu mi piaci

Fred non vide il rossore che le bruciava il volto mentre diceva quelle parole confuse e in fretta, egli vide solo i suoi occhi nascondersi pudicamente sotto le ciglia.

– Anche tu mi piaci. – Disse lui sperando di non arrossire – Da quando sei in questa casa ho riscoperto un certo interesse che avevo perduto

– Ma dai, ti ho procurato soltanto fastidi

– Nulla di particolarmente grave e se per qualche giorno ho trascurato il lavoro non è stato un gran guaio

– Non mi racconti balle?

– No e vuoi sapere una cosa? Se avessi qualche anno di meno verrei con te in giro per il mondo

Lei sollevò lo sguardo su di lui e lo guardò a lungo negli occhi prima di sussurrare – Lo sai che sei uno strano tipo d'uomo?

– Te ne sei accorta, eh?

– Tu vivi solo?

– Più o meno

– Non hai proprio nessuno con cui parlare?

– Beh, quando ho voglia di fare due chiacchiere vado in città, oppure scambio qualche parola con l'uomo che passa ogni mattina a ritirare il latte, ma i miei compagni sono il lavoro, gli animali e i miei sogni

– Cavoli se ti capisco. Anch'io una volta ero come te

– Ed ora come sei?

Cristi si strinse nelle spalle – Mi vedi, me ne vado qua e la e sono diventata una gran chiacchierona

– Sei sicura di volerti fermare ancora un po'?

– Non ne sono sicura, ma per un po’ dovrai sopportarmi

– E tu credi di riuscire a sopportare me?

– Perché ti preoccupi per me? Non è normale – Chiese lei senza guardarlo

– Per me lo è, ho trascorso metà della mia vita preoccupandomi di ragazzi della tua età

– Tu hai figli?

Fred scosse il capo – No, ma sono stato un insegnate. Sai cosa vuol dire?

– Credo di si... Sei stato un buon insegnante?

– Voglio sperarlo

– Vivere soli non è bello… ci si rincretinisce

– Parole sante! Ad ogni modo io non sono mai veramente solo, ho un'infinità di ricordi con cui farmi compagnia

– Anch’io non sono mai sola, ho i miei poteri

– E quale compagnia possono offrirti?

– Non lo so… però è importante sapere che li ho

– E sai sempre cosa farne? Non credo sia importante averli, ma sapere cosa farne

– Non capisco cosa intendi… Certo che so cosa farne!

– E sai anche come gestirli?

– Vuoi darmi lezioni anche in questo?

– Assolutamente no! Questo è un tuo problema. Al massimo io potrei insegnarti a vivere senza ricorrere a loro

– Tu riesci a farlo?

– Piuttosto bene

– In fondo anch’io ci ho provato… e tutto sommato è divertente… però senza di loro non sarei in grado di aiutare il mio popolo

– Sono d’accordo, ma considerando che non è un problema così urgente, perché non provi a vivere la tua vita continuando a non utilizzarli?

– Potrei farlo, ma a quale scopo? Ora mi servono per localizzare il mio popolo

– Temo che con tutta la buona volontà non ci riuscirai – Commentò lui evitando di guardarla

– Me ne sono resa conto… e immagino che tu non mi dirai dove sono, non è vero?

– Vero!

– Sai che potrei leggere quella notizia nella tua mente?

– Oh si! Certo che lo so

– E non hai paura che possa farlo?

– Se l'avessi avuta non ti avrei portata in questa casa, non ti pare?

– A sentirti parlare sembrerebbe che tu debba conoscermi assai bene

– No, però confesso che mi piacerebbe essere tuo amico

– Per amicizia intendi quel rapporto che c'è tra una donna e un cane?

– Beh… si, qualcosa di molto simile

– Che razza di cosa è l'amicizia?

– L'amicizia non è una cosa, è un sentimento

– È la seconda volta che pronunci questa parola, si può sapere cos'è un sentimento?

– Sai cos'è un turbamento?

– Un inquietudine?

– Si, pressappoco... L'amicizia è il desiderio di fondersi emotivamente con un'altra persona

– Fondersi?... Uhm... e cosa si prova?

– T’interessa saperlo?

– Non lo so, ma nei tuoi occhi si è accesa una luce che mi ha incuriosito

– L'amicizia non è un sentimento che possa piacere o non piacere, è un'emozione spontanea difficile da controllare

– Un'emozione si può toccare?

– Tu no, – Sorrise lui – ma lei ti tocca, eccome! A volte l'amicizia può essere la spalla sulla quale piangere senza vergognarci, altre volte è chi sa assorbire i tuoi dolori senza chiedere nulla in cambio...Ellen era tua amica?

– Non ho voglia di parlarne

– Invece dovresti farlo

– A cosa mi servirebbe?

– Per vivere questa vita è necessario sapere se dentro di noi esiste il coraggio... altrimenti è come essere vuoti… e quando la coscienza è vuota, il cuore è freddo e la tempra è fiacca anche nella maggiore virilità dell'intelletto

– Cos’è il coraggio?

– Qualcuno afferma che il coraggio non sia altro che la mancanza d'immaginazione, ma in realtà è qualcosa di cui nessun uomo può farne a meno

– E come si fa a scoprire se lo abbiamo?

– Non è facile e a volte c'è bisogno dell'aiuto di un buon amico per scoprirlo

– Che magnifica combinazione! Io ho bisogno di coraggio però non ho un amico

– Potrei essere io quell'amico se tu decidessi di restare e di non utilizzare i poteri

– Sarei tentata di farlo… se non mi fossi guardata attorno

– Cos’è che non va?

– Ma guardati… tu non hai nessuno con cui parlare. A chi confidi i tuoi pensieri? Al tuo lavoro? Ai tuoi animali? Ai tuoi sogni? Qui si vive in un deserto di solitudine, ed io non credo di esserne più capace

– Allora hai proprio bisogno di un buon amico

– Sei furbo tu… ma le tue belle parole non possono aiutarmi… Cosa potresti fare per me?

– Qualcosa potrei fare, ma a te serve un aiuto superiore

– Non esiste su questo pianeta un essere superiore a me

– È vero, ma non mi riferivo ad un essere vivente… Tu hai bisogno dell’aiuto di questa valle

– E come potrebbe aiutarmi una valle? A me non sembra tanto diversa dalle altre di questo pianeta

– È molto diversa, credimi

– E tu dici che potrei riuscire?

– Questo dipenderà da quanto sei disposta a soffrire

– Puoi essere più chiaro?

– Se lo desideri...ma non ti piacerà

– Lascialo decidere a me

– Bene...Allora per prima cosa dovrai tenere a mente che non hai nessuna probabilità di sopravvivere se non deciderai di lottare con tutte le tue forze

– Contro chi dovrei lottare?

– Contro te stessa e contro tutto ciò che ti circonda

– Perché dovrei lottare contro di me?

– Perché dopo qualche giorno di permanenza non avrai altro desiderio che andartene in tutta fretta

– Tu vuoi sfidarmi, vero?

– No, sto soltanto illustrandoti come stanno le cose, ma se non t'interessa cambio argomento

– Non ho detto che non m'interessa. Vai avanti!

– Beh, ammettendo che tu riesca a vincere le tue paure e volessi ottenere un buon raccolto; prima dovresti lottare con il terreno pietroso sminuzzandolo e polverizzandolo e una volta seminato dovrai lottare con il vento che spazza la semina

– E cos'altro?

– Dovrai fare i conti con il freddo che ti spacca le mani, con la neve, con la pioggia e la grandine...e per finire dovrai imparare a dormire con un occhio aperto se vorrai evitare che qualche orso non entri nella stalla e ti uccida gli animali, o che addirittura ti entri in casa. Ah! Dimenticavo di dire che tutto questo devi farlo da sola, perché non troverai nessuno disposto a darti una mano

– Non dirmi che vivi soltanto tu in questa valle?

– Non sono il solo, ma le uniche persone che potrebbero bussare alla tua porta, verrebbero a chiedere aiuto e non a darne. E se ti capitasse di buscarti un malanno, avresti più dell'ottanta per cento di probabilità di lasciarci la pelle

– C'è altro?

– Oh si! Ad esempio sapere a quale ora ti devi svegliare, ma non quella in cui andare a dormire e se una gelata o un temporale ti rovinano il raccolto, ti resta una sola possibilità, o impari alla svelta a mangiare una volta ogni due o tre giorni, oppure sei fregata

– Tu devi essere scemo a fare questa vita

A quella battuta Fred rise di gusto

– Sono in molti a pensarlo, ma se anche tu sarai tanto scema da scegliere di vivere da queste parti, dovrai riuscire a lavorare sedici o diciassette ore al giorno

– Cavoli! E quando si dorme?

– Quando comincerai a darti la zappa sui piedi e ti assicuro che una volta a casa sarai talmente stanca da non avere neanche la forza di spogliarti

– Basterebbe programmare il lavoro seguendo la logica

– Non serve la logica quando devi contare soltanto sulle tue forze. Le tue giornate non sarebbero scandite dal tic–tac dell'orologio, ma dall'ombra più o meno lunga del cappello o dalla fame che ti torcerà le budella

– Rimango della mia idea, tu sei scemo!

– So bene che non è semplice comprendere il motivo che spinge un uomo a vivere così, ma ti assicuro che è l'unico modo che può farti sentire padrone di te stesso

– Ed essere padrone di te stesso è così importante?

– Vorrei poterti dire che è più importante avere dei figli o un buon lavoro in una grande città, andare al cinematografo, a ballare, avere una moglie. Ma per me è altrettanto importante potermi sdraiare sull'erba e guardare il cielo quando ne sento la voglia, o restare a bagnarmi quando piove, indugiare per delle ore ad osservare i colori del tramonto, andare a pescare per poi lasciare libero il pesce

Per qualche istante si guardarono intensamente, poi Cristi chiese a bassa voce – E tu dici che tutto questo potrebbe ridare serenità alla mia mente?

– Oddio non lo so, non sono in grado di dirti cosa potrebbe accadere. Per scoprirlo bisognerebbe provare, ma tutto dipenderebbe da quello che c'è in te

– Da quello che c'è in me? E chi lo sa cosa c'è

– Se vuoi scoprirlo devi soltanto provare

– Provare a fare tutto quello che hai detto?

– Uh uh

– Beh...In fondo se è andato bene a te potrebbe andare bene anche a me

– Però potrebbe anche non riuscire

– E se non riuscissi cosa mi accadrebbe?

– Avresti due sole strade davanti a te; andartene o rischiare di lasciarci la pelle... C'è una meravigliosa poesia di Robert Frost in cui racconta di un uomo che, ad un certo punto della sua vita, si trova a dover scegliere tra due strade...una asfaltata e ben illuminata e l'altra poco più di un viottolo sterrato...

– Tu quale hai scelto? – Chiese lei

– Puoi vederlo da te

– Dimmi la verità; stai tentando di spaventarmi?

– No, stiamo parlando di un sistema di vita, non di una condanna

– Io non ho mai lavorato e per la verità non so neppure cosa significhi. No… non credo che sceglierei la tua stessa strada

– Okay, hai fatto la tua scelta

– Ti ho deluso?

– Non è importante

– Invece ti ho deluso... – Borbottò lei annuendo ma evitando di guardarlo – Vuoi sapere una cosa? Quando ho visto per la prima volta questa valle mi è sembrato un posto incantato, mi ha fatto tornare alla mente memorie che non sapevo di possedere

– Allora perché ne hai tanta paura?

– Come vedi sono un po' strana anch'io

– Non me la racconti giusta. Cos'è che non va in questo posto? Forse per quello che ho appena detto?

– Un po'...ma se riesci a viverci tu potrei riuscirci anch'io

– Allora cos'è? Hai paura di me?

– Naaa! Non sei tu a darmi i brividi

– Questo posto ti da i brividi? Ma per carità di dio, io credo che non esista un luogo più incantato di questa valle. A volte penso che se avessi un figlio vorrei trascorrere con lui l'intera vita tra queste foreste

– Sarebbe bello?

– Non lo so, ma sapessi quante volte ho sognato di trascorrere le sere davanti al fuoco raccontandogli di quando gli uomini sapevano sognare

– Questo ti farebbe sentire bene?

– Immagino di si

– Hai mai avuto paura di vivere in questa valle?

– No, l'ho amata sin dal primo istante in cui l'ho vista. Esattamente com'è accaduto a te

– Io non so neppure come si possa amare una valle

– In questo tu puoi fare molto poco, è lei che sa come conquistarti

– Deve essere molto strana la tua valle se prima mi attrae e poi mi spaventa

– È del tutto normale. Viverla spaventerebbe molti uomini

– Bel posto davvero! – Borbottò lei in tono sarcastico

– È vero, – Commentò lui fingendo di non aver compreso la sfumatura – sarebbe il posto migliore per risolvere i tuoi problemi con i ricordi

– Ma dai!

– Non sto scherzando, sarebbe sufficiente che tu accettassi le sue sfide e quando avresti calli in ogni parte del corpo sono sicuro che i tuoi ricordi sarebbero scomparsi

– Cosa sono i calli?

– Sono il prezzo da pagare. Ti andrebbe di tentare?

– Ma tu potresti garantirmi che riuscirei a dimenticare?

– Quello dipenderebbe soltanto da te. Io posso soltanto garantirti che dovrai trascorrere il tuo tempo soffrendo e faticando come un animale... Visto che sei in piedi vuoi passarmi quella scodella?... Per favore! – Chiese lui, indicando un piatto sulla tavola

– Cosa? – Rispose sorpresa lei

– Quella scodella alla tua destra. Fa attenzione sono uova bollite. Vuoi assaggiarle?

– No, mi si è chiuso lo stomaco

– Ti senti male? – Chiese lui afferrandola sotto le ascelle e sollevandola fin sulle sue ginocchia

Con lo stupore dipinto sul volto Cristi lo guardò come si può guardare una cosa insolita, poi esplose in una fresca risata

– Cos'hai da ridere? – Borbottò lui seguendola nell'ilarità

– Sai cosa hai fatto Fred? – Rispose lei scuotendo il capo

– Ti ho preso sulle ginocchia... Forse non dovevo?

– No – Farfugliò lei continuando a ridere

Per un po' nessuno dei due riuscì a dire una parola tanto era il gran ridere e quando le risate si placarono fu lui il primo a riprendere il discorso.

– Sapessi quante bambine ho tenuto sulle ginocchia

– Io non sono una bambina terrestre

– Mi dispiace deluderti, ma lo sei diventata nello stesso istante in cui hai assunto l'impegno di non usare i poteri.

Cristi scosse il capo rassegnata – Lo immaginavo che sarebbe finita così... Sei un uomo impossibile

– Lo so, vuoi assaggiare le uova?

– Dalli con le uova, ma cosa avranno di tanto speciale?

– Ragazza mia, questa è arte pura

– Arte cuocere delle uova?

– Sissignora!

– Vuoi spiegarmi cosa rende diverse queste uova dalle altre?

– Innanzi tutto debbono essere appena uscite dal... Beh, insomma... si fanno bollire nel succo zuccherino spillato dagli aceri e si lasciano raffreddare nella neve…

– Di dove escono? – Chiese lei interrompendolo

– Se hai voglia di saperlo non devi far altro che andare la mattina nel pollaio e osservare le galline

– Non credo m'interessi

– Sei sicura di non volere assaggiare una di queste delizie? – Chiese lui sperando di riuscire a cambiare argomento

– Fred! – Esplose lei assestandogli un pugno sulla spalla

– Ahi! – Reagì lui massaggiandosi la parte colpita

– Ti ho fatto male? – Chiese lei in tono preoccupato

– Non molto – Rispose lui guardandola con il volto serio

– Non volevo fartene, ma tu mi fai arrabbiare

– Hai ragione, – Disse lui ritrovando il sorriso – me lo sono meritato

– L'hai fatto di proposito?

– Beh, si, ma è stato solo per conoscerti meglio, lo giuro. Non mi credi?

– Qualcosa mi dice che mi stai imbrogliando

Fred esplose in una risata esclamando – Che coppia saremmo!

Intuendo che lei stava facendo un grosso sforzo per evitare di entrargli nella mente, con un lieve sorriso sulle labbra lui sostenne quello sguardo senza rispondere

– Fred, porca vacca non guardarmi così, mi fai sentire stupida... Io non sono come te

– E come sei? – Chiese lui

– Io sono stata istruita ad eseguire

– Sei convinta di quanto che hai appena detto?

– Non lo so porca vacca. Sono furiosa

– Intendi dire che non sei in grado di giudicare cosa è meglio per te o cosa non lo è?

– Non ne ho mai sentita la necessità

– Hai mai provato ad analizzare il nostro modo di vivere senza l'ausilio dei tuoi schemi?

– A cosa servirebbe?

– Forse a conoscere i tuoi limiti

– Io non ho limiti

– Ti senti superiore ad un dio?

– Ti sbagli, io non voglio essere superiore a nessuno... ma se fossi il vostro dio non lascerei vivere i miei figli nella sofferenza

– E da quando hai di questi pensieri?

Cristi si strinse nelle spalle.

– Ha un senso quel gesto? – Chiese lui sorridendo

– Sai che sei un uomo impossibile?

– Me lo hanno già detto, allora?

– No, non avevo mai avuto pensieri del genere, ma questo non cambia il mio giudizio

– Torniamo a questi tuoi nuovi pensieri. Cosa credi possa esserti accaduto?

– Non lo so, però a volte ho la sensazione che dentro di me viva un altro essere

– E ciò ti fa sentire diversa?

– Cavoli!

– E ti piace

– Si, ma mi fa salire il nervoso

– E questo è male?

– Puoi vederlo da te, me ne sto seduta sulle tue ginocchia come una qualsiasi bambina terrestre

– Non ci vedo nulla di strano

– È contrario alla mia natura, non era mai accaduto

– Sta a vedere che è accaduto un miracolo

– Ora non dire fesserie. A tutto c'è una spiegazione logica, magari il motivo è che tu sei bravissimo ad imbrogliare la gen...

– Ho ancora appetito – La interruppe lui

– Vedi se ho ragione? Io ti parlo di cose serie e tu pensi al tuo appetito

– Anche lo stomaco ha le sue necessità, ne sai qualcosa anche tu

– Sii sincero, hai mai visto accadere un miracolo?

– Alcune volte ho assistito a fatti davvero straordinari

– E tu sei certo che siano opera del tuo dio

– Beh, ho visto gente guarire da mali incurabili

– Posso farlo anch'io, non è difficile

– Anche senza i tuoi poteri?

– No...però... Ma lo sai che sei un grande imbroglione

– Lasciamo perdere gli imbroglioni e dimmi come faresti

– Non è così difficile. Ciò che è racchiuso nell'organo di pensiero è in grado di operare quelli che voi definite miracoli. Guarda me, io posso compiere ogni cosa, eppure non sono un dio. Dovete smetterla di credere in un dio che vi protegge, è la scienza la vetta che dovete scalare

– Sono d'accordo, – Disse lui sorridendole – e una volta in cima probabilmente troveremo dio ad aspettarci

– Con te non si può proprio ragionare – Mormorò lei scuotendo il capo

– Sai dirmi per quale motivo soltanto alcune persone possono raggiungere quel contatto?

– Posso provare, ma non so se tu capiresti

– Prova a spiegarmi perché a volte quelle capacità scompaiono nel momento in cui se ne sente maggiormente il bisogno?

– Perché mi fai questa domanda? Hai letto la mia mente

– Ti è già accaduto?

– Sono fatti miei. E non è leale quello che stai facendo

– Non è mia abitudine entrare nella mente di altri

– Allora dimmi come fai a conoscere certe notizie

– Io non so cosa ti sia accaduto, la mia era una semplice domanda, non un affermazione. Ti va di parlarne?

– No!

– Non ti fidi più di me?

– Tu non c'entri, è soltanto che non ho voglia di parlarne

– D'accordo. Pensi di poter rispondere ad alcune domande?

– Che genere di domande?

– Sta tranquilla, desidero soltanto conoscerti meglio

– Okay

– E tu risponderai?

Cristi si strinse nelle spalle.

– Da quanto tempo sei sulla Terra? – Chiese lui

– Otto dei vostri mesi

– Con chi hai vissuto?

– Con una donna

– Ellen?

– Si

– E l'hai lasciata?

– Si, cioè no!

– Si o no?

– È stata lei a lasciarmi

– Capisco. Immagino ti sia dispiaciuto?

Lei si strinse nelle spalle.

– La conoscevo? – Domandò ancora lui

– Non credo, viveva molto lontano dalla tua casa

– Vicino il lago?

– Non avrei mai vissuto così vicino all'acqua, più lontano

– Cos'ha l'acqua per non piacerti?

– Ti sbagli, a me piace, però preferisco starne alla larga

– Come spieghi questa tua reazione?

– Non me la spiego, non è importante

– Se può farti sentire meglio ti comunico che non sei la sola ad averne. Sai mantenere un segreto? – Sussurrò lui con aria di chi cerca complicità

– Certamente! – Rispose lei seria

– Quand'ero piccino anch'io ne avevo il terrore

– Ma va! – Esclamò lei sorpresa

– Ma poi l'ho vinto

– E come hai fatto?

– Ho semplicemente scelto di non averne

– Ed è possibile?

– Non è facile, ma possibile

– Perché ne avevi paura?

– Hai voglia di ascoltare la storia di un bambino decisamente discolo?

– Cosa vuol dire discolo?

– Definiamo discolo quel bambino che preferisce seguire l'istinto piuttosto che i buoni consigli

– Eri tu quel discolo?

– Quando avevo la tua età ero un vero ragazzaccio

– Va bene, raccontami di te

– Non è un granché come storia, ma spero di riuscire a farti comprendere come nell'arco di una vita un uomo possa cambiare. Dunque, avevo pressappoco la tua età quando sfuggii al controllo di mia madre e andai a giocare sulla riva di un fiumiciattolo che scorreva poco lontano dalla nostra casa. I miei mi avevano sempre vietato di bagnarmi senza che vi fosse qualcuno a controllarmi, ma io ero quello che ero e così, mentre me la sguazzavo nell'acqua, un gorgo mi trascinò verso il fondo

– Ben ti sta – Disse lei sorridendo

– Puoi ben dirlo poiché me la vidi davvero brutta

– E come te la cavasti?

– Usando i poteri

– L'ho fatto anch'io! – Esclamò lei scoppiando in una risata

– Allora noi due non siamo tanto diversi

– In che senso?

– Che anche tu sei un pessimo soggetto!

Lei rise di gusto – Io volevo soltanto attraversare il lago con una di quelle barche... No, credo si chiamino canoe

– Non potevi utilizzare i poteri? Avresti fatto prima e sarebbe stato più sicuro

– Si erano rifiutati di aiutarmi – Mormorò lei stringendosi nelle spalle

– E possono farlo?

– Lui può fare quello che vuole

– Prima di allora non eri mai entrata in acqua?

– Si, era capitato, ma non era così profonda

– Dov'è che vivevi?

– In una città di nome Branson, la conosci?

– Altro ché, per alcuni anni ho insegnato nel suo liceo

– Allora l'hai conosciuta?

– Chi?

– La donna con cui vivevo

– Può darsi

– La conosceva tutta la città

– Era buona con te?

Lei annuì vistosamente.

– E come spieghi il fatto che ti abbia lasciata? – Chiese lui

Cristi si strinse nelle spalle senza rispondere.

– Cos'è? Ho detto qualcosa che non dovevo?

– Non è nulla – Rispose lei guardandosi i piedi

– Posso capirti, è doloroso sentirsi abbandonati

– Smettila! – Reagì lei

– Scusami, non volevo rattristarti

– Ti ho detto di smetterla! Lei non mi ha abbandonata, è morta

– Oh! Mi dispiace... Le volevi bene?

Lei si strinse nelle spalle – Vorrei che qualcuno mi spiegasse il senso di questa parola

– La cosa migliore è che tu lo scopra da sola. Com'era questa tua amica?

– Testona come te

– Allora era una brava persona. Com'è morta?

– Il suo cuore si è fermato

– E tu non hai potuto aiutarla?

– No, – Rispose in un sussurro – ma lo avessi capito prima forse avrei potuto potuto darglielo nuovo un cuore

– Lo avresti fatto davvero?

Lei fece un grosso respiro prima di mormorare – No, non avrei mosso un dito per lei

– Capisco

– Ma cosa vuoi capire tu! – Reagì lei guardandolo – Tu non c'eri, non l'hai vista soffrire

– No, ma conosco l'odio, so bene cos'è capace di combinare

– Per me è facile, non ho alcuna difficoltà a ridare la vita a chi l'ha perduta

– Non voglio mettere in dubbio le tue capacità, ma dare la vita è anche cedere una parte di noi

– E allora?

– Allora tu non puoi farlo, non sei capace di cedere nulla... Tu prendi e basta

– Emetti sentenze troppo facilmente... Tu non mi conosci

– Forse... o forse sei tu che non conosci te stessa... Si, credo che tu sia capace di dare la vita a chi l'ha perduta, ma a quel prodigio tu non puoi dare alcuna melodia

– Cos'è la melodia?

– Immagina di dover comporre un brano musicale... Sai cos'è la musica e come nasce?

– Si, credo di saperlo

– Beh... se nel comporre quel brano tu non fossi capace di trasfondervi i tuoi sentimenti, quella musica resterebbe senza anima

– Non sarebbe un guaio, la musica non è una cosa seria

– Tutto ciò che è generato dai sentimenti è perfetto

– Tu sai fare la musica?

– No... io non so fare nulla... ma tra di noi vi sono uomini che hanno creato brani meravigliosi

– Su Gauss è un'usanza del tutto trascurata

– C'era da immaginarlo... E tu sai fare la musica?

– Non lo so... forse no, però so creare la vita

– Beh... Di norma tutte le donne sanno farlo

– Non intendevo in quel senso, io posso ridare la vita a una qualsiasi creatura che l'abbia perduta... Posso farlo davvero

Lui la guardò cercando un appiglio nella mente di lei

– Non farlo Fred, – Mormorò lei guardandolo intensamente – non riusciresti a comprendere e sarebbe troppo per la tua mente. Non voglio farti del male

– Okay, – Disse lui facendola scendere dalle sue ginocchia – vuoi assaggiarle?

– Le uova?

– Come hai fatto a capire che alludevo a loro?

– Ho imparato a conoscerti. Va bene, le assaggerò

Pur non essendo del tutto convinta ne assaggiò un una piccola parte masticando molto lentamente.

– Allora? – Domandò lui

– Cavoli, sono davvero buone

– Non ne fanno così in nessun'altra parte della Terra

– Ellen le preparava in un altro modo

– Fritte, con la pancetta e molto pepe?

– Come fai a saperlo?

– A molti piacciono in quel modo e ti confesso che anch'io ne sono goloso

– Sei furbo tu

– Da cosa lo deduci?

– Non lo so, ma con te non riesco ad arrabbiarmi, porca vacca

– Vorrei sapere dove l'hai imparata quell'orribile espressione

– Dai ragazzi dell'istituto

– Capisco, ma se me lo permetti vorrei consigliarti di fare attenzione a come ti esprimi, specialmente quando dovrai parlare con altra gente

– Non ho alcuna intenzione di parlare con altra gente

– Ho l'impressione che in quell'istituto sia stata dura, è così?

Cristi annuì con uno stiracchiato sorriso sulle labbra.

– Cos'è che non andava, non avevi amici?

– Possiamo cambiare argomento?

– Come vuoi. Di cosa vuoi parlare? Di Ellen?

– Queste uova sono davvero squisite, dovrai insegnarmi a prepararle

– Brava! Non credevo che imparassi così rapidamente

Cristi scoppiò in un’allegra risata – Ho avuto un buon maestro... ma la verità è che non sono fiera di quello che le ho fatto

– Cosa le hai fatto?

– Controllavo la sua mente quando non riuscivo a capire

– Cosa significa non riuscivi a capire?

– Lei parlava continuamente, «Cristi stai attenta, Cristi non fare questo, Cristi vieni a mangiare» mi prendeva tra le braccia, mi baciava

– E questo ti disturbava?

– Non riuscivo a sopportarlo

– Eri con lei quando è morta?

Cristi annuì abbassando lo sguardo – È morta a causa di un mio errore… ma io non sapevo che aveva il cuore malato

– Capita a tutti di commettere errori

– È una buona scusa, ma la verità è che le ho tolto la vita e questo non dovevo farlo. Non potrò mai dimenticarlo… è stato terribile

– Lo so… Quel genere di esperienze lasciano profonde tracce

– Fanno male…

– Ah si… certo… e non ti sarà facile dimenticarle

– Io debbo farlo se voglio vivere su questi pianeta

– Allora dovrai avere pazienza e cercarti qualcuno che ti aiuti a convivere con il suo ricordo

– Preferisco di no… Non vorrei combinare altri pasticci

– Cosa intendi per altri pasticci?

– Non lo so… – Mormorò lei scuotendo il capo

– Potresti fare a me ciò che hai fatto ad Ellen?

Lei si strinse nelle spalle. – Non lo so… ma non voglio che accada

– Ti preoccupi per me?

Lei sorrise e annuendo mormorò – Prima vorrei conoscervi meglio

– Conoscere chi?

– Tu e il tuo dio

– Cosa vorresti sapere?

– Mi piacerebbe sapere chi sei, cosa sei stato e se il tuo dio è veramente in grado di aiutarmi – Mormorò piegandosi a toccare il piede dolorante per nascondere il rossore che improvvisamente le aveva acceso il volto

– Sarebbe un buon inizio, ma delle tue idee cosa ne faresti?

– Loro sono qui, dentro di me

– E credi che ti lascerebbero dimenticare chi sei?

– Non lo credo...

– E allora?

Lei si strinse nelle spalle – Dovrò cercare qualcuno che mi aiuti a comprendere

– Cosa?

– Tanto per cominciare vorrei comprendere l'amicizia

– L'idea mi pare buona, ma non sarà facile, l'amicizia è un sentimento molto esigente

– Ci sono regole da rispettare?

– Una soltanto, la lealtà

– Capisco – Sussurrò lei abbassando il capo – E con dio? Dovrò essere leale anche con lui?

– Potrebbe essere sufficiente non fare più del male

– Soltanto questo?

– Ti pare troppo?

– Mi sembra tutto troppo semplice

– Può sembrarlo, ma non lo è, credimi

– Credi che al tuo dio farebbe piacere?

– Perché vuoi da me questa risposta? Prova a domandarglielo

– E se poi dovessi combinare ancora guai?

– Beh, questo sarebbe un problema vostro, ma lui continuerebbe ad aiutarti

– Mi è un po' difficile crederlo, – Mormorò lei sollevando il capo e guardandolo in un silenzio così sottile e penetrante che le fece male – non ho mai incontrato nessuno disposto ad aiutarmi

– Tu sii leale con lui e lui lo sarà con te

– D'accordo, voglio provare – Sussurrò con il pianto nella voce mentre un'ondata calda di sangue le gonfiò le tempie e uno spasimo lancinante le serpeggiò nel petto

Fu allora che Fred comprese che la sua mente si era sbloccata.

– Ti avverto... non sarà per niente facile

Lei si strinse nelle spalle – Da quando sono su questo pianeta non ho incontrato nulla di facile

– Benvenuta tra noi

– Ti prometto che fin quando resterò non userò i miei poteri

– È un bell'impegno

– Comincio a rendermene conto, ma se lo fai tu posso farlo anch’io

– Bene!

– Ed ora cosa debbo fare? – Chiese lei dopo un attimo di silenzio

– Devi soltanto vivere la tua vita consapevole di esserne la sola responsabile

– Si fa così?

– Alla tua età non esiste un altro modo

– Prima di venire in questa valle ho provato a farlo… ma ho combinato solo guai

– Gli inizi sono sempre difficili

– E se mi accorgessi di non farcela?

– È semplice... dovrai guardarti attorno e osservare chi sta peggio di te

– Tu non ti arrendi mai, vero?

– Quasi mai

– Sei un gran testone, ma lo sono anch'io.

– Mai avuto dubbi. Anzi, sai cosa credo? Che tu sia più testarda di me

– Credi che possa farcela?

– Mio padre mi ha insegnato che se vogliamo migliorarci si deve avere il coraggio di accettare ogni sfida che la vita ci propone

– E se dovessi combinare qualcosa di brutto anche a te?

– Io credo che per conquistare la nostra libertà si deve avere coraggio… e poi ho la tua promessa

– E se invece scegliessi di andarmene mi condanneresti?

– Ma che sciocchezze. Fin quando avrai vita nessuno potrà impedirti di fare le tue scelte

– Non te ne pentirai?

– Questo dipenderà da te... – Borbottò lui scuotendo il capo

– Posso farti una domanda?

– Tu provaci sempre

– Perché il modo in cui ti esprimi è così strano?

– Strano? Ero convinto di parlare un buon inglese

– A volte hai l'abitudine d'ignorare i suoni delle lettere A e R, perché?

– Ah si, capisco cosa intendi, ma non devi farci caso. Da queste parti abbiamo l'abitudine di masticare alcune lettere dell'alfabeto

– Cosa intendi per queste parti?

– Questa parte degli Stati Uniti è comunemente indicata come New England

– Cosa significa?

– Se t'interessa saperlo un giorno ti darò qualche lezione di storia

– Non dev'essere facile farvi comprendere

– Immagino ti riferisca al modo in cui si esprimono negli stati del Sud

– Non sembra neppure la stessa lingua. Quella è più sonora, sembra sempre che gridino

– Se ti fa piacere posso provare a rispolverare il mio accento sudista

– No, non devi farlo, mi piace il tuo modo di parlare, è tranquillo, permette di riflettere

– Porca miseria, sta a vedere che c'è qualcosa di me che è di tuo gusto

– All'inizio credevo fossi peggiore... Quanto tempo desideri che resti? – Chiese lei

– Questo dovrai essere tu a deciderlo

– Dovrò lavorare?

– Se ne avrai voglia, altrimenti andrai a bighellonare qua e là. Tra non molto sarà primavera e in questa valle vi sono alcune tra le cose più belle del pianeta

– Farò in modo di non darti fastidio

– Di questo non devi preoccuparti

– E se dovessi commettere errori?

– Certo che ne commetterai… chi ti credi di essere?… L’importante è che nel momento in cui capirai di non essere certa di quanto stai per fare, riesca a fermarti e se non hai una risposta da darti domanda… chiedi… io sono qui per questo

– Non credo che riuscirò a fare quello che tu dici, io sono stata addestrata ad eseguire – Borbottò lei scuotendo il capo

– E che razza d'infanzia ti farebbero vivere i tuoi programmi? Dai retta a me, prova a dimenticarli. Tu devi recuperare il tempo che ti è stato sottratto, devi vivere la tua età e devi viverla con la consapevolezza di essere libera

– Io sono una macchina programmata

– Non dire scemenze, una macchina non potrà mai essere bella quanto lo sei tu. Sarà sufficiente che tu dimentichi i tuoi poteri

– Ho paura che senza di loro non saprò cavarmela

– E chi ti ha detto che sarà facile. Tutto dipenderà dal tuo desiderio di scoprire perché il tuo popolo ha scelto di rimanere su questo pianeta. Credi di riuscirci?

– No, ma ti prometto che ci proverò

– Immagino tu sappia che le promesse si mantengono

– Se ho fatto una promessa sta pur certo che la manterrò

– Bene – Borbottò lui annuendo

– Tu non mi credi, vero?

– Non ho motivo per non crederti, ma temo per quello che potrebbe farti questa valle. Qui la vita è dura ed è probabile che prima o poi sarai tentata di utilizzare i tuoi poteri

– Non accadrà, te l'ho promesso

– Okay, ma prima di chiudere l'argomento c'è un'altra cosa che devi sapere; forse te ne sarai già resa conto, ma ho un caratteraccio infame e questo non semplificherà le cose

– Tu non puoi neppure immaginare quanto sia brutto il mio. – Soggiunse lei esplodendo in una allegra risata – Ad ogni modo anch'io debbo avvertirti di alcune cose che mi riguardano

– Mi pare giusto. Avanti, ti ascolto

– Primo; se dovessi decidere di andarmene tu non dovrai opporti

– Va bene

– Secondo; sarò io a decidere come vivere

– Va bene

– E voglio vedere se non mi hai imbrogliata

– A proposito di cosa?

– Della melodia

– Va bene, c'è altro?

– Sarò io a determinare i miei comportamenti

– Va bene

– E tu non dovrai mai fare nulla per tentare di cambiarmi. Io sto bene così, mi piaccio come sono, va bene?

– Va bene

– Accidenti Fred, ma non sai dire altro?

– Cos'è mi sono ripetuto?

– Un po'. Sei d'accordo?

Lui si sputò sul palmo della mano e gliela tese – Una stretta di mano vale più della parola – Mormorò mentre lei rimase a guardare la sua mano tesa prima di chiedere

– Cosa debbo fare?

– Metti la tua mano nella mia e stringiamocele... non è difficile

– Ma c'è la tua saliva! – Esclamò lei facendo una smorfia

– Questo è l'unico modo che conosco per concludere un affare importante

– Debbo farlo anch'io?

– Questo significherebbe che siamo entrambi d'accordo

Terminata l'operazione con un po' di riluttanza, lei chiese dove avrebbe dovuto dormire

– Dove hai dormito fino ad ora

– Quella di sopra sarà la mia camera?

– Tutta tua fin quando la terrai come l'hai trovata

– Cosa intendi precisamente?

– Intendo dire che dovrai tenerla in ordine e pulita. Rimetterai in ordine ogni mattina il tuo letto, terrai pulito il camino e... Le altre cose le scoprirai andando avanti

– Tutte queste cose debbo farle io?

– Non sono molte e dopo tutto è la tua camera, no?

– Uhm, cos'altro dovrò fare?

– Al resto per ora provvederò io

– Tu dove dormirai?

– La mia camera è accanto alla tua

– Potrò entrarci

– Quando vorrai, ma non quando ci sarò io

– E se volessi entrare?

– Dovrai prima chiedere il mio permesso

– Anche se volessi parlarti?

– Perché dovresti parlami?

– Non lo so, forse non accadrà, ma se ne avessi voglia?

– Potrai farlo parlando ad alta voce, le due camere utilizzano lo stesso camino

– Vuol dire che tu vedrai tutto quello che farò?

– Vedere no, ma potrò udire quello che dirai. Ad ogni modo quando sarò nella mia stanza sarà soltanto per dormire

– E se non volessi farmi udire?

– Dovrai fare un po' di attenzione

– Sarai tu a preparare il cibo?

– A volte sarò io e a volte tu

– Io non sono capace, non l'ho mai fatto

– Vedrai che se vorrai mangiare imparerai alla svelta

– Però sono capace di prenderlo il cibo

– Cosa intendi per prendere?

– Prima di venire qui, quando avevo fame prendevo il cibo nelle cantine e nelle case che incontravo

– Quello che hai fatto è un reato punito dalle leggi. Non è consentito appropriarsi di cose altrui

– E cosa avrei dovuto fare quando avevo fame?

– Avresti dovuto chiederlo

– E me lo avrebbero dato?

– Io lo avrei fatto. Ad ogni modo è acqua passata. Da oggi potrai prendere ciò che vorrai, compreso il cibo, ma dovrai farlo alla luce del sole, senza sotterfugi. Tutto quello che è in questa casa è tuo quanto mio. È chiaro il concetto?

– Non lo so, non sono sicura d'aver afferrato il senso di tutto quello che hai detto

– Allora ricapitoliamo, se vuoi lavorare lavori e se vuoi mangiare mangi, ma devi ricordarti che quanto c'è nella dispensa serve alla sopravvivenza di tutti e due

– Me ne ricorderò, cosa c'è nella dispensa?

– Carne salata, fagioli, patate, caffè, pane di un paio di settimane, lardo, uova e succo d'acero

– Tutto qui?

– È abbastanza, – Sentenziò lui aggiungendo un bel sorriso – e se avremo un po' di fortuna ogni tanto avremo anche qualche buona bistecca

– È un po' misera questa tua dispensa – Commentò lei

– Forse, ma con questa roba ci sono cresciute centinaia di generazioni di uomini e non mi pare che tu sia migliore di loro

– Cos'è la bistecca?

– Carne, un buon pezzo di carne cruda

– Che schifo!

– Aspetta a dirlo

– Io non mangio carne cruda

– Neanch'io, ma in quel camino abbiamo una griglia

– Cos'è la griglia?

– Quell'aggeggio di metallo scuro, lo vedi?

– E allora?

– Quando nel camino non c'è più fiamma ma soltanto brace, si mette giù la griglia e sopra la carne

– Si brucerà

– No se la si tiene d'occhio. Il segreto sta nel voltarla frequentemente e toglierla dal fuoco al momento giusto

– Ed è buona?

– Uhm, sentirai che delizia

– Io non so cuocere la carne. Quella che ho mangiato era cotta in un aggeggio chiamato tegame

– Non hai di che preoccuparti, imparerai

– M'insegnerai tu?

– Certo, ma prima dovremo aspettare ad avere la carne

– E quando ne avremo?

– Beh, questo non so proprio dirtelo

– E per il lavoro? Io non so neppure cosa significhi

– Avrai modo di accorgertene fin troppo presto

– Tu per quale motivo lavori? Potresti usare i tuoi poteri

– Non sarebbe la stessa cosa, credimi

– A quanto pare dovrò cominciare da capo

– Ho paura di si, ma se vorrai potrei darti una mano

– Non offenderti, ma vorrei risolvere da sola i miei problemi

– Se è questo che vuoi per me va bene, ma se avrai bisogno di consigli...

– Non ne avrò

– D'accordo

– Ora posso salire nella mia camera?

– Sei stanca?

– No, ma ho bisogno di stare un po' con me

– Allora vai pure, tra poco salirò anch'io e ti porterò una tisana calda, ti farà bene

– Al piede?

– Calmerà il tuo sistema nervoso e ti farà dormire meglio

Più tardi, quando Fred salì con la tisana Cristi era sotto le coperte con il piede tra le mani.

– È buona! – Disse lei restituendogli la tazza vuota

Lui prese dal canterano una sua camicia e gliela lanciò – Infilati questa. Forse ti pizzicherà la pelle, ma starai più calda

Lei la prese tra le mani esclamando – È buffa!

– Cos'ha di buffo? È una delle mie camice nuove, vedrai che ti andrà benissimo

– Va bene, è bellissima

– Così va meglio, vuoi che apra la finestra?

– Preferisco che resti chiusa

– Okay, lascerò la porta aperta, buonanotte

– Buonanotte – Sussurrò lei

Fred era fuori della stanza quando lei lo chiamò

– Fred!

– Cosa c'è? – Rispose lui senza voltarsi

– Prima di andare a dormire Ellen mi dava un bacio

Lui si voltò a guardarla con occhi sgranati dalla sorpresa e fingendo di non aver compreso chiese – E allora?

– Allora nulla! – Brontolò lei nascondendo il capo sotto le coperte

– Non dirmi che vorresti che ti dessi un bacio

Lei annuì vistosamente di sotto le coperte.

– Perché? – Chiese ancora lui sempre più sorpreso

Per qualche attimo parve che lei non volesse dare una risposta, ma poi con un filo di voce sussurrò – Non lo so

– Debbo dedurre che ti facesse piacere? – Chiese lui avvicinandosi al letto e scoprendole il viso dalle coperte

– No – Rispose lei senza alzare gli occhi

– Allora perché accidenti dovrei farlo?

– Se debbo ricominciare vorrei riprovare anche quello

– Riprovare? Ma se hai appena detto che...

– Uffa! Va bene l'ho detto, però... D'accordo, se non vuoi lasciamo stare

– Ho soltanto detto che... Porco mondo, io dovrei baciarti?

– Lo faresti?

– Non lo so, ho paura di sentirmi ridicolo

– Hai mai baciato qualcuno?

– No, almeno negli ultimi cinquant'anni

– Allora come puoi sapere che ti sentiresti ridicolo?

– Anche questo è vero, non posso saperlo

– Quindi cosa ti costa provare? Chissà, forse potrebbe anche essere piacevole

– E tu saresti d'accordo?

Lei rimase qualche attimo indecisa prima di chiedere

– Credi che non avrei dovuto chiederlo?

– Tu cosa credi? – Rispose lui per evitare una risposta difficile

– Non lo so, però... Beh, credo che mi piacerebbe

– Uhm... e dove dovrei dartelo questo bacio?

– Qui! – Rispose lei indicando la fronte

– Era li che ti baciava?

– Non sempre, a volte sulle labbra

– Beh, questo puoi scordartelo

– Okay ma non t'incavolare, sulla fronte andrà bene

– Ho l'impressione che tu mi abbia messo nel sacco

– Io non ti ho messo in nessun sacco

– Dai ch'è tardi per fare chiacchiere – Brontolò lui chinandosi a sfiorarle la fronte con le labbra – Va bene così?

Cristi annuì sorridendo – Quella cosa che hai sul viso mi ha punto

– Non è una cosa accidenti, è una gran bella barba e se ti da così fastidio vuol dire che smetterò di baciarti

– Ho semplicemente detto che mi ha punto... Che cavolo di carattere che hai! Non volevo offendere quella tua barba

– Va bene scusami, non volevo essere brusco... ma ora dormi

– Posso chiederti una cosa?

– Avanti

– Cosa c'è sotto quella tua barba?

– Se ricordo bene dovrebbe esserci il mio viso

– Credi che un giorno potrò vederlo senza barba?

– Scordatelo

– Mi bacerai anche domattina?

– No! Perché dovrei?

– Ellen lo faceva

– Santo cielo, ma quella donna non sapeva far altro che baciarti?

– Va bene, la sera sarà sufficiente

– Eh no! Non voglio essere accusato d'aver cambiato le tue abitudini... Cosa ne diresti se la sera provvedessi io mentre la mattina fosse compito tuo?

– Per me andrebbe bene, ma dovrai dirmi dove dovrò dartelo

– Trovalo tu il posto, ma non sulle labbra, intesi?

– Non so neppure dove cavolo le hai!

Quando lo sentì infilarsi tra le coperte, lei lo richiamò

– Fred!

– Si? – Borbottò lui

– Ho sonno

– Chiudi gli occhi e dormi

– Non posso

– Come sarebbe a dire non puoi? Cosa te lo impedisce?

– Come farò a tenere il piede quando mi addormenterò

– Fa ancora male?

– Porca vacca se fa male!

– Si è gonfiato?

– Non lo so, ho paura a guardarlo

– Va bene, ora vedremo di risolvere anche quel problema

Mentre lui le applicava un velo di pomata sul dito dolorante lei chiese a bruciapelo – Cos'è quella roba?

– Una pomata che dovrebbe ridurre il dolore

– Funziona davvero?

– E chi lo sa, però se ci credi può far miracoli

– Tu mi piaci, sei sincero – Sussurrò lei sorridendo

– Anche tu mi piaci

– Perché fai questo per me?

– Beh, diciamo che a me non piace lasciare gli altri nei guai

– Perché sei un cretino?

Lui rise di gusto prima di rispondere – Non si è mai cretini quando si ama

– Tu ami me? – Domandò lei sorpresa

Lui ciondolò il capo prima di rispondere senza guardarla

– Io non l'ho detto, ma se troverai il coraggio di restare potrai scoprirlo da sola

Per un attimo parve che lei volesse replicare, ma poi cambiò idea e domandò

– Davvero può cadere?

– Ma no, – Borbottò lui strizzandole l'occhio – puoi dormire tranquilla. Domani lo troverai al suo posto

Lei scosse il capo tenendosi il volto tra le mani – Forse avrò bisogno di tempo per comprendere come funziona la vita su questo pianeta, ma una cosa l'ho già imparata; tu sei un gran bell'imbroglione

– Buonanotte – Sussurrò lui baciandola sulla fronte

– Mi avevi già baciata – Disse lei sorridendo

– Beh… – Borbottò lui stringendosi nelle spalle – un bacio in più non può farti del male

– M'insegnerai a preparare le uova?

– Certo, ma ora vedi di dormire

– E domani potrò dirti ciao?

– Se vorrai

– Cavoli se voglio, ehi!

– Vuoi dormire o no?

– Promettimi che domani sarai ancora qui

Lui uscì dalla stanza e sorrise prima di rispondere con un tono di voce più dolce

– Puoi contarci

– Cosa vuol dire? – Chiese lei urlando

– Semplicemente che se nei prossimi dieci anni avrai bisogno di me, io sarò qui

– Porca vacca sono proprio contenta!

Continua...



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