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lavoro pubblicato sabato 3 ottobre 2015
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Valle Incantata - 2

di Legend. Letto 480 volte. Dallo scaffale Fantascienza

 La Valle Incantata - 2Una lettera da Vitulano                                 &nb...

La Valle Incantata - 2

Una lettera da Vitulano



Vitulano, 7 Novembre 1952

Carissimo Aldo,

ti prego di perdonare l'accento confidenziale e più d'ogni altra cosa il ritardo con il quale mi accingo a dare risposta alla tua amorevole lettera. Ma se come immagino saprai comprendere quanto ti sia grato, per aver voluto rendermi partecipe di ciò che è stato il sentimento che ti ha unita alla la mia bambina, potrai comprendere il motivo per il quale ho avuto bisogno di tanto tempo per dare ordine alle mie emozioni.
Conosco i tuoi tormenti, poiché quando fui io a dover vivere con tutti i suoi ricordi credetti davvero di perdere la ragione. Il dolore che provai fu qualcosa d'inaudito. Ogni centimetro di spazio che mi circondava era impregnato della sua essenza, così come ogni albero o fiocco di neve, ogni alito di vento, ogni tramonto e ogni animale della valle me la ricordavano rendendomi la vita una cosa ignobile.
Certo è che quando lasciò il Vermont tutti noi perdemmo qualcosa; la valle smarrì i suoi colori, gli animali della foresta scomparvero e io non fui più lo stesso uomo. Il lavoro nei campi mi sfiniva e se al tramonto trovavo le forze per salire sulla collina, la solitudine mi opprimeva.
Vissi senza di lei quattro lunghi anni torturandomi in una esistenza senza senso, poi, quando mi fu chiaro che la mia missione era conclusa, abbandonai quel paradiso per far ritorno sui monti dove riposavano i ricordi più dolci della mia infanzia.
Ed è qui, tra queste antiche mura, dove una benevola natura aveva deposto l'ultima parte della mia vita in una sorta di limbo incantato, che la tua lettera pretese dalla mia coscienza tutti i suoi ricordi.
Da quel momento, nel tentativo di frantumare l'ignobile sbarramento che si era eretto tra lo splendore di quei ricordi e me, ho trascorso giorni e notti torturandomi e maledicendomi ogni volta che credevo di averli perduti e quando ormai ero sul punto di cedere allo sconforto accadde un prodigio.
Conosci quella credenza celtica secondo la quale le anime di coloro che si è perduto restano prigioniere di un oggetto che fu a loro caro? E se si ha la fortuna di prendere tra le mani quell'oggetto, l'incanto si spezza lasciando che esse tornino a vivere nel nostro ricordo?
Ebbene a me deve essere capitato qualcosa di simile, poiché mentre rovistavo inutilmente in ogni piega della mia memoria, una mattina (Ero in soffitta a frugare tra le cose che avevo portato con me dal Vermont) mi capitò tra le mani una piccola cesta di rami di salice intrecciati.
Sul momento non detti importanza a quell'evento, ma nelle ore che seguirono prese ad agitarsi in me una sorta di inquietudine che mi spinse a riprendere tra le mani quella piccola cesta e quando fra quei rametti intrecciati rinvenni alcuni pelucchi neri, nella mia mente balenò il ricordo dell'unico compagno che ebbe per tutto il tempo che visse nella valle, «Soffio» il suo gatto e sul quale riversò i sentimenti più alti dell'amore per la natura.
Quel lampo nero non soltanto seppe illuminare di luce vera la mia coscienza, ma frantumando l'incantesimo costrinse i miei ricordi ad abbandonare la loro misera esistenza. E allora una valanga di emozioni, che stentai a riconoscere, mi sommerse e dovetti chinarmi innumerevoli volte prima di ricondurre alla luce il ricordo di due esseri che si amavano senza saperlo e che vissero un attimo della loro esistenza per scoprirlo.
Tra qualche giorno ti sarà recapitato un plico contenente le pagine sulle quali ho tentato di dare vita sia ai momenti più dolci che ella visse al mio fianco nel Vermont, che a quelli che trascorse con sua madre nel Missouri; di come seppe sconfiggere il buio in cui era stata relegata la sua anima, di come seppe riconquistare quanto le era stato tolto e quanto le costò trasformarsi in quella donna che hai conosciuto.
Ma se vorrai accostarti alla verità, dovrai avere la pazienza di leggere tutti gli appunti e soprattutto interpretare ciò che non ho scritto.
Soltanto a queste condizioni e dopo aver letto l'ultima pagina, potrai comprendere il perché una vecchia bocca si piega al sorriso, quando si lascia sfuggire il segreto della propria felicità.

Per sempre il tuo devoto amico

Federico Demarco


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