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lavoro pubblicato giovedì 1 ottobre 2015
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Donald

di walbrasky. Letto 500 volte. Dallo scaffale Fantasia

Padre Walter, priore da dieci anni del monastero di Gipfel, pensava con rimpianto agli anni in cui era stato il maestro dei novizi. Ovviamente era grato al signore, per la vita fin lì condotta nel monastero, le soddisfazioni non gli erano mancat...

Padre Walter, priore da dieci anni del monastero di Gipfel, pensava con rimpianto agli anni in cui era stato il maestro dei novizi. Ovviamente era grato al signore, per la vita fin lì condotta nel monastero, le soddisfazioni non gli erano mancate e nel suo futuro era prevista la successione di padre Voigt, l'abate. Tuttavia gli anni d'insegnamento ai novizi gli mancavano, tante gioie aveva raccolto nello svolgere quell'ufficio e adesso, che avrebbe dovuto continuamente ringraziare Iddio per la stima che si era conquistato presso i confratelli, si sentiva svuotato, un burocrate. Insegnare era sempre stata la sua passione e il contatto, il confronto, con quelle a-nime candide gli mancava.
Mentre, preso da questi pensieri, attraversava la porta della chiesa vide corrergli in-contro Donald, un giovane frate che aveva preso da poco i voti.
- Donald fermati, cosa stai facendo? Lo sai benissimo che in chiesa non si corre!
- Mi perdoni padre, stavo cercando proprio lei. - Disse il fraticello, rosso in volto per la corsa e l'agitazione evidente.
- Dimmi Donald cosa ti turba così tanto da farti dimenticare le regole più elementari?
- Oh sapesse padre, non so da che parte cominciare.
- Hai combinato qualche guaio? - Donald era famoso nel convento: tanto candido quanto maldestro. Il ragazzo rimase in silenzio, padre Walter vedeva in fondo ai suoi occhi una ridda di emozioni rincorrersi, si mordeva il labbro inferiore, con le mani snocciolava freneticamente un rosario, ma non stava pregando. Lo guardò meglio: il giovane frate era terrorizzato. - Su ragazzo, con calma, raccontami tutto dall'inizio.
- Mi confessi padre perché ho peccato.
- Okay, vuoi che andiamo nel confessionale?
- Magari potremmo andare in una cella.
- Bene andiamo nella tua, è più difficile essere disturbati.
Chiusa la porta della sua cella fra' Donald iniziò il suo racconto:
- Quella donna ...
- La signorina Kristen?
- Si lei, fin da quando l'ho vista mi ha subito turbato.
- Ah non ne dubito, è una donna procace, avrà agitato i tuoi giovani ormoni. Hai fatto dei pensieri peccaminosi su di lei?
Donald abbassò lo sguardo e sommessamente, annuendo con la testa, ammise che si, aveva desiderato giacere con quella donna.
- Ma è normale, non puoi evitare che certi pensieri nascano nella tua mente. Una donna così li farebbe venire a un santo, oltretutto sa bene come metterla in evidenza la sua bellezza.
- Oh padre, ieri sera le ho portato la cena nella sua cella, lei mi ha chiesto di portarle della carne. Mi si è avvicinata, fino a toccarmi l'orecchio con le labbra, mettendomi sotto gli occhi quelle mammelle. Un brivido mi è sceso dalla nuca e ... ho avuto un'erezione.
- Ma non ti devi agitare così per questo, ti ripeto che è una cosa normale.
- No padre, non c'è niente di normale in lei!
- Basta Donald, mi sembra che tu stia esagerando.
- Ma non ho ancora raccontato la cosa più terribile! Quella donna è un essere de-moniaco!
- Ma insomma, smettila con questi eccessi!
- No padre, lei non ha visto quello che ho visto io.
L'anziano frate scrutò il ragazzo in silenzio, una punta di preoccupazione cominciò a farsi strada dentro di lui.
- Va bene, con calma e cerca di essere obbiettivo.
- Ieri pomeriggio sono uscito per cercare delle piante per frate Thomas, il farmacista; tarassaco, malva, cardo mariano e altre piante. Mentre rientravo, al tramonto con il mio raccolto, a poche centinaia di metri dal convento, ho visto quella donna in mezzo a una radura. Aveva le braccia stese e lo sguardo rivolto verso la luna nascente, mi è parsa una strana posa e mi sono messo dietro una macchia di rovi ad osservarla. È rimasta nella stessa posa, ha iniziato a crescere in altezza, le braccia sono diventate pelose e artigliate, il viso si è allungato, diventando un muso bestiale e le sono spuntate le zanne.
Il ragazzo aveva il terrore dipinto in volto, gli occhi sbarrati fissavano il vuoto.
- Continua.
- No, io a quel punto sono caduto a sedere in terra e me la sono fatta addosso.
- Si ma lei?
- Quando mi sono rialzato si era ricomposta e stava dirigendosi verso il convento.
Il priore non sapeva cosa pensare, Donald era chiaramente terrorizzato, il suo rac-conto era sincero, ma non riusciva a credere che avesse "veramente" visto ciò che diceva di aver visto. La sua mente rifiutava l'esistenza di una creatura demoniaca, nel suo convento. Sapeva che il maligno esisteva, ma albergava negli esseri umani, in ognuno di noi, una cosa da combattere per potersi avvicinare al divino, ma anche ciò che ci rendeva umani. In fondo, oltre che sulle sacre scritture, si era formato coi filosofi classici: Platone, Aristotele. D'altronde non poteva fare finta di nulla, il turbamento del giovane era forte, qualcosa aveva visto, foss'anche un'allucinazione.
- Donald, stasera digiunerai, vai in chiesa e prega. Non so se ciò che hai visto è reale, se non lo fosse prega per te; perché Dio ti dia la lucidità di capirlo. Ma se fosse tutto vero prega per tutti noi, perché siamo tutti in pericolo.
Congedato il ragazzo si diresse a lunghi passi in cerca dell'abate, doveva informarlo.
Padre Voigt era stato per decenni un esorcista molto apprezzato, sicuramente avrebbe avuto un approccio migliore del suo con una simile situazione. Andò prima nella sua cella, poi nel refettorio, dove si stava preparando per la cena. Non era neanche in chiesa, intanto ripensava all'agitazione di Donald, sicuramente il ragazzo aveva avuto un'allucinazione. Certo non era dotato di chissà che fantasia.
No assolutamente no, la sua mente si rifiutava di credere alla presenza di un essere sovrannaturale nel convento. Passando chiedeva ai fratelli che incontrava dell'abate, nessuno l'aveva visto.
Si era fatto freddo, lo sentiva nelle ossa e tremava. Influenza? Alla fine lo trovò dove era più logico cercare un vecchio topo di libri: nello scriptorium.
- Padre Voigt.
L'anziano studioso alzò, a malincuore, la testa dall'antico codice.
- "Ci hai creati per te, o signore, e inquieto è il nostro cuore, finché non trova riposo in te." Cosa ti turba caro fratello?
- È tanto evidente a lei quanto non lo percepisco io. Comunque, effettivamente, c'è un giovane fratello che mi preoccupa. Mi ha raccontato di aver visto la signorina Kristen trasformarsi in un essere demoniaco.
- Ah i ragazzi, con le loro agitazioni ormonali. - Abbassò di nuovo il capo e prese una lente d'ingrandimento. L'unica cosa che sembrava interessarlo era la miniatura raffigurante Sant'Agostino. - Non sarà la più antica copia delle "Confessioni", ma delle miniature così sono uniche.
- Non le interessa conoscere il racconto del giovane Donald?
- Il piccolo Donald, così introverso, chissà cosa crede di aver visto.
- Le assicuro padre che la sua agitazione era genuina.
- Non ne dubito, sicuramente hai ragione ad agitarti, ma non importa.
- Ma come non importa? Se avesse veramente visto ... quello che dice di aver visto ...
- Non ti crucciare Walter, andiamo a cena, che è ormai ora.
L'abate si alzò, chiuse il libro, spense la luce e si avviò alla porta. Al priore, costernato, non rimase che seguirlo.
Durante la cena padre Walter non riusciva a seguire la lettura delle scritture sacre, il comportamento dell'abate l'aveva turbato, assai più del racconto di Donald. Era la conferma che quella donna costituiva un pericolo che non era preparato ad affrontare. Appena vide padre Voigt alzarsi lasciò lì il resto della cena e lo seguì.
L'anziano frate si diresse di nuovo nello scriptorium e lì il priore lo raggiunse.
- Oh Santa Vergine, Walter! Devi capire che questa faccenda non ti compete. È meglio per te se non ne sai niente.
- Padre lei sa quanto la stimi e la rispetti, se lei mi dice di rimanerne fuori io, volentieri, le ubbidirò. Comunque è ormai tardi per far finta di nulla. Sicuramente non sarò in grado di capire tutto, ma qualcosa ho ... percepito.
- D'accordo. - L'abate emise un sospiro rassegnato - non ti posso spiegare la sostanza delle cose, non le capiresti, accontentati di questo: la signorina Kristen non è pericolosa.
- Ma il racconto di Donald? È credibile?
- Si penso che abbia visto veramente ciò che dice.
- Allora è pericolosa!
- No non credo, anche se è una creatura di notevole forza e ferocia. È il suo mandante che è pericoloso.
- È un sicario?
- Ma no! È una ladra, una ladra su commissione.
Padre Walter, che fino ad allora era rimasto in piedi, si avvicinò al banco da lavoro accanto a quello di padre Voigt e si sedette, con la testa ciondoloni e un'espressione sconsolata.
- Mi scusi ma lei, da quant'è che lo sa?
- Da prima che arrivasse. L'abate dell'abbazia di Marmoutier, esorcista come me, la conosce.
- Ma perché non mi ha detto niente?
- Non avresti capito. Tu sei un filosofo, hai bisogno di toccare con mano. Io sono della scuola di Fonte Avellana, mi fido delle mie percezioni. Di te, per esempio, ho capito subito che saresti stato un bravo insegnante e un grande priore. L'ho sentito al primo incontro, eri ancora un novizio.
Padre Walter, in quel momento, si sentì mutilato e rimase un attimo in silenzio.
- Non ti devi sentire così - gli fece l'abate - il signore ci ha fatti diversi, ma entrambi utili al suo disegno. Bisogna accettare con gioia ciò che ci è stato dato.
Rimasero così, qualche secondo in silenzio, padre Viogt ad osservare il priore e l'altro a guardarsi le mani in grembo. Poi padre Walter alzò la testa, lo sguardo un po' inquieto.
- Ma di che essere si tratta?
- Un licantropo.
Un leggero "toc toc" precedette l'ingresso di un paio di gambe lunghissime, fasciate da calze velate, che uscivano da una gonna cortissima.
- Buonasera, scusate. Ho interrotto qualcosa d'importante?
I due frati si guardarono, l'abate fu il primo a reagire.
- No, assolutamente. Stavo raccontando al priore di un nostro giovane novizio, facezie. Lei invece ci voleva dire qualcosa?
Prima di rispondere Kristen li guardò entrambi, l'angolo destro della bocca piegato in un mezzo sorriso.
- Vi volevo dire che, per completare l'allestimento della mostra, mi mancherebbe una teca, oppure un piedistallo o entrambe le cose.
Prese la parola il priore.
- Si spieghi meglio, non ne capisco l'utilità per l'esposizione di codici miniati.
La ragazza agitò le mani davanti a se.
- Non è per un codice miniato.
- Allora non è per la mostra! Rispose il frate.
- Non potete rinunciare ad esporre uno dei pezzi più belli di Gipfel.
- E sarebbe?
- Quella bellissima statua neolitica, di terracotta, della dea madre. È un pezzo unico.
- E dove sarebbe questa statua?
- Nella mia cella - intervenne padre Voigt - e mi chiedo come lei abbia fatto a vederla.
- L'ho intravista passando ...
- Non è possibile - disse l'abate alzandosi - è chiusa in una cassa che mi fa da comodino, nessuno qui sapeva della sua esistenza.
Tutti e tre rimasero un attimo in silenzio, l'anziano frate con gli occhi ridotti a due fessure cercava di penetrare l'anima della licantropa. Lei rispondeva con uno sguardo fiero e altero. Padre Walter era l'immagine dello smarrimento. Poi l'abate riprese la parola.
- Bene signorina, o mi spiega come fa a sapere dell'esistenza della statuetta, oppure chiamiamo un taxi e se ne va seduta stante.
La ragazza rinfoderò l'alterigia e tirò fuori un sorriso che era la quintessenza del fascino. Almeno così parve al priore.
- Scusatemi, non pensavo di urtare la suscettibilità di nessuno.
- Suscettibilità? Lei ci ha mentito! - disse l'abate - Questo pregiudica il rapporto di fiducia, penso che sia meglio che se ne vada da questa abbazia.
- Aspetti la prego, ho lavorato tanto a questa mostra, è un lavoro importante per me, per la mia carriera.
Kristen abbassò la testa, con un'espressione tristissima. A padre Walter sembrava così dispiaciuta.
- Ci racconti com'è venuta a conoscenza della sua esistenza - le disse il priore.
La ricercatrice lo guardò di sottecchi, sempre con il mento basso.
- Me ne ha parlato padre François, l'abate dell'abbazia di Marmoutier.
- E le ha detto che era nella mia cella.
- Si e m'ha fatto anche vedere una foto. È magnifica.
- Senta bene signorina, noi faremo una mostra di codici miniati, non di simulacri di dei pagani! Sulla sua permanenza ci rifletterò, domattina si presenti di nuovo qui, le comunicherò la mia decisione. Buonanotte!
Kristen si congedò, augurando ai reverendi padri la buonanotte. A padre Walter regalò il suo sorriso più seducente.
I due religiosi rimasero da soli in silenzio. L'abate era concentrato nei suoi pensieri, il priore lo guardava senza vederlo, addosso una fredda sensazione d'impotenza e inutilità. Padre Voigt, riemerse dai suoi pensieri e guardò l'altro con espressione molto seria.
- Bene, adesso sappiamo cosa è venuta a rubare.
- È un plurale maiestatis, io sono ancora lontano dall'aver capito a pieno.
- Hai ragione, è bene che ti spieghi. Quella che dovrebbe rubare Kristen non è la statua della dea madre, ma un idolo rappresentante il demonio stesso. Ha delle proprietà magiche. Per farti capire, è una specie di ricetrasmittente che mette in comunicazione col maligno.
- Ma perché ce l'ha lei? Non si può semplicemente distruggere?
- Purtroppo no, io c'ho provato in tutti i modi. Io e padre François sono anni che studiamo per arrivare ad una soluzione, siamo quasi sicuri di averla trovata ...
- Ma? ...
- Ma son cose che non si possono fare a cuor leggero, un errore nel rito magico, una formula errata ... potrebbero scatenare forze incontrollabili. Non voglio essere io stesso a chiamare qua il Demonio. Sai che mietitura di anime si farebbe nel nostro convento.
L'anziano frate sembrava invecchiato di dieci anni, la preoccupazione era evidente. Il priore non l'aveva mai visto così, riuscì a sentire la sua inquietudine.
- Alla luce di queste rivelazioni Kristen diventa oggettivamente un pericolo. Sarà bene tenerla sotto controllo.
- Eh si, sarà bene guardarla a vista. Non deve assolutamente entrare nella mia cella.
- Va bene, ho in mente due novizi svegli che potrebbero controllarla a turno.
- Che non si facciano ammaliare come Donald!
- Li metterò in guardia.
Così dicendo il priore si congedò e si diresse verso le celle dei novizi. A metà strada cambiò idea, era troppo turbato per ciò che gli aveva rivelato padre Voigt, in quella condizione emotiva non sarebbe stato in grado di tenere il colloquio coi ragazzi nei binari giusti. La sua intenzione era di metterli in guardia, ma senza metterli a conoscenza di fatti che già angosciavano lui; figuriamoci due ragazzi. Voleva riflettere una attimo da solo, ritrovare il suo ben noto autocontrollo. Decise quindi di ritirarsi qualche minuto nella sua cella. Appena svoltato l'angolo del corridoio delle celle capì che i suoi propositi non potevano realizzarsi. Era troppo tardi anche per tornare indietro.
Si fermò un attimo su quell'angolo, non si sentiva molto bene. Una stanchezza improvvisa gli attanagliava le gambe. Il peso delle rivelazioni gli premevano sul petto, ostacolando la respirazione. Appoggiato al muro osservava, stupito, i suoi piedi ruotare, come se danzassero.
Lei era lì, accanto alla porta della sua cella, le spalle appoggiate al muro, un piede tirato su, anch'esso appoggiato al muro; consapevole della sua sfacciata bellezza. Non era preparato, non poteva, non era il momento di affrontarla.
Solo la vergine madre poteva aiutarlo. A lei si rivolse in una muta preghiera.
"Madre santissima, nel tuo amore misericordioso, fammi partecipe della tua grazia. Stendi la mano pietosa sul tuo umile figlio, sostienimi con la tua mano consolatrice, disperdi le nebbie che offuscano la mia mente."
La preghiera gli restituì un po' di vigore. Ora doveva riportare le cose su un piano logico. Lo sapeva che la logica gli sarebbe servita a poco, nell'affrontare una creatura demoniaca, ma almeno poteva razionalizzare il suo malessere. L'abate glielo diceva spesso: "abbandona la superbia della logica, guarda il creato con l'occhio della fede". Fino a quella sera aveva, dentro di se, schernito bonariamente i mistici come padre Voigt; i risultati del suo operato gli davano ragione. Negli ultimi vent'anni, sotto la sua guida, decine di novizi erano diventati fratelli apprezzati da tutto l'ordine monastico. Era diventato priore, e anche sul piano della fede non si sentiva da meno dei suoi mistici confratelli.
Ma ora era lì, appoggiato al muro, nell'impossibilità di affrontare quella donna. Non solo perché affrontare un essere sovrannaturale, "una bestia di eccezionale forza e ferocia", era cosa in se impossibile, si sentiva vulnerabile anche di fronte alla donna, a Kristen. Se lei, con l'intento di dannarlo, gli avesse detto: "vieni, assaggiami", non era sicuro che la fede gli sarebbe bastata.
Comunque non aveva alternative, si raccomandò al Signore e di nuovo alla Madonna. Per un po' si concentrò facendo, ad occhi chiusi, degli esercizi di respirazione. Quando riaprì gli occhi lei era lì, davanti a lui.
- Padre mi confessi, perché ho peccato.
- Cosa? Come?
Padre Walter, già abbastanza confuso, rimase interdetto nell'udire quelle parole, a lui di norma familiari. Nel vortice di pensieri, che avevano arruffato la sua mente nelle ultime ore, era passato di tutto, fuorché una licantropa che chiedeva l'assoluzione.
Kristen alzò gli occhi al cielo, li chiuse e si passò le mani sul viso, come per sciacquarsi. Poi guardò il priore con compassione.
- Non era preparato all'incontro con una licantropa. È comprensibile, ma non lo sono sempre stata, e soprattutto non l'ho scelto io. Da anni vivo una vita quasi solitaria, ora che avete scoperto la mia natura, che avete rotto il diaframma che mi separa dai comuni mortali, sento il bisogno di confidarmi, di rompere l'isolamento.
Il frate la guardava a bocca aperta, la mente assolutamente bloccata. Contrariamente alla sua indole razionale, era posseduto soltanto da emozioni in lotta tra loro. Anche la sua naturale capacità d'ascolto era compromessa. Era immerso nelle acque agitate degl'occhi di lei, si sentiva risucchiato in quelle profondità.
- Oh cristo! ... Padre! Si scuota, le sto chiedendo aiuto.
Padre Walter, che nel frattempo era rimasto appoggiato al muro, si alzò, tirando il petto in fuori.
- Mi scusi ma, come ha detto lei, non ero preparato a questo. Vuole che andiamo in chiesa nel confessionale?
- Se per lei è uguale, visto che siamo già qui, preferirei nella sua cella.
- D'accordo.
Entrarono dunque, la cella era una stanza di tre metri per tre, dalla piccola finestra, posta di fronte alla porta, entrava un raggio di Luna che quella notte era piena. Il priore si mise di lato alla porta, con la maniglia in mano, e fece passare la studiosa. Kristen, entrando, ebbe un sussulto, come un forte brivido che le correva lungo la schiena. Il frate seguì il suo sguardo verso la finestra.
- È la Luna vero, che la fa sussultare?
La licantropa fece cenno di si con la testa.
- Vuole che chiuda la finestra?
- Forse è meglio.
Chiusa la finestra e acceso un lume sul suo comodino padre Walter fece sedere Kristen sul letto, lui s'accomodò su una sedia, di fronte a lei. L'agitazione era quasi passata.
La ragazza indugiava arricciando l'orlo del corto vestito, lo sguardo in basso, come per prestare attenzione all'attività manuale. Il frate seguiva con attenzione quell'esercizio, forse da sarta, poi la guardò in faccia. La sua espressione era intensa, tra il sofferente e il rabbioso, lo sguardo lontano.
- Era una sera d'estate, noi abitavamo in una villetta fuori città, ai piedi della collina. Io ero in camera mia, al piano di sopra, a studiare. Il giorno dopo c'era il compito di matematica.
Il priore cercò di visualizzare la sua immagine, a una scrivania? Sul letto?
- Ero tranquilla, dalla finestra, finalmente, entrava un po' di fresco e il frinire dei grilli. Al piano di sotto sentivo mia madre che spignattava e le esplosioni di un videogame di mio fratello. Ero presa dal ripasso, si avvicinava l'esame di maturità, non ho fatto caso all'improvviso silenzio.
Padre Walter era abituato all'ascolto, tenne per se le domande.
- Un urlo disperato mi fece schizzare sul letto. Da sotto venivano suoni di stoviglie infrante, tonfi sordi e urla concitate. Ho sceso di corsa le scale.
Nell'ingresso la porta era spalancata, lo specchio in terra, in frantumi. Nel soggiorno numerose macchie di sangue, ma nessuna presenza. Andando verso la cucina inciampai nella testa di mio fratello, che ruzzolò via. Riversa sul tavolo c'era mia madre. Vomitai e stavo per accasciarmi, ma fui artigliata da dietro. Un morso sulla spalla e sono volata in mezzo all'ingresso. Comunque lì mi sono ritrovata quando ho ripreso i sensi. I pochi resti di mio padre li ritrovai dopo, in giardino.
Il frate si sporse in avanti, le prese le mani fra le sue e le baciò.
- Non posso nemmeno immaginare l'orrore che hai provato al tuo risveglio.
Così dicendo la guardò negli occhi, sbarrati, ma non piangenti come si aspettava.
- Vergine Madre veglia su quest'anima ferita, lenisci il suo dolore e guidala sulla via della guarigione.
- Amen. Fece Kristen con un tono un po' scettico.
Padre Walter le lasciò le mani.
- Scusami, ma la domanda mi sorge spontanea. Non che sia pregiudizievole, ma voglio capire se è una confidenza o una confessione. Sei credente?
- Che le devo dire padre, lo ero. Non lo so, adesso forse no. Comunque da quella sera non sono più rientrata in una chiesa. Cioè, non per pregare. Inizialmente ero molto arrabbiata con Dio. Poi sono stata presa da una vita tutta da inventare.
- Ti sei ritrovata da sola, con le necessità quotidiane da affrontare. Una casa da mandare avanti, la spesa, cucinare.
- No padre, non è stato il tran tran quotidiano ad assorbirmi le energie. Ho dovuto fare i conti con la mia nuova natura, con altre esigenze.
Il priore avrebbe voluto chiedere, non sapeva nemmeno lui cosa. Si sporse in avanti assentendo con la testa.
- Il mio fisico è cambiato nel giro di pochi giorni. Ho scoperto di avere nuovi appetiti. Poi la prima notte di luna piena sono uscita di casa ululando; trasformandomi in quell'essere che, evidentemente, qualcuno di voi ha già visto. Mi ha visto lei stasera?
- No, Donald.
- Ah, il tenero Donald. La prima volta è stata orribile. Ero una specie di gigante peloso, con zanne e artigli e avevo un urgente bisogno di scopare. Se fossi stata un maschio, avrei sicuramente violentato qualche donna. Ho anche provato a saltare a dosso al primo disgraziato che mi è capitato a tiro. È morto, penso per lo spavento. Allora sono andata nel bosco, a sradicare alberi, per sfogarmi e ululare per la frustrazione.
Il frate la guardava e non riusciva a immaginarsi quella fanciulla, col viso da madonna addolorata, trasformata in un lupo mannaro, era inconcepibile. Pensò che anche ora c'era la luna piena. Anche Kristen lo stava guardando.
- Se sta pensando, con spirito caritatevole, di sacrificarsi per soddisfare le mie esigenze ... se lo levi dalla testa. Semplicemente non può, non ci riuscirebbe. Lo dico con cognizione di causa.
L'uomo quasi si offese, cercò una risposta adeguata, poi concluse che forse la donna aveva ragione.
- Ma noi che aiuto possiamo darle?
Kristen, notando il ritorno al lei, alzò le sopracciglia.
- Non sono sicura di quale aiuto potrei ricevere, ma l'abate ha fama di esperto esorcista. Forse lui qualche idea potrebbe averla.
- Perché non si è rivolta a padre Voigt allora? Rispose il frate con voce gelida.
- Ha ragione padre, avrei dovuto.
Lo sguardo del priore era adesso quasi ostile. Lei abbassò un po' la testa e portò i suoi occhi a pochi centimetri da quelli di lui.
- È che l'abate mi mette soggezione. Invece con lei, fin dal giorno del mio arrivo, ho sentito che avrei potuto aprire la mia anima. Con lei sento di poter confidare i più intimi segreti. Mi dispiace aver suscitato la sua diffidenza, ma ho avuto una vita dura negli ultimi anni. Di grande solitudine e aridità. Se all'abate vorrei chiedere la liberazione dalla mia condizione bestiale, a lei chiedo comprensione, di aiutarmi a riconquistare confidenza coi miei sentimenti.
- Scusami Kristen, non avevo capito la portata della tua sofferenza. Raccontami della tua vita, delle difficoltà con la tua attuale natura.
- Dopo i primi tempi ho cominciato ad abituarmi, ho conosciuto altri licantropi. I giorni di luna piena non sono più stati sofferenti come il primo. Però i miei simili, almeno quelli che ho conosciuto finora, sono risultati vacui. Tutti presi dalla loro forza, dalle scorribande notturne e le rocambolesche prestazioni sessuali. In sostanza, non ho più avuto rapporti sinceri con le persone normali, coi miei simili solo sesso.
La ragazza chinò la testa e riprese a tormentarsi l'orlo del vestito. Padre Walter si sporse in avanti e le riprese le mani tra le sue, i polsi appoggiati sulle ginocchia di madreperla. Il contatto con la pelle gli fece correre un brivido lungo la schiena. Lei tirò a se, facendo un po' salire il vestito; poi ruotò i polsi facendo appoggiare i palmi di lui sulle gambe. Il priore fece scivolare le mani all'interno e lei aprì le gambe. Facendo scivolare le mani verso l'inguine, s'inebriava di quella pelle calda e delicata. Quando si accorse che non portava biancheria una vertigine lo travolse, come se il sangue gli defluisse dalla testa in un gorgo.
Improvvisamente un dolore feroce a una spalla lo strappò dall'estasi.
Poi fu tutto buio.


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