ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 30 settembre 2015
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ANPHIBIAN - IL SIGNORE DELLE STELLE # 25 - L'ORIZZONTE

di PatrizioCorda. Letto 465 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ti è piaciuto "Il Signore delle Stelle"? Acquistalo a questo link! http://www.amazon.it/Anphibian-Il-Signore-delle-Stelle/dp/132617407X

Ci svegliammo che il sole del mattino era già alto. Vagavamo serenamente, cullati dall'inerzia del lago, sotto un cielo limpido, in cui solo qualche nuvola si stagliava lontana verso le terre che apparivano, ancora sfocate, all'orizzonte. L'acqua del lago Sevan, che era veramente smisurato, si era presentata come trasparente, quasi cristallina, e i suoi tratti iniziali, ancora relativamente poco profondi, ci avevano mostrato le meraviglie del suo fondale. Ciottoli multicolori, conchiglie, alghe, e un fondale dorato, che sembrava una miniera d'oro pronta ad accogliere chiunque volesse godere delle sue infinite ricchezze. Allegri pesci ondeggiavano radenti alla sabbia, istigando Pilo che non seppe resistere al tentativo di allungare le lunghe zampe anteriori per provare ad acchiapparne qualcuno. La sua goffaggine però fece oscillare la zattera, e TeePaa si vide costretto a riprendere duramente il lemure, salvo poi rimangiarsi i suoi stessi rimproveri davanti agli occhioni tristi dell'animale. Dopo questo episodio di vita quotidiana ci eravamo assopiti, per poi svegliarci in un punto indefinito del lago. L'acqua era ormai profonda, e il fondale non era più visibile. Assillato dall'arsura dovuta al digiuno del giorno precedente, raccolsi dell'acqua con le mani e bevvi. Era incredibilmente fresca e dissetante, e dopo averla bevuta sentii tutti i benefici del reidratarmi dopo innumerevoli fatiche.
Pilo mi guardava, adagiato sul petto di TeePaa che dormiva disteso con la faccia girata di lato, e sbadigliò mentre maneggiava delle bacche che aveva furbescamente sfilato dal fagotto del padrone. Mi fermai a riflettere sul nostro amico: l'avevamo trovato oltre dieci anni fa in una foresta sconosciuta dell'Africa, agli albori del nostro incredibile viaggio. Preso sotto la nostra ala protettrice che era un cucciolo, si era rivelato col tempo un elemento quasi imprescindibile. Vorace, sì, ma anche un sapiente e acuto osservatore, e soprattutto un amico premuroso. Ci aveva procurato innumerevoli pasti e ci aveva avvertito di imminenti pericoli, spesso risparmiandoci combattimenti e fughe precipitose. Il nostro caro, insuperabile Pilo era veramente un dono prezioso.
L'acqua del Sevan era di un azzurro intenso, né scuro né chiaro, che si faceva corposo quando il fondale, come in quel momento, era ben lontano dall'essere visibile. Supposi che fosse profondo almeno una decina di metri, e mi guardai attorno mentre tiravo fuori dal fagotto un piccolo pezzo di carne rinsecchita. Il volo degli uccelli, che gracchiavano prima di lanciarsi a pelo d'acqua per poi risalire con i loro pasti in bocca, ornava quel cielo così pulito e pacifico. Man mano che avanzavamo i pesci si fecero più grandi, e alcuni di questi, con delle bellissime squame gialle e azzurre, iniziarono a guizzare, compiendo grandi balzi, rientrando poi in acqua con una traiettoria curva e armoniosa. Dopo tutte quelle lotte e quelle sofferenze, era bello finalmente ritrovare il tempo per ammirare il mondo e le sue meraviglie.
Mi allungai e presi un pezzo di legno che TeePaa aveva caricato sulla zattera. Era lungo, piatto e non troppo spesso, e l'aveva giudicato ideale per fungere da remo. Dopo tutti gli anni passati a cacciare lungo il Nilo eravamo diventati esperti in materia di navigazione d'acqua dolce, e neanche guadare un lago così smisurato ci aveva spaventato. Presi a vogare, prima con dolcezza, poi con più energia, e finalmente anche TeePaa si riebbe dal suo profondo sonno.
«Dormito bene?» domandai.
«Non sai quanto. Perché stai vogando? Non abbiamo mica tutta questa fretta. Dovresti rilassarti, una buona volta». TeePaa si stropicciò gli occhi, stiracchiandosi e occupando quasi tutta la superficie della zattera. Scossi la testa, come se stessi avendo a che fare con un bambino svogliato e capriccioso. In effetti, TeePaa aveva spesso atteggiamenti infantili e a volte anche irritanti; il suo coraggio e la sua incrollabile lealtà erano però sufficienti a farli dimenticare all'istante. Mentre vogavo, guardando incantato le increspature nell'acqua, sentii qualcosa cozzare contro il remo. Pur da seduto, ebbi un momento d'incertezza, e ritrassi subito il remo, spaventato. Temevo di aver colpito chissà quale creatura marina che abitava gli abissi del lago, e quando vidi una sagoma scura salire verso la superficie, temetti di aver risvegliato qualche mostro dei fondali. Sorprendentemente, la faccia anfibia di Nommo spuntò dall'acqua: per tutto il tempo non ci eravamo minimamente accorti della sua assenza.
«Dopo tutto questi mesi senza un bagno, avete pure il coraggio di venire a disturbarmi?» disse fingendo di essere arrabbiato. Scoppiò poi in una calma e controllata risata, alla quale non potemmo che unirci. Proseguimmo in parallelo; io vogavo, Nommo mulinava con le braccia, immergendosi nel suo elemento naturale con trasporto e nostalgia ora appagata.
«E quelli? Cosa sono?» disse TeePaa, rompendo l'idillio e indicando degli strani pesci grigi che a grandi balzi seguivano la nostra rotta a qualche decina di metri di distanza. Avevamo visto tante nuove razze animali nel nostro viaggio, ma non ci era mai capitato di imbatterci in pesci come quelli. Poco più piccoli dei moderni delfini, erano grigi con sfumature gialle e azzurre, e balzavano fuori dall'acqua compiendo graziose evoluzioni, roteando su se stessi e reimmergendosi dandosi la spinta con le loro piccole ma potenti pinne. Il loro becco era molto più lungo e sottile di quello dei delfini, e subito avemmo l'impressione che fossero più dei rettili che dei pesci. I loro occhi, poi, erano grandi e tondi, e occupavano un lato della faccia ciascuno. Sembravano innocui, e producevano versi sottili e stridenti, quasi simili agli squittii dei topi.
«Non preoccupatevi» disse Nommo continuando a dare bracciate, «li ho già incontrati prima mentre ero sott'acqua; sono assolutamente innocui. Mi hanno circondato facendomi le feste, credendo fossi uno di loro» aggiunse ridacchiando, e indicando a sua volta un altro gruppetto di quei tozzi e simpatici animali acquatici che ci seguiva con timoroso distacco.
«Allora, sono i benvenuti!» conclusi. Mi abbandonai a un involontario sorriso. Ci voleva proprio un po' di tranquillità. Avevamo visto tanto e fatto tanto sino a quel momento. Avevamo incontrato popoli, conosciuto nuove culture ed eravamo usciti da situazioni che sembravano autentiche trappole mortali. Avevamo fatto amicizie, conosciuto sovrani, abbandonato amici e perso amanti. Guashi e Leila mi tornarono in mente, assieme a mio padre e a tutti gli abitanti del mio villaggio.

Provai a trattenermi, ma delle sincere lacrime rigarono inevitabilmente il mio volto. Era tutto vero. Prima come ora. Tutto quello che stavo vedendo era reale. C'era il cielo, c'era l'acqua, c'erano il sole e le nuvole. E poi c'eravamo noi, e il mondo che andava aprendosi inedito ai nostri occhi commossi.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: