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lavoro pubblicato giovedì 24 settembre 2015
ultima lettura giovedì 4 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor (Fan Fiction)

di Batckas. Letto 674 volte. Dallo scaffale Fantasia

Fan Fiction che riprende personaggi e situazioni del videogioco "La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor" della Monolith (WB Studios) Talion continua la sua crociata personale contro gli Uruk e incappa in ciò che, un tempo, lo rendeva umano.

Talion vide da lontano la legione di Uruk. Gli orchi stavano portando degli schiavi umani nella loro fortezza: doveva salvarli. Il comandante degli orchi era Zun il Mangiauomini.
-Devasta il suo campo e si svelerà.-
La voce di Celebrimbor suonò limpida nella mente di Talion. Il Ranger di un tempo chiuse gli occhi e attese in silenzio. Era su una torre d’osservazione degli Uruk. Volò sul terreno utilizzando i poteri di Celebrimbor e corse con grazia elfica e velocità inumana verso il campo degli Uruk. Doveva liberare gli umani in silenzio per far sì che non subissero le ripercussioni degli orchi. Una volta liberati gli schiavi, poteva pensare al comandante.
Si appiattì contro un muro per evitare di essere visto dagli orchi di guardia. Decise di spostarsi in alto, scalò una parete e si teletrasportò con un colpo d’ombra contro un Uruk su una posizione sopraelevata. L’orco non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa stesse accadendo che Talion lo uccise perforandogli la gola con il pugnale Acharn, derivato dalla spada spezzata del figlio che era stato ucciso. Vide gli umani che venivano rinchiusi in delle gabbie mentre attraversavano una zona della fortezza riservata ai Caragor che cercavano di afferrare la carne con le loro zampe attraverso le sbarre. Talion vide il comandante che si rintanava in una tenda. Talion si spostò correndo sul muro. Non perse di vista gli umani: c’erano anche donne e bambini tra loro. Saltò su un tetto di una casupola in legno e cominciò a scalare una torre che sovrastava l’intera fortezza. Una volta in cima vide un arciere Uruk. Gli si portò alle spalle e gli poggiò la mano sinistra sulla guancia bruciandolo con il fuoco di Celebrimbor e rendendolo suo alleato.
-Abbandona la tenebra!- furono le parole che Talion rivolse all’orco che, con occhi azzurri, piegò il capo in cenno di saluto nei confronti del suo nuovo padrone.
Gli umani erano stati chiusi nelle gabbie come animali e gli Uruk si divertivano a spaventarli e a minacciarli. Talion si gettò su uno degli orchi trafiggendolo alle spalle con Acharn cinque volte. L’orco al suo fianco, sorpreso dall’attacco del Senzamorte, fuggì terrorizzato ma venne raggiunto alla testa da una freccia scoccata dall’arco di Celebrimbor. Le sembianze di Talion oscillarono tra quelle dell’elfo e quelle dell’umano.
Gli schiavi allungarono le mani verso di lui.
-Dovete rimanere qui fino a quando non sarà sicuro. Non fate rumore. Presto finirà tutto.- disse Talion prima di scomparire dalla loro vista e perdersi nell’oscurità della fortezza.
-L’importante è consegnare Zun alla morte.- disse Celebrimbor.
-Non lascerò morire queste persone, non fino a quando avrò vita.-
Talion si lanciò all’attacco degli Uruk nella fortezza. Ben presto risuonò il corno in tutta la regione e gli orchi lo circondarono. Talion combatté con il furore di uno spettro. Gli Uruk cadevano uno dopo l’altro mentre Urfael, la sua spada, si nutriva del loro sangue. Talion era troppo veloce per tutti loro, le frecce non gli arrivavano, le lance non lo penetravano, le spade non lo toccavano, le mazze andavano a vuoto. Talion era una tempesta di morte, ovunque si muovesse, scorreva del sangue. Decapitò l’ultimo orco che si trovava davanti. Ai suoi piedi il terreno era ricoperto dai cadaveri degli Uruk che avevano provato a fermarlo. Talion sollevò lo sguardo: Zun.
-Tark! Speravo proprio di incontrarti un giorno. E sei tu che vieni da me. Ne sono onorato. Non vedo l’ora di ucciderti, così potrò mangiucchiarmi quei vermi nelle gabbie… appena portati qui, carne fresca!-
Zun impugnava spada e scudo e il suo corpo era ricoperto da un’armatura nera. Talion si lanciò all’attacco con un colpo d’ombra, portandosi direttamente contro di lui ma l’Uruk lo allontanò spintonandolo con lo scudo. Talion fece una capriola all’indietro allontanandosi e gli lanciò contro dei coltelli che, però, non fecero effetto.
-Sei patetico!- urlò Zun prima di partire all’attacco con dei fendenti che Talion parò con la sua spada. Il Ranger di Gondor emanò energia dalla mano sinistra facendo vacillare Zun e ferendolo all’addome con Acharn. Attaccò poi furiosamente con Urfael fino a far perdere la presa sullo scudo a Zun che indietreggiò ringhiando.
-Non hai scampo Senzamorte! Sei già morto!-
Talion scattò verso di lui, lo superò con un salto poggiandosi sulla sua testa e lo infilzò dandogli le spalle. Estrasse la spada, squarciò il busto di Zun, lo decapitò e afferrò al volo la testa.
Scalò la torre più alta dove stava l’arciere che aveva già condizionato con la sua magia. Impilò la testa in una freccia e ordinò all’Uruk di lanciarla. La testa volò oltre la fortezza fino alle campagne circostanti. Qualsiasi Uruk che fosse passato di lì l’avrebbe vista e avrebbe alimentato la leggenda di Talion iniettando di paura i suoi nemici.
Talion tornò dagli umani.
-Dobbiamo andare.- lo ammonì Celebrimbor.
-Aiutiamoli e poi andremo sulla nostra strada.-
Talion aprì la gabbia e fece uscire i prigionieri. Le madri che stringevano al petto i figli lo ringraziarono con un gesto del capo, gli uomini gli strinsero la mano. Una ragazza, poi, lo baciò sulle labbra. Talion la guardò negli occhi.
-Ioreth…- gli sembrò di vedere la moglie morta.
-Mi chiamo Naira.- disse la ragazza.
Talion scosse il capo per allontanare la visione della moglie. Quella ragazza, Naira, aveva qualcosa che gli ricordava la moglie che aveva perso, quei sentimenti che un tempo era stato in grado di provare prima di abbandonarsi alla vendetta e lasciarsi guidare da questa. La guardò a lungo negli occhi, incapace di trovare una spiegazione a quelle emozioni.
-Talion.- lo richiamò Celebrimbor alla dura realtà. –Andiamocene via, lasciamo stare la ragazza.-
-No… non voglio.-
-Talion… ricorda la vendetta. È l’unica cosa che ci spinge, l’unico motivo per cui siamo ancora vivi e non possiamo riunirci alla nostra famiglia. Ricorda le persone che ami veramente. Ricorda per cosa combattiamo.-
Naira rimaneva immobile, cercando di capire cosa stesse accadendo in Talion, immobile ma con gli occhi che seguivano delle visioni da cui il mondo era escluso.
Talion si vedeva camminare avanti e indietro mentre discuteva con lo spirito di Celebrimbor.
-Ti sei mai chiesto cosa avrebbero voluto le nostre famiglie per noi? Che fossimo liberi o con il cuore attanagliato dalla vendetta?-
-Non possiamo scegliere il nostro destino ma soltanto lottare per fare in modo che sia glorioso. Abbiamo una missione che trascende la mortalità, Talion.- Celebrimbor non voleva cedere, desideroso di rivedere la propria famiglia dopo secoli e vendicarsi sul Signore Oscuro.
Talion, però, aveva riscoperto un lato umano che era rimasto sepolto troppo a lungo. Aveva dimenticato cosa fosse l’amore ma gli bastava vedere negli occhi di Naira per averne un’immagine.
-Ti farai una nuova vita con questa fanciulla e cosa poi? Il Signore Oscuro arriverà e si prenderà nuovamente tutto quello che hai. Soffrirai di nuovo e sarai ancora una volta costretto a vagare come spirito della vendetta. Siamo legati, Talion, non possiamo abbandonare la nostra missione. Il Signore Oscuro deve morire.- Celebrimbor si fermò davanti a Talion e lo fissò negli occhi.
-C’è bisogno di qualcuno per cui lottare.-
-Hai la tua famiglia.-
-Avevo! Un tempo!- Talion si voltò dando le spalle al forgiatore degli anelli.
-La potrai rivedere: se compirai la tua missione. Potremo entrambi godere di nuovo dei nostri cari quando questa terra sarà bagnata dal sangue dei servi dell’oscurità.-
-Non…-
-Sai che è la cosa giusta, Talion…-

L’Uruk era in ginocchio davanti a lui. Talion sollevò Urfael per dargli il colpo di grazia.
-Ti piace uccidere… dimmi, Senzamorte, cosa ti rende tanto diverso da noi? Siamo uguali, tu e gli Uruk…-
Talion non gli permise di finire la frase e gli tranciò la testa di netto. Abbandonò l’accampamento di orchi che aveva distrutto.
-Noi serviamo la Luce, Talion, ecco cosa ci rende diversi dagli Uruk.- spiegò Celebrimbor.
-Come si riconosce il confine tra Luce e Oscurità? Noi siamo a cavallo tra due mondi, noi siamo un abominio con poteri che non dovrebbero appartenere ad anima viva.-
-Noi non siamo vivi, Talion.-
-Ti prego: ho bisogno di capire se sono ancora umano. Permettimi di vedere Naira.-
Celebrimbor aveva bisogno di Talion, era il suo unico mezzo per ottenere la vendetta, una vendetta che aveva provato ad ottenere da tantissimo tempo. Vide gli occhi persi di Talion e capì che aveva bisogno di ricordare il calore umano, aveva bisogno di ricordare quello che aveva perso per sempre e che avrebbe potuto ottenere nuovamente soltanto con la morte del Signore Oscuro e di tutti i suoi servi.
-Quella donna, Naira, non dovrà distrarti dalla tua missione.-

-Talion!- Naira lo vide arrivare e gli corse incontro. I due si abbracciarono. Talion la baciò e si coricò con lei.

-Trova la pace, Talion, io ti benedico.-
-Ioreth? Aspetta, ti prego.-
La moglie si allontanò, Talion la rincorse e la raggiunse. Le afferrò il vestito e i due rotolarono sull’erba fresca. Ioreth sorrideva. Guardò Talion negli occhi e i due si baciarono.
-Mi manchi.- disse Talion.
-Noi siamo sempre con te. Tu, però… tu hai bisogno di pace. La strada della vendetta che hai intrapreso… non ti farà riavere noi, non ti condurrà da nessuna parte se non alla tua rovina. Pensi che ogni gola che tagli ti avvicini a noi ma non è così.- Ioreth cominciò a piangere. –Talion, mio adorato marito, perdonati.-
-Io… non posso mai più tornare da voi.-
-Puoi farlo, se vuoi. La tua anima già ci appartiene, noi saremo con te per sempre. Sii umano, Talion e tornerai da noi quando sarà giunto il tuo momento. Fino ad allora, però… fai che altri non debbano soffrire il dolore che hai dovuto patire.-
Il volto di Ioreth si perse in quello di Naira e Talion non fu in grado di capire chi avesse davanti e quali labbra stesse baciando.
-Talion!- la voce era diversa. Era Celebrimbor. Naira era scomparsa, Talion era in piedi e davanti a sé aveva l’elfo.
-Celebrimbor… spezza il legame. Voglio morire e farlo adesso che ho potuto rivedere l’amore con i miei occhi. Morirò amando e non odiando.-
-Non posso lasciartelo fare, Talion. Non sei l’unico che desidera vendetta. Io ho bisogno di te e tu di me.-
-No. Pensiamo che questa sia la strada giusta per i nostri cari ma non è così. Siamo corrotti dal desiderio di morte, dalla bramosia di sangue dei nostri nemici. La nostra pace giace insieme ai cadaveri di coloro che abbiamo pianto.-
-L’amore per questa ragazza ti sta annebbiando il cervello, Talion, sta facendo vacillare la tua volontà.-
-Ti prego, Celebrimbor, siamo noi che possiamo donarci finalmente il riposo.-
-No.-
Celebrimbor si avvicinò a Talion e prese il volto dell’uomo tra le sue mani, come facevano insieme quando dovevano controllare gli orchi.
-Cosa mi stai facendo?-
-Sto facendo quello che è necessario!-

Talion si svegliò. Vide Naira con la gola tagliata al suo fianco. Lui stava stringendo Acharn, sporco di sangue, il sangue della donna che pensava di amare. Talion maledisse Celebrimbor.

Talion brandì Urfael per cinque giorni e cinque notti decimando l’esercito del Signore Oscuro.

Il Senzamorte si scagliò contro una fortezza di orchi. Aveva letto la mente di un Uruk ed era venuto a conoscenza che in quel posto c’erano due comandanti e diversi capitani che stavano mettendo a punto una strategia. Si gettò a capofitto uccidendo ogni Uruk sul suo cammino, senza riflettere, senza voglia di vivere. Il corno suonò svegliando la coscienza di tutti gli orchi nella zona che accorsero alla fortezza e lo circondarono. Con il sangue che gli inondava la faccia, Talion arrivò fino ai comandanti e ai capitani. Attaccò senza pensarci due volte, volava da un nemico all’altro facendogli saltare la testa, amputava arti, ogni passo che faceva, un Uruk moriva. Le grida di terrore degli orchi riempirono l’aria.
Uno dei comandanti, però, riuscì ad afferrargli il collo.
-Muori! Tark!-
Il comandante infilzò il Senzamorte con la sua spada. Talion spirò.

-Sei stato troppo imprudente! Potevamo infliggere un duro colpo all’esercito del Signore Oscuro!-
-Mi hai costretto ad uccidere Naira.-
-Per questo motivo hai deciso di affrontare gli Uruk senza la minima preparazione? Per questo continui a buttarti nelle fauci della morte? Hai idea di quante persone stanno soffrendo? Tu non puoi morire, Talion, devi mettertelo in testa. Tu non puoi! Non fin quando non avremo ottenuto la nostra vendetta.-
-Mi basta uccidere te per riposare finalmente in pace!-
Talion si scagliò contro Celebrimbor. Erano in una dimensione priva di spazio e tempo, era il luogo di passaggio dalla vita alla morte, Talion ben presto sarebbe stato rispedito alla vita.
Talion digrignò i denti e si accanì contro Celebrimbor. L’elfo provava a farlo ragionare ma Talion non lo ascoltava. Nella mente aveva scolpita l’immagine di Naira con la gola tagliata che giaceva al suo fianco. Il Ranger di Gondor si rese conto che i suoi colpi non toccavano nulla, Celebrimbor era solo spirito e non poteva essere ferito in quella dimensione sospesa nel mezzo in cui aveva vissuto tutto quel tempo, in attesa di qualcuno come Talion che potesse offrirgli la possibilità di vendicarsi.
Talion si stancò e si gettò in ginocchio.
-Voglio morire… voglio morire.-
-Naira non è morta.-
-Cosa?-
-Ti ho fatto vivere la sua morte per costringerti a combattere. Per farti credere di non avere più legami con il mondo. Ti potrei dire dove si trova ma devi promettermi di non distrarti dalla tua missione.-
-Perché?-
-Perché anche io voglio morire Talion! Anche io voglio riabbracciare la mia famiglia e smetterla di lottare per l’eternità. Se io lasciassi il tuo corpo non otterrei nulla. Tu potresti morire, io sarei costretto a rimanere in questo posto senza tempo per l’eternità mentre mi struggo pensando a chi non sono stato in grado di proteggere. Non essere egoista, Talion… anche io ho bisogno di te.-
La voce di Celebrimbor era carica di rimorso, di angoscia e di stanchezza.
-Sono io a pregare te, Talion. Compi la vendetta che ho giurato e garantisci anche il mio sonno eterno.-
-Naira è viva?-
-Non mi sarei mai macchiato le mani del sangue di innocenti. Quello della famiglia gronda abbondante tra le mie dita. Un sangue di cui non mi potrò mai ripulire. Io voglio la pace, Talion, e sei tu l’unico in grado di concedermela.-

Talion vide Naira che viveva in un villaggio con altri umani. Il Senzamorte non si fece vedere. Naira ogni tanto si guardava attorno come se riuscisse a capire che c’era qualcuno che la stava spiando ma non appena i suoi occhi andavano in direzione del nascondiglio di Talion, questi si rendeva invisibile ai suoi occhi.
-Lei può vivere felice. Non ingannarla facendole credere che potrete stare insieme. Assicurati unicamente che possa avere un futuro in cui far crescere i suoi figli.-
Celebrimbor rimase in silenzio.
-Quella notte. Sono stato con lei?-
-Sì. Hai vissuto il frammento di una vita che non ti appartiene e che mai potrà essere tua.-
-Dobbiamo uccidere la Mano Nera.- disse Talion, deciso.
-Insieme.-
-Così sia.-

Eppure, una volta raggiunto il proprio obiettivo, quando Celebrimbor offrì a Talion la possibilità di ottenere, per entrambi, finalmente la pace, fu proprio il Ramingo a rifiutarla.

“La Mano Nera di Sauron è morta, la Riva Citeriore ci chiama. Non è più la nostra guerra. Ho tentato di batterlo. È impossibile.”
“Potresti davvero riposare per l’eternità, sapendo che avresti potuto fermarlo e non hai fatto nulla? È tempo di forgiare un nuovo anello”



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